mercoledì 4 marzo 2026

Spagna e USA ai ferri corti... (per la faccenda degli aerei cisterna americani espulsi dalle basi spagnole)

 


Il 2 marzo u.s. la Spagna  ha rifiutato di essere coinvolta nell'attacco contro l'Iran ed  ha espulso dal suo territorio 15 aerei-rifornitori americani, dislocati nelle basi di Rota e Moron. Giustificando la loro decisione con queste parole:   «Le basi spagnole non vengono utilizzate per questa operazione e non saranno utilizzate per nulla che non sia previsto dall'accordo con gli Stati Uniti o che non sia conforme alla Carta delle Nazioni Unite».

In ottemperanza alla decisione sovrana del governo spagnolo i militari  americani hanno spostato gli aerei in altre basi più "accoglienti" ma  subito dopo c'è stato un intervento di Donald Trump il quale ha minacciato la Spagna di ritorsioni per aver osato disubbidire agli ordini del "padrone".

Ecco come si sono svolti i fatti:
“La Spagna è un alleato terribile, taglieremo tutte le relazioni commerciali” ha detto Trump dopo il no di Sanchez a cedere le basi spagnole per l’attacco all’Iran. Una dichiarazione esplosiva fatta dal presidente degli Stati Uniti in una conferenza stampa alla Casa Bianca insieme al cancelliere tedesco Merz, che sorrideva di fronte alle accuse di Trump nei confronti di un socio europeo. E a Trump la Spagna non piace anche per il no all’aumento al 5% delle spese militari. Da Madrid è arrivata una reazione altrettanto dura. La Spagna non intende partecipare a un attacco illegale e poi il governo spagnolo ha ricordato che gli Stati Uniti non possono rompere gli accordi commerciali con la Spagna semplicemente perché non esistono. La politica commerciale viene gestita dall’Unione Europea e non dai singoli stati. Da Bruxelles è arrivato il pieno appoggio delle istituzioni comunitarie. “Proteggeremo gli interessi europei, gli USA devono rispettare i trattati internazionali”.

Anche il premier spagnolo, Pedro Sánchez, è intervenuto dal palazzo della Moncloa e ha replicato in modo durissimo e calibrato al Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e alle sue minacce di tagliare tutti gli accordi commerciali con la Spagna. E la sua è una risposta all’altezza del momento storico e di un grande leader:

“Quello che sta accadendo è estremamente grave. Il mondo sta entrando in una dinamica di escalation militare che può avere conseguenze imprevedibili. È così che iniziano le grandi catastrofi dell’umanità. Non si può giocare alla roulette russa con il destino di milioni di persone.

La posizione del governo spagnolo può essere riassunta in quattro parole: NO ALLA GUERRA. Non risolveremo i problemi del mondo con conflitti e bombe.
Alcuni ci accuseranno di essere ingenui per questo, ma ingenuo è pensare che la soluzione sia la violenza, ingenuo è credere che le democrazie o il rispetto tra le nazioni nascano dalle rovine o pensare che un’obbedienza cieca e servile significhi leadership.

La Spagna difende una soluzione diplomatica, il rispetto del diritto internazionale e la ricerca di una de-escalation immediata.

Le guerre recenti ci hanno insegnato che gli interventi militari unilaterali non portano stabilità, ma spesso più terrorismo, più instabilità e crisi economiche.
Per questo motivo il governo spagnolo ha deciso che il nostro Paese non parteciperà a questa escalation e non contribuirà a operazioni che non rispettano la legalità internazionale.

Non lo facciamo per paura di ritorsioni. Lo facciamo perché è coerente con i nostri valori e con i nostri interessi.

Non ripeteremo l’errore dell’Iraq, non saremo complici per paura delle ritorsioni. Non saremo complici di qualcosa che è dannoso per il mondo e contrario ai nostri valori e ai nostri interessi solo per evitare ritorsioni da qualcuno.

La Spagna continuerà a difendere la pace, il multilateralismo e la diplomazia come unica strada per risolvere i conflitti.” Pedro Sánchez.



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

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