Visualizzazione post con etichetta prostituzione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta prostituzione. Mostra tutti i post

giovedì 30 agosto 2012

Ecologia sociale bioregionale e famiglia allargata in chiave di spiritualità laica




Ante scripum

Notizia di cronaca: Matrimonio trino, in Brasile: Scrive La Tua Voce del 30 agosto 2012: "«Vi dichiaro marito e moglie... e moglie». Claudia Domingues do Nascimento, notaio brasiliano, ha concesso il sacro vincolo del matrimonio a un uomo e due donne. A detta del notaio, nessun vincolo legale impedisce un'unione a tre, e così il trio innamorato, che collaudava l'esperienza già da anni, si è legalmente sposato. L'unione, è avvenuta tre mesi fa a Rio De Janeiro, ma la notizia è stata resa pubblica da Globo tv solo ora. Il notaio ha dichiarato all'emittente brasiliana di «Non inventare assolutamente nulla, ma ricoscere ciò che esiste. Quello che prima era considerata una famiglia, non è quello che possiamo considerare oggi»"


Il ripristino della "famiglia allargata" è una delle soluzioni possibili al deterioramento sociale e della unione matrimoniale corrente che tanti danni sta procurando alla società. I primi danni sono avvenuti attraverso lo scollamento familiare che, con il deteriorarsi del sistema patriarcale, sta trascinando la società umana in un imbarbarimento di rapporti inter-familiari. In questa società consumista i due genitori perlopiù lavorano entrambi all'esterno della casa, per motivi economici o di "emancipazione" femminile, come si dice oggi.... Il risultato è che la prole -se non è completamente assente perché da fastidio al menage- viene abbandonata a se stessa, in istituti od in mano a baby sitters o davanti al televisore a rimbambirsi. Gli anziani, che una volta svolgevano all'interno della famiglia un importante ruolo di mantenimento della cultura e di assistenza ai giovani, sono anch'essi emarginati e ridotti all'ospizio o se tenuti in casa sono comunque visti come mera fonte di guadagno, per via delle pensioni, e non possono esercitare il ruolo che la natura sin dai tempi più antichi aveva loro concesso, quello di trasmettitori della saggezza popolare.


Altro problema grave della famiglia attuale, monogama (ma per modo di dire), è che la spinta verso la virtualizzazione dei rapporti, sancita dal proliferare in tv, al cinema, sui giornali e su internet di modelli dissacratori e pornografici, ha portato anche ad un ampliamento dell'esercizio di prostituzione (maschile e femminile) in tutte le sue sfaccettature, sia virtuali che sessuali. Insomma i rapporti umani sono talmente deteriorati che l'unica via di salvezza sembra proprio il ritorno alla famiglia promiscua che contraddistingueva l'antica civiltà matristica, cioè prima dell'avvento del patriarcato e delle religioni monoteiste.


Proprio in questi giorni ho terminato di leggere un interessante libro scritto dall'amico Carlo Consiglio, naturista e vegetariano, emerito professore di zoologia alla Sapienza di Roma e presidente della LAC. Il titolo è "L'Amore con più partner", con prefazione di Luigi De Marchi, psicologo sociale e politologo di fama internazionale. Mi sono trovato perfettamente d'accordo con quanto espresso nel testo ed ammetto che parecchie delle conclusioni alle quali è giunto l'amico Carlo le ho riconosciute come mie e rientranti nel filone dell'ecologia sociale e dell'ecologia profonda di cui mi occupo da anni. Infatti togliendo l'esclusiva al modello monogamo della famiglia si possono facilmente creare soluzione sociali più in accordo con i tempi in cui viviamo.


Ed a riprova di ciò vi sottopongo un articolo da me scritto alcuni anni fa proprio su questo tema.


L’esercizio della prostituzione non ha età, sia in forma sacrale come avveniva nei templi dedicati alla Dea, sia in forma mascherata come nel caso delle etere greche o delle geishe giapponesi, sia nel modo compassionevole come per quelle donne che occasionalmente nei paesi "assistevano" maschi non maritati in cambio di vivande e compagnia, sia nel modo così detto "volgare" cioè con l’adescamento per strada, la prostituzione peripatetica, ed ancora tanti sono i modi e le maniere della concessione carnale per soddisfare una necessità fisiologica (perlopiù dei maschi) in cambio di prebende e denaro. Certo la prostituzione è una consuetudine antica, ma non così antica come si vorrebbe far credere....


Infatti è solo con l’affermarsi del patriarcato, circa cinquemila anni fa, e con la pratica del "matrimonio" che nacque nella società l’uso di "pagare" la donna. Il matrimonio stesso è una forma di accaparramento della donna, all’inizio per ottenere da lei qualche prole e successivamente per semplice sfogo sessuale. Ancora oggi in alcune civiltà asiatiche, in cui ancora si manifestano tracce del primo modello patriarcale, esistono i cosiddetti "matrimoni a tempo", eufemismo per garantirsi i favori di una donna per un breve periodo....


In occidente con l’avvento del cristianesimo, che ha sancito il matrimonio come vincolo indissolubile e sacramentale, è andata vieppiù affermandosi l’esigenza della prostituzione. Insomma si può tranquillamente affermare che la prostituzione è una diretta conseguenza del vincolo matrimoniale.


Durante i periodi storici moralistici e fino alla legge Merlin in Italia il "turpe commercio" era stata regolato nelle così dette "case chiuse", ovvero si erano tolte le prostitute dalla strada per evitare adescamenti scandalosi in periodi in cui i "colletti duri" nella società dettavano legge ma è stato solo un ipocrita sotterfugio. Oggigiorno con la liberalizzazione dei costumi (sarebbe meglio dire con la perdita della decenza) la prostituzione vagante, come pure quella domiciliare, telefonica, telematica ed in ogni altra forma possibile ed immaginabile, è diventata la norma nel rapporto fra i sessi. Non c’è più confine fra chi si prostituisce istituzionalmente, part time, a tempo pieno, su internet, nei pub, nella via, in famiglia, in vacanza, al cesso, che sia maschio o femmina non importa, chiunque in questa società è dedito alla prostituzione.... questa è la triste verità.... Ed il risultato è solo una maggiore alienazione ed un gran senso di solitudine.....


Trovo perciò assurda ogni pretesa dei governi di "regolamentare la prostituzione" quando nei fatti lo scopo è solo quello di reperire nuove fonti di entrata per l’erario e non per sanare i mali correnti dell’ipocrisia..... perbenista. Allora, se proprio si vuole affrontare il problema, in primis, evitiamo il vincolo matrimoniale che - come abbiamo visto- è la causa prima di questo scollamento sociale e della perdita di spontaneità e dignità nei rapporti fra uomo e donna. Tra l’altro non c’è nemmeno più la scusa che il matrimonio serva per proteggere i figli "che son curati e educati dalle madri che stanno in casa a far le casalinghe", lo sappiamo tutti che quella della casalinga è una categoria in estinzione. Tutte le donne infatti se vogliono campare debbono sbattersi a cercare un lavoro, come i loro uomini, oppure.... prostituirsi..


Togliendo l'obbligo istituzionale e religioso della famiglia tradizionale, composta di marito e moglie, e recuperando una morale interpersonale di spiritualità laica, si possono facilmente ricreare soluzione fantasiose, le cosiddette famiglie aperte o "piccoli clan", che di fatto stanno già nascendo più o meno di straforo e senza alcun riconoscimento ufficiale (il massimo al quale si è arrivati ma sempre in termini "monogamici" è l’unione fra 2 persone dello stesso genere). L’idea della famiglia allargata, con più femmine e maschi assieme od in altra combinazione prediletta, è l’unica speranza per risollevare le sorti della solidarietà e cooperazione fra cittadini, giovani e vecchi, che oggi non trovano una dimensione umana e culturale a loro consona. Si può definire "ecologia sociale", una sezione dell’ecologia profonda. Tante persone mi telefonano e mi chiedono: "dov’è che c’è una comune od un eco-villaggio in cui potrei andare a vivere?", questo è già un segnale che la famiglia allargata sta entrando nella mentalità sociale corrente. Solo che uno vorrebbe trovare la pappa fatta, ovvero la comune idilliaca già bell’è pronta e collaudata, invece per un risultato "ad personam" occorre rimettersi in gioco e soprattutto smetterla con i criteri speculativi del "do ut des" e del cercare gli stessi "conforts" della società consumista pure nelle nuove aggregazioni.


Basterebbe questo ad interrompere il processo "prostitutivo" maschile e femminile? Forse... se accompagnato da sincerità e pulizia di cuore e di mente. Sicuramente spariglierebbe le carte e farebbe nascere nuovi esempi di sanità pansessuale nella società umana.


Paolo D’Arpini
Rete Bioregionale Italiana

giovedì 12 gennaio 2012

Mafia padrona....? Allora sì che si mangia! - Ecco il vero motore economico in Italia



Ante Scriptum

Se l'Italia invece di essere in mano a politici incapaci (o tecnici affiliati alle banche) fosse gestita direttamente dalla "mafia", quella vera, il nostro debito pubblico scomparirebbe nel giro di pochi anni... Questo risulta dai dati rilevati nell'articolo che segue da cui si evince che -in effetti- l'Italia è già "comandata" dalla mafia e che è la mafia a decidere il tipo di attività dominanti e le linee dello sviluppo economico italiano... Tutto gira attorno alla mafia o per proteggersi dalla mafia o per avvantaggiarsi della mafia... Tra l'altro ricordo un romanzo di fantascienza letto tanti anni fa in cui si immaginava una società apertamente controllata dalla mafia che funzionava perfettamente e senza intoppi, efficiente e sicura.. senza sgarri nè ruberie politiche.. tutto era "deciso" per settori di competenza con relative tariffe "decimali"... Una società perfetta...
Mah, staremo a vedere....

(Paolo D'Arpini)

.........

È il più grande virus che infetta la nostra società. Una holding. Si fa banca, con i suoi 65 miliardi di denaro «liquido». Si fa Stato, chiedendo «tasse» ai cittadini. È un camaleonte che si mimetizza tra centinaia di attività commerciali. È la Mafia spa. Una macchina da soldi che solo grazie al suo ramo commerciale fattura ogni anno 140 miliardi di euro, con un utile che supera i 100 miliardi. Praticamente è il 7% del Pil italiano. Con quei guadagni il debito pubblico del nostro Paese (1900 miliardi) sparirebbe in soli 19 anni.

Il tredicesimo rapporto «Sos Impresa» di Confesercenti mette i brividi alla parte sana dell'Italia. Quella rappresentata da cittadini che pagano le tasse e da imprese che oltre a pagare il prezzo della crisi, sono costrette a subire la violenta conquista del mercato della criminalità organizzata. Le aziende italiane subiscono 1300 reati al giorno. Sono 50 ogni ora, quasi uno al minuto. Il presidente di Confesercenti, Marco Venturi, spiega che «le piccole e medie imprese sono le principali vittime di racket, usura, rapine. La crisi è funzionale alla criminalità organizzata, che condiziona l'economia legale e fomenta quella illegale del sommerso sia della produzione sia del mercato abusivo. Lo Stato si è impegnato, ma serve un cambio di passo. Solo l'usura - spiega Venturi - ha provocato la chiusura di 1800 imprese e bruciato decine di migliaia di posti di lavoro. I commercianti sono quelli più esposti al fenomeno: le vittime sono circa 200 mila».

Come uno Stato Nonostante la Mafia spa abbia colonizzato qualsiasi ramo del commercio, infettato il mondo delle istituzioni, internazionalizzato le proprie attività e riciclato miliardi di euro sporchi, non è possibile una ricognizione sull'attività predatoria delle mafie senza partire dall'estorsione. Il pizzo è la tassa per eccellenza. Va pagata per garantire il welfare dell'organizzazione: a sostenere le famiglie, le cosche, le 'ndrine, ad assicurare uno stipendio ai «carusi», ad assistere i carcerati e pagare gli avvocati. Il fenomeno mafioso ha fatto in modo che il pizzo si paghi in una condizione di «normalità». Chi lo pretende diventa una persona di famiglia a cui chiedere cortesie e protezione. Ma è anche il prezzo della paura. La tassa ambientale che si paga per vivere e lavorare senza problemi.

Il tumore dell'usura Costringe a chiudere 50 aziende al giorno, bruciando solo in un anno 130 mila posti di lavoro. E i dati sono in crescita, anche a causa della crisi economica. I commercianti vittime dell'usura sono circa 200 mila, ma le posizioni debitorie sono almeno il triplo e il numero degli strozzini è lievitato da 25 mila a 40 mila. Per debiti o usura hanno chiuso i battenti, negli ultimi tre anni, 190 mila imprese con un indebitamento medio di 180 mila euro. E non è un caso, allora, se a crescere sono anche i fallimenti: +46 per cento nel primo trimestre 2010. Finisce in soffitta il classico «cravattaro», crescono invece gli usurai dalla «faccia pulita», dalle società di servizi e mediazione finanziaria a reti strutturate e professionalizzate.

La Mafia spa a tavola Mangiamo tutti i giorni. E il cibo, per arrivare in tavola, passa di mano in mano. Tra queste spunta anche quella della criminalità organizzata che decide tutto, dal costo a cassetta al trasporto, fino alla commercializzazione. Si può addirittura parlare di ortomafie. Le mafie non controllano solo la filiera, ma applicano truffe a ogni passaggio attraverso furti di attrezzatura e mezzi agricoli (con la pratica del «cavallo di ritorno»), eseguendo lo sfruttamento della manodopore o ingannando Inps e Unione europea sfruttando aziende agricole, falsi braccianti e cooperative fantasma. C'è poi il giro di truffe sugli alimenti scaduti (il caso più famoso è quello delle mozzarelle blu sequestrate dai Nas) e il controllo dei mercati ortofrutticoli, rionali e ittici.

Vacanze mafiose Il settore del turismo è una gallina da spennare. Non è un caso se le organizzazioni puntano ai 7000 chilometri di coste italiane per entrare in modo diretto nel giro miliardario del turismo e sviluppare i traffici illeciti. Perché legato al business degli alberghi e dei resort ci sono bar, ristoranti, locali notturni, settori in cui la criminalità organizzata vuole essere protagonista. In Calabria, Campania, Puglia e nel basso Lazio (fino ad alcuni casi che hanno coinvolto anche Ostia e Ladispoli) le imprese balneari pagano regolarmente il pizzo.

Mafia spa by night Secondo alcune stime, si legge nel rapporto Sos Impresa, la «mafia dei muscoli» controllerebbe fino all'80 per cento dei locali notturni. Il business non è legato esclusivamente al divertimento di una notte in discoteca con la musica a tutto volume. Primo, i locali sono il posto per eccellenza dove poter spacciare droga e il mercato degli stupefacenti è in mano alla criminalità organizzatra. Secondo, lo sfruttamento della prostituzione non può trovare miglior location che i locali notturni. Le bande malavitose, quindi, si sono adeguate.

Giochi mafiosi La criminalità è da sempre interessata al gioco. Da quello classico legato allo sport a quello illegale nelle bische. In tutti i casi ne ha fatto un sistema dove regna racket, truffe e usura. Ma non vengono controllate solo le scommesse clandestine, gli investimenti sono legati anche alle slot machine nei bar, ai bingo, il gioco d'azzardo on line, i videogame nelle sale da gioco. Secondo Confesercenti il giro d'affari movimentato dal gioco illegale conta più di quattro miliardi di euro di cui 3,6 gestito direttamente dalle organizzazioni magiose, senza contare gli introiti dell'usura finalizzata al gioco d'azzardo (750 milioni) e la richiesta del pizzo in senso stretto (400 milioni).

Costi dei commercianti Tutto ciò ha fatto alzare il livello di insicurezza di chi non si è ancora piegato alla Mafia. Polizze assicurative, blindature e sistemi di allarme, vigilanza privata rappresentano un aggravio complessivo di 2,1 miliardi di euro l'anno. Chi ci guadagna sono le imprese per la sicurezza con più di 4000 milioni di euro di fatturato annuo. Ulteriori costi che gli imprenditori devono sostenere pur di non cadere nella rete.


Fabio Perugia (Il Tempo)

Fonte La Tua Voce