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mercoledì 20 aprile 2011

Bioregionalismo con sentimento - “Annotazioni sul concetto di spiritualità laica e suo rapporto con l’ecologia profonda”

(Nell'immagine: La Fata degli Elementi di Franco Farina)


Io appartengo al luogo
Ed il luogo mi appartiene.
Io sono il luogo
Ed il luogo è in me.

(Saul Arpino)


Così sente il ri-abitante bioregionale, colui che vive nel ed è in simbiosi con il luogo.

E d’altronde il vero spiritualista laico sente e vede il luogo come se stesso, in questo uniformandosi alla visione dell’ecologia profonda… Infatti io mi occupo del luogo come fosse mio, parlo del luogo come fossi la sua voce. Questo avviene per ogni luogo, un “luogo ideale” in cui si incontrano Yin e Yang, bene e male. Avviene per l’Italia che riconosco come la mia amata patria. Avviene per la Terra che è la mia matrice. Avviene per l’universo spazioso in cui si svolge il mio contesto esistenziale. Avviene per lo Spirito che mi compenetra.

Certo all’inzio questo sentire assomiglia molto ad una opinione, cioè ha la parvenza di un pensiero assunto come vero, ma con la pratica e con il costante e continuo contatto con la natura e con gli altri esseri viventi si percepisce chiaramente che il “tutto” in cui noi siamo immersi è esattamente noi stessi…. Questa consapevolezza sembra maturare pian piano, quasi per gradi… ed all'improvviso succede che…

Secondo i grandi saggi l’opinione è solo un riflesso personale della percezione individuale della verità. Insomma l’opinione è sempre e comunque parziale ed incapace di riferire un’interezza. Ma se siamo in grado di interpretare ogni opinione come un tassello del pensiero universale e cerchiamo di integrarla nell’insieme del conosciuto forse stiamo mettendo in pratica quel “sincretismo” di pensiero auspicabile per il superamento delle ideologie e delle religioni precostituite. Unica discriminante dovrebbe essere la qualità della sincerità in cui l’opinione viene espressa…

Infatti se un’opinione è solo “strumentale” allora non vale nemmeno la pena di considerarla, essa non è nemmeno etichettabile come “opinione” (che già di per se stesso è un termine “riduttivo”) ma possiamo definirla “imroglio giustificativo” teso alla soddisfazione di un vantaggio personale o ideologico… basato sull’assunzione di un pensiero (definito universale). Ciò avviene quando si mente sapendo di mentire o anche allochè non si è andati sufficientemente in profondità nell’analisi interiore!

Per questa ragione punto sul merito della laicità, o equanimità, ed è quanto cerco di affermare in ogni mia espressione… Ma secondo me “laicità” deve presupporre anche il lasciare agli altri la libertà di pensare a modo loro e non possiamo usare la laicità per continuamente controbattere sui punti che a noi sembrano ledere tale principio…

Insomma dovremmo essere laici persino nei confronti della laicità..

Questo atteggiamento mentale, super partes, è decisamente utile ed interessante per l’affermazione di un “sincretismo” che dovrebbe accomunare noi tutti esseri umani nel riconoscimento del pari valore del pensiero che in ognuno si manifesta…

Ah, per quel che riguarda l’ipotetica differenza fra Uomini, Animali od Extraterrestri è solo un fatto di gradiente o predisposizione intellettiva, ma la coscienza che anima queste categorie vitali è la stessa, la possibilità di auto-conoscenza è pure la stessa…

Amo gli animali, amo gli extraterrestri amo ogni forma di vita ed ogni elemento.. ma dovendo perseguire una mia crescita personale (unico presupposto per la crescita universale) vale il detto “ad ognuno il suo lavoro”. Krishna affermò: meglio fallire cercando di compiere il proprio dharma piuttosto che trionfare nell’espletamento del dharma altrui. E dal punto di vista umano, essendo io stesso un uomo, mi occupo della mia auto-conoscenza e lascio agli altri esseri (umani o non umani) di fare la parte che ad ognuno compete!

Tradotto in termini laici significa che per fare il bene di tutti è sufficiente non arrecar male ad alcuno.

Paolo D’Arpini
spirito.laico@libero.it

giovedì 17 giugno 2010

Rubrica d'Ascolto Giovanile - "La violenza nell'uomo e fra gli animali... e la visione etica" di Denise Severa

Ciao Paolo, ti propongo questo articolo.

Su consiglio della mia ex maestra elementare e oggi amica Antonella Pedicelli ho letto una riflessione fatta da Locke riguardo l'intelligenza umana. Egli esordisce da subito dicendo: "Essendo l’Intelligenza che innalza l’uomo su tutti gli altri esseri sensibili, gli dà tutta la superiorità e l’impero ch’egli ha sopra loro".

Vero poiché l'uomo è l'essere più intelligente del creato (o del mondo finora conosciuto ammesso che non esistano forme di vita extraterrestri) in quanto dotato di ragione.

L'uomo è in grado di elaborare pensieri, idee e di fare buon uso di esse, ossia possiede il cosi detto raziocinio,una delle forze intellettuali più alte dell'uomo, originatasi dal continuo miglioramento di tutte le altre capacità mentali e che differenzia l'uomo dall'animale. Si perchè l'animale al contrario è dotato di cià che da Aristotele fu definito come "istinto" ovvero una spinta interiore che lo porta a prendere delle scelte sulla base della sua impulsività, spesso dettate dall'istinto di sopravvivenza.

A questo proposito negli ultmi giorni ho sentito una notizia al telegiornale riguardo degli orsi. Un cucciolo di orso cade nel fiume e viene trascinato dalla corrente e mamma orsa si getta in acqua per il salvataggio; muoiono entrambi, ma sul corpo del piccolo orso restano impresse le impronte dei denti della mamma come prova indelebile del disperato tentativo di salvare il suo piccolo dalla morte, un marchio di amore incondizionato. Questo può essere definito semplice istinto o è qualcosa più alto? Considerato quel che accade ogni giorno tra gli esseri umani, che nonostante il loro blasonato buon senso e la loro spiccata intelligenza(che li elevano al di sopra di tutto e tutti) continuano a distruggere ciò che hanno di più caro inclusi i loro stessi "cari", direi che dovremmo rivedere la distinzione tra i due termini.

Appare evidente in questo caso che gli animali, o almeno quelli più evoluti soprattutto in fatto di strutture anatomiche e celebrali, sono in grado di esprimere e provare dei sentimenti. Come l'uomo d'altronde, ma ultimamente sembra che la specie umana si sta avviando verso un lato oscuro che si espande a macchia d'olio. Mamme assassine, padri omicidi, figli che sterminano la propria famiglia; uno scenario a dir poco raccapricciante, un'immagine apocalittica che non trova eguali nemmeno nella savana durante la lotta all'ultimo sangue tra leoni e gazzelle.

Ma nel mondo animale l'uccidere è genericamente legato al bisogno di sopravvivenza e dunque inevitabile poichè ne va del proprio sostentamento. Vale dunque il principio del "mors tua, vita mea".
Tra gli uomini invece funziona diversamente. L'uccidere (almeno nel caso dei propri simili), è legato alla manifestazione del proprio odio, della propria frustrazione che viene riversata sul prossimo spesso come grido d'aiuto o come liberazione., cosa che tra gli animali non sembra essere stata riscontrata finora. Dunque gli animali non proverebbero odio?

Le mie restato solamente semplici supposizioni, ma credo che ciò dovrebbe spingerci a riflettere e chissà magari a prendere più esempi da Fido e Fuffy.

Denise Severa