giovedì 8 novembre 2018

I terremoti si possono prevedere? Lo Sapremo entro dicembre 2018


Risultati immagini per Ditrianum del Global Earthquake Forecast

La scienza dice che i terremoti non si possono prevedere. Ma il gruppo Ditrianum del Global Earthquake Forecaster non è d’accordo, dicendo che un potente terremoto colpirà il pianeta tra il 21 e il 25 dicembre 2018.

La causa di questo mega terremoto sarà l’allineamento dei pianeti, secondo le loro previsioni.


Quando Mercurio, la Terra, Marte, Giove e Venere saranno allineati, il
nostro pianeta sarà colpito da un potente evento sismico, secondo il
gruppo Ditrianum del Global Earthquake Forecaster .

Sul loro sito, guidato dal ricercatore di terremoti Frank Hoogerbeets,
viene spiegato che questi pianeti si allineeranno il 21 dicembre e la
forza gravitazionale farà sì che le placche tettoniche si spostino
sulla Terra, portando a un terremoto di magnitudo 8 sulla scala
Richter.

“Una configurazione planetaria molto critica, il 21 dicembre 2018,
provocherà probabilmente un forte terremoto tra il 21 e il 25 dicembre
2018.

La stima corrente è di magnitudo tra 7 a 8.

Questo è un avvertimento molto tempestivo perché molte persone in
tutto il mondo stanno già pianificando le vacanze natalizie.“

Hoogerbeets afferma di utilizzare un indice del sistema solare (SSGI)
per prevedere i terremoti, che “è il calcolo di un insieme di dati per
un determinato periodo di tempo, dai valori dati a specifiche
posizioni geometriche dei pianeti, la luna e il sole “.

Ha aggiunto:

“Dopo tre anni di osservazioni, è diventato chiaro che alcune
geometrie planetarie nel Sistema Solare tendono chiaramente a
provocare un aumento sismico, mentre altre geometrie no.”

Tuttavia, Hoogerbeets non fornisce indicazioni su dove possono
verificarsi i terremoti.

Qualunque cosa al di sopra dei sette della scala Richter è considerata
un terremoto “forte”, e solo 20 si verificano ogni anno, secondo la
Michigan Tech University .

Ma gli esperti hanno respinto Hoogerbeets, dicendo che non è possibile prevedere terremoti. John Bellini, geofisico del US Geological Survey (USGS), ha dichiarato: “Non possiamo prevedere i terremoti. A volte, prima di un grande terremoto, hai uno o due pre-tremori, ma non sappiamo se annunciano un disastro fino a quando non accade…”

Notizie di "Sadefenza"  tratte dal sito Ditrianum Global Earthquake Forecast

https://www.ditrianum.org/

mercoledì 7 novembre 2018

Pettegolezzi, bufale e censura su internet (con querela aggiunta)




...La stagione del nostro scontento ci offre una moltitudine di castrazioni chimiche, altro che Salvini. Facebook e l’intera confraternita di Silicon Valley,  ci fanno parlare soltanto se diciamo cose in linea; leggi che ostracizzano e puniscono quanti dai più munifici e disinvolti produttori di fake news della storia del giornalismo vengono accusati di fake news; storici bastonati, segati, incarcerati perché fanno il loro mestiere di perenne rivisitazione della Storia; scienziati di minoranza coperti d’onta dagli scienziati di maggioranza e, ora, l’arma fine-libertà-d’espressione, la querela tappa bocca! 

Siamo ben oltre Orwell. Segui i soldi e troverai il mafioso, sosteneva Falcone. Qui, portagli via i soldi (che perlopiù non ha), o minaccia di portarglieli via, e beccherai il giornalista che rompe. Sono stati bravi a indicare la pecora nera Travaglio: un’élite di firme illustri che gira in tondo nella giostra rutilante dei talk show, tanti Napoleone di David a cavallo, tanti Settimi Cavalleggeri contro le nere montagne del regno di Mordor dove si nasconde chi osa un tantino soppesarle, le parole sovranismo, populismo, antieuropeismo, prima di spararle alzo zero al primo che marca visita in caserma.

Cavalcano in formazione verso il comune nemico, ma anche molto distinti per modi e bardature. Se uno si dice “quotidiano comunista”, l’altro è fiero di essere il giornale della democrazia liberale e l’altro ancora se la tira da organo del regno di dio. Poi tutti quanti, quando pregano, si voltano verso Washington e mostrano le terga a Putin e Assad. Che ne sarebbe, sennò, del pluralismo connaturato a una libera stampa? Così ci si distingue radicalmente tra chi il governo gialloverde lo vuole morto, solo ferito a morte, o appena con i ceppi ai piedi e la testa nella gogna. 

La topografia del nostro giornalismo si completa più in là, nell’ombra, dove vagano gli spettri di coloro a cui è concesso di godersi gratis l’aria di redazione grazie a qualche anno di stage, o che riescono a farsi chiamare collega, col tu di categoria, per via di quei cinque euro a pezzo lungo, due a trafiletto. A volte perfino orgogliosamente al cellulare con il capocronista, seppure avventizi a vita e solo finché subiscono e fanno. E la FNSI che fa? Scende in piazza per Regeni e Medici Senza Frontiere.


Fulvio Grimaldi - www.fulviogrimaldicontroblog.info

Risultati immagini per fulvio grimaldi

martedì 6 novembre 2018

Non sono le piogge torrenziali e i venti violenti la causa della devastazione del nostro paese!


Risultati immagini per Non sono le piogge torrenziali e i venti violenti la causa della devastazione del nostro paese!

La causa dei disastri ambientali e strutturali che affliggono l'Italia e l'intero pianeta  è il sistema capitalista che sottomette ogni cosa all’avidità di denaro che guida l’attività dei grandi gruppi imperialisti che ancora dominano le masse popolari e dirigono il sistema delle relazioni internazionali!

La sciagura che da vari giorni devasta il nostro paese e provoca morti e feriti non è un disastro naturale né un caso. È il risultato di anni di incuria del territorio e dei corsi d’acqua, di gestione capitalista dei boschi e delle riserve d’acqua, della proprietà privata capitalista delle terre, degli immobili, delle vie di comunicazione e delle infrastrutture. Responsabili del disastro sono i governi prima del CAF (Craxi-Andreotti-Forlani) e poi delle Larghe Intese tra Prodi il Privatizzatore e Berlusconi lo Speculatore che si sono succeduti negli ultimi quarant’anni e del sistema politico e sociale che li ha espressi e sostenuti.

Gli eventi naturali, le piogge e i venti hanno solo messo in luce il dissesto creato dal sistema capitalista di gestione della società e dalla popolazione che lo ha subito. Per torrenziali che siano le piogge, il livello dei corsi d’acqua non sale di metri in pochi minuti se le acque possono scorrere senza ostacoli. Chi ora, come di fronte ad altre catastrofi, se la prende con quelli che hanno costruito case in terreni instabili e inondabili, sposta il problema e nasconde la responsabilità dei grandi proprietari terrieri, dei gruppi finanziari e del Vaticano che hanno sistematicamente impedito la gestione pubblica e trasparente dell’uso della terra, l’elaborazione e l’attuazione di piani urbanistici, la diffusione di conoscenze adeguate, la direzione pubblica e trasparente della costruzione di immobili e infrastrutture, la sottrazione dei beni e servizi essenziali (l’abitazione, l’assistenza sanitaria, l’istruzione pubblica e altri) alla potenza di chi possiede e amministra il denaro.

Chi ha aperto la via alla speculazione finanziaria, ai mutui, alle cambiali e fatto dominare il denaro in tutte le relazioni sociali? Chi ancora oggi promuove e difende le grandi opere inutili e dannose alla popolazione (esemplari i casi TAP di Melendugno, TAV della Val di Susa, Gronda di Genova, Terzo Valico, Pedemontana, autostrade e viadotti (il Ponte Morandi di Genova è un esempio), sovrappassi e attraversamenti stradali e ferroviari e grandi aeroporti, ecc.)? Chi vuole fare del territorio italiano un intreccio di grandi vie di comunicazione e di aeroporti e porti per i commerci, il turismo e i traffici dei grandi gruppi imperialisti (con FMI, UE e BCE che li amministrano) e una retrovia per le guerre della NATO? Chi smembra le aziende e sparge ai quattro angoli del mondo la produzione industriale, distrugge la produzione agricola locale, gonfiando il sistema dei trasporti e la dipendenza del nostro paese dal sistema capitalista internazionale?

Per i grandi gruppi imperialisti, i loro seguaci e agenti, il territorio non è per chi lo abita, ma supporto per i loro traffici, senza scrupoli lo sacrificano per fare soldi. “Costi e benefici” dicono anche Matteo Salvini e Giuseppe Conte, come lo dicevano Romano Prodi e Matteo Renzi, scimmiottando Silvio Berlusconi e gli altri esponenti del sistema imperialista mondiale. Il benessere della popolazione non è un loro problema!

Noi comunisti con la parte più avanzata delle masse popolari costruiremo un sistema che avrà come legge il benessere della popolazione, la costruzione di una vita sana e la partecipazione universale alla gestione della società e alle attività umane superiori.

Contrastare il sistema sociale capitalista in ogni modo, organizzarsi e prendere da subito le misure realizzabili localmente con le forze di cui via via disponiamo, creare le condizioni per costituire un governo d’emergenza delle masse popolari organizzate!

Questa è la solidarietà reale, fattiva ed energica, con le vittime della guerra di sterminio non dichiarata che la borghesia imperialista conduce senza posa e su ogni terreno contro le masse popolari da quattro decenni, cioè da quando si è esaurita la prima ondata della rivoluzione proletaria sollevata nel mondo intero dalla costruzione dell’Unione Sovietica; da quando la borghesia imperialista non ha più paura delle rivoluzione socialista e delle guerre antimperialiste di liberazione nazionale; da quando i gruppi imperialisti sono nuovamente alla prese con la crisi di sovraccumulazione assoluta di capitale: hanno per le mani tanto denaro che non lo possono impiegare tutto nella produzione di merci perché renderebbe loro di meno di quanto rende impiegarne solo una parte. E allora via alle grandi opere pubbliche inutili e dannose alla popolazione; via alle speculazioni finanziarie; via all’eliminazione dei diritti e delle conquiste economiche e culturali che gli operai e le masse popolari avevano strappato diretti dal movimento comunista cosciente e organizzato; via alla devastazione del mondo intero. Milioni di uomini e donne sono oggi costretti ad abbandonare il loro paese e ad emigrare. Una piccola parte di essi emigra in Europa e negli USA dove la loro miseria si aggiunge alla miseria dei lavoratori e dei giovani locali che il sistema capitalista di gestione della società estromette e tiene fuori dal sistema produttivo e dall’attività sociale e nel migliore dei casi tiene in vita con ammortizzatori sociali e opere di carità.

Giusto cento anni fa è finito il grande massacro della Prima Guerra Mondiale. Il grande massacro era il punto d’arrivo di quasi quarant’anni di emigrazione forzata di milioni di lavoratori, in gran parte contadini, dall’Europa (dove i capitalisti sempre più dettavano legge) nelle Americhe e in altri paesi e di spartizione del mondo tra le grandi potenze imperialiste: la prima grande crisi generale del capitalismo. Spaventati dalla vittoria in Russia della Rivoluzione d’Ottobre guidata dai comunisti di Lenin, dalla rivolta crescente delle masse popolari e dalla crescita dell’influenza dei comunisti in ogni paese, i gruppi imperialisti trovarono giusto cento anni fa, nel novembre del 1918, il modo di porre fine alla Grande Guerra con armistizi: nelle loro intenzioni dovevano servire a raccogliere le forze e soffocare la rivoluzione socialista. Ma la linea marxista-leninista attuata dalla prima Internazionale Comunista guidata prima da Lenin e poi da Stalin, se non riuscì a portare alla vittoria la rivoluzione socialista nei paesi imperialisti, riuscì tuttavia a sollevare i paesi coloniali e in particolare la Cina contro il sistema imperialista mondiale e a impedire che i gruppi imperialisti unissero le forze dei paesi che essi ancora governavano e invadessero uniti l’Unione Sovietica. La forza raggiunta dal primo grande paese socialista è ancora oggi un esempio luminoso per le masse popolari oppresse e sfruttate, la sua esperienza è fonte di insegnamenti per i comunisti di tutto il mondo.

Noi comunisti siamo impegnati a porre fine al catastrofico corso delle cose imposto dal sistema imperialista mondiale anche nel nostro paese. La resistenza che spontaneamente e ovunque le masse popolari oppongono a questo corso, la loro insofferenza e indignazione si sono espresse nelle forme ad esse disponibili anche senza l’apporto dei comunisti: in numero crescente, i membri delle masse popolari disdegnano oramai di votare per i partiti e gruppi facenti capo al sistema politico delle Larghe Intese. Nemmeno la rete delle chiese né quella delle sezioni e di altre istituzioni residue del vecchio movimento comunista bastano più a carpire i loro voti: dopo la dimostrazione data da Bertinotti con il governo PAB (Prodi-D’Alema-Bertinotti), i gruppi della sinistra borghese da dieci anni non hanno più seggi in Parlamento. Con le elezioni del 4 marzo le masse popolari hanno infine creato una situazione in cui neanche gli aspiranti golpisti, come Sergio Mattarella, hanno osato dar seguito alle loro intenzioni criminali. Ora si tratta di elevare il livello della resistenza delle masse popolari, rafforzarne la coscienza e l’azione da nuove autorità pubbliche sia pure ancora solo locali, estenderne l’organizzazione, far confluire ogni organismo operaio e popolare verso la costituzione di un proprio governo, costringere il governo risultato delle elezioni del 4 marzo, il governo M5S-Lega, a mantenere le promesse fatte e andare oltre, contrastare lo scimmiottamento dei governi delle Larghe Intese perseguito dai Matteo Salvini con entusiasmo e sotto l’ispirazione di Berlusconi, dai Di Maio con contorcimenti legalitari. I codicilli e i legulei dominano la mente di tanti esponenti del M5S, al punto che sono tentati non solo di cedere sul TAP, ma perfino di concedere la prescrizione dei reati a Berlusconi, ai ricchi e ai prelati ai quali non mancano avvocati di grido e magistrati compiacenti.

È la resistenza organizzata delle masse popolari che può far fronte al sistema finanziario mondiale, alle manovre della BCE e dell’UE che fanno leva sul Debito Pubblico che ritorceremo loro contro, alle minacce della NATO e a tutte le forme di pressione dei signori del mondo e ai loro ricatti economici, finanziari, politici e militari.

Chi vuole cambiare il mondo, deve dedicarsi alla mobilitazione delle masse popolari, rafforzare la loro organizzazione ed elevare la loro coscienza, allargare l’azione da nuove autorità pubbliche delle loro organizzazioni, di fronte ai disastri di questi giorni iniziare direttamente i lavori di soccorso e di ricostruzione.

Questo è il compito che noi comunisti ci siamo assunti, per far avanzare la rivoluzione socialista. Questo è il compito che siamo in grado di adempiere perché abbiamo tratto lezione anche dall’esaurimento della prima ondata della rivoluzione proletaria, dal declino dei primi paesi socialisti e dalla corruzione e disgregazione dei vecchi partiti comunisti. Il marxismo-leninismo-maoismo è la scienza che ci guida. Noi facciamo appello a tutte le persone di buona volontà perché lo assimilino e uniscano le loro forze nel movimento comunista. I disastri tutt’altro che naturali di questi giorni sono un incitamento a un lavoro di massa più ampio e più consapevole.

Non c’è problema, “disastro naturale” e malattia a cui gli uomini oggi non sanno far fronte: è il capitalismo che ce lo impedisce!

Nuovo Partito Comunista Italiano - nuovopci@riseup.net

Simbolo (n)PCI

lunedì 5 novembre 2018

No MUOS... ora e sempre!


Guerra Stellare. Comitati in rivolta dopo che la ministra Trenta deposita una memoria che smonta il lavoro durato anni di ambientalisti e grillini

Risultati immagini per muos
Il Muos c’è, esiste. A Niscemi lo sanno tutti. Un dato incontrovertibile. Sull’operatività del sistema radar invece tante ombre. Certo è che il satellite è stato collegato alle antenne per smistare le comunicazioni militari a forze navali, aeree e terrestri in movimento in qualsiasi parte del mondo.
UN SISTEMA ad alta frequenza che permette di tenere in collegamento i centri di comando e controllo delle forze armate Usa, i centri logistici e gli oltre 18mila terminali militari radio esistenti, i gruppi operativi in combattimento, i missili Cruise e i Global Hawk (Uav-velivoli senza pilota). Anzi, si parla addirittura di un ampliamento della base. Il resto top secret. Segreto di Stato. Questione militare.
Gli Usa non transigono. Il problema però è politico. Il governo Conte è favorevole o no alla centrale di antenne costruita a Niscemi, in provincia di Caltanissetta?
Dubbi legittimi. Soprattutto tra i 5stelle, quelli che si sono intestati la lotta civile contro il Muos.
Chi si è mobilitato negli ultimi cinque anni mentre al governo c’era il Pd è rimasto choccato dalla mossa di Elisabetta Trenta: la ministra della Difesa, per il tramite dell’Avvocatura dello Stato, ha depositato la memoria difensiva di opposizione al ricorso di revocazione presentato da Legambiente alla sentenza di secondo grado del Consiglio di giustizia amministrativa (Cga) che aveva in sostanza dato l’ok al Muos.
Saranno sempre i giudici amministrativi del Cga a doversi pronunciare il 14 novembre sui rilievi mossi dagli ambientalisti e dal comune di Niscemi.
Il comitato «No Muos» e le tante associazioni che si battono per fermare il sistema americano ci credono. I margini però sarebbero davvero stretti. Intanto tra i grillini che si sono schierati, senza infingimenti, contro il Muos c’è fibrillazione. Una battaglia condotta a viso scoperto, quando al governo c’erano Renzi e poi Gentiloni. In piazza, ma non solo.
IL M5S C’HA MESSO LA FACCIA anche nelle sedi istituzionali. Sempre. Raccogliendo attorno a sé migliaia di persone, tra cui le donne che hanno creato un comitato. Giampiero Trizzino è stato tra i protagonisti. Avvocato e deputato regionale da due legislature, Trizzino è stato il deus ex machina nella fronda anti-Muos del movimento. Un impegno costante, durato cinque anni. Prima a capo della commissione Ambiente dell’Assemblea siciliana, poi da esponente del cartello che raggruppa ambientalisti, comitati spontanei di cittadini, comuni dell’hinterland, no-global. In un corposo dossier i 5stelle hanno raccolto documenti, suffragati da pareri scientifici, che dimostrano come il sistema di antenne sia potenzialmente dannoso per la salute dei cittadini e per l’ambiente. Non solo.
IL MEGA-RADAR sorge nella riserva della Sughereta, un’area a vincolo Sic nella quale, secondo gli oppositori, non sarebbe stato possibile realizzarlo per paletti paesaggistici che sarebbero stati violati. «In questi giorni il governo è al lavoro sul dossier», ha detto il ministro Trenta. Una posizione che ha irrigidito i 5stelle in Sicilia. Il dossier i grillini lo hanno già stilato. Anzi. Proprio Trizzino ne diede contezza durante la convention a Palermo di «Italia a 5stelle». E dunque? Perché il ministro parla di nuovo dossier? Ci sono forse pressioni ad alti livelli nei confronti del governo Conte?
Immagine correlata
Dubbi alimentati proprio dalla memoria depositata da Trenta. Che in sostanza smonta il lavoro fatto da comitati, ambientalisti e 5stelle siciliani. Claudio Fava, presidente dell’Antimafia siciliana, chiede un intervento del Parlamento e del governo siciliani. «Mentre a parole si afferma di voler intervenire per avviare la dismissione della base di Niscemi, gli atti amministrativi vanno nella direzione opposta», attacca Fava. Nel mirino «la richiesta formulata dal ministero della Difesa, per conto del comando della US Navy, per nuovi lavori di manutenzione straordinaria all’interno della base». «Richiesta – incalza – formulata al comune di Niscemi e alla Regione siciliana e di cui poco si è saputo e ancor meno parlato».
«Al presidente Musumeci, che in più occasioni aveva dichiarato la contrarietà all’opera, e al Movimento 5 Stelle, che ora ha la responsabilità del governo del Paese – continua Fava – chiediamo di decidere una volta per tutte da che parte stare. Per questo abbiamo depositato una mozione, che chiediamo venga rapidamente discussa, affinché l’Assemblea siciliana si esprima contro le autorizzazioni a nuovi lavori nella base e chieda ai governi regionale e nazionale, ciascuno per le proprie responsabilità, di smantellare il Muos». Per Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, «il sostegno del governo nazionale, con atti formali del ministero della Difesa, alla realizzazione del Muos è un fatto grave».
PERCHÉ «RAPPRESENTA un attacco al diritto dei cittadini e degli enti locali ad essere attori nei processi decisionali che li riguardano e una negazione della vocazione pacifica della Sicilia, la cui posizione strategica deve essere spunto per promuovere azioni di pace e dialogo e non per nuove strutture e interventi militari». Sferzante Gaetano Di Rocco, tra i fondatori del meetup a Niscemi, appena fuoriuscito dal M5s: «Siamo molto delusi dalla linea che il movimento sta tenendo sul Muos da quando è al governo». Lapidario Fabio D’Alessandro, portavoce dei comitati. «Sono in tanti i delusi fra gli esponenti locali dei 5stelle che hanno gli stivali nel fango mentre i loro colleghi al governo non fanno nulla». E aggiunge: «Chi non è andato via, come il comitato delle mamme legato a Trizzino, spera in una novità che non arriva».
IL TIMORE è che il M5s, ormai al governo, si comporti come i predecessori. La prossima settimana è in programma un vertice tra il ministro Trenta e i 5stelle «No muos» capeggiati da Trizzino. In ballo ci sono interessi geostrategici Nato sul versante africano e in quello mediorientale. Basti pensare che a Sigonella ci sono gli hangar con i droni che vengono teleguidati verso gli obiettivi Isis in Medio Oriente e Africa, mentre ad Augusta e a Birgi (Trapani) ci sono le postazioni navali e dell’aviazione.
Fulvio Grimaldiwww.fulviogrimaldicontroblog.info

Immagine correlata

sabato 3 novembre 2018

Commemorazione della "vittoria" del 4 novembre e tutti i morti ammazzati delle "belle" guerre di sistema...



Immagine correlata

Il 4 novembre  di ogni anno ci assordano con le celebrazioni della vittoria, il Piave mormorò, i nostri fanti, il generale Diaz, Trento e Trieste. Tra cimbali e fanfare, corse di bersaglieri, penne dritte degli Alpini, Vittorio Veneto, commossi elogi e severi moniti all’unità nazionale e all’amore per l’Europa “che ci ha dato 70 anni di pace” (Jugoslavia, spedizioni Nato e guerra ai poveri escluse) pronunciati dal capo dello Stato, siamo tutti chiamati a festeggiare la “vittoria”.... (sic)

Immagine correlata


I padroni sono per scelta e dna assassini seriali. Non hanno il cromosomo dell’empatia, hanno quello della voracità, come certi organismi fatti solo di tubo digerente. Odiano tutto quello che gli impedisce di ingurgitare. Se i nostri sono, come vuole la vulgata, discorsi dell’odio, hate speech, i loro sono fatti dell’odio, hate facts. E mai come oggi, passati dai macelli tra liberali e monarchici a quelli tra liberali e nazifascisti, a quelli di liberali post-nazifascisti contro tutti gli altri, ne stanno rinnovando la dimostrazione.

In coda a tutti costoro ci sono poi i marciatori della pace, i nonviolenti senza se e senza ma. Senza di loro i violenti e i profittatori di guerre mancherebbero di una base d’appoggio. Finché marciano inneggiando alla pace e riprovando la guerra, evitando accuratamente di nominare un solo generale, un solo presidente, un solo ministro, rigettando ogni funesta tentazione di schierarsi, magari dalla parte delle vittime, collocando i carnefici nella dimensione dell’inconoscibile, applicando il dettame della nonviolenza anche a coloro che mani possenti spingono sott’acqua, il mondo procederà senza scosse. Verso la fine.

Così, anche tra Perugia e Assisi, anche stavolta, dopo sette anni di guerra senza quartiere condotta da mezzo mondo civile e dai suoi civilissimi mercenari, non si è sentito neanche sussurrare la parolina “Siria”. Ah no, un momento. Ne ha parlato “il manifesto”, il 31 ottobre, a proposito del patrimonio archeologico millenario del paese. Per attribuirne la rovina “all’indegno disinteresse del governo di Bashar el Assad”.

Da Palmira, dove era nato nel 1932 ed è morto il 18 agosto 2015, saluta l’autrice di quell’articolo Khaled al Asaad, archeologo, direttore degli scavi di Palmira per conto del governo di Assad, trucidato dai mercenari Isis per non aver voluto lasciare alla loro mercè le colonne millenarie della sua città.

Anni fa, in occasione di un anniversario della strage, mi ritroverai a fare una diretta tv dal cimitero che custodisce i resti dei 1.909 ammazzati dai costruttori e non manutentori della diga del Vajont. Come sottofondo musicale ci infilai la canzone del Piave. E nel commento accennai a qualcosa come: caduti della guerra dei costruttori e cementifica tori, come quegli altri, quasi mezzo secolo prima, nella guerra degli industriali e generali. Un vero hate speech. E mi fu cancellata la rubrica al TG3. Che si chiamava “Vivere!”, col punto esclamativo.

Fulvio Grimaldi  - www.fulviogrimaldicontroblog.info

Risultati immagini per 4 novembre  fulvio grimaldi

venerdì 2 novembre 2018

Caccia sempre più violenta - A Ferrara si spara vicino alle case...


Risultati immagini per A Ferrara caccia vicino alle case

Sabato 27 ottobre 2018 a Pontegradella, nella zona est di Ferrara. Fin dalle prime ore del mattino alcuni cacciatori, appostati nel fossato di un campo agricolo retrostante alle abitazioni, da cui erano visibili ad occhio nudo, hanno iniziato a sparare senza tregua, in ogni direzione la selvaggina si dirigesse per colpirla. Temendo per la propria incolumità, i residenti hanno telefonato agli enti preposti al controllo della caccia. Dall'ufficio caccia e pesca nessuna risposta. Le guardie zoofile hanno risposto di non poter intervenire e di chiamare la Polizia Provinciale o il 112. 

Il telefono della Polizia Provinciale è sempre squillato a vuoto più volte. Ha risposto alla chiamata il 112, promettendo di inviare qualcuno ma poiché dopo un tempo indefinito, riempito solo dai rumori assordanti degli spari, nessuno si presentava, si procedeva ad una seconda chiamata al 112, in cui si rassicurava che era stata avvertita la Polizia Forestale. Nessuno si è mai visto e gli spari continuavano come se fosse in atto una guerra. A quel punto è stata contattata la responsabile LEAL del territorio di Ferrara che ha telefonato personalmente al 112 e le è stato risposto che erano già a conoscenza del problema e che chiamando stava facendo un'azione di disturbo. Il giorno successivo al folle massacro, su quel campo regnava un silenzio spettrale. Unica forma di vita rimasta un piccione riverso nel fossato, lasciato agonizzante in mezzo alla sterpaglia, incapace di volare e con una zampa amputata in cui era ben visibile un'ustione da arma da fuoco. Volatile non gradito ai palati sopraffini dei cacciatori abituati a cibarsi di fagiani, pernici e anatre selvatiche. Questa è stata la sua salvezza. E' stato raccolto, portato al sicuro e curato. Disseminati nel campo arato erano presenti bossoli di ogni grandezza, materiale e colore che danno il loro grave contributo in termini di inquinamento ambientale da piombo e sostanze plastiche, considerando che in quel terreno verranno coltivati cereali e ortaggi destinati alla nostra alimentazione. 

Lettera firmata.

Risultati immagini per A Ferrara si spara vicino alle case...

Stefania Corradini prosegue: “Il fatto che dei cittadini, inascoltati da chi sarebbe preposto alla loro incolumità e sicurezza si rivolgano ad una associazione che difende i diritti degli animali la dice lunga di come le doppiette siano estremamente privilegiate e tutelate rispetto ai comuni cittadini e di come i controlli siano praticamente inesistenti – sostiene Stefania Corradini - Se fosse intervenuto un guardiacaccia, avrebbe potuto procedere ad una verifica delle licenze al porto di fucile, avrebbe potuto prendere visione diretta della direzione degli spari".

LEAL si batte per l’abolizione della caccia e chiede una maggiore attenzione e severità nel rilascio e rinnovo dell'autorizzazione al porto di fucile ad uso caccia, considerato che viene armata una popolazione di persone sempre più anziana e l'istituzione del divieto di caccia nei terreni agricoli retrostanti i quartieri residenziali visto che non solo nella nostra regione ma su tutto il territorio nazionale ad ogni apertura della stagione venatoria non si può vivere in mezzo ad un fuoco incrociato, con la paura di uscire di casa o anche solo di affacciarsi ad un balcone. Lo testimonia il caso di quella povera gattina freddata a Formigine(MO) da un colpo sparato a bruciapelo sul muso, come evidenzia la radiografia, a pochi metri da casa. Lo testimonia il caso del bambino di 9 anni portato alla battuta di caccia dal padre insieme a 3 amici, gravemente ferito da una scarica di pallini nelle Marche. Ha un valore educativo addestrare un bambino ancora in tenera età all'uso delle armi? Con tutta evidenza è impossibile chiedere il rispetto delle regole e un minimo di etica a persone che hanno scelto di uccidere esseri innocenti e inermi, non sicuramente per necessità ma per puro divertimento o passatempo.

LEAL Sezione Ferrara
Stefania Corradini, tel. 349 4021232
lealferrara@libero.it




Ufficio Stampa
Silvia Premoli
mob. 328 044 0635
animalpress@animalpress.it

giovedì 1 novembre 2018

Islam. Donne.... Ecco cosa vi aspetta!



A poche ore dal verdetto di innocenza di Asia Bibi, le strade del Pakistan sono già prese d’assalto da centinaia di migliaia di fanatici islamici che reclamano la testa della cristiana. Anche i bambini partecipano alle proteste. Sono davvero impressionato da una simile folla di maschi inferociti contro una povera madre che per 9 anni è stata torturata e oppressa. Le chiese sono sotto massima allerta. È il momento per le cancellerie europee, scusate il francesismo, di tirare fuori le palle e di mettere in salvo Asia Bibi. Prima che quel cappio nella foto non glielo mettano davvero al collo.  

Giulio Meotti

image.png

Una dichiarazione di Asia Bibi in carcere: "Un giudice, l’onorevole Naveed Iqbal, un giorno è entrato nel­la mia cella e, dopo avermi condannata a una morte orribile, mi ha of­ferto la revoca della sentenza se mi fossi convertita all’islam. Io l’ho ringraziato di cuore per la sua proposta, ma gli ho risposto con tutta one­stà che preferisco morire da cristiana che uscire dal carcere da musul­mana. «Sono stata condannata perché cristiana – gli ho detto –. Credo in Dio e nel suo grande amore. Se lei mi ha condannata a morte perché amo Dio, sarò orgogliosa di sacrificare la mia vita per Lui»”.



Integrazione:  
 
Ecco, magari, invece di considerare "fascismo" lo sdegno per la bassa macelleria di una giovanissima sbandata - non la macelleria, lo sdegno -, perché è colpa nostra, perché non sappiamo accogliere, integrare orchi feroci, perché non li riempiamo di diritti, insomma discriminiamo degli onesti spacciatori che torturano una ragazzina per 12 ore, ogni tanto, per cambiare, potreste vedere il fascismo dove c'è, per dire l'assolutismo spietato che schiaccia, che annienta, che non molla; ci guadagnereste in decenza e risparmiereste lenzuolate di deliri dove tutto è uguale a tutto, dove tutto è niente. Invece le migliaia di Asia Bibi vi sfuggono sempre, chissà com'è. Ma io lo so com'è. È che, se non riuscite a servirvene per la vostra sconclusionata propaganda, se è troppo imbarazzante per le vostre lenzuolate prive di senso, per voi le Asia Bibi non esistono. E non esistono. Se solo smetteste di cercare diecimila colpe per non trovare i colpevoli. Se solo trovaste il coraggio di avere coraggio. No, eh? Almeno studiatevi Wittgenstein, la sua lezione sull'economizzare le parole: forse non scoprirete che non basta tirarsela da genii incompresi a scampare la stupidità, ma, se non altro, risparmierete le fregnacce in libertà di chi ha pochi fondamenti e troppe formule vuote, troppi luoghi comuni, troppe frasi fatte.

Massimo del Papa



Servizio fotografico sulle proteste in Pakistan per l'assoluzione di Asia Bibi:  https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10216876499894633&set=pcb.10216876111604926&type=3&theater


Commento di Giuse Barbaglia: "Vedendo queste foto terribili mi rendo conto veramente di quanto coraggio abbiano avuto i giudici nel dichiarare la non colpevolezza di Asia.  Ora i governi le cancellerie occidentali si facciano avanti. E che caspita salviamo davvero questa donna straordinaria.