lunedì 7 marzo 2016

Obamacare e guerre per procura (con in palio un posto al consiglio di sicurezza dell'ONU)




La sorte degli USA e dell’ Obamacare è appesa al risultato della strategia da applicare in Libia. Se prevale il sistema di delegare la guerra agli alleati teleguidandola ( Leading from behind), il nuovo modello di Difesa USA reggerà e ci saranno i fondi per la riforma sanitaria voluta da Obama. Altrimenti, tornerà il modello militare precedente ( 130.000 uomini in più per intervenire direttamente) e addio alle spese sanitarie gratuite per i meno abbienti e al voto democratico nel sud di colore.

Per l’Italia, la posta in gioco è il reingresso nel Consiglio di sicurezza dell’ONU a breve scadenza dall’ultimo turno, ma potrebbe essere una ripresa delle passate ambizioni di Francesco Paolo Fulci di occupare un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza penalizzando le speranze tedesche in materia.


ALGERIA
Ieri a Tindouf (sud  Algeria,al confine col Marocco) il segretario Generale delle Nazioni Unite BAN KI MOON in visita ai campi Sahraoui della Missione MINURSO, è stato bersagliato da una sassaiola dei sahraoui filo algerini stufi di essere presi per i fondelli. Per l’apostolo della pace è  una prima mondiale. E’ partito in elicottero.  I tentativi tedeschi di mediazione  tra Marocco e Algeria sono falliti.
Il fuoco in Marocco è ormai acceso e abbiamo assistito in diretta al ritrovamento di un armamentario terroristico all’aeroporto di Parigi  destinato all’ambasciata USA a Tunisi, per non capire che sono imminenti sviluppi  in quell’area.


TUNISIA
La Tunisia , lo ha detto la Reuter di oggi, è in dirittura di arrivo per ottenere un prestito dell’FMI ( Fondo Monetario Internazionale) di 2,8 miliardi di dollari  con motivazioni approssimative tipo “riforma economica”.
Senza quei fondi il paese che ha avuto il Nobel per la pace si troverebbe immerso nella semi guerra civile che dilaga “a macchia d’olio.e di leopardo” un po dovunque. Non è possibile far vivere decentemente un paese  privo di lavoro e i reduci di Siria hanno ormai l’abitudine alla guerra.  Per dare sette miliardi alla Grecia ci hanno fatto sudare sangue.


LIBIA
In Libia, a seguito dell’intervento di mediazione delle Nazioni Unite dove c’erano ben due governi ( uno a Tripoli e uno a Tobruch) adesso ne abbiamo un terzo a Baida promosso dai paesi occidentali e il generale Khalifa Haidar punta a un facile successo al seguito delle truppe occidentali. ( vedi appresso), restaurare la monarchia e ancorarsi all’Inghilterra.
 
Va capito cosa succede davvero attorno alla vicenda libica:
 
GLI USA
1)Gli USA , più in dettaglio Barak Obama, ha bisogno di consegnare alla storia la sua Presidenza. Per ora ha perso la guerra in Afganistan e sta perdendo quella in Siria. Se non dimostra la vitalità del suo nuovo modello di Difesa ( 120.000 effettivi in meno , truppe più specializzate per interventi lampo e coinvolgimento degli alleati per “boots on the ground”) , non salterebbe solo la  strategia militare  di Obama , ma anche l’Obamacare che sta ancora decollando ( e mano a mano che lo applicano gli strati più poveri cominciano ad apprezzarlo). Degli otto anni di Presidenza non resterebbero che lo scandalo dei reduci, le riduzioni di bilancio alla Difesa e il suo Premio Nobel.
Un intervento in Libia invece consentirebbe la ripetizione del ” leading from Behind”, l’impiego di un corpo di spedizione alleato  ( per l’Italia si parla di cinquemila uomini), una vittoria militare che duri quanto basta  per uscirne bene e un aumento delle commesse militari all’industria USA  da parte degli alleati. NON ESISTONO ALTRE RAGIONI PER INTERVENIRE MILITARMENTE IN LIBIA E NESSUNO LE HA FORNITE. La vicinanza delle coste privilegerebbe semmai la Tunisia, non la Libia e sarebbe una scusa valida per noi, non per i franco inglesi.
Le possibilità di capire la situazione Libica sono nulle ( e la figuraccia dei tre governi l’ha dimostrato) un nostro arrivo ci imporrebbe di versare 3,8 miliardi al mese per mantenere il paese e dare il visto di ingresso al mezzo milione di libici amici che si allontanerebbero dal paese in guerra aperta.
 
L’ITALIA
1) L’Italia mira a non opporsi al disegno americano nella convinzione che il governo ne ricavi longevità, che aumenti il valore delle azioni ENI di prossima vendita per sopravvivere, di distrarre la pubblica opinione  dai guai di casa e di affermare l’immagine ” vincente” del presidente del Consiglio. Ideale per noi l’impiego di reparti speciali e basta, ma tutti sono in ansia per uno sforzo maggiore e i media premono in questo senso, senza però mettere in luce le problematiche esistenti che rischiano di farci vivere un altro 8 settembre contro un gruppuscolo di smandrappati.
2)Dal punto di vista burocratico interno, l’operazione sarebbe in mano alla signoraRoberta Pinotti, ai quattro capi di Stato Maggiore ( EI: Danilo Errico; MMGiuseppe De Giorgi; AM  Pasquale Preziosa; CC Tullio Del Sette)   complicati dall’intervento di un articolo di legge fatto ad personam ( 1 dicembre 2015 N 198, art 7 bis) che attribuisce all’intelligence la possibilità di utilizzo di corpi militari ( a immagine dell’intervento iniziale della CIA in Afganistan….) .
Il generale  Mario Arpino, una persona seria, ex capo dello SMD, ha specificato in una intervista che questo utilizzo da parte dell’ intelligence dello strumento militare deve intendersi “eccezionale , limitato e da approvare caso per caso”.
In realtà le legge potrebbe solo servire a far monitorare l’operazione all’ex capo della stazione CIA di Roma, assunto direttamente all’AISE  e di fatto vice capo del servizio.
3)Le gerarchie militari sono anche complicate dalla presenza del Capo di SM della Difesa ( Claudio Graziano, reduce dal comando in Libano) che tramite il COI ( comando operativo interforze) dovrebbe gestire la guerra ( legge N 25 del 18 febbraio 1997), ma di fatto si troverebbe a farlo  per il tramite di due organismi: lo Stato Maggiore Difesa e il COI , comandato questo dal generale Bertolini. Ecco un’altra duplicazione da chiarire.


SOVRAPPOSIZIONI
4)L”ambasciatore Giampiero Massolo ( DIS)  in veste di coordinatore  del tutto- in realtà un passacarte cui daranno la colpa di eventuali rovesci – e in competizione col capo dell’AISE  Alberto Manenti che è un ufficiale di amministrazione  con nessuna esperienza di operatività!   Tutti coordinati dal sottosegretario Marco Minniti, noto per aver concordato con gli USA il trasferimento delle competenze dei servizi segreti dai militari  – con esperienza secolare- ai civili e dopo aver tolto i più esperti e immesso oltre 400 finanzieri ” per la lotta antimafia”….
5) Basta vedere come sia stato trascurato l’inserimento nella linea di comando del capo dell’AISI ( il servizio interno antiterrorismo) per capire quanto la vicenda sia abborracciata e quanto a lor signori  importi il pericolo di attacchi terroristici alla cittadinanza.


Adesso si capisce forse meglio come mai il segretario Generale del Ministero degli Esteri Michele Valensise abbia annunziato  – con largo anticipo – le sue dimissioni  dall’incarico per ” intraprendere nuove esperienze professionali”.
6) La parte più grave del tutto è , con questa strategia italiana, il mancato interpello del Parlamento che non solo non verrà chiamato a deliberare sullo stato di Guerra come prescrive la Costituzione, ma del problema non sarà competente  nemmeno la Commissione Difesa di Camera e Senato, bensì ilCOPASIR ( comitato parlamentare di controllo sulle attività dei servizi segreti). Il COPASIR ha potere di essere informato dal DIS due volte l’anno, di sentire i dirigenti dei servizi , ma non controlla le spese delle FF.AA. non ha poteri di indirizzo sull’andamento di una eventuale guerra, non ha potestà legislativa e non conosce nulla della macchina militare.
7) In caso di morte o di invalidità degli appartenenti alle truppe destinate alla operazione, non potranno erogarsi  ai familiari le indennità previste per i caduti in guerra, perché non essendo stato deliberato lo stato di guerra, nulla sarà dovuto. Lo stesso accadde per la spedizione Angioni in Libano dove  ci fu un solo morto e qualche ferito, tra cui Bertolini.


UNICUIQUE SUUM
Per farla breve, questo Parlamento ha votato la fiducia al governo sulle “Unioni Civili”ovvero omosessuali, ma non è chiamato a deliberare un eventuale stato di guerra che rischiamo di avere a breve. Unica consolazione, la guerra scorsa siamo andati a combattere agli ordini di un maestro elementare, questa volta saremmo agli ordini di una insegnante di scuola media.  Il progresso è lento ma sicuro.

 Antonio de Martini

(Corriere della Collera)

domenica 6 marzo 2016

Americanismo malsano: la peste che avanza...



Nell’arco di sessant’anni la dominazione americana nel mondo, mercantilista e multietnica, ha direttamente o indirettamente causato tanti e tali danni da portare il pianeta al collasso, ora conclamato anche sul piano economico. Il futuro del mondo appare compromesso e certamente avviato verso una escalation peggiorativa di tutti gli indici più significativi:

1) La capacità rigenerativa degli ambienti naturali 
2) La salubrità dell’acqua, dell’aria e degli alimenti 
3) La prospettiva economica delle famiglie 
4) La qualità della vita individuale

Chi sta trasformando il mondo in una fogna miserabile lo può fare solo evadendo i meccanismi di allarme e reazione che gli esseri umani posseggono, al pari degli animali. È attraverso la comunicazione di massa che avviene la “sedazione”, sia sotto forma di banale distrazione dalla realtà (gli spettacoli di intrattenimento: dal calcio agli sceneggiati) sia sotto forma di vera e propria alterazione della memoria collettiva. È questo secondo aspetto il più subdolo e invalidante. Ogni plagio, che può avvenire secondo strategie differenti, porta sempre ad un unico risultato finale: l’alterazione dei ricordi nel plagiato.


Antonio Ogna


foto di Antonio Ogna.

sabato 5 marzo 2016

USA gossip. Aspettando Hillary...




L’anno elettorale americano entra nel vivo e la cosa ci riguarda da vicino. Il nostro interesse va oltre l’informazione. Più che come curiosi abitanti dello stesso pianeta, noi italiani, senza nemmeno saperlo, ci interessiamo alle presidenziali USA innanzitutto come cittadini di uno Stato a sovranità limitata.In quanto sorta di 51° pezzo di quell’Unione a cui abbiamo affidato la politica estera (quella economica e quella interna sono già a Bruxelles), veniamo attratti dal prossimo inquilino della Casa Bianca come da un richiamo ancestrale. Per un destino bizzarro non partecipiamo alla scelta, ma ne condividiamo le emozioni.

La sfida più probabile sembra Trump-Clinton, laddove Clinton non è il rubicondo Bill, ma la moglie Hillary, sua avente o dante causa a seconda dei casi.

Chi vincerà non lo sappiamo. Sappiamo però che è partito il conto alla rovescia per l’allineamento dei media sulla “Hillary globale”, fulcro del pensiero unico e del politicamente corretto universalmente dato per buono.

Dopo un Presidente nero, valido in sé al punto da meritare un Premio Nobel preventivo, niente di meglio di un Presidente donna, sintesi sublime di quel marketing imperiale pronto ad usare la moda del momento pur di lasciare le cose come stanno, senza escludere la possibilità di peggiorarle.

Ma proprio come per il Nobel all’afroamericano Obama, la canonizzazione della Clinton c’è da aspettarsela più in Italia che negli USA, dove qualora vincesse sarebbe comunque a fatica. C’è da scommettere infatti che l’ex first lady otterrà il favore dei suffragi virtuali italiani, ribadendo quell’incredibile 90% di simpatie avute da Obama alle elezioni del 2012. Lo svantaggio di non essere nera sarebbe ampiamente compensato da quello di essere donna, col giusto passato rosa femminista traslato nel frattempo al grigio istituzionale di Washington. La “Hillary de noantri”insomma, potrebbe arrivare anche all’en plein in una sorta di “comunque è meglio lei…” di solito sintomo principale di influenze mediatiche e comprendonio delegato.

Soprattutto se l’avversario fosse davvero Trump, la possibilità di fare il pieno tra i consensi degli italiani sarebbe quanto mai realistica. Più i presidenti repubblicani mostrano il bel sembiante dell’imprenditore miliardario, pistolero e stupido, più la convergenza al “democratico e buono” diventa probabile.

A favorire già in partenza la Clinton è senz’altro la cerchia di appartenenza. Dal secondo dopoguerra in poi, i presidenti democratici riscuotono più simpatie di quelli repubblicani ben oltre i meriti e i demeriti. Basti pensare a Truman, primo lanciatore di bombe atomiche passato indenne al giudizio della Storia o a Kennedy, ricordato più per Marilyn e Dallas che per aver portato l’America in Vietnam.

Più di tutti però vale come esempio il Clinton marito, simpatico a tutti perché suonava il sassofono e intratteneva le stagiste. Fra una ricreazione e l’altra fu tra i protagonisti dell’ascesa dei Talebani a Kabul, della nascita di Al Qaeda, dello sviluppo del fondamentalismo islamico, del ritorno della guerra santa nei Balcani dopo 400 anni (in queste ore se ne torna a parlare), del bombardamento nel ’99 di Belgrado, prima capitale europea ad averne l’onore dal 1945. Fu lui a gestire il mondo per 8 anni come Presidente di una Superpotenza solitaria, orfana della Guerra Fredda e di nuovi nemici. Il meraviglioso mondo di pace in cui viviamo oggi lo dobbiamo anche a lui, ma pare che la Storia ogni tanto dimentichi se stessa…

Se il cognome e la provenienza ideologica sono una garanzia, Hillary Clinton quindi ha davvero grosse possibilità di diventare il 45° Presidente degli Stati Uniti d’America. Che l’uomo più importante del mondo sia una donna, farebbe pendant coi tempi che corrono in fondo…

Simpatie inspiegabili a parte è bene ricordare però chi sia Hillary Clinton, donna di potere già ai tempi del rurale Arkansas.

Segretario di Stato nel primo mandato Obama (a cui contese la candidatura presidenziale) si è distinta tra il 2009 e il 2013 per una serie di colpi di genio. Fu lei ad insistere per la guerra in Libia e l’eliminazione di Gheddafi nonostante (incredibile a dirsi!) il parere contrario del Pentagono. Fu lei ad insabbiare l’attentato all’ambasciata americana a Tripoli del 2012 per non intaccare la campagna del secondo mandato di Obama. È stata lei ad aizzare la Casa Bianca per ripetere le prodezze libiche in Siria, prima di lasciare il Dipartimento nel 2013. Ha avuto in mano la politica estera americana per almeno un lustro, senza contare gli anni dietro le quinte del secondo Obama e soprattutto quelli del marito Bill.

Dietro la corteccia dei diritti umani (o civili, a seconda...), sempre pronti a balzare fuori quando gli argomenti ristagnano, si nasconde un mix di cinismo e incompetenza reso inattaccabile dal suo essere donna liberal.

La Clinton è la capofila degli esportatori di diritti e democrazia, sempre pronti a professare una superiorità etica inaccessibile a noi comuni mortali. È il veicolo pubblicitario ideale per un modello low profile di imposizione dall’alto. Così come fu per il cornificante marito, rappresenta il volto più pericoloso del potere, perché privo di quelle linee caricaturali in cui i repubblicani brillano da decenni. Al furbo Nixon, al cow boy Reagan, al petrol-vaccaro Bush non si sa perché ma è sempre preferibile quello che i giornali e le tv etico-rock decidono di preferire. I disastri mondiali però sono gli stessi.

Noi cittadini di un Paese che osserva, nel nostro piccolo, ci limitiamo ad abboccare partecipando col cuore.

Col nostro Francia o Spagna, purché se magna… siamo un’importante cartina da tornasole per capire come va il mondo. In quanto colonia a sovranità ridotta, siamo un ottimo esempio di gregge, pronto a incolonnarsi secondo i flussi globali di cui siamo vittime e promotori. Così accecati da una presunta libertà, finiamo per essere artefici delle nostre stesse amputazioni.

Aspettando la Clinton, ricordiamoci che il genio delle dittature più pericolose è proprio qui: far credere agli uomini di essere liberi.

di Giampiero Venturi




venerdì 4 marzo 2016

Libia. Presto vedremo i risultati della guerra di renzie



Fausto Piano e Salvatore Failla... i primi due "caduti" italiani nella "guerra di Libia" del 2016. Che siano dei civili sequestrati precedentemente poco importa: sono morti "in combattimento" non appena l'Italia ha manifestato la propria disponibilità interventista con la "concessione" agli Usa di Sigonella per i droni assassini e l'invio degli incursori del Col Moschin a fianco del cosiddetto "legittimo governo di Tobruk".

I due tecnici,infatti,non hanno subito il tragico iter delle esecuzioni-spettacolo ma sono stati colpiti a morte in uno scontro di guerra tra jihadisti e miliziani dell'altro "governo" libico,quello di Tripoli.


Chi abbia premuto il grilletto,tra le due fazioni,ha importanza relativa...quel che conta è il fatto che entrambe le parti in causa non amino affatto l'Italia e gli italiani,cosa che il nostro governo ed i media del regime partitocratico tacciono colpevolmente ai cittadini.


"Tripoli bel suol d'amore" fu il supporto canoro per invadere la Libia nel 1911,ma erano altri tempi...coloniali ! 


Oggi appoggiamo,come scritto,un'altra fazione, Tobruk... quella che tutela gli interessi (economici) di Francia ed Egitto. Nazioni che,conseguentemente, ne ricambiano con truppe sul campo la sopravvivenza politica. 

Noi no,neppure la nostra zona di interesse,sappiamo difendere..infatti a Tripoli sono molto risentiti con Roma per questo motivo : "come,voi avete quasi tutti i pozzi di petrolio e gas nella nostra fascia territoriale ed appoggiate quelle carogne di Tobruk ??".


Questa la sintesi che ha portato alla morte i due innocenti tecnici della Bonatti (colpevole della loro mancata sicurezza).
Sintesi davvero "sinteticissima",scrivo pure per quanti abbiano letto fin qui... perché è tutto ancor piú complicato di quanto esposto sopra: Tripoli e Tobruk,di fatto, rappresentano poco e niente... men che meno le città-stato di Bengasi, Misurata, Sabrata.


Non contano nulla tra le tribù ed i clan familiari che costituiscono il tessuto connettivo libico e che solo Gheddafi riusciva a tenere assieme, tuareg compresi.


E, cosa piú importante di tutte, sono in feroce lotta con Derna ed il Califfato dell'Isis che vuole soffiar loro il potere politico e militare ma, soprattutto, il vitale petrolio.


Insomma,un casino di proporzioni spaventose... pericolosissimo perché a solo un'ora da casa nostra: di aereo.. e di missile (ancor meno).


"Siamo pronti a fare la nostra parte", morti ed ostaggi non sono dimenticati... questo il messaggio di Renzi e del governo italiano.

Come avevo a suo tempo previsto (assieme ad altri più qualificati osservatori) il folle azzardo dell'assassinio di Gheddafi per impadronirsi dei pozzi petroliferi da parte franco-inglese, oggi mi sento di anticipare che la "avventura" libica ci costerà tantissimo... da quelle parti e pure in Italia.


È impensabile che i "terroristi" dello Stato Islamico si facciano ammazzare gratis da noi e dai nostri padroni americani... non oso immaginare cosa potrebbe accadere.


Mah,vedremo solo a posteriori quale cazzata Renzi ha già  iniziato a fare... 

Vincenzo Mannello

giovedì 3 marzo 2016

Human Market - Il mercato dei pezzi di ricambio e dei corpi interi



In un Paese in cui una imponente popolazione di anziani emarginati - titolari di pensioni sociali che li costringono all’indigenza perché non possono permettersi né lussi alimentari, né, tantomeno, se ne hanno bisogno, l’acquisto di un semplice dente (per non parlare di intere dentiere) per masticare c’è chi può permettersi di comperare persino un bambino intero, sano-sano con tutti gli accessori ed eventuali optional possibili, provette permettendo - colore occhi/capelli, tonalità carnagione e persino lentiggini, per i più esigenti - commissionandone il manufatto in uteri di terzi (mondi).

E’ lecito, è normale e non lo fanno solo i Vip,  tipo Elton John che, ormai stanco della sua collezione di ville e Ferrari, si è regalato, per sé e per suo marito, un bambino “sfornato” fresco-fresco da un utero affittato all’uopo! Nooo!... lo può fare chiunque! Bastano appena 100mila/max170mila euro, tra acconto, rata intermedia e saldo.

Il prezzo varia probabilmente dal tipo di paese del terzo mondo dove sono stati aperti – per il bene dell’umanità tutta – modernissimi “children market” per tutte le tasche: più costoso l’esotico sud est asiatico, prezzi da hard discount per l’Africa subsahariana e, a metà strada, i paesi dell’America Centrale! Prima o poi, verosimilmente, in arrivo imperdibili offerte specialipaghi uno e ti porti casa due gemelli!

Sembra uno scherzo grottesco, ma è la pura realtà. Legittimato dall’esempio del lungimirante Nichi nazionale - modello esaltante del progressismo illuminato che sta facendo di tutto per affossare (speriamo in modo definitivo) una sinistra inqualificabile e riscattare, al tempo stesso, talenti della politica, vecchi e nuovi, del calibro della Santanchè e di Salvini – il mercato dell’infanzia, assimilabile per difetto, quanto a perversione, al modello Erodiano della mattanza degli innocenti, è ormai una realtà di fatto e del tutto lecita.

Anzi necessaria! Parola di

Chiara Surrogale e Chiara Saraceno
ospiti, de Il mattedì …di Giovanni Floris

“Questo è – tralasciata ogni altra considerazione – sfruttamento della povertà. Anzi peggio, della miseria del Terzo Mondo su cui una volta era “di sinistra” commuoversi e indignarsi”.   



Adriano Colafrancesco 


mercoledì 2 marzo 2016

Italia - Fuggite se potete (ma dove?)


http://www.winthebank.com/Pagine/News/Immagini/VM_178_02.jpg

Vi segnalo un articolo,  scritto da un economista non mainstream,  a cui non devo aggiungere nulla a commento, in quanto enuclea quanto scrivo da molti anni, con linguaggio semplice, popolare, pungente e soprattutto documentato. 

Il paese è tecnicamente fallito, come lo era la Grecia già sei anni fa, si regge per gli interventi della Banca Centrale Europea (leggasi Draghi), che non lo fa per beneficenza, i nostri politici sono solo dei burattini neppure divertenti che hanno il solo compito di cazzeggiare e distrarre temporeggiando, per pervenire a ridurre sul lastrico il ceto medio inebetendo mediaticamente la popolazione per consentire ad una élite internazionale di comprare il paese pezzo per pezzo, come sta avvenendo dai primi anni ’90, quando decisero questa strategia, e Draghi era uno dei partecipanti al consesso internazionale che pianificava il futuro dell’Italia mentre andavano in crociera…

Claudio Martinotti Doria 



Articolo segnalato:
Lo sai che l'Italia e' fallita, vero?



martedì 1 marzo 2016

Scurriculum, sottogoverno e mangiapane a tradimento: consulenti esterni



Nel 2007, il giornalista Marco Lillo scriveva sull’Espresso:”una città di 161.000 abitanti, tanti sono i consulenti esterni della nostra pubblica amministrazione. Una massa enorme che succhia ogni anno un miliardo e mezzo di euro dalle casse pubbliche. Architetti, ingeneri, avvocati, commercialisti, ma anche personaggi in cerca di contratto, senza alcuna competenza, figli di ministri, amanti, clienti e famigli, portatori di voti, politici trombati e manager arrestati. Tutti in fila per incassare la loro fetta della grande torta”

Sono passati nove anni, ma nulla è cambiato e la politica corrotta e ladrona ha brillantemente superato la denuncia, con il tacito, succube e cretino assenso dei cittadini, e continua a foraggiare la pletora di parassiti sottraendo alle risorse, sempre più esangui dello stato, quei denari che servirebbero a risanare un bilancio fallimentare!

Chiacchiere, promesse, annunci, menzogne ci bombardano dagli schermi delle TV da parte di una classe politica che non sa e non vuole cambiare una situazione di malaffare, di corruzione e di incompetenza che sta affondando la nazione mentre tanti cittadini non hanno i mezzi sufficienti per la sopravvivenza!

Se non ci credete, leggetevi il libro SCURRICULUM di Paolo Casicci e Alberto Fiorillo, con prefazione di Gian Antonio Stella edito da Aliberti  e ve ne troverete una vasta e dettagliata cronaca.

Una lettura che fa incazzare, ma che vi aprirà gli occhi sulla marmaglia che ci governa..!!


Alessandro Mezzano