domenica 12 gennaio 2014

Ariel Sharon, morto e rimorto....



L'avevamo annunciato già sul Giornaletto di Saul del 6 gennaio 2014: Ariel Sharon dopo 8 anni di catalessi se n'è nel andato nel meritato 'inferno'. 

Però i giornali del sistema ne danno notizia solo ieri. Perché? Semplice dovevano "aggiustare le cose", come nel caso della morte di Stalin, di Breznev o di Komeini. Tanto, dal punto di vista reale era già defunto nel momento stesso in cui era entrato in coma.. e magari anche prima.. allorché diede l'ordine di compiere le stragi in "difesa' dell'integrità territoriale ed etnica dell'entità sionista. 

 Dice Elisa Campioni: "Può darsi che nel coma si abbiano visioni, può darsi che lui abbia rivisto i maroniti trucidare donne e bambini, può darsi che stavolta abbia spento i riflettori che consentivano di continuare di notte la carneficina - Ecco perché se attacchi una vita alla macchina poi non la devi spegnere.... " 


Disse il "macellaio" stesso (definito da Il Resto del Carlino "il leone d'Israele" e da Repubblica "il bulldozzer d'Israele") a giustificazione del suo operato: "E’ dovere dei dirigenti d’Israele spiegare all’opinione pubblica, chiaramente e coraggiosamente, un certo numero di fatti che col tempo sono stati dimenticati. Il primo di questi è che non c’è sionismo, colonizzazione, o Stato Ebraico senza lo sradicamento degli arabi e l’espropriazione delle loro terre.” - “Israele può avere il diritto di mettere altri sotto processo, ma certamente nessuno ha il diritto di mettere sotto processo il popolo ebraico e lo Stato d’Israele.” (Ariel Sharon, “Uomo di Pace”).."

Paolo D'Arpini

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Commento di A.S.: "Meditano vendetta da 3000 anni, da quando erano schiavi nell'antico Egitto. Oggi sono praticamente i padroni del mondo, con i loro sotterfugi, avidità e maestria in economia, hanno accumulato soldi durante i secoli e corrotto l'intero pianeta asservendo tutti sotto i loro tentacoli. Vogliono imporre per forza l'imbastardimento razziale, per creare il "bestiame umano" indebolito nel corpo e nella mente, privo di qualsiasi attaccamento alla Nazione e alla propria stirpe. Che nasca, cresca, consumi e crepi senza farsi domanda alcuna. Semplicemente per ottenere il totale controllo su di esso. Cacciati da oltre 100 paesi in 2000 anni, essendo sempre stati un popolo debole, schiavo e invidioso e non potendosi opporsi con la forza contro i popoli forti, hanno attuato, nel corso dei secoli, un tentativo di indebolirli raggirandoli. E a quanto pare ci stanno riuscendo bene. Basta vedere CHI finanzia CHI (e per cosa)..."

venerdì 10 gennaio 2014

Mother Agnes Mariam of the Cross (civil name Fadia Laham) has been nominated by Mairead Maguire for the 2014 Nobel Peace Prize.



Mother Agnes Mariam of the Cross (civil name Fadia Laham) and the Mussalaha Reconciliation Initiative in Syria, has been nominated by Mairead Maguire, Nobel Peace Laureate, for the 2014 Nobel Peace Prize.

In her letter to Nobel Institute, Mairead Maguire said:
‘At a time when the world so desperately needs to see a peaceful way forward to end the bloodshed and Conflict in Syria the Mussalaha initiative stands out as a beacon of hope showing us a better way forward, one which comes from within Syrian Society and expresses the spontaneous desire of the majority of Syrians for a peaceful path, a way forward that departs from violence and embraces a future where differences are resolved in an atmosphere of mutual respect that preserves the historic fraternity of the Syrian people. The Mussalaha initiative is an outstanding example of the resilient spirit of the Syrian people and their innate ability to resolve their difficulties, by themselves, even in the most tragic and exceptional of circumstances, we have a duty to support their work in every way possible.
Mussalaha, which translates as reconciliation, is a community-based non-violent popular initiative stemming from within Syrian civil society. Founded at the community level, it includes members of all Syria’s ethnic and religious communities who are tired of the war. Mussalaha fills a void created by the noise of weapons; it does not side with any of the warring parties, rather it embraces all. The movement says no to the continued loss of life, and yes to a nonviolent solution. The initiative says no to civil war and rejects all forms of sectarian violence and denominational strife. Its founding session was a peace congress held almost two years ago on 25th January, 2012, in the Sahara complex on the Syrian coast.
As a guest of the Mussalaha Initiative I visited Syria in May of 2013 where I met a few of the millions of refugees and internally displaced people whose lives have been torn apart by the ongoing conflict in that country. I learned from those I spoke to, both within the government and in opposition groups, that while there is a legitimate movement calling for long overdue reform in Syria, it is one of peaceful non-violence and that the worst acts of violence are being perpetrated by outside groups who strive to incite inter-communal division and discord. Extremist groups from around the world have converged upon Syria, bent on turning conflict into one of ideological hatred. The Mussalaha Initiative has worked diligently to stem this flow of violence and heal the wounds inflicted on the social fabric of the country.
Over the last two years the Mussalaha Initiative has worked in mediation and negotiation often crossing lines of conflict in the most difficult and life threatening of circumstances. Many abducted people have been freed, prisoner swaps facilitated, humanitarian aid supplied without discrimination, evacuation of civilians from conflict zones made possible, and disarmament of local opposition fighters peacefully facilitated. Principle among those who have worked tirelessly for this peace initiative is Mother Agnes Mariam, with courage and conviction she has been an outspoken advocate of peace, a voice seeking justice and one which has consistently called on the international community to recognize the truth with regard to what is happening in Syria. Mother Agnes Mariam’s astute observations which discredited the video evidence offered by the United States, as proof of an alleged chemical gas attack in East Ghouta, contributed to help forstall what would have proved a regionally devastating external military intervention in Syria. This heroic peacemaker has thought nothing of placing her own life on the lines for the sake of others and at great personal risk, she personally brokered a cease-fire between rebels and the Syrian authorities in Moadamiya, Damascus province. This work facilitated the transfer of over 5,000 civilians from a besieged opposition area and included the voluntary surrender of over 500 men many of whom had been armed opposition combatants.
In making this nomination for the 2014 Nobel Peace Prize, I believe that there is no military or paramilitary solution to the Syrian conflict and only through dialogue and negotiation can peace be reached. We urgently need a peaceful solution to the crisis in Syria. Mother Agnes Mariam and the Mussalaha Initiative in Syria exemplify all that is remarkable about the resilience of humanity when faced with unbelievable adversity. The Mussalaha initiative which unites people of all faiths, and none, and ethnic backgrounds, deserves to be nurtured supported and fully recognized for the enormous contribution it has made, and continues to make in saving lives, and in directing all Syrians towards the path of peace.

Mother Agnes Mariam, roaming phone; 00961323039

giovedì 9 gennaio 2014

USA/israel lavorano alla nuova "primavera democratica" - Spediti migliaia di tagliagole per la "liberazione" dell'Est europeo


mossadmek














Dopo aver rimosso l'organizzazione estremista Mujahidin-e Khalq (MEK) dalla lista delle organizzazioni terroristiche, nel 2012, il dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha invano cercato di trasferire i militanti di tale gruppo dall'Iraq ai siti approntati per le future ostilità armate. Washington sembra ritenere la Romania un luogo propizio per 3000 di tali militanti, in particolare la città di Craiova vicina al confine bulgaro. 
Massud Khodabandeh, già alto leader dei Mujahidin-e Khalq, ha riferito alla stampa bulgara che la questione del loro reinsediamento è stata discussa durante l'incontro tra il segretario di Stato statunitense John Kerry e il ministro degli Esteri romeno Titus Corlatean, a Bruxelles ai primi di dicembre 2013. All'inizio dello scorso anno, l'Albania e la Germania annunciarono la loro disponibilità ad accettare alcune centinaia dei 3000 combattenti.  Tuttavia, il MEK insiste sul fatto che tutti i membri del gruppo siano reinsediati in un unico luogo, cosa cui i governi di tali Paesi non erano pronti ad accettare.
Nonostante la decisione contraria di Hillary Clinton, il MEK è ancora considerata un'organizzazione terroristica in Iraq e Iran. Il governo sciita iracheno, andato al potere dopo l'invasione USA del 2003, ha un rapporto conflittuale con i membri dei Mujahidin-e-Khalq ed insiste sul fatto che i Paesi che appoggiano il gruppo siano anche disposti ad accettarne i membri entro i propri confini.  Allo stato attuale, i militanti del MEK sono ospiti di una ex-base militare statunitense nei pressi di Baghdad, e il loro campo più di una volta è stato bersaglio di attacchi missilistici negli ultimi mesi (l'ultimo incidente è del 27 dicembre 2013). I militanti dei Mujahidin-e Khalq incolpano le autorità irachene degli attacchi, ma queste ultime hanno negato qualsiasi coinvolgimento.
Chi sono i Mujahidin-e-Khalq?
Il MEK è un'organizzazione militante che conduce la lotta armata contro il regime iraniano. Il gruppo è responsabile della morte di circa 50000 persone, tra cui l'assassinio di un presidente, un primo ministro e di decine di alti funzionari iraniani. Dopo il suo trasferimento in Iraq nel 1986, Saddam Hussein spesso fu aiutato dai membri dell'organizzazione, durante la guerra Iran-Iraq, che li impiegò anche per reprimere il movimento separatista curdo. Dall'inizio della campagna USA contro Saddam Hussein, l'organizzazione è al centro dell'interesse del governo statunitense. Nel 1994 il dipartimento di Stato inviò al Congresso un schiacciante rapporto di 41 pagine, che definiva lo status del MEK quale organizzazione terroristica e, di conseguenza, il gruppo fu inserito nel 1997 nell'elenco del dipartimento di Stato delle organizzazioni terroristiche. La relazione dichiarava specificamente, "Non è un caso che l'unico governo al mondo che supporti i mujahidin, politicamente e finanziariamente, sia il regime totalitario di Saddam Hussein."
Dopo l'invasione militare statunitense del 2003, il gruppo passò sotto il controllo degli Stati Uniti.  Il MEK fece attivamente pressione per essere rimosso dalla lista ufficiale delle organizzazioni terroristiche, e gli Stati Uniti utilizzarono i suoi membri nelle operazioni dei commando clandestini statunitensi contro l'Iran. Ora è emerso che l'amministrazione Bush ha segretamente trasportato dei  membri del MEK negli Stati Uniti per l'addestramento militare comprendente intelligence e altre competenze relative allo spionaggio. Presumibilmente il programma si concluse appena prima che l'amministrazione Obama entrasse in carica. A quanto pare, il MEK è sottoposto al controllo del Mossad, che l'ha utilizzato per uccidere scienziati nucleari iraniani. Grazie ad un articolo di Justin Raimondo, scrittore e fondatore del sito Antiwar.com, il gruppo è stato soprannominato "I terroristi di Hillary".
E' ovvio che i Mujahidin-e-Khalq non siano un'organizzazione pacifica. In realtà, sarebbe meglio paragonarli a taliban, al-Qaida, Jabhat al-Nusrah e altri gruppi che godono del tacito appoggio degli Stati Uniti, divenuti troppo indisciplinati. Inoltre, Siria, Iraq e Afghanistan non riescono ancora a  districarsi dalle conseguenze delle attività del MEK entro i loro confini. Si può solo immaginare ciò che attende la Romania se tale esercito di 3000 militanti venisse chiamato alle sue porte. Ospitare così tanti combattenti, così vicino all'Ucraina, Paese afflitto dalla febbre EuroMaidan per un mese e mezzo, potrebbe aprire la strada a qualsiasi scenario per un coercitivo cambio di regime.
Anna Mikhailenko (Russia) Regnum - 8 gennaio 2014 - tradotto dal russo da Oriental Review
Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

mercoledì 8 gennaio 2014

Turchia testa di ponte per il terrorismo targato NATO/Al-Qa’ida


 
La scoperta dei legami che uniscono il primo ministro, Recep Tayyip Erdoğan, ad Al-Qa’ida sconvolge la politica turca. Ankara non solo ha sostenuto attivamente il terrorismo in Siria, ma ha lo ha fatto nel quadro di una strategia della NATO. 
Per Thierry Meyssan, il caso dimostra anche il carattere artificiale dei gruppi armati che combattono contro il governo e il popolo siriano

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Finora, le autorità degli Stati membri della NATO sostengono che il movimento jihadista internazionale, che hanno sostenuto in occasione della sua formazione, durante la guerra in Afghanistan contro i sovietici (1979), si sarebbe ritorto contro di loro a seguito della liberazione del Kuwait (1991). Essi accusano Al-Qa’ida di aver attaccato le ambasciate USA in Kenya e in Tanzania (1998) e di aver fomentato gli attentati dell’11 settembre 2001, ma ammettono che dopo la morte ufficiale di Osama Bin Laden (2011), certi elementi jihadisti hanno nuovamente collaborato con loro in Libia e in Siria. Tuttavia , Washington avrebbe messo fine a questo riavvicinamento tattico nel dicembre 2012.

In realtà, questa versione è contraddetta dai fatti: Al-Qa’ida ha sempre combattuto gli stessi nemici dell’Alleanza Atlantica, così come rivela ancora una volta lo scandalo che attualmente sta scuotendo la Turchia.

Si è appreso che il banchiere di Al Qa’ida , Yasin al-Qadi , che veniva designato come tale e ricercato dagli Stati Uniti dopo gli attentati contro le loro ambasciate in Kenya e Tanzania (1998) – era un amico personale sia dell’ex vicepresidente USA Dick Cheney sia dell’attuale primo ministro turco Recep Tayyip Erdoğan. Scopriamo che questo “terrorista” aveva un tenore di vita sontuoso e viaggiava in un aereo privato facendosi beffe delle sanzioni ONU contro di lui. Così, ha visitato almeno quattro volte Erdoğan nel solo 2012, arrivando dal secondo aeroporto di Istanbul, dove, dopo aver scollegato le telecamere di sorveglianza, è stato accolto dal capo dellle guardie di sicurezza del Primo Ministro senza dover passare per la dogana.

Secondo la polizia e i magistrati turchi che hanno rivelato queste informazioni e incarcerato i ragazzi di svariati ministri coinvolti nel caso, il 17 dicembre, 2013 – prima di essere spogliati delle indagini o sollevati dal loro incarico dal primo ministro – Yasin al-Qadi e Recep Tayyip Erdoğan avevano sviluppato un vasto sistema di distrazione di fondi per finanziare Al-Qa’ida in Siria.

Nel momento in cui questo incredibile doppio gioco veniva portato alla luce, la polizia turca ha fermato vicino al confine siriano un camion che trasportava armi per Al Qa’ida . Delle tre persone arrestate, una dichiarava di trasportare il carico per conto della IHH, l’Associazione “umanitaria” dei Fratelli Musulmani turchi, mentre un’altra affermava di essere un agente segreto turco in missione. In definitiva, il governante proibiva alla polizia e alla giustizia di fare il proprio lavoro, confermava che il trasporto era un’operazione segreta del MIT (i servizi segreti turchi), e ordinava che il camion e il suo carico potessero riprendere il loro cammino.

L’inchiesta mostra anche che il finanziamento turco di Al-Qa’ida usava un’industria iraniana sia per agire sotto copertura in Siria sia per condurre operazioni terroristiche in Iran. La NATO disponeva già di complicità a Teheran durante l’operazione “Iran-Contras” presso i circoli vicini all’ex Presidente Rafsanjani, come lo sceicco Rohani, divenuto poi l’attuale presidente.
Questi fatti sono intervenuti nel momento in cui l’opposizione politica siriana in esilio lancia una nuova teoria alla vigilia della Conferenza di Ginevra: il Fronte al-Nosra e l’Emirato Islamico in Iraq e il Levante (ÉIIL ) sarebbero solo dei fantocci dei servizi segreti siriani incaricati di spaventare la popolazione per ricondurla verso il sistema. L’unica opposizione armata sarebbe dunque quella dell’Esercito Siriano Libero (ESL), che riconosce la sua autorità. Non ci sarebbe nessun problema di rappresentatività alla Conferenza di Pace.

Saremmo dunque pregati di dimenticare tutto il bene che la stessa opposizione in esilio diceva di Al Qa’ida da tre anni così come il silenzio degli Stati membri della NATO sulla diffusione del terrorismo in Siria.

Pertanto, se si può ammettere che la maggior parte dei leader dell’Alleanza atlantica ignorasse del tutto il sostegno della loro organizzazione al terrorismo internazionale, si dovrà anche ammettere che la NATO è il principale responsabile mondiale del terrorismo. Erdoğan mina vagante alle porte dell’Europa, già annunciato mesi fa, nello stesso periodo annunciavo che a Guantanamo vengono addestrati coloro che dopo diventano capi di gruppi armati di Al Qaeda con il benestare della NATO, la Germania della Merkel ne ha accolti e addestrati a migliaia velle vicinanze di Berlino / Branderburg e nelle ex caserme che i Russi abbandonarono dopo la caduta del muro , vedi Bad Langsalz nella cartina geografica.


Traduzione Matzu Yagi

martedì 7 gennaio 2014

Francia - Polpette e comicità censurata - Mentre la kippà diventa obbligatoria per i giocatori ebrei di pallone



Si è aperta in Francia la caccia a chi saluta con la Quenelle (polpetta, in francese), gesto pubblicizzato nei propri spettacoli dal comico Dieudonnè. 

Portando la mano sinistra all'altezza della spalla destra e tendendo il braccio destro verso il basso si commette,stando agli accusatori,istigazione all'odio razziale. Contro chi? Ma dai, non è difficile......

Chi insorge per ogni minimo caso in Francia, Inghilterra, Italia, Europa e Mondo intero?


La comunità ebraica, non c'erano dubbi!

Cosa è accaduto allora a Parigi e dintorni ?


Questo saluto, utilizzato e propagandato dal comico Dieudonnè nelle proprie tournée, è stato tacciato di essere quello nazista rovesciato e, pertanto, simbolo di antisemitismo palese.

Dato che oramai legioni intere di francesi, senza distinzione alcuna di razza e religione, lo hanno adottato, il pericolo insito nel gesto ha allarmato tanto la comunità ebraica da chiedere l'intervento del governo Hollande per stroncare il rigurgito nazista.


Magari impedendo a Dieudonnè di tenere i propri show televisivi o di piazza,in attesa di un prossimo arresto per antisemitismo acuto.


Parimenti ci si è scagliati contro il giocatore Anelkà,tutt'altro che ariano,colpevole di aver salutato con la quenelle durante una partita...in Inghilterra. Si chiedono severe sanzioni contro di lui per istigazione all'odio razziale. Magari, se un nazionale greco venne radiato per un saluto romano "ufficiale",per questo "rovesciato" Anelkà verrà soltanto messo alla gogna.


Nel frattempo però, con notizia passata quasi sotto silenzio, in Israele i giocatori di calcio possono correre dietro il pallone indossando la kippà, il copricapo identificativo dell'ebraismo mondiale.



Non importa nulla che -solitamente- le organizzazioni del calcio mondiale ed europeo, vietino tassativamente l'uso e la esibizione di simboli religiosi o politici (ma ovviamente per la kippà ebrea viene fatta un'inevitabile "eccezione" ndr).


Gli ebrei decidono pure nel calcio cosa si possa o non possa fare.


La quenelle di Anelkà è antisemita, la kippà sulla testa il tributo che si deve pagare per vederli giocare.


Caspita, se non è razzismo "rovesciato" questo.....

Grazie per l'attenzione.


Vincenzo Mannello



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Nota aggiunta dell'autore:

Così,di fatto,sono stato inquadrato dai siti legati alla comunità ebraica per l'intervento su "la Quenelle e la kippà",pubblicato in rete da svariate testate e blog indipendenti (che non significa condividessero il contenuto).
Ad iniziare dal sito Moked.it (portale dell'ebraismo italiano),passando su Shalom7 (Facebook) e finendo su Osservatorio antisemitismo (fondazione centro documentazione ebraica) , è stato
postata la lettera pubblicata su una testata online piú o meno commentata come scritta da un "antisemita".
Per di più secondo vecchi stereotipi (la qual cosa mi ha quasi offeso). In verità ritengo che,piú che la mia persona,si vogliano intimidire gli organi di informazione che osino ospitare interventi sgraditi alla comunità ebraica di cui sopra. Se è vero che la firma è mia, postare
tra gli adepti la pagina della testata ospitante può "allargare" a quest'ultima il sospetto di antisemitismo.
Vecchio gioco e stravecchio trucco.
Per quanto mi riguarda direttamente ritengo non ci siano al mondo, attualmente, antisemiti più pericolosi e rigidi degli israeliani e di quanti li sostengono. Basta vedere come trattano i "semiti" palestinesi  per rendersene conto. Pertanto non mi toccano accuse che provengano da un simile ambiente, le rispedisco al mittente.

Grazie per l'attenzione e per il disturbo.
Vincenzo Mannello

domenica 5 gennaio 2014

India .... inizia la rivolta del mondo animale contro l'uomo?



ELEFANTI ASIATICI MANGIATORI DI UOMINI?

Sembrerebbe il titolo di un film dell'orrore o di fantascienza, si sa infatti che questi giganteschi mammiferi sono erbivori, hanno una dentatura idonea a triturare vegetali e non carne ed ossa. Ed è ancora più enigmatica la questione, visto che le segnalazioni di questa "nuova tendenza alimentare" vengono dal sudest asiatico, compresa l'India, dove gli elefanti qui, a differenza di quelli africani, sono più mansueti, sempre vicino all'uomo aiutandolo nei lavori più pesanti. Per l'induismo l'elefante è un animale sacro, adorato nella figura di Ganesha, il signore del buon auspicio. E' quindi è anche impensabile ed illegale ucciderlo.

Da qualche anno invece sta accadendo qualcosa di sconvolgente, questi pachidermi hanno iniziato a distruggere villaggi, uccidere uomini e.... mangiarli.

Il fatto più eclatante è avvenuto lo scorso anno nelle isole Sundarban dell'West Bengal indiano, dove le autorità locali sono state costrette ad abbattere un elefante che avrebbe divorato ben 17 persone. Dall'analisi del DNA dei contenuti non ancora digeriti presenti nello stomaco dell'animale si sarebbe giunti all'identificazione dei resti di 17 diversi individui. Altri fatti del genere, anche se limitati ad una o al massimo due persone, dal 2006 ad oggi si sono verificati nello Stato di Orissa e in altri Stati al confine con il Pakistan. Ma che sta accadendo? Oltre il clima fuori controllo, gli innumerevoli spiaggiamenti e morte di delfini e balene, ora anche i pachidermi sono impazziti? Nel caso degli elefanti gli zoologi e gli etologi concordano nell'attribuire questo anomalo comportamento alla sistematica riduzione degli habitat naturali dove questi animali vivono. Si sa che l'India è diventato lo Stato più sovraffollato del pianeta, la sua popolazione ha superato quella cinese attestandosi ad un miliardo e quattrocento milioni di abitanti, contro il miliardo e trecento milioni della Cina. In tutto questo gli indiani hanno bisogno di più terre da coltivare e perciò "rubano" continuamente gli spazi alle ultime riserve naturali. In questo modo invadono i territori degli animali selvatici i quali a loro volta per trovare cibo debbono poi invadere campi coltivati, quasi sempre abusivi, e villaggi. La pazienza degli elefanti indiani ha ormai superato la soglia della tolleranza nei confronti dell'uomo e per questo ormai lo combatte, lo uccide e nei casi estremi lo mangia.


E' forse iniziata la rivolta del mondo animale contro l'uomo che gli sta compromettendo il futuro? Sintomi di questo malessere nei confronti dell'umanità distruttiva cominciano a manifestarsi anche negli uccelli che in alcune città anche europee hanno provato ad attaccare l'uomo. Stessa cosa accade con i mansueti delfini, vedi l'Australia, con i pesci, come i piranha dei fiumi argentini che aggrediscono i bagnanti e infine con gli insetti, come vespe e calabroni, che assaltano anche in Europa le persone che vivono in campagna.

Che sia iniziata la resa dei conti della Natura nei confronti dell'uomo distruttore, non possiamo dirlo, ma quello che potrebbe realmente preoccuparci se veramente Gaia, la nostra Terra, avesse intenzione di far "pulizia" in casa propria, non sono gli insetti e i grandi mammiferi a doverci preoccupare, ma gli esseri più piccoli, infinitamente piccoli come i virus e i batteri.

Dentro ognuno di noi convivono miliardi e miliardi di esseri unicellulari che ci aiutano a digerire, ad assimilare sostanze nutritizie, a bloccare nelle prime vie aeree batteri patogeni, ecc. Oggi la biologia considera un essere umano non un singolo organismo, ma un insieme di organismi in qualche modo simbionti: tutti quelli che vivono sopra e dentro di noi. Tutto va bene per noi umani fin quando i nostri infiniti ospiti collaborano e vivono in equilibrio con altri batteri ospiti all'interno del nostro corpo. Ma se improvvisamente le funzioni della comunità microbica si modificassero, annullando il proprio programma di collaborazione con noi, cosa accadrebbe? Questa è la vera arma invincibile che dispone la natura contro noi umani e che, per fortuna, non ha ancora utilizzato ... e speriamo che non lo faccia mai! 

Gabriele La Malfa

sabato 4 gennaio 2014

Roma, 7 gennaio 2014 - Per dire no alla vivisezione



7 gennaio 2014 (ore 11) a Roma in Piazza Castellani (Lungotevere Ripa).

Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha proposto uno Schema di Decreto Legislativo sulla vivisezione, nel quale non sono stati rispettati 10 punti su 13 dei principi e criteri direttivi vincolanti, contenuti nell’articolo 13 della Legge 96-2013 di delegazione europea (http://www.lav.it/admin/js/ckeditor/kcfinder/upload/files/files/Differenze%20Schema%20D.Lgs%20e%20art.13%20Legge%20delegazione%20europea%202013.pdf). In particolare  su divieto di sperimentazioni didattiche,  alcool, droghe, tabacchi, xenotrapianti, obbligo di anestesia, controlli e incentivazione dei metodi sostitutivi di ricerca.

Lo Schema di Decreto Legislativo è già stato bocciato dalle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia del Senato, e da martedì 7 gennaio sarà esaminato dalle altre Commissioni parlamentari: Sanità, Affari Sociali e Politiche Europee.
Il Governo potrà emanare il Decreto Legislativo finale a partire da martedì 14 gennaio.

“L’articolo 13 della Legge di delegazione europea 2013, pur non vietando la sperimentazione sugli animali, introduce almeno qualche vincolo e piccoli cambiamenti temuti dalla lobby vivisettoria, e da quei ricercatori ancorati al passato e a metodi alimentati da falsi stereotipi”, afferma Michela Kuan, biologa, responsabile LAV settore Vivisezione.

“Tutti i media hanno riportato gli insulti rivolti da presunti animalisti nei confronti di Caterina, ma il dibattito è sbilanciato: vengono interpellati prevalentemente ricercatori a favore della sperimentazione animale, mentre i pur qualificati pareri contrari all’uso di animali nella ricerca, sono per lo più marginalizzati, così come le testimonianze di malati o invalidi contrari alla vivisezione”, prosegue Michela Kuan.

Un clima di amarezza che fa ben capire come la sperimentazione sugli animali sia simbolo di interessi che non hanno realmente a cuore la ricerca al servizio dei malati, indotti a credere che la vivisezione sia un male necessario.

La realtà è ben diversa da quello che viene propagandato: centinaia di milioni gli animali uccisi per ottenere fondi, imporre procedure non sicure sull’uomo (cavia finale di un processo manipolato, come dimostra il 92% dei farmaci testati su animali che non hanno superato la fase di sperimentazione clinica, ovvero sull’uomo) in un processo nel quale, purtroppo, il malato non è un paziente, ma un cliente!

La “libertà di ricerca” auspicata non è altro che la volontà di proseguire con i test su animali. L’oscurantismo è quello di chi non ha voglia e capacità di innovarsi.

Diamo voce a chi non ne ha, ai medici e ricercatori che chiedono una scienza utile senza animali e ai malati (http://www.nelcuore.org/blog-associazioni/item/vivisezione-giovanna-non-usateci-per-giustificare-i-test-su-animali.html?category_id=1) che aspettano cure i cui fondi vengono invece sperperati per una ricerca inutile e dannosa.

Partecipa anche tu alla nostra protesta: ti aspettiamo da martedì 7 gennaio dalle ore 9:00 alle ore 17:00, a Roma in Piazza Castellani (Lungotevere Ripa), oppure aderisci inviando una email a Governo e Parlamento in difesa dell’articolo 13 (http://www.lav.it/cosa-puoi-fare-tu/aderisci-alla-protesta).


Ufficio Stampa LAV tel. 06 4461325 - 339 1742586 - 329 0398535