martedì 9 gennaio 2018

Buongoverno e sisma - Casette a peso d'oro e terremotati al freddo ed al gelo


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Lo sapevate che è il secondo inverno che il governo fa passare ai terremotati  all’addiaccio, a forza di ritardi e promesse mancate, e che su 3666 casette richieste nelle quattro regioni colpite dal sisma sono 1871 quelle consegnate e sono già piene di scarafaggi e di topi per l’umidità, gli spifferi e la criminale incuria del loro montaggio?

Qualcuno vi ha già informato che per le sole opere di fondazione e delle urbanizzazioni sono stati spesi 1.738.413,53 euro, quasi 250 mila euro a casetta a Villa di Mezzo Bolognola (5 da 40 mq, una da 60 mq e una da 80 mq), ai quali vanno aggiunti i costi delle casette prefabbricate (1100 euro al metro quadrato) per un costo totale di oltre 6.200 euro al metro quadrato (cifra con cui si può trovare un appartamento in piazza San Marco a Venezia)?
 
"Ed a spartirsi il malloppo delle casette sono le  200 coop  riunite nel mega-consorzio CNS (Consorzio Nazionale Servizi), il cartello di Legacoop creato “prima del terremoto” per accaparrarsi presso la Consip  tutto il miliardo e 188 milioni di euro per le casette, senza lasciarne niente agli altri. Al prezzo di 1075 al metro quadro, che supera il valore di tutti i tipi di edifici nuovi e in muratura nella zona”, come riporta anche un’inchiesta di Fabrizio Gatti per L’Espresso”.

Davvero non sapevate tutte queste belle cose? E che ci andate a fare alle urne il 4 marzo 2018?

Adriano Colafrancesco


Post Scriptum: Ve l’hanno mai detto che chi ha progettato le casette – destinate a posti sui 1500 metri, dove d’inverno gela – ha avuto la geniale idea di posizionare i boiler per l’acqua calda sul tetto, che ovviamente esplodono quando la temperatura scende sottozero?

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domenica 7 gennaio 2018

La salute non rende è la malattia che conviene all'industria farmaceutica


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La salute non rende: è la malattia che dà sostentamento ad una massa sconfinata di persone. I farmaci che si assumono sono determinanti per farci ammalare. Ogni farmaco genera nuovi disturbi per i quali sarà prodotto un nuovo farmaco per curare i disturbi del primo e così via. Spendiamo per la salute più di quanto si sia mai speso, oggi prendiamo farmaci più di quanti ne prendessimo in passato, eppure siamo più malati di prima.

La scienza medica ha inequivocabilmente fallito il suo obiettivo di curare e prevenire le malattie. Infatti, rispetto al passato un maggior numero di persone soffre di influenze, raffreddori, asma, emicrania, dolori articolari e cervicali, stanchezza cronica, di insonnia, di depressione, ansia, di affezioni dermatologiche, di allergie, di reflusso gastroesofageo,  ulcere, gastriti, disturbi della sfera sessuale e d’infertilità, di diabete, di cancro, di sclerosi multipla, distrofia muscolare… Un maggior numero di donne oggi accusa sindromi premestruali più frequenti, o disturbi dovuti alla menopausa; sono aumentati gli uomini con problema alla prostata, molti più bambini dimostrano disturbi dell’attenzione e iperattività.

Eppure oggi la gente va dal medico più che in passato, si sottopone ad esami diagnostici, a cure mediche, terapie farmacologiche, esami diagnostici, esami del sangue, radiografie, ecografie, TAC, assume farmaci, subisce interventi chirurgici; eppure oggi si ammalano più persone di quanto accadesse prima.

La guerra contro il cancro è perduta. La percentuale di americani che oggi muoiono di cancro è la stessa del 1950. Dal 1971 si sono spesi più di 200 miliardi di dollari nel tentativo di curare e prevenire il cancro, ma la probabilità di ammalarsi oggi è più alta di quanto sia mai stata nella storia e la probabilità di morirne è la stessa del 1950. Gli americani spendono più di 2.000 miliardi di dollari l’anno per la salute, tuttavia la mortalità infantile in America è superiore a quella di altri 20 paesi industrializzati. Gli americani consumano da soli più della metà dei farmaci prodotti nel mondo e la loro aspettativa di vita è al trentesimo posto.

Sul mercato ci sono più di 200.000 farmaci e i medici nel tentativo di curare circa 35.000 sintomi, compilano oltre 3 miliardi di ricette l’anno. I vincitori di questo sistema sono le società farmaceutiche e le aziende del settore sanitario. I profitti dell’industria farmaceutica hanno raggiunto cifre inimmaginabili. L’industria della sanità è la più lucrativa del mondo.

Rispetto al passato un maggior numero di persone segue una dieta, acquista prodotti dietetici, pratica regolarmente attività fisica. Tuttavia cresce il numero di individui in soprappeso: quasi il 70% degli americani ne soffrono. La battaglia è stata vinta dalle aziende che vendono prodotti dietetici, pillole dimagranti e articoli correlati.

Certo servono farmaci e chirurgia. La scienza medica ha ottenuto ottimi risultati nella terapia sintomatica che però ha due difetti: innesca altri disturbi (che in seguito andranno curati) e non cura quasi mai la causa dei sintomi e quando non si cura la causa il problema è solo rimandato. Ci sono però le situazioni di emergenza di vario genere in cui le medicine e gli interventi chirurgici possono salvare la vita: ma medicine e interventi non sono la soluzione del problema.

Perché tutto questo? Semplicemente per denaro, per il vile maledetto denaro. Alle industrie chimico-famaceutiche importa poco della salute delle persone: a loro interessa fare soldi. I rimedi ci sarebbero ma vengono nascosti, ostacolati, soppressi.
Un esempio per tutti: che cosa succederebbe se per ipotesi si scoprisse il rimedio per guarire dal cancro al costo di pochi centesimi? Condannerebbe a morte l’American Cancer Society e tutte le società farmaceutiche che vendono prodotti per la terapia del cancro. Non servirebbe più raccogliere fondi per la ricerca. Gli istituti oncologici di tutto il mondo chiuderebbero i battenti; centinaia di migliaia di persone resterebbero senza lavoro; grandi aziende fallirebbero dalla sera alla mattina e miliardi di dollari non affluirebbero più nelle tasche di chi controlla l’industria del cancro. Identico concetto vale per le automobili che utilizzano come carburante la benzina e che invece potrebbero funzionare ad acqua, ad energia solare ecc.

L’industria della salute non ha interesse a curare, se lo facesse firmerebbe la propria condanna a morte. Il suo obiettivo è assicurarsi che la gente si ammali e che sempre più persone abbiano bisogno di cure mediche e il guadagno è di 1.300 miliardi di dollari l’anno. Il numero delle associazioni coinvolte nell’industria della salute è enorme. L’industria del farmaco versa miliardi di dollari alle scuole di Medicina affinché i suoi prodotti vengano citati nei testi di studio. Non vedrete mai una casa farmaceutica promuovere un rimedio naturale:  perché i rimedi naturali non si possono brevettare.

Tutta la ricerca farmacologia è finanziata dall’industria che dimostra l’efficacia ed i benefici del farmaco, anche se la realtà dimostra il contrario.  Telethon ha raccolto più di un miliardo di dollari per la distrofia muscolare, adesso i malati di distrofia muscolare sono più numerosi di prima.

Identico discorso vale per gli altri grandi organismi che vivono sulla malattia e sulla devianza umana. Immaginiamo che i componenti l’umanità diventino, come coi speriamo, sani in salute, giusti e leali gli uni verso gli altri. Di colpo crollerebbe il sistema politico-economico-tecnologico della società moderna. Sarebbe un cataclisma di dimensioni apocalittiche. L’industria delle armi, che nel mondo dà lavoro a 60 milioni di persone, dovrebbe chiudere i battenti o cambiare prodotto. Gli eserciti sparirebbero, la Polizia, i Carabinieri, la Guardia di Finanza, i tribunali, le città giudiziarie se non abolite del tutto sarebbero notevolmente ridotte; gli ospedali, le cliniche, gli istituti di ricerca, gli operatori sanitari e tutti gli organismi con cui interagiscono a che servirebbero?

Ma noi sappiamo che un cambiamento della coscienza e dell’intelligenza umana non avverrà mai in modo così repentino, cambierà con la maturazione e l’evoluzione integrale del popolo e quindi si avrà sempre la possibilità di convertire ciò che oggi fa gli interessi solo di alcuni a danno di molti.

Franco Libero Manco

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sabato 6 gennaio 2018

Plebizzare le masse con Jus Soli e spedizioni antiterrorismo nel terzo mondo...


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Jus soli e spedizioni antiterrorismo nel terzo mondo. L’uno è peggio dell’altro. Il primo, a dispetto del fatto che la cittadinanza è già riconosciuta a condizioni ragionevoli, come in Germania o Svizzera, pretende fin dalla nascita l’esproprio della propria identità e l’assimilazione a chi ti controlla. Come il battesimo. Le seconde, fingendo una guerra farlocca contro ascari da noi stessi messi in campo, servono a occupare, devastare e rubare, con il concorso di governi locali sottomessi a forza di potenza militare e corruzione. Entrambe consolidate tecniche del colonialismo.

Ma, voi universali accoglitori, vi rendete conto che contribuite a creare le condizioni perché la gente debba essere sradicata dalla sua storia, identità, cultura, perché le sue terre e i suoi ambienti sono stati resi invivibili dai nostri predatori occidentali, per poi venire scagliata addosso ad altre società e servire da manovalanza al ribasso e dumping sociale? Proprio come, all’inverso, succede con le delocalizzazioni di produzioni in aree di massimo sfruttamento. 

Come vi permettete di parlare di  integrazione e assimilazione che non significano altro che spogliare i soggetti deportati della loro identità, storia, cultura, coesione sociale, per essere snaturati e diventare Dalit, casta subordinata ai colonizzatori? 

Alla resa dei conti, è sempre una questione di lotta di classe. Gruppi dirigenti che, assistiti dal colonialismo, sono lieti di liberarsi degli strati di popolazione, soprattutto giovani, che potrebbero contestarne politiche e poteri; dominanti del mondialismo che, deportando e neutralizzando soggetti di una potenziale lotta di classe e per la sovranità popolare/nazionale, mantengono le condizioni di dipendenza e subordinazione dei dominati, sia nelle colonie che nella metropoli.

Guardatevi in giro e vedete quale razza di integrazione lo spostamento di masse portatrici di altri riferimenti civili e sociali ha portato. Tra italiani importati e sudtirolesi colonizzati, dopo un secolo, non esiste comunicazione, nè amalgama, ma solo distanza, diffidenza e ostracismo a chi osa matrimoni inter-etnici. Tra pakistani, indiani, caraibici e britannici si tratta, a dispetto del succedersi delle generazioni, di isole del tutto separate perfino urbanisticamente. Così tra turchi e tedeschi, dove, nel quartiere berlinese di Moabit, cantato da Brecht, i palazzi dalle forme e dall’anima guglielmina guardano su un’ininterrotta teoria di locali dai profumi, costumi e frequentatori levantini, gli uni perennemente estranei e incongrui agli altri, con gli importati in eterno subordine, salvo qualche zio Tom (vedi sindaco di Londra). Idem da 300 anni in Usa tra neri e bianchi. Idem a Milano tra cinesi e autoctoni. I termini integrazione, assimilazione, meticciato, multiculturalismo, sono definizione del padrone/maestro/superiore che ti mette sotto; sono false, ipocrite e di schifosa natura razzista.

Assimilazione, integrazione uguale antropofagia.

Ammantare tutto questo di buonismo e catturare i gonzi per farne i propri colonizzatori di complemento è stata la grande invenzione di un mondialismo che ha bisogno di livellare, annullare, amalgamare, deidentificare, desovranizzare e disunire le comunità consolidate dalla storia, plebizzare masse che diventino indistinte e prive di coscienza di sé. Solo così, e tramite l’ausilio tecnologico dei Frankenstein di Silicon Valley, che spersonalizza esasperando il narcisismo individualista e, al tempo stesso, lacera il rapporto con il reale e la coesione sociale , si eliminano gli ostacoli alla mondializzazione e alla relativa dittatura degli orchi del capitale. 


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venerdì 5 gennaio 2018

UE - Il buio oltre la Manica e l'unione europea che forse non c'è più...



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Oggi commetto un peccato sociale: mi domando se l’Unione Europea deve o no vivere in eterno. Personalmente, vorrei che sopravvivesse: è inetta ma benevola. Tuttavia, i segnali non sono buoni e bisogna - se non altro per prudenza - porsi delle domande. Cosa succede se salta?

Per gli anglo-americani, “the elephant in the room” è quel gigantesco problema che tutti fanno finta di non vedere. È lì, incombe, ma è disdicevole parlarne. L’elefante occidentale del momento è la sopravvivenza dell’Unione Europea. Il Trattato di Schengen sulla libera circolazione—il coronamento dell’unità europea—è nei fatti morto. 

C’è la Brexit e il crescente sospetto delle diplomazie extra Ue che Bruxelles, piuttosto che cercare un accordo con gli inglesi, tenti di obbligarli ad abbandonare la partita. Qualcuno pensa che se escono di continuo nuove condizioni irricevibili—la cessione di diritti su Gibilterra (inglese dal 1713) alla Spagna o un processo per l’Irlanda del Nord (inglese da circa il 1650) analogo alla restituzione di Hong Kong alla Cina—sia perché l’Unione si sarebbe accorta dell’impossibilità di raggiungere un accordo accettabile a tutti i 27 stati membri: il fallimento, se deve esserci, dev’essere colpa di qualcun altro… 

Il buio oltre la Manica trova un riflesso ad Est, dove l’Ue ora vuole togliere il voto nelle istituzioni europee alla Polonia—una democrazia elettiva sì, ma non “politically correct” come piace a Bruxelles. Il paese si era già permesso di agire in autonomia contro la crisi migratoria. Il tentativo di spingerlo fuori dal Governo europeo però non piace per niente agli altri membri del “Gruppo di Visegrad”—Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e, in divenire, anche Austria—che forse ne vedono il loro futuro. A Sud, dove la debolezza economica rende l’Italia sostanzialmente pacifica, la Svizzera invece dà segni di forte insoddisfazione con la sua “parziale integrazione” nell’Ue. 

La Presidente della Confederazione, Doris Leuthard, ha recentemente detto che il Paese potrebbe presto indire un referendum popolare per “chiarire” quel rapporto. Intanto, la Svizzera medita di non versare più il pagamento di un miliardo di euro al “Fondo di Coesione” di Bruxelles. Poi c’è un altro problem State: la stessa Germania, specialmente alla luce della sua relazione “peculiare” con la Russia. Un diplomatico britannico ride: “I russi hanno comprato metà Berlino, a partire da ‘Gazprom Gerhard’ (Schroeder, l’ex cancelliere, ora Presidente della Rosneft russa) per arrivare alla ‘tea lady’ che gira con il carrello negli uffici”. La Cancelliera Merkel personalmente detesta Vladimir Putin, ma, con la difficoltà a formare un nuovo governo tedesco, il “ferro” di cui sarebbe fatta appare tendere sempre di più verso la latta. 

Vista la confusione, vista l’impazienza tedesca—aldilà di quali possano essere i rapporti con la Russia— non sorprende che girino con insistenza chiacchiere di incontri “informali ed esplorativi” per esaminare la possibile creazione di una sorta di “nocciolo duro” dell’Unione—forse Francia, Germania, e i paesi Benelux—e lasciare gli altri al loro destino e al ruolo di stati buffer protettivi dei primari. 

L’unico grande progetto di unità ancora attuale è la creazione di un esercito comune europeo, ma finché consisterebbe di “truppe da parata” prese in prestito—e con Jean-Claude Juncker come “Commander in Chief”—non tutti i paesi membri ne condividono l’urgenza. Non doveva andare così. Non era stato promesso un “Tausendjähriges Reich”—il “regno millenario” dei tedeschi—ma l’Unione doveva resistere nel tempo. Non è ancora andata. Forse ce la fa, ma quant’è grande quell’elefante!

James Hansen - hansen@hansenworldwide.com

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giovedì 4 gennaio 2018

Giano Bifronte e l'autoconoscenza


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Affresco di Carlo Monopoli

Il perfezionamento dell'uomo è legato all'autoconoscenza, riconoscimento delle possibilità della natura umana. Ancora oggi quindi è più che mai valida l'antica formula del tempio di Delfi: "Conosci te stesso".

Lavorare su se stessi e cercare di comprendere il senso della nostra vita è in fondo arricchire di sapore il nostro nutrimento immaginativo. Il pericolo di far marcire quel "sale" e quel "lievito" di cui parla il Vangelo è scongiurato nella misura in cui ci si sa rinnovare e ciò significa indagare continuamente dentro di noi il mistero dell'essere. Per far questo occorre davvero un'opera tale "che il verme strisciante in terra formi l'angelica farfalla che vola alla giustizia senza schemi"
(1).


Costruire da dentro, anche in senso matematico, osservando, sperimentando e ragionando "e non soltanto pregare od adorare, [...] e costruire sopra fondamenta sicure e salde e non sopra credenze, pregiudizi ed illusioni"
(2) è oggi davvero più che mai indispensabile.

Anticamente, colui che così lavorava, forgiando in sé tale "opera", veniva detto "fabbro" e con questo termine veniva indicato un grado dell'iniziazione raggiunta.
Ricordiamo qui per inciso che il primo fabbro della Bibbia è Tubalkain
(3). Questo nome si scrive con le lettere TAW-VAV-BET-LAMED-QOF-IOD-NUN, valori numerici 400-6-2-30-100-10-50, totale 598, sintesi 22, ed è curioso notare che il prodotto 5 x 9 x 8 è 360. Vi è perciò nel nome del primo fabbro biblico una relazione precisa fra il 22 e il 360. Poiché però l'alfabeto ebraico è espressione del 22 tramite il numero delle sue lettere, e il cerchio lo è del 360 tramite i gradi dell'angolo giro, abbiamo, per estensione, una relazione fra valori numerici e valori geometrici.

Gli arnesi del fabbro, la squadra e il compasso - strumenti di misurazione associabili rispettivamente ai valori numerici della scrittura ebraica, detta quadrata, e ai suoi valori geometrici, che, come abbiamo visto, hanno a che fare con i 360 gradi del cerchio - sono dunque anche gli strumenti moderni dell'Io, cioè dell'iniziatore presente in noi come "Janitor" o come "prete Gianni" dei nuovi tempi.
La radice del nome "Gianni" è stata studiata come elemento portante ed armonizzatore fra varie religioni, mitologie e mistiche.

"Ianua" significa in latino "porta".
In ebraico

è il diminutivo di

il Nome dei nomi.

La porta e il Nome divino sono identificabili in un unico elemento: l'Io di Gesù di Nazaret, quando dice, nel Vangelo di Giovanni: "Io sono la porta".

"Porta" è in ebraico la parola "dalet", formata dalle lettere DALET, LAMED, TAW, in valori numerici 4-30-400, totale 434, l'esatto numero delle parole ebraiche che costituiscono il primo resoconto della creazione narrato nel primo libro della Bibbia, la Genesi, che è la "porta" da cui si entra nel testo biblico.

Si noti che la sintesi di 434 è 11, il cui VS si indirizza ai 66 libri canonici della Bibbia. Il VS di 11 è infatti 66, numero che abbiamo visto precedentemente collegato alla "creazione" (cap. 7 p. ) e che esprime, come valore numerico, molti altri concetti, che rientrano nell'idea di ciclicità:
11(11+1)
VS 11 = -------- = 66
2
Il simbolismo di "Giano" è, anche da 
questo punto di vista, altrettanto importante grazie ad un accostamento preciso con il Cristo.
Si trovano infatti pubblicazioni
(4) in cui Cristo è raffigurato esplicitamente sotto le sembianze di Giano. Sui monumenti romani, Giano appariva con la corona in testa e con scettro e chiave nelle mani, mostrando così che egli era il Re che apriva e chiudeva le epoche ed è per questo motivo che i Romani gli consacravano le porte delle case e delle città(5).

Ed anche il Cristo, "come l'antico Giano, porta lo scettro regale cui ha diritto in nome del Padre Celeste e dei suoi antenati di quaggiù; e con l'altra mano tiene la chiave dei segreti eterni, la chiave tinta del suo sangue che aprì all'umanità perduta la porta della vita"(6). Per questo, nella quarta grande antifona prima di Natale, "la liturgia sacra lo acclamava così: 'O Clavis David, et Sceptrum domus Israel!... Tu sei, o Cristo atteso, la chiave di David e lo Scettro della casa di Israele. Tu apri, e nessuno può chiudere; e quando chiudi, nessuno può aprire'..."(7).
Anche il nome latino "januarius", "gennaio", ha la stessa radice del nome "ianus" e la stessa importanza di "porta" dell'anno.

 Franco Toscani

Simbolo del Prete Gianni

Ciò appare ancora più evidente se si calcola il valore numerico complessivo relativo al Cristo. Se infatti, con lo stesso procedimento con cui abbiamo rilevato i valori geometrici della parola greca "Christós", ne calcoliamo i valori numerici, abbiamo un risultato sorprendente: le lettere stesse di "Christós", CAF-RESH-IOD-SAMEK-TET-VAV-SAMEK, dànno la somma numerica:
20+200+10+60+9+6+60 = 365,
numero dei giorni dell'anno ordinario.

"Christós" è dunque essenzialmente l'espressione del ciclo annuale e risponde così alle caratteristiche di "testimone fedele" del Libro della Formazione, là dove dice: "testimoni fidati: il mondo, l'anno e l'uomo" (cfr. capitolo precedente).
L'"Avvento", cioè la venuta di Gesù di Nazaret, risolve nella conoscenza dell'"Io sono" ogni monopolio di conoscenza misterica e nelle parole "Io sono la porta" va intesa la rivoluzione solare dell'anno.

Tali parole esprimono però anche un'altra rivoluzione, quella capace di conferire la forza di rovesciare le sedie dei venditori di colombe...(8).
Il Re del mondo viene infatti per instaurare una monarchia nuova in cui diviene essenziale vivere consapevolmente la realtà-regalità dell'Io.
Vi era, nel medioevo, un'espressione che riuniva in sé tutto questo significato di rivoluzione riguardante un nuovo concetto di autorità: a quell'epoca, si parlava spesso di una contrada misteriosa chiamata "Regno del prete Gianni". 

Si dice addirittura che Gengis-Kan abbia cercato di attaccare quel regno, ma che il prete Gianni lo abbia respinto, scatenando la folgore contro i suoi eserciti. I seguaci di Gianni erano chiamati, in Asia Centrale e particolarmente nella regione del Turkestan, "Mendayyeh di Yahia", che significa appunto "Discepoli di Gianni".

Gianni e il Nome di Dio, cioè Yahia e Yahwe, sono sostanzialmente porta dell'individualità, l'Io che in ogni uomo oggi si fa sentire come impulso naturale.


L'uomo antico, invece, parlava indicando se stesso in terza persona, esattamente come fanno i bambini (cfr. la nota 5 nel primo capitolo). L'infanzia dell'umanità e l'infanzia del singolo uomo sono, da questo punto di vista, similari.
Ora, se l'uomo antico diceva: "la mia anima è", il vero Re del mondo, cioè il Messia, dirà: "Io", "Io sono", "Io sono l'Alfa e l'Omega"
(9), una porta iniziatica nuova, che presuppone, nel novello "io", l'essenza della "via", della "verità" e della "vita".
Detto con altre parole, il prete Gianni, in quanto "Signore dei tempi" è lo Janitor, eterna presenza in ogni uomo del maestro, iniziatore e armonizzatore del dualismo fra inizio e fine, Alfa e Omega, partenza e traguardo del cammino vitale, in cui la verità dell'Io permane.

D'altra parte "initiatio" deriva da "in-ire", "entrare", che si ricollega pure al simbolismo della "porta". Secondo Cicerone, il nome di Giano ha infatti la stessa radice del verbo "ire", "andare"; questa radice, "i", si trova d'altronde, nella lingua sanscrita, con lo stesso senso del latino, ed ha fra i suoi derivati un termine molto simile a "Giano": "yana", che significa "via", "tao", nella tradizione estremo orientale.
In tal senso, i contenuti dell'iniziazione di Giano, cioè delle "dottrine" del "prete Gianni", sono riconducibili al 
presupposto essenziale del dualismo Yin-Yang, in cui gli aspetti del lato oscuro e del lato luminoso della natura, hanno nel "tao", il loro principio supremo. Essi comporterebbero allora la concezione della fondamentale bontà ed autosufficienza della natura umana, necessitante solamente di un processo di autocritica e di autorealizzazione per essere completa, cioè una concezione dell'uomo molto vicina alla filosofia confuciana secondo la sistematica esposizione elaborata da Mencio, primo grande filosofo del IV secolo a.C. della tradizione confuciana.

Vero "fabbro", vero "janitor" o iniziatore dell'"opera" è dunque l'Io umano, superatore di tale dualismo.
E' singolare, a questo proposito, che l'antica festa di "Ianus bifrons", "Giano bifronte", l'antica divinità latina dalle due facce, fosse celebrata a Roma dai "Collegia Fabrorum" ai due solstizi: i due volti del dio guardavano simbolicamente al passato e al futuro, rappresentati dalle due porte solstiziali, cioè da due periodi dell'anno: il primo, quando il Sole entra nel segno del Cancro, il secondo quando entra nel segno del Capricorno.

Di questi due segni dello zodiaco abbiamo rilevato la connessione con l'8, simbolo dell'infinito(10), ma che ora dovremmo anche chiamare: simbolo dell'iniziazione di Giano.
Ciò che sorprende è che il dio dell'iniziazione in realtà era proprio Giano, il quale "presiedeva i 'Collegia Fabrorum', depositari delle iniziazioni che, come in tutte le civiltà tradizionali, erano legate alla pratica dei mestieri"
(11).
Il "prete Gianni", Giano, e il Nome dei nomi, occupano oggi l'anima umana, tramite l'"Io sono", che solo al principio della nostra era poté veramente incarnarsi.


Ogni confessione religiosa, capace di rapportarsi consapevolmente oltre la sfera materiale delle cose, non può che chiamare la parola "Io" il "Nome dei nomi" o il "Nome impronunziabile di Dio". Nessuno infatti può pronunciare quella parola come si fa con le altre, richiamando cioè un oggetto.

Infatti la controparte oggettiva del concetto "Io" è in realtà un soggetto e ognuno lo può pronunciare solo per sé. E' il santuario nascosto dell'anima, in cui riesce ad entrare solo chi è fatto della medesima natura di questa.
Il Dio che abita nell'uomo - il cui nome, trasmesso a Mosè
(12) con le parole "Eié ascèr Eié": "Io sono l'Io sono", parla quando l'anima riconosce se stessa come Io.



"Eié ascèr Eié": "Io sono l'Io sono"

Se prendiamo ora i valori geometrici dei termini "Eié", 3-8-18-8, somma totale 37, ed "ascèr", 3-180-120, somma totale 303, e disponiamo numericamente nella sua estensione la formula di autopresentazione di Dio abbiamo:
(3 7) + (3 0 3) + (3 7).
"Eié + ascèr + Eié"
Con la somma delle cifre che compongono i tre risultati
(3+7) + (3+0+3) + (3+7)
otteniamo:
(10) + (6) + (10)
che sono i valori numerici delle lettere IOD-vav-IOD, con le quali si scrive la prima lettera dell'alfabeto ebraico, l'ALEF:

struttura dell'ALEF

L'Uno ebraico: , cioè l'ALEF, è strutturato dal 26 e si potrebbe dire composto da tanti "mattoni" quanti servono per strutturare il Nome dei Nomi , infatti:
10 + 6 + 10 = 26
esattamente come
10 + 5 + 6 + 5 = 26

Ciò spiega l'importanza del Monoteismo per il giudaismo, ma diventa anche oltremodo significativo se pensiamo al valore numerico 26 - calcolato nel capitolo precedente - del termine ebraico "atsmo", che traduce il pronome personale "Sé", che vogliamo intendere qui come parte superiore dell'Io umano.
Si noti altresì che le tre parole dell'auto-presentazione di Dio, cioè "Io sono l'Io sono" sono un insieme di undici lettere e poiché l'11 è un numero ciclico, potremmo dunque dire che anche l'"Io sono" rientra in una struttura di tipo ciclico.

In tale frase possiamo scorgere un altro importante nesso. Si tratta proprio del nesso con la sapienza di Colui che la pronuncia. Ciò appare evidente leggendo il 37, numero dell'"Io sono", da destra a sinistra al modo ebraico. Il 73 che ne risulta è infatti proprio il numero della "sapienza", "hakmah", che si scrive con le lettere CHET-KAF-MEM-HE, valori numerici, 8-20-40-5, somma totale 73.
Attraverso le parole dell'autopresentazione, l'"Io sono" ci rivela occultamente che Egli è Sapienza, una Sapienza il cui carattere trinitario può essere espresso matematicamente: questo numero(13) è infatti il solo di due cifre che, moltiplicato per la loro somma, da' un prodotto uguale alla somma dei loro cubi, cioè "valori elevati alla terza potenza".
Lo esprimiamo come segue:

37 x (3+7) = 33 + 73

L'iniziazione del "prete Gianni" o del dio Giano è dunque un'iniziazione all'Io sono. La Sapienza, che tale iniziazione comporta, conducendo alla consapevolezza del Sé, conduce alla "salvezza".

Se facciamo ora la somma dei valori numerici dell'autopresentazione una volta considerata da sinistra a destra e un'altra al contrario, abbiamo due risultati diversi che però hanno la medesima sintesi numerica 17:

37+303+37=377
73+303+73=449
3+7+7 = 17 4+4+9 = 17
E da qui possiamo vedere come il 449 sia in relazione con il numero 144, numero delle migliaia dei "salvati"(14):
4 x 4 x 9 = 144

Si noti oltretutto la seguente relazione fra il 73 e il 144: il prodotto dei quadrati delle cifre 7 e 3 è 441, cioè il 144 letto da destra a sinistra secondo il modo ebraico:
72 x 32 = 49 x 9 = 441

Considerando ora la Bibbia nel suo insieme di libri canonici e deuterocanonici, in tutto 73 come abbiamo visto nel quarto capitolo, possiamo ora renderci conto da un altro punto di vista di come il 73 - inteso come "libro della salvezza" - sia collegato appunto con il numero dei salvati, cioè di coloro che seguirono, si potrebbe dire, il "sentiero" del 73. Ritorneremo ancora sul tale "sentiero" più avanti.
Poiché quanto viene qui prospettato come iniziazione del "prete Gianni" o di Giano o dell'Io, potrebbe facilmente far sorgere il malinteso che in tale visuale l'individualità umana sia considerata una cosa sola con Dio, vorremmo puntualizzare che per noi l'Io umano è della stessa natura ed essenza di quella divina, ma nel modo in cui la goccia d'acqua lo è rispetto al mare.
Ogni uomo ha pertanto la facoltà di trovare il divino partendo proprio da se stesso(15), operando in tal modo la vera rivoluzione del nuovo tempo e aprendo così la porta al terzo millennio e al suo specifico impulso acquariano, identificabile nella parola-chiave "Io so". Per questo motivo, il secolo futuro non potrà che essere un periodo di anelito alla gnosi, alla conoscenza(16).

A cura di Nereo Villa

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(1) A. Reghini, "I numeri sacri", Ed. Ignis, p.124.(2) ibid.(3) Genesi, 4,22. (4) "Regnabit", maggio 1925: Un ancien emblème du mois de janvier, Charbonneau Lassay, cit. di R: Guénon in "Simboli della scienza sacra", Ed. Adelphi, p. 117.(5) ibid. p.118.(6) ibid. (7) ibid. p. 118, n. 3: Breviario Romano, Uffizio del 20 dicembre. (8) Matteo 21,12; Marco 11,15; Luca 19,45; Giovanni 2, 14-15.(9) Apocalisse 1,8; 21,6; 22,13.(10) Anche la natura ci fornisce, se la sappiamo osservare, eccezionali spunti di riflessione e indagine per il rilevamento delle connessioni fra la vita terrena e celeste: se pensiamo al giglio - fiore di cui abbiamo ampiamente trattato per la sua ricchezza di significati - possiamo constatare che fiorisce nel mese di giugno, quando si entra cioè nel segno del Cancro. Siccome sappiamo il giglio avere a che fare con il numero 6 (6 sono i petali e 6 sono gli stami) e con il numero 8 - sintesi di 26, (2+6=8) numero ricavato dal termine ebraico per giglio "havatsèlet" - forse non è un caso che fiorisca proprio nel 6° mese dell'anno sotto il segno del Cancro, la cui lettera zodiacale è la ottava dell'alfabeto ebraico, la CHET, che ha valore numerico 8. (11) R. Guénon "Simboli della scienza sacra", Ed. Adelphi, p.213.(12) Esodo, capitolo 3, versetti 13-16.(13) Sempre indagando a proposito del giglio si può scoprire il numero 37, calcolando sia la somma dei suoi VS numerici che quella dei suoi VS geometrici. I Valori Segreti (numerici e geometrici) di CHET-BET-TZADE-LAMED-TAW, lettere di "havatsèlet", il giglio, sono rispettivamente: 36-3-4095-465-80200, somma totale 84799, sintesi 37, e: 78-10-2628-300-64980, somma totale 67996, sintesi 37. E' abbastanza singolare e raro che le due sintesi coincidano, nonostante provengano da due diversi sistemi di calcolo. Volendo poi ulteriormente sintetizzare questo risultato, otteniamo il 10 (3+7=10) e ancora l'Uno (1+0=1). Rimandando al Cap. VII dove abbiamo visto "havatsèlet" anche come 26, possiamo vedere come, anche da questo punto di vista, il 26 sia metamorfosi dell'Uno. (14) Apocalisse, 7,4; 14,1.
(15) Cfr. R. Steiner "La scienza occulta", Ed. Antroposofica, p. 55 e 56.(16) Gnosi, simbolica di Saturno e conoscenza iniziatica del "Prete Gianni", sono in realtà tre diverse espressioni per una medesima realtà, riguardante l'autocoscienza e propiziata già dal tempo dei misteri di Delfo tramite le parole "Conosci te stesso". Infatti, Oannes, cioè Giovanni (= il Prete Gianni) di cui narra Berosso, sacerdote di Bel nelle sue Storie babilonesi, non è altro che Ea, Saturno. Da questo punto di vista, l'attesissimo 'Redentore' può essere identificato con Saturno, pianeta della conoscenza e del massimo raggiungimento possibile del conoscere umano: il Sé spirituale. (Cfr. Santillana-Dechend, "Il mulino di Amleto", Ed. Adelphi, p. 472). Ora, si può rilevare anche la seguente coincidenza numerica: il numero delle lettere della formula dell'"Io sono": "Eié ascèr Eié" è 11, proprio come quello della sintesi del nome "Sabbathai", "Saturno", in lettere SHIN, BET, TAV, ALEF, IOD, dunque 300-2-400-1-10, totale 713, sintesi 11.


Fonte: http://digilander.libero.it/VNereo/ilprete.htm

lunedì 1 gennaio 2018

Attenti all'Iran... Regime Change in vista!


Risultati immagini per Iran. Regime Change in vista.

...hanno lucidato le proprie trombe tutti gli squalificatissimi arnesi della cosiddetta “società civile” e dei “diritti umani”, gli scontati travestimenti dell’intelligence imperialista, da Amnesty International a HRW e alla National Endowment for Democracy, con pesce pilota, da noi, il “manifesto”, zelantissimo su tutte le campagne delle false sinistre e vere destre internazionali: russofobia, “dittatori”, migranti e Ong sorosiane, molestie, gender, “populisti”, “sovranisti”, “minaccia fascista” incombente (che, per carità, non riguarda mica censura, militarizzazione, securitarismo, bellicismo, colonialismo, guerra ai poveri su entrambi i lati dell’Atlantico). Ogni tanto, nell’idea fallace che pure in quelli del “manifesto” debba sopravvivere un briciolo di morale e di onestà intellettuale (non penso agli auto- ipnotizzati che contribuiscono pensando di scrivere per un giornale dalla parte dei deboli e oppressi), mi chiedo se gli balena mai il sospetto di aver dato il proprio contributo allo squartamento di Jugoslavia, Libia, Siria, Iraq e, con questo, all’eliminazione di milioni di innocenti. 

Una di queste entità, la Foundation for Defense of Democracies, del talmudista Mark Dubowitz, ha sintetizzato il programma di distruzione dell’Iran, nel plauso del direttore della Cia, Mike Pompeo e del segretario di Stato Tillerson, nei termini di un appello a Trump di lanciare “l’offensiva finale contro il regime di Tehran, indebolendone le finanze attraverso più massicce sanzioni economiche e minandone la direzione attraverso la mobilitazione delle forze pro-democrazia”. Al tempo stesso il Congresso ha votato cospicui finanziamenti ai terroristi del MEK, la cui presidente, Maryam Rajavi, non ha perso l’occasione peri incitare “l’eroico popolo dell’Iran” all’assassinio del dittatore Khamenei e alla liberazione dei prigionieri politici.

Neda Soltan
Presto emergerà una nuova eroina-simbolo della “rivoluzione democratica”, sul modello di Neda Soltan, ricordate? La giovane manifestante di Tehran uccisa dagli agenti del regime di cui, poi, un video dimostrava la finta morte allestita con finto sangue dai suoi compari e un giornale tedesco, la Sueddeutsche Zeitung, la resurrezione in Germania.
Nulla di nuovo sotto il sole. Solo che questa volta temo che, constati i propri rovesci in Medio Oriente, grazie anche all’Iran, i veri Stati canaglia vogliano andare fino in fondo. E qui, amici, la controinformazione è vitale. Soprattutto per spuntare le frecce avvelenate che, in partenza dall’house organ sorosiano che si fregia del vezzeggiativo “quotidiano comunista”, contaminano le facoltà raziocinanti di tanti dabbenuomini e tante dabbendonne, anche femministe, anche LGBTQ, al punto da trascinarseli appresso nel lastricare la strada dell’inferno.

Fulvio Grimaldi

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(Stralcio tratto da: www.fulviogrimaldicontroblog.info)

TARGET  IRAN
PARTE LA MAIDAN IRANIANA – FAKE NEWS, FAKE FLAG, REGIME CHANGE IN VISTA
E il “manifesto” fa da pesce pilota dell’operazione Israele-Usa