Visualizzazione post con etichetta spiritualità laica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta spiritualità laica. Mostra tutti i post

mercoledì 19 settembre 2012

Dialogo sullo Shivaismo e sulla Spiritualità Laica



Shivaismo e spiritualità laica – Scrive Giuseppe (Subramanyam): “Gentile Paolo D’Arpini, ti ringrazio per gli aggiornamenti che saltuariamente mi mandi. Oltre a seguire con interesse il tuo lavoro in internet, mi sento in sintonia con molte tue idee e con il tuo stile di vita: anch’io sono vegetariano da 45 anni. In altri punti c’è ovviamente differenza, ma non opposizione. Per esempio la spiritualità che vivo non è propriamente “laica”, dato che il mio orientamento è di tipo shivaita e dunque teocentrico. Per diversi anni ho sentito parlare di te, di Calcata e del Circolo vegetariano, ma non ho mai avuto occasione di venirti a conoscere. Dopo il mio periodo di viaggi, mi muovo poco. Vivo in Umbria ormai da più di venti anni, insieme ad alcuni amici, lavorando la terra e dedicandomi alla lettura e alla scrittura. Ecco, ora anche tu mi conosci un po’ meglio. In ogni caso ci tenevo a parteciparti il mio apprezzamento. Un cordiale saluto”

Mia rispostina: “Caro Subramanyam, porti il nome del primogenito di Shiva, sicuramente un nome di buon auspicio. Il grande saggio Ramana Maharshi di Tiruvannamalai, era considerato un’incarnazione di Subramanyam e Ramana era uno stretto vedantino advaita, che rifiutò sino all’ultimo di entrare in un qualsiasi ordine. L’advaita, lo zen ed il taoismo sono sentieri spirituali laici. Ovviamente anche lo Shivaismo nella forma più pura, quella esposta da Shankaracharya, può essere inteso come una via laica, lasciando ovviamente da parte il sistema monastico che è una tipica struttura religiosa induista. Non vedo sostanziali differenze tra la via laica nonduale e lo Shivaismo, soprattutto nella sua forma kashmiri. Per cui possiamo considerarci “fratelli”. Non abito più a Calcata da tre anni.. ma la leggenda è dura a morire, è comprensibile.. dopo trentatre anni di trincea si continua ad esser visti come soldati al fronte… Ti assicuro però, salvo richiamo alle armi dell’ultima ora, che per me la guerra è finita! Ora abito a Treia, nelle Marche. E forse ci incontreremo un dì…. P.S. Il mio maestro, Swami Muktananda, era anche egli di matrice shivaita del tantra kundalini ed io stesso ho ricevuto l'iniziazione shaktipat e ripeto il mantra Om Namah Shivaya.”

Replica di Subramanyam: “Caro Paolo, sono contento che ci si possa considerare fratelli. Condivido sostanzialmente quanto dici sullo shivaismo non dualistico; e condivido con te il panchakshara sacro a Shiva. Ti sarò grato se mi invierai il notiziario; come ti ho già scritto, trovo di grande interesse i temi trattati e il modo in cui vengono affrontati. Da quanto ho potuto vedere nel tuo sito, Treia deve essere un luogo particolarmente bello e sopraelevato. Di te mi aveva parlato spesso – e con note di stima e rispetto – l’amico Sergio De Prophetis, che talvolta si fermava qui da noi al ritorno da Roma o da Calcata. So poco di Swami Muktananda, a parte la lettura del suo bel libro “I segreti del viaggio interiore”. Spero davvero che ci si potrà conoscere di persona un giorno…”

giovedì 1 dicembre 2011

Biospiritualità, come espressione di spiritualità naturale (o laica), nelle diverse fedi religiose e nel matrismo primitivo e moderno

"I tre incantesimi" Dipinto di Franco Farina

“La nostra anima nel profondo non ha mai smesso di dirsi "pagana"; basta solo ascoltarla con attenzione per capirlo. Il nuovo paganesimo non è affatto un concetto stravagante o qualcosa di intellettuale costruito a tavolino; è semplicemente un atto di auto-consapevolezza: una presa di coscienza della nostra natura e di ciò che è estraneo ad essa”. (Alfonso Piscitelli)


La spiritualità della natura, o biospiritualità, è uno degli aspetti portanti della nuova consapevolezza ecologista profonda e bioregionale. Ma occore dire che la sacralità del creato è un aspetto riconosciuto anche in varie fedi religiose, persino nella fede cristiana, soprattutto nel misticismo (sia in quello primitivo che in quello francescano) in cui prevale la consuetudine di ritirarsi in grotte, boschi e deserti in stretta comunione con gli elementi naturali e con il mondo animale. In questo modo viene riconosciuta la bellezza del creato e la grandezza del Creatore.

Aspetti pagani erano presenti persino nella religione ebraica, sia pur talvolta condannati come ad esempio l’adorazione della vacca sacra durante la traversata del Sinai, oppure riconosciuti e facenti parte della tradizione come avvenne presso la setta degli Esseni che vivevano in strettissima simbiosi con la natura e con i suoi aspetti magici, avendo sviluppato anche la capacità di trarre il loro nutrimento dal deserto, un grande miracolo questo considerando che erano persino vegetariani….

Il rispetto e l’adorazione della natura, definito dalla chiesa cattolica (un po’ dispregiativamente) “panteismo” è uno degli stimoli da sempre presenti nell’uomo, tra l’altro questo sentimento panteista è alla base dell’exursus evolutivo della specie.

Ciò mi fa ricordare di una storiella, che amo spesso raccontare, sull’origine della specie umana. Ormai è certo che ci fu una “prima donna”, un’Eva primordiale. L’analisi del patrimonio genetico femminile presente nelle ossa lo dimostra inequivocabilmente… Mi sono così immaginato una donna, la prima donna, che avendo raggiunto l’auto-consapevolezza (la caratteristica più evidente dell’intelligenza) ed avendo a disposizione solo “scimmie” (tali erano i maschi a quel tempo) dovette compiere una opera di selezione certosina per decidere con chi accoppiarsi in modo da poter avere le migliori chance di trasmissione genetica di quell’aspetto evolutivo. E così avvenne conseguentemente nelle generazioni successive ed è in questo modo che pian piano dalla cernita nell’accoppiamento sono divenute rilevanti qualità come: la sensibilità verso l’habitat, l’empatia, la pazienza, la capacità di adattamento e di gentilezza del maschio verso la prole e la comunità, etc. etc. Pregi che hanno portato la specie verso la condizione “intelligente” che conosciamo (o conosceremmo se nel frattempo non fosse subentrata una spinta involutiva).

Purtroppo in questo momento storico, in seguito all’astrazione dal contesto vitale e alla manifestazione della spiritualità in senso religioso metafisico (proiettata ad un aldilà ed ad uno spirito separato dalla materia) molto di quel rispetto (e considerazione) verso la natura e l’ambiente e la comunità è andato scemando, sino al punto che si predilige la virtualizzazione invece della sacralità vissuta nel quotidiano. Ed in questo buona parte della responsabilità è da addebitarsi ai credo monoteisti ed alla nuova fede del consumismo materialista. Ma quello che era stato scacciato dalla porta ora rientra dalla finestra, infatti la scienza sta riscoprendo i miti, le leggende e le divinità della natura descrivendole in forma di “archetipi”.

All’inizio della civilizzazione umana, nel periodo paleolitico e neolitico matristico, la sacralità era incarnata massimamente in chiave femminea, poi con il riconoscimento della funzione maschile nella procreazione tale sacralità assunse forme miste maschili e femminili, successivamente con i monoteismi patriarcali fu il maschile che divenne preponderante. Ora è tempo di riportare queste energie al loro giusto posto e su un totale piano paritario. Anche se già in una antica civiltà, quella Vedica, questa parità era stata indicata, come nel caso della denominazione(maschile) “Surya” che sta ad indicare l’identità del sole in quanto ente, che viene completato dall’aspetto femminile “Savitri” che è la capacità irradiativa dell’energia solare. E noi sappiamo che fra il fuoco e la capacità di ardere sua propria non vi è alcuna differenza.

Ma il filone biospirituale sta riacquistando forza anche nella moderna teologia cattolica, soprattutto attraverso la spinta di Teilhard De Chardin e Thomas Berry, quest'ultimo - considerato quasi un eretico dal vaticano- si è spinto ad affermare che la "passione del Cristo" in questa era è rappresentata da Madre Terra violentata ed offesa da uno sfruttamento denza limiti.

Comunque questi argomenti verranno meglio esaminati durante la manifestazione "Vita senza Tempo" che si svolge a Treia (Macerata), presso la sede del Circolo vegetariano VV.TT., dal 8 al 10 dicembre 2011. Siete invitati a partecipare.. (il programma è nella locandina).

Paolo D’Arpini




............

Canto pagano di chi viaggia verso il Sé.

Ascoltatemi spiriti del Vento, essenze immortali che abitate nelle pieghe nascoste dell’aria, delle rocce, delle acque. Oso invocarvi e presentarmi dinanzi a voi per compiere il mio passaggio a cui mi preparo nel cielo di una notte d’estate, investito dal caldo mormorio dei grilli, inumidito dalla rugiada che bagna il muschio, stremato nel desiderio di correre verso un destino che mi avvolgerà come un non visto mantello….. da vincitore o da vinto io non so. Vorrò però essere ricordato come un uomo che ha provato a parlare con voi e da ciò apprendere la poca o molta saggezza che si può richiedere a un sorso d’acqua gelida, al fuoco notturno degli amici, al pianto solitario di un bimbo che accende la pianura di suoni che non le appartengono, ma che grata accetta, come il passo silenzioso del viandante che la rende sacra con l’amore del suo andare. (Simone Sutra)

sabato 5 novembre 2011

Vittoria inutile quella in una guerra che segue l’altra… Vera “vittoria” è dove si vede la fine di ogni guerra...

Paolo D'Arpini in meditazione nella Stanzetta del Pastore


Da qualche parte bisogna pur cominciare per arrivare alla Vittoria in questa nostra società. Una “vittoria nonviolenta e laica”, a tutto campo, in cui si considera l’unitarietà della vita in tutte le sue forme.

Questo è il dettame dell’ecologia profonda e della spiritualità laica che intravvede nelle pieghe della rete esistenziale una quantità di interconnessioni celate alla vista superficiale. Le relazioni nel vivente sono inscindibili dal vivente stesso e comprendono anche il pensiero, oltre all’inorganico ed all’organico.

Per questa ragione, noi del Circolo vegetariano VV.TT., quest’anno durante le ricorrenze per i defunti sino al 4 novembre, in cui si ricorda la fine della prima guerra mondiale, abbiamo cercato di analizzare e comprendere i valori della nonviolenza inserendoli nel contesto di un sistema di vita, vegetariano, ecologista e rispettoso dell’altrui pensiero. “Praticando l’utopia di speranza, chiamata nonviolenza, che ci permette di vivere meglio nell’orizzonte storico, troppo tormentato e troppo deluso, del nostro tempo. In questa prospettiva, prende forma un’aspirazione epocale, orientata ad uscire dal ciclo della negatività che spesso rischia di sommergerci” affermò il filosofo Aurelio Rizzacasa.

Ad esempio nel ricordare il 4 novembre, definito il giorno della “vittoria” abbiamo considerato l’inutilità di una guerra, che si dice sia stata combattuta per ottenere l’integrazione del suolo patrio ancora parzialmente occupato dallo straniero. Ma quella ragione fu menzognera, anche dal punto di vista politico. Infatti l’impero Austro-Ungarico e quello Tedesco (nostri precedenti alleati) si erano impegnati a restituirci i territori contesi in cambio della nostra astensione dalla belligeranza.

Purtroppo prevalse un calcolo politico diverso, che andava oltre l’ottenimento di quei benefici territoriali, e l’Italia fu coinvolta in un conflitto che costò enormemente in vite umane, distruzioni, perdita di credibilità.. cose che avrebbero poi contribuito alla costituzione del fascismo e di conseguenza alla seconda e più rovinosa guerra mondiale. Ogni guerra è sempre in qualche modo collegata a quella che la precede: causa ed effetto. E potrebbe avvenire ancora se non si interrompe il meccanismo diabolico.

Lo possiamo osservare nelle scusanti “democratiche e fintamente pacifiste” che stanno spingendo l’umanità verso una più rovinosa guerra mondiale. I sentori ci sono stati con l’invasione dell’Iraq e dell’Afganistan, con la scusa delle armi occulte e del terrorismo. Lo vediamo oggi nella ragioni “libertarie” che sono alla base della distruzione della vicina Libia, dal costo altissimo in vite umane e persino in denari… Infatti con il costo delle bombe e dei missili dei nostri arsenali bellici, che abbiamo sganciato sui libici inermi, avremmo potuto pareggiare il bilancio dello Stato… ed invece ora gli arsenali dovranno essere nuovamente riempiti con nuove bombe, nuovi aerei e nuovi missili.. e questo andrà a scapito della assistenza sociale, del lavoro, della sanità, della cultura.. insomma di tutto ciò che è necessario alla vita. E non è finita… già ci sono avvisaglie ed ammonimenti per la futura guerra di “liberazione” quella contro la Siria e contro l’Iran.. e chissà poi chi….

Le bugie hanno però le gambe corte, si spera, e la verità sui retroscena delle varie guerre “democratiche” stanno sempre più venendo a galla. Il popolo si informa, non sui giornali e sui piccoli schermi, che sono venduti al potere, ma su internet e per passaparola. Occorre perciò essere molto discriminativi nell’esaminare le notizie che ci vengono propinate dalla informazione ufficiale e soprattutto occorre mantenere una posizione “laica” ed imparziale poiché in qualsiasi forma ideologica, economica o religiosa si nasconde un mascheramento della Verità.

E per affermare la Verità occorre sempre partire da noi stessi. Indagando sulla nostra verità interiore. Una volta un cercatore della verità chiese al saggio Nisargadatta: “C’è un modo di porre fine agli orrori della guerra e delle prevaricazioni?” Ed il saggio rispose: “Quando sempre più persone riusciranno a riconoscere la loro vera natura, la loro influenza, per quanto sottile, prevarrà e l’atmosfera emotiva del mondo si addolcirà. La gente segue i suoi capi, e quando tra questi ne appariranno alcuni con un grande cuore ed una grande mente, assolutamente indifferenti al loro tornaconto, il loro esempio sarà sufficiente ad impedire le brutalità ed i crimini dell’epoca attuale.…”.

Per questa ragione è così importante cercare di eliminare dalla nostra vita quotidiana ogni forma di violenza ed è per questa ragione che è importante prendere coscienza dell’unitarietà della vita e del come rapportarci gli uni e gli altri, in perfetta armonia simbiotica, senza dover predare quel che non ci appartiene e che è bene comune di tutti i viventi.

In questo filone ricordo le parole del professor Osvaldo Ercoli che, il 6 giugno 2010 a Viterbo, disse: “Pertanto è nostro dovere assumere comportamenti che non compromettano l’equilibrio ecologico della terra nonché i diritti fondamentali e la sopravvivenza delle altre specie e di tutta l’umanità. Nessun essere umano ha il dritto di invadere lo spazio ecologico di altre specie o di altri individui, né trattarli con crudeltà e violenza. Le biodiversità sono ricchezze da mantenere e difendere. La democrazia della comunità terrena unisce tutti i popoli e i singoli individui sostenendo valori quali la cooperazione e l’impegno disinteressato, anziché separarli attraverso la competizione, il conflitto, l’odio ed il terrore. In alternativa ad un mondo fondato sull’avidità, sulla disuguaglianza e sul consumismo sfrenato, questa democrazia si propone di globalizzare la solidarietà, la giustizia e la sostenibilità”

La competizione, il conflitto, l’odio ed il terrore… è questa la maschera che ancora oggi stiamo cercando di strappare, e certo: dovremmo essere più numerosi di quanti si sia, e poter e saper gridare assai più forte di quanto si faccia. A quanti, ancora oggi e nonostante quello che accade, restano inerti si può ricordare la poesia scritta da un pastore evangelico, Martin Niemoeller: “Prima vennero per gli ebrei, e io non dissi nulla perché non ero ebreo. Poi vennero per i comunisti, e io non dissi nulla perché non ero comunista. Poi vennero per i sindacalisti e io non dissi nulla perché non ero sindacalista. Poi vennero a prendere me. E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa”.

Vorrei ora concludere questo intervento con le parole di un altro maestro della nonviolenza, Nelson Mandela, che scrisse: “La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati. La nostra paura più profonda è di essere potenti ogni oltre limite. E’ la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di più. Ci domandiamo “chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso? ” In realtà, chi sei tu per NON esserlo? Siamo figli di Dio. Il nostro giocare in piccolo non serve al mondo. Non c’è nulla di illuminato nello sminuire se stessi così gli altri non si sentano insicuri intorno a noi. Siamo tutti nati per risplendere, come fanno i bambini. Siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è dentro di noi…E quando ci liberiamo delle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri”.

Paolo D’Arpini

Presidente Circolo Vegetariano VV.TT.
Referente P.R. Rete Bioregionale Italiana

giovedì 20 ottobre 2011

Facebook impicciona e troglodita, taglia i ponti con Paolo D’Arpini – Analisi sulla natura della mente in chiave di spiritualità laica…

"Paolo D'Arpini nella Stanzetta del Pastore a Calcata"


Care, cari, voi mi vedete, su facebook, ma io non posso vedere voi, né pubblicare né leggere qualcosa sulla mia ex pagina. La storia è successa così.


Ieri sera, 19 ottobre 2011, me ne stavo tranquillo a completare il Giornaletto di Saul, quando mi si è piazzata davanti agli occhi l’invadente pagina di facebook che si auto-referenzia e si auto-propone qualsiasi altra pagina web si abbia sul desk. Un po’ sono rimasto scocciato.. anche perché ho visto che si trattava di una chiamata chat ed io non amo chattare, anzi mi repelle… la richiesta di contatto era di Giovanna L., appena iscritta al gruppo della spiritualità laica ed a quello del bioregionalismo ed ecologia profonda.


Va beh, ho risposto con un saluto, pensando che fosse un’amica di Caterina.. ma questa Giovanna mi ha detto di non conoscere personalmente né me né Caterina, di abitare a Milano e di aver letto un paio di anni fa un mio articolo sulla natura della mente in chiave di spiritualità laica su non so più quale rivista…


Dico non so più quale rivista poiché non solo ho dimenticato il nome.. ma non posso nemmeno andarlo a cercare sulla posta di facebook dato che subito dopo aver chattato mi è apparsa una pagina in cui facebook, in buona sostanza, mi ha cancellato dal social network.


Appare all’inizio questa scritta: “Completa il controllo di sicurezza. I controlli di sicurezza aiutano a mantenere Facebook un sito affidabile e privo di spam. 1) Identifica le foto dei tuoi amici 2) Verify my account with a phone. - Insomma si fanno gli affari miei e vogliono che io comunichi il mio numero di telefono obbligatoriamente, per un controllo su non so che.. e siccome non ho telefono e comunque non intenderei consegnarlo al centro dati di facebook… ecco qua che non mi consentono più l’accesso. Infatti non avendo completato il controllo richiesto appare questa scritta: “Questo contenuto non è al momento disponibile. Impossibile visualizzare la pagina richiesta al momento. La pagina potrebbe essere temporaneamente non disponibile, il link su cui hai cliccato potrebbe essere scaduto o potresti non disporre dell’autorizzazione a visualizzare questa pagina…”


Ma non importa, prima o poi lo sapevo che avrei dovuto interrompere questo rapporto contro-natura con il demone facebucco…


In ogni caso sono riuscito almeno a ritrovare l’articolo per cui Giovanna L. mi ha cercato, è del 8 giugno 2009, e lo scrissi quando, ancora abitando a Calcata, sbarcavo il lunario alla Stanzetta del Pastore, facendo la lettura della mano et similia… Eccolo qui di seguito:




Analisi sulla natura della mente in chiave di spiritualità laica…


“Luce e luce riflessa condividono la stessa natura fondamentale, come esistenza e coscienza, spirito e materia, sono un’unica cosa”.La mente è uno specchio che riflette la luce interiore per dirigerla verso gli oggetti esterni, questi oggetti vengono identificati tramite la capacità di emissione ed intensità dello specchio. Da bambino adoravo giocare con uno specchietto rubato a mia madre, con esso catturavo la luce solare e la dirigevo, attraverso una finestrella, dentro una cantina buia. Solo ciò che era illuminato dal fascio luminoso era visibile mentre il resto delle pareti e delle cose accatastate sul pavimento restava oscuro. Esattamente allo stesso modo funziona la mente, che illumina il mondo esterno.


Per analogia vediamo che la sorgente di luce, il sole, è come la consapevolezza suprema mentre lo specchietto è la mente. Ma la mente stessa, in effetti, è cosciente, essa è l’aspetto riflettente della coscienza. Dico “riflettente” per indicare la sua propensione a rivolgersi verso l’esterno. La mente non è altro che la capacità della coscienza di esteriorizzare se stessa.


Questo processo proiettivo lo possiamo osservare durante il sogno, in cui la mente da se stessa ed in se stessa crea un intero mondo, con varie entità in rapporto fra loro incluso un personaggio identificato dal sognatore come se stesso. Questo è il gioco della mente che fa apparire la forma dell’io e dell’altro. A questo punto il dubbio sorge “com’è possibile che la consapevolezza possa venire intrappolata e limitata dalla mente?”. In verità la limitazione della coscienza non è reale, allo stesso modo in cui la luce del sole non risulta compromessa o menomata dallo specchio, parimenti la pura consapevolezza è intonsa e non divisa dall’operato immaginario della mente individuale.


Dove sono interno ed esterno per la coscienza suprema che entrambi li compenetra e li supera? In realtà la sola idea di una tale separazione è impensabile nella sorgente di luce che unicamente è. Prendiamo ad esempio il sognatore che non viene menomato o compromesso dal suo sogno, essendo lui stesso ogni cosa proiettata nel sogno ed allo stesso tempo non essendone alcuna, parimenti la coscienza individuale e la pura consapevolezza si pongono negli stessi termini di relazione.


Una volta, in risposata alla domanda “cosa impedisce all’indifferenziata luce della coscienza di rivelarsi direttamente all’individuo che l’ignora”, il saggio Ramana Maharshi rispose “come l’acqua in una pentola riflette il sole nei limiti ristretti del contenitore, così le tendenze latenti (predisposizioni mentali), che agiscono da mezzo riflettente, catturano l’onnipervadente ed infinita luce della coscienza presentandosi nella forma del fenomeno chiamato mente”. Questa risposta del saggio ci fa percepire come la mente non sia altro che un agglomerato di pensieri, in cui primeggia il pensiero “io” dal quale sorge la falsa nozione di un individuo separato, che in realtà è illusorio tanto quanto la presunta separazione di un personaggio sognato rispetto al sognatore.


Attenzione, consideriamo però che il tentativo di comprendere intellettualmente questo processo è solo uno degli aspetti del “sogno” e non la verità. Infatti i saggi indicano la verità come ineffabile ed incomprensibile alla mente (intendendo la mente separativa ed esteriorizzata), tanto quanto l’immagine riflessa nello specchio non può capire o sostituirsi alla persona che vi si riflette. Un riflesso è solo riflesso non è sostanza.


E dunque com’è possibile giungere alla “sostanza” che noi siamo?


Colui che osserva, essendo in se stesso coscienza, non può mai divenire un “oggetto”. L’oggettivazione è una componente del dualismo esternalizzato: “conoscitore, conosciuto”. Ma questa dualità può essere ricomposta in un “unicum” in cui, scomparendo la diversificazione (ovvero l’elemento riflettente rivolto all’esteriorizzazione) permane la semplice “conoscenza”. Questa è la consapevolezza indifferenziata per ottenere la quale Ramana Maharshi consiglia: “Quando l’io (ego o mente) rivolge la propria attenzione alla sua sorgente, le tendenze o predisposizioni mentali accumulate si estinguono ed in assenza di queste (che sono il mezzo riflettente) anche il fenomeno originato dalla “riflessione”, ossia la mente, scompare e viene assorbito nella Luce della sola Realtà (il Cuore)”.


Eppure malgrado sia in fondo semplice e diretta l’auto-conoscenza resta un esame alieno ai più. La gente rifiuta di conoscersi, preferisce il mistero e l’ignoranza, evidentemente a causa di quelle famose tendenze mentali accumulate dalla mente, stipate nella memoria e nell’immaginazione.


Oggi a Calcata ne ho avuto ancora una volta conferma osservando il comportamento delle persone che si avvicinavano alla Stanzetta del Pastore, il luogo in cui metto a disposizione la mia esperienza in forma di “lettura della mano, archetipi e divinazione, psicologia transpersonale e conoscenza di sé “. Già il posto è molto nascosto e radi son coloro che arrivano in quel nascosto spiazzo di Via Cavour, inoltre quasi tutti si fermano davanti alla porta, leggono i messaggi ed esclamano fra loro “no, no… andiamo via, io non voglio sapere certe cose..”. Questo non impedisce ad alcuni di fotografare l’ingresso in legno molto “caratteristico”, commentando il recondito significato dei messaggi, andandosene per poi forse ritornare e poi ancora riandarsene senza aver avuto il coraggio di metter il naso dentro.


Di quei pochissimi che entrano una parte resta delusa “perché volevano sapere gli amori e gli affari”, si sentono defraudati “dalla lunga spiegazione inutile”, pensano che “gli ho fatto perdere un sacco di tempo, mentre potevano andarsene in giro per Calcata a divertirsi..” Quelli che pazientemente mi hanno sopportato fino all’ultimo, forse solo per buona educazione, se ne vanno lasciando pochi spicci, qualche monetina a mo’ di elemosina, perché in fondo “cosa avrà detto mai questo, che già non conoscessi? Solo chiacchiere e perborini”. Limitatissimo il numero di coloro che apprezzano il discorso e che se ne ricorderanno, forse.. saranno un paio, e forse verranno ancora a cercarmi, e di questi uno solo magari mi troverà… negli anni.


Paolo D’Arpini

domenica 9 ottobre 2011

Il limite del razionale ed il suo inevitabile ricorso nel discorso esplicativo della Spiritualità Laica

"Frammenti d'Infinito" di Franco Farina

In risposta all'articolo sulla libertà dal dualismo nella spiritualità laica (http://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2011/10/liberta-dal-dualismo-nella-spiritualita.html).

Interviene Giuseppe Turrisi, che scrive:

….la necessità di "ridurre e dare delle spiegazioni" sta proprio nel distacco che la lo spirito intelligente ha nel momento del concepimento una parte del tutto si contestualizza un un modulo storico. La singola parate ancestralmente sa di appartenere al tutto e quindi nelle condizioni ristrette dello spazio tempo tende in continuazione (ascesi) a ricongiungersi con lo spirito intelligente infinito di cui fa parte  e cui inevitabilmente tende. la razionalità è un piccolo strumento che la natura umana possiede per non incorrere nella follia della complessità da cui ha origine e a cui tende.

Dall'altra parte la razionalità è lo strumento più alto per governare le cose del mondo, ma di fatto questa razionalità è il suo limite. Il suo limite finché si pone il limite della spiegazione più tosto che quello della descrizione.

Sarebbe incomprensibile alla piccola natura della razionalità  umana  "spiegare" perché mai di una cosa che si dice non esista, per esempio dio, vi siano immense discussioni scritti in ogni era ed ogni popolo. infatti si entra nella sfera della pura descrizione scientifica (e non della spiegazione) per cui certi eventi sono certamente possibile ma razionalmente inspiegabili limite dello strumento  "ragione" che la mente umana possiede per accertare il proprio contesto e generare le proprie rappresentazioni, poiché poi succede che molte singole rappresentazioni coincidano in un ologramma comune  la comunità genera l'idea di una entità superiore a cui loro stessi appartengono ma che lo strumento della razionalità non riesce a misurare e spiegare.

A questo punto poi anche attraverso il linguaggio e la comunicazione,  altra sfera di secondo livello di rappresentazione (il primo è quello ideale il secondo e dare all'idea una immagine e poi un suono per riconoscerla e poi comunicarla) nasce una letteratura (spirituale) che renderà memoria a posteri di queste rappresentazioni soggettive che prenderanno poi la forma del "dio" specifico, nella relazione prima relazione circolare in cui il soggetto cerca la sua provenienza dall'infinito e la comunica al suo simile e quindi alla comunità, a sua a volta la comunità cresce il singolo individuo nella ricerca dell'infinito.

La comunità genera questa rappresentazione come cultura e come rito per affermare la propria ricerca d'infinito (seme dello spirito intelligente) ma allo stesso tempo questa rappresentazione (per millenni) genera la stessa comunità ed i singoli individui. Tutto questo rivestito di un linguaggio appropriato poi diventa ora questa religione  ora questa credenza ora questo culto.

Tale organizzazione intellettuale e sociale poi è diventato strumento di potere per gestire ogni sorta di cose (la storia è piena). Ma innegabile come indimostrabile rimane la ricerca dell'infinito di cui ne possediamo le caratteristiche ma non ne disponiamo le spiegazioni.
(Giuseppe Turrisi)

…...................................

Mia rispostina: “

Certamente, caro Giuseppe, non puoi fermarne l'odore... che si manifesta da sè.. come una "memoria" di quell'infinito (nel finito apparente...). La ragione cerca di descrivere questo aroma.. ma solo l'intuito può darci "conferma"  della sua reale natura. D'altronde tutto avviene nella Coscienza per mezzo della Coscienza.
In tal modo qualsiasi tentativo di "spiegazione" perde di valore essendo superata dalla successiva sovrimposizione... un'onda continuata, un flusso di pensieri che attirano attenzione ma di cui la vera sostanza è la semplice Consapevolezza.. Perciò non serve preoccuparsene...


Lo vedo..
Quel Giano bifronte
sorride e ghigna
attira l’attenzione con gli opposti.
E’ qui presente
davanti a me
lui in me come io in lui.
Siccome è doppio
bianco e nero
buono e cattivo
mi piace e non mi piace.
Lo vedo..
Come un pensiero
che sorge dagli umori
automaticamente consequenziale,
perché preoccuparsene ?


Paolo D'Arpini

martedì 20 settembre 2011

Ancora sulla spiritualità laica e sul sincretismo religioso




Interventi a commento dell'articolo di Paolo D'Arpini:
http://paolodarpini.blogspot.com/2011/09/spiritualita-laica-per-un-momento-di.html


Non so cosa si possa aggiungere a tale dialogo tra Voi sulle massime fedi, così come ci fu per i massimi sistemi. L'uomo ha in se caratteristiche diverse tra esseri della stessa specie, tra cui di pensiero che si evolve nel corso della vita, magari partendo da un dogma di fede o di principio. Non esiste un solo colore migliore degli altri, ma solo la possibilità di amalgamarli o di metterli insieme nella forma più armonica possibile, come i vari colori di un fascio di luce. La diversità di pensiero porta a diversità di comportamento come nel caso delle religioni, che a causa delle diverse interpretazioni di ciò che è giusto o meno sfociano in conflitti secolari, mentre a volte si armonizzano, come in un ciclo meteo. In senso assoluto non esiste il bene ne il male, ma azioni dettate da impulsi. Se prevalgono gli impulsi della sopravvivenza della specie o razza umana, questa non si estinguerà e proseguirà il suo doloroso cammino attraverso guerre e conflitti, altrimenti si estiguerà come specie animale prima che il sole cessi di splendere.

Giorgio Quarantotto

..........


Concordo con Paolo D'Arpini! E tuttavia occorre prendere atto delle tendenze ed in un certo senso razionalizzarle. Per fare un esempio, possiamo citare come la rinascita "rinascimentale" si è espressa attraverso l'esistenza di UOMINI che hanno saputo interpretare i loro impulsi più profondi attraverso un linguaggio "artistico", cioè comunicativo: Piero Camporesi, il grande interprete della vita sociale e culturale del popolo italiano, scrive a proposito di Marsilio Ficino: Teologo solare, Marsilio Ficino intuiva un intimo, profondo rapporto fra il movimento ascensionale del sole e la ripresa giornaliera della vita dopo la stagnazione pituitosa delle ultime ora della notte, una arcana corrispondenza fra la rinnovata velocità di scorrimento del sangue e l'alzarsi allo zenith del "Luminare maius", una alacre sintonia fra pienezza organica dei tessuti irrorati dal ritmico pulsare del sangue e attività intellettuale incrementata dall'ascesi del sole, graduata dallo svettare dell'Astro. Giovanni Ciampoli, affascinato dalla potenza vitale del grande globo luminoso, INDICAVA NEL CUORE IL VICARIO DEL SOLE, il domestico sole che ci scintilla dentro al petto", animato dall'astro potente che, distributore di calore e di "temperatura", mettteva in calda effervescenza il sangue dell'uomo.
NOTA MIA: a parte le parole scritte da un grande della letteratura italiana come Camporesi, a parte l'ovvietà, almeno per noi, dei concetti ivi citati....MA QUALE GRANDEZZA DI PENSIERO E DI INTUIZIONE IN QUESTI GRANDI DELLA NOSTRA STORIA. NON a caso...rinascimentali. Quale fermento di pensieri, di capacità interpretative e immedesimative nella Natura!!
E' a questo pensiero che dobbiamo tornare. Questo è il NUOVO rinascimento. Il SUPERAMENTO della separazione intellettuale, concettuale, razionalista/materialista. L'OLISMO è oggi la cultura che PUO' UNIRE. Ovviamente è anche il superamento delle Religioni intese come dottrina dogmi comportamenti prescrittivi.Il ritorno all'UNITA' è uno sforzo continuo per il superamento dei limiti imposti dalle religioni in quanto tali. ( Vedasi SCHUON: L'unità trascendente delle religioni.) NON a caso Giovanni Crisostomo ( boccadoro), uno dei 33 padri della Chiesa, scriveva: La semplicità non disgiunta dalla prudenza, è il punto d'arrivo del cammino di perfezione.

Nota finale: si tratta di un insegnamento totalmente SOCRATICO!
Giorgio Vitali

.............

Sono d'accordo anch'io con te. Ma si può (meglio: si dovrebbe) "unire" ciò che è autentico, e innanzi tutto che ha fondamento nella realtà storica e nella verità. Sakyamuni esistette sicuramente, Maometto pure. NON così il legislatore della saga giudaica ("Mosè"), né quello posto dai preti come architrave della loro cattedrale ("Gesù detto il Cristo"). E' un problema su cui i massoni Guénon e Schuon fan finta di sorvolare. Sarà piccolo per loro, per me è grande come una montagna.

Joe Fallisi

venerdì 20 maggio 2011

Spiritualità Laica: Considerazioni sul pensiero trascendentale, fra sentimento e ragione..."




Ante scriptum.

Prima di passare alla lettura dell’articolo sottostante vi consiglio di leggere alcuni appunti di corrispondenza intercorsi fra l’autore e me, in chiave di spiritualità laica, che possono chiarire meglio le nostre posizioni e comprensioni:

“…pubblicalo dove credi… ma dimmi, che ne pensi?”

“Ritengo, caro Stefano, che nel genere il tuo scritto sia definibile un ”saggio” forse potrebbe anche essere una tesi o tesina di laurea.. Insomma si vede che ci hai lavorato molto e con attenzione… certo succede che quando si è giovani e si cerca di esprimere pensieri e sentimenti si fa di tutto per apparire “seri e credibili”… ed allora si fanno molte citazioni e si cercano riscontri e spiegazioni intellettuali per corroborare il proprio “teorema”. Insomma ritengo che se in futuro tu potrai alleggerire lo stile ne guadagnerebbe la lettura… per quanto riguarda i concetti espressi il testo è ineccepibile. Spero che nel prosieguo della collaborazione tu possa “preoccuparti” meno della credibilità e più di curare l’espressione poetica…

Ma ovviamente questa è solo una mia opinione ed io in effetti non sono né un erudito né uno scrittore.. ma un semplice scribacchino di storie quotidiane… Grazie per la pazienza nell’avermi ascoltato.”

“Caro Paolo, quello che tu mi dici è molto importante, in quanto mi permette di migliorare quello che si definisce lo stile dell’articolo. E’ sempre stato un mio problema quello di decifrare le mie intuizioni o pensieri agli interlocutori che avevo di fronte: farsi capire a volte è davvero la parte più difficile nonostante tutte le verità comprese e interiorizzate. Pertanto, se esiste un modo o un consiglio per agevolare la comprensione, non esito ad ascoltarlo, ti ringrazio ancora tanto del tuo sincero e intelligente intervento.
Solo una cosa però: è normale che tu interpreti questa mia “forma” di scrivere come effetto di un’educazione accademica giovanile per apparire “seri e credibili”, ma non è proprio questo il mio caso. Io sono sempre stato un forte anticonformista per quanto concerne la scuola e i suoi insegnamenti: non mi sono mai iscritto all’università e, se hai letto il blog, ho scritto molto riguardo al totale fallimento dell’educazione della scuola. E’ vero, è stata mia sorella ad iniziarmi a questo tipo di educazione, se vogliamo colta, ma in verità mi sono sempre orientato nelle meraviglie della letteratura di formazione, nel cinema d’autore, nella musica eterna del jazz e classica, e nelle discipline della filosofia e psicologia, unicamente per vocazione personale.
Nel senso che da autodidatta, mi sono sempre cimentato di questo perchè sentivo che solo questo tipo di “materiale” poteva meglio contenere e soddisfare l’enorme anelito di sapere e di pienezza che da sempre mi torceva. Era come se solamente loro potevano gridare in tutta autenticità quella bellezza e quella grandezza tanto sognata. E’ vero, ho letto tanto, ma devo dire che dopotutto solamente quei romanzi, quei films e quella musica hanno saputo avere le parole, i significati e il contenuto che più si avvicina alla verità. Ovviamente nella teoria: è lo svantaggio del sottosuolo, tanta teoria ma poca esperienza pratica… sob
Oramai purtroppo credo che solamente attraverso il “saggio” riesca ad esprimermi appieno, e di questo mi rammarico, dato che mi accorgo che così posso ragiungere solo un determinato target. La mia profondità mi ha contagiato a tal punto che ora è pressochè impossibile esprimermi con altre forme. A che serve essere depositari di qualcosa ma non poter applicare in pratica o anche solo condividere? Per questo quello che mi dici è molto importante, perchè ti ripeto che mi è sempre stato molto difficile uscire da quest’abitudine nello scrivere. Ma lungi da me voler essere un accademico o padrone della cultura universitara: tante nozioni, poca sostanza e tra l’altro, mal utilizzata. Perciò, se ti possono interessante altri articoli (magari di quelli già pubblicati sul blog), o quant’altro, sarò ben lieto di collaborare con te. E se avrai altri consigli così preziosi da darmi, li ascolterò volentieri; ho talmente passato tanto del mio tempo ad esplorare la verità che ora ne sono quasi schiavo e a fatica riesco ad esprimerla “in superfice”. A presto”

“Caro Stefano, ammettere di non sapere è già enorme saggezza… bene facesti ad interessarti di cultura in forma autodidattica, così non sei stato contagiato dalle opinioni ufficiali e dai riconoscimenti della critica ufficiale. Ma anche da autodidatta è bene uscire fuori dagli schemi teoretici e passare alla pratica, all’osservazione diretta dei fenomeni vitali, delle esperienze emozionali… senza necessariamente cercare di ottenere immediati risultati… altrimenti sarebbe come cercare risposte attingendo al parossismo dell’alcol o della droga. Meglio mantenere la mente sempre lucida ma aperta, laica. La vita stessa ci insegna a sciogliere i grumi dell’acquisito, della scontatezza e del costruito per abitudine o per credulità. Uscire dagli schemi è importante anche per trovare nuove forme comunicative, nuovi approcci e nuove acquisizioni. “se non vuoti la tua tazza… -diceva il maestro- come puoi ricevere la verità dello zen?”

Per un po’ dimentica le comparazioni e tutto ciò che hai già prodotto… non tener conto di nulla se non della capacità espressiva… allora vedrai che pian piano potrai uscire fuori dal meccanismo descrittivo intelletualistico… e passare all’allegoria, al messaggio insito nell’esempio vissuto, nel racconto modesto dell’esperienza quotidiana.

Beh, auguri e comunque sì, continua a tenermi informato sugli sviluppi della tua ricerca… da oggi…”

Paolo D'Arpini


Ed ora leggete il saggio in questione


.......................


“Si arriva al significato delle cose solo chiamandole con il loro vero nome” (Andrei Rublev, di A.Tarkovskij

Purtroppo mai come oggi la tendenza predominante, soprattutto nelle università, è quella di trattare la conoscenza e in particolar modo la filosofia (e discipline similari), come una delle tante materie scientifiche che si insegnano per preparare lo studente al mondo della tecnica e della professionalità. Diventano dei mezzi finalizzati a farcirgli la testa di nozioni che parleranno unicamente alla memoria e alla logica. Ma forse si è dimenticato che il ruolo della filosofia è nato innanzitutto per soddisfare un sentimento, la curiosità, e per aiutare l’uomo a conoscere se stesso e migliorarsi. Se si considera tale disciplina solamente come un fine, omettendo la fondamentale funzione che ha sull’individuo e sulle proprie verità interiori, allora si rischia di rimanere bloccati in una prigione invisibile con pareti fatte di termini, nozioni e parole prive di significato.

Socrate soleva invitare le persone con cui parlava a curare la propria anima, non solo la propria logica, Wittgenstein diceva che l’unica cosa si può fare per cambiare il mondo è migliorare se stessi. E allora le discipline come la filosofia non sono di nessuna utilità pratica, se non per l’effetto prodotto sulle menti e sulla vita di coloro che le praticano e studiano. Esse non servono per avere garanzie, certezze e nuovi basi, ma piuttosto per porsi domande, per creare dubbie e incertezze, ovvero il terreno fertile per la nascita di una conoscenza più profonda e maggiore libertà.

La libertà è il bene più prezioso che può raggiungere il filosofo, affermava Platone: la conoscenza infatti permette di suggerire e stimolare nuove possibilità che allargano l’orizzonte della propria mentalità liberandola da pregiudizi, passività e consuetudini. Aumenta la conoscenza della realtà e dell’uomo stesso in quanto diminuisce la sicurezza nei loro riguardi, ma soprattutto scuote il dogmatismo arrogante di coloro che “credono di sapere e invece non sanno nulla” (Socrate) o che utilizzano la conoscenza per fini utilitaristici o interessi personali. L’uomo “pratico”, il classico individuo omologato e inserito da buon borghese in società, colui che riconosce principalmente i bisogni materiali, dimentica di fornire altrettanto nutrimento alla mente e se vogliamo allo “spirito”. Colui che non è mai entrato nella “regione del dubbio liberatore” (B.Russel) vedrà sempre il mondo e se stesso come qualcosa di scontato, di chiaramente definito, immutabile e probabilmente già determinato e chiuso nel contesto sociale nel quale si trova.

Così appare netto il ruolo della conoscenza e in particolar modo della filosofia nello sviluppo critico e cognitivo: ovvero per considerare più attentamente quelle incongruenze che possono esistere nei principi, al fine di accettarli solamente quando l’esame critico non ha messo in luce elementi per respingerli. Questo non per arrivare alle conclusioni degli scettici o al vuoto assoluto di Cartesio, eliminando ogni certezza, ma piuttosto per chiedersi continuamente se si conosce tutta la profondità di tutto ciò che si crede di conoscere. Si tratta quindi di spogliare ogni apparente conoscenza per tentare di giungere ad una conoscenza più profonda e autentica, che sia “oltre il velo di Maya” (Schopenhauer).

“La vita non mi ha disilluso. Di anno in anno la trovo sempre più ricca, più desiderabile e più misteriosa – da quel giorno che venne da me il grande liberatore, quel pensiero che la vita potrebbe essere un esperimento di chi è volto alla conoscenza – e non un dovere, non una fatalità, non una fede… La vita come mezzo di conoscenza. Con questo principio nel cuore si può non soltanto valorosamente, ma anche gioiosamente vivere e gioiosamente ridere. ” F. Nietzsche, da La gaia scienza

Ma la vera forza e bellezza della conoscenza consistono proprio nella contemplazione : essa abbraccia ogni cosa in un’unica visione che tende a trovare un’”armonia oggettiva” nel complesso. Essa libera la mente dai meschini scopi personali ed elimina quella divisione apparente tra il sè e la realtà esterna che il più delle volte la si crede unicamente ostile. Solo così l’anima dell’uomo riuscirà a scorgere una nuova profondità e un infinità globale che lo renderanno libero e partecipe di tale bellezza: conservando questa visione anche nella vita di tutti i giorni, allora essa prenderà forma nell’ambito dell’azione e del sentimento. Sarà possibile accorgersi che solo l’amore e la giustizia sono le sfaccettature di una stessa verità universale racchiusa nell’umanità e che le mura che cingono ogni uomo mettendolo in guerra col resto del mondo, sono solo illusioni prodotte da falsi valori indotti da una società individualistica e competitiva.

Le cose possiedono valore e significato solamente rispetto al grado d’attenzione che ognuno vi dedica: tanto più si è riflessivi, meditativi e “recettivi”, tanto più si riuscirà a penetrare l’essenza stessa delle cose e quindi, della loro bellezza e significato. Sarebbe un vero peccato vivere non accorgendosi dell’infinita bellezza e significato che la vita contiene e ha da proporci. (Mi viene in mente il film “Il sapore della ciliegia” di Kiarostami, in cui il protagonista alla fine evita di suicidarsi solo per riassaporare il dolce sapore della ciliegia…)

C’è un grande mistero che attornia l’universo intero a partire dall’enigma più complesso che è l’uomo, tentare di scoprirne tutta la profondità scardinando l’arroganza dogmatica che preclude la mente alla speculazione, costituisce per l’uomo il massimo bene.

Per quanto sia grande il chiasso che si fa nel mondo per errori e opinioni, devo però rendere giustizia all’umanità avvertendo che gli uomini impigliati in errori e false opinioni non sono poi tanto numerosi come si suppone di solito. Non perchè penso che riconoscano la verità, ma perchè intorno a quelle dottrine che danno tanto da fare a loro e agli altri non hanno effettivamente nessuna opinione e nessun pensiero. E se infatti uno catechizzasse un poco la più gran parte di tutti i partigiani delle sette del mondo, troverebbe che intorno alle cose sulle quali si impegnano con tanto zelo non hanno personalmente una qualsiasi opinione, e meno ancora avrebbe motivo di credere che l’abbiano accolta in seguito a un esame dei motivi e a un’apparenza di verità; essi invece sono risoluti a tenersi stretti al partito per il quale l’educazione o l’interesse li hanno reclutati e, come i comuni soldati dell’esercito, manifestano il loro zelo e il coraggio secondo le direttive dei loro comandanti, senza indagare mai o soltanto conoscere la causa per la quale combattono. Se il tenore di vita di un uomo indica che non prende affatto sul serio la religione, perchè dovremmo credere che egli si romperà la testa intorno all’ordinamento della Chiesa e si sforzerà di esaminare i fondamenti di questa o quella dottrina. A lui, obbediente a chi lo guida, basta aver pronte la mano e la lingua per sostenere la causa comune e in questo modo fare buona prova presso coloro che gli possono procurare autorità, promozioni e protezione nella società alla quale appartiene. Così gli uomini diventano seguaci e propugnatori di opinioni delle quali non si sono mai convinti, delle quali non sono mai stati proseliti, le quali non sono mai passate per la loro mente. Dunque, benchè non si possa dire che il numero delle opinioni inverosimili e d errate sia nel mondo minore di quanto non sia, è pur certo che ad esse aderiscono in realtà, prendendole erroneamente per verità, meno persone di quanto generalmente non si immagini.

Locke, da Saggio sull’intelletto umano – La saggezza del cuore

“L’abuso di libri uccide la scienza. Credendo di sapere quello che si è letto, ci si crede dispensati dall’apprendere. Troppe letture servono solo a creare ignoranti presuntuosi.”

Rousseau, dalle Confessioni

La speranza di ottenere risposte e verità fondamentali per mezzo della ragione e dei principi logici risulta però vana, sia perchè la mente umana possiede dei forti limiti, sia perchè un buon esame critico riuscirebbe a smontare qualsiasi ipotesi creata. La logica, seppur un formidabile mezzo a disposizione dell’uomo, come ci è stato spesso dimostrato dai filosofi, incappa spesso in contraddizioni evidenti: contraddizioni però che sono tali nella logica, ma che si rivelano poi illusorie nella totalità della dimensione umana. Poco niente si riesce a dimostrare “a priori” in base alle considerazione di ciò che dovrebbe essere. L’apparente perfezione della ragione ha una macchia evidente che stona con la natura umana, ovvero è spesso carente rispetto ai bisogni e l’essenza stessa dell’uomo; allora mi vengono in mente tanti nella storia che hanno sminuito il valore della ragione come il solo mezzo per giungere la verità.

Primo fra tutti Pascal, che affermava che certe verità possono essere conosciute solo dal cuore, non con la ragione: “Se c’è un Dio, egli è infinitamente incomprensibile, perché, non possedendo né parti né limiti, non ha alcuna proporzione con noi. [...] Dio esiste oppure non esiste? Da che parte ci decideremo? La ragione non può decidere nulla; c’è di mezzo un caos infinito. Si giuoca una partita, all’estremità di questa distanza infinita, dove risulterà testa o croce. Su che cosa puntare? Secondo ragione, non potete scegliere né l’uno né l’altra; secondo ragione, non potete escludere nessuno dei due. Dunque non accusate di falsità coloro che hanno fatto una scelta, perché non ne sapete niente. [...] L’ultimo passo della ragione è riconoscere che c’è un’infinità di cose che la sorpassano, il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce.” (da Pensieri).

Il grande Dostoevskij, che forse più di tutti aveva a cuore l’ardua missione dell’affannosa ricerca della verità, sapeva bene cosa avrebbe significato voltarle le spalle o perdersi in una qualche illusione. Ma nonostante questo D. non cercò mai quella felicità frutto di un processo etico, di una dialettica filosofica, di un equilibrio. Anzi, ha sempre tentato nei suoi romanzi di far venire a galla quella parte più profonda e celata dell’oscuro e intricato animo umano, il più delle volte rivelando le bassezze, le miserie e le mediocrità di assassini, giocatori d’azzardo, ladri, prostitute, pezzenti, uomini-topi. Questo perché D. sentiva prima di pensare che insito nell’anima dell’uomo c’è un anelito, una sete d’infinito, un misterioso male, un ignoto che, consapevoli o no, grida orrende urla mute. Aveva capito che non gli sarebbe bastato un perfetto e armonico equilibrio raggiunto con la ragione per far tacere questa voce molesta, anche se sarebbe stato poi capace di cose bellissime e grandiose, di meravigliose imprese o di stabili basi durature. Esiste nell’uomo un abisso di una profondità tale che nemmeno la mente più sviluppata può colmare. E D. è stato il primo a rendersi conto di questa verità di cui solo un maledetto russo poteva accorgersi.

E ancora Bukowski e la sua vita impossibile da paria sociale, le sue sbronze e le frasi vomitate dentro a qualche squallido night:

“Se hai intenzione di provare vai fino in fondo altrimenti non cominciare neanche … potrebbe voler dire l’isolamento, l’isolamento è il premio … tutto il resto è un test di resistenza per vedere fino a che punto sei veramente disposto a farlo e tu lo farai, nonostante i rifiuti e le peggiori probabilità di successo, e sarà meglio di qualunque cosa tu possa immaginare. Se hai intenzione di provare vai fino in fondo, non c’è una sensazione al pari di questa, sarai da solo con gli dei e il fuoco incendierà le tue notti. Cavalcherai la tua vita dritto verso una risata perfetta, è l’unica battaglia buona che ci sia.” (da Factotum)

L’immortale H.Hesse che più di tutti scrisse così dettagliatamente del contrasto tra la sfera della ragione e dei sentimenti: l’umanità intera avrebbe perso molto di più se non fosse mai esistito una personalità di pura passione sregolata e così stracolma di vita come Mozart, che uno eticamente perfetto e “alto” come Socrate o Cristo, scrisse in un suo romanzo.

Tutto ciò mi ricorda anche quelle pazze figure indomite dei “bohemiens” o dei “Wanderers” ottocenteschi e dei loro “Bildungreise” (viaggio di formazione) e “Wanderlust” (anelito al viaggio): personaggi inquieti che viaggiavano continuamente alla ricerca del nuovo, dell’esperienza di un altro mondo che rappresentava un rifiuto dei valori del villaggio e della famiglia, ovvero di una vita tranquilla, tipici del “filisteo” chiuso nel suo mondo limitato e ristretto. Tutte attività di una libertà straordinaria che rispondevano ad un’attività interiore e non ad un esigenza produttiva esteriore: proprio come l’allegoria della poesia che, nella sua inutilità, riesce tuttavia ad esprimere sentimento, amore e gioia di vivere.

“A chi dio vuol concedere una vera grazia

lo fa viaggiare per il vasto mondo

a scoprire le sue meraviglie

per monti e valli e boschi e campi e fiumi.

i pigri chiusi in casa

non sono rallegrati dall’aurora

e sanno solo il pianto dei bambini

e angustie e noie e l’ansia per il pane.

dai monti sgorgano i ruscelli,

lassù le allodole trillano di gioia,

perchè non devo anch’io cantar con loro

a piena voce e con felicità?

Al buon Dio mi voglio affidare,

egli che regge cielo e terra

e ruscelli e allodole e boschi e campi

anche i miei giorni al meglio ha programmato.”

Eichendorff, da Vita di un perdigiorno

O il pazzo e coraggioso C. McCandless, altro inquieto viaggiatore, rappresentato recentemente nel film “Into the wild” di S.Penn: “se ammettiamo che l’essere umano possa essere governato dalla ragione, ci precludiamo la possibilità di vivere”.

E allora forse “la voce del cuore è la più grande verità” come diceva G.Gaber, e forse non è nemmeno sbagliato “piantare un chiodo” sui Libri di filosofia e di religione che oramai non sanno più rispondere alle esigenze umane e “che non hanno mai salvato il mondo” (dal film “Centochiodi” di E.Olmi). Così tutto ciò diventa la metafora di una nuova libertà dell’uomo che va ricercata nella sua semplicità, nella purezza dei suoi sentimenti espressi dall’amore di un “Cristo della strada” che, libero dalle vecchie idolatrie passate racchiuse in libri morti, incarna vita e amore.

Non più quindi una saggezza che attinge ai libri ma alla vita, una filosofia di vita che sfocia non alla cattedra ma all’umanità.

“Io ne ho abbastanza delle persone che muoiono per un’idea. Non credo nell’eroismo, so che è facile e ho imparato che era omicida. Quello che m’interessa è che si viva e si muoia di quello che si ama.” di A.Camus

Stefano Andreoli – Diario del Sottosuolo – diariodelsottosuolo@gmail.com

lunedì 9 maggio 2011

Spiritualità Laica: "Dall'involuzione all'evoluzione..."



Riflessione sull'aura della specie umana e movimenti nella psiche collettiva. Dall'involuzione all'evoluzione.

Oggi stavo leggendo il giornale al baretto di Treia, durante il rito del cappuccino serale, e mi è capitato l'occhio su un articolo di prima pagina, riportato poi all'interno su pagina intera, in cui si parlava della visita del papa Ratzinger a Venezia, della sua messa solenne recitata in latino, delle polemiche suscitate, della sua gita pontificale nella gondola dei dogi e della pompa annessa e connessa... Spesso ho raccontato di come nella nostra società, nell'anima della specie chiamata anche “aura psichica”, si manifestino diverse forze cinetiche che spostano l'intelligenza in un processo vitale. La psiche collettiva ha varie sfaccettature ognuna delle quali rappresenta un modo di pensiero, in ognuno dei campi d'interesse umano: economia, tecnica, arte, scienza.. ed ovviamente religione e spiritualità. C'è un corpo massa che è perlopiù statico, rappresentato dalla grandissima parte degli umani che vivono in un tran tran consuetudinario, nei credo, e ci sono poi due pseudopodi mentali di cui uno attaccato ai modelli del passato, dell'ego, dell'interesse privato, della tradizione basata su modelli del settarismo ed un altro pseudopodo rivolto verso il futuro, proteso verso la sinergia, il superamento delle divisioni ideologiche, verso l'accrescimento di coscienza, verso l'integrazione con il tutto e la liberazione dagli schemi. Questi due pseudopodi sono rappresentati da una minima parte di umanità mentre nel corpo massa si stabilisce la stragrande maggioranza dell'umanità. In un certo senso il legante che mantiene il corpo massa unificato deve necessariamente essere un misto di passato e futuro, di bene e di male, di verità e di finzione, di illusione e di conoscenza. Se ad esempio lo pseudopodo regressivo è rappresentato da una minoranza sparuta di umani, coloro in definitiva che governano politicamente ed economicamente il mondo con l'attuale sistema di sfruttamento, anche nello pseudopodo evolutiva il numero di persone che avanzano, precorrendo i tempi, è limitatissimo. Nel corpo massa invece imperano i grandi numeri, le grandi religioni, le classi popolari, i prestatori di opera, le folle tifose di questo o quello ed i seguaci di varie mode o culture... Alla luce di questa consapevolezza non mi meraviglia che se, nella parte regressiva, i detentori degli indirizzi sociali e religiosi nel mondo sono -ad esempio- una trentina di persone (operatori occulti, coscienze ipocrite e votate all'illusione), altrettanto pochi saranno nella parte evolutiva (santi e coscienze libere dai vincoli dell'illusione). Ovvio che ella massa delle consuetudini dei credo saranno invece -in rapporto- almeno trecentomila... Saranno quei trecentomila di Venezia?

Paolo D'Arpini - spirito.laico@libero.it

.........

Per una migliore comprensione delle analogie ivi contenute potete anche leggere:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/05/09/circolo-vegetariano-vv-tt-assemblea-rifondativa-ed-istituzione-della-nuova-sede-di-treia-macerata/

domenica 24 aprile 2011

Il sogno della spiritualità laica visto con gli occhi dell’ecologia profonda…



Nell'immagine di Franco Farina: l'allegoria della vita, ovvero "Metafora umana barocca"


Il sogno della spiritualità laica visto con gli occhi dell’ecologia profonda…

• L’articolo che segue fu originariamente scritto come racconto di un sogno realmente fatto, all’inizio degli anni ’90 del secolo scorso, in cui avevo visto vividamente con immagini simboliche il percorso dell’evoluzione dell’uomo. Molto somigliante come schema al famoso passaggio degli Yuga induisti. Successivamente lo rielaborai in forma di presentazione dell’incontro Convegno della Rete Bioregionale Italiana, tenuto a Calcata il 9.10.11 Maggio del 2003. A quel tempo fu pubblicato sull’ultimo numero del Bullettin del Circolo Vegetariano VV.TT. (che ospitava la manifestazione) in seguito lo ripresi per estrinsecare il significato ed il senso dell’ecologia profonda e della spiritualità laica in varie Tavole Rotonde, sempre sul tema bioregionale, che si tennero in diversi luoghi del Lazio (Roma compresa).

Purtroppo, o per fortuna, la visione ecologista evocata nel testo non ottenne mai un chiaro riconoscimento da parte dei membri “storici” della Rete Bioregionale, molto tesi ad avvalorare le tesi americane del bioregionalismo, soprattutto quelle “poetiche”sostenute da Gary Snyder. Ciò nonostante ricordo che nel 2008 ricevetti un commento da un ecologista profondo italiano, Guido Dalla Casa, che scrisse: “Ho molto apprezzato l’articolo. Forse ti interesserà questo libro (ebook) da me scritto per Arianna Editrice: L’Ecologia Profonda….(omissis)”

In quel momento non ero interessato a leggere libri sull’argomento perché ritenevo, e ne son convinto tutt’oggi, che il bioregionalismo e l’ecologia profonda possano essere solo una pratica di vita.. Un’esperienza personale di fusione nell’esistente e negli elementi, portata avanti attraverso la ricerca degli aspetti segreti della psiche e collaudata per mezzo di un rapporto intimo con le piante, gli animali, gli umani. Insomma l’ecologia profonda secondo il mio sentire è come la spiritualità laica, come il volo di un uccello nell’aria che non lascia tracce o sentieri.. ma divenendo noi stessi uccello possiamo conoscere….

Infatti risposi a Guido: “Caro Guido, certo conosco queste edizioni... ma sai io faccio parte di un filone bioregionale "pratico", sono membro indipendente ed autonomo della Rete Bioregionale Italiana in cui stanno quasi esclusivamente neo contadini, eretici eremitici, artisti senza arte nè parte, scrittori e poeti autistici, anarchici del pensiero o simili. L’ecologia del profondo se viene assunta come una teoria, che si può spiegare, con indirizzi culturali e regole prescritte, non è diversa da una religione... per questa ragione sono poco propenso alla lettura di breviari e bibbie.. Se dovessi esprimere un modo di appartenenza "canonica" direi che mi interessa poco la teologia e molto di più la mistica. Con questo non nego il valore di tesi astratte che possono supportare i valori bioregionali (il pensiero è esso stesso energia). Ma la pratica è essenziale e primaria ed essa non risponde a "must" bensì si adegua alle situazioni del momento, coglie nel contingente la sua via, è un navigare a vista... Ti invito a partecipare agli incontri che di tanto in tanto organizziamo. Grazie per avermi scritto e salutami gli amici che mi hai menzionato. Ciao"

Oggi, Pasqua, 24 aprile 2011, parlavo con Caterina Regazzi, la mia compagna di vita,
del sogno fatto tanti anni fa che ancora è impresso nella mia mente e le dicevo di come per me quel messaggio fosse stato chiaro.. e di come avessi cercato di renderlo intellegibile agli amici bioregionalisti sotto forma di un articolo/resoconto… Che però sino ad oggi non so se abbia avuto riscontro e sia stato compreso…. Così lei incuriosita mi ha chiesto di farle avere questo articolo.. L’ho ricercato ed eccolo:


Strettamente parlando, da un punto di vista delle finalità, la spiritualità laica e l’ecologia profonda affondano il loro esistere nella coscienza. L’uomo si è interrogato sulle forze della natura e sulla vita e questo interrogarsi ha prodotto la spiritualità, l’ecologia profonda è un approfondimento in senso materiale di questa ricerca. Entrambi gli approcci partono dall’esistente, dal modo di percepire noi stessi e la realtà che ci circonda, il primo è un approccio in senso metafisico mentre il secondo prende in esame il fisico ma non v’è differenza fra i due aspetti se non nel modo descrittivo.

Nell’ecologia profonda come nella spiritualità naturale si sottintende un ’quid’ che impregna le trame della vita. Tale ’quid’ è stato descritto come sorgente di tutte le cose, indipendentemente dal chiamarlo ’spirito’ o ’forza vitale’. Dall’interrogarsi iniziale siamo giunti a tutte le filosofie gnostiche, alle religioni d’oriente come pure alle grandi religioni monoteiste in cui, sia pur con angolazioni differenti, si inneggia al grande mistero della vita, questa è anche l’esigenza dell’ecologia che sempre tiene in conto il delicato equilibrio dell’insieme delle manifestazioni vitali.

Spesso mi son trovato a descrivere l’esigenza di estrinsecazione spirituale dell’uomo come la nascita della prima virtualizzazione. Attraverso il pensiero e la speculazione intellettuale è infatti sorta la virtualità, l’immaginare, il presupporre vero sulla base di un pensiero (di un credere) e questa proiezione, una ’vis’ umana specifica, è forse presente anche nel resto dei viventi, chissà? Ad esempio nelle teorie del karma si descrive la vita individuale degli esseri come un percorso evolutivo che parte da una scintilla dell’intelligenza che poi si differenzia in miriadi di forme, a volte contrapposte, che son però strettamente collegate l’una a l’altra ed in continua ascesa verso la stessa finalità. Una unità questa che non è mai venuta meno anche durante il cosiddetto "percorso karmico" ma per via dell’illusione, ovvero la virtualità del pensiero, appare disgiunta ed imperfetta (e quindi perfettibile?). L’ecologia profonda, dal punto di vista fisico, è un aiuto a capire che non c’è nel contesto generale della vita un dietro od un avanti che non sia strettamente consequenziale, che non compartecipi della stessa sostanza di base e che perciò è impossibile scindere, pena l’estinzione stessa della vita.
Ed ora una domanda: come faremmo a vivere su questa Terra se tutti decidessimo di ritirarci in eremitaggio, di ritornare alla terra come si dice in gergo, senza immediatamente sconvolgere, distruggere definitivamente, il già precario equilibrio di questo pianeta?

La Terra ospita ormai diversi miliardi di persone, perlopiù riunite in aree urbane, è pur vero che parecchie specie animali sono in netta diminuzione ma per contro molte di quelle addomesticate dall’uomo (essenzialmente per scopi voluttuari o di carenza affettiva) superano in numero gli umani stessi e come gli umani che vivono nelle città anch’essi son concentrati in grandi allevamenti. Se ognuno di noi dovesse andare a vivere in campagna, immaginando una società egualitaria, avremmo forse a disposizione non più di duecento metri di terreno a testa (considerando le zone desertiche, le foreste, i ghiacciai, le alte montagne, etc.) se in più volessimo portare con noi anche i nostri "pets" dovremmo dividere quel piccolo spazio con cani e gatti, se poi volessimo mangiar carne dovremmo dividere ulteriormente la nostra casa con pecore, mucche, conigli, maiali, etc. Si fa presto ad immaginare la calca che si verrebbe a creare nei nostri duecento metri quadrati di terra, non solo ma come potremmo produrre in quel piccolo orticello abbastanza cibo per tutti i membri della nostra personale comunità rurale?

Va da sé che questo tipo di scelta è impensabile per la massa come pure, per altre ragioni persino più serie, è impensabile che la vita possa continuare a lungo sul pianeta se continuiamo a sfruttare le risorse per soddisfare le esigenze di consumo parossistico dei grandi agglomerati urbani.

I lemming, quel popolo di roditori che in caso di sovraffollamento periodicamente emigrano in massa, avrebbero già intrapreso il loro viaggio finale (che come tutti sappiamo finisce nelle gelide acque del mare del nord) per riequilibrare la natura. In parte un tale comportamento autodistruttivo sta avvenendo anche nella nostra società, con l’aumento delle guerre, dei suicidi, delle perversioni, della stupidità. Ma non è ancora sufficiente a trovare quell’equilibrio naturale di sopravvivenza e questo perché l’uomo ha l’arroganza di ritenersi un essere "superiore" alle altre specie e perciò ogni soluzione deve comprendere la continuazione del gioco attualmente in programma e cioè la fissità della nostra specie come dominante.

Ma a questo punto re-inserisco il concetto di "spiritualità naturale o laica". A dire il vero questa spiritualità non può assomigliare punto alla precedente spiritualità religiosa ma deve necessariamente tener conto del contesto vitale in se stesso, ovvero dell’ecologia. Una spiritualità ecologica in cui non si perseguano scopi immaginari (paradisi, inferni, etc.) ma in cui ci si occupi esclusivamente del presente stato dell’esistenza. Una presa di coscienza ’individuale’ di come è possibile il riequilibrio nel contesto della vita senza ritenere che la nostra sia una funzione di controllo, di dominio (o di sudditanza ad una ipotetica divinità altra). Ognuno di noi dovrebbe già da ora affrontare il suo personale corso di sopravvivenza sapendo che tutto quello che noi rubiamo oggi dovrà sicuramente essere pagato domani, questo nel caso del sovrappiù, mentre se il nostro respirare, mangiare, crescere rientra nell’insieme del vivere, respirare, mangiare di ogni altro essere vivente potremmo finalmente goderci la vita, senza aver colpe da espiare, senza dover abbandonare il nostro modo di vita urbanizzato e fortemente sociale che -evidentemente- salvo il famoso riequilibrio di cui abbiamo detto, ha contribuito alla fioritura di questa bellissima nostra specie.

In questa fase della storia millenaria dell’uomo abbiamo privilegiato il secondario, il superfluo, a scapito del primario, ovvero il cibo, l’acqua, l’aria. E’ importante per noi esseri umani integrati analizzare le ragioni di questo sviamento. Uno sviamento che senz’altro è stato necessario per scoprire il valore di tesi astratte come l’arte, la scrittura, l’estetica, l’etica, ma che non può continuare ad occupare tutto lo spazio possibile del nostro esistere. Ad esempio dobbiamo essere consapevoli dello sforzo e del significato profondo insito nella ricerca e produzione del nostro cibo quotidiano.

Descrivo ora l’excursus storico della nostra evoluzione. La storia dell’uomo è molto semplice e rispecchia i quattro mutamenti fondamentali della vita. L’uomo nella sua corsa evolutiva compie quattro salti stagionali. All’inizio egli succhia il latte, alla base del latte c’è la verdura e la carne e ciò diviene il suo cibo, poi ancora oltre c’è la terra ed ecco l’uomo che la divora ma oltre la terra c’è lo spirito e l’uomo nutrendosi di "spirito" completa un altro ciclo di spirale nella scala dell’evoluzione. Questa simbologia può essere tradotta così: il latte rappresenta il momento in cui l’umanità si pone reverente verso la nutrice, la natura, che lo accudisce e lo sostiene nel suo grembo (potremmo dire che corrisponde al momento del "paradiso terrestre"); subentra poi la capacità di auto-sostenersi e di ricorrere a tecnologie appropriate per ricavare da se stessi il nutrimento (corrisponde al momento della fondazione patriarcale); ecco quindi il momento del massimo sviluppo tecnologico e sociale in cui l’uomo tende a divorare, a consumare, persino la terra che lo sostiene (il momento della decadenza consumistica e dell’idolatria scientifico religiosa); infine viene il momento della coscienza indifferenziata, l’uomo vien toccato dallo "spirito" si compenetra in esso e ritrova la sua unità primigenia (corrisponde al quid originario, alla consapevolezza di Sé), il ciclo si ripete passo dopo passo.

E’ evidente che questo momento storico è segnato da un grande balzo fra il massimo del materialismo ideologico o religioso a quello di un congiungimento alla consapevolezza non duale.

Come possiamo affrontare condizioni o contingenze apparentemente diametralmente opposte? Innanzi tutto c’è da considerare una cosa: la spinta evolutiva nell’uomo non è indotta da ideologie di massa, il pensiero di massa serve solo al mantenimento della compattezza psicofisica della struttura-specie, l’indice del cambiamento è sempre e solo rappresentato da forme pensiero, pseudopodi, che si irradiano verso possibili sbocchi evolutivi, questi pseudopodi non rappresentano che una piccolissima percentuale della massa, si tratta di minoranze….. Le due minoranze attualmente in antitesi, nel "programma" di sviluppo dell’intelligenza umana, son rappresentate da una parte dall’accentramento individuale del potere (lobby ideologiche ed economiche auto-foraggianti) e dall’altra da una rete smagliata di piccole persone che emanano forme pensiero collegate al tutto (una sorta di sincretismo universale).

Questi cicli o percorsi storici si manifestano allo stesso tempo sia nell’arco di una sola vita individuale che in stagioni o onde storiche, ere cosmiche.

Mi sembra che questo momento di transizione, fra una condizione e l’altra dell’umano, sia dedicato all’aspetto superativo di ogni sovrastruttura di pensiero, un azzeramento dei canoni precostituiti. Infatti oggi come non mai la pulsione verso l’uscita dagli schemi fissati provoca uno stato sismico mentale (scossoni psichici) al corpo-massa dell’umanità. Basterebbe sapere che, come avviene nel processo realizzativo del sé, ogni singola cellula del corpo sociale umano deve essere toccata e deve essere in grado di percepire individualmente la reale possibilità evolutiva in corso. E mentre la tendenza egocentrica agisce sulla massa con meccanismi di aggregazione forzata (vedi la massificazione informativa, politica e ideologica) al contrario "l’aumento" della coscienza avviene sui piani emotivi individuali. Dobbiamo essere consapevoli di ciò quando, come precursori, proponiamo un indirizzo bioregionale che non potrà certamente usare i mezzi della controparte ma deve comunque comprenderli organicamente e da lì evolversi. Solo così può sciogliersi il senso di differenza e la coscienza può ri-trovare il suo spazio. L’interno dell’uomo è ancora tutto un mondo da esplorare ma anche l’esterno è altrettanto infinito ed inconoscibile. Per questo si ripropone sempre la via di mezzo, la moderazione, come unica strada possibile per la continuità della specie. La consapevolezza non-duale integra non divide. E’ per questo che nell’ecologia del profondo e nella spiritualità laica si narra del ritorno alla Terra, ascoltandone il suo messaggio, pervenendo così a quell’integrazione con essa. Godendo della silenziosa gioia di vita, qui e d ora. Una gioia che non ha costrutto, nessuna causa, nessun meccanismo da soddisfare, nessun possesso, solo è…. Si chiama esistenza.

Ma attenzione… tale visione non ipotizza il ritorno al primitivismo bensì individua nelle attuali condizioni della società avanzata l’occasione di un riequilibrio. La continuità della nostra società, in quanto specie umana, richiede una chiave evolutiva, una comprensione globale, per mezzo della quale aprire la nostra mente alla consapevolezza di condividere con l’intero pianeta (forse sarebbe meglio dire con l’universo) l’esperienza vita. Questa è la scienza dell’inscindibilità della vita. Ne consegue che anche l’economia umana può e deve tener conto di questa visione per avviare un progresso tecnologico che non si contrapponga ma che sia in sintonia con i processi vitali. La scienza e la tecnologia in ogni campo di applicazione dovranno rispondere alla domanda: "E’ ciò ecologicamente e spiritualmente compatibile?" I macchinari, le fonti energetiche, lo smaltimento dei sottoprodotti, come pure la socialità e la cultura, dovranno essere realizzati in termini di sostenibilità. Se questo stimolo si manifesta nella mente umana allora sarà necessario un rapido processo di riconversione e riqualificazione industriale ed agricola che già di per se stesso sarà in grado di sostenere l’economia. Infatti la sola "riconversione ecologica" favorirà il superamento dell’attuale stato di "enpasse" impartendo grande spinta allo sviluppo economico e sociale. Una grande rivoluzione comprendente il nostro far pace con il pianeta e con gli esseri viventi che lo abitano.

Paolo D’Arpini

Referente P.R. della Rete Bioregionale Italiana – circolo.vegetariano@libero.it
http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/
…….

Vivi nella Gioia, in amore, anche tra coloro che odiano.
Vivi nella Gioia, in salute, anche tra coloro che sono malati.
Vivi nella Gioia, in pace, anche fra coloro che sono ansiosi.
Vivi nella Gioia, senza possedere nulla, simile agli esseri di luce.
Colui che vince semina odio, perché il vinto soffre.
Abbandona ogni pensiero di vittoria e di sconfitta e trova la Gioia!

Osho

……..

Itaca

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni ed i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere d’incontri
se il pensiero vola alto
e un sentimento fermo
guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni no certo,
né nell’irato Nettuno incapperai,
se non li porti dentro.
Se l’anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti.
Quando nei porti, finalmente
e con che gioia, toccherai terra
tu per la prima volta.
Negli empori fenici indugia e acquista
madreperle, coralli, ebano ed ambre.
Tutta merce fine, ed anche profumi inebrianti,
d’ogni sorta, più profumi inebrianti che puoi.
Va in molte città egizie,
impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca.
Raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e
che da vecchio metta piede sull’isola,
tu, ricco dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei non ti saresti messo in viaggio.
Che cos’altro ti aspetti?
E se la trovi povera non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio,
con tutta la tua esperienza addosso,
già tu avrai capito
ciò che Itaca vuole significare!

Costantino Kavafis

mercoledì 20 aprile 2011

Bioregionalismo con sentimento - “Annotazioni sul concetto di spiritualità laica e suo rapporto con l’ecologia profonda”

(Nell'immagine: La Fata degli Elementi di Franco Farina)


Io appartengo al luogo
Ed il luogo mi appartiene.
Io sono il luogo
Ed il luogo è in me.

(Saul Arpino)


Così sente il ri-abitante bioregionale, colui che vive nel ed è in simbiosi con il luogo.

E d’altronde il vero spiritualista laico sente e vede il luogo come se stesso, in questo uniformandosi alla visione dell’ecologia profonda… Infatti io mi occupo del luogo come fosse mio, parlo del luogo come fossi la sua voce. Questo avviene per ogni luogo, un “luogo ideale” in cui si incontrano Yin e Yang, bene e male. Avviene per l’Italia che riconosco come la mia amata patria. Avviene per la Terra che è la mia matrice. Avviene per l’universo spazioso in cui si svolge il mio contesto esistenziale. Avviene per lo Spirito che mi compenetra.

Certo all’inzio questo sentire assomiglia molto ad una opinione, cioè ha la parvenza di un pensiero assunto come vero, ma con la pratica e con il costante e continuo contatto con la natura e con gli altri esseri viventi si percepisce chiaramente che il “tutto” in cui noi siamo immersi è esattamente noi stessi…. Questa consapevolezza sembra maturare pian piano, quasi per gradi… ed all'improvviso succede che…

Secondo i grandi saggi l’opinione è solo un riflesso personale della percezione individuale della verità. Insomma l’opinione è sempre e comunque parziale ed incapace di riferire un’interezza. Ma se siamo in grado di interpretare ogni opinione come un tassello del pensiero universale e cerchiamo di integrarla nell’insieme del conosciuto forse stiamo mettendo in pratica quel “sincretismo” di pensiero auspicabile per il superamento delle ideologie e delle religioni precostituite. Unica discriminante dovrebbe essere la qualità della sincerità in cui l’opinione viene espressa…

Infatti se un’opinione è solo “strumentale” allora non vale nemmeno la pena di considerarla, essa non è nemmeno etichettabile come “opinione” (che già di per se stesso è un termine “riduttivo”) ma possiamo definirla “imroglio giustificativo” teso alla soddisfazione di un vantaggio personale o ideologico… basato sull’assunzione di un pensiero (definito universale). Ciò avviene quando si mente sapendo di mentire o anche allochè non si è andati sufficientemente in profondità nell’analisi interiore!

Per questa ragione punto sul merito della laicità, o equanimità, ed è quanto cerco di affermare in ogni mia espressione… Ma secondo me “laicità” deve presupporre anche il lasciare agli altri la libertà di pensare a modo loro e non possiamo usare la laicità per continuamente controbattere sui punti che a noi sembrano ledere tale principio…

Insomma dovremmo essere laici persino nei confronti della laicità..

Questo atteggiamento mentale, super partes, è decisamente utile ed interessante per l’affermazione di un “sincretismo” che dovrebbe accomunare noi tutti esseri umani nel riconoscimento del pari valore del pensiero che in ognuno si manifesta…

Ah, per quel che riguarda l’ipotetica differenza fra Uomini, Animali od Extraterrestri è solo un fatto di gradiente o predisposizione intellettiva, ma la coscienza che anima queste categorie vitali è la stessa, la possibilità di auto-conoscenza è pure la stessa…

Amo gli animali, amo gli extraterrestri amo ogni forma di vita ed ogni elemento.. ma dovendo perseguire una mia crescita personale (unico presupposto per la crescita universale) vale il detto “ad ognuno il suo lavoro”. Krishna affermò: meglio fallire cercando di compiere il proprio dharma piuttosto che trionfare nell’espletamento del dharma altrui. E dal punto di vista umano, essendo io stesso un uomo, mi occupo della mia auto-conoscenza e lascio agli altri esseri (umani o non umani) di fare la parte che ad ognuno compete!

Tradotto in termini laici significa che per fare il bene di tutti è sufficiente non arrecar male ad alcuno.

Paolo D’Arpini
spirito.laico@libero.it

giovedì 14 aprile 2011

Treia - Domenica 22 maggio 2011 – Decimo incontro su I Ching, sistema elementale indiano e zodiaco cinese




In questa sessione di studio analizziamo l'esagramma Kuai, relativo al periodo di aprile/maggio, corrispondente alla stagione del Serpente (in occidente è il Toro).

Descrizione:
Sotto vi è il trigramma Kien e sopra il trigramma Tui.
La traduzione letterale del nome dell’esagramma è “lo Straripamento” e figurativamente indica un tempo in cui gli ignobili stanno gradatamente scomparendo, il loro influsso diminuisce e con un’azione risoluta si fa strada un cambiamento radicale della situazione.

La Sentenza:
Lo Straripamento. Con risolutezza bisogna rendere nota la cosa alla corte del re.
Secondo verità si deve proclamarla. Pericolo!
Bisogna avvisare la propria città.
Non è propizio impugnare le armi.
Propizio è imprendere qualche cosa.

Significato. Quando in una città anche un solo ignobile rimane in posizione dominante egli è in grado di opprimere i nobili. Quando nel cuore si annida anche una sola passione, essa è capace di ottenebrare la ragione dell’uomo. Passione e ragione non possono coesistere perciò un’azione risoluta è necessaria se si vuole portare il bene a compimento. Ma attenzione il modo di superare il male non è contrastandolo punto per punto, in tal modo restando ad esso invischiati, bensì procedendo risoluti verso il bene.

L’Immagine:
Il Lago è asceso al Cielo: l’immagine dello Straripamento.
Così il nobile elargisce ricchezza verso il basso
e rifugge dal riposare sulla sua virtù.

Spiegazione. Chi volesse accumulare ricchezza solo per sé, senza pensare agli altri, dovrà certamente prepararsi al proprio crollo, poiché ogni accumulazione è seguita dalla dispersione. Perciò il nobile, già mentre accumula, disperde. Così anche nella formazione del suo carattere egli mira a non irrigidirsi caparbiamente, ma si mantiene aperto agli influssi esterni per mezzo di un sereno e costante esame di coscienza.


Aspetti spirituali (in termini laici) dell'interconnessione energia/materia.
Che ci sia un’attinenza indiscutibile fra l’emissione energetica e la materia è un fatto conosciuto da chiunque, prima ancora delle scoperte della fisica quantica. Basti vedere l’azione dell’energia solare e della sua captazione utile ai processi vitali sulla Terra… Energia e materia sono strettamente interconnesse ed a un certo livello indistinguibili l’una dall’altra. Ed alla base del loro apparire in specifiche forme e modi c’è la mutazione costante e continua, una sorta di saliscendi che fra l’una e l’altra polarità che consente l’esistenza dell’universo conosciuto.

Secondo I Ching, o Libro Dei Mutamenti, la creazione avviene costantemente attraverso l’incontro di Cielo e Terra, ovvero Energia e Materia, Coscienza e Forma, ma questa descrizione non è sola prerogativa dell’I Ching, anche altre religioni e filosofie (ed anche la moderna scienza) indicano il movimento, la vibrazione o trasformazione, come fattore primo che crea il mondo. L’energia cinetica sprigionata attraverso il cambiamento sopraggiunto nel “quid” originario statico si è propagata in uno svolgimento, apparentemente infinito, che utilizza i canali conduttori dello spazio e del tempo. Che lo si chiami Verbo, Om, Spirito o Tao ha poca importanza…

Dal punto di vista dell’esperienza empirica, basata sull’osservazione in un continuum spazio temporale ed anche secondo la teoria della creazione graduale dell’universo si immagina un “inizio” chiamato Big Bang (il grande botto) o “Atto Creativo” in cui la concentrazione energetica statica giunge ad una fase critica di incontenibilità e ne consegue un collasso (corrispondente all’inizio dello spazio tempo) che coincide con la proiezione manifestativa in cui l’energia assume forma, gradualmente, divenendo materia. La gradualità e continuità della creazione viene misurata attraverso un “aspetto” che sempre accompagna, potremmo anche dire registra, il processo creativo. Questo aspetto è immanente e trascendente ed è la “coscienza”, la quale è parte integrante, una sorta di sapore o qualità intrinseca, dello svolgimento energetico in corso.

Possiamo quindi tranquillamente affermare che “coscienza, energia e materia” sono la stessa cosa, come il tempo e lo spazio che appaiono e coesistono complementariamente. Senza la durata nel tempo e l’espansione nello spazio nulla potrebbe manifestarsi e senza la coscienza e l’energia nessuna forma od entità avrebbe significato od esistenza. Per questa ragione è impossibile scindere la manifestazione dalla consapevolezza che la sancisce.

Ogni elemento, essendo la trasformazione nell’infinita possibilità dei movimenti energetici nello spazio tempo, conserva una specifica memoria (od intelligenza) che è necessaria alla coesione della sua sostanza (o stato di mutazione energetica se vogliamo usare una terminologia metafisica). Questo procedimento di psicosomatizzazione dell’esistente viene impresso contemporaneamente in una sorta di “negativo” che corrisponde alla formula rispetto al procedimento sperimentale in corso (possiamo definirla anche “memoria”, “ombra” o “antitesi”). Ma non è solo descrizione in negativo è anche substrato, è forza costituente che permette al tutto manifesto di mantenere una forma ed un nome, insomma gli fa assumere una specifica identità.

Ed è per questa ragione che nell’I Ching si individuano delle specifiche forme archetipali, i trigrammi e gli esagrammi, utili al riconoscimento delle aggregazioni energetiche in corso. Insomma possiamo dire che gli eventi si ripetono, pur in in una scala evolutiva, in una sorta di gradiente continuo ma riconducibile ad un processo già conosciuto. Da qui anche il concetto di “psicostoria”, che non è altro che la memoria progettuale costituente i fenomeni, la quale resta impressa nei risultati stessi della fenomenologia attiva: i processi vitali. Perciò la storia non è quella scritta sui libri, quella dei libri è solo una documentazione ingannevole, parziale e soggettiva che descrive gli aspetti percepiti da alcuni testimoni, od ascoltatori dei testimoni. La storia come noi la conosciamo è una traballante pseudo-verità, una descrizione quasi immaginaria, raccontata e corroborata (a fini speculativi) dall’opinione dei suoi redattori. Quella che chiamiamo storia è al meglio la descrizione di un immaginifico realistico condiviso (più o meno) da molti (comunque un numero limitato di persone).

Ma la verità non può essere parziale, come non può essere sminuzzata l’integrità della nostra esistenza corporea. Nel senso che non possiamo dire “questo organo o questa appendice non mi appartiene od è inutile, i capelli le unghie ed i peli non sono importanti perché crescono e vengono eliminati senza eccessivo danno…” o simili facezie. Infatti anche se usiamo quasi sempre la destra per il nostro agire abbiamo bisogno anche della sinistra, se diventiamo calvi lo consideriamo un difetto, se le unghie si spezzano anche le dita ne soffrono, etc. Insomma la verità storica dovrebbe corrispondere ad un’interezza e questa interezza viene data solo da quella memoria sottile che resta impressa nelle forme in continua mutazione fenomenica.

Questo “ricordo”, che a livello vitale viene definito DNA, a livello psichico io lo chiamo “psicostoria”, ovvero la capacità di lettura della memorizzazione automatica, della registrazione contabile non percettibile, presente nell’insieme degli eventi. E non esiste separazione alcuna in qualsivoglia processo vitale, che si manifesti con il nostro diretto coinvolgimento oppure con uno indiretto, insomma ogni elemento, fisico o psichico, viene influenzato dalla mutazione in corso. Ciò logicamente succede anche per gli eventi sulla faccia del pianeta: una bomba atomica in Siberia influisce sulle condizioni ambientali dell’Antartide….

Per cui se vogliamo conoscere la storia, quella vera, è necessario introdursi nel magazzino della funzione mnemonica vitale, che è presente comunque in chiave olografica in ognuno di noi.

In India questo magazzino si chiama Akasha, Jung lo chiamò Inconscio collettivo, gli esoteristi lo chiamano Aura della Terra.

Come fare ad attingere a questo archivio misterioso e sempre presente?

La risposta sta nella domanda stessa… Come fa l’acqua a conoscere l’acqua? Come fa il fuoco a conoscere il fuoco? Come fai a conoscere te stesso?

Essendolo…! Unicamente essendolo… Non come un osservatore che guarda bensì come sostanza costituente dell’andamento energetico in corso. Spogliandosi quindi della separazione che ci impedisce di percepire l’insieme di cui siamo parte integrante. Infatti coloro che sono dotati di preveggenza o medianità possono percepire questa “memoria” totale del grande magma dell’esistenza solo sciogliendosi in quella “coscienza”. Ovvero rinunziando alla piccola identità separativa dell’ego che porta ad identificarci con la singola molecola del processo vitale ed a descrivere l’esistente nello stretto ambito del percettibile, limitato alla presenza circoscritta. Il che è spesso quel che avviene non solo nella nostra mente ma anche nei suoi sottoprodotti: la storia ufficiale, la filosofia o religione e la scienza.

Paolo D’Arpini



Decimo incontro sull'I Ching a Treia. Domenica 22 maggio 2011, inizio alle h. 10.00
La sessione si tiene nella nuova sede del Circolo Vegetariano VV.TT. In via Sacchette, 15/a (Vicino a Porta Montana). Per il pranzo ognuno porta qualcosa di vegetariano che verrà poi condiviso fraternamente. Nel pomeriggio è prevista una gita ad Ancona.

Info e prenotazioni: Tel. 0733/216293 - circolo.vegetariano@libero.it