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martedì 1 maggio 2012

Dialogo tra Joe Fallisi, Maurizio Barozzi, Paolo D'Arpini, Giorgio Vitali e Giuseppe Turrisi, in un giorno di festa, il 1° maggio 2012

Permettetemi di dire la mia... all'interno ed anche fuori dell'ideologia....

Dialogo tra Joe Fallisi, Maurizio Barozzi, Paolo D'Arpini, Giorgio Vitali e Giuseppe Turrisi, in un giorno di festa, il 1° maggio 2012

Ante scriptun augurale

Buon inizio di Maggio.
Il nome del mese deriva dalla Dea romana Maia.
Maia è la dea della Fecondità e del risveglio della natura.
Originariamente era la dea dei campi.
Una particolarità?
Che il primo di Maggio era il giorno a lei dedicato era la sua festa.
Nella mitologia si narra che il Dio Vulcano offriva in sacrificio il primo Maggio una scrofa gravida affinche la terra anche lei fosse gravida di frutti.
E anche il nome Maiale pare che risalga alla dea Maia.
Le parole e le festività hanno una storia antica.
Almeno così sappiamo meglio la storia della festività ed il significato di alcune parole che usiamo giornalmente.
Un cordiale saluto.
Franco Farina

Fate, sirena e folletto di Franco Farina


Maurizio Barozzi

Joe Fallisi è un uomo libero e non è facilmente etichettabile, non a caso la sua cultura è di stampo anarchico e libertario. Non possiamo giudicarlo con i nostri occhi da “fascisti”. La sua visione della vita e del mondo parte da una premessa precisa: essere contro - sempre e comunque - dove si manifesta la sopraffazione, il genocidio, lo sfruttamento e l’uso di mezzi criminali. Vuoi contro l’uomo, a prescindere dalla razza, vuoi contro la natura e gli animali.
Quindi egli, allo stesso tempo, condannerà senza mezzi termini e con parole forti, come è nel suo costume, qualsiasi strage fatta dai bolscevichi, dai titini e le foibe, o gli orridi massacri perpetrati dagli ebrei, dagli americani e quant’altro, ma allo stesso tempo condannerà la mano pesante dei tedeschi, di Graziani in Libia o quelli degli italiani alle terre di confine adriatico. Senza dimenticare i crimini obbrobriosi commessi nel tempo dai pii cristiani con i loro roghi e le loro torture accompagnate da ipocrite litanie.
Egli non sta a considerare se tali massacri erano motivati, erano una giusta ritorsione o altro, li condanna e basta. E bisogna riconoscere che il suo non è il “pietismo” di certe sinistre, che come ben sappiamo, erano capaci spudoratamente di piangere i loro morti e ignorare quelli degli altri.
Ma oltretutto la sua weltashaung non è materialista, ma è profondamente spirituale e si riconosce in una visione cosmica per la quale esistono le differenze spirituali e di razza. E’ ovvio che per lui, queste differenze non devono però arrivare a generare la sopraffazione.
Detto questo bisogna aggiungere che Fallisi è anche estremamente obiettivo, e riconosce ed apprezza, ad esempio, l’opera del nazionalsocialismo e di Hitler, in particolare nei confronti del popolo tedesco e l’aggressione che ha subito dai “padroni del mondo”. Parlando con lui non parli con il solito antifascista, perché Fallisi comprende e apprezza anche tutta la legislazione sociale del fascismo e le grandi opere che vennero fatte in favore del popolo italiano. Non è poco, come è dimostrato dalle accuse e dalle invettive che riceve da anarchici e ambienti di sinistra.
Questo è quello che posso dire io su Fallisi, che oltretutto personalmente non conosco, ed ovviamente nel mio ritratto potrei aver commesso qualche errore o aver omesso qualcosa di importante. Ma non credo di sbagliarmi.
E ovvio che, personalmente, da fascista io abbia una concezione della vita e del mondo alquanto diversa, per la quale non credo alla distinzione tra “buoni” e “cattivi” e il mio faro di orientamento, nelle divisioni che il mondo continuamente propone, è quello della “Civiltà”, degli interessi geopolitici della mia terra e del mio popolo e là dove sento  e constato che quei valori sono da sostenere.
Le esternazioni “umane” di Fallisi gli fanno onore, ma la storia, purtroppo, non si può ridurre a “buoni” e “cattivi”, perché la natura umana non conosce queste distinzioni: cambiate le condizioni i “buoni” di oggi, gli “aggrediti di oggi, diventano i “cattivi” e gli aggressori di domani.
Oggi a 62 anni dalla fine della guerra io pensavo che si potessero superare certi steccati e ragionare con persone che non siano preda di odio viscerale, antifascista o anticomunista che sia, trovando punti di incontro, fermi restano che ci saranno sempre punti di divisione, sopratutto ideologica.
Non mi sembra che far questo sia da “fascisti di cartapesta”, perché allora dovrei andare anche a vedere certi pedegree e se trovo militanze, pluriennali, dico pluriennali, nel peggior partito antifascista italiano ovvero il MSI, allora quel “fascista di cartapesta” andrebbe quanto meno ribaltato.
Certo non pretendo che questa “duttilità” possa per forza esserci in chi, oggi alquanto anziano, ha combattuto sotto certe insegne e ha sofferto quello che ha sofferto.
Io sono della generazione successiva (1947) e mi onoro di aver militato nella FNCRSI, vera formazione testimonianza storica e umana del fascismo, sia pure non come ex combattente, e forse posso permettermi qualche spregiudicatezza in più.
Anche perché, diciamolo chiaramente, nel mio percorso umano e politico, quelli che ho conosciuto e che avrebbero dovuto essere i “fascisti”, anzi i neofascisti, in massima parte posso definirli dei perfetti antifascisti, a prescindere dal loro passato. E il mio giudizio è tanto più drastico e repellente, sia sotto il profilo politico (accozzaglia di conservatori e reazionari), etico (truppe camellate al servizio degli atlantici), e morale (ben pochi sono quelli con non sono stati collosi con i Servizi o non siano stati spie dei carabinieri o della polizia, ovvero di questo stato democratico e antifascista! e ancor meno sono quelli che non hanno fatto mercimonio di simboli ed idee per racimolare un lurido posto al Parlamento o in qualche Consiglio comunale, se non in qualche miserabile circoscrizione).
Maurizio Barozzi

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Paolo D'Arpini

Caro Maurizio, non so se questa tua risposta-precisazione sia indirizzata a me, a Joe.. od a chiunque altro ci legge. Forse è indirizzata a te stesso. Forse ti serve per esprimere il tuo pensiero e dire che ti riconosci nel fascismo. Vedi, caro Maurizio, se noi potessimo con estrema freddezza e con equanimità vedere il processo con il quale ci accreditiamo un pensiero, sulla base di come noi lo abbiamo condiviso, non nell'esperienza diretta, ma nel credere e nel giudicare quel che in noi ha evocato... Ognuno di noi potrebbe dire, di volta in volta, di essere fascista, comunista, anarchico, atlantista, sionista o quel che capita..  sulla base di ciò che abbiamo condiviso e compreso.
Allora, una volta che si riconosca la propria matrice nell'umano, nella coscienza umana, è normale che una piccola o grande parte di noi sia in accordo con questo o quel pensiero, con questa o quella specifica azione compiuta da chi ci ha preceduto o con noi cammina. La nostra tendenza socializzante ed il desiderio di poterci riconoscere in un "fold" è alla base del nostro sentire di animali sociali qual siamo. Così sorge la necessità di voler condividere qualcosa con gli altri e  possiamo farlo esclusivamente attraverso quel che i nostri occhi accettano, attraverso quel che i nostri occhi  comprendono. La cultura della quale siamo stati imbevuti, direi a nostra insaputa e contro il nostro volere, è una sorta di "filtro" per mezzo del quale siamo in grado di accettare o rigettare questo o quel pensiero.. Perciò nascono le simpatie e le antipatie.
Il tentativo di togliersi il paraocchi, da parte di Joe, è sicuramente un primo passo verso la libertà dal "conosciuto".. Forse, qui vorrei aggiungere,  tale passo va accompagnato da una "compassione" ed empatia verso tutti gli esseri umani.. indistintamente prede dei meccanismi dell'ignoranza, autoindotta e perpetuata, che impedisce di scorgere l'unità dietro le molteplici apparenze delle diverse posizioni e  vari "credo"... (siano  essi politici, filosofici, religiosi o di altro genere)... Ecco, questo volevo dire a te, a Joe agli altri che ci leggono ed a me stesso stesso.
Paolo D'Arpini


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Giuseppe Turrisi

Condivido le riflessioni di Paolo ma sopratutto voglio sottolineare di non continuare a voler vedere il mondo con etichette personalmente pur avendo una storia umana, spirituale e politica alle spalle oggi non accetto più essere classificato secondo etichette che ci fanno forse sentire protetti ma di fatto reiterano un modello  di archetipi che ci limitano nella visione della grandezza della natura umana.
Le visoni romantiche per quanto autentiche storicamente sono sempre soggette a particolarismi che ci sottraggono alla visione olistica della natura e ci allontanano dalla intelligenza collettiva che non si raggiungerà mai con la dialettica delle parti ma solo con la partecipazione delle parti.. perché ancora ci costringiamo a vedere il mondo solo con gli occhiali di un mono colore quando abbiamo la possibilità di vederlo nello spettro generale?
Giuseppe Turrisi


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Giorgio Vitali con Bonaventura

PUR CONCORDANDO CON L'AMIC....ISSIMO PAOLO, DEVO AGGIUNGERE QUALCOSA. VERO è CHE IL PROBLEMA è LA CONOSCENZA DI SE STESSI, MA è ANCHE VERO CHE, PROPRIO PER QUESTA RAGIONE, NOI STESSI CI CONOSCIAMO IN UN CONTESTO (comunità, paese, città, nazione, mondo, universo e... quant'altro). QUESTO PROCESSO DI INDIVIDUAZIONE NON PUò
PRESCINDERE DALL'ASPETTO morale. eCCO IL PUNTO IN CUI NASCE L'UOMO. OCCORRE AVERE IL CORAGGIO DI AUTODETERMINARSI tanto culturalmente quanto storicamente. Cè una battura di Henry Youngman che sprime chiaramente certi concetti. “ LO SQUALO MI HA RICORDATO MIA MOGLIE. UNA VOLTA INFATTI è RIUSCITA A NON FARSI MORDERE DA UNO SQUALO. HA APERTO LA BOCCA PER PRIMA!” IN SOSTANZA, CHI SI TIRA FUORI è, appunto, uno che si tira fuori.
MA SENTIAMO COSA DICE SOCRATE (APOLOGIA DI SOCRATE, il saggio la cui figura fu presa ad esempio dai costruttori della figura di Cristo): “ Ora mi si potrebbe dire: ma una volta via di qui, Socrate, non potresti startene zitto e quieto? Ecco precisamente il punto su cui è più difficile persuadere alcuni di voi... perchè se affermo che ciò significherebbe disubbidire al dio, per cui di stare quieto non mi
riuscirebbe, non mi crederete e penserete che sto scherzando. Ancor meno mi crederete se dico che il più grande bene dato all'uomo è proprio questa possibilità di ragionare quotidianamente sulla virtù e sui vari temi su cui mi avete sentito discutere o esaminare me stesso e altri, e che una vita senza ricerca non vale la pena di essere vissuta dall'uomo. MA LE COSE STANNO COSì, O CONCITTADINI, E VE LO
RIPETO ANCHE SE NON è FACILE PERSUADERVENE.
Giorgio Vitali

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Socrate

Sì, questa è la conferma della saggezza umana, la visione di Socrate descritta da fratello Giorgio.
Il filosofo greco -persino in punto di morte- non rinunciò alla curiosità per la conoscenza... Non solo analizzando passo passo il processo di avvelenamento e descrivendolo pacatamente.. ma anche -mentre i suoi discepoli lo invitavano alla fuga- quando disse "Perché fuggire? La morte è per tutti inevitabile ed ora questa è una buona occasione, in accordo anche con il mio pensiero democratico, sono stato condannato  dalla maggioranza dei miei concittadini e lo accetto" - E continuò - Inoltre perché preoccuparsi della morte o di quel che seguirà? Se non c'è nulla potrò finalmente godermi un meritato riposo... e se ci fosse un altro mondo magari troverò persone sensibili e sagge con le quali  continuare a  perseguire la conoscenza"...
Di uomini così ce n'è pochi!  Forse il nostro massimo poeta lo eguaglia: "...fatti non foste per viver come bruti ma per seguire virtute e conoscenza!" E pure il Vate ci andò vicino quando disse: "Ama il tuo sogno se pur ti tormenta!"
Paolo D'Arpini

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Joe Fallisi

Finale che torna all'inizio - Ti ringrazio, caro amico Maurizio. Non ci siamo (ancora) conosciuti - succederà senz'altro -, ma tu hai capito perfettamente chi sono. Correggerei solo una cosa: non distinguo in modo semplicistico gli uomini in "buoni" e cattivi", sia perché so che in ognuno di noi albergano qualità opposte e quel che si può vedere all'opera è sempre una mescolanza dinamica di male e di bene, sia perché è il primo il più delle volte a prevalere essendo l'uomo l'unico essere dotato di coscienza infelice, che falsifica la realtà. Anche perciò sono contrarissimo alle necroreligioni del "Libro". Esse presuppongono l'animale umano come unico rappresentante e testimone di "Dio", quando invece forse si tratta solo di un errore di percorso dell'evoluzione, di un sinistro virus anti-cosmico comparso su Madre Terra per stuprarla e distruggerla. Io ti rispetto, così come rispetto e ammiro tutti coloro che rifiutano l'omologazione, che non si vendono e, insieme, mantengono la mente aperta. Un saluto da Damasco, insanguinata dai burkamostri del Kali Yuga, gli orridi trogloditi "islamici" al soldo della CIA, di Soros, del Mossad, dei pedomonarchi, dei dönmeh all'uncino criminale.
Joe Fallisi

domenica 11 marzo 2012

Cremazione e sepoltura ecologica proposte dal Circolo Vegetariano VV.TT. e la storia della cremazione in Italia...



Ricordo che anni addietro inviammo una petizione al Parlamento: 1. Sten. 579 s020
Paolo D’Arpini, e numerosi altri cittadini, da Calcata (Viterbo), chiedono un provvedimento legislativo per la libertà di sepoltura e cremazione ecologica …
www.camera.it/_dati/leg13/lavori/stenografici/sed579/s020.htm – 4k –

Anche la Repubblica pubblicò la richiesta, il 5 dicembre 1995 (pag. 21), purtroppo non passò per la solita opposizione ecclesiastica, che vuole mantenere il primato e l'esclusiva sullo smaltimento dei cadaveri, nel modo religiosamente consentito.

Oggi la chiesa ha accettato che la cremazione possa effettuarsi ma non accetta la dispersione delle ceneri. Comunque nella nostra proposta, oltre alla libertà di inumazione del defunto nella nuda terra nel proprio terreno o nel luogo prescelto (parchi, riserve, immersione in acque, esibizione su alture, etc.), facevamo specifica menzione alla possibilità di incenerimento con sistemi ecologici, in particolare con l'uso di specchi ustori o di pire funerarie, etc. Questo per evitare sprechi energetici ed inquinamento ambientale.

Questa battaglia rientra nelle libertà espressive della morte. Libertà, che implicando una scelta laica anche per il post.mortem, sono di attualità e di grande valore sociale, soprattutto per sottrarre il cadavere alle “lobbyes mortuarie” sia religiose che civili. In questa opera abbiamo anche collaborato con la So.Crem, l'associazione che promuove la cremazione. Purtroppo ancora non si vedono risultati concreti, anzi abbiamo riscontrato una ritrosia permanente a trattare questo tema. Ci rendiamo conto che gli interessi smossi dalla morte sono tanti ma questo voluto silenzio, su un argomento che tocca i sentimenti (e le saccocce) di buona parte della popolazione, appare una forma di evidente censura. Nella laicità dello Stato è necessaria una normativa più liberale e democratica sulla gestione mortuaria. Non è giusto che la gerenza del cadavere pesi quanto una esosa tassa di ’successione’ (anche in forma di ricatto sociale): pompe funebri, cerimonie religiose, bare, tombe e loculi a prezzi stratosferici, una vera e propria imposta sul decesso. In termini estremamente pratici il Circolo Vegetariano VV.TT. continua a portare avanti la battaglia della libertà di esprimere un commiato laico, della libertà di cremazione e dispersione delle ceneri e della libertà di astenersi dall’accanimento terapeutico.

In tal senso, recentemente avevamo anche proposto che le salme potessero venire utilizzate allo scopo di recuperare sostanze utili, sia per la produzione energetica che per il riciclaggio organico, in modo da evitare lo spreco attuale, in cui i corpi vengo chiusi in cassette stagne e la natura non può avvantaggiarsi delle sosteanze residue.... Come avviene ad esempio nel caso di recupero di carcasse animali per produzione energetica e di fertilizzanti.

Paolo D'Arpini
Circolo Vegetariano VV.TT.
http://www.circolovegetarianocalcata.it/epopea-del-circolo/

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Commento di Giorgio Vitali: "OTTIME CONSIDERAZIONI, E TUTTAVIA... (premetto che non mi farò cremare perchè fui convinto in giovane età da un libro di Yoghi Ramacharacha, che conservo ancora religiosamente.. ed. Bocca 1950) QUESTE PROPOSTE SONO DESTINATE A CADERE NEL VUOTO, per una serie di ragioni fra cui quella più significativa, che il POTERE al cristianesimo ARRIVO' con i soldi, in quanto il potere politico romano diede ai vescovi cristiani la privativa delle cerimonie funerarie.Essendo la cerimonia dell'addio al caro estinto (vedi libro di Evelyn Wough) un CULTO inestirpabile. E d'altronde, i surrogati amerikani, descritti anche in alcuni film hollywoodiani, sono orripilanti, e comprendono anche l'ibernazione. Quanto di più macabro ci possa essere. Concludo con una supposizione: qualora un conflitto di proporzioni "atomiche" dovesse lasciare sulla Terra un numero indefinito di carcasse i roghi sarebbero l'unica soluzione. D'altronde i roghi furono adottati per le vittime dei bombardamenti a tappeto sulla Germania"

Mia rispostina: “D'altronde il fulcro della proposta è quello della libertà di inumazione (o disposizione del cadavere), la cremazione è solo un "modo utile" alla bisogna... Ricordo che a Calcata c'era l'usanza di seppellire carcasse di pecore, asini, capre, cavalli, buoi, etc per piantarvi sopra alberi da frutto, quello era un ottimo sistema, praticabile anche per cadaveri umani… (P.D'A.)”


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Qui di seguito pubblico la cronistoria dell'Ass. So.Crem che si è occupata per prima della libertà di cremazione in Italia



La cremazione a Bologna ed in Italia. Una storia nella storia a cura di Guido Stanzani

La So.Crem di Bologna fu fondata nel 1889 con lo scopo di diffondere la pratica crematoria, intesa, a quell'epoca, come uno strumento polemico nei confronti di una più che millenaria cultura cattolica che aveva identificato nell'inumazione la modalità esclusiva di seppellimento dei defunti.Un nucleo di "liberi pensatori" diede vita a un'associazione il cui statuto fu deliberato dalle assemblee dei soci del 23 e 28 gennaio 1899 e modificato da quelle del 22 giugno, 27 luglio e 25 ottobre 1899.Lo statuto fu approvato con Regio Decreto del 19 novembre 1899, che eresse l'Associazione in "Ente Morale", come venivano chiamate, a quel tempo, le persone giuridiche riconosciute senza fini di lucro e con autonomia patrimoniale idonea a escludere la personale responsabilità patrimoniale degli amministratori il cui volontario apporto doveva essere istituzionalmente gratuito.Quell'ordinamento relegava la cremazione in una sfera di mera libertà dell'individuo; coloro che volevano potevano farlo, ma a loro cura e spese, e furono proprio costoro che si aggregarono dando vita all'Associazione.Sullo stesso modello di quella bolognese altre ne sorsero nel Nord Italia; la maggior parte di queste ultime, però, non costruì forni ma si limitò a una funzione paranotarile di raccolta e di conservazione delle disposizioni crematorie degli aderenti, le cui salme venivano cremate negli impianti territorialmente più vicini.Durante il secolo che seguì, la So.Crem di Bologna (le cui assemblee del 26 dicembre 1954 e 1° aprile 1979 apportarono allo statuto modifiche marginali) cremò, nel forno a legna installato a proprie spese nell'Ara edificata dal Comune nella Certosa monumentale, le salme degli iscritti che, con il versamento di modeste quote annuali, ne consentirono la sopravvivenza. Occorreva, allora, una mezza giornata almeno per eseguire una cremazione e le spese venivano sostenute dai superstiti, come quelle per l'urna dove conservare le ceneri; in quei decenni, le persone non iscritte all'Associazione che disposero per testamento di essere cremate – fra costoro va ricordato Andrea Costa – furono in numero limitato, e i loro superstiti sopportarono, per regola stabilita dagli statuti associativi, oneri più elevati di quelli previsti per cremare le salme dei soci.Durante il primo secolo di vita di questi enti, per la quasi totalità concentrati territorialmente nel Nord Italia, si possono individuare due categorie di persone che si dedicarono a un impegno così particolare: la prima, di impostazione culturale liberal-massonica, ne costituì in prevalenza la dirigenza; la seconda, di stampo marcatamente socialista, tese a dedicarsi alla gestione delle operazioni pratiche.Sia l'una che l'altra si trovarono accomunate dalla vocazione al volontariato e dall'ispirazione anticlericale; un connubio partecipativo non infrequente in molti altri settori del nostro Paese nell'arco storico che comprende la seconda metà dell'Ottocento e la prima del Novecento, in tutti i casi in cui culture con obiettivi abbastanza antinomici rispetto ai grandi progetti sociali si sono saldate nella collaborazione per la difesa e l'affermazione dei diritti fondamentali dell'individuo.Nel 1889 vennero cremate, presso l'Ara di Bologna, due salme; la media fu poi di venti all'anno fino al 1970; nel decennio dal 1980 al 1990 (si vedrà che l'anno cruciale fu il 1987) la media si innalzò fino a sfiorare le trecento cremazioni; in seguito, l'andamento ha assunto una progressione quasi geometrica, al punto che nel 2003 le salme cremate hanno sfiorato il numero di 1.900, ovvero il 26% dei decessi dei residenti a Bologna a fronte di una media nazionale che supera di poco il 6%.

Nel 1987 si verificò un evento che produsse un cambiamento radicale dell'intero settore: in quell'anno il legislatore italiano (legge n. 440 del 29 ottobre) qualificò la cremazione come un diritto della persona, elevandola al rango di pubblico servizio nella dichiarata sua equiparazione all'inumazione in campo comune statuendo, come logica conseguenza, l'addossamento ai Comuni dei relativi oneri.In coerenza, un decreto ministeriale dell'anno successivo determinò le tariffe provvisorie di spesa che i Comuni erano tenuti a pagare agli impianti crematori per il servizio reso in favore dei defunti già residenti nei relativi territori; le tariffe definitive e il criterio del loro adeguamento nel tempo sono stati fissati con decreto ministeriale del 2002.Nel settembre 1990 il legislatore pose in essere un secondo e non meno significativo intervento: col regolamento di polizia mortuaria varato in quell'anno stabilì che, per procedere alla cremazione, era sufficiente l'iscrizione a un'associazione riconosciuta che si proponesse il fine di cremare le salme oppure la dichiarazione testamentaria della propria volontà crematoria o, anche e più semplicemente, l'attestazione dei parenti, espressa attraverso atto notorio, che il defunto aveva manifestato in vita la volontà di essere cremato.Se si pensa che la forza congente di un testamento dipende dai tempi di una pubblicazione notarile che si esauriscono, di regola, a inumazione ormai avvenuta, e che la volontà dei parenti non ha nulla a che vedere con quella del defunto, è evidente l'incisività di una norma che identifica l'intento crematorio del singolo col fatto stesso dell'iscrizione a un'associazione riconosciuta qualificata dal fine di cremare le salme.La norma, che in tempi recenti ha trovato conferma nella legge del 2001 (che ha dettato una completa disciplina della cremazione e della dispersione delle ceneri), non ha soltanto conferito alla So.Crem un ruolo istituzionale nell'ordinamento sin ad allora inesistente, ma ha dotato il diritto dell'individuo al rispetto della sua volontà della più rapida e formidabile tutela nell'identificarne l'intento espresso con l'iscrizione all'Associazione col mandato a un terzo, strutturalmente organizzato, a porre in essere tutte le iniziative idonee per portarlo a buon fine l'incarico.

Se lo Stato italiano intervenne per la prima volta sul problema della cremazione nell'anno 1987, la Chiesa cattolica aveva eliminato da tempo il presupposto delle antiche polemiche anticlericali perché già nel 1963 aveva riconosciuto la legittimità della pratica purché "non scelta per motivi contrari alla dottrina cristiana" ed aveva autorizzato riti nella sala crematoria, col solo limite di "(...) evitare (...) pericolo di scandalo o d'indifferentismo religioso".Anche per effetto della caducazione della preclusione religiosa, si produsse, nei centri ad alta densità abitativa e a partire dalla fine degli anni ottanta, una vera e propria "esplosione" delle richieste crematorie stimolata dalla saturazione delle aree cimiteriali e dai crescenti costi delle tumulazioni.Gli apparati comunali, colti di sorpresa, adottarono, quasi per stato di necessità, la soluzione più semplice con l'attribuire in concessione l'esercizio di questo nuovo servizio pubblico alle associazioni crematorie già fornite di forni, poco più di dieci in Italia, e tutte al nord di Roma.La legge, nello stabilire infatti che gli impianti di futura creazione sarebbero potuti essere realizzati soltanto dai Comuni, fece salve le situazioni esistenti col risultato che le poche SO.CREM operative beneficiarono di una favorevole occasione poiché, agli introiti costituiti dai versamenti degli iscritti e assoggettati ad un regime fiscale di favore, si aggiunse il reddito di impresa dei pagamenti dei Comuni.La SO.CREM di Bologna, dotatasi tra il 1989 e il 1991 di due nuovi moderni forni a gas, stipulò nel 1992 una convenzione di durata decennale col Comune, con pattuita riduzione della tariffa ministeriale del 25%, sulla cui base prese ad esercitare il pubblico servizio nel territorio. Convenzioni analoghe furono poste in essere con Comuni limitrofi.

Si verificò dunque, in pochi anni, un cambiamento tanto radicale da imporre una decisa riflessione sulla natura e sulla finalità dell'antico "Ente Morale" e, ancor più, sul significato dell'associazionismo cremazionista.Apparve evidente, quanto meno alla Dirigenza della SO.CREM Bolognese, che un'Associazione privata senza scopo di lucro mal si conciliava, con gli introiti garantiti dalle erogazioni comunali e che l'originario proposito propagandistico-diffusivo della cremazione vedeva sfumare il proprio significato in uno Stato che aveva incluso la funzione fra i propri servizi.Al tempo stesso, era chiaro che perdeva senso un volontariato ispirato ad un esoterismo massonico la cui proposta "polemica" era stata spenta dall'atteggiamento "laico" della Chiesa e dello Stato e la cui concezione ritualistica del "fuoco purificatore" si dissolveva nel non tener conto del fatto che un "rito" non si inventa né si impone ma costituisce il prodotto di una cultura sedimentata non appartenente ad un popolo, quale quello italiano, che si stava avvicinando alla pratica crematoria per esclusive ragioni sociali ed economiche.Né era dato più cogliere la spinta della già spontanea e disinteressata partecipazione di militanze rispettose delle regole severe della lotta di classe in una situazione in cui i Comuni italiani si facevano carico degli oneri delle cremazioni consentendo al percettore significativi margini di lucro.Non vedere tutto questo, come la maggior parte delle SO.CREM italiane e la stessa Federazione Nazionale non videro e, forse, trovarono comodo non vedere, avrebbe ineluttabilmente indotto prevedibili comportamenti di mera conservazione rispetto ai quali sarebbe stato forte il sospetto dell'interesse e, comunque, del mantenimento di una tradizione acriticamente frusta; pericolo tanto più rilevante in presenza di Statuti associativi che imponevano ai dirigenti la gratuità degli apporti personali dei partecipi. La riflessione indusse così a un dilemma senza alternative: estinzione dell'Associazione per esaurimento o rifondazione per riscoprirne l'identità col perseguimento di nuovi scopi coerenti ai mutamenti sociali.La SO.CREM di Bologna ritenne che un obiettivo più che mai pressante, la tutela dei diritti civili e naturali della persona, ed una metodologia da rivitalizzare, lo strumento della mutualità, non ponessero dubbi sulla risposta.Giunse a questa conclusione considerando che la priorità dei nuovi tempi non consisteva nel propagandare, per diffonderlo, un modello che si stava imponendo da solo né nel farlo in nome di fuorvianti supporti ideologici o dell'invenzione di nuovi che tentavano di riprodurre romantiche e vuote concezioni ottocentesche (tipiche le teorizzazioni sul "ritorno alla natura") quanto piuttosto nel mettere a fuoco le esigenze dei singoli interessati al problema facendosi portavoce e attore delle loro esigenze.L'elaborazione che ne seguì partì dalla premessa che ragioni di concretezza suggerivano di liberarsi, da un lato, da ogni idealismo pregiudiziale e di assumere, dall'altro, ogni iniziativa idonea a far si che in uno Stato privo di una cultura cremazionista di massa e, cioè, del primo strumento di garanzia rappresentato dal controllo sociale dei cittadini, si scivolasse sul piano inclinato che avrebbe rischiato di orientare il fenomeno, fra la generale distrazione, nella logica dello smaltimento dei rifiuti.Si individuò quindi l'obiettivo del proprio modo di operare nei comportamenti e nelle iniziative volte alla più efficace tutela della dignità del singolo e dei sentimenti dei superstiti nell'insindacabile rispetto delle idee di ciascuno ed indipendentemente da credenze, fedi, ideologie, e motivazioni spiritualistiche rispetto alle quali la cremazione costituisce, al pari dell'inumazione e a ben guardare, un fenomeno neutro, perché vien prima di esse.Fu facile, a questo punto, mettere a fuoco che il modo di operare in null'altro poteva, e doveva, esprimersi se non nel porre in disponibilità degli aderenti un forte mezzo solidaristico indirizzando le risorse economiche a fini di mutualità sicché gli utili dell'unione potessero tradursi in servizi che il singolo cittadino non avrebbe altrimenti potuto ottenere.Su questi propositi e per perseguire questi scopi fu riscritto il nuovo Statuto deliberato dalle Assemblee dei Soci del 7 marzo 1992, del 5 marzo 1994 e del 29 aprile 1995 e approvato con decreti del Presidente della Giunta Emilia Romagna del giugno 1992, del giugno 1994 e del settembre 1995.Nacquero, in quegli anni, servizi nuovi e importanti quali: il tempestivo controllo dei decessi e, quindi, la possibilità di intervento dell'Associazione per il rispetto della volontà dell'iscritto; la sovraintendenza alla commemorazione dei defunti presso l'Ara Crematoria; la gratuita fornitura di urne di particolare qualità e valore economico; l'accollo da parte dell'Associazione di tasse cimiteriali e di oneri economici delle certificazioni di morte; le agevolazioni sulle spese dei funerali e su prestazioni mediche, riabilitative e termali; quelle sui servizi bancari; la messa in disponibilità dei Soci della Assicurazione delle Esequie; la capillare informazione attraverso l'invio della rivista periodica che fu la prima nell'intero panorama cremazionista italiano; la custodia delle ceneri per chi ne disponesse la dispersione con impegno a provvedere non appena lo avesse consentito la legge.

Il servizio socialmente più significativo, anche in una prospettiva futura, che l'Associazione attivò in quegli anni fu però quello di farsi carico dell'incarico, da parte delle sempre più numerose persone sole, della gestione del funerale e, in alternativa e secondo la volontà degli interessati, della dispersione delle ceneri e della collocazione dell'urna.Due scelte alternative, la dispersione ovvero la conservazione delle ceneri, degne di assoluta tutela perché rientranti entrambe nella sfera dei diritti primari della persona.Il riconoscimento del diritto alla dispersione è stato perseguito dalla SO.CREM di Bologna assumendo ogni iniziativa nelle sedi appropriate, ed è stato anche per effetto di queste sollecitazioni e proposte che si è giunti al suo riconoscimento con la legge n. 130 del 2001.La legge non è ancora oggi operativa per la mancata emanazione del regolamento attuativo che un legislatore poco accorto ha previsto come indispensabile.Non è però peccato di ottimismo la previsione di non essere ormai lontani dal giorno in cui la dispersione delle ceneri potrà essere liberamente attuata nella terra, nei fiumi e nei mari d'Italia come sta avvenendo da un secolo nei paesi più avanzati, e più laici, dell'Occidente.L'alternativa alla collocazione dell'urna, per coloro che prediligono questa scelta, ha convinto da tempo l'Associazione a sostenere un forte movimento di sostegno affinché ciò avvenga su colonne o mensole in spazi cimiteriali accessibili e aperti, così da evitarne il degrado, valorizzandone le monumentalità, con progressiva limitazione della attuale forma di seppellimento dell'urna nei piccoli loculi, anonimi e tristi, chiamati "colombai", che costituiscono gli omologhi dei "tombini" per i tumulati.La maggior parte dei cimiteri italiani è già naturalmente predisposta per diventare luogo di accoglienza dei resti cremati di tutti coloro che, per cultura antica, privilegino la memoria alla dispersione.Si tratta di una esigenza forte di memoria che, per tradizione secolare, vide il clero e gli aristocratici "conservati" nelle sepolture delle chiese, e poi la borghesia, dopo aver conquistato il potere, nei monumenti che si eresse "fuor dalle mura" quando prese coscienza, sull'onda napoleonica, che gli spazi delle chiese non ne avrebbero potuto soddisfare la volontà conservativa perché insufficienti rispetto all'entità numerica dei propri componenti.La massa formata dalle classi che, due secoli dopo, si è elevata dall'indigenza che per millenni le impose sepolture in campi comuni negandole il privilegio della memoria, ne sta rivendicando il diritto, degno di gran rispetto, un diritto che il rapporto col territorio non potrà che esaudire per la via obbligata della cremazione con un percorso simile a quello con cui lo esaudirono i borghesi quando costruirono i cimiteri al di fuori dalle mura cittadine.Lo stimolo emotivo del singolo "borghese", l'esigenza della memoria, è stato storicizzato con l'immagine della pubblica necessità igienica; tutto porta a pensare che l'immagine ecologica svolgerà la stessa funzione quando si racconterà dei giorni nostri.E non è utopia pensare che possano essere creati, in futuro, veri e propri cinerari di quartiere nelle tante chiese sconsacrate, e inutilizzate, che costellano la più gran parte delle città italiane.

Nel 1994 l'Associazione bolognese, forte, all'epoca, di quasi tredicimila iscritti, assunse il nuovo nome di "SO.CREM Bologna", per distinguersi, anche formalmente, dalle altre organizzazioni crematorie aderenti alla Federazione Italiana delle Società per la Cremazione, dalla quale recedette il 30 settembre 1992 non condividendone il mantenimento di una impostazione ideologica esoterico-spiritualista ormai consegnata alla storia e l'assoluta insensibilità ai mutamenti che avevano investito in Italia l'essenza dell'istituto della cremazione e, quindi, natura e scopi dell'associazionismo cremazionista nel decennio a ridosso del Duemila.La SO.CREM Bologna aderì, invece e in quegli anni, alla Federazione Internazionale di Cremazione (ICF), con sede in Londra e partecipazione delle strutture cremazioniste del mondo intero. Anche autorevoli esponenti della Federazione Internazionale parteciparono, insieme ad alti prelati della Chiesa cattolica, ad uomini politici e di cultura e a rappresentanti di numerose amministrazioni comunali italiane, al Convegno che l'Associazione organizzò all'Isola d'Elba nel maggio 1997 sul tema "I problemi cimiteriali nell'Europa postindustriale" gli atti del cui dibattito vennero pubblicati nel novembre 1997 in un volume che contribuì non poco ai contenuti e al varo della legge che, nel 2001, disciplinò l'intera materia della cremazione e della dispersione delle ceneri.Agli inizi dell'anno 1998, su iniziativa e sovvenzione economica dell'Associazione fu pubblicato il libro "La Certosa di Bologna - immortalità della memoria"; una serie di saggi storico-artistici con corredo di un'ampia documentazione fotografica. Nel 2001, sempre su iniziativa e sovvenzione economica dell'Associazione, venne pubblicato il volume "Guida" della Certosa di Bologna il cui successo è stato tale che ne è in corso la ristampa.

Il 1° gennaio 1998 entrò in vigore il decreto legislativo che introdusse in Italia la nuova disciplina degli Enti non commerciali senza scopo di lucro; l'Assemblea dei Soci della SO.CREM bolognese tenutasi il 19 aprile 1998 apportò immediatamente coerenti modifiche allo Statuto che fu approvato con decreto del luglio 1998 del Presidente della Giunta Emilia Romagna.Approssimandosi la scadenza decennale della convenzione stipulata col Comune di Bologna nell'anno 1992, l'Ente territoriale la rinnovò per un biennio e, in quella sede, fu previsto un ulteriore e sensibile abbattimento del contributo erogato dal Comune per ciascuna cremazione e, quindi, un non trascurabile beneficio economico per la collettività.

Si era ormai prossimi però ad una serie di eventi produttivi di sconvolgimenti, e riassetti, non previsti e non prevedibili.Un gruppo di questi eventi ebbe natura legislativa.Nel dicembre del 2000 entrò in vigore la legge che regolamentò la c.d. associazioni di promozione sociale, quelle strutture cioè, che per essere destinate a svolgere, senza finalità di lucro, attività di utilità sociale a favore di associati o di terzi, possono fruire di agevolazioni da parte dello Stato e degli Enti pubblici territoriali nel perseguimento dei loro scopi istituzionali con facoltà di operare anche commercialmente purché in coerenza col raggiungimento degli stessi.La nuova figura normativa si attagliava perfettamente alle caratteristiche della SO.CREM tanto che furono modestissime le modifiche apportate dall'Assemblea del 7 aprile 2001 per l'adeguamento dello Statuto che fu approvato, poi, con Determinazione del Dirigente della Regione Emilia Romagna nel novembre 2003.La legge finanziaria dell'anno 2000 costituì invece la fonte di un cambiamento ancora una volta epocale nella materia funeraria col porre a carico dei superstiti gli oneri della cremazione, sostenuti dai Comune dal 1987, nonché quelli delle inumazioni in campo comune, che erano state sopportati dagli Enti territoriali sin dal momento dell'unità d'Italia.Fu allora che l'Associazione che, non lo si dimentichi, gestiva nel territorio bolognese il pubblico servizio crematorio, deliberò di sollevare i superstiti dei propri Soci dalla spese della cremazione che per costoro rese gratuita nella previsione, convinta, anche se probabilmente ottimistica, di realizzare, quanto meno, un pareggio del proprio bilancio con gli incassi delle cremazioni delle salme dei non iscritti.Senonché, dietro alla porta, si annidava l'imprevisto.Con delibera assunta il 30 ottobre 2002 il Consiglio Comunale di Bologna deliberò di demandare ad una società per azioni controllata dal Comune stesso (all'epoca SEABO S.p.A. ed oggi Hera S.p.A.) la gestione di tutti i servizi cimiteriali territoriali ivi compreso il pubblico servizio della cremazione; e questo ad onta della riconosciuta competenza dell'Associazione, degli ottimi risultati realizzati, dei vantaggi economici dell'Ente pubblico nel decennio di durata della convenzione.In quel momento fece premio, sull'amarezza, la volontà di sopravvivenza di una dirigenza confortata dall'appoggio e dal mandato assembleare dell'aprile 2003.

Impugnata in sede giudiziaria da parte dell'Associazione la delibera comunale, una laboriosa trattativa durata l'intero primo semestre del 2003 con Hera S.p.A. si è conclusa con la creazione di una società per azioni (Herasocrem) titolare del servizio crematorio nel territorio e partecipata da Hera per il 51% del capitale e da SO.CREM Bologna (attraverso una propria società a responsabilità limitata) per il 49%. I patti fra le parti hanno previsto le più ampie tutele per il socio di minoranza.Il risultato è stato possibile anche perché l'Associazione, che pur nel decennio convenzionato aveva fornito ai Soci notevoli servizi, anche di pregio economico, era riuscita ad accantonare somme consistenti in cui difetto non sarebbe stata possibile la partecipazione, con Hera, ad una società fortemente capitalizzata perché nata con il primario obiettivo, che è già oggi in fase di avanzata preparazione e che ha costituito per la SO.CREM il vero stimolo di pervenire all'accordo con un contraente economicamente forte, di costruire nel Cimitero di Borgo Panigale un Polo crematorio nuovo, moderno e dotato, fra l'altro, di una sala per le cerimonie funebri. L'azienda che, partendo da zero, era stata creata dall'Associazione nel corso degli ultimi dieci anni, è stata conferita alla nuova Società - HERA ha versato una somma corrispondente al valore del conferimento - che, una volta realizzata e ammortizzata l'opera, sotto ogni aspetto straordinaria, del nuovo Polo, potrà produrre utili che, acquisiti dall'Associazione per la quota del 49%, le consentiranno una rinnovata vita economica futura prevedibilmente significativa quanto quella di gestione diretta del pubblico servizio; più riduttivamente e comunque: un'ipotesi di sopravvivenza trentennale (questo il periodo di conferimento ad Hera da parte del Comune) a fronte, in caso l'accordo con Hera non si fosse concluso, di una ineluttabile estinzione.Ciascuno può comprendere, però, che nella nuova situazione, tutto l'Associazione poteva continuare a permettersi salvo il mantenimento di quel servizio della gratuità della cremazione in favore dei Soci introdotto nell'anno 2001 quando era titolare del pubblico servizio e nulla ne faceva prevedere il venir meno. Per questo il servizio è stato, necessariamente anche se dolorosamente, sospeso; consola il fatto che se non si fosse realizzata la nuova situazione societaria si sarebbe dovuto parlare di definitiva cessazione e mai di sospensione.L'operazione è stata consentita dall'essere la SO.CREM Bologna una associazione di promozione sociale autorizzata, come si è detto, a svolgere anche attività commerciali purché coerenti ai propri fini istituzionali; in tal senso gli ultimi ritocchi allo Statuto deliberati dall'Assemblea del 5 aprile 2003 ed approvati, al pari di quelli dell'anno 2001, con Determinazione del Dirigente della Regione Emilia Romagna del novembre 2003.Oggi la SO.CREM Bologna è, dunque e per così dire, tornata alle origini con lo scopo istituzionale, primario e essenziale, per cui l'iscrizione costituisce legale manifestazione della volontà crematoria come da consacrazione normativa espressa dal Regolamento di polizia mortuaria del 1990 e ribadita dalla legge n. 130 del 2001.La SO.CREM Bologna può anche, e ancora, permettersi di fornire non pochi servizi, improntati alla mutualità, in favore dei propri Soci.Ma, in futuro e per trent'anni almeno, l'Associazione potrà ragionevolmente realizzare un forse ben più importante obiettivo in linea con quanto accade, da tempo, e per associazioni similari, in quei Paesi del Nord Europa in cui la pratica cremazionista ha tradizione ultracentenaria. Fra i patti, che compongono il complesso accordo che regolamenta oggi in Bologna esercizio e gestione dell'attività di cremazione, vi è l'impegno dei contraenti di garantire all'Associazione la gratuita disponibilità, a tempo indeterminato, di un locale ad uso ufficio nel complesso del nuovo Polo crematorio che sorgerà nel Cimitero di Borgo Panigale.Il significato di questa garanzia non è soltanto quella di dar modo all'Associazione di concretizzare, gratuitamente, la propria presenza nel luogo deputato alle attività crematorie nel comprensorio bolognese, ma di individuarne una presenza attiva per il miglior rispetto dei diritti della persona che colà vengono in gioco: la tutela della dignità dell'individuo e del sentimento della "pietas" dei superstiti.E senza spingersi a pensare alla prevedibile possibilità di organizzare futuri e innovativi servizi – su tutti quello di dar vita ad una organizzazione che consenta ai superstiti, qualunque ne sia il ceto, di veder celebrato laicamente il proprio defunto – è reale l'ipotesi che l'Associazione riesca a ritagliarsi il ruolo di una sovraintendenza, attenta e attiva, sulle modalità gestionali delle pratiche funerarie cittadine a tutela di quei diritti primari della persona le cui difese si affievoliscono, sin quasi a svanire, di fronte al lutto, come di fronte alla malattia e alla detenzione.In termini moderni si parlerebbe di "Autority"; nel solco di un cammino ormai bicentenario si può rivitalizzare il nome "Ente Morale" dei padri fondatori.
(AMg su condominioTerra)

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Commento ricevuto:

Gestione delle salme – Scrive Daniele Bricchi: “Trovo molto interessante che si parli di questo tabù della gestione delle salme, del business che lo circonda, dell'impatto ambientale, della possibilità di libertà di scelta e di poter scegliere il riciclaggio differenziato invece che discarica e inceneritore ecc.. (http://paolodarpini.blogspot.com/2012/03/cremazione-e-sepoltura-ecologica.html)
Trovo privo di senso il rinchiudere i corpi delle persone in scatole di metallo da depositare in quelle colate di cemento sempre in espansione chiamate cimiteri o il bruciarle. In India ti bruciano lo stesso giorno in cui sei stato trovato morto, il che significa che una parte di queste persone muore per effetto del fuoco in quanto la morte apparente e momentanea è un fatto conosciuto da tempo, non a caso in molti paesi non è consentita la sepoltura se non dopo un certo tempo. Si sprecano risorse e si interrompe un ciclo naturale. Il legno più stagionato e più secco, quando brucia inquina pure lui, figuriamoci del materiale cosi colmo di umidità...oltre al carburante che serve per incenerirlo. Da vivi combiniamo guai e da morti vogliano tenerci il vizio. La fertilità del suolo, che va sempre riducendosi, dipende anche dalle cellule morte di animali e insetti, dei loro escrementi e dai loro cadaveri che si decompongono e rimettono nel suolo le varie sostanze nutritive. Ci sono una infinità di posti dove sarebbe bene piantare un albero. Per mettere a dimora una pianta bisogna pur fare una bella buca e prima di richiuderla si può mettere il defunto. (se fatta la buca non c'è nessun defunto da depositare basta aspettare e prima o poi qualcuno si fa avanti) Così abbiamo fatto con la placenta quando è nato mio figlio...sotto un nocciolo. Così vedrei la mia sepoltura, senza bara, ma avvolto in un telo biodegradabile, come un lenzuolo di cotone e senza scarpe, col pigiama. Se vado a riposare...non a camminare, perché dovrei stare vestito e con le scarpe?”

giovedì 1 marzo 2012

Signoraggio bancario, quote di banche private in Bankitalia e BCE, interessi pagati dallo stato italiano, debito pubblico, tasse....

"Signoraggio bancario e truffa bancaria... Lo capirebbe persino un asino.. e tu l'hai capito?" (Saul Arpino) - La foto è di Gustavo Piccinini


Caro Paolo D'Arpini, ho letto l'articolo sul convegno di Scilipoti sul Signoraggio Bancario (http://www.circolovegetarianocalcata.it/2012/02/28/signoraggio-bancario-ed-unitarieta-della-vita-una-spiegazione-semplice-semplice%e2%80%a6/) sono andato a controllare e mi risulta che la distribuzione delle quote di Banca d’Italia è rimasta sostanzialmente invariata dal 1948 ad oggi. Sul sito di Banca d’Italia verifico che:

Ente partecipante
Numero quote
Numero voti
Percentuale

Intesa Sanpaolo S.p.A. 91.035 50 30,3
UniCredit S.p.A. 66.342 50 22,1
Assicurazioni Generali S.p.A. 19.000 42 6,3
Cassa di Risparmio in Bologna S.p.A. 18.602 41 6,2
INPS 15.000 34 5,0
Banca Carige S.p.A. - Cassa di Risparmio di Genova e Imperia 11.869 27 4,0
Banca Nazionale del Lavoro S.p.A. 8.500 21 2,8
Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A. 7.500 19 2,5
Cassa di Risparmio di Biella e Vercelli S.p.A. 6.300 16 2,1
Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza S.p.A. 6.094 16 2,0
Cassa di Risparmio di Firenze S.p.A. 5.656 15 1,9
Fondiaria - SAI S.p.A. 4.000 12 1,3
Allianz Società per Azioni 4.000 12 1,3
Cassa di Risparmio di Lucca Pisa Livorno S.p.A. 3.668 11 1,2
Cassa di Risparmio del Veneto S.p.A. 3.610 11 1,2
Cassa di Risparmio di Asti S.p.A. 2.800 9 0,9
Cassa di Risparmio di Venezia S.p.A. 2.626 9 0,9
Banca delle Marche S.p.A. 2.459 8 0,8
INAIL 2.000 8 0,7
Milano Assicurazioni 2.000 8 0,7
Cassa di Risparmio del Friuli Venezia Giulia S.p.A. (CARIFVG S.P.A.) 1.869 7 0,6
Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia S.p.A. 1.126 6 0,4

Per cui se Intesa Sanpaolo o UniCredit dovessero fallire cosa succede?

Un lettore curioso..

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Risposta di Giorgio Vitali:

LA RISPOSTA è SEMPLICE: L'INDEBITAMENTO DELLO STATO (DEBITO PUBBLICO)E' TUTTO L'INDEBITAMENTO DELLO STATO. SU QUESTO, LA CIFRA DI GRAN LUNGA SUPERIORE è QUELLA DELL'INDEBITAMENTO NEI CONFRONTI DELLA BANCA CENTRALE. CHE E' LA BCE. PER LE RAGIONI CHE SAPPIAMO E CHE AL MOMENTO è INUTILE RIPETERE. PERCHè L'INDEBITAMENTO DEGLI STATI ADERENTI ALL'UE SI VERIFICA NEI CONFRONTI DELLA BCE?? PERCHè LA BCE è LA BANCA CENTRALE EUROPEA CHE STAMPA GLI EURO. (Più chiaramente, gli euro italiani sono stampati in Italia, per conto della Banca d'Italia che agisce per conto della BCE in questa operazione.)

Per spiegare meglio: la banca d'Italia, per conto della BCE, di cui è azionista, incarica la Zecca ( quella che sta a piazza Verdi a Roma)di stampare banconote in Euro. la zecca stampa le banconote e fa pagare alla banca d'Italia ( che agisce per conto della BCE) il SEMPLICE prezzo TIPOGRAFICO.Poi la Banca d'Italia, che agisce su mandato della BCE, VENDE ALLO STATO ITALIANO LE BANCONOTE facendole pagare al VALORE FACCIALE. IN PIù CI METTE ANCHE GLI INTERESSI. ( Dal che si deve dedurre che non esiste proprietà della moneta, perchè in realtà le banconote sono affittate...allo Stato Italiano). ESULANO DA QUESTA OPERAZIONE LE MONETE METALLICHE, CHE PER CONVENZIONE INTERNAZIONALE SONO DI PROPRIETà DELLO STATO (per cui noi dovremmo utilizzare solo quelle... se ci riuscissimo!)

LO STATO ITALIANO PAGA QUESTI FOGLI DI CARTA CON LE TASSE AGLI ITALIANI.
NOTA SUPPLETIVA: IN QUESTA MANIERA LA BCE LUCRA SUL SIGNORAGGIO. MA QUESTO CI DEVE SERVIRE ANCHE PER CAPIRE CHE SUA MAESTA' LA REGINA DI INGHILTERRA LUCRA SUL SIGNORAGGIO DELLA BCE ESSENDONE AZIONISTA, MA NON PAGA TALE SIGNORAGGIO PERCHè NON HA ADOTTATO L'EURO. SE LE PERSONE NON CAPISCONO QUESTO PASSAGGIO, CHE è LA RIPROVA DELLA ETERNA PIRATERIA INGLESE, NOI NON SAPPIAMO CHE FARCI...O MEGLIO...IO LO SO! CONCLUSIONE: IL MAGGIOR AZIONISTA DI bANKITALIA, QUINDI DELLA QUOTA ITALIANA DI BCE, è INTESA. (EX COMIT) E NON POTREBBE ESSERE DIVERSAMENTE. ESSENDO LA COMIT LA BANCA ITALIANA DI MAGGIORE IMPORTANZA MONDIALE (fondata dall'ebreo polacco Toeplitz...)
INTESA NON PUò FALLIRE PERCHè AZIONISTA BCE. PER FAR CAPIRE COSA SIGNIFICA LUCRARE SUL SIGNORAGGIO DELLA BCE CI PREGIAMO DI FAR NOTARE CHE L'INPS, PROPRIETARIA DEL 5% DI BANKITALIA CI MANTIENE I PENSIONATI E L'INAIL CON IL 2% CI MANTIENE GLI ASSICURATI. KIARO? (Giorgio Vitali)

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Risposta di Giuseppe Turrisi:
La risposta ha tante risposte ed è anche formulata male ma la più bella definizione che ho trovato è la seguente "chiunque si appropria di una richezza che non ha contribuito a creare esercita signoraggio" di Nando Ioppolo
Tornando alla domanda... il signoraggio non è il sistema con cui la stato si indebita con banca centrale...
Ma è il meccanismo di emissione monetaria che se messo in mano a terzi (privati) e applicato in grossa misura induce lo stato a:
1) farsi prestare i soldi (perchè non ne ha di propri
2) farsene prestre sempre di più in quanto il debito è sempre maggiore del realmente prestato poichè gravato di interesse (Giuseppe Turrisi)

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Risposta precisazione del prof. Antonio Pantano:

Caro "circolo vegetariano" (che, spero, sia Paolo d'Arpini!),
1 "signoraggio" è un atteggiamento preciso, con ascendenze storiche (da non tollerarsi se attribuito ad individui, ma da IMPORSI se esercitato dallo Stato)!
2 "Signoraggio bancario" è USURPAZIONE degli elementari diritti del Popolo e dei Cittadini, e dello STATO che tutti rappresenta.
3 Scilipoti potrebbe avere ... qualche idea, o un minimo di "buona fede". Percorre itinerari inutili e si circonda di alcuni figuri (ho scritto:" alcuni") esibizionisti, fuorvianti ed ... utili a loro stessi.
4 MAI attingere notizie da VILIPEDIA!
5 Infatti, dal 1948 la "partecipazione in Banca d'Italia" è mutata spesso! Se quella oggi sostenuta dai "vilissimi e prezzolati redattori di questa falsa enciclopedìa libera", ma "controllata dai poteri forti", fosse vicina alla verità, ASSAI LONTANA dalla verità è la genesi dello "azionariato" (che si chiama "partecipanti"!) della nostrana "banca centrale". Infatti, sia al tempo del Fascismo, che nello immediato dopoguerra ( e NON VA DIMENTICATO che durante la Repubblica Sociale Italiana la VERA Banca d'Italia fu commissariata ed "assunta a totale vantaggio della Repubblica e dei Cittadini TUTTI") , essa apparteneva di fatto e diritto SOLO a banche locali, a carattere popolare o di vero "risparmio", alla Banca Nazionale del Lavoro che assolveva a compiti ufficiali ed utili allo Stato (ma oggi è "privatissima" e di proprietà estera!) ed ad ENTI di STATO (INPS, INAIL, INA - che era Istituo Nazionale delle Assicurazioni, a vantaggio e profitto dei cittadini, poi "snaturato" e privatizzato dal consociativismo ladro dei partiti di governo e di finta opposizione, con la apostolica benedizione d'oltre tevere!), e ad una ristretta minoranza, contenuta nel solo 4%, di così dette "banche d'affari".
6 Oggi chi attribuisce "valenza nazionale e rappresentatività degli interessi dei cittadini" a Bankitalia NON SA COSA DICE!
7 Le banche aventi sede in Italia NON possono fallire! Ma le malefatte deficitarie dei loro "amministratori/padroni" vengono pagate e ripianate da TUTTI i cittadini, grazie allo Stato (gestito da complici compiacenti dei malfattori, se non palesemente posti alla gestione!)! Cordialmente, Antonio Pantano


A voi le riflessioni di sorta.. Paolo D'Arpini

domenica 29 gennaio 2012

Rilancio della campagna per l'agricoltura contadina - Se ne parla ad Aprilia, all'incontro collettivo ecologista del solstizio estivo 2012


Mucche libere

Qui di seguito alcune nostre note integrative ai co-promotori della Proposta di Legge per l'Agricoltura Contadina (vedi: www.agricolturacontadina.org) :

Cari co-promotori, per quanto riguarda il progetto per l'agricoltura contadina, dopo averne discusso ripetutamente in vari incontri, della Rete Bioregionale Italiana e del Circolo Vegetariano VV.TT., siamo arrivati alla conclusione che sarebbe opportuno modificare alcuni punti dell’impostazione relativa all'allevamento bestiame, tenendo conto che l'agricoltura contadina non può essere sopravanzata dall'allevamento, quindi è necessaria una riduzione nella commistione fra agricoltura ed allevamento ed una revisione del concetto stesso di “alimentazione naturale”. Durante gli incontri recenti della Rete Bioregionale abbiamo sempre condiviso la comprensione del necessario abbassamento dell’uso carneo nella dieta ecologica, soprattutto in considerazione del livello di inquinamento e sfruttamento della terra in conseguenza dell’allevamento industriale.

Tra l’alto c’è da considerare che nell’ecologia “umana”, sulla base degli studi di anatomia comparata e sulle ricerche fatte sui residui coprologici dei nostri padri, risulta evidente che l’uomo non è assolutamente carnivoro, bensì frugivoro, esattamente come le scimmie antropomorfe ed i maiali, significa che i frugivori hanno una alimentazione fondamentalmente senza carne (al massimo un 5 o 10 % di prodotti di origine animale ivi compreso il latte materno), per cui se vogliamo fare un discorso “ecologico” non possiamo prescindere da queste considerazioni.

E qui vorrei fare alcune precisazioni ulteriori sul concetto di agricoltura naturale, scissa dall’allevamento sia pur biologico. Secondo me è comprensibile che in un piccolo appezzamento agricolo vi siano anche animali a condividere il territorio sia per questioni di pulizia del fondo, sia per la produzione di letame od eventualmente latte, questi animali dovrebbero poter vivere dei soli erbaggi e rimasugli di cucina, in modo che la loro presenza sia realmente in sintonia con il contadino e con il luogo, perciò nell’appezzamento coltivato naturalmente non dovrebbero essere ammessi allevamenti di animali nutriti a mangime, la qual cosa fuoriusciurebbe da una sistema ecologico di piccola agricoltura.
Alcune galline (od altri volatili) fanno le uova e va bene… può anche capitare che ogni tanto qualche galletto in più può essere sacrificato, se vi sono degli armenti come pecore e capre occorre limitare il loro numero alle reali possibilità di loro sopravvivenza nutrendosi con i prodotti spontanei del campo, quindi non credo che vi sarebbero molti agnelli da macellare, forse al massimo uno o due all’anno giusto per Pasqua come si dice… Se si attuasse questa metodologia semplice e corretta dal punto di vista ecologico ed alimentare, il contadino di fatto ritornerebbe ad una dieta tradizionale mediterranea in cui la carne compare molto raramente sul piatto e questo lo accetto….. (anche se continuo a dichiarare che se ne può fare tranquillamente a meno e ve lo confermo essendo stato vegetariano ed in perfetta salute dal 1973).


Paolo D’Arpini
Rete Bioregionale Italiana
Circolo Vegetariano VV.TT.

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Parere del Prof. Giuseppe Altieri, agroecologo: "Sono perfettamente d’accordo sulla posizione della Rete Bioregionale Italiana, relativa all'agricoltura contadina.
Dobbiamo lasciar vivere gli animali sui pascoli liberi ma la realtà deve essere cambiata un pò per volta a partire dai lagers zootecnici intensivi… che devono essere chiusi per Politica comunitaria già approvata… e informando i consumatori tutti della necessità e dei vantaggi di diventare vegetariani… quando tutti saranno vegetariani… gli animali saranno finalmente liberi di pascolare senza essere ammazzati intanto facciamo massima propaganda sulla tossicità della carne e sulla distruzione del pianeta operata dagli “allevamenti intensivi”…. e soprattutto fermiamo gli ogm… altrimenti i geni animali ce li metteranno dentro i vegetali… e nessuno si potrà più salvare…"


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Nota: Di questo tema se ne parlerà durante l'incontro collettivo ecologista, previsto ad Aprilia (Latina) dal 22 al 24 giugno 2012. Info. circolo.vegetariano@libero.it - Programma: http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/2012/01/20/aprilia_programma_per_lincontr.html


Capra libera - foto di Gustavo Piccinini


Presentazione del progetto di legge per l'Agricoltura Contadina.

Da quando la figura di chi lavora la terra è stata istituzionalizzata e resa, da anni di leggi, definitivamente e regolamente “imprenditore agricolo”, le piccole e piccolissime fattorie rurali hanno gradualmente ceduto il passo: chi chiudendo, chi vendendo, chi evolvendosi in azienda più grande per sopravvivere. Altre cose sono cambiate e hanno preso forma e nomi nuovi. La terra fertile non esiste più, ora è chiamata, in burocratese, SAU (superficie agricola utile). Assieme al trattore e ai suoi attrezzi l’agricoltore non può fare a meno di avere al suo libro paga un commercialista, un esperto di finanziamenti statali, un geologo e altri professionisti vari che avallano le sue pratiche firmandole, perché la burocrazia è diventata parte della sua attività lavorativa quotidiana. Il suo mercato non è più la piazza di paese o di rione ma è la “filiera”, corta o lunga che sia, ma di rado l’agricoltore vede il viso di chi mangerà i suoi prodotti. Le sue sementi, di “altra” qualità ibrida, non sa nemmeno che genetica contengano e non le può possedere o riseminare ma le deve ricomprare ogni anno. E se usa antiparassitari e concimi chimici dovrà possedere una profonda conoscenza di studi farmaceutici per distrigarsi nella lettura delle schede tecniche e comprendere tutti gli effetti collaterali che hanno quei prodotti sulla sua salute. Pochi sanno ad esempio che molti di questi portano all’infertilità. Ogni fase del suo lavoro è regolata da articoli di legge che una commissione agricoltura che si riunisce a Bruxelles, fatta di persone che non sanno “cos’è un campo di grano”, gli hanno scritto. Tutto ciò ha prodotto una nuova generazione di lavoratori della terra, profondamente diversa da quella del passato, che non può fare a meno di ampie superfici coltivate con una sola specie (monocoltura) e che cerca di vivere producendo molto ma a basso costo, anche perché i loro clienti, spesso grandi gruppi commerciali, di più non offrono e il prezzo lo fanno loro.

Tutto ciò ha chiuso le porte alla contadinanza di piccola scala, quella che ha a disposizione piccoli appezzamenti e ha solo “mercato di piccola scala” per i suoi prodotti. L’agricoltura contadina e i contadini hanno semplicemente cessato di esistere, sostituiti dagli imprenditori agricoli che vivono anche grazie ai finanziamenti della comunità europea. Noi di Civiltà Contadina vorremmo far rinascere sia i contadini sia un modello nuovo di agricoltura contadina, non per nostalgia, non per “tornare alle origini”, non perché crediamo che “gli asini volano”.

Siamo invece sicuri che si può fare di meglio sui campi di ciò che si fa ora e se abbiamo deciso di lanciare questa campagna popolare è perché crediamo che, come noi, la pensino in tanti. Infatti l’agricoltura industriale attuale ha dato fin troppo prova di essere un insuccesso quasi totale. Pensiamo solo alla carenza di cibo nel mondo dovuta in gran parte alla importazione di derrate alimentari dai paesi più poveri a quelli più ricchi che sono incapaci di essere autosufficienti sul piano della produzione agricola interna, Italia compresa. Pensiamo alle continue scoperte di cibi posti in vendita già avvelenati o adulterati (carni alla diossina, cereali ammuffiti, influenza dei polli, latte alla melamina solo per citare quelli successi e i più noti dell’ultimo anno) che sono il risultato dell’agricoltura industriale. Pensiamo alla differenza impressionante che esiste fra il prezzo pagato al produttore agricolo e quello che costa al cliente finale per via di un mercato intermediario pervertito. Pensiamo all’uso di sementi geneticamente modificate e ai tanti prodotti agricoli tossici immessi nell’ambiente di vita umano solo per avere produzioni a norma dei regolamenti di mercato internazionali. Pensiamo infine alla perdita di sapore dei prodotti da supermercato e alla perdita di poesia dei campi di pianura ormai ridotti a tavole piatte a perdita d’occhio.

La Campagna per l’agricoltura contadina guarda al futuro, a far rinascere una nuova generazione di persone che lavoreranno la terra dove abitano e vivono. Guarda a persone che si vogliono riappropriare del nome di contadino. E per ridare contadini alla terra siamo partiti da poche e semplici proposte che con il tempo e le energie di tutti diventeranno realtà. Anni fa alcuni di noi che ora organizzano questa campagna hanno profuso energie per sostenere leggi a protezione e diffusione della biodiversità delle sementi. Oggi tutte le leggi auspicate sono state tutte promulgate assicurando così piena legaità alle sementi della biodiversità rurale. Per questo motivo crediamo che avremo da aspettarci un’altra vittoria con questa Campagna Popolare, quella di rivedere le facce dei contadini ripopolare le campagne e renderle produttive. Nella petizione abbiamo voluto riassumere alcuni di quelli che riteniamo essere i principi basilari della contadinanza. Ma non vogliamo, non possiamo fermarci qui, e con il dialogo e la discussione sul sito che abbiamo creato, www.agricolturacontadina.org arriveremo a completare il quadro delle proposte per rendere perfetta l’identità contadina. Sul sito è possibile firmare la petizione on line come pure scaricare un modulo per far firmare.

PRIMI PROMOTORI: Civiltà Contadina, Consorzio della Quarantina, CIR, Antica Terra Gentile e Rete Bioregionale Italiana

La proposta è appoggiata e condivisa dal Circolo Vegetariano VV.TT. di Calcata, in quanto membro della Rete Bioregionale Italiana e compartecipe nella formulazione del testo.

mercoledì 7 dicembre 2011

Viterbo ed Avignone, le città dei papi... luoghi gemelli

Avignone... oh cara!

Viterbo si è gemellata con Avignone? Ed hanno fatto bene, infatti entrambi i luoghi hanno ospitato papi ed antipapi.. Il gemellaggio ha -in questo caso- veramente un senso. Peccato che non l'avessi saputo prima, infatti me lo comunica solo oggi l'amico Giovanni Faperdue da Viterbo, il quale ha scoperto i vecchi articoli del 1955 in cui si dava la lieta novella.

Dico che mi avrebbe fatto piacere saperlo prima perchè a suo tempo, qualche annetto addietro, assieme all'amico Peter Boom, organizzammo una visita dell'antipapa Saul Arpino (alias il sottoscritto) a Viterbo. Si trattava di una visita laica, ovviamente, e serviva a prendere in giro l'incombente visita del Ratzinger, con dispendio di elicotteri, papamobili, palchi nuovi al gazometro, folle oceaniche riverenti, tutto a spese del comune di Viterbo... Per la mia visita invece ci fu solo la discreta presenza della Digos, venuta a controllare in incognita che la visita dell'antipapa non celasse motivi dinamitardi...

Sarebbe stato bello aver saputo allora che Viterbo ed Avignone erano gemellati, avrei avuto una freccia in più al mio arco... poichè è risaputo che Avignone è il luogo di esilio dei papi e pure sede di antipapi vari... Avrei potuto fare un bello scoop... Pazienza... Comunque ringrazio Giovanni per aver risuscitato la notizia del gemellaggio, meglio tardi che mai... me ne servirò per la prossima visita antipapale (salvo che morte non sopraggiunga ad impedirmelo).

Paolo D'Arpini

Articoli sulla visita antipapale a Viterbo:

https://www.google.com/search?client=gmail&rls=gm&q=paolo%20d'arpini%20antipapa%20a%20viterbo#q=paolo+d%27arpini+antipapa+a+viterbo&hl=it&client=gmail&rls=gm&prmd=imvns&ei=xUPfTqy-OIeA4gSGz5nABg&start=0&sa=N&bav=on.2,or.r_gc.r_pw.,cf.osb&fp=9452e6470e347287&biw=1024&bih=571





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Notizie sul gemellaggio da Giovanni Faperdue

VITERBO SI E’ GEMELLATA CON AVIGNONE: NEL 1955

Dall’emeroteca della biblioteca viterbese è venuto alla luce un pezzo della nostra storia dimenticata. A chi segue con passione le vicende locali, non sarà sfuggito che da diversi anni più persone si stanno prodigando per riuscire a “gemellare” la nostra città con la città francese di Avignone. La più evidente peculiarità che unisce Avignone con Viterbo è quella di aver ospitato per diversi decenni la Curia papale.

Infatti, i papi risedettero a Viterbo per circa 25 anni e ad Avignone per sessantanove anni. Il bravo prefetto Alessandro Giacchetti, amante di Viterbo più di noi viterbesi, è andato più volte in Francia a perorare la causa. Dopo di lui sono andate anche delegazioni del Rotary viterbese composte tra gli altri anche da Giuseppe Pagano e Fosca Mauri Tasciotti. Per i cugini francesi era tutto bello, era tutto interessante ma nessuno è mai riuscito a strappare un “si”. Gli avignonesi erano sempre sul punto di decidere, ma non decidevano mai. Insomma sembrava di cozzare sempre contro un muro di gomma. Ma adesso noi viterbesi abbiamo in mano una carta importante, quella che è uscita dopo una lunga ricerca dalla nostra emeroteca: Viterbo e Avignone sono gemellate dal 20 settembre del 1955.

Di seguito trascriviamo le cronache dell’epoca:

Da Il Messaggerodi Viterbo del 20 settembre 1955
Presente l’ambasciatore di Francia a Roma
La cerimonia del gemellaggio
Tra le citta’ di Avignone e Viterbo
Alla manifestazione sono intervenute oltre a S.E. Fouques Duparc e all’on. Del Bo, le più alte autorità del capoluogo e della provincia
Nella Sala Regia del Palazzo dei Priori è avvenuto questa sera il “gemellaggio” tra Avignone e Viterbo alla presenza dell’Ambasciatore di Francia a Roma, S.E. Jacques Fouques Duparc e del sottosegretario italiano agli Esteri on. Del Bo. Erano presenti le autorità cittadine tra cui il vescoco S.E. Albanesi, gli onorevoli De Luca e Jozzelli, il Vice Prefetto dott. Cosentino, il sindaco dott. Mignone, il Questore dott. Visco, il Segretario Generale del Comitato organizzatore del “gemellaggio” rag. Marcoaldi. Hanno assistito alla cerimonia anche la Signora Duparc, il Console di Francia a Roma sig. Meziere e la sua Signora, il Segretario dell’Ambasciata sig. Le Gourreriec e la sua Signora, il corrispondente del “Figaro” da Roma ed altri giornalisti francesi.
All’on. Fouques Duparc è stato consegnato un gonfalone a ricordo di quello che nel 1315 il suo compatriota Bernardo De Coucy, rappresentante del pontefice avignonese donò ai viterbesi per il loro appoggio nella lotta contro i nemici della Chiesa.
Il pro-sindaco avv. Enzo Ludovisi ha porto con nobili parole il saluto di Viterbo agli illustri ospiti e l’on. Igino Giordani ha commemorato i vincoli storici tra le due città papali e le ragioni del “gemellaggio” rievocando tra l’altro l’origine bretone della nostra famiglia viterbese dei Gatti, il glorioso pontificato del papa francese Clemente IV, l’opera pittorica del viterbese Matteo Giovannetti che affrescò il palazzo papale di Avignone e la città di Viterbo esistente nel dipartimento del Tarn.
L’oratore ha concluso con una nobile esaltazione dei valori dello spiritualismo cristiano sottolineando poi l’importanza delle tradizioni municipali affermate nel “gemellaggio” in un’epoca di desolante livellazione delle coscienze. L’ambasciatore Fouques Duparc, che ha parlato in francese, dopo una profonda analisi della vita spirituale dei secoli XIII e XIV, che vide il fuglore di Viterbo e Avignone, ha ricordato l’opera del De Coucy ed ha esaltato la collaborazione tra le due nazioni latine, come elemento basilare di pace nell’Europa e nel mondo.
IL sottosegretario agli Esteri Del Bo, ha poi esaltato la funzione storica dei liberi Comuni italiani e francesi; anch’egli ha sottolineato l’amicizia tra le due nazioni latine, auspicando che dal concetto di patria francese e di patria italiana sia costituita la base per la costruzione della grande patria europea. Tutti i discorsi sono stati calorosamente applauditi dal pubblico che gremiva la sala; abbiamo notato con piacere anche molte persone appartenenti alle classi più modeste il che prova che il gemellaggio dei valori a cui esse si ispirano, sia profondamente sentito dalla cittadinanza. La cerimonia si era iniziata con breve ritardo, causa un incidente meccanico all’auto dell’on. Giordani. S.E. Fouques Duparc è ripartito per Roma subito dopo la manifestazione ma ha promesso all’avv. Ludovisi che tornerà a Viterbo per una visita più lunga ai monumenti cittadini. Egli ha espresso all’on. Jozzelli, presidente del comitato organizzatore del gemellaggio la sua più profonda riconoscenza e la soddisfazione per la cerimonia odierna.
Adesso ci auguriamo che il Comune di Viterbo si metta subito all’opera per rispolverare questo ambito vincolo e, dopo una comunicazione ufficiale al Comune di Avignone, ponga in atto tutte le iniziative più utili a trasformare questo “gemellaggio”, in un ulteriore volano di sviluppo turistico per la nostra città.

Giovanni Faperdue

venerdì 18 novembre 2011

Sii ciò che sei... semplicemente

Frammenti di infinito - Dipinto di Franco Farina



Scrive Noemi Longo:
"Il mio corpo in accordo con la mia mente hanno deciso non di diventare vegetariani, ma di rinunciare semplicemente al nutrimento della carne di animali terrestri oramai da quasi due anni. E devo dire la verità, io prendendone atto ho soltanto accettato quel che loro avevano già deciso per me, ma ogni tanto, dico ogni tanto...avrei veramente voglia di quel piacere della vita come giustamente lo chiama Franco Libero. Mi torna in mente una frase di un film magnifico che dice: La mia coscienza vuole la vittoria dei vegetariani nel mondo e il mio subconscio langue per una fetta di carne saporita. E io cosa voglio? Io ho rinunciato alla carne, riconoscendo in parte l'importanza di questo mondo animale, ma in realtà credo tuttora in quel che credevo ancor prima di divenirlo... Credo che siamo animali noi stessi elevati al rango di esseri umani, ma continuiamo a vivere da animali raziocinanti quando di esseri umani non ne abbiamo nulla, o forse ancora non lo siamo mai stati, perché un essere umano nel mondo non può originare il genere umano, e milioni di uomini assimilati allo stato animale non sono rappresentativi del genere umano. Ed io cosa vorrei... in questo mondo abominevole dove nella realtà più vera siamo tutti affetti dal demone del cannibalismo.... quel che vorrei lo tengo per me. Buonagiornata"


Commento di Paolo D'Arpini:
"...è solo un problema di identificazione con il corpo mente... Affermi con il corpo quel che appare nella mente.. ma cosa rende possibile il pensiero? Non è forse quella miracolosa capacità di percepire, la coscienza-consapevolezza? E chi sei tu realmente? Carne non-carne, desideri repulsioni.... arrovellarsi nei pensieri non serve a nulla. Sii ciò che sei semplicemente...."


Replica di Noemi:
"Affermare che dopotutto sono colei che sono sarebbe un plagio e un pò retrò...lo sappiamo.
Chi sono realmente? Realmente non sono, perché...A me piacerebbe essere Noemi Longo ovunque.
...Quando penso, quando scrivo, quando cammino, quando respiro... e questo non è sempre possibile.
Il mio commento circa l'intervento di Franco Manco Libero, era piuttosto una riflessione ed anche, se si vuole una provocazione...
Non sono daccordo circa le considerazioni che tengono legato in nemesi il concetto di monoteismo e vegetarianesimo...
In ogni tempo, e in ogni pensiero, ci sono e ci sono stati esseri che hanno raggiunto un grado di coscienza-consapevolezza che gli ha permesso di pensare, vedere, e sentire il tutto.
..Questi esseri vedono l'aperto... e mai si sognerebbero di additare le religioni se l'uomo ha scarso rispetto degli animali.
Nel mondo esiste tutto e tutto ha diritto di esistere e non è colpa di nessuno se l'uomo vive in preda alle intimidazioni della religione o seguendo infinite e possibili professioni di fede...
Non riesco a spiegarmi...
Sto cambiando in questo periodo...e la mia attitudine allo scritto si assottiglia sempre di più.
...Sarebbe bello parlarne...e forse ci si capirebbe di più...
E' tempo forse che il mondo esca dal verbo, per tornare al dialogo"


Commento di Paolo:
"...tutti questi dubbi riguardano soltanto la visione acquisita del mondo, in forma di una persona chiamata Noemi Longo. Cerco di additarti quello che è all'origine della persona, guarda dentro e scopri la coscienza intelligenza che testimonia l'esistenza della persona. Un oggetto della coscienza non può essere la coscienza, che tu sei. O meglio, ciò che appare nella coscienza è una manifestazione della coscienza ma non l'identità ed essenza. In tal senso ti invito ad essere ciò che sei...."


Replica di Noemi:
...però scusa Paolo,
la visione del mondo acquisita da Noemi Longo non è certamente la visione reale del mondo...Eppure Noemi Longo ha sentito l'esistenza di un mondo reale, dove tutte le diversità aldilà della forma e dell'apparenza sono nient'altro che pratiche possibili per uscire da uno stato di cose e di negazioni che tengono l'essere umano ancora in uno stato embrionale.
Io so che esiste un livello altro in cui ogni cosa collabora allo stesso scopo, anche ciò che apparentemente lavora contro il mio obiettivo personale.
E' solo che l'uomo vuole sperimentare, vuole darne prova...
...Il film che ti citavo prima si chiama Stalker, e se non ti è mai capitato di vederlo potrei consigliartelo...
Risale al 1979 ed è per alcuni versi una tragica previsione del disastro nucleare di chernobyl.
Lo stalker conduce nella "Zona" uno scienziato che ambisce al Nobel e uno scrittore che ha perso l'ispirazione dando loro la possibilità di realizzare il più intimo e puro desiderio...
Quella "zona" che rappresenta poi anche l'arduo percorso verso l'intima realizzazione di se stessi e forse l'unica dimensione possibile in grado di poter se non salvare, migliorare il mondo...
E dunque... se mi inviti ad essere ciò che sono... In questo momento mi prenderei il lusso di essere ignorante e di vivere come vivrebbe una scimmia...
...Perché dopotutto il mondo potrebbe veramente essere la proiezione di una sola mente che dorme...e tante risposte non le avremo mai nemmeno con i più avanzati strumenti tecnologici...
...E Quando considero questo nella sua verità più terribile e più reale, mi sento quasi rassicurata e non posso non avere fede, ma una fede priva di ogni fede, al sopra e al di sotto di ogni religione costituita.
...Perché all'inizio era il Caos...


Commento di Paolo:
Ed allora come fai a giudicare l'attuale condizione del mondo?.. Sicuramente il tuo conoscere il mondo è secondario alla tua stessa esistenza e la tua esistenza è secondaria alla tua consapevolezza di essere.
Vorresti essere una scimmia...? Perchè sai che nel mondo da te conosciuto esistono le scimmie. Tutto il conosciuto è il falso, è proiezione è memoria e la memoria è solo una raccolta di immagini. Lascia che la mente si proietti come le è congeniale. Non distrarti. Tu percepisci il mondo attraverso la mente ed il tuo mondo è personale e sicuramente diverso dal mondo di chiunque altro. Se poi vuoi dire che esiste un mondo che è la summa di tutti i mondi... questa conclusione appartiene solo al concetto di esistere come individio nel mondo che hai immaginato. E qui ritorniamo al corpo mente. Ed all'identificazione con questo apparato. Il coordinatore che si appropria delle esprerienze vissute e che tu chiami "io" Noemi Longo è solo il modo funzionale di descrivere il personaggio sognato, avente e condividente la realtà di sogno come tutti gli altri personaggi del sogno. Gli scopi vissuti nel sogno soddisfano le esigenze del sogno ma non aggiungono o tolgono nulla al sognatore in se stesso. Le proiezioni non sono la realtà. La realtà è che tu sei l'indivisibile ed imperitura Coscienza.. Tutto il resto è concettualizzazione, puoi chiamarla in modo forbito "religione" o "dio", etc. ma la cosiddetta "realtà" sta solo nella capacità della mente di elucubrare e proiettare se stessa in miriade di forme. Osserva questo fantastico processo, amalo, se vuoi, ma sappi che osservandolo tu sei "superiore" ad esso.. l'oggetto nella coscienza è una manifestazione creata nella Coscienza!
Il mondo reale sei "TU".. (non il tu rispetto all'io).. La bibbia -se proprio vogliamo prendere in prestito le sue parole- Ti chiama "I AM THAT I AM".
Non c'è un inizio non c'è una fine.. Però possiamo divertirci nel qui ed ora con questo magico "gioco della Coscienza".. ed in questo caso puoi raccontare ciò che vuoi ed io, nel sogno, ti ascolterò! In verità è la coscienza che parla ed è la coscienza che ascolta e risponde.

domenica 13 novembre 2011

13 novembre 2011, prima Domenica del dopo Berlusconi (Silvio) .. Commenti e proposte



Care, cari,

oggi è domenica ed il signor Berlusconi Silvio si è dimesso….
Direi che è una buona giornata. Ora c’è da ripulire lo stato dalla sporcizia lasciata a marcire in questi anni “goderecci”… Com’è costituzionalmente giusto Napolitano ha presto indicato lo spazzino che, scopa in mano, si appresterebbe a far pulizia, questi è Monti.

Non dimentichiamo certo che Napolitano è stato insediato da Prodi e D’Alema, quindi è di parte, non dimentichiamo che Monti (detto Mario) è un bancario..

Non dimentichiamo che gli affamati del giorno prima stanno già pensando come dividersi le spoglie repubblicane. Eppure.., come dicono i francesi facendo buon gioco a cattivo gioco, quando si tratta di ballare non bisogna tirarsi indietro..

In qualche modo dobbiamo quindi partecipare cercando di poter stabilire un ritmo. Mi sembra che la cosa principale da raggiungere, in questo momento, sia una nuova legge elettorale più rappresentativa della volontà popolare. Se possiamo ottenerne una con Monti e poi andare alle urne, ristabilendo così, almeno parzialmente, la democrazia, qualcosa avremo ottenuto…

Stamattina presto, come al solito, ho avuto una buona ispirazione… Prima di svegliarmi stavo sognando che dovevamo rimettere in sesto la comunità in cui viviamo… Era tutto sporco per terra.. e c’era la totale disorganizzazione.. Quindi cercavo di rimettere le cose in sesto prendendo la situazione in mano con determinazione e coraggio… Chiamando volontari a cooperare: chi a lavare i piatti, chi ad organizzare la pulizia, chi a raccogliere provviste, chi a sistemare e rimettere in ordine, etc. etc. Spero che il sogno sia di buon auspicio!

Paolo D’Arpini

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Commento aggiunto, sempre in tema di pulizia:

Giusto quanto suggerito da un “poeta” della rete che ha scritto: anche nel parlamento (leggimento) bisogna fare la raccolta differenziata. Come, ci si può sbizzarrire:

1) onesti e disonesti (attenzione! Uno dei due bidoni dovrà essere sproporzionato rispetto all’altro).
2) drogati – non drogati (bidoni in proporzioni 30-70%).
3) utili-inutili (non mi esprimo: fate voi).
4) servi della Goldman Sachs-uomini liberi (qui vale il detto di Andeotti, rivisto ed adeguato: i “rifiuti si pesano, non si contano”).
5) intelligenti-non intelligenti (taccio per innata modestia).
6) lavoratori-mangia pane a tradimento (per lavoratori si guardi alle presenze, alle proposte di legge avanzate, al lavoro delle commissioni ecc. ecc.).
7) collusi con la malavita organizzata-non collusi (secondo me ci sarebbero grosse sorprese).
8) certificato penale vergine-pregiudicati (va bhé che le carceri sono già piene, però….).
9) sensibili all’ambiente-”inquinatori” (per inquinatori si intendono tutti coloro non solo che favoriscono lo stupro del territorio, ma anche chi omette la difesa, la salvaguardia, il controllo, la repressione del delitto nei confronti delle future generazioni)
10) capacità politica-marionette filo guidate (attenzione: è più che intelligenza-imbecillità. Uno può avere un QI sufficiente ma avere contemporaneamente il dono di non capire un accidente di politica)
Ciascuno può fare la proposta che vuole: sbizzarritevi. Una cosa è certa: vanno tutti nei RSU. Tutti, nessuno escluso.
Fabrizio Belloni

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Lettera inviata:

Gentile Professore Mario Monti, desidero complimentarmi per la nomina di senatore a vita conferitaLe dal Presidente Napolitano e formularLe i più sentiti voti augurali per il difficile compito che sta per esserLe assegnato. Lei non ha certamente bisogno di consigli, ma mi permetta di metterLa in guardia dai politici che siedono in Parlamento. L’Italia è infatti un grande Paese messo in ginocchio da una vasta congrega di troppo furbi, purtroppo degnamente rappresentata a livello parlamentare. Spero sinceramente che sappia trovare collaboratori intellettualmente onesti, indispensabili nell’arduo compito di “raddrizzare il nostro Paese” e restituire speranza alle giovani generazioni che, uscendo dalle Università, sono costrette ad infoltire le schiere dei disoccupati. Cordialmente, Paolo Ercolani

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Intervento dubbioso:

Scrivo mentre la festa impazza. E mentre “autorevoli politici” e “brillanti giornalisti” sostengono che “Berlusconi è caduto a causa dei suoi errori e delle sue nefandezze”. E che “il cosiddetto mercato non ci ha commissariato”. Escludo che politici e giornalisti siano dei “cretini”; ma….. Ma i conti non mi tornano. In questi ultimi tempi Grecia, Irlanda, Italia, Portogallo e Spagna hanno visto cadere i rispettivi governi. E tutti a causa di convulsioni economico/finanziarie. E, mentre l’Europa va in malora, la Banca Centrale Europea cede l’Euro all’1,25% e la Federal Reserve cede l’US$ allo 0,25%. Dopodiché….. Dopodiché si imputa ai governi dimissionari il fatto che “l’Europa non cresce”. E nessuno si chiede se l’Europa non venga sabotata proprio da quelli che dovrebbero difenderla. Ecco: Berlusconi si dimette ed io ne prendo atto. Senza amore e senza odio. Arriva Monti e tutti lo lodano. Agirà nell’interesse dell’Italia e degli Italiani? Agirà nell’interesse della finanza internazionale? Il popolo, intanto, festeggia il fatto che Berlusconi si dimette. E non si chiede se Monti farà i suoi interessi oppure gli interessi degli usurai… Antonino Amato

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Pensiero sconsolato:

Troppi equilibri sono saltati sia economici che nella comunicazione .. santoro fuori rai, crozza giullare di regime che fa la battuta sul potere bancario….. scilipoti che parla di golpe di stato (copiando mazzucchi video su alba) …. tutti dicono.. tutto ed il contrario di tutto per poi smentire la versione che non fa più comodo con il vincitore… e poiché l’affare monti ancora è in bilico (ricordiamoci che c’è un intero mondo incazzato con le banche) gli scenari sono molto tristi io vedo repressioni militari su rivolte militari.. in grecia non è finita cosi come vogliono farci credere….ci saranno guerre civili oltre che ipotetici attacchi all’iran e siria come dice bene la Nicoletta il corriere si sta preparando per il nuovo finanziatore….
Anonimo Veneziano

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Augurio di buona speranza:

Ma noi, caro Paolo, cosa possiamo fare? Al Governo ci andranno persone che non sono state votate dal popolo, io spero che Monti almeno abbia il pudore di scegliere degli esperti e non i soliti personaggi che non hanno fatto niente in questi anni. Noi possiamo solo cercare di essere e di rimanere svegli il più possibile e far girare le informazioni il più vere possibili e fare sentire, non so bene in quale modo, la nostra voce in cui si richiede di cambiare la legge elettorale, sempre che nel frattempo le persone facciano uno sforzo di responsabilizzazione e di informazione, con tutti i mezzi (secondo me, scusa, ma anche con la tv – è vero che si dicono tante falsità, ma si cominciano a dire anche delle mezze verità ed è bene sapere quello che impara la gente comune da questi mezzi, anche per fare contro informazione).
Buon lavoro a te, Caterina Regazzi.

giovedì 6 ottobre 2011

Iniziative pacifiste e nonviolente per il 4 novembre 2011, anniversario della fine della prima guerra mondiale

"Viva le piante vive" (Saul Arpino)

Ante Scriptum di Paolo D'Arpini

Il mio auspicio è che l'omaggio floreale, da depositare ai sacrari il 4 novembre, sia composto di piantine vive e da mantenere in vita, almeno in vaso se non è possibile trapiantarle in piena terra. Poichè il commercio di fiori recisi non è ecologista e nemmeno spiritualista. I fiori sono espressione della natura e vivi nella natura debbono restare!

Paolo D'Arpini - Presidente del Circolo Vegetariano VV.TT. e Referente della Rete Bioregionale Italiana

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Premessa di Mao Valpiana

A chi vuole prepararsi adeguatamente alle commemorazioni nonviolente delle vittime di tutte le guerre che saranno celebrate il prossimo 4 novembre, consiglio di leggere, o rileggere, un capolavoro della letteratura italiana: "Un anno sull'altipiano" di Emilio Lussu.

Mao Valpiana, presidente Movimento Nonviolento Italiano


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La proposta che il 4 novembre le persone di volonta' buona impegnate per la pace promuovano iniziative pubbliche di ricordo delle vittime delle guerre, e commemorazioni dinanzi ai sacrari e ai monumenti ai caduti, in cui quegli esseri umani assassinati siano onorati con l'impegno solenne ad opporsi alle guerre ed ai loro strumenti e apparati; e in silenzio reverente e solenne, e severo ed austero, con la mera presenza ed ascolto, si smascheri l'ipocrisia e l'infamia del chiassoso e cialtrone festeggiare le strutture che quelle persone hanno assassinato; e' proposta che chiama quanti hanno orecchie per ascoltare a un gesto limpido e corale, di impegno e di esame di coscienza.

Vorremmo venisse ripresa e riproposta ovunque in Italia l'iniziativa gia' realizzata lo scorso anno a Viterbo di una cerimonia pubblica il 4 novembre di deposizione di un omaggio floreale e di un recarsi e sostare in meditazione composta e silente dinanzi a lapidi e sacelli delle vittime delle guerre, cola' rinnovando un impegno di pace perche' mai piu' nessuno quell'atroce sorte debba subire, celebrazione in tutto alternativa alle fanfare e alle menzogne che connotano le cerimonie in quella data promosse in complicita' alle strutture che quelle vittime hanno assassinato.

Si puo' e si deve uscire dalla subaternita' al potere militare e promuovere una coscienza di pace che si traduca - come peraltro gia' previsto nel corpus legislativo italiano - nella promozione di un modello di difesa - la difesa popolare nonviolenta - che inveri il dettato costituzionale che "ripudia la guerra"; e che si traduca altresi' nella decisione del disarmo e della smilitarizzazione, poiche' le armi servono a uccidere, gli eserciti servono a uccidere, e uccidere esseri umani e' il crimine piu' grande ed occorre che si cessi di commetterlo e di permettere che commesso sia; e che si traduca ancora e infine in aiuto a chi di guerre e violenze e' vittima presente ancora in vita (o potenziale e di gia' nel terrore) - un aiuto necessario e urgente affinche' la morte e la sofferenza non lo divori, e con lui l'umanita' intera.

Si puo' e si deve far cessare l'ignobile festeggiamento delle "forze armate" che offende le vittime dalle forze armate assassinate; si puo' e si deve cominciare ad agire, anche con gesti simbolici e memoriali, di coscientizzazione propria ed altrui, di presa in carico e testimonianza personale - come appunto anche la realizzazione da parte dei movimenti di pace, umanitari e per la nonviolenza della commemorazione pubblica delle vittime delle guerre - l'idea che il quattro novembre, ricordo che non cicatrizza della "inutile strage", cessi di essere per i pubblici uffici e nel comune sentire occasione per una vile idolatria dei poteri uccisori e delle ideologie della morte, e diventi piuttosto la cerimonia dell'impegno contro le guerre e contro gli strumenti e apparati alle guerre intesi; la festa dell'abolizione delle forze armate.

Poiche' - come ha scritto una volta Heinrich Boell - ogni vittima ha il volto di Abele; e solo costruendo la pace si ricordano e si onorano in commozione e devozione filiale, fraterna e sororale, le vittime di tutte le guerre; e solo impedendo nuove guerre si adempie al messaggio che dai luoghi al ricordo di quelle vittime deputati promana: la voce del coro degli assassinati, che chiede ancora e ancora pace, e luce, e vita.

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Iniziativa a Viterbo

Una delegazione del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo il 4 novembre, anniversario della conclusione della prima guerra mondiale, si rechera' alle ore 8 a deporre un omaggio floreale ai monumenti che ricordano le vittime di guerra in piazza del Sacrario a Viterbo.

Tale iniziativa, consistente nella deposizione dell'omaggio floreale e in un minuto di meditazione silenziosa, intende essere momento di memoria e pieta' verso le vittime di tutte le guerre e di affermazione del dovere di opporsi a tutte le uccisioni e a tutte le guerre, nell'inveramento di quanto sancito dalla Costituzione della Repubblica Italiana all'art. 11 laddove si afferma nitidamente che "L'Italia ripudia la guerra".

Quanti - istituzioni, associazioni, persone - vorranno associarsi a tale iniziativa saranno i benvenuti purche' si attengano ai seguenti criteri: l'assoluta assenza di simboli di parte e di messaggi estranei all'intento di memoria e pieta' per le vittime, la compostezza e il silenzio piu' rigorosi.