| Horror vacui |
Le riserve strategiche di petrolio degli Stati Uniti sono a soli 9 milioni di barili dal punto in cui il Paese si troverebbe a vivere alla giornata, con un'insufficiente fornitura di benzina e distillati.
Qualsiasi interruzione o improvviso taglio della produzione nelle raffinerie provocherebbe lunghe code ai distributori di benzina in tutto il Paese... e non solo! Questo coincide con il picco della domanda estiva e la stagione degli uragani.
Fino a pochi anni fa il bau bau delle industrie che reggono il mondo era il "picco del petrolio" (Peak Oil), che indicava il momento storico in cui l'estrazione di greggio avesse raggiunto il suo massimo, per poi iniziare un declino inarrestabile.
Per decenni gli esperti hanno temuto questo momento, poi a forza di scavare dappertutto ed in tutti i modi furono scoperte nuove riserve sotterranee, esauribili anch'esse e tuttavia sufficienti a lenire la carenza temuta, allontanando per un po' la paura che la "civiltà" basata sui depositi fossili crollasse da un giorno all'altro.
Il petrolio, comunque, non serve solo per ricavarne benzina e nafta ma per tutta una serie di prodotti assolutamente necessari per la tecnologia moderna, a cominciare dalla plastica!
Ora il crollo della nostra "civiltà" si ripresenta in forma di guerre per l'energia. In particolare queste "guerre per le risorse" e conseguenti tensioni in ogni parte del mondo hanno dimostrato che il vero "picco" è quello basato sulla domanda. Le crisi geopolitiche hanno ripetutamente accelerato la transizione energetica, rendendo la questione cruciale.
Lo possiamo vedere, ad esempio, nella stretta connessione tra il petrolio e i conflitti, a cominciare da quelli in Libia, in Iraq, in Venezuela, Nigeria... ed in particolare nel Golfo Persico e contro la Russia (via Ucraina).
La teoria classica del picco del petrolio, originariamente prevedeva un'estrazione in costante aumento fino all'esaurimento delle scorte. Nella realtà dei fatti la crisi si pone a causa del sistema finanziario basato su "prezzo e offerta". I vari conflitti (in particolare le recenti tensioni e gli scontri che coinvolgono il Medio Oriente) hanno causato carenze di offerta, facendo schizzare i prezzi del greggio ed aumentando la tensione del mercato. Il terrore della carenza fa ribaltare il tavolo!
I nefasti risultati delle guerre da approvvigionamento, vedasi i recenti attacchi contro l'Iran, di cui gli USA si sono fatti capo, e la guerra strisciante contro la Russia (anch'essa iniziata dagli USA e passata da Trump in carico alla NATO e UE) sono due bubboni pronti a scoppiare. Oggi apertamente si parla di conflitto nucleare alle porte...
Intanto il "profilo" di Donald Trump scende sempre più nei sondaggi USA. Il tasso di approvazione di Trump è sceso a un minimo storico, rendendolo il presidente americano più impopolare di sempre. Secondo The Economist il tasso di approvazione del presidente degli Stati Uniti è attualmente al -24%, con un ulteriore calo di 1,9 punti percentuali nell'ultima settimana. Ad oggi, solo il 31% dei cittadini approva le politiche di Trump, mentre il 63% esprime insoddisfazione e un altro 6% degli intervistati è indeciso.
Ave atque vale!
(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)
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