lunedì 9 ottobre 2017

Ultimo approdo - Fermare la fuga degli italiani all'estero con l'operazione "Mare Lorum" (tra il serio ed il faceto)


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Ultimo approdo - Imbarcadero di Ancona

La nave Italia affonda e i topi cercano di scappare, è questa una metafora che ben si addice a quello che sta accadendo nel nostro Paese.  Nel 2016 sono “scappati” dall’Italia 107.000 cittadini, di cui oltre la metà costituita da giovani in cerca di lavoro e di un futuro dignitoso all’estero.

Nonostante gli editti trionfalistici dei nostri governanti, l’Italia giorno dopo giorno affonda; ciò è purtroppo dimostrato dai continui suicidi di imprenditori e pensionati che non c’è la fanno più a pagare tasse, bollette, affitti e multe, ogni giorno chiudono centinaia di attività commerciali e migliaia di giovani, anche quarantenni, restano a casa dei propri genitori perché senza lavoro. Oltre a questo una catastrofe immane continua ad abbattersi sulle nostre coste nell’indifferenza della nostra “Comunità Europea” che ha chiuso le frontiere a migranti e clandestini, lasciandoceli tutti a noi.

Come possiamo pensare di uscire da questa crisi profonda, quando nella nostra Italia che affonda non ci sono più neanche le barche di salvataggio? Ecco perché chi può abbandona “la nave” anche a nuoto e se ne va all'estero.



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Da qui la proposta  rivoluzionaria: "Mare Lorum" riservata agli italiani,  suggerita dal nostro corrispondente  Enzo Mannello.

Visto che milioni di connazionali versano in gravissime difficoltà economiche "sotto la soglia di povertà", che centinaia di migliaia sono sull'orlo della disperazione e non trovano più come arrangiarsi, che decine di migliaia dormono per strada, in auto rottamate, stazioni, edifici abbandonati ed altro (senza essere barboni volontari) e che a centinaia di suicidano perché oramai giunti al capolinea, visto tutto questo organizziamo qualcosa che possa richiamare davvero l'interesse dello stato. Iniziando dai più disperati, si creino punti di raccolta nelle isole (Pantelleria potrebbe andar bene, per non disturbare più Lampedusa invasa da profughi stranieri) e lungo alcune spiagge fornite di appositi porticcioli. Lì convergano, dopo viaggi "della speranza", le frotte di disperati nostrani pronte a tutto pur di sopravvivere. E dagli appositi imbarcaderi vengano fatti partire a bordo di pescherecci in disuso, gommoni e yacht sequestrati alla mafia per il mare aperto.... in direzione Siria (così, tanto per dare un'indicazione come un'altra). 


Giunti in alto mare,  va bene pure appena fuori dalle acque territoriali, personale specializzato della Marina (o volontari di  ONG preposte) dovrebbe raccogliere l'SOS perché  quei disperati  vengano  salvati dai flutti e riportati in Patria (?).  Dove, premurosamente potrebbero trovare accoglienza in qualche struttura (per anni) provvisoria. Con consegna pure di una diaria giornaliera (non granché ma sempre maggiore del nulla che ricevevano prima).

In questo modo si potrebbe così fermare l'esodo dei nostri giovani che non hanno altra scelta se non quella di "espatriare" all'estero e contemporaneamente continuare a foraggiare le "cooperative dell'accoglienza e dell'assistenza" che campano sui sussidi statali. 

Questa la nostra proposta avanzata al governo Gentiloni per "salvare capra e cavoli" e trattenere la gioventù italica  in patria. 

Paolo D'Arpini 

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Portavoce European Consumers Tuscia sul bagnasciuga di Porto Recanati

domenica 8 ottobre 2017

Lettera aperta a "Vorrei.org" sul caso "Paolo D'Arpini"


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Alla redazione di  "Vorrei", info@vorrei.org,  
buongiorno,  ho avuto modo di leggere il vostro articolo-intervista a Teodoro Margarita sul Bioregionalismo *) e, quando sono arrivata al seguente paragrafo sono un po' saltata sulla sedia:



"Che differnza c'è tra le due reti?
Giuseppe Moretti, a mio parere, ha scritto le opere di maggiore qualità: ha conosciuto personalmente Gary Snyder e ne ha tradotto in italiano le opere. Insieme abbiamo organizzato una conferenza a Erba, qui vicino e tentato di costruire una rete Bioregionale in Lombardia. A dire la verità, ho smesso di lavorare con D'Arpini perché in un convegno promosso da lui, si sono presentati due signori con tatuaggi di aquile littorie sulle spalle."


Il signor Teodoro ha partecipato a quell'incontro della Rete Incontro Collettivo Ecologista a Vignola (MO) del 2013 (http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2013/05/vignola-22-e-23-giugno-2013-incontro.html) al quale sono intervenuti (ma non perché erano stati invitati) quei ragazzi con le aquile con cui, prima di iniziare i discorsi lui stesso si è intrattenuto a lungo a parlare. E allora? L'incontro non era ad invito, è stato divulgato come un incontro sull'ecologia, la natura, il vivere in armonia con l'ambiente e gli altri e sono venute diverse persone a cui non è stata chiesta nessuna tessera. Se nel corso della discussione fossero venute fuori questioni contrastanti, se ne sarebbe potuto parlare.

Poi

"Questo non era per te accettabile?
In realtà è solo un sintomo: da parte di questa tendenza c'è un'apertura al cosiddetto pensiero rosso-bruno, che ha contaminato il pensiero bioregionale. Ma anche si sono infiltrate concezioni provenienti dagli “illuminati” o di carattere cospirativo e complottista. Con D'Arpino abbiamo avuto un diverbio finale e irreparabile, quando scrissi un articolo di critica nei confronti di Papa Bergoglio, imputandogli di non aver fatto nulla contro la strage dei desaparesidos e lui mi contestò. Prima di rompere con D'Arpino, sono stato responsabile della biodiversità nella rete Bioregionalista. Con questa rete preferisco non avere nulla a che fare. Purtroppo, quel poco che si stava costruendo è andato in frantumi con una scissione in due del movimento."
La questione dell'articolo su Papa Bergoglio non andò proprio come dice Teodoro. Fu una terza persona, dopo la pubblicazione dell'articolo di Teodoro da parte di Paolo D'Arpini (e non D'Arpino) che forse aveva sbagliato cambiando il titolo, a lamentarsi dell'articolo, che poi, su richiesta di Teodoro, fu subito rimosso.

Paolo D'Arpini è stato uno dei membri fondatori della Rete Bioregionale Italiana e anche attualmente è molto impegnato nella divulgazione dei principi del Bioregionalismo, dell'Ecologia Profonda e della Spiritualità laica e molto altro e non ritengo corretto infangare la persona con delle inesattezze e delle piccinerie.


Vi saluto cordialmente,
Caterina Regazzi

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Commento ricevuto dall'avvocato Vittorio Marinelli: "Un'altra lancia spezzata in favore dell'amico Paolo. Anch'io ero presente all'incontro e diede un passaggio in macchina a Riccardo, un ragazzo di Roma, che poi invitò i suoi amici locali, che erano quelli tatuati. la presenza di quei ragazzi fu anche motivo di battute tra di noi perché erano leggermente fuori luogo però poi si comportarono bene ed ebbero modo di esprimere in maniera civile alcune loro idee e passarono una serata assieme tutti quanti accettando la possibilità della diversità. anche in quell'occasione Paolo si comportò in maniera encomiabile, essendo probabilmente in grado di comprendere la più profonda essenza delle persone senza nessun pregiudizio e preconcetto...”

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L'incontro di Vignola, del 22 e 23 giugno 2013, a cui si fa riferimento nell'articolo. Vittorio Marinelli è al centro con la camicia azzurra. Teodoro Margarita con barba e maglietta arancione a fianco della porta, i "tatuati" sono un paio di ragazzi alla sua sinistra, dopo Michele Meomartino. Noterete comunque la presenza variegata....


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Email di risposta  alla lettera di Caterina Regazzi della Rivista "Vorrei.org":

Buon giorno,
sono Pino Timpani autore del servizio e presidente dell'associazione culturale Vorrei che è l'editrice della Rivista. In Cc c'è il direttore del giornale Antonio Cornacchia che mi ha informato del messaggio.
Ho letto le precisazioni, ma non capisco come fare a intervenire e che tipo di correzione apportare, anche perché l'intervista è un documento testimonianza
fatta da una persona che abbiamo incontrato e ne abbiamo pure registrato la conversazione.

Lo scopo di questi servizi e l'intenzione della nostra rivista di portare a conoscenza i nostri lettori dell'esistenza di idee, filosofie e categorie di pensiero poco note.
Tra i commenti che abbiamo ricevuto dopo la pubblicazione del servizio, ce ne sono stati anche alcuni di rammarico per il fatto che il movimento Bioregionalismo si sia scisso in due tronconi e con questo abbia diminuito la sua forza e la capacità di propagarsi nella nostra società.

Mi sento di proporre, se il direttore è d'accordo, di farle un'intervista sul tema Bioregionalismo visto da un'altra angolazione, dove magari a un certo punto andare a correggere con tatto le inesattezza dell'articolo precedente.  Mi sembra la cosa migliore.
Abito a Villasanta, a nord di Monza. Di solito intervisto direttamente de visu  e se lei non abita troppo lontano posso venire a trovarla, o se non se la sente possiamo farla ad altra persona della rete. Altrimenti se è troppo lontana possiamo farla  via e-mail.
Secondo me sarebbe la cosa migliore e anche con questo si può offrire la possibilità di smorzare le polemiche e utilizzare la nostra rivista per diffondere le categorie di pensiero in tutta la loro ampiezza.

Pino Timpani

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Replica di Caterina Regazzi:

Gentilissimo Pino, intanto grazie di questa sollecita risposta.
Non volevo assolutamente chiedere rettifiche dell'articolo, ma solo "discolpare" ai vostri occhi una persona che non ha assolutamente le colpe che gli sono state attribuite da Teodoro Margarita. Forse per il futuro, prima di pubblicare accuse a terzi, soprattutto a singoli individui, sarebbe bene pensarci due volte.

Comunque, la proposta dell'intervista è senz'altro ben accetta, ma l'intervistato dovrebbe essere appunto Paolo D'Arpini, che, ripeto, è stato tra i membri fondatori della Rete Bioregionale e quindi vi può sviscerare i principi, le finalità, le possibilità di applicazione di questi principi in questo mondo odierno così in cui l'ambiente e gli esseri viventi e non viventi soffrono per uno sfruttamento di cui non si vede la fine, ecc. ecc. 

Al momento lui è nelle Marche, a Treia, in provincia di Macerata, io sono in Emilia (sono la sua compagna, ma per questioni di lavoro ed altre questioni pratiche viviamo assieme solo alcuni periodi dell'anno). Saremo assieme a Treia dal 20 novembre circa fino al 10 dicembre. L'8 dicembre ci sarà una manifestazione che si tiene da tre anni e che si chiama, per l'appunto "Fierucola delle eccellenze bioregionali", organizzata principalmente da lui. Se si volesse organizzare l'intervista per quel periodo sarebbe perfetto e lei potrebbe essere ospite da noi. Oppure l'alternativa dell'intervista per mail sarebbe pure fattibile, ovviamente.

La saluto cordialmente

Caterina Regazzi

venerdì 6 ottobre 2017

La teoria dei due forni applicata al commercio con gli infedeli - "Le due staffe dalmate"

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Che l’Italia abbia avuto - ha - delle difficoltà in Europa per la questione dell’immigrazione nordafricana è noto. I diplomatici del servizio estero della Farnesina sono bravi, ma gli sono state date delle pessime carte da giocare.

Ora è stata messa una toppa al problema. Per parlare “come si mangia”, si pagherà un tributo alle tribù libiche che controllano l’accesso dei clandestini ai porti di partenza per l'Italia. Già l’Impero Romano aveva sperimentato i limiti del metodo con i vari goti, visigoti, vandali, alani, svevi et al. Nel tempo, il prezzo sale, e alla fine raggiunge livelli non più sostenibili.

Quando ri-succederà, l’Italia si girerà per vedere se ha l’Europa ancora alle spalle. Trovare solo un vuoto desolante lascerebbe il Paese senza fiches e i suoi diplomatici senza carte. Potrebbe essere il caso di prepararsi all’eventualità. La corrispondenza diplomatica della repubblica marinara di Ragusa - quella dalmata - forse offre qualche spunto. Stare col piede in due staffe si può!

James Hansen - hansen@hansenworldwide.com

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Nota Diplomatica del 6 ottobre 2017

Due staffe dalmate — Esistono due Ragusa, quella siciliana e la Ragusa dalmata, nota anche come Dubrovnik. La seconda, la repubblica marinara, crebbe sotto i bizantini, arrivando a sfidare Venezia nell’Adriatico prima della presa di Costantinopoli nella Quarta Crociata, quando passò sotto la Serenissima. Ciò fino alla sconfitta dei Veneziani (1358) dagli Ungheresi. Sconfitti poi gli Ungheresi dagli Ottomani, Ragusa si aggiustò bene con i distanti Turchi, restando una ricca città di frontiera, un’isola del cattolicesimo avversata dai vicini eretici e islamici—una posizione ambigua che le permise, nel 1416, di diventare il primo stato europeo ad abolire la schiavitù. Il ruolo nodale nei commerci tra Occidente cattolico e Oriente islamico portò grandi ricchezze, irritando specialmente i concorrenti Veneziani che raffiguravano i Ragusani come dei cinici approfittatori che tradivano il cristianesimo per trafficare con gli infedeli. Come scrive Lovro Kunčević ne “The Rhetoric of the Frontier of Christendom in the Diplomacy of Renaissance Ragusa”, la Ragusa rinascimentale aveva dunque “molto da spiegare”, specialmente perché, incastonata nel mondo Ottomano, aveva bisogno dell’Europa per non soccombere. E si spiegarono… Una supplica del 1371 al Re d’Ungheria illustra il caratteristico tono lagnoso e ricattatorio: “Se non riceviamo presto aiuto da Vostra Maestà in queste nostre immense ansie e sofferenze, allora gran parte dei nostri contadini che, essendo scismatici, abbiamo fatto battezzare nella Fede cattolica… lasceranno Ragusa e torneranno scismatici.” La situazione, a sentire Ragusa, si fece disperata con le crescenti ambizioni turche in Europa. Una lettera del Senato alla Regina Giovanna di Napoli del 1431 spiega: “Questa città nostra è confinata su un pizzo di roccia, circondata dal mare e, ciò che è peggio, dai furbi Bosniaci e dagli ancora più malvagi infedeli Turchi…” Il ritratto della Repubblica come “assediata fortezza missionaria” della Vera Fede fu brillante invenzione e pietra angolare della diplomazia ragusana, che nel 1433 ottenne dalla Chiesa il privilegio di commerciare con gli islamici. Tre anni prima aveva già mandato un’ambasciata segreta a Costantinopoli per giurare fedeltà al Sultano in cambio della libertà di commerciare nelle terre ottomane. Col tempo la copertura si fece sempre più lisa. Nuove istruzioni partivano da Ragusa per le rappresentanze presso le corti cristiane. Si poteva—solo con le consigliate “lagrime negli occhi” però— ammettere dei rapporti con i Turchi, non per proteggere l’amata città posta “tra le fauci dell’infedele”, ma per il bene di tutto il cristianesimo… Così, i ragusani spiegarono al Papa nel 1571 che: “Nel preservare Ragusa, Vostra Santità conserverà non solo la nostra Nazione nella Fede di Cristo, ma anche... i poveri schiavi di cui sono piene le terre del Turco, dove i ragusani commerciano soprattutto come un immenso atto pio e Cristiano per la salvezza delle anime… perché ovunque ci siano i nostri mercanti, ivi ci sono anche preti e frati che somministrano i sacramenti.” Il Gioco durò fino all’arrivo dalle truppe napoleoniche, che nel 1808 posero fine alla Repubblica. Per la tradizione letteraria Ragusa esisteva tra “Est e Ovest”, “Croce e Luna Crescente”, “Drago e Aquila”; tra bene e male, sulla frontiera tra religioni, imperi e civilizzazioni. Ma soprattutto fu immaginario baluardo della Fede—e se la cavò come tale, arricchendosi, per oltre quattro secoli.

giovedì 5 ottobre 2017

Ugo Rossi chiede licenza di uccidere (orsi e lupi)


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Il presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica italiana, Paolo Gentiloni, resista alle pressioni del presidente della Provincia di Trento, Ugo Rossi, giunto il 4 ottobre a Roma – proprio nel giorno in cui si celebra San Francesco - per chiedere la licenza di uccidere lupi e orsi. Specie, ricorda Enpa, particolarmente protette che sono patrimonio indisponibile dello Stato, di cui – fino a prova contraria – la Provincia di Trento fa parte.


Con la barbara e feroce esecuzione dell’orsa KJ2, che ha lasciato orfani due cuccioli, il Trentino ha dimostrato di perseguire una vera strategia animalicida. Come conferma, del resto, la possibilità di sparo a specie tutelate nel resto del Paese, quali marmotte e stambecchi. «Già oggi – denuncia Enpa – il Trentino gode di privilegi inaccettabili in materia di “gestione” dei selvatici ed è evidente il disegno di ampliarli sempre di più per conquistare il consenso di allevatori e cacciatori estremisti che ora nel mirino hanno messo proprio i lupi. E che, per avere mani libere, fomentano campagne di paura e di disinformazione nei confronti della fauna».

Nelle passate settimane milioni di italiani si sono mobilitati per dire no a questa insensata e irragionevole politica di massacri chiedendo allo Stato di farsi garante della vita dei selvatici, come previsto proprio dalla nostra Costituzione. «Chiediamo al premier Gentiloni di ascoltare gli italiani, che tra poco saranno chiamati alle urne, e di farsi garante della legalità contro le pulsioni animalicide». 

E.N.P.A Ente Nazionale Protezione Animali
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Ufficio Stampa
Michele Gualano, Giovanni Losavio
Cell. 347.4736946
ufficiostampa@enpa.or

mercoledì 4 ottobre 2017

Politica, economia e spiritualità laica non possono essere scisse...

Consentiamo un futuro alle nuove generazioni 


"Gioia nella libertà dai preconcetti e dalle ideologie" (Saul Arpino)

“I falsi buoni sono i ladri della virtù” (Lin Yutang)



Delegare la gestione della propria esistenza ad un “governo” o ad una “chiesa” equivale ad abbandonare le proprie responsabilità basandosi sul fatto che vi sono persone altre da noi stessi che veramente sanno come fare a mandare avanti le cose.

Questo ovviamente vale in ogni campo dell'esistenza umana ma per il momento lasciamo da parte l'aspetto “religioso” di questo atteggiamento “rinunciatario” e di delega all'altrui.. e rivolgiamo la nostra attenzione all'aspetto politico.

Un partito politico, e di conseguenza un governo, viene apparentemente fondato per il bene del popolo.. ma in realtà diviene una corporazione che serve solo a se stessa.

Una amministrazione tiene le cose sotto il suo controllo e prolifera leggi di una sempre crescente complessità ed incomprensibilità. In effetti ostacola il lavoro produttivo domandando tanti rendiconti sicché il registrare quanto è stato fatto diventa più importante di quel che è stato realmente fatto. In questo modo, incrementando la burocrazia ed i cavilli, si può andare sempre più in là nell'astrazione... tuttavia nella crescente angoscia riguardante la sovrappopolazione, la massificazione culturale, la mistificazione negli interessi economici occulti, l'inquinamento e lo squilibrio ecologico, i disastri potenziali dell'incremento tecnologico militaresco, etc. soltanto di rado siamo in grado di riconoscere che i nostri governi sono diventati auto-distruttori delle istituzioni umanitarie.

I governi -come affermava Alan W. Watts- restano impantanati nel tentativo di soddisfare una sempre crescente alienazione dalla vita pratica e dalle esigenze primarie dell'uomo, soffocati e paralizzati, come sono, sotto montagne di complicazioni di bilanci e di scartoffie.

La considerazione successiva, per non dover ripetere gli errori del passato, è che né l'individuo né la società possono tirarsi fuori dalla situazione attuale in modo autonomo e facendo uso della forza. Pur che ancora oggi assistiamo ad uno svolgimento in tal senso della spinta al cambiamento sociale... Sino a quando faremo uso della forza, sia fisica che morale o religiosa, nel tentativo di migliorare noi stessi ed il mondo.. andremo in verità sprecando energia che potrebbe essere altrimenti usata per cose che realmente possono essere fatte..

Occorre cambiare il nostro approccio di vita e la considerazione della nostra partecipazione all'insieme delle cose. Nell'ecologia profonda e nella spiritualità laica c'è l'indicazione verso il recupero della fiducia in se stessi e negli altri. La nuova visione, il nuovo metodo, non può essere aggressivo e nemmeno passivo, non è un atteggiamento sentimentale. Occorre riconoscere che in alcuni casi l'uso della violenza può essere necessario.. ma sarà una violenza mite, educativa.. somigliante alla severità della madre che intende educare il figlio e non reprimerlo.

Ecologia profonda e spiritualità laica, attuate nel campo della politica e dell'amministrazione della cosa pubblica, conducono non alla soddisfazione di cieche rivalse popolari, non all'attuazione di una “giustizia livellatrice”, bensì a favore della “generosità umana”. Che non è semplice benevolenza e perdono, come si potrebbe supporre, ma il mantenimento dell'onestà e delle qualità “umane” nella loro pienezza. Come diceva Ezra Pound: “L'onestà è la ricchezza di una nazione”.

L'equilibrata severità e correttezza, che potremmo definire in termini matristici “intelligenza minervina”, richiede una grande capacità discriminativa e la strada verso di essa è difficile da raggiungere, abituati come siamo a delegare alla giustizia esterna (governativa e religiosa) ogni funzione emendatrice.

Perciò se un uomo integro cerca di raggiungere la maturazione spirituale e politica dovrà necessariamente riscattarsi da ogni modello coercitivo attualmente presente nella società... Non possiamo però chiamare questo processo “anarchia” in quanto si presuppone un indirizzo definito rivolto al “bene comune”. Non più misurando le cose attraverso il modello della giustizia “dei codicilli” ma portando l'umano al suo massimo livello di responsabilità. In cui le azioni non sono conseguenti a corsi precostituiti o tabù, le contingenze e la saggezza ed onestà acquisita indicano al momento quale sia la cosa giusta da fare....

In altre parole un essere umano consapevole di appartenere ad un contesto vitale e spirituale inscindibile non ha bisogno di incarnare modelli prefissati di “rettitudine”, non è un “buonista”, e nemmeno un presuntuoso, un pedante, ma riconosce che possono avvenire alcuni errori nel perseguimento della genuina natura umana. Gli errori -se non ripetuti- sono il sale della vita. Sono l'indicazione del retto percorso da seguire.

Infatti che si maschera da ligio osservante delle leggi è un ipocrita ed un falso uomo pubblico (sia in senso politico che religioso), invero è completamente privo di “umorismo”, non sa ridere di se stesso e degli altri ed allo stesso modo, e non lascia che la sua natura umana possa completarsi e giungere a maturazione. Egli, meschinello, si ferma alla “forma” e di conseguenza è condannato a trasgredire anche quella (forse in segreto) restando inconsciamente legato alle proprie ombre. Un legalista sarà semplicemente un ficcanaso ed un acquisitore di “meriti presunti”, sulla base della sua adesione ad una fede politica o religiosa. Chi basa la giustizia sulla rigorosa sottomissione a regolamentazioni lineari non sarà mai in grado di percepire la verità dietro le forme. Questi ipotetici buoni governanti, così seri e riguardosi dei loro giusti principi (o peggio ancora dei loro sordidi interessi) giustificano ogni iniquità con la forza dalle ragioni politiche o religiose. Poveretti, non saranno mai in grado di godere di un sano “spirito” libero e laico, assai meno nocivo della loro sudditanza all'ideologia (o peggio ancora all'interesse).

Ed una una delle peggiori ideologie, in questo momento storico, è quella relativa al concetto di “utile” e di “guadagno”, che persino supera ogni altra convinzione politica e religiosa.. ed è in nome dell'utile e del guadagno che la società umana va sprofondando verso la perdita dell'anima e della capacità d'intendere e di volere. Questa ideologia, chiamiamola pure “bancaria”, così amata dai ragionieri della vita, rischia di forzare sempre più l'uomo in direzione della rinuncia ad ogni umanità e capacità discriminante. E con la perdita dell'intelligenza subentra anche la perdita della capacità di sopravvivenza della specie umana. 

Paolo D'Arpini

lunedì 2 ottobre 2017

Con il governo de' gentiloni il sequestro dei beni è "garantito"


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Nel mentre i mezzi i distrazione di massa tengono occupate le plebi con spettacoli pirotecnici, PD e Partito dei Magistrati procedono come un rullo compressore allo smantellamento di ciò che rimane della proprietà privata. Non solo tassando a più non posso ogni bene e proprietà, non solo espropriando gli immobili dei cittadini per installarvi d'autorità clandestini e finti profughi, ma ora anche impossessandosi «cautelativamente» dei beni personali di chiunque essi vogliano. Secondo il ministro Orlando: «Io penso, forse anche per il mio retaggio ideologico, che la certezza della proprietà possa essere messa in discussione, quando la proprietà è di dubbia provenienza».

Se a un PM viene un dubbio sulla «provenienza» della tua casa o del tuo conto corrente, è dunque legittimo che ti venga (cautelativamente) sottratta. Poi, una volta ridotti alla fame e buttati in strada, con molta calma, stabilirà se la scelta era giustificata o meno. Cosa c'è di più «garantista» di così?

Paolo Sensini

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Commento di  L.C.: "Più che di retaggio ideologico , morto e sepolto da prima della nascita di tali novelli Ruba Hood, si parla di odio nei confronti di chi non appartiene alle loro lobby. Mai visti " espropri" cautelativi nei confronti di chi ha fatto man bassa di soldi indebitamente sottratti alle banche e mai restituiti, provocando importanti crack e l'azzeramento dei denari dei piccoli risparmiatori. La doppia morale di costoro è squallida come le loro carriere, Cipputi montati su cavalli che non sanno dominare, improvvisati in un "mestiere" che non conoscono e che non riconoscono come superiore al loro intelletto..."

Commento di P.B.: "La dubbia provenienza vale anche per i profughi?"

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domenica 1 ottobre 2017

Ganesh, il simbolo della conciliazione fra matrismo e patriarcato


Brahma, Vishnu, Shiva… ogni indù ha una sua divinità preferita, ma,
tra tutti gli dei, quello che raccoglie più fedeli è Ganesh, ritenuto
il dio della buona sorte. Figlio di Shiva e Parvati, dio della
saggezza, ha il capo di un elefante ed il corpo umano.

In genere Ganesh viene colorato di rosso (il colore della Shakti), e
il topolino Akhu ne rappresenta il suo veicolo. Ganesh è invocato per
iniziare ogni impresa, un viaggio, un affare con la finalità di
rimuovere ogni ostacolo o impedimento. È lo scriba autore della
trascrizione del Mahabarata ed è quindi il patrono della scrittura.

In termini filosofici, le sembianze di mezzo-uomo e mezzo-elefante
sintetizzano il concetto metafisico del Tat-twam-asi (che significa Tu
Sei Quello, riferito all’Assoluto): il corpo umano è la personalità
individuale mentre il pachiderma ne rappresenta la componente
cosmologica ed insieme si uniscono in un solo elemento.

La statua di Ganesh viene solitamente posizionata all’entrata delle
case ed anche dei templi con lo scopo di proteggere ma anche per fare
entrare, assieme ai graditi ospiti, la buona sorte e la spiritualità.

………….

Nota esplicativa e corroborativa sul mito di Ganesh:

Dovremmo considerare il contesto in cui questa storia e questa immagine di Ganesh è nata.

Corrisponde al momento della transizione fra matrismo e patriarcato. Parvati la Dea Madre, sposa di Shiva, si era urtata perché i Gana (servitori) di Shiva entravano nel palazzo di Kailash cercando il suo
sposo senza aver preventivamente chiesto il suo permesso. Perciò creò da se stessa, con la sua energia divina, un figlio e gli diede l’incarico di guardare la porta d’accesso del suo appartamento e di non far entrare alcuno senza il suo consenso. 
Così egli fece e quando vennero i Gana ritenendo che potessero entrare senza alcun permesso lui li scacciò. I Gana si lamentarono con Shiva del fatto e Shiva alquanto scocciato per l’impudenza di questo nuovo guardiano che non teneva conto della sua posizione di “padrone di casa” ordinò al suo esercito di dargli una buona lezione. 

Ma i Gana furono sconfitti, allora Shiva andò lui stesso alla testa di tutte le sue orde ma anch’egli fu sconfitto. Allora umiliato si recò a chiedere aiuto a Vishnu, il protettore, ed assieme a lui si recò con tutti gli eserciti degli dei a combattere contro il figlio di Parvati. Vishnu e Shiva assieme lo affrontarono e mentre Vishnu lanciava il suo disco e il giovane lo deviava Shiva colse l’attimo di disattenzione e lanciò il suo tridente e così decapitò il giovane. 

Parvati fu molto disturbata dal quanto avvenuto e si rinchiuse nelle sue stanze rifiutandosi di
incontrare Shiva. Si annunciava così la fine del mondo, perche Shiva (Coscienza) e Shakti (Energia) debbono essere sempre uniti. Shiva infine chiese ammenda e Parvati acconsentì a riappacificarsi con lui ma pretese che il figlio ritornasse in vita. Shiva accettò dicendo che in questo modo avrebbe sancito la sua paternità, riportandolo cioè in vita, e ordinò che venisse presa la testa della prima creatura incontrata dai Gana. 

Lì fuori c’era l’elefante sacro veicolo di Indra (il capo degli dei) e gli fu tagliata la testa e posta sul cadavere del ragazzo che improvvisamente rivisse. Ovviamente Shiva riportò in vita anche l’elefante sacro e poi conferì al giovane, ormai suo figlio, il comando di tutti i suoi Gana, infatti Ganesh significa
comandante supremo dei Gana.

Con questo gesto si trovò un accordo fra il matristo ed il patriarcato, infatti in India la donna ha una posizione di rispetto che in altre parti del mondo le manca.

Paolo D’Arpini


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