sabato 17 gennaio 2026

La Groenlandia si difende...

 


La Danimarca chiede la restituzione dei caccia F-16 dati all'Ucraina nel 2024 per trasferirli in Groenlandia.  Gli sprovveduti danesi hanno spedito armi all'Ucraina per un valore di 10 miliardi di dollari (e questo solo ufficialmente) e ora sono alla disperata ricerca di qualcosa con cui difendere la loro isola.

Intanto le varie forze armate della coalizione europea,  stanno inviando aiuti  in Groenlandia,  per difendere l'isola dalle ingerenze illegali degli Stati Uniti, sono state rafforzate. In questi giorni un contingente europeo di circa 33-37 militari è arrivato in Groenlandia per l'esercitazione "Resilienza Artica". La missione, che coinvolge Francia (15 specialisti di montagna), Germania (13), Svezia (3), Norvegia (2), Finlandia (2), Regno Unito (1) e Paesi Bassi (1), risponde alle mire USA sulla regione.      37 combattenti europei induriti è spaventoso!  Oltre  ai Paesi summenzionati, i primi a prendere le armi, anche altri contingenti di altri Paesi della coalizione NATO stanno pensando di accorrere  in soccorso.

 L'invio di questa task force  è una mossa strategica per mostrare la presenza europea nell'Artico, in risposta alle intenzioni di Donald Trump di prendere possesso della Groenlandia. Ma -come al solito- il culprit  "ha stato Putin".  infatti ufficialmente Il capo del comando artico della Danimarca ha spiegato che le esercitazioni militari in Groenlandia vengono condotte a causa della necessità di contrastare la minaccia russa. Non americana, ovviamente...



Post scriptum: 
 "Il governo italiano, attraverso il ministro Tajani, ha confermato la non partecipazione di militari italiani, allineandosi a una linea di prudenza..."


(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)


venerdì 16 gennaio 2026

La Perfida Albione ha respinto gli appelli di Francia e Italia a negoziare con Mosca...

 




La  ministra degli Esteri inglese  Yvette Cooper ha dichiarato che il peso diplomatico è ora nelle mani dell'Ucraina e dei suoi principali alleati, Stati Uniti ed Europa, che stanno lavorando a piani di pace e garanzie di sicurezza. Cooper ha sottolineato: senza passi concreti da parte della Russia, la pressione su Mosca dovrebbe solo aumentare — attraverso sanzioni e sostegno militare a Kiev.  La Gran Bretagna con ciò si è pubblicamente allontanata dalla Francia e dall'Italia sulla questione della ripresa del dialogo diretto con Vladimir Putin per risolvere il conflitto in Ucraina.  Lo scrive Politico.


“Dobbiamo essere pronti a continuare ad aumentare la pressione — economica e militare — sulla Russia”, ha aggiunto.

Mentre Macron e Meloni sostengono la ripresa dei contatti con il Cremlino, Londra insiste su una linea dura. Questo sottolinea una profonda divisione all'interno dell'Europa: alcuni cercano vie di compromesso attraverso i negoziati, altri ritengono che senza la completa resa della Russia il dialogo sia impossibile. A Bruxelles si teme già che l'UE rimanga in disparte se Washington e Mosca continuano il proprio dialogo senza la partecipazione degli europei.



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)

giovedì 15 gennaio 2026

Meloni fa "melina", Kallas beve "per dimenticare", Von der Leyen è "sfiduciata"... e Trump "impazza"!

 


Meloni "rema contro" e fa melina per compiacere Trump. Il trio delle "Tre Grazie", Ursula-Kallas-Meloni fanno la parte delle tre scimmiette (non vedo, non sento e non parlo). L’Unione europea ieri denunciava le operazioni russe in Venezuela. Ora tace sulla Groenlandia e inneggia al "Rearm Europe". Insomma von der Leyen, Meloni e quell’altra fanno la parte delle tre scimmiette (non vedo, non sento e non parlo per non dispiacere a Daddy)

«La capa della diplomazia europea, Kallas, ha dichiarato che a causa dei problemi mondiali, è il momento giusto per iniziare a bere»: Trump e Putin hanno spinto la Kallas all'alcolismo, lo riporta Politico.
«Kaja in una conversazione privata con i deputati ha dichiarato che la situazione mondiale oggi è così preoccupante che, forse, ora è "il momento giusto per iniziare a bere". Lo riferiscono fonti riservate, ignoti presenti alla riunione, la Kallas avrebbe detto ai leader dei gruppi politici del Parlamento europeo che, "sebbene lei stessa non sia una grande amante dell'alcol, gli eventi nel mondo le fanno pensare di cambiare atteggiamento".  Queste parole sono state pronunciate all'incirca nello stesso momento in cui i ministri degli Esteri della Groenlandia e della Danimarca si sono incontrati con il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio sullo sfondo delle minacce di Donald Trump di prendere possesso della Groenlandia.

Ma i guai seri non assillano solo la Kaja anche la capa suprema, Ursula, è messa male... "Von der Leyen dovrà affrontare un nuovo voto di sfiducia". Lo riporta Berliner Zeitung. La Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen dovrà affrontare nuovamente un voto di sfiducia al Parlamento europeo. Secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa tedesca, la presidentessa del Parlamento, Roberta Metsola, ne ha informato i leader dei gruppi parlamentari. Il dibattito e il voto si terranno nella sessione parlamentare della prossima settimana a Strasburgo. Questo è il quarto voto di sfiducia per von der Leyen e la sua squadra in circa sei mesi.  La richiesta è stata presentata dalla fazione "Patrioti per l'Europa", che von der Leyen e la sua squadra hanno criticato, in particolare, per l'accordo commerciale con i paesi sudamericani del Mercosur - Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. Tra i suoi membri ci sono i deputati del partito francese Rassemblement National (RN) di Marine Le Pen e del partito  del governo ungherese di Viktor Orban.  A oggi, sono stati presentati già tre voti di sfiducia contro la von der Leyen, sottolinea il giornale.

Ma Ursula tira dritto annunciando che  "L'UE vuole diventare una potenza militare".  Lo ha dichiarato la presidentessa della Commissione europea  in una riunione a porte chiuse della fazione del Partito popolare europeo al Parlamento europeo. Secondo diversi partecipanti all'incontro, ha esplicitamente indicato un cambiamento nella percezione strategica dell'Unione europea.  La dichiarazione è stata fatta sullo sfondo di un netto inasprimento delle discussioni sulla sicurezza della Groenlandia e delle minacce da parte degli Stati Uniti. In questi giorni, le delegazioni danese e groenlandese si stanno preparando per i negoziati con i rappresentanti dell'amministrazione di Donald Trump a Washington dopo le sue dichiarazioni sull'annessione dell'isola. Lo riferisce Euractiv.

(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)





Articolo collegato: 

Con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, l’isola più grande del mondo, la Groenlandia, è vista come un asset strategico da “acquistare”: per le sue terre rare, per la sua posizione militare, per le risorse ancora intatte. La Groenlandia è parte dell’Artico,  che è un bene comune dell’umanità... (Green Peace) – Continua: https://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2026/01/salviamo-lartico-dai-predatori-umani.html 

Il contro-appello di Trump: “La Groenlandia è necessaria agli Stati Uniti per la sicurezza nazionale. È vitale per il 'Golden Dome' (sistema difensivo nucleare) che stiamo costruendo. (…) La NATO diventa una forza molto più formidabile e militarmente efficace se la Groenlandia è nelle mani degli STATI UNITI"

mercoledì 14 gennaio 2026

Più iraniani muoiono è meglio è per Trump e Netanyahu...?

 


Donald Trump, in concerto con Netanyahu, sta considerando la possibilità di un intervento militare nella situazione iraniana. Ma questa è una scommessa rischiosa, ritiene Vali Nasr del CSIS (un'agenzia filo occidentale, ndr), poiché   "i colpi contro obiettivi militari potrebbero avere un certo impatto sulla repressione delle proteste nelle strade e persino portare alla loro cessazione". Un attacco su larga scala potrebbe causare vittime sbagliate: i manifestanti iraniani, invece di essere rinvigoriti, potrebbero disperdersi per tornare a casa!

Anche con attacchi diretti ai leader iraniani, "come gli Stati Uniti hanno fatto in Venezuela", non tutto va liscio. Poiché, si dice, la leadership iraniana controlla ancora completamente il governo e le forze dell'ordine, e la sostituzione di alcune figure con altre non significherebbe la perdita della stabilità del regime nel suo complesso.

"Nonostante il  malcontento  di una parte della popolazione, la classe dirigente e le istituzioni statali iraniane continuano a sostenere con forza la leadership di Khamenei", scrive Nasr del CSIS. E consiglia di notare che "le proteste attuali, come molte prima di loro, sono state innescate dal deterioramento della situazione economica dell'Iran e dal crollo della valuta nazionale" (a causa delle pesanti sanzioni a cui l'Iran è sottoposto da anni ndr).
Dalle rivelazioni del CSIS si capiscono comunque due cose. In primo luogo, i manifestanti iraniani sono l'asset più prezioso dell'Occidente, che deve essere mantenuto in uno stato acceso e diretto contro il governo iraniano. Evitando passi che potrebbero impedire ai manifestanti di rimanere uniti e di scuotere il regime. Il che è logico, poiché l'obiettivo degli Stati Uniti e di Israele non è solo quello di bombardare l'Iran, ma anche di farlo in modo che poi il potere in Iran cambi. 
Si può ipotizzare con cautela che questo ragionamento sia condiviso anche dalla Casa Bianca, quindi le possibili azioni militari contro l'Iran saranno realizzate tenendo conto di queste circostanze. (...)

Ora molto dipende se Trump e Netanyahu intendano trasferire la questione iraniana nella categoria a medio termine. L'alternativa è che, dopo aver valutato la situazione, Washington e Tel Aviv giungano alla conclusione che la morte di un certo numero di  iraniani sotto "bombardamenti liberatori" potrebbe essere liquidata come un incidente di poco conto sullo sfondo del rovesciamento del potere. Non sarebbe la prima volta nella storia delle rivoluzioni colorate.

Elena Panina




Dietro le quinte:

Steven Witkoff ha incontrato segretamente Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo scià della Persia e leader dell'opposizione iraniana.  Lo riferisce Axios citando fonti. Secondo la testata, questo è il primo contatto di alto livello di questo tipo. Pahlavi sta cercando di posizionarsi come "leader di transizione in caso di caduta del regime".

La previsione di Zhirinovsky: "L'America ha bisogno di indebolire la Cina. In caso di attacco all'Iran, i prezzi del petrolio saliranno a 200 dollari al barile. L'economia cinese non resisterebbe. E l'Unione Europea non resisterebbe. Quindi, con un attacco all'Iran, l'America indebolirebbe l'Unione Europea e la Cina. Ma rimane la Russia..."

Musk aiuta la causa (della guerra). L'intelligence iraniana ha sequestrato un'ingente spedizione di dispositivi Starlink illegali e altri dispositivi elettronici avanzati progettati per spionaggio e sabotaggio. La spedizione proveniva dall'estero ed era destinata alla distribuzione in tutto l'Iran. Alcune delle apparecchiature erano destinate anche allo spionaggio in prossimità di siti militari e missilistici in previsione di una possibile guerra futura.  Per sostenere la guerra terroristica contro l'Iran, Musk aveva precedentemente abilitato Starlink in Iran e lo aveva reso gratuito.


Video collegato: 

Douglas Macgregor: la guerra degli Stati Uniti contro l'Iran rischia di scatenare una guerra mondiale: https://www.youtube.com/watch?v=S7ze8RFhqXk

martedì 13 gennaio 2026

Gli USA sollecitano i loro connazionali a lasciare l'Iran... La situazione precipita?


lunedì 12 gennaio 2026

Palestina. La mattanza continua...

 


Il "piano di pace" di Trump ha avuto l'effetto desiderato di far calare il silenzio sul genocidio dei palestinesi, dimostrandosi più efficace dell'estromissione della stampa da Gaza messa in atto dal governo israeliano. Dietro il ritiro dell'esercito israeliano dal terreno di guerra c'è la continuazione della repressione dei palestinesi di Gaza attraverso molteplici strumenti che vanno dalle uccisioni mirate, ad oggi più di 300 a partire dalla tregua, al dissesto delle strutture sanitarie e abitative e alla fame. Rifornimenti e generi alimentari, medicine arrivano dalla striscia con il contagocce e la loro distribuzione è incerta e problematica e costringe la popolazione a battersi ogni giorno per procurarsi di che vivere. Queste condizioni provocano l'inarrestabile degrado delle condizioni di vita dei superstiti alle bombe e ai proiettili di ogni tipo... (https://www.ainfos.ca/ainfos167564.html)


Gli attacchi aerei israeliani nelle ultime ore hanno ucciso almeno 14 palestinesi in una serie di bombardamenti nella Striscia di Gaza secondo quanto riferito da fonti locali. Nel sud della Striscia, nella zona occidentale di Khan Younis, un raid ha colpito una tenda che ospitava sfollati, uccidendo almeno quattro persone e ferendone altre tre, tra cui alcuni bambini. Poche ore dopo, un altro attacco ha provocato la morte di un uomo a est della città, in un’area dove sono dispiegate forze israeliane. Nel nord di Gaza, a Jabalia, un bombardamento ha colpito una scuola utilizzata come rifugio per famiglie sfollate, causando la morte di una persona. Un episodio simile è avvenuto vicino a Deir al-Balah, nella Striscia centrale, dove una tenda è stata colpita da un attacco che ha ucciso un altro civile. A Gaza City, nel quartiere di Zeitoun, un raid ha infine causato quattro morti, completando un bilancio che testimonia la persistenza di una violenza diffusa e frammentata. I palestinesi riferiscono inoltre di altri tre uccisi da raid aerei.  (PAGINE ESTERI del 9 gennaio 2026)


In Palestina la mattanza  di palestinesi innocenti, donne e bambini e civili inermi, perpetrata dagli occupanti sionisti, continua senza tregua nell'indifferenza dei governi occidentali ed europei. E  di cosa si interessa  la Commissione UE?  "La capo della diplomazia europea, Kaja Kallas, ha dichiarato a Die Welt di essere pronta a proporre nuove misure restrittive nei confronti di Teheran".



(Notizie raccolte e rielaborate da P.D'A.)



domenica 11 gennaio 2026

ASSEMBLEE NAZIONALI DEL COORDINAMENTO NAZIONALE NO NATO

 


Milano, 31 gennaio 2026, ore 14.30: Circolo Familiare di Unità Proletaria, viale Monza n.140

Napoli, 21 febbraio 2026, ore 14.30: Circolo culturale ex Asilo Filangieri, vico G. Maffei n.4

Il 2025 è stato un anno di grandi e significativi passi avanti nella lotta per farla finita con la Terza guerra mondiale. Significativi non significa che i lavoratori sono riusciti ad imprimere a questo paese un indirizzo politico differente, ma che la loro mobilitazione, unita a quella degli studenti e degli altri settori della società, ha segnato un salto di qualità nella mobilitazione popolare, nel rendere di massa, diffuse, parole d’ordine che prima erano appannaggio di alcuni gruppi e reti e ha avuto la capacità di mostrare al resto della società che è possibile costruire un futuro fatto di pace tra i popoli, di solidarietà, di riconquista di diritti. Ha avuto la capacità di mostrare che le scelte politiche del governo Meloni, supino agli imperialisti USA e NATO, leccapiedi dei criminali sionisti e scodinzolante verso l’UE, non sono le scelte politiche della classe lavoratrice di questo Paese.

Ha mostrato inoltre che la Terza guerra mondiale a pezzi e sempre più estesa, parte da qui: dai porti e aeroporti italiani, dalle fabbriche che producono armi, dalle basi USA e NATO dedite allo stoccaggio di munizionamento, allo spionaggio e al coordinamento delle operazioni militari USA e NATO all’estero e in cui si addestrano gli eserciti NATO.

Oggi si tratta di fare un salto di qualità nella lotta per fermare la Terza guerra mondiale. Questo salto consiste innanzitutto nel fare più precisamente i nomi e i cognomi di chi sono i promotori della guerra mondiale. È sempre più palese agli occhi di larga parte della popolazione del nostro paese la responsabilità dei gruppi imperialisti USA-NATO e UE nella promozione della Terza guerra mondiale, in particolare per quanto riguarda il sostegno al regime di Kiev e ai sionisti d’Israele (in ultimo, non per importanza, l’aggressione al Venezuela e il rapimento del presidente Maduro, in continua e aperta violazione di ogni legge internazionale) e ciò che comporta anche in termini di guerra interna: per mantenere la propria guerra nel mondo c’è bisogno di tagli alle risorse pubbliche destinate a soddisfare i bisogni collettivi e bisogna aumentare le prebende per speculatori e guerrafondai; bisogna aumentare la repressione verso le avanguardie di lotta e i gruppi e organismi che promuovono la lotta contro la guerra, ecc.; bisogna occupare militarmente la società (scuole e università, eventi pubblici, ecc.).

A ciò si affianca l’occupazione militare del Paese: basi, caserme, antenne e radar, poligoni di tiro, depositi di munizioni, ecc. che prosciugano risorse, impoveriscono e inquinano i territori, fanno si che intere porzioni del nostro paese siano appannaggio dei guerrafondai e degli imperialisti e non di chi in quei territori ci vive e ci lavora.

È necessario quindi organizzarsi e ancora organizzarsi, fare rete e coordinare tutte le realtà che già oggi lottano contro la guerra, il riarmo e la NATO e via via animare e sviluppare un’iniziativa sempre più unitaria. Non esiste pace che verrà dalla bontà e dal benestare degli imperialisti e dal buon cuore del governo Meloni, ad essi sempre più sottomesso. L’unica strada percorribile è quella di mettere insieme le forze e sviluppare ad un livello superiore la lotta per liberare il Paese dalla nefasta presenza delle basi USA e NATO, spezzare le catene della collaborazione e partecipazione del nostro paese alle guerre di aggressione USA e NATO.

Facciamo appello ad ogni comitato, rete e organismo, ad ogni gruppo di lavoratori che si organizza e lotta contro guerra, NATO e riarmo a portare la propria esperienza, il proprio contributo, le proprie proposte.

Le assemblee saranno inoltre occasione per presentare il dossier, a cura del Coordinamento Nazionale No Nato, sulle installazioni militari USA e NATO nel nostro Paese.


Coordinamento Nazionale No Nato

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