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giovedì 19 gennaio 2012

Benito Castorina ed il messaggio inviato il giorno del suo compleanno



Caro Paolo D'Arpini, ti invio il mio scritto per la festa del compleanno tenutasi come ogni anno al “Fienile”, luogo in cui si praticano attività culturali,“non si potrà parlare di democrazia e di pace sin quando non ci saranno pari opportunità per i Popoli Sovrani e per gli esseri umani” (Beaver), cari saluti, Benito Castorina


Mi car adorat amic,

Durante i viaggi dentro e fuori il mio corpo
Ho scoperto che dentro dimora il mio spirito
Perchè il mio vero corpo è fuori e lì, siete voi, qui e ovunque.
In quanto solo voi consentite la mia sopravvivenza
E solo il mio corpo può ospitare il mio spirito.
Ma di più, il mio spirito anima il mio corpo
E tutte le nostre anime insieme, mai si estinguono,
ma si rinnovano nell’eterno vagare del pensiero
che accende e anima la forza vitale della natura
che nel finito ciclare concluderà
la nostra misssione sulla terra.

Noi siamo infiniti, ma nella materia limitati,
materia che si avvicenda e si rinnova,
nei cicli di nascita e morte
e tu donna, tu incubatore umano e custode
dell’unica porta d’accesso alla vita
hai paura e ricerchi certezze, un nido, un focolare,
e tu uomo, ricerchi avventure, emozioni,
e voi… e noi insieme così facendo
rallentatiamo l’andare verso l’infinità, il non essere,
quel non essere che ci fa essere… per sempre
la vita eterna e così sarà.

Così sarà, perché dicendo così sia,
direi quì ed ora, anticiperei alla materia
un ruolo che non ha, non siamo pronti
non siamo a quel livello di compassione
che ci renderà così leggeri da sollevarci,
sollevarci, mentre la materia diventa più leggera,
noi determiniamo il superamento di ogni limite
e tutto diventa eterno, in uno… noi!
Noi adesso esercitiamo la vita che si alterna
in resurrezione che non c’è se non c’è morte
in risveglio che non c’è se non c’è sonno.

Il sonno e il risveglio mostrano il ciclo corto
l’esempio quotidiano di morte e resurrezione
Se non si dorme si muore, se non si mangia si muore.
Ma si muore in mille modi, di freddo, di paura, d’amore!
E il corpo può morire, il cervello può morire,
ma lo spirito non muore mai, dimora nel corpo,
ancorato nel cuore, e quando molla l’ancora,
attiva la compassione degli esseri viventi e ne senti il calore,
che ti conforta, ti rasserena, ti avvolge, ti protegge,
mentre nell’identità col tuo spirito, ti lasci andare,
e vedi il tuo corpo disteso, ricordo di un tempo finito.

Allora se c’è tanta bellezza, tanto amore,
tanto trasporto, nelle cose immateriali, abbiamo la via!
Organizziamo la nostra vita su tutto ciò che è illimitato
Su tutto ciò che ognuno di noi può avere senza limiti,
superando, convenzioni, usi e costumi,
che hanno posto o impongono limiti e barriere,
alla mente, al corpo, alla vita.
Il gioco, la danza, il ballo, la condivisione, il canto,
la recita, il salto, il nuoto e tutti gli sport fisici, lo yoga,
la preghiera, ecc, ecc. ecc. e ancora le coccole,
le tenerezze, l’amore, il sesso!

Ci accorgiamo così di quanta vita c’è intorno a noi
Ma ci accorgiamo anche della nostra incapacità,
della nostra incapacità di cogliere le bellezze,
le bellezze di questa materia che ci limita sì,
ma che può dare senso a questo passaggio,
dare un ruolo a questa nostra precarietà,
a questo traumatico e quasi patologico modo di vivere,
osserviamo i limiti di questa meravigliosa avventura
cominciamo superando quelli che dipendono da noi
liberarando la mente, ci apriremo alla creatività
troveremo il modo per soddisfare i bisogni fisici.

Noi siamo ricchi, tutti gli abitanti del mondo lo sono.
La biodiversità è una fonte di ricchezza infinita.
Diverse le specie, diverso il clima e le risorse di ogni genere,
ma diversa anche la distribuzione in ogni direzione,
un magnifico laboratorio che ti consente tutte le prove,
sarebbe una cosa fantastica se non ci fosse la paura,
la paura del limite materiale delle cose che crea i fifoni,
il fifone accumola ricchezza e potere, in questi vede mezzo e fine,
si circonda, si copre non vede oltre, la paura aumenta la sua avidità,
non ha niente di umano è re della cosa, principe o cortigiano,
ma è povero perché non sa che esiste al mondo la solidarietà.

E noi che crediamo in un mondo migliore
Un mondo non facile da costruire
Mettiamo a frutto le nostre esperienze
Facciamo dell’immateriale uno stile di vita
Apriamo la mente di questi fifoni
Che cercano nel posto e nel modo sbagliato
Risposta alle loro paure e sciupano tempo
Risorse e energie per essere tanto ricchi e potenti,
da poter comprare tutta la felicità che vogliono,
ma non la troveranno mai perché non costa niente
e nessuno gliela potrà mai vendere.

La bellezza della mia età
è che vedo sempre più dentro:
di me, grazie alla compassione;
degli altri, grazie alla condivisione.
Continuo a vedere lontano
ma vedo sempre meno da vicino.
Mi metto gli occhiali, e…e vedo e leggo fuori.
Da giovane ho cercato tanto e non ho trovato
occhiali che ti fanno vedere dentro!
Quel vedere che al di là di ogni apparenza
Ti manifesta la vera bellezza, la bellezza interiore!

Benito Castorina, il giorno del suo compleanno 13 gennaio 2012

martedì 20 dicembre 2011

Lo spirito non invecchia mai.. qual'è allora l'età pensionabile?




L’età pensionabile?

Un sistema più avanzato sarebbe di portare il minimo di contibuti a 45 anni, con decorrenza dall’accesso alla scuola che prevalentemente è a 6 anni. I contributi verrebbero accumolati per ogni anno di studi e non verrebbero percepiti nel caso in cui si ripete l’anno (andare a scuola non è più un obbligo, ma un’interesse). A conclusione degli studi chi trova lavoro aggiunge altri contributi, chi non lo trova percepisce un assegno per gli anni spesi nello studio che corrisponde a quanto necessario per il sostentamento in modo da evitare speculazioni ed incoraggiare al lavoro. A 65 anni si va in pensione e ci si può impegnare a fare volontariato sino a 75 percependo un 10% in più sulla pensione e acquistando il titolo di benemerito. Il lavoro viene considerato un atto d’amore verso le cose e le persone che ne beneficeranno e farà parte dei programmi di educazione scolastica.

Praticamente a venticinque anni di ètà per chi ha conseguito una laurea di sei anni e a un’età inferiore per gli altri si entrerà nel mondo del lavoro continuando ad accumolare contributi e l’orario di lavoro si riducurrà a 5 ore giornaliere per tutti, mentre le altre ore verranno dedicate ad attività utili, accessibili a tutti, illimitate e gratuite, quali la relazione con gli altri, la cultura, l’amore in tutti i sensi, il canto, il ballo, la preghiera, il gioco, le passeggiate, la corsa, il nuoto, la lettura, la scrittura, la recita, il disegno, l’invenzione, l’immaginazione e i sogni per un mondo equo e solidale.

Ma la cultura tra le mille altre cose gratuite ne prevede alcune importanti come il viaggiare e sarei veramente felice se tutti gli esseri umani potessero conoscere buona parte del mondo questa nostra madre terra: sarebbe un passo al di là delle pari opportunità tra i popoli e le pari opportunità tra le persone: un passo lungo lungo, lungo… secoli?

Liberalizziamo lo spirito!

Benito Castorina

lunedì 7 novembre 2011

Vittoria inutile 2... Commento sull'inutilità della guerra di Benito Castorina

"Angelo triste" dipinto di Franco Farina


A commento dell'articolo "vittoria inutile": http://paolodarpini.blogspot.com/2011/11/vittoria-inutile-quella-in-una-guerra.html


Scrive Benito Castorina:

Sante riflessioni!!! E… come dice Beaver: “La pace, la giustizia e la democrazia non si possono ottenere se non si consentono pari opportunità ad ogni popolo e pari opportunità ad ogni individuo”. Ed io aggiungo che “per grazia di Dio” noi apparteniamo a quei popoli che hanno diritto di costruire centrali nucleari, quindi la bomba atomica.

Altri popoli non possono e in conseguenza domani li andremo a bombardare. Noi siamo contro le dittature e da buoni democratici andiamo a uccidere i dittatori (i loro sostenitoried i civili innocenti), cioè quei capi di governo che utilizzano sistemi coercitivi nei confronti dei propri connazionali (definiamoli… dittatori di primo livello). Ma i governanti di quei sette otto o poco più Paesi “democratici”, che per governare il mondo utilizzano sistemi coercitivi nei confronti dei restanti Paesi come li dobbiamo definire? (dittatori di secondo livello?) Come dobbiamo definire i loro amministrati? (dittatori di livello inferiore?) Riflettendo su ciò che siamo al di là di inutili o sciocche definizioni, consci che sappiamo a quali tra questi popoli apparteniamo, ci appare ineludibile la necessità di progettare e promuovere un nuovo modello sociale che miri al superamento di ogni forma di egoismo e abbia sempre chiaro che l’uomo non può togliere ciò che non può ridare, per esempio la vita (e per ciò che è stato fatto e si farà siamo e saremo complici, nostro malgrado). I buoni propositi sono tanto, rappresentano un passo verso nuovi paradigmi, la speranza per un futuro condiviso sin dal suo progetto.

Le cose materiali non possono sopraffare quelle spirituali, come il corpo non può sopraffare l’anima. Così il nostro pensiero, le nostre convinzioni, possono determinare il cambiamento e più allegro sarà il cammino più vicina sarà la meta, e, chi avrà un sorriso di sufficienza o riderà per queste mie affermazioni avrà iniziato inconsapevolmente il cammino verso quella meta.

Un abbraccio... Benito Castorina

mercoledì 21 settembre 2011

Vetiver - Non di solo pane vive l’uomo, non solo diffamatori della patria ma anche giustizialisti alla francese!




Non di solo pane vive l’uomo, non solo diffamatori della patria ma anche giustizialisti alla francese!

Chi si lamenta è perdente chi vede negli altri le colpe non si libera delle proprie.

Il liberismo è fallito causa clientelismo, nepotismo, corruzione. Adesso la staffetta riparte: il testimone passa nelle mani delle persone capaci e oneste.

Solo credendo in questo possiamo determinare il cambiamento, portate in giro la lieta novella e non parlate male dell’Italia e degli Italiani.

Dobbiamo agire correttamente, dare l’esempio e pretendere correttezza (fatevi rilasciare le fatture!). Non dobbiamo aspettare che qualcuno porti il cambiamento, cambiamo.

Il partito totalitario del fare ci ha lasciato tante cose il partito totalitario dell’occupare adesso raschia il barile, farnetica, inveisce e dà una mano a quanti vogliono affossare l’Italia per completare la campagna acquisti:

tra poco saremo stranieri in patria dato che sono in vendita anche i beni accumolatio in millenni. Ridevamo quando Totò si vendete il Colosseo: oggi ciò è consentito ai Comuni.

Purtroppo chi ha la testa non è da impiccare e chi è da impiccare non ha la testa… ergo, la proposta è sbagliata.

Una ferma volontà, determinazione, lucidezza mentale, amore, capacità di seminare amore, chi ha seme può farlo, chi non ha seme trovi la forza di non vendersi e collabori con chi ha il seme!

L’agricoltura è il futuro è l’occasione perché ci siano pari opportunità per tutti i popoli del mondo.E non pariamo di democrazia sino a quando non ci rendiamo conto che una manciata di paesi mafiosi (sette, otto, nove?) tengono sotto bastone il resto dei paesi del mondo!

Il colmo è che siamo mafiosi e molti di noi muoiono di fame!

Allora sta democrazia, ste manifestazioni ipocrite di pacifismo dove ce le mettiamo?

Sino a quando non ci saranno pari opportunità per tutti i popoli non ci potrà essere pace nel mondo, ma ancora di più nelle nostre coscienze!

Costruiamo modelli sociali basati sulle esperienze fatte grazie a uomini che hanno scosso il mondo facendo emergere eroismi e atrocità di cui ogni essere umano è capace e guardiamo a tutte le esperienze della nostra storia, anche al ventennio mussoliniano per arrivare ad un modello sociale, come si diceva una volta, a misura d’uomo.

A presto costruttori del futuro possibile!


Ah...

Sarebbe interesante arrivare ad un Comune anche piccolo dove c’è un Sindaco che vuole fare gli interessi dei cittadini.

In un terreno comunale si fa un vivaio di vetiver per la produzione di biomassa (ci sono le aree delle mussoliniane Università Agrarie) e un impianto modulare a biomassa per la produzione di energia elettrica.

Ogni anno il sindaco può aggiungere da 5 a 10 moduli e negli anni riesce a soddisfare le esigenze di energia e gas per le strutture comunali e le strade sino a soddisfare nel tempo la domanda di energia e gas per tutti gli abitanti.

Durante gli stessi anni risolve i problemi degli smottamenti, delle frane, degli alluvioni, della carenza di acqua, dell’inquinamento di terra, acqua ed aria, la bonifica delle discariche e quant’altro il vetiver può consentire, compresa la possibilità di vendere energia ai comuni vicini. Tutto ciò perché il vetiver si moltiplica naturalmente da 10 a 15 volte l’anno con una spesa di manodopera di circa 20, 30 centesimi a pianta grazie alla forza vitale della natura che attivando sole, acqua, terra, reazioni chimiche, microrganismi e altre funzioni più o meno note riproduce il miracolo della natura senza chiedere un solo soldo.

La natura ci viene incontro! E noi?

Vi abbraccio con affetto assieme a tutti gli amici sensibili a tali problemi.

Benito Bruno Castorina

sabato 11 giugno 2011

Entrare nell'area delle persone che amano e gioiscono....



Uscire nel caldo...

Dobbiano portare quei pochi che decidono per tutti, nell’area delle persone che amano gioire o spontaneamente e semplicemente amano e gioiscono.

Io che ho superato l’imbrunire della vita e lo percepisco nella sua meravigliosa interezza, sento, anche perché mi è stato concesso di sperimentarlo che la lotta non paga e ciò che paga è il costante lavoro di inclusione degli “altri” (per me l’altro è vicendevolmente una diversa collocazione di me stasso) nel proprio progetto di società, se in questo si crede e si ha la serenità di non escludere gli altri e di non escludersi sentendosi diversi o addirittura migliori, ma contemporaneamente impotenti.

Tiriamo fuori la nostra divinità, pensate, investiamo la nostra energia nello sforzo sovrumano di limitare ciò che è immateriale quindi infinito abbassandolo al livello della materia il cui limite è origine di ogni lotta di ogni desiderio di conquista. L’amore e la gioia sono illimitati, ma si comprano e si vendono come le patate o le banane e siamo così stupidi da far gestire ad altri quell’amore che possiamo dare e avere senza limiti, traendone e dandone gioia, perché altri hanno creato usi e costumi che noi osserviamo senza averne l’obbligo e senza renderci conto che sono questi i contenitori che limitano la nostra libertà.

E quando parlo della nostra libertà includo anche quegli “altri” che ormai per forza di inerzia, senza sapere più il perché, limitano gli altri “altri” limititando sé stessi negli angusti confini della solitudine interiore e di quella miseria immateriale che trova sbocchi solo in azioni violente e distruttive verso sé e verso gli altri. Scuotiti amore, riscuoti il tuo spazio illimitato, non cedere all’egoismo, supera questa barriera, troverai un mondo se non meraviglioso almeno migliore! Possiamo, noi, essere esempio e guida, noi, i tanti, quelli che se fossero uniti potrebbero governare questa barca in deriva.

Nell'immediato vota 3 sì e rifletti sul quarto, un giorno avremo la fortuna di avere il Presidente che tutti vorrebbero, che fa crescere l’Italia e gli Italiani e che fa una politica per fare ottenere pari opportunità non solo a tutte le persone del nostro Paese, ma pari opportunità per tutti i popoli del mondo: viene incriminato ingiustamente (se non ucciso) perché … rappresenta una minaccia per i poteri consolidati. Il caso Tortora è stato sempre il mio tormento.

Un abbraccio, Benito Castorina

mercoledì 23 marzo 2011

Bioregionalismo e difesa del territorio e della salute dei cittadini


(Nella foto soprastante Benito Castorina al riparo di una nicchia)

Comitati in allerta per contrastare il progetto di una centrale ad olio di colza a Monterosi (Viterbo)

European Consumers sempre attenta alla tutela dei cittadini del Lazio ha ricevuto la segnalazione della costruzione di una centrale ad olio di colza da installarsi al confine fra la Provincia di Roma e quella di Viterbo, nel comune di Monterosi.
Pare infatti che il comune di Monterosi abbia emanato, con carente informazione dei cittadini, la delibera N° 26 del 28/10/2010 e la sua variante N° 33 del 30/11/2010 che prevedono l’installazione, nei pressi della cava di lapillo, di una: CENTRALE TERMO ELETTRICA AD OLIO DI COLZA DA 3 MW

La centrale verrebbe impiantata da una società privata, previa stipula di una convenzione che, in via teorica, porterebbe nelle casse comunali 75.000€ annui.

Appresa la notizia, alcuni Monterosolini hanno creato il comitato, che si oppone alla centrale per i potenziali rischi connessi alla tutela dell’ambiente ed alla salute dei cittadini, nel nostro comune e in quelli limitrofi (Nepi e Trevignano). In attesa che il Comune di Monterosi produca il progetto esecutivo della centrale, in base alle nozioni tecnico - scientifiche di carattere generale, si evince che tali rischi e potrebbero essere:

a) La termo combustione ad olio vegetale impiega motori diesel che disperdono il 60% circa dell’olio bruciato. In una zona esposta ai venti, come la nostra, la ricaduta del particolato e dei gas prodotti dalla centrale si potrebbe avvertire in un raggio di, almeno, una decina di chilometri (in linea d’aria) dalla centrale, colpendo tutto il territorio del nostro comune, quello di Nepi e quello di Trevignano (in parte). Nonostante la nuova generazione di filtri, anche se nei limiti di legge, verrebbero emesse:

• polveri sottili PM10 (il particolato che comporta la chiusura del traffico di molte città);

• le ancora più pericolose nano-polveri < pm2,5 (Biossido di carbonio, Monossido di carbonio, Ossidi di azoto, Ossidi di zolfo). Le polveri < pm2,5 vengono assorbite dall'organismo in pochi secondi e nel giro di un'ora entrano in circolo raggiungendo i vari organi, dove si accumulano. Queste polveri potrebbero avere effetti cancerogeni e mutageni e comunque non sono rilevate dalle centraline per il controllo ambientale.

b) Una centrale ad olio combustibile può bruciare diversi tipi di olio (di qualità più o meno pregiata: colza; girasole; palma;..). Maggiore è la qualità dell’olio bruciato, minori sono le emissioni tossiche. Perciò, la gestrice dell’impianto, considerata la sensibile differenza di costo tra i vari oli vegetali, potrebbe utilizzare, di volta in volta, combustibili diversi, anche per le carenze dei mercati dovute all’aumento di domanda di carburanti, connesso alla continua nascita di nuove centrali ed alla trasformazione di quelle esistenti.

c) Non si possono escludere, a priori, incidenti tecnici, in particolare sui filtri, che aumenterebbero (sia pure temporaneamente): l’inquinamento acustico-ambientale e la dispersione di cattivi odori. Inoltre, la società gestrice della centrale, dopo la prima autorizzazione, potrebbe farsi approvare l’aumento della potenza. d) Solitamente, questo tipo di centrali cedono l’acqua calda ed i vapori di processo per il teleriscaldamento o usi industriali. Nel nostro caso, stante le informazioni verbali dateci dal Comune di Monterosi, essi non verrebbero riutilizzati, ma dispersi nel terreno e nell’aria, producendo un continuo surriscaldamento del nostro territorio, anche se lieve. (Potrebbero contribuire ad un progressivo aumento locale dell’effetto serra che, notoriamente, provoca cambiamenti climatici);

e) L’installazione della centrale potrebbe svalutare il comprensorio colpito dalle sue emissioni tossiche, provocando la riduzione del valore degli immobili.

Pur essendo consci della necessità del Sindaco di trovare entrate sostitutive dell’ICI, siamo perplessi del metodo scelto per fare cassa. Il Giunta comunale, se avesse prestato più attenzione alla tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini, avrebbe facilmente scoperto, che si possono ottenere profitti anche da energie ecologiche non inquinanti, non basate sulla combustione di biomasse liquide.

Su questo tema delle biomasse non inquinanti potete leggere gli articoli del prof. Benito Castorina, referente per l'energia pulita della Rete Bioregionale Italiana:
http://www.google.com/search?client=gmail&rls=gm&q=biomassa%20benito%20castorina

Paolo D'Arpini

martedì 8 marzo 2011

La biomassa di Benito Castorina


(Energia dalla natura - Nell'immagine di Franco Farina)

Inno alla biomassa

Biomassa, biomassa e fiaschi de vin!

La nella valle c’è la biomasssa

Porca pupassa,

porca pupassa..

La nella valle c’è la biomassa

E c’è chi scassa (la campagna)

Ma ghe piase el vin!



Il sole scarica 1 kw di energia su un mettroquaddro di ssuperficcie

E le piante ne fanno buon uso

s‘io fosse no biologo e me piacesse la biodiversitàs

parlerebbe il biomassese p’applicà li mia studdi

lo fotovortaico converte no centesimo de lenergia solare

nzomma è na sola, ma se l’intendo è de fa ricchi li tedeschi

e recuperà quarche lirozza anzi e-urina facenno li sembrici vennitori…



me dicheno che spremenno er pannello fotovortaico esce er petrollio

e cor petrollio se fano le machine, li farmaci, li mobili, li pesticidi,

li concimi pe le piante, lo GAS SERRA, se fa tutto,

mi padre faceva tutto co le materie prime vegetali e animali,

ma non je arriusciva mai de fa lo gasserra, Esso,

annava a cortivà er grano nel Magreb, pe sfamà la povera gente de laggiù e

ciamo sfamato puro li cinesi durante la rivoluzione cinese appunto

eremo nu paese de inventori

mo semo nu paese de inventati e vennitori de fotovortaico

e come dire che quello che avevamo… semo diventati!



La mia fortuna è che voi sete cervelli e quindi ve ne annate dall’Italia!

Viva l’Italia libbera!

Er sor benito che ve saluta e qua rimane!



La nella valle c’è la biomasssa

Porca pupassa,

porca pupassa..

La nella valle c’è la biomassa

E c’è chi scassa

Ma ghe piase el vin!

Biomassa, biomassa e fiaschi de vin!


Benito Castorina

giovedì 3 marzo 2011

Bioregionalismo e agricoltura contadina in Calabria - Dall'11 al 17 marzo 2011



Dall'11 al 17 marzo 2011 - Bioregionalismo e agricoltura contadina in Calabria

Buongiorno,

nell'ambito della campagna politica 'Agricoltura contadina e lavoro migrante stagionale' dal 11 al 17 marzo prossimo una delegazione composta da sindacalisti, contadini, associazioni, avvocati e ricercatori di cinque paesi Europei, si recherà in missione conoscitiva in Calabria, dove da novembre risiede una volontaria che monitora la situazione dei lavoratori agricoli migranti e ha preso contatti con realtà locali.

La stessa la rete europea organizza per mercoledi 16 marzo 2011, alla fine di una settimana di incontri in Calabria, una conferenza stampa sul tema "Una nuova PAC per il 2013: i diritti dei contadini e dei lavoratori stagionali europei".

La Politica Agricola Comune (PAC), verrà riformata nel 2013. La rete si
pone l'obiettivo di rivendicare un riorientamento della PAC per la
difesa dell'agricoltura contadina e dei lavoratori agricoli migranti.

La conferenza stampa avrà luogo alle ore 12,00 presso il Dipartimento di Sociologia e Scienza Politica dell'Università della Calabria c/o Sala Consiglio (Cubo 0B, Via P. Bucci, Arcavacata di Rende, CS). L'evento sarà preceduto alle ore 10,00 da un incontro-dibattito organizzato in collaborazione con Gao Cooperazione Internazionale ed il Centro Studi per lo Sviluppo Rurale dell'Università della Calabria in cui si discuterà di agricoltura e migrazioni.

Interverranno: Alessandra Corrado (Università della Calabria),
Renata Nowak (GAL Mroga, Polonia), Justyna Frelak (Istituto Politiche
Pubbliche, Polonia),
Rodica Novac (Ado Sah Rom, Romania),
Ionut Fumureanu (Sindacato nazionale degli agricoltori, Romania),
Fabrizio Garbarino (Associazione Rurale Italiana),
Alessandra Turco (Associazione Rurale Italiana/O.N.G. M.A.I.S.),
Bernard Breton (Confédération Paysanne, Francia),
Nicolas Duntze (Confédération Paysanne, Francia),
Spitou Mendy (Sindacato Operaio del Campo, Spagna).

Visto l'importanza dei temi e il tentativo politico di far comprendere l'indissolubilità della dignità dei contadini e del rispetto del lavoro agricolo migrante e autoctono, vi chiedo di dare la massima visibilità all'iniziativa e di invitare a partecipare i/le militanti/e contadini/e (e non) dei vostri circuiti.

Grazie e saluti.

Fabrizio Garbarino
Associazione Rurale Italiana
347.1564605 - info@assorurale.it;

Con l'adesione di Benito Castorina, referente per l'Agricoltura Contadina
della Rete Bioregionale Italiana

…...............

Articoli su Agricoltura Contadina:
http://www.google.com/search?client=gmail&rls=gm&q=agricoltura%20contadina%20paolo%20d'arpini

martedì 21 dicembre 2010

Bioregionalismo, riequilibrio ecosistemico con elementi naturali e produzione energetica pulita

"Foto del pranzo dell'incontro rifondativo della Rete Bioregionale Italiana, il 31 ottobre 2010, il prof. Benito Castorina è ritratto in primo piano sulla destra. In quella occasione fu presentata la pianta Vetiver e ne fu fatto omaggio di un esemplare a tutti i convenuti. (Nota di Paolo D'Arpini)

Per riequilibrare l’ecosistema non è necessario compiere un’analisi esaustiva di tutte le cause che determinano le condizioni di squilibrio e gli effetti talora devastanti che ne derivano, perché tale ricerca sarebbe, come di fatto è, difficile e si presta a quel dibattito che è occasione o alibi per rinviare ogni possibile soluzione del problema. Sarebbe velleitario, tra l’altro, presumere che l’uomo possa progettare e gestire un modello di interventi per il riequilibrio dell’ecosistema, continuando a violentare la natura anziché assecondarla, con azioni che limitano o inibiscono la sua capacità di rigenerarsi.

Come sarebbe velleitario chiedere, per ciò che riguarda la produzione di energia, un’immediata sospensione delle attività estrattive dei combustibili fossili al fine di non immettere nell’aria l’anidride carbonica, derivante dalla combustione di quelle materie prime che lasciate nel sottosuolo non avrebbero generato nessuno squilibrio. Allo stesso modo non si può chiedere di sospendere quelle attività antropiche che sono possibili cause di alluvioni, frane, esaurimento dell’acqua e di materie prime non rinnovabili, desertificazione e quant’altro, mentre si deve chiedere almeno un uso intelligente delle risorse e di lasciare l’ambiente, quando si effettua un intervento, in condizioni migliori di come lo si è trovato.

Cosa fare?

Tra le soluzioni dei problemi ambientali, non sono certamente auspicabili quelle di chi propone o addirittura sperimenta (non si sa con quali autorizzazioni) interventi con lo spargimento di prodotti chimici nell’atmosfera per spostare venti e piogge, per modificare la temperatura, per eliminare l’effetto serra, perché le conseguenze sono di una portata tale da rendere impossibile qualunque tipo di controllo. Ritengo che non siano soluzioni idonee, anzi inquietanti per i rischi che comportano, anche quei tipi di intervento permessi, come lo smaltimento delle scorie atomiche, il sotterramento della CO2 e tutti quelli che prevedono l’inserimento di corpi estranei nel sottosuolo.

Gli interventi che mi rassicurano sono quelli basati su principi biologici e con l’ausilio delle piante, e sarebbe opportuno concentrare le ricerche su questi, per risolvere i problemi del nostro tempo. Le ricerche di quest’ultimo trentennio sul risanamento ambientale hanno portato alla scoperta di piante che consentono di realizzare interventi (in alternativa a quelli tradizionali, molte volte realizzati con opere invasive) con sistemi naturali, che comportano una riduzione dei costi ed un impatto ambientale positivo facilmente immaginabile. Si sono scoperte piante che svolgono contemporaneamente una serie di funzioni che ad esempio, impiegate per la regimentazione delle acque, consentono contemporaneamente il recupero delle falde acquifere, il consolidamento dei versanti e la bonifica dell’acqua, della terra e dell’aria circostante, piante che possono essere utilizzate anche come foraggio per gli animali e per infiniti altri impieghi, inclusa la produzione di energia pulita proveniente dalla loro biomassa.

La scelta dell’impiego di biomassa per la produzione di energia potrebbe essere anche una scelta strategica per il nostro Paese dove le colture dedicate trovano terreno fertile e assolato, ci liberano dal debito di CO2 (dal 2008 ogni giorno accumuliamo un debito di 3,6 milioni €), creano posti di lavoro e potrebbero essere un’occasione per rilanciare ricerca, economia e sviluppo agrario e industriale. Con le biomasse dedicate, oltre al gas, si può produrre biodisel, etanolo e ricavare materie prime vegetali, come la clorofilla e la cellulosa. E’ importante anche tener conto che gli impianti a biomassa non hanno i limiti ed i problemi dell’eolico e del solare di cui parlerò più avanti.

Cogliere le opportunità che la natura ci offre

La soluzione auspicabile è di cogliere le opportunità che ci offre la natura e adottare i risultati della ricerca che la assecondano. Nel pianeta il ciclo dell’acqua, il ciclo dell’anidride carbonica sono cicli naturali che si succedono e s’intersecano armonicamente. La forza vitale della natura, che nell’uomo è l’istinto di sopravvivenza, si riscontra in tutto il creato, e gli scienziati illuminati, assecondati da questa forza, stanno facendo in tutto il mondo ricerche per la produzione di energia pulita.

Queste ricerche hanno evidenziato i vantaggi in termini economici e ambientali dell’impiego di biomasse provenienti da colture dedicate. Le ricerche si sono spinte sino a trasformare in risorse anche materie che rappresentano tuttora costi e problemi per lo smaltimento, con processi di biodegradazione che trasformano in energia le biomasse in genere, inclusi i liquami delle fogne e la parte organica dei rifiuti urbani e industriali. E’ questa la sfida da cogliere, la capacità di trasformare gli esiti delle attività antropiche in risorse (trasformare e non sotterrare come avviene per la Co2) adottando ad esempio il sistema inventato da un nostro ricercatore, Andrea Capriccioli, che alimentato con acqua e CO2, produce metano e ossigeno, trasformando un problema in una risorsa; il sistema ha tra l’altro la capacità di immagazzinare e riprodurre energia diventando un volano per il fotovoltaico e il solare.

Un esempio pratico di come la natura ci viene incontro

Esiste in natura una pianta perenne e sempreverde, il vetiver, che vive in terreni acidi e alcalini (ph da 3 a 14) a temperature da -7 a +47 gradi, con radici fascicolate che scendono verticalmente nel terreno e sono robuste 1/5 dell’acciaio, che non è infestante, che può bonificare terra, acqua ed aria e può formare una siepe fitta alla base costituendo una vera e propria barriera filtrante. Grazie a queste sue qualità, tra le altre che possiede, il vetiver è un valido alleato per affrontare i problemi legati al ciclo dell’acqua, al ciclo dell’anidride carbonica e alla produzione di energia.

Come può inserirsi il vetiver nel ciclo dell’acqua

La siepe di vetiver, oltre a risolvere il problema del consolidamento dei versanti in frana, è un presidio per prevenire le frane e per arricchire le falde acquifere ed evitare il processo di desertificazione. Infatti, la siepe di vetiver che a differenza delle normali siepi è fitta sin dalla base, forma una barriera filtrante che trattiene i detriti a monte e lascia passare verso valle solo l’acqua e i limi sottili che si arrestano nelle immediate vicinanze. La siepe rallenta la velocità dell’acqua consentendole di penetrare nel terreno e mantenerlo umido, arricchendo le falde e riducendo da parte dei contadini l’esigenza d’emungere acqua dai pozzi; poi scorrendo in modo uniforme sulla superficie, l’acqua rimodella il terreno e non ruscellando protegge i semi e quindi il raccolto. L’acqua, ridotta la velocità e depurata dai detriti trattenuti dalla siepe, giunge nei canali con un carico inquinante ridotto e nelle quantità fisiologiche, evitando così le possibilità d’alluvione.

Queste qualità possono invertire il processo di desertificazione. Il processo di desertificazione è determinato dal fatto che il terreno è asciutto e a periodi di siccità si succedono periodi di pioggia intensa, che trova le piante ed anche il manto erboso indeboliti ed incapaci di resistere alla velocità dell’acqua, che porta via con sé piante, humus e detriti, rendendo il terreno sempre meno fertile sino a farlo diventare inerte, desertico.

La siepe di vetiver per quanto già esposto, trattiene l’humus, mantiene l’umidità del terreno, protegge la vegetazione, bonifica il terreno eliminando pesticidi e diserbanti, e consente l’accumulo di acqua in bacini dando un ulteriore contributo per il recupero di questa preziosa risorsa. Non c’è da meravigliarsi degli effetti che produrrebbe un inserimento del vetiver nel ciclo dell’acqua, se si considera che il 97% dell’acqua è nei mari e nelle grandi masse d’acqua e solo il 3% rimane sulla terra e nella terra; questi numeri ci danno l’immagine di un’immensa quantità di vapor acqueo che, dopo aver raggiunto i cieli, si riversa sulla terra sotto forma di pioggia, neve o grandine, gran parte della quale ci sfugge, per poi ritornare a mare. Quell’acqua è una provvidenza che viene dal cielo se è regimentata e raccolta in bacini, di contro se non è regimentata, è molte volte causa di disastri, alluvioni e morte.

Contributo del vetiver nel ciclo dell’anidride carbonica e per la produzione di energia.

Il ciclo della CO2 è collegato, sia con il ciclo vegetale, sia con le piogge che corrodono e modificano chimicamente le rocce scorrendo sulla loro superficie e portando in mare assieme ai detriti, sali e CO2 trasportati dalle acque di fiumi e canali. Se avrò l’opportunità e ne avrete interesse vi parlerò del contributo delle piante per il bilanciamento dei gas serra, mentre qui mi limiterò a comunicarvi che ogni pianta di vetiver assorbe 3 Kg di anidride carbonica l’anno, facendo a parità di superficie da 15 a 90 volte il lavoro di un bosco sano per l’eliminazione dei gas serra.

Ugualmente se mi sarà dato, in futuro parlerò più specificamente della produzione d’energia con le piante, mentre qui mi limito a farvi notare che il vetiver, essendo una pianta perenne, è un serbatoio inestinguibile di carburante ed un volano per qualunque tipo d’energia che non dipenda dalla volontà dell’uomo, come l’eolico ed il fotovoltaico, ma anche per le stesse biomasse che sono stagionali o episodiche, tipo quelle provenienti dalla potatura degli alberi, dai gusci di frutta secca e dalla pulizia dei boschi La natura ci viene incontro! E noi?

Benito Castorina

Docente di Economia Agraria e dell’Agroindustriale – Università di Cassino
e Referente della Rete Bioregionale Italiana per l'Agricoltura Contadina e per la Produzione Energetica Pulita

martedì 14 dicembre 2010

Bioregionalismo e gioco della vita....

Preparazione di pane e biscotti al Circolo vegetariano VV.TT.

Abbiamo imparato che “dividere” giova solo a chi vuole comandare sugli altri...

Tutti gli –ismi si sono sotterrati da soli, la divisione in classi non giova ai più deboli, ma se c’è ancora qualcuno che non ne vuole fare a meno, le classi potrebbero mantenersi, purché percorribili in tutte le direzioni offrendo a tutti pari opportunità. Occorrono nuovi paradigmi, che sono possibili anche grazie alle esperienze fatte in tempi più o meno recenti, che ci hanno fatto vedere quanto di bene, di male, di miracoloso e di atroce possa fare l’umanità.

La strada per costruire una società senza barriere è lunga, difficile, ma non impossibile. C’è un punto di partenza e non è la costruzione del socialismo (perché no?), il punto di partenza è capire quale è la nostra missione sulla terra, ripartire per unire, senza preconcetti con lo strumento del discernimento che supera la critica, la rabbia, la nostalgia, l’odio, la voglia di tirare sassi sul colpevole senza chiedersi se lo sia veramente, costruire i nuovi paradigmi bisogna, condividendo l’esistenza e l’esistente, da una parte ponendo gioia e amore in ogni occasione e mettendo la vita in gioco e non in gioco la vita, dall’altra, assumendo le esperienze negative o atroci dell’umanità come vaccino, in modo da creare gli anticorpi per evitarle in futuro.

Inventiamo dei giochi per l’ambiente dove i giocatori rappresentano a sorteggio le figure degli inquinatori e dei bonificatori, poi dei mazzi di carte sulle cause ed effetti, sulla politica, sull’economia, sul sociale e quant’altro. Giochi da playstation che sostituiscono gli attuali cruenti e catastrofici. Giochi che progettano come realizzare la evoluzione agroindustriale, per restituire alla natura e al tempo di relazione la giusta dimensione. Giochi che ci fanno ricordare quali sono i nostri bisogni materiali, per circoscriverli insieme al lavoro per soddisfarli. Insomma trasformare tutto in gioco per vanificare la tendenza di questo mondo che vuole stare seriamente male!

Siamo noi a determinare gli eventi, la forza vitale della natura cerca sempre di rimetterci in carreggiata, ma noi talvolta guardiamo al passato con nostalgia, acrimonia o altri sentimenti che deviano il nostro passo col rischio di farci scivolare sulla china.

Comunque la pensiate vogliatemi bene ugualmente, non dimenticate che siamo in clima natalizio!

Un abbraccio, Benito Castorina

giovedì 4 novembre 2010

Comunicazioni sul nuovo organigramma della Rete Bioregionale Italiana e nominativi di alcuni dei nuovi referenti tematici


Dopo le dimissioni di Giuseppe Moretti da coordinatore nazionale si é tenuto fra i vecchi membri e nuovi aderenti un incontro rifondativo della Rete Bioregionale Italiana, il 30 e 31 ottobre 2010 a San Severino Marche.

L'assise dei partecipanti per evitare di ricadere in forme accentratrici, ha deciso di cambiare la struttura della Rete eliminando la figura del coordinatore nazionale e dei coordinatori locali, ci saranno solo referenti tematici sugli argomenti che interessano per l'approfondimento del discorso ecologico... rispettando così anche le enunciazioni della Carta degli intenti della Rete (con riferimento alla “forma decentrata”).

http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/2006/02/06/manifesto_della_rete_bioregion.html

Qui aggiungo solo due parole sul significato di bioregionalismo, che é la stessa cosa dell'ecologia profonda od ecosofia descritta da Arne Naess. Insomma é il vivere consapevoli di appartenere inscindibilmente all'insieme vitale, l'organismo macro del vivente e del materico. Le bioregioni, dal piccolo ecosistema agli agglomerati galattici, sono come gli organi funzionali del corpo.... (vedi l'esempio classico fatto da Menenio Agrippa...). In fondo il bioregionalismo non é altro che un nome “inventato” per definire la forma più antica di riconoscimento del far parte di un Tutto unito. Il termine é nuovo ma il significato é eterno!

Continuano ad arrivare commenti e proposte di collaborazione dopo l'incontro di San Severino. La prima letterina ricevuta é stata quella di Antonella Pedicelli, che dice: “Ciao Paolo, felice serata, ho letto con piacere il racconto della prima giornata relativa all'incontro di San Severino Marche (http://saul-arpino.blogspot.com/2010/10/il-giornaletto-di-saul-del-31-ottobre.html ); si sente in esso la tua viva partecipazione e una vibrante emozione, credimi, mi sono sentita anche io pienamente avvolta da quelle sensazioni di appagamento che si respirano nelle tue parole! Semplicemente: "è bello"!

In questi giorni successivi all'incontro bioregionale si sta cercando di rimettere in piedi l'organizzazione, già alcuni ecologisti riconosciuti hanno dato la disponibilità ad occuparsi di specifici argomenti ed alla fine pare che il gruppo portante si stia costituendo. Comunque cerchiamo di capire i movimenti in corso leggendo un'altra letterina giunta da Caterina: “Felice del Seminasogni mi ha fatto uno squillo e io l'ho richiamato. Dice che è stato tutto il giorno in giro senza cellulare. Gli ho chiesto se gli fa piacere mettere qualcosa sul sito, tipo poesie, o gli annunci dei mercatini, o inviti a passeggiate.... Credo che ti spedirà i volantini dei mercatini, quando ci saranno (diceva che ne fanno circa uno al mese). Gli ho detto che gli avrei spedito il resoconto dell'incontro e che cosa ci avevamo messo e che sarebbe stato carino metterci la poesia che aveva letto lui stesso quel giorno e ha detto che me la spedisce così la mettiamo sul sito, su qualche sito. Per le passeggiate credo che gli farebbe piacere che si mettesse nome, indirizzo e recapito per accordi di volta in volta, con chi vuole, a piccoli gruppi”.

Pertanto nel prossimo futuro proporremo sul blog della Rete e su altri siti, di tanto in tanto, alcuni interventi e proposte dei referenti tematici e dei simpatizzanti della Rete con annunci vari e proposte di attività ecologiste, di rapporti interpersonali e fra comunità, racconti di spiritualità naturale, etc.

Nel frattempo abbiamo ricevuto anche la comunicazione di Roberto Schellino, coordinatore nazionale della campagna per l'agricoltura contadina, in risposta alla nostra comunicazione sul nuovo referente della Rete Bioregionale per quel settore: “Grazie Paolo, contatterò telefonicamente Benito Castorina nel più breve tempo che mi è possibile..” Ed anche la mail di Sonia Baldoni, che accetta di occuparsi di cure naturali ed erboristiche: “Certamente che metto a disposizione della Rete Bioregionale le mie conoscenze, l'ho già messo in PRATICA con i FATTI dall'incontro che abbiamo fatto assieme, i miei estremi li hai... mi fido di più di ciò che scrivi tu, è la tua specialità!”

Allora riporto qui di seguito i nomi dei primi fra i nuovi referenti tematici della Rete Bioregionale Italiana che a titolo volontario intendono mettere a disposizione di tutti le conoscenze acquisite nel loro percorso di pratica ecologista:

Benito Castorina, docente universitario per l'economia agricola e coltivatore di erba vetiver. Referente per l'agricoltura contadina e produzione energetica ecologica. Recapiti: benito.castorina@fastwebnet.it - Tel. 06.8292612 - 338.4603719

Caterina Regazzi, medico veterinario USL specializzato in allevamento e alimentazione animale. Referente per il rapporto uomo/animali e zootecnia.
Recapiti: caterinareg@gmail.com – Cell. 333.6023090

Manuel Olivares, scrittore e giornalista sociologico esperto in comunità, fondatore della casa editrice “Vivere Altrimenti”. Referente per i rapporti con le comunità, comuni ed ecovillaggi. Recapito: manuel_olivares_71@yahoo.it

Sonia Baldoni, esperta di erbe officinali e cure naturali olistiche. Referente per il rapporto con gli elementi della natura e con lo spiritus loci. Recapiti: Cell. 333.7843462 - sachiel8@virgilio.it

Stefano Panzarasa, geologo, funzionario del Parco Monti Lucretili e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per l'educazione ecologica ed ambientale. Recapiti: bassavalledeltevere@alice.it – Tel. 0774/605084

Lucilla Pavoni, scrittrice e neo contadina. Referente per i rapporti solidali fra esseri umani. Recapiti: lucillapavoni@libero.it – Cell. 338.7073857

Paolo D'Arpini, ricercatore spirituale laico e membro fondatore della Rete Bioregionale Italiana. Referente per le Pubbliche Relazioni. Recapiti: circolo.vegetariano@libero.it – Tel. 0733/216293


Altri membri e simpatizzanti stanno ancora meditando sul come offrire la propria collaborazione alla comunità bioregionale, se fra i lettori, che si riconoscono nel messaggio dell'ecologia profonda, c'é qualche volontario.. é benvenuto nel mucchio!

Paolo D'Arpini,
addetto alle Relazioni Pubbliche per la Rete Bioregionale Italiana

Ah, rammento ai lettori che per aderire alla Rete é sufficiente sottoscrivere il manifesto fondativo (o carta degli intenti), vedi sopra, e di inviare una email di conferma allo scrivente.

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Resoconto dell'incontro di San Severino Marche:

http://www.google.com/search?client=gmail&rls=gm&q=resoconto%20incontro%20bioregionale%20san%20severino%20marche%2030%2031%20ottobre%202010

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Adesione ulteriore appena arrivata:
CI SONO ANCH'IO....

Carissimi,
ci sono anch'io, Teodoro Margarita, seedsaver, già consigliere federale di Civiltà Contadina e collaboratore della Rete.
Per l'area comasca contate su di me, già che stanno nascendo realtà interessanti di cui darò conto. Un ecovillaggio in Val d'Intelvi, per esempio, una realtà di ricerca spirituale tra Como e Lecco ed altre cose che il sottoscritto collega e tiene insieme.
Recapito: 031 683431 ore serali.
Un buon rinascimento alla Rete Bioregionale Italiana.
thermidore@yahoo.com

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Mia rispostina:
Ti abbracciamo con profondo rispetto ed affetto... per salvare assieme i semi della antica conoscenza....