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mercoledì 27 giugno 2012

La Siria, la Russia... la NATO ed Israele ed i servitorelli turchi



Dopo lo F-4 SuperPhantom abbattuto dalla contraerea siriana il 22 giugno, un altro aereo turco (di soccorso) è stato preso di mira: così dice il governo di Ankara, con l’aggiunta: l’azione «non resterà impunita». La situazione si arroventa di nuovo, dopoche sembrava essersi placata. Con strani ondeggiamenti da parte del governo Erdogan. Da una parte, la proclamata decisione di invocare gli articoli della NATO che obbligano i membri dell’alleanza a entrare in guerra accanto all’alleato colpito; dall’altra qualche ammissione che sì, l’aereo abbattuto era entrato nella spazio aereo siriano, però «per sbaglio», e «solo per cinque minuti».Con curiosa insistenza si ripete che l’F-4 era un aereo da ricognizione. Invece è un caccia-bombardiere supersonico, vecchio sì, ma rammodernato nell’avionica dagli israeliani.

Ciò che non si dice, e che non troverete sui nostri media, è che l’aereo turco stava partecipando ad una delle più grandi manovre militari congiunte tenute dagli americani e dai suoi alleati musulmani nell’area, Arabia Saudita e Turchia, Giordania e persino Pakistan, francesi, italiani, eccetera. Si parla di 12 mila uomini di 19 Paesi, navi e aerei trutti a ridossso della Siria . La colossale esercitazione si chiama qualcosa come «Leone all’Erta», ma ha un nome arabo, «El-Assad el-Mutaahib», tanto per mandare un messaggio al dittatore di Damasco, che si chiama Bashar Al-Assad. La parte che riguarda i turchi si chiama Anatolian Eagle 2012/2 (una Anatolian Eagle 2012/1 è già avvenuta a marzo: queste manovre si susseguono senza sosta) e, come si legge nel comunicato ufficiale del Pentagono, il suo scopo è il seguente:

«Condurre tutta una serie di missioni aeree comprese l’interdizione (sottinteso di sorvolo, ossia la «no fly zone»), l’attacco, la superiorità aerea, la soppressione della difesa aerea, il ponte aereo, il rifornimento in volo, la ricognizione» . Un programma completo di invasione – naturalmente umanitaria.

Ecco, il F-4 turco ben fornito di elettronica rasentava lo spazio aereo siriano «in ricognizione».(vedere cartina)

Interessante anche il comunicato della US Air Force, che non troverete sul Corriere della Sera, e che spiega il gioco di guerra: «La Forza Blu, che comprendono gli Usa, l’Italia, gli Emirati, la Spagna, la Turchia e la NATO, perfezioneranno le capacità delle loro forze allargate contro la Forza Rossa di F-16, F-4 e F-5 guidati da piloti turchi». (L’Avion Turc Abattu En Syrie Ses Deux Pilotes UneTentative Avortée De Pénétrer La Défense Aérienne Syrienne)

Farà piacere ai patrioti sapere che anche le nostre forze aeree partecipano a questo programma di intimidazione; e che siamo i «Blu», il che nelle manovre militari è il colore dei Buoni.

«Una provocazione capace di scatenare una guerra», così su RiaNovosti ha detto Leonid Ivashov, il noto presidente dell’Accademia dei problemi geopolitici a Mosca: «Hanno utilizzato la stessa tattica in Libia e in Yugoslavia (...) Se il governo turco non cede alle pressioni americane, questo incidente sarà risolto per via pacifica. Ma se approfittano di questa provocazione per scavalcare le forze di sicurezza dell’Onu ed attaccare, la guerra sarà inevitabile».

Che non si tratti di una valutazione privata di Ivashov (generale dell’epoca sovietica, nello Stato Maggiore), lo ha confermato il ministro della Difesa russo Sergei Lavrov: «Una replica dello scenario libico in Siria non sarà ammesso, e noi (i russi) lo possiamo garantire». E non ha mostrato alcuna simpatia quando, dopo l’abbattimento, il ministro degli esteri turco Ahmet Davutoglu gli ha telefonato a Mosca. Se sperava che da Mosca venisse una censura a Damasco, è rimasto a bocca asciutta.Tanto più che – come ha subito precisato il sito israeliano DEBKA Files – a centrare il SuperPhantom turco è stato uno dei nuovi sistemi di contraerea fornito dai russi anche per difendere la loro base navale di Tartus (l’abbattimento è avvenuto sopra Latakia, che sta a 90 chilometri dalla base russa). (Newly-supplied Russian Pantsyr-1 anti-air missile used to down Turkish warplane)

Si tratta «dei missili Pantsyr-1, autopropellenti e a medio raggio», ha scritto DEBKA, «un’arma capace di tirar giù un aereo che voli a quota superiore a 12 chilometri, come un missile da crociera. L’unità responsabile dell’agguato (sic) è la 73ma brigata della 26ma Divisione Anti-Aerea dell’esercito siriano...». E poi il sito ebraico aggiunge: «siccome questo sofisticato armamento è stato consegnato al regime di Assad solo da poche settimane, si deve ritenere che l’equipaggio locale non abbia finito l’addestramento e sia ricorso all’assistenza degli istruttori russi per spararlo (...) ultimamente, aviogetti militari turchi compiono missioni quasi quotidiane lungo la costa siriana. Apparentemente, Mosca e Damasco hanno deciso che era tempo di finirla con queste missioni, che fra l’altro spiavano i rifornimenti di armi russe transitanti dalle basi russe di Tarus e Latakia».

Giudiziosa deduzione.

È da mesi – da quando Vladimir Putin è stato rieletto alla presidenza – che Washington (e i suoi servitorelli) tratta il governo russo come se non ne riconoscesse la legittimità, anzi se nemmeno esistesse. La Cia ammette pubblicamente di armare i cosiddetti ribelli in Siria. Hillary Clinton accusa il Cremlino di inviare ad Assad elicotteri da combattimento «per stroncare la rivolta» (mentre in realtà sono consegne di un vecchio contratto). I legittimi interessi della Russia in Siria non vengono riconosciuti. All’interno stesso della Russia, l’ambasciatore americano McFaul (un esperto in rivoluzioni colorate) coltiva ostentati rapporti con la variegata «opposizione» anti-Putin, la quale viene in molti casi finanziata da fondazioni americane collegate ai due partiti, repubblicano e democratico. Da ultimo Londra, obbedendo con zelo alla richiesta americana, ha cancellato l’assicurazione di una nave russa partita dal porto baltico di Kaliningrad sospettata di portare armamenti in Siria.

Una serie di umiliazioni deliberate, inflitte perchè a Washington si calcola che Mosca, potenza in declino, non possa nè voglia rischiare una guerra guerreggiata con l’immane superpotenza.

Eppure il calcolo s’è mostrato ripetutamente sbagliato.

Nel 2008, quando Usa e Israele armarono la Georgia fino ai denti, addestrandone le truppe, e spingendola a riprendersi manu militari le due provincie russofone di Abkazia e Sud-Ossetia, sicuri che Mosca avrebbe subito con la coda fra le gambe; e Mosca invece accettò la sfida con mano pesante, con mezzi aeronavali e di terra imponenti, non limitandosi e difendere le due enclaves ma passando all’offensiva nella Georgia stessa con l’occupazione della città di Gori, e praticamente schiacciando l’esercito israeliano coi suoi «istruttori» israeliani (anche allora l’attaco era stato preeceduto da una grande manovra militare americo-israeliana in Georgia, chiamata Caucasian Milestone: ciò aveva messo sull’avviso i russi, che per questo avevano già posizionato notevoli forze a ridosso della zona).

Un’altra lezione dimenticata fu l’audace colpo di mano russo in piena guerra del Kossovo, mentre la NATO bombardava Belgrado ed entrava con le sue truppe nel Kossovo. Era il giugno 1999, e la vittoria occidentale sembrava completa, quando 200 commandos russi (originariamente stanziati in Bosnia-Erzegovina come Caschi Blu) operarono una penetrazione-lampo ed occuparono di sorpresa l’aeroporto di Pristina (la capitale kossovara), impedendo di fatto l’atterraggio degli aerei logistici americani e occidentali.

Il vostro sottoscritto giornalista era lì, e si ricorda ancora l’aria strafottente, da veterani, dei soldati russi a cavalcioni sui loro vecchi cingolati, e fu impressionato dalla loro – come definirla? – attitudine bellica: sapevano quel che facevano, quel che rischiavano, ed erano pronti ad andare fino in fondo, se ne ricevevano l’ordine. Di fatto, erano circondati dalle forze Nato, assolutamente preponderanti. Ma i nostri soldati, al confronto, sembravano soldatini di piombo: belli, con le loro mimetiche ed automezzi nuovi fiammanti e mai usati, prontissimi ad una grande esercitazione militare; ma quelli a cavalcioni sui vecchi cannoni, non stavano facendo un’esercitazione. Facevano la guerra.

Sappiamo adesso che il comandante supremo americano della Nato, Wesley Clark, fuori di sè (una carriera rovinata...), ordinò di riconquistare l’aeroporto con la forza – ingiungendo l’attacco a 500 teste di cuoio britanniche e francesi; ma allora furono gli inglesi a disobbedire all’ordine, e il generale britannico Mike Jackson disse a Clark: «Non ho intenzione di cominciare la terza guerra mondiale per voi».

Anche quella volta la Russia reagiva ad una umiliazione deliberata: aveva chiesto di partecipare alla operazione di peacekeeping (successiva alla sconfitta serba) in un suo settore indipendente dalla Nato – a garanzia del regime di Belgrado – e ricevuto un oltraggioso rifiuto – dopotutto, la Russia era economicamente un paese in rovina, debole e costretto alla passività, secondo le valutazioni Usa. Invece, col colpo di mano di Pristina, Mosca rovesciò la situazione ed inflisse una umiliazione vergognosa a chi voleva umiliarla.

Temo che gli americani non capiranno mai queste genere di lezioni, per via dell’ineliminabile «angolo cieco» insito nel loro iper-militarismo. Dall’episodio di Pristina, è parso evidente a chi scrive che nelle accademie di Russia le sorprese temerarie, le astuzie audaci, gli stratagemmi sostenuti dal coraggio estremo sono imparati come parte integrante del mestiere delle armi, e vi si apprende «l’arte della guerra» secondo Lao Tsu e secondo Clausewitz, ossia senza mai dimenticare che la guerra deve giungere ad un risultato politico. Insomma tutto ciò di cui manca la dottrina militare americana, e che cerca di sostituire con la forza schiacciante e la superiorità assoluta, la tecnologia avanzata e costosissima, e – da ultimo – la forza bellica non come strumento, bensì come surrogato unico della politica.

L’abbattimento dell’F-4 turco da parte dei siriani (o meglio, dei loro istruttori russi) ha dimostrato che Mosca ha piazzato in Siria un sistema anti-aereo dall’archiettura a maglie mobili, dunque non facilmente localizzabili (ciò ha sorpreso gli occidentali) – e capace di sfidare la loro pretesa supremazia aerea. Ha mostrato che non occorre una forza assoluta per strappare un successo politico. Ha intaccato la presunzione su cui si basa tutta l’aggressività americana nei numerosi teatri in cui opera, di possedere la assoluta dominance del cielo, e certo ha fatto tremare qualche alto burocrate in divisa al Pentagono che pensa alla carriera: «far paura», dopotutto, non è il cuore dell’arte della guerra?

Inoltre, per dirla con Bhadrakumar (che è stato ambasciatore indiano ad Ankara ed oggi è un acutissimo analista), «ha mandato una serie di segnali alla Turchia e ai suoi alleati occidentali»:

«Che il sistema di difesa anti-aerea siriano è efficace e letale», e può infliggere gravi perdite ad una no-fly zone sul modello di quella ttuata in Libia;

«Che la Turchia pagherà un prezzo se intensifica la sua interferenza in Siria; che la superiorità turca ha dei limiti, e che la crisi siriana può far esplodere una crisi bellica regionale». (Syria puts double whammy on Turkey)

Ovviamente questo è il rischio: che il gioco combinato dell’astuzia audace contro la presunzione di superiorità totale occidentale finisca per scatenare anche senza volerlo la «terza guerra mondiale» paventata dal generale britannico che si rifiutò di attaccare i russi a Pristina. Del resto, il sistema di comando occidentale, in questa fase di crisi profondissima dell’impero americano, non è affatto unitario: e se certo Obama non vuole una nuova guerra mentre affronta le elezioni presidenziali, e persino Israele è prudente sulla questione siriana, non mancano forze (Da Wall Street alla lobby petrolifera) a cui invece una crisi «regionale» pare utile – se non altro perchè il prezzo del petrolio cala e, siccome la quotazione del dollaro è agganciata al greggio, è necessario rincararlo. C’è da tremare quando si comprende che ad Obama, queste forze non obbediscono e puntano sul suo successore, un qualunque guerrafondaio repubblicano che prosegua le politiche neocon. È ancor più agghiacciante constatare che gli uni e gli altri poteri americanisti sono mossi da motivazioni futili, senza visione.

Le reti dedicate alla «demolizione soft» della Russsia di Putin sono pienamente all’opera, continuano a mestare per il «regime change» a Mosca, e sono fra quelle che non obbediscono ad Obama (ma chi gli obbedisce, dopotutto, in America?). La loro psicologia è ben illustrata da un articolo di tale Pavel Felgenhauer, un pubblicista russo molto (troppo) esperto di cose militari che ora è passato nella Jamestown Foundation (un think tank americanista molto ostile a Putin) ed ospitato in Asia Times: Internal crisis shapes Putin's foreign policy

In breve, Felgenhauer punta il dito sulla situazione sociale interna alla Russia, che ritiene gravissima ed esplosiva; cita a sostegno della sua tesi un Center for Strategic Studies (CSS) basato a Mosca – creazione di Mikhail Dimitriev, un economista ed ex parlamentare russo oggi anti-Putin, il quale è stato uno dei capi del Carnegie Center di Mosca – un’emanazione della Fondazione Carnegie americana: praticamente, uno dei centri della sovversione anti-russa cita un altro dei suoi centri, e per concludere quanto segue:

Vladimir Putin sta «cercando di compensare i suoi fallimenti politici interni con una politica estera populista» e aggressiva, rendendo la suddetto politica estera «meno realistica e sempre più dottrinaria», anzi «erratica e irrazionale». Senti chi parla, verrebbe da dire. Ma non basta.

«Invece di perseguire pragmaticamente gli interessi nazionali russi di lungo termine,», scrive Felgenhauer, «il Cremlino di Putin tende a sfidare cocciutamente gli Stati Uniti praticamente su ogni questione regionale o globale, sapendo che il pubblico russo approverà. Il Cremlino cerca di raffigurare il movimento pro-democrazia in Russia come una trama occidentale (americana) e parte di un complotto globale anti-Russia (...) È possibile che lo stesso Putin creda a questa narrativa».

È un’accusa comica, dato che è Washington a sfidare cocciutamente il cremlino, e visti comprovati finanziamenti che i «movimenti pro-democracy» ricevono dalle fondazioni Usa. Ancor più comica se si riflette alle «narrative» che le centrali americane, israeliane e neocon hanno fatto digerire all’Occidente: l’11 Settembre come mega-attentato compiuto a New York e Washington da 17 sauditi guidate da un Bin Laden rifugiato in una caverna in Afghanistan, le famose «armi di distruzione di massa» di Saddam Hussein, il pericolo per la sicurezza nazionale rappresentato da «Al Qaeda in Africa», l’attentato «islamico» nel metrò di Londra nel 2005 di cui il Mossad sapeva tutto prima, il rischio mortale che la fantomatica atomica iraniana fa’ correre al mondo intero... e via paranoicamente inventando, per giustificare sovversioni, guerre preventive, assassinii mirati illegali ed invasioni continue da dodici anni.

Ma c’è poco da ridere, perchè l’articolo di Felgenhauer mostra che, negli ambienti da cui è pagato, la diagnosi è sempre quella che gli americani hanno visto smentire tante volte: non solo Putin è un illuso irrazionale (come Ahmadinejad?), e la sua autorità è transitoria, perchè minata dalla vittoriosa opposizione interna; non solo gli occidentali gli possono dare con degnazione dei consigli sugli «interessi nazionali» russi da perseguire; la Russia non conta nulla, il suo arsenale è un vecchiume, la si può mortificare e non riconoscere impunemente.

È questo angolo cieco invincibile ad essere sommamente pericoloso. Magari, il petrolio rincarerà secondo gli auspici. Se ci sarà un dopo.

Maurizio Blondet

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Altro articolo sulle stesso tema:

Siria - Aereo turco.....Operazione "Caccia al Corvo"!!! Nei giorni scorsi i media hanno dato notizia di un Mig-29 siriano fuggito in Giordania e poi di un F4 turco abbattuto dai siriani. MA QUALE E' IL LEGAME TRA I DUE CASI !?!

OGGI SI SCOPRE CHE ESISTEVA UN PROGETTO TURCO-ISRAELIANO, IN RISPOSTA AL QUALE ESISTEVA ANCHE UN PROGETTO RUSSO-SIRIANO!!!

L'OPERAZIONE RUSSO-SIRIANO VENNE NOMINATO "CACCIA AL CORVO".
ECCO LA STORIA:

Il giovane Tenente Hassan Marei AlHamade, neo pilota dell'aeronautica militare siriana, venne contattato dai servizi segreti giordani due mesi prima di quel 21 giugno, data in cui aveva in programma un volo di prova! Già, i Mig -29 in dotazione alle forze aeree siriane sono solo di addestramento e non sono armati !!!
Gli agenti giordani chiedono a Alhamade di portare il suo aereo in Giordania per un motivo preciso. Quando Alhamade atterra in giordania, i militari israeliani prendono il possesso del suo Mig-29 e tolgono subito le apparecchiature contenenti i CODICI di volo!!!
Ogni aeromobile che vola nei cieli dei paesi, contiene un codice che lo distingue dagli aerei stranieri. AI SERVIZI SEGRETI ISRAELIANI SERVIVA QUESTO CODICE PER ATTUARE UN PROGETTO CHE CONSISTEVA IN BOMBARDAMENTO DEI SITI MILITARI SIRIANI CON AEREI ISRAELIANI.LA COSA DOVEVA AVVENIRE CONTEMPORANEAMENTE CON LA NOTIZIA FALSA SULLA "FUGA DI DIVERSI PILOTI SIRIANI", I QUALI "PRIMA DI USCIRE DALLO SPAZIO AEREO SIRIANO AVREBBERO BOMBARDATO I SITI MILITARI COME SEGNO DI PROTESTA CONTRO ASSAD " !!!
Il ruolo assegnato alla Turchia era di verificare il tutto con i suoi due F4; COSI LA TURCHIA DOVEVA FAR ENTRARE NELLO SPAZIO AEREO SIRIANO DUE SUOI F4. GLI F4 IN POSSESSO ALLE FORZE AEREE TURCHE SONO DI DUE MODELLI: F4 (CACCIABOMBARDIERE) ED RF4(AEREO SPIA)!
La Turchia fece volare due F4; due cacciabombardieri ARMARTI AL COMPLETO; GLI AEREI ISRAELIANI RESTAVANO IN ATTESA DELL'ORDINE DI ENTRARE NELLO SPAZIO SIRIANO PER ANDARE A BOMBARDARE I SITI MILITARI PRE STABILI, SE ARRIVAVA LA CONFERMA DALLA TURCHIA CHE I SUOI AEREI STANNO VOLANDO NELLO SPAZIO SIRIANO INDISTURBATI E SENZA ESSERE RICONOSCIUTI COME AEREI NEMICI!!!

Naturalmente le cose non sono andate come gli israeliani e i turchi volevano; è accaduto qualcosa di sorprendente; i siriani sapevano tutto; sapevano di Alhamade e della sua famiglia che una settimana prima era uscito dal paese per trovare posto in un albergo a 5 stelle in giordania; sapevano che Alhamade avrebbe rubato l'aereo Mig-29 e sapevano che gli israeliani avrebberò preso i codici del suo aereo; ma aspettavano che il passo successivo, cioè il bombardamento dei siti siriani, avvenisse direttamente, non appena i servizi israeliani entravano in possesso dei codici di volo sullo spazio siriano; mentre per non rischiare e per avere la conferma che tutto possa andare al meglio, gli israeliani avevano chiesto ai turchi di verificare la situazione con i due F4 in questione; ma i siriani avevano cambiato i codici e la difesa aerea siriana era pronto ad intervenire, infatti, i due F4 vennero riconosciuti come AEREI NEMICI e l'antiaerea siriana aveva l'ordine di sparare immediatamente; cosa che è avvenuto regolarmente, e cosi IL PROGETTO ISRAELIANO DI BOMBARDARE I SITI MILITARI SIRIANI PER FAR PASSARE LA COSA COME BOMBARDAMENTO AVVENUTO DA PARTE DEI PILOTI SIRIANI; COSA A CUI AVREBBERO OFFERTO SPALLA I POLITICI E I MEDIA OCCIDENTALI, E' FALLITO MISERAMENTE !!!


La cosa più scandalosa è che, AlArabia e Aljazzera; due organi dei media a disposizione dei wahabiti, salfidi e sionisti, anche due ore dopo il fallimento dellintera operazione turcoisraeliano parlavano in diretta della "fuga di 7 piloti siriani con i loro aerei" e del probabile "azione diretta di questi contro le truppe di Assad e a favore di ribelli" !!!

Questa commedia è continuato fino a quando, il 22 giugno e 4 ora dopo l'abbattimento del F4 turco, il governo Giordano ha dichiarato che "nessuna'ltro aereo siriano è atterrato in Giordania" !!!

LA STAMPA IRANIANA OGGI HA PUBBLICATO QUESTA NOTIZIA !

giovedì 15 marzo 2012

Divina Commedia - Le sparate razziste di Gerush 92 contro Dante Alighieri... ed i popoli della terra



Avevo iniziato a parlarne dalla fine del gennaio 2012 .. la cosa è andata parecchio avanti e le "sparate" della Gherush 92 , contro Dante Alighieri e la Divina Commedia, hanno fatto strada... conquistando persino le pagine del Corriere e scomodando fior di commentatori... Leggete di seguito la cronistoria parziale degli eventi...

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Divina Commedia all'indice – Scrive Gherush 92, tra l'altro: “... l'insegnamento della Divina Commedia rappresenta una violazione dei diritti umani e la evidenziazione della natura razzista e antisemita del nostro paese di cui il cristianesimo costituisce l’anima. Le persecuzioni antiebraiche sono la conseguenza dell’antisemitismo cristiano che ha il suo fondamento nei Vangeli e nelle opere che ad esso si ispirano, come la Divina Commedia. Deve essere messo in evidenza il legame culturale e tecnico-operativo con i vari tentativi di esclusione e di sterminio, fino alla Shoah. Certamente la Divina Commedia ha ispirato i Protocolli dei Savi Anziani di Sion, le leggi razziali e la soluzione finale. Chiediamo, pertanto, al Ministro della Pubblica Istruzione, ai Rabbini e ai Presidi delle scuole ebraiche, islamiche ed altre di espungere la Divina Commedia dai programmi scolastici ministeriali...” (dal Giornaletto di Saul del 31 gennaio 2012)

Commento (con omissioni) sulla nota soprastante da Vincenzo Mannello: “Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!”

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Divina Commedia antiebraica? - Scrive Maurizio Barozzi: "Il problema sollevato dall’accusa di razzismo per la Divina Commendia è talmente fuori dal mondo che ci ha sconcertato (http://saul-arpino.blogspot.com/search?q=divina+commedia), provocando tutta una serie di reazioni ed esternazioni. Come è nata questa provocazione, cosa si prefigge di ottenere? E’ indubbio che chi l’ha progettata sapeva benissimo le reazioni che avrebbe causato, ma ha considerato che il dibattito e il confronto che si sarebbe aperto avrebbe portato acqua al suo mulino. Riflettiamoci" (Il Giornaletto di Saul del 13 marzo 2012)



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Dante Alighieri ostracizzato – Scrive Roberto Sestito: “L’organizzazione (giudaica) Gherush92, consulente dell’ONU, ha dichiarato “Dante antisemita e islamofobo. La Divina Commedia va tolta dai programmi scolastici”. Ne ha dato notizia nei giorni scorsi anche il “Corriere della sera”, riportando le affermazioni di questa benemerita setta mondialista nell’articolo seguente (vedi anche su Giornaletto di Saul di ieri l’altro): http://www.corriere.it/cultura/12_marzo_12/divina-commedia-eliminare-gherush92_674465d8-6c4e-11e1-bd93-2c78bee53b56.shtml . Non è il caso di ribattere alle ridicole accuse di soggetti che vomitano parole sotto l’usbergo dell’ONU per infamare la figura e l’opera del Sommo Poeta, sommo non soltanto per aver “inventato” la lingua italiana, ma per aver dato all’umanità l’opera poetica più “divina” che uomo possa concepire…” (Il Giornaletto di Saul del 14 marzo 2012)

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QUESTA VOLTA MAURIZIO BLONDET HA SUPERATO SE STESSO. ADERENDO ALLE GIUSTE RICHIESTE CONTRO IL RAZZISMO DI GHERUSH92 ECCO, GIUSTAMENTE, COSA CHIEDE. (Maurizio Barozzi)

"......Conquistati da tale proposta di censura ultra-raffinata, trascinati dall’entusiasmo, osiamo additare alla sorveglianza accusatoria del gruppo «Gherush 92», perchè prenda gli opportuni provvedimenti anche e non solo in sede giudiziaria, contro un altro libro che avvelena le anime delle generazioni da molti secoli. È un libro assai più antico della Commedia dantesca; un libro infarcito di pregiudizi contro gli omosessuali e i travestiti; un libro che sparge odio contro i popoli «diversi», ed incita al loro sterminio, anzi allo sterminio aggiuntivo di tutti i loro animali domestici.

Un libro profondamente, spaventosamente omofobo, razzista, anti-animalista, per giunta anti-femminista; un libro che si rallegra di omicidi ed inganni, che prescrive furti e ordina stragi. E nonostante ciò, viene letto addirittura nelle chiese, e viene ritenuto ispirato da Dio.

Ne cito alcuni passi a caso, onde possiate prendere i dovuto provvedimenti contro l’Autore: si tratta di promesse fatte al popolo razzialmente eletto:

«Io ti benedirò e moltiplicherò il tuo seme... la tua progenie possiederà la porta dei tuoi nemici»

«Ed Egli darà i loro re nelle tue mani e tu estirperai i loro nomi... finchè non li abbia distrutti».

«Oggi comincerò a spargere spavento di te fra i goym, sotto tutto il cielo, tanto che esse si terrorizzeranno a sentire il tuo nome».

«Divora dunque tutti i popoli che il Signore tuo ti darà; l’occhio tuo non li risparmi».

«Voi vi ciberete dei beni delle genti, e vi farete magnifici della loro gloria» (Isaia 61,6). «Tu suggerai il latte delle genti, e popperai le mammelle dei re». «... E i figli degli stranieri edificheranno le tue mura».

«Chiedimi, ed io ti darò in eredità le genti e i confini della terra per tua possessione. Tu le spezzerai con verga di ferro, li frantumerai come vaso d’argilla» (Salmo 2, 8-9).

Fino allo spietato Salmo 137: «Figlia di Babilonia, votata alla distruzione: beato chi prenderà i tuoi pargoli e li sbatterà contro la roccia!».

Questo beatifico desiderio è stato oggi realizzato dalla devastazione di «Babilonia», ossia l’Iraq, compiuto per conto della razza eletta da un popolo che ha dato agli eletti le sue mammelle da mungere.

Tralascio i passi dove Dio ordina ai suoi eletti di massacrare 40 mila amaleciti sconfitti, e promette la totale distruzione di cananei, filistei, amorrei; tutti passi che – come voi giustamente dite, esimii Katz di «Gherush 92» – significano eliminazione fisica o culturale della diversità e dunque scomparsa di popoli e culture».

Insegnato a memoria nelle scuole rabbiniche, questo orribile testo ha formato un intero popolo all’odio e al disprezzo dei «popoli e culture» diversi. Lo testimonia la particolarisssima pedagogia che si trova nel Talmud, su cui non mi dilungo. Solo alcuni pochi esempi nel gran mare di questo commento alla Bibbia:

«Che significa Har Sinà, cioè monte Sinai? Vuol dire il monte dal quale si è irradiato Sina, cioè l’odio contro i popolo del mondo» (Shabbath 80 , col.1).

«Dovunque gli ebrei arrivano, devono farsi sovrani dei loro signori» (Sanhedrin 19, 89, 1).

«...Vi farò unici dominatori del mondo» (Chaniga, 3a, 3).

«Il migliore fra i non-ebrei, uccidilo» (Abodag Zarah, 26b, Tosefoth).

«Voi israeliti siete chiamati uomini, mentre le nazioni del mondo sono da chiamarsi bestiame» (Baba Mezia, 114, col.2 ).

Mica è teoria, signori. Mica è simbolo. Mica è metafora e licenza letteraria. Spesso i governanti attuali dello Stato d’Israele di oggi, se ne escono fuori a dire che i palestinesi sono bestie, e i loro rabbini di oggigiorno ancora insegnano che tutti i non-ebrei sono animali: dunque macellabili, e macellati spesso effettivamente là dove cadono nelle mani ebraiche.

È un insegnamento costante. Il filosofo Abravanel (1437-1508) ha scritto:

«Il profeta (Isaia) annuncia che il Signore lo ha unto per dire agli israeliti che saranno ad essi soggetti tutti i popoli, e che le genti straniere dovranno arare e lavorare sì che ai figli d’Israele non tocchi alcun lavoro pesante, ma possano servire Dio solo pregando. A che possano però aver tempo per servire Dio benedetto, dovete mangiare i beni dei popoli» (Meshmia jeshue, 89, col.4).

E quante volte, signori, i popoli hanno visto i loro beni divorati e mangiati da individui educati a questa scuola!

Rabbi Bar Nachmani: «Al tempo del Messia gli ebrei estirperanno tutti i popoli della terra» (Bammidbar Rabba, fol. 172, col.4).

Jeshaia Hurtzitz, Scene lukhot habberit, anno 1686: «Il mondo è stato creato per gli israeliti, essi sono la polpa, gli altri popoli non sono che la scorza».

Adolphe Crémieux (1796-1880), fondatore degli Archives Israelites: «La dottrina ebraica deve un giorno compenetrare di sè tutto il mondo (...). Non è lontano il giorno in cui le ricchezze della terra apparterranno esclusivamente agli ebrei (...) Le nazioni scompariranno, le religioni tramonteranno».

E il rabbino Baruch Levi così scriveva a Carl Marx nel 1848:

«Il popolo ebraico, considerato nel suo insieme, sarà egli stesso il suo proprio Messia. La sua signoria sul mondo sarà raggiunta mediante l’unificazione delle altre razze umane, la eliminazione delle frontiere e delle monarchie, che sono i bastioni del particolarismo, e mediante l’istituzione di una repubblica mondiale, che accorderà dappertutto i diritti civili agli ebrei. In questa nuova organizzazione dell’umanità, i figli di Israele diventeranno dappertutto, senza incontrar ostacolo, l’elemento direttivo (...). I governi dei popoli compresi in questa repubblica mondiale, con l’aiuto del proletariato vittorioso, cadranno tutti senza difficoltà in mani ebraiche. La proprietà privata verrà soffocata dai dirigenti di razza ebraica, che amministreranno dappertutto il patrimonio statale. Così la promessa del Talmud sarà adempita, cioè la promessa che gli ebrei, venuti i tempi messianici, possederanno la chiave dei beni di tutti i popoli della Terra» (Revue de Paris, anno XXXV, numero 2, pagina 574).

Lascio a voi giudicare, lucidi ricercatori del «Gherush 92», se qui non si preconizza e si progetta la «eliminazione fisica o culturale della diversità e dunque scomparsa di popoli e culture», la più feroce discriminazione razziale, lo sfruttamento del prossimo, la violazione ripetuta dei diritti umani.....
(Stralcio di un articolo di Maurizio Blondet del 13 marzo 2012)

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Be', questo è il massimo: chimici funzionari del Ministero della Verità(-Sanità) stanno lavorando a un farmaco contro il "razzismo":
http://www.naturalnews.com/035250_racism_mind_control_chemical_treatment.html
Presto il problema sarà "risolto".
Joe Fallisi

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Come gia scritto spero che non attribuiate certi deliri di oggi alla vera cultura laica e progressista o marxista.
Io NON CREDO che un Labriola, Gramsci, un Concetto Marchesi latinista, un Togliatti ma neppure i laico-liberali Mazzini, Rosselli, Pannunzio, Ernesto Rossi, Salvemini si siano mai presi dei mal di pancia simili. E neppure il vecchio Grande Oriente (esistono tuttora diverse Logge dedicate al Vate Fiorentino) Loro, che seppur in chiave antifascista, non pensavano minimamente di distruggere la cultura umanista classica e italiana che se mai, dal loro punto di vista, il fascismo aveva strumentalizzato .
E' solo da meno di 20 anni che si è arrivati a tali MA$TURBAZIONI MENTALI.
E' la "sinistra"(?N.d.R.) dei neo & post-ecce-bombi, di pigroni diciottenni che NON HANNO VOGLIA DI IMPEGNARSI TROPPO CULTURAMENTE, in una scuola che non dice piu' un cazzo. Storditi con la cuffietta e storditi dalle canne ( o da altro) che arrivano a scuola addormentati e con la faccia da idiota. Quelli che COSTANZO PREVE definisce i LICEALI IGNORANTI. Che dicono "su" al posto di "giu" e viceversa, che pensano che 2+2 = 5 . Che Vercelli sia in Francia.
Un po di colpa, mi spiace dirlo, ce l' ha anche DON MILANI che comincio' a prendersela con la cultura classica e italiana in genere persino con UGO FOSCOLO, (che pure era un illuminista!!!) e col c.d. "nozionismo" ( come se senza le prime nozioni potresti poi approfondire i temi!).
Sarò provocatorio ma credo che cio' che voleva don Milani si sia realizzato con la riforma-Berlinguer, con la Moratti e con Berlusconi .
In fondo il prete toscano riteneva inutile tutto il nostro patrimonio letterario.
A questo punto è chiaro che il "coliticamente corretto" abbia aproffittato di una "cultura" rottamata già pre-esistente per arrivare a tali deliri. E ad opera di naturalmente ex "bonzi" della "contestazione.
C'è poi un'altra possibilità : che in questa fase i buonisti del coliticamente corretto radical-chics abbiano trovato degli inattesi alleati nel Clericalismo. Visto che Dante, diversi Papi li METTE ALL'INFERNO!!!!
Gianni Donaudi

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Redazione a cura di Paolo D'Arpini

sabato 1 gennaio 2011

Vladimir Putin, Mikhail Khodorkovski e l'invasione dei banchieri d'alta finanza nell'ex URSS



Ecco un articolo di Maurizio Blondet, in merito a cosa c'è dietro quelle "persecuzioni" in Russia (come le chiama la stampa embedded,) contro autentici pescecani come i vari Mikhail Khodorkovski. Personalmente sono sempre più convinto che, a suo tempo, se non fosse caduto il regime della famigtlia Eltsin, il processo di globalizzazione totale, passo decisivo verso una Repubblica Universale, sarebbe stato, molto, ma molto più avanza che adesso, dove invece comincia a trovare seri ostacoli… (Gianni Donaudi)

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Non solo tutte le cancellerie occidentali hanno fortemente protestato. Anche i media italiani (che di rado si occupano di cose estere) hanno sparso lacrime su Mikhail Khodorkovski, l’oligarca ricondannato in Russia per riciclaggi ed evasione: poverino, vittima di Putin.

Ciò non stupisce, evidentemente anche i TG italiani sono istruiti su quale messaggio diffondere riguardo a questa faccenda. La povera vittima ha potenti protettori internazionali.

Attivista del Komsomol (la gioventù comunista sovietica), il giovane ebreo Khodorkovski ha cominciato la sua brillante carriera di businessman e miliardario già poco prima della caduta dell’URSS. Da venditore di computer in una cooperativa, nel 1990 appare miracolosamente come il padrone e fondatore di una banca, Menatep Banking Group. Con questo strumento di credito, Mikhail – insieme ad un’altra ventina di oligarchi saliti dall’ombra sovietica – si pone nella miglior posizione per profittare delle privatizzazioni, ossia della svendita del patrimonio industriale e minerario dell’URSS.

Nel 1995 compra la Yukos – quella che oggi è sostanzialmente la Gazprom, il colosso petrolifero ed uno dei più grandi conglomerati del mondo – per 350 milioni di dollari; il cui valore, come risulterà dalla sua quotazione in Borsa, è di 15 miliardi di dollari, ossia 42 volte il suo prezzo d’acquisto. Persino il Wall Street Journal (quando non era ancora proprietà di Murdoch), al momento dell’arresto di Khodorkovski, paragonò l’affare a quello di uno che compra un autentico Rolex di platino per 50 dollari in una piazzola autostradale; non si chiama più acquisto, ma ricettazione. Tuttavia, anche 350 milioni di dollari non sono pochi per un giovane come Mikhail. Chi glieli aveva dati?

I Rothschild di Londra. Al proposito, c’è stata più di una recisa smentita da Casa Rothschild. Gli indizi contrari tuttavia non mancano.

- Nel febbraio del 2004, in occasione dell’arresto di Khodorkovski, fu rivelato che la sua Menatep Bank aveva come sede l’isola di Man, noto paradiso fiscale britannico.

- La stampa britannica rivelò che il pacchetto azionario nella Yukos in possesso di Khodorkovski era stato passato a Jacob Rothschild poco prima dell’arresto dell’oligarca, «in base a un accordo stretto preventivamente» (dopotutto, era roba del Lord, visto che aveva fornito i soldi per comprarla). Un accordo a quanto pare automatico: in caso di guai a Mikhail, le sue azioni diventavano di Jacob, onde Mosca non potesse sequestrarle. Lord Rothschild, scrisse il Sunday Times, «controlla adesso diritti di voto nella Yukos per quasi 13,5 miliardi di dollari» (1) (Arrested oil tycoon passed shares to banker).

- Nella sua smentita, Casa Rothschild sostenne che i soli legami di Lord Jacob con la Menatep erano dovuti al comune interesse nella Open Russia Foundation, una fondazione culturale almeno ispirata da George Soros (sul modello della sua Open Society, che promuove la democrazia nell’Est europeo), nel cui comitato dei garanti siede Henry Kissinger; la fondazione era stata creata come emanazione della Yukos, e possedeva media e giornali, con cui Khodorkovski esercitava le sue ambizioni politiche: ad un certo punto, s’era infatti messo in concorrenza contro Vladimir Putin, ovviamente per fare della nuova Russia una società aperta sul modello preferito da Soros e da tutte le rivoluzioni colorate seguenti. Khodorkovski ha speso milioni di dollari contro lo sforzo di Putin di riunificare la Russia politicamente e culturalmente, finanziando partiti riformatori democratici ostili a Putin. Si può aggiungere che la Menatep era in società d’affari con il noto gruppo Carlyle, la finanziaria dei Bush (2). (Biollionarie industrialist)

- La Menatep Bank dall’isola di Man offrì a Putin personalmente grosse quote azionarie della Yukos, in cambio della liberazione di Khodorkovski; forse credendo che il nuovo capo del Cremlino fosse della stessa pasta della famiglia Eltsin, di cui era parte. (Rothschild tries to bribe Putin?). Ma la corruzione non servì. Putin ha (ri)nazionalizzato la Yukos poco dopo l’offerta Menatep, restituendola al Paese; oggi è la Gazprom.

La finanza internazionale però riteneva di avere in mano il nuovo potere russo come aveva in mano Eltsin: grazie al debito. Proprio in base a un programma prestiti contro proprietà (pubbliche) la ventina di oligarchi, forniti di liquidità, s’erano accaparrati i tesori russi. Nel 2000, quando Putin fu eletto presidente, la Russia doveva 16,6 miliardi di dollari al Fondo Monetario Internazionale egemonizzato dagli anglo-americani, e più del doppio (36 miliardi) al Club di Parigi, meglio detto Club dei Creditori di Parigi e Londra, i banchieri privati prestatori agli Stati, egemonizzato dai Rohtschild.

Ma il rincaro dei prezzi petroliferi ha consentito a Vladimir Putin di dirigere una parte dei profitti di Gazprom (ex-Yukos) per estinguere anticipatamente i debiti nazionali; nel 2006 l’estinzione del debito verso i Rothschild era completa. La dipendenza finanziaria di Mosca dai banchieri esteri, quelli che tengono tutti i nostri Stati alla loro mercè coi loro prestiti, era finita (Putin’s Plan).

E’ ovvio che i Rothschild non perdonino Vladimir Putin: gli ha fatto perdere soldi, gli ha fatto perdere il favoloso affare Yukos, gli ha fatto perdere il suo uomo. Li rivogliono.

Così ora sappiamo perchè i nostri grandi e liberi media spargono lacrime sul triste destino di Khodorkovski, e sul sistema giudiziario russo così perverso. Piangono lacrime per conto terzi. Come le prefiche.

Maurizio Blondet – (Effedieffe.com)

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1) Il socio principale di Khodorkovski nella Yukos, Leonid Nevzlin, nel novembre 2003 si è sottratto all’arresto riparando in Israele, dove gli è stata immediatamente data la cittadinanza, benchè Nevzlin non soddisfi completamente i requisiti di ebraicità richiesti. Anche Lord Jacob Rothschild ha preso ultimamente la cittadinanza israeliana.

2) Oltre che nel Carlyle Group, Khodorkovski aveva (e probabilmente ha ancora) interessi e quote nel colosso americano dell’assicurazone (AIG Capital Partners) e in altre ditte d’investimento transnazionali, Global Asset Management e Blackstone Group attraverso la Menatep e le sue branche Trust Investment Bank e Menatep International Financial Alliance. Inoltre possiede la compagnia di tecnologia informatica Sibintek, un grosso gruppo di operatori telecom, MKS, Macomnet, Metrocom, Rascom, Magistral Telecom; e attraverso la sua Open Russia Foundation, una quantità di pubblicazioni, radio, TV e giornali.