Il dibattito sulla natura del ‘creato’ è antico quanto l’abitudine degli antichi di guardare il cielo stellato notturno e chiedersi che diavolo fossero quei punti di luce. Circa due millenni e mezzo fa, il filosofo greco Aristotele chiuse la questione, asserendo che la Terra fosse il centro — unico — delle ‘sfere celesti’ e che pertanto non esistessero altre ‘Terre’, cioè altri posti nell'universo dove potessero esistere mondi abitati dai figli di Dio, al di fuori della nostra Terra.
La visione aristotelica regnò per circa duemila anni, fino al 1543, quando Copernico dimostrò che la Terra orbita attorno al Sole, spazzando via il pensiero ‘solista’ che asseriva che l’uomo era solo nell’universo. Di conseguenza il pendolo intellettuale si spostò rapidamente verso l’altra versione, cioè che l’universo dovesse pullulare di vita. Tra l’altro, la dottrina medievale della ‘plenitudine’ — ossia, della ‘pienezza’— asseriva piuttosto che tutti i mondi creati da Dio — il Sole, la Luna, i pianeti, le lune di Giove, e tutte le stelle — dovessero per forza essere abitabili e dunque abitati…
Nell’ultimo mezzo millennio però non abbiamo visto tracce affidabili degli 'altri' che dovrebbero provenire da questi mondi lontani. La letteratura popolare invece ne è convintissima e gli organi di stampa abbondano di storie di avvistamenti di UFO e quant’altro. Così, almeno a giudicare dai mezzi di comunicazione, un gran numero di persone sarebbe convinto che i più imponenti monumenti del passato — Stonehenge, le Piramidi, la Grande Muraglia cinese — siano stati costruiti con l’assistenza di ingegneri venuti dalle stelle e il 79% della popolazione americana è convinta che il loro Governo tenga nascoste ai cittadini le prove di contatti avvenuti con gli alieni.
Da dove verrebbero però? Abbiamo una ragionevole certezza che gli altri pianeti del sistema solare non siano abitati. Vediamo tante stelle lassù ma — fino ad ora almeno — non abbiamo avuto la prova che attorno a esse orbitino pianeti in grado di supportare la vita in una forma che potremmo riconoscere come tale. Ora invece, sì. Nel 2013 gli astronomi hanno scoperto tre pianeti di dimensione e massa simili alla Terra che girano attorno alla stella Gliese 667 — a ‘soli’ ventidue anni luce da noi — le cui orbite li mantengono a una distanza dalla propria stella tale da permetterebbe l’esistenza dell’acqua in forma liquida. Il capo dell’équipe di astronomi che ha fatto la scoperta — Guillem Anglada-Escude — ha commentato il risultato, spiegando che la possibilità che uno di questi pianeti possa ospitare forme di vita avrebbe un impatto “tremendo”.
Siamo soli nell’universo oppure no? Forse in uno dei prossimi decenni avremo una risposta al quesito.
James Hansen
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