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mercoledì 27 giugno 2012

La Siria, la Russia... la NATO ed Israele ed i servitorelli turchi



Dopo lo F-4 SuperPhantom abbattuto dalla contraerea siriana il 22 giugno, un altro aereo turco (di soccorso) è stato preso di mira: così dice il governo di Ankara, con l’aggiunta: l’azione «non resterà impunita». La situazione si arroventa di nuovo, dopoche sembrava essersi placata. Con strani ondeggiamenti da parte del governo Erdogan. Da una parte, la proclamata decisione di invocare gli articoli della NATO che obbligano i membri dell’alleanza a entrare in guerra accanto all’alleato colpito; dall’altra qualche ammissione che sì, l’aereo abbattuto era entrato nella spazio aereo siriano, però «per sbaglio», e «solo per cinque minuti».Con curiosa insistenza si ripete che l’F-4 era un aereo da ricognizione. Invece è un caccia-bombardiere supersonico, vecchio sì, ma rammodernato nell’avionica dagli israeliani.

Ciò che non si dice, e che non troverete sui nostri media, è che l’aereo turco stava partecipando ad una delle più grandi manovre militari congiunte tenute dagli americani e dai suoi alleati musulmani nell’area, Arabia Saudita e Turchia, Giordania e persino Pakistan, francesi, italiani, eccetera. Si parla di 12 mila uomini di 19 Paesi, navi e aerei trutti a ridossso della Siria . La colossale esercitazione si chiama qualcosa come «Leone all’Erta», ma ha un nome arabo, «El-Assad el-Mutaahib», tanto per mandare un messaggio al dittatore di Damasco, che si chiama Bashar Al-Assad. La parte che riguarda i turchi si chiama Anatolian Eagle 2012/2 (una Anatolian Eagle 2012/1 è già avvenuta a marzo: queste manovre si susseguono senza sosta) e, come si legge nel comunicato ufficiale del Pentagono, il suo scopo è il seguente:

«Condurre tutta una serie di missioni aeree comprese l’interdizione (sottinteso di sorvolo, ossia la «no fly zone»), l’attacco, la superiorità aerea, la soppressione della difesa aerea, il ponte aereo, il rifornimento in volo, la ricognizione» . Un programma completo di invasione – naturalmente umanitaria.

Ecco, il F-4 turco ben fornito di elettronica rasentava lo spazio aereo siriano «in ricognizione».(vedere cartina)

Interessante anche il comunicato della US Air Force, che non troverete sul Corriere della Sera, e che spiega il gioco di guerra: «La Forza Blu, che comprendono gli Usa, l’Italia, gli Emirati, la Spagna, la Turchia e la NATO, perfezioneranno le capacità delle loro forze allargate contro la Forza Rossa di F-16, F-4 e F-5 guidati da piloti turchi». (L’Avion Turc Abattu En Syrie Ses Deux Pilotes UneTentative Avortée De Pénétrer La Défense Aérienne Syrienne)

Farà piacere ai patrioti sapere che anche le nostre forze aeree partecipano a questo programma di intimidazione; e che siamo i «Blu», il che nelle manovre militari è il colore dei Buoni.

«Una provocazione capace di scatenare una guerra», così su RiaNovosti ha detto Leonid Ivashov, il noto presidente dell’Accademia dei problemi geopolitici a Mosca: «Hanno utilizzato la stessa tattica in Libia e in Yugoslavia (...) Se il governo turco non cede alle pressioni americane, questo incidente sarà risolto per via pacifica. Ma se approfittano di questa provocazione per scavalcare le forze di sicurezza dell’Onu ed attaccare, la guerra sarà inevitabile».

Che non si tratti di una valutazione privata di Ivashov (generale dell’epoca sovietica, nello Stato Maggiore), lo ha confermato il ministro della Difesa russo Sergei Lavrov: «Una replica dello scenario libico in Siria non sarà ammesso, e noi (i russi) lo possiamo garantire». E non ha mostrato alcuna simpatia quando, dopo l’abbattimento, il ministro degli esteri turco Ahmet Davutoglu gli ha telefonato a Mosca. Se sperava che da Mosca venisse una censura a Damasco, è rimasto a bocca asciutta.Tanto più che – come ha subito precisato il sito israeliano DEBKA Files – a centrare il SuperPhantom turco è stato uno dei nuovi sistemi di contraerea fornito dai russi anche per difendere la loro base navale di Tartus (l’abbattimento è avvenuto sopra Latakia, che sta a 90 chilometri dalla base russa). (Newly-supplied Russian Pantsyr-1 anti-air missile used to down Turkish warplane)

Si tratta «dei missili Pantsyr-1, autopropellenti e a medio raggio», ha scritto DEBKA, «un’arma capace di tirar giù un aereo che voli a quota superiore a 12 chilometri, come un missile da crociera. L’unità responsabile dell’agguato (sic) è la 73ma brigata della 26ma Divisione Anti-Aerea dell’esercito siriano...». E poi il sito ebraico aggiunge: «siccome questo sofisticato armamento è stato consegnato al regime di Assad solo da poche settimane, si deve ritenere che l’equipaggio locale non abbia finito l’addestramento e sia ricorso all’assistenza degli istruttori russi per spararlo (...) ultimamente, aviogetti militari turchi compiono missioni quasi quotidiane lungo la costa siriana. Apparentemente, Mosca e Damasco hanno deciso che era tempo di finirla con queste missioni, che fra l’altro spiavano i rifornimenti di armi russe transitanti dalle basi russe di Tarus e Latakia».

Giudiziosa deduzione.

È da mesi – da quando Vladimir Putin è stato rieletto alla presidenza – che Washington (e i suoi servitorelli) tratta il governo russo come se non ne riconoscesse la legittimità, anzi se nemmeno esistesse. La Cia ammette pubblicamente di armare i cosiddetti ribelli in Siria. Hillary Clinton accusa il Cremlino di inviare ad Assad elicotteri da combattimento «per stroncare la rivolta» (mentre in realtà sono consegne di un vecchio contratto). I legittimi interessi della Russia in Siria non vengono riconosciuti. All’interno stesso della Russia, l’ambasciatore americano McFaul (un esperto in rivoluzioni colorate) coltiva ostentati rapporti con la variegata «opposizione» anti-Putin, la quale viene in molti casi finanziata da fondazioni americane collegate ai due partiti, repubblicano e democratico. Da ultimo Londra, obbedendo con zelo alla richiesta americana, ha cancellato l’assicurazione di una nave russa partita dal porto baltico di Kaliningrad sospettata di portare armamenti in Siria.

Una serie di umiliazioni deliberate, inflitte perchè a Washington si calcola che Mosca, potenza in declino, non possa nè voglia rischiare una guerra guerreggiata con l’immane superpotenza.

Eppure il calcolo s’è mostrato ripetutamente sbagliato.

Nel 2008, quando Usa e Israele armarono la Georgia fino ai denti, addestrandone le truppe, e spingendola a riprendersi manu militari le due provincie russofone di Abkazia e Sud-Ossetia, sicuri che Mosca avrebbe subito con la coda fra le gambe; e Mosca invece accettò la sfida con mano pesante, con mezzi aeronavali e di terra imponenti, non limitandosi e difendere le due enclaves ma passando all’offensiva nella Georgia stessa con l’occupazione della città di Gori, e praticamente schiacciando l’esercito israeliano coi suoi «istruttori» israeliani (anche allora l’attaco era stato preeceduto da una grande manovra militare americo-israeliana in Georgia, chiamata Caucasian Milestone: ciò aveva messo sull’avviso i russi, che per questo avevano già posizionato notevoli forze a ridosso della zona).

Un’altra lezione dimenticata fu l’audace colpo di mano russo in piena guerra del Kossovo, mentre la NATO bombardava Belgrado ed entrava con le sue truppe nel Kossovo. Era il giugno 1999, e la vittoria occidentale sembrava completa, quando 200 commandos russi (originariamente stanziati in Bosnia-Erzegovina come Caschi Blu) operarono una penetrazione-lampo ed occuparono di sorpresa l’aeroporto di Pristina (la capitale kossovara), impedendo di fatto l’atterraggio degli aerei logistici americani e occidentali.

Il vostro sottoscritto giornalista era lì, e si ricorda ancora l’aria strafottente, da veterani, dei soldati russi a cavalcioni sui loro vecchi cingolati, e fu impressionato dalla loro – come definirla? – attitudine bellica: sapevano quel che facevano, quel che rischiavano, ed erano pronti ad andare fino in fondo, se ne ricevevano l’ordine. Di fatto, erano circondati dalle forze Nato, assolutamente preponderanti. Ma i nostri soldati, al confronto, sembravano soldatini di piombo: belli, con le loro mimetiche ed automezzi nuovi fiammanti e mai usati, prontissimi ad una grande esercitazione militare; ma quelli a cavalcioni sui vecchi cannoni, non stavano facendo un’esercitazione. Facevano la guerra.

Sappiamo adesso che il comandante supremo americano della Nato, Wesley Clark, fuori di sè (una carriera rovinata...), ordinò di riconquistare l’aeroporto con la forza – ingiungendo l’attacco a 500 teste di cuoio britanniche e francesi; ma allora furono gli inglesi a disobbedire all’ordine, e il generale britannico Mike Jackson disse a Clark: «Non ho intenzione di cominciare la terza guerra mondiale per voi».

Anche quella volta la Russia reagiva ad una umiliazione deliberata: aveva chiesto di partecipare alla operazione di peacekeeping (successiva alla sconfitta serba) in un suo settore indipendente dalla Nato – a garanzia del regime di Belgrado – e ricevuto un oltraggioso rifiuto – dopotutto, la Russia era economicamente un paese in rovina, debole e costretto alla passività, secondo le valutazioni Usa. Invece, col colpo di mano di Pristina, Mosca rovesciò la situazione ed inflisse una umiliazione vergognosa a chi voleva umiliarla.

Temo che gli americani non capiranno mai queste genere di lezioni, per via dell’ineliminabile «angolo cieco» insito nel loro iper-militarismo. Dall’episodio di Pristina, è parso evidente a chi scrive che nelle accademie di Russia le sorprese temerarie, le astuzie audaci, gli stratagemmi sostenuti dal coraggio estremo sono imparati come parte integrante del mestiere delle armi, e vi si apprende «l’arte della guerra» secondo Lao Tsu e secondo Clausewitz, ossia senza mai dimenticare che la guerra deve giungere ad un risultato politico. Insomma tutto ciò di cui manca la dottrina militare americana, e che cerca di sostituire con la forza schiacciante e la superiorità assoluta, la tecnologia avanzata e costosissima, e – da ultimo – la forza bellica non come strumento, bensì come surrogato unico della politica.

L’abbattimento dell’F-4 turco da parte dei siriani (o meglio, dei loro istruttori russi) ha dimostrato che Mosca ha piazzato in Siria un sistema anti-aereo dall’archiettura a maglie mobili, dunque non facilmente localizzabili (ciò ha sorpreso gli occidentali) – e capace di sfidare la loro pretesa supremazia aerea. Ha mostrato che non occorre una forza assoluta per strappare un successo politico. Ha intaccato la presunzione su cui si basa tutta l’aggressività americana nei numerosi teatri in cui opera, di possedere la assoluta dominance del cielo, e certo ha fatto tremare qualche alto burocrate in divisa al Pentagono che pensa alla carriera: «far paura», dopotutto, non è il cuore dell’arte della guerra?

Inoltre, per dirla con Bhadrakumar (che è stato ambasciatore indiano ad Ankara ed oggi è un acutissimo analista), «ha mandato una serie di segnali alla Turchia e ai suoi alleati occidentali»:

«Che il sistema di difesa anti-aerea siriano è efficace e letale», e può infliggere gravi perdite ad una no-fly zone sul modello di quella ttuata in Libia;

«Che la Turchia pagherà un prezzo se intensifica la sua interferenza in Siria; che la superiorità turca ha dei limiti, e che la crisi siriana può far esplodere una crisi bellica regionale». (Syria puts double whammy on Turkey)

Ovviamente questo è il rischio: che il gioco combinato dell’astuzia audace contro la presunzione di superiorità totale occidentale finisca per scatenare anche senza volerlo la «terza guerra mondiale» paventata dal generale britannico che si rifiutò di attaccare i russi a Pristina. Del resto, il sistema di comando occidentale, in questa fase di crisi profondissima dell’impero americano, non è affatto unitario: e se certo Obama non vuole una nuova guerra mentre affronta le elezioni presidenziali, e persino Israele è prudente sulla questione siriana, non mancano forze (Da Wall Street alla lobby petrolifera) a cui invece una crisi «regionale» pare utile – se non altro perchè il prezzo del petrolio cala e, siccome la quotazione del dollaro è agganciata al greggio, è necessario rincararlo. C’è da tremare quando si comprende che ad Obama, queste forze non obbediscono e puntano sul suo successore, un qualunque guerrafondaio repubblicano che prosegua le politiche neocon. È ancor più agghiacciante constatare che gli uni e gli altri poteri americanisti sono mossi da motivazioni futili, senza visione.

Le reti dedicate alla «demolizione soft» della Russsia di Putin sono pienamente all’opera, continuano a mestare per il «regime change» a Mosca, e sono fra quelle che non obbediscono ad Obama (ma chi gli obbedisce, dopotutto, in America?). La loro psicologia è ben illustrata da un articolo di tale Pavel Felgenhauer, un pubblicista russo molto (troppo) esperto di cose militari che ora è passato nella Jamestown Foundation (un think tank americanista molto ostile a Putin) ed ospitato in Asia Times: Internal crisis shapes Putin's foreign policy

In breve, Felgenhauer punta il dito sulla situazione sociale interna alla Russia, che ritiene gravissima ed esplosiva; cita a sostegno della sua tesi un Center for Strategic Studies (CSS) basato a Mosca – creazione di Mikhail Dimitriev, un economista ed ex parlamentare russo oggi anti-Putin, il quale è stato uno dei capi del Carnegie Center di Mosca – un’emanazione della Fondazione Carnegie americana: praticamente, uno dei centri della sovversione anti-russa cita un altro dei suoi centri, e per concludere quanto segue:

Vladimir Putin sta «cercando di compensare i suoi fallimenti politici interni con una politica estera populista» e aggressiva, rendendo la suddetto politica estera «meno realistica e sempre più dottrinaria», anzi «erratica e irrazionale». Senti chi parla, verrebbe da dire. Ma non basta.

«Invece di perseguire pragmaticamente gli interessi nazionali russi di lungo termine,», scrive Felgenhauer, «il Cremlino di Putin tende a sfidare cocciutamente gli Stati Uniti praticamente su ogni questione regionale o globale, sapendo che il pubblico russo approverà. Il Cremlino cerca di raffigurare il movimento pro-democrazia in Russia come una trama occidentale (americana) e parte di un complotto globale anti-Russia (...) È possibile che lo stesso Putin creda a questa narrativa».

È un’accusa comica, dato che è Washington a sfidare cocciutamente il cremlino, e visti comprovati finanziamenti che i «movimenti pro-democracy» ricevono dalle fondazioni Usa. Ancor più comica se si riflette alle «narrative» che le centrali americane, israeliane e neocon hanno fatto digerire all’Occidente: l’11 Settembre come mega-attentato compiuto a New York e Washington da 17 sauditi guidate da un Bin Laden rifugiato in una caverna in Afghanistan, le famose «armi di distruzione di massa» di Saddam Hussein, il pericolo per la sicurezza nazionale rappresentato da «Al Qaeda in Africa», l’attentato «islamico» nel metrò di Londra nel 2005 di cui il Mossad sapeva tutto prima, il rischio mortale che la fantomatica atomica iraniana fa’ correre al mondo intero... e via paranoicamente inventando, per giustificare sovversioni, guerre preventive, assassinii mirati illegali ed invasioni continue da dodici anni.

Ma c’è poco da ridere, perchè l’articolo di Felgenhauer mostra che, negli ambienti da cui è pagato, la diagnosi è sempre quella che gli americani hanno visto smentire tante volte: non solo Putin è un illuso irrazionale (come Ahmadinejad?), e la sua autorità è transitoria, perchè minata dalla vittoriosa opposizione interna; non solo gli occidentali gli possono dare con degnazione dei consigli sugli «interessi nazionali» russi da perseguire; la Russia non conta nulla, il suo arsenale è un vecchiume, la si può mortificare e non riconoscere impunemente.

È questo angolo cieco invincibile ad essere sommamente pericoloso. Magari, il petrolio rincarerà secondo gli auspici. Se ci sarà un dopo.

Maurizio Blondet

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Altro articolo sulle stesso tema:

Siria - Aereo turco.....Operazione "Caccia al Corvo"!!! Nei giorni scorsi i media hanno dato notizia di un Mig-29 siriano fuggito in Giordania e poi di un F4 turco abbattuto dai siriani. MA QUALE E' IL LEGAME TRA I DUE CASI !?!

OGGI SI SCOPRE CHE ESISTEVA UN PROGETTO TURCO-ISRAELIANO, IN RISPOSTA AL QUALE ESISTEVA ANCHE UN PROGETTO RUSSO-SIRIANO!!!

L'OPERAZIONE RUSSO-SIRIANO VENNE NOMINATO "CACCIA AL CORVO".
ECCO LA STORIA:

Il giovane Tenente Hassan Marei AlHamade, neo pilota dell'aeronautica militare siriana, venne contattato dai servizi segreti giordani due mesi prima di quel 21 giugno, data in cui aveva in programma un volo di prova! Già, i Mig -29 in dotazione alle forze aeree siriane sono solo di addestramento e non sono armati !!!
Gli agenti giordani chiedono a Alhamade di portare il suo aereo in Giordania per un motivo preciso. Quando Alhamade atterra in giordania, i militari israeliani prendono il possesso del suo Mig-29 e tolgono subito le apparecchiature contenenti i CODICI di volo!!!
Ogni aeromobile che vola nei cieli dei paesi, contiene un codice che lo distingue dagli aerei stranieri. AI SERVIZI SEGRETI ISRAELIANI SERVIVA QUESTO CODICE PER ATTUARE UN PROGETTO CHE CONSISTEVA IN BOMBARDAMENTO DEI SITI MILITARI SIRIANI CON AEREI ISRAELIANI.LA COSA DOVEVA AVVENIRE CONTEMPORANEAMENTE CON LA NOTIZIA FALSA SULLA "FUGA DI DIVERSI PILOTI SIRIANI", I QUALI "PRIMA DI USCIRE DALLO SPAZIO AEREO SIRIANO AVREBBERO BOMBARDATO I SITI MILITARI COME SEGNO DI PROTESTA CONTRO ASSAD " !!!
Il ruolo assegnato alla Turchia era di verificare il tutto con i suoi due F4; COSI LA TURCHIA DOVEVA FAR ENTRARE NELLO SPAZIO AEREO SIRIANO DUE SUOI F4. GLI F4 IN POSSESSO ALLE FORZE AEREE TURCHE SONO DI DUE MODELLI: F4 (CACCIABOMBARDIERE) ED RF4(AEREO SPIA)!
La Turchia fece volare due F4; due cacciabombardieri ARMARTI AL COMPLETO; GLI AEREI ISRAELIANI RESTAVANO IN ATTESA DELL'ORDINE DI ENTRARE NELLO SPAZIO SIRIANO PER ANDARE A BOMBARDARE I SITI MILITARI PRE STABILI, SE ARRIVAVA LA CONFERMA DALLA TURCHIA CHE I SUOI AEREI STANNO VOLANDO NELLO SPAZIO SIRIANO INDISTURBATI E SENZA ESSERE RICONOSCIUTI COME AEREI NEMICI!!!

Naturalmente le cose non sono andate come gli israeliani e i turchi volevano; è accaduto qualcosa di sorprendente; i siriani sapevano tutto; sapevano di Alhamade e della sua famiglia che una settimana prima era uscito dal paese per trovare posto in un albergo a 5 stelle in giordania; sapevano che Alhamade avrebbe rubato l'aereo Mig-29 e sapevano che gli israeliani avrebberò preso i codici del suo aereo; ma aspettavano che il passo successivo, cioè il bombardamento dei siti siriani, avvenisse direttamente, non appena i servizi israeliani entravano in possesso dei codici di volo sullo spazio siriano; mentre per non rischiare e per avere la conferma che tutto possa andare al meglio, gli israeliani avevano chiesto ai turchi di verificare la situazione con i due F4 in questione; ma i siriani avevano cambiato i codici e la difesa aerea siriana era pronto ad intervenire, infatti, i due F4 vennero riconosciuti come AEREI NEMICI e l'antiaerea siriana aveva l'ordine di sparare immediatamente; cosa che è avvenuto regolarmente, e cosi IL PROGETTO ISRAELIANO DI BOMBARDARE I SITI MILITARI SIRIANI PER FAR PASSARE LA COSA COME BOMBARDAMENTO AVVENUTO DA PARTE DEI PILOTI SIRIANI; COSA A CUI AVREBBERO OFFERTO SPALLA I POLITICI E I MEDIA OCCIDENTALI, E' FALLITO MISERAMENTE !!!


La cosa più scandalosa è che, AlArabia e Aljazzera; due organi dei media a disposizione dei wahabiti, salfidi e sionisti, anche due ore dopo il fallimento dellintera operazione turcoisraeliano parlavano in diretta della "fuga di 7 piloti siriani con i loro aerei" e del probabile "azione diretta di questi contro le truppe di Assad e a favore di ribelli" !!!

Questa commedia è continuato fino a quando, il 22 giugno e 4 ora dopo l'abbattimento del F4 turco, il governo Giordano ha dichiarato che "nessuna'ltro aereo siriano è atterrato in Giordania" !!!

LA STAMPA IRANIANA OGGI HA PUBBLICATO QUESTA NOTIZIA !

giovedì 7 giugno 2012

Siria, le bugie continuano.... ma i morti sono veri!

Siria martoriata dai "ribelli" (Pagati dalla NATO)


La differenza tra i morti in Siria e in Afghanistan.

Non credo a una sola parola delle notizie che da un anno ci giungono dalla Siria. Non credo nemmeno alla strage dei bambini perpetrata a Hula dai mezzi pesanti di Bashar Assad. Non che quella carneficina non vi sia stata, il dubbio è che la responsabilità sia delle truppe del regime.

Il capo dei caschi blu Robert Mood ha dichiarato che "le circostanze che hanno portato a queste tragiche morti sono ancora poco chiare". Si potrebbe benissimo trattare di una provocazione degli insorti per indurre le Nazioni Unite a intervenire nella guerra civile serpeggiante in Siria. Le guerre moderne sono innanzitutto guerre mediatiche, anche se poi le carneficine sono, purtroppo, vere.

Non credo alle notizie e alle immagini che ci vengono dalla Siria filtrate dei media occidentali. Ho ancora troppo presente quanto accadde in Serbia per la questione del Kosovo. Fra la fine del 1998 e l’inizio del 1999 la CNN, seguita poi da tutte le tv occidentali, cominciò a trasmettere, quasi ogni giorno, immagini di eccidi compiuti dalla milizie paramilitari serbe ai danni di civili albanesi.

Le immagini erano sempre diverse per cui sembrava che effettivamente in Kosovo fosse in atto un genocidio, ma in realtà si riferivano a due soli episodi per un totale di 205 vittime. Una cosa grave certamente non tale però da giustificare un intervento militare straniero, e sempre che un simile intervento sia giustificabile in una guerra civile. Ho l’impressione che lo stesso copione si stia ripetendo in Siria.

Dove peraltro, come in Libia, sono in azione "agenti provocatori" americani e inglesi per intorbidire le acque. Ma diamo pure per scontato che la strage di Hula (105 vittime) sia opera delle truppe di Assad. Ilsegretario di Stato americano, la sensibile Hilary Clinton, si è detta "inorridita per l’atto vile di un regime illegittimo". Perchè il regime di Assad sia illegittimo non è dato di capire. A meno che non si voglia sostenere che tutti i regimi che non adottano la democrazia liberale sono illegittimi.

Ma uno Stato democratico che pretende che anche tutti gli altri lo siano non è, "malgrè soi", democratico, almeno verso l’esterno, totalitario. Un liberale che pretende che tutto lo siano non è un liberale: è un fascista. Peccato che proprio nello stesso giorno in cui la Clinton "inorridiva" un raid notturno dei bombardieri americani nel villaggio di Suri Khail, nel distretto afgano di Gurda Saria, abbia distrutto un’intera famiglia: padre, madre e i loro sei figli. Cos’era successo? Che un gruppo di guerriglieri talebani aveva ingaggiato una battaglia terrestre con un contingente Isaf, ma poichè i soldati occidentali non sanno più combattere, nemmeno ad armi impari, hanno subito chiamato in soccorso l’aviazione Usa. Che bombarda dove "cojo cojo" sui villaggi dove in genere ci sono solo vecchi, donne e bambini perchè gli uomini validi sono a combattere.

Questi episodi sono all’ordine del giorno in Afghanistan. Ma la notizia della strage di Suri Khail, come di tutte quelle perpetrate in Afghanistan e a differenza di quelle siriane, è finita, strisciata in fondo a qualche pagina interna. Che differenza c’è fra i bimbi siriani e quelli afghani? Che gli afghani gli ammazziamo noi. E allora nessuno si sogna di "inorridire".

Massimo Fini

lunedì 4 giugno 2012

L'america ha bisogno della guerra.. come il pane...



"America impara ad amare la pace e non la guerra!" (Saul Arpino)

Quel che sta succedendo – Una delle cause che rende molto probabile una terza guerra mondiale è che l’America è prossima alla bancarotta e l’unico modo per uscirne senza dover affrontare una rivoluzione interna, dalle imprevedibili conseguenze, è tentare il tutto per tutto all’esterno, in modo da avere almeno il controllo sulle popolazioni e sugli stati con i quali ha contratto debito esteri.. o che potrebbero competere con la sua potenza produttiva e militare, creandole difficoltà di ripresa economica.

Queste nazioni sono presto individuabili: Cina e Russia.

C’è poi il fattore approvvigionamento petrolio che è comunque indispensabili per il mantenimento del livello tecnologico ed alimentare (tutta l’agricoltura statunitense è basata sull’agro/industria e sull’uso di macchine agricole), nonché i trasporti ed i commerci globali che avvengono tutti per mezzo del petrolio… Da qui le spinte per l’invasione prima dell’Iraq, poi della Libia ed ora della Siria e dell’Iran.

Ma sarà proprio la spinta obbligata contro l’Iran a causare la debacle, così prevedono gli analisti economici e politici internazionali.

Insomma la fine del sistema è inevitabile, con quali conseguenze? Una delle conseguenze indirette, in preparazione della prossima catastrofe, è l’asservimento duro delle nazioni di interesse strategico, che potranno fungere da basi di attacco con missili continentali.

Ovviamente salta subito all’occhio la posizione “privilegiata” dell’Italia, definita la portaerei USA, il che fa capire la necessità di uno stretto controllo politico (il Governissimo) e militare sulla penisola che dovrà assorbire il maggior impatto di un ormai prevedibilissimo conflitto.

Quindi il governo Monti (od un suo peggiore successore) non potrà che continuare allo scopo di mantenere il controllo sempre più fort sulla popolazione….

Ciò spiega la riluttanza dei partiti a mollare il Monti e la campagna “giudiziaria” attuale tesa a tacitare ogni opposizione. Senza trascurare le visite rassicurative già compiute dal Monti verso i padrini principali del potere mondialista: USA ed Israele.

Conferme di prossimo conflitto da fonti americane – Scrive Joseph Farah, uno sperimentato giornalista americano con buone fonti, conferma: «L’esercito russo prevede che un attacco contro l’Iran avverrà in estate, ed ha sviluppato un piano d’azione per spostare truppe russe attraverso la Georgia in Armenia, che confina con la repubblica islamica, secondo fonti informate russe. Victor Ozerov, capo del Consiglio di Sicurezza Russo ha dichiarato che il Quartier Generale ha preparato un piano d’azione in caso di attacco all’Iran»”

Insomma come afferma Maurizio Barozzi: “La politica internazionale è soggetta a molti imprevisti e variabili. Personalmente ritengo che se l’Occidente non riesce in qualche modo ad “addomesticare” la Russia, entro l’estate vi siano fortissimi pericoli di una guerra dalle incalcolabili conseguenze. L’Occidente, con tutte le Consorterie che lo costituiscono, sia di natura finanziaria che razzial-religiosa, è ben conscio di essere ad un bivio storico, laddove ha necessità di eliminare, ora e subito, prima che sia troppo tardi, interferenze alla costituzione di un potere mondiale assoluto. Comunque sia, se le informazioni che ci pervengono sono corrette, ovvero che la Russia si sta attrezzando militarmente per proteggere l’Iran, questa volta per gli Usa-Israele non sarà la solita, comoda e sicura passeggiata militare preceduta da un tappeto di bombe su una Nazione inerme…”

Paolo D’Arpini


P.S. Per quanto riguarda la comprensione e le conseguenze della crisi economica guardatevi questo breve cartone animato in cui si spiega il Collasso Economico Globale (prossimo venturo…) con un cartone animato: http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=3977

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Commento di Giuseppe Turrisi:

Caro Paolo, questi signori sembrano veramente determinati alla guerra anche perché ci devono ridurre e si devono accaparrare le ultime risorse di petrolio per loro, la cosa drammatica e che ci troviamo in una fase di stallo in quanto la popolazione se non vede non crede, infatti crederà solo quando entreremo in guerra, e la politica è praticamente e completamente schierata con questi pazzi guerrafondai
che ci considerano inutili…. La nostra potenza di informazione è poca cosa contro questa droga informativa che viene iniettata ogni giorno nelle meningi della popolazione…. dovremmo cominciare a fare scorte … energia acqua cibo…
Putin sicuramente era ed è un rallentamento allo scacco matto contro la popolazione mondiale ma le variabili sono tante…. io confido sempre nello spirito intelligente …. molti movimenti anche in america stanno fermentando… il problema e con non so mettono in rete poichè non sono stati abituati a lavorare in rete ma solo ad obbedire… non hanno altri archetipi e schemi la nostra battaglia anche di accademia non è nel continuare a fare analisi sulla situazione di cui sappiamo quasi tutto ma su come riuscire a fare rete e consapevolezza….. coscienza collettiva …. capita spesso che chi immagina certe cose (vedi Auriti) non le vede realizzate.. ma fa parte del mestiere dei visionari degli errori di sistema e caro Paolo noi facciamo parte di questa categoria… Giuseppe Turrisi

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Commento di Giorgio Vitali:

GENERALMENTE SI DICE CHE TUTTE LE GUERRE SONO STATE FATTE CON LA MENTALITA’ DELLA GUERRA PRECEDENTE. NE DISCENDE CHE, PER PREVEDERE IL FUTURO, OCCORRE USCIRE DA QUESTO SCHEMA E VEDERE LE COSE IN MANIERA DIVERSA. iL PRIMO ED IL SECONDO CONFLITTO MONDIALE AVVENNERO PER DUE RAGIONI SOSTANZIALI: IL RISCHIO DELL’ESAUTORAMENTO DELLA STERLINA (e non del dollaro). LA GUERRA PER LE FONTI ENERGETICHE ( e NON per le materie prime, come invece il 1°conflitto mondiale…)IL PROBLEMA GEOPOLITICO: TROGETTO EGEMONICO TEDESCO SULL’EUROPA. OGGI NON è PIù COSì. PUR SUSSISTENDO TUTTI GLI ALTRI PRE-REQUISITI, IL SISTEMA-MONDO SI è ARTICOLATO SULLA GLOBALIZZAZIONE, LA QUALE A SUA VOLTA HA CONTRIBUITO A CREARE UN SISTEMA CENTRIFUGO INCONTROLLABILE DAL CENTRO (USA/WALL STREET-CITY-FMI-BANCA MONDIALE). OGGI, PUR CONTROLLANDO L’EUROPA, IL POTERE ATLANTICO è ACCERCHIATO (BRICS: Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica). Se si esamina la questione in una carta geografica si vede bene l’accerchiamento. Perchè a queste POTENZE, che rappresentano i 3/4 dell’Umanità.

lunedì 30 aprile 2012

Siria - Quel che succede a Damasco nel racconto di Marinella Correggia

Marinella Correggia


Ante Scripum: "Sono molto contento di questo reportage di Marinella Correggia.. che conosco personalmente da parecchi anni, una persona onesta e sincera, non si può dubitare di quanto scrive.. ve lo garantisco" (Paolo D'Arpini)




Mina, l'egiziano

Nella “chiesa più antica del mondo”, quella di Anania (ridiede la vista e battezzò Saulo di Tarso) il custode egiziano copto spiega che le circa cento famiglie di suoi connazionali sono tutte tornate in patria: soprattutto perché i ristoranti dove erano impiegati lavorano molto meno. “Dal Cairo mia sorella mi telefona inquieta” spiega il signor Mina, “il dominio dei Fratelli musulmani si sente, altro che rivoluzione”. Ma hanno votato, gli egiziani…”Mi dirai che sono stati comprati. Sono corsi fiumi di soldi – esteri – per indirizzare questo voto, hanno sfruttato la debolezza, la povertà delle persone”.

Nella Chiesa ogni sera il sacerdote Idlib (che ha vissuto a Roma e parla italiano) guida un gruppo di meditazione per la pace in Siria: “Ieri abbiamo detto rosari per tre ore. Siamo confidenti…”. Anche lui ce l’ha con le bugie e la propaganda internazionali e con “questi mafiosi” (i gruppi armati e islamisti) che “obbligano le persone a scappare dalle loro case, terrorizzano, uccidono”. Nella tranquillità di questa chiesa, Mina ascolta quel che le tivù del paese dicono.
Gaith, di Homs

Un racconto più diretto, su Homs, viene da Gaith (“Pioggia”), studente alla facoltà di odontoiatria che va a Homs tutti i mesi a trovare la famiglia abitante nel quartiere Al Zahra. Ecco la sua verità. “I terroristi si erano insediati nei quartieri di Baba Amr e Khalidya (che è vicino ad Al Zahra) e volevano fare di quelle aree un’altra Bengasi, anzi forse un altro Afghanistan islamico. Volevano occupare tutta Homs forse. Intanto il mio quartiere era quasi accerchiato, era pericoloso uscire per andare a lavorare altrove; si rischiavano rapimenti, uccisioni di alaouiti, cristiani, e sunniti che non stavano con i terroristi.

Da Khalidya e Bara Amr arrivavano a Zahra e Akrama attacchi come quello che ha ucciso il giornalista francese (Gilles Jacquier, ad Akrama, ndr). No, non so dire da dove vengono i terroristi; mi dicono che ci sono prove di tante presenze di stranieri”. Come mai in febbraio è arrivato l’esercito ad accerchiare Baba Amr? Prima di febbraio l’esercito non c’era a Homs, c’era solo la polizia. Il governo aveva mandato in quei quartieri dei religiosi per negoziare ma non hanno voluto. Allora per proteggere i civili è arrivato l’esercito, a febbraio. Da Baba Amr se ne sono andati quasi tutti i civili che non fanno la guerra. Questi ultimi hanno distrutto o saccheggiato tante case”.

I media dicono che l’esercito ha ucciso tanti civili a Homs… ”Forse dei civili sono morti fra i due fuochi. Ma tanti uccisi non erano civili, erano ben armati”.
E la strage di Karm Zeitoun, tutti quei morti che abbiamo visto negli orribili video diffusi in marzo? “Sono stati i terroristi. L’hanno detto anche i parenti sopravvissuti”.

Ma all’inizio della crisi le manifestazioni erano pacifiche e sono state represse? “Io in marzo 2011 ho visto alla tivù Addounya una manifestazione a Nazihine, vicino a Karm Zeitoun, ho riconosciuto la zona. Ebbene c’erano persone armate. All’inizio sparavano in aria. E ad aprile a Idlib hanno iniziato a uccidere la polizia. Certi video mostravano anche cecchini dall’alto delle case”.

Com’è la situazione a Homs? “Adesso rimangono gruppi armati a Baba Amr e Khalidya”. Cosa pensi della Free Syrian Army? “Che non è vero che sono soprattutto disertori dell’esercito e civili. Sono islamisti, non rivoluzionari. Questa è la rivoluzione? Uccidere? Sono Fratelli musulmani come quelli che hanno vinto in Egitto. E sono ben armati dall’esterno, dai cosiddetti amici della Siria”. All’università hai compagni che sono con l’opposizione? “Sì, ad esempio alcuni di Idlib ma loro non vogliono discutere, e dicono che uccidere i soldati è giusto. E’ meglio l’opposizione non armata, che vuole una Siria unita e in pace”. Appello: “Chiediamo al governo italiano di non stare con chi protegge i terroristi. Ma solo Cina e Russia vogliono il dialogo e non la guerra in Siria”.

Sguardi latinoamericani
Non solo Russia e Cina, per la verità. Le posizioni dei paesi dell’America Latina tanto amati dalla “sinistra” occidentale non sono da questa prese in alcuna considerazione quando si ha a che fare con la Libia e la Siria. Cuba ha di nuovo chiesto all’Onu una commissione di inchiesta sui bombardamenti Nato in Libia e ha denunciato la guerra mediatica contro la Siria. Una narrazione alla quale Martin Hatchoun, inviato cubano di Prensa Latina, in Siria da sei mesi, non crede.
Martin racconta alcuni episodi che danno l’idea della grande confusione. Anche terminologica: “Gli oppositori sono sempre chiamati attivisti per i diritti; e anche se sono armatissimi sono sempre messi nella categoria dei civili”.

Le bugie sono di tutti i tipi e contano sul fatto che una volta dette, rimangono depositate e vai a smentirle. “Nel quartiere Mezzeh nel quale abitavo, un’operazione molto precisa delle forze di polizia contro un appartamento che ospitava cellule armate e che è stato l’unico danneggiato dalle sparatorie, è diventata sui media internazionali – primo lancio la Reuters – una manifestazione repressa nel sangue. Massacri come quello di Karm Zeitoun a Homs per i quali si è incolpato l’esercito, quando questo si è rivelato falso, la notizia non è però circolata”. Oppure “Al Jazeera intervista un “osservatore dell’Onu” il quale spiega della grande crudeltà del regime; poi la stessa Lega Araba smentisce il ruolo dell’uomo, ma chi se ne accorge?”.

Un caso che ha colpito molto i media è stata la piccola Afef, pochi mesi: secondo l’opposizione e molti media era morta in carcere per le torture. “Solo che la madre, di Homs, ha spiegato pubblicamente che la bambina era in ospedale ed è morta di malattia e ha mostrato il certificato medico”. Un altro è stato Suri, otto anni: piccola vittima dei miliziani di Assad con scandalo internazionale? Così pareva, “e invece la madre nel video urlava disperata che se lì ci fosse stato l’esercito il bambino sarebbe ancora vivo”.

E le foto dell’Afghanistan spacciate per siriane. E il video dei maltrattamenti di presunti prigionieri, che in realtà si riferiva al Libano del 2008. E il giorno del referendum, “che io ho visto tranquillo ma la Bbc per il mondo latino parlava- come se fosse stata qui – di bombardamenti dell’esercito con morti”.

Cinecittà mediorientale: “Un siriano all’inizio della crisi sta con l’opposizione e scappa in Turchia dove però vede approntata una specie di fabbrica del falso nel Centro per i media; tornato in Siria ha raccontato tutto”.

Martin conclude dicendo che, “se senti la gente nelle strade, al contrario di quel che si dice nel mondo dei media, tutti vogliono che l’esercito agisca con più decisione, la faccia finita con i gruppi armati”.

Che ci sia dietro una “conspiracion” è evidente ai latinoamericani che hanno partecipato alla delegazione in Siria del World Peace Council (Wpc) e della World Federation of Democratic Youth (Wfdy), su invito dell’Unione nazionale degli studenti (Nuss) con 29 delegati da 24 paesi (Cuba, Venezuela, Sudafrica, India, Nepal, Russia, Belgio, Italia, ecc.). Socorro Gomes, presidente brasiliana del Wpc, riassume in “Nato, basi militari americane nel mondo, ingerenza destabilizzante“ gli strumenti militar-umanitari da combattere. Per il deputato comunista venezuelano Jul Jabrul, la missione in Siria era di solidarietà più che di accertamento dei fatti perché “non abbiamo bisogno di riprove per capire che è in atto una cospirazione armata, e una guerra mediatica”.

Insomma non solo non credono ai media ma ritengono che il “fronte siriano” sia cruciale nella lotta antimperialista. (Come ha riassunto un delegato portoghese: “Non è necessario chela Siria sia un paradiso, per ritenerla cruciale nella lotta antiimperialista. Ulteriore riassunto: “Deve essere il popolo del paese a decidere, non le potenze internazionali e i loro alleati petromonarchici”.

Tutto ciò mentre la Reuters continua a inserire ovunque – per universale circolazione- la frase magica “L’Onu dice che Assad ha ucciso novemila persone” (l’Onu in realtà – pur attingendo solo a fonti dell’opposizione – parla di “novemila vittime nelle violenze e negli scontri”), gli abitanti di Damasco cercano di non pensare troppo al pericolo di altre attentati suicidi come quello che ha fatto una strage nel quartiere di Maidan, il 27 aprile.

Così, sembra una città normale mentre si passeggia di sera al “mercato dei poltroni” (così chiamato perché i banchi vendono anche ortaggi già tagliati e pronti all’uso, una specie di quarta gamma sfusa e a buon prezzo).

Marinella Correggia


(Fonte di questo articolo: http://www.sibialiria.org/)



Altri articoli di Marinella Correggia: http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=marinella+correggia+siria

sabato 14 aprile 2012

GMT Notizie: "Navi da guerra russe verso la Siria...." (Russian warships heading for Syria)

A Russian soldier is seen on Smetlivy warship

Queste notizie che seguono, dall'agenzia di stampa GMT, ci confortano sull’intenzione della Russa di difendere le posizioni Siria – Iraniane. La forza militare russa è l’unico e ultimo baluardo verso il mondialismo di marca Usa – Israel.

A mio avviso tutto si deciderà nei prossimi mesi: o riescono, attraverso le massonerie trasversali mondialiste, ad “ammorbidire” la Russia di Vladimir Putin, o altrimenti sono molto seri i rischi di una guerra dalle incalcolabili conseguenze.
E penoso constatare come, in caso di guerra, l’Italia, il nostro governo di banksters, sarà decisamente dalla parte degli Occidentali, trascinandoci in un conflitto che, per il solo fatto di avere noi, popolo colonizzato, le basi Nato, anche nucleari, sparse sul nostro territorio quale porta aerei naturale, saremmo obbligatoriamente bombardati.

SE SARA’ - E QUANDO SARA’ - NON VENGANO I DESTRISTI NOSTRANI, DI QUALSIVOGLIA FORMA E NATURA, Neo ”FASCISTI” CHE HANNO VENDUTO L’ITALIA AGLI USA FIN DAL 1945, A PARLARCI DI PATRIA E DEL FATTO CHE NOI DOVREMMO SOSTENERE LE NOSTRE FF.AA. PERCHE’ IL VAFFANCULO POSSONO GIA’ INCASSARLO FIN DA ORA! CI SIAMO CAPITI?!
Maurizio Barozzi

PressTv
Russian warships heading for Syria: Russian military source


Sat Apr 14, 2012 7:35AM GMT

A high-ranking source in the Russian defense ministry says several Russian warships are on their way to the Mediterranean Sea to guard Syrian coasts for the foreseeable future.
“A decision has been made to deploy Russian warships near the Syrian shores on a permanent basis,” the state-run RIA news agency quoted the source as saying on Friday.

The source added that the Russian destroyer Smetlivy, which is patrolling waters off Syria now, will be replaced by another warship from Black Sea Fleet in May.

The official says several warships are on their way to the Mediterranean.

In January, a large Russian navy flotilla led by an aircraft carrier arrived at the Syrian port of Tartus in the Mediterranean to show Moscow's solidarity with Damascus.

Russia has voiced support for Syria against continued pressure from Western countries and some Arab states to destabilize the crisis-hit Middle Eastern country and topple the government of President Bashar al-Assad.

Moscow says Syria’s crisis should be solved through negotiations, rejecting military intervention to end the unrest.

DB/MA/AZ

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Commento ricevuto:

Operazione segreta di speranza - Scrive G.Q.: "....pare possibile che ci sia in atto, da parte un gruppo di militari e di politici americani, una operazione atta ad impedire che si scateni una terza guerra mondiale, che i poteri finanziari sionisti vanno cercando per risolvere la crisi del debito americano..."

sabato 17 marzo 2012

Siria - La manipolazione mediatica continua.... (in funzione dell'attacco sionista-Nato)

Marinella Correggia è la prima a sinistra nella foto


I video circolati lunedì scorso sulla strage di bambini e donne a Homs
mostrano corpi di persone «uccise e mutilate dalle milizie di Assad» e
filmate da «attivisti» dell'opposizione.

Accusa speculare (ma rifiutata dai media mainstream) da parte del ministero
dell'informazione di Damasco: sono corpi di cittadini rapiti e uccisi,
poi mutilati e ripresi per incitare ad una presa di posizione
internazionale contro la Siria. La tv siriana raccoglie testimonianze
di cittadini di Homs che dicono di essere stati per un mese ostaggio
di armati che uccidevano, dinamitavano le case, rapivano. E danno i
nomi di alcune persone rapite e uccise che avrebbero riconosciuto.
Sulla responsabilità della strage è forse legittimo chiedersi «a chi
giova?» L'opposizione armata e il Cns sono usciti indeboliti dalla
perdita di Homs e dalla visita di Annan; adesso la «comunità
internazionale» chiede di nuovo di fermare subito e in qualsiasi modo
Assad.

Ma lasciamo stare il cui prodest. Parliamo dei video.
Alcuni sono nitidi, uomini uccisi, con le mani legate, un'intera
famiglia morta in una stanza (e sono quelli mostrati dalla tv
statale). Altri sono molto confusi. L'«attivista» di Homs Hadi
Abdallah autore di uno dei video ha precisato all'Afp che membri dell'
«Esercito libero siriano» hanno trasportato i corpi nel quartiere di
Bab Sebaa, più sicuro, e là sono stati filmati (trasportati?). Ma se
sono morti da tempo come può esserci il sangue vivo mostrato da una
foto? In un altro video uno solo dei cadaveri ha le mani legate. Come
mai le immagini sono così sfocate (anche il telefonino più scarso
filma meglio), corrono veloci o si soffermano sui corpi a distanza
tanto da non far capire granché? Eppure la stessa Avaaz ha sostenuto
di aver dotato di sofisticati mezzi tecnologici i suoi 400 attivisti
antiregime in Siria... La cosa più chiara è l'appello iniziale di un
video: «Vogliamo che l'esercito siriano libero venga armato così
potremo difenderci».

Pochi giorni fa, sempre dopo la perdita di Baba Amr, la tv pubblica
britannica Channel 4 ha trasmesso in esclusiva un video (http://
www.channel4.com/news/exclusive-syrian-doctors-torturing-patients:
«Dottori siriani torturano i pazienti») : «vittime civili ferite nelle
violenze e torturate dai medici» nell'ospedale militare di Homs, dove
«per ordine del governo vengono portati i civili feriti nelle
manifestazioni». Unica precauzione dello speaker, la formuletta «non
possiamo confermare in modo indipendente».

«Scioccante» (ovvio) e avallato dalla commissaria Onu ai diritti umani
Navi Pillay, il video sarebbe stato girato «clandestinamente da un
dipendente dell'ospedale». Ma non fornisce alcuna prova. Non mostra
torture in atto. Immagini sfocate e rapide mostrano 4 uomini (lo
speaker: «civili disarmati feriti nelle manifestazioni») su letti con
lenzuola pulite, testa e occhi avvolti in fasce bianche: come se
fossero tutti feriti alla testa e agli occhi. Le caviglie strette in
«catene arrugginite». Sui comodini, in bella vista, gli «strumenti di
tortura» (lo speaker: «un filo elettrico», «un cavo di gomma» che in
realtà potrebbe essere uno stetoscopio). L'immagine più cruenta è
quella del torace di un uomo striato di segni che potrebbero essere di
frusta. Potrebbero...

Il videomaker è poi intervistato a volto oscurato, «in un luogo
sicuro», seduto vicino a un mobile da infermeria (sempre l'ospedale
militare? Non è pericoloso farsi intervistare lì? E da chi?). Narra di
aver visto episodi atroci: medici che danno fuoco alla zona pubica di
un ragazzo di 15 anni dopo averlo cosparso di alcol; che amputano
senza anestesia per far soffrire. Non è lecito, doveroso qualche
dubbio?

Marinella Correggia - http://www.ilmanifesto.it/

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Commenti:

cri64italia - The ZIONIST NATO TROOPS WILL INVADE SYRIA SOON 100% - All muslims embassy from middle east were evacuated from Syria. So you can expect ZIONIST'S NATO INVASION !!

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Giuseppe Turrisi - Siria, due attentati terroristici a Damasco: diverse vittime tra civili e agenti (+18)
http://www.youtube.com/watch?v=iUnzQWK5-OM&feature=uploademail


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E l'altra informazione:

Mossad, CIA and Blackwater operate in Syria


Il doppio gioco dei giornalisti occidentali

La repressione di Bab Amr è la più grande finzione politica dall’11
settembre? Questo è ciò che intende provare Thierry Meyssan in una
storia esclusiva che Réseau Voltaire pubblica a puntate. In questa
prima puntata, si discute della presunta evasione dei giornalisti
occidentali e si dimostra che alcuni di loro facevano parte
dell’esercito libero “siriano”.

La stampa atlantista interpreta il fumo che si eleva al di sopra del
quartiere come prova dei bombardamenti.

Gli Stati membri della NATO e del GCC non sono riusciti a lanciare un
attacco convenzionale contro la Siria. Tuttavia l’hanno preparato, per
dieci mesi, conducendo una guerra a bassa intensità accoppiata a una
guerra economica e mediatica. La città di Homs è diventata il simbolo
dello scontro. L’esercito libero “siriano” ha investito i quartieri di
Bab Amr e Inchaat ed ha proclamato un emirato islamico, offrendo una
panoramica del suo progetto politico.

Con il sostegno della Russia, ancora traumatizzata dall’esperienza del
Emirato Islamico di Ichkeria, e della Cina, preoccupata di vedere il
governo di Damasco proteggere i suoi cittadini, l’Esercito Nazionale
della Siria ha dato l’assalto il 9 febbraio, dopo aver esaurito tutti
i tentativi di mediazione. L’esercito libero “siriano”, sconfitto, ben
presto si trincerava in una zona di circa 40 ettari che veniva
immediatamente isolata dalle forze lealiste, e che si restringeva
progressivamente e, alla fine, cadeva il 1° marzo. Per vendetta, gli
ultimi elementi armati dell’Emirato avevano massacrato dei cristiani
in due villaggi che avevano attraversato, prima di trovare rifugio in Libano.

Durante questo periodo, i media principali hanno nascosto la realtà
sordida e crudele di questo Emirato e l’hanno sostituita con una
finzione sulla rivoluzione e la repressione. Particolare cura è stata
data per far credere che migliaia di civili siano stati bombardati
dall’artiglieria o dell’aviazione siriane. Al centro di questo sistema
di propaganda, un centro stampa utilizzato dai canali satellitari
della Coalizione: al-Jazeera (Qatar), al-Arabiya (Arabia Saudita),
France24 (Francia), BBC (UK) e CNN (USA) e coordinato da giornalisti israeliani.

L’opinione pubblica in Occidente e del Golfo potrebbe legittimamente
chiedersi chi dice il vero tra la versione dell’Organizzazione del
Trattato Nord Atlantico e del Consiglio di cooperazione del Golfo da
un lato, e quella dell’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai,
dall’altro. Cercheremo di dare elementi decisivi per determinare e
stabilire la verità. Ci baseremo sui video trasmessi dai canali
televisivi occidentali e del Golfo, sulle testimonianze dei superstiti
raccolti dall’ufficio della Rete Voltaire in Siria, e dai documenti
trovati nel centro stampa dell’Emirato.

Thierry Meyssan - Réseau Voltaire

venerdì 2 marzo 2012

Siria - Stragi, subbuglio, manipolazione di notizie.. l'altra campana sugli eventi siriani



Il noto giornalista investigativo statunitense, che si e’ occupato degli attentati alle Torri Gemelle e ha smascherato le attivita’ di George Bush, offre un resoconto della crisi interna siriana molto diverso da cio’ che riportano gran parte dei media.

Nena News «In Siria sono al lavoro squadroni della morte, composti da libici, ceceni, iracheni, afghani, gente senza scrupoli che semina terrore». La denuncia arriva da uno dei maggiori giornalisti investigativi americani, Webster Tarpley, che si è recentemente recato in Siria con una delegazione di colleghi provenienti da tutto il mondo invitati da un gruppo di religiosi guidati da Agnes Marie de La Croia, del convento di S. Giacomo mutilato, «una specie di moderna Giovanna d’Arco che si batte contro la violenza e la guerra», spiega al telefono Tarpley, ancora provato da un viaggio interessante ma molto inquietante.

Perché, cosa l’ha colpito?

Eravamo ospiti nella città di Kara, a metà strada tra Damasco e Homs.
Ma abbiamo poi potuto girare liberamente nel paese, prendendo atto che
la situazione è molto diversa da come la raccontano i mass media
internazionali. Mentre l’inglese Bbc, ad esempio, dava la notizia
dello ‘scoppio della guerra civile’, che ho sentito con le mie
orecchie mentre ero nell’albergo di Damasco, mi sono recato insieme al
collega Mark George di Media Libre presso il luogo segnalato come il
focolaio, la Tv siriana. In realtà, era stato tirato solo qualche
petardo, niente di più. C’erano solo curiosi e nessuna tensione ma
intanto la notizia aveva fatto il giro del mondo. Mi ha colpito in
particolare la nostra visita in un quartiere di Homs che si chiama
Zahara. Qui ci sono stati molti morti ma in realtà gli abitanti di
questa zona si lamentano perché non c’è una sufficiente presenza
dell’esercito.

Può spiegarci meglio?

Sì, certo. Nell’ospedale di Zahara ci hanno detto che sono
terrorizzati dai cecchini, appostati in ogni angolo, gente di varie
nazionalità che uccide senza scrupoli. Colpiscono indiscriminatamente
e un medico mi ha confidato che in questo momento la più grande
preoccupazione per lui, come per chiunque, è quella di trovare il modo
di tornare ogni giorno a casa senza farsi uccidere.

Si è fatto un’idea di chi ci sia dietro queste squadre della morte?

Sicuramente alcuni paesi interessati alla destabilizzazione della
Siria, come Arabia Saudita, Emirati, Qataer e la Libia del dopo-
Gheddafi. C’è un ruolo diretto nei finanziamenti e dei rifornimenti da
paret della famiglia libanese Hariri e il lavoro di un uomo pericolo
solo come Abdul Halim Bel Haj, che ha guidato la rivolta in Libia. La
notizia della sua presenza in Siria è stata data da varie fonti. Si
sarebbe portato dietro manovalanza adatta in caso di attacco alla
Siria. La figura di Bel Haj spiega le dinamiche che hanno fatto
nascere e alimentano il caos.

Si profila uno scenario come quello libico?

Il tentativo è chiaro. Io sono stato in Libia dopo il criminale
attacco militare (della Nato, ndr), nelle settimane precedenti la
caduta di Gheddafi e la situazione era ben diversa. C’era in atto una
guerra civile, cosa di cui non c’è traccia in Siria. Inoltre, a
complicare i piani di questi strateghi anglo-americani impazziti c’è
la presenza della flotta russa a largo della Siria. Se ne parla poco
ma sono testimone di questo, ci sono un incrociatore, portaerei, tre o
quattro sommergibili. La Libia era isolata, la Siria si trova in una
condizione diversa. Ma la situazione è gravissima. In definitiva, dopo
il mio viaggio posso dire di aver visto un forte attivismo dei greci
ortodossi, dei cristiani melchiti e della chiesa siriaca (riunita
nella congregazione delle Chiese orientali). Credo che manchi la voce
della Chiesa di Roma e che il papa dovrebbe andare in pellegrinaggio a
Damasco per contrastare la follia omicida di chi sta pianificando una
terribile aggressione militare alla Siria.


Inviato da STEFANIA LIMITI