mercoledì 7 gennaio 2015

Eurasia come risposta all'egemonia statunitense



Il 2015 sarà testimone di una completa integrazione geostrategica che eroderà progressivamente l’egemonia del dollaro USA come valuta di riserva e, soprattutto, del petroldollaro, secondo quanto ritiene il giornalista ed analista politico Pepe Escobar , in un articolo pubblicato da “Sputinik International”.

La politica di Pechino, una superpotenza commerciale che è emersa pienamente all’inizio di questo secolo, secondo l’analista, appoggerà nel lungo termine la strategia della Cina di unificare l’Eurasia con una maggiore integrazione commerciale.
Un altro protagonista importante in questo processo sarà l’Iran, che nel caso in cui si mantengano le sanzioni dall’Occidente, reagirà con la ricerca di una maggiore integrazione con l’Asia.

Escobar segnala che gli Stati Uniti e la UE hanno dichiarato di fatto una guerra economica alla Russia che si manifesta attraverso gli attacchi contro il rublo e nel crollo del prezzo del petrolio. Nonostante questo l’economia russa dispone di una forma di finanziamento molto più solida di quella degli USA, ricorda l’analista.
Mentre il debito pubblico della Russia si posiziona soltanto nel 13,4% del suo PIL, negli USA questo indice arriva al 74%, indica l’autore. Allo stesso modo il deficit di bilancio relazionato con il PIL ,in Russia è dello 0.5% di fronte a quello negli USA che è del 4%.

“Non bisogna dimenticare che la Russia potrebbe giocarsi la carta di  dichiarare una moratoria unilaterale del debito e degli interessi, pregiudicando più di 600.000 milioni di dollari”, avverte Escobar. Questo potrebbe scuotere lo stesso cuore del sistema bancario di tutto il mondo, sottolinea Escobar.

Nel frattempo la Russia ha  riacquistato in pochi giorni i suoi attivi del petrolio e del gas (il 30% del valore totale) che si trovavano in mano straniere. Una “operazione incredibile” l’hanno giudicata alcuni commentatori economici, secondo i quali, approfittando della caduta del valore del rublo, di pochi giorni fa, la Russia ha proceduto al riacquisto di tutti i titoli delle azioni delle società energetiche russe che erano detenuti da investitori stranieri (statunitensi ed europei), una operazione tecnicamente denominata  di “buy back” del valore  di circa 20.000 milioni di dollari realizzata in soli due giorni.

Con questa  tempestiva operazione la Russia si è assicurata di portare al proprio interno tutti gli utili derivanti dalla vendita del gas e del petrolio russo ed ha prodotto una risalita del valore del rublo sui mercati senza dover intaccare le sue riserve di valuta e di oro.

L’IRAN avverte che l’Arabia Saudita sta commettendo un “grave errore” con la sua politica del petrolio

La caduta dei prezzi mondiali del petrolio pregiudicherà gli interessi dei paesi del Medio Oriente a meno che l’Arabia Saudita, il maggior esportatore di crudo del mondo, prenda misure per invertire la caduta dei prezzi, ha dichiarato il vice ministro degli Esteri dell’Iran, Hossein Amir Abdollahian.

Lo stesso vice ministro iraniano ha descritto la inazione dall’Arabia Saudita come un errore strategico ed ha assicurato di essere lui stesso in attesa di una risposta dal Regno, principale rivale di Teheran nel Golfo, ha informato Reuters.

I prezzi del petrolio hanno registrato il Mercoledì la seconda maggiore caduta annuale dopo che gli esportatori di petrolio dell’OPEC,  sotto la guida  dell’Arabia Saudita, hanno optato per mantenere la produzione di petrolio nonostante l’eccesso di offerta mondiale e non dando ascolto ai richiami di alcuni dei membri del cartello – inclusi Iran e Venezuela- per ridurre la produzione.
“Sono vari i motivi della caduta del prezzo del petrolio, tuttavia l’Arabia Saudita potrebbe fare un passo per avere un ruolo produttivo in questa situazione. Se l’Arabia Saudita non aiuta a prevenire la riduzione del prezzo del petrolio…questo significa un errore grave che avrà un risultato negativo per tutti i paesi della regione”, ha detto Abdollahian.

Il 2015 sarà l’anno in cui il dollaro metterà in pericolo il mondo

Mentre l’economia degli USA potrà affrontare il rialzo del dollaro ed una nuova fase di crescita dei tassi di interesse nel 2015, gran parte del mondo non si troverà in condizione di farlo, assicura “The Telegraph”.

L’irrigidimento della politica della Federal Reserve degli USA avrà conseguenze importanti sul sistema finanziario globale dedito a tassi sullo zero per la liquidità in dollari., assicura Ambrose Evans -Pritchard, come autore di un articolo pubblicato sul The Telegraph.
Il pronostico del giornale è che nel 2015 il dollaro cresca fino ad arrivare a 1,08 con l’euro e l’indice del dolalro (USDX) arrivi a 100. A sua volta, l’indice MSCI delle azioni dei mercati emergenti ribasserà fino a 28 “prima di toccare il fondo”, secondo l’analisi di Evans Pritchard.

Se la Federal Reserve si trattiene, la BCE in azione solitaria non potrà evitare i problemi ai mercati degli attivi, avverte nell’articolo. L’autore assicura che per Febbriaio, l’Eurozona si troverà in deflazione e pronostica una crescita dei tassi d’interesse reali.
“Il carico del debito continuerà ad aumentare ad un ritmo più rapido del PIL nominale nei paesi europei del Mediterraneo”, predice l’analista del The Telegraph, aggiungendo che “nella regione si affonderà ancora di più nella truffa degli interessi composti”.

Pritchard afferma che le conseguenze dello spasmo della crisi dell’Unione Monetaria saranno molte e complesse e che si allargherà il solco tra la Germania ed i paesi del Sud Europa con un 50% di possibilità che la Grecia sia espulsa dall’Unione.

martedì 6 gennaio 2015

Cala il costo del greggio... aumenta il vantaggio geopolitico e il danno ambientale



Men­tre il crollo del prezzo del petro­lio mette alle corde la Rus­sia che, già in crisi per le san­zioni Usa/Ue, vede retrin­gersi gli sboc­chi delle sue espor­ta­zioni ener­ge­ti­che, gli Stati uniti stanno dive­nendo il mag­giore pro­dut­tore mon­diale di greg­gio, spiaz­zando l’Arabia Sau­dita, e saranno pre­sto non solo auto­suf­fi­cienti ma in grado di for­nire all’Unione euro­pea petro­lio e gas in abbon­danza e a buon mer­cato. Que­sta la nar­ra­zione dif­fusa dai media. Cer­chiamo di riscri­verla in base alla realtà, par­tendo dall’interrogativo: per­ché sta calando il prezzo del petro­lio?

Il calo è dovuto non solo a fat­tori eco­no­mici, come il ral­len­ta­mento della domanda mon­diale, ma a fat­tori geo­po­li­tici. Anzi­tutto la deci­sione dell’Arabia Sau­dita, mag­giore espor­ta­tore petro­li­fero mon­diale prima della Rus­sia, di man­te­nere alta la pro­du­zione così che, cre­scendo l’offerta, dimi­nui­sca il prezzo del greggio.

Che inte­resse ha l’Arabia Sau­dita a effet­tuare tale mano­vra, che rischia di ridurre i suoi stessi introiti petro­li­feri? Quello di col­pire altri paesi espor­ta­tori di petro­lio, soprat­tutto Rus­sia, Iran e Vene­zuela.

Riyadh può per­met­tersi tale mano­vra poi­ché i costi di estra­zione del greg­gio sau­dita sono tra i più bassi al mondo, 5–6 dol­lari al barile, men­tre estrarre un barile di petro­lio dal Mare del Nord, ad esem­pio, costa oltre 26 dol­lari. L’idea che la mano­vra di Riyadh sia diretta anche con­tro gli Stati uniti, dove è ini­ziato il boom del petro­lio da sci­sti, non è fon­data. Sia per­ché gli Usa con­ti­nuano a impor­tare petro­lio sau­dita, la cui qua­lità è adatta alle loro raf­fi­ne­rie, men­tre il petro­lio da sci­sti va a sosti­tuire quello prima impor­tato da Nige­ria, Angola e Alge­ria. Sia per­ché la mano­vra sul petro­lio è stata con­cor­data da Washing­ton con Riyadh in base alla stra­te­gia mirante anzi­tutto a inde­bo­lire e iso­lare la Rus­sia. In tale qua­dro si inse­ri­sce il boom del petro­lio e gas estratto, negli Usa, da sci­sti bitu­mi­nosi con la tec­nica della frat­tu­ra­zione idrau­lica, ossia della fran­tu­ma­zione delle rocce in strati pro­fondi con acqua a pres­sione con­te­nente sostanze chi­mi­che. Tale tec­nica è molto costosa: secondo l’Agenzia inter­na­zio­nale per l’energia, estrarre petro­lio da sci­sti costa 50–100 dol­lari al barile, a con­fronto dei 10 dol­lari al barile del petro­lio mediorientale.

Secondo gli esperti, l’estrazione da sci­sti con­viene eco­no­mi­ca­mente se il prezzo inter­na­zio­nale del petro­lio resta al di sopra dei 70 dol­lari al barile. Da giu­gno, invece, esso è sceso del 40% a circa 60 dol­lari e può ulte­rior­mente calare. Come è pos­si­bile allora che il boom pro­se­gua? Per il fatto che negli Usa lo Stato destina miliardi di dol­lari di incen­tivi a que­sto set­tore, in cui sono impe­gnate in genere pic­cole com­pa­gnie petro­li­fere. Signi­fi­ca­tivo è che le mag­giori com­pa­gnie se ne ten­gano fuori, anche per­ché i gia­ci­menti sfrut­tati con la tec­nica della frat­tu­ra­zione si esau­ri­scono molto prima di quelli convenzionali.

C’è poi da con­si­de­rare che tale tec­nica pro­voca danni ambien­tali gra­vis­simi, il cui costo ricade sulle comu­nità locali. Molte si oppon­gono, anche se con scarsi risul­tati, all’uso del pro­prio ter­ri­to­rio per l’estrazione di petro­lio e gas da sci­sti. Il boom petro­li­fero Usa è dun­que spinto dai fini geo­po­li­tici di Washing­ton: da un lato col­pire la Rus­sia e altri paesi, dall’altro far sì che gli alleati euro­pei sosti­tui­scano alle for­ni­ture ener­ge­ti­che russe quelle sta­tu­ni­tensi. In realtà gli Usa, i mag­giori impor­ta­tori mon­diali di greg­gio, non potreb­bero for­nire all’Europa il loro petro­lio e gas natu­rale alle quan­tità e ai prezzi di quelli russi. Un vero e pro­prio bluff del «poker ame­ri­cano» della guerra.

Manlio Dinucci  (Il Manifesto)


lunedì 5 gennaio 2015

"Europa. Progetto sbagliato.. e con l'euro siamo tutti più poveri..." - Parola di antropologa



C'è chi considera Ida Magli una Cassandra, chi invece - per mutuare un termine renziano - una sorta di gufo. Di sicuro, lei, le idee le ha chiare. Tempo fa la Magli chiedeva a gran voce lo stop all'unificazione, ma "oggi - spiega - è difficile. A causa dell'ignoranza tecnica dei politici che, mi creda, è brutale". Secondo l'antropologa, infatti, "c'è un'indifferenza a qualsiasi fatto che possa far ripensare a quello che hanno progettato. Sento citare di nuovo Romano Prodi", ossia "il responsabile del nostro ingresso nella moneta unica". E oggi, continua, "con l'euro siamo tutti più poveri".

Progetti sbagliati - La Magli, prima ancora che contro la moneta
unica, puntava il dito contro il concetto di Europa unita "perché era
un progetto sbagliato. L'Europa è giunta a essere quella che è per la
storia delle varie nazioni che la compongono". E ancora: "Il punto è
che non esiste un'idea di Europa. Guardi, ho fatto tante ricerche ma
non ho mai trovato il delinearsi di un popolo europeo".
L'unificazione, insomma, è stata un errore poiché "non era possibile
farla se non perdendo tutte le ricchezze europee". La Magli prosegue:
"Si pensa di poter fare l'unità così. Così come si è pensato di fare
lo stesso con la moneta unica, dimenticando che la moneta è lo
strumento di un popolo e non la si può imporre fuori dall'economia dei
singoli Stati".

Massoneria - La Magli, quindi, nell'intervista ritorna su uno dei
concetti che più le stanno a cuore, ossia l'idea che l'Europa unita
altro non si che un progetto massonico. "Certo - rincara - e ora c'è
un libro di un massone, Gioele Magaldi, che lo conferma. L'ho letto e
riletto". L'antropologa spiega: "La tesi è la seguente: la massoneria
ha vinto, tutti i suoi progetti sono stati realizzati, ora esca allo
scoperto e lavori con trasparenza". Una massoneria che per la Magli
passa da Romano Prodi e fino ad arrivare a Matteo Renzi e alle sue
riforme, imposte dall'Europa e che si rivelano un male per l'Italia:
"Le faccio un esempio, tratto dalla Legge di stabilità: la
depenalizzazione di alcuni reati". Per la Magli "si vuole
l'imbarbarimento degli italiani, dei belgi, degli inglesi".

Pagelle ai politici - Nell'ultima parte della lunga intervista, dopo
l'esplicita stroncatura del premier Renzi, l'antropologa anti- Europa
unita dà le pagelle ai politici dell'Italia di oggi. Si parte da
Silvio Berlusconi, che "vuole salvare se stesso e s'è messo a
praticare le larghe intese, che sono la fine della democrazia". Quindi
Beppe Grillo: "All'inizio ci contavo, e invece... Invece si barcamena
pure lui: oggi dice una cosa, domani un'altra. Ecco su di lui mi sono
sbagliata". E Matteo Salvini? "Forse ha delle idee, forse. Ma ha anche
una presunzione tale che realizzarle sarà difficile". Del tipo? "La
conquista del Sud, l'uscita dall'euro. E poi di Salvini ho avuto la
misura quando si è messo a nudo...".

Italia Oggi.

domenica 4 gennaio 2015

Le riforme del renzie il contro-riformatore



Nel mio piccolo, considerato che io ci vivo in questa Italia, cioè ci sto proprio sopra... vi spiego un paio delle pseudo-riforme del renzie che sembrano una grande cosa fatta.

"ELIMINARE LE PROVINCIE" non hanno eliminato un bel cavolo di niente. Ci hanno solo tolto la possibilità di eleggerle, il carrozzone pieno di impiegati e di decisioni mai prese perché dipendenti da mille altri balzelli e condizioni, le hanno lasciate tutte, dunque ci tocca sempre portarcele appresso, ma come un dato di fatto, non come qualcosa che gli elettori possono scegliere.

"RIFORMA DELLA NOSTRA TERRIBILE GIUSTIZIA"? Ma dove? Hanno solo depenalizzato diversi reati, in modo da far uscire l'esubero di carcerati...
Quello che questo governo sta facendo è solo di tamponare qua e là ai tanti problemi che la gente vede e sui quali non può agire autonomamente...

Abbassano il prezzo del petrolio e il governo non abbassa il costo del carburante, così si cucca tutto l'eccesso del guadagno!

Ci hanno indotto ad installare stufe a pellet, col miraggio di scaricare il 50% sul reddito in 10 anni, coi costi del pellet accessibili alle famiglie, ecc. Ora passano l'IVA dal 10 al 22% sul pellet!

Queste sono furbizie italiote, non è governo!
Mi fanno venire in mente i grandi film di De Sica...

Fino a te arrivano i commenti usati ad hoc, manipolati dai giornalisti di questo potere che non sa nemmeno come gestirlo.

Stavamo meglio quando stavamo peggio!?

Gli statisti vecchia maniera che riuscivano a creare una parvenza di benessere, non esistono più; ci governano uomini costruiti a tavolino, capaci solo di parlare, un'oratoria ben studiata... alla Bocconi, nelle grandi e piccole scuole private, preparati fin da piccoli per occupare certe posizioni; nati dalle scuole sindacali, ecc...
Mi fermo. Nonostante tutto sul suolo italiano ci resto, finché non andrò a vedere il sottosuolo, voglio vedere quando toccheranno il fondo. Io ci sono già, ma se risaliamo, saliremo insieme.

Buon proseguimento a tutti

Franca Oberti

sabato 3 gennaio 2015

Bombe di fine e nuovo anno nel Donbass




Un inferno, un deserto bruciato dalla guerra. Grazie alla preziosa testimonianza di Eliseo Bertolasi scopriamo in che stato si trova l’aeroporto di Donetsk, teatro dei combattimenti tra le forze ucraine e i miliziani. In collegamento telefonico dopo esser stato all’aeroporto, Bertolasi ci fotografa la situazione, che potrebbe cambiare da un momento all’altro.

"Sì, sono stato nel cuore dell’aeroporto, anche se l’aeroporto non c’è più. C’è semplicemente una distruzione totale, non c’è un pezzetto di aeroporto che non sia stato bombardato e devastato dalle esplosioni e dai colpi di tutti i calibri: dai colpi di armi leggere fino a quelli di mortaio. È realmente un inferno. Non dobbiamo dimenticare che sull’aeroporto passa la linea del fronte, quindi ci sono postazioni in mano ai cosiddetti “miliziani filorussi” e dall’altra parte le postazioni in mano alle forze armate di Kiev. L’aeroporto è il fulcro del fronte, uno dei luoghi più caldi.

Tra i combattenti ho incontrato ragazzi di tutte le età, parlo ovviamente della parte dei miliziani. Ho trovato anche delle ragazze, che hanno lasciato la loro vita da civili, da studentesse per arrivare nel Donbass, come dicono loro, “per difendere la loro patria”. È shoccante per me vedere questo tipo di distruzione alla quale noi europei non siamo assolutamente abituati e sapere che questa devastazione è a qualche ora d’aereo dalle nostre città. Ricordo quando nel febbraio di quest’anno sono esattamente atterrato in quest’aeroporto, che era modernissimo, nuovissimo e funzionante … Questa è la situazione che ho avuto davanti ai miei occhi."

Centro studi Giuseppe Federici 

Video: Donbass: come vive la gente nelle città distrutte dalla guerra? 

Video: Reportage dall’aeroporto di Donetsk





venerdì 2 gennaio 2015

Crisi economiche programmate e preparate ad arte



E' evidente che le crisi economiche sono programmate e preparate ad arte.
Ricorderete l'espressione bugiarda di Alan Greenspan: "La tempesta monetaria in arrivo è inevitabile".

Ma la tempesta è un fenomeno naturale, fuori dal controllo umano e della sua previsione, mentre il presidente della Fed già sapeva con largo anticipo del suo arrivo: perché manovrando a proprio piacimento gli strumenti dell'inflazione e deflazione era in grado di provocarla, fatto già evidenziato a carico colpevole dei banchieri privati (che agiscono per proprio interesse, non per interesse generale) da Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti, il quale dichiarava che se il potere di emissione monetaria autonoma non fosse stato tolto ai privati e restituito agli organismi pubblici, sotto vero controllo politico del popolo, si sarebbe giunti alla schiavizzazione delle genti.

Come infatti si vede progressivamente accadere.


Allo stato attuale delle cose, solo la rottura del monopolio del dollaro come moneta di scambio internazionale, rottura operata dal nuovo fondo monetario Brics (2014) ha iniziato a sbriciolare il potere tirannico che Fed, Fmi, Bce e Rotschild stavano costruendo per il loro delirante sogno di dominio totale detto NWO, New World order, o "Nuovo Ordine Mondiale", espressione già impiegata da Adolf Hitler nei suoi programmi per il XX secolo (e, guarda caso, la spartizione della Federazione Jugoslava realizzata dalla crudele guerra di aggressione Nato ha riprodotto con esattezza il progetto per i Balcani che già fu di Heinrich Himmler, enunciato nel 1939).


Il monopolio è finito, il mondo unipolare del "pensiero unico" e dell'unica economia neoliberista è al game over di uno scacco matto che deve dare ai popoli la forza per riprendere in mano la propria autonoma sovranità, a cominciare da quella monetaria del denaro creditizio proprietà del portatore, non più l'infame denaro debito non convertibile proprietà dell'emittente fraudolenta.


Vincenzo Zamboni





Commento di L.D'A: "Spero che l'autogoverno arrivi. Spero che i buoni propositi si avverino in questo 2015. Spero che si creino con l'emissione di denaro sovrano delle forme di ammortizzatori sociali che diano fiducia e forza di affrontare l'avvenire,lo spero per chi e in stato di necessita che nessuno debba andare alla caritas spero che ha l'uomo si dii la dignità necessaria per non gettare la spugna."

giovedì 1 gennaio 2015

La Russia si prepara a difendersi da un attacco militare da parte dei suoi nemici


Глава РВСН РФ Сергей Каракаев

E' il primo aggiornamento sostanziale della dottrina militare della Russia pubblicata nel febbraio 2010. Il documento doveva essere rivisto entro la fine del 2014 in risposta alla crescente pressione esercitata sulla Russia dall'occidente dopo che Mosca ha rifiutato di riconoscere la legittimità del colpo di Stato in Ucraina. Una dottrina militare non offre tutte le risposte a singole minacce ma piuttosto fornisce una guida per contrastare le tendenze a lungo termine che minano la sicurezza del Paese. 
La versione rivista della dottrina descrive i seguenti fattori rappresentanti una minaccia per la Russia:
- Il crescente potenziale militare della NATO e la sua espansione che avvicina le infrastrutture militari dell'Alleanza ai confini della Federazione russa;
- Il dispiegamento di contingenti militari stranieri sui territori degli Stati adiacenti alla Russia;
- Costruzione e schieramento della difesa missilistica strategica del Pentagono minando la stabilità globale, l'attuazione del concetto di Prompt Strike e i piani per collocare sistemi d'arma nello spazio.
La dottrina fornisce indicazioni su come rispondere a minacce e sfide. Le nuove disposizioni sono introdotte in reazione agli eventi in Ucraina così come in Africa, Siria, Iraq e Afghanistan che minacciano la Federazione russa. Le caratteristiche specifiche del conflitto militare contemporaneo includono “il complesso uso della forza militare in combinazione con misure politiche ed economiche, la guerra dell'informazione e altre azioni di natura non militare realizzate con l'uso intensivo di potenziali protesta di massa” insieme all'uso di forze politiche e movimenti pubblici controllati e finanziati dall'estero. Gli autori del documento affermano apertamente che la Russia è pronta a contrastare gli organizzatori delle “rivoluzioni colorate”. La dottrina militare riveduta rimane di natura difensiva. 
La Russia ricorrerà all'uso della forza solo quando tutte le vie non violente per risolvere un conflitto sono esaurite. Al documento viene aggiunto una nuova disposizione sulla deterrenza non nucleare, che prevede l'attuazione di politica estera e misure militari per impedire l'aggressione contro la Federazione russa quando l'uso delle armi nucleari è prematuro o ingiustificato. Come si può vedere le armi nucleari non sono viste come unico mezzo di dissuasione. Con l'occidente che fa pressioni senza precedenti sulla Russia e rinnova discorsi sul ritorno alla postura da guerra fredda. 
Ciò rende la deterrenza nucleare strategica il fattore più importante per garantire la sicurezza. Il documento revisionato non prevede modifiche all'ordine del possibile utilizzo delle forze nucleari. Un attacco nucleare potrebbe essere effettuato in risposta all'uso di armi nucleari o altre armi di distruzione di massa contro la Russia e i suoi alleati o in caso in cui la Russia sia vittima di un attacco convenzionale, quando l'esistenza stessa dello Stato è minacciata. Bielorussia e altri partner, membri della Collective Security Treaty Organization, sono gli alleati che la Russia difenderà.
La leadership militare russa presta particolare attenzione al potenziamento della protezione nucleare. Lo stesso giorno in cui il presidente russo ha firmato il documento, un missile balistico intercontinentale (ICBM) RS-24 è decollato da Plesetsk colpendo con successo un bersaglio nel poligono di Kura nella penisola di Kamchatka in Estremo Oriente. Gli ICBM a propellente solido Topol-M e Jars progettati per piattaforme mobili e silos costituiscono la spina dorsale del potenziale strategico della Russia contemporanea. Oltre 20 ICBM Jars mobili terrestri saranno aggiunti all'arsenale delle forze missilistiche strategiche della Russia, l'anno prossimo. 
Il giorno prima il comandante delle Forze missilistiche strategiche della Russia Colonnello-Generale (tre stelle) Karakaev ha annunciato ufficialmente lo sviluppo di un missile balistico pesante a propellente solido noto come RS-26. Dal 2016 l'RS-26 rafforzerà il gruppo dei missili a propellente solido, come i Topol-M e Jars delle forze missilistiche strategiche. Le caratteristiche sono classificate, ma si sa che il missile è già ribattezzato dai media “Killer della difesa missilistica” potendo spezzare qualsiasi tipo di difesa missilistica. Anche i sistemi basati sui silo vengono aggiornati. Gli RS-20B Voevoda (classificazione NATO - Satan) è la più potente arma nucleare in servizio oggi. Può penetrare la difesa missilistica multi-strato schierata dagli Stati Uniti. E' in servizio dal 1980. La sua vita operativa è stata estesa, ma il tempo è vicino per la sua sostituzione. In pochi anni ilSarmat da 100 tonnellate ne prenderà il posto. Sarà prodotto solo da imprese russe escludendo rischi, come nel caso del Satan per esempio, quando alcuni componenti sono stati prodotti dall'ufficio di progettazione e produzione ucraina Juzhnoe. Il missile balistico pesante Sarmat sarà schierato ad Uzhur (regione di Krasnojarsk) e a Dombarovskij (regione di Orenburg). 
C'è una notizia stimolante a conferma della forte volontà politica della leadership russa. La Russia fu abbastanza imprudente da mettere fuori servizio il sistema ICBM ferroviario RT-23 (nome in codice NATO SS-24 Scalpel). Una piattaforma su un treno potrà coprire un migliaio di chilometri al giorno e sarà impossibile seguirla via satellite, dovendo rilevarla tra migliaia di altri treni in movimento. Il comandante delle Forze Missilistiche Strategiche Colonnello-Generale Sergej Karakaev ha dichiarato che il nuovo sistema missilistico ferroviario soprannominata Barguzin è stato sviluppato per le forze missilistiche strategiche russe. Un progetto di R&S è stato implementato per sviluppare un nuovo missile balistico intercontinentale mobile su treno il cui primo prototipo sarà completato nel 2020. 
La mobilità dell'arma rende difficile rintracciarla, complicando così un attacco preventivo. Da parte sua, il Viceministro della Difesa russo Anatolij Antonov ha detto che il nuovo sistema non viola il Trattato START, che stabilisce che ciascuna parte ha il diritto di decidere autonomamente struttura e composizione del suo potenziale nucleare strategico. Un reggimento (un treno) del nuovo sistema ferroviario Barguzin comprenderà sei missili Jars a testata MIRV (veicoli di rientro multiplo a puntamento indipendente). Il sistema Scalpel comprendeva tre missili balistici intercontinentali RT-23. Le forze strategiche avranno una divisione con cinque piattaforme missilistiche ferroviarie (reggimenti) in continua evoluzione muovendosi attraverso le vaste pianure del paese. La piattaforma ICBM ferrovia Scalpel aveva disturbato tanto gli statunitensi da farli insistere nel far dismettere il sistema. Si può solo immaginare che incubo sarà il Barguzin per gli USA. L'operatività del sistema perdurerà fino al 2040.
La portavoce della NATO Oana Lungescu ha risposto con una dichiarazione secondo cui l'alleanza "non costituisce una minaccia per la Russia o qualsiasi nazione. Qualsiasi provvedimento adottato dalla NATO per garantire la sicurezza dei suoi membri è chiaramente di natura difensiva, proporzionato e in conformità alle leggi internazionale”, ha detto. Ignora l'evidente contraddizione con i fatti il discorso della portavoce secondo cui “In realtà, sono le azioni della Russia, come attualmente in Ucraina, che violano il diritto internazionale e minano la sicurezza europea”. Tali dichiarazioni sorprendono, soprattutto dopo che Washington ha dichiarato che la Russia è ai confini della NATO, non il contrario. Il rappresentante ufficiale dell'alleanza ha aggiunto che la NATO cerca un rapporto costruttivo con la Russia. È logico supporre che la dottrina militare rivista e le misure adottate dal governo russo per aggiornare la Difesa del Paese daranno nuovo impulso a tale processo.
Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora