martedì 9 ottobre 2018

Perugia - Assisi. La conclusione di Fulvio Grimaldi



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Conclusa  alfine la celebrata marcia Perugia Assisi di domenica  7 ottobre 2018, organizzata dal sostenitore dei “ribelli” siriani Flavio Lotti,  nel nome dall’immenso valore depistatorio della “lotta al razzismo, all’intolleranza, alla xenofobia”. E pure questo è un argomento che fa tendenza. Mica le stragi seriali di Gaza, 8 anni di massacri per piegare la Siria, il genocidio nello Yemen, 17 anni di bombe sull’Afghanistan.  Mica fanno tendenza. L’hanno chiamata marcia della pace? O abbiamo capito male?

Tutto questo dimostra forse niente di risolutivo, se non l’abissale sprofondamento morale, politico, culturale e giuridico, della società e delle istituzioni dello Stato guida dell’Occidente. Quello a cui, evidentemente condividendone, se non imitandone da sottoposti l’esempio, s’inchina la stessa totalità unanime del mondo mediatico e politico italiota,con la stessa sintonia e sincronia con cui si avventa da noi contro ciò che chiama il “governo più populista della Repubblica”, solo perché ha dirottato un po’ di pane e di rose dai ricchi a quelli che non lo devono essere. Mai.


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domenica 7 ottobre 2018

UE. DEF non approvato - Lotta all'ultimo sangue contro il governo “populista”



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All’arma bianca i resti dei partiti che furono, con pagine al tritolo giornali e tivù. Per Renzi  ed amici, la bocciatura dell’UE del DEF è equivalsa a un orgasmo come quelli che i vegliardi ricavano dalla memoria. Bersaglio di tutti, “il governo più di destra della Repubblica” che, con maglio non proprio dissimile dalle vecchie falce e martello, osa picconare l’ordine nato dal ratto d’Europa. 

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Ne danno testimonianza, nella gazzetta ormai monotematica (detta "manifesto"), mosca cocchiera dell’assalto mediatico universale, con unanime spirito conservatore, direttori, vicedirettori, editorialisti, cronisti, correttori di bozze, poligrafici, portinai, strilloni.

E’ successa una cosa gravissima, intollerabile, che minaccia l’ordine del cosmo come allestito fin dai predecessori degli attuali reggenti e messo in questione solo nel breve arco che va dal 1968 al 1977: il sistema di trasferimento della ricchezza dal basso verso l’alto, come concordato con la mafia e relativi referenti politici da allora ad oggi, fin dallo sbarco americano del ’43. 

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Un “popolo disperso che nome non ha” s’è stufato di essere “non donna di provincie ma bordello”, s’è dato un nome, ha rivendicato la sua provincia nell’ordine globale e, il 4 marzo 2018, ha votato diverso e dissonante. Ne è scaturito un governo affatto differente rispetto a quelli di tutta la storia prima. Un governo casinaro, di opposti e affini, di sguaiataggini e tonfi (verdi) e farloccherie e cedimenti (gialli), ma anche di provvedimenti solo sognati e che, per la prima volta, ha provato, timidamente, debolmente, a rovesciare il paradigma e restituire qual cosina del maltolto. 

Dai soldi strappati agli eurolicantropi non benefit e guiderdoni alla cricca del 10% che ha la ricchezza del 50% (a proposito del disarmante “dove prendere i soldi?”), ma stampelle a chi zoppica. 

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Dei 5,5 milioni di persone in miseria, dei 12 che non si possono curare, dei 18 che hanno un piede nella povertà e l’altro periclitante al limite, di cui non gliene doveva fregare niente a chi era proposto al famoso trasferimento globalista da sotto a sopra, da chi suda a chi sta al fresco, dalla natura al cemento, dalla pace alla guerra, dall’aria al gas, qualcuno un gialloverde, più giallo che verde, ha iniziato a occuparsi. Abominio!


Fulvio Grimaldi - www.fulviogrimaldicontroblog.info

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Integrazione de L'Antidiplomatico: “Mercati e Unione europea in allarme, opposizione all’attacco, richiamo del presidente della Repubblica alla Costituzione, perché l’annunciata manovra finanziaria del governo comporterebbe un deficit di circa 27 miliardi di euro. Silenzio assoluto invece, sia nel governo che nell'opposizione, sul fatto che l'Italia spende in un anno una somma analoga a scopo militare. Quella del 2018 è di circa 25 miliardi di euro, cui si aggiungono altre voci di carattere militare portandola a oltre 27 miliardi. Sono oltre 70 milioni di euro al giorno, in aumento poiché l'Italia si è impegnata nella Nato a portarli a circa 100 milioni al giorno...”

sabato 6 ottobre 2018

A proposito di Domenico Lucano, sindaco di Riace



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A proposito di Domenico Lucano,  sindaco di Riace...

Chi disobbedisce sa di rischiare ed è pronto a pagare; è un eroe che è pronto a pagare con la propria libertà, per difendere la libertà ed il bene degli altri: chi in guerra compie un atto eroico per salvare i suoi compagni o i cittadini inermi, rischia più della sua libertà, rischia la vita ed è per questo che è un eroe. Disobbedire per essere impuniti è da vermi. Sono certo che il Sindaco di Riace reclami la sua punizione, la voglia perché vuole essere un eroe, è un eroe, ma questo nessuno dei miei ex compagni di sinistra lo può capire. 

Benito Castorina


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venerdì 5 ottobre 2018

Governo populista alla strette - Sul filo del 2,4% di rapporto Deficit-Pil talvolta si muore...


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La decisione di aumentare del 2,4% il rapporto deficit/pil non è una normale scelta di politica economica; ma – come altri hanno già detto – una vera e propria dichiarazione di guerra all’Unione Europea. E non solo all’Unione Europea – mi permetto di aggiungere – ma all’intero meccanismo della globalizzazione economica di cui l’UE è soltanto un piccolo ingranaggio.

La misura potrebbe a prima vista apparire di scarsa importanza: un ritocchino ad un debito pubblico astronomico, tale da essere matematicamente inestinguibile (a meno che non si vogliano chiudere scuole, ospedali e caserme dei carabinieri). Il problema – dunque – non è tanto o soltanto quello delle cifre, pur considerevoli, di cui Lega e 5 Stelle hanno bisogno per rispettare gli impegni elettorali... Il problema è quello del messaggio che si manda a Bruxelles e a Wall Street: l’Italia respinge il destino greco che i poteri forti avevano disegnato per noi, e si riappropria di una parte (sia pur piccola) della sovranità che aveva ceduto ai commessi viaggiatori di UE, BCE, OCSE, FMI e onorata compagnia.

In altre parole, ci rifiutiamo di continuare sulla linea del rigore, dei sacrifici, del massacro sociale, ed iniziamo a muoverci nella direzione opposta, verso una politica espansiva che è la negazione stessa dei funesti “parametri di Maastricht” che ci sono stati imposti.

Naturalmente, è solo un inizio, un timido inizio, stando ben attenti a non offrire a Mattarella il destro per poter invocare il rigore del ragioniere. Ed è un inizio tutt’altro che ineccepibile, viziato dalla demagogia, dal velleitarismo, dal dilettantismo di certi predicatori dell’antipolitica. Ma è comunque un inizio che va nella direzione giusta. Anche il tanto vituperato reddito di cittadinanza, pur con le sue macroscopiche approssimazioni, affronta un problema reale: i cinque milioni di poveri in Italia, che le “riforme” europee vorrebbero semplicemente ignorare e che invece i governanti italiani intendono in qualche modo soccorrere.

Idem per la riforma della Fornero: un tasso di disoccupazione “ufficiale” dell’11%, che i Soloni dell’UE considerano ottimale per l’Italia, e che Salvini vuole invece ridurre mandando gli anziani in pensione e rendendo liberi migliaia di posti per la nuova occupazione giovanile.

La flat tax, altra bestia nera del conformismo politico, benché appena appena accennata. Certo che farebbe pagare meno tasse ai ricchi, ma pure ai poveri e alla classe media. E anche in questa direzione un segnale – sia pure soltanto un primo segnale – viene dato dal DEF, con grande scorno dei vari figli di troika che vorrebbero una politica fiscale volta a prosciugare le tasche degli italiani.

Ecco perché la “nota di aggiornamento” del governo giallo-verde è un atto di guerra all’Unione Europea e, soprattutto, a quei nostri potentissimi nemici che sono “i mercati”.

E fin qui – si potrebbe dire – tutto bene. Le cose, però, potrebbero complicarsi, perché a un atto di guerra i nostri nemici risponderanno certamente con altri atti di guerra. Le ostilità, probabilmente, inizieranno attorno alla fine del mese, quando le agenzie di rating determineranno il declassamento dei nostri titoli di Stato. Sarà il primo passo di un attacco violentissimo, anche se l’Italia non è il Venezuela (e neanche la Grecia) e sarà perciò difficile che possano farci davvero male. Né l’Unione Europea si spingerà fino al punto di espellerci, per il semplice fatto che una misura del genere provocherebbe una fortissima crisi finanziaria in Germania. E la Germania – si sa – è quella che comanda in Europa.

Nulla di catastrofico, quindi. Ma ciò non vuol dire che la crisi non si farà sentire. Per combatterla veramente, radicalmente, efficacemente c’è un solo sistema. L’ho detto mille volte e lo ripeto: nazionalizzare la Banca d’Italia e tornare a creare i nostri soldi (o magari soltanto una moneta aggiuntiva e parallela). Solo così si potrà ottenere il denaro necessario a governare decentemente, senza essere obbligati a farcelo prestare dai mercati, senza indebitarci coi mercati, senza essere ricattabili dai mercati; ed anche – aggiungo – senza bisogno di ricorrere ai vecchi giochetti di prestigio, come potrebbe essere quello di assottigliare ulteriormente una spesa pubblica che è già ridotta all’osso.

Ora, mi domando: questo governo giallo-verde ha gli attributi – diciamo così – per realizzare una contro-riforma di tale portata? E, se non vorrà intraprendere questa controriforma, sarà almeno in grado di opporre una resistenza efficace alla guerra che ci verrà mossa? È questo il vero punto interrogativo. Abbiamo aperto le ostilità. Ma adesso siamo in grado di reggere l’urto del nemico?

Attenzione, la guerra sarà dura. Il nemico è di quelli infidi, senza scrupoli. Dobbiamo aspettarci di tutto: dal colpo di Stato modello 2011 ai disordini eterodiretti, al “gesto isolato” di qualche “sconsiderato”, a qualsiasi altra porcheria si possa immaginare. La posta in gioco è altissima, e lo scontro sarà senza esclusione di colpi.

Michele Rallo - ralmiche@gmail.com

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giovedì 4 ottobre 2018

Ultimo messaggio per l'umanità... - Economia circolare -


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"L’economia circolare salverà il pianeta?"  E’ questa la domanda che ci poniamo da tempo e che ora lanciamo come sfida contro l’ineluttabile declino dell’ambiente naturale, continuamente violentato da una politica aggressiva dell’uomo. L’economia su cui tutte le nazioni del pianeta prosperano è una componente determinante nella distruzione e nell’inquinamento dell’ambiente naturale. L’economia che oggi conosciamo è sorta grazie alla grande rivoluzione industriale del 1870, ma ancora prima nel 1700 in Inghilterra con le prime industrie tessili funzionanti con macchine a vapore, tuttavia il vero impatto sull’ambiente è iniziato nel 1870 con l’uso massiccio dei combustibili fossili. 

Questa economia aveva ed ha ancora oggi come rapporto nei confronti dell’ambiente quello dello sfruttamento totale. Tutto questo si chiama economia lineare, dove si preleva dall’ambiente, si trasforma, si consuma e ciò che resta finisce nelle discariche o nei termovalorizzatori. Tradotto in parole semplici: ”Usa e getta”. A causa di questa politica di sfruttamento della natura oggi ci troviamo con l’inarrestabile deforestazione del pianeta, con spazi verdi coperti di cemento, con campagne avvelenate, deserti che avanzano, fiumi inquinati, arcipelaghi di plastica in tutti gli oceani e con una crescita preoccupante della fame nel sud del mondo. 

Cosa fare allora? Non bastano più le campagne di sensibilizzazione sulla conservazione dell’ambiente, le crociate contro l’estinzione delle tigri o dei rinoceronti, contro lo sterminio delle balene e delle foche, serve qualcosa di più radicale e, visto che l’economia lineare è alla base di tutto questo sfacelo planetario perché allora non cambiare il concetto di economia stessa passando da quella lineare, usa e getta, a quella circolare. La natura nella sua saggezza ci insegna che nel suo mondo nulla finisce “in discarica” perché tutto viene riutilizzato in un circuito virtuoso che consente agli ecosistemi naturali di prosperare indisturbati nel tempo, senza apporti esterni. 

Questo per noi umani si può tradurre in Economia Circolare. Pensiamo quindi che aldilà degli slogan, dei film documentari, delle marce per la natura e delle pubblicazioni verdi, oggi serve seppellire l’economia lineare e accendere quella circolare. Di questo, finalmente, se ne sono accorti politici, industriali, economisti, sociologi e la stessa gente comune, da qui la nascita di movimenti specifici, di progetti socio-economici nuovi, della richiesta di molte aziende di passare all’economia circolare.

Filippo Mariani


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mercoledì 3 ottobre 2018

Grazie Madre Russia per aiutare il processo di pace in Medio Oriente



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Spunta un raggio di speranza: c’è qualcuno che mette un limite a Israele. Per la prima volta in tanti anni, un altro stato fa capire a Israele che ci sono limiti al suo potere, che non va bene fare quello che vuole, che non è l’unico giocatore, che l’America non può dargli sempre copertura e che c’è un limite ai danni che può fare.

Israele aveva bisogno che qualcuno segnasse questi limiti, ne aveva bisogno come l’ossigeno per respirare. L’arroganza degli ultimi anni e la situazione geopolitica gli permettevano di scorrazzare ovunque. Poteva far la ronda nei cieli del Libano come se fossero i suoi; bombardare nello spazio aereo della Siria come se fosse lo spazio aereo di Gaza; distruggere ogni tanto Gaza, metterla sotto assedio e, naturalmente, continuare a occupare la Cisgiordania. Improvvisamente qualcuno si è fatto avanti e ha detto: altolà. Almeno in Siria. Ora basta. Grazie, madre Russia, per aver messo dei limiti a un ragazzo che era rimasto a lungo senza controllo.

La sorpresa di Israele di fronte alla risposta russa e la paralisi che lo ha attanagliato hanno mostrato quanto Israele avesse bisogno di un adulto responsabile che lo tenesse a freno. Davvero c’è qualcuno che osa mettere un freno alla libertà di movimento di Israele in un altro paese? C’è qualcuno che gli impedisce di volare nei cieli altrui? C’è qualcuno che lo trattiene dal bombardare quanto vuole? Per decenni Israele non ha incontrato un fenomeno così strano. Il quotidiano Israel Hayom ha raccontato, naturalmente, che in Russia sta crescendo l’antisemitismo. Israele si prepara a giocare la carta secondo cui sarebbe la prossima vittima, ma la sua arroganza è andata improvvisamente a vuoto.

In aprile, l’agenzia Bloomberg News ha riportato le minacce fatte dall’ex-capo dei Servizi Militari di Informazione Amos Yadlin e da altri ufficiali secondo cui, se la Russia fornisce alla Siria i missili anti-aerei S.300, l’aviazione israeliana li bombarderà. Ora le voci di questa spacconata israeliana si sono ammutolite, almeno per il momento.

Ogni stato ha il diritto di avere armi di difesa contro gli aerei da bombardamento, compresa la Siria, e nessuno stato può impedire con la forza che ciò avvenga. Già questa semplice verità suona strana per le orecchie israeliane. L’idea che la sovranità di altri paesi non abbia senso, che possa sempre essere infranta con la forza mentre solo la sovranità israeliana è sacra e suprema; l’idea che Israele si possa intromettere negli affari della regione a suo piacimento (anche con un intervento militare la cui vera portata nella guerra in Siria è ancora da chiarire) senza pagarne un prezzo, in nome della sua vera o immaginaria sicurezza che santifica ogni cosa – tutto questo si è improvvisamente scontrato con un “nyet” russo. Ah, come ne avevamo bisogno di quel nyet, per riportare Israele alle sue vere dimensioni.

E quel no è arrivato al momento giusto. Proprio quando alla Casa Bianca c’è un presidente che gestisce la sua politica medio-orientale secondo le istruzioni del suo sponsor di Las Vegas Dean Heller e del suo tutore di Balfour Street Netanyahu; quando Israele si sente al settimo cielo per l’ambasciata americana a Gerusalemme e niente UNRWA, e presto niente Palestinesi – ecco che arriva da Mosca il semaforo rosso. Forse questo controbilancerà, almeno un poco, l’ubriacatura di potere che si è impadronita di Israele negli ultimi anni, e forse Israele comincerà a rinsavire e a riprendersi.

La Russia, senza volerlo, alla fine farà meglio a Israele di tutto il folle e corruttore sostegno che viene dall’attuale amministrazione americana, e anche da quelle precedenti.

La Russia ha mostrato al mondo come si deve trattare Israele, usando l’unico linguaggio che Israele capisce. Quelli che hanno a cuore il bene di Israele e la giustizia, imparino come si fa: solo usando la forza. Solo quando viene punito o è costretto a pagare un prezzo, Israele fa la cosa giusta. L’aeronautica militare ora ci penserà due volte, e forse molte volte di più, prima di fare in Siria un altro bombardamento, la cui importanza -se un’importanza c’è- è del tutto sconosciuta.

Se un simile “nyet” russo si fosse librato anche sopra i cieli di Gaza, si sarebbero evitate tante morti inutili e tanta distruzione. Se una forza internazionale avesse fronteggiato l’occupazione israeliana, questa sarebbe finita da un pezzo. Invece, abbiamo Donald Trump a Washington e le patetiche denunce dell’Unione Europea sulle espulsioni a Khan al-Ahmar.



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https://www.haaretz.com/opinion/.premium-to-russia-with-love-1.6511224
Traduzione di Donato Cioli
A cura di AssopacePalestina

lunedì 1 ottobre 2018

Caccia. Ennesimo omicidio per "sbaglio"


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"E' morto un ragazzo, il 30 settembre 2018, ucciso per errore nei boschi di Apricale, in val Nervia (provincia di Imperia) da un proiettile espansivo destinato ad abbattere un cinghiale. E' stato privato della vita  un giovane di diciannove anni, Nathan Labolani, che passeggiava con il suo cane mentre due squadre  di cacciatori sragionavano in una delle forme venatorie più incoraggiate, pericolose e feroci: la persecuzione al suino selvatico..." *)



Caccia. Ennesimo omicidio per "sbaglio"

In Italia se uccidi un uomo ti fai più o meno 20 anni di carcere e l'accusa è quella di "OMICIDIO".
Però se ammazzi un ragazzo di 19 anni con il fucile durante una battuta il reato si trasforma "magicamente" in INCIDENTE DI CACCIA.
E non ti fai nemmeno un giorno di galera.
Per non parlare delle migliaia e migliaia di Vittime Innocenti che questi assassini senza scrupoli mietono ogni stagione senza soluzione di continuità.
E lo fanno per "sollazzo".
E lo chiamano "sport".


A VOI CACCIATORI / PESCATORI: 
Quando il globo terracqueo sarà "disinfestato" dalla vostra presenza questo mondo sarà sicuramente molto più pulito.
LA CACCIA È UN ABOMINIO !
NESSUN RISPETTO PER CHI NON RISPETTA.
ADDIO NATHAN.


Commenti ricevuti: 

"Alla nausea davanti all'orrore della strage di Animali, si aggiunge la vergogna colpevole della ripetizione"
Liliana Rai

"Senza quel pezzo di ferro in braccio valete meno di un chewing-gum masticato"
Riccardo Manca


*)  Link notizia:
http://richiamo-della-foresta.blogautore.repubblica.it/2018/09/30/la-caccia-uccide-tutti/