venerdì 17 agosto 2018

“De Reditu”... e la perdita d’identità

“… Ascolta, o bellissima regina del mondo ch’è tuo, o Roma ormai accolta tra le sfere celesti! Ascolta, o genitrice degli uomini e genitrice degli dei, che mediante i tuoi templi ci fai sentire d’esser meno lontani dal cielo! Te cantiamo e sempre te, finché i fati lo concederanno, canteremo: nessuno che sia superstite al mondo può essere immemore di te. Più presto un sacrilego oblio potrebbe seppellire il sole che non svanire dal mio cuore la tua gloria. Ché tu diffondi i tuoi benefici come il sole i suoi raggi, per ogni dove l’Oceano, scorrendo intorno, spumeggia. Febo istesso, che tutto abbraccia, si volge per te, desta i suoi cavalli dalle tue terre e nelle tue terre li nasconde… Quanto la natura autrice di vita ha steso il suo slancio verso gli estremi confini del mondo, altrettanto la terra è stata accessibile al tuo valore. Hai creato per genti di ogni terra una patria sola; ai popoli senza legge fu gran ventura essere soggiogati da te. Nell’offrire ai vinti la parità coi tuoi diritti, hai trasformato in una sola città quel che prima era il mondo. Riconosciamo che autori della tua stirpe sono Venere e Marte, la madre degli Eneadi e il padre dei Romulidi. La clemenza vittoriosa mitiga la forza delle tue armi, entrambe le divinità uniscono i loro influssi sui tuoi costumi. Di lì nasce il tuo santo compiacimento di risparmiare il nemico, pur combattendo contro di lui: Roma vince chi le ha infuso timore, e poi ama chi è stato vinto da lei… Tu… che hai abbracciato il mondo coi tuoi trionfi apportatori di leggi, fai vivere unite tutte le genti nella garanzia del comune diritto. Te, dea, te celebra ogni angolo del mondo, divenuto romano e liberamente assoggetta il collo al pacifico giogo. Tutti gli astri, che si muovono in perpetuo lungo le loro orbite immutabili, non hanno mai visto un impero più bello…”
(Rutilio Namaziano)
Il Ritorno
“Il ritorno” è la storia di Claudio Rutilio Namaziano, patrizio romano del V secolo d.c. Film italiano diretto dal regista Claudio Bondì, realizzato con risorse molto limitate, con attori provenienti dalla “gavetta”, è tratto dall’opera dello stesso Namaziano “De Reditu suo”, scritta appunto negli anni della sincope della tradizione romana.
Namaziano è un patrizio romano pagano, di origini galliche, che decide di intraprendere un difficile e pericoloso viaggio da Roma alla natìa Tolosa, per verificare le condizioni delle sue proprietà dopo le invasioni di Alarico, che hanno distrutto l’Impero d’Occidente, a quel tempo governato dalla imbelle figura del cristiano Onorio. In realtà il suo intento segreto è di fomentare una rivolta dei maggiorenti locali gallici, quasi tutti pagani, contro Onorio, per acclamare un imperatore pagano. Le strade dell’Impero, ormai ridotte a dominio di bande di predoni e di signorotti locali, non sono sicure, e cosi Namaziano comincia il suo viaggio per mare, con una imbarcazione condotta da un losco figuro, avido di denaro. A Roma nel frattempo, viene scoperta la vera ragione del viaggio e un drappello di pretoriani viene lanciato all’inseguimento di Namaziano per ucciderlo.
Arrivato in Gallia tra mille difficoltà, Namaziano scopre che i suoi amici si comportano ormai più come signori feudali (del resto l’alto medioevo è imminente), che come cives romani. Essi tengono rapporti ambigui con Roma, e Namaziano capisce presto che presso di loro non troverà aiuto. Decide allora di tornare in Italia, e sulla strada incontra un suo vecchio amico, un patrizio delle Gallie ostinato nel perseguimento della tradizione dei suoi padri, che, constatato lo strazio di vivere in un mondo in rovina, ove i valori sono stati invertiti, preferisce uccidersi. Lo fa con calma dignità, come si addice ad un romano, come Catone, come Seneca, in un momento molto intenso del film, e lasciando Namaziano ancora più solo e disperato.
De Reditu – Il Ritorno (completo):
https://www.youtube.com/watch?v=XOIfS2OACOY
…………………..
Una riflessione sulla situazione corrente – Scrive Davide Mura: “Il vecchio continente sta perdendo la propria identità e la propria cultura, e tutto in nome di un presunto multiculturalismo e di una concezione distorta dell’uguaglianza, che fa tabula rasa della memoria storica e culturale di un popolo, per far spazio a presunte nuove culture, pronte, per loro conto, a conquistare e occupare gli spazi lasciati vuoti dalla vecchia, ormai rinnegata. Ciò sta accadendo in tutta Europa, dove le comunità islamiche sono sempre più influenti, numerose e forti (sono persino organizzate in partiti politici)… e pronte a sostituirci, in un prossimo futuro…”
Integrazione di Virman Cusenza: "Viviamo giorni in cui l'effetto incantatore di qualche improvvisato suonatore di pifferi trascina orde di cittadini verso il baratro come i topi della favola del pufferaio di Hamelin. Il tutto sotto la magica parola del consenso in cui ogni informazione, anche non vera, ha lo stesso diritto di cittadinanza di un'altra fondata e vera. Un contesto in cui insomma la logica dell'uno vale uno appiattisce verità riscontrabili al rango di dicerie di untori moderni. (...) Questo accade nell'anno 2018, più di milleseicento anni dopo Rutilio. Disperato non perché stentasse a trovare l'irriconoscibile strada di casa ma per la perdita della ragione collettiva. Ignaro di trovarsi già nel cono d'ombra del medioevo."

mercoledì 15 agosto 2018

Esercito di popolo o mercenariato?

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...con un esercito di leva, cioè di cittadini di tutti i colori, perlopiù portati alla pace e alla vita senza avventurismi di sapore fascista, ovviamente niente da fare per le guerre di sistema NATO... (...)

Questa è la considerazione basilare per porre fine al turpe allevamento di carne da cannone e di combattenti, in casa e fuori, per il Nuovo Ordine Mondiale dell’élite dollarocratica, a "difesa dei confini della patria" (sic) tra Herat, Mogadiscio, Baghdad, Tripoli e dove cazzo la famiglia Rothschild e il suoi salottini Trilateral, Bilderberg decidono di avanzare verso quel nuovo ordine. Poi ce ne sono altre che con le guerre e armi c’entrano poco o punto. Pensate a otto mesi in cui ragazzi tra i 18 e i 25 anni possono tirare fuori lo smartphone solo la sera, in libera uscita. A questi giovanotti coccolati e rimpinzati dalla famiglia fino a 40 anni (mica per colpa loro, s’intende) senza mai dover subire l’affronto di un monte fisico o psicologico da superare, una difficoltà da contenere o raggirare, un sopruso da subire senza farsene abbattere. Senza mai aver dovuto affrontare un forte disagio ambientale, umano, morale, costretti a convivere anche all’ingiustizia senza poterla scaricare su altri, ma dovendola condividere.... (...)

Un esercito di popolo non sarebbe neanche quello che abbiamo conosciuto nei decenni del dopoguerra, sempre intriso di quell’impostazione gerarchica senza basi valoriali civiche e consenso legittimante. Noi di Lotta Continua, con l’organizzazione “Proletari in divisa”, ci impegnammo a fondo negli anni ’70 per strappare alla politica e all’apparato militare sclerotizzato su concetti addirittura pre-napoleonici, il diritto a spazi democratici e di autodeterminazione dei soldati. L’idea, da riproporre oggi per un’eventuale nuova leva, militare o civile, è quella dell’intima connessione tra forze armate e società civile, territorio, istanze e bisogni popolari. Un esercito scuola di costruzione della democrazia a partire dai suoi cittadini organizzati in servizio di leva, dalla compartecipazione di militari, comandi e politica nelle decisione riguardanti attività di difesa e di intervento nelle problematiche nazionali, nell’assoluto rispetto dell’art.11 della Costituzione. Per cui missioni all’estero, che non siano per aiutare a estrarre persone da sotto le macerie del terremoto in Iran o nelle Filippine, neanche a sognarle.

Un tempo la battaglia per l’esercito di popolo e contro il mercenariato dei professionisti la combattevano quelli che la pensavano come il mio compagno carrista Marcello. Quelli che sono contro l’esercito di popolo sono anche quelli che inneggiano alla cessione della sovranità di popolo a Juncker e a Draghi...

Stralcio di un articolo di Fulvio Grimaldi

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"La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l'esercizio dei diritti politici.  L'ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica." (Costituzione, art.52)

martedì 14 agosto 2018

No Muos - Appello in favore di Turi Cordaro Vaccaro


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Chiediamo che la giustizia ufficiale, nella considerazione del valore morale e sociale dei suoi gesti di disobbedienza civile, affronti equamente il caso del pacifista nonviolento Turi Cordaro Vaccaro, che non ha mai nascosto ed equivocato il carattere essenzialmente simbolico delle sue clamorose azioni "plougshares".
Oggi sappiamo che Turi deve scontare 11 mesi e 27 giorni di reclusione e 5 mesi di arresto per le sue azioni contro il Muos di Niscemi, che si opponevano in modo dichiaratamente nonviolento alla realizzazione ed al funzionamento delle mega-antenne satellitari di comunicazione militari statunitensi, programmate in un contesto globale "al servizio delle guerre del XXI Secolo".
La condanna inflitta a Vaccaro (non definitiva quella dell'arresto a 5 mesi in quanto è stata appellata), per la quale era ricercato, ed è stato arrestato il 4 agosto scorso (attualmente è recluso in un carcere di Palermo*), riguarda un episodio del 2014: utilizzando un varco aperto nella recinzione esterna, il pacifista entrò nella base militare della Marina statunitense e colpì con un martello alcune apparecchiature elettroniche dell'impianto.
Noi stiamo lavorando per indirizzare una domanda di grazia al Presidente della Repubblica: pensiamo che l'intero impegno di una vita di Turi, sempre dalla parte del disarmo e della nonviolenza, lo meriti.
La disobbedienza civile come la pratica il nonviolento, e Turi è un nonviolento, è sempre apertamente ed esplicitamente rivendicata: non rifiuta la responsabilità della pena ma è volta a far riflettere la comunità su situazioni che possono essere formalmente legali ma sostanzialmente non giuste.
Teniamo infatti presente che vi sono forti motivi per considerare il Muos, un sistema militare che, per radiocomandare i droni, spazia su 4 impianti diffusi in vari continenti, e sui satelliti ad essi collegati, un'opera incostituzionale che nuoce gravemente alla pace globale ed anche di impatto catastrofico locale per la salute e per l'ambiente. 
Noi siamo, appunto, tra quelli che ritengono ingiusta e sostanzialmente illegale la permanenza del Muos ed abbiamo l'impressione che questa sia l'opinione maggioritaria del popolo italiano, sicuramente del popolo siciliano. 
(La stessa Regione Sicilia c'è stato un momento che aveva negato l'autorizzazione per l'opera).
Anche la forza centrale del governo in carica, se non ha cambiato parere, ha sempre dichiarato la sua netta opposizione alla struttura militare in questione.
Possiamo e dobbiamo considerare ancora aperta la "battaglia" per revocare e smantellare l'opera, programmata per piattaforme di arma dal carattere offensivo: c'è, ad esempio, il principio di precauzione violato e pensiamo di adire, con altri soggetti disponibili, la corte europea dei diritti dell'uomo per farlo rispettare.
L'invito che rivolgiamo a tutti è di solidarizzare con Turi Vaccaro nella pluralità delle forme democratiche e pacifiche che ciascuno riterrà opportune; e di proseguire nell'impegno anti-Muos e per il disarmo e la pace.

Alfonso Navarra  - alfiononuke@gmail.com 
Comitato Nonviolento NO Muos

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*Turi si trova a Palermo, Casa Circondariale "Pagliarelli"; Piazza Pietro Cerulli, 1 - 90129 PALERMO


Per firmare la petizione: https://www.petizioni24.com/solidarieta_con_turi_no_muos#form

lunedì 13 agosto 2018

Renzie e la politica dei fancazzisti...

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Matteo Renzi a Genova in uno dei suoi ultimi festini
 
L’accanimento di Renzi contro Marcello Foa alla presidenza della RAI è probabilmente dovuto al fatto che, finita la sua carriera politica, lui riteneva di potersi riciclare come conduttore televisivo di successo, con quella sua vocina infantile da sbruffone e saputello, e sapendolo fallito politicamente, il pubblico potrebbe provare pena e identificarsi con lui fino ad affezionarsi, bene o male aveva elargito 80 euro in busta paga in prossimità delle precedenti elezioni europee (questo pensa la maggioranza del gregge italico), similmente a Berlusconi che viene ricordato ancora adesso dagli anziani semianalfabeti italici per aver aumentato le pensioni minime, mentre tutto il resto delle sue ignobili porcate è dimenticato.

Da conduttore televisivo Renzi potrebbe mantenere elevato l’interesse pubblico per il suo personaggio e rientrare in politico se la sorte tornasse a lui favorevole, ma l’elezione di Foa impedirebbe il suo accesso alla RAI come ennesimo parassita, aggiungendosi alle altre migliaia di parassiti riciclati per favorire clientele partitiche e con stipendi elevati elargiti dalla RAI grazie ai cosiddetti “canoni” addebitati in bolletta.

Il parassitismo dei fancazzisti, buoni a nulla e arroganti, continua ad essere un male endemico della società italiana, soprattutto nel settore politico e burocratico, perché tramite il sofismo e l’oratoria, acquisite con l’esperienza e con le consulenze professionali degli spin doctor, sanno simulare e millantare capacità che non posseggono, contando sulla memoria corta degli italiani, alimentata dai media asserviti. Per cui, i parassiti privi di scrupoli hanno buon gioco ad occupare posizioni di potere nel nostro paese e soprattutto riescono sempre a gestire il denaro pubblico per redistribuirlo tra di loro, l’unica condizione che devono rispettare è lasciare in pace coloro che detengono la vera ricchezza, continuando a ingannare le masse con false promesse di miglioramento delle loro sempre peggiori condizioni di vita, in modo che la speranza non venga mai meno, mentre vengono gradualmente spogliati di tutto quello che posseggono.

E’ incredibile ma il gioco (meglio sarebbe definirlo "giogo") prosegue ormai ininterrottamente da almeno una quarantina di anni, accentuato negli ultimi anni, e pare che sia solo un’esigua minoranza della popolazione finora ad averlo capito. Minoranza che è però considerata pericolosa dall’establishment perché intelligente e influente culturalmente, motivo per cui la rete è sempre più oggetto di attacchi politici censori, per limitarne l’accesso e l’utilizzo come mezzo di comunicazione. La televisione è sempre meno seguita, se non dagli anziani e analfabeti funzionali, e questo costituisce un serio problema per l’establishment che la utilizzava per sedare e ingannare le masse. L’oligarchia tramite gli oligopoli farà di tutto per riprendere il controllo della situazione, assumerà anche misure estreme rivelando sempre più l'intrinseca e mal dissimulata natura dispotica, autoritaria e repressiva, priva di scrupoli.

In queste circostanze rimanere indifferenti e/o rifugiarsi in posizioni di nicchia equivale a favorire l’élite al potere, occorre intervenire coraggiosamente sostenendo in tutti i modi possibili coloro che si oppongono a questo regime insidioso e deleterio, mettendo a repentaglio se stessi e le loro prospettive di vita per affermare i valori in cui credono.
Mai come in questo contesto e in queste circostanze l’unione farà la forza, rimanere isolati è una tattica fallimentare. Fatevi sentire anche voi, ogni volta che ne avrete l’opportunità. Semmai è l'establishment che dovrebbe sentirsi sempre più isolata e smascherata.
 
Claudio Martinotti Doria

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sabato 11 agosto 2018

Le Georgia, longa manu americana per attaccare la Russia

 
A differenza di quanto i media mainstream occidentali abbiano fatto credere ai loro spettatori e lettori, 10 anni fa fu la Georgia ad aggredire le truppe di pace russe situate nei territori della repubblica separatista dell'Ossezia del Sud. 
L'esercito russo intervenne solo il giorno dopo e mise subito in fuga l'insignificante esercito georgiano. La mossa voluta dall'allora ambiguo e impulsivo presidente gergiano Mikheil Saakashvili (lo stesso che in questi mesi si oppone agli oligarchi ucraini per potersi candidare lui alla guida dell'Ucraina) aveva probabilmente lo scopo di coinvolgere l'Occidente in una guerra con la Russia, con l'alibi dell'aggressione russa al piccolo paese caucasico, accelerando l'ingresso della Georgia nella NATO. Ma la commissione d'inchiesta internazionale, alcuni mesi dopo accertò i fatti e confermò che fu la Georgia a provocare la Russia e non viceversa. 

Pochi si resero conto di come l'Europa si sia trovata così vicino ad una guerra dalle enormi ripercussioni. Fu solo il senso della misura della Russia che si limitò a cacciare indietro l'esercito georgiano, a limitare i danni e contenere i rischi. 

Le Forze Armate russe avrebbero potuto occupare l'intera Georgia in poche ore, ma non lo fecero, per non fornire alibi pretestuosi ai facinorosi che non attendevano altro per legittimare un intervento armato occidentale. 

I media occidentali mentono abitualmente e non vanno mai presi sul serio. 

Pressapoco la stessa cosa è infatti accaduta in Ucraina nel 2014, dopo il colpo di stato nazista degli attuali oligarchi al potere, finanziati dagli USA e in seguito anche dall'UE, le due regioni del Donbass (di cultura e lingua russa) si sono separate autodichiarandosi repubbliche autonome, come anche la Crimea. L'Ucraina simulò che si trattasse di una operazione politico militare russa, una specie di invasione e annessione, mentre in realtà le truppe russe non sono mai entrate nel Donbass, limitandosi ad inviare degli specialisti per addestrare le forze di difesa regionali per resistere all'aggressione dei battaglioni paramilitari neonazisti inviati dall'Ucraina, i quali peraltro per limitare le perdite si sono accaniti sui civili tramite bombardamenti dell'artiglieria, un modo cinico e infame di condurre la guerra. 

La Crimea, essendo già da tempo presidiata da ingenti forze militari e navali russe, con le sue grandi basi da secoli insiedate nella penisola, non fu aggredita dall'Ucraina, e si separò tramite un regolare referendum popolare per riannettersi alla Madre Patria Russa, dalla quale fu separata perché donata da Nikita Sergeevič Chruščëv all'Ucraina negli anni '50, ma all'epoca rimaneva pur sempre nell'ambito dell'Unione Sovietica. 

In tutto il mondo Occidentale quello che avvenne fu mistificato come un atto di prepotente annessione russa, ma non fu così. E a pagare le conseguenze economiche delle sanzioni comminate alla Russia fu ed è tuttora soprattutto l'Europa, così come sarebbe l'Europa a subire le conseguenze devastanti di una eventuale guerra con la Russia, che gli USA  e la NATO (strumento degli USA) stanno fomentando per i propri esclusivi interessi.

Claudio Martinotti Doria

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Articolo collegato: 

10 anni fa la Georgia iniziò la guerra con la Russia

 
L’esercitazione Noble Partner 2018 della NATO ha preso il via in Georgia l’1 agosto e durerà fino al 15 agosto. Più di 3.000 militari provenienti da 13 paesi membri e partner partecipano a questo evento addestrativo che si tiene vicino ai confini della Russia. Sono coinvolte un totale di 140 mezzi militari. Mosca considera queste attività come una chiara provocazione. L’esercitazione è ovviamente un segnale del forte sostegno della NATO all’adesione della Georgia all’alleanza. Noble Partner sta gettando benzina sul fuoco, poiché le tensioni stanno già aumentando nella regione del Mar Nero. La Russia è preoccupata [entrambi i link in inglese] per la politica aggressiva e provocatoria della Georgia.
Il 6 agosto, il primo ministro russo Dmtrij Medvedev ha avvertito che l’adesione alla NATO da parte della Georgia potrebbe innescare un “orribile conflitto”. Questa affermazione è stata fatta in un’intervista [in inglese, obbligatorio l’abbonamento] al quotidiano russo Kommersant alla vigilia del decimo anniversario della Guerra Russo-Georgiana. Il presidente russo Vladimir Putin aveva precedentemente avvertito l’alleanza riguardo alla mossa, sottolineando che avrebbe portato a conseguenze non specificate. Questo riporta alla mente gli eventi accaduti esattamente dieci anni fa.
Nelle prime ore del mattino dell’8 agosto 2008, pesanti combattimenti scoppiarono a Tskhinvali, la capitale, che si diffusero in altre parti dell’Ossezia del Sud. La Georgia aveva violato un accordo di pace del 1992 e aveva aperto il fuoco sulle forze di pace russe. L’attacco causò gravi distruzioni e vittime civili. In risposta all’aggressione della Georgia, le forze russe attraversarono il confine l’8 agosto per liberare l’Ossezia del Sud dalla forza d’invasione e per salvare i suoi stessi soldati.
L’indagine dell’UE che ne è seguita ha confermato che è stata la Georgia ad avviare la guerra. La missione di inchiesta guidata dalla diplomatica svizzera Heidi Tagliavini comprendeva più di 20 esperti politici, militari, di diritti umani e di diritto internazionale, che hanno prodotto oltre 1.000 pagine di analisi [file .pdf in inglese], documenti e testimonianze che indicavano che la guerra era stata scatenata dalle truppe georgiane che avevano attaccato l’Ossezia del Sud e le forze di pace russe per ordine dell’allora Presidente della Georgia, Mikheil Saakashvili.
Il rapporto afferma che la guerra è iniziata “con un massiccio attacco d’artiglieria georgiano”. Il documento afferma chiaramente che “non c’era un attacco armato in corso da parte della Russia prima dell’inizio dell’operazione georgiana… Le affermazioni georgiane di una presenza su vasta scala di forze armate russe in Ossezia del Sud prima dell’offensiva georgiana non potevano essere provate. Non si può inoltre verificare che la Russia stesse per compiere un attacco così importante”.
Le truppe russe non avanzarono su Tbilisi, anche se avrebbero potuto farlo facilmente, poiché l’esercito georgiano era in fuga. La risposta russa fu proporzionalmente appropriata, perché l’obiettivo di Mosca era prevenire una guerra più grande e porre fine allo spargimento di sangue e alla sofferenza umana. Una missione di mantenimento della pace era l’unico modo per farlo. Il conflitto venne mediato dal presidente francese Nicolas Sarkozy e un accordo di cessate il fuoco venne raggiunto il 12 agosto. La Russia ha riconosciuto l’indipendenza dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud dalla Georgia il 26 agosto.
Nove mesi di duro lavoro hanno portato la missione dell’UE alla conclusione che è stata la Georgia a dare il via alla guerra. Ma da allora è stata condotta una guerra di informazione con l’intenzione di dipingere [in inglese] la Russia come l’aggressore o la nazione che “ha provocato gli eventi”.
Poco dopo la “breve guerra”, la NATO ha accettato l’ammissione della Georgia, che condivide un confine con la Russia. Se la Georgia si unirà all’alleanza, la NATO sarà coinvolta nella disputa territoriale che coinvolge le regioni separatiste dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia. Secondo i principi dell’allargamento della NATO, un paese con conflitti territoriali instabili non può aderire all’alleanza. Il recente vertice del blocco ha dimostrato la sua disponibilità a chiudere un occhio su questa violazione delle sue stesse regole. Durante il vertice del 11-12 luglio, la NATO ha riaffermato il proprio impegno ad ammettere la Georgia. Gli Stati Uniti sostengono fortemente [in inglese] la sua offerta. Appena sei giorni prima dell’evento, il Rappresentante Permanente degli Stati Uniti presso la NATO Kay Bailey Hutchison ha rilasciato una dichiarazione speciale [in inglese] in cui sottolineava il sostegno degli Stati Uniti alle aspirazioni della Georgia di unirsi al blocco.
È generalmente accettato all’interno della NATO che, poiché la Georgia detiene lo status di partner privilegiato, non ha nemmeno bisogno di un piano di azione per l’adesione (MAP) come gli altri aspiranti. I sostenitori dell’adesione tramite “corsia preferenziale” della Georgia affermano che la partecipazione del paese al Piano Nazionale Annuale e al Pacchetto Sostanziale NATO-Georgia [in inglese] (SNGP) è sufficiente per garantire l’adesione. Il Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg ritiene [in inglese] che “la Georgia abbia tutti gli strumenti pratici per diventare un membro”. L’Assemblea Parlamentare della NATO (AP) ha riaffermato [in inglese] il suo incrollabile sostegno all’integrazione euro-atlantica della Georgia. Dopotutto, le forze georgiane in Iraq e in Afghanistan erano i più grandi contingenti non NATO, facendo sembrare insignificanti quelli della maggior parte dei membri della NATO.
Gli Stati Uniti considerano questa nazione un alleato utile situato in una regione strategicamente importante. Gli Stati Uniti e la NATO pianificano di aumentare la loro presenza militare in Afghanistan. La Georgia potrebbe svolgere un ruolo cruciale nel fornire le proprie forze, se le spedizioni fossero trasportate via terra dal porto georgiano di Poti sul Mar Nero a Baku, quindi attraversando il Mar Caspio ad Aqtau, Kazakistan, prima di essere trasferite via terra attraverso l’Uzbekistan in Afghanistan. La Georgia è il collegamento tra i campi petroliferi nel Mar Caspio e i mercati in Turchia e in Europa, evitando così la Russia. Fornisce inoltre la via di trasporto più breve tra Europa e Asia per esportare gas e petrolio. Un conflitto armato degli Stati Uniti con l’Iran è una possibilità. Ci vogliono solo poche ore per volare verso qualsiasi destinazione in Medio Oriente dalla Georgia.
Tbilisi sta riflettendo [in inglese] su una strategia accelerata di adesione alla NATO. Un approccio rapido è stato recentemente proposto dal think tank Heritage Foundation basato a Washington. La sua proposta [in inglese] afferma che alla Georgia potrebbe essere concessa l’adesione escludendo temporaneamente i territori separatisti dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud dalla garanzia di sicurezza di cui all’articolo 5 della NATO. L’articolo 6 del Trattato, che definisce territori specifici all’interno di una data nazione, potrebbe essere modificato per escludere l’Ossezia del Sud e l’Abkhazia. Ufficialmente, l’adesione sarà presentata come una misura temporanea che durerà fino a quando il “territorio internazionalmente riconosciuto verrà ristabilito con mezzi pacifici e diplomatici”.
Dal punto di vista di Mosca, le repubbliche separatiste dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud sono stati indipendenti e alleati con una presenza militare russa sul loro territorio. La Russia è impegnata nella loro difesa in caso di attacco. Se un membro a pieno titolo della NATO pensa che quelle repubbliche siano effettivamente parte del proprio territorio nazionale, è probabile un conflitto. Tenere esercitazioni, costruire infrastrutture militari, fornire armi e difendere l’adesione alla NATO della Georgia sono tutti passi provocatori che possono facilmente innescare un tale scontro. Il governo russo ha avvertito delle conseguenze. Il Primo Ministro Dmitrij Medvedev ha definito la linea rossa che non deve essere superata. Ha dichiarato inoltre che la Russia è pronta a normalizzare le relazioni e rilanciare i legami economici. Tbilisi deve fare la sua scelta.
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Articolo di Alex Gorka pubblicato l8 agosto 2018 su Strategic Culture.
Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per SakerItalia.

venerdì 10 agosto 2018

Raccolta differenziata in Italia - Buoni e cattivi...


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Sicilia e Molise risultano le regioni italiane con i minori quantitativi di raccolta differenziata e dove la maggiore parte delle famiglie dichiarano di non effettuare la raccolta differenziata. Bene la provincia di Trento, il Veneto e la Lombardia.

L'Istat ha indagato le abitudini delle famiglie italiane con riferimento alle modalità con cui effettuano la raccolta differenziata, evidenziando che quelle residenti nel Nord differenziano maggiormente i rifiuti rispetto alle altre zone del PaeseIl primato spetta alle famiglie del Nord-ovest: vetro 91,8%, contenitori in alluminio 81,0%, quelli in plastica 91,1% e la carta 91,4%.

In corrispondenza del più alto livello di rifiuti urbani prodotti nel Nord-est si rileva anche la percentuale maggiore di raccolta differenziata (66,6%, dato che rispetta l’obiettivo del 65% previsto dalla normativa italiana). Nel Nord-ovest il livello di raccolta differenziata risulta di poco inferiore (62,3%).

Molto distanti dal Nord, invece, risultano il Centro, il Sud e le Isole dove la raccolta differenziata si attesta rispettivamente al 48,6%, 43,3% e 26,0 %.

In particolare, nell’Italia insulare si evidenzia il forte ritardo della Sicilia (15,4%), mentre in Sardegna si raggiunge il 60,2% di raccolta differenziata.

Quattro regioni si mostrano particolarmente virtuose nella raccolta differenziata, raggiungendo contemporaneamente l'obiettivo del 65% e una produzione di rifiuti urbani al di sotto della media.
La provincia autonoma di Trento si posiziona al primo posto (74,3% di raccolta differenziata rispetto al totale di rifiuti urbani prodotti, pari a 486,6 kg per abitante, al secondo il Veneto (72,9% di raccolta differenziata su 486,5 kg per abitante di rifiuti urbani prodotti). A seguire la Lombardia,  il Friuli-Venezia Giulia e la provincia autonoma di Bolzano, le cui quote di raccolta differenziata sono rispettivamente 68,1%, 67,1% e 66,4%, con una produzione totale di rifiuti urbani  rispettivamente pari a 477,5, 481,1 e 475,5 kg per abitante.

Le regioni che mostrano le percentuali più basse sia di rifiuti urbani differenziati sia di famiglie che dichiarano di differenziare i rifiuti sono la Sicilia e il Molise (probabilmente per una scarsa diffusione dei servizi di raccolta differenziata tra cui anche il porta a porta). Nello stesso tempo queste regioni sono tra quelle che producono una bassa percentuale di rifiuti pro-capite.

Rispetto al 1998 (primo anno nel quale l’Istat comincia a rilevare il fenomeno) si stimano notevoli incrementi nella percentuale di famiglie che dichiarano di effettuare “sempre” la differenziazione di tutti i tipi di rifiuti considerati (questo per effetto sia dei provvedimenti normativi sia della crescente sensibilità ambientale in tema di rifiuti).

Se si restringe l’analisi all’ultimo quinquennio, guardando agli imballaggi, che costituiscono tra i principali rifiuti prodotti dalla famiglie, si passa dal 75,0% delle famiglie che dichiarano di differenziare i contenitori in plastica nel 2012 all’ 85,0% nel 2017.

Vediamo nel dettaglio come si sono modificate le abitudini delle famiglie con riferimento alle diverse tipologie di imballaggi

Per quanto riguarda la raccolta differenziata quotidiana dei contenitori in alluminio, questa coinvolge una quota crescente di famiglie (dal 68,1% del 2012 al 74,6% del 2017).

contenitori in vetro erano già differenziati da una quota più elevata rispetto agli altri tipi di rifiuti: le famiglie che differenziano sono passate dal 79,9% nel 2012 all’84,1% nel 2017.

La carta presenta un andamento simile a quello del vetro: differenziata con continuità nel 79,1% dei casi nel 2012, raggiunge l’84,8% nel 2017.

L’analisi di altri tipi di rifiuti tra cui i rifiuti organici e i cosiddetti rifiuti “selettivi”, ossia farmaci e batterie esauste, mostra una crescita della differenziazione giornaliera eccetto per le batterie usate che registrano una diminuzione nel 2017. Una possibile spiegazione che emerge dal Terzo rapporto annuale del Centro Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori è legata alla tendenza delle famiglie ad un sempre maggiore consumo di batterie ricaricabili e meno di quelle usa e getta.

L'ISTAT, con riferimento al 2017, ha raccolto anche le opinioni delle famiglie italiane in merito alle azioni e alle politiche che potrebbero aumentare il tasso di partecipazione alla raccolta differenziata dei rifiuti.
Per migliorare, in termini quantitativi e qualitativi, la partecipazione alla raccolta differenziata,
  • il 93,4% delle famiglie vorrebbe maggiori informazioni su come separare i rifiuti
  • il 93,3% centri di riciclo e compostaggio più numerosi ed efficienti
  • l’83,3% detrazioni e/o agevolazioni fiscali o tariffarie, già esistenti in alcune aree del Paese.
Infine per quanto riguarda i costi, emerge che il 69,9% delle famiglie ritiene elevato il costo per la raccolta dei rifiuti, il 25,6% lo definisce adeguato, solo lo 0,7% basso.
Per ulteriori informazioni, consulta il report Raccolta differenziata dei rifiuti: comportamenti e soddisfazione dei cittadini e politiche nelle città

Stefania Calleri (Arpat)

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giovedì 9 agosto 2018

Documenti recenti e documentari di Fulvio Grimaldi disponibili

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Recenti avvenimenti di grande portata, come l’ennesima strage di migranti dei campi pugliesi, il vero e proprio scontro sulle Grandi Opere (TAP e TAV) che minaccia di lacerare la coesione del governo detto gialloverde, la crescente minaccia israelo-statunitense di aggressione all’Iran dopo la sconfitta subita in Siria, hanno dato nuova attualità ad alcuni miei lavori che documentano nel dettaglio  origini, cause, responsabilità, effetti proprio di questi avvenimenti e sviluppi e del loro retroterra geopolitico.
Ripropongo dunque questi miei documentari di quattro dei quali potete vedere i trailer su youtube.
https://www.youtube.com/watch?v=EWwWPCGw6cI&t=314s (Trailer “O la Troika o la vita”)
https://www.youtube.com/watch?v=EWwWPCGw6cI (Trailer “Fronte Italia-Partigiani del 2000”)
https://www.youtube.com/watch?v=tFBAq6ulfOA&t=112s  (Trailer “L’Italia al tempo della peste – Grandi Opere, Grandi Basi, Grandi Crimini)

 Altri sono elencati nella colonna di destra del mio sito www.fulviogrimaldicontroblog.info. Per i dettagli su ordini e spedizioni dei Dvd, scrivere a fulvio.grimaldi@gmail.com. Vi risponderà l’incaricata della distribuzione.
Di strettissima attualità è il recente “O la Troika o la vita – Non si uccidono così anche i paesi”(90’), realizzato con Sandra Paganini, che, partendo dalla distruzione della Grecia, per mano della cricca euroatlantica (UE, BCE, FMI, Berlino), sullo sfondo della geopolitica mondiale dell’imperialismo, illustra e analizza le aggressioni analoghe al nostro paese, alle sue comunità, alla sua salute, al suo ambiente, perpetrate nella complicità del governo Renzi: lo sfregio all’ecosistema e al patrimonio ambientale e storico del Salento programmato dal gasdotto TAP, di nessuna utilità per l’Italia per la sovrabbondanza delle forniture in atto, ma che, provenendo dall’Azerbaijan, paese cliente degli Usa, taglia fuori la Russia e il suo gas, per noi più conveniente sul piano economico e logistico. La ferita del TAP viene poi criminalmente completata dal gasdotto SNAM che deve portare l’idrocarburo al Nord, passando sulla faglia sismica che ha originato il disastro dell’Italia centrale e concentrandosi in una serie di megadepositi e impianti per l’iniezione del gas sottoterra, in zone ad ampio rischio sismogenetico. A questo si affianca la denuncia della spaventosa proliferazione di trivelle in terra e piattaforme di estrazione in mare tra Adriatico e Jonio, con enormi danni all’ecosistema marino, ittico e vegetale e all’integrità territoriale. Un ampio capitolo tratta delle gravissime responsabilità istituzionali per la malagestione del terremoto del 2016, degli scandalosi ritardi e della totale assenza di ricostruzione. Su tutti questi temi parlano poi gli esponenti della resistenza sociale alle aggressioni.
“Fronte Italia-Partigiani del Duemila” e “L’Italia al tempo della peste – grandi opere, grandi basi, grandi crimini” sono due documentari (ognuno di 90’), precedenti al primo rispettivamente di uno e di tre anni, che trattano in profondità gli aspetti deleteri di alcune delle Grandi Opere che la componente leghista dell’attuale governo vorrebbe realizzare. Sono lavori che denunciano altre devastazioni del territorio, lo sgretolamento della sovranità popolare, la guerra dei pochissimi contro i tanti. Protagonisti di “Fronte Italia” sono i devastatori della Val di Susa e dell’Appennino del Terzo Valico con l’inutile TAV e la risposta che ormai da oltre vent’anni gli oppone una popolazione che non si arrende, insieme a coloro che lottano contro la grande base satellitare di guerra Usa “MUOS” , che deve gestire le guerre in Africa e Medioriente, in Sicilia a Niscemi.  “L’Italia al tempo della peste” percorre l’intera penisola al seguito del grande movimento di lotta del “NO”, No Mose, No Grandi Navi, No Nato, No Basi, No Tap. No Triv... Capitoli specifici sono dedicati ancora al TAP nel Salento, al tragico espianto di ulivi che comporta e contro cui si batte la comunità salentina; alla terrificante devastazione ENI e Total della Basilicata, dove una regione dalle rare bellezze naturali e dalle pregiate produzioni ortofrutticole è stata inquinata e trasformata in una specie di stagno di residui chimici e petroliferi;  alla criminale aggressione a Venezia e alla sua laguna con le mostruose navi e il pernicioso Mose; e alla Sardegna infestata da basi Usa e Nato, dove si esercitano le forze armate e le società di armamenti di mezzo mondo, con il conseguente inquinamento dei territori e la morìa di persone e animali.
“Target Iran” è stato girato nell’Iran di Ahmadinejad, il presidente che ha preceduto l’attuale, Rouhani, e che aveva rifiutato di sottomettersi al diktat Usa-israeliano di bloccare lo sviluppo di energia nucleare a fini pacifici (energia e medicina), diktat invece accettato dal suo successore. Visitiamo un Iran, già allora sottoposto a sanzioni di cui gli Usa pretendono che siano osservate anche da tutti gli altri paesi (con perdite enormi per l’Italia, primo paese negli scambi con l’Iran) e, per questo, in drammatiche difficoltà sul piano economico e sanitario (a proposito dei diritti umani rivendicati dagli aggressori), che non hanno tuttavia piegato la volontà di resistere della popolazione e, al laico Ahmadinejad, di sollevare dalla povertà milioni di cittadini. Si scopre, contro ogni aspettativa, determinata dalle campagne diffamatorie dei media, un paese libero, cordiale, con aperti rapporti tra i sessi, ospitale, attento al suo patrimonio ambientale e archeologico, ricco di cultura e creatività artistica, i cui dirigenti e protagonisti ci illustrano un passato, sotto lo Shah, protetto dagli Usa, di incredibili misfatti nei confronti dell’opposizione repubblicana. Misfatti oggi affidati a forze che lavorano alla destabilizzazione del paese: la rivoluzione colorata del 2009, che voleva mettere in discussione la vittoria di Ahmadinejad; il terrorismo stragista del MEK (Mujahedin e Khalk), setta esoterica sanguinaria, armata e finanziata da Mossad e Cia, responsabile di infiniti attentati dinamitardi contro civili e di assassinii mirati;  la penetrazione, attraverso il confine con l’Afghanistan, di droga dai campi di oppio sotto contro delle forze d’occupazione americane, mirata a diffondere eroina nella popolazione iraniana. Ne esce un quadro completo dell’Iran, con la sua storia millenaria, la sua sofferenza, il suo orgoglio, le sue bellezze.
Fulvio Grimaldifulvio.grimaldi@gmail.com
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