martedì 13 dicembre 2022

Inferno NATO sui civili a Melitopol', Donetsk, Gorlovka



"Melitopol’ la notte del 10 dicembre è finita per la prima volta sotto attacco missilistico. Un ristorante, un albergo, un parco giochi https://t.me/rybar/41913 sono stati gli obbiettivi dei missili NATO HIMARS. Il terrorismo di Stato dei criminali a stelle e strisce si arricchisce di ordigni nuovi. Come sottolineato, questi sono HIMARS in grado di superare i cento km di gittata. Due civili morti. https://t.me/legitimniy/14293 Non smetteremo mai di ribadirlo: gli HIMARS sono missili guidati da un centro di comando NATO con coordinate approvate direttamente dalla catena di comando NATO, anche se fornite dai servizi segreti ucraini o dalle rilevazioni satellitari NATO.


Rappresaglie nazifasciste per seminare terrore nelle regioni ribelli, marchio di fabbrica d’oltreoceano, crimine di guerra impunito: https://t.me/maximgrigoryev/2224  - Così come crimine di guerra impunito è il bombardamento  a GORLOVKA https://t.me/WarDonbass/90158 e a Donetsk, già sotto il fuoco dei terroristi di KIEV  https://t.me/WarDonbass/90155, con armi NATO calibro 155 mm e missili GRAD purtroppo ancora in loro dotazione e in gran quantità,    https://t.me/RVvoenkor/33721 i cui incendi divampano  in vari punti della città.    https://t.me/voenkorKotenok/43557"

Intanto la Gestapo ucraina (SBU) ha fucilato a Kherson venti persone con l’accusa di “collaborare con la Federazione Russa”. Tipo Fosse Ardeatine. - https://t.me/voenkorKotenok/43590 -

La Rai annuncerà la scoperta di una fossa comune russa con dentro venti poveri civili, come a Bucha. Oppure 120, o 1.200. The show must go on.
(Jure Eler)



Il volto dei buoni – Video da Giorgio Bianchi: https://www.youtube.com/watch?v=1zPhgRhqlzE - Il ragazzo, il comandante, il prete...



lunedì 12 dicembre 2022

Guerra all'Europa, cui prodest...?



Aumenta il rischio di guerra nucleare con l'Europa come campo di battaglia. Di fronte ai provocatori Stoltemberg, Borrell, von der Leyen e agli stolti servi baltici, transilvani e scandinavi, oltre alle marionette Zelensky e Kuleba e ai nostrani ventriloqui di guerra Gentiloni, Letta, Meloni, più Gruber, RAI e informazione tutta, la dirigenza russa che avverte del pericolo pare una congrega di pacifisti, mentre in Ukraina scorrazzano truppe Nato travestite da mercenari polacchi, inglesi, tedeschi, statunitensi, e missili piovono sulle città del Donbass e sulle basi nucleari strategiche russe. 

Continua a soffiare sul fuoco pure il Vaticano: "La storia si ripete, Russia come Terzo Reich". E contro il Terzo Reich e suoi alleati vale tutto, come a Hiroshima e Nagasaki. Sulla distruzione delle chiese ortodosse, sulla messa fuorilegge d'ogni opposizione e sull'epurazione d'ogni alito russo dalla democratica Ukraina, sul bombardamento quotidiano di Donetsk (da Manconi e soci Rai attribuito ai demoni russi), nemmeno un fiato da parte di nessuno. Nulla sul fronte diplomatico da parte dell' "occidente allargato", con la UE che arriva a dichiarare la Russia "Stato che promuove il terrorismo", in una sorta di riflesso pavloviano verso il padrone USA. Cui prodest tutto questo? Chi "paga" chi e perchè? Quale scopo si insegue se non la distruzione della Russia come Stato indipendente e sovrano a qualsiasi costo (europeo) ad unico vantaggio delle potenze atlantiche in un'ottica di supremazia mondiale in vista di uno scontro esiziale con le potenze asiatiche emergenti?

 

"Il presidente russo Vladimir Putin ha avvertito che la minaccia di una guerra nucleare "sta aumentando", aggiungendo che "la Russia si concentra sui mezzi pacifici ma se non resta altro è pronta a difendersi con tutti i mezzi a disposizione". Nel frattempo il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha rilasciato una lunga intervista all'agenzia Tass, spiegando come dal suo punto di vista Usa e Nato stanno scavalcando l'Europa per colpire non solo la Russia ma anche la Cina. Notizie anche dalla Germania: decine di arresti nell’ambito di un blitz contro un "gruppo terroristico" di estrema destra sospettato di pianificare un attacco armato al Parlamento. Ne parliamo con Giorgio Bianchi (inviato di Visione tv in Donbass), Antonio Di Siena (vicedirettore de L'Antidiplomatico) e Pino Cabras (Alternativa)":



(Fonte notizie: J.E.)

venerdì 9 dicembre 2022

Attacco a basi strategiche russe... Il bollettino di guerra dell'8 dicembre 2022 ed il tintinnio delle sciabole nucleari

 

Aggiornamenti sul conflitto tra Ucraina e Russia

 "...è abbastanza impressionante venire a conoscenza che in questi giorni alcuni Tu-141 siano riusciti a colpire le basi dei bombardieri strategici russi, un obiettivo di altissimo livello difeso (si pensa) da sistemi antiaerei avanzati e situato a centinaia di chilometri dentro al territorio federale. Ancora non vi è certezza su cosa sia successo esattamente, anche se un anonimo funzionario ucraino ha raccontato al New York Times che i droni sarebbero stati lanciati dal territorio ucraino e guidati nella parte finale del loro tragitto da membri delle forze speciali in prossimità dell’obiettivo..." (https://www.linkiesta.it/2022/12/ucraina-bombardamenti-russia-difese-drone/)

"È la prima volta che l’Ucraina colpisce la Russia così in profondità, prendendo di mira luoghi militari generalmente ritenute intoccabili. Gli attacchi dimostrano la capacità di Zelensky di attaccare a distanze così lunghe (con i mezzi forniti da chi?).  Mosca ha risposto con una raffica di bombardamenti sulle infrastrutture delle città, molto delle quali rimaste senza luce e acqua..." (https://www.linkiesta.it/2022/12/droni-ucraini-basi-aeree-russe/)


Gli attacchi agli aeroporti di Engels e Dyagilevo, i Tupolev TU-141, le ragioni e i rischi che hanno spinto la Russia a rispondere, i precedenti casi, gli USA mettono le mani avanti : "ci dissociamo".

Il discorso di Putin al termine del Consiglio di sicurezza nazionale, gli errati calcoli della NATO sulle capacità russe, le nuove sanzioni della UE, ritorno sui discorsi della VdLeyen e di Macron, perchè gli attacchi russi alle infrastrutture NON sono attacchi contro obiettivi civili e quindi NON sono crimini di guerra, ultimati i lavori e riaperto il ponte di Crimea, La situazione sui fronti.

Stefano Orsi - 8 dicembre 2022

Video collegato: https://www.youtube.com/watch?v=n3rhGKsmCww



Il tintinnio delle sciabole nucleari


lunedì 5 dicembre 2022

Il segreto di Pulcinella: "La guerra in Ucraina è destinata ad allargarsi... (parola della NATO)"

 


La sede dell’incontro dei ministri degli Esteri della NATO del 29-30 novembre u.s. –a  Bucarest – è il luogo in cui dieci anni fa l’ex presidente degli Stati Uniti George W. Bush convinse i partner transatlantici dell’America che l’Ucraina e la Georgia avrebbero dovuto un giorno entrare a far parte della loro alleanza militare. Ed il 30 novembre u.s. i ministri degli Esteri hanno debitamente “riaffermato” quella decisione...

Tuttavia, la loro dichiarazione sul conflitto in Ucraina ha conferrmato con enfasi che la NATO “non riconoscerà mai” l’incorporazione da parte della Russia di quattro regioni ucraine e ha sottolineato la volontà dell’alleanza di “continuare e rafforzare ulteriormente il sostegno politico e pratico” a Kiev.

Il Segretario generale della NATO Jens Stoltenberg, portavoce di Washington, ha avvertito che nonostante il coraggio dell’Ucraina e i "progressi sul terreno" (sic), la Russia mantiene forti capacità militari e un gran numero di truppe, e l’alleanza continuerà a sostenere Kiev “per tutto il tempo necessario… non ci tireremo indietro”.

Tali dichiarazioni tradiscono l’assenza di nuove idee, sebbene gli sviluppi sul campo stiano dimostrando che i piani meglio pianificati di Washington stanno naufragando. Inoltre, vi sono crescenti segnali di disunione sulla questione ucraina tra gli alleati europei degli Stati Uniti e tra questi ultimi e l’amministrazione Biden.

I neocons della squadra di Biden, che sono la forza trainante della Beltway, sono ancora pieni di passione. Il barlume di speranza che l’opinione moderata espressa nella famosa dichiarazione di 30 legislatori democratici di recente è stata bruscamente spenta.

Anche Mosca ha tratto le dovute conclusioni, come dimostra la presa di posizione del Ministero degli Esteri russo, secondo cui non ha senso, nel clima prevalente di ostilità incessante da parte di Washington, tenere la Commissione consultiva bilaterale nell’ambito del Trattato New START Russia-USA, originariamente prevista al Cairo dal 29 novembre al 6 dicembre.

Anche in questo caso, non c’è da aspettarsi molto dall’incontro del Presidente francese Emmanuel Macron con il Presidente Biden alla Casa Bianca. Macron spera ancora di essere il leader occidentale che accetta le condizioni di resa del Presidente Putin e passa alla storia, ma in realtà la sua credibilità è in frantumi in Europa e nei circoli atlantisti in particolare, e anche in Francia.

La priorità numero uno dell’Europa in questo frangente, che rappresenta un punto di svolta nel conflitto in Ucraina, dovrebbe essere la sua autonomia strategica per agire nel proprio interesse. Ma ciò richiede una profonda riflessione su cosa l’Europa voglia per essere autonoma e, in secondo luogo, la comprensione che, in fondo, un interesse strategico non può essere ridotto a interessi di sicurezza.

Nel nostro nuovo mondo hobbesiano, un mondo di zone economiche in competizione, il primo obiettivo dell’Europa dovrebbe essere quello di raggiungere l’autonomia economica strategica. Ma questo obiettivo è ancora raggiungibile quando la sua sicurezza energetica, che era alla base della sua prosperità e della sua potenza industriale, è stata ridotta in frantumi nelle profondità del Mar Baltico da mani invisibili?

Comunque sia, gli eventi in corso in Ucraina creeranno sicuramente una nuova dinamica. La visibile accelerazione dell’offensiva russa a Bakhmut nelle ultime settimane sta accorciando drasticamente i tempi per la conquista della città, che vanno da diverse settimane ai prossimi giorni al massimo. Segnali simili si stanno manifestando anche a Maryinka e Ugledar, nella regione del Donbass.

Se Bakhmut è il perno della linea di difesa ucraina nel Donbass, Maryinka è il punto da cui le forze ucraine stanno bombardando la città di Donetsk; inoltre, la cattura di Ugledar consentirà alle forze russe di dirigersi verso la città di Zaporozhye e di scongiurare definitivamente qualsiasi futura sfida al ponte terrestre verso la Crimea e ai porti del Mar d’Azov.

Il filo conduttore è che il continuo rafforzamento delle forze russe dispiegate nel Donbass, dopo la mobilitazione di quasi 400.000 soldati, sta cominciando a dare i primi risultati. Per una volta, le forze russe sono più numerose di quelle ucraine e le fortificazioni russe sono state notevolmente rafforzate.

La caduta di Bakhmut segnalerà che la battaglia del Donbass, che è il leitmotiv dell’operazione militare speciale russa, sta entrando nella sua fase finale. La linea di difesa ucraina nel Donbass si sta sgretolando. Il controllo russo del Donbass è a portata di mano in un futuro immaginabile.

Cosa succederà dopo? L’obiettivo russo potrebbe essere quello di allontanare ulteriormente le forze ucraine dalla regione del Donbass e mantenere le steppe a est del fiume Dnieper come zona cuscinetto. In effetti, l’oblast di Dnipropetrovsk è anche ricco di risorse minerarie, con grandi depositi di minerali di ferro, manganese, titanio e zirconio, uranio, carbone antracite, gas naturale, petrolio e carbone di lignite ed è il principale centro dell’industria siderurgica ucraina, oltre a essere una regione di coltivazione intensiva di cereali, allevamento e industria lattiero-casearia. La sua perdita sarà un colpo mortale per Kiev. In termini politici, la narrazione della vittoria di Kiev – secondo cui l’Ucraina sta vincendo la guerra e sta per conquistare la Crimea, eccetera – sta diventando insostenibile ancora a lungo.

Nel frattempo, anche l’Europa sta lottando con i suoi demoni: incapacità di scrollarsi di dosso l’idea di un tetto al prezzo del petrolio russo, che sicuramente si rivelerà un boomerang e aggraverà ulteriormente la sicurezza energetica dell’Europa; necessità di incrementare le importazioni di GNL dalla Russia, che è molto più economico di quello proveniente dall’America; incapacità dell’Europa di reagire al lancio della legge sulla riduzione dell’inflazione negli Stati Uniti o alla migrazione dell’industria europea verso l’America; incapacità dell’UE di rafforzare il ruolo internazionale dell’euro per assorbire parte del risparmio in eccesso a livello mondiale, e così via.

Pertanto, in questo momento decisivo, di fronte a un’imminente escalation del conflitto in Ucraina nelle prossime settimane, i neoconservatori statunitensi stanno facendo in modo di aumentare le forniture di armi all’Ucraina. I neocon vincono immancabilmente le battaglie di territorio nella Beltway, soprattutto sotto un presidente debole. Se i repubblicani intensificano le indagini su Biden, la sua dipendenza dai neocon non potrà che aumentare nel periodo a venire.

La propaganda sul cambio di regime in Russia non si esaurirà nemmeno di fronte alla cruda realtà della situazione che si sta delineando in Ucraina. L’obiettivo dei neocon, come ha detto sinteticamente lo storico investigativo Eric Zuesse, è “distruggere la Russia così velocemente che la Russia non sarà in grado di distruggere l’America per rappresaglia”. La pura assurdità di questo pensiero è evidente a tutti, tranne che ai neocon. Quindi, ora sosterranno che l’errore cardinale commesso dagli Stati Uniti in Ucraina è stato il non aver messo gli stivali sul terreno in quel Paese nel 2015 stesso.

MK Bhadrakumar


(MK Bhadrakumar, un diplomatico indiano con esperienza trentennale di cui la metà passata in Russia).




Integrazione di Spread.It  "Il segreto di Pulcinella alla fine è svelato anche dal Segretario Generale della Nato, Jens Stoltenberg che, al congresso dell'Aspen Institute in corso a Bucarest ha candidamente ammesso che "il sostegno militare dei Paesi della Nato all'Ucraina non è iniziato nel febbraio di quest'anno. Nel 2014 nel centro di addestramento di Yavoriv, che è stato bombardato dai russi nelle prime fasi della guerra, "ho visto militari canadesi e statunitensi addestrare militari ucraini". Dopo il generale polacco Mieczyslaw Bieniek anche Stoltenberg conferma quello che tutti sapevano. A questo punto ai giornalisti asserviti e ai politicanti filo-atlantisti nostrani chiediamo: com'era la storia dell' "aggressore e dell'aggredito"?..."

sabato 3 dicembre 2022

Ucraina - Nasce un'altra Razza Eletta... con il placet del vaticano



 Dopo gli esami del DNA per stabilire la certezza di essere di stirpe ukraina, in un Paese che si chiama Ukraina poichè krajna vuol dire terra cerniera, di transito, di contatto, di mescolanze, un Paese fatto di Polacchi, Ceki, Russi, Ungheresi, Moldavi, Bulgari, Rumeni e quant'altro da almeno mille anni a questa parte, ecco che a Kiev nasce

IL SERVIZIO DI STATO PER L’ETNOPOLITICA... 

 Così in Ukraina comincia la demolizione dei Monasteri ortodossi.

 Come in Kosovo e Metohija da trent'anni a questa parte.
 Come i polacchi visti ieri a bruciare bibbie perché scritte in cirillico.
 Come i fascisti croati nelle Krajne balcaniche.
 E ci raccontano che la guerra alla Russia è questione di democrazia e civiltà.
 Compreso Bergoglio che propone di dar fuoco ai Ceceni tutti perchè barbari per etnia.
 Siamo al Nazismo, sarebbe ben ora di rendersene conto.
Ma guai a dirlo, se no si passa per Putiniani, o tra 'compagni' per filo-imperialisti russi.

 Jure Eler



VIOLENZA RELIGIOSA, "GRANDI" INQUISITORI E OMERTOSO SILENZIO

Il primo dicembre notte, mentre gran parte della “sua” popolazione dormiva al freddo, il capo del regime di KIEV se n'è uscito
- IN INGLESE, lingua che la maggior parte della popolazione del “suo” Paese non capisce
- Con un proclama sulle misure CONTRO la Chiesa ortodossa ucraina che fa riferimento al Patriarcato di Mosca

Ciò che mi preme sottolineare è che ad adesso, NE’ su “vatican news”, NE’ sull’Osservatore Romano, è pubblicata una nota che parla di questo. I SERVIZI SEGRETI UCRAINI STANNO ENTRANDO E METTENDO A SOQQUADRO MONASTERI E CATTEDRALI,
https://t.me/voenkorKotenok/43185
ma di QUESTA persecuzione dei cristiani ortodossi d’Ucraina, che ricordiamo prima della SVO erano LA MAGGIORANZA DEI FEDELI, il Vaticano non dice nulla.

Al contrario, la sua diplomazia, come già denunciato, ha lavorato al regime di KIEV per la stesura di un CONCORDATO per la promozione della PROPRIA fede. E a quanto pare, da questo silenzio che è molto, ma MOLTO, esplicito, CI STA LAVORANDO ANCORA. Cristiani che fanno concorrenza ad altri cristiani, tacendo sul crimine orrendo in corso d’opera. E non tanto per quelle mura, ma per chi le abitava, le frequentava, cercava in esse non dico una risposta ai propri quesiti esistenziali, ma anche solo un po’ di conforto. VERGOGNA! A TUTTI, AL NAZISTA ZELENSKIJ E A CHI QUI TACE PUR SAPENDO. Come funzionerà poi? Manderanno i gesuiti o i greco-ortodossi? Con cosa cominceranno? Dal togliere le iconostasi o dal mettere panchine, organetto e chitarra? Con qualche canzonetta evangelica in inglese? O perché no gospel visto il periodo?

Torniamo al testo delirante del cane da guardia Zelenskij. Parla di “spiritual independence” SCRIVENDO SUL “SUO” CANALE TELEGRAM IN INGLESE, nella lingua del “SUO” PADRONE. Evidentemente, “l’indipendenza spirituale” dell’Ucraina passa da Washington.

Il delirio prosegue: “We will never allow anyone to build an empire inside the Ukrainian soul”. “Costruire un impero nell’anima Ucraina”. Dai tempi di Evola che non sentivo cagate di questo livello. E speravo di non sentirne più. L’anima ucraina (українськa душa), calco di russkaja dusha, anima russa. Usato, quest’ultimo termine, con molta cautela. Per un motivo semplice. Perché la Russia è un Paese dove convivono popoli, culture, religioni diversissime fra loro. Usato, quindi, in maniera perlopiù letteraria, come quando la mia prof cercava di farmi capire concetti come TASKA difficilmente traducibili in italiano. Un po’ come l’anima portoghese-brasiliana e la sua Saudade, che si tinge “d’azzurro color di lontananza”. Un calco di merda, quindi. Strumentale, nazionalistico, banale, brutto. Come tutte le cose che fanno storicamente i fascisti quando riescono a uscire dalle loro fogne, del resto.

E qui, l’“anima ucraina” è erta a soggetto autonomo (e che soggetto!). Da nipponista mancato quale sono, mi viene in mente un certo Yukio Mishima. Il quale concluse la sua parabola autodistruttiva con un seppuku rituale. Il coglione attuale, che di Mishima non ha neppure la bravura come scrittore, né la tormentata spiritualità, è solo malato di mente, se ci è, o continua a fare l’attore, se ci fa. Ma le cancellerie vaticane tacciono, oltre che i cinegiornali luce.

E ancora. “The ukranian soul” diviene anche AUTOMATICAMENTE oggetto di DIFESA (da parte dei suddetti fascisti) contro chi vuole “costruirvi un impero”. QUEI monasteri ci sono decisamente da più tempo di QUESTI fascisti. Dal solo punto di vista storico, non è difficile “trovare l’intruso”. Ma tant’è. Proseguiamo.

Passiamo in SOLE due righe da “connections of certain religious circles in Ukraine with the aggressor state” (rapporti di CERTI circoli religiosi in Ucraina con lo stato aggressore) a “draft law on making it impossible for religious organizations affiliated with centers of influence in the Russian Federation to operate in Ukraine”, a un disegno di legge per RENDERE IMPOSSIBILE, a organizzazioni religiose affiliate con centri di influenza nella Federazione Russa, di operare in Ucraina”.

“Making it impossible to operate”: ovvero, PROIBIRE. L’anima ucraina, quindi, può nutrirsi di chiesa cattolica, di chiesa di regime, di evangelici, di testimoni di Geova, di induisti, di sikh, di buddhisti, di “quelo”. Può anche abbuffarsi di CONSUMISMO, di relativismo culturale, di fascismo, di nichilismo, persino di cupio dissolvi, di spazzatura, di tutto (quasi tutto… marxismo già epurato da anni..). MA NON di quello di cui la MAGGIORANZA della sua popolazione si è nutrita sinora. “Per la “tua” indipendenza. Perché lo dico IO. Che SO cosa ti fa bene e cosa ti fa male. E SO cosa ti rende “indipendente”.”

E PER FARLO ECCO L’ISTITUTO APPOSITO! LA MASSIMA AUTORITA’ IN MATERIA! “The State Service for Ethnopolitics and Freedom of Conscience” (originale Державній службі з етнополітики та свободи совісті, qui recuperato dalla pubblicazione in ucraino del suo sproloquio su sito presidenziale
https://www.president.gov.ua/news/mi-garantuyemo-ukrayini-duhovnu-nezalezhnist-zvernennya-prez-79577): IL "SERVIZIO DI STATO PER L’ETNOPOLITICA E LA LIBERTA’ DI COSCIENZA (sic!)”!

La MIA libertà di coscienza PASSA QUINDI per questo “SERVIZIO DI STATO”! Servizio che non si fa scrupolo, il ducetto e neanche tanto in erba, di sottolineare come TALE ISTITUTO debba “assicurare L’ESAME RELIGIOSO” (“ensure the religious examination”) “riguardo la presenza di rapporti CANONICI e CLERICALI col patriarcato di Mosca” (for the presence of a church-canonical connection with the Moscow Patriarchate) “da parte della CHIESA ORTODOSSA d’UCRAINA” (of the Ukrainian Orthodox Church).

Le “chiese patriottiche” in Cina mi pare, ma non sono un vaticanista… che non stiano tanto simpatiche al Vaticano. Qui le cose cambiano? Oppure cambiano solo perché a subire non è il Vaticano? Anzi, visto che è la “concorrenza” (mamma che tristezza…)… daje??

Quarto punto… immancabile, come la scena delle tette in un film di Alvaro Vitali. Le liste di proscrizione! “the surnames will be made public soon.” Inquietante, quel “soon”. Della serie “vi staneremo tutti, maledetti…”

Il Quinto punto è un inno alla neonata Inquisizione. Torquemada Zelenskij propone di “elevarne lo status e ampliarne i poteri” (raise the status and strengthen the capabilities)…

Dedichiamo a Torquemada le ultime righe di questo passo dei Brat’ja Karamazovy, che il mondo conosce come “Il grande inquisitore”, opera del suo odiato, perché russo (o perché a “squola” pigliava sempre quattro…) Dostoevskij. Chiede Aljosha a suo fratello Ivan:

– E come termina il tuo poema? – domandò a un tratto, con lo sguardo a terra, – o è già terminato?
Чем же кончается твоя поэма? — спросил он вдруг, смотря в землю, — или уж она кончена?

– Io volevo finirlo così: l’inquisitore, dopo aver taciuto, aspetta per qualche tempo che il suo Prigioniero gli risponda. Il Suo silenzio gli pesa. Ha visto che il Prigioniero l’ha sempre ascoltato, fissandolo negli occhi col suo sguardo calmo e penetrante e non volendo evidentemente obiettar nulla. Il vecchio vorrebbe che dicesse qualcosa, sia pure di amaro, di terribile. Ma Egli tutt’a un tratto si avvicina al vecchio in silenzio e lo bacia piano sulle esangui labbra novantenni. Ed ecco tutta la Sua risposta. Il vecchio sussulta. Gli angoli delle labbra hanno avuto un fremito; egli va verso la porta, la spalanca e Gli dice: “Vattene e non venir più… non venire mai più… mai più, mai più!”. E Lo lascia andare per “le vie oscure della città”. Il Prigioniero se ne va.

— Я хотел ее кончить так: когда инквизитор умолк, то некоторое время ждет, что пленник его ему ответит. Ему тяжело его молчание. Он видел, как узник всё время слушал его проникновенно и тихо, смотря ему прямо в глаза и, видимо, не желая ничего возражать. Старику хотелось бы, чтобы тот сказал ему что-нибудь, хотя бы и горькое, страшное. Но он вдруг молча приближается к старику и тихо целует его в его бескровные девяностолетние уста. Вот и весь ответ. Старик вздрагивает. Что-то шевельнулось в концах губ его; он идет к двери, отворяет ее и говорит ему: «Ступай и не приходи более... не приходи вовсе... никогда, никогда!» И выпускает его на «темные стогна града». Пленник уходит.

– E il vecchio?
— А старик?

– Il bacio gli arde nel cuore, ma il vecchio persiste nella sua idea.
— Поцелуй горит на его сердце, но старик остается в прежней идее.

Da Paolo Selmi su Sinistrainrete
https://sinistrainrete.info/2-non-categorizzato/24261-provvisorio8.html


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venerdì 2 dicembre 2022

Apriamo gli occhi sui torti e sulle le ragioni delle due Ucraine...

 


Ma sulla guerra in Ukraina i torti sono tutti dalla parte di Putin? No, assolutamente no. E ben lo sanno anche molti fra coloro che si affannano a demonizzare lo Zar del Cremlino ed a santificare il Satrapo di Kiyev.

No, Putin non ha torto. Putin è accusato di stare dalla parte del torto: cosa ben diversa. Si é messo dalla parte del torto perché é caduto nella trappola degli americani (e degli inglesi), ed ha invaso l’Ukraina. E chi viola le regole yankee ha sempre torto. Anche se non a tutti i violatori ció viene contestato.

Per esempio, agli Stati Uniti (con o senza la foglia di fico della NATO) nessuno si é permesso di contestare l’invasione, l’aggressione e il bombardamento (sanguinoso e indiscriminato) di tanti Stati Sovrani. Penso in primo luogo alla sporca, sporchissima guerra contro la Serbia nel 1999. Gli aerei della NATO (decollati dalle basi italiane) bombardarono a tappeto il paese ininterrottamente per quasi due mesi (anche con bombe incendiarie, per tacere dei proiettili all’uranio impoverito utilizzati a terra) causando devastazioni terribili, un milione di profughi e un numero imprecisato di morti fra militari e civili di ogni etá e condizione (2.500 secondo le fonti piú “comprensive” verso gli americani). Senza l’indignazione dei giornali “occidentali”, senza non-stop televisive, senza gli anatemi degli opinionisti “democratici”, senza che nessuno chiamasse in causa la memoria del “nazi-fascismo”. Per tacere, naturalmente, di casi piú recenti nel Medio Oriente e in Nord Africa, dall’Afghanistan alla Libia, passando per Siria e Irak.

Ma, quando dico che Putin non ha tutti i torti lo dico  perché la sua invasione dell’Ukraina non é un episodio a sé stante, bensí il secondo tempo di un piú ampio conflitto che dura dal 2014 e che é stato causato volutamente dagli Stati Uniti d’America, direttamente (con le operazioni “coperte” della CIA) o indirettamente (utilizzando i servi-sciocchi del posto).

Facciamo dunque un po’ di storia. L’Ukraina é stata fino a non moltissimi anni fa una di “tutte le Russie”: la “Piccola Russia”, insieme alla “Grande Russia” (la Russia propriamente detta), alla “Russia Bianca” (la Bielorussia) e alle altre terre dell’Impetro zarista (prima) e dell’Unione Sovietica (poi). Uguale l’etnía (slavo-orientale) e assai simile la lingua. Nell’etá moderna l’Ukraina si divide – grosso modo – fra una metá orientale (che resta parte integrante dell’Impero zarista) ed una metá occidentale (incorporata nella Confederazione Polacco-Lituana, poi nell’Impero austro-ungarico, poi ancóra nella Polonia). Dopo la rivoluzione comunista in Russia, l’Ukraina Orientale prende coscienza di una propria individualitá nazionale e si separa per un breve periodo dalla Russia, per ritornare súbito dopo sotto il dominio di Mosca. Parallelamente, un forte movimento nazionalista nasce nell’Ukraina Occidentale, represso brutalmente dai polacchi.

Durante la Seconda Guerra Mondiale le due Ukraine transitano nella sfera del Terzo Reich, che tuttavia mantiene la divisione fra l’est e l’ovest del paese. I nazionalisti (antesignani dei “nazisti ukraini” di oggi) tentano invano di riunire le due metá del paese, ma i tedeschi impediscono che ció possa avvenire. Dopo la conclusione del conflitto, é invece l’Unione Sovietica a tenere a battesimo la “Grande Ukraina”, denominata Repubblica Socialista Sovietica di Ukraina, cui nel 1954 viene aggiunto l’oblast della Crimea ed altri territori.

Il resto é storia recente: la fine dell’Unione Sovietica, l’indipendenza dell’Ukraina e delle altre nazionalitá separate dell’ex-URSS, l’impegno degli Stati Uniti a non cooptare quei paesi nella NATO, il tradimento di quell’impegno e il tentativo di aggregare alla NATO anche l’Ukraina (dopo i Baltici e gli ex del Patto di Varsavia).

Ultimo episodio dell’anteguerra é – nel gennaio 2014 – la rivolta violenta (organizzata dai servizi americani) e il colpo-di-Stato che abbatte il Presidente (filorusso) democraticamente eletto, insediando un governo golpista filoamericano.

Primo impegno dei nuovi governanti é quello di muovere guerra alle regioni dell’est del paese (il Donbass), abitate da una larga maggioranza di etnía russa. É allora, nell’aprile 2014, che comincia questa guerra; non nel febbraio 2022 con l’inizio della “operazione speciale” russa. Formalmente, peró, quella prima fase – la cosiddetta “guerra del Donbass” – era soltanto un episodio di politica interna dell’Ukraina. Al contrario, quando i russi – dopo ben otto anni! – hanno deciso di reagire con la forza, ció ha configurato un fatto – illecito – di politica internazionale, una aggressione ad uno Stato sovrano, come quella americana contro la Serbia nel 1999.

Piccolo particolare, rigorosamente taciuto dai media occidentali: durante gli otto anni della guerra nel Donbass (una guerra in piena regola, con aerei, carriarmati e bombardamenti a tappeto) ci sono stati – solo per la parte russa – 10.000 morti (donne, vecchi e bambini inclusi), 25.000 feriti gravi e un milione e mezzo di profughi. Nel silenzio assoluto e complice di giornali e televisioni del mondo “democratico”.

Tutto ció non era stato soltanto un fatto di brutalitá da parte ukraina, ma una manovra freddamente studiata (indovinate da chi?) per costringere i russi a reagire nell’unico modo possibile: attaccando l’Ukraina, e mettendosi cosí dalla parte del torto...


Michele Rallo




Articolo collegato: https://www.ilblogdellestelle.it/2014/02/le_due_ucraine.html



giovedì 1 dicembre 2022

Iran - Prove di Regime Change

 


“L’attacco del 17 novembre 2022 alla Pacific Zircon, una petroliera nel Golfo di Oman, di proprietà del miliardario israeliano Idan Ofer, arriva in un momento di crescenti tensioni nella regione, con Israele e Stati Uniti che hanno attribuito immediatamente la colpa all’Iran”. Inizia così un articolo di Gavin O’Reilly pubblicato sul sito del Ron Paul Institute.

O’Reilly spiega che l’attacco si è verificato mentre l’Iran è sconvolto dalle proteste contro le autorità suscitate dalla morte di Mahsa Amini, che vedono l’attivo supporto dell’influencer Masih Alinejad, esiliata iraniana che da anni lavora in questa direzione (come ha spiegato lei stessa) in convergenza con il Dipartimento di Sato e i tanti falchi Usa che spingono per un regime-change a Teheran, in continuità con la primavera araba che ha travolto Libia e Siria.
La necessità di un regime-change a Teheran è sostenuta apertamente da un esponente di spicco dei neocon, l’ex Consigliere per la Sicurezza nazionale John Bolton, che recentemente ha rivelato che l’America sta consegnando armi “all’opposizione” tramite il kusdistan iraniano.
Tornando all’attacco nel Golfo di Oman, O’Really annota: “Con gli occhi del mondo puntati sui disordini in corso in Iran” e con la sua squadra impegnata nei mondiali di calcio, Teheran non aveva alcun motivo per attaccare la petroliera israeliana, “una mossa che ha una probabilità realistica di attirare una risposta militare occidentale”
L’attacco alla petroliera e quello al mercantile giapponese
L’incidente, rammenta il cronista, ricorda quanto avvenuto nel giugno 2019, quando nel Golfo Persico furono attaccati due mercantili – uno giapponese e l’altro norvegese – proprio mentre il premier giapponese Shinzo Abe si trovava a Teheran per un summit con l’ayatollah Khamenei per cercare di attutire le tensioni causate da una serie di attacchi ad alcune navi in transito in quel tratto di mare.
Anche allora, gli attacchi ai due mercantili vennero attribuiti all’Iran, nonostante, come annota O’Reilly, Teheran non avesse alcun interesse a un’operazione del genere, dalla quale anzi era danneggiata. Nonostante ciò, media e politici d’Occidente puntarono il dito contro di essa, facendo sfumare la possibilità di una distensione aperta dalla visita di Abe (l’ex premier giapponese è stato assassinato nel luglio scorso…).
Su quell’attacco abbiamo scritto parecchio, mettendo in rilievo come le prove portate dagli Usa per accusare Teheran non convincessero affatto. E che la loro versione dei fatti, cioè che la nave era stata vittima di mine anti-nave, era stata smentita dall’armatore della nave giapponese – l’unico testimone (seppur indiretto) che ha osato parlare di quanto avvenuto – il quale aveva detto al mondo che la nave non era danneggiata da mine, ma da “proiettili” (da qui la convinzione che fosse stata attaccata da droni).
Non solo, notammo gli uomini dell’equipaggio della nave attaccata, che avrebbero potuto smentire il proprio armatore – corroborando così la versione made in Usa -, benché portati in salvo da una nave americana, non hanno detto nulla in proposito. Un silenzio assenso significativo.
Se riprendiamo quella vecchia storia è perché, come O’Reilly, ci sembra che spieghi meglio di altro quanto avvenuto alla nave israeliana, il cui incidente è stato usato per un’operazione volta a incrementare l’ostilità verso l’Iran.
La guerra ibrida
Contro Teheran si sta conducendo una vera e propria guerra ibrida, fatta di manifestazioni di piazza e attacchi mirati. Sulle prime, va rilevato che se la pregressa Primavera araba si giovò di un nuovo strumento digitale, twitter, il regime-change siriano si è giovato di Psiphon, utilizzato ampiamente anche dai cosiddetti attivisti anti-Teheran.
“Psiphon – spiegava la Cnn nel 2011 – è una rete anti-sorveglianza progettata da una società canadese grazie a finanziamenti del Dipartimento di Stato Usa. Il CEO dell’azienda ha dichiarato alla CNN che il software è stato introdotto in Siria in modo ‘aggressivo’ appena tre settimane fa. Da allora, migliaia di persone hanno iniziato a usarlo”.
Tante voci della diaspora iraniana si sono elevate a sostegno dei manifestanti, ma anch’essa è attraversata da una lotta interna, nella quale hanno prevalso gli estremisti.
A questa vera e propria guerra all’interno della diaspora iraniana ha dedicato un articolo il National Interest, che annota: “Decine di iraniani-americani noti e rispettati, che avevano intrinsecamente censurato il ricorso alla violenza da parte del governo ma con argomentazioni più ragionate e sfumati, sono diventati obiettivi di una vendicativa partigianeria online”.
“Sono stati aggrediti perché non hanno usato un linguaggio forte e condannato senza riserve il regime, evitando di drammatizzare gli eventi, o semplicemente perché non hanno rilanciato le parole d’ordine sul regime-change degli ideologi dell’opposizione”. Da cui si spiega il titolo più che significativo dell’articolo: “L’estremismo della diaspora iraniana fa presagire un futuro cupo” per Teheran.
La portata degli attacchi
Non stupisce in questo quadro che, nelle proteste, siano stati uccisi diversi agenti di polizia e delle forze di sicurezza, morti che si sommano ai tanti oppositori rimasti vittime della repressione ( va detto le cifre a questo riguardo sono gonfiate, come dimostra la storiella dei 15mila manifestanti che le autorità avrebbero condannato a morte, una bufala abissale).
A evidenziare il livello degli attacchi, ad esempio, il recente assassinio uno dei capi dell’intelligence delle Guardie rivoluzionarie, il colonnello Nader Bayrami, avvenuto nella cittadina di Sahna, provincia di Kermanshah.
No, non si tratta di una protesta di donne stufe di portare il velo né di una lotta per la libertà, ma di ben altro. Vogliono incenerire l’Iran. E e a farne le spese saranno anche le donne oggi dipinte come eroine (e talune di esse lo sono effettivamente), i loro mariti e i loro figli. Com’è avvenuto in Libia e in Siria.
Resta da vedere se l’attuale guerra ibrida diventerà aperta. I recenti progressi dell’esercito iraniano rendono più difficile un intervento diretto degli Stati Uniti con il supporto più o meno dichiarato di Israele, perché Tel Aviv subirebbe spiacevoli conseguenze. Più probabile, se la spinta cresce, che inizi una vera e propria guerra civile (che di civile non ha nulla) in stile siriano, con i ranghi dei ribelli rafforzati da terroristi vari (agli agenti dell’Isis basta cambiare casacca).
Ma Teheran non è Damasco e non sarà altrettanto facile evitare che tale scenario evolva in una guerra aperta. Di ampia scala.