venerdì 17 maggio 2013

Anima e corpo e gli involucri della Coscienza individuale


Caro Paolo D'Arpini, scusa la mia terminologia non adeguata. Sul tuo Giornaletto di Saul leggo che i seguaci delle tue ipotesi esistenziali distinguono lo spirito o anima dal corpo, come se il primo fosse una entità distinta e separata dal secondo. Come sai io, più che un materialista, sono un realista che si guarda intorno. Orbene, in questa mia analisi, io mi sono accorto che il nostro essere, che possiamo chiamare spirituale, e' estremamente condizionato dal nostro corpo. Se il nostro corpo si ammala, anche lo spirito cambia. Se poi dovessimo esaminare il caso dell'alzheimar, vedremmo una totale trasformazione del nostro io. Ancora di piu' in presenza di traumi cerebrali. Il tutto avviene anche in presenza di traumi psicofisici. Di conseguenza chi siamo? Il nostro corpo che è in continua evoluzione o lo spirito che dovrebbe essere immutabile? Se esistesse lo spirito in se e per se, questo dovrebbe espletarsi indipendentemente dall'ambiente che lo circonda. Invece, la storia ha dimostrato che l'uomo e' estremamente condizionato, in genere, dall'ambiente e dalla educazione che ha ricevuto. Gli "spiriti" degli Italiani sono storicamente portati all'individualismo e alla corruzione. Pensa alle parole di Dante, di Guicciardini, di Leopardi, di Prezzolini, di Flaiano, della Fallaci, ecc. Basta passare le nostre frontiere, e troviamo "spiriti" completamente diversi. Cosa dobbiamo pensare ? Che tutti gli " spiriti" individualisti e corrotti nella loro scelta di incarnazione hanno individuato nell'Italia la loro destinazione più adatta ?   Tutto ciò premesso, se questo dovesse essere vero, perché ribellarci ad una situazione che vede la sua origine in un mondo antecedente al corpo ? A questo si aggiunga che se siamo condizionati dal nostro corpo, e lo siamo con le sue innate inclinazioni, perché lo "spirito" dovrebbe subire i danni conseguenziali a dette innate corporali inclinazioni ? Certo il tema e' estremamente complesso. Io ho voluto soltanto riferire mie considerazioni al riguardo in un processo dialettico di continuo divenire. 
Saluti e buon lavoro.
Massimo Sega  

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Mia rispostina:

Non ho mai affermato che la mente ed il corpo (ovvero l’anima ed il suo involucro fisico) siano separati, anzi ho sempre sostenuto che sono la stessa identica cosa in forme diverse. Il nostro essere esistenziale è come una cipolla suddivisa in vari involucri e nel suo cuore c’è solo il “vuoto”, in senso buddista, ovvero la pura consapevolezza non identificata e non consapevole di sé. Ti consiglio di leggere il mio articolo sulle guaine individuali (kosha) che  segue, ed inoltre ti consiglio per un ulteriore approfondimento di leggere il mio nuovo libro “Riciclaggio della Memoria” (Edizioni Tracce)…

Il Vedanta, letteralmente “dopo i Veda” è una scuola di pensiero laico sull’Assoluto non duale, detto “Brahman” nelle Upanishad, i testi filosofici vedantici (posteriori ai Veda).

Sulla datazione dei Veda e del Vedanta le opinioni degli studiosi, storici e religiosi, divergono alquanto. La differenza di vedute è soprattutto fra ricercatori occidentali e quelli indiani. Secondo gli europei, proni al credo filo occidentale di una culla di civiltà medio-orientale e mediterranea, i Veda sono posti attorno al primo millennio a.C. e le Upanishad al periodo appena antecedente la nascita del Buddha storico (VI secolo a.C.). Ovviamente per alcuni storici indiani le date sono diverse e si allontanano moltissimo da quanto affermato dagli storici europei. Ma analizziamo i concetti espressi e lasciamo da parte le datazioni (irrilevanti ai fini della sostanza).

La peculiarità della filosofia Advaita Vedanta è che non si rifà ad alcuna divinità. L'Assoluto non duale è tra l'essere ed il non essere. Esso è il Sé (Atman), ovvero la Consapevolezza priva di attributi, che è contenitore e contenuto di tutto ciò che si manifesta, autoesistente, e contemporaneamente aldilà di ogni manifestazione e pensiero.

Il Sé gode della sua stessa illusione di esistere come oggetto separato e distinto da se stesso e -secondo il Vedanta- questa commedia si rende possibile attraverso cinque maschere o “guaine” (in sanscrito “kosha”) che nascondono il Sé al sé (l’Io assoluto all’io relativo).

Esse sono: “annamaya”, “pranamaya”, “manomaya”, “vijnanamaya” e “anadamaya”.

Annamaya è la guaina composta dal cibo, il corpo fisico. I suoi costituenti sono i cinque elementi nello stato grossolano, in vari gradienti di mistura. Dello stesso materiale sono fatte le cose del mondo oggettivo sperimentato.

Pranamaya è la guaina dell’energia vitale (nella Bibbia “soffio vitale”) è quella che denota la qualità vitale, la sua espressione è il respiro, in sanscrito “prana” e le sue cinque funzioni o “modi”: “vyana” quello che va in tutte le direzioni, “udana” quello che sale verso l’alto, “samana” quello che equipara ciò che è mangiato e bevuto, “apana” quello che scende verso il basso, “prana” quello che va in avanti (collettivamente vengono definiti con il termine “prana”). Alla guaina del “prana” appartengono anche i cinque organi di azione, ovvero: la parola, la presa, il procedere, l’escrezione e la riproduzione.

Manomaya è la guaina della coscienza, o mente individuale, le sue funzioni sono chiedere e dubitare. I suoi canali sono i cinque organi di conoscenza: udito, vista, tatto, gusto ed olfatto.

Vijnanamaya è la guaina dell’auto-coscienza, o intelletto, cioè l’agente ed il fruitore del risultato delle azioni. Questa maschera, od involucro, è considerata l’anima empirica che migra da un corpo fisico ad un altro (nella teoria della metempsicosi).

Anadamaya è la guaina della gioia, non la beatitudine originaria che è del Brahman, essa è la pseudo beatitudine (sperimentata nel sonno profondo) del cosiddetto “corpo causale”, la causa prima della
trasmigrazione, Un altro suo nome è “avidya” ovvero nescienza od ignoranza del Sé.

Secondo lo studioso indiano T.M.P. Mahadevam è possibile riordinare queste cinque maschere in tre “corpi”:


1 - “annamaya”, il corpo fisico grossolano;


2 - “suksma-sarira” il corpo sottile, l’insieme delle tre guaine di prana mente ed intelletto (”pranamaya, “manomaya” e vijnanamaya”);


3 - “karana-sarira”, il corpo causale della guaina “anandamaya”.

E’ per mezzo di questi tre corpi che noi sperimentiamo il mondo cosiddetto “esterno” nei tre stati di veglia, sonno e sonno profondo. L’esperienza empirica si manifesta attraverso le cinque guaine, proiettate o riflesse nel concetto di “spazio” e “tempo”, senza di esse la coscienza relativa di un “mondo” non potrebbe sussistere.

Come diceva il filosofo M. Heidegger : "Com’è che l’esistenza umana si è procurata un orologio prima che esistessero orologi da tasca o solari?…  Sono io stesso l’”ora” e il mio esserci il tempo? Oppure, in fondo, è il tempo stesso che si procura in noi l’orologio? Agostino ha spinto il problema fino a domandarsi se l’animo stesso sia il tempo. E, qui, ha smesso di domandare...”

Paolo D'Arpini


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Replica di Massimo Sega:

Ti ringrazio della tua risposta che come al solito e' estremamente interessante, almeno a fini conoscitivi. E' uno dimensione che e' estranea alla mia forma mentis, ma che amo conoscere in quanto, come diceva Aristotele, la ricerca della conoscenza e' la prima caratteristica dell'umana natura. Questo dice Aristotele, ma credo che il medesimo abbia avuto una visione eccessivamente ottimistica. Non credo proprio che questa sia una esigenza di tutta l'umanità, ma solo di una piccolissima parte. Mi riferisco non solo ad una conoscenza intellettiva, ma anche a quella puramente sensoriale. Non tutti, infatti, mi sembra che percepiscano cosa c'e' dietro ai sensi. Cercherò di rileggere le tue ipotesi sul corpo e l'anima, che pur essendo un'unica realtà si articolano su posizioni diverse. Per me, come già detto, e' difficile entrare nella relativa essenza, nella relativa analisi che non so se collegare ad una concezione intellettuale o solamente cerebrale. 

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Mia rispostina: 

Caro Massimo, se la conoscenza di Sé  fosse solo una concezione intellettuale non varrebbe la pena di dedicarcisi...  Mentre se viene intrapresa come "esperienza diretta" la ricerca, la ponderazione e la discriminazione attiva acquistano significato e valore 

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Contro replica di Massimo Sega:
Caro Paolo,  mi e' venuto in mente di non essermi bene espresso. Io non ho parlato di una concezione , ripeto concezione intellettuale, ma di ricerca intellettuale. Per me, strumento della ricerca e' l'intelletto. Senza l'intelletto o la mente ( anche se detta unificazione potrebbe ritenersi superficiale ) non credo  che si possa addivenire ad una conoscenza diretta di Se'. A meno che per conoscenza di se' non si voglia intendere cio' che perviene al nostro io direttamente tramite i nostri sensi senza passare attraverso l'elaborazione del nostro intelletto. Il nostro IO, a mio modo di vedere, e' l'incontro dei dati sensoriali con il nostro computer intellettuale. Dalla relativa elaborazione, attraverso processi di ponderazione e di scelta, i dati acquistano significato e valore, e cio' non soltanto in relazione al mio individuale Se', ma anche con riferimento alla contingente societa' in cui il caso ha voluto che io fossi collocato. Debbo riconoscere, leggendo i tuoi messaggi e le conversazioni dei tuoi amici, che le mie capacita' di analisi sono troppo limitate per comprendere la distinzione tra la  conoscenza diretta del Se' e quella cui giungo con il mio intelletto. Fortunatamente la vita e' variata e ognuno ha il suo se'. 
Se il pensiero fosse unitario in tutti gli uomini, la vita sarebbe estremamente monotona. L'importante e' l'essere disponibile a cercare di capire gli altri senza chiudersi nella nostra roccaforte.
Saluti
Massimo Sega

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Mia rispostina: 

"Giusto, caro Massimo, l'intelletto è necessario, per un avvicinamento e per  una "comprensione" iniziale.. che aiuti il cercatore ad indirizzarsi verso la "propria" fonte,  ma in se stesso l'intelletto è incapace di fornire una risposta... La risposta può sorgere solo dall'intuizione diretta, priva di elucubrazioni. E' un fatto di riconoscimento non di apprendimento. Il Sé esiste di per se stesso e comunque non potrà mai divenine un "oggetto" della conoscenza,in quanto egli stesso è il soggetto conoscente.
Un caro e fraterno abbraccio"


giovedì 16 maggio 2013

Siria - La stupidità dei governi occidentali farà scoppiare la III guerra mondiale...


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Una tranquilla città di confine di 30.000 abitanti circondata da bellissime orchidee, una città un tempo molto bella e in posizione strategica, come tutte le città siriane, la maggior parte strategiche al microscopio internazionale, ma questa volta non a causa di una qualsiasi ragione geografica, storia o artistica, ma per motivi molto più pericolosi, si tratta della guerra nucleare la cui fiamma nucleare potrebbe essere stata già accesa. La città di al-Qusayr prenderà presto il nome di ‘Qusayrgrad’.

Il vecchio Hafiz al-Assad ha detto una volta: “Siamo i migliori a giocare sul bordo del baratro, e se cadiamo, cadiamo sui corpi dei nostri nemici“, il giovane leone della Siria ha ereditato molte funzioni dal padre, e questa è uno di esse. 

Dopo due anni, gli aggressori pensavano di avere il sopravvento nella crisi siriana, e nonostante le centinaia di avvertimenti da Damasco e dai suoi alleati, tra cui dal Presidente Bashar al-Assad: “Se la Siria cade, vi sarà un terremoto, un errore di calcolo e l’intera regione sarà devastata da un terremoto”. 

Gli strateghi occidentali notoriamente arroganti e razzisti, in altre parole stupidi, hanno sminuito gli avvertimenti di Assad, che continuava a dire che la Siria è diversa, non è la Libia, l’Iraq, la Somalia o qualsiasi altro Paese ‘democratizzato’ dall’occidente, come andavano dicendo saltellando i media occidentali tradizionali, sapendo e nascondendo l’infiltrazione in Siria più di 40.000 terroristi stranieri di al-Qaida,come l’inviato dell’ONU Ibrahim ha confermato. 

Sappiamo che è ciò che ne resta, oggi, su un totale di 125.000 almeno, unitisi ai criminali locali reclutati. I terroristi che controllavano la maggior parte delle campagne di Aleppo e la città di Raqqa, i migliaia provenienti dalla Giordania nel sud che occuparono la città di Daraa, caduta nelle loro mani, che infestarono la provincia di Damasco in molti luoghi, soprattutto Daraya e al-Utaibah, da cui i colpi di mortaio iniziarono a cadere sulla capitale. 

Non poteva andare meglio per i criminali Stati occidentali; la loro base nella città di al-Qusayr è il loro comando e centro di controllo principale, con ufficiali dei servizi segreti qatarioti, sauditi, israeliani turchi, francesi, statunitensi, inglesi e tedeschi infiltratisi dal Libano, in particolare i francesi, che scomparvero dalla loro base nel nord del Libano quando Damasco non cadde.

La Siria di Assad era sul bordo del baratro sempre più sottile, restando solo con il suo vertice superiore, ma le Forze di Difesa Nazionale avevano finito l’addestramento intensivo, a Hezbollah era stato chiesto di custodire i santuari religiosi con l’aiuto dei comitati locali, un’amnistia presidenziale era stata emanata il 16 aprile, e un mese era stato concesso ai criminali per arrendersi. Un’amnistia presidenziale in mezzo a tutto questo?! L’EAS ha avuto l’ordine: liberare il Paese e sterminare i terroristi. E l’EAS l’ha eseguito.

600 terroristi a Jididet Fadhl, presso Damasco, sono svaniti in 3 ore, facendo impazzire i chierici wahhabiti che avevano dichiarato la jihad contro la Siria, a cui non risponde più nessuno; la strada dal centro di Hama ad Aleppo, nel nord, è ripulita, un’altra strada è ripulita da Idlib, nel nord ovest, alla provincia di Latakia, assai infestata da terroristi infiltrati dall’intelligence turca, dove le enormi operazioni dell’EAS, delle FDN e della resistenza locale siriana hanno eliminato decine di terroristi, liberando Qirbet Solas, Quota 45 e altri siti strategici; la città di al-Utaibah vicino all’aeroporto internazionale di Damasco e centro di comando e controllo dei terroristi nel sud, provenienti e riforniti dall’Iraq e dalla Giordania, attraverso il deserto, è caduta nelle mani dell’EAS, che poi avvolge la provincia, spostandosi a nord e a sud, e recupera la città strategica di Qirbet Ghazalah, infliggendo così un colpo decisivo ai terroristi nel sud, uccidendo, almeno secondo le stime, 1600 terroristi. 

E più importante è l’avanzata tra i villaggi e le città ad ovest del fiume Oronte, nella provincia di al-Qusayr, liberandole una dopo l’altra, accerchiando la città e impedendo ai terroristi di fuggire verso il Libano. Le armi chimiche, il cui utilizzo da parte dell’esercito arabo siriano contro i civili, avrebbe attraversato la linea rossa di Obama, non sono state utilizzate; la linea rossa di Obama non é stata attraversata, e la confusione e l’isteria regnano nel campo occidentale da quando pensava di celebrare la vittoria, invece iniziando a ricevere brutte notizie dalla Siria, ma buone per il mondo intero. Israele viene coinvolto direttamente e compie un raid contro le galline dei pollai e un deposito di armi nei pressi di Damasco, molto probabilmente utilizzando mini-bombe nucleari, in coordinamento con i combattenti di al-Qaida che avevano attaccato 19 diversi posti di blocco dell’EAS intorno alla capitale, un altro epico fallimento. 

L’ex-ambasciatore statunitense in Siria, Robert S. Ford, il padre degli squadroni della morte iracheni noti per uccidere sciiti e sunniti iracheni, oltre ai marine, arriva in una città di confine tra Siria e Turchia, proprio quando una doppia esplosione si verifica in quella città uccidendo più di 40 esseri umani e ferendone circa 100; le accuse contro la Siria sono immediate. Perché questa pazzia improvvisa? La NATO perde, ma c’è altro.

L’esercito arabo siriano invita i terroristi di al-Qusayr ad arrendersi, non c’è più il corridoio per fuggire, il corridoio che hanno usato per entrare, e l’amnistia presidenziale è passata, i terroristi si rifiutano di arrendersi e le notizie di trattative segrete con il governo siriano, con cui l’occidente chiede all’EAS di riaprire il corridoio affinché coloro che sono nella città di al-Qusayr si ritirino in Libano, sono respinte dalla Siria, e John Kerry va a Mosca, Cameron il giorno successivo visita Mosca, Laurent Fabius, che insisteva su una soluzione militare della crisi siriana, improvvisamente afferma che ci deve essere una soluzione pacifica alla crisi politica. Dopo più di due anni, e per al-Qusayr avviene questa svolta? Aspettate. Kerry è d’accordo con i russi sulla soluzione pacifica e una nuova conferenza internazionale per risolvere la crisi siriana, con Ginevra 2; il giorno dopo Kerry sostiene che laddove non è riuscita Ginevra 1, fallirà Ginevra 2, ovvero la partenza di Assad. 

Cameron è d’accordo con i russi sulla soluzione pacifica e la nuova conferenza internazionale per risolvere la crisi siriana, Ginevra 2, lascia la Russia per Washington e riprende di nuovo la storia delle armi chimiche!

Cosa c’è nella città di al-Qusayr?

Ricapitoliamo: incursione d’Israele, attentati a Reyhanli, le ripetute accuse sulle armi di distruzione di massa ‘irachene’, funzionari occidentali in pellegrinaggio a Mosca e infine il dipartimento di Stato degli Stati Uniti che presente direttamente la seguente questione in inglese, arabo e persiano..! 

Qusayr è la parola chiave principale:
Il dipartimento di Stato sui volantini a Qusayr, Siria
10 maggio 2013
DIPARTIMENTO DI STATO
Ufficio del Portavoce
10 Maggio 2013
2013/0551

DICHIARAZIONE DI JEN PSAKI, Portavoce

Volantini su Qusayr, Siria
"Siamo profondamente preoccupati per le notizie secondo cui il regime di Assad ha lanciato volantini su Qusayr dicendo ai civili di evacuare o saranno considerati combattenti. Condanniamo con forza qualsiasi bombardamento di civili o minacce di farlo. Disporre un diverso dislocamento della popolazione civile in queste circostanze, è l’ultima dimostrazione di brutalità da parte del regime.
I continui indiscriminati bombardamenti aerei del regime su aree civili, tra cui panifici, file per il pane e ospedali, viola il diritto internazionale umanitario. Mentre notizie terribili su atrocità e massacri del regime continuano ad emergere, il regime di Assad e tutti i suoi sostenitori che commettono crimini contro il popolo siriano, dovrebbero sapere che il mondo sta guardando e che saranno identificati e ritenuti responsabili. Mentre il popolo siriano affronta tali responsabilità, gli Stati Uniti continueranno a lavorare con i siriani e la comunità internazionale per sostenere la documentazione delle violazioni.
Parole chiave: Siria, Qusayr, diritti umani, violazioni del diritto umanitario
IIPdigital"

Perché non ci sono state dichiarazioni simili per Utaibah, Qirbet Ghazalah, Jididet Fadhl, la provincia meridionale di Aleppo, e tutto il resto? L’occidente scatenerà stupidamente la Terza Guerra Mondiale, l’Armageddon per salvarsi dall’umiliazione di ciò che il mondo conoscerà su al-Qusayr? L’Iran ha mostrato solidarietà alla Siria, Hezbollah ha dichiarato che si unirà alla lotta contro l’intervento straniero. 

L’esercito turco, sicuramente, secondo l’autore, non appoggerà il Primo ministro dei Fratelli musulmani Erdogan e si rifiuterà di essere coinvolto in una guerra tra Paesi musulmani per niente. 

I russi non permetteranno che il loro unico punto d’appoggio al mondo, al di fuori del Mar Nero, cada, non aderiranno alla lotta, ma sosterranno i loro alleati.

L’occidente è in grado di commettere stupidità e grandi crimini, speriamo che ci sia qualcuno sano di mente che l’impedisca.

Nel frattempo, guardate questo breve reportage dalla periferia di al-Qusayr:  
http://youtu.be/meAqasAQEaQ 

(Fonte: SyriaNews)

mercoledì 15 maggio 2013

Mainstream - Tutti i dubbi di Giulietto Chiesa


      
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Il mainstream peggiora a vista d’occhio. E, tanto più peggiora, tanto meglio si vede in filigrana quando mente (anche se non è facile, di primo acchito, vedere quanto mente). Peggiora ma non pare destinato, per il momento, a passare a miglior vita. Infatti viene sostenuto da possenti iniezioni di morfina, che lo rendono , se non più sano, quanto meno abbastanza arzillo. Io, da modesto cronista, l’ho seguito con grande attenzione nelle sue circonvoluzioni: dalla narrazione che imbastì a proposito della fine dell’Unione Sovietica, all’esaltazione della figura di Boris Eltsin, dipinto a tinte pastello come il primo presidente democratico della nuova Russia, mentre era soltanto un Quisling ubriacone che la Russia la svendette, privatizzandola, tutta intera, con la modica spesa di 10 miliardi di dollari (sottolineo, dieci miliardi di dollari).

L’ho seguito, il mainstream durante gli eventi dell’11 settembre 2001, a volte perfino ammirato della sua spettacolare potenza. Non si poteva non restare affascinati dalla capacità planetaria con cui riuscì prima a raccontare che il colpevole era stato Osama bin Laden, insieme a 19 terroristi semi-analfabeti, naturalmente islamici, poi a chiudere bruscamente e per sempre (forse) la pagina, dimenticandola insieme ai prigionieri di Guantanamo. Che infatti sono ancora là a prendere il sole di Cuba senza essere stati gratificati nemmeno da un qualche modesto capo d’accusa, in compenso definiti sbrigativamente “nemici combattenti”, che solo Bush sapeva cosa volesse dire.

Ma questa è ormai storia.  Giorni fa  ho parlato agli studenti del primo anno universitario in una facoltà del Veneto. La gran parte di loro nemmeno sapeva che c’era stato un 11 settembre 2001. A riprova del fatto che il mainstream – quanto a copertura (nel senso proprio di coprirli per impedire che si vedano) degli eventi reali - è più efficace di un monastero di clausura.

Quello che accade in questi giorni è dunque poca cosa rispetto a eventi di quella portata. Spiccioli, loose change, direbbero gli americani. Ma gustosi. Prendiamo per esempio le bombe di Boston. Ho seguito con pignoleria le cronache americane (di quelle italiane si poteva fare a meno essendo banalmente copiate da quelle), per accorgermi, con curiosità crescente, che la storia ufficiale, minuto per minuto, si allontanava dalla ragione per entrare nei meandri del più fitto mistero, poi della più banale confusione, per infine perdersi nella menzogna più spettacolare, del più trito grand guignol.

Il fatto che i due “terroristi” fossero stati individuati così in fretta parrebbe dimostrare grande efficienza dell’FBI di Boston. Se non fosse che, alcuni giorni dopo, emerge dal New York Times che i due daghestan-ceceni erano tutt’altro che sconosciuti allo stesso esimio Federal Bureau of Investigation. Il quale li teneva sotto controllo da ben due anni. Sapeva tutto di loro, li aveva già interrogati, aveva seguito con la massima cura il ritorno in patria di Tamerlan (una “patria” che gli era quasi sconosciuta visto che aveva passato tutta la sua giovinezza negli Stati Uniti, ma opportunamente riportata in primo piano, guarda caso, proprio, si può dire, alla vigilia dell’attentato).

Vengono alla mente i viaggi di Lee Harvey Oswald a Cuba e poi nell’allora Unione Sovietica. Fatti apposta, con largo anticipo, allo scopo trasparente (ma il mainstream non vede le cose trasparenti, vallo a spiegare a Vittorio Zucconi!) di preparare la tesi, subito poi abbandonata, che Oswald fosse stato inviato dal KGB a uccidere John Kennedy. Non ce ne fu bisogno perché si trovò presto Jack Ruby che fece fuori Oswald con due colpi di pistola di fronte alle telecamere americane. Per poi morire “di cancro”, a sua volta, prima che un processo potesse chiarire come mai aveva sparato a Oswald. Il quale ultimo, prima di spirare, si accorse – e lo disse – di essere stato un “capro espiatorio”.

Ma questa è una parentesi. Passano i giorni e non viene fuori una sola motivazione che avrebbe potuto spingere i due fratelli Tsarnaev, il giovane Dzhokar e il poco più anziano Tamerlan, a mettere le bombe. 

Mentre scrivo – e sono già trascorse due settimane abbondanti – ancora non c’è una motivazione, una rivendicazione, uno straccio d’idea in materia. Quello che conta è la loro “origine cecena”. Si sa, i ceceni sono cattivi e terroristi per doppia definizione: la seconda è che sono islamici. Uno dei due è stato ufficialmente ammazzato subito dopo l’attentato in un “conflitto a fuoco”, e dunque non parlerà più. L’altro, Dzhokar, è stato trovato ferito e non armato, ma pare che non potrà più parlare essendosi inflitto da solo una ferita ammutolente. Per lo meno così ha dichiarato il sindaco di Boston, Thomas M. Menino. In ogni caso, per evitare che possa un giorno dire cose sconvenienti, si sta ancora valutando l’opportunità di trattarlo come “potenziale nemico combattente” (guarda che fantasia!), in modo che possa essere interrogato al di fuori del sistema legale garantito (per ora) a tutti i cittadini, senza la presenza di un legale e senza essere stato avvertito - pensate ! – che egli potrebbe “involontariamente autoaccusarsi” (International Herald Tribune, 22 aprile 2013).

Nel frattempo dilagano sui giornali le ricostruzioni di tutti gli attentati effettuati dai ceceni in diverse città della Russia nel corso degli ultimi vent’anni. Pagine e pagine, ma non si riesce a capire cosa c’entri Beslan, o Mosca, con questa faccenda di Boston. Non ci si riesce perché nessuno riesce a trovare alcun nesso decente. Ma così si fanno i giornali e così si sparano le notizie in tv. Attentati molto sanguinosi, come sappiamo, ma servono a insinuare sottopelle l’idea – razzista - che da quelle parti è “logico” che nascano terroristi. Per altro il giovane Tsarnaev, seppure la famiglia sia di origine cecena, è nato in Daghestan e fu subito trasferito negli Stati Uniti, dove viveva da molti anni, piuttosto floridamente. E – riferiva uno dei suoi professori alla Darthmouth University of Massachusetts, il professor Bryan Glin Williams - ne sapeva così poco della sua “patria” che, richiesto di scriverne, andò a chiedere informazioni al proprio docente. Terrorista, dunque, ma anche ignorante. Al massimo si potrebbe concludere che ce l’avesse con i russi, che avevano deportato i ceceni in Asia Centrale, ai tempi di Stalin. E, dunque, se avesse voluto mettere bombe, sarebbe andato a Mosca. Dove, in ogni caso, non avrebbe potuto far saltare in aria altro che la tomba di Stalin. Tutto salvo mettere bombe a Boston: non si riesce a capire il perché.

Dovrebbe essere già chiaro fin d’ora che, in questa storia delle due bombe di Boston, ci sono troppe oscurità per essere bevuta tale e quale. Eppure mai che qualche giornalista, sia locale che nostrano, avanzi qualche sospetto. Tutti allineati e coperti. I buchi e le voragini di questa storia sono talmente evidenti che un normale professionista non può non accorgersene. Invece vengono allineate, per il colto e l’inclita, ondate di interrogativi sui possibili legami tra i fratelli Tsarnaev e la famosa, ma ormai in disuso, Al-Qa'ida. 

Solo Giovanna Botteri, ogni sera, tirava fuori questa tesi, caldeggiata dalla altrettanto famosa, e non per caso, ammiraglia televisiva mondiale detta CNN. Salvo poi riferire improvvisamente, una sera, agli assonnati telespettatori del TG3Notte, che la CNN si scusava pubblicamente per avere raccontato troppe frottole nei giorni precedenti. Frottole dovute alla fretta, naturalmente, raccontate in buona fede, niente malizia. E la Botteri ne approfittava, insieme al Mannoni sonnecchiante, per tessere le lodi della CNN, capace di emendarsi dei suoi errori. Vedi come funziona bene il mainstream? Dobbiamo inchinarci anche quando mente. Infatti mente con sincerità.

Tuttavia, nonostante le scuse e le rettifiche, le cose che non quadrano si moltiplicano. I due bombaroli daghestan-ceceni avrebbero appena massacrato un po’ di persone con pentole a pressione piene di esplosivo (pare) – non senza essere accuratamente fotografati, insieme, sul luogo del delitto; ed eccoli andarsene in giro per la città, trasformata in zona di guerra (e resterà in quelle condizioni per dieci giorni consecutivi anche dopo la liquidazione fisica del “commando ceceno”), fino ad ammazzare, senza apparente motivo, che non fosse quello di appropriarsi della sua pistola, un giovane poliziotto di guardia all’università, che se ne stava quietamente seduto nella sua auto di servizio. Ma non erano già armati? 

E, essendo ricercati da migliaia di agenti, non sarebbe stato più logico che se ne stessero rintanati da qualche parte? No. Sparacchiano e assaltano automobili. A un certo punto della serata, non si sa a che ora, un giovanotto (uno solo, e l’altro dov’è?) – che, tanto per far capire bene chi era, si dichiara subito come l’autore dell’attentato di poche ore prima - assalta un SUV e si fa portare in giro per Boston e dintorni. Il giovane esibisce una pistola, mostra al terrorizzato conducente che c’è un colpo in canna, si vanta delle sue gesta. Tutto questo lo sappiamo dalla “dichiarazione giurata” del conducente del SUV. Di cui però non viene rilasciato il nome e il cognome. Ma deve trattarsi di persona coraggiosa, poiché riesce a fuggire al suo rapitore durante la sosta in una stazione di servizio. Poi la sparatoria con i poliziotti, in cui Tamerlan viene ucciso, mentre Dzhokar riesce a fuggire.

Solo che emerge dal web un filmato in cui si vede benissimo un uomo completamente nudo che viene infilato a forza in una vettura della polizia. E’ notte, le immagini sono poche, ma i fari delle auto della polizia e le luci roteanti rosse e blu sono sufficienti a mostrare con nitidezza la scena. C’è anche, sul web, la dettagliata intervista di una televisione locale a un testimone oculare del fatto. Il giovanotto non risulta ferito. Si muove agevolmente, si copre le pudenda con le mani. E’ aitante, sicuramente giovane. Chi è? Perché è nudo? Possiamo ipotizzare che i poliziotti che l’hanno arrestato lo abbiano spogliato completamente per eliminare il timore che fosse imbottito di tritolo? Penso che sia un’ipotesi legittima. Forse hanno sbagliato persona? Forse. Ma la madre – cui il filmato viene immediatamente mostrato - da Makhachkalà grida: “E’ mio figlio, è Tamerlan!”. Inutile citare qui tutte le fonti. Basta andare su YouTube e se ne trovano a decine, l’una più sorprendente dell’altra. A riprova che fabbricare attentati diventa sempre più difficile, nonostante la sorpresa. Perché c’è sempre qualcuno che riprende le immagini, o che va ad analizzare le immagini fornite dalle tv del mainstream, e scopre un sacco di cose che gli operatori del mainstream, non informati preventivamente, hanno involontariamente mostrato.

Ahinoi! Qualcosa è andato storto. Se era Tamerlan, ed era vivo e nudo, allora non funziona più la tesi dello scontro a fuoco con la polizia in cui è stato ammazzato. Va bene, da qui non si può sapere niente e non possiamo concludere niente, sebbene il cuore di una mamma, come ci è noto da De Amicis e da De Filippi (Maria) , non sbagli mai. Tuttavia qualche giorno prima, del tutto inaspettatamente, si era aperta un’altra pista tipo Al-Qa'ida. Mentre tutti gli Stati Uniti erano in stato di allerta, in attesa di nuovi attentati dinamitardi (che non potevano più essere opera di Tamerlan, defunto, e di Dzhokar, muto) ecco apparire le lettere al ricino. Due per la precisione. Una addirittura inviata a Barack Obama, fermata dai sistemi di controllo esterni alla Casa Bianca, e l’altra al senatore Roger Wicker, repubblicano del Mississippi. Allora c’è una strategia di grandi dimensioni, e l’America è sotto attacco? Oppure era una variante di contorno, prevista per sviluppi di altro genere, come lo furono le lettere all’antrace che apparvero nei giorni successivi all’11 settembre 2001?

Si ricorda che le indagini a proposito di quelle lettere portarono, dopo qualche anno, alla scoperta che l’antrace era stato prodotto in un laboratorio militare statunitense e la faccenda finì con qualche incriminazione e qualche suicidio. Del ricino post Boston si sono invece perdute le tracce. Sebbene una considerazione elementare dovrebbe indurci obbligatoriamente alla conclusione che le lettere al ricino non potevano essere comunque il prodotto della furia assassina dei fratelli daghestan-ceceni, e, dunque, che c’era qualcun altro a tessere le fila. O, forse, si è trattato di una coincidenza, spettacolare come tutto il resto. Se non fosse che – le coincidenze si moltiplicano – sempre sul web si assiste a una girandola impressionante di testimonianze visuali che dimostrano come sul luogo degli attentati siano avvenuti eventi assai strani. 

Ci sono feriti che hanno perduto entrambe le gambe, maciullati dalle bombe, che restano vivi nonostante ferite che provocherebbero il dissanguamento e la morte in pochi minuti. Che vengono fotografati con grande dettaglio, con esibizione di monconi sanguinanti e scomposti, ma che risulterebbero poi reduci di guerra già regolarmente dotati di protesi. E’ il caso del colonnello Nick Vogt, (1° battaglione del 5° reggimento di fanteria, 1ª Brigata di combattimento d’urto, 25ª Divisione di fanteria) che perdette le gambe mentre era in combattimento a sud di Kandahar, Afghanistan. Il quale figurerebbe in molte fotografie professionali come mostruosamente maciullato dalla bomba. Che ci faceva Nick Vogt alla maratona di Boston? Cosa c’entrava tutto quel sangue rappreso, tutti quei filamenti di carne, attorno ai suoi moncherini da gran tempo cauterizzati? Ovviamente c’è chi giura che invece non è lui. Ma è lecito pretendere un’indagine che chiarisca i tanti punti controversi, come questo.

Si vedono (prima delle bombe) massicci personaggi che sembrano telefonare. Giubbotti neri, pantaloni beige, scarponi beige, con grossi zaini militari appesi alle spalle. Hanno l’aria di guardinghi poliziotti in borghese, ma quei grossi zaini neri non si spiegano con le funzioni di vigilanza (che poi, va detto, non ha funzionato affatto, come gli eventi hanno dimostrato). Ma probabilmente non erano là per vigilare. Risultano vestiti come i Navy Seal, ma non sono poliziotti, né militari. Hanno l’aria di una squadra di “contractors”, mercenari che stanno svolgendo “altre funzioni”. Se ne vedono ben cinque, tutti con la stessa divisa, e alcuni portano distintivi di una organizzazione che risponde al nome di Craft e che ha un motto davvero eloquente: “Despite what your mamma (sic!) told you… Violence does solve problems” (A differenza di ciò che ti ha detto la mamma… la violenza risolve i problemi). 

Dopo l’esplosione si vede un altro giovanotto che se la dà a gambe ad alta velocità e con destrezza, molto sano, molto atletico, con i pantaloni sbrindellati. Una telecamera lo insegue, e lo vede sparire tra la folla. Uno degli attentatori? Ma vi pare che l’attentatore se ne va a spasso a pochi metri (pantaloni sbrindellati) dalla bomba che ha appena piazzato?

In uno di questi filmati vengono ingranditi i due dispacci del Boston Globe che, uno dietro l’altro, raccontano la verità pochi minuti prima della tragedia. Ecco il primo: “Officials: there will be a controlled explosion opposite the library within one minute as part of bomb squad activities” (Funzionari: ci sarà tra un minuto una esplosione controllata di fronte alla biblioteca come parte delle attività di una squadra di artificeri). 

Ecco il secondo: “Breaking News: police will have controlled explosion on 600 block on Boylston Street” (Ultime notizie: la polizia effettuerà una esplosione controllata al n. 600 di Boylston Street). 

Ma, scusate, vi pare credibile che la polizia effettui “esplosioni controllate” nel bel mezzo di una manifestazione piena di gente?

Ho impiegato diverse ore a esaminare con cura decine di questi filmati. Alcuni sono palesemente “fake”, prodotti da dilettanti che si lanciano in analisi improbabili. Altri potrebbero essere prodotti “fake”, fatti apposta per creare confusione e screditare prodotti più seri. Altri sono prodotti opinabili, ma costituirebbero materiale importante in una inchiesta degna di questo nome. Infine ce ne sono parecchi che – come quelli appena citati (e sono solo alcuni nel gran mare) – forniscono le prove dell’inganno architettato a uso e consumo dei media che dovranno diffonderlo in giro per il mondo. Chi c’è dietro questa messa in scena? L’impressione del cronista è di trovarsi di fronte a una “rete canaglia” di terroristi, strettamente legata a settori chiave del mainstream americano

Ora non ci resta che aspettare che la sagacia dell’FBI, e della CIA, rimetta insieme i pezzi di questo puzzle insensato. Ma non riusciamo a sottrarci all’impressione che i poveretti Dzhokar e Tamerlan Tsarnaev siano da includere nella lunga lista dei “capri espiatori”

Quanto alle coincidenze esterne non sarà inutile ricordare che, proprio quel giorno dell’attentato di Boston, Barack Obama subì la sconfitta, nel Senato, del suo progetto di legge di limitazione delle vendite di armi ai cittadini americani. Magari non c’entra niente, ma io lo terrei presente. 

Soprattutto terrei presente il fatto che quello stesso 16 aprile il New York Times metteva in prima pagina un articolo, a firma Scott Shane, intitolato così: “US tortured detainees after 9/11, report says” (Gli Stati Uniti hanno torturato i prigionieri dopo l’11 settembre, così afferma un rapporto). Il rapporto, di 557 pagine, meritava la prima pagina, onore al merito del New York Times, essendo completamente bipartisan, firmato da due ex deputati con esperienze di governo: un repubblicano, Asa Hutchinson, e un democratico, James R. Jones. Sedici mesi di lavori, che presero avvio dopo che – scrive Scott Shane – “il Presidente Barack Obama decise nel 2009 di non sostenere la creazione di una commissione nazionale per indagare sui programmi antiterroristici del post 9/11, come invece aveva proposto di fare il senatore Patrick Leahy, democratico del Vermont, insieme ad altri. Obama disse allora che egli preferiva «guardare avanti e non indietro»”. Cioè coprì le gesta del suo predecessore, condividendone le responsabilità.

Come ha detto uno che di queste cose se ne intende (tant’è che fu chiamato ad aiutare Cossiga nei giorni del rapimento di Aldo Moro, tre volte nei centri vitali della sicurezza nazionale degli Stati Uniti d’America), Steve Pieczenick, è del tutto evidente quali titoli di giornali di tutto il mondo avrebbero potuto oscurare, relegandola nel dimenticatoio, il giorno dopo, una notizia di queste dimensioni, che metteva sotto accusa, direttamente, gli ultimi due presidenti degli Stati Uniti. Infatti proprio così si è verificato. Nessun giornale italiano mainstream ha riportato l’articolo del New York Times.

Ma c’è anche un’altra interpretazione possibile, che non contraddice affatto le appena citate. Due presunti terroristi daghestan- ceceni, subito catturati e messi in condizioni di non nuocere, sono stati sufficienti per mettere letteralmente in stato d’assedio, per una intera settimana, una grande città del Nord America. Gli abitanti di Boston e dintorni sono stati bloccati nelle loro case, le attività lavorative sono state fermate, la città è stata spenta e gettata nel panico. Ha tutta l’aria di una “prova generale” per qualche cosa che si sta preparando da tempo. 

Il programma dei 30 mila droni, destinati a pattugliare il cielo degli Stati Uniti, sembra stato pensato in questa chiave: non (solo) per abbattere i terroristi in ogni parte del mondo, ma per sorvegliare l’America in nome della sicurezza dei cittadini.


Giulietto Chiesa 

Nota.
Ecco alcuni dei link (tra i moltissimi disponibili) che ciascuno, avendo il tempo, potrà visionare per farsi un’idea delle cose che ho appena esposto:

martedì 14 maggio 2013

Società e costume - Picconare è facile.... costruire è difficile



Il piccone c'è sempre

C'erano le picconate di Cossiga fatte con le sue esternazioni e molte racchiuse nel suo famoso libro "fotti il potere", chissà se rientravano in quelle che Napolitano da poco ha definito "violenze verbali" da contrastare, poi ci sono le picconate del sistema neoliberista che a ridotto lo stato ad un ombra che attacca i suoi cittadini per espropriarli dei loro beni e delle fatica del loro lavoro ed in fine ci sono le picconante di un extracomunitario che non riuscendo a comprendere come, in un paese ricco, si possa morire di fame e se la prende con i passanti. Il neoliberismo e la moneta debito hanno creato un mostro di società in cui di "societas" da  socius  compagno amico  alleato non è rimasto più niente. 

Il neoliberismo crea picconatori, ma non quelli materiali che fanno subito alterare la quiete della popolazione e fanno indignare i pennivendoli, ma quelli che stanno demolendo la società e le sue fondamenta. Il caso successo a Milano è emblematico e mostra la vera faccia del neoliberismo che crea competizione sociale fino ad arrivare alla guerra tra poveri. 

Ma appena uno trasforma le picconate invisibili che il sistema rivolge alla popolazione in picconate vere ecco che i guardiani del sistema sono tutti pronti a condannare l'effetto e mai la causa. Se non si ferma questa predazione da parte del sistema bancario con la distruzione del sistema pubblico, presto di picconi materiali ne usciranno parecchi. La grande massa non comprenderà mai la grande truffa della emissione monetaria, non è abilitata per questo, ma arriverà un momento, che comprenderà che i soldi stanno mancando e quando non si riuscirà più a mettere il piatto sul tavolo, allora forse inizierà la rivolta. 

In Sicilia erano partiti con i forconi ma poi si sono fermati, forse perché i tempi non erano maturi, o forse perché quando si creano questi gruppi ci sono sempre gli insider che fanno da mediazione e cercano di calmierare o fare saltare il movimento. Il sistema non si può permettere di avere dei movimenti non controllati, e qualche volta succede che vengono creati a posta dei gruppi all'apparenza di opposizione, che però alla fine servono solo per raccogliere il malcontento e tenerlo sotto controllo. 

Oggi stiamo in una terribile attesa sotto gli occhi di una Europa finanziaria che ci tiene sotto occhio, ma il malcontento sta emergendo sia in Inghilterra che in Germania stanno emergendo gruppi antieuropeisti. Se la finanza internazionale non molla la morsa finanziaria, l'euro salta senza dubbio e tutto ciò solo a danno dei popoli europei. 

Un percorso verso l'unità politica è del tutto utopistico, cosi anche non sarà facile cambiare democraticamente questo sistema di emissione monetaria. Per realizzare questo sistema ci hanno messo  sessanta anni, orientativamente da dopo la seconda guerra mondiale hanno picconato le sovranità di ogni paese fino a fargli cedere la cosa più importante che è la sovranità monetaria. Con in mano la politica monetaria centralizzata ogni cosa diventa facile, poiché chi controlla l'emissione monetaria di fatto controlla tutto. 

Ritornare alle vecchie sovranità in un mondo globalizzato e messo in ginocchio dalle multinazionali, dalle società petrolifere e dal mondo della finanza non sarà facile, probabilmente si dovrà passare per una guerra, con la speranza che chi resta e prova a ricostruire non cada sotto i finanziamenti degli stessi che hanno generato la crisi, intendiamoci niente di nuovo sotto il sole. Tutto ciò rientra nei loro protocolli. Distruggere e costruire e si finanzia sempre tutto sia chi distrugge sia chi costruisce, il piccone c'è sempre. 

Giuseppe Turrisi

lunedì 13 maggio 2013

Gran Bretagna in ritirata - Nuove invasioni nell'isola che fu dei Celti e dei Britanni....



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Destino crudele per la Terra che fu dei Celti e dei Britanni, prima essi si ritirarono di fronte ai Romani e subirono l'occupazione senza colpo ferire, poi si ritirarono di fronte ai Sassoni e si sottomisero pure ai Normanni, ora si  allontanano dalle città invase dai nuovi immigrati creando sui monti piccoli ghetti per soli bianchi....

Un nuovo studio Demos conferma: gli autoctoni bianchi della Gran Bretagna si stanno ‘ritirando’, dalle aree dove arrivano gli immigrati appartenenti a minoranze etniche. E non è solamente una “fuga” verso le periferie, ma da intere città.
L’analisi dei dati del censimento mostra che i britannici bianchi stanno lasciando le aree dove sono diventati minoranza e sono stati sostituiti da immigrati e altre minoranze etniche.

Di conseguenza, quasi la metà degli individui delle minoranze etniche vive in comunità dove i bianchi costituiscono meno della metà della popolazione. E’ la segregazione volontaria. A dimostrazione che il “razzismo”, inteso come preferenza del simile, è l’ordine naturale delle cose.

Il fenomeno mima quello che avviene ormai da decenni negli Stati Uniti: i bianchi costruiscono un quartiere, ci vivono migliorandolo, poi arrivano i neri o altre minoranze, e la qualità della vita degrada. A quel punto i bianchi abbandonano la zona e ricominciano da capo. Ma le minoranze li seguono dopo un certo numero di anni. E la fuga riprende. Sarebbe quasi divertente, non fosse tragico. Il problema è che gli Usa sono sconfinati e questo “gioco” può andare avanti quasi in eterno, l’Europa no: ci sarà un punto di rottura, soprattutto in paesi sovrappopolati come l’Italia. E sarà guerra razziale.

Sir Andrew Green, presidente del MigrationWatch think-tank, ha detto: ‘Questo è estremamente grave. E ‘la prova innegabile che siamo davvero stati dei sonnambuli, ed è il chiaro risultato della politica di immigrazione di massa”.
‘Lo sgomento pubblico al ritmo del cambiamento nelle nostre comunità spiega in gran parte perché tanti hanno votato come hanno fatto nelle elezioni locali della scorsa settimana lo Ukip. Una forte riduzione della immigrazione è ormai ineluttabile, non possiamo integrare nuovi arrivati’.
Demos ha detto che il cambiamento è il risultato di una ‘fuga dei bianchi’ dalle zone di arrivo degli immigrati.
La sua analisi del censimento 2011 evidenzia che il 45% dei membri delle minoranze etniche vive in aree in cui i britannici bianchi costituiscono meno della metà della popolazione. 

Nel 2001, erano “solo” il 25%.

Tali aree includono Yardley a Birmingham e diverse zone del consiglio dell’est e sud di Londra.

Ma intanto i bianchi vengono “inseguiti”: oggi ci sono solo 800 zone su 8.850 dove la popolazione è al 98 per cento bianca. Che si confronta con le 5.000 del 2001.

L’esperimento multietnico si trasformerà in una nuova Yugoslavia?



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Studio choc: Inglesi minoranza a casa propria

I britannici potrebbero divenire minoranza nella loro isola nei prossimi decenni.

Una nuova ricerca suggerisce che fino a metà degli abitanti del Regno Unito sarà straniera o di una minoranza etnica entro il 2050 ceteris paribus. Se nulla verrà fatto per bloccare questo trend.


Significa che il Regno Unito potrebbe superare gli Stati Uniti come paese meno omogeneo del mondo, con minor numero di persone che si definiscono autoctone o bianche. Con tutte le conseguenze del caso in termini di benessere e cultura.
La studio viene dopo che David Cameron ha cercato di rassicurare gli elettori che, dopo lo scadere del blocco imposto nel 2007, l’afflusso di immigrati comunitari provenienti da Bulgaria e Romania non sarà come i livelli osservati quando la Polonia è entrata nell’Unione europea. Dall’Italia, assicuriamo gli amici inglesi che sarà molto, molto peggio. Uguale nel numero, peggiore nella qualità.

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Un rapporto di studiosi di Oxford rivela la misura in cui l’immigrazione sta cambiando il volto dei paesi in tutto il mondo, senza che agli abitanti di questi paesi sia stato chiesto se approvano questo cambiamento.
Il professor David Coleman ha detto: ‘Se gli attuali trends dovessero proseguire, le popolazioni europee diventeranno più etnicamente diversificate, con la possibilità che i gruppi etnici autoctoni non saranno maggioranza in alcuni paesi.’ Questo noi lo chiamiamo genocidio sotto altra forma.
Più di un terzo (37 per cento) dei residenti nel Regno Unito sarà non-bianco o nato all’estero nel 2040, ha detto. Questo metterebbe la Gran Bretagna allo stesso livello degli Stati Uniti. E in questi numeri sono esclusi i non-britannici bianchi.
E vista l’enorme differenza della presenza di immigrati tra le varie nazioni del Regno Unito, l’Inghilterra è quasi perduta.

Prof Coleman ha indicato suggerisce che il punto di non ritorno per l’intero paese, sarà quando la popolazione di tutti i gruppi etnici minoritari insieme supererà la popolazione dei “Bianchi britannici”: questo si verificherà intorno al 2070.
Tuttavia, egli dice che limitare l’immigrazione oggi potrà avere un effetto duraturo nel make-up della popolazione britannica.


Secondo i dati, già oggi, circa un quinto delle persone nel Regno Unito sono non-bianco o non-britannico.
Ma questo è destinato ad aumentare ad un quarto entro il 2025, ad un terzo entro il 2040 e raggiungere il 38 per cento entro il 2050.

L’incremento 2010-2050 nel Regno Unito – di 22 punti percentuali – è il più alto dei principali paesi occidentali analizzati nello studio.
Nello stesso periodo, la percentuale di non-bianchi e immigrati in Danimarca passerà dal 10 per cento al 14 per cento.
Figure distinte hanno rivelato che quasi un terzo di tutti i bambini nati in Inghilterra e nel Galles ha ora almeno un genitore nato all’estero.
Nel 2011, 224.943 bambini hanno avuto uno o entrambi i genitori nati fuori del Regno Unito – il 31 per cento del totale.
Questo è un notevole aumento rispetto al dato del 2000, quando il numero era al 21,2. E questi numeri escludono i cosiddetti “nuovi inglesi”, che sono moltissimi.


‘La continuazione di queste tendenze nei paesi occidentali porterebbe il gruppo etnico di maggioranza a diventare una minoranza numerica della popolazione nazionale,’ aggiunge il rapporto.

Recenti proiezioni negli Stati Uniti prevedono che gli Stati Uniti saranno il primo paese dove le minoranze diverranno maggioranza entro il 2043, mentre questo rapporto esclude i Neri dal computo delle minoranze considerandoli parte della popolazione storica americana.

Le proiezioni di cambiamento della popolazione nel Regno Unito non tengono conto delle possibili decisioni di limitare l’immigrazione.

Andrew Green, dalla campagna del gruppo MigrationWatch ha detto che il rapporto è ‘estremamente importante’.
‘Illustra le conseguenze se l’immigrazione di massa innescata dal lavoro non viene rapidamente messa sotto controllo’, ha detto al Sun.

‘Quasi quattro milioni di immigrati sono arrivati dal 1997 e l’impatto si fa sentire in unità di maternità, abitazioni e scuole primarie.’ ‘Ora abbiamo bisogno di proposte concrete per ridurre l’immigrazione.’

Saremo tutti minoranza nei nostri paesi. E allora, il sogno distopico della distruzione delle società dal loro interno sarà realizzato, si potrà creare un governo mondiale dell’Oligarchia che domini su popolazioni estranee e senza radici. Il sogno compiuto del capitalismo terminale.

Tutto questo può essere fermato se agiamo ora, se blocchiamo l’immigrazione oggi.
Nello studio non è inserita l’Italia, che, checché ne dica la congolese non “ancora” così “diversa” da essere considerata, ma i trend sarebbero simili, come confermato dall’Istat. Non c’è però nulla di inevitabile, dipende da quello che facciamo qui ed ora.

(Fonte: http://voxnews.info/2013/05/08/citta-inglesi-bianchi-in-fuga-minoranze-allinseguimento/)

domenica 12 maggio 2013

Alimentazione sana, alimentazione bioregionale - Un argomento per l'Incontro Collettivo Ecologista che si tiene a Vignola il 22 e 23 giugno 2013



Dieta vegetariana bioregioanle

Ogni volta che  qualcuno partecipa  ad una passeggiata  da noi organizzata alla ricerca di erbe selvatiche commestibili, in funzione dell'adozione di una dieta vegetariana bioregionale,  molti di questi partecipanti confessano, parlando con me lungo il percorso, di essere mangiatori di carne, pur sentendosi ecologisti,  adducendo le più svariate motivazioni, dall’abitudine al piacere del gusto, sino alla scusante che “uccidere un animale od una pianta è la stessa cosa, poiché anche le piante sono vive..”.

Questo è un discorso ricorrente che viene fatto dai carnivori per giustificarsi nel voler continuare a mangiar carne…  Ed ancora una volta rispondendo ad una lettera su questo tono, inviatami da un'amica,  non ho potuto far a meno di insistere sul fatto che non serve “uccidere” la pianta. Infatti se pratichiamo solo la sfogliatura e non il taglio, come d’altronde fanno tutti gli erbivori che brucano, la pianta può continuare il suo ciclo vitale e produrre fiori e frutti e semi. 
Inoltre ho riproposto l’altra argomentazione, quella ecologica, che dovrebbe riportarci alla alimentazione consona alla nostra natura di animali frugivori (come le scimmie antropomorfe, maiali, orsi, etc.) considerando anche il fatto che l’eccessivo uso di carne, proveniente da allevamenti industriali (e conseguente coltivazione intensiva di foraggio) comporta il maggior tasso di inquinamento per il pianeta, molto di più della produzione industriale ed energetica con sistemi non rinnovabili.
Ciononostante in tanti anni che son vegetariano ho sentito spesso rivolgermi la domanda, quasi un’accusa: “se veramente vuoi rispettare la vita non dovresti mangiare nemmeno i vegetali perché anch’essi sono dotati di vita..”. Debbo dirvi che questo tipo di obiezione mi ha sempre fatto sorridere perché lascia trapelare il malcelato bisogno di autogiustificarsi nella scelta di voler continuare a mangiar carne. 
Eppure c’è del vero in quanto affermano questi “difensori della vita”. Anche le piante al pari di uomini ed animali sono dotate di un sistema nervoso primitivo. Recenti studi effettuati con appositi macchinari confermano la presenza “emozioni” quali: paura, desiderio e persino amore.
Insomma la coscienza vegetale è a tutti gli effetti simile a quella animale da cui si differenzia solo per l’intensità delle percezioni e reazioni, che nelle piante sono più lente e meno evidenti. Da una ricerca compiuta dallo scienziato indiano Jagadish Bose risulta che le piante rispondono a stimoli di simpatia od antipatia nei loro confronti e di conseguenza la loro vitalità e fruttificazione ne viene interessata. Un risultato dell’attenzione amorevole rivolta alle piante è la maggiore produzione di getti e polloni utilizzabili dall’uomo o dagli animali come cibo, purché l’assunzione avvenga in forma di sfoltitura, essa stessa un aiuto alla vitalità della pianta, in quanto rinforza la radice e incentiva la produzione di fiori e frutti e semi. 
La pianta utilizza gli animali e l’uomo per la sua propagazione sessuale, infatti è l’esperienza di ognuno di noi dopo aver mangiato un frutto succoso provare rispetto verso il seme, magari in forma di desiderio di piantarlo nella terra per vederlo rinascere o nel gettarlo verso terra con gesto creativo. In verità è la natura stessa che rende appetitoso ed utile il frutto e ispira chi se ne ciba a gettarlo lontano dal luogo originario, succede tra l’altro con gli uccelli che inghiottono le ciliegie per poi defecarne altrove i noccioli al volo….
Anche l’uso di legumi e cereali non presuppone l’uccisione della pianta in quanto tali semi maturano al termine del ciclo vitale e la loro coltivazione per uso alimentare facilita il mantenimento in vita e propagazione della pianta stessa, sono tutti “devices” di carattere sessuale riproduttivo. 
Un modo per aiutare la diffusione delle specie prescelte. Nella dieta naturale è altamente raccomandato l’uso di crudità e traendo le foglie dalla sfoltitura non comporta uccisione quindi la pianta non verrà danneggiata. Ad esempio raccogliendo le cimette di ortica, questo fa sì che dalla troncatura vengono emessi due nuovi getti, quindi l’ortica ci “guadagna”..
Le erbe commestibili sono la stragrande maggioranza di quelle esistenti, durante la passeggiata odierna, abbiamo riconosciuto un centinaio di specie vegetali e solo due o tre sono state da me indicate come “velenose” (forse meglio definirle tossiche o psicotrope): due tipi di cicuta e l’arbusto del sambuco nano puzzolente. Basti pensare che Plinio menzionava oltre mille vegetali commestibili fra quelli in uso nella cucina romana mentre oggi noi dal fruttivendolo ne troviamo al massimo una trentina e perlopiù originari dalle americhe (patate, pomodori, melanzane, etc.).
Per approfondire il discorso sulle piante commestibili e sui vari momenti di maturazione dei frutti selvatici abbiamo deciso  di organizzare una passeggiata erboristica in occasione del prossimo incontro collettivo ecologista, in modo da poter riconoscere ed apprezzare i diversi vegetali stagionali che crescono spontaneamente. L'appuntamento  è fissato per il 22 e 23 giugno 2013  a Vignola.
Paolo D’Arpini


sabato 11 maggio 2013

L'impero del male (se esiste)... è dentro ognuno di noi!


Sento definire l’America “l’impero del male” e bisogna ammettere che c’è molto di vero in questa frase. Ma come la mettiamo con l’impero del male che sta dentro di noi, dentro ciascuno di noi? 

E’ facile credersi superiori oppure “buoni” senza rendersi conto che questo genere di giudizi, come ogni giudizio del resto, non definisce tanto chi lo subisce quanto chi lo esprime. Anche a me sta sulle palle la cultura americana e tutte le brutture che ha partorito nel corso degli ultimi centocinquanta anni o giù di lì. Però mi sembra puerile e limitante cadere nel solito meccanismo dei buoni e dei cattivi, come chiunque che cada nella trappola orrenda della politica, delle opinioni politiche, dei rossi contro i neri e della destra contro la sinistra. Non ci si accorge che sono due facce della stessa medaglia? 

La medaglia è quella del dualismo che da sempre divide e impedisce all’uomo di comprendere veramente come stanno le cose e di ritornare alla sua primordiale unità, quella che pervade il cosmo. Prendere parte per una cosa o per un’altra non fa che perpetuare questo stolido meccanismo, questo perpetuo giro di giostra da cui non si esce mai, questa ridicola lotteria in cui nessuno vince mai. Ci si prende in giro e si è di un’ingenuità patetica quando si pensa che un voto possa cambiare le cose per davvero. 

Tutt’al più sostituirà un governo con un altro, diverso, che però farà altrettante cazzate se non peggio, come le varie rivoluzioni che si sono susseguite nel corso della storia. Bisogna invece astrarsi da tutta questa feccia, la politica, le istituzioni, gli stati e i governi stessi (tutti e non solo quello del “nemico pubblico numero 1″- Berlusconi (mi sembra davvero comico che si continui ad incolpare un solo uomo degli sfaceli d’Italia), e capire che solo cambiando noi stessi, profondamente e radicalmente – e non in base ai paradigmi obsoleti e disfunzionali di questo mondo, di questa società – il mondo cambierà. 

Berlusconi, la giustizia assurda o meglio non-giustizia di questo paese (ma dove può davvero esistere la giustizia in mezzo agli uomini?) e tutte le comparse e attori di questa farsa , fra cui noi stessi, sono solo marionette create per farci rodere il fegato ed indirizzare la mira sempre verso il bersaglio sbagliato: un governo, un giudice,un partito, e quant’altro invece che verso noi stessi, veri creatori di questo sciagurato psicodramma. La realtà è un palcoscenico consensuale che vive e si perpetua grazie alla nostra partecipazione e sostegno. Se invece dicessimo basta? 

Io personalmente non mi riconosco nei modi di fare di questo assurdo mondo di cui sono solo un passeggero, perciò non ho nessuna intenzione di alimentare le sue dinamiche malate e tristi. 

Meglio riservare le proprie energie per il cambiamento che davvero conta e che risuona non solo a livello fisico ma soprattutto ai livelli più alti a cui si esprime la realtà umana, ben al di sopra di queste cretinate per cui si fa il tifo contro o a favore, I giudizi, l’etica e la morale sono solo invenzioni dell’uomo, convenzioni che vengono costantemente scavalcate e rese obsolete dal “progresso” (!!!!!!) – forse è più adeguato dire dal “progredire” – della civiltà, e ci impediscono di vedere che al di là delle varie caricature, macchiette e cartoni animati della politica eccetera è in gioco un potere che solo noi concediamo, rinunciando al nostro: quello della sovranità dell’anima individuale.


Un’ultima annotazione: nessuno di noi può sapere qual’è il karma di una persona, che sia una bella amerikana, un ingenuo negretto o un architetto figlio di papà.


OGNUNO SIA RESPONSABILE DI SE STESSO, e se ci riesce è già tanto.

Simone Sutra