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sabato 31 marzo 2012

Stati mentali alterati e depressione? Basta un sorriso per tirarsi su e scacciare la crisi!

Guardarsi e sorridersi


Nonostante la crisi, svegliarsi con il sorriso, succede a circa il 35% degli italiani. Secondo una recente indagine condotta dalla Doxa, molti si definiscono ancora felici. Una percentuale inferiore a quella mondiale rapportata al 53%, e nello stesso tempo da circa il 10% che si definisce infelice, rispetto alla media mondiale del 13%.

Malgrado tutto, c’è un netto raggio di luce ottimistico. Secondo il sondaggio, condotto alla fine del 2011, la poca fiducia riposta dai cittadini sulla situazione economica del 2012, non riesce ad abbattere un senso di felicità che si manifesta, nonostante la crisi guardando al nuovo anno appena iniziato. Si stima che in Italia rispetto al 2010 gli ottimisti sono aumentati circa del 5%. Ma chi sono gli esseri umani che vedono tutto con il colore rosa?

Per primo troviamo i giovani che di certo non devono assolutamente perdere la speranza nella riuscita di un futuro migliore dell’attuale. Infatti sino a 30 anni la felicità raggiunge circa il 44%, seguono a ruota gli over 65 con la percentuale in salita ben al 43%. Secondo alcuni studi bastano di fatto alcuni secondi per cambiare in meglio una qualsiasi giornata altrui. Un esempio? State su un mezzo pubblico, provate ad effettuare il gioco del telefono senza fili, sussurrando ad una persona che vi sta accanto “buona giornata” quando state per uscire, sperando che la stessa persona ripeta la stesso gesto con chi gli sta accanto. Sembra che la cosa funzioni e dia una stimolo positivo a tutte le persone che ricevono tale saluto.

Altro esempio positivo liberarsi di tutti gli impegni per un giorno e convincete qualcuno che non vedete molto spesso a fare lo stesso. Dedicandogli una giornata di attenzioni, per esempio una passeggiata, un cinema, una pizza od una cena in un locale che piace ad entrambi. Di sicuro vi rilasserà e vi renderà felici. Per rendere felice qualcuno, bastano anche pochi gesti, anche i più banali, alcuni sono ovvi. Altri un po’di meno, basta metterli in pratica. Di sicuro ne abbiamo tutti bisogno.

Per citarne alcuni. Sorridere sembra ovvio ma mette di buon umore. Aiutare qualcuno a portare qualcosa. Ci rende utili e felici. Mandare un email di ringraziamento ci fa sentire bene. Chiamare qualcuno telefonicamente anche solo per informarsi e sentire come sta, ci rende utili. Raccogliere o regalare fiori. Un gesto galante. Preparare un buon pranzo magari per chi ne ha necessità ed rendersi utile senza darlo ad intendere. Scrivere una lettera d’amore o regalare un buon libro è un pensiero gentile e di compagnia che aiuta la mente e la cultura. Preparare un pacco dono da dare in beneficenza.

Ci farà sentire sicuramente migliori sapendo di aver aiutato qualcuno in difficoltà. Piccoli gesti ed attenzioni che rendono positiva la vita e trasformano una giornata in positivo. Ma i sentimenti positivi o negativi che siano, dobbiamo imparare in qualche modo anche a gestirli. In che modo? C’è lo spiega Chip Conley, speaker motivatore ed ideatore di Amazon, con una sorta si equazioni delle emozioni. Prima equazione.

Ansia =incertezza x sensazione di impotenza. In pratica è facile. Basta sentirsi meno incerti e meno impotenti nei confronti della attuale realtà. Cosa dobbiamo fare? Prendere un foglio e scrivere per ogni sensazione di stress. Cosa so. Cosa no so. Cosa posso fare e cosa non posso fare. Scrivere qualcosa per ogni colonna. Tutto questo ci aiuta ad essere meno ansiosi rendendosene conto. Spesso la situazione nello scritto ci appare meno grave di come pensiamo. Altro esempio ed equazione. Felicità = volere ciò che si ha o avere ciò che si vuole. Questo tipo di equazione sembra quasi una relazione di amore-odio. Tutto dipende dalla definizione dei due termini.

Infatti, volere ciò che si ha sta a significare riconoscenza nei confronti della realtà. Mentre avere ciò che si vuole, per la maggior parte degli uomini, sta a significare una continua ricerca di autorealizzazione. Ma questo può essere anche controproducente. Accanendosi ad inseguire obiettivi. Spesso si perde di vista la realtà, cosa abbiamo già. Ognuno di noi nel suo piccolo deve sforzarsi di mettere in pratica dei piccoli trucchi giornalieri per essere felici, quindi un semplice gesto quotidiano come un sorriso, che non costa nulla, rende la vita migliore a che lo riceve e noi che lo doniamo con amore, provare per credere.

Rita De Angelis


...............


“L’incantesimo della Vita”


Questo è il paese incantato.

Benvenuto.

In un incantesimo sei caduto bevendo l’acqua dell’incoscienza

Dimentico di chi sei veramente, sei nato qui sulla Terra.

Caduto in questo oscuro incantesimo

Dimentico del tempo passato.

Un incantesimo bellissimo meraviglioso ed affascinante di questo universo

Ammagliato dalle sue stelle e dalle sue nebulose

Viaggiando per spazzi infiniti

Hai viaggiato varcando le soglie del tempo e dello spazio

Sei giunto fin qui sulla Terra

Forse da un altro regno od universo?

Forse non ricordi ma la nebbia della tua mente si può diradare

E i vapori dell’incoscienza vanificare

E di nuovo potresti conoscere

In che incantesimo Ti sei messo… che Tu chiami vita.

Così bella così emozionante così piena di sensazioni e anche di dolore…

Ma tanto bella da morirne pur di viverla.


Franco Farina

giovedì 23 febbraio 2012

La carta? Come quasi tutto al mondo.. è stata inventata in Cina

Ombrelli di carta in Cina


Storia della carta. Dalle origini ai giorni nostri.

Siamo ormai nell’epoca dell’e-book dove il libro si legge ormai su un supporto informatico, ma in materia di libri vecchi e rari è ancora piacevole leggerli sfogliarli e sentire il “profumo dell’antico manoscritto”. Ma qual è l’origine della carta? La carta è nata in Cina con il sorgere della nostra era ed ha impiegato più di quindici secoli per diffondersi in tutto il mondo. Il disegno della filigrana della carta, ci fa conoscere l’origine ed il percorso da essa fatta, così come la vicinanza di una città, la materia prima e l’esistenza dell’acqua favoriscono il nascere di alcune cartiere in determinati luoghi.

In Cina queste tre condizioni si ebbero a partire dal primo secolo d.c. mentre in Europa tutto ciò arriverà per gradi dal XII al XVI secolo. Condizione essenziale il flusso uniforme dell’acqua, ma soprattutto la sua purezza. In Europa si riteneva determinante per l’apertura di una cartiera, luoghi dove da tempo si esercitava già l’industria tessile, i cascami fornivano così materia prima per la carta, la vicinanza di un porto, dove fosse determinante lo scambio di merci il sorgere di un centro commerciale, polo di attrazione di sicuro interesse per il nascere della cartiera. Anche la Chiesa ed i suoi monasteri contribuirono a lungo al monopolio della cultura medievale e la grandi Università di Bologna e Parigi favoriscono il nascere dell’industria cartaria. In Cina la carta non subirà la concorrenza di altri prodotti, mentre in Europa invece a partire dal XIV secolo, verrà introdotta la pergamena, un supporto assai più soddisfacente della prima carta. I libri antichi dell’epoca hanno infatti le pagine in pergamena. La pergamena ebbe quindi mano mano il sopravvento sulla carta, considerata all’inizio una materia delicata, cedendo il passo all’arte tipografica.

L’industria della carta fu “boigottata” dall’Occidente Cristiano, a causa della sua provenienza araba o giudaica. Solo con l’invenzione dalla stampa, la nascita dei primi libri antichi, ed lo sviluppo dei torchi, furono possibili nuovi sbocchi.

Nascita della carta in Cina.In Cina a partire dal II secolo d.c. si trovano iscrizioni arcaiche su carta. Ci riferiscono che la carta venne inventata dell’anno 105. Nello stesso anno l’eunuco Ts’ai Lun, facente parte della corte, presentò agli imperatori i primi fogli di carta ed ebbe numerosi elogi. Fu poi un giovane contemporaneo, Tso Tsui-yi a perfezionare la carta che venne usata nei secoli venire per molteplici usi: carta per ornare case e templi, carta per scrivere libri e cronache, carta da involucro, tovaglioli di carta e per finire carte igienica. Nel VII Secolo comparve la carta moneta. In Cina venivano prodotti così i più svariati tipi di carta, (con la canapa, con il bambù, con il giunco, con muschio e licheni, con paglia di grano e riso, con bozzoli del baco da seta), ma la maggiore produzione derivava dai stracci. Erano quindi svariate le produzioni che via via vennero perfezionate nel tempo.La Carta si diffuse così in tutto l’impero, ma rimase un segreto della Cina sino al VIII secolo, quando in seguito ad una battaglia giunse dell’Islam.La carta del mondo arabo.

Il mondo islamico dopo la conquista della Siria e dell’Egitto, favorì lo studio delle scienze e della chimica. Sorsero così grandi università e biblioteche. Per questo si stimolò il consumo della carta, grazie anche all’espansione geografica e culturale e di civilizzazione rispetto all’Occidente. Nel 751, durante una spedizione militare, verso le frontiere della Cina, il governatore generale del Califfato di Bagdat, catturò a Samarcanda, due fabbricanti di carta cinesi. Avvalendosi del loro aiuto, impiantò in questa città una cartiera, località privilegiata dalla presenza di acqua, campi di irrigazione di lino e di canapa.

Nacquero così’ le manifatture di Samarcanda. Una carta in prevalenza fatta di stracci, molto meglio di quella cinese. Per molti secoli la produzione rimase segreta a Samarcanda, che per svariati secoli divenne un centro cartario d’eccellenza. Nel 793 anche a Bagdad, si cominciò a fabbricare la carta, e da qui l’industria cartaria si diffuse in tutto il territorio delle provincie mussulmane. La Carta di Damasco già conosciuta dal 985, divenne molto nota in Occidente. Altri centri importanti L’Armenia e la Persia. In Egitto dove da millenni si coltiva il lino, le carte acquistarono notorietà a partire dalla fine del X secolo, sia per i libri antichi che per gli usi comuni. Dal Cairo e da Alessandria D’Egitto, la carta giunse in Tripolitania ed in Tunisia. Una ramificazione della carta, giunse da Tunisi sino a Palermo, difatti alcuni scrittori hanno attribuito l’origine della carta di Fabriano a questo ceppo palermitano. Infine si giunge a Fez, nell’Africa del Nord, qui la via della carta, alla pari di Bagdad e di Damasco diverrà uno dei centri cartari più importanti, che alla fine del XII secolo, possedeva 400 cartiere.

Da Fez, la carta penetrò in Spagna, dove sorge la prima cartiera dell’Europa. Si deve agli arabi il perfezionamento dell’uso della carta, non solo per la composizione del materiale, ma anche a nuove tecniche idrauliche. Si passò dal moto circolare alternato continuo, al moto alternato grazie alla ruota dentata ed al peso di una molla o di un utensile. Si applicò così la forza idraulica nelle industrie e nei mulini da carta. La Spagna subì l’invasione degli Arabi sin dal 711, e fu la prima regione Europea dove vennero utilizzate le nuove tecniche, di cui beneficiò dopo, tutta l’Europa. Il primo manoscritto cartaceo (libro antico), di cui si ha notizia, è un codice della Biblioteca Universitaria di Leida scritto nel 866, in cui si parla delle parole rare e curiose presenti nelle sentenze di Maometto.La carta in Italia ed i libri Antichi.In Italia già nel XIII secolo vi era un uso diffuso della carta. La carta di provenienza Araba e Spagnola, derivava dai commerci che genovesi e veneziani intrecciavano con Barcellona e Valenza. Le prime cartiere sorsero in Liguria sin dal 1235. Dalla seconda metà del 1200 si svilupparono a Fabriano (1276), Colle Val d’Elsa, Salò ed Amalfi. La penisola alla fine del Medioevo era la maggior produttrice di carta. La produzione si diffuse, poi a seguire a Bologna, Padova Genova, poi la Toscana, in Piemonte, nel Veneto e nella Valle del Toscolano (Brescia).

Fabriano mantenne a lungo la supremazia grazie anche ad alcuni tecniche di perfezionamento.I cartari italiani, furono i primi a utilizzare filigrane per contrassegnare la propria carta, cosa sconosciuta ai cinesi e agli arabi. Questa marca divenne così il mezzo di identificazione della cartiera d’origine, del titolare dell’attività, nonché della qualità e formato del prodotto. Per circa 200 anni l’Italia dominò il mercato della carta sostituendosi alla Spagna ed a Damasco. Nel XIV Secolo la carta italiana aveva una supremazia incontrastata sui mercati di Francia, Svizzera, Belgio, Paesi Bassi, Germania, Moscovia e nel bacino del Mediterraneo. Poiché la domanda sulla carta cresceva più in fretta dell’offerta, per lungo tempo resto una materia costosa. Due secoli dopo l’introduzione in Italia, era ancora il supporto fondamentale della scrittura, della stampa e dei libri antichi. Nel XVII secolo a causa dell’epidemia della peste, la floridezza del settore cartaceo cessò di colpo.

Ci fu un blocco della produzione, per la paura del contagio, che fermarono la raccolta e la circolazione delle materie prime. Passata la peste si risentì a lungo della grande mortalità. Con la ripresa demografica nella seconda metà del secolo si ebbe di nuovo sollievo nel settore. Ma ci furono altri due elementi che impedirono il superamento dell’emergenza peste: l’introduzione dei dazi e la concorrenza straniera. I dazi significavano rallentamento sui mercati oltremare, sul mercato interno, e rendere difficile e caro il rifornimento di stracci. Tra il XII ed il XVIII secolo fu introdotto il cilindro olandese. L’operazione di triturazione risultava essere più veloce e semplice, abolendo il passaggio della macerazione. Si ottenne così carta raffinata in tempi più brevi. Agli inizi del 1700 i Mercanti e produttori di Libri antichi subirono i contraccolpi degli eserciti imperiali, impegnati nella contesa del trono spagnolo.

Si ebbe un blocco della carta per un lungo periodo, crebbero i prezzi che scorggiarono gli investimenti. Peggiorò di conseguenza la qualità della carta. Fu l’impero ottomano a ridurre le tariffe doganali interne, ad introdurre un servizio di navi capaci di contrastare e tenere a bada i corsari. Si deve a Nicolas Louìs Robert nel 1799 la la nascita della prima macchina continua, fu costruita e brevettata in Francia ed in seguito perfezionata in Gran Bretagna.

La Prima in Italia fu inventata nel 1807 da Paolo Andrea Molina, nella sua fabbrica di Borgosesia. La macchina rivoluziona così il ciclo produttivo dei Libri Antichi, meccanizza la fabbricazione del foglio, introduce l’asciugatura, ma richiede nuovi spazi essendo una macchina di notevoli dimensioni. La carta viene prodotta dagli alberi a partire dal 1800. A determinare l'affermazione dell'industria cartaria per i Libri Antichi nella sua forma attuale contribuì anche l'importantissima scoperta di Federico Gottlob Keller che nel 1844 ottenne la pasta di legno meccanica sfibrando per la prima volta il legno con mole di pietra.

Al 1882 risale il procedimento Ritte-Kellner e al 1883 quello di Dahl, che aprì la via alla cellulosa e al solfato per la produzione di carta per i Libri Antichi.

Rita De Angelis.

martedì 27 settembre 2011

Italia senza figli... ecco perchè l'Italia regredisce, le donne non prolificano più....

Le donne in Italia non fanno più figli. Dal 1995 ad oggi abbiamo la crescita demografica più bassa. Infatti a sostenere il tasso di natalità non è servito neppure il piccolo aumento dei figli da coppie straniere o miste che attualmente stanno raggiungendo nel nostro paese il totale circa del 20%.

Il primato spetta alla Lombardia, dove risulta straniero un bimbo su quattro. Nel 2010 si sono registrati quindi circa 15 mila nati in meno rispetto al 2009. Soltanto 561.944 bambini anno visto la luce di questo nuovo mondo. A certificarlo il rapporto dell’Istat sulla natività in Italia relativa al biennio 2009/2010. Fa eccezione la Sardegna. Anche se il calo di natalità colpisce in modo uniforme tutto il Paese, Anche il Nord. Che sino al 2008 aveva registrato nuove nascite, con la sola eccezione di Trento e della Sardegna.

Nei due anni appena citati, le donne con residenza in Italia hanno avuto una media di 1,41 figlia a testa: 1,31 per le cittadine italiane, e 2,23 per quelle straniere. Istat ci ricorda che ha determinare tutto questo, è la crisi economica che allontana le donne sempre più dalla maternità, incrementando al contrario il fenomeno della posticipazione della maternità stessa. Le Donne hanno in media 31 anni alla nascita del primo figlio, un anno e mezzo in più rispetto alla media del 1995. Valore che arriva quasi ai 32 anni per le madri di cittadinanza italiana. Inoltre in Italia un neonato su cinque ha genitori non sposati.

Sempre con il rapporto del 1995 si arrivava in tutto all’8%. Ma come spesso si pensa non saranno questa volta gli emigrati a salvarci. Sino ad oggi gli immigrati hanno evitato all’Italia il tracollo demografico, ma tutto questo non potrà durare per sempre. Ce lo spiega Maria Immacolata Macioti, docente di Sociologia alla Sapienza di Roma. Cosa sta realmente accadendo?

Anche gli immigrati si stanno adattando al nostro standard di vita, rinunciando a formare famiglie numerose, ed all’idea dei figli come risorsa umana e non come peso per la famiglia. Cosa pensano le coppie in Italia? Sono entrate nel vortice di una politica di sfiducia e scoraggiamento nella natalità , anche a causa del cattolicesimo che non vuole riconoscere le nuove famiglie.

A tutto questo si aggiunge la crisi, le difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro. E quindi ci si chiede: come se fa a mettere al mondo i figli non avendo certezze nel futuro? Forse le donne, future madri hanno ragione....


Rita De Angelis

domenica 14 agosto 2011

Agosto, il mese ideale per fare amicizia....?


Nell'immagine: due donne nel prato (ora amiche) che grazie ai loro cani hanno fatto amicizia


Ante scriptum

Sarà vero che il mese di agosto è adatto a far fiorire l'amicizia? Giudicando dalla mia esperienza vissuta direi proprio di sì.. Infatti il 20 agosto di due anni fa ho conosciuto Caterina Regazzi, la mia migliore amica e compagna di vita!
Paolo D'Arpini

Sfumature di vita e di colore....

Agosto mese dedicato al riposo che ci evoca colori e sfumature dell’anima, come il colore del mare, oppure ammirare l’alba o il tramonto del sole, dove il cielo muta di secondo in secondo, mille sfumature che assomigliano alle sfaccettature di un diamante, proprio i bagliori che danno vita ad infiniti colori. La vita e l’anima di un uomo può essere paragonata ad uno specchio dalle innumerevoli sfaccettature,uno tra questi da non sottovalutare l’amicizia, quella vera e profonda che neppure la distanza più estrema può cancellare e mutare.

Quando cominciano a passare gli anni dai “cosiddetti amici” puoi avere delle delusioni, ma quelli “veri” quelli che rimangono, diventano fondamentali per il cuore e non ti abbandonano mai. Lo specchio della propria anima si riflette dentro di te, con tutte le difficoltà e paure, ma è proprio il riconoscere le mille sfumature che ci fa capire come la sua luce, sia importante, e ci accompagna durante il non facile percorso della vita.

Sembra quasi di avere all’interno della propria anima, uno specchio diverso per ogni esigenza, uno per ridere, uno per cambiare il mondo, un altro per l’amore o per la fiducia o fede, o per finire l’ultimo per trasformare magicamente le cose, unire insieme le persone e farle vivere con amore.

Una magia dell’anima, gli amici che ci lasciano una traccia indelebile, che porteremo per sempre nel cuore in ogni luogo ed in ogni ora. Grazie quindi agli amici pochi ma veri, quelli che fanno parte dell’anima, che si materializzano e ci sono accanto ogni volta che ne abbiamo bisogno, senza interesse come ad evocare una magia, ma questa volta quella vera, simile alla lampada di Aladino dove tutto si trasforma, e l’amicizia porta amore.

Rita De Angelis

giovedì 9 dicembre 2010

Bioregionalismo ed ecologia... approderanno prima o poi al governo?


"Sorpresa.. al ballottaggio finale vince la Terra!" (Saul Arpino)

Il 10 Dicembre 2010, nella sala delle conferenze di Piazza Montecitorio si terrà un convegno dal Titolo: L’ecologia al governo (sic...) Dieci proposte per variare la nostra economia e la società.

Sarà sicuramente una giornata dedicata principalmente al confronto, indipendentemente dallo schieramento politico. Infatti negli altri Paesi Europei, questo già accade. Possa così il governo italiano dare risalto alle tematiche dell’ambiente ed alle opportunità che possono nascere anche per l’economia in periodi di cristi come l’attuale. Proposte concrete, derivanti sia dal mondo imprenditoriale, sindacale e dalle forze politiche. Ci sarà il contributo di sbilanciamoci, e della fondazione Green European Fondation.

Tra le discussione che verranno affrontate: crisi economica e nuovo modello di sviluppo; priorità ambientali ed il ruolo delle politiche pubbliche; ambiente, legalità, democrazia, diritti civili dei cittadini. Dalle energie rinnovabili, alle lotta ai cambiamenti climatici alle ecomafie, dai diritti per gli animali, alla fiscalità ambientale, alla riduzione delle spese militari, dalla cancellazione di una serie di opere pubbliche (vedi il finanziamento al ponte sullo Stretto), e grandi opere.

Per non parlare dell’abolizione ai sussidi per le scuole private. Nello stesso tempo sbilanciamoci propone di rinvestire le varie risorse recuperate, nel difendere il potere d’acquisto dei redditi, nelle politiche sociali, nella scuola e nelle piccole opere, quali mobilità sostenibile, riassetto idrogeologico del territorio, messa in sicurezza delle classi e delle scuole, cosa di cui il territorio ha enormemente bisogno. Cosa importante anche quello programmare nuovi investimenti nelle “energie rinnovabili” e nella produzione e consumo della “verde economia”.

Ci auguriamo che in un prossimo futuro l’ecologia, così come accade negli altri paesi europei, possa far parte integrante delle proposte concrete del governo; solo così potremmo veramente aiutare e salvaguardare il nostro paese. Dire con orgoglio che insieme all’ecologia sarà salva anche la nostra salute.

Rita De Angelis

lunedì 6 dicembre 2010

Alberi selvatici ed alberi addomesticati... e la storia dell'agrifoglio e de “yerba Mate”



Vi scrivo per parlare di alberi in questo periodo natalizio, dove a furia di festeggiare si prendono abeti veri che vengono tolti da territorio e trapiantati nelle città...

Ciò è causa di malattie, vedi ad esempio nella Danimarca dove gli alberi hanno subito ritmi di crescita e caduta delle foglie.

Si hanno cortecce spaccate e tronchi da cui escono strani liquami. Secondo una ricerca condotta dall’università danese di Wageningen, all’origine della malattia che da alcuni mesi ha colpito i frassini della Danimarca Orientale, vi sarebbero le radiazioni derivanti dalle frequenze radio delle reti warelless, (senza fili), in particolare Wifi.

Secondo gli studiosi infatti, la presenza di radiazioni e di campi elettromagnetici, ha contribuito in maniera rilevante a far ammalare le piante, non soltanto i frassini della città olandese, ma anche alcune piantagioni di granoturco, e circa il 70% della flora olandese, nelle area raggiunte da tecnologie Wifi.

Questo studio che terminerà a febbraio 2011 e verrà pubblicato nel mondo, non trova d’accordo altri scienziati i quali affermano che i danni alle cortecce potrebbero essere stati provocati semplicemente dall’inquinamento dell’aria, derivante dallo smog, dalle piogge acide e dal surriscaldamento globale della terra.

Ma danni a parte proviamo a salvaguardare il nostro pianeta, cominciando per primi a non abbattere le foreste e gli alberi dal loro territorio, salviamo il polmone “verde” che Dio ci ha donato, ricordando che le piante sono la nostra principale fonte di vita, insieme a l’aria e l’acqua, e senza di esse tra qualche decennio non potremmo più vivere sulla terra, e per questo ritorniamo a coltivare la terra salvaguardando il nostro organismo e l'agricoltura.


Ed ora una bella storia

Alberi & dintorni. La storia dell’agrifoglio, la sua bevanda il Mate.

Ornare la casa con ramoscelli di agrifoglio, è una tra le principali tradizioni natalizie che si ricordano nei tempi. Un tempo si credeva che le foglie così pungenti avessero il potere di scacciare gli spiriti maligni. Fa sempre piacere in casa tenere un ramo di agrifoglio. E’ una pianta sempreverde, augura una vita perenne e le sue bacche rosse, stanno a significare un senso di gioia e calore. Per questo l’agrifoglio ben si sposa con la nascita di Gesù ed il Natale. L’agrifoglio quindi ha una sua storia. I Romani per esempio, usavano regalarlo agli sposi novelli in segno di augurio.

Quando ci fu l’invasione della Britannia, accolsero il fatto con grande stupore, nell’apprendere che l’agrifoglio era considerato una pianta sacra. I sacerdoti Druidi, credevano che la pianta proteggesse dai disagi dell’inverno, e che se si scagliava un grosso ramo della pianta contro una belva nell’intento di attaccare l’uomo, questa divenisse mansueta. Quando Cristoforo Colombo andò alla scoperta dell’America, vede che gli indiani durante le battaglie la portavano come distintivo di coraggio, e davanti alle loro capanne ne piantavano arbusti per allontanare gli spiriti maligni. Le bacche rosse inoltre, sono il cibo preferito dei pettirossi.

La leggenda dice che il pettirosso, beccò le spine della corona di Gesù sulla croce. Cercò così di alleviarne le sofferenze ed in cambio, ebbe per questo il petto piumato rosso, dal colore del sangue divino.

In tempi moderni attuali, il Mate la bevanda più diffusa dell’America meridionale, viene preparata con foglie di agrifoglio. Ha grandi proprietà stimolanti, contenendo una quantità elevata di caffeina, molto superiore a quella del caffè. Si beve anche tra i giovani per socializzare non ricorrendo a droghe, ma solo ed esclusivamente come utilizzo di bevanda erboristica e naturale.

Seguendo lo stesso procedimento del tè, la yerba Mate viene essiccata, tagliata e sminuzzata. Per tradizione questa infusione si beve calda ed in compagnia.
Rita De Angelis

domenica 28 novembre 2010

Bioregionalismo, alimentazione e riciclaggio.... Progetto altoatesino per riciclare le bucce di mela



Rita De Angelis: "Progetto tecnologico ecologista realizzato già in Alto Adige per riciclare la buccia della mela per produrre carta e non inquinare..."

Essere buoni ed ecologici con la nostra terra: con le mele si può!

Nel nostro paese essere ecologici sembra attualmente quasi una “moda”, mettere in mostra tutto il nostro estro e la creatività per cercare soluzioni non inquinanti ed alternative, alle nostre esigenze di vita, visto che cominciamo ad essere in molti sulla terra, le esigenze si moltiplicano la “mondezza” pure, (vedi Napoli e dintorni).

Ma si può cominciare per davvero pensando per esempio alla carta, che può essere riciclata, derivante dagli scarti della lavorazione industriale delle mele. Un progetto venuto in mente già dal 2004 all’ingegnere altoatesino Alberto Volcan, e con il sostegno della provincia di Bolzano. Da diversi anni l’ingegnere si dedica allo studio di soluzioni innovative ed efficaci, quindi son solo per fare “tendenza”, per lo smaltimento ecosostenibile dei rifiuti, e per limitare l’impatto dell’uomo e delle attività dell’industria sull’ambiente, ottenendo brillanti risultati e riconoscimenti nel suo campo.

Il suo progetto partito già dal 2004 denominato “Cartamela”, prevede un procedimento di essiccazione per gli scarti di mela, sottoposti a disidratazione, raffreddamento e macinazione, in modo da bloccare il decadimento e la fermentazione, mentre rimane inalterato il contenuto sia degli zuccheri che della cellulosa, elementi indispensabili per la produzione della carta. Da questo processo si ottiene un composto, una farina bianca, che al suo interno contiene circa il 65% del totale di cellulosa, elemento indispensabile per la produzione di ogni materiale di origine cartacea.

Una scoperta veramente innovativa che ha il pregio di contribuire notevolmente ad abbattere il costo effettivo dello smaltimento dei rifiuti, cosa di cui oggi si parla sempre di più. Gli scarti della mela infatti sono classificati tra i “rifiuti speciali” una smaltimento differenziato che ha costi molto elevati. Cartamela è quindi un progetto che ha riscosso notevole successo nella patria indiscussa della mela, visto che l’Alto Adige è uno dei maggiori paesi produttori in Europa di mele.

Utilizziamo quindi i nostri prodotti italiani usufruendone nella rete italiana, tuteliamo l’ambiente e potenziando anche una vera e propria industria basata sul riciclo, si può da vita ad uno sviluppo sostenibile del territorio, creando anche nuovi posti di lavoro per i giovani.

Rita De Angelis - ritadeangelis2@alice.it


Altri articoli di Rita De Angelis:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=rita+de+angelis

giovedì 18 novembre 2010

Vandana Shiva: "Tornare con i piedi per terra per ritrovare la gioia di vita"



Il nostro futuro e la nostra felicità? Tornare sui campi e nei boschi.

La crescita economica ha portato allo svuotamento delle campagne verso la corsa alle città, ma la crescita verso la felicità avrà l’effetto contrario. L’ambientalista indiana, vicepresidente di Slow Food, Vandana Shiva ci dice che la felicità si raggiungerà di nuovo tornando a vivere in campagna e nei boschi.

Anche il Papa pochi giorni fa, Benedetto XVI, ha detto che ci vuole un riequilibrio tra agricoltura, industria e servizi, affinchè si possa condividere uno sviluppo sostenibile. Secondo la sua modesta opinione, è giusto il riequilibrio fra risorse, investimenti e profitti. Ma come deve essere raggiunto questo equilibrio? E’ necessario quindi distaccare l’agricoltura dalle logiche produttive e di crescita predominanti. Ma bisogna evitare le coltivazioni intensive che sono nocive all’ uomo e all’ ambiente. Si parla quindi di biodiversità.

Oggi per esempio si sacrificano le coltivazioni di fagioli e ceci, per dare spazio a coltivazioni intensive di mais che rendono sicuramente di più. Di questo non ne traggono beneficio certamente i contadini. In genere con il mais si producono anche biocombustibili. Ma pian piano il cambiamento sta avvenendo.

Già dalla periferia tra i giovani le donne e gli indigeni per esempio in America, dove Obama applica una politica di finta sostenibilità. Solo Morales dopo il summit di Copenhaghen, del 2009, ha proposto di stilare la Dichiarazione Universale dei Diritti della Madre Terra. Sono quindi i diritti della terra per garantire i diritti dell’uomo.

Il nostro pianeta può ancora salvarsi? Certamente si anche se i segnali di un cambiamento nel clima sono visibili. Terremoti, innondazioni, surriscaldamento della terra. La soluzione migliore? Una carta del verde che venga applicata in tutto il mondo e su scala locale

Rita De Angelis

domenica 17 ottobre 2010

Pietro Pallini: "Avviso ai naviganti... del volo" - Consigli sul come stare in buona salute anche se l'aereo é in procinto di precipitare...

Immaginiamo la scatola “nera” In realtà potrebbe avere anche il colore della tranquillità secondo le regole buddiste, ma nella pratica sull’aereo sono due ed hanno la forma di un pallone.

Nel libro “allacciate le cinture”, il pilota di linea Pietro Pallini, esperto di voli intercontinentali, raccontando i vari segreti del volo ci risponde a domande a dir poco curiose ma che prima o poi volando, tutti ci siamo posti. Come fa un aereo a volare? Quando è il caso di essere preoccupati e spaventati nel corso di un volo? Quando dormono i piloti? Il libro sfata ogni paura e dilegua dubbi umanizzando la figura mito del pilota. Tra l' altro dopo l’episodio dell’11 Settembre in America, non è più possibile avvicinarlo nella cabina di pilotaggio.

Oggi volare è diventato di massa come prendere l’autobus, la metropolitana o il treno, ma c’è un’ informazione che corrisponde? Ci risponde assolutamente di no. Infatti nello scrivere il suo libro ed il giornale che ha su internet, vuole informare divertendo il passeggero, sfatando così culti esoterici e scaramantici legati al volo. Viene per esempio citato e scritto che i piloti legati al volo dell'11 Settembre non erano espertissimi. Si può dire che erano ad un livello di formazione professionale più basso per il volo. Li ha aiutati oggi l’elettronica, ma di fatto non avrebbero potuto pilotare un bombardiere per esempio utilizzato nel corso della seconda guerra mondiale. Ci chiediamo se servono effettivamente le istruzioni che forniscono le hostess? Risponde si con sicurezza, nel caso in cui si hanno 90 secondi per evacuare un aereo, ed il fatto che circa il 30/40% dei passeggeri si muova con delle norme già impartite, di certo aiuta nello sgombero più velocemente.

Il panico che può prendere anche ad un pilota, per esempio come viene gestito? Ogni singola manovra va prevista. E’ di primaria importanza mantenere la calma, la visione globale dell’evento ed il “sangue freddo”.

Ci sono piloti che potrebbero essere sotto effetto droga o alcol? Questi due elementi, ormai da parecchi anni sono considerati una piaga sociale. Anche se i controlli sono molto severi, non possiamo escludere delle eccezioni. Cosa la spaventa davvero come evento imprevisto durante un volo? So come affrontare anche la tempesta più terribile, ma se ci si trova con fuoco o fumo in cabina, allora il guaio è serio.

Si dice che se Dio ci avesse voluto far volare ci avrebbe fatto al momento della nascita anche le ali,ma non è escluso che se lo avesse anche voluto impedire, al contrario ci avrebbe creato con radici a terra. Quindi sfatiamo ogni paura e con la stessa leggerezza con cui il gabbiano con l’apertura delle sue ali si libra in volo, affrontiamo consapevoli e ben preparati un volo in aereo, così come questo volatile solca il cielo al sorgere del sole e del nuovo giorno, che Dio ci dona ogni mattina.

Rita De Angelis

domenica 19 settembre 2010

Rizhao, la città del sole splendente: “La Cina diventa verde con i pannelli solari..”

Parliamo di Rizhao, una metropoli di circa 3 milioni di abitanti, situata nella penisola dello Shandong, sulla costa settentrionale cinese. Come primo impatto leggendo, sembra così lontana dalla città più inquinata del mondo, per contrasto Pechino. Sono invece molto attuali gli impegni garantiti dal governo cinese che entro il 2010 garantirà che il 10% del consumo energetico del paese dovrà derivare da fonti rinnovabili. In questa città Rizhao, che in cinese quel dire letteralmente “la città del sole splendente”, il 99% degli edifici sono dotati di pannelli fotovoltaici e solari termici per il riscaldamento. Anche l’illuminazione delle strade, così come il funzionamento dei semafori viene assicurato dal sole. Circa 6 mila abitazioni utilizzano il solare per cucinare, e più di 60 mila fattorie sparse nelle campagne, vanno avanti con la loro produzione rurale grazie al sole.

La città del sole splendente non ha caso, ha ottenuto un enorme successo, e viene definita la “città del futuro”. Per quanto riguarda l’ inquinamento del nostro Pianeta, si considera Rizhao, una delle migliori 13 città del mondo in merito ai progetti innovativi per la tutela dell’ambiente. Tutto questo ci fa sperare in maniera positiva, se si pensa che la Cina è posta tra le maggiore potenze industriali altamente inquinanti. Rizhao viene quindi posta al fianco di città quali Malmo e Melbourne, tradizionalmente considerate capitali ecologiche per eccellenza. La Cina e Rizhao hanno così scommesso su l’ energia pulita con il marchio di alcuni investitori, uno per tutte la Daewoo, successivamente sono arrivati i soldi per le nuove acciaierie e per il porto.

L’esempio è stato dato dalla classe politica e la pubblica amministrazione che si è “convertita al solare”. Hanno fatto seguito anche notevoli incentivi dati ai privati, e facilitazioni per le imprese. Il prezzo di un impianto fotovoltaico è sceso così tanto da eguagliare un impianto tradizionale, consentendo di risparmiare mediamente per ogni famiglia cinese 120 dollari, l’equivalente di una volta e mezza del salario medio di un operaio cinese. Non ci resta che prenderne atto e dire che forse se anche in Italia si fossero adottati i pannelli solari in tempi di crisi economica, per le famiglie sarebbe stato meno dura, pensando anche ti mantenere pulito l' ambiente ed il Pianeta.

Rita De Angelis.

venerdì 10 settembre 2010

Spiritualità nella materia - Le pietre: il loro fascino ed il loro mistero - Vestiamoci di colore secondo l’umore...

Le pietre semi-prezione, definite per convenienza anche “dure” fanno un effetto sorprendente se montate per adornare i gioielli delle donne, ma anche libere, sono ornamentali e seducenti con i loro colori e bagliori.

Non sono soltanto belle da vedere, ma ogni pietra ha una propria oscillazione naturale, quindi non vi è nulla di strano se, tenendone una o più di una nelle mani, si riceve di volta in volta una sensazione di ricarica, di euforia, o di tranquillità. Un esempio primitivo che risale ad epoche remote. Ognuno di noi può ricevere più o meno benessere dal semplice contatto con questi cristalli come l’ametista, il topazio, l’occhio di tigre ed altre.

Non a caso trai popoli antichi, si usava portare al collo monili o pietre polverizzate preparate appositamente. L’effetto non era quindi solo ornamentale, ma ognuno ne ricavava la formula per il proprio benessere.

Le prime testimonianze di scrittura e cura con le pietre, ci giunge dall’Antico Egitto, in cui non si parlava del loro nome, ma bensì venivano citate con il colore. Per questo popolo di elevata cultura,erano molto più importanti le pietre dure tipo l'ametista, piuttosto che quelle preziose come il diamante. Adornavano con le pietre dure gioielli armature, nonché venivano poste nelle piramidi come reali per i defunti.

La storia è piena di testimonianze di come venivano utilizzate le pietre, dai Romani, sino al Medioevo, quando gli alchimisti, affascinati dalle pietre, le utilizzavano nei loro esperimenti di trasformazione della materia.

C’è infine una stretta correlazione tra le pietre ed il colore, rosso con effetto stimolante e rinvigorente, il rosa porta al rilassamento e concilia lo spirito, l’arancione rappresenta il colore delle vesti dei monaci tibetani e proprio per questo infonde amore verso il prossimo e felicità interiore. Il giallo rappresenta conoscenza e saggezza, stimolando le capacità mentali, il verde rappresenta l’ armonia e l’equilibrio dello spirito. Il blu ha un effetto calmante sul sistema nervoso, favorisce fiducia. L' indaco con la sua alta frequenza di colore, agisce a livello mentale, il violetto migliora e rafforza la modestia, il marrone da forza e stabilità fisica, il nero rappresenta l’insieme di tutti i colori ed ha un effetto rinforzante, infine il bianco, un colore neutro, stimola la conoscenza e la chiarezza. Inoltre i colori cangianti iridescenti, favoriscono la memoria ma anche la disattenzione.

Respingono anche la negatività rasserenando l’animo e danno gioia di vivere. Quindi in vista dell’approssimarsi dell’autunno, con i suoi colori meno intensi e più tenui, vestiamoci di colore per rallegrare il nostro umore e mantenere così elevata l’ energia del corpo e dello spirito anche se fuori piove, utilizzando un ombrello colorato.

Rita De Angelis

lunedì 30 agosto 2010

Pranoterapia, imposizione delle mani, energie sottili, calore amoroso... e salute

La salute? Una cosa importante. Essere curati con le mani

La salute, si sa è sempre al primo posto nel pensiero dell'uomo. Si cerca con ogni mezzo star bene, per sottrarsi al dolore, al male, alla sofferenza, per sconfiggere ancora una volta le malattie che fatalmente ci aggrediscono durante la nostra esistenza.

Curare con le mani è una pratica antica che risale all'antichità. Il più grande guaritore a noi conosciuto, Gesù, curava la gente imponendo le mani, trasmettendo energia positiva, rinnovatrice. Cinesi, egiziani, greci, romani, utilizzavano doni naturali per colmare carenze o decongestionare accumuli energetici. Di qui la nascita della pranoterapia (da prana parola sanscrita che vuol dire energia vitale).

Attualmente la pranoterapia (anche chiamata reiki etc.) é entrata nella pratica del quotidiano, essa non risulta essere né invasiva, né tossica, o controproducente, sono ormai moltissime le persone che se ne avvalgono per avere un ulteriore benessere fisico o una possibilità di guarigione. In pratica la pranoterapia cose? Bisogna parlare di misticismo per introdurre una valutazione su questa scienza, o effusione, dispensazione di energia vitale.

I mistici erano quelle persone la cui condizione interiore appare a chi ne è protagonista, come in contatto intuitivo con qualcosa di più grande del piccolo sé, si chiami Dio, l'assoluto o in qualsiasi altro modo. Si può accenare a quelli che praticano lo yoga con una similitudine del latino jungo - unire. Infatti scopo dello yogin è fondersi con il tutto. Colui quindi che dispensa energia a fini curativi e di guarigione (terapia in greco vuol dire servizio, cura) si pone in un rapporto attivo fra la sua condizione interiore, il suo immediato, ed il macrocosmo che lo circonda, quell'oceano di energia sopra il quale o dentro il quale opera Dio, o per chi non è cristiano l'anima del mondo.

Colui quindi che per comodità viene definito pranoterapeuta, utilizza una energia, un'essenza che è nel profumo dei fiori, nel sapore del cibo, la fragranza che sentiamo nell'aria, e tutti sappiamo che il prana penetra tutto, e si trova in tutte le forme animate. Il prana esiste in tutte le forme della materia, nell'aria , nell'acqua. E' un principio universale che gli yogin individuano in ciò che pervade ogni spazio e che assieme alla mente ed alla materia compone la triplice manifestazione dell'assoluto. Quindi la capacità di guarire, è un normale attributo dell'uomo. Si basa su un semplice rapporto di empatia, come la madre lo ha con i suoi figli.

Liliano Frattini, per citare un esempio, giornalista che esercita la pranoterapia con buoni risultati, ha scoperto fin da giovanissimo di avere in se stesso delle qualità eccezionali. Si può quindi affermare che certamente le mani non possono guarire le malattie del mondo, ma alleviare per mezzo dell'energia positiva che ne scaturisce, la sofferenza dell'essere umano nelle sue varie forme e manifestazioni.

Rita De Angelis.

domenica 11 luglio 2010

Ecologia sociale in un mondo che cambia.. dopo gli "uomini a nolo" di Totò, ecco che arrivano su internet i "mariti in affitto"...

Sembra quasi i titolo di un film dove si comprano e vendono delle cose, ma in realtà il marito in “affitto” viene inteso per donne sole che non hanno un uomo in casa. Mi spiego: voi donne sole non avete un uomo in casa bravo a fare determinati lavori di bricolage? Lo potete “affittare”.

Una persona tuttofare a cui si può chiedere quasi tutto. Il nome inizialmente, può trarre in inganno, lo spiega l’ideatore dell’agenzia in franchising Gian Piero Cerizza, non offriamo come si pensa, un gigolò, ma un uomo in grado di fare qualsiasi lavoro. Dalla finestra e tapparella rotta, allo scaldabagno fuori uso, al tubo che perde, i mariti in “affitto” si fanno in quattro per risolvere i problemi delle casalinghe italiane. Questa agenzia è nata tre anni fa e questi uomini ormai sono presenti in tutte le regioni d’Italia, ed hanno riscosso un enorme successo, ed ora sono approdati anche in Francia. Aiutano tante casalinghe,donne single o divorziate ci spiega l’ideatore del progetto, ma anche tante “famiglie”. Basta collegarsi al sito ilmarito in affitto.it e chiamare il numero verde presente sul sito.

In un’epoca moderna dove si corre sempre , non avendo tempo a sufficienza per portare a termine nella giornata le mille cose da fare,soprattutto per una donna che di è separata, o per libera scelta, vive sola, o con un compagno, che magari fa un lavoro dove o un libero professionista, o magari ha un orario lungo, e quando rientra a casa dal lavoro non ha tempo per sbrigare tutte le noie ed incombenze che derivano dalla gestione di una casa... l’idea del “marito in affitto”, mi sembra davvero geniale, in quanto si da lavoro così ad altre persone,e nello stesso tempo, sono sicura che facendo fare tali lavori ad un altro uomo, si ha un rapportomigliore con il proprio compagno, in quanto una volta rientrati dal lavoro, non avendo l’esigenza di dover effettuare tali incombenze, la coppia ha sicuramente più tempo a disposizione per godersi magari dopo il lavoro, per esempio, una salutare passeggiata in un parco cittadino, la visita magari in un museo della propria città, la mostra che si voleva vedere allestita magari in un palazzo storico della città, ma di cui non si aveva tempo per farlo, e di certo ne guadagna la propria qualità della vita così come il rapporto tra due persone, avendo più tempo a disposizione per entrambi, quindi vale sicuramente la pena dire, che i mariti in affitto” hanno risolto anche la qualità del rapporto famigliare e migliorato lo stile di vita delle coppie e dei single.

Rita De Angelis

sabato 10 luglio 2010

Ecologia sociale e questioni di stile nella comunicazione - Ortografia, forma, contenuti della scrittura

Ci capita sempre più frequentemente di leggere un giornale, una immagine
scritta in tv dove molto spesso ci sono errori di ortografia i sintassi. La causa principale è da attribuire alla fretta che porta a compiere l’errore. Altre volte invece è la mancanza della conoscenza di alcune regole di base.

Può succedere ad una persona che ha frequentato solo la scuola dell’obbligo, così come ad un laureato. Lo stile poi di scrivere, è innato nella persona che ha talento, come la pittura , la scultura o il fumetto e non proviene dalla cultura ma dall’anima.

L’uso del linguaggio utilizzato sia se si scrive un romanzo, oppure un pezzo giornalistico, deve essere chiaro, conciso ed incisivo. Le parole vanno scelte con cura e bisogna costruire frasi brevi e scorrevoli. Usare quindi frasi semplici anche quando si devono esprimere concetti difficili. Un esempio eclatante l’utilizzo del linguaggio dei politici così come degli imprenditori o bancari, c’è sempre una doppia interpretazione che lascia sottintendere volutamente un doppio senso per lasciare al lettore una “ non facile” interpretazione. Quindi per esprimersi è bene usare parole semplici, anzi tentare di sostituire parole complesse in uno scritto, con parole più comprensibili.

Altro tema importante è la comprensione per il lettore. Ci sono per esempio programmi come Geo e Geo, dove vengono riprodotti documentari nel mondo di popoli o di origini della terra e dell’uomo di vario genere, ma l’attenzione dei telespettatori viene “attirata” dal linguaggio alla portata di tutti anche per i bambini che seguono volentieri questi documentari. In questo caso il programma sarà apprezzato sia da una persona di cultura, quanto un’altra con meno cultura. Siamo a metà dell’opera poiché una volte trovate le parole bisogna costruire le frasi. Devono essere brevi e mettendo spesso un punto, tutto diventa molto facile. Altro metodo importante per capire se quello che è stato scritto scorre, è rileggere lentamente e ad alta voce il lavoro. Se durante la lettura c’è difficoltà a leggere, vuol dire che c’è qualcosa che non va. Allora vale la pena cambiare qualche parola per rendere il discorso più fluido. Quindi in sintesi: rispettare la semplicità e la chiarezza in primo luogo, senza dimenticare di inserire amore e passione in ogni nostro scritto.

Rita De Angelis