martedì 7 maggio 2013

La caduta dell'Euro prevista prima ancora che l'Euro nascesse...



Uno degli aspetti più inquietanti e forse il più criminale, che ha portato alla nascita della moneta unica, risiede proprio nel fatto che il suo fallimento era già stato previsto almeno tre decenni prima della sua nascita.

La sua insostenibilità era già stata scritta e documentata scientificamente da autorevoli economisti, appartenenti a differenti scuole di pensiero economico, che denunciarono, già a quell'epoca, quelle che sarebbero state le conseguenze in termini di macelleria sociale, di aggressione dei diritti e dei salari del ceto medio popolare, che si sarebbero determinate per effetto della creazione di un'area valutaria non ottimale tra nazioni con strutturali differenze economiche.

Agganciare la valuta della Germania a quella di Paesi economicamente più deboli e con inflazione più alta, senza prevedere meccanismi certi ed automatici di riequilibrio fra i Paesi in surplus e quelli in deficit, non poteva non determinare la costruzione di un rapporto asimmetrico: da una parte la Germania e i Paesi forti nel ruolo di leaders, dall’altra i Paesi più deboli nel ruolo di followers, impossibilitati a recuperare competitività e sostanzialmente costretti a riprodurre le politiche economiche e sociali tedesche, con le conseguenze che vediamo oggi, dopo dieci anni di moneta unica (la quale rappresenta il caso “estremo” di sistema valutario a cambi fissi): deflazione, spinta al ribasso dei diritti e dei salari dei ceti medi e popolari, innalzamento della disoccupazione, politiche di rigore destinate a portare il Paese ad avvitarsi in spirali recessive.

Ma si è voluto procedere ugualmente, nonostante si conosce perfettamente che il progetto dell'euro non sarebbe potuto essere sostenibile. Ciò per il semplice fatto che, secondo una consolidata scuola di pensiero adottata dai padri fondatori, le crisi che si sarebbero avute successivamente, avrebbero creato di per se le condizioni (anche nell'opinione pubblica) per favorire una maggiore integrazione politica e fiscale ritenuta, secondo loro, indispensabile per sanare divergenti aree con caratteristiche economiche, fiscali e sociali differenti.

Tant'è che lo stesso Mario Monti, qualche mese fa, intervenendo ad un dibattito, ha affermato: « Non dobbiamo sorprenderci che l’Europa abbia bisogno di crisi, e di gravi crisi, per fare passi avanti.
I passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario.

…È chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza dei cittadini a una collettività nazionale, possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle perché c’è una crisi in atto, visibile, conclamata. » Quello che segue, è un testo scritto dall’economista post Keynesiano Nicholas Kaldor nel1971 quando la moneta unica europea era solo un progetto sulla carta che si sarebbe realizzato circa 30 anni dopo, in “Effetti Dinamici del Mercato Comune” pubblicato inizialmente su New Statesman il 12 marzo 1971 e ristampato anche (come capitolo 12, pp 187 – 220) in “Altri Saggi di Economia Applicata” – volume 6 della Raccolta di saggi economici di Nicholas Kaldor. Abbiamo evidenziato in grassetto alcuni passaggi. E’ particolarmente significativo che Kaldor abbia precisamente previsto le cause della crisi dell’euro: lo squilibrio commerciale e della bilancia dei pagamenti a causa di un regime di cambi fissi in assenza di regole sui salari, un fisco centralizzato e riequilibratori automatici. 

Trent (BSE: TRENT.BO - notizie) ’anni prima che l’euro nascesse era perfettamente chiaro perché non avrebbe funzionato. Kaldor, nel 1971, scriveva: da Keynes blog , "…Un giorno le nazioni d’Europa saranno pronte ad unire le loro identità nazionali e a creare una nuova Unione Europea – gli Stati Uniti d’Europa. Se e quando lo faranno, ci sarà un Governo Europeo che assumerà tutte le funzioni che fanno capo al Governo Federale degli Stati Uniti d’America, o del Canada o dell’Australia. Questo implicherà la creazione di una “piena unione economica e monetaria”. Ma si commette un errore pericoloso nel credere che l’unione politica e monetaria possa precedere l’unione politica o che opererà (come si legge nelle parole del rapporto Werner) “un agente di fermentazione per la creazione di una unione politica della quale nel lungo non sarà in ogni caso in grado di fare a meno”. 

Poiché se la creazione di una unione monetaria e il controllo della Comunità sui bilanci nazionali saranno tali da generare pressioni che conducono ad una rottura dell’intero sistema, è chiaro che lo sviluppo dell’unione politica sarà ostacolato e non promosso.

Altri estratti dal capitolo: pag. 202 Gli eventi degli ultimi anni – in cui si evidenziava la necessità di una rivalutazione del marco tedesco e di una svalutazione del franco francese – hanno dimostrato l’insufficienza della Comunità stante l’attuale grado di integrazione economica. Il sistema presuppone piena convertibilità delle valute e cambi fissi tra gli stati membri, lasciando la politica monetaria e fiscale alla discrezione dei singoli stati.Sotto questo sistema, come gli eventi hanno dimostrato, alcuni paesi tenderanno ad acquisire crescenti (ed indesiderati) surplus commerciali nei confronti dei loro partner commerciali, mentre altri accumulano crescenti deficit. Ciò porta con sé due effetti indesiderati. Trasmette pressioni inflazionistiche da alcuni membri ad altri; e mette i paesi in surplus nelle condizioni di fornire finanziamenti in automatico ai paesi in deficit in scala crescente. 

Pag. 205 …. Questo è un altro modo per dire che l’obiettivo di una piena unione monetaria ed economica non si può ottenere senza una unione politica; e la seconda presuppone integrazione fiscale e non mera armonizzazione fiscale. Essa richiede la creazione di un Governo e Parlamento della Comunità che si assumano la responsabilità almeno della maggior parte della spesa attualmente finanziata dai governi nazionali e la finanzi attraverso tasse equamente ripartite tra i membri comunitari. Con un sistema integrato di questo tipo le aree più ricche finanziano in automatico quelle più povere, e le aree che sperimentano un declino delle esportazioni sono automaticamente alleggerite pagando meno e ricevendo di più dalla Fisco centrale. La tendenze cumulative all’aumento e alla diminuzione sono così tenute sotto controllo da uno stabilizzatore fiscale costruito all’interno del sistema che consente alle aree in surplus di fornire automaticamente aiuto a quelle in deficit.

Pag. 206 …quel che il Rapporto sbaglia nel riconoscere è che l’esistenza di un sistema centrale di tassazione e spesa è uno strumento per l’erogazione di “aiuti regionali” molto più potente di qualunque cosa che l’“intervento speciale” per lo sviluppo delle regioni sia capace di fornire.

D’altra parte l’attuale piano della Comunità è come quella casa che “divisa contro se stessa non riesce a stare”. L’Unione monetaria e il controllo della Comunità sui bilanci impedirà ad ogni singolo stato membro di perseguire autonome politiche di piena occupazione – di intervenire per compensare le cadute del livello della produzione e dell’occupazione – eccetto che non beneficiando dell’appoggio di un forte Governo comunitario in grado di preservare i suoi cittadini dalle conseguenze peggiori.

Pag. 192 Myrdal coniò la locuzione “causazione circolare e cumulativa” per spiegare perché il tasso di sviluppo economico delle diverse aree del mondo non tende ad uno stato di equilibrio uniforme ma, al contrario, tende a cristallizzarsi in un numero limitato di aree ad elevata crescita il cui successo ha l’effetto di inibire lo sviluppo di altre aree. Questa tendenza non potrebbe operare se le variazioni dei salari monetari fossero sempre tali da compensare la differenza nei tassi di incremento della produttività. 

Tuttavia non è questo il caso che si verifica: per ragioni forse non pienamente comprese, la dispersione nei tassi di aumento dei salari tra le diverse aree tende sempre ad essere considerevolmente più piccola di quella relativa alle variazioni della produttività. E’ per questa ragione che in un’area valutaria comune, o in un sistema di valute convertibili con cambi fissi, le aree che crescono di più tendono ad acquisire un vantaggio competitivo cumulativo rispetto alle aree che crescono a tassi inferiori. I “salari efficienti” (calcolati come rapporto tra salari monetari e produttività) tenderanno, nel corso naturale degli eventi, a diminuire nel primo gruppo di paesi rispetto al secondo – anche nella situazione in cui nei due gruppi i salari monetari tendono contemporaneamente a crescere in termini assoluti. 

Proprio in ragione degli incrementi dei differenziali di produttività, i costi comparati di produzione nelle aree a maggior crescita tendono a diminuire nel tempo rispetto a quelli delle aree a minor crescita ed aumentano di conseguenza il vantaggio competitivo delle prime." 

lunedì 6 maggio 2013

PNL - Controllare i comportamenti per comandare nella società



Dall'ancoraggio emozionale al perfetto schiavo di sistema.

Questa è una tecnica basata in parte sugli esperimenti di Pavlov che fa collegare la reazione emozionale con una azione. Ricorderete l'esperimento di associazione della campanella alla ciotola di cibo data al cane che procurava la salivazione. L'uomo non è immune da queste associazioni, anzi sono più forti, più complesse e più sofisticate.

 Alcuni ancoraggi avvengono nell'infanzia e coinvolgono tutti i sensi. C'è  sempre una associazione emozionale, bella o brutta non importa, legata ad: odori, sapori, immagini, suoni, tatti, idee, cantilene. 

L'ancoraggio risulta ancora più forte se sono coinvolti più sensi contemporaneamente. I pubblicitari conoscono bene queste cose è le applicano continuamente. Sebbene l'ancoraggio sia molto forte in età giovanile anche se decrescente rimane per tutta la vita. Questo è il motivo per cui un cliente conquistato in tenera età è un cliente per tutta la vita e può essere "riattivato" in qualsiasi momento. 

Esiste un ancoraggio più sofisticato di cui si occupa molto la PNL ed è quella che interessa il linguaggio ed il sesto senso quello dell'intuizione e della comprensione che fa leva su "matrici di idee" che realizzano il piano di riferimento, la cosiddetta "mappa del territorio" che ogni uno ha dentro che serve proprio ad interpretare il "territorio" che ci fa classificare cosa è buono e cosa no, cosa è giusto e cosa no. 

Questa mappa ci viene inserita dentro il cervello con un processo sofisticatissimo e lungo che parte anche dalla famiglia (anche i genitori sono programmati a programmare schiavi) continua nella scuola di ogni ordine e grado e poi segue con i "richiami" un po' come le vaccinazioni attraverso la potenza di fuoco mediatica di telegiornali, palinsesti di film scelti accuratamente, ospiti scelti accuratamente, notizie scelte o create accuratamente dai telegiornali di sistema. 

L'ancoraggio poi viene rinforzato con la tecnica del "rinforzo" ossia la "ripetizione ossessiva del messaggio", che bypassa il filtro della razionalità (valutazione se l'idea è familiare o meno) e va direttamente nell'inconscio dove viene ancorata come idea "già familiare".  Di esempi se ne possono fare molti di "mappe di riferimento" impiantate nel cervello fin da piccoli a cui riferirsi "per essere" accettati dal sistema: "l'uomo che non deve chiedere mai" a cominciare dalla bevanda scura gasata con le bollicine per essere accettato anche dagli altri bambini, alle scarpe di quella data marca con le lucette,  un certo tipo di auto, un certo tipo di profumo, un certo tipo di rasoio la  in "crociera", ecc. 

Una mappa (manuale di programmazione) da eseguire per essere il cittadino perfetto per il sistema capitalistico/neoliberista. Ma si va ancora più nel profondo con l'ancoraggio del sentimento della colpa (marketing ampiamente usato dalle religioni soprattutto quella cattolica) che inducendoti tale "colpa innata " come peccato originale ti costringe ad una perenne richiesta di perdono. Siamo tutti colpevoli per esempio per l'olocausto e lo continuiamo ad essere se per caso dimentichiamo e quindi va reiterato il ricordo. 

Tale meccanismo usato sotto il profilo religioso, poi politico/ideologico, oggi è usato sotto l'aspetto finanziario.  Un esempio per tutti è il bombardamento  continuo dell'evasore fiscale. Il cittadino nasce evasore, è una colpa insita del suo DNA lui evade per definizione ed i telegiornali ce lo ricordano in continuazione, in modo che la "mappa di interpretazione" impiantata nel nostro cervello ci faccia dire " e ma se tutti pagassimo le tasse e fossimo più onesti, tutto questo non succederebbe (obbiettivo raggiunto). 

Perché non ci bombardano con notizie di banche condannate ogni giorno per anatocismo? Semplice perché quella "quella mappa" porterebbe ad un altro posto che non è quella che vuole il sistema. 

Tutto questo serve per distruggere la nostra consapevolezza e la nostra capacità di disegnarci da noi la nostra mappa di interpretazione del territorio, invece ci viene consegnata e aggiornata una mappa che ci da indicazioni e ci conduce dove vuole il sistema. 

Da qui la famosa frase che ormai non siamo più: "essere pensanti, ma essere pensati" (da altri). La cura è quasi impossibile in quanto questo è cancro che si propaga con metastasi incontrollate che distruggono le vecchie "mappe umane e sociali" per sostituirle con quelle del "neoliberismo e dell'uomo merce". Certo già scollegare la televisione e gettarla via sarebbe un primo passo verso la disintossicazione.  

Giuseppe Turrisi

domenica 5 maggio 2013

Cagliari - Ancora sulla cittadinanza onoraria a David Grossman, il finto pacifista...


militari israeliani in libera uscita


“Hanno letto qualcosa dell'autore?” Chiede il giornalista di un giornale sardo a proposito della proposta del comune di dare la cittadinanza onoraria di Cagliari a David Grossman e della protesta conseguente dell'ass. Sardegna -Palestina. A suo avviso non c'è ragione di negare tale onorificenza allo scrittore israeliano da lui ritenuto “uomo di pace” e non “uno spietato sionista degno compare del male assoluto secondo un certo retroterra antisemita”. In fondo è uno dei più importanti scrittori del mondo e del resto si potrebbe dare la cittadinanza onoraria anche a uno scrittore palestinese. Alla prima questione risponderei, -si, caro giornalista. 

Abbiamo letto qualcosa e più di qualcosa. Ma questo aspetto lo approfondirò più avanti. Riguardo la seconda questione sarei tentata di proporre di dare la cittadinanza onoraria alla memoria di Mahmud Darwish, uno dei più grandi, forse il più grande poeta del mondo, per compensare un po' quel premio nobel per letteratura che gli fu negato grazie alle pressioni israeliane in quanto Darwish era palestinese. Ma confesso di trovare davvero fastidioso questo stile equidistante. Perchè si dovrebbe concedere tale onoreficenza a uno scrittore palestinese solo per compensare quella di Grossman? Forse che i palestinesi esistono in conseguenza degli israeliani e non sono invece un popolo ricco di cultura e di storia che annovera tra le sue fila giganti della letteratura e della poesia?

Ma veniamo a Grossman: le sue ambigue posizioni politiche sono state già spiegate dal documento dell'ass. Sardegna-Palestina, quindi non le ripeterò. Voglio citare invece alcuni stralci di un'intervista in cui lo scrittore afferma:

”Viviamo nella paura di non poter esistere più, la terra ci trema sempre sotto i piedi. Nei vostri media appariamo forti e arroganti in realtà siamo terrificati. Adesso siamo 6 milioni, come le vittime della Shoah (e come i profughi palestinesi). Ogni 10 anni c'è una nuova fonte di angoscia: oggi è l'Iran, potrebbe dotarsi di nuove armi atomiche”.

In questo quadro gli israeliani sono dipinti ancora una volta come vittime. Magari vittime colpevoli, ma sempre vittime. Loro sono terrificati...e cosa dovrebbero dire i bambini di Gaza preda dell'embargo e esposti ad ogni possibile pericolo dai bombardamenti agli spari nella buffer zone, dalla denutrizione all'avvelenamento del suolo dell'aria e delle acque? E mentre l'Iran “potrebbe” dotarsi di nuove armi atomiche Israele queste armi le possiede già essendo l'unica potenza nucleare del Medio Oriente.

Grossman, che fa parte del famoso terzetto (di scrittori propagandisti di Israele e considerati pacifisti da chi non li ha letti bene) assieme a Oz e Yoshua, in occasione dell'uccisione da parte di Israele di 9 attivisti della nave “Mavi Marmara” diretta a Gaza per rompere l'assedio, dopo aver giustamente criticato l'operato della marina israeliana aggiunge:

“E' chiaro che le mie parole non esprimono consensi alle motivazioni nascoste o evidenti e talvolta malvage di alcuni partecipanti del convoglio diretto a Gaza. Non tutti sono pacifisti animati da intenzioni umanitarie”. Ed ecco che il suo dissenso, la sua critica vengono sminuiti e annegati nel suo omologarsi alla posizione ufficiale israeliana secondo cui quelli non erano pacifisti, ma “nemici di Israele” che come sappiamo deve difendersi.

La sua opinione sui palestinesi con i quali predica il dialogo emerge da un altra intervista in cui si esprime in questi termini:
“Siamo circondati da nemici! I palestinesi non sono partner cordiali né affidabili”.

Certo, se i palestinesi fossero più gentili le cose andrebbero meglio...

La situazione psicologica degli israeliani che è stata descritta da Grossman come una situazione di continuo terrore è diversamente spiegata da un altro scrittore israeliano il poeta Aharon Shbtai:
“Tutti i traumi di una società caratterizzata dall’omicidio politico e dallo sfruttamento di terre occupate vengono interiorizzati individualmente suscitando problemi che isolano l’individuo in una massa nazionalistica. Questi problemi sono sempre visti come privati , l’individuo diventa un paziente, e affonda in un’eterna infanzia come i “Giganti dell’età dell’argento” di Esiodo ciascuno “allevato per cento anni al fianco della propria madre” un perfetto idiota che gioca come un bimbo dentro le pareti domestiche.”

Per gli scrittori funziona il metodo della cooptazione, essi vengono per così dire adottati, se sono un po’ dissidenti o si oppongono a parole all’occupazione tanto meglio, saranno poi più credibili quando sosterranno il regime nelle situazioni importanti, come ad esempio bombardamenti e invasioni, o imbrogli gonfiati al massimo come la generosa offerta di Barak che Arafat avrebbe rifiutato. 

“Gli scrittori di questo tipo non consegnano un messaggio politico alla letteratura” aggiunge Shabtai: “al contrario sublimano nella cultura ciò che è politico. Sotto la loro penna l’occupazione diventa la psicomachia dell’anima bella, tormentata di Israele. Sono riusciti a farne un cliché del discorso culturale israeliano. Alla fine l’occupazione è stata espunta dal campo della lotta politica per diventare grafomania”.

Come scrittrice credo molto nella potenza della parola e penso che
lo scrittore non possa rimanere ad osservare il mondo, lo scrittore deve partecipare e prendere posizione cercando di influenzare, per quello che può il pensiero generale. Questo lo sanno bene anche al dipartimento per la letteratura del ministero degli esteri israeliano. Dan Orian che dirigeva questo settore vede la letteratura israeliana come parte dello sforzo di pubbliche relazioni prodotto da Israele. Egli ha affermato “La cultura è uno strumento magnifico per aiutare la carretta a correre liscio”.

“La letteratura ha una funzione etica e politica. E uso politico nel senso classico. Ciò che mette alla prova la letteratura è la misura in cui essa coopera o meno con il regime nel costruire il consenso. Nelle condizioni barbariche in cui ci troviamo , agli scrittori si richiede di prendere la parola, di assumere una posizione politica chiara ed etica, in una parola di resistere” conclude Aharon Shabtai.
La letteratura israeliana è spesso usata per farci dimenticare i crimini di Israele che tenta attraverso essa di presentarci una faccia diversa. Più umana, più accettabile, rendendoci partecipi e se possibile complici. Questa funzione propagandistica è svolta egregiamente dal terzetto Oz-Yoshua-Grossman.

Ciò che ha sempre amareggiato i palestinesi è stata la difficoltà di raccontare la propria storia mentre la narrazione israeliana veniva universalmente accolta. Questo riconoscimento allo scrittore David Grossman è un riconoscimento all'ipocrisia di Israele la cui politica è di commettere crimini efferati e poi di negare tutto.

  Miriam Marino  

sabato 4 maggio 2013

Senza sovranità monetaria siamo fottuti dalle banche


Foto di Gustavo Piccinini


L’attuale crisi economica non è congiunturale, è strutturale. E affrontarla senza affrontare il meccanismo di creazione del denaro è come voler dare una mano di intonaco ad una casa che sta crollando: vanno rifatte le fondamenta, non serve ritoccare la facciata (anzi, peggio, ritinteggiare la facciata impedisce a chi la abita di rendersi conto del reale stato delle cose).

Il settore finanziario, da settore di servizi all’economia e alla società, è diventato il vero padrone di questo mondo. E come ha fatto? impadronendosi del diritto di creare liquidità, creare moneta.

Tutto il denaro esistente al mondo è creato da banche commerciali (private) e centrali (apparentemente pubbliche, di fatto anch’esse private) che lo creano a debito. Cosa significa a debito? Significa che le banche non hanno la stampante per creare denaro  (sarebbero falsari) nè si auto-accreditano somme sui propri conti correnti (anche questo sarebbe molto simile all’opera di falsari).

Il meccanismo è quello del prestito: creano denaro solo nel momento in cui qualcuno, pubblica amministrazione, impresa o privato, si indebita con la banca stessa.

Senza entrare nel dettaglio della spiegazione di come ciò avviene, conviene invececoncentrare l’attenzione sulle conseguenze di questo sistema.

Prima conseguenza: Il potere vero sta nelle mani di privati che condizionano l’economia (decidendo a chi prestare e a chi no, quali settori favorire e quali penalizzare ecc.) e agiscono in base a fini, logiche e linee guida tipiche di PRIVATI. Con buona pace della cosiddetta “democrazia”.

Seconda conseguenza: Tutto il denaro esistente in circolazione è emesso a debito. Se anche uno possiede 1000 € e sono “suoi”, qualcun altro si è indebitato perchè quei soldi esistessero. Questo implica che una % sempre maggiore di tutte le attività di cittadini, imprese, pubblica amministrazione è destinata al ripagamento del debito anzichè allo sviluppo dell’economia, della società, ecc..

Terza conseguenza: Il debito è impossibile da ripagare. Se ogni volta che viene creato “100″ di nuovo denaro (perchè viene erogato un prestito) viene contestualmente creato “150″ di debito (perchè il debito dovrà essere restituito con gli interessi, magari con un mutuo ventennale), i 50 in più non esistono, e quindi dal punto di vista strettamente matematico il debito non può essere ripagato.

SOLUZIONE

Una volta capito questo si evince che qualunque manovra di stimolo all’economia, vuoi qualche rottamazione agevolata (auto? frigoriferi? divani?), vuoi qualche incentivazione fiscale (assunzioni esentasse? detrazioni per investimenti eco-compatibili?) così come qualunque manovra di austerity non possono nulla rispetto alla voragine del debitoche divora il tempo, le energie, le ricchezze, la creatività di una intera società di lavoratori.

Serve una nuova immissione di moneta nell’economia, moneta a credito e non a debito, che toglierà potere alle banche che lucrano da questa posizione privilegiata senza produrre alcunchè di utile all’economia reale, anzi dissanguandola senza pietà.

Un governo che comprende questo può cominciare ad emettere in prorio titoli alternativi (le possibilità sono limitate solo dalla fantasia) che, una volta in circolazione, consentano un VERO rilancio dell’economia senza la zavorra, la palla al piede della moneta emessa a  debito.

Basta avere il coraggio per iniziare e dare così avvio alla prima vera, grande rivoluzione della storia dell’umanità.


Alberto Medici
alberto.medici@ingannati.it

venerdì 3 maggio 2013

Nel mercato dell'uguaglianza / omologazione si vende solo alienazione e sconforto



Non c'è niente che possa rendere uguali due persone nemmeno nell'apparenza in quanto già una differenza è quella di occupare due spaziotempo diversi, eppure una pesante propaganda, figlia della "democrazia industriale, della uguaglianza ha fatto si programmare schiavi uguali per il sistema. 

La differenza è un errore che il sistema non può sopportare, causa la rottura. Nella programmazione che riceviamo fin da piccoli a studiare sugli stessi libri di scuole che hanno ricevuto l'imprimatur dai guardiani della verità, fino alla potenza del lavaggio del cervello attuato dai media, sopratutto dai quei programmi che mirano ad essere nell'immaginario collettivo di controinformazione, leggasi striscia la notizia, le iene, Santoro e report. 

Queste trasmissioni omologanti oltre alle inchieste all'interno della mappa del territorio che il sistema ben definisce ed oltre del quale non si può andare, realizzano qualche volta delle inchieste che sono lo specchietto per le allodole, magari utilizzando inchieste che servono solo ad assestare le lotte intestine all'interno dei potentati. 

Una inchiesta su una specifica banca da l'idea al popolo che Report si occupi del sistema bancario, e ciò è anche vero, ma spesso quella puntata viene mandata in onda in quel preciso momento anche per dare messaggi ad altri livelli, non certamente per mettere in discussione il sistema monetario. Report si è già scoperta diverse volte, per esempio con la puntata ad orologeria su Di Pietro, oppure sulla difesa della moneta elettronica.  

Tornando al mercato della uguaglianza è fondamentale programmare il cittadino modello, e tutto questo attraverso ogni tipo di prodotto televisivo, dal film Hollywoodiano al mercato delle cosce delle veline, da Amici della De Filippo fino alla "Storia siamo noi", in cui la famiglia allargata pensa a lavorare, a spendere, a comprare e ricomprare, a telefonare e a distrarsi con la programmazione televisiva. Un ominide con una intelligenza limitata, con delle idee che crede proprie e uniche quando invece sono le stesse di milioni di simili a lui e quindi uguali per forza. 

Una uguaglianza imposta culturalmente, economicamente, politicamente, e anche spiritualmente naturalmente tutto al ribasso di una poltiglia di melma di new-age. Una uguaglianza imposta e programmata ad ogni livello in modo da rendere inutili ed intercambiabili tutti gli individui secondo la legge della rarità voluta del pensiero unico dominante del neoliberismo che vuole il darvinismo sociale. Più si livella la marmaglia del popolino e gli si rende difficile la scalata sociale più facile è governare. I tagli alla scuola e alla ricerca hanno questo obbiettivo finale ossia quello di uniformare e livellare l'ignoranza in modo da imporre indirettamente l'uguaglianza. 

Il popolo si deve trovare nella stessa condizione in modo da comprendere che la sua non è una condizione di sfortuna ma una condizione quasi naturale per cui "mal comune mezzo gaudio".  Poiché vi è una programmazione sulla uguaglianza ideologica alla fine è facile accettare anche la condizione di disperazione uguale per tutti i poveri. C'è nella programmazione genetica una "aggressività per la sopravivenza" che il potere conosce bene e che sfrutta in questo mercato dell'uguaglianza per il proprio torna conto, infatti nel bisogno a secondo della tipologia di uomo può scattare o la solidarietà, oppure la lotta per la sopravivenza. 

C'è un limite biologico in cui la condizione materiale va a toccare il codice genetico della sopravivenza della specie in cui scatta la difesa della vita di aggressione verso tutti per difendersi. Il suicidio è di fatto un prodotto della programmazione deviato, in quanto sul codice genetico di fatto c'è scritto un'altro comportamento, ma l'uguaglianza imposta dal contesto impone una programmazione mentale che va contro quella biologica. Si passa da una natura "istintivistica" di tipo emozionale e naturale ad una natura "comportamentale" di tipo razionale e innaturale. In natura raramente c'è una specie che uccide se stessa al contrario si uccide tutto ciò che minaccia la specie. 

L'uomo, la specie più programmabile (addestrabile) in assoluto, è quella specie che riesce ad avere un programma mentale che va contro il programma biologico che scaturisce o in malattie (stress, parchinson, cancro) o in suicidi. Tutto contro natura. 

L'evoluzione umana  (in cui c'è la realizzazione dell'essere unico ed irripetibile) che non preveda la conservazione della natura umana tutta non può che produrre disastri. C'è una trasmutazione continua  tra il singolo uomo e l'umanità che rigenera se stessa, cosi come ogni cellula fa il corpo. Se si rompe lo scambio anche di un singolo uomo con l'umanità, tutta l'umanità è obbligata e ripetersi in cicli e contro cicli al fine di raggiungere la perfetta sintonia dell'uno nel tutto e del tutto nell'uno. 

Ogni uomo non è uomo se non c'è l'umanità e l'umanità non è  umanità se non c'è il singolo uomo. La consapevolezza a questo tipo di realtà potrebbe arrivare da subito se non subissimo pesanti programmazioni di uguaglianza fin da piccoli.  Se si desse la stessa opportunità allo spirito di evolversi fin dall'infanzia, che invece il mondo materiale da solo alla mente razionale si potrebbe essere veramente dei creatori e di energia, ed invece siamo costretti a vivere in una finestra che fa commettere continui errori per la distorsione che lo spazio infligge al tempo e viceversa. 

Giuseppe Turrisi

giovedì 2 maggio 2013

I titoli di stato ce li giochiamo al casino … – Dove i giochi sono fatti!



Gli investimenti su titoli di Stato di un Paese in difficoltà, o in via di sviluppo, l’acquisto di azioni in borsa, magari di famose aziende o, ancor più, di banche, sono sempre e solo delle vere e proprie scommesse, esattamente come quelle effettuate nel gioco d’azzardo. Infatti comprando azioni o titoli, e ancor più “futures” o hedge fund non si fa altro che scommettere sul fatto che il valore di ciò che si è acquistato aumenti (o diminuisca, nel caso ad esempio dei citati futures) generando così il guadagno o la perdita per il giocatore.

Ad ogni scommessa quindi si ha comunque un vincitore e un perdente e questo ruolo dovrebbe essere assunto sia dallo scommettitore che dal “banco”. Purtroppo però, come abbiamo visto in questi anni, la maggior parte degli scommettitori, ovvero le grandi banche d’affari internazionali e gli speculatori di ogni genere, sostanzialmente giocano sì tra di loro, e quindi c’è chi vince e chi perde, ma purtroppo per noi il loro vizio è alimentato dai nostri soldi. I soldi delle nostre tasse e delle nostre proprietà quando si parla di titoli di Stato, sono sempre e comunque soldi nostri anche quando si tratta di banche (e lo sanno benissimo i correntisti del MPS per esempio), e spesso sono sempre i nostri quattrini con i quali quali questi “gamblers” giocano se le azioni in questione sono ad esempio di aziende tipo Enel o Eni, o addirittura della Fiat ed altre società che quando vanno male vengono foraggiate con i nostri quattrini (presi dall’INPS) per permettergli di sopravvivere mettendo i propri dipendenti in “cassa integrazione”. La cosa strana (ma ciò che dico è assolutamente stato stradetto) è che quando le suddette aziende vanno bene non versino un euro per restituire quanto ricevuto da NOI contribuenti.

Ok, finito questo “cappello” introduttivo, arrivo rapidamente al punto dolente. È ormai assodato come il gioco d’azzardo patologico sia una delle prime forme di “dipendenza senza droga”. Da cui: coloro che scommettono in Borsa, sui titoli di Stato etc… come lavoro, ma ancor più quelli che lo fanno come ragione di vita – poiché le proprie aziende o società (banche o finanziarie che siano) si occupano esclusivamente di questo tutti i santi giorni per aumentare sempre di più la propria potenza economica e di conseguenza andare a giocare sempre di più su “tavoli” migliori, con poste sempre più alte – sono sicuramente giocatori, ma non solo, sono anche da inserire nella categoria dei “patologici”.

Il giocatore d’Azzardo Patologico infatti lo si identifica quando esiste un “comportamento persistente, ricorrente di gioco d’azzardo”. Alcuni segnali di tale problema di dipendenza dal gioco possono essere più comportamenti tra quelli elencati di:
1) eccessivo assorbimento in attività dirette o indirette (programmi di gioco, pensieri su come procurarsi denaro, ecc.) legate al gioco d’azzardo.
Come detto, tutti all’interno delle gradi banche d’affari o holding finanziarie non fanno altro, dai componenti del Consiglio di Amministrazione all’ultimo broker.

2) bisogno di aumentare la quantità di denaro con cui si gioca per raggiungere livelli di eccitazione desiderati.
Magari invece di “eccitazione” sarebbe meglio usare la parola “potere” ma il succo rimane lo stesso. Lavorare unicamente per scommettere.

3) tendenza a ritornare al gioco per rifarsi dalle perdite precedenti.
Diversamente dovrebbero chiudere le proprie Compagnie, Banche o Società.

4) propensione a mentire sul proprio comportamento di gioco.
Credo che sia inutile spiegare sul come e il perché ciò avviene. Basti pensare alle dichiarazioni di Standard & Poors su Lehman Brothers che aveva appena perso il primo 18% prima del tracollo totale, “È SOLIDA!”. Oppure quelle di poco tempo fa del presidente della Regione Toscana Rossi: “MPS è un gruppo solido!”

5) ricorso a comportamenti illegali quali furti, frodi, baro, falsificazione.
Parliamo dei conti pubblici Greci falsificati da Goldman Sachs? Della falsificazione dei bilanci di MPS? Delle ormai storiche truffe effettuate dalle banche con la vendita dei Bond argentini o delle azioni Parmalat? Parliamo ancora di Lehmann Bothers e di Structured investments vehicle? Delle agenzie di rating controllate da chi dovrebbero controllare? Ci siamo capiti penso…

6) richiesta ad altri di denaro necessario per rimediare alla propria situazione finanziaria più o meno disperata a causa dei debiti di gioco.

E qui potremmo scrivere un romanzo, a partire dal FMI, passando per BCE, e scendendo gradino per gradino e nominando tutti coloro, compresi altri “famosi giocatori compulsivi” magari in periodo buono, che hanno ricevuto richieste dai “perdenti”del momento (le nostre banche sono state un fulgido esempio di come si può perdere all’istante anche ciò che gli era appena stato erogato da BCE!)

Qualcuno di coloro che stanno leggendo si domanderà dove voglio andare a parare con questo mio cianciare. Bene, è presto detto: NESSUNO MI PARE SI SIA POSTO IL PROBLEMA DI COME IL MONDO, OVVERO L’ECONOMIA MONDIALE, POSSA ESSERE IN MANO DI PERSONE, DECINE DI MIGLIAIA DI INDIVIDUI, ASSOLUTAMENTE MALATI.
Persone che per il lavoro che fanno (in grande o in piccolo non importa) hanno problemi caratterizzati da una graduale perdita della capacità di autolimitare il proprio comportamento, di una dissociazione dalla realtà quotidiana, di una sorta di disadattamento alla vita “normale, poiché tutto esiste e ha importanza solo ed esclusivamente nel rapporto che può avere col “gioco”.

Certo, è vero anche che alcune caratteristiche classiche del giocatore, come ad esempio il famoso “circolo autodistruttivo”, in queste persone non esistono, ma questo avviene poiché, come detto, “tutti o quasi giocano sostanzialmente coi soldi degli altri” per cui altro non gli si può dire salvo che “Ti piace vincere facile eh?” come in uno slogan di una famosa pubblicità (sempre sul gioco, ma in questo caso quello destinato ai “poveracci” che inseguono un sogno di poter cambiare la propria condizione grazie solo alla famosa “botta di culo”).

In conclusione, il mondo, la sopravvivenza di miliardi di persone è in mano a dei malati, a dei veri e propri drogati, i quali continuano a fare tranquillamente i propri comodi senza che nessuno abbia il coraggio, se non di farli interdire, quantomeno di dichiararne pubblicamente lo stato mentale.
Per cui per noi “popolo” ormai da tempo “ex-sovrano” ad ogni latitudine, rimane unicamente un’unica frase che ascolteremo sempre di più giorno dopo giorno, ovvero:

“Madame e monsieur… rien ne va plus, les jeux sont faits!”

Stefano Davidson


mercoledì 1 maggio 2013

Federitalia è nata per aiutare i cittadini vessati da banche e da equitalia


Intervista a Wally Bonvicini, imprenditrice, fondatrice e Presidente di   Federitalia, associazione che si occupa di aiutare cittadini e imprenditori messi in difficoltà da banche ed Equitalia. Un'associazione che lavora su tutto il territorio nazionale, con grande concretezza e impegno. 


Intervista a Wally Bonvicini , imprenditrice, fondatrice e Presidente di Federitalia , associazione che si occupa di aiutare cittadini e imprenditori messi in difficoltà da banche ed Equitalia. Un'associazione che lavora su tutto il territorio nazionale, con grande concretezza e impegno. Una realtà da conoscere.

Quando nasce Federitalia?
Federitalia nasce nel 2009 a Parma, citta’nella quale opero dal 1976:sono reggiana della bassa, quelli che amano il Po e la nebbia! In passato avevo già fatto parte di altri tipi di associazioni specializzate in attività antiusura, ma ne sono sempre stata estromessa. Fare la guerra alle banche e a Equitalia è una guerra scomoda: mi sono imbattuta in troppe associazioni non realmente dalla parte dei cittadini, che preferivano rimanere all'interno del sistema, magari finendo per favorire avvocati e periti procacciando nuovi affari. La nostra associazione fornisce assistenza legale e perizie tecniche a tutti i cittadini che si trovino in difficoltà: siamo un po’ ovunque sul territorio nazionale e continuiamo a crescere. E' un'associazione trasparente e senza fini di lucro: c'è gente che ci si avvicina con l'idea di fare business, ma posso garantire che viene scoperta subito e allontanata.
Perchè ha deciso di fondare Federitalia?
C'è un episodio preciso che mi ha fatto aprire gli occhi definitivamente sulle banche e dato la spinta per intervenire, anche se non è l'unica motivazione: un'errata segnalazione alla Centrale dei Rischi da parte di una delle banche con le quali operavo!
Volli andare a fondo della cosa, pagai allora una perizia 11mila euro. A posteriori, oggi che so come vengono fatte le perizie, quanto tempo ci si impiega, posso affermare che trattasi di truffa finalizzata all’appropriazione indebita!
Scoprii così quanto pagavo realmente il denaro prestatomi, al 450%; scoprii che il mio debito era un debito eterno. Fu allora che decisi di depositare la prima querela per usura contro la banca: gli addetti all'antiracket mi guardarono come un ufo; effettivamente della materia non sapevano nulla, ma da lì in seguito dovettero cominciare ad occuparsene. Fu un inizio: di querele, solo per citare Parma, ne sono state depositate migliaia contro le banche ed Equitalia.
Dove vi muovete e come agite?
Noi ci muoviamo in tutta Italia, abbiamo sedi ormai ovunque: Avellino, Salerno, Chieti, Torino. Il nostro obiettivo è dare una mano a tutte le persone in difficoltà cercando di contenere al massimo i costi, ovviamente anche noi dobbiamo pagare i nostri periti, ma i costi si aggirano intorno ai 400 euro a perizia. I nostri periti sono professionisti di altissimo livello: conoscono bene le leggi e sanno applicarle, sono persone estremamente preparate e costantemente aggiornate. L’associazione ha creato una rete unica, non solo di formazione e aggiornamento, ma anche di raccolta documenti: ogni giorno riceviamo  sentenze, aggiornamenti, notizie da tutta Italia.
Chi si rivolge a voi?
All'inizio si rivolgevano a noi solo piccoli imprenditori o semplici cittadini, che magari erano stati imprenditori venti anni prima e che da un giorno all'altro si ritrovano a ricevere una cartella di Equitalia per centinaia di migliaia di euro. Oggi le cose sono diverse, si rivolgono a noi anche grandi aziende, tanti, tanti professionisti - architetti, ingegneri, artigiani. Quel che facciamo è guardare i conti, rifarli, accertare l’usura – con i cittadini e con le pmi l’usura è accertata nel 99% dei casi – quindi, in presenza di usura, si deposita una querela e un’istanza di accesso al fondo. Il solo fatto di depositare questa istanza è comunque una tutela: il meccanismo si blocca, la banca ora non può più aggredire, se lo facesse sarebbe querelabile per estorsione, in pratica l’imprenditore viene protetto. La banca non può procedere con decreto ingiuntivo, il saldo non è esigibile, la sua azione viene inibita, e alla fine la banca si arrende. E’ in questo modo che noi salviamo le persone: io aiuto la gente a non pagare. Perché un conto è pagare ciò che devi, un conto è pagare ciò che devi moltiplicato per cinque o per sei. Equitalia e le banche hanno trasformato i debiti in debiti eterni: se un imprenditore di 50 anni riceve una cartella da un milione di euro, cosa può fare? Decide di rateizzare una somma enorme, che nessuno può pagare, all’imprenditore non resta nulla, non può far altro che indebitarsi e per sempre.
Come associazione promuovete class action?
Noi non procediamo con class action perché in Italia, a differenza degli USA, una class action può essere facilmente cestinata, accantonata. La nostra strategia è nella moltitudine di azioni: tante singole azioni simultanee. Un esempio: la settimana scorsa, ad Avellino, Federitalia locale ha depositato trenta querele avverso banche. Non ne era mai stata depositata una. Questo non potrà che generare una qualche reazione in procura: possono archiviarle tutte e trenta, ma una per volta, con trenta decreti di archiviazione, cui ci potremo opporre. Non possono archiviarle tutte e trenta con un unico provvedimento.
Come definirebbe la missione di Federitalia?
La nostra missione è innanzi tutto culturale, informativa: noi facciamo vedere quanto è il vero capitale da pagare, quanto sia lievitato; noi diamo informazioni su quello che si può fare: se non si vuole fare la guerra alla banca in campo penale, si può procedere col diritto civile e chiedere la restituzione di tutti gli interessi anatocitici: oggi non c’è tribunale che non faccia vincere l’utente.
Lei parla di usura facendo riferimento a banche e Equitali: ci spieghi perché.
È l’anatocismo che genera usura. Equitalia applica gli interessi su tutto: li applica sugli interessi di mora, li applica sull’aggio, li applica su tutto. Intorno all’anno 2000 l’anatocismo era stato dichiarato illegittimo: è stata allora studiata una soluzione politica per renderlo credibile, introducendo con una delibera del CICR (Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio, ndr) il concetto di reciprocità – delibera che tutte le banche da allora impropriamente citano per applicare l’anatocismo che il codice civile vieta. Cosa s’intende per reciprocità? L’anatocismo è “legittimo” se viene applicato sia sui tassi d’interesse “dare” che su quelli “avere”. Peccato che i due tassi siano incomparabili, e la reciprocità assolutamente fittizia nei fatti. L’anatocismo è un moltiplicatore del debito.
Aggiungo questi due fatti: la nostra Legge antiusura fu approvata nel 1996 e non fu un percorso facile; ci fu una lotta feroce da parte della lobby delle banche per ostacolarne l’approvazione: contrariamente a quanto si possa pensare, non è una legge nata contro gli strozzini di strada; è una legge nata per arginare i profitti delle banche, sollecitata dall’Unione dei consumatori di allora perché si erano accorti che le banche stavano espropriando i cittadini. Nei lavori preparatori si cita il TAEG, tasso effettivo annuo globale: questa è terminologia che riguarda lo strozzinaggio? La legge alla fine passò, espressione dell’indipendenza del parlamento di allora rispetto alla banche.
Di recente quella legge è stata modificata (legge n° 3 del 2012), trasferendo il parere favorevole alla sospensione dal Prefetto al Pubblico Ministero: per una svista, malgrado tutti neghino che Equitalia possa praticare l’usura, leggendo il testo si trova testuale “in presenza di usura non sono dovute le sanzioni d’interesse, se l’usura è praticata da Agenzia delle entrate, Inps ecc.” Si rende conto? allora l’usura è prevista e riconosciuta anche dallo Stato!
Chi glielo fa fare?
È una guerra scomoda, vogliamo scardinare il sistema dall’interno, e lavoriamo sul territorio per questo; ma soprattutto lavoriamo per diffondere conoscenza. Da sempre, sin da piccola, sono una cultrice dell’illuminismo: la conoscenza genera forza. Sono le associazioni competenti, i cittadini preparati che si mettono insieme che fanno paura al potere.
Come vede il Movimento per la Gente?
E’ un’associazione che seguo con interesse, abbiamo tanti punti in comune, vogliamo le stesse cose. Forse noi siamo un po’ più agguerriti, ma siamo nati prima, siamo anche più strutturati. E’ solo una questione di tempo.
E come vede il futuro della sua associazione?
In crescita: la nostra azione cresce grazie ai nostri risultati; ogni giorno viene gente nuova mandata da persone salvate, è un flusso continuo. E’ una rivoluzione culturale quella che portiamo avanti: saremo cittadini uniti e preparati, laddove per troppo tempo ci hanno voluto divisi e ignoranti.
 
Floriana Baldino