venerdì 6 febbraio 2026

Torino. Il ministro Piantedosi smentito dalla polizia...

 


Ante scriptum: La narrazione del Ministro dell'Interno Matteo Piantedosi sugli scontri avvenuti a Torino il 31 gennaio 2026, durante il corteo pro-Askatasuna, si è articolata attorno a tre pilastri principali presentati durante le sue informative in Parlamento. Piantedosi ha descritto le violenze come una vera e propria "resa dei conti contro lo Stato". Ha affermato che i disordini non sono stati incidenti casuali, ma hanno mostrato una "chiara matrice eversiva" con dinamiche che richiamano il "terrorismo urbano".


«La narrazione del Ministro Piantedosi sui fatti di Torino appare totalmente rovesciata rispetto alla realtà che noi, come operatori e sindacato sul campo, riscontriamo.  Sostenere che i manifestanti abbiano fornito copertura ai violenti significa non rendere giustizia alla verità e mancare di rispetto a chi esercita un diritto costituzionale.


La realtà è l’esatto opposto: sono i violenti che si affiancano ai manifestanti per sfruttare la piazza. 


Confondere le responsabilità è un errore logico e sociale pericoloso: è come accusare i proprietari di casa di aver favorito i ladri che vi hanno fatto irruzione, o ritenere i tifosi responsabili dei criminali che si infiltrano allo stadio per aggredire gli spettatori. 


Chi scende in piazza pacificamente deve avere la garanzia che lo Stato sia in grado di isolare chi si infiltra per inquinare il dissenso.


Chi sceglie di portare avanti una narrazione così distorta non rispetta la realtà dei fatti e ignora le difficoltà operative delle lavoratrici e dei lavoratori di polizia. 


Ribadiamo che la sicurezza non si fa colpevolizzando i cittadini, ma con strategie di intelligence e prevenzione, capaci di distinguere tra diritto al dissenso e atti delinquenziali inaccettabili. 


Ribaltare i fatti non aiuta l'ordine pubblico, serve solo a scaricare sulle Forze dell'Ordine il peso di una gestione politica della piazza che ha fallito nel proteggere sia chi manifesta che chi lavora in divisa».


Dichiarazione integrale di Nicola Rossiello, 
Segretario generale del Sindacato lavoratori di polizia




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