Visualizzazione post con etichetta Russia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Russia. Mostra tutti i post

mercoledì 11 luglio 2012

Afghanistan e la guerra per l'oppio americano - "Il papavero era anche un fiore"



Bisogna sgombrare innanzitutto la mente da quanto ci ripetono quotidianamente giornali e tv italiani sull’Afghanistan e sugli obiettivi della guerra condotta contro i Talebani, trattandosi null’altro che di propaganda propalata a piene mani dagli uffici stampa dei vari stati maggiori degli eserciti occidentali lì impegnati e direttamente “interessati” a “coprire” mediaticamente un’occupazione che si protrae ormai da più di 10 anni.

La droga: la storia del traffico di droga in Asia Centrale è intimamente collegata con le operazioni coperte delle CIA. Prima della guerra sovietico-afghana, la produzione di oppio in Afghanistan e Pakistan era diretta ai piccoli mercati regionali. Non vi era una produzione locale di eroina. A tal riguardo, lo studio di Alfred McCoy conferma che in due anni di operazioni della CIA in Afghanistan, “la zona di confine Pakistan-Afghanistan divenne il maggior produttore mondiale di eroina, fornendo il 60% della domanda USA. In Pakistan, la popolazione eroinomane passò da zero del 1979, al 20% della popolazione nel 1985 – il tasso di incremento più alto di qualsiasi altra nazione.

Gli agenti della CIA controllavano tale commercio. Quando i mujahidin occupavano un territorio in Afghanistan, essi ordinavano ai contadini di coltivare il papavero come forma di tassa rivoluzionaria. Attraverso il confine con il Pakistan, i leader afghani e i gruppi locali, sotto il controllo dell’Intelligence del Pakistan, operavano centinaia di laboratori dell’eroina. Durante questo decennio di operazioni di gestione dell’eroina su ampia scala, la DEA (la US Drug Enforcement Agency) di Islamabad non riuscì a imporre maggiori misure di controllo agli ufficiali USA, che s’erano rifiutati di investigare sui carichi di eroina gestiti dai loro alleati, ‘poiché la politica sul narcotraffico USA in Afghanistan era subordinata alla guerra antisovietica.’.

Nel 1995 l’ex direttore della CIA per le operazioni afghane, Charles Cogan, ammise che la CIA aveva sacrificato la guerra alla droga per combattere la guerra fredda. ‘La nostra missione principale era di arrecare il maggior danno possibile ai sovietici. Non avemmo mai le risorse o il tempo di dedicarci all’investigazione del traffico di armi, e non credo che ci dobbiamo rammaricare di questo. Ogni situazione ha le sue conseguenze (…) era una conseguenza in termini di droga, sì. Ma l’obiettivo principale era stato raggiunto. I sovietici avevano lasciato l’Afghanistan”.

Dopo la ritirata delle truppe sovietiche, entrambe le parti nella guerra civile dell’Afghanistan continuarono a ricevere appoggio occulto da parte dell’ISI. In altre parole, appoggiato dall’intelligence militare del Pakistan, che era a sua volta controllato dalla CIA, lo Stato islamico dei Talibani servì largamente gli interessi geopolitici degli USA. Il commercio della droga della Mezzaluna d’oro è stato, inoltre, usato per finanziare ed equipaggiare l’esercito musulmano bosniaco (dagli inizi degli anni ’90) e l’UCK albanese in Kosovo. Negli ultimissimi mesi, vi fu la prova che i mercenari mujahidin combattevano nelle fila dell’UCK, durante gli assalti terroristici contro la Macedonia. Senza dubbio, ciò spiega perché Washington abbia chiuso i suoi occhi sul regno di terrore imposto dai taliban e la lampante violazione dei diritti delle donne, la chiusura delle scuole per le bambine, il licenziamento delle impiegate dagli uffici del governo e il rafforzamento della legge delle punizioni della Shari’a”(1).

Dopo la rottura dell’alleanza Taliban – Stati Uniti – esiste a questo proposito il film-documentario di Michael Moore “Fahrenheit 9/11” che mostra “simpaticamente” la delegazione talebana in Texas a parlare dell’oleodotto voluto dall’Unocal (della quale l’attuale Presidente afghano Hamid Karzai era consulente) – gli studenti delle madrase coraniche interruppero per ritorsione la produzione di droga del paese, praticamente azzerandola.

E’ soltanto dopo l’invasione voluta dagli Stati Uniti e dai suoi alleati nel 2001, che la produzione di oppio, poi trasformata in eroina, riprende vigore e trasforma l’Afghanistan nuovamente nel narcostato mondiale per eccellenza (90% circa dell’eroina oggi circolante nel mondo è di provenienza afghana).

La “politica della droga”, perseguita coscientemente dalle varie amministrazioni a stelle e strisce da diversi decenni, ottiene due risultati fondamentali: alimentare i flussi finanziari delle principali borse mondiali, City e Wall Street innanzitutto, specie dopo la crisi economica del 2008; avere a disposizione una quantità enorme di denaro da riciclare nell’addestramento e nel finanziamento delle milizie utili a combattere le guerre che la NATO non riesce ad affrontare direttamente e a destabilizzare i paesi ostili agli USA.

L’elenco dei “clienti” è impressionante: si va dall’ala reazionaria e capitalistica di destra del Kuomintang, guidata da Chiang Kai-shek, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale contro Pechino, che non a caso operavano nel “triangolo d’oro” della droga birmano, per proseguire con i “Contras” in Nicaragua (in funzione anti-sandinista), una triangolazione (nota come “Iran-Contras”) che tramite Israele permise agli Stati Uniti di rifornire di armi l’Iran e di impedire una vittoria irachena nella guerra fratricida 1980-89, fino al caso dell’appoggio ai ceceni contro la Russia o a quello balcanico in cui croati e musulmani bosniaci furono “foraggiati” contro la Serbia.
La stessa decantata “primavera araba” è servita essenzialmente a inaugurare nuove vie di accesso della droga in Europa e di incamerare i capitali necessari a finanziare l’integralismo “islamico” (di matrice wahabita o salafita) contro Gheddafi in Libia e contro Assad in Siria.

Capitolo petrolio: “Al centro della partita ci sono due lunghi serpenti d’acciaio che dovrebbero tagliare in due l’Afghanistan. In uno, viaggeranno ogni giorno un milione di barili di greggio proveniente dai giacimenti dell’ex URSS, nel secondo correrà il gas che sgorga dai giacimenti di Dauletabad in Turkmenistan. Due arterie strategiche per rendere accessibile alle grandi compagnie petrolifere americane le immense riserve di idrocarburi dell’Asia centrale.

Un tesoro immenso che ha un solo handicap: la distanza dai mercati. La soluzione? John J. Maresca, vicepresidente delle relazioni internazionali di Unocal Corporation, una delle principali compagnie mondiali nel campo delle risorse energetiche e dei progetti, la indicò chiaramente il 12 febbraio 1998 davanti al sottocomitato del Congresso degli Stati Uniti per l’Asia e il Pacifico. Maresca dettò alcune linee guida: 1. Bisogna guardare ad est (Asia Centrale e Oceano Indiano) dove entro il 2010 raddoppierà la richiesta di petrolio. 2. Partendo dai giacimenti della regione del Mar Caspio (Turkmenistan in primis) non si può passare da sud perché l’Iran non permetterebbe il passaggio di un progetto in cui sono coinvolte compagnie americane. Inoltre non si può passare da est perché per raggiungere la Cina centrale e poi la costa pacifica servirebbero oleodotti per oltre 5000 km e sarebbe troppo costoso.

3. “L’unico altro itinerario possibile è attraverso l’Afghanistan – dice il vicepresidente di Unocal – ma il Paese è coinvolto in aspri scontri da quasi due decenni, ed è ancora diviso dalla guerra civile. Fin dall’inizio abbiamo messo in chiaro che la costruzione dell’oleodotto attraverso l’Afghanistan che abbiamo proposto non potrà cominciare finché non si sarà insediato un governo riconosciuto che goda della fiducia dei governi, dei finanziatori e della nostra compagnia. Noi chiediamo all’Amministrazione e al Congresso di sostenere con forza il processo di pace in Afghanistan condotto dagli Stati Uniti”.

Nel 1995 – spiega lo scrittore pakistano Ahmed Rashid nel suo recente libro “Talebani, Islam Petrolio e il grande scontro in Asia centrale” – dopo che i Talebani hanno conquistato Herat e cacciato dalle scuole migliaia di ragazze, non c’è stata una sola parola di critica da parte degli Stati Uniti. I dirigenti Talebani dopo la presa del potere vengono accolti con favore negli Usa e loro rappresentanti volano in Texas dall’allora governatore Bush, dove incontrano i dirigenti dell’Unocal che fanno loro un’offerta precisa riguardo all’oleodotto: una fetta dei profitti pari al 15%. Ma ci sono alcune condizioni da rispettare.
Il racconto di quella mediazione lo si trova in un libro (Ben Laden, la vérité interdite, di Brisard e Dasquiere). Intanto Bush cerca di favorire il negoziato promuovendo la nascita del cosiddetto gruppo dei 6+2 (i paesi confinanti con l’Afghanistan più Usa e Russia).

Gli americani non esitano ad usare anche le maniere forti. A raccontare come è l’ex ministro degli esteri del Pakistan il signor Naif Naik che, in un’intervista televisiva trasmessa in Francia, racconta che nel corso della riunione del “Gruppo” a Berlino, tra il 17 e il 20 luglio, l’ambasciatore statunitense Thomas Simons spiega quale potrebbe essere l’alternativa: se i Talebani non si comportano come si deve, e il Pakistan fallisse nel suo intento di farli comportare come si deve, Washington potrebbe ricorre ad un’altra opzione: quella militare. Brisard e Dasquieré riferiscono una battuta assai esplicita. “Ad un certo punto i rappresentati americani dissero ai Talebani: o accettate la nostra offerta di un tappeto d’oro, o sarete sepolti da un tappeto di bombe”.

L’ultimo incontro tra emissari Usa e Talebani avviene il 2 agosto 2001, 39 giorni prima dell’attacco alle Torri. È Cristina Rocca, direttrice degli affari asiatici del Dipartimento di Stato ad incontrare a Islamabad l’ambasciatore Talebano in Pakistan. Kabul respinge definitivamente la proposta americana. La parola passa alle armi. Il 10 settembre 2001 veniva messo sulla scrivania di Bush un dettagliato piano di attacco militare, preparato dalla CIA, per colpire al Qaeda in Afghanistan con il massiccio supporto della NATO, per essere firmato dal Presidente di rientro dalla Florida. Il mattino seguente cadevano le torri gemelle(2).

Geostrategia: Oltre a colpire l’Europa, “la politica della droga” afghana ha provocato gravissimi problemi interni ai due avversari eurasiatici degli Stati Uniti: la Russia e la Cina. Viktor Ivanov, Capo del Servizio Federale russo anti-droga ha più volte tuonato contro il Governo di Kabul e i suoi protettori di Washington, accusandoli non solo di essere coinvolti direttamente nel traffico di stupefacenti ma di non voler distruggere con i bombardamenti i laboratori di droga e le piantagioni di papavero afghane. Secondo Ivanov «muoiono ogni anno per uso di stupefacenti 30.000 persone, mentre nell’intera Europa ne muoiono circa 10.000» e dei 2,5 milioni di tossicodipendenti in Russia, il 90% «usa eroina di produzione afghana. Consumiamo la quinta parte di tutta l’eroina prodotta in Afghanistan» ha poi aggiunto, sottolineando che Mosca è pronta a guidare una grande coalizione internazionale per debellare il narcotraffico.

L’Afghanistan ha la sfortuna di trovarsi nel cuore del continente eurasiatico, in una posizione strategica che consente a chi lo controlla di monitorare da vicino tutte le potenze nucleari della regione, Cina, Russia, India e Pakistan, e di completare l’accerchiamento dell’Iran, che in caso di guerra con gli Usa si troverebbe a fronteggiare un attacco su due fronti: quello iracheno e quello afgano.

“Secondo molti analisti militari la volontà statunitense di controllare l’Afghanistan va però letta soprattutto in chiave di contrapposizione alla Cina, considerata dal Pentagono come la maggiore minaccia potenziale all’egemonia militare ed economica globale degli Stati Uniti non solo in Asia, ma anche in Medio Oriente, Africa e America Latina. Una minaccia divenuta più reale dopo la creazione, nel giugno 2001, dell’alleanza politico-militare guidata da Pechino: l’Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione (SCO), che riunisce la Cina, la Russia, le repubbliche centrasiatiche e presto, forse, anche l’Iran. E che in futuro, vista la sua progressiva integrazione con l’Organizzazione del Trattato per la Sicurezza Collettiva (CSTO), l’alleanza politico-militare a guida russa, potrebbe estendere la sua influenza fino all’Europa orientale (Bielorussia) e al Caucaso (Armenia), diventando a tutti gli effetti un’alleanza contrapposta alla Nato a guida Usa.

Un Afghanistan sotto controllo statunitense rappresenta una spina nel fianco per la Cina, in particolare per la sua prossimità allo Xinjiang, regione ricchissima di petrolio destabilizzata dal nazionalismo uiguro (tradizionalmente sostenuto dalla CIA)”(3).

A cosa serve allora la NATO? Spesso, in buona fede, alcuni sostengono questa tesi: “Nel periodo della guerra fredda l’Alleanza Atlantica aveva una funzione difensiva e dissuasiva dal momento che doveva fronteggiare le armate sovietiche e quelle del Patto di Varsavia … Dopo la caduta dell’Unione Sovietica sono venuti alla luce piani dello Stato Maggiore sovietico per un attacco all’Europa che avrebbe portato le loro armate all’atlantico e al mediterraneo in meno di due settimane”.

Cerco di sintetizzare il più possibile le mie obiezioni. Chi minacciava davvero chi? La Seconda Guerra Mondiale fu vinta essenzialmente dall’Unione Sovietica, che ebbe un bilancio di circa 26 milioni di morti tra vittime civili e militari, contro i 292.000 morti (tutti militari) degli Stati Uniti. Al momento dello sbarco in Normandia (6 giugno 1944) la Germania e i suoi alleati dispiegavano 228 divisioni ad Est e solo 58 ad Ovest … eppure i sovietici arrivarono a Berlino prima degli angloamericani. Questo per chiarire chi davvero ha liberato l’Europa dal nuovo ordine nazionalsocialista imposto dalla Germania del Terzo Reich.

Terrorizzati che il Giappone si arrendesse prima ai sovietici che a loro, nell’agosto 1945 gli Stati Uniti sganciarono deliberatamente due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, uccidendo centinaia di migliaia di civili e lanciando un chiaro monito al Cremlino. La prima bomba atomica sovietica venne esplosa, come esperimento nucleare, solo il 29 agosto 1949 in un poligono militare del Kazakistan, la prima bomba H addirittura nell’agosto 1953. Il Trattato che istituiva la NATO, l’Alleanza militare atlantica dei paesi guidati da Washington venne firmato il 4 aprile 1949; solo 6 anni dopo, il 14 maggio 1955, l’Unione Sovietica metteva in campo il Patto di Varsavia insieme ai paesi alleati di Mosca. La NATO è mai servita alla difesa dell’Europa occidentale?

Cito, uno fra tanti, il Generale belga Robert Close (ex Vice Comandante del Nato Defense College), che in un dettagliato volume(4) espose efficacemente la tesi che se “i Russi aggredissero di sorpresa le forze della Nato nella Germania Occidentale potrebbero arrivare al Reno in 48 ore”.

Le opinioni di Close furono poco dopo precisate dal Generale Johannes Steinhoff, che prestò per tre anni servizio come Presidente del Comitato Militare della NATO (uno dei posti più alti in seno all’Alleanza Atlantica): “E’ un fatto che l’Alleanza va a rotoli dolcemente … è ancor vero oggi, come all’epoca della creazione della NATO, che questa alleanza è totalmente dipendente dalla leadership degli Stati Uniti. Sembra venuto il momento di rivedere questa leadership … Dato che non serve a nulla che gli Stati Uniti partecipino ad una alleanza che non è capace di reagire ad un attacco sovietico – il solo scopo reale della NATO – bisognerebbe forse che il nostro prossimo Presidente stabilisca a quali condizioni intendiamo proseguire la nostra partecipazione”(5).

Buon per noi allora che gli obiettivi geopolitici della politica estera sovietica (i medesimi oggi della Federazione Russa) fossero improntati alla necessità di garantire a qualsiasi prezzo la sua sicurezza ed evitare l’accerchiamento militare (lo stesso obiettivo che la NATO continua a perseguire espandendosi ad Est fino ai confini russi e tentando di occupare Siria ed Iran).

Concludo questo breve excursus storico ricordando solo un altro determinante documento pubblicato dal “New York Times”, in cui l’ex Presidente USA Ronald Reagan dichiarò che l’Europa poteva essere ” il teatro di una guerra nucleare limitata”. Ciò vuol dire che URSS ed USA avrebbero potuto fare dell’Europa, dell’ovest e dell’est, un campo di battaglia nucleare, senza coinvolgersi direttamente(6).
Altro che difesa dell’Europa … se quello che diceva Reagan corrisponde a verità una guerra della Nato contro l’Unione Sovietica avrebbe comportato la distruzione totale del nostro continente!

Perché allora gli europei non si sono mai fatti il proprio esercito indipendente dalla NATO (dalla quale non a caso il Charles Generale De Gaulle fece uscire la Francia, espellendo dal proprio territorio le basi USA e dotandosi della force de frappe nucleare)? La risposta la troviamo in un documento sfuggito al Pentagono e pubblicato ancora dal New York Times nel febbraio del 1992: “La Nato è… lo strumento attraverso il quale gli Stati Uniti intendono mantenere la propria presa sull’Europa, impedendole di crescere economicamente, politicamente, militarmente”. Per questo motivo gli americani si sono sempre opposti alla nascita di un esercito europeo autonomo, sganciato dall’Alleanza Atlantica(7).

Quando, sempre nel 1992, due statisti europei come Kohl e Mitterand cercarono di far nascere l’Eurocorp, cioè un corpo d’armata franco tedesco aperto alla partecipazione degli altri Paesi della CEE, l’allora segretario di stato James Baker dichiarò senza mezzi termini che “gli Stati Uniti sono contrari anche alla sola ipotesi di una forza militare europea indipendente”. E il progetto abortì …

In definitiva non si può non condividere quanto recentemente affermato dall’Ambasciatore russo presso la NATO, Dimitry Rogozin: “La NATO continua a vivere secondo i principi enunciati dal Segretario generale della NATO Lord Ismay: ‘l’America dentro, la Germania sotto e la Russia fuori’. Questo significa il controllo del militarismo tedesco; capiscono che i tedeschi possono sempre trasformarsi in una forza, che consoliderà l’Europa intorno a sé” … Gli statunitensi hanno inventato la storia secondo cui l’Europa non può fare a meno di loro. Il risultato di tale rapporto è inferiore ai benefici per l’Europa. Ciò che questo significa per l’Europa, è che essa è diventata ostaggio e obiettivo di attacchi di rappresaglia, senza nemmeno avere accesso alle tecnologie statunitensi”.

E’ davvero quello che vogliamo?

Ma in Italia a cosa serve la NATO, con le sue 113 basi militari dispiegate sul nostro territorio? Elenchiamone chiaramente le principali conseguenze:
1) La mancanza di sovranità nei principali settori di intervento: militare, politica estera, economica, lotta alla criminalità.
2) Identità nazionale solo retorica ma oggi rilanciata in maniera propagandistica per favorire l’invio di militari nelle “missioni di pace americane” all’estero.
3) Mancato sviluppo delle direttrici geopolitiche italiane, nei Balcani e nel Mediterraneo, con forti perdite economiche per le nostre imprese.
“Il paese ospitato (gli USA), mantiene il paese ospitante (l’Italia) all’interno della propria area di influenza, mentre la presenza di forze armate su un altro territorio può costituire una forma di pressione politica territoriale in grado di esercitare influenza nelle politiche interne del paese ospitante. La presenza militare plasma i paesi riceventi, influenzandone cultura e società, ed alterandone anche il processo di democratizzazione”(8).

Steve Brady - 09/07/2012

(Fonte: statopotenza)



Note:
1. “Speciale obiettivo USA in Afghanistan: il petrolio”, su www.rainews24.it
2. Michel Chossudovsky, “Chi era Usama Bin Ladin?”, Global Research, 12/09/2001
3. “Cosa si nasconde dietro la guerra in Afghanistan”?, Peacereporter, 06/10/2009. Stefano Vernole, “Guerra alla droga: Mosca accusa Washington”, www.eurasia-rivista.org, 6/11/2008
4. Robert Charles Close, “L’Europa senza difesa?”, Mucchi, Modena, 1978
5. Ibidem, p. 312
6. Documento pubblicato in Italia solo dal quotidiano “La Stampa” di Torino
7. www.massimofini.it, 1992
8. Intervento di Stefano Vernole al Convegno di Roma, “Da Jalta al multipolarismo”, www.eurasia-rivista.org, 27/01/2011

sabato 14 aprile 2012

GMT Notizie: "Navi da guerra russe verso la Siria...." (Russian warships heading for Syria)

A Russian soldier is seen on Smetlivy warship

Queste notizie che seguono, dall'agenzia di stampa GMT, ci confortano sull’intenzione della Russa di difendere le posizioni Siria – Iraniane. La forza militare russa è l’unico e ultimo baluardo verso il mondialismo di marca Usa – Israel.

A mio avviso tutto si deciderà nei prossimi mesi: o riescono, attraverso le massonerie trasversali mondialiste, ad “ammorbidire” la Russia di Vladimir Putin, o altrimenti sono molto seri i rischi di una guerra dalle incalcolabili conseguenze.
E penoso constatare come, in caso di guerra, l’Italia, il nostro governo di banksters, sarà decisamente dalla parte degli Occidentali, trascinandoci in un conflitto che, per il solo fatto di avere noi, popolo colonizzato, le basi Nato, anche nucleari, sparse sul nostro territorio quale porta aerei naturale, saremmo obbligatoriamente bombardati.

SE SARA’ - E QUANDO SARA’ - NON VENGANO I DESTRISTI NOSTRANI, DI QUALSIVOGLIA FORMA E NATURA, Neo ”FASCISTI” CHE HANNO VENDUTO L’ITALIA AGLI USA FIN DAL 1945, A PARLARCI DI PATRIA E DEL FATTO CHE NOI DOVREMMO SOSTENERE LE NOSTRE FF.AA. PERCHE’ IL VAFFANCULO POSSONO GIA’ INCASSARLO FIN DA ORA! CI SIAMO CAPITI?!
Maurizio Barozzi

PressTv
Russian warships heading for Syria: Russian military source


Sat Apr 14, 2012 7:35AM GMT

A high-ranking source in the Russian defense ministry says several Russian warships are on their way to the Mediterranean Sea to guard Syrian coasts for the foreseeable future.
“A decision has been made to deploy Russian warships near the Syrian shores on a permanent basis,” the state-run RIA news agency quoted the source as saying on Friday.

The source added that the Russian destroyer Smetlivy, which is patrolling waters off Syria now, will be replaced by another warship from Black Sea Fleet in May.

The official says several warships are on their way to the Mediterranean.

In January, a large Russian navy flotilla led by an aircraft carrier arrived at the Syrian port of Tartus in the Mediterranean to show Moscow's solidarity with Damascus.

Russia has voiced support for Syria against continued pressure from Western countries and some Arab states to destabilize the crisis-hit Middle Eastern country and topple the government of President Bashar al-Assad.

Moscow says Syria’s crisis should be solved through negotiations, rejecting military intervention to end the unrest.

DB/MA/AZ

...........

Commento ricevuto:

Operazione segreta di speranza - Scrive G.Q.: "....pare possibile che ci sia in atto, da parte un gruppo di militari e di politici americani, una operazione atta ad impedire che si scateni una terza guerra mondiale, che i poteri finanziari sionisti vanno cercando per risolvere la crisi del debito americano..."

giovedì 12 aprile 2012

American Default… and nearing to the next world war for control of planetary resources – by Paolo D’Arpini



What’s going on – One of the reasons that makes it very likely a third world war is that America is close to bankruptcy, and the only way out without having to face an internal revolution, with unpredictable consequences, rest in tryng to control these foreign states with whom he contracted foreign debt .. or that could compete with its power production and military, by creating difficulties in his economic recovery.
These nations are quickly identified: China and Russia.

Then there is the factor that oil supply is nevertheless indispensable for the maintenance of both the technology and food (all of U.S. agriculture is based in agro / industry and use of agricultural machinery), as well as transportation and global trade take place all through the petroleum … Hence the push to invade first Iraq and Libya and now Iran.

In short, the end of the system is inevitable, with what consequences? One of the indirect effects, in preparation for the next catastrophe is hard servitude of nations of strategic interest, which may serve as a basis for continental missile attack.

Obviously we can clearly see the “privileged” position of Italy, called the U.S. aircraft carriers, which suggests the need for close political control (the Governissimo) and military on the peninsula that will absorb as much of an impact of the conflict at hand.

So government Monti Mario (or his worst successor) can not but continue, in order to maintain control increasingly strong on Italy…. This explains the reluctance of italian parties to give up Monti’s government and the “judicial” action to silence all opposition.

Receipts from U.S. sources next conflict – wrote Joseph Farah, an experienced American journalist with good sources, now next to Ron Paul, confirms: “The Russian army expected an attack on Iran will take place in summer, and has developed a action plan to move Russian troops in Armenia through Georgia, which borders the Islamic republic, according to Russian sources informed. Victor Ozerov, the head of the Russian Security Council said that the headquarters has prepared an action plan in case of attack on Iran”

So as the analyst Barozzi Maurice, sayd: “International politics is subject to many unpredictable and variable turns. I personally think that if the West fails in some way to “tame” Russia, by the summer there are very strong danger of a war by incalculable consequences. The West (read USA), with all the factions that constitute it, of a financial nature and razzial-religious, is well aware of being at a historic crossroads, where it needs to eliminate, here and now, before it’s too late, interference to the constitution of an absolute world power. However, if the information we receive is correct, namely that Russia is gearing up to protect Iran militarily, this time for the US-Israel will not be the usual, convenient and safe walking military preceded by a carpet of bombs on a nation helpless … ”

Paolo D’Arpini - Circolo Vegetariano VV.TT.
Via Sacchette, 15/a - Treia (Mc) - Tel 0733/216293



P. S. As for the understanding and consequences of the economic crisis watch this short cartoon explaining the Global Economic Collapse (near future …) with a cartoon: http://www.luogocomune.net/site/modules/news/ article.php? storyId = 3977

giovedì 23 febbraio 2012

Geopolitica: il ruolo dubbio di Russia e Cina nello scacchiere mondiale




Scrive Maurizio Barozzi: “Se la Russia molla su la Siria, qualunque sia l’escamotage che avanzano per giustificarlo, le conseguenze sarebbero per lei e per tutti noi devastanti. Le leggi della politica internazionale sono spietate e non sgarrano mai. Non solo la Russia perderebbe l’unica e ultima base che ha nel mediterraneo, ma la sua politica e il suo ruolo diverrebbero inaffidabili. Di conseguenza tutti gli Stati, anche quelli che gli sono vicini, troveranno più opportuno saltare il fosso e buttarsi nelle braccia di Lorsignori, Iran compreso se non vuol essere ridotto all’età della pietra dopo salutare bombardamento umanitario. Ergo la Russia non potrebbe più contenere l’accerchiamento militare che gli hanno fatto attorno e dovrebbe sottomettersi allì'Occidente. L’apparizione di Putin è stato un mezzo miracolo, se solo si considera che la Russia era totalmente finita nelle mani della mafia ebraica che l’aveva letteralmente depredata. E’ stato un miracolo reso possibile dalle leggi e i contraccolpi della geopolitica. Ma la Russia resta pur sempre inserita nel sistema economico e finanziario mondiale, per lei, per fare un esempio, è importantissimo entrare a far parte degli accordi sul WTO e non solo. A questo si aggiunga che in Russia vi sono forze, lobby e interessi eterogenei che non è facile indirizzare verso obiettivi anti mondialisti. Della Cina conosciamo le sue tradizioni “occidentali” che furono evidenti fin dal tempo degli accordi con Nixon e del suo desiderio di espansione nel mondo libero. Si può contare sulla Cina solo per le contraddizioni della geopolitica che la spingono a recitare un ruolo egemone, ma fino a dove? Questi comunque sono i grandi nodi della politica internazionale. Lorsignori, da quanto si può capire, hanno due strategie che si confrontano, entrambe finalizzate alla distruzione di queste “contraddizioni” nazionali. Una che spinge sull’uso della forza ricattatoria e fino ai limiti della guerra, convinta com’è che il momento storico gli possa sfuggire di mano, soprattutto in previsione di futuri sviluppi di altre entità nucleari. Un altra che invece confida nell’opera dall’interno delle grandi massonerie mondialiste che, con il tempo, dovrebbero “catturare” tutto il potere in Russia, ecc. Staremo a vedere. Se vincono gli Occidentali, entro una trentina di anni avremo l’istituzione della Repubblica Universale, capitale Gerusalemme

mercoledì 1 febbraio 2012

Russia Santa - Zio Vladimir Putin (Влади́мир Влади́мирович Пу́тин) spicca un mandato di cattura contro Soros e usurai vari

Piano piano...


La Russia non è la Libia. Vladimir Putin dichiara guerra a George Soros &Co.

Le speculazioni su questa notizia sono molte e le motivazioni penso siano più che legittime e motivate. La cosa che più dovrebbe far riflettere i Capi di stato occidentali è come ha fatto Putin a liberare la Russia da coloro che volevano portarla al totale sfascio economico-sociale e sbattere in galera tutti coloro che ci hanno tentato.

Fatto sta che Putin è leale alla Russia e al suo Popolo, quindi non permetterà mai a nessuno, fin quando ci sarà lui al comando in quella Nazione, di svendere la sua Patria e lasciarela nelle grinfie del NWO. Per questo ha ordinato di rilasciare un mandato di cattura Internazionale nei confronti di George Soros che è stato preso con le mani nel sacco mentre si preparava a mandare aiuti finanziari a quella che si definisce opposizione in Russia, che ultimamente ha fatto scendere in piazza decine di migliaia di persone raccontando bugie e mistificazioni –imbrogli durante le elezioni.

Adesso il mister Soros ha poco spazio per continuare i suoi sporchi giochi con la speculazione che ha messo in ginocchio tutto il sistema finanziario mondiale, sempre in collaborazione dei Rothschild / Rockefeller ed altri sciacalli. Il discorso di Putin che è stato ufficialmente emanato dalle Autorità Russe:


Oggi viene messo pubblicamente il seguente comunicato dalla Federazione Russa e il suo Primo Ministro Vladimir Putin. E’ stata fatta richiesta per un mandato di cattura Internazionale nei confronti del Terrorista Finanziario, dell’Ungherese” Valuta-Mogul “George Soros, i Servizi segreti Russi hanno scoperto che Soros stava usando Derivati Danesi con altre valute straniere per iniziare un attacco contro le Azioni in Valuta russa sul mercato. Da notare che Soros usava questi Derivati con l’aiuto di banche Lussemburghesi, cosa che è severamente vietato dopo il contratto fatto dagli stati della UE denominato Basel II – Sia l’IMF (International Monetary Fund) e l’Interpol Europea hanno emesso un “Red Notice” che corrisponde all’arresto immediato non solo nei confronti di Soros,ma anche contro gli Squali della Finanza –Bush-Clinton organizzazione criminale, Marc Rich e la sua ditta che si trova in Svizzera ,la “Broker- Richfield Commodities, per questo motivo il Premier russo Putin ha incontrato ultimamente lo Chef della Federal Reserve Bermard Bernake facendogli chiaro che la Federazione Russa non accetterà che si faccia uso di queste persone come Soros e Rich per commettere atti criminali sul mercato dei Derivati e della Finanza che hanno portato alla destabilizzazione Sociale in tutto il globo

Sia fatta la volontà di Putin e che cominci a la caccia a questi criminali e ai loro complici Banchieri – Rothschild - Rockefeller-

(Notizia passata da Maria ma non ufficialmente confermata)


...................


Commento di Domenico De Simone: "Bah, io sui giornali russi la notizia non l'ho trovata, né sulle edizioni inglesi né su quelle russe. Peccato però, sarebbe stata proprio una bella notizia!"

Commento di Francesco: “Mi risulta comunque che Soros è stato condannato all'ergastolo in Indonesia, a seguito del crollo delle cosiddette "tigri asiatiche" nel 97-98, Thailandia, Malesia, Indonesia”


Notizia diramata da Johnny Doe: "ARRESTATE SOROS !!! Sta circolando questa notizia che,se vera, non può che procurarci grande soddisfazione.

Putin ha ordinato di rilasciare un mandato di cattura Internazionale nei confronti di George Soros che è stato preso con le mani nel sacco mentre si preparava a mandare aiuti finanziari a quella che si definisce opposizione in Russia, e che ultimamente ha fatto scendere in piazza decine di migliaia di persone. Un copione "colorato" già visto altrove.

Adesso mister Soros ha poco spazio per continuare i suoi sporchi giochi con la speculazione che ha messo in ginocchio tutto il sistema finanziario mondiale, sempre in collaborazione con i Rothschild / Rockefeller ed altri sciacalli.

La notizia sarebbe del 24 Gennaio 2012

I Servizi Segreti russi hanno inoltre scoperto che Soros stava usando derivati danesi e in varie valute per iniziare un attacco contro le azioni in valuta russa sul mercato. Da notare che Soros ha usato questi derivati con l’aiuto di banche lussemburghesi, cosa che è severamente vietato dal trattato sottoscritto dagli Stati della UE, denominato Basel II.

Sia l’IMF (International Monetary Fund) che l’Interpol Europea hanno emesso un “Red Notice” che corrisponde all’arresto immediato non solo nei confronti di Soros, ma anche contro Marc Rich e la sua ditta che si trova in Svizzera, la Broker-Richfield Commodities.

Putin ha incontrato ultimamente lo Chef della Federal Reserve Bermard Bernake dicendogli chiaro e tondo che la Federazione Russa non accetterà che si faccia uso di queste persone ,come Soros e Rich ,per commettere atti criminali sul mercato dei derivati che hanno portato alla destabilizzazione sociale in tutto il globo.


Questo è il pedigree di Mr.Soros.

Soros è condannato all’ergastolo in Indonesia per Speculazione sulla moneta locale.
Soros è condannato alla pena di Morte in Malesia per aver distrutto e speculato sulla moneta locale disastrando l’economia di questo paese.
Soros è stato condannato dallo stato francese per insider trading, e lo multò per 2 milioni di dollari. il Parassita ricorse alla corte europea dei diritti dell’uomo, ma la condanna è stata confermata. Soros che opera principalmente a Londra è inoltre ricercato dall’Fbi per insider trading in Usa.

Un vero benefattore!

Incredibilmente Prodi partecipò alla cerimonia della laurea honoris causa conferita a Soros dalla facoltà di economia dell’Universita’ di Bologna.... nota alle cronache di questi giorni per conferir lauree a vanvera... Cambiano i rettori, ma l'idiozia resta.


- http://mentereale.com/articoli/mandato-di-cattura-internazionale-contro-george-soros-2-parte
- http://taggatore.com/articolo/putin-dichiara-guerra-a-george-soros-co

NB - Non ho però trovato traccia di questa notizia sul sito del Governo Russo....
Aspettiamo ulteriori conferme...."

...........

Ancora su Soros – Scrive Angelo Saracini: “George Soros (parassita speculatore finanziario): è un nome che dovrebbe far tremare ma che in pochi conoscono . Infatti il 16 settembre 1992 tramite una speculazione finanziaria guadagnava 1,1 miliardi di dollari, faceva svalutare la sterlina costringendola a uscire dallo SME (sistema monetario europeo) . Lo stesso giorno attaccava pure la lira italiana. A seguito dell’attacco speculativo di Soros, l’incompetenza e la complicità di personaggi italiani quali Carlo Azeglio Ciampi e Mario Draghi, allora rispettivamente governatore della Banca d’Italia e direttore generale del Tesoro, hanno regalato a Soros e agli speculatori 15.000 miliardi di lire, una perdita secca provocata da un utilizzo più complice che maldestro di riserve per 48 miliardi di dollari che non ha impedito una svalutazione della lira del 30% e una sua uscita dallo SME”

........................


Notizie più recenti su Soros:

George Soros… resa dei conti! – “Tutto quello che è successo da allora e quello che sta succedendo oggi!”
Comunicazioni di servizio Paolo D'Arpini 3 febbraio 2012

Bene, per coloro che hanno chiesto più informazioni e la fonte della Notizia riguardo le accuse nei confronti di Soros, (vedi: http://paolodarpini.blogspot.com/2012/02/russia-santa-zio-vladimir-putin-spicca.html) ecco la seconda parte tradotta nel miglior dei modi.

La notizia è del 24 Gennaio 2012, siccome nessun notiziario o cartastraccia nazionale ha voluto riportarla, interessandosi per lo più al signor Monti (con il quale a breve faremo i conti), ok… si continua.


G. Soros – Ormai è per scontato che da oggi in poi non ci saranno intrallazzi fatti da dietro le quinte che porteranno la firma di Soros, di Rich e nemmeno dei loro cani sciolti che si trovano in tutto il pianeta, la loro firma e metodo di imbrogliare è ormai conosciuta dappertutto, cosi come è conosciuta la fonte da dove provengono le istruzioni e le somme in carta straccia per far crollare il sistema finanziario di qualche nazione o Stato, i QE3 a Base di Derivati commerciali provenienti da queste associazioni non verranno accettate in nessun stato perché sono falsificate, gli stessi derivati furono usati dalla Goldman Sachs e dalla J.P.Morgan per salvare i conti della Grecia al fine di farla entrare nella comunità monetaria della UE nel giro di anni che va dal 2003 al 2007, nello stesso periodo i dirigenti delle due società si apprestavano a portare alle Isole Cayman e alle isole of Man accumulati i ricavati in “Hedge Fund”???

Annuncio Nr.1
Il governo Greco ha deciso di andare in Tribunale contro le due Super Banche Goldman Sachs e J.P Morgan accusandole di truffa aggravata e il tentato smantellamento di uno Stato sovrano.

Annuncio Nr.2
In queste ore la Grecia è decisa a lasciare l’Unione Europea e cercare la salvezza nel modo in cui l’ha fatto l’Islanda.

Annuncio Nr.3
Questo è un diretto AVVISO all’Associazione Criminale denominata “Federal Reserve”: ogni tentativo di salvare la Goldman Sachs e la J.P.Morgan con altri metodi criminali che devono rispondere dei loro crimini nei confronti della Grecia, cercando di usare SOLDI dei contribuenti Americani per salvare la Grecia, ci sarà una immensa RAZZIA da parte dei Militari USA.
http://farm8.staticflickr.com/7163/6627675261_c06aa47ba5_b.jpg

Per chiudere il discorso, un comunicato diretto al Presidente “Barack Hussein Obama Soetoro”:

Dal momento che LEI ha firmato l’abominevole e criminale documento Act ( NDAA) annullando di fatto la Costituzione Americana e tutti i diritti dei cittadini, Lei signor presidente ha DICHIARATO guerra al Popolo Americano , lei non avrà mai più alcuna chance di essere rieletto come presidente degli Stati Uniti d’America.
Appartenenti all’Associazione Patrioti facenti parte dell’esercito, assieme ad Agenti del Tesoro USA, a breve porteranno le prove ad alti funzionari dell’Esercito USA che BILIONI di Dollari provenienti da Provisioni e da ritorno di capitali, sia da parte di Hillary Clinton e Bill Clinton, dalla famiglia Neonazi Bush e dal Candidato alla presidenza per i Repubblicani… Mitt Romney, sono stati “Parcheggiati” da queste persone alle Isole Cayman, questi soldi provengono dalla vendita e commercio ILLEGALE dei “mortage-backed-securities”.

Queste sono le dichiarazioni fatte da alti funzionari delle Autorità USA:

VIDEO: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=HFumSJCiioctom Heneghan, International Intelligence Expert-
http://julius-hensel.com/2012/01/putin-vs-soros/

Spero di essere stato chiaro nella traduzione e spero che anche voi vi terrete pronti a quello che potrebbe venire noi incontro prossimamente se questi criminali decidono di giocare tutto senza pensarci sopra ai danni che faranno, per chi si sia meravigliato del perché tutti questi movimenti di truppe e mezzi dentro l’America, penso che la risposta stia proprio qui, su questo argomento di spostamento di truppe non posso dare risposte perché non si hanno ancora notizie concrete, per il resto tutto è veritiero.

Nel video sotto in lingua Inglese è possibile capire che è l’Elite Mondiale a volere il Nuovo Ordine Mondiale che da anni è tanto discusso nei Blog pro e contro:

VIDEO: http://www.youtube.com/watch?v=AZU0c8DAIU4&feature=player_embedded

A dichiararlo è Robert Welch, 1899-1985 fondatore della John Birch Society, in un suo discorso nel 1974 dice chiaramente tutto quello che è successo da allora e quello che sta succedendo oggi. Nel 1952 decise di entrare in politica per la candidatura con i Repubblicani, quando si accorse quello che veramente stava dietro le quinte e le offerte che gli furono fatte per soddisfare le esigenze di alcuni criminali, decise di abbandonare la politica e andò in pensione nel 1956 senza mai più interessarsi di politica.

Corrado Belli

Fonte: http://www.stampalibera.com/

martedì 24 gennaio 2012

Geopolitica - Iran, Cina e Russia, Triplice Intesa Eurasiatica, per contrastare la politica egemonica USA




Iran, Cina e Russia, Triplice Intesa Eurasiatica, per contrastare la politica egemonica USA

Nonostante le aree di differenza e la rivalità tra Mosca e Teheran, i
legami russo-iraniani si rafforzano. Sia la Russia che l'Iran hanno
molto in comune. Sono entrambi grandi esportatori di energia, hanno
interessi profondamente radicati nel Caucaso meridionale, si oppongono
allo scudo missilistico della NATO e desidera tenere alla larga gli
Stati Uniti e l'Unione europea dal controllo dei corridoi energetici
nel bacino del Mar Caspio. Mosca e Teheran condividono anche molti
alleati, dall'Armenia, Tagikistan e Bielorussia a Siria e Venezuela.
Ma sopra ogni cosa, entrambe le repubbliche sono anche i due
principali obiettivi geo-strategici di Washington.

La Triplice Intesa Eurasiatica e il valore dell'Iran per la Russia e la Cina

Con l'inclusione dei cinesi, la Federazione Russa e l'Iran sono
ampiamente considerati alleati e partner. Insieme la Federazione della
Russia, la Repubblica Popolare cinese e la Repubblica islamica
dell'Iran formano una barriera contro gli Stati Uniti. I tre lo
formano questo una triplice alleanza, il nucleo di una coalizione
eurasiatica che resiste all'invasione di Washington dell'Eurasia e
alla ricerca degli USA all'egemonia globale. I cinesi affrontano
soprattutto l'invasione degli Stati Uniti nell'est asiatico e nel
Pacifico, gli iraniani affrontano soprattutto l'invasione degli Stati
Uniti nell'Asia sud-occidentale, e i russi l'invasione degli Stati
Uniti dell'Europa orientale. Tutti e tre gli stati devono affrontare
l'invasione degli Stati Uniti in Asia centrale e sono diffidenti nei
confronti della presenza militare USA e NATO in Afghanistan.

L'Iran può essere caratterizzato come un perno geo-strategico.
L'intera equazione geo-politica in Eurasia cambierà in base all'orbita
politico dell'Iran. Se l'Iran dovesse allearsi con gli Stati Uniti e
diventare ostile a Pechino e Mosca, potrebbe seriamente destabilizzare
la Russia e la Cina e devastare entrambe le nazioni. Ciò sarebbe
dovuto ai suoi legami etnico-culturali, linguistici, economici,
religiosi e geo-politici dal Caucaso all'Asia centrale.

L'Iran potrebbe anche diventare il più grande canale per l'influenza e
l'espansione degli Stati Uniti nel Caucaso e in Asia centrale, perché
l'Iran è la porta verso il ventre molle meridionale della Russia (o
"estero vicino") nel Caucaso e nell'Asia centrale. In tale scenario,
la Russia come corridoio energetico verrebbe effettivamente sconvolta
e sfidata, mentre Washington sbloccherebbe il potenziale iraniano
come corridoio energetico primario per il Mar Caspio e sostenitore
delle pipeline iraniane. Parte del successo della Russia come via di
transito dell'energia è dovuta agli sforzi statunitensi d'indebolire
l'Iran, impedendo il transito dell'energia attraverso il territorio
iraniano.

Se l'Iran cambiasse campo, anche l'economia e la sicurezza nazionale
cinesi sarebbe tenute in ostaggio per due motivi. La sicurezza
energetica cinese sarebbe minacciata direttamente per via del fatto
che le riserve energetiche iraniane non sarebbero più sicure e
sarebbero soggette agli interessi geopolitici degli USA. Inoltre,
l'Asia centrale potrebbe anche ri-orientare la sua orbita se
Washington dovesse aprire un canale diretto al mare aperto attraverso
l'Iran.

Così, sia la Russia che la Cina vogliono una alleanza strategica con
l'Iran, come mezzo per parare l'invasione geo-politica di Washington.
La "Fortezza Eurasia" sarebbe vulnerabile senza l'Iran. Questo è il
motivo per cui né la Russia né la Cina potrebbero mai accettare una
guerra contro l'Iran. Se Washington dovesse trasformare l'Iran in un
cliente, allora la Russia e la Cina sarebbero in pericolo.
Fraintendere il sostegno di Cina e Russia alle sanzioni del Consiglio
di Sicurezza dell'ONU

C'è un grande fraintendimento sul passato sostegno russo e cinese alle
sanzioni ONU contro l'Iran. Anche se Pechino e Mosca permisero che le
sanzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite passassero
contro il loro alleato iraniano, lo hanno fatto per motivi strategici
volti a mantenere l'Iran al di fuori dell'orbita di Washington. In
realtà, per gli Stati Uniti sarebbe assai meglio cooptare Teheran come
partner satellitare o minore, che correre rischi inutili e azzardati
di una vera e propria guerra contro gli iraniani. Il sostegno russo e
cinese alle passate sanzioni hanno consentito che una più ampia
frattura emergesse tra l'Iran e Washington. A questo proposito, la
realpolitik è all'opera. Mentre le tensioni irano-statunitensi
aumentano, le relazioni dell'Iran con la Russia e la Cina diventano
più strette e l'Iran consolida sempre più il suo campo con Mosca e
Pechino.
Russia e Cina non avrebbero mai sostenuto delle sanzioni paralizzanti
o qualsiasi forma di embargo economico, che potessero minacciare la
sicurezza nazionale iraniana. Questo è il motivo per cui sia la Cina
che la Russia hanno rifiutato di essere costrette da Washington a
unirsi alle sue nuove sanzioni unilaterali del 2012. I russi hanno
anche messo in guardia l'Unione europea dall'essere la pedina di
Washington, perché sono autolesionistici nel giocare secondo gli
schemi degli Stati Uniti. A questo proposito, la Russia ha commentato
i piani impraticabili e praticamente inefficaci dell'UE per un embargo
petrolifero contro l'Iran. Teheran ha anche fatto simili ammonimenti e
ha respinto l'embargo petrolifero dell'UE come una tattica psicologica
che è destinata a fallire.
La cooperazione russo-iraniana nella sicurezza e nel coordinamento strategico
Nell'agosto 2011, il capo del Consiglio supremo di sicurezza nazionale
dell'Iran, il segretario generale Saaed (Said) Jalili, e il capo del
Consiglio Nazionale di Sicurezza della Federazione Russa, il
segretario Nikolaj Platonovich Patrushev, si incontravano a Teheran
per parlare del programma energetico nucleare iraniano e della
cooperazione bilaterale. La Russia ha voluto aiutare l'Iran ha
respingere le nuove accuse con cui Washington si stava preparando ad
attaccare l'Iran. Poco dopo Patrushev e il suo team russo sono giunti
a Teheran, il ministro degli esteri iraniano, Ali Akbar Salehi,
sarebbe volato a Mosca.
Nel settembre 2011 sia Jalili che Patrushev si sarebbero incontrato di
nuovo, ma questa volta in Russia. Jalili dovrebbe andare a Mosca e poi
attraversare gli Urali per recarsi nella città russa di Ekaterinburg.

L'incontro di Ekaterinburg tra i due ha avuto luogo a margine di un
vertice sulla sicurezza internazionale, ed è stato importante, perché
è stato annunciato che i vertici degli enti di sicurezza nazionale di
Mosca e Teheran si sarebbero d'ora in poi coordinati, organizzando
riunioni regolari, e un protocollo è stato firmato da entrambi a
sostegno di ciò. A Ekaterinburg, sia Jalili che Patrushev hanno anche
tenuto riunioni con la loro controparte cinese, Meng Jianzhu. Il
risultato della riunione sarebbe che Jalili e Jianzhu richiederebbero
misure analoghe da adottare da parte dei consigli di sicurezza
nazionale dell'Iran e della Cina. Cinesi e iraniani avrebbero anche
effettuato degli appelli per l'istituzione di un consiglio di
sicurezza sovranazionale all'interno del Consiglio della Shanghai
Cooperation Organization, per affrontare le minacce comuni a Pechino,
Teheran, Mosca e del resto dell'organizzazione eurasiatica.

Sempre nel settembre 2011, Dmitrij Rogozin, l'inviato russo presso la
NATO, ha annunciato che avrebbe visitato Teheran nel prossimo futuro
per parlare del progetto dello scudo missilistico della NATO, a cui
sia il Cremlino che l'Iran si oppongono; e subito compariva un
articolo che affermava che la Russia, Iran e Cina stamno progettando
la creazione di uno scudo missilistico congiunto. Rogozin, che
nell'agosto 2011 aveva avvertito che la Siria e lo Yemen sarebbero
stati attaccati per poter avviare il confronto con Teheran, avrebbe
risposto agli articoli confutando pubblicamente i piani per la
creazione di un programma per uno scudo missilistico congiunto
sino-russo-iraniano.

Il mese seguente, nell'ottobre del 2011, i ministeri degli affari
esteri di Russia e dell'Iran annunciavano che avrebbero ampliato i
legami in tutti i campi. Poco dopo, nel novembre 2011, l'Iran e la
Russia hanno firmato un accordo di cooperazione e di partnership
strategica tra i loro rispettivi più importanti enti di sicurezza
riguardanti economia, politica, sicurezza, intelligence e
coordinamento. Questo era stato anticipato da un documento su cui
russi e iraniani stavano lavorando da tempo. L'accordo è stato firmato
a Mosca dal segretario generale del Consiglio supremo di sicurezza
dell'Iran, Ali Bagheri (Baqeri), e dal Sottosegretario del Consiglio
di Sicurezza Nazionale della Russia, Evgenij Lukjanov.

Nel novembre 2011, il capo del Comitato per gli affari internazionali
della Duma russa, Konstantin Kosachev, aveva anche annunciato che la
Russia deve fare tutto il possibile per impedire un attacco al vicino
Iran. Alla fine di novembre 2011 è stato anche annunciato, ancora una
volta, che Dmitrij Rogozin avrebbe sicuramente visitato sia Teheran
che Pechino nel 2012. E' stato rivelato che Rogozin e un team di
funzionari russi sarebbero andati in Iran e in Cina per delle
discussioni strategiche sulle strategie collettive contro le minacce
comuni.

La Sicurezza Nazionale della Russia e quella dell'Iran sono legate
Il 12 gennaio 2012, Nikolaj Patrushev ha detto ad Interfax che temeva
che una grande guerra stesse per esplodere e che Tel Aviv stesse
spingendo gli Stati Uniti ad attaccare l'Iran. Ha respinto le pretese
che l'Iran stia fabbricando clandestinamente delle armi nucleari e ha
detto che per anni il mondo aveva sempre sentito dire ad nauseam che
l'Iran avrebbe avuto la bomba atomica la settimana prossima. I suoi
commenti sarebbero stati seguiti da un terribile avvertimento da
Dmitrij Rogozin.

Il 13 gennaio 2012, Rogozin, che il Cremlino annunciava sarebbe
diventato viceprimo ministro russo, ha dichiarato che qualsiasi
tentativo di intervento militare contro l'Iran sarebbe una minaccia
alla sicurezza nazionale della Russia. In altre parole, un attacco a
Teheran è un attacco a Mosca. Nel 2007, Vladimir Putin aveva
sostanzialmente detto la stessa cosa, quando era a Teheran per un
vertice sul Mar Caspio, provocando allarme presso George W. Bush Jr.,
avvertendo che la Terza Guerra Mondiale avrebbe potuto scoppiare per
l'Iran. L'affermazione di Rogozin è semplicemente una dichiarazione di
ciò che è stata la posizione della Russia per tutto questo tempo: se
l'Iran dovesse cadere, la Russia sarebbe in pericolo.

L'Iran è un obiettivo dell'ostilità degli Stati Uniti, non solo per le
sue vaste riserve di energia e risorse naturali, ma a causa di
importanti considerazioni geo-strategiche che lo rendono un trampolino
di lancio strategico contro la Russia e la Cina. Le strade per Mosca e
Pechino passano per Teheran, così come la strada per Teheran passa per
Damasco, Baghdad e Beirut. Né gli USA vogliono controllare il petrolio
e il gas iraniani per mere ragioni economiche o di consumo. Washington
vuole mettere la museruola alla Cina attraverso il controllo della
sicurezza energetica cinese e vuole che le esportazioni energetiche
iraniane siano scambiate in dollari USA, per assicurare l'uso continuo
del dollaro nelle transazioni internazionali.

Inoltre, l'Iran ha stipulato accordi con partner commerciali come la
Cina e l'India, in cui le transazioni commerciali non avranno luogo
con gli euro o i dollari statunitensi. Nel gennaio 2012, sia russi che
gli iraniani hanno sostituito il dollaro con le loro monete nazionali,
rispettivamente il rublo russo e il rial iraniano, nei loro scambi
bilaterali. Questo è un duro colpo economico e finanziario negli Stati
Uniti.

La Siria è al centro delle preoccupazioni sulla sicurezza nazionale
dell'Iran e della Russia

Russia, Cina e Iran supportano fermamente la Siria. L'assedio
diplomatico ed economico contro la Siria è legato alla posta
geo-politica in gioco per il controllo dell'Eurasia. L'instabilità in
Siria è legata all'obiettivo di combattere l'Iran e, infine, di
trasformarlo in un partner degli Stati Uniti contro Russia e Cina.

Il cancellato o ritardato dispiegamento di migliaia di truppe
statunitensi in Israele per Austere Challenge 2012, era volto a far
aumentare la pressione contro la Siria. Sulla base di frammenti di un
rapporto di Voce della Russia, i media russi hanno riferito
erroneamente che Austere Challenge 2012 si sarebbe tenuta nel Golfo
Persico, venendo erroneamente ripresa dagli organi di informazione di
altre parti del mondo. Ciò ha contribuito ha mettere in evidenza il
collegamento iraniano a spese di quelli siriano e libanese. Il
dispiegamento delle truppe statunitensi era rivolto principalmente
contro la Siria, per isolare e contrastare l'Iran. Speculativamente,
la cancellazione o il ritardo delle esercitazioni missilistiche
israelo-statunitensi comprendevano probabilmente attacchi con missili
e razzi non solo dall'Iran, ma anche da Siria, Libano e Territori
palestinesi.

A parte i suoi porti navali in Siria, la Russia non vuole vedere la
Siria utilizzata per re-indirizzare i coordinatori energetici del
bacino del Caspio e del bacino del Mediterraneo. Se la Siria dovesse
cadere, tali rotte verrebbero sincronizzati in modo da riflettere la
nuova realtà geo-politica. A spese dell'Iran, l'energia dal Golfo
Persico potrebbe anche essere dirottata verso il Mediterraneo
attraverso Libano e Siria, nel Levante.

Mahdi Darius Nazemroaya - Strategic Culture Foundation

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

martedì 6 dicembre 2011

The Indipendent: "La guerra all’Iran è già cominciata. Ed è una follia..."

La guerra all’Iran è già cominciata. Ed è una follia

Sulla base di un dossier debole e ambiguo come l’ultimo rapporto dell’AIEA, i capi dell’intelligence in Occidente parlano apertamente di azioni per sabotare il programma nucleare iraniano e di rivolte per rovesciare il regime, in un’escalation che potrebbe rivelarsi un terribile boomerang, e di cui l’assalto all’ambasciata britannica a Teheran è soltanto un episodio – scrive il giornalista Paul Vallely

***

Per me una delle caratteristiche più imbarazzanti di Internet è che, di tanto in tanto, mi trovo ad essere confuso con un omonimo. Paul E. Vallely non sono io. Si tratta di un ex general maggiore statunitense, che attualmente è analista militare di Fox News, il canale satellitare scandalosamente di destra appartenente a Rupert Murdoch. Fra l’altro, egli vuole bombardare l’Iran, cosa che decisamente io non voglio.

C’è qualcosa di profondamente inquietante nel deterioramento dei rapporti tra l’Occidente e l’Iran negli ultimi giorni. William Hague (il ministro degli esteri britannico (N.d.T.) ) si è attenuto perfettamente al protocollo esistente nell’espellere tutti i diplomatici iraniani dalla Gran Bretagna dopo che una folla inferocita aveva saccheggiato l’ambasciata britannica a Teheran. Ma ciò che è “appropriato” non è sempre saggio.

I rapporti anglo-iraniani da lungo tempo sono improntati alla paranoia. Un vecchio proverbio persiano avverte: “Se inciampi in una pietra in mezzo alla strada, è stata messa lì da un inglese”. Le memorie britanniche possono risalire al 1989, quando l’allora Guida suprema dell’Iran, l’Ayatollah Khomeini, emise una fatwa ordinando ai musulmani di uccidere Salman Rushdie per il suo romanzo blasfemo “I versetti satanici”. Ma i ricordi persiani risalgono ancora più indietro nel tempo.

Fu l’MI6, insieme alla CIA, ad orchestrare nel 1953 il rovesciamento del popolare primo ministro Mohammad Mosaddeq, laico e democraticamente eletto. Egli aveva introdotto importanti riforme sociali, ma aveva avuto anche l’ardire di nazionalizzare l’industria petrolifera ai danni della compagnia britannica che sarebbe poi divenuta la BP. Negli anni ‘60 e ‘70 la Gran Bretagna ha sostenuto lo Scià di Persia, un uomo il cui regime si basava sulla polizia segreta e la tortura, ma che era visto come un credibile contrappeso all’influenza sovietica.

E le cose continuarono così. La Gran Bretagna ha sempre appoggiato il leader sbagliato. Abbiamo favorito Saddam Hussein nella guerra Iran-Iraq. Abbiamo deriso il sindaco reazionario di Teheran, Mahmoud Ahmadinejad, a tal punto che quando è stato eletto presidente, un’altra Guida suprema, l’Ayatollah Khamenei, ha parlato di quello inglese come del “più malvagio” dei diplomatici. Nel 2009, il canale persiano del BBC World Service ha irritato Teheran a tal punto che chiunque venisse intervistato da questo canale è stato perseguitato o arrestato. Durante le proteste post-elettorali di quell’anno, un membro dello staff iraniano dell’ambasciata britannica è stato incarcerato. Durante l’anno passato, l’Iran non ha avuto nessun ambasciatore a Londra e non ha spiegato i motivi del posto vacante.

Così l’assunzione da parte della Gran Bretagna di un ruolo guida dell’opinione pubblica internazionale contro il programma nucleare di Teheran – sostenendo che l’obiettivo di tale programma non sarebbe la produzione di combustibile nucleare, ma di armi nucleari – viene percepita in Iran nel contesto di una lunga storia di perfidia inglese. Londra è vista come un tirapiedi che raccoglie informazioni di intelligence per conto di Washington, che non ha un’ambasciata a Teheran. La Gran Bretagna è “il Piccolo Satana”, in contrasto con gli Stati Uniti che sono “il Grande Satana”.

Fu il Piccolo Interventista Tony Blair che per primo diede inizio alle sanzioni contro l’Iran. E l’accumulo di ostilità ha snervanti analogie con le ragioni a favore della guerra evocate da Blair e George Bush contro l’Iraq. Abbiamo un altro dubbio dossier, sotto forma del rapporto dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, che sostiene che l’Iran starebbe sviluppando armi nucleari, ma lo dice in gran parte sulla base di informazioni di intelligence che si fermano al 2003. Esso si basa sui documenti di un computer portatile, trovato nel 2004 dagli israeliani, la cui affidabilità suscitò un profondo scetticismo tra i servizi segreti occidentali all’epoca. Lo scienziato straniero che si dice avrebbe lavorato alla costruzione di una bomba con gli iraniani si è rivelato essere invece un esperto in nanotecnologie. E un ex ispettore capo dell’AIEA ha affermato che il tipo di camera di detonazione a cui si fa riferimento nel rapporto non potrebbe essere utilizzato in un test nucleare.

Su dati come questi si basa lo strepito dei falchi e il rullare dei tamburi delle sanzioni. I capi dell’intelligence pubblicamente dicono cose come “l’Occidente deve ricorrere a operazioni sotto copertura per sabotare il programma nucleare iraniano”. I politici pronunciano velate minacce di un attacco militare usando parole ambigue come “tutte le opzioni sono sul tavolo”. Scusatemi, ma sembra proprio di rivedere il film dell’Iraq.

Naturalmente, alcuni leader politici di Teheran vogliono realmente la bomba. Ma non è difficile capire perché. Tutti gli altri paesi nella regione ne hanno una: Israele, Pakistan, India e Russia. Le armi nucleari USA hanno Teheran nel loro raggio d’azione.

Ma l’Iran è un grande paese, politicamente sofisticato, in cui la struttura del parlamento, del presidente, dei consigli e delle assemblee di esperti religiosi, crea un sistema di pesi e contrappesi in cui il cambiamento è possibile. I riformatori hanno a volte esercitato la loro influenza nell’ambito di questo pluralismo politico. L’establishment iraniano è frammentato in fazioni, un terzo dei deputati non ha votato per il provvedimento di declassamento diplomatico dei rapporti tra l’Iran e la Gran Bretagna all’inizio della scorsa settimana. Ma sono proprio le fazioni più reazionarie e conservatrici che vengono rafforzate dalla bellicosità dell’Occidente.

E non illudetevi, la guerra è già cominciata. Aggressivi virus informatici hanno neutralizzato le centrifughe nucleari iraniane lo scorso anno. Due dei principali fisici nucleari dell’Iran sono stati assassinati, e un terzo è stato ferito da sicari motorizzati. La decisione del Regno Unito di congelare 1,6 miliardi di dollari di beni iraniani – decisione che ha provocato la violenza presso l’ambasciata britannica – è stata il quarto round di sanzioni. Falchi, come il mio omonimo a cui accennavo all’inizio, parlano apertamente di schierare droni senza pilota contro le centrali nucleari e di provocare una rivolta contro il governo di Teheran. E ora ecco lo strepito dell’UE sulla necessità di non cedere “alle intimidazioni e al teppismo dell’Iran”. La sardonica risata proveniente da Teheran riflette un’inasprita determinazione nazionalista e un incremento dell’ostilità nei confronti dell’Occidente.

Ciò che serve è esattamente l’opposto. Invece di alimentare una mentalità da assedio a Teheran, dovremmo trovare il modo di tenere aperto il dialogo attraverso il commercio e lo scambio culturale, come Washington fa con il Pakistan, le cui armi nucleari non sembrano aver provocato nessuna minaccia di attacco da parte degli Stati Uniti.

Vi è poi un’altra considerazione. L’Iran è il secondo produttore mondiale di petrolio e gas (cosa che ci fa chiedere perché abbia bisogno di esercitare il suo “diritto inalienabile” a produrre combustibile nucleare.) La settimana scorsa, l’Unione Europea ha raggiunto un accordo di principio per imporre un embargo petrolifero contro l’Iran. Ma ha rinviato qualsiasi decisione dettagliata a metà gennaio, al fine di concedere a paesi come l’Italia, la Spagna e la Grecia – che importano grandi quantità di petrolio iraniano – il tempo per trovare forniture alternative dall’Arabia Saudita e dalla Libia.

Ma cosa succederebbe se l’Iran dovesse ribaltare la situazione ed interrompere le esportazioni di petrolio verso l’Europa, concentrandosi sulle sue massicce forniture a India e Cina? Con l’Europa già in subbuglio economico, ciò potrebbe creare un altro shock petrolifero della portata di quelli degli anni ‘70, che depressero l’economia mondiale, innescarono un crollo del mercato azionario, spinsero in alto l’inflazione e portarono a un’ondata di disoccupazione che ha rovesciato interi governi.

Oppure Teheran potrebbe annunciare un embargo petrolifero selettivo contro Gran Bretagna, Francia e Germania – lasciando indenni i suoi maggiori clienti in Europa meridionale. I mercati hanno già anticipato questa possibilità: il petrolio è salito di 2 dollari in un solo giorno dopo l’assalto all’ambasciata britannica, e i futures petroliferi sono cresciuti del 4 per cento in una settimana.

Questa corsa alla follia potrebbe rivelarsi un terribile boomerang in mille modi. Se avessimo una memoria storica lunga come quella degli iraniani ne saremmo consapevoli.

Paul Vallely

Giornalista e saggista britannico; è specializzato in questioni africane e legate allo sviluppo; scrive abitualmente sul quotidiano “The Independent”

(Traduzione di Roberto Iannuzzi)


--------------------------------------------------------------------------------
Fonte - Original Version: War on Iran has begun. And it is madness
http://www.independent.co.uk/opinion/commentators/paul-vallely-war-on-iran-has-begun-and-it-is-madness-6272039.html

Fonte secondaria: http://www.medarabnews.com/2011/12/06/la-guerra-all%e2%80%99iran-e-gia-cominciata-ed-e-una-follia/



.................


Notizia di Cronaca aggiunta:

Zero Hedge Seconda esplosione a Ishafan riportata dal "The Australian"Mentre la notizia non è stata captata da nessuna delle reti principali, la corrispondente dell’Australian a Gerusalemme, Sheera Frankel, ha riportato qualcosa di piuttosto inquietante: “Tutti gli occhi sono su Israele dopo il secondo attacco sull'Iran. Nubi di fumo salivano dalla città di Isfahan – prova del fatto che gli ultimi attacchi contro il presunto programma di armi nucleari iraniano abbiano colpito nel segno.” Riferiremo il resto della notizia in caso venisse confermata da qualsiasi altra agenzia stampa, in quanto se fosse vera significherebbe che ciò che accade dietro le quinte non è più in ombra.

martedì 11 gennaio 2011

Il Kirghistan dove tutti comandano (tranne chi ci vive) povero popolo kirghiso….



Il Kighistan o Kirghizistan  è una repubblica presidenziale del centro ASIA è si trova tra la Cina ed il Kazakistan, l’Usbekistan e il Tagikistan. Un paese spettacolare di altipiani laghi e montagne mozzafiato, è pieno di tante etnie perché al tempo della seconda guerra mondiale era stato usato per deportarci tutti i dissidenti o comunque chiunque non era d’accordo con il regime sovietico. Infatti, specialmente nelle città, (bischkek, osh, karacol) si possono trovare, turchi, tedeschi, russi, usbeki, tagiki, kazaki, tatari, armeni, estoni, mongoli, ecc mentre nei campi invece è facile trovare  i famosi dungani (popolazione di matrice cinese).
I kirghisi sono un popolo di origine nomade, fondamentalmente nel loro sangue non vi è nessuna idea di nazione in quanto popolo, se non quella imposta territorialmente dal loro fondatore, che  raggruppo le tribù di quel tempo nel territorio della “Kirghisia”.

Il loro capo si chiamava MANAS a cui è stato dedicato l’aeroporto di bisckek.  Un popolo che coltivava solo quello che serviva, raccoglieva solo per mangiare, non creava immondizia solo per produrre consumismo… e poi immondizia.
Quando ci fu l’annessione sotto l’URSS 1918 a questo popolo fu imposto il dogma del lavoro ad orario; un popolo che si alzava dalle loro tende particolari, per guardare l’alba, portare in giro i montoni, e godersi la vita con i propri figli magari davanti al lago di Issu Kull (un incredibile grande lago caldo vicino a Karacol). L’imposizione di mettere tutto in comune (comunismo) quando per loro già era tutto in comune ossia la natura, è stata una delle violenze più tragiche che questo popolo abbia potuto subire. Ma il Kirghistan era ed è il crocevia che porta fino in Afganistan asse nord sud (guerra dei russi per conquistare l’afagnistan persa miseramente) e allo stesso tempo sull’asse est ovest passando sempre per il Kirghistan  da Narin (altra città) che collega la Cina all’Uzbekistan. Ricordiamo che la famosa via della seta passava proprio di qua.

Ora questo territorio e questo popolo di grande profondità e schiettezza di grande ospitalità è stato sempre usato e raggirato da chiunque, proprio perché loro stessi non hanno mai avuto l’idea di nazione anche se l’idea identitaria è molto forte  ma questa non è vista come nazione ma solo soggettiva ed antropologica, la “sovrastruttura organizzativa stato” quasi gli sta stressa po9che la loro libertà è superiore. L’assenza del concetto di possesso di nazione e patriottismo e al contempo l’idea di essere solo  ospiti e fruitori di una natura (popolo nomade) ha determinato e deciso il loro futuro. Questa loro “semplicità” e schiettezza è stata ed è usata in maniera bieca e perversa da tutti facendo del Kirghistan una terra allo stesso momento di nessuno e di tutti e tanto meno dei kirghisi stessi. In altri termini nessuno in quel posto geografico vuole che si autodetermini un governo forte.
 
Gli stessi kirghisi non sono padroni del loro territorio; per esempio, la stessa URSS negli anni della ricerca atomica ha sotterrato ad insaputa degli stessi kirghisi, tranne qualche governatore corrotto, tonnellate di scorie radioattive nelle vecchie miniere nelle montagne centrali (ma chi è che ha il coraggio di dirlo, di verificarlo e soprattutto l’interesse di farlo?). Ma tornado ai giorni nostri, una gestione politica dei precedenti governatori per esempio Bakief (che si dice che abbia avi  dungani cinesi)  ha dato le terre specialmente del sud (quasi tutte di stato) ai  dungani (lavoratori staccanovisti) negandole ai veri kirghisi che invece lavorano per quello che serve. (innescando un odio razziale per fortuna limitato).
 
La vecchia URSS, per un politica di sicurezza, si sa che costruiva le fabbriche, soprattutto quelle dei mezzi militari, nelle varie repubbliche, per cui ogni repubblica faceva un pezzo, ma non sapeva per cosa serviva e comunque non aveva la conoscenza della tecnologia completa; il risultato tradotto  ad oggi è quello che non vi è una seria tradizione scientifica ed ingegneristica in questi paesi il Kirghistan in testa. Non hanno una conoscenza tale da essere autonomi  
tecnologicamente per cui dipendono in tutto e per tutto dall’estero, solitamente dalla Russia, dalla Cina e adesso purtroppo anche dall’America.  La tecnologia diffusa (salvo le nuove costruzioni ed i centri commerciali fatte dai turchi e qualche italiano) è ferma praticamente agli anni 60, anche se però hanno il cellulare, il navigatore ma sono senza strade (l’ipocrisia del capitalismo).
Quando nel 1990 ci fu la perestroica queste repubbliche furono liberate e abbandonate a se stesse.

Si dichiararono indipendenti, con grande euforia, ma l’indipendenza di fatto nascondeva tanti rischi, tra cui la corruzione, l’alcolismo, analfabetizzazione di ritorno ecc; quando un popolo ha sempre obbedito  a degli ordini, nel sangue ha la liberta di nomade e non è stato aiutato ad autogovernarsi cadrà facilmente nelle mani della prima sirena che promette benessere (finto). Infatti lo zampino americano (ma anche quello dei neocapitalisti russi)  non tardo molto ad arrivare,  nel 2001 arrivarono (dopo l’attacco alle torri gemelle fatto dai servizi segreti americani, opss scusate, dai terroristi talebani) in virtù ed in nome della garanzia per la sicurezza mondiale (per altro da nessuno richiesta),  si sono sentiti autorizzati a fare di tutto e di più, tramite qualche regalino misero piede in Kirghistan il mediterraneo dell’Asia. Ora  ad un popolo lasciato: senza governo e nella miseria più totale lo specchietto dei dollari americani (con l’illusione del benessere del capitalismo) fece subito effetto. Infatti in cambio di circa 200 milioni di dollari all’anno, hanno concesso agli americani l’uso dell’aeroporto di MANAS come base aerea logistica per il l’Afganistan. L’America come si sa esporta democrazie e attraverso varie agenzie come  l’ONU (citazione a caso) di fatto con la scusa di fare miserabili opere di controllo e beneficenza di facciata di fatto pagava la rivoluzione dei tulipani, affinchè in kirghistan non ci sia tranquillità, pagando proprio la presenza fisica in piazza a giornata per persona   100 com  (circa 2 euro – Com  moneta locale si legge SOM).

L’America ma anche la Russia non ha nessun interesse che il Kirghistan si autogoverni seriamente, poiché il territorio di nessuno dove non ci sono regole o se ci sono nessuno ti chiede di rispettarle è comodo per fare quello che si vuole. La situazione di destabilizzazione politica è una bene per i potenti del mondo ma è un danno in tutti i sensi per il popolo kirghiso a cominciare, per esempio che tutti gli investitori stanno scappando (turchi, tedeschi, italiani, svizzeri, russi, ecc).
Ma non è finita qui, perché come sappiamo nell’economia  e geopolitica mondiale, per la Russia avere una base americana sotto l’inguine non è la cosa più bella del mondo. L’America, nella sua più alta e nobile democrazia, infatti, non accetterà mai di andare via dal kirghistan, punto logistico  per continuare a difendere gli interessi petroliferi in Afganistan opss scusate volevo dire  per  cercare i terroristi talebani e portare la democrazia in Afganistan. In oltre questo è punto strategico per il nuovo grande nemico che è la Cina (che ha già in possesso il 20%del debito pubblico americano).

La Bielorussia, ha già fatto una specie di mercato comune doganale insieme alla Russia e al Kazakistan, lasciando fuori l’infedele Kirghistan (svenduto ai dollari) che ha dato in affitto la base aereonautica agli americani. L’aver lasciato fuori il kirghistan ha messo ancora più inginocchio il paese infatti mentre prima era meta di passaggio doganale (ricordiamo che il più grande mercato “Dordoi” dell’Asia centrale era proprio a Bisckek ma dopo questo accordo sta praticamente chiudendo…)  
Con questo accordo il kirghistan si trova con due cappi al collo; da un lato la Russia gli ha chiesto di entrare nel mercato comune doganale, ma solo a condizione di far uscire gli americani… dall’altro l’America gli fa l’occhiolino con i dollari e foraggia alcuni deputati (sempliciotti) per fare rimanere le cose come sono ossia il caos.

Nel frattempo avendo cacciato Bakief con una seconda rivoluzione, nel 2010, sempre pagata dagli americani attraverso le organizzazioni umanitarie, ma stavolta la presenza era pagata fino a 1000 Som a testa, si aggiungono nuovi situazioni complicate, in quanto la stessa Russia, che in un primo momento voleva mandare gli aiuti umanitari ( ricordiamo il massacro del sud circa 2000 morti, 200 ufficiali, dove Bakief stesso pago dei cecchini terroristi per sparare sul “suo” popolo) di fatto si è fatta in dietro perché la neo presidentessa Otumbaeva voleva trasformare la repubblica “presidenziale” in “repubblica parlamentare”, cosa non gradita a nessun paese asiatico di stampo dittatoriale-famigliare.
 
Non esiste mettere un seme di libertà in centro Asia è un concetto troppo alto che può provocare gravi disordini in quanto le popolazioni non sono ancora mature per una democrazia reale (invece in europa?).  Nonostante ciò la Otumbaeva è riuscita nel suo intento, con il referendum è riuscita a cambiare la costituzione, ma dopo le lezioni, il governo tardava a formarsi, infatti è stato realizzato solo dopo circa 8/9 mesi poiché i poteri ed i finanziatori delle varie fazioni, che ci sono dietro non si mettevano d’accordo.

Il capitalismo imperante intanto si fa sempre più presente, aumentano continuamente i prezzi di ogni cosa, l’istruzione è sempre più lasciata alla volontà personale e alle proprie forze economiche, la corruzione è a tutti i livelli, e le politiche di sviluppo del paese praticamente non esistono. Tutto è lasciato alle imprese turche, ai Canadesi  che si prendo quel poco oro che resta, il mercato di abbigliamento e alimentari e come al solito è in mano ai cinesi, il petrolio è in mano ai russi e a Gazprom, una certa mafia ceceno-kirghisa che detiene il mercato del cambio e del pizzo, un po’ di casinò per dare l’illusione di potersi arricchire e poi vodka a volontà.

In tutto questo contesto geo-politico-economico  l’ultimo problema sono i poveri kirghisi che soffrono condizioni  di estrema di povertà.  


--
Distinti Saluti
Giuseppe Turrisi Salvatore
Tel. 3938424644
e-mail giuseppeturrisi@leonardo.it