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lunedì 30 aprile 2012

Siria - Quel che succede a Damasco nel racconto di Marinella Correggia

Marinella Correggia


Ante Scripum: "Sono molto contento di questo reportage di Marinella Correggia.. che conosco personalmente da parecchi anni, una persona onesta e sincera, non si può dubitare di quanto scrive.. ve lo garantisco" (Paolo D'Arpini)




Mina, l'egiziano

Nella “chiesa più antica del mondo”, quella di Anania (ridiede la vista e battezzò Saulo di Tarso) il custode egiziano copto spiega che le circa cento famiglie di suoi connazionali sono tutte tornate in patria: soprattutto perché i ristoranti dove erano impiegati lavorano molto meno. “Dal Cairo mia sorella mi telefona inquieta” spiega il signor Mina, “il dominio dei Fratelli musulmani si sente, altro che rivoluzione”. Ma hanno votato, gli egiziani…”Mi dirai che sono stati comprati. Sono corsi fiumi di soldi – esteri – per indirizzare questo voto, hanno sfruttato la debolezza, la povertà delle persone”.

Nella Chiesa ogni sera il sacerdote Idlib (che ha vissuto a Roma e parla italiano) guida un gruppo di meditazione per la pace in Siria: “Ieri abbiamo detto rosari per tre ore. Siamo confidenti…”. Anche lui ce l’ha con le bugie e la propaganda internazionali e con “questi mafiosi” (i gruppi armati e islamisti) che “obbligano le persone a scappare dalle loro case, terrorizzano, uccidono”. Nella tranquillità di questa chiesa, Mina ascolta quel che le tivù del paese dicono.
Gaith, di Homs

Un racconto più diretto, su Homs, viene da Gaith (“Pioggia”), studente alla facoltà di odontoiatria che va a Homs tutti i mesi a trovare la famiglia abitante nel quartiere Al Zahra. Ecco la sua verità. “I terroristi si erano insediati nei quartieri di Baba Amr e Khalidya (che è vicino ad Al Zahra) e volevano fare di quelle aree un’altra Bengasi, anzi forse un altro Afghanistan islamico. Volevano occupare tutta Homs forse. Intanto il mio quartiere era quasi accerchiato, era pericoloso uscire per andare a lavorare altrove; si rischiavano rapimenti, uccisioni di alaouiti, cristiani, e sunniti che non stavano con i terroristi.

Da Khalidya e Bara Amr arrivavano a Zahra e Akrama attacchi come quello che ha ucciso il giornalista francese (Gilles Jacquier, ad Akrama, ndr). No, non so dire da dove vengono i terroristi; mi dicono che ci sono prove di tante presenze di stranieri”. Come mai in febbraio è arrivato l’esercito ad accerchiare Baba Amr? Prima di febbraio l’esercito non c’era a Homs, c’era solo la polizia. Il governo aveva mandato in quei quartieri dei religiosi per negoziare ma non hanno voluto. Allora per proteggere i civili è arrivato l’esercito, a febbraio. Da Baba Amr se ne sono andati quasi tutti i civili che non fanno la guerra. Questi ultimi hanno distrutto o saccheggiato tante case”.

I media dicono che l’esercito ha ucciso tanti civili a Homs… ”Forse dei civili sono morti fra i due fuochi. Ma tanti uccisi non erano civili, erano ben armati”.
E la strage di Karm Zeitoun, tutti quei morti che abbiamo visto negli orribili video diffusi in marzo? “Sono stati i terroristi. L’hanno detto anche i parenti sopravvissuti”.

Ma all’inizio della crisi le manifestazioni erano pacifiche e sono state represse? “Io in marzo 2011 ho visto alla tivù Addounya una manifestazione a Nazihine, vicino a Karm Zeitoun, ho riconosciuto la zona. Ebbene c’erano persone armate. All’inizio sparavano in aria. E ad aprile a Idlib hanno iniziato a uccidere la polizia. Certi video mostravano anche cecchini dall’alto delle case”.

Com’è la situazione a Homs? “Adesso rimangono gruppi armati a Baba Amr e Khalidya”. Cosa pensi della Free Syrian Army? “Che non è vero che sono soprattutto disertori dell’esercito e civili. Sono islamisti, non rivoluzionari. Questa è la rivoluzione? Uccidere? Sono Fratelli musulmani come quelli che hanno vinto in Egitto. E sono ben armati dall’esterno, dai cosiddetti amici della Siria”. All’università hai compagni che sono con l’opposizione? “Sì, ad esempio alcuni di Idlib ma loro non vogliono discutere, e dicono che uccidere i soldati è giusto. E’ meglio l’opposizione non armata, che vuole una Siria unita e in pace”. Appello: “Chiediamo al governo italiano di non stare con chi protegge i terroristi. Ma solo Cina e Russia vogliono il dialogo e non la guerra in Siria”.

Sguardi latinoamericani
Non solo Russia e Cina, per la verità. Le posizioni dei paesi dell’America Latina tanto amati dalla “sinistra” occidentale non sono da questa prese in alcuna considerazione quando si ha a che fare con la Libia e la Siria. Cuba ha di nuovo chiesto all’Onu una commissione di inchiesta sui bombardamenti Nato in Libia e ha denunciato la guerra mediatica contro la Siria. Una narrazione alla quale Martin Hatchoun, inviato cubano di Prensa Latina, in Siria da sei mesi, non crede.
Martin racconta alcuni episodi che danno l’idea della grande confusione. Anche terminologica: “Gli oppositori sono sempre chiamati attivisti per i diritti; e anche se sono armatissimi sono sempre messi nella categoria dei civili”.

Le bugie sono di tutti i tipi e contano sul fatto che una volta dette, rimangono depositate e vai a smentirle. “Nel quartiere Mezzeh nel quale abitavo, un’operazione molto precisa delle forze di polizia contro un appartamento che ospitava cellule armate e che è stato l’unico danneggiato dalle sparatorie, è diventata sui media internazionali – primo lancio la Reuters – una manifestazione repressa nel sangue. Massacri come quello di Karm Zeitoun a Homs per i quali si è incolpato l’esercito, quando questo si è rivelato falso, la notizia non è però circolata”. Oppure “Al Jazeera intervista un “osservatore dell’Onu” il quale spiega della grande crudeltà del regime; poi la stessa Lega Araba smentisce il ruolo dell’uomo, ma chi se ne accorge?”.

Un caso che ha colpito molto i media è stata la piccola Afef, pochi mesi: secondo l’opposizione e molti media era morta in carcere per le torture. “Solo che la madre, di Homs, ha spiegato pubblicamente che la bambina era in ospedale ed è morta di malattia e ha mostrato il certificato medico”. Un altro è stato Suri, otto anni: piccola vittima dei miliziani di Assad con scandalo internazionale? Così pareva, “e invece la madre nel video urlava disperata che se lì ci fosse stato l’esercito il bambino sarebbe ancora vivo”.

E le foto dell’Afghanistan spacciate per siriane. E il video dei maltrattamenti di presunti prigionieri, che in realtà si riferiva al Libano del 2008. E il giorno del referendum, “che io ho visto tranquillo ma la Bbc per il mondo latino parlava- come se fosse stata qui – di bombardamenti dell’esercito con morti”.

Cinecittà mediorientale: “Un siriano all’inizio della crisi sta con l’opposizione e scappa in Turchia dove però vede approntata una specie di fabbrica del falso nel Centro per i media; tornato in Siria ha raccontato tutto”.

Martin conclude dicendo che, “se senti la gente nelle strade, al contrario di quel che si dice nel mondo dei media, tutti vogliono che l’esercito agisca con più decisione, la faccia finita con i gruppi armati”.

Che ci sia dietro una “conspiracion” è evidente ai latinoamericani che hanno partecipato alla delegazione in Siria del World Peace Council (Wpc) e della World Federation of Democratic Youth (Wfdy), su invito dell’Unione nazionale degli studenti (Nuss) con 29 delegati da 24 paesi (Cuba, Venezuela, Sudafrica, India, Nepal, Russia, Belgio, Italia, ecc.). Socorro Gomes, presidente brasiliana del Wpc, riassume in “Nato, basi militari americane nel mondo, ingerenza destabilizzante“ gli strumenti militar-umanitari da combattere. Per il deputato comunista venezuelano Jul Jabrul, la missione in Siria era di solidarietà più che di accertamento dei fatti perché “non abbiamo bisogno di riprove per capire che è in atto una cospirazione armata, e una guerra mediatica”.

Insomma non solo non credono ai media ma ritengono che il “fronte siriano” sia cruciale nella lotta antimperialista. (Come ha riassunto un delegato portoghese: “Non è necessario chela Siria sia un paradiso, per ritenerla cruciale nella lotta antiimperialista. Ulteriore riassunto: “Deve essere il popolo del paese a decidere, non le potenze internazionali e i loro alleati petromonarchici”.

Tutto ciò mentre la Reuters continua a inserire ovunque – per universale circolazione- la frase magica “L’Onu dice che Assad ha ucciso novemila persone” (l’Onu in realtà – pur attingendo solo a fonti dell’opposizione – parla di “novemila vittime nelle violenze e negli scontri”), gli abitanti di Damasco cercano di non pensare troppo al pericolo di altre attentati suicidi come quello che ha fatto una strage nel quartiere di Maidan, il 27 aprile.

Così, sembra una città normale mentre si passeggia di sera al “mercato dei poltroni” (così chiamato perché i banchi vendono anche ortaggi già tagliati e pronti all’uso, una specie di quarta gamma sfusa e a buon prezzo).

Marinella Correggia


(Fonte di questo articolo: http://www.sibialiria.org/)



Altri articoli di Marinella Correggia: http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=marinella+correggia+siria

sabato 17 marzo 2012

Siria - La manipolazione mediatica continua.... (in funzione dell'attacco sionista-Nato)

Marinella Correggia è la prima a sinistra nella foto


I video circolati lunedì scorso sulla strage di bambini e donne a Homs
mostrano corpi di persone «uccise e mutilate dalle milizie di Assad» e
filmate da «attivisti» dell'opposizione.

Accusa speculare (ma rifiutata dai media mainstream) da parte del ministero
dell'informazione di Damasco: sono corpi di cittadini rapiti e uccisi,
poi mutilati e ripresi per incitare ad una presa di posizione
internazionale contro la Siria. La tv siriana raccoglie testimonianze
di cittadini di Homs che dicono di essere stati per un mese ostaggio
di armati che uccidevano, dinamitavano le case, rapivano. E danno i
nomi di alcune persone rapite e uccise che avrebbero riconosciuto.
Sulla responsabilità della strage è forse legittimo chiedersi «a chi
giova?» L'opposizione armata e il Cns sono usciti indeboliti dalla
perdita di Homs e dalla visita di Annan; adesso la «comunità
internazionale» chiede di nuovo di fermare subito e in qualsiasi modo
Assad.

Ma lasciamo stare il cui prodest. Parliamo dei video.
Alcuni sono nitidi, uomini uccisi, con le mani legate, un'intera
famiglia morta in una stanza (e sono quelli mostrati dalla tv
statale). Altri sono molto confusi. L'«attivista» di Homs Hadi
Abdallah autore di uno dei video ha precisato all'Afp che membri dell'
«Esercito libero siriano» hanno trasportato i corpi nel quartiere di
Bab Sebaa, più sicuro, e là sono stati filmati (trasportati?). Ma se
sono morti da tempo come può esserci il sangue vivo mostrato da una
foto? In un altro video uno solo dei cadaveri ha le mani legate. Come
mai le immagini sono così sfocate (anche il telefonino più scarso
filma meglio), corrono veloci o si soffermano sui corpi a distanza
tanto da non far capire granché? Eppure la stessa Avaaz ha sostenuto
di aver dotato di sofisticati mezzi tecnologici i suoi 400 attivisti
antiregime in Siria... La cosa più chiara è l'appello iniziale di un
video: «Vogliamo che l'esercito siriano libero venga armato così
potremo difenderci».

Pochi giorni fa, sempre dopo la perdita di Baba Amr, la tv pubblica
britannica Channel 4 ha trasmesso in esclusiva un video (http://
www.channel4.com/news/exclusive-syrian-doctors-torturing-patients:
«Dottori siriani torturano i pazienti») : «vittime civili ferite nelle
violenze e torturate dai medici» nell'ospedale militare di Homs, dove
«per ordine del governo vengono portati i civili feriti nelle
manifestazioni». Unica precauzione dello speaker, la formuletta «non
possiamo confermare in modo indipendente».

«Scioccante» (ovvio) e avallato dalla commissaria Onu ai diritti umani
Navi Pillay, il video sarebbe stato girato «clandestinamente da un
dipendente dell'ospedale». Ma non fornisce alcuna prova. Non mostra
torture in atto. Immagini sfocate e rapide mostrano 4 uomini (lo
speaker: «civili disarmati feriti nelle manifestazioni») su letti con
lenzuola pulite, testa e occhi avvolti in fasce bianche: come se
fossero tutti feriti alla testa e agli occhi. Le caviglie strette in
«catene arrugginite». Sui comodini, in bella vista, gli «strumenti di
tortura» (lo speaker: «un filo elettrico», «un cavo di gomma» che in
realtà potrebbe essere uno stetoscopio). L'immagine più cruenta è
quella del torace di un uomo striato di segni che potrebbero essere di
frusta. Potrebbero...

Il videomaker è poi intervistato a volto oscurato, «in un luogo
sicuro», seduto vicino a un mobile da infermeria (sempre l'ospedale
militare? Non è pericoloso farsi intervistare lì? E da chi?). Narra di
aver visto episodi atroci: medici che danno fuoco alla zona pubica di
un ragazzo di 15 anni dopo averlo cosparso di alcol; che amputano
senza anestesia per far soffrire. Non è lecito, doveroso qualche
dubbio?

Marinella Correggia - http://www.ilmanifesto.it/

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Commenti:

cri64italia - The ZIONIST NATO TROOPS WILL INVADE SYRIA SOON 100% - All muslims embassy from middle east were evacuated from Syria. So you can expect ZIONIST'S NATO INVASION !!

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Giuseppe Turrisi - Siria, due attentati terroristici a Damasco: diverse vittime tra civili e agenti (+18)
http://www.youtube.com/watch?v=iUnzQWK5-OM&feature=uploademail


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E l'altra informazione:

Mossad, CIA and Blackwater operate in Syria


Il doppio gioco dei giornalisti occidentali

La repressione di Bab Amr è la più grande finzione politica dall’11
settembre? Questo è ciò che intende provare Thierry Meyssan in una
storia esclusiva che Réseau Voltaire pubblica a puntate. In questa
prima puntata, si discute della presunta evasione dei giornalisti
occidentali e si dimostra che alcuni di loro facevano parte
dell’esercito libero “siriano”.

La stampa atlantista interpreta il fumo che si eleva al di sopra del
quartiere come prova dei bombardamenti.

Gli Stati membri della NATO e del GCC non sono riusciti a lanciare un
attacco convenzionale contro la Siria. Tuttavia l’hanno preparato, per
dieci mesi, conducendo una guerra a bassa intensità accoppiata a una
guerra economica e mediatica. La città di Homs è diventata il simbolo
dello scontro. L’esercito libero “siriano” ha investito i quartieri di
Bab Amr e Inchaat ed ha proclamato un emirato islamico, offrendo una
panoramica del suo progetto politico.

Con il sostegno della Russia, ancora traumatizzata dall’esperienza del
Emirato Islamico di Ichkeria, e della Cina, preoccupata di vedere il
governo di Damasco proteggere i suoi cittadini, l’Esercito Nazionale
della Siria ha dato l’assalto il 9 febbraio, dopo aver esaurito tutti
i tentativi di mediazione. L’esercito libero “siriano”, sconfitto, ben
presto si trincerava in una zona di circa 40 ettari che veniva
immediatamente isolata dalle forze lealiste, e che si restringeva
progressivamente e, alla fine, cadeva il 1° marzo. Per vendetta, gli
ultimi elementi armati dell’Emirato avevano massacrato dei cristiani
in due villaggi che avevano attraversato, prima di trovare rifugio in Libano.

Durante questo periodo, i media principali hanno nascosto la realtà
sordida e crudele di questo Emirato e l’hanno sostituita con una
finzione sulla rivoluzione e la repressione. Particolare cura è stata
data per far credere che migliaia di civili siano stati bombardati
dall’artiglieria o dell’aviazione siriane. Al centro di questo sistema
di propaganda, un centro stampa utilizzato dai canali satellitari
della Coalizione: al-Jazeera (Qatar), al-Arabiya (Arabia Saudita),
France24 (Francia), BBC (UK) e CNN (USA) e coordinato da giornalisti israeliani.

L’opinione pubblica in Occidente e del Golfo potrebbe legittimamente
chiedersi chi dice il vero tra la versione dell’Organizzazione del
Trattato Nord Atlantico e del Consiglio di cooperazione del Golfo da
un lato, e quella dell’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai,
dall’altro. Cercheremo di dare elementi decisivi per determinare e
stabilire la verità. Ci baseremo sui video trasmessi dai canali
televisivi occidentali e del Golfo, sulle testimonianze dei superstiti
raccolti dall’ufficio della Rete Voltaire in Siria, e dai documenti
trovati nel centro stampa dell’Emirato.

Thierry Meyssan - Réseau Voltaire