venerdì 8 maggio 2015

Il lungo viaggio dei pollini allergenici



Il caso dell'ambrosia
La maggior parte dei pollini allergenici sono caratterizzati da una modalità di diffusione operata dal vento, definita anemofila. Questa modalità di diffusione implica la produzione di una notevole quantità di polline e può pertanto creare problemi per la salute dei soggetti allergici.
Fra le specie ad impollinazione anemofila merita attenzione l'Ambrosia artemisiifolia, pianta della famiglia delle Compositae che, sebbene non sembri avere una diffusione significativa in Toscana, è una specie molto conosciuta a causa della forte allergenicità dei granuli pollinici.
È una pianta infestante e pioniera; questa caratteristica favorisce il suo insediamento in aree dove la vegetazione originaria è stata rimossa, dando origine a zone incolte (margini di campi, bordi stradali, sedi ferroviarie, cantieri edili e aree abbandonate in genere).
Informazioni sulla pianta e sui pollini sono state già fornite nell'ARPATnews Monitoraggio dei pollini: rilevata anomala presenza di ambrosia.
Si sottolinea che, anche in aree dove la pianta non risulta presente, possono essere rilevate elevate concentrazioni polliniche, in quanto i pollini sono trasportati dal vento anche da grandi distanze in quanto una sola pianta di Ambrosia nel periodo di pollinazione da fine luglio a ottobre può produrre più di un miliardo di pollini.
Nel corso del monitoraggio aerobiologico effettuato da ARPAT in Toscana sono state rilevate, in genere, concentrazioni poco significative dei pollini di Ambrosia, con eccezioni che si sono verificate nel 2002, 2004 e 2014.
Per quanto riguarda gli anni 2002 e 2004, nella stazione di Pistoia sono state rilevate alte concentrazioni di ambrosia rispettivamente nelle settimane dal 26/08/02 al 01/09/02 e dal 06/09/04 al 12/09/04 (vedi tabella 1).
 Concentrazioni di ambrosia nelle settimane dal 26/08/02 al 01/09/02 e dal 06/09/04 al 12/09/04
Il Centro interdipartimentale di Bioclimatologia dell’Università degli Studi di Firenze (CIBIC), che da anni collabora con ARPAT, ha studiato la diffusione dei pollini che si è avuta nel 2002 e nel 2004.
In particolare sono state analizzate le condizioni meteorologiche locali e le condizioni a livello sinottico nei giorni di presenza di pollini di ambrosia rilevate nel 2002 e 2004; successivamente sono state computate ipotetiche back-trajectories utilizzando il modello Hysplit, che ha consentito di individuare la probabile area di provenienza di tali pollini e il probabile percorso che hanno effettuato per giungere in Toscana (Cecchi et al., 2006, Cecchi et al., 2007).
Inserendo le coordinate geografiche di Pistoia fu possibile identificare come possibile fonte di tali pollini un’area nel nord dei Balcani, zona particolarmente ricca di piante di ambrosia (fig. 1). Non appena cessò il flusso d’aria proveniente da tali aree, infatti, si instaurò una condizione di scarsa circolazione e il picco si ridusse drasticamente sino a scomparire nei giorni seguenti. Il fenomeno del trasporto di pollini di ambrosia da grandi distanze si verifica quando si manifestano particolari condizioni meteorologiche caratterizzate dall’arrivo di masse d’aria provenienti da Nord-Est ed Est-Nord-Est nel periodo di fioritura dell’ambrosia nelle aree balcaniche.
Possibile traiettoria dei pollini di ambrosia dall’area nel nord dei Balcani alla stazione di Pistoia 
Riguardo all'evento del 2014, nella settimana di monitoraggio dei pollini aerodispersi che va dal 1 al 7 settembre 2014, nella stazione di campionamento di Firenze è stata rilevata la presenza di pollini di Ambrosia con concentrazioni medio/alte a metà settimana, fino a raggiungere valori elevati nella giornata di sabato (vedi tabella 2).
Concentrazione di pollini di ambrosia nelle stazioni di monitoraggio toscane nella settimana dal 1 al 7 settembre 2014 
Questa situazione/evento ha fatto ipotizzare, anche in questo caso, un possibile trasporto a distanza di pollini di ambrosia verificatosi nella stazione di monitoraggio di Firenze. Sono stati, quindi, presi contatti con i colleghi di ARPA Umbria che gestiscono la rete di monitoraggio aerobiologico della regione Umbria, per verificare se anche nelle loro stazioni era stata registrata un'alta concentrazione di pollini di ambrosia in quella settimana. Dai dati è emerso che anche la stazione di monitoraggio di Perugia ha avuto una concentrazione di 31 pollini/m3 di ambrosia il 6 settembre 2014 (vedi figura 2).
 Concentrazioni polliniche di ambrosia rilevate a Perugia dal 1 al 7 settembre 2014
Sempre in collaborazione con il Centro Interpartimentale di Bioclimatolgia dell'Università di Firenze sono stati analizzati i dati delle stazioni di Firenze e Perugia. Attraverso l’utilizzo del citato modello Hysplit è stata determinata la provenienza delle particelle presenti sia a Firenze che a Perugia nei giorni di picco rilevati nelle due città. L’analisi ha confermato che la provenienza delle particelle polliniche è la zona dell’Europa orientale, tra cui l’area Balcanica, analogamente ai risultati degli studi del 2002 e 2004 (vedi figura 3).
 Area di provenienza delle particelle polliniche
Questi eventi confermano l’importanza sia del monitoraggio aerobiologico, sia dell’utilizzo dei modelli previsionali che analizzano i movimenti delle masse d’aria responsabili del trasporto dei pollini anche da aree extraregionali o extranazionali.
Si ringraziano il colleghi di ARPA Umbria per i dati forniti.
Testo di questo numero a cura dell’Area Vasta Centro ARPAT e di CIBIC (Centro interdipartimentale di Bioclimatologia dell’Università degli Studi di Firenze)

giovedì 7 maggio 2015

Geopolitics - Chaos and misconception in the United States...




Chaos is increasing inside the United States as the US Khazarian controlled faction of the Federal Reserve Board continues to be shunned by most of the world. In response, the Khazarians are desperately trying to provoke race riots or otherwise get arms bearing US citizens to fight the US armed forces and police. At the same time, the US armed forces and agencies are moving against both Israel and their US based Khazarian proxies, notably the Bush/Clinton/Rockefeller crime family.
In what Pentagon sources say was a direct message to the Rockefeller family, Dave Goldberg, the Chief Operating Officer of Facebook, died in mysterious circumstances at age 47 last week.
http://www.nytimes.com/2015/05/03/business/dave-goldberg-47-surveymonkey-chief-and-sheryl-sandbergs-husband-dies.html?hpw&rref=obituaries&action=click&pgtype=Homepage&module=well-region&region=bottom-well&WT.nav=bottom-well&_r=1
Facebook is owned by David Rockefeller grandson Mark Zuckerberg. Pentagon sources say this was a message by the armed forces to the Silicon Valley oligarchs that from now on the high tech industry in California would be under military control.
To understand the frenetic power struggle now taking place in the US, it is worth taking another look at the secret history behind the ongoing US corporate government’s bankruptcy. More of this was revealed at a meeting last week between representatives of the White Dragon Society and Chinese royal family members. The Chinese royals presented documentary evidence that will force a change of how 20th century history is written. The documents describe secret agreements between US Presidents Franklin Roosevelt and Harry Truman, Chinese Nationalist ruler Chiang Kaishek and,
members of the Manchu royal family. The documents show how Roosevelt, Truman and US Secretary of State George C. Marshall, over time, took 20 ships laden with Manchu gold to the US and fraudulently used the bullion to finance Roosevelt’s New Deal and the Marshall plan.
The gold was taken to the US starting in the 1930’s under the promise it would be used to finance the development of East Asia and the creation of a federation that would include Manchuria, China, Korea and Japan, the royal family sources said. The Americans also gave the Manchurians plates to allow them to print US dollars.
The two current heirs to the Manchu gold are Kim Young Hee (金英姫) and Zhang Sheng Zhi? (張勝植). They claim there have been numerous attempts to kill them and replace them with look alikes so, as a security measure, they have asked that their pictures be published as seen below:
DSC_0287
Photographs of their ears have also been taken as an extra precaution.
The reason these two people claim they are being chased is that they have the legal rights to gold worth about $30 trillion.
What is happening is that, at the highest level of global finance, paper and numbers written on bank computers are not accepted as currency. The owners of the US branch of the Federal Reserve Board (Bush/Clinton/Rockefeller etc.) are being asked to pay their debts to the rest of the world in gold. For that reason they are desperate to try to stake a fraudulent claim to the Manchu gold they stole all those years ago (and have long since used up). They will not get it because the whole world is sick and tired of their criminal antics.
In fact, looking through a gold lens sheds a whole new light on many recent historical events. First of all, the Lehman shock of 2008 came because the corporate government of the United States failed to make a gold payment that was due. That led to a temporary cut off of US trade. The US Corporate government then managed to get a large gold loan from the Ming dynasty faction in Asia on the promise that Barack Obama would be made president and the US would reform itself.
After Obama’s actions showed that he was no better than George Bush Jr., the Ming gold dried up. US cabal staged events since that time have all been in search of gold and financing.
The red shirt movement in Thailand, for example, was really aimed at getting custody of the huge historical Thai royal gold stash. The “Arab springs” in Tunisia and other Arab counties were also aimed at the gold stashes these countries had. The invasion of Mali was staged to seize gold mines there. The tsunami and earthquake attack on Haiti was also aimed at getting gold mining rights. The invasion of Libya was an unsuccessful attempt to steal Colonel Muammar Khadaffi’s gold. The March 11th, 2011 tsunami and earthquake attack on Japan was also aimed at extorting Japanese imperial gold.
So now, the cabalists are frantically hunting royals with claim to historical gold troves. The reason the Obama regime has suddenly been sucking up to Iran so vigorously is because the Persian historical gold trove is worth $46 trillion, according to the current heir to the Persian throne. The Iranians have responded to this US foot kissing by publicly blaming the US government for 911 and telling many other truths. In any case, the heirs to the Persian fortune have made it perfectly clear the US cabalists will never get their hands on their gold.
One recent new indicator of the world wide boycott against the US based Khazarian cabalists was the National Association of Credit Manager’s report that successful US loan applications since the end of March fell by more than 40% year on year. The fall was almost entirely due to a stoppage of trade credits, according to the association. The US government later forced them to “revise” away this ugly truth.
http://www.zerohedge.com/news/2015-05-02/did-tap-shoulder-prevent-us-economy-sliding-recession
However, the fact that over 6000 US retail shops have recently been closed illustrates how the US corporate government and their American debt slaves can no longer borrow money to buy trinkets from the rest of the world. More proof of bigger than Lehman US economic collapse can be found here:
http://www.zerohedge.com/news/2015-05-01/we-just-broke-2008s-record-fastest-economic-unraveling
That is why rent a mobs are being paid with Fed funny money to try to start race wars in Ferguson, Baltimore, Seattle and elsewhere. The Feds are hoping to use the unrest to trigger a civil war in order to distract attention from their own problems.
There was also a big push on the internet to use cabal controlled web sites to push “Jade Helm,” a psychological warfare operation against the American people and US military. There was further what seems to be an attempt to give some credibility to widely discredited fake opposition blogs and radio shows by staging what appear to have been murder attempts against two of them: Stew Webb and Jeff Rense.
/alternative/2015/04/attempted-murder-of-two-radio-show-hosts-within-24-hours-alternative-media-strikes-back-3146208.html
Just before the apparent attack on Webb, somebody contacted this writer and told me Webb (who I had never heard of) slandered me by calling me a “disinformation agent.” My response was to quote the Arab saying: “the dogs bark but the caravan roles on.” However, in retrospect it now seems this was an attempt to get me to say something hostile about Webb just before the “attack” on him. Jeff Rense has also highly discredited himself with all the nonsense he has spewed out about Fukushima. However, I tried to contact him to confirm if he had really been attacked only to find out I was no longer allowed to e-mail him. My understanding, based on a lot of different evidence, is that Rense is a front for the Bush family and, until I hear from him otherwise, that is line I will take. Nonetheless, as a journalist who has had many colleagues killed and who has personally survived multiple assassination attempts, you may be sure I am vigorously opposed to the murder of journalists and even propagandists.
These two “murder attempts” by the way, came at around the same time a scheduled major US radio broadcast by me on the show “Caravan to Midnight” was cancelled at the last minute due to a “major server attack.”
In any case, these increasingly clumsy attempts by cabal agents to start race riots, promote attacks against the military and spread confusion in the alternative media are all signs of desperation.
The desperation is becoming palpable now because of what just happened to Saudi Arabia, one of the US Khazarian factions’ last sources of money. The Pentagon and the Iranians forced Saudi’s new king Salman to fire crown prince Muqrin and Saud Al Faisal (who has been Saudi foreign minister for the past 40 years). They were fired to remove Bush influence from the Saudi regime and to force an end to the attacks on Yemen, Pentagon sources say. The Pentagon sources are saying they are still seriously thinking of allying with the Yemeni Houthis to carry out a complete regime change in Saudi Arabia.

The other cabal slave regime that is in trouble is Prime Minister Shinzo Abe’s government in Japan. As predicted, Abe read a humiliating speech in front of the US Congress and Senate last week that made it clear he was not a Japanese Prime Minister but just a US cabal paid actor reading a script. The US military needs to hurry up and clean up its act in Japan or else lose the regime there to Chinese control. The pentagon knows who to contact to prevent that.

Benjamin Fulford: http://beforeitsnews.com/

mercoledì 6 maggio 2015

Work in progress .. la schiavizzazione continua, ma possiamo fermarla


Negli ultimi anni abbiamo visto una straordinaria erosione delle libertà e uno speculare accentramento di potere e ricchezza salire verso l’alto. L’unica cosa che possiamo fare per difenderci da questo attacco alla Vita, è ripartire in silenzi, unendoci tra di noi, che stiamo in basso, anziché farsi quella che “guerra tra poveri” che è l’obiettivo di quelli che stanno in alto.
Da quando esiste la storia esistono dominio, controllo e guerra. Nella preistoria no ma nella storia sì. Se noi guardiamo alla storia con discernimento vediamo che questa non è altro che una sequela infinita di atti di aggressione contro il pianeta, contro i viventi in generale e di conseguenza anche contro gli umani (che sono a tutti gli effetti dei viventi come tutti gli altri, né più né meno).
Ciò che è cambiato dunque non sono gli effetti finali della storia (che è sempre stata dominio, controllo, guerra) quanto le modalità con cui questa viene portata avanti. In questa ottica è fuori di dubbio che all’immenso avanzamento delle tecnologie siano corrisposte forme di dominio, controllo, guerra all’umanità (oltre che a tutto il resto) sempre più avanzate e di fronte alle quali siamo ovviamente sempre più indifesi.
L’avanzata politico-economica che sta prendendo piede sempre più fattivamente in questi anni è di tipo accentrante. In altre parole è una guerra che quei pochi che stanno in alto portano avanti nei confronti di chi sta in basso (cioè sotto). Tutto il resto sono unicamente corollari utili alla realizzazione del piano. Il destino dell’umanità, a meno di un cambio di prospettiva enorme e di cui francamente si vedono ben pochi segnali, almeno per i decenni a venire, è molto chiaramente segnato. E non è un bel destino.
L’avanzata tecnologica, concentrando in un unico punto, quello del dominio e controllo (guerra), tutte le sue armi (biometria, ingegneria genetica, farmaceutica, medicina, alimentazione, energia, ma anche (dis)informazione, istruzione, intrattenimento (imbonimento), e ancora “democrazia”, politica in generale, leggi, burocrazia, istituzioni nazionali e sovranazionali, l’invenzione del terrorismo come nemico globale, l'indebitamento globale (Stati, aziende, famiglie, individui), ecc.), ha reso le masse sempre più docili, belanti e impaurite, rendendo questi controllo e dominio di facile realizzazione, il tutto in tempi e modi impensabili fino a solo poco anni addietro.
Se vogliamo andare alla sostanza, come umani abbiamo ben pochi margini di manovra per vivere in maniera libera e dignitosa o comunque questi margini sono in costante riduzione. Io credo che i nodi verranno al pettine definitivamente e drammaticamente nel momento in cui il degrado socio/ambientale arriverà ad un punto di rottura, congiuntamente alla definitiva eliminazione del denaro contante  (che già oggi si attesta indicativamente ad un ben misero 7% dell’intera massa circolante) e alla totale mercificazione dell’esistente portata avanti sempre più serratamente (vedi l’ormai famoso TTIP).
Sarà allora che con qualche scusa di sicurezza globale o forse anche solamente con l’imbonimento, verrà a tutti installato un bel microchip (la cosa del resto non deve sorprenderci. Non chippiamo il cane e anche tutti gli altri che ci fa comodo chippare? Che cambia? Perché il cane sì e noi no? La logica non è sempre la stessa?). Così il controllo dell’umanità sarà globale, totale, definitivo, il tutto alla faccia di quel “mondo libero” in cui ancora molti sono convinti di vivere.
In una situazione simile, cioè una situazione in cui la sopravvivenza sarà estremamente difficile,  è evidente che ci sarà un’escalation di violenza generalizzata. Questo è ciò che sta accadendo oggi in sempre più numerose aree del mondo.
Molti sostengono che tutte queste manovre che abbiamo cercato succintamente di indicare nelle righe precedenti, hanno lo scopo di far diventare le multinazionali e chi le governa (cioè il potere economico) ancora più ricche di ciò che già sono ma non è così. Non è affatto così. L’economia non è più, almeno per i controllori, un mezzo di arricchimento ma semplicemente uno strumento di controllo sociale (cioè di tutti noi che siamo costretti a lavorare per andare avanti). Siamo noi che dobbiamo lavorare per campare, non loro per arricchirsi.
A che servono un profitto e una ricchezza derivanti dall’economia quando questa ricchezza viene letteralmente creata dal nulla dal potere bancario-finanziario, quello stesso potere bancario-finanziario che controlla in toto l’economia? Che ci fanno con altra ricchezza se quella già esistente (creata dal nulla come abbiamo detto) è sufficiente per comprarsi tutti i pianeti, gli universi, le galassie?
La logica dunque è un’altra. Molto banalmente è una logica di dominio e di controllo ed è la stessa logica che l’umanità in generale applica da diecimila anni (cioè dall’inizio della storia) all’intero pianeta ed ai suoi abitanti. E’ la prospettiva antropocentrica poi trasformatasi in egocentrica ad averci ridotto così. Proviamo a pensare a quell’orribile fabbrica di morte che sono i moderni allevamenti industriali di animali e capiremo che la logica che vi sta dietro è la stessa. Come noi ci consideriamo di un’altra categoria rispetto agli animali, i dominatori dell’universo si considerano di un’altra categoria rispetto a noi. E, bisogna dirlo, secondo questa (per me inaccettabile) logica, lo sono.
Ce ne accorgiamo solo adesso per due motivi: il primo è perché sta cominciando a toccare anche a noi occidentali in prima persona (agli africani, tanto per dirne una, è già toccato da un pezzo), e il secondo è perché gli strumenti tecnologici di controllo sono diventati talmente avanzati (ed utilizzati sempre più esplicitamente) che finalmente qualcuno sta cominciando ad aprire gli occhi (ancora un po’ pochini per la verità).
Questo dominio sociale sempre più esasperato e esasperante si è esplicato in maniera molto evidente negli ultimi anni attraverso la progressiva destabilizzazione di sempre più aree del mondo (basta pensare al medio oriente e ora all’Ucraina), attraverso crisi economiche indotte, migrazioni forzate di milioni e milioni di uomini, donne e bambini (e ci sono dementi, lasciatemeli chiamare per ciò che sono, che ce l’hanno con gli emigranti e che dicono che “devono tornare a casa loro”) e tanto altro ancora.
Tutto ciò genera in ultima analisi paura e insicurezza, oltre ad una progressiva scarsità di beni essenziali alla vita, che rendono l’umanità sempre più docile, piegata ed incline ad accettare qualunque sopruso; come difatti sta accadendo.
Cosa possiamo fare?
Veniamo a noi. Cosa possiamo fare per provare a vivere bene in un mondo sempre più difficile? Premesso che non credo si possa combattere i dominatori dell’universo con le loro armi (hanno tutto, assolutamente tutto, per vincere con la violenza, e difatti è proprio con quella violenza che stanno già “vincendo”), e premesso anche che le dinamiche di questo futuro sono comunque impossibili da dettagliare, io credo che il primo, fondamentale passo sia quello di giocare ad un altro gioco, il nostro gioco, di cui noi facciamo le regole.  
Ad esempio non credo sia sensato guardare al futuro con speranza e come ad un qualcosa di positivo come si è fatto fino ancora a pochi anni fa. Mi pare molto più logico concentrarsi sul presente. Ovviamente questo è un cambio di prospettiva di difficile applicazione visto che veniamo da millenni di cultura che spinge sul futuro. Ma questo è solo un esempio.
Concretamente penso sia necessario dedicarsi con molto impegno e piena consapevolezza a ricostruire un senso di comunità e di famiglia (più o meno estesa), dove l’unità, la collaborazione e la condivisione superino, definitivamente e una volta per tutte (almeno tra noi comuni mortali) quella competizione a cui oggi come oggi, volente o nolente, chi più chi meno, siamo tutti costretti.  Sostituire una volta per tutte il rispetto reciproco a quell’aggressività reciproca che caratterizza la nostra vita di oggi. Sostituire una volta per tutte l’aiuto reciproco a quel cercare di essere “più furbi” che caratterizza il mondo di oggi.  In altre parole smettere di farsi la guerra tra noi (cioè tra “poveri”) quando questa guerra l’hanno mossa coloro che stanno in alto per sistemare una volta per tutte chi sta sotto. 
In senso assoluto io non vedo la cosa come una tragedia. Si tratta essenzialmente di rimodellare i nostri pensieri e conseguentemente le nostre azioni su dinamiche diverse a quelle a cui siamo abituati. A ben vedere non è che il mondo e il modo in cui viviamo oggi ci facciano godere troppo. Vorrei far notare che la cosiddetta “crisi” che ha colpito milioni e milioni di persone, è una tragedia per molti (la stragrande maggioranza) ma non per tutti. C’è anche chi grazie alla crisi ha riscoperto stili di vita più semplici, naturali, solidali. C’è chi grazie alla crisi vive meglio. Chiedere la “ripresa” significa essenzialmente chiedere “di più” di quel mondo che ci ha ridotto come siamo.
Io credo che la nostra spiritualità, nelle sue svariate applicazioni concrete, sia ciò che in ultima analisi può fare la differenza tra il dramma e una vita degna di essere vissuta. I cambiamenti spirituali richiedono tempo e di sicuro non si inventano in quattro e quattr’otto, e dunque è bene intraprendere questo cammino sin da ora, senza azzuffarsi fino all’ultima briciola o all’ultimo osso lasciato cadere dall’alto dai padroni dell’Universo.
Da ultimo vorrei dire che trovo del tutto insensato manifestare, fare cortei, scioperi, petizioni via internet, addirittura continuare ad andare a votare. Dico, ma almeno smettiamola di farci prendere per il culo. Tutto quanto sopra non serve a nulla se non a dare alle masse l’illusione che qualcosa possa cambiare e con ciò tenerle ancora più docili. Lo sappiamo benissimo che le cose stanno così, perché se così non fosse avrebbero già vietato tutto quanto (e difatti questo è ciò che fanno, e anche con violenza estrema, quando qualcuno oltrepassa un dato limite).

E’ ora di entrare nello stato di idee che qualunque istituzione, nazionale e ancor più sovranazionale, qualunque, nessuna esclusa, non è lì per difenderci ma per difendere il Sistema e con ciò i suoi controllori. Non sono lì per noi ma contro di noi. Sono strumenti (e lo Stato è il primo tra questi) utilizzati dal potere costituito per tenerci sotto. Tutte le istituzioni servono a questo, nessuna esclusa. Bisogna metterselo in testa.

Bisognerà dunque ripartire da zero e difendere semmai quel territorio che abitiamo e che ci dà la Vita, difendere la famiglia (intesa in senso esteso), la comunità in cui viviamo. Difendere quel poco di margini di manovra che ancora ci sono rimasti cominciando a tirarsi fuori dal Sistema (e non a chiederne ancora di più), a disubbidire, a non riconoscere, a boicottare (in silenzio), a non pagare tasse, multe, ecc., insomma smetterla di sostenere tutto ciò che ci ruba la Vita. Non tanto, e comunque non solo, per cambiare l’ordine costituito quanto più semplicemente per vivere con dignità.
E’ ora di capire definitivamente che non si può chiedere il permesso a qualcuno, a nessuno, per vivere. E ricordarsi che si deve morire comunque. La preservazione della vita a tutti i costi ha un senso se questa vita è degna di essere vissuta. Oltrepassato quel limite non è più così. Proviamo tutti a cominciare a vivere davvero bene da adesso e soprattutto a farlo a modo nostro.
Con fiducia, buona Vita

Andrea Bizzocchi  

www.andreabizzocchi.it

martedì 5 maggio 2015

"ex intelligence" sui black bloc, sulla"destra", sui gesuiti, sui giudei e sul festival di san Remo



LA DESTRA A MILANO HA FATTO (non ho capito bene),  o FARà CONTRO I CATTIVI CHE HANNO MESSO A FERRO E FUOCO IL CENTRO CITTADINO (apparentemente!) DEL TUTTO INDISTURBATI (aspetto confutazione). 

Questa nuova manifestazione è del tutto inutile ed anche le VITTIME della manipolazione lo hanno capito. Risultato previsto o prevedibile della manifestazione... NULLO! NESSUNA MOBILITAZIONE REALE è PREVEDIBILE. 

NOTA......anche le parole di SDEGNO del  noto ciellino oggi senatore ieri presidente della Regione Lombardia hanno suonato fesso. Costruite a tavolino PRIMA dell'evento stesso. 

HO PIU' VOLTE ANALIZZATO LE RAGIONI CHE HANNO INDOTTO LORSIGNORI AD ORGANIZZARE L'INVASIONE DEI "black bloc" (MA ORMAI IL BREVETTO è SCADUTO!) anche la dichiarazione a caldo di Matteo Renzi è stata a LUI messa in BOCCA dai programmatori...." FIGLI di papà!"  (in realtà quello che è NEI fatti proprio lui). 

LA MENZOGNA è IMPLICITA NEL SISTEMA, COME QUELLA DI CHIAMARE "LIBERAZIONE" L'INIZIO DELL' ASSERVIMENTO DEL NOSTRO PAESE E DELL'EUROPA TUTTA AL SISTEMA OCCIDENTALISTA...(...).

Tutto ciò premesso, entriamo nel vivo della questione, che non può essere risolto se non rispondendo alla domanda classica: CUI PRODEST?   

Il vaticano è anche un simpatico alleato in AFFARI usurai con Lorsignori ed a tutt'oggi... ecco il significato dei viaggi di francesco I (e, speriamo ultimo, dato l'incongruenza del nomignolo) in Amerika latina. (Il controllo religioso-ideologico dell'America Latina consente di CONTROLLARE IL DISSENSO LATINO AMERICANO e minacciare indirettamente Lorsignori in caso di eccessiva invadenza del GIUDAISMO in casa cattolica).

Eccoci pertanto alla conclusione. La  SHOA è servita e serve per tenere soggiogati i tedeschi al carro occidentalista e  ricordiamo che fino alla sua scomparsa la GERMANIA ORIENTALE, IL REGIME DI PANCHOW, HA NEGATO L'OLOCAUSTO senza per ciò pagare pegno. E LORO, PER COLLOCAZIONE GEOGRAFICA, ERANO QUELLI MAGGIORMENTE INTERESSATI ALLA FACCENDA. Salvo il fatto di aver perso la partita con la riunificazione, con la quale però i VERTICI di quel regime che non erano esattamente dei sant'uomini, SONO STATI BELLAMENTE RICICLATI A COMINCIARE DALLA MERKEL, che oltretutto è una LORSIGNORA. 

La conclusione viene da sé. La vera finalità del mito olocaustico, che non interessa a nessuno in quanto tale, almeno in Italy, è ridurre la portata del MITO sofferenza-morte-resurrezione di nostro signor gesucristo, EMBLEMA DEL POTERE DELLA CHIESA, per sostituirlo col mito sofferenza-morte-resurrezione del popolo ebraico.... autentico indiscusso figlio d'iddio. VERO REDENTORE del GENERE UMANO....(?).  
[Ma questa domanda ce la poniamo noi. Figli del Gran Dio PRIAPO].

Non credo pertanto che gesuiti, opusdeisti, agostiniani, benedettini, francescani, cavalieri di cristo, crociati di cristo, seguaci di cristo, fedeli della croce, amanti del calvario, devoti alla madonna e quanti altri, che hanno tenuto duro fino ad oggi, mollino l'osso proprio adesso che hanno ben altro da pensare, compreso il dilemma su chi far vincere il prossimo festival di San-Remo. A benpensarci, anche questo è un santo. Dispensatore di milioni, di santini, di immagini benedette, di cianfrusaglie, di sogni più o meno infranti, di illusioni, di profumi, di AMORI (ah! L'AMORE). Esattamente come qualsiasi altra Religione. 

Giorgio Vitali




 MEDITAZIONE ZEN:  "PRIMA DEL RISVEGLIO TAGLIAVO LEGNA E PORTAVO ACQUA, DOPO IL RISVEGLIO TAGLIO LEGNA E PORTO ACQUA"   

lunedì 4 maggio 2015

Padova - “Zona del divertimento perduto - Questa è guerra!” - Recensione

Zona del divertimento perduto”

Questa è guerra!
        100 anni di conflitti messi a fuoco dalla fotografia
A cura di Walter Guadagnini

Padova / Palazzo del Monte di Pietà
28 febbraio - 31 maggio 2015 

      L’effetto straniante del filtro a infrarossi con cui Richard Mosse fotografa una zona di guerra in Congo ingoia quasi per intero una delle ultime sale della superba mostra dedicata a 100 anni di fotogiornalismo di guerra. La sua “Zona del divertimento perduto” -  bambini in primo piano, sullo sfondo una tendopoli di sfollati, in mezzo un campo che il filtro rende di un rosso accecante - testimonia la ricerca di nuove modalità espressive, sfida della fotografia negli anni Duemila all’assuefazione visiva dell’uomo contemporaneo “fagocitante divoratore d’immagini”.
In questo e in altri scatti di guerre contemporanee ospitati nell’ultima sezione della mostra vediamo la fotografia farsi, da documento, oggetto d’arte: non sempre testimonianza di realtà fisicamente vicine e palpitanti, acquista significati ora surreali ora puramente estetici, e l’esperienza dell’azione bellica, non necessariamente vissuta, può essere anche solo “vista”. Emblematiche le immagini di  Barack Obama e del suo staff che il fotografo della Casa Bianca, Pete Souza, ritrae mentre seguono su uno schermo il blitz contro Bin Laden; o quelle dei 51 avamposti aerei statunitensi sparsi nel mondo, le cui foto aeree Mishka Henner può ricavare senza sorvolarli fisicamente ma seduto alla scrivania davanti al suo computer; o le torri d’avvistamento israeliane del palestinese Taysir Batnji, simili “ad opere d’arte concettuale” nel loro isolamento dal contesto bellico.
      Nell’immagine fotografica degli anni Duemila, la rinuncia frequente alla ”vicinanza spaziale e temporale dell’azione”, la mescolanza di esperienza vista ed esperienza vissuta, o perfino di documento e finzione, operano una destrutturazione del linguaggio fotografico tradizionale in funzione di contrasto alla bulimia visiva del presente, di reazione alle “dinamiche della globalità contemporanea”. E fanno apparire enorme la distanza con il fotogiornalismo di 100 anni prima, quello della Grande Guerra, primo conflitto narrato anche dalle immagini e non solo dalla voce e dalla scrittura.
      Inizia da questa lontananza  il percorso in un secolo di fotografia di guerra nelle ovattate numerose sale della mostra dove visitatori assorti studiano il volto, il gesto, l’istante immobilizzato che si fa storia, e quella lontanissima documentazione fotografica in bianco e nero è, di tutte, la più carica di suggestione. 
Dalle foto aeree usate per la prima volta nella Grande Guerra, a quelle scattate dai soldati stessi con gli apparecchietti Kodak per i loro saluti dal fronte; dagli scatti della  Guerra Civile spagnola con le sue icone (il miliziano colpito a morte di Robert Capa, la soldatessa repubblicana di Gerda Taro), alle testimonianze della Seconda Guerra, a quelle della Resistenza italiana in maggioranza ricostruite a posteriori (con qualche eccezione, come il partigiano che affidò i pochi suoi scatti a Robert Capa, i partigiani non avevano con sé apparecchi fotografici che in caso di cattura avrebbero compromesso i compagni). E poi la guerra d’Algeria, il Vietnam, il Congo orientale con la sua guerra civile da oltre cinque milioni di morti… La fotografia di guerra diventa professione, si fa strumento privilegiato che forma e orienta il pensiero collettivo.
      Ma essa dispiega anche la sua natura ambigua: l’”orribile perfezione del fungo atomico” nelle immagini dei test nucleari nel deserto del Nevada e nell’atollo di Bikini tra ’46 e ’52 testimonia il potere manipolatorio che la fotografia è in grado di esercitare. Quelle foto dalla indubbia attrattiva estetica, furono le uniche autorizzate a circolare, nessuna delle foto scattate in Giappone dopo il 6 e il 9 agosto 1945 fu resa pubblica, e immediatamente ritirate quelle pubblicate su Life. Se ne riparlerà solo nel ’52, e finalmente nella fascinosa plasticità del fungo atomico si percepirà l’orrore della forza sterminatrice, e nella coscienza collettiva degli americani il terrore della distruzione globale comincerà ad oscurare le solide certezze della retorica patriottica. “Ho scoperto come si può imbrogliare la gente con le foto, imbrogliarla davvero” scriveva Helmut Herzfeld, in arte John Heartfield.
      E tuttavia negli stessi anni il fotogiornalismo, soprattutto europeo, svolge un grande compito di documentazione della tragedia immane delle guerre e delle ferite impresse sulla carne viva delle città e degli inermi civili: August Sander, che negli anni Venti aveva raffigurato le architetture di Colonia, torna a fotografarne le macerie nel ’40; Henry Cartier-Bresson documenta a Dessau i drammi dei campi profughi dove le vite dei vinti si mescolano a quelle dei vincitori; Emmy Andriesse, ex fotografa di moda, testimonia “L’inverno della fame” vissuto dalla popolazione dopo il ’45 nella Amsterdam liberata; Ernst Haas fotografa l’arrivo a Vienna dei profughi dai campi di prigionia in Russia, le donne in attesa con la foto del proprio caro, la delusione dei mancati arrivi.
      La fotografia si fa strumento di denuncia politica nelle foto dal Vietnam del britannico Jones Griffiths che di quel conflitto sottolinea la devastante brutale inutilità, o è al contrario strumento del potere al servizio del dominio coloniale: nelle foto scattate da Marc Garenger ai volti di donne algerine spogliati del loro velo, quindi nudi di fronte al dominatore, vi è tutta l’umiliante prevaricazione del potere sui vinti e gli inermi.
      Più tardi ci saranno la Beirut devastata delle foto di Gabriele Basilico, la guerra serbo-bosniaca, la cruda violenza della rivolta ucraina, fino al fotogiornalismo che diventa strumento d’inchiesta con la nuova rotta investigativa nella rappresentazione della guerra. Con la catalogazione fotografica degli oggetti personali rinvenuti nelle fosse comuni in Serbia, l'immagine si mette al servizio della ricerca - tuttora in corso - per restituire identità alle vittime: prova schiacciante della vicenda storica per il Tribunale penale internazionale, la fotografia si fa strumento della collettività e offre a questa la memoria ritrovata della sua storia.
      Si esce da questa mostra affascinati ed emozionati ma non “contenti”: le fotografie “ci guardano anche se non ci vedono”, e 100 anni di fotografia ci guardano impietosi narrandoci la guerra come sinistro fil-rouge tra storia e presente. Ci dicono senza filtri che è l’intero nostro pianeta, atomo opaco del male, la nostra vera tragica “zona del divertimento perduto”.


   Sara Di Giuseppe


          Virgolettati dal Catalogo della Mostra Guadagnini-Speri, ed. Marsilio

sabato 2 maggio 2015

Neonato anencefalico espiantato a scopo promozionale



La vicenda di Teddy Houlston, neonato anencefalico (propagandato come il più giovane donatore) è stata in questi giorni presentata dalla stampa italiana come un fatto recente.  Invece si scopre da articoli ed interviste inglesi che l'espianto dei reni e delle valvole cardiache di Teddy è avvenuto il 22 aprile del 2014, non del 2015.
 
La falsificazione delle date porta a pensare ad una strumentalizzazione della vicenda inglese ai fini della preparazione dell'opinione pubblica italiana all'estensione del prelievo di organi anche dai neonati privi di parte del cervello, che pure non hanno l'EEG piatto.

L'anencefalico respira da solo, succhia il latte da solo. E' un neonato col cervello incompleto che ha poche ore o giorni di vita, non ha scampo: 1/7 giorni di vita e poi muore. Rarissimo che li superi.

Teddy, riferiscono, è vissuto solo 1 ora e 40 minuti dalla nascita e poi un arresto cardiaco lo ha trasformato per volontà dei medici e dei genitori in un Donatore a Cuore non Battente (NHBD) di solo 3 minuti, forse meno.

I chirurghi espiantatori erano già pronti al suo capezzale fin dalla sua nascita per assaltare quella mancanza di respiro che avrebbe loro permesso (illegalmente) di affondare il bisturi in quelle teneri carni.
 
Se Teddy avesse avuto una madre e un padre con dei sentimenti naturali lo avrebbero tenuto tra le braccia quel fagottino per rendere dolci quei cento minuti accompagnandolo al trapasso. 

Ma genitori col cervello alterato dalla persecutoria propaganda donazionista lo hanno affidato ai torturatori, pregni del concetto utilitaristico "che serva ad altri". Suo padre lo chiama "eroe" mentre è una povera vittima del sistema trapiantistico.

Questi genitori sapevano già dalla 12° settimana di gravidanza che uno dei gemelli era anencefalico. E' lecito non abortire, ma non possiamo però capire come mai quella madre che non contempla l'aborto possa cullare nel suo ventre quel feto malformato, farlo sviluppare col preciso obiettivo di donarlo non appena partorito. 

Troppo macabro e inumano! 

Chi è contro l'aborto non dovrebbe fare l'ecografia ed essere serenamente coerente, per non cadere nelle grinfie dei procacciatori d'organi.
 
In Inghilterra Teddy è usato, colmo dell'ironia, per raccogliere fondi per sviluppare e legalizzare tale nuova crudele fonte di procacciamento d'organi, che è vietata dalla legge.
 
Anche in Italia, già nell'aprile del '92 i medici avevano provato a rompere lo steccato legale e dell'etica con Valentina anencefalica di Alcamo, ma un dibattito nazionale glielo impedì.

Ritentarono con Gabriele, anencefalico presso l'Ospedale Regina Margherita di Torino nel gennaio del 1998. Fu una vicenda drammatica, i medici misero Gabriele sotto ventilazione illegale per mantenerlo in vita il più a lungo possibile a beneficio del ricevente. La madre subì un parto cesareo per non danneggiare la testa di Gabriele. 

Denunciammo il caso alla Procura della Repubblica di Torino che fece interrompere la ventilazione utilitaristica, ma poi fu chiesto dai medici il "silenzio stampa" e procedettero come pareva a loro. Gabriele fu espiantato e il suo cuore trapiantato a Maurizio che fu fatto nascere a Roma prima del tempo naturale. Morirono entrambi nella tortura.

Per legge l'anencefalico non può essere espiantato dopo arresto cardiaco di 3 minuti perché ne sono richiesti 20 e non può essere dichiarato in “morte cerebrale” perché vive autonomamente, diversamente sarebbe violenza privata per interesse di terzi (vedi L. 582/94 artt. 1 e 3).
 
Nerina Negrello
Presidente Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi
www.antipredazione.org

venerdì 1 maggio 2015

Perequazione pensionistica e 5 miliardi di debito in aggiunta




Sono uno dei tanti Italiani che, grazie alla sentenza della Corte Costituzionale, riceverà quella perequazione sulla pensione che non avevo ricevuto per via della Legge Fornero che col decreto “Salva Italia” aveva bloccato parzialmente la perequazione al costo della vita per le pensioni che superavano di 3 volte l’importo delle pensioni minime e totalmente per quelle che superavano di 5 volte le minime.

Quindi da “beneficiario” ritengo di avere tutti i diritti di criticare questa sentenza, anche perché i Giudici sono uomini e come tutti gli uomini possono sbagliare e poi perché dicono che siamo in democrazia e in democrazia ognuno può esprimere liberamente il proprio pensiero.

Quello che mi ha sorpreso in questa sentenza sono le motivazioni che grosso modo dicono che :
- nel decreto il diritto alla perequazione “risulta irragionevolmente sacrificato nel nome di esigenze finanziarie non illustrate in dettaglio”;
- perché nel decreto “risultano intaccati i diritti fondamentali come la proporzionalità del trattamento di quiescenza e l’adeguatezza ed i principi di solidarietà e di eguaglianza”.
Quanto alle “esigenze finanziarie non illustrate in dettaglio” penso che bastava guardare alla disastrosa situazione finanziaria dell’Italia lasciata in eredità dal governo Berlusconi e dalla finanza allegra e creativa dei suoi Ministri, situazione disastrosa certificata anche da tutte quelle Autorità finanziarie internazionali che, in fatto di numeri e di cifre, se ne intendono bene.
Invece, per la “mancanza di proporzionalitàadeguatezzasolidarietà edeguaglianza”, mi permetto di fare un’osservazione.

Se milioni di persone devono tirare avanti con una pensione mensile minima sotto i 500 euro o sotto i 1.000 euro e per pagare la loro perequazione e far quadrare i conti devo non dare la perequazione a chi di pensione mensile ne percepisce 2.000, 2.500, 3.000 o più di euro, questo sarebbe una “mancanza di proporzionalitàadeguatezzasolidarietà ed eguaglianza”?

Quindi è ingiusto non dare la perequazione (o parte di essa) a chi percepisce 3 volte o 5 volte di più della pensione minima quando questi soldi servono a garantire la perequazione a chi di pensione minima percepisce meno di 500 o meno di 1.000 euro?

Adesso sono curioso di vedere dove prenderanno i circa 5 miliardi di euro di buco che si è creato, perché non ci sono molte soluzioni.
O facciamo altri debiti (e nessuno poi si scandalizzi se il gigantesco debito pubblico dell’Italia continua a crescere), o aumentiamo le tasse, o aumentiamo l’Iva (aumento che si pensava di scongiurare) o   rinunciamo a ridurre le tasse sul costo del lavoro e facciamo pagare ai lavoratori il buco delle pensioni creato dalla sentenza.

Ai politici l’ardua scelta, io mi limito a ricordare che un grande Personaggio, nel lontano 1926, per mettere a posto i conti pubblici e salvare la già allora traballante lira, fece ben altro che bloccare le perequazioni su un certo numero di pensioni ma, tra le altre dure misure, impose d’imperio la drastica riduzione per legge dei salari e degli stipendi, di operai, impiegati e dipendenti pubblici.

Adriano Rebecchi