venerdì 26 aprile 2013

Vanificare la costituzione? Ci pensa Giorgio Napolitano...


Napolitano in carriera


Questi momenti sono epici tragici ed esilaranti  allo stesso momento e si ricorderanno nella storia, ammesso che ci sarà una storia da raccontare, per il vilipendio che si sta facendo giorno dopo giorno della costituzione e della democrazia qualora abbino ancora un senso, in un regime plutocratico internazionale in cui i veri tre poteri, multinazionali, petrolieri e finanza, hanno distrutto ogni sovranità statale e anche continentale. 

La rielezione del presidente Napolitano grida vendetta ai padri costituenti che più volte votarono in assemblea costituente la non rieleggibilità del presidente e proprio per questo non passo il mandato quinquennale ma quello settennale con la clausola della non rieleggibilità. 

Nell'articolo 85 ciò non traspare, perché dopo il fascismo era ovvio e naturale che qualsiasi carica tenuta troppo a lungo può diventare pericolosa e 14 anni assomigliano troppo a un ventennio per non accorgersi che il liberatore non si confonda con l'oppressore. 

Nei verbali dell'assemblea più volte è scritto che la rielezione non fu accettata, e si se va alla interpretazione  della fonte questo è chiaro come il sole. L'interpretazione alla lettura più banale nonché di parte urla dicendo sulla costituzione non c'è scritto esplicitamente, bene non c'è scritto nemmeno che non si deve uccidere, che non si deve svendere l'Italia alle multinazionali e cedere la propria sovranità monetaria al potere usuraio costituito. In ogni caso quando si hanno problemi di costituzionalità oltre alla carta costituzionalità per avere una interpretazione "autentica" la fonte sono proprio i verbali di assemblea (seduta 19-12-1946) che fanno vedere il travaglio dei padri costituenti nell'arrivare alla formula più corretta possibile ma non certamente perfetta.  

Ora un giuramento sulla costituzione che già viene tradita nella sua interpretazione più importante che è quella della nomina del capo dello stato che dovrebbe essere il garante della stessa, fa di questo momento storico un passo orrendamente tragicomico. Comicità che lo stesso Napolitano non tempo di definire in una sua affermazione "ridicola soluzione all'italiana". 

 Infatti prima dello stallo ad un domanda diretta sulla sua eventuale  rielezione cosi proferì  non più tardi del 14 aprile u.s.: "«Non mi convinceranno a restare. Ora ci vuole il coraggio di fare delle scelte, di guardare avanti, sarebbe sbagliato fare marcia indietro, restare sarebbe una non-soluzione. Tutto quello che avevo da dare ho dato, non attribuitemi scelte salvifiche. Sono contrario a soluzioni pasticciate, all’estero la definirebbero una “soluzione all’italiana”. 

Tornare indietro sarebbe ai limiti del ridicolo». Un presidente di nota storia comunista che più volte ci ha ripreso ed ammonito su pericolosi rigurgiti  nazifascisti, e che magari la sua scelta del doppio mandato è da vedersi come il male minore in questo momento di crisi, salvo  poi condannare la scelta di Mussolini anch'essa di male minore, certamente a parti inverse. Se prima c'era una guerra del sangue contro l'oro oggi certamente la scelta del male minore e per una guerra dell'oro contro il sangue. 

Il popolo però ormai è troppo drogato diviso in due categorie quella dei troppo poveri troppo occupati a sopravvivere per capire cosa stia veramente succedendo, e quella dei ricchi troppo occupati a distrarsi di noia a pagamento in saluti e lustri per ogni epoca. 

La piccola borghesia, l'unica ad avere un po' la sensazione del momento epocale e che è l'unica che crea la vera ricchezza in questa nazione oramai e su un bivio tra la disperazione ed il suicido e ogni giorno purtroppo molti scelgono la seconda. 

Napolitano,  che si è emozionato, non si sa se per avere preso per i fondelli per l'ennesima volta gli italiani, o per allergia, nel suo secondo discorso alla camera ricorda il lavoro, ma come si fa ad essere cosi anziani e cosi incoerenti. 

Uno che puntualmente ha ceduto alle multinazionali e al potere finanziario l'Italia, ricordiamo che tutte le leggi che si approvano hanno sempre la firma del capo dello stato, viene poi a rimproverare i suoi stessi elettori parlamentari di non essersi presi le loro responsabilità? Neanche il  mitico bagaglio arrivava a si tanta ironia. Ma in una turbo manipolazione mediatica questa rielezione passerà per un grande atto di generosità verso il paese, speriamo si dimetta al più presto possibile. 

Ricordiamo che è quello che  ha firmato nel dicembre 2006 la cancellazione della seconda parte dello statuto di Bankitalia al fine di lasciare le azioni della stessa nelle mani dei banchieri privati, quello che ha nominato Monti senatore a vita, e quello che ha ratificato il MES ed il Fiscal Compat. 

Ma il popolo cosa ha visto? Una scenetta di un Renzi, prossimo avventuriero nella scena politica come novità (?), invitato da Berlusconi nelle sue trasmissioni per spaccare il PD e dargli popolarità, aiutato anche da Grillo che proponendo Rodotà ha finito per  di triturare Bersani e tutta la sua truppa. Del resto questo si meritano gli italiani benché plagiati e ricattati dall'eurotruffa. Renzi è troppo intelligente, se non d'accordo con Berlusconi per accettare l'incarico di un governo che comunque finirà male, meglio bruciare una figura seconda come Letta nipote, che comunque rimane protetto da si tanta famiglia (lo zio è adviser niente che poco di meno che la Banca d'affari Goldman Sachs). 

In questo scenario si cerca di andare avanti ancora per qualche mese forse un anno con misure impossibili e draconiane che non faranno altro che continuare ad impoverire gli italiani. Grillo ha preferito non muoversi troppo, forse per evitare di perdere altri consensi, certamente si è reso conto che portare le dinamiche di rete (internet) nel parlamento bradipo sotto ricatto americano non è propria facile, e l'apertura del parlamento come una scatola di tonno al momento ha prodotto solo una restaurazione dittatoriale della democrazia americana, per intenderci quella che va accettata senza se e senza ma. 

Giuseppe Turrisi

mercoledì 24 aprile 2013

Addio alla politica... oppure no? - Lo scoramento di un idealista


 
Sospesi nello spazio2.jpg
Dipinto di Franco Farina


Finite le elezioni, ringrazio l'1% che mi ha votato: un successo visto che non avevamo appoggi politici, ma non abbastanza per avere voce in qualche organo istituzionale. Mia moglie è felice, avrò più tempo per la famiglia; e le donne, si sa, sono lungimiranti.

E ci troviamo con Napolitano e la solita cricca al Quirinale, il PD in Regione, il PD a Udine. I soliti partiti, le solite facce, tanta fatica per niente.
Qualcuno mi ferma per strada e si complimenta per il coraggio di esporre i fatti, mi racconta il suo calvario con banche o Equitalia ..... ma la gente, ovvero la massa, deve ancora capire il disastro in cui si sta cacciando provando il risultato della crisi finanziaria vera; e intanto li ha votati, è complice di questo sfascio, ora ci sono le basi per un disastro finanziario senza precedenti.

La globalizzazione ringrazia.
Fra i miei conoscenti vedo consapevolezza, comprensione della vera causa dei problemi; nella gente della strada vedo buio, diffidenza, ostilità. E chi comanda è la massa, sono loro che danno il 40% a "Debora", ad un PD che segue i dettami di Bruxelles, che vuole l'Euro forte, che non ricusa il patto di stabilità.

Mi son dato da fare per anni per far capire che la medicina, l'odontoiatria, la psicologia, la finanza, sono manipolate e vanno riviste per creare l'uomo libero; qualcuno l'ha capito, ma per fare il salto quantico dovrebbero capirlo in molti.

Rinuncio.
Da oggi, e stavolta spero veramente, rinuncio. Via libera agli sciacalli, non seguirò più la cosa, sono un microbo che rischia di dissolversi nell'oceano che vuole migliorare.
Il mondo è grande; vedrò di viaggiare, di farmi gli affari miei, di trovare un mio vantaggio nella melma circostante.
Mi rimangono 20 anni di vita, forse 30, basta con l'idealismo.

Antonio M.

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Risposta di Alex Focus:

Carro Antonio, mi permetto di darti del tu non tanto perché ho qualche capello bianco ma perchè siamo "fratelli" nella lotta al signoraggio ed alle storture dell'intero siste-ma-rcio basato sull'ipocrisia, sulla truffa, sull'avidità speculativa scambiata per virtuoso investimento, sul debito finto, sulla propaganda che esalta le ca..ate e soffoca gli argomenti importanti, sui cosiddetti "esperti" vestiti più che altro dell' "effetto alone", e via discorrendo.
Posso capire il tuo stato d'animo, è umana, più che umana, la stanchezza, la delusione, il disgusto, la rabbia.
Posso capire tutto (o quasi) ma non accettare che una persona come te si arrenda, che lasci la bandiera che è caduta a marcire nel fango, che renda orfani di guida esperta tante persone che ancora non sanno nemmeno di averne bisogno, che abbandoni il volante di questo pullman diretto al burrone.
Io sono convinto che, attraverso un flusso di correnti di pensiero, che qualcuno chiama "influenza elettromagnetica di origine morfogenetica" ci sia un numero piccolo sì, ma sempre in crescita, di persone che raggiunge la consapevolezza sulla sterilità del nostro modello sociale e che trovi la forza, il coraggio di urlare e battere i piedi a terra, i pugni sul tavolo per costringere i nostri "rappresentanti" a cambiare approccio o andarsene a casa.
Ti lascio solo con tre esortazioni, una aulica, l'altra ironica, l'ultima elegiaca.
Julius Evola, rocciatore sulle Alpi, sbattuto su di un muro da una bomba nella I Guerra Mondiale e rimasto paraplegico disse "Il principale dovere dell'uomo è rimanere in piedi tra le rovine", che io ho inteso come "anche le rovine del mio corpo, perché il mio spirito è diventato più forte".
L'altro è Oscar Wilde: "Che tensione insopportabile, speriamo che duri!" che io ho interpretato come "solo il vivo è teso, il morto e molto, molto rilassato".
L'ultimo, ma non meno importante, è Cesare: "Se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi, se muoio vendicatemi."
E poi il tuo corpo, certamente, è caduco ma il tuo spirito è eterno e merita il rispetto della tua stessa parte rigidamente logica. Mi piace ricordare a riguardo le parole di un noto "teologo" di nome Einstein, Albert Einstein: "La mente intuitiva è un dono sacro, la mente razionale è un utile servo. Abbiamo costruito una società che onora il servo ed ha dimenticato il dono." Non appendere il tuo dono al chiodo, per favore...
Spero che tu possa essere ancora nostro compagno d'arme, nella lotta dell'oro contro il sangue che dura, ormai, da millenni e non possiamo lasciar vincere i servi di Mammona...

martedì 23 aprile 2013

Niscemi, Italia - Muos - Sovranità nazionale e mancanza di memoria...


L’esistenza della Rete Atlantica va collocata e compresa nello scenario internazionale del dopoguerra, quando l’Italia si è trovata a essere un Paese controllato, geograficamente collocato in una posizione molto delicata, e è stato un paese a cui è stata impedita una propria sovranità, una propria via nazionale, di ricostruzione delle proprie scelte in politica estera, delle proprie scelte nelle strategie di sviluppo e questo perché tutto era stato impostato. Le istituzioni erano state infiltrate e tutto è stato fatto in modo che l’Italia potesse essere impermeabile a qualsiasi penetrazione delle forze comuniste e progressiste. 


I frutti di quella politica sono molto lunghi nel tempo e probabilmente li stiamo ancora pagando oggi.

In teoria le basi militari servono per un sistema di difesa integrato, nella realtà sappiamo che si tratta di una questione per noi nazionale all’ordine del giorno da sempre, perché riguarda la sovranità territoriale e riguarda l’impatto che queste strutture hanno nei territori in cui risiedono. 

Esistono più o meno circa 10 basi americane o Nato più importanti, ma poi esistono una miriade di zone in cui sorgono stazione radar o depositi di armi e di materiale militare. 

La commissione difesa della Camera della quindicesima legislatura fece una inchiesta molto interessante che non va assolutamente dimenticata, svolta in modo molto dettagliato, quindi resta una base per avere una idea dell’impatto di queste strutture sul nostro territorio. 

Il fatto che siano all’ordine del giorno della politica italiana lo dimostra il recente dibattito sul sistema MUOS satellitare che il governatore della regione siciliana Crocetta ha per il momento impedito di installare a Niscemi, e c’è un aspetto molto importante di questa vicenda, che per ora segna un punto a favore delle popolazioni che giustamente hanno fatto sentire la loro voce, e cioè che questa struttura satellitare molto imponente doveva, era prevista inizialmente nell’area di Sigonella. Uno studio fatto da organismi americani ha dimostrato che l’impatto elettromagnetico del sistema satellitare era così grande che avrebbe messo a rischio le bombe contenute della base di Sigonella, che potevano brillare e sulla base di questo è stata poi presa la decisione di spostare l’installazione, per il momento bloccata, ripeto, a Niscemi. 

Pensate che cosa questo significa, ma soprattutto quello studio non è disponibile alle nostre autorità, probabilmente in questo studio ci sono dei dati molto più importanti, anche sui rischi, naturalmente, nella struttura, ma noi non li conosciamo. Questo la dice lunga sulla attualità del dossier delle basi in Italia, sul ruolo delle popolazioni, sull’impatto che queste strutture hanno e dimostra che è una questione mai chiusa. 

Tornando a parlare delle stragi e del doppio livello, chi sono gli uomini che hanno fatto le stragi accanto alla mafia? Noi non conosciamo il loro volto, però credo che si tratti di uomini e agenzie che hanno lavorato affinché l’Italia fosse un Paese fragile, per spezzare le ossa al nostro Paese e renderlo ingovernabile. 

L’altra cosa importante è che non è più possibile dire che gli uomini della mafia erano soli, e questo è un fatto importante. Mentre molti hanno negato nel tempo la presenza di strutture occulte, di uomini a volto coperto, ma non appartenenti alla mafia, oggi questo non si può più dire, perché gli elementi raccolti dagli investigatori, le riflessioni fatte da molti magistrati, le tante sentenze che seppure non hanno portato a svelare i nomi del volto coperto hanno pero con certezza affermato che la loro esistenza viene in qualche modo resa assolutamente credibile da molti elementi raccolti. Non si può più dire che gli uomini di Cosa Nostra erano soli, credo che rispetto a prima questo è il passo avanti che è stato fatto e non è un passo avanti indifferente, perché nessuno può dire noi non sapevamo, noi non avevamo.

L’Italia è un Paese che non è riuscito a ricostruire la propria memoria e questo significa che è costretto a guardarsi sempre indietro, a guardare al proprio passato, a riconsiderarlo, a ristudiarlo, e quindi non siamo liberi per guardare il nostro futuro. Dobbiamo ricostruire questa nostra memoria, capire che cosa è successo, che ha voluto la strategia della tensione. Dobbiamo farlo non solo per onorare le vittime delle stragi, ma per capire chi ha voluto che il nostro Paese fosse così ingovernabile, così fragile, non in grado di esprimere una propria sovranità.

Però la verità dobbiamo conquistarcela, è un lavoro di ricomposizione che va fatto in ogni sede possibile, perché la ricostruzione della memoria politica del nostro passato è la premessa fondamentale per il nostro futuro.

 
Stralcio di una intervista a Stefania Limiti pubblicata sul blog di Beppe Grillo dal titolo "Passaparola"

lunedì 22 aprile 2013

David Grossman, finto pacifista, non è degno di diventare cagliaritano


Ante scriptum

"Credo  che la questione non dovrebbe essere vista come solo un scontro  tra i palestinesi cagliaritani contro Grossman ma piuttosto tra i  cittadini di Cagliari che credano nella giustizia, libertà e  eguaglianza, contro l'intenzione dell'amministrazione comunale."
Fawzi Ismail - Presidente dell'Associazione Culturale Amicizia Sardegna Palestina




L’intenzione dell’amministrazione comunale della città di Cagliari di conferire la cittadinanza onoraria allo scrittore israeliano David Grossman è un fatto politico grave, quanto di basso profilo; vissuto dalla comunità arabo-palestinese di Cagliari come uno schiaffo morale e politico alle aspirazione di libertà e giustizia del popolo palestinese. I valori morali di David Grossman, ritenuto nella proposta di conferimento della cittadinanza onoraria “sostenitore del dialogo” e “ambasciatore di pace in tutto il mondo”, non coincidono nei fatti con l’atteggiamento tenuto dallo scrittore israeliano in più di una occasione a favore di guerre di aggressione ai danni sia della popolazione libanese (attacco israeliano del sud del Libano nell’estate del 2006), sia di quella palestinese, come l’attacco a Gaza del 2008-2009, in cui le forze armate israeliane sono state ritenute responsabili dall’Onu (“Rapporto Goldstone”) di aver deliberatamente colpito dei civili in più occasioni, specialmente donne e bambini.

Lo scrittore è tra coloro che negano il diritto al ritorno del popolo palestinese, diritto fondamentale per la pace, sancito dalle Nazione unite con la risoluzione numero 194 del 1948.

In un recente articolo pubblicato dal quotidiano israeliano “Haaretz”, Grossman ha riaffermato tra l’altro anche la legalità dell’occupazione militare israeliana nei territori palestinesi. Tanti intellettuali, scrittori e artisti israeliani di fama internazionale hanno denunciato pubblicamente la dubbia moralità di David Grossman, accusandolo, nel suo “travestimento da uomo di pace”, di essere responsabile della “propaganda ipocrita e bellicosa” di Israele.

Per esempio, Yitzhak Laor, nel suo saggio intitolato “Il nuovo filosemitismo europeo e il ‘campo della pace’ in Israele” (Le Nuove Muse, Torino 2008), sottolinea che

La responsabilità della propaganda ipocrita e bellicosa ricade anche su intellettuali israeliani che si presentano come “pacifisti”, i “laburisti di servizio”, tra i quali David Grossman, Amos Oz, Abraham B. Yeoshuah. 

Quegli scrittori, laici e laburisti, travestiti da uomini di pace, che in Israele si proclamano “campo della pace”, sono soprattutto preoccupati, tanto laggiù quanto in Occidente, di essere considerati parte viva dell’intelligentia occidentale. Con quell’obiettivo, assumono il ruolo di esorcizzare, per conto dell’opinione pubblica europea, l’odio e la paura per l’Islam e per gli Arabi e il compito riconosciuto di garantire in Medio Oriente un baluardo in difesa della civiltà occidentale che in cambio accoglie anche, con convenzionale e unanime favore, i modi ipocriti della propaganda diffusa da tutte le loro opere.
(Fonte: www.lenuovemuse.it/pub/autore.php?nt=011)

Gideon Levy, in risposta alla domanda di Marco Cesareo su cosa pensasse dell’atteggiamento di scrittori come Abraham Yehoshua, Amos Oz e David Grossman, apertamente favorevoli alla guerra, rispose:
Io ho criticato aspramente la guerra denunciando il massacro di civili innocenti e per questa ragione sono stato molto criticato in Israele. Credo che chiunque abbia sostenuto questa guerra debba sostenere anche i crimini di guerra commessi laggiù. Ecco perché sono profondamente dispiaciuto che persone con una moralità del loro calibro si siano schierate a favore di questa guerra perché si è trattato di una guerra immorale. (l’aggressione a Gaza “piombo fuso 2008-2009 ndr)
(Fonte: http://www.resetdoc.org/story/00000001199).

Il pubblicista e musicista Gilad Atzmon, invece, ritiene che

Il mondo, così sembra, sta accogliendo con una grande ovazione il nuovo oratore israeliano, l’autore David Grossman. Le pubbliche relazioni di Israele hanno disperatamente bisogno di un intellettuale retto, un autore che ‘parli di pace’, un uomo che predichi la ‘riconciliazione’, un uomo di shalom. Ieri The Guardian ha pubblicato un discorso di Grossman, tenuto la scorsa settimana a Tel Aviv davanti al monumento eretto in memoria di Yitzhak Rabin. Grossman è un “israeliano illuminato” di 52 anni, un sionista della sinistra moderata che anela a un cambiamento. Ho letto il discorso di Grossman, e devo dire che benché questa persona venga vista come un israeliano intellettuale di sinistra, io vedo riflesso nelle sue parole nient’altro che il cuore della supremazia ebraica, e anche la difesa dei vecchi e crudeli piani razziali sionisti. Grossman, come altri Israeliani, è totalmente immerso nel discorso fanatico e centralista sionista, un discorso di negazione della causa Palestinese; cioè il diritto al ritorno. (Fonte: http://www.comedonchisciotte.net/modules.php?name=News&file=article&sid=662)

Considerando questi gravi e documentati presupposti che mettono in dubbio, anche all’interno di Israele, l’impegno morale e civile dello scrittore israeliano, non sussistendo di fatto le motivazioni della benemerenza, vi chiediamo di rinunciare al conferimento della cittadinanza onoraria a David Grossman, onorificenza che, non solo non darebbe nessun lustro alla città, ma farebbe di Cagliari un avamposto nel Mediterraneo di propagazione di inimicizia, invece che crocevia di pace e simbolo di “integrazione tra le genti”.

Fawzi Ismail

domenica 21 aprile 2013

"Neo" presidente Giorgio Napolitano, tutto quel che so di lui, nel ridicolo....


«Non mi convinceranno a restare. Ora ci vuole il coraggio di fare delle scelte, di guardare avanti, sarebbe sbagliato fare marcia indietro, restare sarebbe una non-soluzione. Tutto quello che avevo da dare ho dato, non attribuitemi scelte salviche. Sono contrario a soluzioni pasticciate, all’estero la definirebbero una “soluzione all’italiana”. Tornare indietro sarebbe ai limiti del ridicolo».
(Giorgio Napolitano, al direttore de ” La Stampa” Mario Calabresi. 14 aprile 2013)


È tornato! Mioddio è tornato!

Forse il primo a prevedere questa eventualità fu nientepopodimeno che Stephen King nel 1978 con il suo libro “A volte ritornano”. Già perché dopo una dichiarazione così perentoria e “stranamente” saggia considerato il personaggio, la rielezione di oggi pareva possibile solo in una raccolta di racconti al limite tra l’horror e la fantascienza. In questa, appena citata, lo stesso autore scriveva nella prefazione: «Parliamo, io e te. Parliamo della paura . (…) C’è qualcosa che ti voglio mostrare, qualcosa che voglio che tu tocchi. È una stanza non lontano da qui (…) Partiamo?»
Partiamo allora, la stanza in verità è un aula, quella di Montecitorio, è lì dove si consumano in poche ore alcune delle vicende più allucinanti che la vita politica del nostro Paese ricordi. Infatti al suo interno risorge e riassurge a Presidente della Repubblica colui che ha appoggiato il Governo Berlusconi per sei anni, senza muovere un dito nonostante questo stesse lentamente distruggendo il Paese, anzi senza alcuna remora, da subito si prestò come semplice passacarte del Presidente del Consiglio e firmò tutto quello che gli venne chiesto di firmare.
Addirittura in occasione della promulgazione del Lodo Alfano (costituito da un solo articolo diviso in otto commi tra cui la Sospensione dei processi penali nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato) con la penna intinta prima nella malafede e poi nello spregio della Carta Costituzionale che avrebbe dovuto difendere con tutto se stesso legittimò una legge assolutamente anticostituzionale per la quale venne addirittura richiesto il pronunciamento della Corte Costituzionale che alla fine la dichiarò effettivamente ed inequivocabilmente incostituzionale (un figurone da parte del figuro).
Non pago (ma come tutti costoro molto ben pagato) in occasione della promulgazione grazie alla sua ennesima firma a “razzo” del cosiddetto Scudo fiscale (che trasforma in non punibili i reati tributari che invece prevederebbero pene fino a 6 anni di reclusione) che per favorire il rimpatrio o la regolarizzazione delle attività finanziarie e patrimoniali illegalmente detenute all’estero fino al 31 dicembre 2008, prevedeva il pagamento dell’irrisoria cifra pari al 5% dell’importo (5% che comprendeva imposte, interessi e sanzioni! Direi una cosina equa, soprattutto rispetto a come gestisce le sanzioni e gli interessi Equitalia nei confronti dei cittadini) e dichiarò a risposta di chi gli fece notare le discrepanze: «Nella Costituzione c’è scritto che il presidente promulga le leggi».
Domanda postuma: magari rimandarla alle Camere per una correzioncina no? È previsto che un Presidente lo faccia. Ah, ma forse sarebbe diventato impopolare tra gli speculatori, i finanzieri, i ricchi in genere… bé, del resto un ex P.C.I sono queste le classi sociali che deve difendere che diamine!
Andando “a ritroso” per dirla con Huysmans, ricordiamo anche che qualche settimana prima delle elezioni Regionali del 2010, a seguito dell’esclusione delle liste PdL in Lazio e Lombardia (perché è giusto che le regole siano personalizzate a seconda del concorrente nonostante conclamate firme false, e l’ineleggibilità di Formigoni per aver superato i due mandati consecutivi, vedi legge 165/2004 art.2), il prode neo-zombie della Repubblica Napolitano firmò, ovviamente nottetempo, ça va sans dire, il ddl del governo per la riammissione delle liste escluse.
Sempre riavvolgendo la pellicola fotogramma su fotogramma ci accorgiamo anche che nell’aprile del 2010, il nostro neovecchio Presidente, promulgò con la propria firma la legge sul Legittimo impedimento di Silvio Berlusconi, mentre i pm di Milano si dicevano pronti a ricorrere alla Consulta per sollevare eccezione di incostituzionalità. Ovviamente nel gennaio 2011 la Corte ritenne suddetta legge in buona parte incostituzionale (certo che per essere il garante della Costituzione il Napolitano pareva già sulla buona strada per diventare recordman delle violazioni alla stessa. Fino a quanto raccontato sin’ora ha già collezionato un bel due su due!)
A questo punto per far prima prendiamo una manciata di altre promulgazioni che portano la firma Napolitano, ed ecco uscire dal cilindro il decreto Mastella per distruggere i dossier della Telecom, l’ordinamento giudiziario Mastella-Castelli, la legge salva-Pollari e la norma della legge finanziaria che ha raddoppiato l’Imposta sul valore aggiunto a Sky favorendo di fatto Mediaset ( e poi qualcuno si chiede perché oggi pomeriggio Berlusconi durante le votazioni rideva e raccontava barzellette!)
Ora invece torniamo a questioni un po’ più recenti. Bene, l’8 novembre 2011, ovverosia il giorno in cui il governo dei condannati, in attesa di processo, o rinviati a giudizio per vari reati ( tra cui associazione mafiosa e mala gestione dei fondi pubblici) altrimenti detto Berlusconi IV si accorge di non avere più una maggioranza parlamentare alla Camera, il prode Presidente di TUTTI gli italiani (ma quanno mai Giorgio? Quanno mai eh?) dopo una chiacchierata nelle segrete stanze con Berlusconi (quasi fosse una novità) gli consiglia le dimissioni del suo governo non appena sia concluso l’iter di approvazione delle leggi di bilancio onde evitare “danni collaterali” ad un suo rifiuto. 
Il giorno successivo, come tutti ricordiamo benissimo, Napolitano nomina poi “senatore a vita” “Sua Rigidità” Mario Monti, ed i più ingenui invece che sul CHI avesse nominato si interrogavano sul COME potesse averlo fatto in uno spazio così breve. La risposta non tardò ad arrivare, dopo l’approvazione e la promulgazione della Legge di stabilità, ecco che Napolitano accoglse le “dimissioni” di Berlusconi e servì il nostro amato Paese su di un piatto d’argento proprio a Monti dandogli l’incarico per la formazione di un nuovo governo.
E tanti si chiederanno, ma perché Berlusconi ha accettato di dare le dimissioni? Bé considerato che il suo successore deciso da Napolitano, ormai tappetizzato di fronte alle oligarchie plutocratiche che volevano, vogliono e stanno commissariando l’Italia, era nientepopodimeno che l’uomo di Goldman Sachs, anzi il suo International Advisor, il Golem italiano delle grandi banche d’affari internazionali, presidente della Commissione Trilaterale e che guarda caso le azioni Mediaset gli erano crollate in borsa del 12% in un giorno direi che forse un buon motivo glielo avevano dato!
Giusto per sottolinearlo a chi fosse sfuggito ricordo che il presidente del consiglio Monti Mario da Varese non era mai stato eletto, né tantomeno richiesto da nessuno, ma semplicemente nominato dal neorieletto Presidente Napolitano in quattro giorni con un colpo di Stato finanziario, imposto dall’usuraia Banca Centrale Europea, che ancora oggi sta mandando in vacca l’Italia e tutti quelli che ci vivono dentro (fatti salvi i ricchi e potenti, of course!).
Da qui in poi la macelleria sociale che tutti conosciamo con gli stupri alla Costituzione (art.18 su tutti) e la promulgazione di leggi e quant’altro potesse ridurre l’economia del Paese a uno stato di morte apparente o di coma profondo speriamo non irreversibile.
Aggiungiamo ora a questo racconto “de paura” che durante il suo mandato Napolitano ha esercitato un’influenza enorme sulla politica estera dell’Italia, spingendola – suo malgrado – in prima fila fra le missioni di “pace armata”, compresi Iraq, Afghanistan, Libia e Libano. Sulla Libia è Bossi a rivelare “Berlusconi non voleva la guerra, Napolitano sì” (Monza, 29/7/2011)
Poi come non inserire la vicenda dei due marò, accusati dell’omicidio di due pescatori, ricevuti in pompa magna al Quirinale come eroi nazionali (“Ingiustamente trattenuti”, 8/6/2012) e rispediti in India dopo gestione inqualificabile della cosa, culminata con le dimissioni del titolare della Farnesina?
E la grazia al colonnello Joseph Romano, condannato a 7 anni per il rapimento di Abu Omar? Ce la siamo già scordata?
E poi cos’altro da mettere in questo racconto?
Ah ecco, il via libera ai pacchetti sicurezza Maroni con norme xenofobe, la promulgazione del legittimo impedimento (legge 51 del 7/4/2010) che consente al solo presidente del Consiglio (guarda caso era Berlusconi) e ai suoi ministri di non comparire in aula per 18 mesi e far slittare i processi a carico verso la prescrizione che Napolitano firma nonostante fosse palesemente incostituzionale, come aveva già sancito la Consulta con due sentenze!
Indi, per chi non ne avesse abbastanza ricordo gli inaspettati salvataggi del Cavaliere proprio mentre stava per lasciarci le penne? Il più eclatante senz’altro quello novembre 2010, quando Fini sfoltì le fila della maggioranza andandosene con un frappello dei suoi fedelissimi. In quel caso il capo dello Stato si adoperò direttamente per evitare la chiusura anticipata della legislatura dichiarando testualmente “Cercherò di evitare lo scioglimento della Camere”, consentendo così a Berlusconi di reclutare i deputati che gli servivano. Anche quando il governo Berlusconi venne clamorosamente bocciato sul rendiconto generale dello Stato il prode Napolitano si precipitò a chiarire che “Non c’è obbligo giuridico di dimissioni”.
E poi MES, Fiscal Compact lasciati ratificare senza un fiato, le intercettazioni con Mancino…
Va bè, per chiudere in bellezza la carrellata in questo racconto horror ricordo che non più tardi di una manciata di mesi fa il neo-presidente riguardo al boom elettorale alle amministrative del M5S ebbe il coraggio di dichiarare in tono di sfottò: «Di boom ricordo quello degli anni ’60, altri non ne vedo».
Poi gli autori del “boom invisibile” hanno vinto (di fatto) le politiche 2013.
Nonostante ciò Napolitano non li ha mai presi in considerazione, nonostante fossero l’espressione del 25% degli italiani, (ma del resto non facevano parte né del Bilderberg né tantomeno del Council for Foreign Relationship degli U.S.A che egli presiede da 35 anni nel nostro Paese a prescindere da chi fosse il Presidente statunitense) e piuttosto che tentare accordi con loro ha preferito dare direttamente l’incarico di formare un governo al peggior segretario del PD della Storia, che ovviamente non ha concluso nulla. 
Il Presidentottantottenne allora cosa ha fatto? Ha nominato proditoriamente e probabilmente anche in questo caso, incostituzionalmente, 10 presunti “saggi” per dare le linee guida al Paese, la cui montagna di sapere ha partorito un topolino (e pure sciancatelo poverino!). Così facendo ha concluso il suo, a mio avviso, ignobile mandato.
Intanto alla faccia sua il M5S ha continuato, nonostante qualche scivolone tipico dei neonati, a guadagnare sicurezza e potere all’interno del Parlamento sino a giungere alle elezioni Presidenziali con la proposta di un nome che ha spiazzato tutti: Stefano Rodotà, che faceva rima con legalità e onestà, merce rara nella politica ancora oggi rappresentata in Parlamento.
Di conseguenza a questa mossa, dopo aver fallito primi inciuci e attacchi frontali, onde evitare ulteriori tracolli come quello del PD ormai allo sfascio totale per l’incapacità, l’arroganza e, aggiungo di mio, l’intima cattiveria e malafede del suo segretario Pierluigi Bersani, ecco che i Partiti che rappresentano la vecchia politica, la corruzione, gli scandali bancari, i conflitti di interessi, i privilegi di casta, le collusioni mafiose etc… etc… sono andati a riaprire il sarcofago che gli italiani pensavano e speravano fosse stato sepolto per sempre, ed hanno riesumato Mr. Coerenza, colui che, come anticipato nell’incipit, solo 6 giorni fa disse : «Non mi convinceranno a restare. Ora ci vuole il coraggio di fare delle scelte, di guardare avanti, sarebbe sbagliato fare marcia indietro, restare sarebbe una non-soluzione. Tutto quello che avevo da dare ho dato, non attribuitemi scelte salviche. Sono contrario a soluzioni pasticciate, all’estero la definirebbero una “soluzione all’italiana”. Tornare indietro sarebbe ai limiti del ridicolo».
Non c’è che dire una gran bella “nomination” quella di Bersani (in ovvio e palese accordo coi suoi compagni di merende Berlusconi e Monti), ha riproposto, come avete letto, una personcina degna di nota.
Qualcuno si chiederà perché Napolitano ha accettato, se non altro considerata l’età, bene io allora domando di rimando: secondo voi se il Presidente fosse stato Rodotà (suo acerrimo nemico dai tempi del PCI), e al Governo ci fosse stato il M5S con qualche giovane Piddino idealista e di buone intenzioni, la casta tutta lui compreso che fine avrebbe fatto?
LUI è tornato per tentare di salvare se stesso la sua famiglia e i suoi ex amichetti in Parlamento e consentire, come detto, di finire la macellazione del suo Paese, altro che senso di responsabilità!
Ma io voglio per una volta essere ottimista e credere che, come in tutte le storie horror che si rispettino e che parlano di sarcofaghi riaperti, di mummie che ritornano e di accolite malefiche che si riuniscono ai danni della gente, ci sia sempre incombente una maledizione. E in questo caso la maledizione si abbatterà su coloro che pur di salvarsi la “cadrega” e di finire il massacro del nostro Paese e della sua gente hanno riaperto questo sarcofago in particolare.
La maledizione che immagino è rappresentata dal fatto che ormai la gente ha capito (o almeno dovrebbe), la gente questa volta non dimenticherà e lo dimostrerà alle prossime elezioni.
Già perché questa storia di “paura” potrebbe avere un lieto fine: basterebbe che tutti i neo eletti del PD, il SEL e le persone oneste che sono in Parlamento e che hanno a cuore il Paese non facciano passare un Governo Amato, o D’Alema o Renzi o altri inciuci di cui non se ne può più, ma che al massimo scelgano un governo di scopo per modificare la legge elettorale e per dare ossigeno all’economia, rimandando tutto in mano al popolo sovrano il prima possibile.
A quel punto un grande vento si alzerà e le armate putride della vecchia nomenclatura, i professionisti dell’intrallazzo, gli inquilini ultradecennali del Parlamento verranno spazzati via una volta per tutte.
Se così non fosse o finiremmo tutti ingoiati nel Maelstroem dell’avidità della finanza internazionale, grazie all’idiozia di “giovani parlamentari” e dei soliti elettori beoti, o davvero per le strade cominceranno a venire erette barricate e nelle piazza cominceranno ad apparire patiboli e ghigliottine.

Stefano Davidson


P.S.: A meno che, considerate le capacità camaleontiche del soggetto (da PCI a capo del Council for Foreign Relationship degli U.S.A in Italia il passo è decisamente lungo!) egli non voglia rifarsi una verginità e ci sorprenda con soluzioni che prevedano davvero quel CAMBIAMENTO che la gente vuole e ha chiesto a gran voce anche alle ultime politiche.
Sinceramente ne dubito, ma non si sa mai, a 88 anni magari si potrebbe pensare anche il segno che si lascerà di sé nella Storia di un Paese.

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Commenti ricevuti:

Napolitano ineleggibile – Scrive Sabry Granato: “Napolitano Per essere rieletto doveva prima dimettersi. Non può essere rieletto per la stessa carica chi ancora la ricopre. Vi ricordo che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è in carica fino al 15 maggio 2013… l’Art. 84 della costituzione recita “L’ufficio di Presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica.” quindi può essere eletto un presidente ancora in carica? In effetti Napolitano non si è mai dimesso, se la scadenza è quella, la sua elezione è nulla. Il Presidente ancora in carica non può essere rieletto, doveva rassegnare le sue dimissioni per essere eleggibile”

Bologna - Dagli orti di guerra... all'Orto dei Giusti - Discorso bioregionale del 20 luglio 2013


Dotazione di carriole all'Orto dei Giusti
Tra le città italiane Bologna ha fatto da capostipite nella promozione degli orti sociali destinati ai pensionati, aumentando progressivamente il numero di appezzamenti coltivati, fino ad arrivare a contarne oggi più di 3000, distribuiti su otto quartieri cittadini. Nati con l’intento di creare centri di aggregazione, questi orti urbani forniscono ai pensionati luoghi in cui incontrarsi e chiacchierare tra un colpo di zappa e l’altro.
A Bologna l’esperienza degli orti sociali ha inizio nei primi anni Ottanta, non è quindi un caso che proprio qui nasca, nel 1990, l’Associazione Nazionale Centri Sociali, Comitati Anziani e Orti (ANCeSCAO), un’associazione senza scopo di lucro sorta con lo scopo di coordinare a livello nazionale i comitati locali impegnati a favore degli anziani. È interessante notare com’è cambiata la popolazione degli assegnatari dei terreni da coltivare: inizialmente si trattava prevalentemente di ex-contadini o ex-braccianti che, emigrati dalle campagne negli anni Cinquanta e Sessanta per lavorare nelle fabbriche, al momento del pensionamento avevano ricercato in città un ritorno alle origini attraverso la cura dell’orto. Oggi, invece, gli ex-agricoltori non superano il 6% degli assegnatari, mentre gli altri sono ex-operai, tecnici, impiegati, commercianti, casalinghe, poliziotti, carabinieri, informatici.
Parlando sempre di orti sociali, città complesse come Bologna, che si trovano a dover accogliere sensibili flussi di immigrati, possono ricavare un altro valore aggiunto da questa coltivazione. Gli orti urbani, infatti, possono fornire nuove soluzioni al problema dell’integrazione sociale dei nuovi arrivati. Questa è l’idea su cui si basa il progetto “Coltiviamo/ci Insieme” promosso dalle donne arabe dell’associazione ANNASSIM, con il sostegno della provincia di Bologna. Il progetto prevede che alcuni dei 400 orti assegnati a pensionati in zona Pilastro siano dati in gestione a donne immigrate dal Marocco, in modo che possano continuare quelle tradizioni apprese nel loro paese natio. Al contempo, inoltre, questo fornirà loro la possibilità di venire a contatto con la nuova realtà sociale in cui si sono inserite e superare le eventuali barriere culturali e linguistiche, velocizzando il processo di integrazione.
Il passaggio dagli orti sociali ai community garden è molto breve: è sufficiente incentivare tutti i cittadini di un intero quartiere, e non solo i pensionati, alla coltivazione di un giardino comune. Esattamente quanto si propone di fare l’associazione EUGEA. EUGEA nasce dall’iniziativa di un gruppo di entomologi del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroambientali dell’Università di Bologna, impegnati nel promuovere progetti che aiutino a creare negli ambienti urbani piccole oasi di verde in cui possa prosperare la biodiversità. All’interno di piccole scatole di cartone, EUGEA vende ai cittadini kit completi per creare giardini sui propri terrazzi: non solo semi, ma anche organismi utili che, nutrendosene, aiutano a debellare i parassiti o a impollinare le piante.
A tutt'oggi si contano a Bologna più di 100 km quadrati di terreni ortivi.
Considerando quindi la loro  valenza sociale, culturale e naturale, orti e giardini urbani rappresentano degli ottimi candidati per coniugare “coltura e cultura”, come piace dire alla nota turista per caso, Syusy Blady. Questo è, infatti, il principio che l’ha spinta ad ideare il progetto del Club degli Ortolani, fondato proprio con l’intento di dare ai cittadini la possibilità di coltivare il proprio orto personale e creare anche punti di incontro per dialogare scambiandosi pareri e saperi. Con questa idea in mente, Syusy ha  comprato un terreno coltivabile (oggi denominato Orto dei Giusti) di circa 4 ettari in prossimità di Bologna, terreno che sarebbe  da parcellizzare  e da lavorare tra gli iscritti al Club. 
Per parlare di questi e simili argomenti  Paolo D'Arpini  ed altri membri della Rete Bioregionale si incontreranno la sera del 20 luglio 2013, nell'Orto dei Giusti, per parlare di bioregionalismo, ecologia profonda, etc. 


sabato 20 aprile 2013

Palestina e le morti comode al sistema - Ma Vittorio Arrigoni e Juliano Mer Khamis non sono morti invano....





Cercare di spiegare, soprattutto di spiegarsi e dare un senso al non senso è in queste ore particolarmente difficile. L’assassinio di Vittorio ha un senso? Serve a spiegarlo chiedersi a chi giova un altro atto barbarico e insensato?


L’assassinio di Juliano Mer Khamis avvenuto il 4 aprile u.s. nel campo profughi di Jenin e quello di Vittorio Arrigoni a Gaza sono inseriti nella medesima logica e da entrambi viene un segnale allarmante: il tentativo di ingabbiare la società palestinese all’interno di una visione del mondo nazionalistica-religiosa che pretende di risolvere il dramma palestinese con l’isolazionismo. E questo al di là del fatto se si riuscirà a stabilire le reali responsabilità di questo atto tremendo. 

In altri termini: la sostanza non cambierà se sarà accertata la responsabilità delle cellule salafite presenti nella Striscia di Gaza o, come pensano alcuni, si tratta di un «omicidio su commissione». Non è né una sorpresa, né una novità che Vittorio fosse sulla lista nera sia del governo israeliano, sia dei coloni e della destra estrema israeliana.






Il fatto che Vittorio Arrigoni sembrava essere stato vittima di un rapimento poteva inquadrare il suo caso in un’altra ottica. Ma la differenza, tra l’assassinio di Juliano e quello di Vittorio, non è che apparente, perché ciò avrebbe offerto almeno qualche chance a Vittorio di poter continuare a vivere.


Una cosa è certa: in Italia c’è chi sta festeggiando questo assassinio che elimina un testimone testardo, scomodo e seccante. Parliamo di quel primo ministro che aveva annunciato alla radio israeliana che avrebbe fatto di tutto per fermare la partenza della seconda Freedom Flotilla e della nave italiana «Stefano Chiarini». 

Anche il presidente Napolitano avrebbe fatto bene a tacere. Dopo aver ripulito il sionismo dalla sua essenza colonialistica, razzista e violenta, egli ha additato l’antisionismo come un’attitudine antisemita. 

Anch’egli dunque si è posto in qualche modo a sostegno di coloro che vedevano Juliano e Vittorio come nemici da eliminare.


Chi ha condiviso la battaglia di Vittorio non può accettare che i complici dell’assedio di Gaza e quindi del suo assassinio, che oggi sono al governo del nostro sventurato Paese, si associno impunemente al nostro dolore e al dolore della famiglia.


Ora molti saranno i pescecani che si butteranno sul corpo ancora caldo di Vittorio, facendo intendere che nulla può cambiare. Il loro messaggio sarà chiaro: i palestinesi sono dei barbari che uccidono brutalmente chi gli tende una mano d’aiuto. 

A tutti costoro dobbiamo imporre il silenzio, perché se in Palestina in questi anni l’integralismo islamico, armato o meno che sia, ha potuto prendere il sopravvento, i responsabili siedono comodamente a Tel Aviv, New York, Roma, ecc. 

Il loro cordoglio ipocrita non li assolverà dalle loro responsabilità concrete nell’aver contribuito a creare il clima nel quale crimini tanto orrendi e dannosi potessero verificarsi.

Cinzia Nachira - www.forumpalestina.org/news/