venerdì 7 aprile 2017

Per contrastare l'iperliberismo globalista un po' di protezionismo non guasta


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I settori produttivi europei sono ormai ipnotizzati dalle parole d’ordine iperliberiste, e stentano a tornare alla realtà economica “normale”: quella di una agricoltura e di un’industria che producano in primo luogo per il mercato interno, e che alle esportazioni destinino solamente il surplus.

Naturalmente, una tale realtà “normale” presuppone che i consumatori interni fruiscano di condizioni di vita adeguate, di redditi tali da consentire l’acquisto di merci e servizi prodotti dalle imprese nazionali. Secondo il modello euro-globalista, invece, le nostre popolazioni devono essere affamate, stremate, invase, strangolate da Stati a loro volta asfissiati da debiti pubblici che ne paralizzino l’azione. E le imprese, di conseguenza, oltre a delocalizzare i loro opifici nei paesi del terzo mondo, devono andare alla ricerca di mercati esteri, su cui vendere i prodotti che i consumatori interni non sono in grado di acquistare.

Quindi,  bene fa Trump a proteggere l’economia americana contro i prodotti europei, male fanno i nostri governanti a non proteggere l’economia europea contro i prodotti americani, cinesi, magrebbini, indiani e di tutti gli altri paesi del mondo.

Invece di ululare alla luna, il giuggioleggiante conte Gentiloni farebbe meglio a difendere sul serio le nostre imprese e i nostri prodotti. A difenderli innanzitutto contro chi realmente ci penalizza. Cioè contro questa Unione cosiddetta Europea che ci chiede nuove privatizzazioni, vale a dire nuovi espropri della nostra ricchezza nazionale; contro questa Unione cosiddetta Europea che punisce la nostra produzione agroalimentare d’eccellenza, attraverso una normativa che lascia ampie scappatoie agli imitatori-falsari che gabellano per italiani prodotti che italiani non sono.

Sarebbe auspicabile che i Belli Addormentati al governo si svegliassero una buona volta. Il mondo sta cambiando, sta forse tornando alla normalità dopo l’ubriacatura mondialista. La stessa Unione Europea potrebbe avere i giorni contati. E noi europei siamo rimasti gli ultimi fessi a difendere la “libertà dei commerci”. Insieme a tutte le altre “libertà” che stanno uccidendo i nostri popoli: dalla libertà per chiunque di venirsi a stabilire qui da noi, alla libertà dei delinquenti di entrare a casa nostra senza che le persone per bene possano neanche difendersi.


«Libertà, quanti delitti in tuo nome!» gemeva madame Roland mentre, negli anni del Terrore, veniva condotta alla ghigliottina. È una frase che si potrebbe ripetere anche oggi, di fronte al patibolo dei popoli europei. 

Michele Rallo - ralmiche@gmail.com

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giovedì 6 aprile 2017

Dead Zone. L'allevamento industriale distrugge il pianeta


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Il 70% della biodiversità terrestre globale minacciata è a rischio di estinzione a causa della produzione intensiva di cibo. A lanciare l’allarme è Philip Lymbery, direttore internazionale di Ciwf, che ha pubblicato anche in Italia il libro ‘Dead Zone’ (la zona morta) che presenterà a Bologna il prossimo 24 aprile. 
Ogni capitolo di Dead Zone è dedicato ad una specie iconica: dal giaguaro in Brasile, all’elefante di Sumatra, dal pinguino africano all’allodola in Italia, al bisonte nelle pianure centrali degli Usa. La storia di ogni specie si interseca inevitabilmente con gli impatti di un’allevamento intensivo che le sue preoccupanti implicazioni: per nutrire le decine di miliardi di animali allevati ogni anno nel mondo (sono quasi 800 milioni in Italia), è necessario coltivare intensivamente i cereali. Per fare questo e per fare posto a nuovi allevamenti, secondo l’autore disboschiamo ogni anno una superficie equivalente a quasi la metà dell’Italia. La perdita di habitat che ne consegue è una delle cause principali di estinzione di alcune specie iconiche, come il giaguaro in Brasile. Lo stesso destino tocca all’Elefante di Sumatra, che oggi si contende il territorio con gli abitanti dell’isola per lasciare spazio alle piantagioni delle palme da olio, il cui nocciolo viene utilizzato come mangime per le vacche e i suini, e di cui l’Ue è fra i primi importatori.
Il 70% della biodiversità terrestre globale minacciata è a rischio di estinzione a causa della produzione intensiva di cibo. A lanciare l’allarme è Philip Lymbery, direttore internazionale di Ciwf, che ha pubblicato anche in Italia il libro ‘Dead Zone’ che presenterà a Bologna il prossimo 24 aprile. 
Ogni capitolo di Dead Zone è dedicato ad una specie iconica: dal giaguaro in Brasile, all’elefante di Sumatra, dal pinguino africano all’allodola in Italia, al bisonte nelle pianure centrali degli Usa. La storia di ogni specie si interseca inevitabilmente con gli impatti di un’allevamento intensivo che le sue preoccupanti implicazioni: per nutrire le decine di miliardi di animali allevati ogni anno nel mondo (sono quasi 800 milioni in Italia), è necessario coltivare intensivamente i cereali. Per fare questo e per fare posto a nuovi allevamenti, secondo l’autore disboschiamo ogni anno una superficie equivalente a quasi la metà dell’Italia. La perdita di habitat che ne consegue è una delle cause principali di estinzione di alcune specie iconiche, come il giaguaro in Brasile. Lo stesso destino tocca all’Elefante di Sumatra, che oggi si contende il territorio con gli abitanti dell’isola per lasciare spazio alle piantagioni delle palme da olio, il cui nocciolo viene utilizzato come mangime per le vacche e i suini, e di cui l’Ue è fra i primi importatori”.
Animali ed ambiente nel Cuore - F.I.A.D.A.A - https://www.nelcuore.org/
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Philip Lymbery sarà in Italia a presentare Dead Zone il 24 aprile 2017 al Festival GustoNudo di Bologna insieme alla giornalista Giulia Innocenzi, autrice del libro Tritacarne e conduttrice del programma Animali come Noi.

mercoledì 5 aprile 2017

Siria. Cortine fumogene a Idlib – USA, NATO, sion e UE sono alla canna del gas…


Che la Siria possa restare libera dalle mire egemoniche occidentali e sioniste non va giù a lorsignori. Ed ecco che sventola alta la solita “false flag” per inficiare l’imminente vittoria di Assad ed avere una scusa per aggredire la Siria e con essa la Russia… e forse anche la Cina… insomma per scatenare la solita guerra di convenienza ed instaurare la pax aeterna del NWO. Gli esperti della guerra siriana scrivevano alcuni giorni fa che “non quella su Aleppo, né quella imminente su Raqqah risolve le sorti della guerra: sarà l’offensiva su Idlib, città del nord della Siria, ad essere decisiva…” 

Ed ecco che, per tamponare la possibile e sgradita vittoria di Assad, la mattina del 4 aprile 2017 improvvisamente ed inaspettatamente e contro ogni logica “a Idlib sono state uccise almeno 58 persone, forse usando il gas sarin: l’attacco potrebbe essere stato compiuto da Assad o dalla Russia.” riporta la solita fonte ben informata… Le prove? Il solito filmato diramato da chi ha convenienza a diramarlo.
Dopo lo “spargimento di gas” di cui ovviamente è accusato Assad (ma non aveva riconsegnato tutti i gas letali già 4 anni fa?), le notizie giungono confuse e contraddittorie dai media, in un rimpallo di accuse e responsabilità. La prima a condannare il fattaccio è stata la Mogherini, ma non credo che il governo Gentiloni voglia inviare subito i suoi giustizieri, paladini della democrazia targata NATO. Tra l’altro anche le notizie che giungono dagli USA sono contraddittorie: “…è stato Assad… ma la colpa è di Obama” E fino a ieri pomeriggio negli ambiti Trumpiani si diceva che “cacciare Assad non è oggi la priorità”. Mentre W.A. Scrive “Prima che inizi un’aggressione alla Siria, qualche dubbio sull’attacco di Idlib resta”.
Riporto infatti alcuni di questi legittimi dubbi: “oggi che l’esercito siriano sta vincendo, riparte la trattativa di Ginevra, e l’amministrazione Usa – per bocca del Segretario di Stato Tillerson – diceva che non è più una priorità l’allontanamento di Assad, ricompaiono gli “attacchi col gas” come nel 2013 e si scatena il coro delle cornacchie prezzolate, dalla Mogherini, ai vari ministri della UE, alla torma dei giornalisti venduti. Bisogna stare in campana, ma non credo che se la sentano di scatenare interventi diretti, a meno che con ci pensino i soliti Israeliani.” (V.B.) – “La precedente crisi dell’agosto 2013 fu troppo eloquente e impedisce ogni credibilità’ alla denuncia di oggi. Il problema e’ se questa denuncia possa provocare un intervento militare diretto dell’occidente. Credo che una mobilitazione preventiva sarebbe opportuna.” (M.P.) – “A quelli del giornale radio di Radio 3 delle 18.45 non gli è sembrato vero di poter dire che l’Esercito Siriano (di Assad) ha tirato i gas. Non ci crederei neanche di fronte a prove inoppugnabili ! Ne hanno raccontate troppe di balle per essere credibili, e poi, si sa, devono far contenti i loro referenti politici.” (F.B.)
Aggiungo, dopo 6 anni di bufale e fake news, massimamente divulgate da un fantomatico Osservatorio siriano che è composto da un solo uomo residente in England, dobbiamo ancora credere alle bugie di USA, NATO, sion e UE?
Paolo D’Arpini




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Commento integrazione  di Ireo Bono: “Non credo che Assad sia responsabile del bombardamento con Sarin in provincia di Idlib perché non ci sono testimoni attendibili imparziali, le notizie vengono principalmente dall’Osservatorio siriano sui diritti umani con sede a Londra vicino a ribelli e al-Noustra, dalla BBC inglese e al-Jazeera del Qatar i cui Paesi hanno interessi in loco e perché già in precedenza Seymour Hersh aveva sventato il tentativo dell’Amministrazione Obama di attribuire ad Assad il lancio di gas tossici, inoltre non c’è sicurezza sulla documentazione delle fotografie, per esempio in una foto mandata in onda dal servizio Rai di Bianchi-Gazebo alle 20 di ieri si mostrava una pupilla miotica colpita dalla luce e si diceva, indicandolo come segno di avvelenamento, che la pupilla non reagiva, ma allora avrebbe dovuto essere midriatica. Ed è anche giusto pensare a chi giova questa accusa. L’attentato con 14 morti in Russia è già dimenticato e la Russia passa da vittima a carnefice, Assad che sta vincendo la guerra e sarebbe un pazzo ad usare il gas tossico, viene posto sul banco degli accusati insieme a Putin con una possibile minaccia di crimini contro l’umanità che aprirebbero la strada ad altri provvedimenti della cosiddetta ‘Comunità internazionale’ riportando nel caos la situazione siriana ed aumentando la contrapposizione di Europa e Stati Uniti contro Russia, Assad, Iran e Hezbollah.
Sembra che Stati Uniti, Europa, Arabia saudita e aggiungerei anche Israele vogliano ad ogni costo la caduta di Assad e l’indebolimento della Russia e dell’Iran. (Ireo Bono).”


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Commento di Lara:  “I media dicono che Assad ha usato il gas sarin e poi ci fanno vedere il documentario in cui i caschi bianchi della CIA toccano i cadaveri senza guanti e protezioni?! ...”


Altro commento di M.C.: “Non so cosa sia successo veramente ad Idlib, io non c'ero. Ce l'hanno tanto con Assad dicendo che è un feroce dittatore poi però vediamo a Damasco manifestazioni oceaniche a suo favore. Forse solo qualche siriano ce l'ha con Assad come avvenne in libia ad esempio dove nessun libico a parte i cirenaici 3% della popolazione odiava il colonnello ma è stata fatta una rivoluzione facendoci credere che fosse un despota sanguinario. So che Assad non è un dittatore questo lo posso dire perché sono stato per anni in qui luoghi ed ho ancora tanti amici laggiù quindi non credete alle supercazzole che sparano in tv è tutto costruito e studiato per spostare l'attenzione dal vero motivo di tali tragedie...”


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Articoli collegati: 


http://italian.irib.ir/analisi/interviste/item/209915-pino-cabras-all-irib-l-attuale-situazione-in-siria )quello più di cuore e tormentato di Fiorangela Altamura, molto appassionata e che segue da vicinissimo medio oriente e sud america





Ansa, l'esperto del CNR

-Il rappresentante ufficiale del Ministero della Difesa russo Igor Konashenkov ha detto che l'aviazione siriana il giorno  4 aprile ha attaccato magazzini di munizioni in Khan Shaykhun dove i militanti erano impegnati nella produzione di munizioni con agenti chimici. - Secondo il controllo radr del controllo oggettivo dello spazio aereo, ieri nel periodo 11:30-12:30 ora locale, l'aviazione siriana ha colpito vicino al bordo orientale del villaggio Khan Shaykhun  un grande terroristi deposito di munizioni e magazzino di materiale militare.

-ARTICOLO CHE CONSIDERA LA SITUAZIONE SUL FRONTE MILITARE





martedì 4 aprile 2017

Da San Pietroburgo al Salento - La longa manu di chi sappiamo...


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Bomba nel metrò di S.Pietroburgo. Dopo il Tupolev abbattuto con il Coro dell’Armata Rossa, dopo il Sukhoi 35 sulla Siria, dopo l’aereo di linea da Sharm el Sheik, dopo l’assassinio dell’ambasciatore all’Ankara, mentre i mercenari Nato-Golfo attaccano l’ambasciata a Damasco e mentre il reprobo Putin si incontra con il reietto biuelorusso Lukashenko proprio a S. Pietroburgo. Escalation di avvertimenti a complemento dell’isteria russofobica. Dove non funzionano le quinte colonne in piazza, l’avvertimento si fa col botto. La firma è sempre quella, dalle Torri Gemelle al metrò di S. Pietroburgo. 

Cosa c’entra l’attentato in Russia con l’attentato contro il Salento? Lo dice la parola stessa. Intanto sono entrambi antirussi.

Armi di distrazione di massa
Coloro che, uditone il fischio, scattano e come un sol uomo a intrupparsi dietro al pifferaio hanno il loro da fare a seguirne la marcia per i più impervi e perlopiù grotteschi percorsi dialettici. E finiscono con l’imbrattarsi di ridicolo per i vertici di entusiasmo propagandistico su cui si arrampica il tasso di servilismo che segna il loro concetto di giornalismo. Un Trump, messo alle corde dal golpe strisciante della piovra i cui tentacoli mediatici, spionistici, militari e finanziari determinano la politica estera degli Usa da tempi immemorabili, manda i suoi cavalli di razza, Mattis (Difesa) e Tillerson (Esteri), a minacciare di obliterazione Nordcorea, Iran e Russia, in quanto pericoli mortali per la sopravvivenza dell’umanità. All’istante la stampa italiota, quella che denuncia l’ignominia delle “fake news” nei social media, tira fuori le sue forche-giocattolo e vi impicca quegli abominii dei dirigenti nordcoreani, russi, iraniani. Nequizie inesistenti, inventate, ma che, grazie alla compattezza e sintonia del coro, nella coscienza del volgo assurgono allo stato di “percepite”. Dunque funzionano, è la percezione che conta, non la realtà. E, soprattutto, distolgono la percezione dalle truppe corazzate e dalle batterie di missili con cui Usa e Nato ronzano attorno alle frontiere di questi paesi. Paesi che non si sognano di far male a una mosca, che non hanno mai pensato a piazzare una base o una brigata a 250 miglia da Washington. Per impedire che la loro innocenza mini alla base i profitti che al complesso militar-securitario assicura potere e futuro tocca creare il pericolo “percepito”.

Gli specialisti del “pericolo percepito”
A titolo esemplificativo godetevi i due paginoni di scempiaggini, oculatamente ammortizzate da mille “forse”, “si dice”, “parrebbe”, “molto probabilmente”, con cui una vessillifera del pifferaio, Roberta Zunini del “Fatto Quotidiano”, fa del “dittatore nordcoreano” un concentrato di Mr.Hyde, Barbablù, Rina Fort e la coppia satanica di Marcinelle. In ritardo sulle rettifiche con cui velinari sparaballe più avveduti hanno riconosciuto che lo zio di Kim Yong Un è vivo e vegeto e al suo posto, la Zunini torna a farlo sbranato dai cani del nipote. Il quotidiano di Travaglio, l’eccellenza che si manifesta come Catone il Censore del servile encomio e codardo oltraggio caratterizzante la categoria, nulla ha da dire nemmeno sul fanatismo sion-atlantista del suo Leonardo Coen che insiste a vedere nelle chiassate moscovite di quattro scolaretti di Soros l’innesco della grande rivoluzione contro il dittatore KGB che ammazza, incarcera e tortura i martiri dei valori occidentali. Nel frattempo, chi fa più caso ai bombardamenti genocidi degli Usa su Iraq e Siria, finalizzati a impedire che quei paesi tornino mai più sulla carta geografica?
E non scordiamoci mai del “manifesto”, serpentello a sonagli travestito da pettirosso, modesta ma volenterosa arma ad aria compressa di distrazione di massa. Come non apprezzare i suoi contorcimenti anti-Brexit, anti-razzisti, anti-populisti, pro-Hillary, pro universale accoglienza, per offuscare lo scandalo delle decine di Ong, dotate di poderose navi e di bandiera dei paradisi fiscali che ora si scoprono mandate dalla Open Society di Soros in acque libiche a raccattare profughi. Carne da pomodoro, CIE e spaccio commissionata agli scafisti e di cui inondare la già malferma Europa. Cervello italiano che va, servo della gleba nigeriano che viene. Di questo di più la prossima volta.

Il ministro e chi gli arreda l’ufficio
Fin qui il prologo. Madamina, il catalogo è questo: San Foca, Melendugno, Tap. E Minniti. caporale di giornata dell’intelligence Nato, la stessa di Gladio, dai tempi di D’Alema bombarolo di Belgrado, non poteva non assurgere, in tempi di distrazione/distruzione sociale, a ministro di polizia. Il parlamento gli lastrica la strada allestendo provvedimenti legislativi sulla “legittima difesa” che faranno di ogni cittadino l’auto-poliziotto, l’auto-giudice e l’auto-boia. I soliti media, indiscutibilmente indipendenti, pompano la cronaca nera in modo da fare di un palloncino uno zeppelin (SKY NEWS 24, ore 13, i primi 25 minuti su giovani che si picchiano a morte, negozianti sparati o sparatori, donne affettate e vetriolate). Risultato: panico totale, ogni altra preoccupazione accantonata, cultura del sospetto, disgregazione sociale e di classe, insicurezza “percepita”. Che è del tutto fittizia, ma è quella che serve a Minniti e Co.

I dati reali dicono che, dagli anni ’50 (omicidi annuali 1.400) al 2015 (omicidi 470), tutti i reati che minano la sicurezza sociale sono calati. 7,3% di furti in meno, quelli in abitazione meno 8,3%. Nella classifica per tasso omicidario, che inizia con i paesi a tasso più elevato, siamo al 157° posto. In compenso primeggiamo nella criminalità economica, tributaria e ambientale che, però, è quella meno presente tra i detenuti nelle nostre prigioni. Logica ferrea.

Cronaca nera: più vediamo delinquenti, più chiediamo gendarmi
La presa per il culo a fini di Stato di polizia è colossale. L’insicurezza “percepita”, che è quella su cui si costruisce la società che conviene, è la negazione e il seppellimento dell’insicurezza reale. Che è in calo costante e drastico e che, se la conoscessimo, vivremmo tutti felici e sereni e senza la minaccia del contagio e dell’emulazione. Contagio ed emulazione che i Grand Guignol da cui veniamo circonfusi (dalle serie criminogene come “Gomorra” o House of Cards”, ai videogiochi pedagogici con cui si educa il pupo a bagni di sangue e sfracelli, sistematicamente esaltati dal quintocolonnaro Ercole del “manifesto”), puntano a diffondere. Servono ad allevare generazioni che diano sostanza all’insicurezza percepita. Vengono pensieri preoccupanti: d’accordo che il Minculpolp ci rincoglioniva di bufale e stronzate, ma, vedendo come e perché i media ci sguazzano per diffondere insieme mali esempi, emulazione e paura, che Mussolini abbia avuto ragione a ingabbiare la cronaca nera in trafiletti di ultima pagina?

Insicurezza percepita e criminalità economico-ambientale
L’insicurezza percepita è quella con quale la lucida testa del ministro di polizia, caro al giustiziere della Jugoslavia (e poi dicono che l’UE ha garantito 60 anni di pace all’Euopa. E lo dicono nella ricorrenza dell’euro- squartamento della Serbia-Jugoslavia), ha esordito in Salento. Contro tutto e contro tutti, ma rispettoso sia dell’insicurezza percepita (circolava aria di Black Bloc, esplodevano bombe-carta), sia della sopra citata criminalità economica e ambientale.
Quel gasdotto di 4000 km dovrebbe fottere i russi, sostituendo al loro il gas dell’amico dittatore azero, sconvolgere la più bella costa e il più bel mare del Salento per poi sfregiare la penisola da un capo all’altro pur di portare gas, che a noi non serve, ai clienti delle multinazionali europee. Fa compagnia ad altre proterve e devastanti violazioni della sovranità popolare e dell’integrità di territorio e salute di cui mi sono occupato nei due recenti cortometraggi “Fronte Italia-Partigiani del 2000” e “L’Italia al tempo della peste – Grandi Opere, Grandi Basi, Grandi crimini”: TAP, TAV, MUOS, trivelle, rifiuti, basi ed esercitazioni militari. Quei docufilm illustrano una vera e propria guerra che la criminalità economica e ambientale conduce contro il paese e la sua popolazione.
In Sardegna abbiamo raccontato dell’80% dei pastori uccisi dalla ricadute tossiche delle milionate di esplosioni nei poligoni. In Basilicata l’impennata di cancro per gli sversamenti e le reiniezioni di petrolio e relativi scarti nelle falde e negli invasi e la distruzione di una delle più pregiate agricolture d’Italia (mentre “il manifesto” glorificava a scolari in visita la bellezza dello sviluppo firmato dal suo assiduo inserzionista ENI). A Lampedusa scoprivamo che la retorica dell’accoglienza mascherava la militarizzazione dell’isola. A Niscemi siamo sotto indagine per aver accompagnato manifestanti a combattere il sistema di comunicazioni militari planetarie Usa, MUOS, che favorisce morte in casa da elettromagnetismo e morte in giro per il mondo da bombardamenti. Ad Aviano, Pisa (Camp Derby) abbiamo testimoniato le popolazioni convivere con le bombe atomiche bandite dal nostro referendum e con le operazioni di guerra proibite dalla nostra Costituzione. A Spezia ci siamo ritrovati nel pozzo nero degli impuniti traffici di rifiuti che hanno deturpato il “Golfo dei poeti” e avvelenato i mari e le terre fino alla Somalia. Eccetera, eccetera.

Fossili contro vivi
Perché non ci si illuda che con “Testa lucida dell’intelligence atlantica” ci si sbagli, vista anche la copertura ecologica che gli dà il nuovo presidente Usa, Minniti ha subito impostato l’intervento a Melendugno sull’”insicurezza percepita”. Percepita non dalle migliaia di salentini e soccorritori, perfino dalla Valsusa, esperti di militarizzazione del territorio, non dalle decine di bravissimi sindaci schieratisi contro le ruspe e l’esercito minnitiano schierato in ghingheri anti-sommossa (quello di Melendugno, Potì, l’ho intervistato in “L’Italia al tempo della peste”) e, tanto meno, dagli ulivi secolari (anche millenari, ho conosciuto quello sotto cui avrebbe sostato Augusto di ritorno dalla Grecia), le cui radici sono le radici dei pugliesi, di noi tutti. 

Qui si tratta dell’insicurezza percepita da BP, Snam, Fluxys, Enagas, dal satrapo dell’Azerbaijan e da TAP AG, il consorzio incaricato di realizzare il mostro, davanti alle mani armate di collera di tutto un popolo. Consorzio è parola bruttissima. Fa pensare subito a quelli che, o per mafia, o per tangenti, o per altre malefatte, finiscono sotto processo. Vedi quello del TAV Terzo Valico. Anche qui già si sente un cattivo odore. Odore di riciclaggio e narcotraffico, secondo l’Espresso, che emanerebbe da una ditta che con il TAP ha avuto le mani in pasta.
Mettere a rischio il fondale dell’Adriatico, sconvolgere con tunnel e tubi spiagge immacolate, depredare il territorio sradicandone i figli, sfigurare un mondo, una cultura, una civiltà, incistando nelle sue riserve naturali enormi falansteri per la decompressione e ricompressione, tutto questo per tenere sotto tiro Putin, al pari di quanto fanno i missili ai suoi confini, e vendere energia fossile all’estero. Nel nome della solita insicurezza falsa, quella “percepita”, quella energetica, che ci dovrebbe convincere ad allagarci di idrocarburi, ecco un modo per assicurare insicurezza reale a noi e sicurezza reale ai profittatori.

Mai come prima uniti nella lotta
La lotta dei salentini è la nostra lotta. Quelli che ordinano di sradicare alberi e di bastonare chi vi si oppone, di perseguire un ecocidio che, giorno dopo giorno, diventa sociocidio, poi genocidio, infine planeticidio, vanno fermati. Costi quel che costi. In qualunque modo. Hanno lo stesso tasso di criminalità di chi rade al suolo paesi e stermina popoli bombardandoli, scatenandogli contro mercenari subumani, spopolandoli e deportandoli, di chi semina terrorismo per garantire scudi ai propri crimini. TAP AG è un altro nome per NATO. Sempre di veleni fossili si tratta. Morte fossile contro ulivi vivi.


Bravi i Cinque Stelle, alla faccia di chi gli rode, per essere stati con i No Tap dal primo giorno e bravi anche i nuovi arrivati di Sinistra Italiana. Patetico il cerchiobottista Emiliano, governatore e candidato alla guida del branco di sciacalli, che si limita a chiedere lo spostamento dello squarcio un po’ più in là, magari dalle parti di Brindisi, città vittima, come Taranto, dell’industrializzazione forsennata ed ecocida. Qui non si tratta di aggiungere carcinoma a carcinoma. Qui si tratta di estirpare le cellule cancerogene, tutte con la stessa eziologia: il capitalismo.

Fulvio Grimaldi 

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lunedì 3 aprile 2017

Riqualificazione urbana - Roma, 8 aprile 2017, Edward Blakely con ISDE


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I *Medici per l’Ambiente (ISDE)* di Roma vivamente invitano giornalisti,
amici, simpatizzanti, studiosi e tutti i Cittadini interessati ai problemi
ed al futuro della nostra Città a partecipare ad un importante *evento
culturale che si terrà sabato 8 aprile alle ore 9.00 nell’ Aula della
Clinica Pediatrica del Policlinico Umberto I, viale del Policlinico. *
 
 
L’evento è stato organizzato in occasione della visita a Roma del *Prof
Edward Blakely*, scienziato californiano, molto noto di livello mondiale
per aver diretto nel corso di due anni la riqualificazione della città di
New Orleans dopo l'uragano Katrina: con libri, pubblicazioni ed in base a
sue esperienze pratiche egli ha costruito negli anni un modello di
strutturazione urbana basato sullo sviluppo di partecipazione attiva della
comunità e che tiene nel massimo conto le conseguenze territoriali e
sociali della emarginazione e e delle diseguaglianze. Gentilmente il Prof
Blakely parlerà in Italiano.
 

Risultati immagini per Edward Blakely a roma
 
La manifestazione, cui è stato concesso il patrocinio del Comune di Roma
Capitale, verrà inaugurata da una relazione introduttiva della *Prof
Giuseppina Montanari, Assessora alla Sostenibilità Ambientale del Comune di
Roma Capitale.*
 
 
Queste due visioni delle problematiche urbane, quella della Autorità
Pubblica della nostra Città e quella di uno Scienziato con esperienza
internazionale verrà posta a confronto con vari rapidi flash sulle
soluzioni ecologiche di specifici problemi proposte da alcuni dei migliori
Specialisti di Ecologia dell’ISDE
 
 
Certamente questo convegno, per i cittadini di Roma, sarà occasione per
essere informati e per avere elementi di riflessione: è importante
partecipare.

 
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Riferimenti: Sezione ISDE di Roma Prof Roberto Ronchetti - cell 3381108897,
roberto.ronchetti@uniroma1.it Prof Maria Grazia Fort i – cell 3334291087,
mgforti@hotmail.com

domenica 2 aprile 2017

L'Italia? Come la Palestina, una colonia dello zio sion


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Non bastava il progetto di legge bipartisan (sono firmatarie anche un paio di parlamentari del PD, una ex 5 Stelle e vari parlamentari di Forza Italia) per colpire con pene detentive e multe salatissime chi diffonde nella rete notizie che le autorità considerano “controverse”  (ma senza colpire i grandi giornali e le TV nazionali che possono continuare a dire tutte le bugie che vogliono).

Ora esiste (già dal 2015) anche un Disegno di Legge N. 2043 diretto esplicitamente contro il movimento pacifico di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni che si oppone alla politica discriminatoria e persecutoria dello stato colonialista israeliano nei riguardi della popolazione originaria della Palestina. Sono firmatari di questo incredibile progetto liberticida anche due parlamentari del PD (Fattorini e Corsini). Nel disegno l’antisionismo viene ovviamente equiparato all’antisemitismo e quindi al razzismo; Israele viene definito come stato confessionale “ebraico” e sono previsti fino a 4 anni di galera a chi partecipa a movimenti che invitano al boicottaggio dell’entità sionista, e fino a 6 anni per gli organizzatori.

Nessun accenno viene fatto per ricordare che il boicottaggio - una pratica politica del tutto pacifica come indicato nel bel libro di Alfredo Tradardi e Diana Carminati sull’argomento (1) - fu uno dei mezzi usati per far cessare la politica dell’apartheid in Sudafrica. Seguendo le indicazioni dell’ex presidente Napolitano e dell’ex presidente del consiglio Renzi, si finge di ignorare che il sionismo è un’ideologia fascistoide, razzista e colonialista, il cui nucleo centrale consiste nel fatto di riconoscere ad un gruppo religioso particolare il diritto di andare a colonizzare una terra abitata da un’altra popolazione, che va quindi repressa e scacciata dalle proprie sedi.

L’equiparazione tra apartheid e sionismo è del tutto lecita e giustifica ampiamente tutte le azioni di boicottaggio. Israele nel 1948 scacciò con la forza oltre la metà della popolazione della Palestina e non ha mai attuato la risoluzione dell'ONU N. 194 del dicembre 1948 che riconosceva il diritto dei profughi di tornare alle loro case ed essere ricompensati per i danni subiti. Nel 1967 Israele occupò anche le terre palestinesi risparmiate nel ’48 (Cisgiordania e Gaza) e rifiutò di ottemperare alla risoluzione 242 dell’ONU che gli prescriveva il ritiro dalle zone occupate. La costruzione continua di colonie illegali all'interno dei territori occupati rende ormai impossibile la nascita di uno stato palestinese, come previsto dagli accordi di Oslo del 1993. Il sequestro illegale di tutte le fonti d'acqua della Cisgiordania crea enormi difficoltà alla popolazione palestinese, specie per l'agricoltura e la pastorizia. 
Il taglio illegale di milioni di ulivi in Cisgiordania, principale ricchezza dei territori palestinesi, si accompagna all’espulsione continua di Arabi e Beduini da numerose zone occupate per presunte ragioni di "sicurezza" e per la costruzione di nuove colonie. I processi frequenti di fronte a tribunali israeliani di Palestinesi che si oppongono all'occupazione, cui sono comminate condanne pesantissime, fanno sì che la popolazione carceraria palestinese sia una delle più alte del mondo. Frequente è l’uccisione da parte degli occupanti di gente che protesta.
Ultimamente abbiamo assistito all’annessione illegale della parte Est di Gerusalemme, per cui gli abitanti palestinesi di questa zona ora sono all'interno dello stato d'Israele, ma senza diritto di cittadinanza, e quindi non come persone di pari diritti.  Nonostante la risoluzione 2334 del 27.12.2016 del Consiglio di sicurezza dell’ONU dichiari le colonie illegali, Israele nel febbraio scorso ha promulgato una legge che dichiara legali retroattivamente altri 4000 alloggi per ebrei costruiti recentemente nei territori occupati.

Il disegno di legge si accompagna ad una serie impressionante di divieti che autorità politiche e locali e dirigenze universitarie, e persino associazioni pseudo-democratiche, hanno recentemente imposto ad una serie di manifestazioni culturali e pacifiche indette in relazione al dramma della Palestina. Ricordiamo il divieto di tenere un convegno in Campidoglio a Roma dopo il voltafaccia del consigliere Stefano Fassina, il divieto di rappresentare tre film palestinesi ed uno spettacolo in ricordo di Rachel Corrie al cinema Aquila a Roma su richiesta di consiglieri locali del PD, il divieto di rappresentare un altro film al cinema Palladium e di tenere un convegno all’università La Sapienza, un analogo episodio avvenuto a Biella in una sede dell’ANPI. 
Tutti questi episodi avvengono su pressioni dell’ambasciata israeliana e di gruppi sionisti italiani cui tutte le autorità italiane obbediscono vilmente. L’ultimo episodio è una grottesca lettera del vice-ambasciatore d’Israele pubblicata, con grande rilievo, in prima pagina, dal compiacente direttore del Mattino di Napoli in seguito ad un convegno sulla Palestina programmato in quella città , in cui il diplomatico afferma incredibilmente che l’occupazione israeliana della Palestina ha fatto ottenere ai Palestinesi “l’indipendenza”! Evidentemente i sionisti considerano quei pochi limitati nuclei di Palestina amministrati dall’Autorità Nazionale Palestinese sotto la continua minaccia dell’esercito israeliano come uno stato palestinese già esistente.
Una prima risposta pubblica a questo giro di vite maccartista e alle ingerenze di uno stato colonialista straniero, protetto dagli USA e dalla NATO, nel nostro paese sarà data il 25 Aprile, giorno della Liberazione e della resistenza dei popoli, con la partecipazione di uno spezzone per la libertà della Palestina al corteo indetto dall’ANPI. Sarebbe opportuno che i sostenitori della causa palestinese e della liberazione di tutti i popoli oppressi intervengano numerosi e decisi a non farsi strappare l’occasione di inneggiare alla Palestina Libera.

Vincenzo Brandi -  'brandienzo@libero.it'
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(1)   D. Carminati, A. Tradardi, “Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni, una pratica non violenta”, ed. Derive/Approdi.

sabato 1 aprile 2017

Rimodellare l'Europa in chiave indo-europea - Il parere antagonista di Umberto Bianchi


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Negli intenti dei fondatori, il sessantesimo anniversario degli accordi di Roma del 25 marzo 1957 che, in pratica, dettero il via formale al lungo e difficile processo di integrazione europea, avrebbe dovuto essere una gioiosa ricorrenza, celebrata in un’Europa oramai liberata dagli orrori e dai risentimenti dell’ultimo conflitto mondiale e proiettata verso un futuro di pace e progresso, in un contesto di generale benessere, che avrebbe irresistibilmente contaminato il mondo intero, in un continuo crescendo di consapevolezza…

Mai come quest’anno, invece, quella dei festeggiamenti dell’anniversario assume la valenza di una tragica beffa. Anziché da gioiose manifestazioni, mai come ora, questo anniversario è caratterizzato da un clima di cupo pessimismo e rabbiosa contestazione. Le gioie, le speranze, lo slancio nella costruzione di una comune casa europea, sono andati infrangendosi contro qualcosa di oscuro ed imprevedibile. Quella casa europea, quel progetto federativo che ebbe in personaggi come i vari Altiero Spinelli i principali cantori, si è gradualmente trasformato in una burocratica ed oppressiva gabbia dei popoli, unita unicamente da una inutile moneta-carta di credito, il cui esoso prezzo è stato fatto pagare sulle spalle dei lavoratori di mezza Europa, tutto a detrimento del benessere delle generazioni a venire. 

L’Europetta delle mezze-seghe, ha, di fatto, delegato la gestione della cosa pubblica ai soliti potentati economici e finanziari, a grigi professorini di economia, nel ruolo di ligi esecutori degli ordini altrui e ad una multicolore armata di imbecilli, accomunati da un peloso solidarismo e da un buonismo d’accatto, oramai assurti al ruolo di vera e propria sifilide, di malattia corruttiva dell’animo europeo. Un ‘Europa in cui oramai non v’è né più crescita né speranza e laddove questa esiste, qualunque forma di surplus economico, in grado di aumentare il tenore di vita dei propri cittadini, va miseramente bruciata per concedere benefici, sovvenzioni e regalie a iosa a turme di migranti/invasori, accolti con uno spirito masochista e suicida, oppure, in folli spese militari, in spedizioni militari all’estero, in ossequio alle direttrici politiche anglo-americane. 

Già quell’ “anglo” sta lì a rammentarci quanto i nostri vicini europei d’Oltremanica contino, rispetto a noi italioti. Visto l’andazzo circense di Bruxelles, visto che Europa sempre più significa burocrazia,oppressione, ottusità, siccome non si possono difendere i mercati nazionali, siccome non si possono fare politiche di bilancio in grado di rilanciare attraverso il pubblico intervento l’economia di un paese, siccome bisogna codinamente accettare di accogliere chi, senza tanti problemi, sputa sul piatto in cui mangia, per tutti questi motivi, la perfida Albione ha detto “No” e, senza tante storie, è uscita dall’eurocirco. 

Se una cosa del genere l’avessero osata fare Grecia, Italia o Spagna, probabilmente la Germania buonista e solidarista di Frau Merkel, in un rigurgito di redivivo nazionalismo, non avrebbe esitato a metter su un’armata di straccioni afro-siriani e far sommergere il malcapitato paese che avesse osato un simile gesto. Ma, se l’Europa bene non sta, se il sogno europeista, ora più che mai, registra il proprio clamoroso fallimento, c’è anche chi, peggio di noi, deve fare i conti con un fallimento che sa di vero e proprio disastro. 

Il Terzo Mondo, tutto, ha ineluttabilmente perduto la propria scommessa con la Storia, quella con la “s” maiuscola. Le spinte irredentiste degli anni del secondo Novecento, i Paesi non Allineati, l’Autodeterminazione dei Popoli, l’Anti Occidentalismo come stile di vita, hanno perduto, in modo clamoroso, davanti alle proprie, insanabili contraddizioni. Crisi economiche, conflitti, corruzione, sia pur presenti a livello endemico, stranamente, non rappresentano la causa principale di una debacle senza precedenti. A dare il colpo mortale è stata una totale mancanza di etica comunitaria, di quello spirito di corpo, senza il quale, qualunque progetto, alla lunga, deraglia rovinosamente. 

Le luci dell’Occidente, le auto sfavillanti, i cellulari, i vestiti all’ultima moda, hanno avuto la meglio su qualunque altra istanza. E il peggio è che, di fronte al primo consistente segnale di crisi o di conflitto, qualunque altra motivazione è andata a farsi benedire, offrendo, invece, il vergognoso spettacolo di una fuga, di un vero e proprio abbandono delle posizioni, senza precedenti. 

Gli stati europei ed occidentali, in genere, non sanno più come far fronte ad un’ondata umana di persone che, al di là di ipocrite e pietistiche definizioni, quali “richiedenti asilo” e via dicendo, altro non sono che il simbolo vivente di un fallimento umano, oltrechè politico ed economico. Quegli stessi “islamici” che tanto incitano alla purezza ed al rigore sono, troppo spesso, personaggi dalla caratura umana e morale inesistente. Piccoli profittatori risentiti, complessati da quattro soldi che, in una tragica e macchiettistica versione dell’Islam, hanno potuto trovare il proprio momento di squallido protagonismo… gente dal cervello lavato, pasciuta e cresciuta da occulte centrali di potere, per fini altrettanto oscuri. 

E così i sogni di rivincita e rivalsa del Terzo Mondo si incagliano sugli scogli di una dura realtà. Tutti i paesi del cosiddetto “BRICS” hanno conosciuto un decisivo rallentamento nella corsa allo sviluppo, gigante cinese incluso, portando così a smascherare il sogno di uno sviluppo illimitato. E’ vero. Il liberismo, ora più che mai, sta rivelando i propri macroscopici limiti ma, è altrettanto vero che, tornando a quanto detto sopra, il fallimento è stato innanzitutto umano, etico e formativo. 

Gente che, per quattro soldi ed un posto al sole è pronta ad abbandonare a sé stessi, figli, mariti, mogli ed affetti vari e ad abiurare a qualunque nobile e tanto decantato intento, è la cartina di tornasole di questa affermazione. Nel bene o nel male l’Europa e l’Italia hanno conosciuto il Risorgimento, la Prima Guerra Mondiale ed il Piave, El Alamein e tutte le varie Resistenze, in occasione delle quali, un intero continente si blindò, intere masse umane furono lanciate o si lanciarono allo sbaraglio. Errate o giuste che furono, certe scelte marcarono ed in qualche modo rafforzarono l’identità dei popoli e delle nazioni europee, lasciando dietro a sé una silenziosa scia spirituale. 

Questo, al di là delle dissennate scelte politiche degli ultimi sessant’anni. E forse proprio tra alcune di queste scelte, che dobbiamo andare a vedere per capire il presente e dare un nuovo senso al futuro. Gli ultimi due-tre secoli di storia europea, avrebbero dovuto insegnarci che, l’idea di uno stato europeo unito, è un qualcosa di irrealizzabile, proprio a causa di quelle differenze etno-culturali, che sono poi economiche e politiche che, del cosiddetto Vecchio Continente, rappresentano invece la ricchezza. 

Rimodellare l’Europa si può e si deve, proprio nel nome delle differenze. Non più un unico mega stato a conduzione anglo americana o, in subordine, germanica, bensì una Confederazione di Stati Indipendenti, liberi nelle proprie scelte esistenziali, da quelle di natura meramente economica a quelle di ordine organizzativo ed istituzionale e via discorrendo, ma accomunati da un vincolo spirituale che risale alla notte dei tempi. E’ il vincolo rappresentato da quelle radici indoeuropee che tutti temono di riaffermare, pena l’esser confusi per dei neonazisti da bar. Sono quelle meravigliose radici che hanno spinto l’Europa ad esser ciò che è stata, che è e che potrebbe essere. 

Quelle radici si chiamano Grecia, Roma, Evo Medio Romano-Germanico, Rinascenza, Barocco, Modernità e poi quello slancio verso il Futuro, quell’aprirsi all’Infinito, tanto caldeggiato dai nostri padri futuristi ed alfine negato, represso, ed ancora rinnegato nel nome di una Modernità fasulla, tutta al servizio di una Tecno Economia, fattasi Leviatano Globale…ma è solo un momento, seppur lungo, solo un tragico momento a cui Europa, figlia di Io e Ganimede, dimostrerà di saper rispondere rialzandosi, come ha sempre fatto e come la nostra plurimillenaria Storia ci ha già insegnato. 

Europa non è Vecchio Continente, essa è piuttosto un’Araba Fenice, in grado di saper risorgere dalle proprie radici ad ogni nuovo levar del Sole. E’ un plurimillenario cadere e risorgere da sé stessi, che ha fatto del nostro continente un unicum su questa terra di cui essa rimane, indissolubilmente, ad oggi, il centro spirituale ed il cuore pulsante. Forse la soluzione sta tutta nelle parole dell’ultimo Heidegger quando, con fare criptico ci parla di quell’ “Ereignis/Eventuarsi”, in cui atto e parola andranno a coincidere, in cui l’Idea, il Pensiero, si libererà dalle sovrastrutture e dalle incrostazioni dualiste, per farsi Azione, andando a coincidere, ad “eventuarsi” con essa. 

E lì la ruota della Storia, dell’infinito Kharma Indoeuropeo tornerà a girare, riportando in auge un’antica supremazia … e questo con buona pace per Voi tutti: islamici e terzomondisti, monoteisti, globalisti e buonisti, veri o finti che siate… Con Noi lasciate perdere, perché non c’è e non c’è mai stata né ci sarà mai storia, questo attuale è solo un tragico momento… da cui, prima o poi, prima mortificati e poi purificati dall’Atanor di una Storia immortale, sapremo rinascere a nuova Luce…e, per una volta ancora, dateci retta: non è prosopopea, né sciocca vanità, né esaltazione, ma pura e semplice questione di Kharma…

Umberto Bianchi - umbertobianchi1@gmail.com


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