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domenica 25 novembre 2012

Animale uomo o uomo animale? Rapporto inscindibile fra esseri viventi


Animale uomo - Paolo D'Arpini


"L'aspetto umano non implica intelligenza umana e, viceversa, l'intelligenza umana non implica necessariamente che si debba avere un corpo umano. Ai sapienti importa solo l'intelligenza, poco essi si curano dell'apparenza, mentre al contrario gli uomini del volgo badano solo all'aspetto esteriore e non si danno pensiero dell'intelligenza".
(Lìeh Tze - mitico autore e saggio cinese).

Il rapporto fra uomo ed animali è andato nel corso di questo ultimo secolo deteriorando sino al punto che essi, un tempo simboli di vita, totem, archetipi e divinità, sono relegati nelle riserve o negli zoo ed utilizzati come cavie o produttori di carne da macello, come fossero "oggetti" e non esseri viventi dotati di intelligenza, sensibilità e coscienza di sé. 

Anche se etologi famosi, come ad esempio K. Lorenz e tanti altri, hanno raccontato le similitudini comportamentali e le affinità elettive che uniscono l'uomo agli animali, il metodo utilitaristico, che per altro si applica anche nella società umana verso i più deboli ed i reietti, ha preso il sopravvento. Pare... ma non è detto che al momento opportuno si risvegli nella coscienza umana la consapevolezza della comune appartenenza alla vita.

Ma oggi vorrei solo toccare alcuni aspetti dell'incongruenza nel rapporto umano con gli animali. Da una parte vi sono quelli cosiddetti "da compagnia" -e cioè i cani e gatti- che godono di una relativa protezione ed anzi contribuiscono assieme all'uomo allo sfruttamento delle altre specie -in chiave alimentare, sotto forma di allevamenti intensivi da carne- e poi vi sono gli "ultimi selvatici" quelli che apparentemente vivono in libertà ma è solo una finzione costruita per favorire l'uso della caccia.

A questo punto inserisco una notizia di cronaca relativa alla recenti decisione di vari assessorati caccia e pesca in diverse zone d'Italia di abbattere un certo numero di caprioli o simili ungulati dichiarati "in eccesso".

Questo fatto ha causato un polverone mediatico e politico ma lì per lì non ho voluto esprimere alcun parere in proposito per due motivi, il primo è che già si erano mobilitate le controparti del gioco, ovvero le associazioni venatorie da una parte e le associazioni animaliste dall'altra, e non mi sembrava opportuno aggiungere la mia voce al coro più che acuto ed isterico, la seconda ragione è che volevo capire bene le motivazioni che spingevano l'assessorato a consentire l'abbattimento.

La verità è che i caprioli sono stati "immessi" sul territorio ai soli fini della caccia, e non per abbellimento della natura o per il loro stesso bene, essi non sono dissimili dalle capre allevate dall'uomo.

Conosco per esperienza i danni all'ambiente che può causare l'eccesso di questi animali (basti pensare ai deserti del medio oriente causati dal continuativo allevamento di capre ed altri armenti). Ma non potevo a caldo fare un discorso ragionevole con tanti scalmanati a parlare. 

In verità bisogna stare molto attenti al numero di ungulati che pascolano in un territorio, questo non solo nel caso di greggi difese dall'uomo, ma anche per gli pseudo selvatici -cervidi vari- che vi vengono immessi, queste bestie ai giorni nostri non sono soggette alla falcidiatura naturale causata dai predatori. 

Qui in Italia il lupo è praticamente estinto e nei boschi i caprioli od i cervi non hanno nemici naturali che limitino la loro prolificazione. Insomma bisogna capire le "ragioni" di queste immissioni.... che certo non avvengono per amore delle bestie anzi... vi è la certezza che siano operazioni di ripopolamento legate all'esercizio della caccia. 

La stessa cosa è avvenuta con i grossi cinghiali dell'est europeo che, come sappiamo, sono stati liberati sul territorio del centro Italia proprio per la loro prolificità e stazza, con il risultato che hanno soppiantato i cinghialetti italici a solo vantaggio dei cacciatori (in quanto gli agricoltori non son per nulla felici delle loro disastrose incursioni che procurano anche un danno all'erario per via dei rimborsi dovuti ai contadini). 

La storia dei caprioli è la stessa, un ripopolamento voluto dagli assessorati alla caccia di varie province  in tutta Italia. Lo stesso avviene ogni anno con lepri e fagiani e simili, che massimamente vengono importati da allevamenti della Slovenia e viciniori a prezzi stratosferici. Questi animali "liberati" servono solo alla categoria dei cacciatori -tra l'altro- anch'essi ben salassati da imposte e tasse varie.

Quindi la caccia è tutto un bussines basato sulla morte e sulla speculazione ed è anche causa -per inciso- di altre speculazioni da parte di associazioni che fanno da contro-canto ponendosi contro la caccia e ricevendo anch'esse prebende e fondi pubblici. 

Potete allora vedere che questo gioco delle parti danneggia tutti i cittadini e la natura stessa che è continuamente manipolata pro e contro questo e quello. Insomma un pretesto affaristico in una società che non considera l'animale diversamente da un plusvalore qualsiasi.

Io personalmente sono vegetariano ma sono pure ecologista e quindi per quanto mi riguarda non sono affatto favorevole all'immissione di nuove specie in natura, soprattutto trattandosi di specie che possono danneggiarla, come è già avvenuto con i cinghiali, ed è per questo che ritengo che la caccia andrebbe completamente vietata in Italia per il semplice fatto che è un esercizio "vizioso" inutile e dannoso in assoluto. 

Giacché la caccia non è un'attività libera e naturale ma una specie di gioco di ripopolamento ed uccisione, un divertimento sadico e crudele.

"Non so qual'è il confine fra l'uomo e gli animali, quali sono i loro reciproci diritti e doveri, qual'è il punto d'incontro della sopravvivenza reciproca, senza causare sconvolgimenti ecologici, non so nulla di questo, mi limito io stesso a sopravvivere, a volte combatto a volte recedo, non mi pongo modelli, sono anch'io un animale che ha bisogno della natura, sono una espressione della natura".

Paolo D'Arpini

domenica 8 gennaio 2012

Aprilia - Presentazione dell'Incontro Collettivo Ecologista del 22, 23, 24 giugno 2012 - Per un solstizio estivo di rinascita vitale e spirituale....



Abbiamo sentito nelle nostre budella il richiamo di Madre Terra, stremata per le brutture a cui viene sottoposta da noi umani...

In questa atmosfera grigia in cui si respira a fatica, con l'acqua impura, le risorse alimentari piene di veleni, le montagne, le valli, le foreste, i campi e le città cosparse da una sottile polvere di morte, con l'impossibilità di dialogare pacificamente fra esseri umani e con le altre specie viventi.... non abbiamo saputo resistere al pianto della Madre ed abbiamo perciò pensato di compiere, nei limiti del nostro possibile, un gesto di pacificazione, un tentativo di inversione di marcia, insomma di prendere coscienza che così continuando la civiltà e la nostra stessa esistenza non sarà più possibile.


Da parecchi anni compiamo un rito incontrandoci nell'occasione del Solstizio Estivo per scambiare le nostre esperienze bioregionali e per tentare nuovi approcci di vita. Stavolta però dobbiamo compiere uno sforzo ulteriore, non possiamo limitarci al piccolo gruppo di “bioregionalisti” e non possiamo limitarci a scambiare quattro chiacchiere in piacevole compagnia. In un primo momento avevamo pensato di indire una assemblea formativa di una “rete delle reti” denominata “Stati generali per l'Ecologia profonda, la biospiritualità ed il riabitare gentile della Terra”, poi qualcuno ha obiettato che la parola “stati generali” evocava qualcosa di “politicizzato e di stantio” perciò abbiamo risolto di modificare il titolo in “Incontro Collettivo Ecologista”.. Comunque il nome dell'evento ha poca importanza, quel che conta è che durante l'incontro si possano manifestare reali prospettive di un cambiamento (ormai inevitabile), sia nelle nostre vite che negli ambiti in cui siamo connessi. L'incontro dovrebbe avere una valenza che supera i confini della penisola, per abbracciare l'intera Europa ed il mondo, ma d'altronde possiamo farci portatori di una crescita solo per noi stessi e pertanto il coordinamento avviene fra ecologisti italiani, provenienti da varie bioregioni e città. Negli altri paesi ognuno farà la parte che gli compete.....


Tanto per cominciare diciamo che l'incontro si terrà in provincia di Roma, ad Aprilia, in modo che il sito sia facilmente raggiungibile dal nord e dal sud. Non sono previste spese di permanenza poiché saremo ospiti nel podere del Vetiver di Benito Castorina che rinuncia ad ogni prebenda (pur che -chi lo desidera- potrà lasciare un contributo volontario per le spese di gestione generale).


Aprilia si trova a soli sette kilometri dal mare ed è facilmente raggiungibile con mezzi pubblici da Roma. Le sistemazioni al coperto sono sufficienti per due o tre dozzine di partecipanti, invece all'aperto o sotto alcune tettoie c'è posto per molte altre persone, che potranno arrangiarsi con campers, tende, amache, sacchi a pelo, etc. La preferenza per i posti al coperto, nei limiti del possibile, verrà data ad anziani, donne e bambini.


Ognuno è invitato a portare con sé stoviglie e canovacci e cibo cotto e crudo, possibilmente biologico e vegetariano, la cucina e la vesseille sono in comune come pure la pulizia del posto. In modo da fare un esperienza conviviale di vita comunitaria alla pari.


Durante il pomeriggio del 22 giugno 2012 si potrà giungere per familiarizzarsi e sistemarsi e magari andare al mare per un bagno corroborante. Il 23 giugno si tengono due sessioni per trasmettere proposte ed esperienze, comprese le presentazione di progetti, di libri, etc. e magari la sera si farà un po' di festa con musica e canti. Ed anche il 24 giugno qualcosa di simile... ma non vogliamo ora prefigurare tutto quel che succederà, l'importante è sapere che ognuno dei partecipanti potrà dire la sua, a rotazione e con tempi accessibili a tutti.


Inoltre per facilitare la condivisione dei temi chiediamo sin d'ora alle persone che intendono partecipare di inviare un loro scritto/intervento (alquanto sintetico) che troverà spazio nel nuovo numero annuale dei Quaderni di Vita Bioregionale (quest'anno curato da Daniela Spurio), che verrà presentato contestualmente all'incontro e successivamente divulgato anche su internet a mezzo PDF. Gli argomenti che si prevede di trattare sono: ecologia profonda, bioregionalismo, biospiritualità, agricoltura contadina, cure naturali, alimentazione naturale, economia sostenibile, lavoro ecologico, produzione energetica pulita, rapporto uomo natura animali, e simili....


Preghiamo poi tutti gli aderenti di farsi loro stessi portavoce e divulgatori dell'evento.....


Paolo D'Arpini




Per info. generali ed invio interventi per i Quaderni scrivere a circolo.vegetariano@libero.it


Per info. logistiche e sul luogo dell'incontro telefonare al: 338.4603719



Altri articoli sull'Incontro Collettivo Ecologista 2012:
https://www.google.com/search?client=gmail&rls=gm&q=incontro%20collettivo%20ecologista%20solstizio%20estivo%202012


Manifesto Bioregionale e per l'Ecologia profonda: http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/?r=28856

sabato 5 novembre 2011

Vittoria inutile quella in una guerra che segue l’altra… Vera “vittoria” è dove si vede la fine di ogni guerra...

Paolo D'Arpini in meditazione nella Stanzetta del Pastore


Da qualche parte bisogna pur cominciare per arrivare alla Vittoria in questa nostra società. Una “vittoria nonviolenta e laica”, a tutto campo, in cui si considera l’unitarietà della vita in tutte le sue forme.

Questo è il dettame dell’ecologia profonda e della spiritualità laica che intravvede nelle pieghe della rete esistenziale una quantità di interconnessioni celate alla vista superficiale. Le relazioni nel vivente sono inscindibili dal vivente stesso e comprendono anche il pensiero, oltre all’inorganico ed all’organico.

Per questa ragione, noi del Circolo vegetariano VV.TT., quest’anno durante le ricorrenze per i defunti sino al 4 novembre, in cui si ricorda la fine della prima guerra mondiale, abbiamo cercato di analizzare e comprendere i valori della nonviolenza inserendoli nel contesto di un sistema di vita, vegetariano, ecologista e rispettoso dell’altrui pensiero. “Praticando l’utopia di speranza, chiamata nonviolenza, che ci permette di vivere meglio nell’orizzonte storico, troppo tormentato e troppo deluso, del nostro tempo. In questa prospettiva, prende forma un’aspirazione epocale, orientata ad uscire dal ciclo della negatività che spesso rischia di sommergerci” affermò il filosofo Aurelio Rizzacasa.

Ad esempio nel ricordare il 4 novembre, definito il giorno della “vittoria” abbiamo considerato l’inutilità di una guerra, che si dice sia stata combattuta per ottenere l’integrazione del suolo patrio ancora parzialmente occupato dallo straniero. Ma quella ragione fu menzognera, anche dal punto di vista politico. Infatti l’impero Austro-Ungarico e quello Tedesco (nostri precedenti alleati) si erano impegnati a restituirci i territori contesi in cambio della nostra astensione dalla belligeranza.

Purtroppo prevalse un calcolo politico diverso, che andava oltre l’ottenimento di quei benefici territoriali, e l’Italia fu coinvolta in un conflitto che costò enormemente in vite umane, distruzioni, perdita di credibilità.. cose che avrebbero poi contribuito alla costituzione del fascismo e di conseguenza alla seconda e più rovinosa guerra mondiale. Ogni guerra è sempre in qualche modo collegata a quella che la precede: causa ed effetto. E potrebbe avvenire ancora se non si interrompe il meccanismo diabolico.

Lo possiamo osservare nelle scusanti “democratiche e fintamente pacifiste” che stanno spingendo l’umanità verso una più rovinosa guerra mondiale. I sentori ci sono stati con l’invasione dell’Iraq e dell’Afganistan, con la scusa delle armi occulte e del terrorismo. Lo vediamo oggi nella ragioni “libertarie” che sono alla base della distruzione della vicina Libia, dal costo altissimo in vite umane e persino in denari… Infatti con il costo delle bombe e dei missili dei nostri arsenali bellici, che abbiamo sganciato sui libici inermi, avremmo potuto pareggiare il bilancio dello Stato… ed invece ora gli arsenali dovranno essere nuovamente riempiti con nuove bombe, nuovi aerei e nuovi missili.. e questo andrà a scapito della assistenza sociale, del lavoro, della sanità, della cultura.. insomma di tutto ciò che è necessario alla vita. E non è finita… già ci sono avvisaglie ed ammonimenti per la futura guerra di “liberazione” quella contro la Siria e contro l’Iran.. e chissà poi chi….

Le bugie hanno però le gambe corte, si spera, e la verità sui retroscena delle varie guerre “democratiche” stanno sempre più venendo a galla. Il popolo si informa, non sui giornali e sui piccoli schermi, che sono venduti al potere, ma su internet e per passaparola. Occorre perciò essere molto discriminativi nell’esaminare le notizie che ci vengono propinate dalla informazione ufficiale e soprattutto occorre mantenere una posizione “laica” ed imparziale poiché in qualsiasi forma ideologica, economica o religiosa si nasconde un mascheramento della Verità.

E per affermare la Verità occorre sempre partire da noi stessi. Indagando sulla nostra verità interiore. Una volta un cercatore della verità chiese al saggio Nisargadatta: “C’è un modo di porre fine agli orrori della guerra e delle prevaricazioni?” Ed il saggio rispose: “Quando sempre più persone riusciranno a riconoscere la loro vera natura, la loro influenza, per quanto sottile, prevarrà e l’atmosfera emotiva del mondo si addolcirà. La gente segue i suoi capi, e quando tra questi ne appariranno alcuni con un grande cuore ed una grande mente, assolutamente indifferenti al loro tornaconto, il loro esempio sarà sufficiente ad impedire le brutalità ed i crimini dell’epoca attuale.…”.

Per questa ragione è così importante cercare di eliminare dalla nostra vita quotidiana ogni forma di violenza ed è per questa ragione che è importante prendere coscienza dell’unitarietà della vita e del come rapportarci gli uni e gli altri, in perfetta armonia simbiotica, senza dover predare quel che non ci appartiene e che è bene comune di tutti i viventi.

In questo filone ricordo le parole del professor Osvaldo Ercoli che, il 6 giugno 2010 a Viterbo, disse: “Pertanto è nostro dovere assumere comportamenti che non compromettano l’equilibrio ecologico della terra nonché i diritti fondamentali e la sopravvivenza delle altre specie e di tutta l’umanità. Nessun essere umano ha il dritto di invadere lo spazio ecologico di altre specie o di altri individui, né trattarli con crudeltà e violenza. Le biodiversità sono ricchezze da mantenere e difendere. La democrazia della comunità terrena unisce tutti i popoli e i singoli individui sostenendo valori quali la cooperazione e l’impegno disinteressato, anziché separarli attraverso la competizione, il conflitto, l’odio ed il terrore. In alternativa ad un mondo fondato sull’avidità, sulla disuguaglianza e sul consumismo sfrenato, questa democrazia si propone di globalizzare la solidarietà, la giustizia e la sostenibilità”

La competizione, il conflitto, l’odio ed il terrore… è questa la maschera che ancora oggi stiamo cercando di strappare, e certo: dovremmo essere più numerosi di quanti si sia, e poter e saper gridare assai più forte di quanto si faccia. A quanti, ancora oggi e nonostante quello che accade, restano inerti si può ricordare la poesia scritta da un pastore evangelico, Martin Niemoeller: “Prima vennero per gli ebrei, e io non dissi nulla perché non ero ebreo. Poi vennero per i comunisti, e io non dissi nulla perché non ero comunista. Poi vennero per i sindacalisti e io non dissi nulla perché non ero sindacalista. Poi vennero a prendere me. E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa”.

Vorrei ora concludere questo intervento con le parole di un altro maestro della nonviolenza, Nelson Mandela, che scrisse: “La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati. La nostra paura più profonda è di essere potenti ogni oltre limite. E’ la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di più. Ci domandiamo “chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso? ” In realtà, chi sei tu per NON esserlo? Siamo figli di Dio. Il nostro giocare in piccolo non serve al mondo. Non c’è nulla di illuminato nello sminuire se stessi così gli altri non si sentano insicuri intorno a noi. Siamo tutti nati per risplendere, come fanno i bambini. Siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è dentro di noi…E quando ci liberiamo delle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri”.

Paolo D’Arpini

Presidente Circolo Vegetariano VV.TT.
Referente P.R. Rete Bioregionale Italiana

martedì 8 febbraio 2011

"Quando inizia il bioregionalismo in Italia?" - Memoria di Stefano Panzarasa


Nella foto: Stefano Panzarasa che mostra una sua "biscotta matristica" ad uno degli incontri al Circolo vegetariano VV.TT.

Premessa.
Stamattina sono andato all'ufficio protocollo del Comune di Treia per comunicare al sindaco l'apertura della nuova sede locale del Circolo Vegetariano VV.TT, (in Via delle Sacchette 15/a), con questo ho compiuto un successivo atto di distacco dalla mia Calcata, ma ho pensato di rendere omaggio al luogo che vide nascere il Circolo attraverso una memoria storica del percorso ecologista lì svolto.
Sono stato in dubbio se divulgare o meno questa testimonianza di Stefano Panzarasa, che descrive l'inizio dell'attuazione bioregionale in Italia, infine, per l’affermazione di una verità storica, della quale tra l’altro conservo numerose testimonianze ed articoli apparsi dai primi anni ’90 su varie riviste e giornali in cui si parla di attuazione bioregionale a livello amministrativo e sociale, ho deciso di pubblicare questo documento. In seguito nel 1996, assieme ad altri ecologisti, fondammo la Rete Bioregionale Italiana, avvenne a Monte Rufeno (Acquapendente - Viterbo), alla presenza dell'allora presidente della Provincia Ugo Nardini.
Vorrei qui precisare che l’attuazione dell’idea bioregionale o dell’ecologia profonda non sta nel ritirarsi in campagna, bensì nel vivere pienamente in sintonia, essendone parte integrante inscindibilmente connessa, con la vita che si manifesta nel luogo in cui si è, che sia una montagna, un’isola, una città od un ashram.. E’ anzi necessario che l’ecologia profonda sia vissuta soprattutto negli ambiti urbani in modo da riequilibrarli all’ambiente circostante. Su questa posizione insisto ancora oggi con costanza, inserendovi elementi di ecologia sociale ed anche politica.

Paolo D’Arpini, referente Pubbliche Relazioni RBI

…………………

Un giorno ho fatto felice Paolo portandogli il primo numero di Bullettin (il giornalino del Circolo, di cui non aveva più copie) che lui mi aveva regalato alla fine degli anni ottanta del secolo scorso.

A quei tempi lavoravo a Roma Radio Proletaria (ora Radio Città Aperta) dove conducevo una trasmissione sulla natura, Terre Protette, che parlava in particolar modo di delle attività ecocompatibili nei parchi e nelle riserve naturali. Quindi era doveroso andare a Calcata nel Parco Regionale della Valle del Treja, a conoscere e intervistare Paolo D’Arpini, visitare il Circolo Vegetariano VV.TT. e avere notizie su tutte le molteplici attività ecologiste che venivano già allora regolarmente proposte.

Quasi da subito con Paolo nacque una profonda amicizia basata su una reciproca stima e una visione comune su come era possibile vivere in un luogo in sintonia con il territorio e la natura. Come lui anch’io, se pur da meno tempo, avevo abbandonato la città per la campagna e allora come adesso, non era facile trovare persone con cui condividere questa scelta di vita. Quindi se pur vivendo un po’ lontano da Calcata, prima a Palombara Sabina e ora a Moricone (ambedue paesi situati alle falde dei Monti Lucretili a Nord Est di Roma), vi sono tornato spesso, tra l’altro, a presentare le mie attività artistiche e culturali come concerti di musica popolare e di musica ecologista (una volta anche uno spettacolo in una grotta!), presentazioni della newsletter Gaia e di libri di poesie e sui parchi e attualmente anche seminari e stage di ceramica sul periodo neolitico definito la Civiltà della Grande Dea, periodo che rappresenta le nostre più profonde radici di popoli europei.

Insieme a tutto ciò negli ultimi anni con Paolo abbiamo condiviso un progetto ambizioso che è poi allo stesso tempo una filosofia e una pratica di vita. Si tratta del Bioregionalismo, anche definito Ecologia Profonda o semplicemente l’arte di vivere in un luogo in armonia con la natura, con se stessi e gli altri viventi. La nostra è stata una evoluzione culturale e spirituale del tutto naturale visto che ciascuno a casa sua queste cose le praticava già. Ma dietro il bioregionalismo si è aperta una rete di contatti con persone che in tutta Italia e addirittura in tutto il pianeta aderiscono a questa visione. Questa rete di contatti è in seguito divenuta la Rete Bioregionale Italiana e insieme a Paolo e altre persone della Rete abbiamo pubblicato, con AAM Terra Nuova, il libro La Terra Racconta sul bioregionalismo e la realizzazione delle mappe locali come metodo per prendere coscienza del luogo dove ciascuno di noi vive.

E allora ecco la riscoperta della Tuscia come area omogenea dal punto di vista naturalistico, storico, culturale, economico, una vera e propria “bioregione antesignana”. Ecco allora i tanti incontri organizzati da Paolo condivisi localmente e non solo, da tantissime persone, per dare dignità a questa proposta anche politica in relazione ad un riordino amministrativo della regione Lazio e regioni limitrofe e allo svincolo dalla sudditanza economica e culturale dalla grande città di Roma.

Le antiche tribù falische che tremila anni fa popolavano questi splendidi luoghi sapevano benissimo integrarsi con il loro territorio, le loro divinità erano benevole e legate alla terra e alle acque, poi tanti secoli di dominio patriarcale sulla società umana e sulla natura hanno quasi fatto dimenticare una certa evoluzione culturale e spirituale di una società paritaria, democratica e ecologica ante litteram che però non è mai del tutto scomparsa e regolarmente riaffiora nel tempo e nei nostri sogni, miti e archetipi…

Ma questa è un ancora un’altra riflessione che attualmente stiamo facendo con Paolo e altri amici del Circolo Vegetariano VV.TT.

Stefano Panzarasa, referente per l'educazione ambientale RBI

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Rete Bioregionale Italiana, carta degli intenti:
http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/2006/02/06/manifesto_della_rete_bioregion.html

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Altri articoli sul Bioregionalismo:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=bioregionalismo

mercoledì 12 gennaio 2011

Ecologia e Biodiversità - Nord e Sud - La nuova visione bioregionale planetaria


Ante scriptum
 
Ho conosciuto e collaborato in passato con l'associazione Verdi Ambiente e Società, fondata nel 1991, forse fra le prime in Italia ad occuparsi di aree omogenee di ecosistemi e perciò di "bioregionalismo". Ricordo vari incontri organizzati in collaborazione con Stefano Zuppello e Guido Pollice per parlare dei primi rudimenti dell'ecologia profonda, di riciclaggio rifiuti, di alimentazione naturale, etc.... Ci si riuniva quasi informalmente e non c'erano differenze sostanziali nel percorso, pur che Pollice e Zuppello già rivestivano un ruolo politico ed amministrativo.. e nemmeno una frattura ideologica fra noi vegetariani del Circolo VV.TT. e la VAS, comprendendo anche la Lega per l'Ambiente, WWF, Italia Nostra, ed altre associazioni  consimili. Infatti gli appuntamenti erano congiunti ed i temi condivisi... Poi nel 1996 si fondò la Rete Bioregionale Italiana ed anche le altre associazioni presero a individualizzarsi sempre più.. sino a raggiungere la condizione attuale dell' "ognuno per sè e Dio per tutti!". In parte questa politica separativa fu favorita dal tentativo di accaparrarsi le prebende pubbliche concesse alle associazioni ed alcune di queste divennero specialiste in questa "pratica" dimenticando così la matrice comune e il comune fine...  La Rete Bioregionale Italiana non è mai entrata in questo meccanismo "clientelare"  ed  anche Verdi Ambiente e Società si è mantenuta integra e pulita. Con piacere quindi propongo un articolo della Rete Civica Napoli, scritto dal presidente onorario del VAS Campania,  Antonio D’Acunto. (Paolo D'Arpini)
 
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Verso un nuovo internazionalismo ecologista
Questo editoriale è dedicato ed è a me ispirato dalla nascita di una Meravigliosa Creatura, la mia nipotina dal nome, per me dolcissimo, di Ileana, come la mia, infinitamente amata, moglie.

Ora io già lo so: la vedo in mezzo ad una infinita moltitudine di fiori che chiede perché sono così belli e profumati ed hanno tanti colori: ed accoglie con gioia la Verità di chi Le dice che la Natura li ha fatti così per Lei, per fare bello tutto ciò che La circonda.

Un anno fa Lei non esisteva come Creatura, ma tutto il suo essere materiale di oggi invece lo era: stava probabilmente come gocce d’acqua nelle nubi che in variegate forme contornano passaggi di luce del Sole in fantastici momenti dell’Orizzonte, nell’impetuoso correre di ruscelli verso più grandi congiunzioni, nello sgorgare di purissime sorgenti, nelle spighe di grano che rendono dorati i campi, nella moltitudine dei colori del mutevole autunno: il Suo Essere materiale stava tutto nelle Natura, che generosa Le ha consentito di divenire la Meravigliosa Creatura di oggi; molta parte che allora faceva compagnia alle diversità del Suo Essere, se fortunate come quelle che hanno costituito il Suo essere, sono divenute Vita, quella di bellissimi Bimbi come Lei, di Uccelli che esplorano mai paghi l’infinità del Cielo, di Gigli di sabbia di spiagge dal profumo che incanta.
Questa è la Regola della Natura, la infinita grandezza della Sua Identità, l’Essere della Sua Biodiversità.

Ma questo editoriale è ispirato, dico subito in senso opposto, di profonda preoccupazione, anche dal messaggio del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di auguri di fine anno, che per la circostanza assume carattere generale, di valori ed idealità. Naturalmente sono totalmente condivisibili tantissime parti del discorso del Presidente: dalla priorità che Egli dà ai giovani ed al loro futuro alla questione del Lavoro, dalle tasse (meno condivisibile è la parte sul debito pubblico) al superamento del divario Nord – Sud. La preoccupazione profonda, rispetto al suo discorso, nasce dalla totale assenza di ogni riferimento alla crescente gravità della condizione generale della Terra, alla insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo del tutto alieno ai Vincoli ed alle Regole della Ecologia, alla perdita gravissima ed irreversibile della Biodiversità, ed alla totale mancanza di iniziative vere, nazionali ed internazionali, che vadano nella direzione di una reale inversione della possibile catastrofe planetaria.

Il Presidente Napolitano è persona di grandissima dignità politica, culturale, di profonda onestà intellettuale; l’assenza, nel Suo messaggio di auguri, di un forte, centrale, richiamo alla questione Ecologica, nella sua complessiva accezione, assume proprio per questo una enorme valenza negativa, nel senso che anche nella migliore cultura politica dell’area democratica non vi è piena consapevolezza della entità di tale questione per ogni scelta, produttiva, economica, sociale, culturale del Paese e del Mondo. Resta, cioè, anche in questa area, al fondo la idea totalmente sbagliata di un Pianeta dalle illimitate risorse e dalla capacità infinita di smaltire i “Rifiuti”, anche in tal caso nell’accezione complessiva del termine, dal calore alla materia.

Credo invero che occorre prendere atto e di conseguenza coscienza che la Politica Potente, gli Stati Potenti, i Potenti dell’ONU, i Potenti della Finanza e della Economia, non riescono o meglio non intendono assolutamente dare risposta neanche parziale alla gravità della condizione del Pianeta ed alle cause, ben note, che la determinano; si enfatizza addirittura come un risultato positivo, un importante passo in avanti, le conclusioni del vertice di Cancùn: si racconta a Napoli, ma forse in molti altri paesi, la storia di “Nicola”, mangione oltre ogni limite e fortemente ammalato che va dal medico e riceve un ordine categorico sulla dieta, fino al digiuno; il medico gli consiglia di scriverla per non dimenticarsi.

Appena arrivato a casa, Nicola in cucina appende un gran cartello con la scritta. “Domani digiuno Nicola”. A partire dal giorno successivo Nicola guarda il cartello e dice: Oh! da domani devo iniziare a fare digiuno e così non inizia mai! Cancùn è stato proprio questo: ancora una volta un gran chiacchierare e rinvio per le decisioni alla prossima grande scampagnata “delle otto o novemila persone, ministri, sottosegretari, lobbysti, ambientalisti, scienziati, contadini, eccetera”, come brillantemente li dipinge il professore Giorgio Nebbia: l’anno prossimo gli allegri festaioli si incontreranno per il solo clima in Sudafrica, ma poi saranno permanentemente in festini: una volta per le foreste, un’altra per le zone umide, un’altra ancora per la desertificazione, e poi per la perdita della Biodiversità ed insomma non v’è termine o questione purtroppo drammaticamente seria, per non organizzare un bell’appuntamento. Quanto costano tali appuntamenti per la Comunità internazionale e ...per le risorse del Pianeta, per ottenere risultati nulli, nessuno lo saprà mai. Ed intanto sempre da Cancùn apprendiamo che “il tasso con cui le specie stanno scomparendo sul Pianeta Terra è terrificante. Secondo l’Unione internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) esso è compreso tra 1000 e 10000 volte oltre il tasso naturale. Ciò è dovuto in gran parte all’attività umana”: ridicola per i risultati ottenuti è l’ultima affermazione “Le Nazioni Unite hanno dichiarato il 2010 Anno Internazionale della Biodiversità per aumentare la consapevolezza del ruolo fondamentale che la Biodiversità svolge nel sostenere la vita”.

Possiamo rassegnarci a questa verità: la risposta è naturalmente NO!.
E conseguentemente occorre pensare, organizzarsi, attivarsi per cambiare profondamente la realtà politica, economica, sociale del Mondo nel rapporto tra i diversi Paesi e dentro a ciascun Paese, rivoluzionando il modello di sviluppo, fondato sul consumismo e sullo spreco, lo stile di vita, rimuovendo la profondamente iniqua distribuzione delle risorse e le conseguenti immani ingiustizie, ribaltando soprattutto il primato della economia, oggi dominante, rispetto al potere della ecologia, oggi assente. Sono cose che in tantissimi diciamo da lungo tempo e per le quali moltissimi sono stati i contributi teorici, l’ho fatto anche io nel mio piccolo (si veda il sito www.terraacquaariafuoco.it), e rilevanti e fortemente crescenti sono le concrete azioni.

Naturalmente infinita è ancora la necessità della ricerca, della elaborazione e della proposta; questo contributo non è però mirato a ciò, ma ad una questione che è a mio parere il nodo della estrema debolezza dell’azione ecologista anche mondiale e cioè perché ancora manca, e conseguentemente come lavorare per costruirlo, un “nuovo internazionalismo ecologista” capace sia di far esplodere fino in fondo la inutilità, la falsità e la strumentalità delle iniziative (quelle che prima ho chiamato festini) che sistematicamente si fanno a partire da quelle dell’ONU sia di imporre nuovi e diversi percorsi di confronti e di lotte e quindi almeno di direzione di scelte alternative rispetto a quelle che vengono imposte dal potere soprattutto politico ed economico dominante.

Per la proposizione stessa di un nuovo internazionalismo ecologista non possiamo non partire dalla esistenza, dall’azione, dal ruolo e dal peso delle grandi associazioni ambientaliste e più complessivamente delle “lobbies ecologiste”, cosiddette non governative, nazionali ed internazionali: pur nella fortissima sottolineatura di tante azioni esaltanti ed emblematiche, dobbiamo constatare la loro, anche qui, dobbiamo dire, fortissima inadeguatezza ad incidere sul cambiamento. Parlano i risultati: il ruolo svolto da questo mondo ecologista è complessivamente fortemente subalterno; per il “ricatto” ad avere il diritto-possibiltà di esserci nei vari appuntamenti e confronti internazionali ed anche, spesso, per la dipendenza economica, esse diventano funzionali al sistema dominante ed al meccanismo mondiale oggi in atto di confronto e decisione sulle scelte, ovvero sulla immutabilità dell’attuale realtà; in parole più esplicite, spesso nella Politica dei Potenti, nei Poteri Forti che rendono subalterna l’Ecologia, oggi sono da considerare anche le Associazioni Potenti dell’Ecologia o loro significativi momenti.

In assenza di chiare e forti scelte di cambiamento dei Paesi, potenti e sfruttatori di risorse anche di altri Paesi, a partire dagli USA, un effetto di gran lunga più dirompente sull’opinione pubblica mondiale ed una possibile conseguente incidenza reale sarebbe, rispetto ad una sterile, insignificante partecipazione, il boicottaggio di tutte le iniziative istituzionali (nel senso, ad esempio, di iniziativa delle Nazioni Unite), nazionali ed internazionali, come quelle sul Clima e sulla Biodiversità, con boicottaggio “comunicato” capillarmente ai Cittadini in ogni Paese. Ovviamente il boicottaggio e la comunicazione e l’incidenza sulla opinione pubblica si attuano stando separati ed in opposizione ai lavori (si fa per dire) dei Vertici degli incontri, e perciò anche con contestazioni (soprattutto nello stile di Gandhi) nei luoghi dei vertici. Altrimenti - vogliamo dire la verità? - quante sono le persone che sapevano dell’incontro di Cancùn e di tutti quelli che l’hanno preceduto anche con titolazione diversa? Un numero infinitesimo, marginale, sicuramente anche inferiore agli iscritti in qualsiasi maniera alle associazioni Ambientaliste.

Questa dovrebbe essere la linea delle Associazioni per i prossimi incontri: un coordinamento internazionale su tale linea, già sarebbe un segno, un germe di un nuovo internazionalismo ecologico; ma lo faranno? Chi ha tanti vantaggi, dall’essere permanente turista all’acquisire benefici economici, è disponibile a rinunciarvi? Per molti, non certamente per tutti, la risposta è probabilmente no! ed il no sarà motivato da tante retoriche frasi sul meglio comunque esserci.

Naturalmente la critica ai Potentati dell’Ambientalismo non significa non operare perché tutto questo mondo, che soprattutto in tanta parte della base dei suoi aderenti crede fortemente nella centralità della scelta ecologica, sia chiamato e sia quanto più possibile coinvolto in una collettiva azione di costruzione di un nuovo percorso sia teorico di crescita del Pensiero della Filosofia della Natura, direi - sapendo la infinità di critiche che mi possono essere fatte - una Rinascita di quella che viene generalmente chiamata Filosofia Presocratica, sia organizzativo dell’ecologismo attivo, militante, costruttore di adesioni e partecipazione.
Sul primo punto della Teoria è evidente la distanza siderale che oggi c’è tra Ricerca, Sviluppo Tecnologico e sua applicazione e la Visione Unitaria della Natura, la Coscienza dell’Appartenenza ad Essa: colmare questa distanza nel modo di Pensare Collettivo significa pensare a ricerca, sviluppo, tecnologia nella funzione positiva dello stare dentro all’Essere della Natura, appunto la sua Identità, le sue Regole, le sue Leggi.

Sul piano della costruzione di un nuovo internazionalismo ecologista molti potrebbero rispondere che già c’è (è già stato) ed è il Popolo di Seattle e poi il movimento No Global. Naturalmente molta verità è in questa affermazione, ma sia lo stato attuale del movimento, sia i risultati globali ottenuti, sia soprattutto la capacità aggregativa globale richiamano o meglio pongono, a mio parere, come questione centrale, una riflessione generale su come riorganizzare od anche ricostruire un nuova identità ed un nuovo movimento: le idee, i valori, le istanze che fecero vivere prima, nel 1999, la stagione di Seattle, “Un altro Mondo è Possibile” e poi, nel 2001, quella di Porto Alegre, «Un altro mondo è in costruzione» costituiscono ineludibili, fondamentali riferimenti: i quattro grandi argomenti, e le risposte che ad essi si danno, del Forum Sociale di Porto Alegre - produzione di ricchezza e ripartizione sociale; accesso alla ricchezza e sostenibilità; affermazione della società civile e degli spazi pubblici; potere politico e etica nella nuova società- mantengono integri la immensa forza per il cambiamento.

Ma come prima fatto per le Associazioni Ambientaliste, per capire la realtà e le difficoltà di oggi, mi sembra necessario ragionare su alcuni elementi di fondo delle esperienze No Global: a mio parere nel movimento è mancata soprattutto la consapevolezza della necessità di un coinvolgimento nel pensare e nell’agire delle grandi masse, della moltitudine dei cittadini, isolandosi spesso in posizioni elitarie, a volte gruppettarie, favorendo la immagine di posizioni minoritarie, astratte, lontane dagli interessi reali della gente, spesso in un disinteresse di chi governa le istituzioni, senza porsi invece la questione del cambiamento delle stesse, della loro appropriazione in tale direzione, del divenire maggioranza.

Sul piano teorico credo che vada fortemente evidenziata la debolezza della critica alla Economia che pur vista nell’ottica rivoluzionaria di benessere distribuito e giustizia, sociale e tra i popoli, resta egemone rispetto all’Ecologia, alle risorse ed alla insostenibilità del modello di sviluppo attuale; sicuramente di grande rilevanza è stata ed è la battaglia per la cancellazione del debito dei Paesi poveri, ma quasi insignificante è stata ad esempio quella per la sostituzione dei PIL con nuovi indicatori del benessere dei Paesi, per cui personaggi come Tremonti, “ragionieri” funzionali negli Stati esclusivamente ai grandi interessi bancari nazionali e mondiali, continuano ad apparire, alla opinione pubblica, giganti della Economia, salvatori dei Paesi con la conseguenza che nulla si cambia sulle regole e la qualità dello sviluppo e del lavoro e della valorizzazione delle risorse vere e la crisi, strutturale, del sistema rafforza il sistema stesso, ed indebolisce la prospettiva del cambiamento e delle forze che lo sostengono. Le grandi iniziative del movimento, come Genova 2000, si sono difatti attestate fondamentalmente sui vertici dei Grandi (piccoli-piccoli rispetto ai bisogni veri della Umanità e della Terra) sulla Economia, mentre debole è stata l’attenzione verso tutto quanto attivato, anche in grandi iniziative dell’ONU, fuori da questi vertici.

Naturalmente estremamente complessa è la riflessione su come costruire un nuovo internazionalismo ecologista sia nell’analisi dei limiti delle esperienze del post Seattle, delle Associazioni Ambientaliste e di altri riferimenti, cui in maniera sicuramente molto parziale ho fatto prima riferimento, sia nel pensare a percorsi, forme, riferimenti fortemente innovativi rispetto alle esperienze passate. Ma, a mio parere, è oggi il passaggio fondamentale per dare forza ad un percorso nuovo capace di contrastare ed invertire realmente ed efficacemente la Politica dei Potenti.
 
Antonio D’Acunto - Presidente onorario VAS Campania
Rete Civica Napoli
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Precedente intervento tecnico bioregionale:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/2008/10/09/intervento-tecnico-sulla-proposta-di-riassetto-bioregionale-del-lazio-applicando-le-leggi-145-e-142-del-1990/

lunedì 22 novembre 2010

Spilamberto, 31 dicembre 2010: La Notte Senza Tempo ed il capodanno ecologico del Circolo Vegetariano VV.TT.


Si parla molto di ecologia, di rispetto per l’ambiente, di risparmio energetico e di risparmio delle materie prime, eppure quando si parla di feste e di ricorrenze tutti ci dimentichiamo di essere ambientalisti al 100% e magari, per una volta sola, si utilizzano stoviglie e piatti di plastica che poi non si potranno riciclare, si mangerà molto di più di quel che occorra veramente… eppure ci sono soluzioni per trascorrere una serata in allegria continuando a pensare e vivere ecosostenibile, una di queste è Notte senza Tempo.

Notte senza Tempo è un’iniziativa del Circolo Vegetariano VV.TT. di Calcata (Viterbo) che si trasferisce per la notte di Capodanno a Spilamberto (Modena), nel cuore dell’Emilia Romagna e celebra l’ultimo giorno dell’anno con tutte le speranze e sogni per il nuovo anno che ognuno di noi possa volere, ma offrendo stimoli e discussioni che hanno come oggetto i cari temi dell’ecologia profonda e dello sviluppo eco-sostenibile.

Il lungo programma della serata si conclude, come ogni anno, con la tradizionale passeggiata notturna di fine anno, in “qualsiasi condizione atmosferica“. Mi piace sottolineare questa frase perché racchiude in sè un significato ben preciso: come il corso della vita, l’evolversi della natura e dei suoi infiniti ecosistemi e con la sua biodiversità non si arresta, così nessun impedimento può ostacolare la passeggiata di fine anno, come fosse un momento di trapasso tra il vecchio e il nuovo, una metafora della vita che non si deve lasciar andare, mai.

Notte senza Tempo ha inizio alle 19 in una grande casa di Spilamberto dove ci si incontra per preparare assieme il menu della serata con cibi e vivande vegetariane che ognuno porterà da casa. Prima della cena è d’obbligo però scrivere dei bigliettini con pensieri che si vogliono emendare e buoni propositi per il nuovo anno. Alle 22 si parte per i sentieri del bosco che fiancheggiano il fiume Panaro e per le 24 ci si siede attorno al fuoco per festeggiare l’arrivo del nuovo anno.

Valentina Ierrobino

(Ripreso da: http://www.ecologiae.com/capodanno-ecologico-notte-senza-tempo/27402/)

Per informazioni e prenotazioni:
Paolo D'Arpini, 0733/216293 - cell. 333.6023090 -
Email: circolo.vegetariano@libero.it

giovedì 4 novembre 2010

Comunicazioni sul nuovo organigramma della Rete Bioregionale Italiana e nominativi di alcuni dei nuovi referenti tematici


Dopo le dimissioni di Giuseppe Moretti da coordinatore nazionale si é tenuto fra i vecchi membri e nuovi aderenti un incontro rifondativo della Rete Bioregionale Italiana, il 30 e 31 ottobre 2010 a San Severino Marche.

L'assise dei partecipanti per evitare di ricadere in forme accentratrici, ha deciso di cambiare la struttura della Rete eliminando la figura del coordinatore nazionale e dei coordinatori locali, ci saranno solo referenti tematici sugli argomenti che interessano per l'approfondimento del discorso ecologico... rispettando così anche le enunciazioni della Carta degli intenti della Rete (con riferimento alla “forma decentrata”).

http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/2006/02/06/manifesto_della_rete_bioregion.html

Qui aggiungo solo due parole sul significato di bioregionalismo, che é la stessa cosa dell'ecologia profonda od ecosofia descritta da Arne Naess. Insomma é il vivere consapevoli di appartenere inscindibilmente all'insieme vitale, l'organismo macro del vivente e del materico. Le bioregioni, dal piccolo ecosistema agli agglomerati galattici, sono come gli organi funzionali del corpo.... (vedi l'esempio classico fatto da Menenio Agrippa...). In fondo il bioregionalismo non é altro che un nome “inventato” per definire la forma più antica di riconoscimento del far parte di un Tutto unito. Il termine é nuovo ma il significato é eterno!

Continuano ad arrivare commenti e proposte di collaborazione dopo l'incontro di San Severino. La prima letterina ricevuta é stata quella di Antonella Pedicelli, che dice: “Ciao Paolo, felice serata, ho letto con piacere il racconto della prima giornata relativa all'incontro di San Severino Marche (http://saul-arpino.blogspot.com/2010/10/il-giornaletto-di-saul-del-31-ottobre.html ); si sente in esso la tua viva partecipazione e una vibrante emozione, credimi, mi sono sentita anche io pienamente avvolta da quelle sensazioni di appagamento che si respirano nelle tue parole! Semplicemente: "è bello"!

In questi giorni successivi all'incontro bioregionale si sta cercando di rimettere in piedi l'organizzazione, già alcuni ecologisti riconosciuti hanno dato la disponibilità ad occuparsi di specifici argomenti ed alla fine pare che il gruppo portante si stia costituendo. Comunque cerchiamo di capire i movimenti in corso leggendo un'altra letterina giunta da Caterina: “Felice del Seminasogni mi ha fatto uno squillo e io l'ho richiamato. Dice che è stato tutto il giorno in giro senza cellulare. Gli ho chiesto se gli fa piacere mettere qualcosa sul sito, tipo poesie, o gli annunci dei mercatini, o inviti a passeggiate.... Credo che ti spedirà i volantini dei mercatini, quando ci saranno (diceva che ne fanno circa uno al mese). Gli ho detto che gli avrei spedito il resoconto dell'incontro e che cosa ci avevamo messo e che sarebbe stato carino metterci la poesia che aveva letto lui stesso quel giorno e ha detto che me la spedisce così la mettiamo sul sito, su qualche sito. Per le passeggiate credo che gli farebbe piacere che si mettesse nome, indirizzo e recapito per accordi di volta in volta, con chi vuole, a piccoli gruppi”.

Pertanto nel prossimo futuro proporremo sul blog della Rete e su altri siti, di tanto in tanto, alcuni interventi e proposte dei referenti tematici e dei simpatizzanti della Rete con annunci vari e proposte di attività ecologiste, di rapporti interpersonali e fra comunità, racconti di spiritualità naturale, etc.

Nel frattempo abbiamo ricevuto anche la comunicazione di Roberto Schellino, coordinatore nazionale della campagna per l'agricoltura contadina, in risposta alla nostra comunicazione sul nuovo referente della Rete Bioregionale per quel settore: “Grazie Paolo, contatterò telefonicamente Benito Castorina nel più breve tempo che mi è possibile..” Ed anche la mail di Sonia Baldoni, che accetta di occuparsi di cure naturali ed erboristiche: “Certamente che metto a disposizione della Rete Bioregionale le mie conoscenze, l'ho già messo in PRATICA con i FATTI dall'incontro che abbiamo fatto assieme, i miei estremi li hai... mi fido di più di ciò che scrivi tu, è la tua specialità!”

Allora riporto qui di seguito i nomi dei primi fra i nuovi referenti tematici della Rete Bioregionale Italiana che a titolo volontario intendono mettere a disposizione di tutti le conoscenze acquisite nel loro percorso di pratica ecologista:

Benito Castorina, docente universitario per l'economia agricola e coltivatore di erba vetiver. Referente per l'agricoltura contadina e produzione energetica ecologica. Recapiti: benito.castorina@fastwebnet.it - Tel. 06.8292612 - 338.4603719

Caterina Regazzi, medico veterinario USL specializzato in allevamento e alimentazione animale. Referente per il rapporto uomo/animali e zootecnia.
Recapiti: caterinareg@gmail.com – Cell. 333.6023090

Manuel Olivares, scrittore e giornalista sociologico esperto in comunità, fondatore della casa editrice “Vivere Altrimenti”. Referente per i rapporti con le comunità, comuni ed ecovillaggi. Recapito: manuel_olivares_71@yahoo.it

Sonia Baldoni, esperta di erbe officinali e cure naturali olistiche. Referente per il rapporto con gli elementi della natura e con lo spiritus loci. Recapiti: Cell. 333.7843462 - sachiel8@virgilio.it

Stefano Panzarasa, geologo, funzionario del Parco Monti Lucretili e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per l'educazione ecologica ed ambientale. Recapiti: bassavalledeltevere@alice.it – Tel. 0774/605084

Lucilla Pavoni, scrittrice e neo contadina. Referente per i rapporti solidali fra esseri umani. Recapiti: lucillapavoni@libero.it – Cell. 338.7073857

Paolo D'Arpini, ricercatore spirituale laico e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per le Pubbliche Relazioni. Recapiti: circolo.vegetariano@libero.it – Tel. 0733/216293


Altri membri e simpatizzanti stanno ancora meditando sul come offrire la propria collaborazione alla comunità bioregionale, se fra i lettori, che si riconoscono nel messaggio dell'ecologia profonda, c'é qualche volontario.. é benvenuto nel mucchio!

Paolo D'Arpini,
addetto alle Relazioni Pubbliche per la Rete Bioregionale Italiana

Ah, rammento ai lettori che per aderire alla Rete é sufficiente sottoscrivere il manifesto fondativo (o carta degli intenti), vedi sopra, e di inviare una email di conferma allo scrivente.

…............
Resoconto dell'incontro di San Severino Marche:

http://www.google.com/search?client=gmail&rls=gm&q=resoconto%20incontro%20bioregionale%20san%20severino%20marche%2030%2031%20ottobre%202010

......................

Adesione ulteriore appena arrivata:
CI SONO ANCH'IO....

Carissimi,
ci sono anch'io, Teodoro Margarita, seedsaver, già consigliere federale di Civiltà Contadina e collaboratore della Rete.
Per l'area comasca contate su di me, già che stanno nascendo realtà interessanti di cui darò conto. Un ecovillaggio in Val d'Intelvi, per esempio, una realtà di ricerca spirituale tra Como e Lecco ed altre cose che il sottoscritto collega e tiene insieme.
Recapito: 031 683431 ore serali.
Un buon rinascimento alla Rete Bioregionale Italiana.
thermidore@yahoo.com

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Mia rispostina:
Ti abbracciamo con profondo rispetto ed affetto... per salvare assieme i semi della antica conoscenza....

venerdì 22 ottobre 2010

Da Calcata, ricordando Samhain ed Ognissanti, passando per Halloween, sino a giungere a San Severin(o) per l'incontro del 30 e 31 ottobre 2010

Rete Bioregionale Italiana: Concilio a San Severino Marche il 30 e 31 ottobre 2010

“Noi dovremmo occupaci solo di compiere azioni consone e giuste senza considerare l’uso buono o cattivo che ne deriva.. “ (Saul Arpino)

Beh, é quasi un ritorno al passato.. poiché debbo confessarvi che proprio qui nelle Marche, ed esattamente nella Borgata Santa Felicita di  Falerone (Ascoli Piceno), festeggiai per la prima volta della mia vita questo rito del momento magico dell'incontro fra le forze del mondo sottostante e quello di sopra. La cosa avvenne 55 anni fa, quando ancora bambino, fui iniziato ai misteri della magia popolare... Alcuni contadini, quella sera del 31 ottobre, mi insegnarono a scavare una zucca, ad intagliare occhi naso e bocca, e a sistemarla in un crocicchio di campagna con una candela accesa dentro... "per esorcizzare gli spiriti maligni" dissero.. Sembrava un gioco, una sceneggiata simile alla costruzione di uno spaventapasseri... (altra componente misterica del mio risiedere nel mondo contadino marchigiano) ma le radici di quel gioco erano molto antiche ed il significato ben diverso da quello che io allora riuscivo a percepire...  
 
In fondo anche uno spaventapasseri é un "emblema" ed il suo scopo non é solo quello di tener lontani gli uccelletti... Uno spaventapasseri é l'elemento che sancisce l'uso, il possesso e la protezione magica di un campo, un feticcio ricoperto degli abiti rattoppati e sporchi del lavoro sui campi,  la coscienza di quel lavoro é vera immagine e diviene anche "forma" magica. Non sono solo i passeri ad essere intimoriti da quella presenza scaramantica... ma anche la grandine, i ladri, gli animali selvatici (una delle consuetudini contadine  per rendere più credibile lo spaventapasseri é quella di pisciarci sopra... il miglior metodo marcatore di possesso del territorio).
 
Ma torniamo alla zucca scolpita ed al mistero del 31 ottobre... Sapete bene che sino a pochi anni fa non esisteva più nessuna consuetudine in Italia per questa celebrazione del 31 ottobre... C'era solo un vago ricordo di un qualcosa che fu... Ad esempio a Calcata si raccontava che in quella notte...  Ma andiamo per ordine....
 
Conservo ancora i trafiletti di giornale (Il Messaggero, La Repubblica ed altri) in cui si annunciava: “Calcata 31 ottobre,  il  Circolo Vegetariano VV.TT. organizza una festa denominata Halloween…”.  Correva l’anno 1994  ed era la prima edizione della manifestazione che intendeva riportare l’attenzione su un particolare momento magico dell’anno, quello a cavallo fra la vigilia di Ognissanti ed il giorno dei morti.
 
L’evento si rifaceva all'antica  tradizione pagana in cui è detto che in questo periodo “si apre una finestra fra la vita e la morte, fra la morte e la rinascita”. Il rito era conosciuto nell’antichità remota ed anche nel medio evo, ed infatti come spesso è successo con tante feste pagane, riconosciute poi nel cristianesimo, Ognissanti e la ricorrenza dei defunti cade proprio in questo periodo.  A Calcata c’era la tradizione contadina di festeggiare un sabbat la notte del 31 ottobre (che tra l'altro fu oggetto di una mostra di foto e di racconti registrati  da Luca Nemiz tenuta nella vecchia sede del Circolo VV.TT. dal titolo "Sabbat").  Si narra che le streghe da tutta Europa si dessero appuntamento su Narce (la collina in cui originariamente insisteva Calcata) è lì compissero i loro cerimoniali magici per agevolare la fecondazione e la conservazione dei semi nella terra.  
 
In America, paese un po’ naive, si era conservata questa data   che era stata però trasformata in una festa per bambini, in cui  ci si veste da streghe e spettri. Questa "sceneggiata mascherata" venne chiamata Halloween, che è una storpiatura di All Saints Eve.
 
Siccome l'antica tradizione pagana in Italia ed a Calcata era scomparsa completamente  pensai di rinverdirla, memore forse delle mie trascorse avventure marchigiane, ed  approfittando dell'allora semisconosciuta “Halloween” americana lanciai l’idea della festa, coinvolgendo i bambini delle elementari di Calcata ed un mago chiamato appositamente per creare l’atmosfera (la cosa fu organizzata con l’ausilio di Luciano Poggialini). Ricordo ancora,  in uno di quei primi rifacimenti “orgiastici”, la coralità della partecipazione popolare, pur in una decenza e poesia…
 
Purtroppo la festa  di Halloween é andata vieppiù  deteriorando e non è rimasta così poetica.. diventando pian piano un inno consumista e ridanciano con musicacce, plastica, birra e quant’altro… Pazienza…
 
Ma quest'anno, di ritorno in terra Picena, la festa si farà e bene.. e non solo per rinverdire le memorie di un nebuloso passato, bensì per lanciare un messaggio di ecologia profonda e di consapevole compartecipazione all'evento vita. Il 30 e 31 ottobre sarò assieme agli amici "analogici" all'incontro di San Severino Marche, un incontro per unire il vecchio ed il nuovo della Rete Bioregionale Italiana..  in un afflato rifondativo. Poco chiaro il discorso, quasi incomprensibile? Fa nulla.. non é importante capire con la testa ma sentire con il cuore, percependo la gioia di vivere, di amare la natura che ci é madre, di spartire con i nostri simili cibo e bevanda, di ridere e raccontare, di immaginare scopi comuni, di aprire gli occhi per riscoprire una ovvietà... Infatti - come disse Nisargadatta Maharaj - noi non possiamo essere altro che una parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati.
 
Paolo D’Arpini
 
.........
 
Programma dell'incontro:
 
30 ottobre 2010:
 
h. 10.00 – Accoglienza e familiarizzazione con il posto, presentazione dei vari partecipanti.
 
h. 12.00 – Preparazione collettiva del pasto con il cibo bioregionale da ognuno portato e condivisione.
 
h. 14.00 – Vesseille (lavaggio piatti e pentole e riordino della sala)
 
h. 14.30 – Percorso di riconoscimento delle  erbe spontanee per onorare il luogo
 
h. 16.30 – Prima sessione di condivisione delle esperienze e proposte per la continuazione del percorso bioregionale, seduti in cerchio davanti al camino acceso, ognuno parla a rotazione. Sono benvenuti interventi poetici e canti.
 
h. 19.30 – Preparazione collettiva del pasto serale e vesseille. Ci si ritira per la notte, chi in tenda, chi nella pensioncina di San Severino, chi nella casa di Sonia a Jesi e chi a Treia (vedi indicazioni sottostanti).
 
 
31 ottobre 2010:
 
h. 10.30 – Seconda sessione di condivisione delle esperienze e proposte bioregionali.
 
h. 12.00 – Preparazione collettiva e consumo del pasto e vesseille.
 
h. 14.30 – Breve passeggiata nei paraggi della casa di Lucilla
 
h. 16.00 – Terza sessione di condivisione esperienze e proposte e conclusioni finali
 
h. 18.00 – Attorno al fuoco, per chi intende ancora fermarsi, racconti sul significato di Ognissanti e canti in sintonia
 
La casa di Lucilla Pavoni, che ospita l’incontro, si trova su una bellissima collina isolata alle pendici dell’appennino marchigiano. Ecco come raggiungerla:
 
Da San Severino Marche seguire la strada per Apiro/Cingoli.
 
Superare Cesolo e Marciano, arrivati al bivio per Apiro/Cingoli prendere la direzione per Apiro.
 
Superare le frazioni Palazzata e Corsciano sino all’indicazione per Ugliano, dopo circa 700 metri sulla destra imboccare stradina in terra battuta seguendo la freccia che indica la casa di Lucilla.
 
In caso di difficoltà potete anche chiedere al baretto di Corsciano, oppure in extremis telefonare a Lucilla al 338.7073857.
 
Attenzione, tutti sono invitati a contribuire all’evento portando dalla propria bioregione di provenienza cibo e bevanda. Venire armati di buona volontà e pazienza. Per il pernottamento: è possibile campeggiare nel terreno di Lucilla con la propria tenda o con il camper. Chi volesse stare più comodo può prenotare -in tempo utile- alla pensioncina 7 Rose di San Severino (Tel. 0733/635202).
 
Oltre al campeggio in tenda, altre sistemazioni gratuite (salvo un’offerta volontaria) possono essere reperite presso l’abitazione di Sonia a Jesi, oppure a Treia (entrambi i luoghi sono a pochi chilometri di distanza da San Severino) in entrambi i casi é opportuno portare con sé sacco a pelo e stuoia e -nel caso- anche brandina pieghevole.
 
 
Informazioni ulteriori sul programma e sulle sistemazioni telefonando a Paolo 0733/216293 – o scrivendo a saul.arpino@gmail.com

..............................

Articoli sull'incontro:
 
http://www.google.com/search?hl=it&client=gmail&rls=gm&q=incontro+bioregionale+san+severino+30+31+ottobre+2010&btnG=Cerca&aq=f&aqi=&aql=&oq=&gs_rfai=

sabato 16 ottobre 2010

Rete Bioregionale Italiana - Lettera di Stefano Panzarasa e indicazioni per raggiungere San Severino Marche per l'incontro del 30 e 31 ottobre 2010

Lettera di Stefano Panzarasa sul 16° incontro della Rete Bioregionale Italiana, che si tiene a San Severino Marche il 30 e 31 ottobre 2010

Ante scriptum

Caro Paolo. Purtroppo -come leggerai- dico che probabilmente io non sarò all'incontro ma c'è anche il motivo che la settimana prima vado per lavoro a Torino per cinque giorni (Terra Madre) e probabilmente non me la sentirò di ripartire appena tornato. Comunque vada sarò del gruppo e scriverò se vuoi un intervento.
Ci sono novità da parte dei transfughi, molto negative, ma al punto tale che penso gli si rigireranno contro... Presto avrai notizie...
(Stefano)

Care amiche/i,
questo incontro è il primo da quando diverse persone sono uscite dalla Rete Bioregionale Italiana -dicono- per la mia insistenza a favore della difesa dei diritti degli animali (e della cultura vegetariana e vegana), del riconoscimento delle nostre radici ecopacifiste nella Civiltà neolitica matriarcale dell'Antica Europa (dagli studi di Marija Gimbutas) e per la ricerca di una maggiore qualità nelle tante (e pur interessanti) pubblicazioni e traduzioni curate dalla Rete.

Purtroppo queste persone dimissionarie, invece di rispondere alle questioni da me sollevate, hanno preferito abbandonare la Rete adducendo il fatto che io volevo imporre il mio pensiero. Chi mi conosce può farsi un'idea da solo...

Ora il mio caro amico Paolo D'Arpini giustamente ha pensato di andare avanti e organizzare l'incontro annuale della Rete (il 16°) che altrimenti rischiava di saltare. Il posto è bello e già molte persone hanno dato l'adesione.

Io probabilmente non ci sarò anche per dare un segnale a tutti che non avevo nessun intento di "prendere il comando della Rete" di cui sono stato anche accusato, ma invito tutti voi a partecipare...

http://orecchioverde.ilcannocchiale.it/2010/10/16/notizie_ecopacifiste_e_incontr.html


La casa di Lucilla Pavoni, che ospita l’incontro, si trova su una bellissima collina isolata alle pendici dell’appennino marchigiano. Ecco come raggiungerla:

Da San Severino Marche seguire la strada per Apiro/Cingoli.

Superare Cesolo e Marciano, arrivati al bivio per Apiro/Cingoli prendere la direzione per Apiro.

Superare le frazioni Palazzata e Corsciano sino all’indicazione per Ugliano, dopo circa 700 metri sulla destra imboccare stradina in terra battuta seguendo la freccia che indica la casa di Lucilla.

In caso di difficoltà potete anche chiedere al baretto di Corsciano, oppure in extremis telefonare a Lucilla al 338.7073857.

Attenzione, tutti sono invitati a contribuire all’evento portando dalla propria bioregione di provenienza cibo e bevanda. Venire armati di buona volontà e pazienza. Per il pernottamento: è possibile campeggiare nel terreno di Lucilla con la propria tenda o con il camper. Chi volesse stare più comodo può prenotare -in tempo utile- alla pensioncina 7 Rose di San Severino (Tel. 0733/635202).

Oltre al campeggio in tenda, altre sistemazioni gratuite (salvo un’offerta volontaria) possono essere reperite presso l’abitazione di Sonia a Jesi, oppure a Treia (entrambi i luoghi sono a pochi chilometri di distanza da San Severino) in entrambi i casi é opportuno portare con sé sacco a pelo e stuoia e -nel caso- anche brandina pieghevole.

Informazioni ulteriori sul programma e sulle sistemazioni telefonando a Paolo 0733/216293 – 333.6023090 o scrivendo a saul.arpino@gmail.com

Sono invitati a partecipare tutti coloro che si riconoscono nel messaggio dell'ecologia profonda.

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venerdì 8 ottobre 2010

Rete Bioregionale Italiana: “Il vero federalismo é solo bioregionale. No alle Regioni carrozzoni, sì alle Province espressione della comunità locale”

Mi tocca tornare sul discorso del “federalismo” vista la spinta governativa verso l'attuazione di una riforma che contribuirebbe ad alienare ulteriormente il senso dell'appartenenza al luogo allontanando vieppiù gli abitanti dalle istituzioni ed oscurando l'identità locale, nazionale ed Europea.

La costituzione degli Enti Regionali in Italia é stato uno dei mali della politica nostrana, tesa a spartirsi la torta amministrativa. Ha fatto comodo ai partiti che si sono creati delle piccole repubbliche all'interno dello stato contemporaneamente permettendo agli amministratori locali di mungere alle prebende pubbliche e gestire le ricchezze del popolo a fini personalistici. Prova ne sia -ad esempio- il gonfiamento paradossale della spesa sanitaria, con norme interne, attuazioni e finalità differenziate, con l'impossibilità di trasferimento da una Regione all'altra come si trattasse di stati esteri e  con la suddivisione delle cariche e degli enti fra i soliti congiunti politici, senza nessun reale beneficio per la salute pubblica. Ma non voglio parlare di questo... per ora!

L'Italia é un piccolo paese che per secoli ha patito il male della suddivisione in vari staterelli, il risultato é che solo dopo l'unità (di cui fra poco ricorre il 150° anniversario) si é ripreso a parlare di identità nazionale ed é stato possibile costruire un popolo, con tutte le difficoltà che ancora persistono e che sono visibili nella nostra società “spaccata” fra nord e sud... fra est ed ovest, fra isole e promontori...

Nel frattempo in Europa, a partire dalla fine dell'ultima guerra mondiale, é andato avanti un processo unificatorio che ora si chiama Comunità Europea. Questa unione é buona per il vecchio continente che ha subito per troppi anni divisioni e guerre intestine. La distribuzione dei poteri in chiave di separazione politica non aiuta assolutamente l'integrazione fra i popoli.

Perciò consideriamo quale potrebbe essere la conseguenza di un “federalismo”(come si prefigura questo che si vuole attuare) che parte dal concetto della separazione delle varie realtà della penisola ai fini di gestire “meglio” le singole ricchezze. Questa nuova parcellizzazione dell'Italia porterà ulteriori mali al popolo italiano ed all'Europa tutta. La costituzione di -a tutti gli effetti- nuove “repubblichette” indipendenti all'interno del contesto nazionale ed europeo non sarà un vantaggio per la comunità, anzi porterà guai, delusioni ed odi... E di questo non abbiamo bisogno proprio ora che la crisi economica galoppante e la spinta allo sfacelo morale si fa più forte in Italia e nel mondo.

C'é bisogno di solidarietà e di capacità di riconoscersi con il luogo in cui si vive senza però cancellare l'unitarietà della vita e la consapevolezza che il pianeta é uno come una é la specie umana. Non si può continuare a separare la comunità degli umani su basi etniche o “sociali” o “religiose” o “politiche”... L'integrazione é solo una ovvia conseguenza del vivere in luogo riconoscendolo come la propria casa. Perciò il vero federalismo può essere solo bioregionale ed il riconoscimento con il luogo di residenza deve avvenire nelle forme più semplici e vicine al contesto socio/ambientale in cui si vive. Questo contesto é ovviamente la comunità del paese, e della città che riunisce una serie di paesi in una comunità facilmente riconducibile ad una identità condivisa. Questa é la “Provincia”. Le Province lungi dal dover essere eliminate dovrebbero anzi assurgere al ruolo rappresentativo dell'identità locale e tale riconoscimento non alienerebbe la comunione ed il senso di appartenenza all'Europa ed al mondo bensì aiuterebbe il radicamento al luogo in cui si vive e la responsabilizzazione a mantenerlo sano e compatto.

C'é inoltre da dire che dal punto di vista storico le Province da tempo immemorabile hanno rappresentato il “luogo di origine” mentre le Regioni sono state create massimamente a tavolino per soddisfare esigenze politiche indifferenti alla comunità. Vedesi la costituzione del Lazio, formato per soddisfare le esigenze di una città che doveva essere la capitale di un nuovo impero, costituito smembrando la Tuscia, rubando territori all'Umbria (Rieti) e aree all'ex Regno di Napoli (Formia, Gaeta, etc.). Oggi Roma ed area metropolitana con i suoi 6 milioni di abitanti (più i non registrati, quasi altrettanti) ha completamente fagocitato il territorio e la gestione delle risorse relegando il ruolo delle Province storiche a quello di “fornitura di servizi e ubicazione di scomodi impianti inquinanti”... (Ma é logico quando si vede che i 9/10 dei residenti laziali stanno a Roma e siccome siamo in democrazia così deve andare...). In verità le grandi città metropolitane dovrebbero essere tutte “città regione” e magari pure decrescere.. se si vuole che il cancro da loro rappresentato non si propaghi al territorio...

Ma non voglio allargarmi troppo oltre l'argomento menzionato nel titolo.

Paolo D'Arpini, referente della Rete Bioregionale Italiana

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venerdì 20 agosto 2010

Mario Cecchi: “Messaggio ai membri della rete Bioregionale Italiana” – E reiterata proposta d’incontro il 30 e 31 ottobre 2010 a San Severino Marche

Alla rete bioregionale,
dall'epilogo dei fatti risulta evidente che ognuno deve seguire la propria strada. La contraddizione è diventata insanabile, si è arrivati alla rottura definitiva. Perché? Ricerchiamo le cause per curare alla radice l'errore o gli errori per non portarceli dietro affinchè non si ripresentino. Ne parlerò in maniera impersonale perchè il fine non è scoprire chi ha torto o chi ha ragione ma capirne il nesso, il significato per non ripeterlo più. Da parte di chi lo vuol capire. Allora le divergenze teorico-pratiche sulla Dea Madre o sull'animalismo rimangono tali ma non dovrebbero provocare la frattura poichè siamo orientati per uno stesso fine, il bioregionalismo non è identificabile con un integralismo biocentrico ove lo stile di vita e le scelte esistenziali sono uguali per tutti, ma convivono diverse pratiche e diverse teorie che sono proprie della biodiversità sia umana che vegetale che genetica. Ancestrale, ognuno proviene da un proprio archetipo. allora mettere in contrapposizione le nostre teorie, anteporre il nostro punto di vista a quello degli altri è sinonimo di un egocentrismo paradossale in una cultura che si fa portatrice del rispetto dell'altro, del diverso. questa intollernza provoca si una frattura poichè combatte i propri simili come nemici, non come amici nel rispetto reciproco.

Come fare quindi a trattare la contraddizione con metodo in modo da non arrivare alla frattura? Può darsi che sia stato fatto, ma io non lo so poichè ho partecipato talmente poco che non conosco la dinamica ma presento delle modalità che hanno avuto successo nella mia esperienza e spero serviranno a qualcuno. Allora quando si conprende che c'è questa intolleranza tra i caratteri e la contraddizione assume un impronta personalistica occorre interporsi nel conflitto e scaricare la tensione dagli individui per assumersi tutto il gruppo la responsabilità del processo decisionale. Le scelte vanno condivise, quindi convocare una riunione straordinaria da tenersi in cerchio con la regola del bastone della parola per arrivare ad una decisione presa con la regola del consenso. Ecco che da informale ed amicale l'incontro diventa strutturato e impositivo, con la regola appunto, ma la più democratica ed egualitaria possibile.

Tutti siamo equidistanti dal centro, non vi è nessuno che ha più potere, non vi è nessuno che ha più tempo di parola per manipolare il cerchio, ci sarà un guardiano del tempo ed è concesso ad ognuno 5, 6 o 7 minuti, quel che vogliamo. Per sviscerare gli argomenti ed essere tutti consapevoli delle tensioni e delle dinamiche esistenti sarà opportuno che prima vi sia un confronto fra le posizioni estreme configurabili da chi ha chiamato il cerchio applicando la tecnica del counsueling ossia senza incolpare la persona opposta, senza giudicarla e pretendere un comportamento diverso ma facendo capire il proprio bisogno e prefigurando la soluzione. Già attuare questa pratica di comunicazione nonviolenta, di ecologia nella relazione, prefigura la risoluzione del conflitto poichè significa che si è disponibili, aperti al confronto accettando le regole condivise e tutti insieme cercheremo la soluzione (visto che gli artefici della contrapposizione da soli non ci sono riusciti e siamo arrivati al punto di convocare un cerchio che coinvolge tutti).

Di fronte al comportamento reiterato di qualcuno che vuole avere ragione e non ascolta gli altri, non accetta posizioni contrastanti la sua e non accetta la regola del consenso che presuppone che la decisione va avanti anche se qualcuno non è d'accordo, non ostacola la decisione ma si adopera per dimostrare la propria tesi, cosa che viene presa in considerazione dagli altri e viene valorizzata e non bandita, quindi si prefigura una dinamica aperta, non conflittuale ma condivisa, fra minoranza e maggioranza (se così vogliamo chiamarle in un linguaggio retrivo, poichè non avranno mai questo significato in un gruppo affiatato ove esiste la fiducia reciproca). Invece è possibile in un gruppo poco radicato, ove è radicato invece il personalismo, che si arrivi al conflitto deflagrante che provoca la rottura ed impone anche agli altri la scelta da che parte stare, allora le posizioni sono diametralmente opposte e non è possibile nessuna mediazione. E' meglio attuare la separazione (come anche in rapporto di coppia) piuttosto che farsi del male e remare contro uno all'altro arrivando fino all'ingiuria o al denigramento reciproco.

Queste si che sono ferite e fanno male. Non ha importanza se sono una o più persone, ma quando tutto il possibile è stato fatto, la separazione non è un male, anzi è la soluzione migliore per entrambi, i percorsi sono diversi e bisogna accettare che sia così di buon animo, augurandosi il bene reciproco.
Mario Cecchi - C/O carlofilippo.ruzzi@gmail.com

Mia risposta:
Apprezzo molto il tentativo di Mario Cecchi di riportare i membri della Rete Bioregionale verso un dialogo costruttivo. In fondo la differenza è sempre stata considerata ricchezza, viepiù dovrebbe essere per noi che ci diciamo bioregionalisti ed ecologisti profondi. Ritengo che se avessimo il coraggio e la buona volontà di riunirci attorno ad un fuoco per condividere pensieri sensazioni ed esperienze di vita, come spesso è avvenuto in passato, riusciremo ancora una volta a trovare sontonia e sinergia. Ripropongo perciò di incontarci tutti a San Severino Marche, luogo centrale e raggiungibile facilmente sia dal nord che dal sud, nella data che era stata indicata del 30 e 31 ottobre 2010. Sono certo che in un’atmosfera agreste e naturale, in cui poter ancora una volta condividere i valori in cui tutti crediamo, saremo in grado di “ritrovarci”. Inoltre la persona che ospiterebbe l’incontro, Lucilla Pavoni, è equidistante e non “contaminata da forme pensiero precostituite”, essa è allo stesso tempo amica e vicina alla “Espressione Naturale” di Etain Addey e Felice del Seminasogni che alla visione “spiritualista laica” del sottoscritto. Il bioregionalismo comunque, ricordiamolo sempre, non può e non dovrebbe trasformarsi mai in “ideologia”….
Cari saluti, Paolo D’Arpini

Proposta di incontro bioregionale del 30 ne 31 ottobre 2010:http://paolodarpini.blogspot.com/2010/08/rete-bioregionale-italiana-incontro-del.html

sabato 7 agosto 2010

Rete Bioregionale Italiana - Incontro del 30 e 31 ottobre 2010 a San Severino Marche

Cari amici.

Sembra che nelle Marche ci siano buone prospettive per realizzare il già programmato incontro annuale della Rete Bioregionale Italiana, così mi sento incoraggiato ad invitarvi. Ad ottobre sarò qui a Treia per contribuire all'organizzazione dell'incontro che si terrà in corrispondenza di Samhain (Ognissanti). Non abbiamo stabilito alcun argomento di discussione, l'incontro sarà quindi informale e basato sulle esperienze di vita ecologista di ognuno dei partecipanti.... nel tentativo di una ricomposizione e di una nuova spinta verso mete comuni. Sono invitati tutti gli uomini e le donne di “buona volontà”, dimissionari e non dimissionari....

Dopo la disaffezione dimostrata da alcuni membri della Rete e dopo aver appreso l'indisponibilità di Jacqueline Fassero a continuare ad organizzare l'incontro di Acquapendente mi sono deciso di tentare di fare l'incontro qui nelle Marche, dove diversi bioregionalisti abitano, fra cui Felice del Seminasogni che ho personalmente invitato.... Spero dunque che i vecchi membri della Rete ed i nuovi simpatizzanti possano e vogliano "apertamente" e liberamente partecipare con il proprio bagaglio esperenziale...

L'incontro é previsto a San Severino Marche, il 30 e 31 ottobre 2010, nel rustico di Lucilla Pavoni, in un bellissimo podere sulle colline marchigiane. Sarà possibile campeggiare in tenda nel podere stesso. Ci stiamo informando per i costi in una pensioncina nei pressi, altre persone potranno essere ospitate qui a Treia. Non sono previsti costi per l'ospitalità in tenda o a Treia, eventualmente un semplice contributo volontario sarà gradito. Per il cibo ognuno porta qualcosa e si cucina e si fa la vesseille in comune. I riceventi sono pregati di divulgare in tutti i modi questa proposta!

Per informazioni logistiche scrivere a: saul.arpino@gmail.com - Tel. 0733/216293

Cari saluti a tutti!
Paolo D'Arpini

venerdì 23 luglio 2010

Vincenzo Benciolini, Stefano Panzarasa, Giuseppe Moretti, Paolo D'Arpini, Etain Addey ed altri ancora... abitanti del Pianeta Terra

Caro Paolo,
penso sia vero, come ho sentito da molti, che questo mezzo elettronico che usiamo per confrontarci ci porta facilmente su terreni di scontro. Personalmente, sento una grande differenza tra la parola scritta e quella detta guardando negli occhi l'interlocutore.
Io sono uno che scrive, anche se talvolta mi trattengo perché sento che è troppo facile e che dovrei di più parlare quando ho davanti le persone alle quali mi rivolgo.
In questo caso ho iniziato a scrivere a giochi finiti o a giochi già molto avanzati.

Voglio però argomentare su quanto hai scritto: "....non mi piace però come "condizione" per cui se quanto richiesto non viene attuato allora seguono anche le "dimissioni" di Vincenzo..."

Siamo complessi, siamo fatti anche di ragione e, quando mi si pongono degli interrogativi, o quando ho dei conflitti o dei dubbi, mi serve ragionarci sopra utilizzando anche le esperienze che ho avuto in altri contesti.
Ero in un gruppo di meditazione che segue gli insegnamenti di un monaco buddista (un "maestro"). Mi andavano bene molte cose .... . Non mi andava bene pronunciare il proponimento di dover, ogni giorno, dichiarare una serie di "comandamenti", non li chiamano così ma io li sentivo tali. Per due tre volte ho obiettato, poi ho detto che non sarei più venuto. Sento ancora un conflitto perché il gruppo mi è mancato ma ritengo, almeno per ora, di aver fatto bene. Nessuno mi ha scomunicato, posso ancora dire di seguire la via spirituale buddista, come altre, e io non ho giudicato né scomunicato nessuno.

Si tratta, mi sembra quì, della Verità che, a mio avviso, non può essere che la "mia" verità, la verità di ciascuno, soggetta a tutti i condizionamenti che ciascuno ha ricevuto e che, comunque, è quella che mi deve impegnare. Siamo diversi: se per quel gruppo, dato il percorso che ha fatto, i condizionamenti ricevuti ecc., ecc., va bene così, che diritto ho io di insistere nelle mie contestazioni? Posso, forse, pretendere di sapere cosa va bene per loro, qual'è la loro verità?

Nessuno può togliere qualcuno dall'adesione al Bioregionalismo o all'Ecologia Profonda.

Però, all'interno di una vasta adesione multiforme, diversa e forse anche, talvolta, conflittuale, si sono formati dei gruppi di confronto e di lavoro. Qui i rapporti si fanno più stretti e occorre, per stare vicini fianco a fianco, più omogeneità ed intese. Altrimenti, se uno tira da una parte e l'altro dall'altra si rimane fermi. Può non trattarsi di posizioni inconciliabili ma solo di priorità, ma che io non pretenda di sapere la priorità dell'altro!

Ci potranno essere assemblee allargate a più gruppi che non necessitano dell'omogeneità di un gruppo operativo ristretto. In queste occasioni ci si potrà confrontare sempre con il dovuto rispetto ......

Nella linea di quanto sopra scritto mi sta bene confermare la mia posizione di uscire anch'io dalla Rete se coloro che hanno fatto prima di me questa decisione non cambieranno idea. Infatti è con quelle persone ed altre a loro simili che sento di poter utilmente collaborare.
Si, perché anche con te, Paolo, non è che mi senta proprio a mio agio .... Ma non si possono fare tutti i percorsi e tutti i confronti che si aprono davanti .... .
Salutando tutti, faccio un saluto particolare a Stefano, che spero mi legga, sperando che questa mia possa essere servita a chiarire meglio la mia posizione.

Vincenzo Benciolini

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Mia risposta:

Caro Vincenzo, quanto da te espresso con sincerità e chiarezza é pur condivisibile e ragionevolmente accettabile.. resta il fatto che -scusa la franchezza- viste le tue conclusioni e le premesse fatte da Etain e gli altri "sulla possibile continuità di collaborazione con chi si sente in sintonia" che la fuoriuscita dalla Rete sia semplicemente funzionale alla esclusione "materiale" di Stefano e mia nonché degli argomenti da noi portati avanti... (diminuzione del consumo della carne, spiritualità naturale o laica, etc.).

Dici di sentirti ancora un "buddista" ed é forse proprio questa la chiave di lettura... della tua reiterata proposta di "dimissioni".. ovvero non sei "propriamente" laico e libero da preuspposti.. ma ritieni di poter collaborare solo con chi la pensa "almeno" quasi come te... magari con maggiore attitudine alla "anarchia" di percorso...
Buona fortuna a te ed ai tuoi simili, che continuerete a stare su questa terra, assieme a me e Stefano, assieme a Berlusconi e D'Alema, assieme al Buddha ed al Nisargadatta Maharaj (esempi..)
Aha, spero che se qualcuno, come potrei essere anch'io se mi gira, si occupi del prossimo "incontro/scontro" della Rete Bioregionale Italiana al quale poterci confrontare "vis a vis" come dici tu!

P.S. Siccome dici di voler prima parlare a quattrocchi, perché non dai le dimissioni dopo esserci incontrati? E l'attuazione dei "sottogruppi" della Rete come la immagini se tutti si dimettono dalla Rete?

Cari Saluti, Paolo D'Arpini

martedì 6 luglio 2010

Eco-news di Simonetta Badini e l'incontro di ottobre 2010 della Rete Bioregionale Italiana a Monte Rufeno (Acquapendente – Viterbo)

Ante Scriptum:

Pubblico volentieri questa presentazione del bimestrale Eco- news, diretto da Simonetta Badini, anche perché nel numero recensito si parla del parco regionale di Monte Rufeno ad Acquapendente, il luogo in cui è previsto il prossimo incontro autunnale della Rete Bioregionale Italiana.

Ricordo che proprio a Monte Rufeno avvenne la fondazione della R.B.I. nel 1996 e credo che questo ritorno nello stesso luogo non potrà far altro che bene alla “struttura” della Rete, in questo momento alquanto sbrindellata per la mancanza di idoneo coordinamento (in seguito alle dimissioni di Giuseppe Moretti e alla carenza di dialogo interno). Infatti uno degli argomenti portanti da discutere fra i membri della Rete è proprio quello del futuro assetto organizzativo della Rete stessa..

La proposta che trovo più consona è quella del “coordinamento auto-gestito” in cui i vari referenti locali si occupano delle attività coordinative nei diversi ambiti bioregionali e la comunicazione delle stesse avviene di volta in volta attraverso uno “sharing” informativo continuato, ufficializzato di volta in volta agli incontri annuali. Questa proposta, che non prevede quindi la figura ufficiale di un “coordinatore” mi sembra la più idonea allo spirito libero ed ecologico di una rete aperta, intelligente e interessata al territorio, nonché munita di nodi funzionali ben operanti.

Ma lascio da parte, per ora, questo discorso che verrà affrontato a suo tempo invitandovi alla lettura del testo summenzionato. Cari Saluti, Paolo D’Arpini

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E’ in edicola da martedì 6 luglio il nuovo numero di Eco-news, periodico a diffusione nazionale sull’eco sostenibilità patrocinato dal Ministero dell’Ambiente. L’edizione maggio-giugno del bimestrale in uscita – gratuito – è dedicata ai green jobs e al turismo sostenibile, con uno sguardo speciale al territorio della Tuscia.

“In questo numero abbiamo nuovamente zoomato sulla provincia di Viterbo” spiega Simonetta Badini, direttore di Eco-news “soffermandoci su un caso di eccellenza che abbiamo ritenuto doveroso evidenziare ai nostri lettori: la Riserva Naturale Monte Rufeno. E’ un’area protetta che insiste interamente su territori demaniali nel Comune di Acquapendente, all’estremo nord della Regione Lazio. Qui si sta implementando un progetto di rivalutazione della biodiversità, di valorizzazione delle attività produttive in sintonia con la conservazione dell’ambiente naturale e di sviluppo del turismo sociale, attraverso il restauro e la gestione pubblica virtuosa del patrimonio edilizio esistente all’interno della Riserva”. Turismo sostenibile fa rima con professioni “verdi”. E dunque, a parlare dei nuovi scenari professionali su questo numero di Eco-news sono, tra gli altri, Tessa Gelisio, giornalista e conduttrice di “Pianeta mare” in onda su Rete 4, Renato Brunetta, Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente. “In un momento di grave congiuntura economica” continua il direttore di Eco-news Simonetta Badini “l’attenzione alla green economy rappresenta il salvagente da lanciare al mondo per evitare che la condizione di crisi divenga irreversibile.

Da una riconversione di atteggiamento verso i consumi e gli stili di vita non più sostenibili, si potrà costruire una nuova idea di futuro, dando impulso all’economia e all’occupazione. I green jobs ne sono la dimostrazione, nascendo da un rinnovato modo di intendere le professionalità. Si tratta di nuovi approdi occupazionali che riescono a trovare immediato riscontro in un mercato in continuo mutamento, dando una incisiva risposta all’esigenza di lavoro, soprattutto per i più giovani. Un settore che può sviluppare una virtuosa offerta d’impiego è sicuramente quello turistico, che sta convertendo i suoi obiettivi coniugando il relax e il divertimento con il contatto e il rispetto dell’ambiente di riferimento”. A un anno dalla sua nascita Eco-news è ormai un punto di riferimento nazionale tra gli organi di informazione ambientale, ottenendo il plauso di “Almanacco della Scienza”, quindicinale del Cnr, che scrive: “Questi argomenti e molti altri, come biodiversità, energie alternative, green economy, sono tra i principali affrontati dagli ultimi numeri di riviste d'informazione ambientale come ‘Iam Informazione & Ambiente' , ‘Eco-news' e ‘Natura e Società', periodico della Società Pro Natura. Riviste che non amano affrontare le tematiche ambientali solo in termini pessimistici e di denuncia, ma che si pongono l'obiettivo di diffondere una cultura ambientalista attraverso la promozione di iniziative ed eventi di sensibilizzazione, progetti 'eco-compatibili' nei campi dello sviluppo e dell'innovazione sostenibile, casi di eccellenza nei settori dell'industria e della pubblica amministrazione”.

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