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martedì 25 ottobre 2011

Lettera a Flavio Lotti, Tavola della Pace, da Alessandro Marescotti di Peacelink, per l'educazione alla pace - Con commento di Marinella Correggia

"Arcobaleno per i costruttori di Pace" Foto di Gustavo Piccinini


Lettera Aperta a Flavio Lotti, Tavola della Pace, da Alessandro Marescotti di Peacelink per l'educazione alla pace in Italia

La devastazione è irreparabile (ed Ernest Friedrich)


Caro Flavio Lotti,
ho provato a telefonarti. Ti scrivo. E condivido in rete queste poche parole, spero sensate. Comunque scritte con il cuore e con sincerita'.

L'epilogo vergognoso di questa vergognosa guerra richiede a mio parere una netta presa di distanza da parte della Tavola della Pace.

Come sai sono un docente e ti scrivo dalla mia aula scolastica, fortemente colpito dalle reazioni dei miei studenti di fronte alla fine di Gheddafi.

Ne abbiamo parlato poco fa in classe.

Ti scrivo dopo aver toccato con mano come i miei studenti - che hanno partecipato alla marcia Perugia Assisi e al momento formativo di Bastia Umbra - siano stati in gran parte convinti dai mass media che questa fosse la degna fine della guerra e del dittatore.

Il disastro educativo - perche' di disastro si tratta - e' enorme. Ma non irreparabile.

Ho ascoltato frasi che mai avrebbe detto un ragazzo se la Tv non lo avesse abilmente istigato a stare dalla parte dei carnefici. E quando oggi si usa la parola 'dittatore' tutto diventa lecito. Del resto le guerre coloniali italiane non furono promosse allo scopo dichiarato di eliminare la schiavitu' in Africa?

Una mentalita' che pensavo cancellata risorge e vedo nelle parole dei miei ragazzi una barbarie non loro.

La barbarie non nasce spontaneamente nei ragazzi.

Non possiamo proporre alle scuole l'educazione alla pace e assistere al suo scempio, ad opera di un imbarbarimento della comunicazione.

Il disastro mediatico e' di proporzioni mai viste e colpira' al cuore il nostro progetto pedagogico.

Anzi: lo ha gia' colpito. Ma non lo ha affondato.

La falla da riparare e' spaventosa.

Siamo in balia di un mix di valori talebani e perbenismo della Nato che convivono in un'apoteosi della "guerra giusta" (quando mai se ne e' combattuta una sbagliata?).

La scuola e l'educazione hanno perso il controllo della situazione perche' dopo ore di immagini di "guerra giusta" cosa possiamo aspettare che rimanga nella mente dei ragazzi e purtroppo anche dei loro docenti?

A che e' servito marciare per ricordare Capitini se poi i ragazzi vedono torturare Gheddafi senza alcuna immediata presa di distanza di Napolitano e della stessa Tavola della Pace?

E cosi' alcuni ragazzi mi hanno detto che quello che era stato fatto "e' troppo poco". Anzi hanno sbagliato per difetto. Perche' Gheddafi "bisognava lasciarlo in vita per fargliene ancora di piu'".

Il disastro diverra' irreparabile se non riportiamo in campo la cultura contro la barbarie, la letteratura contro la volgarita', il diritto contro l'abuso, l'etica contro il business, la scienza per la salvare e non per colpire.

Lo dobbiamo fare a partire dalla scuola in nome della civilta'.

Occorre un forte recupero educativo di fronte a quanto i media - anche quelli 'progressisti' - hanno colpevolmente distrutto in questi giorni.

Ormai la politica divora tutto, anche la storia e la cultura, usando la tv come una clava che manda in frantumi il nostro non facile lavoro di insegnanti.

Qualcuno dovra' pure dire scusa.

E' passato il messaggio che tutto cio' che hanno fatto i vincitori fosse giusto.

Non possiamo costruire negli anni valori positivi di nonviolenza per farci distruggere nei giorni un intero progetto di pace e di educazione.

Lo tsunami della "guerra giusta" oggi ha annichilito decenni di impegno di educazione alla pace e non possiamo continuare a fare finta di nulla.

Bastano dieci minuti di Tv per spazzare via un anno di insegnamento.

Basta un rutto, una parolaccia, un grande fratello, una bomba, una tortura esibita in pubblico - il tutto senza commento ma con compiaciuta sete di audience - e il gioco e' fatto. Milioni di euro di spese per la scuola bruciati in poche ore di barbarie sul video. Ore di impegno educativo sbriciolate in un attimo.

Il disastro e' avvenuto e se vai a parlare nelle scuole, dai bambini a ragazzi, scoprirai che ti diranno cose brutte, atroci, cose che non avresti mai voluto sentire.

Ma ho anche una grande speranza, perche' i ragazzi non sono scemi. E appena si accorgono di essere ingannati si ribellano, cambiano opinione e non difendono le loro convinzioni sbagliate, capiscono di essere stati manipolati dagli adulti.

In un'ora di buona discussione - poco fa in classe - ho assistito al dubbio e al cambiamento.

Questi ragazzi hanno bisogno di esempi educativi, positivi. Ci guardano.

Hanno bisogno dell'esatto opposto di quello che hanno visto.

Altrimenti andranno a gettare i sassi dai cavalcavia senza grandi scrupoli di coscienza.

La coscienza.

Cosi' assopita.

Cosi' anestetizzata.

Abbiamo osannato come eroi quelli che hanno bombardato l'ospedale di Sirte terrorizzando i feriti, le donne, i vecchi e i bambini: e ci stupiamo se i ragazzi non hanno ideali?

Con il silenzioso disimpegno e con l'ignavia di chi avrebbe dovuto dire solennemente "basta" (mi riferisco a Ban Ki Moon, al Papa e a Napolitano) e' avvenuto qualcosa che dovremo raccontare ad occhi bassi come esempio della vergogna internazionale, in una commissione che ristabilisca la verita' in questa guerra.

Come monito per il futuro ma anche - perche' no - promuovendo una commissione internazionale di indagine che processi per i crimini di guerra commessi.

O noi riusciamo a dire con chiarezza questo a la guerra si ripetera'. Umanitaria e indecente come sempre.

Occorre una netta presa di distanza dallo scempio.

Le nostre parole dovranno avere la credibilita' di quelle di don Milani e Capitini o noi abbiamo fallito.

Dobbiamo dire con chiarezza che questa guerra ha travolto tutti i principi di legalita' e di decenza.

Perche' questa guerra ha sodomizzato le coscienze prima ancora di Gheddafi.

Dalla scuola dovra' partire un recupero di dignita' e verita'.

Spero che condividerai il mio grido di dolore e questo bisogno di speranza.

Un caro saluto
Alessandro Marescotti
www.peacelink.it


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Commenti ricevuti:

Caro alessandro, questa tua bellissima riflessione meriterebbe di essere proposta e sottoscritta da altri insegnanti (se non sono altrimenti distratti!).
Chi può farla girare?

un abbraccio
Valerio


Dr. Valerio GENNARO
Comitato Tecnico Scientifico
Medici per l'Ambiente (ISDE-Italia)
c/o Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione
Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro (IST, NORD)
L.go R.Benzi, 10 -16132 GENOVA
Tel: 010.310260 - 010.5737557
cel. 340.3436554
www.isde.it

I poveri vanno alla guerra, a combattere e morire per i capricci, le ricchezze e il superfluo di altri (Plutarco).



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Se dei ragazzi che a scuola sono "educati alla pace" parlano così, in modo così atroce, vuol dire che la devastazione è totale. Nulla giustifica una simile disumanità in studenti delle scuole superiori. Nemmeno la propaganda tivù la giustifica. E? sucesso un mutamento quasi antropologico. Del resto salvo poche eccezioni lo vedo perfino sui pulman, e vounque bazzichino ragazzi. Inerti, egoisti. Adesso li scopro anche tendenzialmente giustizieri.


L'educazione alla pace così come quella allo sviluppo e all'ambiente sono da tempo diventate un business inutile. Convengono a chi le fa: Ong e gruppi vari (a me è capitato tempo fa di fare per due mesi educazione all'ambiente in alcune scuole - con una paga oraria vergognosamente stratosferica!! - non lo farò più, è uno spreco di denaro pubblico, e non serve. Serve la presenza costante degli insegnanti, mi dicevo. Invece no, evidentemente nemmeno quella.

Le atroci prese di posizione di quei ragazzi che pure hanno Alessandro come insegnante e che hanno partecipato alla marcia della pace (una scampagnata, per molti, ormai; c'ero e ho visto) la dicono lunga. L'approccio soft è perdente. Da tempo non ho più speranza nel popolo italiano (che già prima non era granché): così lontano dalla pace, dall'ecologia, dalla solidarietà, dalla lotta ai privilegi (tutti ne vogliono, piccoli o grandi), dall'empatia con gli altri viventi. Capace solo di mobilitarsi per cose rarefatte o per le tasche proprie.

Nemmeno l'informazione alternativa serve. A chi arriva? E se non arriva l'educazione alla pace che è mirata a piccoli gruppi, face to face...

Darei da leggere nelle scuole l'unico testo che davvero educa al rigetto della guerra; e non c'è bisogno di Ong e progetti costosi per diffonderlo: GUERRA ALLA GUERRA!. Libro del pacifista obiettore ecologista tedesco Ernest Friedrich, scritto nel 1924. Purtroppo in Italia l'ha pubblicato Mondadori, ma non mi formalizzerei. Costa pichi euro. Ben spesi. E' un colpo allo stomaco, perché fatto di foto vere, il vero volto della guerra.

Ma temo che non servirebbe nemmeno quello, a questi vecchissimi giovani.

Marinella Correggia

domenica 23 ottobre 2011

...ecco gli "eroi" della guerra di Libia... e pensiero di Sandro Pertini sullo scempio contro i vinti






Morte vera e videogame, in Libia

l'Onu e la Nato, Sarkozy, Cameron, Obama, la "volpe del deserto" Frattini con Napolitano e La Russa, altri... "minori". Tutti, dicesi tutti, hanno partecipato (più o meno secondo le loro possibilità) ad armare le ali "invincibili" degli aerei Nato impegnati nello sport, tutto occidentale, del "tiro al piccione".

Dove il piccione principale era Gheddafi mentre quelli da "addestramento" sono state le truppe lealiste libiche di terra , aria e mare (queste "non pervenute"). Con variazioni tutte "democratiche" chiamate "danni collaterali" . Tipo familiari di Gheddafi, bambini in qualche asilo, magari un paio di religiosi, qualche ospedale ed altro.

Per non parlare delle ultime, quelle di Bani Walid e Sirte, città ridotte dalle "bombe intelligenti" ad ammassi di macerie.

Quel che fa riflettere è come i "vertici" politici, sempre pronti a celebrare la "viltà" dei combattenti irakeni, afghani, palestinesi che colpiscono le "innocenti" truppe di occupazione della Nato presenti nel mondo, accusandoli di colpire "a tradimento", non provino la minima vergogna per aver dato l'ordine di massacrare migliaia di militari. Inermi di fronte allo strapotere militare della Nato . Che non ha rischiato di perdere neppure un aquilone o una ruota di aereo.

Ed ai militari che hanno colpito i bersagli umani indifesi come fossero un videogioco, non si dovrebbe chiedere come si sentano? Certo, hanno obbedito agli ordini, altrove (anche in aria) rischiano qualcosa, ma in Libia hanno combattuto con onore? Per quel che mi riguarda mai come in questa occasione si può scrivere e gridare: Nato assassina!!

Vincenzo Mannello
http://www.vincenzomannello.it


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Ed il parere di Joe Fallisi:

"la schiacciante maggioranza dei libici d'oggi" rispettava e amava e, sono sicuro, tuttora ama e rimpiangerà sempre più il vecchio Gheddafi, perché sapeva come egli avesse dato tutto se stesso alla sua patria, rendendola un gioiello di civiltà progredita e laica (ma NON anti-spirituale) invidiato dal mondo intero (in specie dagli arabi traditori) e, con l'esperimento durato decenni e in gran parte riuscito della Giamahiria, un modello di autogoverno del bene comune senza paragoni nella storia. L'ho constatato coi miei occhi ad aprile, quando sono andato (non solo) a Tripoli coi British Civilians for Peace in Libya, quale fosse il sentimento dei libici per Gheddafi... e infatti la piccolissima minoranza monarcoteocratica che pretendeva (pretende) di mettere le sue sgrinfie ultrareazionarie sul Paese e di farlo tornare ai tempi di Re Idris, vendendolo come allora alle potenze straniere, senza i bombardieri e i droni di queste ultime sarebbe stata (ancora oggi verrebbe) spazzata via nel giro di una settimana. Gheddafi, sì, è morto come un eroe - come un vero uomo - antico. Combattendo contro i siopredatori occidentali e la vampiraglia razzista e mostruosa col burka avvoltolato al posto del cervello. Poteva andarsene in qualche paradiso fiscale... E' tornato invece nella sua piccola città di nascita, tra i suoi che resistevano impavidi. Con i suoi figli. Uno è stato torturato e ammazzato insieme col suo grande padre. Gli altri non molleranno. La lotta di liberazione della Libia sovrana, indipendente e socialista, della Giamahiria, è appena cominciata.
Joe Fallisi

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Altro Commento:

Trovo orrendo che il sito della tavola per la pace di Assisi possa dire che l'uccisione di Gheddafi "conferma che la tempesta araba prosegue.Gheddafi è il terzo dittatore disinstallato".
Com'è possibile paragonare la guerra di LIbia (50.000 bombe sganciate dalla Nato, 11.000 operazioni aeree - partite anche da Aviano, che dista poche decine di km dalla mia abitazione-, migliaia di esecuzioni di "gheddafiani", migliaia di civili assassinati, interessi coloniali da salvaguardare, Francia, GB e altri occidentali bastardi, Italietta compresa) con la "primavera araba"? Cosa rende così ciechi i cosiddetti "pacifisti" nostrani? Cosa è successo in questo paese a partire dagli anni '80? Sempre più indignato, prof. Dante Bedini


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Altro commento:

Sodomizzato e censurato.... ; la fine atroce di Gheddafi aleggia sui fautori della guerra umanitaria

CENSURE PROGRESSISTE. "In fila per vedere quel maledetto leader che li ha
oppressi per 42 anni". Questo è il commento di Rainews alla barbarie messa
in scena dal CNT. Neanche un accenno al fatto che Gheddafi sia stato
torturato e sodomizzato. Stessa censura su Repubblica: nessun cenno in
home page. E' paradossale che oggi invece sul quotidiano Il Tempo la prima
notizia in alto sia: "Orrore in Libia. In fila per vedere il cadavere di
Gheddafi". E poi: "Spunta un nuovo video in cui si vede il Raìs, di
spalle, sodomizzato dai ribelli".

IMBARAZZO. Persino il ministro della Difesa britannico Philip Hammond -
riferendosi all'uccisione di Gheddafi - ha dichiarato che "la reputazione
del CNT agli occhi della comunità internazionale è stata un po' macchiata
da quanto successo". Notare: "Un po' macchiata".

DIRITTI UMANI. Ma la fine di Gheddafi non è una piccola macchia finale su
lenzuolo bianco, sulla fulgida storia di una limpida guerra in cui il CNT
ha lottato per il recupero dei diritti umani. La pratica generalizzata
delle torture e dei pestaggi da parte delle truppe del Cnt, che di fatto
controllano le prigioni, è così grave che persino l’inviata dell’Alto
commissariato dell’Onu per i diritti umani, Mona Rishmawi, è stata
costretta a confermare. E anche questo non lo troviamo sulla stampa
progressista ma sul Foglio di Giuliano Ferrara.

FOSSE COMUNI (DEL CNT). Il Corriere della Sera comincia a parlare di fosse
comuni dove i ribelli avrebbero accatastato i neri accoppati con la nostra
guerra giusta. Le fosse comuni del CNT, Lorenzo Cremonesi del Corsera
raccoglie questa testimonianza: “Qui vivevano soltanto negri, negri
stranieri, nemici dalla pelle scura che stavano con Gheddafi, ucciderli è
giusto".

RAZZISMO E TORTURA. Un 17enne del Ciad, ovviamente nero di carnagione e
pertanto sospetto, accusato di essere uno stupratore e un mercenario, e’
stato preso a pugni e percosso con bastoni, cinture, calci dei fucili e
cavi di gomma. “Alla fine”, ha raccontato, “ho detto quello che volevano
sentire; che avevo stuprato le donne e ucciso i libici”.

BALLA SCRICCHIOLANTE. Comincia insomma a scricchiolare l'immensa balla che
ci hanno raccontato fino a ora e che ha portato - giuro! - un mio amico su
Facebook (attivista della FIOM!) a sostituire la sua immagine sul social
network con quella della nuova bandiera libica. Fa uno strano effetto
vedere come la confusione a sinistra abbia generato grotteschi effetti. E
quanto i buoni arrivano a sodomizzare i cattivi, beh... mica possiamo
darvi troppo spazio, no?

TOP SECRET. Leggete intanto questo documento segreto dell'UFFICIO
COMUNICAZIONI DOWNING STREET, 22 ottobre 2011: "La morte di Gheddafi è il
risultato migliore per gli interessi nostri e dei nostri alleati nella
guerra in Libia. Catturato vivo e processato, il leader libico avrebbe
potuto rivelare particolari imbarazzanti sulle sue passate relazioni con
il nostro e con altri governi occidentali".

Alessandro Marescotti - Lista Peacelink


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Ancora un commento:

In giugno scrivevo questa breve mail, ancora fiducioso che qualcosa potesse cambiare in questo paese (da "Ho appena letto queste parole di De André"). Ora trovo che Faber avesse ragione, che Pasolini avesse previsto tutto questo, con la sua "disperazione" e con il suo pensiero "anarchico apocalittico".
Questo paese sta precipitando nel degrado morale più abietto, il "berlusconismo" è come il fascismo, l'"autobiografia di questa nazione". E' squallido vedere pacifisti e guerrafondai, "nonviolenti" e fautori della violenza di stato, "sinistra" e destra sempre più accomunati dallo stesso tipo di (non) analisi della realtà, dall'accettazione dell'esistente, dalla stanca ripetizione dei soliti luoghi comuni.
Questo paese, tutta l'Europa colonialista ed imperialista hanno bisogno di una primavera che spazzi via questa incultura. Per fortuna abbiamo ancora qualche esempio da seguire, dalla primavera araba (altro che Libia) alle esperienze dell'America Latina

Ho appena letto queste parole di De André: “Sul finire degli anni Ottanta la gente aveva perso a tal punto il senso della propria dignità che si viveva in una specie di limbo, dove nessuno aveva più voglia di protestare, figuriamoci poi di ribellarsi: non c’è niente di più idoneo perché il potere possa compiere i propri misfatti nella più assoluta impunità. Si continua ad affermare la priorità del mercato – ormai anche la politica è attraversata da grandi ventate di affarismo, non sempre lecito – e con essa la morte delle ideologie: così si educa la gente al ripudio degli ideali. Questa rassegnata abulia, che coinvolgeva anche artisti un tempo ‘impegnati’, giornalisti non di regime e politici d’opposizione, è sintetizzata nel finale de La domenica delle salme dove si parla di ‘pace terrificante’, mentre ‘il cuore d’Italia si gonfia in un coro di vibrante protesta’. Senonché la protesta ha la voce d’un coro di cicale, scelto a emblema del menefreghismo collettivo” (Fabrizio De André a proposito della canzone La domenica delle salme, ultimo brano dell’album Le nuvole, 1990)
Chissà che all'avvicinarsi del mio sessantesimo anno di età questo paese non stia diventando un pò meno "ridicolo e orribile" (come lo definiva negli anni '70 PPPasolini), che non si aprano spazi di speranza e di ribellione, che non nasca un processo di cambiamento radicale sul piano etico e politico. Certo, sarà dura ricostruire una società ridotta in macerie.
Ma ho una grande fiducia nei giovani (e meno giovani...)
Dante Bedini


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Il pensiero nobile di Sandro Pertini

Già la guerra è "oscena", ma l'ostentazione della morte, l'insulto dei deboli, dei "sudditi", a quel che resta di un tiranno, non possono che intristire, anche sotto il profilo educativo. Quando mi dissero che il cadavere di Mussolini era stato portato a piazzale Loreto, corsi con mia moglie e Filippo Carpi. I corpi non erano appesi. Stavano per terra e la folla ci sputava sopra, urlando. Mi feci riconoscere e mi arrabbiai: «Tenete indietro la folla!». Poi andai al CLN e dissi che era una cosa indegna: giustizia era stata fatta, dunque non si doveva fare scempio dei cadaveri. Mi dettero tutti ragione: Salvadori, Marazza, Arpesani, Sereni, Longo, Valiani, tutti. E si precipitarono a piazzale Loreto, con me, per porre fine allo scempio. Ma i corpi, nel frattempo, erano già stati appesi al distributore della benzina. Così ordinai che fossero rimossi e portati alla morgue. Io, il nemico, lo combatto quando è vivo e non quando è morto. Lo combatto quando è in piedi e non quando giace per terra".

SANDRO PERTINI (Emerito Presidente della Repubblica Italiana)

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Poesia aggiunta:


Il paradosso del denaro è che tutti ne vorrebbero

anche se più se ne possiede e più ci complica la vita.

Il paradosso dell’agio è che anche la posizione più comoda

dopo un pò diventa insopportabile.

Il paradosso del piacere e che quando è troppo

si trasforma in disgusto.

Il paradosso della conoscenza è che più si sa

e più ci si accorge di essere ignoranti.

Il paradosso della felicità

è che sta nel rendere felice qualcuno.



Franco Libero Manco



venerdì 21 ottobre 2011

Libia: "...hanno vinto i black bloc della NATO"



Sono passati pochi giorni dagli scontri di Roma e abbiamo assistito ad un coro di esecrazione per lo scempio di una citta'.

Siamo inorriditi per il cinico disprezzo della vita quando un autoblindo e' stato incendiato con le persone dentro.

Tutti inorriditi di fronte alla violenza dei black bloc a Roma.

Ma cosa avranno di meglio dei black bloc i killer che hanno esultato sul cadavere di Gheddafi e lo hanno straziato?

Ci troviamo di fronte allo scempio di un uomo che gridava 'non sparate' ed è stato trasformato in una maschera di sangue.

Io ho provato orrore. Ma temo che milioni di persone abbiano gioito di fronte alla Tv, alla cattiva maestra Tv.

La verita' e' che siamo schizofrenici. Inorridiano per i black bloc ma poi giustifichiamo gesti ancora piu' devastanti e criminali.

Ricordate Toto' in siamo uomini o caporali? Il caporale ha la stessa faccia odiosa anche se cambia uniforme o societa'.
Cosi' il black bloc.
Solo che a Roma porta il cappuccio nero e Sirte il turbante bianco.

Questi black bloc libici hanno per di piu' l'onore della copertura aerea della Nato.

Ve lo immaginate se Roma fosse stata distrutta dai black bloc con la copertura aerea della Nato?

Bene, questo e' accaduto a Sirte.

Siamo una societa' che educa?

No.

Non e' possibile la domenica dire ai nostri giovani di non usare la violenza e poi il giovedi' esultare assieme ai killer di Gheddafi.

Noi siamo i padri di un cattivo esempio di morte e non potremo essere credibili quando esecriamo la violenza della domenica se poi giustifichiamo quella del giovedi'.

Siamo pronti a sbattere in prima pagina un black bloc e trasformarlo nella causa di tutti i mali del mondo.

Ma poi quando tocca a noi, per il petrolio, siamo i piu' sfegatati protettori dei black bloc che ci fanno comodo.

Siamo un esempio rivoltante di ipocrisia, cinismo e violenza omicida. A fin di bene, ovviamente...

Alessandro Marescotti
www.peacelink.it