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martedì 3 gennaio 2012

....le provocazioni di Alessandro De Nicola e le riflessioni di Gianfranco Paris...

Sbarre carcerarie .. aperte o chiuse?


Ho letto con sorpreso stupore su L'Espresso del 4 gennaio, nella rubrica Provocazioni, l'intervento di Alessandro De Nicola. Si tratta di una analisi del tutto astratta della realtà carceraria, realtà che il signor De Nicola dimostra di non conoscere affatto nella sua triste concretezza.

Egli afferma che sbaglia chi sostiene la necessità di una amnistia e di un indulto perché “ il delinquente razionale fa un calcolo implicito e moltiplica il beneficio che riceve dal commettere un delitto per la pena che gli viene comminata e la probabilità di essere beccato e di scontarla: se il risultato è positivo violerà la legge”. In questo caso il crimine paga e si è incentivati a delinquere. Infatti le carceri - continua il De Nicola - si riempiono di nuovo subito e quindi è giusto che i provvedimenti di clemenza non si prendano.

Scrivendo questo il “provocatore” dimostra di ignorare completamente la realtà carceraria italiana, ma ne parla solo per sentito dire.

Ignora ad esempio che in carcere c'è una percentuale di oltre il 20% di detenuti in attesa di giudizio, che in carcere non ci dovrebbero stare e che invece lo affollano per molti mesi, addirittura per anni. Che più della metà di costoro saranno riconosciuti innocenti, e che per questo subiscono un vero e proprio sopruso da parte di quello Stato che il De Nicola vuole proteggere!

Ignora che la legge Bossi-Fini per motivi elettorali ha riempito le carceri di clandestini, sono un terzo degli abitanti delle celle carcerarie, che invece, se fossero regolarizzati, non solo non delinquerebbero, ma sarebbero utili alla nostra economia.

Ignora che la legge Fini-Giovanardi, sempre per motivi elettoralistici, ha riempito con un altro terzo le stesse celle di poveri ragazzi anche per pochi grammi di droga leggera, lasciando i commercianti di droga vera liberi di rastrellare capitali da riciclare.

Il provvedimento di amnistia e di indulto è necessario non per questioni astratte di principio, ma perché la realtà politica italiana tiene in carcere chi non è stato ancora condannato, con ciò violando la costituzione italiana, tiene in carcere i drogatelli e coloro che sono venuti in Italia per cercare una vita migliore e che una scellerata politica costringe a delinquere per tenerla in soggezione e poterla sfruttare al meglio.

L'indulto e l'amnistia sono necessari per rimuovere nell'immediato un problema che da un momento all'altro può creare gravissimi tumulti negli istituti penitenziari, restituire dignità ai carcerati nel rispetto della dignità umana e della costituzione, e consentire finalmente al governo Monti di varare quei provvedimenti che restituiscano la normalità nelle carceri mettendo un mattone serio per la riforma della giustizia che non si risolve solo con i braccialetti elettronici o con le cauzioni come afferma De Nicola, ma con togliere dai tavoli dei giudici e dei cancellieri dei tribunali i milioni di processi inutili per reati inventati solo per far prendere voti alla Lega e alla destra agitando lo spauracchi della sicurezza pubblica.

L'indulto e l'amnistia chiesti dai Radicali sono dettati da stato di necessità, non da motivi di adesione ideologica, sono il presupposto perché il governo Monti e la ministra Severino possano dare il via ad una seria riforma delle giustizia con l'eliminazione di milioni di fascicoli di arretrato.

Un settimanale come l'Espresso, per la sua collocazione e per tutta la sua storia, non può essere d'accordo con le conclusioni di De Nicola che chiude la sua provocazione chiedendo la riadattazione delle caserme in disuso a luoghi di detenzione, dimenticando che non c'è un soldo nemmeno per assumere un nuovo agente di custodi per far funzionare la case circondariali esistenti, ma vuote come quella di Rieti, figuratevi per nuovi appalti, e addirittura la privatizzazione della istituzione carceraria affidando agli imprenditori i servizi di gestione delle stesse. Addirittura egli si ritiene favorevole ad affidare ai privati anche il servizio di sorveglianza.

Così ben presto tutto il personale di custodia sarà trasformato in un mucchio di precari alla merce dei manager dei vari servizi e magari saranno assoldati dei mercenari per riportare i riottosi in carcere, come accadeva nel Far West degli USA nel diciannovesimo secolo, pagandoli con sistemi analoghi alle taglie.
Buon anno

Avv. Gianfranco Paris
www.gianfrancoparis.it

domenica 20 novembre 2011

Venticinque anni di Mondo Sabino.. raccontati da Gianfranco Paris

Il Monte Soratte che domina la terra sabina

Nell’idea dei fondatori doveva essere un Porta Portese della Sabina. Ma due anni dopo, la mala gestio del primo amministratore ne decretò il fallimento. Fu allora che Sergio Carelli m chiamò per un tentativo di salvataggio della testata. Tirammo il carretto per due anni, e trovammo finalmente la formula giusta: un giornale di informazione con il servizio della pubblicità gratuita. Allora si andava in edicola e il gradimento si registrò subito nei conti consentendoci di diventare un settimanale.

Gli anni novanta furono entusiasmanti. L’importanza della testata nella comunità civile della Sabina tutta, compresa quella romana e delle altre zone limitrofe, è registrata nelle collezioni dei giornali depositate in tutte le biblioteche del nostro territorio che sono diventate una specie di enciclopedia della Sabina dove è possibile trovare di tutto.
Grande influenza avemmo anche sulla politica locale registrando fedelmente e senza servilismo ciò che accadeva tenendo sempre presente l’interesse della collettività.

Poi man mano i tempi sono cambiati, ma Mondo Sabino ha sempre mantenuto la sua linea fuori dai giochi, al servizio dei soli lettori che ha considerati i veri padroni della testata.

E’ stato dato ampio spazio alla cultura, il giornale è diventato la palestra dove la maggior parte di coloro che hanno dedicato le loro attenzioni al territorio hanno fatto le loro prime prove di scrittura.
Chiunque volesse occuparsi della Sabina aveva come punto di riferimento Mondo Sabino. Anche le Università cominciarono ad accorgersi di noi. Quanti studenti ci hanno consultato per le loro Tesi di laurea dedicate al tema del nostro territorio!

Tutto questo ci ha incoraggiato ad andare avanti, anche quando l’arrivo della stampa gratuita ha messo a dura prova la nostra capacità di resistenza. Ma la qualità è rimasta sempre di alto livello, quella dei collaboratori e quella dei lettori che poi in fondo sono la stessa cosa perché Mondo Sabino è il giornale dei suoi lettori, che ne sono anche i suoi collaboratori.

Poi abbiamo pensato di adeguarci ai tempi e siamo diventati anche noi un giornale a distribuzione gratuita. Il risultato immediato è che è aumentata notevolmente la tiratura e sono aumentati i lettori. Bastano pochi giorni perché le copie spariscano dai punti di distribuzione e si attenda prossimo numero. Ora è possibile leggere Mondo Sabino anche online nel sito www.mondosabino.it

Tutto ciò ci è di grande conforto e ci invita a continuare. E’ stata comunque una esperienza esaltante una di quelle che vale la pena di essere vissuta. Una forma di vero volontariato della informazione, di quello che non conosce compensi di sorta, con la sola soddisfazione di contribuire alla crescita della comunità civile.

E a questo modello ci abbiamo creduto fermamente tutti. Oggi alcuni non ci sono più. Gli anni 2000 hanno falcidiato la Redazione. 15 anni fa un tragico incidente stradale ci portò via Sergio Carelli, proprio poco dopo aver celebrato il 15° anniversario della Testata, una perdita gravissima che ci mise a dura prova di sopravvivenza.

Poi Marven, il vulcanico collaboratore della Sabina Romana, più tardi Luigi Cipriani, collaboratore della prima ora quando il giornale erano stato appena fondato, ora Alberto de Angelis, per il quale i giornale segna lutto in questo numero, che è stato a me vicinissimo negli ultimi dieci anni, insieme a Cipriani, ed dalla morte di quest’ultimo da solo.

Ma abbiamo ancora la forza di continuare, forze giovani hanno la voglia di rendere omaggio al lavoro svolto in tanti anni di forte impegno sociale. E noi gli saremo vicini perché spegnere questa luce sarebbe come spegnere una speranza. Lo dobbiamo soprattutto a quelli che non ci sono più e in loro memoria.

Gianfranco Paris
Direttore Responsabile Di Mondo Sabino

lunedì 17 gennaio 2011

Bioregionalismo attuativo: "Proposte concrete per l'attuazione bioregionale nel Centro Italia"


Sembra di sognare. E' stato emanato un bando per uno studio di fattibilità per un asse di sviluppo economico Rieti - Terni. Ho vissuto in prima persona, occupandomi di politica, il dramma della paura dei ternani di vedersi fuggire attività industriali e artigianali verso Rieti a causa dei benefici della cassa per il mezzogiorno di cui beneficiava il nucleo industriale Rieti-Cittaducale.

E' stata questa paura che ha impedito fino ad oggi il completamento della dorsale appenninica che, partendo da Civitavecchia e arrivando a Sora, dovrebbe congiungere tutto l'appennino centrale ai due porti del tirreno a nord (Civitavecchia) e a sud (Napoli), facendo uscire dall'isolamento tutte le città che gravitano sotto le montagne più alte dell'Appennino a cominciare da quella di Rieti.
Finalmente oggi il tratto Rieti-Terni sembra essere una realtà, tempi tecnici e soldi permettendo. Ma francamente il bando di uno studio di fattibilità per la valorizzazione dell'Asse Rieti-Terni mi ha sorpreso non poco. Evidentemente o stanno cambiando i tempi, o finalmente i ternani si sono chiarite le idee, e ciò che prima appariva negativo ora è diventato positivo.
Il progetto è sostenuto dalla Cassa di Risparmio di Terni e dalla relativa Fondazione e il bando può essere visionato sia nel sito della provincia di Terni che in quelli della provincia e del comune di Rieti.

Si tratta in sostanza dell'asse Marmore-Piediluco-lo speco francescano di Narni-la Valle Santa con i suoi quattro santuari francescani, la Valnerina ed il comune di Stroncone, i comuni di Labro, Greccio, Colli sul Velino, Cittaducale, Morro, Cantalice, Poggio Bustone e Rieti. Esso prevede la riqualificazione turistica, paesaggistica e ambientale del bacino fluviale e lacustre della cascata delle Marmore, del fiume Velino, dei laghi di Piediluco e Ventina che potrebbero essere oggetto di un progetto di navigabilità con natanti ad energia alternativa, nonché il turismo religioso con il perfezionamento della via Francigena che dalla Valnerina, attraverso Terni e la Valle Santa, giunge fino a piazza San Pietro di Roma.
Un tale asse, assistito dalla presenza del tratto stradale Terni-Rieti della dorsale appenninica, avrebbe tutte le caratteristiche per imporsi alla attenzione delle correnti del turismo internazionale che oggi ignora quasi completamente tutta questa zona tranne che per un turismo mordi e fuggi limitato alla cascata delle Marmore e ai santuari della Valle santa.

Il territorio di cui parliamo è uno dei più belli dell'Italia centrale subappenninica, situato intorno a centro geografico della penisola conteso tra più città della zona, che Marco terenzio Varrone indicò a Reate, e che rende accessibili tutti i principali e più alti monti dell'appennino, come il gruppo dei monti Reatini, i monti della Laga, i Sibillini ed il Gran sasso d'Italia, dal versante tirrenico della penisola. Francesco d'Assisi, partendo da sua città natale, lo percorse e abitò tutto, lasciando tracce della sua presenza in molti luoghi ritenendolo ideale per il suo percorso di santità.

Esso fino ad oggi è rimasto quasi interamente trascurato da ogni forma di investimenti da parte della società emersa nella seconda metà del XX secolo, e non perché non fosse idonea, ma perché è rimasta tagliato fuori dalle vie di comunicazione realizzate dalla politica sotto le pressioni delle zone più forti demograficamente e quindi più appetibili elettoralmente. Il dio voto impone le sue regole allo sviluppo nazionale.

Ciò da un certo punto di vista è stato un male, ma per un altro è stato un bene perché lo ha preservato dalle brutture urbanistiche che hanno imbrattato il suolo nazionale e ne hanno conservate intatte le potenzialità.
Così oggi esso è ideale per essere utilizzato in tutte le sue potenzialità di sviluppo economico indirizzato verso una corretta fruizione dell'ambiente coniugando sviluppo e ambiente.

Il bando sponsorizzato dalla provincia di Terni e dalla Fondazione della Carit dimostra non solo che i ternani hanno finalmente capito che lo sviluppo non può essere legato alla conservazione dei piccoli egoismi locali, ma che bisogna allargare l'orizzonte unendo le potenzialità omogenee di zone più allargate anche al di fuori della propria regione di appartenenza con progetti di ampio respiro. Forse lo hanno capito anche perché la città di Terni, che prima della seconda guerra mondiale era la più importante non solo dell'Umbria, ma anche tra tutte le città a nord di Roma e a sud di Firenze, ha registrato un notevole declino a favore di Perugia che ne ha preso il posto, e con quali risultati!

Non mi pare poco, specie se si pensa che per far maturare questo processo ci sono voluti sessanta anni.
Il fatto è che oggi per recuperare il terreno perduto bisogna fare presto perché l'economia italiana è in forte crisi e la gioventù stenta a trovare un posto di lavoro degno di questo nome.
Uno sviluppo come quello prefigurato dal bando di cui sopra presuppone una partecipazione diretta e attiva della popolazione, non si può pensare che debba essere lo stato a mettere in moto tutte le iniziative economiche necessarie per attivare un processo di sviluppo.

C'é bisogno di una imprenditoria locale del settore capace di approfittare dell'occasione, di idee fresche e legate alle necessità del mondo moderno assistite, questo si, dalla mano pubblica, ma solo nella fase iniziale e con un processo di controllo serio perché le esperienze precedenti in materia di assistenza allo sviluppo economico che si conoscono nel nostro paese sono legate allo spreco, se non al malaffare.

Quanti soldi la regione Lazio ha impiegato a Rieti per restauri di palazzi abbandonati a se stessi che dovevano servire allo sviluppo turistico, e nei quali corrono i sorci, e per progetti di sviluppo in settori silvicoli che non sono serviti a niente!

Sono stati dati tanti soldi, e una volta dati chi s'è visto s'è visto.
Riuscirà il bando per l'asse Rieti-Terni ad invertire questa tendenza e a creare le condizioni perché si imbocchi finalmente una via corretta per lo sviluppo dell'Italia centrale subappenninica? Ci vorrà molto tempo, non importa, meglio tardi che mai.
C'é da augurarselo veramente.

Gianfranco Paris, direttore di Mondo Sabino

Altri articoli bioregionali di e con Gianfranco Paris:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=gianfranco+paris