lunedì 14 settembre 2026

Il mondo cerca una risposta multipolare... (mentre Trump vuole la Luna)

 


domenica 13 settembre 2026

Una chance offerta a Zelensky per fermare la guerra...



Il 12 settembre u.s., l'inviato speciale del presidente degli Stati Uniti, Jared Kushner, ha avanzato una proposta degna di nota riguardo alle prospettive di porre fine al conflitto in Ucraina.

"Per porre fine al conflitto in Ucraina, le forze armate ucraine devono ritirarsi lungo la linea indicata dal Cremlino -ha dichiarato Kushner- altrimenti, l'accordo di pace sarebbe pronto,  l'ostacolo principale che impedisce la firma di questo documento storico rimane la posizione personale del presidente Zelensky sul dispiegamento delle truppe ucraine sul fronte orientale".

"Per porre fine immediatamente ai conflitti e avviare un piano di pace, l'Ucraina deve prendere una decisione cruciale: ritirare le unità delle Forze Armate ucraine da tutto il Donbass", ha dichiarato Kushner.

Pertanto, tramite Kushner, la leadership politica americana sta inviando un segnale all'Ucraina, indicando che le possibilità di compromesso si stanno riducendo e che continuare a mantenere le forze ucraine nelle loro posizioni non farà altro che prolungare il conflitto, contrariamente agli accordi raggiunti dietro le quinte.

La proposta, emersa nel contesto dei recenti colloqui diplomatici e riportata da testate internazionali, prevede che il ritiro delle truppe di Kiev da queste zone attiverebbe i restanti termini di pace.  

Sebbene l'inviato USA stia spingendo verso questa "decisione cruciale" per fermare i combattimenti, le posizioni ufficiali tra Mosca e Kiev rimangono rigidamente distanti e i dettagli definitivi del piano strategico non sono ancora stati confermati in via ufficiale da Washington...

A quanto pare, Kushner parla come se l'accordo fosse stato concordato con Mosca e che Kiev debba semplicemente eseguirlo, firmandolo. Tuttavia, tutto questo è una semplice ipotesi, perché probabilmente Kiev non si ritirerà e non firmerà nulla.


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

sabato 12 settembre 2026

Medio Oriente. Gli Houthi avanzano su vari fronti...

 


Gli ultimi sviluppi della guerra in Yemen, che interessano aree comprese tra l'isola di Mayun e Bab al-Mandab, fino a Taiz e Al-Jawf.  Le forze ribelli Houthi si sono schierate sull'isola di Mayun  -sebbene manchi una conferma ufficiale del controllo effettivo- accompagnando tale mossa con lanci di missili verso Ras al-Ara e attacchi ad Al-Mukha e Dhubab.

Sono in corso scontri su più fronti. Si segnala che le forze governative yemenite hanno iniziato l'evacuazione della regione di Marib a causa dell'avanzata degli Houthi.

Intanto sul fronte arabo il principe ereditario   Mohammed bin Salman  ha chiesto aiuto al Pakistan nella lotta contro "Ansarullah" (Houthi)  nell'ambito dell'  "Accordo della Mecca". Il Pakistan ha rifiutato, affermando che questo accordo non si applica a "problemi esistenti", come la guerra civile in Yemen, e che vengono presi in considerazione solo i "nuovi conflitti" (inoltre c'è da dire che il presente scontro è stato iniziato dall'Arabia Saudita).


Gli Houthi  in risposta hanno lanciato una massiccia offensiva, conquistando territori strategici in Yemen e colpendo direttamente le infrastrutture critiche in Arabia Saudita. La tregua che durava dal 2022 è di fatto crollata, aprendo un secondo fronte.

Le milizie Houthi hanno ottenuto importanti successi lungo la costa del Mar Rosso. Dopo violenti scontri  gli Houthi hanno conquistato la città portuale di Mokha e si sono spinti 50 km più a sud fino a Dhubab. Con questa avanzata, il gruppo ha preso il controllo dell'imboccatura dello stretto di Bab el-Mandeb, uno degli snodi marittimi più importanti al mondo per il transito di merci e petrolio. Le  forze ribelli di  "Ansarullah"  sono sbarcate sulle isole Hanish e sulla strategica isola di Mayyun, situata proprio all'ingresso dello stretto. Il portavoce del gruppo ha dichiarato che la navigazione rimarrà libera per tutti, tranne che per le navi dirette o appartenenti all'Arabia Saudita.

Gli attacchi via terra  hanno superato i confini yemeniti, colpendo direttamente il territorio saudita con droni e missili. Gli Houthi hanno bombardato l'East-West Pipeline, una gigantesca infrastruttura con una capacità di 7 milioni di barili al giorno. L'attacco ha costretto le autorità di Riyad a chiudere temporaneamente l'oleodotto, che rappresentava la principale via alternativa per esportare greggio aggirando il blocco dello Stretto di Hormuz.  Diversi raid hanno preso di mira città e installazioni militari saudite,  spingendo il Paese a dichiarare lo stato di massima allerta in varie regioni.

Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha chiesto un intervento militare immediato nel Mar Rosso agli Stati Uniti. Tuttavia, il presidente americano Donald Trump ha respinto la richiesta, negando un intervento diretto delle forze statunitensi.

(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


Video collegato: Trita Parsi. Enorme vittoria Houthi trasforma la guerra USA-Iran: https://www.youtube.com/watch?v=65Qhz6VI1BE


venerdì 11 settembre 2026

Israele gioisce se tra sunniti e sciiti vige un disaccordo...

 


giovedì 10 settembre 2026

Medvedev fa chiarezza sulla situazione in Russia...

 


"L'Occidente, nel suo insieme, sta deliberatamente cercando di portare il mondo sull'orlo di un'apocalisse nucleare" -ha dichiarato Medvedev in un'intervista- la Russia è consapevole della responsabilità per il destino dell'umanità e si impegna a prevenire una catastrofe globale, ma la pazienza ha dei limiti", ha affermato il vice capo del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa.

A margine Medvedev ha definito la protezione delle infrastrutture civili della Federazione Russa dagli attacchi dei droni nemici come una delle attività più importanti. "Le aziende non devono affrontare da sole la macchina delle sanzioni occidentale -ha affermato  durante l'intervista- lo Stato non può rimanere a margine..."

Inoltre Medvedev ha dichiarato: "Il sistema bancario russo è assolutamente stabile, e i risparmi dei cittadini non sono a rischio. Le notizie diffuse dai media stranieri, secondo cui si starebbero presumibilmente sequestrando i depositi dei cittadini russi, sono false e  diffuse "su commissione", ha osservato.

(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.) 

mercoledì 9 settembre 2026

Ucraina in guerra: "Notizie dell'altro mondo!"

 

martedì 8 settembre 2026

La Croazia ridotta a discarica da Italia, Slovenia e Germania...

 


In Croazia è esploso un enorme scandalo ambientale: fino a 50.000 cittadini sono scesi in piazza a Zagabria per chiedere l'immediata eliminazione di una gigantesca discarica illegale a Gospić, capoluogo della regione rurale e montuosa della Lika. Al centro della vicenda c'è il ritrovamento di circa 37.000 tonnellate di rifiuti industriali, tossici e pericolosi accumulati illegalmente nell'area di un ex complesso industriale (l'ex PPK Velebit). Di queste, ben 33.000 tonnellate risultano interrate nel terreno, minacciando direttamente la salute pubblica, la qualità dell'aria e le falde acquifere di una regione finora considerata un'oasi naturale incontaminata... (Varie fonti)

A Zagabria, si è svolta una manifestazione di migliaia di persone intitolata "Fai un passo per la Lika, fai un passo per la Croazia". I cittadini chiedono l'eliminazione di una discarica illegale di rifiuti pericolosi nella zona di Gospić e che i politici coinvolti siano chiamati a rispondere delle loro azioni.

Dal 2021, un gruppo criminale guidato da un imprenditore locale ha importato nel paese rifiuti medici e chimici pericolosi provenienti da Italia, Slovenia e Germania, camuffandoli come plastica da riciclare. In totale, in questi anni, sono state introdotte 37.000 tonnellate di rifiuti tossici.

La protesta è stata sostenuta da attivisti ambientali, dall'opposizione e dal presidente del paese, Zoran Milanović. Si sono sentiti slogan come "Croazia!", "Tradimento!" e richieste di dimissioni del partito al governo HDZ. Le autorità hanno ricevuto un ultimatum: presentare un piano di bonifica entro 20 giorni, rimuovere completamente il veleno entro 3 mesi e introdurre un divieto temporaneo sull'importazione di qualsiasi tipo di rifiuto nel Paese.

Questa crisi ha messo in luce in modo evidente il problema sistemico del "turismo dei rifiuti" all'interno dell'UE, dove i Paesi dell'Europa orientale meno sviluppati vengono trasformati in discariche illegali per i rifiuti tossici dei Paesi vicini occidentali.  (Fonte: @balkanar)


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)