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sabato 4 agosto 2012

Libia Ad Memoriam - Affinchè resti traccia di quel che è avvenuto....



Libia. MACELLAZIONI FINALI, CARNEFICI (NATO-CNT), PLAUDENTI (BAN KI MOON, NAPOLITANO, UE…) E ASTENUTI

1. Ecco la nuova Libia di Napolitano, di Ban Ki Moon, di Barroso e di tutti gli altri che hanno espresso oggi soddisfazione. Eccola in questo video atroce: fra tante altre immagini che invece erano montaggi (http://www.youtube.com/watch?v=75YhFScM5sU&feature=share&skipcontrinter=1) riprende un essere umano gravemente ferito, strattonato, circondato dalle blasfeme urla “allah u akbar” che accompagnano le esecuzioni di Al Qaeda, in Iraq come in Libia (da mesi ormai), come altrove. Macellazione: il termine è appropriato, perché il sangue scorre, le urla di soddisfazione degli esecutori si levano come gli onnipresenti colpi di fucile, e l’indifferenza per le sofferenze dei viventi scannati è la stessa che c’è nei macelli per animali. Del resto, ricordate che in Iraq, i militari americani dicevano ridacchiando di aver fatto il tiro al piccione con i soldati iracheni? In Libia, Nato e i suoi alleati del Cnt hanno fatto tabula rasa di molti civili e di moltissimi lealisti; e dire che avrebbero dovuto limitarsi a far rispettare la no-fly zone e a proteggere i civili se minacciati. Chi minacciava in civili in genere (e tanto più nel caso delle città assediate da fine agosto)? Le truppe armate del Cnt. Alleate e protette dalla Nato come se fossero civili.



2. Allucinante, un assassinio ordinato o compiuto direttamente dalla Nato dai paesi “democratici”. Dai paesi consumisti e militaristi, anche durante la crisi. Allucinante ma non per Ban Ki Moon, per il quale questa giornata è “storica” per la Libia. Ban Ki Moon è il segretario generale delle Nazioni Unite!! Lo stesso che non ha speso un parola su questa guerra, nemmeno sui civili di Sirte assediati e uccisi (e immaginarsi se può provare pietà per i soldati libici sui quali la nato ha fatto il tiro al tacchino. E Napolitano? Anche lui contento. Napolitano è il presidente della Repubblica italiana: ci rappresenta davvero questo guerrafondaio capo (il più accanito di tutti, a parlare di “iniziativa umanitaria”)? E i capi dell’Unione Europea che si compiacciono della nuova era? Ci rappresentano? Forse sì. Questo è l’”orrore su cui si fonda il consumismo” (frase di un’amica); sì, anche in tempi di crisi.



3. Oggi 20 ottobre 2011 vicino a Bani Walid è stato assassinato anche Sheik Ali, ottant’anni, capo tribale della tribù Warfalla. Uomo di pace, non aveva in casa nemmeno un fucile da caccia.



4. Non si è risparmiato nulla ai perdenti, per ridicolizzarli meglio. Un pro-Cnt (di quelli che senza la Nato non avrebbero fatto un passo) mostra la “pistola d’oro” che avrebbero trovato nelle tasche di Gheddafi! E poi naturalmente, dove l’hanno trovato ferito (è poi “morto in custodia”)? Saddam lo pescarono, barbone, in una buca, per avviarlo subito alla forca. Gheddafi, dicono, si era rifugiato ferito in un tubo di cemento sporgente dalla sabbia. Così hanno cercato di annullare il fatto che sia rimasto fino all’ultimo nel luogo della Libia più pericoloso, Sirte.



5. E’ stata la Nato a colpirlo? Ecco cosa dice il colonnello Lavoie in una di quelle dichiarazioni che a leggerle rivelerebbero altrettanti crimini di guerra o violazioni della risoluzione 1973 (alla quale la Nato ha continuato ad aggrapparsi): “aerei della Nato hanno colpito due veicoli militari pro-Gheddafi che facevano parte di un gruppo di veicoli militari che manovravano vicino a Sirte”. Allora ho chiesto all’ufficio stampa della Nato (cjtfuppress@jfcnp.nato.int): come mai avete colpito quei veicoli?”. Loro, coda di paglia, si lanciano in una excusatio non petita: “La Nato li ha colpiti perché erano una minaccia per i civili. La Nato non prende di mira individui specifici”. Allora ho risposto: “Non vi ho chiesto quale obiettivo specifico fosse quello. Ma in che modo minacciavano i civili? Dov’erano i civili minacciati?”. Allora hanno fatto rispondere a Lavoie: “given the nature of their conduct these armed vehicles continued to represent a threat towards civilians”. “Data la natura del loro comportamento, erano una minaccia. I combattimenti sono continuati fino alla caduta di Sirte”. Il tirapiedi di Lavoie aggiunge che non può aggiungere altro. Ma è chiarissimo: visto che Lavoie si riferisce ai combattimenti, significa che gli unici civili che la Nato ha voluto proteggere sin fall’inizio del resto, erano gli armati del Cnt. Ma ciò è illegale.



6. Dunque quando si farà un processo alla Nato sarà sempre troppo tardi.



7. E qui, gli occidentali – anche i “movimenti” - che sanno tutto (ma anche là, gli arabi addormentati da Al Jazeera), che hanno fatto? Non ha indignato quasi nessuno, nemmeno gli indignati, il macello che dura dall’inizio delle bombe (già: prima, i famosi 10mila o seimila morti erano stati un’invenzione. Lo hanno dichiarato gli stessi che l’avevano denunciato all’Onu…). Forse perché qui è dal 1945 che il cielo non ammazza di bombe e molti difettano di immaginazione. Adesso diranno: “Eh però era meglio processarlo…”. Siamo democratici e civili, noi gli altri li processiamo gli altri (noi stessi mai). Ammazziamo solo con le bombe e la rapina economica ed ecologica. Di cui le guerre come questa sono conseguenza e causa. Ma come mai non se ne rendono conto?


Loretta Mussi

Un ponte per...

Presidente

Tel +0645479147 - 3338312194

martedì 24 aprile 2012

25 aprile 2012 – Verso la vera liberazione dell’Italia, affrancata dalla dominazione straniera e dal pericolo di una imminente guerra

Aspettando l'alba - Dipinto di Franco Farina


Lettere inviate e ricevute

Era un 25 aprile di 65 anni fa.. ma quel giorno non aveva ancora assunto le valenze ed i significati che oggi gli vengono attribuiti… La vicinanza con gli eventi drammatici che portarono alla caduta definitiva del fascismo, avvenuta con l’uccisione di Benito Mussolini “attorno” al 28 aprile 1945, era troppo calda nella coscienza degli italiani ancora divisi psicologicamente dalla sanguinosa guerra civile.

I miei ricordi della guerra sono molto sbiaditi, anche perché quando nacqui era quasi conclusa… ma un qualcosa la ricordo, un dialogo che avvenne tra me e mio padre, una mattina in cui la mia curiosità infantile sulla potenza delle armi fu soddisfatta. Chiedevo a mio padre: “Papà cosa c’è di più potente di un fucile” – “Un cannone” – “E più forte del cannone?” “un bombardamento aereo” – “e più forte del bombardamento?” – “una bomba atomica” – “e più forte della bomba atomica?” – “più forte della bomba atomica.. c’è solo la stupidità dell’uomo”. E con ciò il discorso si concluse e compresi il significato della guerra…

Eppure nella storia umana non sempre gli uomini in armi hanno significato aggressione ed oppressione, a volte è successo che alcune comunità si dovessero difendere da aggressioni esterne. Avvenne ai primordi della civiltà, sin dalla fine del neolitico, momento in cui le pacifiche comunità matristiche furono attaccate da orde di guerrieri patriarcali che pian piano riuscirono a conquistare e dominare il mondo con la forza delle armi. Certo nelle comunità matristiche ci fu opposizione, alcuni componenti di quelle comunità -sia uomini che donne- combatterono in difesa della loro cultura pacifica e contro la prevaricazione maschilista. Probabilmente proprio dal ricordo di questi combattimenti nacque la leggenda delle amazzoni, donne combattenti di una società tutta al femminile. Ma anche successivamente in varie situazioni si poté distinguere fra aggressione e difesa. Da notare, ad esempio la strenua difesa della confederazione greca che si oppose all’invasione persiana. Oppure la difesa dei primi nuclei civili della Cina che si difendevano alle incursioni e dalle razzie dei mongoli, fra l’altro proprio questa pressione esterna contribuì a far nascere una coscienza nazionale cinese.

Ed ancora della Cina antica voglio parlare. In quella civilizzazione c’era l’usanza della coscrizione obbligatoria per la guerra di difesa e quell’antica usanza, di creare una forza nata dal popolo, è ben descritta in uno degli esagrammi del Libro dei Mutamenti, l’I Ching, un testo che si fa risalire ad almeno cinquemila anni fa. Questo esagramma si chiama Shih, che significa “esercito”. E sentite il suo significato: “Nel grembo della terra vi è l’acqua: l’immagine dell’Esercito. Così il nobile magnanimo verso il popolo accresce e nutre le masse”

L’immagine dell’esagramma L’Esercito (Shih n. 7) è molto chiara nell’indicarne il significato. Infatti nell’antichità, in virtù della coscrizione popolare, i soldati erano presenti nella società come l’acqua sotto la terra. Ed avendo cura della prosperità del popolo si otteneva un esercito valoroso. Ed ancora nel commento alla prima linea. “Un esercito deve servire in buon ordine ed armonia e per giusta causa. Se ciò non avviene incombe sciagura”.

E ritorniamo al 25 aprile. In verità la cosiddetta “resistenza” potrebbe essere vista una esemplificazione dell’esagramma Shih. Il popolo, ribellandosi, aveva costituito una forza per opporsi all’invasione tedesca. Ma non tutto è oro quel che luccica… infatti è vero che questa forza popolare combatté contro lo straniero occupante, non rappresentando comunque la maggioranza degli italiani, perché in verità questa forza “partigiana” stava aiutando un’altra invasione, quella angloamericana, che poi si affermò stabilmente ed ancora è presente sul nostro suolo patrio, in forma di nuclei armati della NATO.

Dal punto di vista della “sostanza” l’Italia il 25 aprile del 1945 si liberò da una occupazione, quella nazista pur feroce ed oppressiva, per accollarsi quella americana che comunque ha portato con sé un corollario di gravi sciagure – che non voglio qui menzionare per non fare la lagna. Però una almeno la vorrei menzionare.

Con la sudditanza ai voleri NATO e con l’acquiescenza alle sue volontà guerresche pian piano è venuta a mancare la spinta interna ed anche la “ragione” di un esercito basato sul servizio popolare. Oggi l’esercito è divenuto una forza mercenaria, mandata a combattere qui e lì sul pianeta per soddisfare le esigenze degli alleati atlantici, e che perciò non rappresenta più il “popolo italiano”.

Non sono d’accordo con il sistema corrente di delegare la “difesa della patria” (scusate l’inadatto eufemismo) ad un esercito a tutti gli effetti “privato” di forze prezzolate e di specialisti in aggressione. Credo che eventuale difesa (dico “difesa”…) della nostra terra e dei suoi abitanti non possa essere delegata a “volontari” professionisti. E soprattutto che tale difesa e salvaguardia dell’onore nazionale non possano risultare dalle continue guerre di aggressione sostenute dai nostri governi e che ledono il principio stesso costituzionale di rinuncia alla guerra.

Con le armi atomiche e chimiche di distruzione di massa, che ormai contraddistinguono il sistema militare delle nazioni egemoni, la presenza di un esercito mercenario è solo un invito all’aggressione. E la presenza sul suolo patrio di basi munite di arsenali atomici e di missili (sotto il diretto controllo alieno) non aiuterebbe assolutamente la causa della difesa della nostra patria.

Perciò sento che in occasione di questo 25 aprile 2012 è opportuno chiedere al governo la totale smobilitazione delle forze armate e l’abbandono della partecipazione alla NATO, facendo dell’Italia una nazione neutrale pacifica e permettendo, attraverso il risparmio così effettuato, di affrontare la corrente congiuntura economica.

Paolo D’Arpini
Circolo Vegetariano VV.TT.

lunedì 27 febbraio 2012

Amnesty International sulla Libia: "Non liberazone ma massacro continuato.."



Violenza fuori controllo in Libia: ovunque interviene la NATO seguono massacri, distruzione di massa, orrori indicibili e miseria umana

La Libia, una volta il Paese più sviluppato dell’Africa, è oggi un carnaio fuori controllo e devastato. I morti si contano nell’ordine delle decine di migliaia, ma molti di più sono i feriti, quelli ridotti ad essere senza casa ed i deportati coatti.

Il terrore ora insegue i libici che vivono nella paura, i conflitti continuano, violenza ed instabilità dilagano e non se ne vede la fine per anni a venire. Questa guerra di Washington a guida NATO è uno dei peggiori crimini della storia: colonizzazione, occupazione, saccheggio e sfruttamento erano già programmati.

L’America si è presa un altro trofeo imperiale insanguinato, mantenerselo è un altro discorso: la Resistenza Verde prosegue nei suoi sforzi di liberazione.
Qui la nuova relazione di Amnesty International (AI).

Meglio tardi che mai, essa spiega l’eredità lasciata dalla NATO. La relazione fuorviante di AI del 2011 dal titolo La battaglia per la Libia puntava il dito nella direzione sbagliata accusando Gheddafi per l’aggressione NATO; lo accusava in modo falso di aver «ucciso e ferito innumerevoli contestatori disarmati», aggiungendo
«serie violazioni alle leggi umanitarie internazionali, crimini di guerra compresi, palesi violazioni dei diritti umani, cose che portano tutte davanti alla commissione per i crimini contro l’umanità».

Prima che arrivassero le bande di assassini sostenute dall’Occidente, la Libia era calma e pacifica. Amnesty International accusò Gheddafi dei propri crimini mentre la nuova relazione di AI dipinge un quadro totalmente differente, pur se ancora ben lontano dalla verità e dalla sua piena divulgazione. Intitolata Le Milizie Minacciano le Speranze per una Nuova Libia, tratta dell’assenza diffusa e violenta della legge, ma non spiega l’autorità dell’NTC (National Transitional Council, Consiglio Nazionale di Transizione), nè le illegali aggressioni della NATO contro una nazione non-belligerante.

La legge internazionale è chiara ed Amnesty International lo sa bene: nessuna nazione può interferire negli affari interni di un’altra se non nel caso di autodifendersi quando attaccata. La NATO arrogò a sè la responsabilità e l’autorità, ed i crimini di guerra contro l’umanità ne sono stati la conseguenza e continuano fuori controllo e la NATO è ancora coinvolta e migliaia di militari USA continuano ad invadere il Paese per controllare le strutture chiave del petrolio. Si verificano anche attacchi aerei e navi NATO occupano i porti della Libia, e sono coinvolte forze militari USA, italiane e francesi, e forse anche di altre nazioni. Resoconti da Misurata, a gennaio, dicevano che elicotteri Apache avevano massacrato dei ribelli che cercavano di occupare le piattaforme petrolifere di Brega.

Bande di criminali si aggirano fuori controllo e sono frequenti gli scontri con morti fra civili e rivoltosi rivali. Le milizie controllano le aree locali e quelle confinanti. Migliaia di Lealisti di Gheddafi e di lavoratori ospiti africani neri sono stati uccisi o catturati e torturati.

«Le Milizie continuano a rastrellare gente ed a detenerla, il tutto fuori da qualsiasi schema legale, e li tengono in prigioni segrete.... Sono in migliaia che non hanno nè modo di difendersi da questa illegalità totale nè di sfuggire alle brutalità ed alla tortura».
I detenuti intervistati da AI hanno descritto la loro esperienza straziante. Ad esempio:
• appesi in posizioni contorte;
• picchiati con fruste, calci di fucili, cavi, tubi di plastica, catene di metallo, spranghe e bastoni in legno;
• elettro-shock con conduttori sotto tensione e Taser usati come armi;
• ustioni e minacce di stupro.
(le immagini delle torture sono presenti nel rapporto AI)

Questi fatti sono confermati dai resoconti medici: con poche eccezioni, i prigionieri non hanno nè processi nè avvocati; molti hanno detto di aver confessato crimini non commessi per metter fine alle sofferenze; altri erano troppo terrorizzati per poterne solo parlare. La NATO ed i tirapiedi del Consiglio Nazionale di Transizione sanno bene cosa accade e non fanno nulla.
Il governo guidato dal CNT sembra non avere nè l’autorità nè la volontà politica di tenere a freno le milizie. Non hanno nessuna voglia di riconoscere la portata degli abusi commessi dalla milizia e nemmeno di riconoscerne dei singoli casi nonostante emergano sempre più numerose le prove di comportamenti abituali con gravi e diffusi abusi in molte parti del Paese.

Risultato: le torture e le malversazioni continuano. Amnesty International in passato ha sia esagerato i crimini di Gheddafi che sminuito il suo sostegno popolare di massa. Alla fine, la cosa è traboccata ed oggi la maggior parte dei libici vorrebbe che ci fosse ancora lui.

La NATO e gli illegittimi funzionari del CNT ignorano i diritti umani ed i principi del diritto internazionale. Le elezioni programmate non sono che una copertura data all’occupazione imperialista ed i crimini di guerra e quelli contro l’umanità resteranno impuniti; ed infatti, continuano quotidianamente.

Quelli più minacciati sono i libici di pelle scura: a migliaia in Tawargha ed altrove sono stati deportati a forza e tutt’ora non possono ritornare alle proprie case, che comunque sono state saccheggiate e bruciate. Quelli che non sono tenuti prigionieri, sono nei campi a basse risorse di Bengazi, Tripoli ed altrove.
Bande di assassini minacciano sia molti membri delle tribù Mshashiya e Qawalish, che altri residenti nelle zone della Sirte e del Bani Walid; vendette ed abusi continuano anche se la Resistenza Verde lotta per liberare la Libia e ripristinare la legge della Jamahiriya.

Amnesty International ha visitato la Libia sia a gennaio che nel febbraio 2012; le sua indagini si sono incentrate su Tripoli, al-Zawiya, le Nafoussa Mountains, Misurata, la Sirte e Benghazi e loro zone limitrofe.

Ha visitato 11 prigioni controllate dalle bande di insorti e localizzate nella Libia centrale ed occidentale, dove in 10 su 11 prigioni ha trovato detenuti torturati e maltrattati. AI li ha intervistati, ha intervistato quelli rilasciati, gli amministratori delle strutture, i medici e l’altro personale sanitario, i parenti degli uccisi in carcere, i membri della milizia ed i membri del CNT: ma i numeri esatti delle persone detenute e di quelle maltrattate non sono noti, mentre si sa che gli incarcerati sono a migliaia. I rappresentanti dell’ICRC (Comitato Internazionale della Croce Rossa, ndt) hanno detto di aver «visitato oltre 8.500 detenuti in oltre 60 luoghi di detenzione». La maggior parte a Tripoli, Misurata ed aree limitrofe.

A febbraio i tirapiedi del CNT ne detenevano altri 2.400. Quasi tutti i detenuti attuali e precedenti hanno dichiarato ad AI che il loro arresto era stato arbitrario, extragiudiziale e privo di garanzie legali con comitati di giudizio autonominatisi per l’occasione. Ovviamente non ci sono avvocati a difesa mentre la coercizione – fino alla tortura e ad altri trattamenti violenti – spingono ad autoincriminazioni ingiustificate.

Molti detenuti hanno dichiarato di essere stati segregati in posti diversi, alcuni segreti; Amnesty International è stata testimone di percosse e di minacce da parte degli insorti, anche a carico di alcuni per i quali era stato ordinato il rilascio.
Un uomo ha detto di essere stato obbligato a sdraiarsi sulla schiena, mani e piedi legati ad una rete, «in quella posizione e stato preso a pugni in faccia e poi battuto sui piedi con un tubo di gomma. Poi mi hanno fatto girare faccia in giù e mi hanno legato al letto ed in quella posizione mi hanno nuovamente percosso con un tubo sulla schiena e sulla testa. Hanno anche usato delle scariche elettriche in varie parti del mio corpo, incluso il mio braccio sinistro ed il mio torace».

Esperienze simili sono state raccontate anche da altri e ci sono referti medici che le confermano: a partire dal settembre 2011, Amnesty International ha confermato la morte di almeno 12 detenuti e ci sono prove forensi che dimostrano degli abusi estremi. I membri del CNT sapevano benissimo della cosa e non hanno fatto nulla nemmeno di fronte alle lamentele dei famigliari. A settembre, hanno promesso di «mettere sotto il controllo delle autorità ufficiali tutti i gruppi armati e di condurre piene indagini su qualsiasi episodio venga portato alla loro attenzione».
Stando ad AI l’impegno non è stato mantenuto; «finchè gli avvocati della difesa e le autorità giudiziarie non avranno accesso alle migliaia di detenuti, questi rimarranno senza processo o senza alcuna possibilità di contestare la legalità della loro detenzione...».

Come se non bastasse, ci sono delle uccisione extragiudiziali, nei confronti delle quali sono state annunciate – ma non condotte – delle indagini. Dunque violenza, impunità ed ingiustizia continuano e mentre i libici sotto Gheddafi si sentivano al sicuro, ora sono terrorizzati dall’occupazione. La responsabilità è della NATO, dei fantocci del CNT e delle bande di assassini assoldati.
La Libia di oggi è un ossario infernale, non diversamente da tutti quei posti nei quali è intervenuta la NATO, come sanno bene le vittime dei suoi orrori sia in Afghanistan, che in Iraq ed in Siria dove le lotte di liberazione continuano.

Stephen Lendman

Traduzione per EFFEDIEFFE.com a cura di Massimo Frulla

venerdì 13 gennaio 2012

Scie Chimiche (o scemenze mimiche..?) ... la verità infine viene sempre a galla!

Carissimo Paolo e Caterina, trasmetto informazioni che non si leggono nei giornalacci creati per disinformare i patiti della carta stampata.....


FINALMENTE RISOLTO IL PROBLEMA DELLE SCIE CHIMICHE.

Il mistero sulle scie chimiche che ha preoccupato per lungo tempo gran parte degli Italiani, sembra apparentemente risolto.....

Non è stato facile e nel tentativo di arrivare alla verità, sono state sentite diverse autorità in campo Scientifico, Militare, Marina, Politico e Spirituale. Persino alti Ufficiali della Nato.

Abbiamo evitato di intervistare la Guardia di Finanza impegnata a Cortina, la Polizia Locale impegnata con le multe da telecamera, la Guardia Forestale impegnata a raccogliere funghi, i Sindacati a pranzo con la Mercegalia e l’Arrotino impegnato ad affilare i coltelli, ci sembrava inutile allargarsi oltre un determinato raggio di ricerca.

Ognuno delle teste rapate intervistate, per dimostrare la conoscenza in materia, hanno dato spiegazioni fra le più assurde, a dimostrare che nel Paese ci sono categorie di persone che ricoprono posizioni di rilievo, le quali dovrebbero assicurare la difesa del Paese e invece ci rendiamo conto che nella realtà siamo nelle mani o nei piedi di perfetti cialtroni che campano sulle spalle dei lavoratori anche quando il Paese va a rotoli.

L’unica verità che siamo riusciti a carpire nel Paese dello Stivale, è che gli aerei che rilasciano le scie non partono da aeroporti Italiani. Per noi del gruppo di ricerca è stata una importante informazione, per dirigere la questione verso obiettivi più vicini ad una possibile soluzione.

A questo punto abbiamo creato due distinti gruppi di ricerca, uno verso la Francia e l’altro verso la Germania che a nostro avviso potevano essere concause di collaborazione con il Commissariamento del Paese, considerando che l’Italia come Stato indipendente non esiste più.

Il Commissario Mario Monti nominato dall’Europa, al momento è la massima Autorità nel Paese, il quale deve rendere conto alla Francia e alla Germania, verso i quali siamo fortemente indebitati.

Il gruppo destinato in Francia è stato preordinato alla ricerca di Aeroporti privati con possibili servizi con aerei privi di bandiera e di qualsiasi altro dato di riconoscimento.

Dalle informazioni ricevute in uno di questi aeroporti, dopo aver descritto il nostro problema, ci hanno messo sulla giusta strada, pregandoci gentilmente di non fare nomi di persone e neanche della località. Pareva fossero molto informati e si aprirono al rilascio di informazioni guidandoci al ragionamento.

L’Italia è il Paese più indebitato dell’Unione Europea, la disinformazione e la censura tendono a nascondere la reale situazione del Paese. Circa due mila miliardi di debito Pubblico dello Stato, ad aggiungere i debiti delle Regioni, Province e Comuni che si suppone ammontano ad altri due mila miliardi.

A questa montagna di denaro mancante bisogna aggiungere i debiti della Grande e Piccola Industria che sommano ad occhio croce ad altri mille miliardi, più i debiti di circa venti milioni di famiglie, difficili da quantizzare.
Da qui parte il grande Rebus dove le parole incrociate, i sorrisi, le cene, o gli inviti al Bunga Bunga non servono più a calmare le richieste dei Creditori dello Stato Francese e Tedesco.

Che cosa sta succedendo all’Italia? Dopo cinquant’anni di Dominio di Centro Sinistra capitanato dalla DC e diciassette anni di Regime di Destra, con ex Fascisti, Donnaioli e terroni del Nord, il paese è stato spolpato fino ad arrivare al Commissariamento per garantire i creditori.

Questa gente alla quale ci siamo rivolti, pareva alquanto informata sulla nostra situazione ed aggiunsero: Il giochetto elaborato dalla triangolazione Berlusconi, Napolitano e Monti per nascondere il Commissariamento, ha dimostrato agli Italiani la peggiore presa in giro di tipo storico, che potrebbe svilupparsi in un’azione di rappresaglia interna contro i Politici, o esplodere in una possibile guerra civile fra la Casta di Politici e i loro sostenitori, contro la massa di cittadini sofferenti.

Scusate, ma che cosa centra tutto questo con le scie chimiche?

La risposta fu immediata: Guardate che noi abbiamo parlato di scie e non di scie chimiche, non vogliamo problemi con il nostro Governo Francese per informazioni che non abbiamo rilasciato.

Le scie sono una dimostrazione visiva della posizione dell’aereo seguita da terra, per allenare i piloti a seguire determinate rotte o repentini spostamenti ricevuti via Radio dal Comando di terra. Prove di guerra.

Arrivando alla conclusione del ragionamento, in sostanza le scie non includono sostanze per addormentare gli Italiani, ma molto di più, per rincoglionirli e metterli in guardia, nel caso si risvegliassero vecchie ideologie tipiche delle Brigate Rosse, Autonomia Operaia, Camice Nere, Fazzoletti Rossi, Verdi o eventualmente un colpo di Stato stile rivoluzione Francese destinato a ghigliottinare tutti i Politici, partendo dall’inizio della Repubblica, con nomi e fotografie appese per le città con la scritta "WANTED DEAD OR ALIVE WITH 1000 EURO REWARD".

Ebbene, quelle scie che per il momento sono innocue, un semplice segnale di presenza, in un futuro potrebbero contenere addizionali sostanze per essere usate a bassa quota, con aerei non rintracciabili dai Radar, per difendere il Regime malavitoso il quale non intende mollare l’osso e i privilegi in godimento.

Il Programma non nasce improvviso, probabilmente ha richiesto anni di studi interni coinvolgendo le grandi teste di c…o, di cui il Paese sembra godere in gran numero specialmente in Politica, pienamente condivisa dai rappresentati del Dio in terra, mentre l’Europa ha fatto e continua a fare il suo gioco per eliminarci dalla cartina Geografica come Italiani.

Ormai, siamo divenuti uno Stato di serie B o C da aggregare o integrare alla Francia, alla Germania, o divenire una colonia Cinese, già bene introdotti nel territorio.

Berlusconi, la Lega, ai quali la maggioranza del Paese aveva riversato le ultime speranze per tirar fuori la Nazione dalle grinfie della Mafia Istituzionalizzata, si erano addormentati sulle poltrone, ed oggi possiamo notare che sono morti del tutto, i Sindacati morti, le Opposizioni morte, il Senato morto, il Parlamento morto, le numerose Organizzazioni che inneggiano alla pace, tutte morte.

Il Paese è morto e le ditte continuano a morire o chiudere e trasferirsi, la disoccupazione in aumento, come pure le entrate tributarie.

La sola cosa che vive sono i Debiti Pubblici dello Stato e delle varie Istituzioni che dovranno essere saldati dagli Italiani con ulteriori sacrifici, incuranti dei danni arrecati al Paese. Il ritorno all’era della pietra con l’incomoda presenza del Vaticano.

Il gruppo di ricerca destinato in Germania è ritornato senza informazioni per il fatto che i Tedeschi non si fidano degli Italiani, traditi nella prima e seconda guerra mondiale, ed in questa occasione hanno confermato di tradire pure i propri fratelli, obbligandoci a pagare i debiti contratti dai Politici, pena il sequestro di tutti i nostri beni per i quali abbiamo sudato una intera vita.

Anthony Ceresa

domenica 23 ottobre 2011

...ecco gli "eroi" della guerra di Libia... e pensiero di Sandro Pertini sullo scempio contro i vinti






Morte vera e videogame, in Libia

l'Onu e la Nato, Sarkozy, Cameron, Obama, la "volpe del deserto" Frattini con Napolitano e La Russa, altri... "minori". Tutti, dicesi tutti, hanno partecipato (più o meno secondo le loro possibilità) ad armare le ali "invincibili" degli aerei Nato impegnati nello sport, tutto occidentale, del "tiro al piccione".

Dove il piccione principale era Gheddafi mentre quelli da "addestramento" sono state le truppe lealiste libiche di terra , aria e mare (queste "non pervenute"). Con variazioni tutte "democratiche" chiamate "danni collaterali" . Tipo familiari di Gheddafi, bambini in qualche asilo, magari un paio di religiosi, qualche ospedale ed altro.

Per non parlare delle ultime, quelle di Bani Walid e Sirte, città ridotte dalle "bombe intelligenti" ad ammassi di macerie.

Quel che fa riflettere è come i "vertici" politici, sempre pronti a celebrare la "viltà" dei combattenti irakeni, afghani, palestinesi che colpiscono le "innocenti" truppe di occupazione della Nato presenti nel mondo, accusandoli di colpire "a tradimento", non provino la minima vergogna per aver dato l'ordine di massacrare migliaia di militari. Inermi di fronte allo strapotere militare della Nato . Che non ha rischiato di perdere neppure un aquilone o una ruota di aereo.

Ed ai militari che hanno colpito i bersagli umani indifesi come fossero un videogioco, non si dovrebbe chiedere come si sentano? Certo, hanno obbedito agli ordini, altrove (anche in aria) rischiano qualcosa, ma in Libia hanno combattuto con onore? Per quel che mi riguarda mai come in questa occasione si può scrivere e gridare: Nato assassina!!

Vincenzo Mannello
http://www.vincenzomannello.it


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Ed il parere di Joe Fallisi:

"la schiacciante maggioranza dei libici d'oggi" rispettava e amava e, sono sicuro, tuttora ama e rimpiangerà sempre più il vecchio Gheddafi, perché sapeva come egli avesse dato tutto se stesso alla sua patria, rendendola un gioiello di civiltà progredita e laica (ma NON anti-spirituale) invidiato dal mondo intero (in specie dagli arabi traditori) e, con l'esperimento durato decenni e in gran parte riuscito della Giamahiria, un modello di autogoverno del bene comune senza paragoni nella storia. L'ho constatato coi miei occhi ad aprile, quando sono andato (non solo) a Tripoli coi British Civilians for Peace in Libya, quale fosse il sentimento dei libici per Gheddafi... e infatti la piccolissima minoranza monarcoteocratica che pretendeva (pretende) di mettere le sue sgrinfie ultrareazionarie sul Paese e di farlo tornare ai tempi di Re Idris, vendendolo come allora alle potenze straniere, senza i bombardieri e i droni di queste ultime sarebbe stata (ancora oggi verrebbe) spazzata via nel giro di una settimana. Gheddafi, sì, è morto come un eroe - come un vero uomo - antico. Combattendo contro i siopredatori occidentali e la vampiraglia razzista e mostruosa col burka avvoltolato al posto del cervello. Poteva andarsene in qualche paradiso fiscale... E' tornato invece nella sua piccola città di nascita, tra i suoi che resistevano impavidi. Con i suoi figli. Uno è stato torturato e ammazzato insieme col suo grande padre. Gli altri non molleranno. La lotta di liberazione della Libia sovrana, indipendente e socialista, della Giamahiria, è appena cominciata.
Joe Fallisi

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Altro Commento:

Trovo orrendo che il sito della tavola per la pace di Assisi possa dire che l'uccisione di Gheddafi "conferma che la tempesta araba prosegue.Gheddafi è il terzo dittatore disinstallato".
Com'è possibile paragonare la guerra di LIbia (50.000 bombe sganciate dalla Nato, 11.000 operazioni aeree - partite anche da Aviano, che dista poche decine di km dalla mia abitazione-, migliaia di esecuzioni di "gheddafiani", migliaia di civili assassinati, interessi coloniali da salvaguardare, Francia, GB e altri occidentali bastardi, Italietta compresa) con la "primavera araba"? Cosa rende così ciechi i cosiddetti "pacifisti" nostrani? Cosa è successo in questo paese a partire dagli anni '80? Sempre più indignato, prof. Dante Bedini


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Altro commento:

Sodomizzato e censurato.... ; la fine atroce di Gheddafi aleggia sui fautori della guerra umanitaria

CENSURE PROGRESSISTE. "In fila per vedere quel maledetto leader che li ha
oppressi per 42 anni". Questo è il commento di Rainews alla barbarie messa
in scena dal CNT. Neanche un accenno al fatto che Gheddafi sia stato
torturato e sodomizzato. Stessa censura su Repubblica: nessun cenno in
home page. E' paradossale che oggi invece sul quotidiano Il Tempo la prima
notizia in alto sia: "Orrore in Libia. In fila per vedere il cadavere di
Gheddafi". E poi: "Spunta un nuovo video in cui si vede il Raìs, di
spalle, sodomizzato dai ribelli".

IMBARAZZO. Persino il ministro della Difesa britannico Philip Hammond -
riferendosi all'uccisione di Gheddafi - ha dichiarato che "la reputazione
del CNT agli occhi della comunità internazionale è stata un po' macchiata
da quanto successo". Notare: "Un po' macchiata".

DIRITTI UMANI. Ma la fine di Gheddafi non è una piccola macchia finale su
lenzuolo bianco, sulla fulgida storia di una limpida guerra in cui il CNT
ha lottato per il recupero dei diritti umani. La pratica generalizzata
delle torture e dei pestaggi da parte delle truppe del Cnt, che di fatto
controllano le prigioni, è così grave che persino l’inviata dell’Alto
commissariato dell’Onu per i diritti umani, Mona Rishmawi, è stata
costretta a confermare. E anche questo non lo troviamo sulla stampa
progressista ma sul Foglio di Giuliano Ferrara.

FOSSE COMUNI (DEL CNT). Il Corriere della Sera comincia a parlare di fosse
comuni dove i ribelli avrebbero accatastato i neri accoppati con la nostra
guerra giusta. Le fosse comuni del CNT, Lorenzo Cremonesi del Corsera
raccoglie questa testimonianza: “Qui vivevano soltanto negri, negri
stranieri, nemici dalla pelle scura che stavano con Gheddafi, ucciderli è
giusto".

RAZZISMO E TORTURA. Un 17enne del Ciad, ovviamente nero di carnagione e
pertanto sospetto, accusato di essere uno stupratore e un mercenario, e’
stato preso a pugni e percosso con bastoni, cinture, calci dei fucili e
cavi di gomma. “Alla fine”, ha raccontato, “ho detto quello che volevano
sentire; che avevo stuprato le donne e ucciso i libici”.

BALLA SCRICCHIOLANTE. Comincia insomma a scricchiolare l'immensa balla che
ci hanno raccontato fino a ora e che ha portato - giuro! - un mio amico su
Facebook (attivista della FIOM!) a sostituire la sua immagine sul social
network con quella della nuova bandiera libica. Fa uno strano effetto
vedere come la confusione a sinistra abbia generato grotteschi effetti. E
quanto i buoni arrivano a sodomizzare i cattivi, beh... mica possiamo
darvi troppo spazio, no?

TOP SECRET. Leggete intanto questo documento segreto dell'UFFICIO
COMUNICAZIONI DOWNING STREET, 22 ottobre 2011: "La morte di Gheddafi è il
risultato migliore per gli interessi nostri e dei nostri alleati nella
guerra in Libia. Catturato vivo e processato, il leader libico avrebbe
potuto rivelare particolari imbarazzanti sulle sue passate relazioni con
il nostro e con altri governi occidentali".

Alessandro Marescotti - Lista Peacelink


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Ancora un commento:

In giugno scrivevo questa breve mail, ancora fiducioso che qualcosa potesse cambiare in questo paese (da "Ho appena letto queste parole di De André"). Ora trovo che Faber avesse ragione, che Pasolini avesse previsto tutto questo, con la sua "disperazione" e con il suo pensiero "anarchico apocalittico".
Questo paese sta precipitando nel degrado morale più abietto, il "berlusconismo" è come il fascismo, l'"autobiografia di questa nazione". E' squallido vedere pacifisti e guerrafondai, "nonviolenti" e fautori della violenza di stato, "sinistra" e destra sempre più accomunati dallo stesso tipo di (non) analisi della realtà, dall'accettazione dell'esistente, dalla stanca ripetizione dei soliti luoghi comuni.
Questo paese, tutta l'Europa colonialista ed imperialista hanno bisogno di una primavera che spazzi via questa incultura. Per fortuna abbiamo ancora qualche esempio da seguire, dalla primavera araba (altro che Libia) alle esperienze dell'America Latina

Ho appena letto queste parole di De André: “Sul finire degli anni Ottanta la gente aveva perso a tal punto il senso della propria dignità che si viveva in una specie di limbo, dove nessuno aveva più voglia di protestare, figuriamoci poi di ribellarsi: non c’è niente di più idoneo perché il potere possa compiere i propri misfatti nella più assoluta impunità. Si continua ad affermare la priorità del mercato – ormai anche la politica è attraversata da grandi ventate di affarismo, non sempre lecito – e con essa la morte delle ideologie: così si educa la gente al ripudio degli ideali. Questa rassegnata abulia, che coinvolgeva anche artisti un tempo ‘impegnati’, giornalisti non di regime e politici d’opposizione, è sintetizzata nel finale de La domenica delle salme dove si parla di ‘pace terrificante’, mentre ‘il cuore d’Italia si gonfia in un coro di vibrante protesta’. Senonché la protesta ha la voce d’un coro di cicale, scelto a emblema del menefreghismo collettivo” (Fabrizio De André a proposito della canzone La domenica delle salme, ultimo brano dell’album Le nuvole, 1990)
Chissà che all'avvicinarsi del mio sessantesimo anno di età questo paese non stia diventando un pò meno "ridicolo e orribile" (come lo definiva negli anni '70 PPPasolini), che non si aprano spazi di speranza e di ribellione, che non nasca un processo di cambiamento radicale sul piano etico e politico. Certo, sarà dura ricostruire una società ridotta in macerie.
Ma ho una grande fiducia nei giovani (e meno giovani...)
Dante Bedini


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Il pensiero nobile di Sandro Pertini

Già la guerra è "oscena", ma l'ostentazione della morte, l'insulto dei deboli, dei "sudditi", a quel che resta di un tiranno, non possono che intristire, anche sotto il profilo educativo. Quando mi dissero che il cadavere di Mussolini era stato portato a piazzale Loreto, corsi con mia moglie e Filippo Carpi. I corpi non erano appesi. Stavano per terra e la folla ci sputava sopra, urlando. Mi feci riconoscere e mi arrabbiai: «Tenete indietro la folla!». Poi andai al CLN e dissi che era una cosa indegna: giustizia era stata fatta, dunque non si doveva fare scempio dei cadaveri. Mi dettero tutti ragione: Salvadori, Marazza, Arpesani, Sereni, Longo, Valiani, tutti. E si precipitarono a piazzale Loreto, con me, per porre fine allo scempio. Ma i corpi, nel frattempo, erano già stati appesi al distributore della benzina. Così ordinai che fossero rimossi e portati alla morgue. Io, il nemico, lo combatto quando è vivo e non quando è morto. Lo combatto quando è in piedi e non quando giace per terra".

SANDRO PERTINI (Emerito Presidente della Repubblica Italiana)

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Poesia aggiunta:


Il paradosso del denaro è che tutti ne vorrebbero

anche se più se ne possiede e più ci complica la vita.

Il paradosso dell’agio è che anche la posizione più comoda

dopo un pò diventa insopportabile.

Il paradosso del piacere e che quando è troppo

si trasforma in disgusto.

Il paradosso della conoscenza è che più si sa

e più ci si accorge di essere ignoranti.

Il paradosso della felicità

è che sta nel rendere felice qualcuno.



Franco Libero Manco



venerdì 21 ottobre 2011

Libia: "...hanno vinto i black bloc della NATO"



Sono passati pochi giorni dagli scontri di Roma e abbiamo assistito ad un coro di esecrazione per lo scempio di una citta'.

Siamo inorriditi per il cinico disprezzo della vita quando un autoblindo e' stato incendiato con le persone dentro.

Tutti inorriditi di fronte alla violenza dei black bloc a Roma.

Ma cosa avranno di meglio dei black bloc i killer che hanno esultato sul cadavere di Gheddafi e lo hanno straziato?

Ci troviamo di fronte allo scempio di un uomo che gridava 'non sparate' ed è stato trasformato in una maschera di sangue.

Io ho provato orrore. Ma temo che milioni di persone abbiano gioito di fronte alla Tv, alla cattiva maestra Tv.

La verita' e' che siamo schizofrenici. Inorridiano per i black bloc ma poi giustifichiamo gesti ancora piu' devastanti e criminali.

Ricordate Toto' in siamo uomini o caporali? Il caporale ha la stessa faccia odiosa anche se cambia uniforme o societa'.
Cosi' il black bloc.
Solo che a Roma porta il cappuccio nero e Sirte il turbante bianco.

Questi black bloc libici hanno per di piu' l'onore della copertura aerea della Nato.

Ve lo immaginate se Roma fosse stata distrutta dai black bloc con la copertura aerea della Nato?

Bene, questo e' accaduto a Sirte.

Siamo una societa' che educa?

No.

Non e' possibile la domenica dire ai nostri giovani di non usare la violenza e poi il giovedi' esultare assieme ai killer di Gheddafi.

Noi siamo i padri di un cattivo esempio di morte e non potremo essere credibili quando esecriamo la violenza della domenica se poi giustifichiamo quella del giovedi'.

Siamo pronti a sbattere in prima pagina un black bloc e trasformarlo nella causa di tutti i mali del mondo.

Ma poi quando tocca a noi, per il petrolio, siamo i piu' sfegatati protettori dei black bloc che ci fanno comodo.

Siamo un esempio rivoltante di ipocrisia, cinismo e violenza omicida. A fin di bene, ovviamente...

Alessandro Marescotti
www.peacelink.it

lunedì 5 settembre 2011

"Sul ponte sventola bandiera bianca..." - Sirte assediata, bombardata, lasciata senza cibo, acqua, luce e gas...




Mobilitiamoci in piazza almeno ora. Nei prossimi giorni. Se non ci si indigna per la guerra per cosa lo si farà mai?

La Guernica libica sarà forse Sirte, o le altre città “nemiche” non ancora conquistate dalla Nato-Cnt? “In Libia i bombardamenti e la guerra continuano. Ci sono Sirte, Ben Walid, Sebha, Brega” dice dalla capitale della - ex? - Jamahiriya un amico sub-sahariano che adesso aspetta l’evacuazione.

Acqua e viveri tagliati

Alla popolazione di Sirte, la Nato e il Consiglio nazionale di transizione (Cnt) hanno concesso alcuni giorni per la resa, pena l’assalto finale. Secondo il messaggio – certo non verificabile - alla rivista Argumenti.ru, mentre le forze del Cnt assistite da forze speciali estere circondano l’area e respingono dentro le famiglie di civili che cercano di fuggire, dall’alto piovono i bombardamenti dell’operazione Unified Protector, che sotto il mandato dell’Onu che imponeva una no-fly zone “deve continuare la sua missione di proteggere i civili” come ha affermato il 30 agosto la sempre surreale portavoce Nato Oana Longescu.

Secondo la denuncia del superstite portavoce governativo Mussa Ibrahim all’agenzia cinese Xinua, a Sirte una pioggia di razzi piovuti sui fedeli nell’ultimo giorno di ramadan avrebbe ucciso un migliaio di persone. Se anche fossero cento, o cinquanta, sarebbe comunque troppo.

Non solo: i bombardamenti hanno azzerato gli approvvigionamenti in acqua, cibo ed elettricità. Ecco l’analogia con la sorte di Falluja, che nell’ottobre 2004 fu privata di tutto prima dell’assalto finale dei marines che uccise migliaia di persone arrivando a usare il fosforo bianco.

In grado minore anche Tripoli prima dell’attacco del 21 agosto è stata sottoposta a mesi di assedio: bombardamenti a infrastrutture, sabotaggi di condutture, embargo navale hanno causato carenze di gas, cibo, farmaci, benzina, elettricità e acqua, con conseguenti disagi anche pesanti. Come precisa il sito warisacrime.org, l’assedio viola le Convenzioni di Ginevra, così come i bombardamenti su obiettivi civili; che da luglio la nato considera ufficialmente legittimi.

Misurata e Bengasi: casus belli

Gli armati asserragliati a Sirte e nelle altre città saranno accusati di usare i civili come scudi umani. Invece quando a Misrata erano i ribelli a nascondersi nelle case, la colpa dei morti nel fuoco incrociato e sotto le bombe Nato fu tutta addossata all’esercito libico che circondava la città: si veda il rapporto di Amnesty International Misrata under Siege, dello scorso aprile. Eppure, molte famiglie di Misurata avevano scelto di rifugiarsi nelle zone lealiste e non a Bengasi.

Dopo due mesi di scontri a terra e guerra dai cieli, Human Rights Watch stimava in alcune centinaia le vittime civili della guerra a Misrata. Proteggere i civili di Misrata era il pretesto fornito dalla Nato per continuare a bombardare la Libia. A Sirte le vittime civili potrebbero già essere molte di più. Ma gli assediati non sono tutti uguali.

Del resto la guerra della Nato è ufficialmente iniziata per rispondere all’assedio di un’altra città: Bengasi. Ricostruisce gli eventi il docente statunitense Maximilian Forte un articolo su Counterpunch proprio richiamando il recente ultimatum: “Tripoli, Sirte e Sabha possono essere sacrificate, e non ci sono proteste nemmeno di fronte ai recenti massacri a Tripoli. Invece Bengasi era per i leader dell’Unione Europa la città sacra”. Obama, Cameron e Sarkozy insieme scrivevano ai giornali: “Con la nostra rapida risposta abbiamo fermato l’avanzata delle forze di Gheddafi.

Abbiamo evitato il bagno di sangue che egli aveva promesso alla città assediata. Abbiamo protetto decine di migliaia di vite umane”.

Però allora, sottolinea Forte, “non solo i jet francesi hanno bombardato una colonna di militari libici che era in ritirata, ma si trattava di una colonna ridotta che comprendeva camion e ambulanze”. E soprattutto, a parte la retorica di Gheddafi, “non c’erano prove che Bengasi sarebbe stata sterminata: lo deduceva molti mesi fa un altro docente statunitense, Alan J. Kuperman, nel suo articolo “False pretense for war in Libya?” pubblicato sul Boston Globe: “Quando le truppe di Gheddafi hanno riconquistato in gennaio in tutto o in parte diverse città – Zawiya, Misurata, Adjabya, con una popolazione totale ben superiore a quella di Bengasi, non sono avvenuti genocidi…malgrado la diffusa presenza di cellulari per fare video e fotografie, non c’è prova di un massacro deliberato”: in effetti i diecimila morti denunciati ni primi giorni di proteste, nelle successive stime della stessa Corte penale erano scesi a circa duecento (più o meno equamente suddivisi fra le due parti).

Proseguiva Kuperman: “E del resto Gheddafi non aveva minacciato di sterminio nemmeno Bengasi. Il suo ‘senza pietà’ del 17 marzo, secondo lo stesso New York Times si riferiva solo ai ribelli armati, mentre per quelli che si disarmavano era promessa una amnistia”.

Conclude Monteforte: per una amara ironia, le prove dei massacri in Libia si riferiscono alle fasi successive all’intervento Nato. E soprattutto agli ultimi giorni. Lo dimostrano gli stessi reportage da Tripoli dei media mainstream che pure avevano appoggiato la rivolta (una sintesi degli stessi in www.mondialisation.ca/index.php?context=va&aid=26334).

Insomma, come sintetizza Peacelink, la guerra iniziata per salvare Bengasi termina con un altro assedio. La guerra iniziata per “proteggere i civili” termina in un bagno di sangue. La guerra iniziata per i diritti umani termina con la violazione generalizzata degli stessi (persecuzione di neri e “sconfitti”). E la guerra iniziata per la “democrazia” termina con il Cnt che non riconosce in Libia l’esistenza di una parte della popolazione non allineata: “Non abbiamo bisogno di forze dell’Onu per la sicurezza. Qui non è in corso una guerra civile, è un tutto un popolo contro un dittatore” ha dichiarato giorni fa il capo dello stesso Cnt Abdel Jalil.

A metà maggio Aisha Mohamed era in transito nella tunisina Djerba. Aveva finito un anno di specializzazione in Gran Bretagna e aveva scelto di andare a condividere la guerra con la sua famiglia, che stava subendo la guerra. A Sirte. Se è ancora là, Aisha è in trappola.

Marinella Correggia (mari.liberazioni@yahoo.it)

giovedì 25 agosto 2011

Le manovre machiavelliche de L'Avvenire a Tripoli... "Sempre schierarsi con il vincitore..."




"Tripoli bel suol d'amore... e di tresche" (Saul Arpino)

L'Avvenire, ovvero il quotidiano ufficiale dei Vescovi italiani, si presupporrebbe che seguisse una linea "pastorale" fatta di equità di giudizio e, soprattutto, di imparzialità e carità cristiana . Così, purtroppo, non è. Altre volte ci siamo (il plurale indica che non sono il solo a pensarla così) occupati delle "visioni" distorte di questo quotidiano. Vedi le ultime celebrazioni "unitarie".

Oggi (25 agosto 2011), visto quel che accaduto allo inviato "di guerra" Claudio Monici, sequestrato e poi liberato da miliziani di Gheddafi , ci vengono in mente alcune ovvie riflessioni. Cosa ci faceva un giornalista dell'organo ufficiale dei Vescovi italiani in un'auto con un uomo armato a bordo in viaggio verso Tripoli?

Secondo me raggiungeva la parte militare, ritenuta oramai vincente, per assistere al trionfo della "democrazia" della Nato. Si sarà fidato (assieme agli altri colleghi di cui non mi importa proprio niente) delle assicurazioni dei loro protetti bengasini che la "rivoluzione" aveva totalmente trionfato. E, come fin dallo inizio di questa storia, parteggiando per una sola fazione, se ne sarà fregato od avrà tenuto in nessuna considerazione le ragioni degli altri, i "cattivi".

Copione già sperimentato da L'Avvenire quando le verità espresse del vescovo di Tripoli venivano bollate come gheddafiane. Materializzatisi quindi questi
"fantasmi" di militari lealisti, cui gli occidentali regalano tonnellate di bombe ogni momento con il consenso dei media europei, ha trovato strano che volessero sapere chi fossero e cosa facessero lì assieme ad un nemico armato.

Che li avessero presi per agenti italiani della Nato, impegnati a guidare i raid dei nostri aerei, mi sembra più che normale vista la situazione. Che li abbiano risparmiati e pure liberati trovo sia la ulteriore conferma che Gheddafi non ha fatto torcere un solo capello occidentale. Mentre l'Italia ha certamente versato sangue libico e partecipa alla caccia all'uomo scatenata contro il Colonnello e famiglia.

Che L'Avvenire cattolico non ringrazi per la magnanimità e chieda cristianamente perdono alla parte gheddafiana per la propria faziosità, non credo possa passare in carrozza.

Vincenzo Mannello

domenica 26 giugno 2011

“Mongolfiere in cielo per impedire l’alzata dei caccia-bombardieri NATO”


Acquarello aereo di Lucia Castaldi

Guida pratica all’azione diretta nonviolenta delle mongolfiere per la pace con cui bloccare i decolli dei bombardieri.

Qui è riproposto il ragionamento, la sperimentazione e la proposta dell’azione diretta nonviolenta che nel 1999 per alcune ore bloccò i decolli dei bombardieri ad Aviano. Sottolineiamo ancora una volta che questa azione è stata l’unica concepita e realizzata in Italia nel periodo della guerra dei Balcani con lo scopo preciso di bloccare realmente con la forza della nonviolenza i decolli dei bombardieri, in una logica non simbolica o testimoniale ma concretamente operativa; l’esperienza condotta dimostra che la nonviolenza può fronteggiare efficacemente, e – se condotta da un numero adeguato di persone adeguatamente preparate – può mettere in scacco la più forte macchina bellica del mondo.

E’ un troppo grande dolore per noi non essere riusciti a persuadere di questo piu’ che poche persone; fossimo stati capaci di spostare il movimento pacifista sulle posizioni della nonviolenza, e si fosse stati capaci di passare all’azione diretta nonviolenta a livello di massa, molte vite umane sarebbero state salvate]

Quattro regole di condotta obbligatorie per partecipare all’azione diretta nonviolenta delle mongolfiere per la pace

I. A un’iniziativa nonviolenta possono partecipare solo le persone che accettano incondizionatamente di attenersi alle regole della nonviolenza.
II. Tutti i partecipanti devono saper comunicare parlando con chiarezza, con tranquillita’, con rispetto per tutti, e senza mai offendere nessuno.
III. Tutti i partecipanti devono conoscere perfettamente senso e fini di questa azione diretta nonviolenta delle “mongolfiere per la pace”, vale a dire:
a) fare un’azione nonviolenta concreta:
- per impedire il decollo dei bombardieri;
- opporsi alla guerra, alle stragi, alle deportazioni, alle devastazioni, al razzismo;
- chiedere il rispetto della legalita’ costituzionale e del diritto internazionale che proibiscono questa guerra;
b) le conseguenze cui ogni singolo partecipante puo’ andare incontro (possibilita’ di fermo e di arresto), conseguenze che vanno accettate pacificamente e onestamente, ed alle quali nessuno deve cercare di sottrarsi.
IV. Tutti devono rispettare i seguenti principi della nonviolenza:
- non fare del male a nessuno (se una sola persona dice o fa delle stupidaggini, o una sola persona si fa male, la nostra azione diretta nonviolenta e’ irrimediabilmente e totalmente fallita, e deve essere immediatamente sospesa);
- spiegare a tutti (amici, autorita’, interlocutori, interpositori, eventuali oppositori) cosa si intende fare, e che l’azione diretta nonviolenta non e’ rivolta contro qualcuno, ma contro la violenza (in questo caso lo scopo e’ fermare la guerra, cercar di impedire che avvengano altre stragi ed atrocita’);
- dire sempre e solo la verita’;
- fare solo le cose decise prima insieme con il metodo del consenso ed annunciate pubblicamente (cioe’ a tutti note e da tutti condivise); nessuno deve prendere iniziative personali di nessun genere; la nonviolenza richiede lealta’ e disciplina;
- assumersi la responsabilita’ delle proprie azioni e quindi subire anche le conseguenze che ne derivano;
- mantenere una condotta nonviolenta anche di fronte all’eventuale violenza altrui.
Chi non accetta queste regole non puo’ partecipare all’azione diretta nonviolenta, poiche’ sarebbe di pericolo per se’, per gli altri e per la riuscita dell’iniziativa che e’ rigorosamente nonviolenta.

Possibili conseguenze penali per chi promuove e per chi partecipa all’azione diretta nonviolenta delle “mongolfiere per la pace”
- Chi promuove, propaganda, sostiene ed invita a realizzare l’azione diretta nonviolenta delle “mongolfiere per la pace” puo’ essere incriminato per Istigazione a delinquere, reato previsto e punito dall’art. 414 del Codice Penale.
La pena prevista e’ da uno a cinque anni di reclusione; l’arresto e’ facoltativo in flagranza (vale a dire che si puo’ essere effettivamente arrestati); sono consentite le misure cautelari personali (compresa la carcerazione preventiva); la procedibilita’ e’ d’ufficio.
- Chi esegue o tenta di eseguire l’azione diretta nonviolenta delle “mongolfiere per la pace” puo’ essere incriminato per Attentato alla sicurezza dei trasporti, reato previsto e punito dall’art. 432 del Codice Penale.
Anche per questa fattispecie di reato la pena prevista e’ da uno a cinque anni di reclusione; l’arresto e’ facoltativo in flagranza (vale a dire che si puo’ essere effettivamente arrestati); sono consentite le misure cautelari personali (compresa la carcerazione preventiva); la procedibilita’ e’ d’ufficio.

Peppe Sini
Nonviolenza in cammino del 26 giugno 2011