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domenica 8 gennaio 2012

Aprilia - Presentazione dell'Incontro Collettivo Ecologista del 22, 23, 24 giugno 2012 - Per un solstizio estivo di rinascita vitale e spirituale....



Abbiamo sentito nelle nostre budella il richiamo di Madre Terra, stremata per le brutture a cui viene sottoposta da noi umani...

In questa atmosfera grigia in cui si respira a fatica, con l'acqua impura, le risorse alimentari piene di veleni, le montagne, le valli, le foreste, i campi e le città cosparse da una sottile polvere di morte, con l'impossibilità di dialogare pacificamente fra esseri umani e con le altre specie viventi.... non abbiamo saputo resistere al pianto della Madre ed abbiamo perciò pensato di compiere, nei limiti del nostro possibile, un gesto di pacificazione, un tentativo di inversione di marcia, insomma di prendere coscienza che così continuando la civiltà e la nostra stessa esistenza non sarà più possibile.


Da parecchi anni compiamo un rito incontrandoci nell'occasione del Solstizio Estivo per scambiare le nostre esperienze bioregionali e per tentare nuovi approcci di vita. Stavolta però dobbiamo compiere uno sforzo ulteriore, non possiamo limitarci al piccolo gruppo di “bioregionalisti” e non possiamo limitarci a scambiare quattro chiacchiere in piacevole compagnia. In un primo momento avevamo pensato di indire una assemblea formativa di una “rete delle reti” denominata “Stati generali per l'Ecologia profonda, la biospiritualità ed il riabitare gentile della Terra”, poi qualcuno ha obiettato che la parola “stati generali” evocava qualcosa di “politicizzato e di stantio” perciò abbiamo risolto di modificare il titolo in “Incontro Collettivo Ecologista”.. Comunque il nome dell'evento ha poca importanza, quel che conta è che durante l'incontro si possano manifestare reali prospettive di un cambiamento (ormai inevitabile), sia nelle nostre vite che negli ambiti in cui siamo connessi. L'incontro dovrebbe avere una valenza che supera i confini della penisola, per abbracciare l'intera Europa ed il mondo, ma d'altronde possiamo farci portatori di una crescita solo per noi stessi e pertanto il coordinamento avviene fra ecologisti italiani, provenienti da varie bioregioni e città. Negli altri paesi ognuno farà la parte che gli compete.....


Tanto per cominciare diciamo che l'incontro si terrà in provincia di Roma, ad Aprilia, in modo che il sito sia facilmente raggiungibile dal nord e dal sud. Non sono previste spese di permanenza poiché saremo ospiti nel podere del Vetiver di Benito Castorina che rinuncia ad ogni prebenda (pur che -chi lo desidera- potrà lasciare un contributo volontario per le spese di gestione generale).


Aprilia si trova a soli sette kilometri dal mare ed è facilmente raggiungibile con mezzi pubblici da Roma. Le sistemazioni al coperto sono sufficienti per due o tre dozzine di partecipanti, invece all'aperto o sotto alcune tettoie c'è posto per molte altre persone, che potranno arrangiarsi con campers, tende, amache, sacchi a pelo, etc. La preferenza per i posti al coperto, nei limiti del possibile, verrà data ad anziani, donne e bambini.


Ognuno è invitato a portare con sé stoviglie e canovacci e cibo cotto e crudo, possibilmente biologico e vegetariano, la cucina e la vesseille sono in comune come pure la pulizia del posto. In modo da fare un esperienza conviviale di vita comunitaria alla pari.


Durante il pomeriggio del 22 giugno 2012 si potrà giungere per familiarizzarsi e sistemarsi e magari andare al mare per un bagno corroborante. Il 23 giugno si tengono due sessioni per trasmettere proposte ed esperienze, comprese le presentazione di progetti, di libri, etc. e magari la sera si farà un po' di festa con musica e canti. Ed anche il 24 giugno qualcosa di simile... ma non vogliamo ora prefigurare tutto quel che succederà, l'importante è sapere che ognuno dei partecipanti potrà dire la sua, a rotazione e con tempi accessibili a tutti.


Inoltre per facilitare la condivisione dei temi chiediamo sin d'ora alle persone che intendono partecipare di inviare un loro scritto/intervento (alquanto sintetico) che troverà spazio nel nuovo numero annuale dei Quaderni di Vita Bioregionale (quest'anno curato da Daniela Spurio), che verrà presentato contestualmente all'incontro e successivamente divulgato anche su internet a mezzo PDF. Gli argomenti che si prevede di trattare sono: ecologia profonda, bioregionalismo, biospiritualità, agricoltura contadina, cure naturali, alimentazione naturale, economia sostenibile, lavoro ecologico, produzione energetica pulita, rapporto uomo natura animali, e simili....


Preghiamo poi tutti gli aderenti di farsi loro stessi portavoce e divulgatori dell'evento.....


Paolo D'Arpini




Per info. generali ed invio interventi per i Quaderni scrivere a circolo.vegetariano@libero.it


Per info. logistiche e sul luogo dell'incontro telefonare al: 338.4603719



Altri articoli sull'Incontro Collettivo Ecologista 2012:
https://www.google.com/search?client=gmail&rls=gm&q=incontro%20collettivo%20ecologista%20solstizio%20estivo%202012


Manifesto Bioregionale e per l'Ecologia profonda: http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/?r=28856

mercoledì 17 agosto 2011

Bioregionalismo, la comunicazione e la santità nell'Era Ecozoica


Nell'immagine: Stefano Panzarasa mostra la Dea Biscotto

Scrive Stefano Panzarasa: “E' un po' pazzesco ma mi pare che almeno in questo periodo della nostra vita ci piace la comunicazione...
Direi che il contatto con Valdo Vaccaro mi ha reso felice...
Non voglio vantarmi con te, sarebbe assurdo, ma in effetti voglio vantarmi con te di aver capito qualcosa nella vita, forse era meglio di no, ma è così e questa storia mi intriga e mi diverte...
Diciamo che la storia dell'Era Ecozoica, pensa che tu mi aiutasti nel 2002 a tradurre il manifesto di Thomas Berry, senza di te, caro, amato Paolo,. non l'avrei mai fatto, ci ha spalancato le porte (The Doors) della conoscenza ecologista...
Pensa a io che scrivo al grande Valdo, "sa dal punto di vista ecologista e dell'Era Ecozoica tutto quello che lei dice sul sistema immunitario io l'avevo intuito" e lui mi da pure ragione...
Bene, adesso mi manca di sistemare qualcosa con Moretti, Etain e Antonio...
Ma vorrei solo una bella riappacificazione, sai quante volte io ho chiesto scusa a persone importanti come alle donne operaie che lavorano con me, se mi ero sbagliato? C'è chi mi da del cretino per questo mio modo di fare ma io so che è la cosa giusta...
Caro Paolo, quando arrivo a 60 anni (!!!) e manca poco, circa un anno e mezzo, voglio potermi pensare come un "ecologista integrale", ti ricordi la frase? Penso di sì perché anche a te dovrebbe aver colpito all'epoca... Lo diceva Thomas Berry, "al giorno d'oggi i guru, i preti, gli sciamani sono ormai persone inadeguate, le vere guide pratiche e spirituali dell'umanità sono gli ecologisti integrali..."
Solo che per fregiarmi di questo titolo mi devo liberare di molti miei difetti ma questo è il gioco più bello ed entusiasmante della mia vita, adesso...
Buonanotte e sogni d'oro caro Paolo, c'è una probabilità che verso la fine di settembre venga a passare una settimana da te, che ne pensi?
Stefano
…........

Risposta di Paolo D'Arpini

Caro Stefano, integro è il vero ed antico significato di "santo"... Quando Thomas Berry inneggia all'ecologista integrale si riferisce sicuramente all'uomo santo, anche in senso taoista, che vive in piena sintonia e consapevolezza nel "Grande Flusso".. la razionalità non c'entra nulla e nemmeno l'adesione ad un pensiero.. infatti la vera libertà e la vera aderenza all'ecologia profonda -seconde me- sta nel saper governare la barca in qualsiasi mare.. volta per volta.. secondo le esigenze del momento, senza perdere di vista l'optimum possibile... cioè l'armonia nella condizione presente che si sta vivendo.
 
Allora, caro fratello, i 60 anni per lo zodiaco cinese sono i più importanti nella vita di ognuno. Quello è il momento in cui il ciclo degli elementi si conclude  e se si è maturati abbastanza nel cuore e nella mente si rinasce nello stesso corpo senza dover attendere la morte.. Significa che il ciclo evolutivo non si interrompe ma continua fluido e consapevole....
 
Sino alla metà settembre  circa sarò a Treia  poi parto per Spilamberto per festeggiare il  compleanno di Caterina e l'equinozio autunnale. Il 2 ottobre siamo a Bracciano e subito dopo torniamo a Treia dove io resterò per un periodo abbastanza lungo. Vedi tu come regolarti, se tu venissi  a Treia ai primi si settembre sarebbe meglio oppure dopo la prima settimana di ottobre.
Un abbraccio fraterno, Paolo


Nell'immagine: Paolo D'Arpini mostra il crispigno

venerdì 17 giugno 2011

Stefano Panzarasa: "Verso l’Era Ecozoica… Bioregionalismo e scelta vegana"


"Muri patio" Immagine di Gustavo Piccinini

Caro Paolo D'Arpini, innanzitutto mi congratulo con te per l’impegno che hai profuso nel continuare l’esperienza della Rete Bioregionale Italiana e poi mi scuso, anche con tutte le persone presenti all’incontro, per non essere potuto intervenire, purtroppo questo è un periodo della mia vita in cui, nel bene e nel male, il destino vuole che io rimanga dalle mie parti, a casa mia, nel mio territorio e, se può essere un buon motivo per farlo, diciamo che va bene proprio dal punto di vista bioregionale…

Ecco il mio breve intervento sull’alimentazione.

Verso l’Era Ecozoica… Bioregionalismo e scelta vegana

Io sono ormai vegano (con qualche piccola trasgressione vegetariana ogni tanto), Mariagrazia, la mia compagna, è vegana ed è anche una brava cuoca (chi vuole può visitare il suo sito www.cucinaecozoica.it). Noi dunque non mangiamo ne carne, ne pesce, ovvero nulla che sia di derivazione animale, uova, latte, eccetera, e invece mangiamo in tantissimi modi diversi e a volte anche molto creativi ma sempre molto gustosi, frutta, ortaggi, cereali, legumi e i loro derivati come per esempio il seitan.

Siamo felici di questa scelta che quindi è un po’ vegana e un po’ crudista perché non causa sofferenza e dolore agli animali (nessuno li tiene imprigionati o gli ruba le uova per esempio), fa del bene al pianeta (si pensi alle foreste tagliate per far posto ad allevamenti intensivi e poi al deserto…) e infine fa anche molto bene a noi stessi perché gran parte dei problemi fisici umani (allergie, obesità, malattie cardio-vasco-circolatorie, tumori…) derivano proprio da una cattiva alimentazione o dal mangiare alimenti come la carne e il latte e i suoi derivati ai quali non siamo neanche geneticamente predisposti.

La verità è che per capire come andare avanti in questo mondo insano e confuso (definiamo la civiltà occidentale patriarcale e violenta) avremmo bisogno di semplicità e di una grande visione che ci dia speranza e energia per andare avanti… Ma verso dove?

Una possibile soluzione ce la offre, sempre rimanendo nel campo dell’alimentazione, la scelta vegana-crudista, fatta di prodotti locali, biologici e biodinamici magari provenienti da orti sinergici e/o di quartiere (non dimentico mai anche chi vive in città…), prodotti di stagione legati quindi ai cicli della vita e che dunque sottintendono una vera e propria consapevolezza ecologica.
L’”ecologista integrale” come diceva il compianto Thomas Berry (si veda sul blog della Rete Bioregionale il suo bel Manifesto per l’Era Ecozoica), finita l’era dei preti, dei guru e degli sciamani, figure magari un tempo pure valide ma al mondo odierno anche inadeguate, può veramente essere una persona capace di indicare un sentiero di consapevolezza ecologica verso quella che in modo originale Berry ha definito l’Era Ecozoica.

Ovviamente l’Era Ecozoica non esisterà chissà quando e chissà dove ma è un’era da cominciare a creare piano piano sin da oggi e con tutte le tecniche e le pratiche sostenibili possibili rispettose del pianeta, degli animali e ovviamente anche di noi umani. L’Era Ecozoica può quindi ben cominciare dalla pratica quotidiana del cucinare in modo ecologicamente corretto, dalla nostra tavola! Una rivoluzione silenziosa (niente più urla di dolore degli animali) e anche sana e gustosa e che ognuno può tranquillamente realizzare ogni giorno a casa proria, nel suo territorio, nella sua bioregione.

Uno dei principi dell’ecologia profonda è quello di rispettare i diritti degli animali, uno dei principi basilari del buddhismo è quello di non causare dolore non necessario… Nessuno di noi vive in posti estremi del pianeta come i deserti o le terre artiche, abbiamo quindi la possibilità e la fortuna di scegliere come alimentarci.

Anche se il pianeta ci da ultimamente tanti segnali per arrivare a cambiamenti radicali nel nostro stile di vita (buco dell’ozono, alluvioni, desertificazione) e tutto può sembrare molto urgente, io credo che ognuno di noi possa fare le sue riflessioni e le sue scelte con calma. Purtroppo veniamo da millenni di patriarcato e, tanto per rimanere nel tema, la violenza contro gli animali che mangiamo è persino considerata normale, ancora oggi, dalla maggior parte delle persone…
Questo fatto ovviamente non vuol dire che tale pratica non sia sbagliata, si pensi a quando era considerato normale tenere in schiavitù gli esseri umani…! Forse un giorno al supermercato troveremo scritto sui pacchi di carne (come sui pacchetti di sigarette dai tabaccai): “Nuoce gravemente alla salute”, “Mangiare carne fa venire il cancro” o addirittura “Prodotto nocivo, tenere fuori dalla portata dei bambini!”.

Detto ciò io sono sempre stato contento, specialmente quando ancora mangiavo la carne, di frequentare una persona come Paolo D’Arpini che nel suo semplice, bellissimo Circolo Vegetariano di Calcata, apriva la porta con gioia a chiunque mostrando un sentiero di vita giusto e sano unicamente a partire da una buona cucina. Se oggi a quasi sessanta anni mi sento così felice, illuminato, pieno di energia e speranza lo devo molto anche a Paolo…

Ma nel passato cosa è successo? Non abbiamo sempre mangiato carne?
No, tanti se lo chiedono quasi sempre per darsi una giustificazione che invece purtroppo non c’è… Girando in rete alla ricerca di qualche buona (o gustosa) idea per scrivere questo articolo, ho trovato questo intervento su un sito http://elisirdibuonavita.info/nl/, io penso le stesse cose ma un po’ per pigrizia e un po’ per piacere riporto integralmente quello che ho letto senza ulteriori integrazioni:

“In origine, i nostri antenati erano cacciatori-raccoglitori e non onnivori. Non mangiavano carne. Quando si osservano gli animali predatori e carnivori si può vedere che i loro denti sono progettati per squarciare e dilaniare, non per masticare. Gli animali erbivori hanno denti piatti che servono a masticare il cibo.
Gli esseri umani si sono evoluti da creature che erano vegetariane. I sistemi digestivi non sono stati progettati per mangiare e digerire la carne. Mangiare carne è uno sviluppo relativamente recente nella storia umana. Si crede che l’uomo abbia cominciato a mangiare carne, perché non riusciva a trovare i cibi naturali a cui era abituato.

Inizialmente, erano simili a creature che si sono evolute da animali come le scimmie erbivore. Queste scimmie erano simili all’uomo e camminavano in posizione eretta. Il loro cibo era costituito da radici, bacche, frutta e noci. Fino a quando è stato scoperto il fuoco, anche l’uomo mangiava principalmente ortaggi e frutta.”
Non ho altro da aggiungere, vi auguro un bell’incontro e vi mando un abbraccio veramente di cuore,

Stefano Panzarasa

Moricone 17 giugno 2011

Bioregionalismo d'assalto.. Chiudere le Regioni ed aprire i Comuni e le Province



Nico Valerio (e Paolo D’Arpini) – Ecco come risparmiare sulla gestione della cosa pubblica: “Ritornare in Comune ed in Provincia.. abbandonando la Regione..”

L’Italia è densa di Storia, d’arte e di bellezze naturali, certo, ma come estensione è un piccolo Stato. Con i suoi 301 mila chilometri quadrati è simile, anzi un poco più piccola, al New Mexico (capitale Santa Fe’, Usa). Ed ha una capitale che è situata al centro esatto del suo territorio, e perciò facilmente raggiungibile da tutti i punti della Penisola in poche ore con qualunque mezzo, dall’aereo alla carrozza a cavalli. Che bisogno c’era di spezzettarla in tanti sotto-Stati, le cosiddette “Regioni” che mai sono stati davvero nel cuore e nella Storia degli Italiani, che sono sempre stati più municipalisti che regionalisti? Senza contare che le nostre regioni non corrispondono neanche a precise realtà geografiche e neanche storiche.

Infatti non corrispondono mai ai vecchi Stati pre-unitari spazzati via, per fortuna, dal Risorgimento. E allora, perché? A che servono?
I liberali, ricordo benissimo, erano contrarissimi alle Regioni. L’Italia è piccolissima, dicevano, che bisogno c’è? E sarebbe assurdo, incalzavano, spezzettarla ancora di più in tanti quasi-Stati. Non possiamo fare la scimmiottatura degli “States” in un territorio che equivale ad un loro piccolo Stato. E avevano ragione da vendere. Conoscendo il carattere e la storia degli Italiani, campanilisti fin dal Medio Evo, si rischierebbe l’anarchia, e ognuna spenderebbe senza limiti come uno Stato sovrano. Infatti le tendenze naturali di un popolo anarchico vanno temperate, non favorite.

Ed è proprio attraverso la “statizzazione” delle Regioni che il federalismo prossimo venturo potrebbe fare gravi danni separando ancora di più gli Italiani tra loro e distruggendo l’Italia, già piccolissima di per sé, come Stato.
Senza contare che le scelte della piccola e poco rilevante Italia in politica o commercio internazionale potrebbero essere ancor più ridotte, o addirittura contraddette o vanificate dalle scelte particolari delle singole Regioni. Tutte cose che puntualmente si sono verificate, commenta Paolo D’Arpini.

Senza contare gli sprechi enormi (pensiamo solo ai definit regionali nella sanità e nell’ambiente, o alle assurde rappresentanze a Roma o addirittura all’estero).
Insomma, spese pazze, clientele, inefficienza per tutte le regioni italiane, e ancor più per quelle privilegiate come “Regioni a statuto speciale” (Sicilia, Val d’Aosta, Trentino-Alto Adige). E ormai il virus parassitario della Lega si è diffuso: le sciocchezze di quegli ignorantoni e paesani vengono ripetute e prese sul serio.

Ma così prosegue D’Arpini: “Dal punto di vista della comunità i cittadini si riconoscono più facilmente nella identità provinciale e raramente nell’ambito regionale. Il motivo è ovvio, la storia e la cultura in Italia hanno sempre privilegiato le comunità ristrette a partire dai Comuni sino all’ambito in cui un Comune solitamente si irradia ovvero la Provincia. Al contrario le Regioni sono state create a tavolino subito appresso l’unità d’Italia e molto spesso non rispecchiano gli ambiti di appartenenza culturale e geografica che questi territori ebbero in passato, ed il passato è presente… non è qualcosa che sparisce.
“Prendiamo l’esempio della Regione Lazio, riaggiustata durante il fascismo, togliendo all’Umbria (Rieti), togliendo alla Tuscia (alta Tuscia passata all’Umbria, Orvieto), togliendo al Regno delle Due Sicilie (Formia, etc.), riaggiustando il Frusinate ed altro ancora… Inoltre la Regione Lazio, come ogni altra Regione, nel suo governo è partigiana, ovvero cura gli interessi “democratici” degli abitanti della sola Roma, le scelte sono sempre a favore degli interessi della città. Ad esempio Roma raggruppa in sé i 4/5 degli abitanti del Lazio, il che significa che tutte le scelte amministrative regionali tendono a soddisfare gli interessi di Roma.

In conseguenza di ciò il territorio delle Province storiche del Lazio è negletto ed utilizzato esclusivamente per ubicarvi gli scomodi servizi della città, il territorio delle Province è come una colonia rispetto alla madrepatria. In tal modo la grande Roma non riuscirà mai ad adattarsi al territorio osmoticamente ma continuerà a gettarvi i suoi rifiuti, a creare strutture inquinanti, a mantenere sottosviluppate e mal collegate le componenti territoriali circostanti. Quanto detto per il Lazio vale, ovviamente anche per tutte le altre Regioni: Lombardia, Campania, etc. ove risiedono grandi agglomerati urbani.

“Visto che l’Europa sta diventando sempre più una realtà politica oltre che amministrativa è sicuramente più logico studiare degli ambiti territoriali che rispecchino un’identità “bioregionale” e questi ambiti possono essere rappresentati esclusivamente dalle Province (al massimo da agglomerati uniformi come ad esempio la Tuscia con Viterbo, Civitavecchia ed Orvieto). Quindi andrebbero ristrutturate in termini bioregionali le Province, come base aggregativa ed amministrativa del territorio ed eliminate invece le Regioni, carrozzoni inutili e fuorvianti dal punto di vista dell’integrità ecologica, geografica e storica”.

Nico Valerio
(Fonte: Salon Voltaire)

......

Nota Aggiunta:
La gran parte dell’articolo è una lunghissima citazione di Paolo D’Arpini. L’ho citata perché originale e perché colpisce nel segno. Se è vero – come giustamente ricordi – che le Province sono spesso realtà amministrative artificiali (il Fascismo le ingrandì o rimpicciolì a piacer suo), ammetterai che sono le Regioni a farci perdere più soldi e a fare i danni maggiori. Oggi hanno tutto in mano: dalla sanità all’ambiente. E infatti il marcio è lì, non nelle Province. Queste ultime sono “solo” inutili: ricordo che lo sentivo dire già da adolescente giovane liberale, prima ancora di andare dai radicali.

Insomma abbiamo di fronte 2 enti locali, il primo (la Regione) “utile” ma corrotto, anzi fonte di corruzione per l’intera vita politica e sociale. Il secondo (la Provincia, inutile, ma talmente inutile che “non” è fonte di corruzione, ma semmai uno spreco, un piccolo spreco. Piccolo rispetto all’enorme spreco della Regione. Che fare?

Siamo sicuri che in un Paese molto piccolo come l’Italia, lo Stato e i Comuni non basterebbero? O almeno lo Stato e i Consorzi di Comuni, ma a costo zero?

Non ne posso più delle Regioni. Sono il vero male dell’Italia. Voglio cacciare i consiglieri regionali. i loro portaborse e la pletorica e super-pagata burocrazia inutile in Sicilia, Alto Adige-Trentino, Sardegna, Val d’Aosta, Campania ecc.
Questo il primo obiettivo per moralizzare l’Italia a costo zero.
Bravo D’Arpini che mi ha dato l’idea.
(N.V.)

mercoledì 1 giugno 2011

Cinema e Natura - Quello sguardo selvaggio a Caprarola... dal 2 al 19 giugno 2011 - Ed amarcord bioregionale di Paolo D'Arpini




Tuscia Selvaggia alle Scuderie di Palazzo Farnese

Torna a Caprarola la rassegna cinematografica dedicata alle tematiche ambientali, un appuntamento seguito da un pubblico attento e affezionato proveniente da tutta la provincia di Viterbo.

Il programma di quest'anno è particolarmente ricco di stimoli e suggestioni e propone una selezione di film e documentari italiani e stranieri provenienti dai festival di tutto il mondo che pongono al centro della riflessione temi di grande attualità come la gestione dei beni comuni, le politiche energetiche, la difesa della biodiversità, il trattamento dei rifiuti.

La prima settimana si apre con il film LE QUATTRO VOLTE di Michelangelo Frammartino osannato dalla critica internazionale ma poco distribuito nelle sale italiane, a seguire il docu-film di Piero Cannizzaro CITTA’ SLOW, un appassionato ritratto di otto città italiane che hanno messo al centro delle loro politiche la sostenibilità e la ricerca di un armonioso equilibrio tra tradizione e innovazione. Il film sarà presentato dall’autore che risponderà poi alle domande del pubblico in sala.

Sabato 4 giugno invece sarà la volta di LIFE FOR SAIL, un documentario che racconta i disastrosi effetti della privatizzazione dell’acqua sulle popolazioni locali del Cile, un monito attualissimo per riflettere sulla mercificazione dei beni comuni.
Il calendario delle proiezioni proseguirà fino al 19 giugno, si segnala in modo particolare LA VIA DEL PETROLIO, l’unico documentario realizzato da Bernardo Bertolucci e THE COVE, il film americano premio Oscar nel 2010, che ha portato all’attenzione del mondo intero il massacro di delfini perpetuato ogni anno nella baie giapponesi.

Negli spazi della rassegna saranno allestiti stand espositivi sulle energie rinnovabili e un piccolo mercato di prodotti biologici provenienti dai produttori del Sud del mondo.

Info: giometti@fastwebnet.it – cell. 333 9600474

..................

Post scriptum:

Era il 14 novembre del 1996, mi trovavo a Caprarola e non era ancora ultimato il restauro delle Scuderie di Palazzo Farnese, allorchè in quella sede, assieme all'Avv. Carlo Carli partecipai, in veste di relatore, ad un convegno sulla
"Trasparenza Ammininistrativa". Si parlava cioè delle leggi 142 e 241/1990 in generale e nelle loro possibili applicazioni. Il mio intervento verteva sul tema dei riassetti amministrativi in chiave bioregionale. Ricordo che per rendere la cosa più "ufficiale" avevo invitato al convegno anche l'allora presidente della Provincia di Viterbo, Ugo Nardini.
L'intervento approfondiva il punto di un precedente incontro, di cui fui anche organizzatore, che si tenne a Civitavecchia il 16 novembre 1995. Lo scopo era quello di creare un substrato culturale per la riaggregazione in chiave bioregionale della Tuscia, creando cioè una nuova entità territoriale per l'Alto Lazio avente come poli civici Civitavecchia e Viterbo ed eventualmente anche Rieti. Una sorta di provincia tripolare.

Son trascorsi parecchi anni e la Provincia della Tuscia/Sabina non è putroppo decollata, per insipienza politica (l'unico amministratore regionale del Lazio che si era dimostrato interessato fu il compianto Luigi Daga) ma almeno son contento di vedere che ora -nella stessa sede di Caprarola- si svolge una rassegna cinematografica sull'ambiente, dal titolo significativo "Uno Sguardo Selvaggio"... anche perchè la riscoperta del "selvaggio" sia in chiave naturalistica che umana è uno dei fini del Bioregionalismo. (Vedere locandina)

Paolo D'Arpini


P.S. Non ho conservato quella mia relazione sul bioregionalismo applicato alla Tuscia ma ho scoperto sul web quella dell'amico Carlo Carli, in cui parla delle nostre proproste: http://www.diritto.it/rubriche/covalori/contributi/carli12.html

mercoledì 18 maggio 2011

Brani di un dialogo sull'attuazione del bioregionalismo, fra Paolo e Stefano



Nella foto soprastante: Stefano Panzarasa ad un incontro tenuto al Circolo Vegetariano VV.TT. a Calcata, mentre presenta la sua "biscotta"


In questi giorni ho avuto un dialogo telematico con Stefano, membro della Rete Bioregionale Italiana, che da qualche anno ha fatto una scelta alimentare vegana. Non riporto l'intero dialogo perché nello svolgimento del percorso esplicativo quanto veniva espresso potrebbe essere frutto di mal-interpretazione.. soprattutto se alcune frasi fossero prese e separate dal discorso generale.. E poi ci sono delle cose personali che è meglio non divulgare, per il mantenimento della struttura sociale e per non creare futili opinioni di parte. Considero il discorso con Stefano, teso ad una crescita di rapporto, per il momento concluso, ovviamente senza stabilirne confini precisi, poiché il dialogo continuerà all'infinito... E' l'eterno dialogo evolutivo fra esseri umani che si interrogano sul bene e sul male, su ciò che è consono e su ciò che è improprio per la nostra specie. Durante il prossimo incontro della Rete Bioregionale, del 18 e 19 giugno 2011, magari il tema potrà essere ripreso in forma più collegiale... Comunque giusto per concludere in bellezza riporto qui uno stralcio finale delle ultime lettere che ci siamo scambiati, in modo che possa servire come elemento di riflessione per tutti noi. (P.D'A.)

…....

Scrive Stefano:

....non è che non accetto altre posizioni, ecco questo è quello che spesso mi fa molto dispiacere sentire perché è quello che normalmente dicono quelli che vogliono continuare a fare come gli pare cioè mangiare carne, pesce, formaggi e quant'altro e non accettano che qualcuno abbia fatto una scelta più ecologicamente consapevole. Ovviamente non è il caso tuo che invece so che mi stimi, però alla fine hai detto la stessa cosa... Altra critica che mi viene spesso posta è che io sono radicale... Ma in effetti radicali sono ormai tutti coloro che non si decidono ad orientarsi ecologicamente e insistono a rimanere su posizioni ormai inaccettabili, per il pianeta, gli animali e persino la loro stessa salute. Sai quanta gente frequento in ufficio e fuori a cui cerco di dare la mia testimonianza e tranquillamente aspetto che prendano coscienza? Tanta, veramente tanta, forse anche troppa e almeno in un gruppo ecologista come la Rete Bioregionale Italiana, almeno lì vorrei sentirmi a mio agio, compreso e non criticato o guardato con diffidenza...
Un'ultima osservazione: scusami ma proprio tu che giustamente ce l'avevi tanto con gli americani ora fai premettere l'annuncio dell'incontro della Rete Bioregionale Italiana da due indiani?”

(riferito al frontespizio del programma/invito: http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/2011/02/20/bioregionalismo_e_lincontro_de.html)

…...

Mia risposta:

Beh, caro Stefano... l'aspettativa per il successo è l'impedimento che ne ostruisce la realizzazione.

Come posso spiegarti? Non serve, credimi, continuare a dialogare restando su una posizione stabilita a priori....

Vivi e lascia vivere.. perché ti fai carico del mondo? Ci sono energie, chiamale Dio se vuoi o Natura, che provvedono al funzionamento del mondo. Ognuno di noi è un tassello.. Allo stesso tempo se lasciamo andare il nostro senso separativo, il nostro senso di giudizio, ecco che ci troviamo compartecepi del Tutto. Questa per me è l'idea bioregionale e questa idea non è americana o indiana... è un semplice dato di fatto.

Ma c'è da dire una cosa, nella consapevolezza raggiunta del Tutto, Ramana Maharshi ed Osho rappresentano la "realizzazione" dell'oceano che si fonde nella goccia.
Mentre Gary Snyder, Peter Berg et similia.. sono semplici apprendisti stregoni che sperano che la loro goccia si possa fondere nell'oceano....

Quel che dice Osho significa: "Non fissarti in un'idea e prosegui paradossalmente a svolgere il tuo compito esemplare nella vita" e quel che dice Ramana.. è lampante e non ha bisogno di ulteriori spiegazioni, ma qui te lo riporto per la tua rilettura: “Una società è l’organismo; i suoi membri costituenti sono gli arti che svolgono le sue funzioni. Un membro prospera quando è leale nel servizio alla società come un organo ben coordinato funziona nell’organismo. Mentre sta fedelmente servendo la comunità, in pensieri, parole ed opere, un membro di essa dovrebbe promuoverne la causa presso gli altri membri della comunità, rendendoli coscienti ed inducendoli ad essere fedeli alla società, come forma di progresso per quest’ultima”.

Buona fortuna e buona vita a te, caro Fratello...
Ti abbraccio, Paolo
…......

Replica di Stefano:

Caro Paolo,
ho un profondo senso di malessere per come dopo anni e anni di pratica bioregionale ancora non ci si riesce ad intendere bene, però quando dici:
"Vivi e lascia vivere.. perché ti fai carico del mondo?"

Hai perfettamente ragione, me la prendo troppo e sbaglio (e leggo troppo il tuo bel Giornaletto di Saul...).

Invece quando dici:
“Mentre sta fedelmente servendo la comunità, in pensieri, parole ed opere, un membro di essa dovrebbe promuoverne la causa presso gli altri membri della comunità, rendendoli coscienti ed inducendoli ad essere fedeli alla società, come forma di progresso per quest’ultima!” mi ritrovo proprio in quello che cerco di fare, promuovo la causa...

Dunque qual'è la cosa giusta da fare? Mi sa che non lo sai neppure tu...
Comunque ti voglio bene e ti mando un caro saluto...
Stefano

…...

Conclusione:

Paolo: “Quell'affetto e quel rispetto reciproco.. caro Fratello, è tutto quel che conta! Ciao e spero a presto!”

Stefano: “Grazie Paolo delle tue parole, spero di poterti incontrare, forse è tutto quel che vorrei ma sei lontano... Preferivo quando eri a Calcata, ma tant'è, mi dovrò organizzare... Un saluto fraterno”

............

Nella foto sottostante: Paolo D'Arpini in una posa caratteristica durante una recita teatrale a Calcata

martedì 17 maggio 2011

In viaggio lungo un percorso evolutivo senza pretenziosità... Ecco il sentiero bioregionale e spirituale per il nuovo millennio



Stamattina commentavo i risultati delle recenti elezioni amministrative con la mia compagna Caterina dicendo: "Chissà che non venga un tempo di fioritura e rinnovamento per l'Italia?"

E lei mi rispondeva: "Speriamo di si, che sia un segnale che finalmente gli italiani vogliano riprendere un po' in mano la situazione o almeno che il desiderio sia quello di un cambiamento, ma troppe se ne dovrebbero cambiare di cose, a cominciare da ognuno di noi!"

In effetti è così.. non possiamo sperare in un cambiamento che non sia già presente in ognuno di noi... E questo a tutti i livelli... nel senso che dovremmo iniziare a considerare l'altro come noi stessi e non più ad anteporre l'interesse egoistico nel nostro relazionarci con l'altro. Ad esempio, in chiave devozionale, Sant Kabir affermava: "Stretto è il sentiero dell'amore: in due non ci stanno!"

Ed è vero...! Il dualismo e il senso di separazione sono la causa di tutti i mali. Se non è un egoismo personale, il nostro, magari è un egoismo di casta, di religione, di razza, di cultura, di ideologia....

Uscirne fuori?

Beh, dobbiamo brancolare nel buio della sperimentazione, dobbiamo capire noi stessi da noi stessi. In questo momento la crescita ed il cambiamento non possono più essere qualcosa che ci viene ammanita da un saggio, da un maestro, da un duce, da un potente della terra. Diceva Osho: "Non dipendere dalla luce di un altro. È persino meglio che tu brancoli nel buio, ma che almeno sia il tuo buio!"

Insomma dobbiamo partire da noi stessi.

La specie umana è in continua evoluzione e così dovremmo poter prendere coscienza che il nostro vivere si svolge in un contesto inscindibile. Di fatto è così... solo che dobbiamo capirlo e viverlo consapevolmente, prima a livello personale e poi a livello di comunità.

Per questo continuo a dedicarmi, in teoria ed in pratica, a questa ricerca, occupandomi magari di agricoltura biologica, alimentazione bioregionale, cure naturali, spiritualità e arte della natura.. Io personalmente sono giunto, per mezzo di esperienze vissute e di considerazioni e riflessioni sugli eventi, a condividere pienamente il pensiero ecologista profondo, il vegetarismo e la spiritualità laica (argomenti che tra l'altro sono inseriti nelle finalità del nostro Circolo vegetariano..) ma questo non significa che queste finalità siano "una condizione sine qua non" per partecipare al consesso.. Siamo in viaggio, e affiancati andiamo avanti sentendoci uniti nel pensiero e nell'azione evolutiva.

Ognuno può e deve prendere coscienza della necessità di riequilibrare la sua alimentazione ed il suo stile di vita non sentendosi però obbligato da una ideologia o da una spinta etica.. la maturazione deve avvenire per autoconsapevolezza ecologica e fisiologica. Infatti .. io non sono approdato al vegetarismo ed all'ecologia profonda per motivi ideologici, trovo che il superfluo nella vita non abbia senso, odio gli sprechi inutili ed il consumismo, per me la carne è semplicemente un cadavere e non ha alcun appeal alimentare.. come non mangerei la cacca egualmente non mi viene alcuna voglia di mangiar carne o pesce...

Però capisco che questa condizione esistenziale richiede una maturazione individuale ed un riavvicinamento alla propria natura originale che non può essere il risultato di una "scelta" o di un "credo" ... Per questa ragione accetto indistintamente ognuno sapendo che la natura al momento opportuno e con i modi che gli sono consoni lo condurrà verso un riequilibrio.. Ho fiducia nella vita.

Paolo D'Arpini


Per giusta conclusione ecco di seguito l'opinione di Caterina su questo argomento:

Il problema secondo me dell'alternatività, si chiami "bioregionalismo",
"vegetarismo" o che si chiami "essere di sinistra" è che tale attributo dà spesso alla persona che lo incarna un senso di superiorità.

A volte questa supposta superiorità si può obiettivamente riconoscere come legata ad un fattore di consapevolezza della propria natura da cui scaturiscono “scelte” che sono in sintonia con se stessi e possibilmente con il resto della vita, visto che facciamo parte di un tutt'unico che si influenza vicendevolmente. E' ovvio che se il vegetariano, l'ecologista, o chiunque impersoni questo senso di superiorità desidera diffondere il proprio “credo” non può pensare di essere accettato e ascoltato o meno ancora seguito se butta in faccia agli altri questa supposta superiorità. Se pensiamo di essere nel giusto nel nostro percorso, e lo siamo spassionatamente (anche se con passione, da questo il fastidio per l'animosità con cui certe persone presentano le proprie idee) ad esempio, nel seguire un'alimentazione che per noi "è buona" possiamo coinvolgere gli altri solo con l'esempio del nostro stare bene e con spiegazioni razionali su quello che è il bene del pianeta, spiegazioni che ormai sono alla portata di tutti e che si leggono in tutti i giornali.

Insomma ripeto quel che ho già detto: non possiamo pensare di avere tutti la stessa sensibilità. Il nostro sentire dipende dal nostro corredo genetico ma anche dall'ambiente in cui viviamo. E' vero che noi viviamo in un ambiente dove è difficile morire di fame, ma se gli animali non vanno mangiati per questioni “etiche” cosa possiamo dire agli abitanti dell'Alaska o delle steppe della Mongolia? Che devono traslocare nella foresta equatoriale o a casa nostra? Qualcuno potrà obiettare che i vegetali oggi possono essere spediti.. e la campagna ecologista per Km. Zero?

Caterina Regazzi

mercoledì 20 aprile 2011

Bioregionalismo con sentimento - “Annotazioni sul concetto di spiritualità laica e suo rapporto con l’ecologia profonda”

(Nell'immagine: La Fata degli Elementi di Franco Farina)


Io appartengo al luogo
Ed il luogo mi appartiene.
Io sono il luogo
Ed il luogo è in me.

(Saul Arpino)


Così sente il ri-abitante bioregionale, colui che vive nel ed è in simbiosi con il luogo.

E d’altronde il vero spiritualista laico sente e vede il luogo come se stesso, in questo uniformandosi alla visione dell’ecologia profonda… Infatti io mi occupo del luogo come fosse mio, parlo del luogo come fossi la sua voce. Questo avviene per ogni luogo, un “luogo ideale” in cui si incontrano Yin e Yang, bene e male. Avviene per l’Italia che riconosco come la mia amata patria. Avviene per la Terra che è la mia matrice. Avviene per l’universo spazioso in cui si svolge il mio contesto esistenziale. Avviene per lo Spirito che mi compenetra.

Certo all’inzio questo sentire assomiglia molto ad una opinione, cioè ha la parvenza di un pensiero assunto come vero, ma con la pratica e con il costante e continuo contatto con la natura e con gli altri esseri viventi si percepisce chiaramente che il “tutto” in cui noi siamo immersi è esattamente noi stessi…. Questa consapevolezza sembra maturare pian piano, quasi per gradi… ed all'improvviso succede che…

Secondo i grandi saggi l’opinione è solo un riflesso personale della percezione individuale della verità. Insomma l’opinione è sempre e comunque parziale ed incapace di riferire un’interezza. Ma se siamo in grado di interpretare ogni opinione come un tassello del pensiero universale e cerchiamo di integrarla nell’insieme del conosciuto forse stiamo mettendo in pratica quel “sincretismo” di pensiero auspicabile per il superamento delle ideologie e delle religioni precostituite. Unica discriminante dovrebbe essere la qualità della sincerità in cui l’opinione viene espressa…

Infatti se un’opinione è solo “strumentale” allora non vale nemmeno la pena di considerarla, essa non è nemmeno etichettabile come “opinione” (che già di per se stesso è un termine “riduttivo”) ma possiamo definirla “imroglio giustificativo” teso alla soddisfazione di un vantaggio personale o ideologico… basato sull’assunzione di un pensiero (definito universale). Ciò avviene quando si mente sapendo di mentire o anche allochè non si è andati sufficientemente in profondità nell’analisi interiore!

Per questa ragione punto sul merito della laicità, o equanimità, ed è quanto cerco di affermare in ogni mia espressione… Ma secondo me “laicità” deve presupporre anche il lasciare agli altri la libertà di pensare a modo loro e non possiamo usare la laicità per continuamente controbattere sui punti che a noi sembrano ledere tale principio…

Insomma dovremmo essere laici persino nei confronti della laicità..

Questo atteggiamento mentale, super partes, è decisamente utile ed interessante per l’affermazione di un “sincretismo” che dovrebbe accomunare noi tutti esseri umani nel riconoscimento del pari valore del pensiero che in ognuno si manifesta…

Ah, per quel che riguarda l’ipotetica differenza fra Uomini, Animali od Extraterrestri è solo un fatto di gradiente o predisposizione intellettiva, ma la coscienza che anima queste categorie vitali è la stessa, la possibilità di auto-conoscenza è pure la stessa…

Amo gli animali, amo gli extraterrestri amo ogni forma di vita ed ogni elemento.. ma dovendo perseguire una mia crescita personale (unico presupposto per la crescita universale) vale il detto “ad ognuno il suo lavoro”. Krishna affermò: meglio fallire cercando di compiere il proprio dharma piuttosto che trionfare nell’espletamento del dharma altrui. E dal punto di vista umano, essendo io stesso un uomo, mi occupo della mia auto-conoscenza e lascio agli altri esseri (umani o non umani) di fare la parte che ad ognuno compete!

Tradotto in termini laici significa che per fare il bene di tutti è sufficiente non arrecar male ad alcuno.

Paolo D’Arpini
spirito.laico@libero.it

mercoledì 13 aprile 2011

Pace nonviolenza difesa della biosfera e dei diritti umani



Bioregionalismo ed umanesimo - Pace nonviolenza difesa della biosfera e dei diritti umani


Martedì 12 aprile a Viterbo si é svolto presso il "Centro di ricerca per la pace" un incontro di riflessione sul tema "Con la nonviolenza per difendere la biosfera e i diritti umani di tutti gli esseri umani".

L'incontro si é svolto in due parti.

Nella prima parte sono stati analizzati conflitti violenti a vari livelli, e si sono individuate forme nonviolente di intervento adeguate.

Nella seconda parte sono state analizzate alcune emergenze ambientali, e si sono individuate anche in questi casi forme nonviolente di intervento adeguate.

Nel corso dell'incontro é stato diffuso materiale informativo, di riflessione e di sensibilizzazione, ed é stato confermato l'impegno dei partecipanti contro la guerra, contro il razzismo, contro il maschilismo, contro i poteri criminali, contro la devastazione ambientale.

Un appello i partecipanti rivolgono a tutti i cittadini ad opporsi alla guerra e alle stragi, al razzismo ed alle persecuzioni.

Un appello i partecipanti rivolgono anche a tutti i cittadini a votare sì ai referendum per difendere il diritto umano all'acqua e per fermare la criminale follia nucleare.

Peppe Sini - Centro per la Pace di Viterbo



Intanto continua il digiuno nonviolento, collettivo a staffetta,
promosso dal Movimento Nonviolento.


Vogliamo liberare il mondo dalla guerra, vogliamo liberare il mondo dal nucleare. Iniziamo da noi stessi, e lo facciamo digiunando.

Sono 100 le amiche e gli amici della nonviolenza che hanno finora aderito al digiuno "per opporsi alla guerra e al nucleare", che prosegue dal 27 marzo scorso, e che hanno già annunciato la loro adesione almeno fino a lunedì 18 aprile. Ma altri ancora si stanno aggiungendo, e si proseguirà oltre. Si digiuna in ogni parte d'Italia, da Trieste a Bari, da Cagliari a Verona, da Venezia a Roma.

La nonviolenza è contagiosa; abbiamo iniziato con un digiuno di 48 ore, che sta proseguendo da 18 giorni.

Condividiamo il digiuno e la sofferenza che stanno vivendo i profughi dal nord Africa e le vittime di Fukushima. Rimanere senza cibo è un modo per vivere la compassione. Rimanere in silenzio è un modo per evidenziare quanta violenza c'è nella parole di menzogna (la prima vittima della guerra è la verità): "operazione umanitaria" per nascondere che è una guerra; "nucleare sicuro e pulito" per nascondere i rischi e i costi dell'energia atomica.

La guerra fra gli uomini (in Libia e in Afganistan) e con la natura (a Fukushima e a Cernobyl) è un crimine contro l'umanità.
La nonviolenza fra gli uomini e con la natura è la via di salvezza per l'umanità.
Il digiuno è una delle strade per la nonviolenza.

Chi desidera aderire al digiuno lo può comunicare a:
azionenonviolenta@sis.it

(indicare nome, cognome, città, giorno o giorni di digiuno)


Mao Valpiana

_____________________
Movimento Nonviolento
via Spagna, 8
37123 Verona

Tel. 045 8009803
Fax 045 8009212
sito: www.nonviolenti.org


War is over (John Lennon)

martedì 12 aprile 2011

Bioregionalismo sul campo: "Blera e l'esperimento comunitario dell'orto della biodiversità"



Invito agricolo ai blerani!
 
Una coppia di amici bioregionalisti, riabitanti della terra blerana, Marina e Marco, coadiuvati da altri,  hanno avviato da circa due anni un esperimento di orto comunitario chiamato il Giardino della Biodiversità. L'esperimento è iniziato con i migliori buoni auspici, il sottoscritto presente, durante una serie di incontri bioregionali tenuti in  quel di Blera (vedi
http://www.circolovegetarianocalcata.it/2008/06/23/dopo-cinquemila-anni-la-ri-scoperta-dellanima-gemella/)
 
Lo scopo della fondazione del Giardino della Biodiversità rientrava anche in un progetto più ampio per la rivalutazione dell'agricoltura contadina, dal sottoscritto presentata anche all'assessorato dell'Agricoltura della Regione Lazio  ”Appello  all’Assessore  on. Angela Birindelli" datato 1 luglio 2010  (e precedentemente sottoposto anche al suo predecessore).
 
Però se queste iniziative non vengono adeguatamente sostenute e incentivate da parte delle amministrazioni, coinvolgendo  la popolazione locale,   ecco che la spinta inziale si affievolisce e si giunge ad uno stato di inerzia...  Questo sembra il caso dell'esperimento iniziato a Blera... Di cui sotto potete leggere una lettera ricevuta dai suoi promotori.
 
Vorrei però lanciare un appello ulteriore, stavolta alle persone di buona volontà che vogliono recuperare e vivificare la tradizione contadina blerana,  di unirsi al progetto comunitario del Giardino della Biodiversità. La ginnastica ortolana è la migliore per stare in buona salute e mangiar bene.. Molto meglio dello jogging o della cyclette e degli esercizi (a caro costo) in palestra.
 
Blerani, giovani e vecchi, ritornate alla cura dei campi con qualche zappatina e qualche seminagione conviviale nell'orto comunitario di Blera.....! 

 
Paolo D'Arpini
Referente Rete Bioregionale Italiana

.........

News "zappatiste" da quel di Blera (Viterbo)

Cari amici,

vi comunichiamo che l'esperienza degli ORTI COMUNI a BLERA sul terreno concessoci dall'Univesità Agraria si va concludendo, per mancanza di braccia da lavoro. Alessandra e Claudio probabilmente si trasferiranno a Roma e l'incertezza sul futuro non ci consente di disperdere energie vitali che vogliamo continuare a dedicare comunque alla causa dei beni comuni. L'entusiasmo con cui abbiamo portato avanti questo progetto ci fa considerare positivo il bilancio, dopo due anni di lavoro insieme. Pertanto non riteniamo fallimentare nè il nostro progetto, nè l'idea (si rassegnino coloro che non credono alle attività svolte con spirito di solidarietà) che per tutelare i beni comuni, come la terra, l'acqua e le risorse naturali occorre 'vivere' gli spazi comuni con la responsabilità che tale scelta comporta, incluse le situazioni conflittuali e la rinuncia all'idea che abbia valore solo ciò che ci appartiene privatamente.

Ci piacerebbe pensare che qualcun altro, altrove, sperimenti questa bella sfida, magari in circostanze più propizie delle nostre. Grazie a tutti coloro che ci hanno sostenuto anche con la collaborazione saltuaria, preziosa e che ci hanno incoraggiato a proseguire. Grazie a Tito che ha sentito 'suo' questo pezzo di terra fino all'ultimo! "Il giardino della biodiversità" non si chiude come esperienza: semplicemente continueremo ad averne cura nella terra che abitiamo, con lo spirito 'aperto' di sempre.

Con affetto a presto Marco, Marina, Alessandra e Claudio

P:S: Tenetevi liberi il 22 maggio: faremo una divertente rappresentazione teatrale sull'ACQUA presso il lavatoio di Blera per mobilitare energie in vista del REFERENDUM del 12 GIUGNO. Vogliamo che sia un giorno di festa. Chiunque voglia suggerire iniziative festose per unirsi a noi, si faccia avanti! A presto..

Per info e contatti: lunisulmignone@vodafone.it

martedì 15 marzo 2011

Il bioregionalismo e la comunità bioregionale di Roma, capitale d'Italia



"Roma Caput Mundi" - di Paolo D'Arpini

Il 17 marzo 2011 viene celebrata in tutta la penisola la ricorrenza del 150° anniversario dell'unità politica della nazione. Ripropongo perciò l'attuazione bioregionale per la capitale d'Italia

Bioregionalismo e politica non sono antitetici, nel bioregionalismo si deve tener conto anche della struttura sociale e comunitaria di una bioregione.. La visione bioregionale infatti considera non solo gli aspetti ambientali di ma anche quelli culturali umani di un ecosistema (vedi il libro della Rete Bioregionale Italiana, La Terra Racconta: Il bioregionalismo e l'arte di disegnare le mappe locali, ed. AAM Terra Nuova, 1997).

Il bioregionalismo e la visione bioregionale non sono applicabili solo ad un bosco, lungo un fiume, su una catena montuosa, od in mezzo a una palude, etc. Dobbiamo considerare che c'è un'altra realtà ambientale, ormai maturata in secoli di civilizzazione, ed è la realtà bioregionale di una grande città, com'è ad esempio la capitale d'Italia.

Quando nel 1992 proposi per la prima volta di istituire una Bioregione specifica per Roma e sua area metropolitana non pensavo certo ad una ghettizzazione forzosa di una parte dell'umanità, costretta a vivere nel degrado e nell'inquinamento, mentre il circostante popolo campagnolo si difende con una serie di barriere. Non credo infatti, al contrario di Mao Tze Dong, che "la campagna deve assediare la città", questa è una visione parziale che non tien conto della parità dei diritti di tutti gli esseri viventi, in qualsiasi ambito geografico ed ambientale essi vivano.

Una parte sostanziosa di umanità vive attualmente in aree urbane ed è un dato di fatto che questi particolari territori omogenei esistono. Ciò mi sprona a porre l'accento sull'attuazione di una sana qualità della vita. Se in città esistono dei problemi è evidente che le condizioni della vita devono essere riequilibrate alle esigenze dell'organismo bioregionale metropolitano e di tutti i suoi abitanti, rendendo così la città un luogo ideale. A parer mio una città diventa ideale non soltanto attraverso il rispetto di alcuni requisiti, per altro indispensabili, di armonia ambientale e sociale fra "civitas" ed "urbs", ritengo infatti che le caratteristiche dell'idealità risiedano soprattutto nel pervicace e costante perseguimento di tale idealità.

Con ciò immagino che sia sempre presente nel consesso sociale ed ambientale della città una tendenza correttiva che porti a modificare, all'occorrenza, qualsiasi devianza dal criterio di armonia socio-ambientale. In verità questo è il compito da sempre delegato alle Leggi che hanno regolamentato la nostra società ma c'è differenza tra la compulsione forzosa di una Legge e l'autoaggiustamento spontaneo che dovrebbe essere sempre presente in una città ideale di carattere bioregionale.

Vanno però considerate alcune "condizioni" per il mantenimento di un centro urbano che persegua l'armonia ed alcune d'esse riguardano gli aspetti sociali del bioregionalismo, ovviamente altri aspetti vanno visti ed integrati con l'analisi delle diverse realtà, della composizione geomorfologica, architettonica, della flora e della fauna che compartecipa del particolare ambiente urbano esaminato. Ma l'idea politica di base, riguardo Roma, è di avvicinarsi al criterio federalista europeo attraverso il suo "riconoscimento" di Città Regione. Questo modello è stato già in parte attuato in Francia (con la Region Parisienne). Questo sarebbe un ottimo metodo per rendere le pari opportunità effettive, soprattutto in considerazione del fatto che le grandi città debbono essere europee e quindi il più possibile staccate da legami e concetti campanilistici. Quindi le capitali europee, secondo il nostro metodo, dovrebbero tutte divenire Città-Regione (è avvenuto anche in Germania con Monaco di Baviera).

Vorrei ora inserire un altro elemento di discussione, quello del controllo sull'espansione dei grandi nuclei urbani, una espansione spesso incontrollata che viene indicata come causa di sperequazione ecologica. Tale crescita delle aree metropolitane, sproporzionata alle reali possibilità di assorbimento del territorio, è dovuta alla rivoluzione industriale e tecnologica degli ultimi anni. Questo aspetto delle città moderne potrebbe esser compreso come un necessario sfogo prima della spallata finale: un'ultima ratio consumistica che, succube del criterio di un utilizzo incondizionato delle risorse, è in realtà una rincorsa prima del salto finale che porterà l'umanità all'attuazione del bioregionalismo. In verità non dovrebbe esserci antitesi nella presenza umana su questa Terra, una città in sé stessa non può esser considerata negativa, infatti esistono città per molti esseri viventi (formiche, api, etc) e l'importanza del bioregionalismo sta nel capire il valore di un giusto equilibro fra la crescita ed il mantenimento della città che si pone armonicamente nell'ambiente.

Tutti conoscono la teoria dello Yin e dello Yang; secondo questa filosofia la Vita (Tao) adatta costantemente le sue manifestazioni all'ambiente che le ospita. Se un agglomerato urbano "Yang" è in espansione, oppure se esso è troppo cresciuto, bisognerà aprire al suo interno una fessura naturale "Yin". Per far ciò occorre restituire alla natura ed al verde una parte della città, nonché interrompere la crescita delle sue appendici esterne. Un esempio? Il centro di Roma dovrebbe assomigliare a ciò che era ai suoi inizi, ovvero un territorio in cui nulla (o poco) veniva modificato, essenzialmente accettando i soli cambiamenti imposti dal trascorrere del tempo e delle stagioni. Insomma la parte storica di Roma diverrebbe uno spazio "liberato" in cui la vegetazione sia padrona di ammantare piazze e palazzi ed in cui gli animali si riapproprino di un loro habitat naturale. La presenza umana può essere mantenuta rispettando questi aspetti di riequilibrio. Le strade, ad esempio, potranno essere dei percorsi in terra battuta o selciato frequentati da animali come gli asini ed i cavalli. In questa "nuova" città, situata nel cuore della "vecchia", si dovrebbero consentire unicamente quelle attività ecocompatibili, come l'artigianato, l'arte ed il gioco; tutto all'insegna di una semplicità di vita. Ovviamente non si può tornare all'età della pietra ed il cordone ombelicale con la tecnologia va mantenuto attraverso l'uso di energia pulita e di materie prime riciclabili.

Un siffatto Centro Urbano Bioregionale sarebbe inoltre una valvola di sfogo impagabile per gli abitanti metropolitani che ritroverebbero nella città stessa quelle condizioni di vita "selvatica" che vanno cercando nell'hinterland extraurbano. Questo esperimento potrebbe essere inizialmente attuato in alcune aree specifiche della metropoli, meglio se le più antiche, in modo da riarmonizzare lentamente l'ambiente naturale con il costruito, mantenendo così la necessaria integrazione uomo-ambiente e conseguendo una costante ed elevata qualità della vita.


Paolo D'Arpini
Referente P.R. della Rete Bioregionale Italiana
http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/

martedì 8 febbraio 2011

"Quando inizia il bioregionalismo in Italia?" - Memoria di Stefano Panzarasa


Nella foto: Stefano Panzarasa che mostra una sua "biscotta matristica" ad uno degli incontri al Circolo vegetariano VV.TT.

Premessa.
Stamattina sono andato all'ufficio protocollo del Comune di Treia per comunicare al sindaco l'apertura della nuova sede locale del Circolo Vegetariano VV.TT, (in Via delle Sacchette 15/a), con questo ho compiuto un successivo atto di distacco dalla mia Calcata, ma ho pensato di rendere omaggio al luogo che vide nascere il Circolo attraverso una memoria storica del percorso ecologista lì svolto.
Sono stato in dubbio se divulgare o meno questa testimonianza di Stefano Panzarasa, che descrive l'inizio dell'attuazione bioregionale in Italia, infine, per l’affermazione di una verità storica, della quale tra l’altro conservo numerose testimonianze ed articoli apparsi dai primi anni ’90 su varie riviste e giornali in cui si parla di attuazione bioregionale a livello amministrativo e sociale, ho deciso di pubblicare questo documento. In seguito nel 1996, assieme ad altri ecologisti, fondammo la Rete Bioregionale Italiana, avvenne a Monte Rufeno (Acquapendente - Viterbo), alla presenza dell'allora presidente della Provincia Ugo Nardini.
Vorrei qui precisare che l’attuazione dell’idea bioregionale o dell’ecologia profonda non sta nel ritirarsi in campagna, bensì nel vivere pienamente in sintonia, essendone parte integrante inscindibilmente connessa, con la vita che si manifesta nel luogo in cui si è, che sia una montagna, un’isola, una città od un ashram.. E’ anzi necessario che l’ecologia profonda sia vissuta soprattutto negli ambiti urbani in modo da riequilibrarli all’ambiente circostante. Su questa posizione insisto ancora oggi con costanza, inserendovi elementi di ecologia sociale ed anche politica.

Paolo D’Arpini, referente Pubbliche Relazioni RBI

…………………

Un giorno ho fatto felice Paolo portandogli il primo numero di Bullettin (il giornalino del Circolo, di cui non aveva più copie) che lui mi aveva regalato alla fine degli anni ottanta del secolo scorso.

A quei tempi lavoravo a Roma Radio Proletaria (ora Radio Città Aperta) dove conducevo una trasmissione sulla natura, Terre Protette, che parlava in particolar modo di delle attività ecocompatibili nei parchi e nelle riserve naturali. Quindi era doveroso andare a Calcata nel Parco Regionale della Valle del Treja, a conoscere e intervistare Paolo D’Arpini, visitare il Circolo Vegetariano VV.TT. e avere notizie su tutte le molteplici attività ecologiste che venivano già allora regolarmente proposte.

Quasi da subito con Paolo nacque una profonda amicizia basata su una reciproca stima e una visione comune su come era possibile vivere in un luogo in sintonia con il territorio e la natura. Come lui anch’io, se pur da meno tempo, avevo abbandonato la città per la campagna e allora come adesso, non era facile trovare persone con cui condividere questa scelta di vita. Quindi se pur vivendo un po’ lontano da Calcata, prima a Palombara Sabina e ora a Moricone (ambedue paesi situati alle falde dei Monti Lucretili a Nord Est di Roma), vi sono tornato spesso, tra l’altro, a presentare le mie attività artistiche e culturali come concerti di musica popolare e di musica ecologista (una volta anche uno spettacolo in una grotta!), presentazioni della newsletter Gaia e di libri di poesie e sui parchi e attualmente anche seminari e stage di ceramica sul periodo neolitico definito la Civiltà della Grande Dea, periodo che rappresenta le nostre più profonde radici di popoli europei.

Insieme a tutto ciò negli ultimi anni con Paolo abbiamo condiviso un progetto ambizioso che è poi allo stesso tempo una filosofia e una pratica di vita. Si tratta del Bioregionalismo, anche definito Ecologia Profonda o semplicemente l’arte di vivere in un luogo in armonia con la natura, con se stessi e gli altri viventi. La nostra è stata una evoluzione culturale e spirituale del tutto naturale visto che ciascuno a casa sua queste cose le praticava già. Ma dietro il bioregionalismo si è aperta una rete di contatti con persone che in tutta Italia e addirittura in tutto il pianeta aderiscono a questa visione. Questa rete di contatti è in seguito divenuta la Rete Bioregionale Italiana e insieme a Paolo e altre persone della Rete abbiamo pubblicato, con AAM Terra Nuova, il libro La Terra Racconta sul bioregionalismo e la realizzazione delle mappe locali come metodo per prendere coscienza del luogo dove ciascuno di noi vive.

E allora ecco la riscoperta della Tuscia come area omogenea dal punto di vista naturalistico, storico, culturale, economico, una vera e propria “bioregione antesignana”. Ecco allora i tanti incontri organizzati da Paolo condivisi localmente e non solo, da tantissime persone, per dare dignità a questa proposta anche politica in relazione ad un riordino amministrativo della regione Lazio e regioni limitrofe e allo svincolo dalla sudditanza economica e culturale dalla grande città di Roma.

Le antiche tribù falische che tremila anni fa popolavano questi splendidi luoghi sapevano benissimo integrarsi con il loro territorio, le loro divinità erano benevole e legate alla terra e alle acque, poi tanti secoli di dominio patriarcale sulla società umana e sulla natura hanno quasi fatto dimenticare una certa evoluzione culturale e spirituale di una società paritaria, democratica e ecologica ante litteram che però non è mai del tutto scomparsa e regolarmente riaffiora nel tempo e nei nostri sogni, miti e archetipi…

Ma questa è un ancora un’altra riflessione che attualmente stiamo facendo con Paolo e altri amici del Circolo Vegetariano VV.TT.

Stefano Panzarasa, referente per l'educazione ambientale RBI

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Rete Bioregionale Italiana, carta degli intenti:
http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/2006/02/06/manifesto_della_rete_bioregion.html

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Altri articoli sul Bioregionalismo:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=bioregionalismo

lunedì 17 gennaio 2011

Bioregionalismo attuativo: "Proposte concrete per l'attuazione bioregionale nel Centro Italia"


Sembra di sognare. E' stato emanato un bando per uno studio di fattibilità per un asse di sviluppo economico Rieti - Terni. Ho vissuto in prima persona, occupandomi di politica, il dramma della paura dei ternani di vedersi fuggire attività industriali e artigianali verso Rieti a causa dei benefici della cassa per il mezzogiorno di cui beneficiava il nucleo industriale Rieti-Cittaducale.

E' stata questa paura che ha impedito fino ad oggi il completamento della dorsale appenninica che, partendo da Civitavecchia e arrivando a Sora, dovrebbe congiungere tutto l'appennino centrale ai due porti del tirreno a nord (Civitavecchia) e a sud (Napoli), facendo uscire dall'isolamento tutte le città che gravitano sotto le montagne più alte dell'Appennino a cominciare da quella di Rieti.
Finalmente oggi il tratto Rieti-Terni sembra essere una realtà, tempi tecnici e soldi permettendo. Ma francamente il bando di uno studio di fattibilità per la valorizzazione dell'Asse Rieti-Terni mi ha sorpreso non poco. Evidentemente o stanno cambiando i tempi, o finalmente i ternani si sono chiarite le idee, e ciò che prima appariva negativo ora è diventato positivo.
Il progetto è sostenuto dalla Cassa di Risparmio di Terni e dalla relativa Fondazione e il bando può essere visionato sia nel sito della provincia di Terni che in quelli della provincia e del comune di Rieti.

Si tratta in sostanza dell'asse Marmore-Piediluco-lo speco francescano di Narni-la Valle Santa con i suoi quattro santuari francescani, la Valnerina ed il comune di Stroncone, i comuni di Labro, Greccio, Colli sul Velino, Cittaducale, Morro, Cantalice, Poggio Bustone e Rieti. Esso prevede la riqualificazione turistica, paesaggistica e ambientale del bacino fluviale e lacustre della cascata delle Marmore, del fiume Velino, dei laghi di Piediluco e Ventina che potrebbero essere oggetto di un progetto di navigabilità con natanti ad energia alternativa, nonché il turismo religioso con il perfezionamento della via Francigena che dalla Valnerina, attraverso Terni e la Valle Santa, giunge fino a piazza San Pietro di Roma.
Un tale asse, assistito dalla presenza del tratto stradale Terni-Rieti della dorsale appenninica, avrebbe tutte le caratteristiche per imporsi alla attenzione delle correnti del turismo internazionale che oggi ignora quasi completamente tutta questa zona tranne che per un turismo mordi e fuggi limitato alla cascata delle Marmore e ai santuari della Valle santa.

Il territorio di cui parliamo è uno dei più belli dell'Italia centrale subappenninica, situato intorno a centro geografico della penisola conteso tra più città della zona, che Marco terenzio Varrone indicò a Reate, e che rende accessibili tutti i principali e più alti monti dell'appennino, come il gruppo dei monti Reatini, i monti della Laga, i Sibillini ed il Gran sasso d'Italia, dal versante tirrenico della penisola. Francesco d'Assisi, partendo da sua città natale, lo percorse e abitò tutto, lasciando tracce della sua presenza in molti luoghi ritenendolo ideale per il suo percorso di santità.

Esso fino ad oggi è rimasto quasi interamente trascurato da ogni forma di investimenti da parte della società emersa nella seconda metà del XX secolo, e non perché non fosse idonea, ma perché è rimasta tagliato fuori dalle vie di comunicazione realizzate dalla politica sotto le pressioni delle zone più forti demograficamente e quindi più appetibili elettoralmente. Il dio voto impone le sue regole allo sviluppo nazionale.

Ciò da un certo punto di vista è stato un male, ma per un altro è stato un bene perché lo ha preservato dalle brutture urbanistiche che hanno imbrattato il suolo nazionale e ne hanno conservate intatte le potenzialità.
Così oggi esso è ideale per essere utilizzato in tutte le sue potenzialità di sviluppo economico indirizzato verso una corretta fruizione dell'ambiente coniugando sviluppo e ambiente.

Il bando sponsorizzato dalla provincia di Terni e dalla Fondazione della Carit dimostra non solo che i ternani hanno finalmente capito che lo sviluppo non può essere legato alla conservazione dei piccoli egoismi locali, ma che bisogna allargare l'orizzonte unendo le potenzialità omogenee di zone più allargate anche al di fuori della propria regione di appartenenza con progetti di ampio respiro. Forse lo hanno capito anche perché la città di Terni, che prima della seconda guerra mondiale era la più importante non solo dell'Umbria, ma anche tra tutte le città a nord di Roma e a sud di Firenze, ha registrato un notevole declino a favore di Perugia che ne ha preso il posto, e con quali risultati!

Non mi pare poco, specie se si pensa che per far maturare questo processo ci sono voluti sessanta anni.
Il fatto è che oggi per recuperare il terreno perduto bisogna fare presto perché l'economia italiana è in forte crisi e la gioventù stenta a trovare un posto di lavoro degno di questo nome.
Uno sviluppo come quello prefigurato dal bando di cui sopra presuppone una partecipazione diretta e attiva della popolazione, non si può pensare che debba essere lo stato a mettere in moto tutte le iniziative economiche necessarie per attivare un processo di sviluppo.

C'é bisogno di una imprenditoria locale del settore capace di approfittare dell'occasione, di idee fresche e legate alle necessità del mondo moderno assistite, questo si, dalla mano pubblica, ma solo nella fase iniziale e con un processo di controllo serio perché le esperienze precedenti in materia di assistenza allo sviluppo economico che si conoscono nel nostro paese sono legate allo spreco, se non al malaffare.

Quanti soldi la regione Lazio ha impiegato a Rieti per restauri di palazzi abbandonati a se stessi che dovevano servire allo sviluppo turistico, e nei quali corrono i sorci, e per progetti di sviluppo in settori silvicoli che non sono serviti a niente!

Sono stati dati tanti soldi, e una volta dati chi s'è visto s'è visto.
Riuscirà il bando per l'asse Rieti-Terni ad invertire questa tendenza e a creare le condizioni perché si imbocchi finalmente una via corretta per lo sviluppo dell'Italia centrale subappenninica? Ci vorrà molto tempo, non importa, meglio tardi che mai.
C'é da augurarselo veramente.

Gianfranco Paris, direttore di Mondo Sabino

Altri articoli bioregionali di e con Gianfranco Paris:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=gianfranco+paris

martedì 21 dicembre 2010

Bioregionalismo, riequilibrio ecosistemico con elementi naturali e produzione energetica pulita

"Foto del pranzo dell'incontro rifondativo della Rete Bioregionale Italiana, il 31 ottobre 2010, il prof. Benito Castorina è ritratto in primo piano sulla destra. In quella occasione fu presentata la pianta Vetiver e ne fu fatto omaggio di un esemplare a tutti i convenuti. (Nota di Paolo D'Arpini)

Per riequilibrare l’ecosistema non è necessario compiere un’analisi esaustiva di tutte le cause che determinano le condizioni di squilibrio e gli effetti talora devastanti che ne derivano, perché tale ricerca sarebbe, come di fatto è, difficile e si presta a quel dibattito che è occasione o alibi per rinviare ogni possibile soluzione del problema. Sarebbe velleitario, tra l’altro, presumere che l’uomo possa progettare e gestire un modello di interventi per il riequilibrio dell’ecosistema, continuando a violentare la natura anziché assecondarla, con azioni che limitano o inibiscono la sua capacità di rigenerarsi.

Come sarebbe velleitario chiedere, per ciò che riguarda la produzione di energia, un’immediata sospensione delle attività estrattive dei combustibili fossili al fine di non immettere nell’aria l’anidride carbonica, derivante dalla combustione di quelle materie prime che lasciate nel sottosuolo non avrebbero generato nessuno squilibrio. Allo stesso modo non si può chiedere di sospendere quelle attività antropiche che sono possibili cause di alluvioni, frane, esaurimento dell’acqua e di materie prime non rinnovabili, desertificazione e quant’altro, mentre si deve chiedere almeno un uso intelligente delle risorse e di lasciare l’ambiente, quando si effettua un intervento, in condizioni migliori di come lo si è trovato.

Cosa fare?

Tra le soluzioni dei problemi ambientali, non sono certamente auspicabili quelle di chi propone o addirittura sperimenta (non si sa con quali autorizzazioni) interventi con lo spargimento di prodotti chimici nell’atmosfera per spostare venti e piogge, per modificare la temperatura, per eliminare l’effetto serra, perché le conseguenze sono di una portata tale da rendere impossibile qualunque tipo di controllo. Ritengo che non siano soluzioni idonee, anzi inquietanti per i rischi che comportano, anche quei tipi di intervento permessi, come lo smaltimento delle scorie atomiche, il sotterramento della CO2 e tutti quelli che prevedono l’inserimento di corpi estranei nel sottosuolo.

Gli interventi che mi rassicurano sono quelli basati su principi biologici e con l’ausilio delle piante, e sarebbe opportuno concentrare le ricerche su questi, per risolvere i problemi del nostro tempo. Le ricerche di quest’ultimo trentennio sul risanamento ambientale hanno portato alla scoperta di piante che consentono di realizzare interventi (in alternativa a quelli tradizionali, molte volte realizzati con opere invasive) con sistemi naturali, che comportano una riduzione dei costi ed un impatto ambientale positivo facilmente immaginabile. Si sono scoperte piante che svolgono contemporaneamente una serie di funzioni che ad esempio, impiegate per la regimentazione delle acque, consentono contemporaneamente il recupero delle falde acquifere, il consolidamento dei versanti e la bonifica dell’acqua, della terra e dell’aria circostante, piante che possono essere utilizzate anche come foraggio per gli animali e per infiniti altri impieghi, inclusa la produzione di energia pulita proveniente dalla loro biomassa.

La scelta dell’impiego di biomassa per la produzione di energia potrebbe essere anche una scelta strategica per il nostro Paese dove le colture dedicate trovano terreno fertile e assolato, ci liberano dal debito di CO2 (dal 2008 ogni giorno accumuliamo un debito di 3,6 milioni €), creano posti di lavoro e potrebbero essere un’occasione per rilanciare ricerca, economia e sviluppo agrario e industriale. Con le biomasse dedicate, oltre al gas, si può produrre biodisel, etanolo e ricavare materie prime vegetali, come la clorofilla e la cellulosa. E’ importante anche tener conto che gli impianti a biomassa non hanno i limiti ed i problemi dell’eolico e del solare di cui parlerò più avanti.

Cogliere le opportunità che la natura ci offre

La soluzione auspicabile è di cogliere le opportunità che ci offre la natura e adottare i risultati della ricerca che la assecondano. Nel pianeta il ciclo dell’acqua, il ciclo dell’anidride carbonica sono cicli naturali che si succedono e s’intersecano armonicamente. La forza vitale della natura, che nell’uomo è l’istinto di sopravvivenza, si riscontra in tutto il creato, e gli scienziati illuminati, assecondati da questa forza, stanno facendo in tutto il mondo ricerche per la produzione di energia pulita.

Queste ricerche hanno evidenziato i vantaggi in termini economici e ambientali dell’impiego di biomasse provenienti da colture dedicate. Le ricerche si sono spinte sino a trasformare in risorse anche materie che rappresentano tuttora costi e problemi per lo smaltimento, con processi di biodegradazione che trasformano in energia le biomasse in genere, inclusi i liquami delle fogne e la parte organica dei rifiuti urbani e industriali. E’ questa la sfida da cogliere, la capacità di trasformare gli esiti delle attività antropiche in risorse (trasformare e non sotterrare come avviene per la Co2) adottando ad esempio il sistema inventato da un nostro ricercatore, Andrea Capriccioli, che alimentato con acqua e CO2, produce metano e ossigeno, trasformando un problema in una risorsa; il sistema ha tra l’altro la capacità di immagazzinare e riprodurre energia diventando un volano per il fotovoltaico e il solare.

Un esempio pratico di come la natura ci viene incontro

Esiste in natura una pianta perenne e sempreverde, il vetiver, che vive in terreni acidi e alcalini (ph da 3 a 14) a temperature da -7 a +47 gradi, con radici fascicolate che scendono verticalmente nel terreno e sono robuste 1/5 dell’acciaio, che non è infestante, che può bonificare terra, acqua ed aria e può formare una siepe fitta alla base costituendo una vera e propria barriera filtrante. Grazie a queste sue qualità, tra le altre che possiede, il vetiver è un valido alleato per affrontare i problemi legati al ciclo dell’acqua, al ciclo dell’anidride carbonica e alla produzione di energia.

Come può inserirsi il vetiver nel ciclo dell’acqua

La siepe di vetiver, oltre a risolvere il problema del consolidamento dei versanti in frana, è un presidio per prevenire le frane e per arricchire le falde acquifere ed evitare il processo di desertificazione. Infatti, la siepe di vetiver che a differenza delle normali siepi è fitta sin dalla base, forma una barriera filtrante che trattiene i detriti a monte e lascia passare verso valle solo l’acqua e i limi sottili che si arrestano nelle immediate vicinanze. La siepe rallenta la velocità dell’acqua consentendole di penetrare nel terreno e mantenerlo umido, arricchendo le falde e riducendo da parte dei contadini l’esigenza d’emungere acqua dai pozzi; poi scorrendo in modo uniforme sulla superficie, l’acqua rimodella il terreno e non ruscellando protegge i semi e quindi il raccolto. L’acqua, ridotta la velocità e depurata dai detriti trattenuti dalla siepe, giunge nei canali con un carico inquinante ridotto e nelle quantità fisiologiche, evitando così le possibilità d’alluvione.

Queste qualità possono invertire il processo di desertificazione. Il processo di desertificazione è determinato dal fatto che il terreno è asciutto e a periodi di siccità si succedono periodi di pioggia intensa, che trova le piante ed anche il manto erboso indeboliti ed incapaci di resistere alla velocità dell’acqua, che porta via con sé piante, humus e detriti, rendendo il terreno sempre meno fertile sino a farlo diventare inerte, desertico.

La siepe di vetiver per quanto già esposto, trattiene l’humus, mantiene l’umidità del terreno, protegge la vegetazione, bonifica il terreno eliminando pesticidi e diserbanti, e consente l’accumulo di acqua in bacini dando un ulteriore contributo per il recupero di questa preziosa risorsa. Non c’è da meravigliarsi degli effetti che produrrebbe un inserimento del vetiver nel ciclo dell’acqua, se si considera che il 97% dell’acqua è nei mari e nelle grandi masse d’acqua e solo il 3% rimane sulla terra e nella terra; questi numeri ci danno l’immagine di un’immensa quantità di vapor acqueo che, dopo aver raggiunto i cieli, si riversa sulla terra sotto forma di pioggia, neve o grandine, gran parte della quale ci sfugge, per poi ritornare a mare. Quell’acqua è una provvidenza che viene dal cielo se è regimentata e raccolta in bacini, di contro se non è regimentata, è molte volte causa di disastri, alluvioni e morte.

Contributo del vetiver nel ciclo dell’anidride carbonica e per la produzione di energia.

Il ciclo della CO2 è collegato, sia con il ciclo vegetale, sia con le piogge che corrodono e modificano chimicamente le rocce scorrendo sulla loro superficie e portando in mare assieme ai detriti, sali e CO2 trasportati dalle acque di fiumi e canali. Se avrò l’opportunità e ne avrete interesse vi parlerò del contributo delle piante per il bilanciamento dei gas serra, mentre qui mi limiterò a comunicarvi che ogni pianta di vetiver assorbe 3 Kg di anidride carbonica l’anno, facendo a parità di superficie da 15 a 90 volte il lavoro di un bosco sano per l’eliminazione dei gas serra.

Ugualmente se mi sarà dato, in futuro parlerò più specificamente della produzione d’energia con le piante, mentre qui mi limito a farvi notare che il vetiver, essendo una pianta perenne, è un serbatoio inestinguibile di carburante ed un volano per qualunque tipo d’energia che non dipenda dalla volontà dell’uomo, come l’eolico ed il fotovoltaico, ma anche per le stesse biomasse che sono stagionali o episodiche, tipo quelle provenienti dalla potatura degli alberi, dai gusci di frutta secca e dalla pulizia dei boschi La natura ci viene incontro! E noi?

Benito Castorina

Docente di Economia Agraria e dell’Agroindustriale – Università di Cassino
e Referente della Rete Bioregionale Italiana per l'Agricoltura Contadina e per la Produzione Energetica Pulita

martedì 14 dicembre 2010

Bioregionalismo e gioco della vita....

Preparazione di pane e biscotti al Circolo vegetariano VV.TT.

Abbiamo imparato che “dividere” giova solo a chi vuole comandare sugli altri...

Tutti gli –ismi si sono sotterrati da soli, la divisione in classi non giova ai più deboli, ma se c’è ancora qualcuno che non ne vuole fare a meno, le classi potrebbero mantenersi, purché percorribili in tutte le direzioni offrendo a tutti pari opportunità. Occorrono nuovi paradigmi, che sono possibili anche grazie alle esperienze fatte in tempi più o meno recenti, che ci hanno fatto vedere quanto di bene, di male, di miracoloso e di atroce possa fare l’umanità.

La strada per costruire una società senza barriere è lunga, difficile, ma non impossibile. C’è un punto di partenza e non è la costruzione del socialismo (perché no?), il punto di partenza è capire quale è la nostra missione sulla terra, ripartire per unire, senza preconcetti con lo strumento del discernimento che supera la critica, la rabbia, la nostalgia, l’odio, la voglia di tirare sassi sul colpevole senza chiedersi se lo sia veramente, costruire i nuovi paradigmi bisogna, condividendo l’esistenza e l’esistente, da una parte ponendo gioia e amore in ogni occasione e mettendo la vita in gioco e non in gioco la vita, dall’altra, assumendo le esperienze negative o atroci dell’umanità come vaccino, in modo da creare gli anticorpi per evitarle in futuro.

Inventiamo dei giochi per l’ambiente dove i giocatori rappresentano a sorteggio le figure degli inquinatori e dei bonificatori, poi dei mazzi di carte sulle cause ed effetti, sulla politica, sull’economia, sul sociale e quant’altro. Giochi da playstation che sostituiscono gli attuali cruenti e catastrofici. Giochi che progettano come realizzare la evoluzione agroindustriale, per restituire alla natura e al tempo di relazione la giusta dimensione. Giochi che ci fanno ricordare quali sono i nostri bisogni materiali, per circoscriverli insieme al lavoro per soddisfarli. Insomma trasformare tutto in gioco per vanificare la tendenza di questo mondo che vuole stare seriamente male!

Siamo noi a determinare gli eventi, la forza vitale della natura cerca sempre di rimetterci in carreggiata, ma noi talvolta guardiamo al passato con nostalgia, acrimonia o altri sentimenti che deviano il nostro passo col rischio di farci scivolare sulla china.

Comunque la pensiate vogliatemi bene ugualmente, non dimenticate che siamo in clima natalizio!

Un abbraccio, Benito Castorina

giovedì 2 dicembre 2010

Bioregionalismo ed Ecologia Profonda - Un invito a collaborare sui temi comuni da Enzo Parisi e Guido Della Casa



Questo invito viene rivolto a quelle persone che per quanto di
nostra conoscenza sostengono le tesi dell’Ecologia Profonda.

Per le cause di cui tutti siamo consapevoli, il nostro pianeta è in
crisi e la vita sulla Terra rischia di impoverirsi miseramente e nella
peggiore delle ipotesi di scomparire.

Siamo convinti che un contributo importante al degrado possa venire
dallo sviluppo della filosofia dell’Ecologia Profonda.

Riteniamo che la diffusione possa essere più concreta e penetrante se
le persone che si riconoscono nell’Ecologia Profonda si aiutano
vicendevolmente, creando sinergie, supportandosi e spalleggiandosi.

Siamo quindi a chiedere il vostro interesse a condividere un percorso comune.

Il primo passo potrebbe essere quello di mettersi in rete, attraverso
un googlegroup o altri strumenti informatici similari, per lo scambio
di informazioni o messaggi. Questo servirebbe a conoscerci e a
dialogare tra noi su un canale privato.

Successivamente o anche parallelamente si potrebbe aprire una pagina
su Facebook, o anche un sito internet, volto a far conoscere la teoria
dell’Ecologia Profonda, gli appartenenti alla rete e pubblicizzare gli
avvenimenti in Italia e all’Estero.

Altra bella iniziativa sarebbe quella di cominciare a conoscerci di
persona e magari tutti insieme per esempio a Milano.

Se tutto funzionasse, si potrebbe anche pensare di costituire una Associazione.

Siamo quindi in attesa di un cenno di risposta a questo invito (all’indirizzo biochiave@gmail.com) per verificare se l’idea viene
condivisa e viene ritenuta utile.

Augurandoci quindi comunque una risposta, inviamo un caro saluto

Guido Della Casa, milanese, è autore di numerosi libri e scritti in materia.
Enzo Parisi, genovese, gestisce il sito www.biochiave.Mia

……..

Mia risposta:

Cari amici, sono lieto che vi stiate interessando di ecologia profonda.. in questo momento é sicuramente necessario portare avanti questo tema...
In effetti io personalmente cerco di vivere secondo i “dettami” dell'ecologia profonda da almeno trent'anni, con Della Casa ci siamo già incrociati per mail in varie occasioni e spero di poter conoscere quanto prima anche Enzo Parisi. L'idea della connessione in rete mi pare buona, come pure la proposta di un incontro prossimo futuro.

Tra l'altro faccio parte della Rete Bioregionale Italiana di cui sono al presente il referente per la Comunicazione, quindi si può pensare ad un incontro congiunto magari verso la primavera inoltrata o verso il periodo del solstizio estivo... Eventualmente consiglio di incontrarci in un luogo più a mezza strada, che non sia Milano, ... visto che io abito oggi nelle Marche e parecchi altri aderenti della Rete sono nel centro e sud Italia... Possiamo forse vederci in Emilia? Lì abbiamo dei referenti che potrebbero organizzare l'incontro nei pressi di Modena.

Bene fatemi sapere cosa ne pensate... Ciao, Paolo D'Arpini


Ah… Nel sito del Circolo Vegetariano VV.TT. da me diretto potete leggere diversi articoli ed interventi sull'ecologia profonda:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=ecologia+profonda

domenica 28 novembre 2010

Bioregionalismo, alimentazione e riciclaggio.... Progetto altoatesino per riciclare le bucce di mela



Rita De Angelis: "Progetto tecnologico ecologista realizzato già in Alto Adige per riciclare la buccia della mela per produrre carta e non inquinare..."

Essere buoni ed ecologici con la nostra terra: con le mele si può!

Nel nostro paese essere ecologici sembra attualmente quasi una “moda”, mettere in mostra tutto il nostro estro e la creatività per cercare soluzioni non inquinanti ed alternative, alle nostre esigenze di vita, visto che cominciamo ad essere in molti sulla terra, le esigenze si moltiplicano la “mondezza” pure, (vedi Napoli e dintorni).

Ma si può cominciare per davvero pensando per esempio alla carta, che può essere riciclata, derivante dagli scarti della lavorazione industriale delle mele. Un progetto venuto in mente già dal 2004 all’ingegnere altoatesino Alberto Volcan, e con il sostegno della provincia di Bolzano. Da diversi anni l’ingegnere si dedica allo studio di soluzioni innovative ed efficaci, quindi son solo per fare “tendenza”, per lo smaltimento ecosostenibile dei rifiuti, e per limitare l’impatto dell’uomo e delle attività dell’industria sull’ambiente, ottenendo brillanti risultati e riconoscimenti nel suo campo.

Il suo progetto partito già dal 2004 denominato “Cartamela”, prevede un procedimento di essiccazione per gli scarti di mela, sottoposti a disidratazione, raffreddamento e macinazione, in modo da bloccare il decadimento e la fermentazione, mentre rimane inalterato il contenuto sia degli zuccheri che della cellulosa, elementi indispensabili per la produzione della carta. Da questo processo si ottiene un composto, una farina bianca, che al suo interno contiene circa il 65% del totale di cellulosa, elemento indispensabile per la produzione di ogni materiale di origine cartacea.

Una scoperta veramente innovativa che ha il pregio di contribuire notevolmente ad abbattere il costo effettivo dello smaltimento dei rifiuti, cosa di cui oggi si parla sempre di più. Gli scarti della mela infatti sono classificati tra i “rifiuti speciali” una smaltimento differenziato che ha costi molto elevati. Cartamela è quindi un progetto che ha riscosso notevole successo nella patria indiscussa della mela, visto che l’Alto Adige è uno dei maggiori paesi produttori in Europa di mele.

Utilizziamo quindi i nostri prodotti italiani usufruendone nella rete italiana, tuteliamo l’ambiente e potenziando anche una vera e propria industria basata sul riciclo, si può da vita ad uno sviluppo sostenibile del territorio, creando anche nuovi posti di lavoro per i giovani.

Rita De Angelis - ritadeangelis2@alice.it


Altri articoli di Rita De Angelis:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=rita+de+angelis