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mercoledì 11 luglio 2012

Afghanistan e la guerra per l'oppio americano - "Il papavero era anche un fiore"



Bisogna sgombrare innanzitutto la mente da quanto ci ripetono quotidianamente giornali e tv italiani sull’Afghanistan e sugli obiettivi della guerra condotta contro i Talebani, trattandosi null’altro che di propaganda propalata a piene mani dagli uffici stampa dei vari stati maggiori degli eserciti occidentali lì impegnati e direttamente “interessati” a “coprire” mediaticamente un’occupazione che si protrae ormai da più di 10 anni.

La droga: la storia del traffico di droga in Asia Centrale è intimamente collegata con le operazioni coperte delle CIA. Prima della guerra sovietico-afghana, la produzione di oppio in Afghanistan e Pakistan era diretta ai piccoli mercati regionali. Non vi era una produzione locale di eroina. A tal riguardo, lo studio di Alfred McCoy conferma che in due anni di operazioni della CIA in Afghanistan, “la zona di confine Pakistan-Afghanistan divenne il maggior produttore mondiale di eroina, fornendo il 60% della domanda USA. In Pakistan, la popolazione eroinomane passò da zero del 1979, al 20% della popolazione nel 1985 – il tasso di incremento più alto di qualsiasi altra nazione.

Gli agenti della CIA controllavano tale commercio. Quando i mujahidin occupavano un territorio in Afghanistan, essi ordinavano ai contadini di coltivare il papavero come forma di tassa rivoluzionaria. Attraverso il confine con il Pakistan, i leader afghani e i gruppi locali, sotto il controllo dell’Intelligence del Pakistan, operavano centinaia di laboratori dell’eroina. Durante questo decennio di operazioni di gestione dell’eroina su ampia scala, la DEA (la US Drug Enforcement Agency) di Islamabad non riuscì a imporre maggiori misure di controllo agli ufficiali USA, che s’erano rifiutati di investigare sui carichi di eroina gestiti dai loro alleati, ‘poiché la politica sul narcotraffico USA in Afghanistan era subordinata alla guerra antisovietica.’.

Nel 1995 l’ex direttore della CIA per le operazioni afghane, Charles Cogan, ammise che la CIA aveva sacrificato la guerra alla droga per combattere la guerra fredda. ‘La nostra missione principale era di arrecare il maggior danno possibile ai sovietici. Non avemmo mai le risorse o il tempo di dedicarci all’investigazione del traffico di armi, e non credo che ci dobbiamo rammaricare di questo. Ogni situazione ha le sue conseguenze (…) era una conseguenza in termini di droga, sì. Ma l’obiettivo principale era stato raggiunto. I sovietici avevano lasciato l’Afghanistan”.

Dopo la ritirata delle truppe sovietiche, entrambe le parti nella guerra civile dell’Afghanistan continuarono a ricevere appoggio occulto da parte dell’ISI. In altre parole, appoggiato dall’intelligence militare del Pakistan, che era a sua volta controllato dalla CIA, lo Stato islamico dei Talibani servì largamente gli interessi geopolitici degli USA. Il commercio della droga della Mezzaluna d’oro è stato, inoltre, usato per finanziare ed equipaggiare l’esercito musulmano bosniaco (dagli inizi degli anni ’90) e l’UCK albanese in Kosovo. Negli ultimissimi mesi, vi fu la prova che i mercenari mujahidin combattevano nelle fila dell’UCK, durante gli assalti terroristici contro la Macedonia. Senza dubbio, ciò spiega perché Washington abbia chiuso i suoi occhi sul regno di terrore imposto dai taliban e la lampante violazione dei diritti delle donne, la chiusura delle scuole per le bambine, il licenziamento delle impiegate dagli uffici del governo e il rafforzamento della legge delle punizioni della Shari’a”(1).

Dopo la rottura dell’alleanza Taliban – Stati Uniti – esiste a questo proposito il film-documentario di Michael Moore “Fahrenheit 9/11” che mostra “simpaticamente” la delegazione talebana in Texas a parlare dell’oleodotto voluto dall’Unocal (della quale l’attuale Presidente afghano Hamid Karzai era consulente) – gli studenti delle madrase coraniche interruppero per ritorsione la produzione di droga del paese, praticamente azzerandola.

E’ soltanto dopo l’invasione voluta dagli Stati Uniti e dai suoi alleati nel 2001, che la produzione di oppio, poi trasformata in eroina, riprende vigore e trasforma l’Afghanistan nuovamente nel narcostato mondiale per eccellenza (90% circa dell’eroina oggi circolante nel mondo è di provenienza afghana).

La “politica della droga”, perseguita coscientemente dalle varie amministrazioni a stelle e strisce da diversi decenni, ottiene due risultati fondamentali: alimentare i flussi finanziari delle principali borse mondiali, City e Wall Street innanzitutto, specie dopo la crisi economica del 2008; avere a disposizione una quantità enorme di denaro da riciclare nell’addestramento e nel finanziamento delle milizie utili a combattere le guerre che la NATO non riesce ad affrontare direttamente e a destabilizzare i paesi ostili agli USA.

L’elenco dei “clienti” è impressionante: si va dall’ala reazionaria e capitalistica di destra del Kuomintang, guidata da Chiang Kai-shek, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale contro Pechino, che non a caso operavano nel “triangolo d’oro” della droga birmano, per proseguire con i “Contras” in Nicaragua (in funzione anti-sandinista), una triangolazione (nota come “Iran-Contras”) che tramite Israele permise agli Stati Uniti di rifornire di armi l’Iran e di impedire una vittoria irachena nella guerra fratricida 1980-89, fino al caso dell’appoggio ai ceceni contro la Russia o a quello balcanico in cui croati e musulmani bosniaci furono “foraggiati” contro la Serbia.
La stessa decantata “primavera araba” è servita essenzialmente a inaugurare nuove vie di accesso della droga in Europa e di incamerare i capitali necessari a finanziare l’integralismo “islamico” (di matrice wahabita o salafita) contro Gheddafi in Libia e contro Assad in Siria.

Capitolo petrolio: “Al centro della partita ci sono due lunghi serpenti d’acciaio che dovrebbero tagliare in due l’Afghanistan. In uno, viaggeranno ogni giorno un milione di barili di greggio proveniente dai giacimenti dell’ex URSS, nel secondo correrà il gas che sgorga dai giacimenti di Dauletabad in Turkmenistan. Due arterie strategiche per rendere accessibile alle grandi compagnie petrolifere americane le immense riserve di idrocarburi dell’Asia centrale.

Un tesoro immenso che ha un solo handicap: la distanza dai mercati. La soluzione? John J. Maresca, vicepresidente delle relazioni internazionali di Unocal Corporation, una delle principali compagnie mondiali nel campo delle risorse energetiche e dei progetti, la indicò chiaramente il 12 febbraio 1998 davanti al sottocomitato del Congresso degli Stati Uniti per l’Asia e il Pacifico. Maresca dettò alcune linee guida: 1. Bisogna guardare ad est (Asia Centrale e Oceano Indiano) dove entro il 2010 raddoppierà la richiesta di petrolio. 2. Partendo dai giacimenti della regione del Mar Caspio (Turkmenistan in primis) non si può passare da sud perché l’Iran non permetterebbe il passaggio di un progetto in cui sono coinvolte compagnie americane. Inoltre non si può passare da est perché per raggiungere la Cina centrale e poi la costa pacifica servirebbero oleodotti per oltre 5000 km e sarebbe troppo costoso.

3. “L’unico altro itinerario possibile è attraverso l’Afghanistan – dice il vicepresidente di Unocal – ma il Paese è coinvolto in aspri scontri da quasi due decenni, ed è ancora diviso dalla guerra civile. Fin dall’inizio abbiamo messo in chiaro che la costruzione dell’oleodotto attraverso l’Afghanistan che abbiamo proposto non potrà cominciare finché non si sarà insediato un governo riconosciuto che goda della fiducia dei governi, dei finanziatori e della nostra compagnia. Noi chiediamo all’Amministrazione e al Congresso di sostenere con forza il processo di pace in Afghanistan condotto dagli Stati Uniti”.

Nel 1995 – spiega lo scrittore pakistano Ahmed Rashid nel suo recente libro “Talebani, Islam Petrolio e il grande scontro in Asia centrale” – dopo che i Talebani hanno conquistato Herat e cacciato dalle scuole migliaia di ragazze, non c’è stata una sola parola di critica da parte degli Stati Uniti. I dirigenti Talebani dopo la presa del potere vengono accolti con favore negli Usa e loro rappresentanti volano in Texas dall’allora governatore Bush, dove incontrano i dirigenti dell’Unocal che fanno loro un’offerta precisa riguardo all’oleodotto: una fetta dei profitti pari al 15%. Ma ci sono alcune condizioni da rispettare.
Il racconto di quella mediazione lo si trova in un libro (Ben Laden, la vérité interdite, di Brisard e Dasquiere). Intanto Bush cerca di favorire il negoziato promuovendo la nascita del cosiddetto gruppo dei 6+2 (i paesi confinanti con l’Afghanistan più Usa e Russia).

Gli americani non esitano ad usare anche le maniere forti. A raccontare come è l’ex ministro degli esteri del Pakistan il signor Naif Naik che, in un’intervista televisiva trasmessa in Francia, racconta che nel corso della riunione del “Gruppo” a Berlino, tra il 17 e il 20 luglio, l’ambasciatore statunitense Thomas Simons spiega quale potrebbe essere l’alternativa: se i Talebani non si comportano come si deve, e il Pakistan fallisse nel suo intento di farli comportare come si deve, Washington potrebbe ricorre ad un’altra opzione: quella militare. Brisard e Dasquieré riferiscono una battuta assai esplicita. “Ad un certo punto i rappresentati americani dissero ai Talebani: o accettate la nostra offerta di un tappeto d’oro, o sarete sepolti da un tappeto di bombe”.

L’ultimo incontro tra emissari Usa e Talebani avviene il 2 agosto 2001, 39 giorni prima dell’attacco alle Torri. È Cristina Rocca, direttrice degli affari asiatici del Dipartimento di Stato ad incontrare a Islamabad l’ambasciatore Talebano in Pakistan. Kabul respinge definitivamente la proposta americana. La parola passa alle armi. Il 10 settembre 2001 veniva messo sulla scrivania di Bush un dettagliato piano di attacco militare, preparato dalla CIA, per colpire al Qaeda in Afghanistan con il massiccio supporto della NATO, per essere firmato dal Presidente di rientro dalla Florida. Il mattino seguente cadevano le torri gemelle(2).

Geostrategia: Oltre a colpire l’Europa, “la politica della droga” afghana ha provocato gravissimi problemi interni ai due avversari eurasiatici degli Stati Uniti: la Russia e la Cina. Viktor Ivanov, Capo del Servizio Federale russo anti-droga ha più volte tuonato contro il Governo di Kabul e i suoi protettori di Washington, accusandoli non solo di essere coinvolti direttamente nel traffico di stupefacenti ma di non voler distruggere con i bombardamenti i laboratori di droga e le piantagioni di papavero afghane. Secondo Ivanov «muoiono ogni anno per uso di stupefacenti 30.000 persone, mentre nell’intera Europa ne muoiono circa 10.000» e dei 2,5 milioni di tossicodipendenti in Russia, il 90% «usa eroina di produzione afghana. Consumiamo la quinta parte di tutta l’eroina prodotta in Afghanistan» ha poi aggiunto, sottolineando che Mosca è pronta a guidare una grande coalizione internazionale per debellare il narcotraffico.

L’Afghanistan ha la sfortuna di trovarsi nel cuore del continente eurasiatico, in una posizione strategica che consente a chi lo controlla di monitorare da vicino tutte le potenze nucleari della regione, Cina, Russia, India e Pakistan, e di completare l’accerchiamento dell’Iran, che in caso di guerra con gli Usa si troverebbe a fronteggiare un attacco su due fronti: quello iracheno e quello afgano.

“Secondo molti analisti militari la volontà statunitense di controllare l’Afghanistan va però letta soprattutto in chiave di contrapposizione alla Cina, considerata dal Pentagono come la maggiore minaccia potenziale all’egemonia militare ed economica globale degli Stati Uniti non solo in Asia, ma anche in Medio Oriente, Africa e America Latina. Una minaccia divenuta più reale dopo la creazione, nel giugno 2001, dell’alleanza politico-militare guidata da Pechino: l’Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione (SCO), che riunisce la Cina, la Russia, le repubbliche centrasiatiche e presto, forse, anche l’Iran. E che in futuro, vista la sua progressiva integrazione con l’Organizzazione del Trattato per la Sicurezza Collettiva (CSTO), l’alleanza politico-militare a guida russa, potrebbe estendere la sua influenza fino all’Europa orientale (Bielorussia) e al Caucaso (Armenia), diventando a tutti gli effetti un’alleanza contrapposta alla Nato a guida Usa.

Un Afghanistan sotto controllo statunitense rappresenta una spina nel fianco per la Cina, in particolare per la sua prossimità allo Xinjiang, regione ricchissima di petrolio destabilizzata dal nazionalismo uiguro (tradizionalmente sostenuto dalla CIA)”(3).

A cosa serve allora la NATO? Spesso, in buona fede, alcuni sostengono questa tesi: “Nel periodo della guerra fredda l’Alleanza Atlantica aveva una funzione difensiva e dissuasiva dal momento che doveva fronteggiare le armate sovietiche e quelle del Patto di Varsavia … Dopo la caduta dell’Unione Sovietica sono venuti alla luce piani dello Stato Maggiore sovietico per un attacco all’Europa che avrebbe portato le loro armate all’atlantico e al mediterraneo in meno di due settimane”.

Cerco di sintetizzare il più possibile le mie obiezioni. Chi minacciava davvero chi? La Seconda Guerra Mondiale fu vinta essenzialmente dall’Unione Sovietica, che ebbe un bilancio di circa 26 milioni di morti tra vittime civili e militari, contro i 292.000 morti (tutti militari) degli Stati Uniti. Al momento dello sbarco in Normandia (6 giugno 1944) la Germania e i suoi alleati dispiegavano 228 divisioni ad Est e solo 58 ad Ovest … eppure i sovietici arrivarono a Berlino prima degli angloamericani. Questo per chiarire chi davvero ha liberato l’Europa dal nuovo ordine nazionalsocialista imposto dalla Germania del Terzo Reich.

Terrorizzati che il Giappone si arrendesse prima ai sovietici che a loro, nell’agosto 1945 gli Stati Uniti sganciarono deliberatamente due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, uccidendo centinaia di migliaia di civili e lanciando un chiaro monito al Cremlino. La prima bomba atomica sovietica venne esplosa, come esperimento nucleare, solo il 29 agosto 1949 in un poligono militare del Kazakistan, la prima bomba H addirittura nell’agosto 1953. Il Trattato che istituiva la NATO, l’Alleanza militare atlantica dei paesi guidati da Washington venne firmato il 4 aprile 1949; solo 6 anni dopo, il 14 maggio 1955, l’Unione Sovietica metteva in campo il Patto di Varsavia insieme ai paesi alleati di Mosca. La NATO è mai servita alla difesa dell’Europa occidentale?

Cito, uno fra tanti, il Generale belga Robert Close (ex Vice Comandante del Nato Defense College), che in un dettagliato volume(4) espose efficacemente la tesi che se “i Russi aggredissero di sorpresa le forze della Nato nella Germania Occidentale potrebbero arrivare al Reno in 48 ore”.

Le opinioni di Close furono poco dopo precisate dal Generale Johannes Steinhoff, che prestò per tre anni servizio come Presidente del Comitato Militare della NATO (uno dei posti più alti in seno all’Alleanza Atlantica): “E’ un fatto che l’Alleanza va a rotoli dolcemente … è ancor vero oggi, come all’epoca della creazione della NATO, che questa alleanza è totalmente dipendente dalla leadership degli Stati Uniti. Sembra venuto il momento di rivedere questa leadership … Dato che non serve a nulla che gli Stati Uniti partecipino ad una alleanza che non è capace di reagire ad un attacco sovietico – il solo scopo reale della NATO – bisognerebbe forse che il nostro prossimo Presidente stabilisca a quali condizioni intendiamo proseguire la nostra partecipazione”(5).

Buon per noi allora che gli obiettivi geopolitici della politica estera sovietica (i medesimi oggi della Federazione Russa) fossero improntati alla necessità di garantire a qualsiasi prezzo la sua sicurezza ed evitare l’accerchiamento militare (lo stesso obiettivo che la NATO continua a perseguire espandendosi ad Est fino ai confini russi e tentando di occupare Siria ed Iran).

Concludo questo breve excursus storico ricordando solo un altro determinante documento pubblicato dal “New York Times”, in cui l’ex Presidente USA Ronald Reagan dichiarò che l’Europa poteva essere ” il teatro di una guerra nucleare limitata”. Ciò vuol dire che URSS ed USA avrebbero potuto fare dell’Europa, dell’ovest e dell’est, un campo di battaglia nucleare, senza coinvolgersi direttamente(6).
Altro che difesa dell’Europa … se quello che diceva Reagan corrisponde a verità una guerra della Nato contro l’Unione Sovietica avrebbe comportato la distruzione totale del nostro continente!

Perché allora gli europei non si sono mai fatti il proprio esercito indipendente dalla NATO (dalla quale non a caso il Charles Generale De Gaulle fece uscire la Francia, espellendo dal proprio territorio le basi USA e dotandosi della force de frappe nucleare)? La risposta la troviamo in un documento sfuggito al Pentagono e pubblicato ancora dal New York Times nel febbraio del 1992: “La Nato è… lo strumento attraverso il quale gli Stati Uniti intendono mantenere la propria presa sull’Europa, impedendole di crescere economicamente, politicamente, militarmente”. Per questo motivo gli americani si sono sempre opposti alla nascita di un esercito europeo autonomo, sganciato dall’Alleanza Atlantica(7).

Quando, sempre nel 1992, due statisti europei come Kohl e Mitterand cercarono di far nascere l’Eurocorp, cioè un corpo d’armata franco tedesco aperto alla partecipazione degli altri Paesi della CEE, l’allora segretario di stato James Baker dichiarò senza mezzi termini che “gli Stati Uniti sono contrari anche alla sola ipotesi di una forza militare europea indipendente”. E il progetto abortì …

In definitiva non si può non condividere quanto recentemente affermato dall’Ambasciatore russo presso la NATO, Dimitry Rogozin: “La NATO continua a vivere secondo i principi enunciati dal Segretario generale della NATO Lord Ismay: ‘l’America dentro, la Germania sotto e la Russia fuori’. Questo significa il controllo del militarismo tedesco; capiscono che i tedeschi possono sempre trasformarsi in una forza, che consoliderà l’Europa intorno a sé” … Gli statunitensi hanno inventato la storia secondo cui l’Europa non può fare a meno di loro. Il risultato di tale rapporto è inferiore ai benefici per l’Europa. Ciò che questo significa per l’Europa, è che essa è diventata ostaggio e obiettivo di attacchi di rappresaglia, senza nemmeno avere accesso alle tecnologie statunitensi”.

E’ davvero quello che vogliamo?

Ma in Italia a cosa serve la NATO, con le sue 113 basi militari dispiegate sul nostro territorio? Elenchiamone chiaramente le principali conseguenze:
1) La mancanza di sovranità nei principali settori di intervento: militare, politica estera, economica, lotta alla criminalità.
2) Identità nazionale solo retorica ma oggi rilanciata in maniera propagandistica per favorire l’invio di militari nelle “missioni di pace americane” all’estero.
3) Mancato sviluppo delle direttrici geopolitiche italiane, nei Balcani e nel Mediterraneo, con forti perdite economiche per le nostre imprese.
“Il paese ospitato (gli USA), mantiene il paese ospitante (l’Italia) all’interno della propria area di influenza, mentre la presenza di forze armate su un altro territorio può costituire una forma di pressione politica territoriale in grado di esercitare influenza nelle politiche interne del paese ospitante. La presenza militare plasma i paesi riceventi, influenzandone cultura e società, ed alterandone anche il processo di democratizzazione”(8).

Steve Brady - 09/07/2012

(Fonte: statopotenza)



Note:
1. “Speciale obiettivo USA in Afghanistan: il petrolio”, su www.rainews24.it
2. Michel Chossudovsky, “Chi era Usama Bin Ladin?”, Global Research, 12/09/2001
3. “Cosa si nasconde dietro la guerra in Afghanistan”?, Peacereporter, 06/10/2009. Stefano Vernole, “Guerra alla droga: Mosca accusa Washington”, www.eurasia-rivista.org, 6/11/2008
4. Robert Charles Close, “L’Europa senza difesa?”, Mucchi, Modena, 1978
5. Ibidem, p. 312
6. Documento pubblicato in Italia solo dal quotidiano “La Stampa” di Torino
7. www.massimofini.it, 1992
8. Intervento di Stefano Vernole al Convegno di Roma, “Da Jalta al multipolarismo”, www.eurasia-rivista.org, 27/01/2011

giovedì 23 febbraio 2012

Geopolitica: il ruolo dubbio di Russia e Cina nello scacchiere mondiale




Scrive Maurizio Barozzi: “Se la Russia molla su la Siria, qualunque sia l’escamotage che avanzano per giustificarlo, le conseguenze sarebbero per lei e per tutti noi devastanti. Le leggi della politica internazionale sono spietate e non sgarrano mai. Non solo la Russia perderebbe l’unica e ultima base che ha nel mediterraneo, ma la sua politica e il suo ruolo diverrebbero inaffidabili. Di conseguenza tutti gli Stati, anche quelli che gli sono vicini, troveranno più opportuno saltare il fosso e buttarsi nelle braccia di Lorsignori, Iran compreso se non vuol essere ridotto all’età della pietra dopo salutare bombardamento umanitario. Ergo la Russia non potrebbe più contenere l’accerchiamento militare che gli hanno fatto attorno e dovrebbe sottomettersi allì'Occidente. L’apparizione di Putin è stato un mezzo miracolo, se solo si considera che la Russia era totalmente finita nelle mani della mafia ebraica che l’aveva letteralmente depredata. E’ stato un miracolo reso possibile dalle leggi e i contraccolpi della geopolitica. Ma la Russia resta pur sempre inserita nel sistema economico e finanziario mondiale, per lei, per fare un esempio, è importantissimo entrare a far parte degli accordi sul WTO e non solo. A questo si aggiunga che in Russia vi sono forze, lobby e interessi eterogenei che non è facile indirizzare verso obiettivi anti mondialisti. Della Cina conosciamo le sue tradizioni “occidentali” che furono evidenti fin dal tempo degli accordi con Nixon e del suo desiderio di espansione nel mondo libero. Si può contare sulla Cina solo per le contraddizioni della geopolitica che la spingono a recitare un ruolo egemone, ma fino a dove? Questi comunque sono i grandi nodi della politica internazionale. Lorsignori, da quanto si può capire, hanno due strategie che si confrontano, entrambe finalizzate alla distruzione di queste “contraddizioni” nazionali. Una che spinge sull’uso della forza ricattatoria e fino ai limiti della guerra, convinta com’è che il momento storico gli possa sfuggire di mano, soprattutto in previsione di futuri sviluppi di altre entità nucleari. Un altra che invece confida nell’opera dall’interno delle grandi massonerie mondialiste che, con il tempo, dovrebbero “catturare” tutto il potere in Russia, ecc. Staremo a vedere. Se vincono gli Occidentali, entro una trentina di anni avremo l’istituzione della Repubblica Universale, capitale Gerusalemme

La carta? Come quasi tutto al mondo.. è stata inventata in Cina

Ombrelli di carta in Cina


Storia della carta. Dalle origini ai giorni nostri.

Siamo ormai nell’epoca dell’e-book dove il libro si legge ormai su un supporto informatico, ma in materia di libri vecchi e rari è ancora piacevole leggerli sfogliarli e sentire il “profumo dell’antico manoscritto”. Ma qual è l’origine della carta? La carta è nata in Cina con il sorgere della nostra era ed ha impiegato più di quindici secoli per diffondersi in tutto il mondo. Il disegno della filigrana della carta, ci fa conoscere l’origine ed il percorso da essa fatta, così come la vicinanza di una città, la materia prima e l’esistenza dell’acqua favoriscono il nascere di alcune cartiere in determinati luoghi.

In Cina queste tre condizioni si ebbero a partire dal primo secolo d.c. mentre in Europa tutto ciò arriverà per gradi dal XII al XVI secolo. Condizione essenziale il flusso uniforme dell’acqua, ma soprattutto la sua purezza. In Europa si riteneva determinante per l’apertura di una cartiera, luoghi dove da tempo si esercitava già l’industria tessile, i cascami fornivano così materia prima per la carta, la vicinanza di un porto, dove fosse determinante lo scambio di merci il sorgere di un centro commerciale, polo di attrazione di sicuro interesse per il nascere della cartiera. Anche la Chiesa ed i suoi monasteri contribuirono a lungo al monopolio della cultura medievale e la grandi Università di Bologna e Parigi favoriscono il nascere dell’industria cartaria. In Cina la carta non subirà la concorrenza di altri prodotti, mentre in Europa invece a partire dal XIV secolo, verrà introdotta la pergamena, un supporto assai più soddisfacente della prima carta. I libri antichi dell’epoca hanno infatti le pagine in pergamena. La pergamena ebbe quindi mano mano il sopravvento sulla carta, considerata all’inizio una materia delicata, cedendo il passo all’arte tipografica.

L’industria della carta fu “boigottata” dall’Occidente Cristiano, a causa della sua provenienza araba o giudaica. Solo con l’invenzione dalla stampa, la nascita dei primi libri antichi, ed lo sviluppo dei torchi, furono possibili nuovi sbocchi.

Nascita della carta in Cina.In Cina a partire dal II secolo d.c. si trovano iscrizioni arcaiche su carta. Ci riferiscono che la carta venne inventata dell’anno 105. Nello stesso anno l’eunuco Ts’ai Lun, facente parte della corte, presentò agli imperatori i primi fogli di carta ed ebbe numerosi elogi. Fu poi un giovane contemporaneo, Tso Tsui-yi a perfezionare la carta che venne usata nei secoli venire per molteplici usi: carta per ornare case e templi, carta per scrivere libri e cronache, carta da involucro, tovaglioli di carta e per finire carte igienica. Nel VII Secolo comparve la carta moneta. In Cina venivano prodotti così i più svariati tipi di carta, (con la canapa, con il bambù, con il giunco, con muschio e licheni, con paglia di grano e riso, con bozzoli del baco da seta), ma la maggiore produzione derivava dai stracci. Erano quindi svariate le produzioni che via via vennero perfezionate nel tempo.La Carta si diffuse così in tutto l’impero, ma rimase un segreto della Cina sino al VIII secolo, quando in seguito ad una battaglia giunse dell’Islam.La carta del mondo arabo.

Il mondo islamico dopo la conquista della Siria e dell’Egitto, favorì lo studio delle scienze e della chimica. Sorsero così grandi università e biblioteche. Per questo si stimolò il consumo della carta, grazie anche all’espansione geografica e culturale e di civilizzazione rispetto all’Occidente. Nel 751, durante una spedizione militare, verso le frontiere della Cina, il governatore generale del Califfato di Bagdat, catturò a Samarcanda, due fabbricanti di carta cinesi. Avvalendosi del loro aiuto, impiantò in questa città una cartiera, località privilegiata dalla presenza di acqua, campi di irrigazione di lino e di canapa.

Nacquero così’ le manifatture di Samarcanda. Una carta in prevalenza fatta di stracci, molto meglio di quella cinese. Per molti secoli la produzione rimase segreta a Samarcanda, che per svariati secoli divenne un centro cartario d’eccellenza. Nel 793 anche a Bagdad, si cominciò a fabbricare la carta, e da qui l’industria cartaria si diffuse in tutto il territorio delle provincie mussulmane. La Carta di Damasco già conosciuta dal 985, divenne molto nota in Occidente. Altri centri importanti L’Armenia e la Persia. In Egitto dove da millenni si coltiva il lino, le carte acquistarono notorietà a partire dalla fine del X secolo, sia per i libri antichi che per gli usi comuni. Dal Cairo e da Alessandria D’Egitto, la carta giunse in Tripolitania ed in Tunisia. Una ramificazione della carta, giunse da Tunisi sino a Palermo, difatti alcuni scrittori hanno attribuito l’origine della carta di Fabriano a questo ceppo palermitano. Infine si giunge a Fez, nell’Africa del Nord, qui la via della carta, alla pari di Bagdad e di Damasco diverrà uno dei centri cartari più importanti, che alla fine del XII secolo, possedeva 400 cartiere.

Da Fez, la carta penetrò in Spagna, dove sorge la prima cartiera dell’Europa. Si deve agli arabi il perfezionamento dell’uso della carta, non solo per la composizione del materiale, ma anche a nuove tecniche idrauliche. Si passò dal moto circolare alternato continuo, al moto alternato grazie alla ruota dentata ed al peso di una molla o di un utensile. Si applicò così la forza idraulica nelle industrie e nei mulini da carta. La Spagna subì l’invasione degli Arabi sin dal 711, e fu la prima regione Europea dove vennero utilizzate le nuove tecniche, di cui beneficiò dopo, tutta l’Europa. Il primo manoscritto cartaceo (libro antico), di cui si ha notizia, è un codice della Biblioteca Universitaria di Leida scritto nel 866, in cui si parla delle parole rare e curiose presenti nelle sentenze di Maometto.La carta in Italia ed i libri Antichi.In Italia già nel XIII secolo vi era un uso diffuso della carta. La carta di provenienza Araba e Spagnola, derivava dai commerci che genovesi e veneziani intrecciavano con Barcellona e Valenza. Le prime cartiere sorsero in Liguria sin dal 1235. Dalla seconda metà del 1200 si svilupparono a Fabriano (1276), Colle Val d’Elsa, Salò ed Amalfi. La penisola alla fine del Medioevo era la maggior produttrice di carta. La produzione si diffuse, poi a seguire a Bologna, Padova Genova, poi la Toscana, in Piemonte, nel Veneto e nella Valle del Toscolano (Brescia).

Fabriano mantenne a lungo la supremazia grazie anche ad alcuni tecniche di perfezionamento.I cartari italiani, furono i primi a utilizzare filigrane per contrassegnare la propria carta, cosa sconosciuta ai cinesi e agli arabi. Questa marca divenne così il mezzo di identificazione della cartiera d’origine, del titolare dell’attività, nonché della qualità e formato del prodotto. Per circa 200 anni l’Italia dominò il mercato della carta sostituendosi alla Spagna ed a Damasco. Nel XIV Secolo la carta italiana aveva una supremazia incontrastata sui mercati di Francia, Svizzera, Belgio, Paesi Bassi, Germania, Moscovia e nel bacino del Mediterraneo. Poiché la domanda sulla carta cresceva più in fretta dell’offerta, per lungo tempo resto una materia costosa. Due secoli dopo l’introduzione in Italia, era ancora il supporto fondamentale della scrittura, della stampa e dei libri antichi. Nel XVII secolo a causa dell’epidemia della peste, la floridezza del settore cartaceo cessò di colpo.

Ci fu un blocco della produzione, per la paura del contagio, che fermarono la raccolta e la circolazione delle materie prime. Passata la peste si risentì a lungo della grande mortalità. Con la ripresa demografica nella seconda metà del secolo si ebbe di nuovo sollievo nel settore. Ma ci furono altri due elementi che impedirono il superamento dell’emergenza peste: l’introduzione dei dazi e la concorrenza straniera. I dazi significavano rallentamento sui mercati oltremare, sul mercato interno, e rendere difficile e caro il rifornimento di stracci. Tra il XII ed il XVIII secolo fu introdotto il cilindro olandese. L’operazione di triturazione risultava essere più veloce e semplice, abolendo il passaggio della macerazione. Si ottenne così carta raffinata in tempi più brevi. Agli inizi del 1700 i Mercanti e produttori di Libri antichi subirono i contraccolpi degli eserciti imperiali, impegnati nella contesa del trono spagnolo.

Si ebbe un blocco della carta per un lungo periodo, crebbero i prezzi che scorggiarono gli investimenti. Peggiorò di conseguenza la qualità della carta. Fu l’impero ottomano a ridurre le tariffe doganali interne, ad introdurre un servizio di navi capaci di contrastare e tenere a bada i corsari. Si deve a Nicolas Louìs Robert nel 1799 la la nascita della prima macchina continua, fu costruita e brevettata in Francia ed in seguito perfezionata in Gran Bretagna.

La Prima in Italia fu inventata nel 1807 da Paolo Andrea Molina, nella sua fabbrica di Borgosesia. La macchina rivoluziona così il ciclo produttivo dei Libri Antichi, meccanizza la fabbricazione del foglio, introduce l’asciugatura, ma richiede nuovi spazi essendo una macchina di notevoli dimensioni. La carta viene prodotta dagli alberi a partire dal 1800. A determinare l'affermazione dell'industria cartaria per i Libri Antichi nella sua forma attuale contribuì anche l'importantissima scoperta di Federico Gottlob Keller che nel 1844 ottenne la pasta di legno meccanica sfibrando per la prima volta il legno con mole di pietra.

Al 1882 risale il procedimento Ritte-Kellner e al 1883 quello di Dahl, che aprì la via alla cellulosa e al solfato per la produzione di carta per i Libri Antichi.

Rita De Angelis.

martedì 24 gennaio 2012

Geopolitica - Iran, Cina e Russia, Triplice Intesa Eurasiatica, per contrastare la politica egemonica USA




Iran, Cina e Russia, Triplice Intesa Eurasiatica, per contrastare la politica egemonica USA

Nonostante le aree di differenza e la rivalità tra Mosca e Teheran, i
legami russo-iraniani si rafforzano. Sia la Russia che l'Iran hanno
molto in comune. Sono entrambi grandi esportatori di energia, hanno
interessi profondamente radicati nel Caucaso meridionale, si oppongono
allo scudo missilistico della NATO e desidera tenere alla larga gli
Stati Uniti e l'Unione europea dal controllo dei corridoi energetici
nel bacino del Mar Caspio. Mosca e Teheran condividono anche molti
alleati, dall'Armenia, Tagikistan e Bielorussia a Siria e Venezuela.
Ma sopra ogni cosa, entrambe le repubbliche sono anche i due
principali obiettivi geo-strategici di Washington.

La Triplice Intesa Eurasiatica e il valore dell'Iran per la Russia e la Cina

Con l'inclusione dei cinesi, la Federazione Russa e l'Iran sono
ampiamente considerati alleati e partner. Insieme la Federazione della
Russia, la Repubblica Popolare cinese e la Repubblica islamica
dell'Iran formano una barriera contro gli Stati Uniti. I tre lo
formano questo una triplice alleanza, il nucleo di una coalizione
eurasiatica che resiste all'invasione di Washington dell'Eurasia e
alla ricerca degli USA all'egemonia globale. I cinesi affrontano
soprattutto l'invasione degli Stati Uniti nell'est asiatico e nel
Pacifico, gli iraniani affrontano soprattutto l'invasione degli Stati
Uniti nell'Asia sud-occidentale, e i russi l'invasione degli Stati
Uniti dell'Europa orientale. Tutti e tre gli stati devono affrontare
l'invasione degli Stati Uniti in Asia centrale e sono diffidenti nei
confronti della presenza militare USA e NATO in Afghanistan.

L'Iran può essere caratterizzato come un perno geo-strategico.
L'intera equazione geo-politica in Eurasia cambierà in base all'orbita
politico dell'Iran. Se l'Iran dovesse allearsi con gli Stati Uniti e
diventare ostile a Pechino e Mosca, potrebbe seriamente destabilizzare
la Russia e la Cina e devastare entrambe le nazioni. Ciò sarebbe
dovuto ai suoi legami etnico-culturali, linguistici, economici,
religiosi e geo-politici dal Caucaso all'Asia centrale.

L'Iran potrebbe anche diventare il più grande canale per l'influenza e
l'espansione degli Stati Uniti nel Caucaso e in Asia centrale, perché
l'Iran è la porta verso il ventre molle meridionale della Russia (o
"estero vicino") nel Caucaso e nell'Asia centrale. In tale scenario,
la Russia come corridoio energetico verrebbe effettivamente sconvolta
e sfidata, mentre Washington sbloccherebbe il potenziale iraniano
come corridoio energetico primario per il Mar Caspio e sostenitore
delle pipeline iraniane. Parte del successo della Russia come via di
transito dell'energia è dovuta agli sforzi statunitensi d'indebolire
l'Iran, impedendo il transito dell'energia attraverso il territorio
iraniano.

Se l'Iran cambiasse campo, anche l'economia e la sicurezza nazionale
cinesi sarebbe tenute in ostaggio per due motivi. La sicurezza
energetica cinese sarebbe minacciata direttamente per via del fatto
che le riserve energetiche iraniane non sarebbero più sicure e
sarebbero soggette agli interessi geopolitici degli USA. Inoltre,
l'Asia centrale potrebbe anche ri-orientare la sua orbita se
Washington dovesse aprire un canale diretto al mare aperto attraverso
l'Iran.

Così, sia la Russia che la Cina vogliono una alleanza strategica con
l'Iran, come mezzo per parare l'invasione geo-politica di Washington.
La "Fortezza Eurasia" sarebbe vulnerabile senza l'Iran. Questo è il
motivo per cui né la Russia né la Cina potrebbero mai accettare una
guerra contro l'Iran. Se Washington dovesse trasformare l'Iran in un
cliente, allora la Russia e la Cina sarebbero in pericolo.
Fraintendere il sostegno di Cina e Russia alle sanzioni del Consiglio
di Sicurezza dell'ONU

C'è un grande fraintendimento sul passato sostegno russo e cinese alle
sanzioni ONU contro l'Iran. Anche se Pechino e Mosca permisero che le
sanzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite passassero
contro il loro alleato iraniano, lo hanno fatto per motivi strategici
volti a mantenere l'Iran al di fuori dell'orbita di Washington. In
realtà, per gli Stati Uniti sarebbe assai meglio cooptare Teheran come
partner satellitare o minore, che correre rischi inutili e azzardati
di una vera e propria guerra contro gli iraniani. Il sostegno russo e
cinese alle passate sanzioni hanno consentito che una più ampia
frattura emergesse tra l'Iran e Washington. A questo proposito, la
realpolitik è all'opera. Mentre le tensioni irano-statunitensi
aumentano, le relazioni dell'Iran con la Russia e la Cina diventano
più strette e l'Iran consolida sempre più il suo campo con Mosca e
Pechino.
Russia e Cina non avrebbero mai sostenuto delle sanzioni paralizzanti
o qualsiasi forma di embargo economico, che potessero minacciare la
sicurezza nazionale iraniana. Questo è il motivo per cui sia la Cina
che la Russia hanno rifiutato di essere costrette da Washington a
unirsi alle sue nuove sanzioni unilaterali del 2012. I russi hanno
anche messo in guardia l'Unione europea dall'essere la pedina di
Washington, perché sono autolesionistici nel giocare secondo gli
schemi degli Stati Uniti. A questo proposito, la Russia ha commentato
i piani impraticabili e praticamente inefficaci dell'UE per un embargo
petrolifero contro l'Iran. Teheran ha anche fatto simili ammonimenti e
ha respinto l'embargo petrolifero dell'UE come una tattica psicologica
che è destinata a fallire.
La cooperazione russo-iraniana nella sicurezza e nel coordinamento strategico
Nell'agosto 2011, il capo del Consiglio supremo di sicurezza nazionale
dell'Iran, il segretario generale Saaed (Said) Jalili, e il capo del
Consiglio Nazionale di Sicurezza della Federazione Russa, il
segretario Nikolaj Platonovich Patrushev, si incontravano a Teheran
per parlare del programma energetico nucleare iraniano e della
cooperazione bilaterale. La Russia ha voluto aiutare l'Iran ha
respingere le nuove accuse con cui Washington si stava preparando ad
attaccare l'Iran. Poco dopo Patrushev e il suo team russo sono giunti
a Teheran, il ministro degli esteri iraniano, Ali Akbar Salehi,
sarebbe volato a Mosca.
Nel settembre 2011 sia Jalili che Patrushev si sarebbero incontrato di
nuovo, ma questa volta in Russia. Jalili dovrebbe andare a Mosca e poi
attraversare gli Urali per recarsi nella città russa di Ekaterinburg.

L'incontro di Ekaterinburg tra i due ha avuto luogo a margine di un
vertice sulla sicurezza internazionale, ed è stato importante, perché
è stato annunciato che i vertici degli enti di sicurezza nazionale di
Mosca e Teheran si sarebbero d'ora in poi coordinati, organizzando
riunioni regolari, e un protocollo è stato firmato da entrambi a
sostegno di ciò. A Ekaterinburg, sia Jalili che Patrushev hanno anche
tenuto riunioni con la loro controparte cinese, Meng Jianzhu. Il
risultato della riunione sarebbe che Jalili e Jianzhu richiederebbero
misure analoghe da adottare da parte dei consigli di sicurezza
nazionale dell'Iran e della Cina. Cinesi e iraniani avrebbero anche
effettuato degli appelli per l'istituzione di un consiglio di
sicurezza sovranazionale all'interno del Consiglio della Shanghai
Cooperation Organization, per affrontare le minacce comuni a Pechino,
Teheran, Mosca e del resto dell'organizzazione eurasiatica.

Sempre nel settembre 2011, Dmitrij Rogozin, l'inviato russo presso la
NATO, ha annunciato che avrebbe visitato Teheran nel prossimo futuro
per parlare del progetto dello scudo missilistico della NATO, a cui
sia il Cremlino che l'Iran si oppongono; e subito compariva un
articolo che affermava che la Russia, Iran e Cina stamno progettando
la creazione di uno scudo missilistico congiunto. Rogozin, che
nell'agosto 2011 aveva avvertito che la Siria e lo Yemen sarebbero
stati attaccati per poter avviare il confronto con Teheran, avrebbe
risposto agli articoli confutando pubblicamente i piani per la
creazione di un programma per uno scudo missilistico congiunto
sino-russo-iraniano.

Il mese seguente, nell'ottobre del 2011, i ministeri degli affari
esteri di Russia e dell'Iran annunciavano che avrebbero ampliato i
legami in tutti i campi. Poco dopo, nel novembre 2011, l'Iran e la
Russia hanno firmato un accordo di cooperazione e di partnership
strategica tra i loro rispettivi più importanti enti di sicurezza
riguardanti economia, politica, sicurezza, intelligence e
coordinamento. Questo era stato anticipato da un documento su cui
russi e iraniani stavano lavorando da tempo. L'accordo è stato firmato
a Mosca dal segretario generale del Consiglio supremo di sicurezza
dell'Iran, Ali Bagheri (Baqeri), e dal Sottosegretario del Consiglio
di Sicurezza Nazionale della Russia, Evgenij Lukjanov.

Nel novembre 2011, il capo del Comitato per gli affari internazionali
della Duma russa, Konstantin Kosachev, aveva anche annunciato che la
Russia deve fare tutto il possibile per impedire un attacco al vicino
Iran. Alla fine di novembre 2011 è stato anche annunciato, ancora una
volta, che Dmitrij Rogozin avrebbe sicuramente visitato sia Teheran
che Pechino nel 2012. E' stato rivelato che Rogozin e un team di
funzionari russi sarebbero andati in Iran e in Cina per delle
discussioni strategiche sulle strategie collettive contro le minacce
comuni.

La Sicurezza Nazionale della Russia e quella dell'Iran sono legate
Il 12 gennaio 2012, Nikolaj Patrushev ha detto ad Interfax che temeva
che una grande guerra stesse per esplodere e che Tel Aviv stesse
spingendo gli Stati Uniti ad attaccare l'Iran. Ha respinto le pretese
che l'Iran stia fabbricando clandestinamente delle armi nucleari e ha
detto che per anni il mondo aveva sempre sentito dire ad nauseam che
l'Iran avrebbe avuto la bomba atomica la settimana prossima. I suoi
commenti sarebbero stati seguiti da un terribile avvertimento da
Dmitrij Rogozin.

Il 13 gennaio 2012, Rogozin, che il Cremlino annunciava sarebbe
diventato viceprimo ministro russo, ha dichiarato che qualsiasi
tentativo di intervento militare contro l'Iran sarebbe una minaccia
alla sicurezza nazionale della Russia. In altre parole, un attacco a
Teheran è un attacco a Mosca. Nel 2007, Vladimir Putin aveva
sostanzialmente detto la stessa cosa, quando era a Teheran per un
vertice sul Mar Caspio, provocando allarme presso George W. Bush Jr.,
avvertendo che la Terza Guerra Mondiale avrebbe potuto scoppiare per
l'Iran. L'affermazione di Rogozin è semplicemente una dichiarazione di
ciò che è stata la posizione della Russia per tutto questo tempo: se
l'Iran dovesse cadere, la Russia sarebbe in pericolo.

L'Iran è un obiettivo dell'ostilità degli Stati Uniti, non solo per le
sue vaste riserve di energia e risorse naturali, ma a causa di
importanti considerazioni geo-strategiche che lo rendono un trampolino
di lancio strategico contro la Russia e la Cina. Le strade per Mosca e
Pechino passano per Teheran, così come la strada per Teheran passa per
Damasco, Baghdad e Beirut. Né gli USA vogliono controllare il petrolio
e il gas iraniani per mere ragioni economiche o di consumo. Washington
vuole mettere la museruola alla Cina attraverso il controllo della
sicurezza energetica cinese e vuole che le esportazioni energetiche
iraniane siano scambiate in dollari USA, per assicurare l'uso continuo
del dollaro nelle transazioni internazionali.

Inoltre, l'Iran ha stipulato accordi con partner commerciali come la
Cina e l'India, in cui le transazioni commerciali non avranno luogo
con gli euro o i dollari statunitensi. Nel gennaio 2012, sia russi che
gli iraniani hanno sostituito il dollaro con le loro monete nazionali,
rispettivamente il rublo russo e il rial iraniano, nei loro scambi
bilaterali. Questo è un duro colpo economico e finanziario negli Stati
Uniti.

La Siria è al centro delle preoccupazioni sulla sicurezza nazionale
dell'Iran e della Russia

Russia, Cina e Iran supportano fermamente la Siria. L'assedio
diplomatico ed economico contro la Siria è legato alla posta
geo-politica in gioco per il controllo dell'Eurasia. L'instabilità in
Siria è legata all'obiettivo di combattere l'Iran e, infine, di
trasformarlo in un partner degli Stati Uniti contro Russia e Cina.

Il cancellato o ritardato dispiegamento di migliaia di truppe
statunitensi in Israele per Austere Challenge 2012, era volto a far
aumentare la pressione contro la Siria. Sulla base di frammenti di un
rapporto di Voce della Russia, i media russi hanno riferito
erroneamente che Austere Challenge 2012 si sarebbe tenuta nel Golfo
Persico, venendo erroneamente ripresa dagli organi di informazione di
altre parti del mondo. Ciò ha contribuito ha mettere in evidenza il
collegamento iraniano a spese di quelli siriano e libanese. Il
dispiegamento delle truppe statunitensi era rivolto principalmente
contro la Siria, per isolare e contrastare l'Iran. Speculativamente,
la cancellazione o il ritardo delle esercitazioni missilistiche
israelo-statunitensi comprendevano probabilmente attacchi con missili
e razzi non solo dall'Iran, ma anche da Siria, Libano e Territori
palestinesi.

A parte i suoi porti navali in Siria, la Russia non vuole vedere la
Siria utilizzata per re-indirizzare i coordinatori energetici del
bacino del Caspio e del bacino del Mediterraneo. Se la Siria dovesse
cadere, tali rotte verrebbero sincronizzati in modo da riflettere la
nuova realtà geo-politica. A spese dell'Iran, l'energia dal Golfo
Persico potrebbe anche essere dirottata verso il Mediterraneo
attraverso Libano e Siria, nel Levante.

Mahdi Darius Nazemroaya - Strategic Culture Foundation

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

martedì 1 novembre 2011

Cina Pakistan India... tutti contro tutti

"Vecchie ombre cinesi, ciò che appare e ciò che si pensa..." (Saul Arpino)


L'India ed il Pakistan dai tempi della "partition", studiata appositamente dagli inglesi prima di lasciare il "dominion", al fine di instillare antagonismo nell'ex colonia (dividi e impera), sono in costante lotta fra loro. Un buon metodo per mantenere l'instabilità e far sì che lo zampino imperiale potesse sempre indirizzare e dirigere occultamente. La cosa è andata avanti anche con l'ausilio del grande fratello amerikano che in estremo oriente occupa basi e paesi...

Ma dalla "partition" alcune cose sono cambiate, intanto il Bengala orientale si è separato dal Pakistan ed ha fatto amicizia con l'India, la Cina ha prima rivaleggiato con l'India per questioni di confine e di egemonia regionale (vedi anche la vicenda tibetana e recentemente del Nepal) e dopo esseri riavvicinata (dopo una guerra lampo per fortuna rientrata) addirittura prospettando l'ipotesi di una fusione "Cindia".. per realizzare una grande superpotenza orientale.. Sembra nel frattempo che lo scacchiera sia nuovamente cambiato, la Cina si sta avvicinando al Pakistan a scapito dell'India... Notizie recenti danno già per scontato che il governo pakistano si sia alquanto allontanato dall'ex alleato yankee (vedere anche le ultime vicinde incursionistiche compiute dalle teste di cuoio USA in territorio pakistano) e perciò, sempre in funzione anti-indiana (che nel fratetmpo si è riavvicinata agli USA) il Pakistan si appresta a stringere un patto satanico con l'Impero Celeste Rosso. Mentre nei giorni scorsi ha fatto circolare la notizia di un lancio missilistico capace di portare ogive nucleari per 700 kilometri (per avvertire sia l'India che gli USA della sua potenza) adesso viene ventilata la posibilità che la Cina possa istallare in Pakistan una serie di postazioni e basi militari...

Secondo il più popolare sito d'informazione asiatico, Asia Times, Pechino starebbe valutando la possibilità di istallare proprie basi militari nelle Aree Tribali del Pakistan per contrastare il terrorismo separatista uiguro. Dopo gli attentati in Xinjang del 30 e 31 luglio scorsi, le autorità cinesi hanno apertamente accusato il Movimento Islamico del Turkestan Orientale (Etim), basato nel Waziristan pachistano e guidato dallo uiguro filo-talebano Abdul Shakur (successore di Abdul Haq, ucciso nella stessa regione dai droni Usa lo scorso febbraio).

In agosto e settembre i contatti tra Islamabad e Pechino sono stati molto fitti, e sono culminati il 28 settembre con la visita in Pakistan del vicepremier cinese Li Keqiang e dal ministro cinese della Sicurezza Meng Jianzhu. Si sarebbe discusso, secondo Asia Times, dell'eventuale uso cinese di basi militari pachistane nelle Aree Tribali e nella regione settentrionale di Gilgit-Baltistan.

Un primo passo, che non verrebbe reso pubblico, propedeutico alla futura apertura di vere e proprie istallazioni militari cinesi: sia basi terrestri nel nord-ovest, sia una base navale nel porto pachistano di Gwadar, costruito dai cinesi stessi.

Secondo i vertici militari indiani - già allarmati dalle sempre più massicce esercitazioni militari congiunte sino-pachistane - i militari dell'Esercito di Liberazione Popolare sarebbero già presenti nell'estremo nord pachistano, mischiati tra le migliaia di operai e ingegneri cinesi impegnati a costruire strade, ferrovie, reti telefoniche e a svolgere ricerche minerarie.

Sospetti a parte, come sopra menzionato, è un fatto che il Pakistan abbia iniziato a corteggiare apertamente la Cina, in funzione anti-Usa e anti-indiana, fin dal blitz americano di Abbottabad dello scorso maggio. Un flirt che a Washington non è certamente sfuggito, e che potrebbe spiegare il crescente nervosismo americano nei confronti di Islamabad.

Paolo D'Arpini e Giuseppe Magliacane

martedì 11 ottobre 2011

Monoculture sospette in Cile... che si tratti di alberi transgenici?

Alberi transgenici all'opera

...Volevo segnalarti questo articolo nel quale mi sono imbattuto, già sospettavo che in giro per il mondo facessero esperimenti killer, da questo sembra trapeli una certezza per cui l'umanità è sotto attacco dei grandi gruppi finaziario-industriali che stanno speculando in tutti i modi possibili ed immaginabili. Tante belle cose ed a risentirci, Giorgio



L'invasione degli alberi mostro

La «Red per un Cile senza transgenici», composta da una settantina di organizzazioni ambientaliste e associazioni di consumatori, ha denunciato che nel paese sudamericano si stanno realizzando, all'insaputa dell'opinione pubblica, varie piantagioni di specie native di alberi locali clonate e in cui sono stati inseriti geni trangenici. Dice che almeno due specie di alberi delle zone fredde della cordigliera andina, il lenga (Nothofagus pumilio) e il raulí (Nothofagus alpinum), alberi molto utilizzati nelle costruzioni e in falegnameria per l'eccelente legno dai toni rosati che producono, sono coltivati - in segreto - nella nona regione l'Araucabia (nella parte meridionale del paese), in esperimenti condotti sia dall'istituto forestale statale Infor sia dall'impresa Demegen Inc.


Dale notizie trapelate, queste ricerche non sono nuove in Cile. Infatti, fin dal 2002e fino al 2008, la joint venture GenFor, basata in Cile, con le imprese biotecnologiche Cellfor (Canada), Interlink (Usa) e la locale Fundación Chile - oltre al Consorcio Genómica Forestal S.A. (che opera nell'Università del Centro de Biotecnología di Concepción, nella regione di Bío Bío) e la VitroGen S.A., appoggiate dall'istituto forestale nazionale e da sei imprese forestali, avevano coltivato ettari di alberi transgenici per renderli resistenti alle malattie e al freddo. Attraverso una tecnologia di embriogenesi somatica della Genfor SA, sono stati introdotti nei pini geni resistenti agli erbicidi. Agli eucalipti sono stati clonati geni con proprietà insetticide e altri tolleranti a funghi defolianti.

I risultati di queste sperimentazioni non sono mai stati resi pubblici: la giustificazione fu che si trattava di imprese private che effettuavano esperimenti in terreni privati e che si trattava di biotecnologie in pieno sviluppo. Questo però dopo aver ottenuto permessi ad hoc, forzando le norme del Servizio agricolo ufficiale (Sag), le cui norme impongono requisiti di biosicurezza per autorizzare coltivazioni transgeniche in Cile, e di fatto escludono le piantagioni commerciali di alberi.

Casi analoghi accadono in Finlandia, Francia, Belgio, Australia, Canada, Indonesia, Israele, Nuova Zelanda, Svezia e Giappone. Senza tralasciare la Russia, dove pare che nel 2009 siano stati piantati a San Petersburgo e Novgorod qualcosa come 300.000 pioppi e betulle transgeniche per «frenare la deforestazione e contrastare il cambio climatico». In Cina esistono dal 1987 centinaia di ettari di pioppi transgenici a crescita rapida. Questi boschi transgenici si sono mescolati a quello che restava dei boschi nativi. Negli Usa la transnazionale produttrice di cellulosa, legname e biocombustibili ArbolGen ha programmato di piantare mezzo milione di eucalipti e pioppi transgenici in almeno sette stati, modificati con il batterio Pseudomonas putida per assorbire acque contamínate e ripulire Tnt dai suoli contaminati.

I rischi ambientali delle monocolture di alberi transgenici sono ormai ben conosciuti e documentati: rappresentano una erosione della biodiversità (per essere resistenti all'aggressione di insetti e perché non producono fiori, frutta né semi) e un aumento dell'inquinamento del suolo (perché comportano un maggiore uso di erbicidi e insetticidi - paradossale, visto che sono modificati proprio per resistere ai parassiti).

Senza dimenticare la contaminazione genetica che viene dalla cross-impollinazione con le specie native, e il rischio di veder sviluppare super-insetti e super-infestanti resistenti alle «nuove proprietà» di questi tree-monsters, alberi-mostro, come li sta chiamando la stampa cilena.

Fulvio Gioanetto

(Fonte Terra Terra)

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Commento breve di Giuseppe Altieri: "Sarebbe grave!"

sabato 10 settembre 2011

Il golpe silenzioso ma assordante del Sivio Berlusconi da Arcore




Gli uomini contano. Alla conferenza di pace di Parigi De Gasperi salvò l’Italia: era, in quel consesso, un Paese nemico, distrutto dalla guerra, gravido di miseria; tutto, tranne l’enorme prestigio del presidente del Consiglio italiano e la dignità con cui difese l’Italia, era contro di lui. Ma De Gasperi colpì gli Alleati, apparve credibile, e l’Italia rientrò ben presto a pieno titolo nella comunità internazionale, e cominciò la sua ricostruzione, prima della Germania, prima del Giappone, suoi alleati di guerra, prima della Cina.

Nell’agosto angoscioso appena trascorso, Berlusconi ha portato l’Italia fino all’orlo dell’abisso: l’ha considerata lui stesso un Paese spregevole, l’ha mostrata senza dignità, con un governo indifferente e cinico in ogni sua scelta, fino al punto di poter decidere in poche ore tutto e il contrario di tutto; un Paese giudicato inaffidabile eticamente, e non solo finanziariamente, perfino dai mercati; un potere politico interno irriso dalla stampa internazionale, incapace, per le sue false analisi, di affrontare la crisi, impossibilitato, per le sue contraddizioni, a governarla e indegno, per i suoi comportamenti, di fare appello alle risorse materiali e morali dei cittadini.

Eppure all’Italia non mancherebbe nulla; è un Paese ancora ricco, seppure di una ricchezza ignorata dal fisco, lavora, produce e risparmia, si dà da fare nell’aiuto reciproco, e ai giovani, se è matrigna la società, resta madre la famiglia. Certo, da quando è finito il “caso italiano” e l’Italia ha cessato di essere un grande laboratorio politico per un diverso futuro, essa è ridiventata politicamente bambina e arrendevole (altrimenti non si farebbe guidare così), ma è un Paese straordinario che ha pur sempre grandi risorse di intelligenza, di creatività, di lavoro.

Ora dobbiamo trarre le lezioni che ci ha impartito quest’agosto (agosto è sempre un mese pericoloso, fu il 15 agosto 1972 che Nixon distrusse l’ordine monetario del dopoguerra sancito a Bretton Woods, aprendo la strada all’attuale cataclisma). Il nostro agosto 2011 ci ha insegnato come una crisi economica possa diventare il momento e l’alibi di un grande tentativo reazionario, fino ai limiti di un sovvertimento del sistema.

Questi sono i colpi di mano che il governo ha tentato col pretesto della crisi:

1) Liquidare l’art. 41 della Costituzione che unisce la libertà economica all’utilità – o almeno non dannosità – sociale, per rendere discrezionale ai privati tutto ciò che non è proibito.

2) Mettere nell’art. 81 il vincolo del pareggio del bilancio, il che toglierebbe allo Stato ogni margine di manovra economica e renderebbe incostituzionale anche il pagamento degli stipendi pubblici quando il limite fosse raggiunto (come stava succedendo disastrosamente ad Obama).

3) Demolire un’intera branca del diritto, quello del lavoro, distruggere la contrattazione collettiva e il ruolo dei grandi sindacati, rimuovere l’obbligo della giusta causa e con esso lo stesso Statuto dei lavoratori, tornare ai rapporti tra “padroni” e operai dell’età preindustriale.

4) Revocare i diritti acquisiti in tema di riscatto della leva e della laurea per il calcolo dell’età pensionabile, in tema di tredicesime e liquidazioni, introdurre nuove disuguaglianze tra dipendenti pubblici e privati, residenti e immigrati, ricchi evasori e poveri tartassati.

5) Mortificare il valore simbolico della Repubblica nata dalla Resistenza impedendo la celebrazione festiva del 25 aprile, del 1 maggio e del 2 giugno.

6) Cavalcare il risentimento verso la politica, tagliando demagogicamente quelli che vengono chiamati i costi della politica e che sono invece i costi della corruzione e i costi della democrazia; attaccare al cuore il principio rappresentativo riducendo drasticamente la rappresentanza popolare dai comuni alle province al Parlamento fuori di qualsiasi piano organico e razionale di riordinamento dello Stato.

Non tutte queste cose sono riuscite, per la debolezza e la confusione della leadership, la difesa corporativa dei propri interessi elettorali da parte della Lega, la resistenza degli Enti locali, i veti incrociati nell’ambito della stessa maggioranza e la reazione vigorosa delle classi attaccate e umiliate; mentre un minimo di continuità istituzionale è stato assicurato da quanto resta della divisione dei poteri, che ha permesso il dispiegarsi di un ruolo di supplenza da parte del Presidente della Repubblica e di controllo di legalità da parte dei magistrati.

Ma resta da chiedersi come tutto ciò sia potuto accadere. È accaduto perché il sistema, grazie agli apprendisti stregoni dei patiti della “Seconda Repubblica”, era stato privato di tutte le sue difese, al Parlamento era stata tolta ogni autonomia mentre un’artificiale, esorbitante maggioranza parlamentare era stata messa per legge nelle mani di un padre padrone, e a quest’ultimo era stato permesso di difendere ossessivamente il potere e di mantenerlo con ogni artificio, mentre tutto il resto era abbandonato alla rovina. La tanto agognata “governabilità” è stata realizzata nel modo peggiore, senza un governo che potesse veramente governare e una democrazia che potesse difendersi; per di più senza che si potesse dare una vera, efficace e giusta risposta alla crisi economica. Perciò, per uscirne, bisogna ora ripartire da qui, cioè dall’idea stessa di cosa debba essere una Repubblica parlamentare e rappresentativa, contro la cecità di chi, anche a sinistra, insiste nel dire che “non si può tornare indietro”.

Raniero La Valle

giovedì 26 maggio 2011

"LOTTA PER LA SUCCESSIONE ALLA GUIDA DEL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE" - di Daniele Carcea




E' giusto che a sostituire DSK alla guida del FMI sia un'altra volta un europeo, un'altra volta un francese, o meglio una francese?

Dominique Strauss-Khan alla fine si è dovuto dimettere dall'incarico di direttore del Fondo monetario internazionale.

Le accuse e i capi di imputazione sono troppo pesanti perché lui possa continuare a dirigere una delle organizzazioni finanziarie più importanti al mondo.

L’FMI infatti, è l’organizzazione che interviene quando un Paese, si trova in grandi difficoltà economiche: cioè non riesce a pagare più i suoi creditori, prevalentemente banche e non riesce a trovare altre forme di credito per finanziarsi, insomma rischia la bancarotta.

Quando il Fondo Monetario Internazionale (FMI) interviene pone delle ferree condizioni che lo Stato deve accettare per poter attingere al prestito, altrimenti questo gli viene negato.

Per essere chiari il FMI si sostituisce al governo del Paese in difficoltà nella gestione della sua economia e delle sue finanze, Paese che viene praticamente commissariato e automaticamente dovrà sottoporsi ad un programma di risanamento lacrime e sangue, che vede fra i suoi punti fondanti: rigore di bilancio, taglio della spesa pubblica, diminuzione dei salari, aumento della pressione fiscale.

Per alcuni critici del FMI, esso anziché aiutare il Paese in difficoltà lo strangola:

favorendo politiche antiprotezionistiche e di liberalizzazione, permette di fatto l’ingresso nel Paese, delle multinazionali, pronte a mettere le mani sui pozzi petroliferi e sui giacimenti di materie prime, in combutta spesso con i dittatori a capo di questi Paesi, il tutto condito da una sana distruzione ambientale.

Strauss-Khan, oltre a dare un taglio meno cinico al FMI, si è rivelato un grosso difensore degli interessi dell’Europa, all’interno del FMI, infatti si offrì immediatamente nel gennaio del 2010 di aiutare la Grecia, ancora prima che l’unione Europea, si mettesse d’accordo per scegliere una strategia condivisa, lui e Trichet fecero forti pressioni sulla Germania, per convincerla ad attuare il piano salva-Grecia.

Nel corso degli ultimi anni è stato percepito un certo malumore da parte dei Paesi asiatici, nei confronti dell’iper-attivismo verso l’Europa di Strauss-Khan.

L’irritazione per questo interventismo a favore dei Paesi europei del FMI ha unito Stati Uniti e Asia e già questo ha comportato una diversa distribuzione delle quote di capitale del fondo, dove l’Europa ha lasciato spazio alla Cina.

Attualmente è in atto un duello Asia-Europa per la successione a DSK, infatti all’orizzonte sta emergendo la candidatura di qualche personalità appoggiata dall’oriente del mondo e dai Paesi emergenti guidati dai soliti BRIC (Brasile, Russia, India, Cina) e dintorni, che stanno facendo sentire la propria voce anche sulla necessità di maggiore rappresentanza al top management del FMI, perché l’economia mondiale non è più quella del dopoguerra, ma nemmeno quella della fine del secolo scorso.

Per la Cina probabilmente i tempi non sono ancora maturi, per chiedere il vertice del FMI, poiché la sua valuta il renminbi non è ancora convertibile e i il mercato dei capitali finanziari è ancora chiuso, ma se andrà avanti nelle riforme di apertura finanziaria, si candiderà senz’altro per il prossimo turno.

In questo momento, in pole position c’è il il ministro delle finanze francese Christine Lagarde. I Paesi del sud-est Asiatico puntano invece sul ministro delle Finanze di Singapore, Tharman Shanmugaratnam, per gli amici Tharman, ma difficilmente i francesi molleranno l’osso.


Daniele Carcea

carceada@interfree.it

sabato 19 febbraio 2011

I Ching e zodiaco cinese - Resoconto dell'incontro di Treia del 6 febbraio 2011, sull'avvento dell'anno Lepre Metallo – A cura di Caterina Regazzi


(Nella Foto: Caterina Regazzi con pigna...)

Il 3 febbraio 2011, finito l'anno della Tigre di metallo, è iniziato quello della Lepre di metallo.

Il metallo, come tutti gli altri elementi, copre due anni, due archetipi, uno maschile, uno femminile.

Gli elementi sono cinque, gli archetipi dodici, per fare un giro completo in cui tutti gli archetipi sono toccati da tutti gli elementi, ci vogliono sessanta anni. Dopo sessanta anni si ritorna alle condizioni in cui eravamo al momento della nascita.

Due sono le vie della Cina: il Confucianesimo (simile al pensiero di Guicciardini) e il Taoismo.

Il Taoismo non è una religione, è una "teoria del tutto", il Tao è una sorgente, un Assoluto, ma, dato che viviamo nel mondo delle forme, la differenziazione è tra yin e yang. Il Mutamento è il gradiente che genera la vita. Il Libro dei Mutamenti è un ricettacolo di filosofia e sociologia.

Nel 2637 a.C. fu fissato l'inizio del Calendario Cinese e quindi da qui inizia il ciclo degli archetipi. Fu istituito da Huang-ti al compimento dei suoi sessanta anni.
Quello che i cinesi riconoscono come scienza si sviluppa dall'osservazione.
Oggi esaminiamo l'esagramma LIN della Tigre e TAI - La Pace, del Coniglio o Lepre.
La fase creativa (yang) riprende a crescere dopo il solstizio invernale, che è la stagione del Bufalo (Esagramma Il Ritorno). Anche il Natale è stato collocato in questo periodo. Segue la Tigre (esagramma LIN) Oggi (6 febbraio 2011) è uno dei giorni tipici della forza prorompente della Tigre e del seme che sotto la terra si spacca ed erompe.

La primavera si sta avvicinando, la gioia è alla portata di chiunque si voglia impegnare e perseverare. Senza pensieri si è proiettati verso la crescita, spontaneamente. La Tigre non è speculativa. La primavera non dura in eterno, occorre approfittare con perseveranza, occorre stare nel giusto.

C'è sempre un alternarsi di progresso e regresso, ma se anche quando siamo nel momento del male, siamo consapevoli, possiamo produrre ed essere in sintonia con ogni successivo passaggio, sia nel male che nel bene. Ci vuole fermezza interiore. L'atteggiamento della Tigre è esemplificativo di questo magnetismo. La forza magnetica ci stimola all'impegno ad essere un modello per gli altri.

“Muoviti, incontra, apri le porte alle novità e sarai capace di sormontare le avversità ed essere un modello di esempio positivo”

Nel momento in cui la nostra evoluzione è pronta, possiamo diffondere il bene comune. Solamente individuando da subito gli errori, possiamo correggerli, prima di commetterli, senza cadervi vittime. L'errore, anche se commesso, può essere però anche considerato un aiuto, con l'osservazione.

Dal 21 gennaio al 19 febbraio abbiamo quindi la Tigre e l'Acquario (secondo novilunio dopo il Solstizio invernale).
Ora vediamo che l'elemento Metallo: più è raffinato e più ha valore. Dobbiamo cercare di eliminare le impurità. E' simbolo del Cielo sulla Terra.

Il Metallo ci aiuta in tutto quello che non riusciamo ad eliminare. La Tigre ci ha dato la sferzata, la Lepre ci accompagnerà con dolcezza. I due archetipi ci danno due lezioni sullo stesso argomento con diverse modalità.

La Scimmia, il Gallo e il Cane portano il Metallo, in tre fasi diverse: la Scimmia lo scopre, lo sperimenta, ci gioca, il Gallo lo usa per il suo valore, il Cane soppesa il suo valore e ne fa un uso.

Chi ama l'estetica, la bellezza, in questo momento (riferito alla Lepre) ha la tendenza a voltare le spalle al mondo, in considerazione della sua disarmonia, e questo non va bene. In più non bisogna essere troppo indulgenti con sé stessi.
Questo anno, attraverso la discriminazione, ci farà interpretare la giustizia vera nei regolamenti, applicandoli con una forma di equilibrio, dando spazio ad interpretazioni con discernimento. Perseguiamo la giustizia senza diventare persecutori. Con la diplomazia possiamo affrontare le situazioni spiacevoli. Riusciamo a trovare accordi equanimi e pacifici.
In questo anno ci prenderemo cura di noi stessi.
Dice la Lepre: "Io riassumo in me l'armonia e la pace interiore"

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Pomeriggio (Sulle qualità dell'anno Lepre)
L'intelletto si esprime nella saggezza, la volontà nell'operare: quando queste componenti sono compresenti, anche la vita emotiva, affettiva, se ne giova.
Yin = remissivo, ricettivo, accogliente
Yang = luminoso, che porta saggezza, conoscenza
Quando c'è un buon governo viene portato un influsso benefico anche ai cattivi. Quando c'è una buona amministrazione anche gli egoisti ne sono influenzati e fanno la loro buona parte. La natura inferiore non deve essere eliminata, ma assecondata in maniera consona, perseguendo il bene comune.
Chi è carente di Metallo quest'anno può trovare giovamento attraverso forme leggere di disciplina, accettabili. Le ore migliori sono quelle dei propri archetipi. Ci si mette d'accordo con sé stessi per intraprendere un piccolo compito che riguardi le arti, la bellezza.

La perseveranza: i tre aspetti femminili in un modo gentile sono Lepre, Capra e Cinghiale (venerei), i tre aspetti femminili altri sono Serpente, Bufalo e Gallo (intelligenza minervina), sono più organizzativi. Questi ultimi privilegiano di più la ragione, gli altri i sentimenti.
La diplomazia è la caratteristica da usare per tutti in quest'anno.

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Il Cinghiale di Terra nell'anno della Lepre Metallo

La Terra è la matrice del metallo, è friabile, vive la sua dimensione attraverso la capacità di produrre la vita. Sente dentro di sè la necessità di formare una sostanza pura di per sé. Quando incontra lo spirito del Cielo nasce il metallo, rappresentazione della purezza, con una trasformazione alchemica.
Il Cinghiale è amico della Lepre, rappresentante della bellezza in forma spontanea e pura, estetica; nel Cinghiale la bellezza è una manifestazione più materica, fisica.
La Lepre rappresenta la bellezza dei fiori di primavera (che non si mangiano), Il Cinghiale si bea delle ghiande e delle nocciole e di quell'altro che gli serve per la sopravvivenza.

E' opportuno un affinamento, deve apprendere la gentilezza e le buone maniere, deve sviluppare una disciplina espressiva.
Invece di "grugnire" dovrebbe manifestare le sue emozioni in maniera più gentile.
In funzione dell'armonia la manifestazione di sé si può fare più gentilmente, per esempio, si può usare l'ironia.
Bisogna compiere una piccola forma di adeguamento e anche nelle nostre espressioni amorose possiamo portare un po' di disciplina.
Si possono accettare anche delle piccole regole di comportamento nell'amore.


Caterina Regazzi

sabato 29 gennaio 2011

Spilamberto e la cultura della Cina: “Appunti sull'introduzione allo studio dell'I Ching” di Laura Vezza



Il Libro dei Mutamenti (I Ching) è l’esperienza diretta di una serie di veggenti che hanno descritto gli “archetipi” - “Archetipo dal greco Arketipon = primo tipo, prima forma, modello. Primo esemplare assoluto ed autonomo, modello primitivo delle cose del quale le manifestazioni sensibili della realtà non sono che filiazioni, imitazioni. Idea. Gli archetipi sono l’unico mezzo che noi abbiamo per potere colloquiare con il ns. inconscio.

Ognuno di noi ha dentro quest’informazione ed ognuno di noi può nell’arco della sua esistenza estrarla in modo inconscio e sentirla vera. Si potrebbe dire che la sensazione è il ns. archetipo per eccellenza o meglio il modo in cui l’archetipo di manifesta”:Tutto nasce dall’osservazione dei fenomeni.

La filosofia indiana e cinese è iniziata nel 10.000 AC e nel 5.000 AC si è trasformata in una forma codificata. Tutte le forme culturali o religiose che si manifestano in Cina si “cinesizzano”. Questo è capitato al Cristianesimo, al Buddismo.

La Cina rappresenta un mondo come era il ns. Impero Romano.

Il Libro dei Mutamenti manifesta aspetti del Confucianesimo, del Taoismo, del Buddismo. In questo testo ci sono delle metodologie universali. Tratta dei fenomeni nello spazio/tempo ed è valido per l’Emisfero del Nord.

Noi viviamo in una sorta di orologio mentale e i vari passaggi temporali corrispondo a momenti spaziali (solstizi, equinozi). Siamo consapevoli del passare del tempo lineare ma non dello spazio/tempo (in senso lato), perdiamo il contatto con la Terra, con quello che sta fuori, con il freddo, la pioggia. E’ importante quindi uscire fuori, passeggiare nella natura..

L’Autoconoscenza è riuscire a vedere ciò che siamo togliendo le sovrastrutture che si sono state imposte e/o che abbiamo accettato. Noi possiamo riconoscere che siamo parte di un processo inscindibile: tutto ciò che è non sorge separato dal Creatore.
La formazione degli archetipi (= modelli fisici e psichici) passa attraverso un processo di crescita.

Le persone e gli archetipi sono la stessa cosa. Bisogna tornare a comportarsi come ci si comporterebbe naturalmente. Le persone sono spesso vittime delle loro proiezioni, è come guardarsi allo specchio: quello che vedo riflesso sembro io ma non sono io.

Se noi togliamo le ns. sovrastrutture, percepiamo la matrice interna, la ns. sostanza più intima in sui risiede la ns. consapevolezza totale. Il senso separativo è l’ego. L’ego è il primo "nemico" che compie la separazione dalla ns. essenza più pura.

In Cina la “giusta via” per ritornare alla consapevolezza integra del Tutto è il Tao.

Secondo il concetto cinese la formazione degli elementi avviene dall’incontro del cielo e della terra (Yin e Yang).

Come si forma una personalità separata? La cultura ci porta a pensare che abbiamo un’etica, una morale. Per il taoista questo è un fatto automatico nel senso che seguendo la giusta via già si è etici, già si ha una morale.

Il Libro dei Mutamenti non andrebbe usato per scopi divinatori, va letto come un romanzo, un racconto, senza cercare di trarne delle conclusioni.

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= yin, buio, no
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= yang, luce, sì


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Appunti raccolti da Laura Vezza all'incontro di presentazione del corso tenuto da Paolo D'Arpini - Spilamberto, il 01/01/11 – THE CHING

Secondo incontro previsto il 30 gennaio 2011: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/01/13/capodanno-cinese-a-spilamberto-e-treia-dal-30-gennaio-al-6-febbraio-2011-il-3-febbraio-2011-avvento-della-lepre-di-metallo/

martedì 11 gennaio 2011

Il Kirghistan dove tutti comandano (tranne chi ci vive) povero popolo kirghiso….



Il Kighistan o Kirghizistan  è una repubblica presidenziale del centro ASIA è si trova tra la Cina ed il Kazakistan, l’Usbekistan e il Tagikistan. Un paese spettacolare di altipiani laghi e montagne mozzafiato, è pieno di tante etnie perché al tempo della seconda guerra mondiale era stato usato per deportarci tutti i dissidenti o comunque chiunque non era d’accordo con il regime sovietico. Infatti, specialmente nelle città, (bischkek, osh, karacol) si possono trovare, turchi, tedeschi, russi, usbeki, tagiki, kazaki, tatari, armeni, estoni, mongoli, ecc mentre nei campi invece è facile trovare  i famosi dungani (popolazione di matrice cinese).
I kirghisi sono un popolo di origine nomade, fondamentalmente nel loro sangue non vi è nessuna idea di nazione in quanto popolo, se non quella imposta territorialmente dal loro fondatore, che  raggruppo le tribù di quel tempo nel territorio della “Kirghisia”.

Il loro capo si chiamava MANAS a cui è stato dedicato l’aeroporto di bisckek.  Un popolo che coltivava solo quello che serviva, raccoglieva solo per mangiare, non creava immondizia solo per produrre consumismo… e poi immondizia.
Quando ci fu l’annessione sotto l’URSS 1918 a questo popolo fu imposto il dogma del lavoro ad orario; un popolo che si alzava dalle loro tende particolari, per guardare l’alba, portare in giro i montoni, e godersi la vita con i propri figli magari davanti al lago di Issu Kull (un incredibile grande lago caldo vicino a Karacol). L’imposizione di mettere tutto in comune (comunismo) quando per loro già era tutto in comune ossia la natura, è stata una delle violenze più tragiche che questo popolo abbia potuto subire. Ma il Kirghistan era ed è il crocevia che porta fino in Afganistan asse nord sud (guerra dei russi per conquistare l’afagnistan persa miseramente) e allo stesso tempo sull’asse est ovest passando sempre per il Kirghistan  da Narin (altra città) che collega la Cina all’Uzbekistan. Ricordiamo che la famosa via della seta passava proprio di qua.

Ora questo territorio e questo popolo di grande profondità e schiettezza di grande ospitalità è stato sempre usato e raggirato da chiunque, proprio perché loro stessi non hanno mai avuto l’idea di nazione anche se l’idea identitaria è molto forte  ma questa non è vista come nazione ma solo soggettiva ed antropologica, la “sovrastruttura organizzativa stato” quasi gli sta stressa po9che la loro libertà è superiore. L’assenza del concetto di possesso di nazione e patriottismo e al contempo l’idea di essere solo  ospiti e fruitori di una natura (popolo nomade) ha determinato e deciso il loro futuro. Questa loro “semplicità” e schiettezza è stata ed è usata in maniera bieca e perversa da tutti facendo del Kirghistan una terra allo stesso momento di nessuno e di tutti e tanto meno dei kirghisi stessi. In altri termini nessuno in quel posto geografico vuole che si autodetermini un governo forte.
 
Gli stessi kirghisi non sono padroni del loro territorio; per esempio, la stessa URSS negli anni della ricerca atomica ha sotterrato ad insaputa degli stessi kirghisi, tranne qualche governatore corrotto, tonnellate di scorie radioattive nelle vecchie miniere nelle montagne centrali (ma chi è che ha il coraggio di dirlo, di verificarlo e soprattutto l’interesse di farlo?). Ma tornado ai giorni nostri, una gestione politica dei precedenti governatori per esempio Bakief (che si dice che abbia avi  dungani cinesi)  ha dato le terre specialmente del sud (quasi tutte di stato) ai  dungani (lavoratori staccanovisti) negandole ai veri kirghisi che invece lavorano per quello che serve. (innescando un odio razziale per fortuna limitato).
 
La vecchia URSS, per un politica di sicurezza, si sa che costruiva le fabbriche, soprattutto quelle dei mezzi militari, nelle varie repubbliche, per cui ogni repubblica faceva un pezzo, ma non sapeva per cosa serviva e comunque non aveva la conoscenza della tecnologia completa; il risultato tradotto  ad oggi è quello che non vi è una seria tradizione scientifica ed ingegneristica in questi paesi il Kirghistan in testa. Non hanno una conoscenza tale da essere autonomi  
tecnologicamente per cui dipendono in tutto e per tutto dall’estero, solitamente dalla Russia, dalla Cina e adesso purtroppo anche dall’America.  La tecnologia diffusa (salvo le nuove costruzioni ed i centri commerciali fatte dai turchi e qualche italiano) è ferma praticamente agli anni 60, anche se però hanno il cellulare, il navigatore ma sono senza strade (l’ipocrisia del capitalismo).
Quando nel 1990 ci fu la perestroica queste repubbliche furono liberate e abbandonate a se stesse.

Si dichiararono indipendenti, con grande euforia, ma l’indipendenza di fatto nascondeva tanti rischi, tra cui la corruzione, l’alcolismo, analfabetizzazione di ritorno ecc; quando un popolo ha sempre obbedito  a degli ordini, nel sangue ha la liberta di nomade e non è stato aiutato ad autogovernarsi cadrà facilmente nelle mani della prima sirena che promette benessere (finto). Infatti lo zampino americano (ma anche quello dei neocapitalisti russi)  non tardo molto ad arrivare,  nel 2001 arrivarono (dopo l’attacco alle torri gemelle fatto dai servizi segreti americani, opss scusate, dai terroristi talebani) in virtù ed in nome della garanzia per la sicurezza mondiale (per altro da nessuno richiesta),  si sono sentiti autorizzati a fare di tutto e di più, tramite qualche regalino misero piede in Kirghistan il mediterraneo dell’Asia. Ora  ad un popolo lasciato: senza governo e nella miseria più totale lo specchietto dei dollari americani (con l’illusione del benessere del capitalismo) fece subito effetto. Infatti in cambio di circa 200 milioni di dollari all’anno, hanno concesso agli americani l’uso dell’aeroporto di MANAS come base aerea logistica per il l’Afganistan. L’America come si sa esporta democrazie e attraverso varie agenzie come  l’ONU (citazione a caso) di fatto con la scusa di fare miserabili opere di controllo e beneficenza di facciata di fatto pagava la rivoluzione dei tulipani, affinchè in kirghistan non ci sia tranquillità, pagando proprio la presenza fisica in piazza a giornata per persona   100 com  (circa 2 euro – Com  moneta locale si legge SOM).

L’America ma anche la Russia non ha nessun interesse che il Kirghistan si autogoverni seriamente, poiché il territorio di nessuno dove non ci sono regole o se ci sono nessuno ti chiede di rispettarle è comodo per fare quello che si vuole. La situazione di destabilizzazione politica è una bene per i potenti del mondo ma è un danno in tutti i sensi per il popolo kirghiso a cominciare, per esempio che tutti gli investitori stanno scappando (turchi, tedeschi, italiani, svizzeri, russi, ecc).
Ma non è finita qui, perché come sappiamo nell’economia  e geopolitica mondiale, per la Russia avere una base americana sotto l’inguine non è la cosa più bella del mondo. L’America, nella sua più alta e nobile democrazia, infatti, non accetterà mai di andare via dal kirghistan, punto logistico  per continuare a difendere gli interessi petroliferi in Afganistan opss scusate volevo dire  per  cercare i terroristi talebani e portare la democrazia in Afganistan. In oltre questo è punto strategico per il nuovo grande nemico che è la Cina (che ha già in possesso il 20%del debito pubblico americano).

La Bielorussia, ha già fatto una specie di mercato comune doganale insieme alla Russia e al Kazakistan, lasciando fuori l’infedele Kirghistan (svenduto ai dollari) che ha dato in affitto la base aereonautica agli americani. L’aver lasciato fuori il kirghistan ha messo ancora più inginocchio il paese infatti mentre prima era meta di passaggio doganale (ricordiamo che il più grande mercato “Dordoi” dell’Asia centrale era proprio a Bisckek ma dopo questo accordo sta praticamente chiudendo…)  
Con questo accordo il kirghistan si trova con due cappi al collo; da un lato la Russia gli ha chiesto di entrare nel mercato comune doganale, ma solo a condizione di far uscire gli americani… dall’altro l’America gli fa l’occhiolino con i dollari e foraggia alcuni deputati (sempliciotti) per fare rimanere le cose come sono ossia il caos.

Nel frattempo avendo cacciato Bakief con una seconda rivoluzione, nel 2010, sempre pagata dagli americani attraverso le organizzazioni umanitarie, ma stavolta la presenza era pagata fino a 1000 Som a testa, si aggiungono nuovi situazioni complicate, in quanto la stessa Russia, che in un primo momento voleva mandare gli aiuti umanitari ( ricordiamo il massacro del sud circa 2000 morti, 200 ufficiali, dove Bakief stesso pago dei cecchini terroristi per sparare sul “suo” popolo) di fatto si è fatta in dietro perché la neo presidentessa Otumbaeva voleva trasformare la repubblica “presidenziale” in “repubblica parlamentare”, cosa non gradita a nessun paese asiatico di stampo dittatoriale-famigliare.
 
Non esiste mettere un seme di libertà in centro Asia è un concetto troppo alto che può provocare gravi disordini in quanto le popolazioni non sono ancora mature per una democrazia reale (invece in europa?).  Nonostante ciò la Otumbaeva è riuscita nel suo intento, con il referendum è riuscita a cambiare la costituzione, ma dopo le lezioni, il governo tardava a formarsi, infatti è stato realizzato solo dopo circa 8/9 mesi poiché i poteri ed i finanziatori delle varie fazioni, che ci sono dietro non si mettevano d’accordo.

Il capitalismo imperante intanto si fa sempre più presente, aumentano continuamente i prezzi di ogni cosa, l’istruzione è sempre più lasciata alla volontà personale e alle proprie forze economiche, la corruzione è a tutti i livelli, e le politiche di sviluppo del paese praticamente non esistono. Tutto è lasciato alle imprese turche, ai Canadesi  che si prendo quel poco oro che resta, il mercato di abbigliamento e alimentari e come al solito è in mano ai cinesi, il petrolio è in mano ai russi e a Gazprom, una certa mafia ceceno-kirghisa che detiene il mercato del cambio e del pizzo, un po’ di casinò per dare l’illusione di potersi arricchire e poi vodka a volontà.

In tutto questo contesto geo-politico-economico  l’ultimo problema sono i poveri kirghisi che soffrono condizioni  di estrema di povertà.  


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Distinti Saluti
Giuseppe Turrisi Salvatore
Tel. 3938424644
e-mail giuseppeturrisi@leonardo.it

lunedì 13 dicembre 2010

Treia, 10 gennaio 2011 – Il Ritorno – V° incontro sull'I Ching e sullo zodiaco cinese integrato dal sistema elementale indiano


Domenica 10 gennaio 2011, alle h. 10, riprende il corso sullo zodiaco cinese a Treia. In questa sessione si affronterà lo studio dell'esagramma “Il Ritorno”, corrispondente alla stagione del Bufalo in Cina e del Capricorno in occidente.
Gli incontri sono gratuiti, ognuno è invitato a portare cibo vegetariano che verrà fraternamente condiviso. Nel pomeriggio ci sgranchiremo le gambe con una bella escursione sotto le mura di Treia, per raccogliere arbusti secchi per il fuoco.

Nel Libro dei Mutamenti – I Ching – sono menzionati 12 esagrammi che vengono collegati ai 12 mesi dell’anno, descrivendone così le qualità. Questo abbinamento è ovviamente legato alla periodicità della lunghezza del giorno e della notte. La figura dello schema annuale viene così suddivisa in due metà, una descrivente le diverse fasi in cui la luce del giorno tende ad aumentare, che inizia dal solstizio invernale sino a quello estivo, e l’altra metà che al contrario segna il calare della durata del giorno, dal solstizio estivo a quello invernale successivo. Così viene descritto un ciclo completo di Yin e Yang, una mutazione che sempre si ripete, anno dopo anno.

A partire da questa sessione descriveremo in successione gli esagrammi che sanciscono il percorso dell’avanzata e della ritirata della luce. Questo percorso ha non solo caratteristiche ambientali e temporali bensì serve a descrivere qualità morali e umorali che accompagnano le varie fasi…

In questo periodo l'esagramma è Fu – Il Ritorno (La Svolta) (Dal 22 dicembre al 20gennaio)

Una linea chiara (intera) sorge dal basso e spinge da sotto le 5 linee oscure (spezzate).

L’idea della svolta è data dal fatto che quando ormai le linee scure hanno spinto fuori tutte le chiare (Kun l’esagramma antecedente il solstizio invernale) ecco che una linea chiara entra nel segno il tempo dell’avanzata tenebrosa è finito.

La Sentenza: “Il Ritorno, riuscita. Uscita ed entrata senza errore. Amici vengono senza macchia. Serpeggiante è la via. Al settimo giorno giunge il Ritorno. E’ propizio avere ove recarsi.

Significato: Dopo un tempo di decadenza viene la svolta, riappare la luce che prima era stata cacciata. Vi è movimento, questo movimento però non è forzato è naturale, generato spontaneamente (rientra nell’ordine delle cose). In questo momento trasformare il passato è facile, cose vecchie vengono eliminate, cose nuove introdotte e tutto corrisponde al tempo e perciò non reca alcun danno. Si formano associazioni di persone con idee affini e questo aggregarsi avviene pubblicamente ed ogni aspirazione particolaristica risulta esclusa. Non c’è quindi bisogno di precipitare le cose con artifici, tutto viene da sé quando il tempo è maturo. Questo è il Tao di Cielo e Terra.

L’Immagine: Il tuono dentro la terra: l’immagine della svolta. Così gli antichi re al tempo del solstizio chiudevano i valichi. Mercanti e stranieri non viaggiavano ed il sovrano non visitava le contrade.

Significato: Sin dai tempi più antichi il solstizio era festeggiato in Cina quale periodo di riposo invernale, un uso che si mantiene ancor oggi con le ferie dell’anno nuovo. D’inverno la forza dell’Eccitante (il Tuono) sta ancora sotto terra il suo movimento è appena agli inizi, perciò bisogna rinvigorirlo con il riposo affinché non inaridisco consumandosi anzitempo. Questa condizione è come la salute che ritorna dopo la malattia, la concordia che ritorna dopo un dissidio. Tutto in questo momento deve essere trattato con delicatezza e con riguardo, affinché il ritorno conduca a fioritura.

Paolo D'Arpini

Informazioni e prenotazioni: circolo.vegetariano@libero.it – Tel 0733/216293

martedì 7 dicembre 2010

Giuseppe Turrisi: "Il fotovoltaico è diventato una truffa ed un impatto pesante per l'ambiente"

"Sole o sola..?" (Saul Arpino)Dopo aver progettato impianti da 20kWp a oltre 10MWp faccio queste riflessioni...

In un contesto globale e sempre più globalizzante, il potere qualunque esso sia tende a dividere e a fare in modo che i problemi vengano visti settorialmente al fine di non fare capire le interazioni del problema e le vere cause, per fare un esempio se il sistema economico mondiale e poi nazionale stressa le persone non va a risolvere questo problema come primo motore (causa prima) ma ti manda dal medico che ti da l'aspirina... ora se vediamo il micro problema (mal di testa- aspirina) nessuno può obbiettare che sia una grande soluzione ma il problema che causa il mal di testa rimane.... (cosa centra tutto questo con il fotovoltaico!?.. vediamo).

Il fotovoltaico se lo vediamo come tecnologia in se sicuramente sarà meglio di altre (motori endotermici) e peggio di altre (stirling a concentrazione, fotovoltaico a concentrazione, eolico non concentrato) ... il rendimento sotto il profilo puramente energetico poi si profila intorno al 12-13% (solo il generatore fotovoltaico). Quando abbiamo già tecnologie che stanno molto oltre.
Purtroppo per l'introduzione di cui sopra se si vede la pura tecnologia (policristallino, monocristallino, film sottile, ecc) sotto il profilo meramente tecnico e scientifico appare la soluzione migliore per produrre energia elettrica, ora premesso che la MIGLIORE ENERGIA PULITA E' QUELLA CHE NON SI CONSUMA E QUINDI CH NON SI GENERA NE SI TRASPORTA (decrescita), possiamo dire che tutto il sistema fotovoltaico per quanto complesso e potente non entra in frequenza se non ci sono alternatori di tipo tradizionale ossia rotativi (motori endotermici e turbine idrauliche) poiché il tipo di corrente alternata che genera l'inverter (macchina accopiata al gneratore fotovoltaico) non è di tipo sinusoidale bensì un finto sinusoidali fatto di piccoli gradini (proveniente da SCR o simili), questo significa che è un tipo di generazione che avrà sempre (SOTTOLINEO SEMPRE) bisogno di un altro generatore di tipo tradizionale altrimenti non avrebbe la forza (per dirlo in maniera semplice) di entrare in rete tutto questo solo per cominciare.

Se vediamo il rendimento della tecnologia in se per se con il paraocchi che mettono ai cavalli l'illusione che si ha è che sia una tecnologia pulita se invece ci togliamo i paraocchi e cominciamo a vedere oltre ossia l'aspetto economico finanziario scopriamo che il cosi detto PAYBACKTIME salta facilmente per tutta una serie di motivi, vediamone alcuni..... Si dimenticano (quelli che devono sostenere questo tipo di vendita tecnologica ed ormai hanno investito miliardi per cui non possono sconfessarsi) che all'interno di quel prezzo (costo energetico) di produzione ci va ANCHE considerato il trasporto (Cina, America, india ecc) dai costruttori pochissimi a livello mondiale fino all'utilizzatore usando mezzi di trasporto tradizionale ossia camion, navi che utilizzano petrolio (altro che ecologia), si dimenticano lo smaltimento i più onesti dicono "MA TANTO E SOLO SILICIO" (sabbia) si è vero ma per ritornare ad essere silicio (DEVE ESSERE RI-TRATTATO) ri-dividendo i componenti metallo che fonde a 800/1000 °C (altra energia) silicio, cavi, diodi, PVC, NON SOLO, lo smaltimento deve essere progettato pianificato industrializzato, i materiali devono essere trasportati (camino gasolio) dal campo fotovoltaico all'ipotetica fabbrica di trattamento (quale?) e poi ri-trasportato (camion - gasolio) nelle discariche specializzate (quali?).

Non solo il fotovoltaico funziona solo di giorno e nei contratti la rete nazionale diventa come una specie di serbatoio per riprendersi la energia in eccesso per ri-consumarla eventualmente di notte, per chi sa appena due righe di elettrotecnica sa benissimo che la energia alternata NON SI PUÒ CONSERVARE (si può conservare solo quella continua) quindi il concetto di serbatoio e puramente virtuale (ossia economico solo e sempre denaro) infatti in rete non si conserva un bel niente, se di notte ri-preleviamo energia E’ SOLO QUELLA FATTA DA ALTERNOTORI ROTATIVI che nel migliore dei casi (20/30%) sono eolici o idraulici il restante è sempre O A GASOLIO O A CARBONE O A GAS O NUCLEARE.

Il fotovoltaico (20 anni fa) poteva avere un senso solo se a piccoli impianti e molto distribuito, invece come al solito si è puntato solo ai grandi impianti (grandi affari) che hanno eroso (e stanno erodendo i terreni) con il risultato che già molti grossi impianti in Puglia Sicilia e Calabria non sono neanche connessi (scollegati) in rete poiché la rete nazionale non è fatta per ricevere energia ma per distribuirla, (la rete per ricevere e distribuire è fatta quasi a sezione costante, invece la rete attuale riduce la sezione dei cavi dalle centrali fino all'utilizzatore finale).

Inoltre vi invito a fare delle ricerche su chi sono i proprietari dei produttori (non dei pannelli) ma delle celle e potrete scoprire per esempio che sono in pochi (pochissimi) e che tolte le scatole cinesi di azionariato vairo ci sono grossi produttori di petrolio e che casualmente sono concentrati o in Germania (il primo azionista dell BCE) o in America (FED)..... a pensar male non spesso non si baglia (Giulio Andreotti).....

Già basterebbe tutto questo per sostenere che il fotovoltaico potrebbe essere una truffa, ma aggiungo:

Ci sono seri sospetti sulle vendite dei progetti per chi è stato nel giro degli impianti grossi giravano e girano società (srl con 10.000€ dicasi diecimila di capitale sociale) che stranamente erano disposti a comprare impianti di MW sulla carta (ossia progetti con lo STMD APPROVATO) da 70.000 a 100.000€ (dicasi centomila euro) per MegaWatt, solo i bambini non capiscono che dietro ci potrebbe essere qualcosa che non torna (riciclaggio di denaro?????)

Ma continuiamo l’elettrone che produce il pannello PV e l’elettrone che mi fornisce la rete (ente fornitore) fisicamente è lo stesso ma commercialmente parlando se lo compro pago 0,16 cent se lo vendo 0.09 cent come mai lo stesso elettrone ha due valori diversi???. Non solo il mio elettrone tecnicamente dovrebbe avere un valore superiore poiché (sulla carta) prodotto in maniera ecologica rispetto a quello fatto con la centrale a carbone e/o endotermica invece sotto il profilo commerciale vale di meno, allora dove è il problema?

Semplice se la gestione energia la si vuole vedere solo sotto il profilo di rendimento energetico appare che il fotovoltaico è migliore (non è vero come già ampiamente dimostrato) se invece ci mettiamo l’aspetto economico commerciale vediamo e capiamo che tutto ciò è solo un movimento di denaro a favore solo delle banche, dei grossi produttori, degli enti fornitori, ecc.

Ma continuiamo e vediamo gli aspetti economico-finanziari (e questo è il lato migliore) se veramente il costo puro della tecnologia era competitivo non avrebbe avuto senso l’aiuto Statale di 0.43cent/W (ogni anno sempre meno) per 20 anni sarebbe bastata la semplice vendita che invece come abbiamo visto prima e solo a favore solo dei “grandi produttori”.

Lo stesso Stato (proprio per la non chiarezza e trasparenza delle cose) attraverso l’AEEG ha cambiato più volte il modo di aiuto e di pagamento dei vari contratti (basti dire che lo scambio sul posto passo dai 20kWp ai 200kW) proprio perché lo steso stato (per la parte dell’aiuto) non ha i soldi per pagare.

Non solo se ci mettiamo la moneta debito vediamo cosa succede, per ogni Wp lo Stato paga 0.43cent

Perché ci siano 0.43 cent in Italia lo Stato (NOI) dobbiamo riconoscere a Bankitalia SPA il 2% all’anno ossia 0.0086cent diviso per 56 milioni di italiani e tutto questo per 20 anni. Facciamo due conti, per ogni MW fatto prodotto (da privati per privati) la collettività paga 8600 euro ogni anno per 20 anni (solo di interessi per fare girare quel denaro), se la moneta fosse di stato tutto era diverso....

La macchina economica di questo business ormai non si può fermare quindi anche se è superata (e non conviene) di fatto chi ha investito deve prima recuperare il capitale (e le banche gli interessi) e poi comincerà ad ammettere che la tecnologia non solo è superata ma che in effetti non era poi tutto questo guadagno anzi per la collettività un perdita, naturalmente le banche e i grossi produttori e proprietari che determinano le notizie sui media al momento non possono che spingere questa tecnologia.

Per fare un esempio perché, nonostante ci siano già le auto elettriche, ad idrogeno ad aria compressa ancora si insiste con i motori tradizionali?.

In ultimo vorrei fare un parallelo (se avete compreso cosa ho detto nelle prime righe) che forse pochi comprenderanno e cioè: il fotovoltaico sta alla produzione di energia elettrica come la moneta complementare (sconto) sta all’euro. La moneta complementare senza l’euro non può circolare e gli fa da stampella, lo stesso dicasi per il fotovoltaico la produzione di energia elettrica fatta con gruppi statici senza la generazione elettrica con macchine rotanti ossia gli alternatori (cosa diversa è per piccolissimi impianti cosi detti “no griid conected” (ad isola).

Potrei andare aventi per ore aggiungo solo una nota quando si parla di prodotti a kilometri zero, e di decrescita o di ecologia (solo per citarne alcune ) dietro c’è sempre (se non si è sprovveduti) il problema monetario ed economico. Uno dei primi prodotti a km 0 (zero) deve essere proprio l’energia.

Per tutto quello che ho sopra esposto (tutto il resto è solo movimento di denaro per generare interessi bancari) ecco perché un ecologista, uno della decrescita, un di quelli a km 0 non può che non essere un anti-signoraggista, diversamente si perde solo tempo (l'aspirina contro il cancro).

Qualsiasi accentramento è sempre contro l'uomo e la sua dignità (grandi banche, grandi magazzini, grandi produttori, grandi fabbriche, grandi impianti ecc) tutto ciò che è grande alla fine sciaccia la dignità umana non solo se si rompe fa il botto grande...) il futuro e nel piccolo, nel diffuso, nell’artigiano, nel locale, ecc....... ma tutto ciò dipende dalla moneta anche questa di proprietà popolare e soprattutto LOCALE.
Giuseppe Turrisi - giuseppeturrisi@yahoo.it

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