Visualizzazione post con etichetta Gran Bretagna. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Gran Bretagna. Mostra tutti i post

martedì 6 dicembre 2011

The Indipendent: "La guerra all’Iran è già cominciata. Ed è una follia..."

La guerra all’Iran è già cominciata. Ed è una follia

Sulla base di un dossier debole e ambiguo come l’ultimo rapporto dell’AIEA, i capi dell’intelligence in Occidente parlano apertamente di azioni per sabotare il programma nucleare iraniano e di rivolte per rovesciare il regime, in un’escalation che potrebbe rivelarsi un terribile boomerang, e di cui l’assalto all’ambasciata britannica a Teheran è soltanto un episodio – scrive il giornalista Paul Vallely

***

Per me una delle caratteristiche più imbarazzanti di Internet è che, di tanto in tanto, mi trovo ad essere confuso con un omonimo. Paul E. Vallely non sono io. Si tratta di un ex general maggiore statunitense, che attualmente è analista militare di Fox News, il canale satellitare scandalosamente di destra appartenente a Rupert Murdoch. Fra l’altro, egli vuole bombardare l’Iran, cosa che decisamente io non voglio.

C’è qualcosa di profondamente inquietante nel deterioramento dei rapporti tra l’Occidente e l’Iran negli ultimi giorni. William Hague (il ministro degli esteri britannico (N.d.T.) ) si è attenuto perfettamente al protocollo esistente nell’espellere tutti i diplomatici iraniani dalla Gran Bretagna dopo che una folla inferocita aveva saccheggiato l’ambasciata britannica a Teheran. Ma ciò che è “appropriato” non è sempre saggio.

I rapporti anglo-iraniani da lungo tempo sono improntati alla paranoia. Un vecchio proverbio persiano avverte: “Se inciampi in una pietra in mezzo alla strada, è stata messa lì da un inglese”. Le memorie britanniche possono risalire al 1989, quando l’allora Guida suprema dell’Iran, l’Ayatollah Khomeini, emise una fatwa ordinando ai musulmani di uccidere Salman Rushdie per il suo romanzo blasfemo “I versetti satanici”. Ma i ricordi persiani risalgono ancora più indietro nel tempo.

Fu l’MI6, insieme alla CIA, ad orchestrare nel 1953 il rovesciamento del popolare primo ministro Mohammad Mosaddeq, laico e democraticamente eletto. Egli aveva introdotto importanti riforme sociali, ma aveva avuto anche l’ardire di nazionalizzare l’industria petrolifera ai danni della compagnia britannica che sarebbe poi divenuta la BP. Negli anni ‘60 e ‘70 la Gran Bretagna ha sostenuto lo Scià di Persia, un uomo il cui regime si basava sulla polizia segreta e la tortura, ma che era visto come un credibile contrappeso all’influenza sovietica.

E le cose continuarono così. La Gran Bretagna ha sempre appoggiato il leader sbagliato. Abbiamo favorito Saddam Hussein nella guerra Iran-Iraq. Abbiamo deriso il sindaco reazionario di Teheran, Mahmoud Ahmadinejad, a tal punto che quando è stato eletto presidente, un’altra Guida suprema, l’Ayatollah Khamenei, ha parlato di quello inglese come del “più malvagio” dei diplomatici. Nel 2009, il canale persiano del BBC World Service ha irritato Teheran a tal punto che chiunque venisse intervistato da questo canale è stato perseguitato o arrestato. Durante le proteste post-elettorali di quell’anno, un membro dello staff iraniano dell’ambasciata britannica è stato incarcerato. Durante l’anno passato, l’Iran non ha avuto nessun ambasciatore a Londra e non ha spiegato i motivi del posto vacante.

Così l’assunzione da parte della Gran Bretagna di un ruolo guida dell’opinione pubblica internazionale contro il programma nucleare di Teheran – sostenendo che l’obiettivo di tale programma non sarebbe la produzione di combustibile nucleare, ma di armi nucleari – viene percepita in Iran nel contesto di una lunga storia di perfidia inglese. Londra è vista come un tirapiedi che raccoglie informazioni di intelligence per conto di Washington, che non ha un’ambasciata a Teheran. La Gran Bretagna è “il Piccolo Satana”, in contrasto con gli Stati Uniti che sono “il Grande Satana”.

Fu il Piccolo Interventista Tony Blair che per primo diede inizio alle sanzioni contro l’Iran. E l’accumulo di ostilità ha snervanti analogie con le ragioni a favore della guerra evocate da Blair e George Bush contro l’Iraq. Abbiamo un altro dubbio dossier, sotto forma del rapporto dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, che sostiene che l’Iran starebbe sviluppando armi nucleari, ma lo dice in gran parte sulla base di informazioni di intelligence che si fermano al 2003. Esso si basa sui documenti di un computer portatile, trovato nel 2004 dagli israeliani, la cui affidabilità suscitò un profondo scetticismo tra i servizi segreti occidentali all’epoca. Lo scienziato straniero che si dice avrebbe lavorato alla costruzione di una bomba con gli iraniani si è rivelato essere invece un esperto in nanotecnologie. E un ex ispettore capo dell’AIEA ha affermato che il tipo di camera di detonazione a cui si fa riferimento nel rapporto non potrebbe essere utilizzato in un test nucleare.

Su dati come questi si basa lo strepito dei falchi e il rullare dei tamburi delle sanzioni. I capi dell’intelligence pubblicamente dicono cose come “l’Occidente deve ricorrere a operazioni sotto copertura per sabotare il programma nucleare iraniano”. I politici pronunciano velate minacce di un attacco militare usando parole ambigue come “tutte le opzioni sono sul tavolo”. Scusatemi, ma sembra proprio di rivedere il film dell’Iraq.

Naturalmente, alcuni leader politici di Teheran vogliono realmente la bomba. Ma non è difficile capire perché. Tutti gli altri paesi nella regione ne hanno una: Israele, Pakistan, India e Russia. Le armi nucleari USA hanno Teheran nel loro raggio d’azione.

Ma l’Iran è un grande paese, politicamente sofisticato, in cui la struttura del parlamento, del presidente, dei consigli e delle assemblee di esperti religiosi, crea un sistema di pesi e contrappesi in cui il cambiamento è possibile. I riformatori hanno a volte esercitato la loro influenza nell’ambito di questo pluralismo politico. L’establishment iraniano è frammentato in fazioni, un terzo dei deputati non ha votato per il provvedimento di declassamento diplomatico dei rapporti tra l’Iran e la Gran Bretagna all’inizio della scorsa settimana. Ma sono proprio le fazioni più reazionarie e conservatrici che vengono rafforzate dalla bellicosità dell’Occidente.

E non illudetevi, la guerra è già cominciata. Aggressivi virus informatici hanno neutralizzato le centrifughe nucleari iraniane lo scorso anno. Due dei principali fisici nucleari dell’Iran sono stati assassinati, e un terzo è stato ferito da sicari motorizzati. La decisione del Regno Unito di congelare 1,6 miliardi di dollari di beni iraniani – decisione che ha provocato la violenza presso l’ambasciata britannica – è stata il quarto round di sanzioni. Falchi, come il mio omonimo a cui accennavo all’inizio, parlano apertamente di schierare droni senza pilota contro le centrali nucleari e di provocare una rivolta contro il governo di Teheran. E ora ecco lo strepito dell’UE sulla necessità di non cedere “alle intimidazioni e al teppismo dell’Iran”. La sardonica risata proveniente da Teheran riflette un’inasprita determinazione nazionalista e un incremento dell’ostilità nei confronti dell’Occidente.

Ciò che serve è esattamente l’opposto. Invece di alimentare una mentalità da assedio a Teheran, dovremmo trovare il modo di tenere aperto il dialogo attraverso il commercio e lo scambio culturale, come Washington fa con il Pakistan, le cui armi nucleari non sembrano aver provocato nessuna minaccia di attacco da parte degli Stati Uniti.

Vi è poi un’altra considerazione. L’Iran è il secondo produttore mondiale di petrolio e gas (cosa che ci fa chiedere perché abbia bisogno di esercitare il suo “diritto inalienabile” a produrre combustibile nucleare.) La settimana scorsa, l’Unione Europea ha raggiunto un accordo di principio per imporre un embargo petrolifero contro l’Iran. Ma ha rinviato qualsiasi decisione dettagliata a metà gennaio, al fine di concedere a paesi come l’Italia, la Spagna e la Grecia – che importano grandi quantità di petrolio iraniano – il tempo per trovare forniture alternative dall’Arabia Saudita e dalla Libia.

Ma cosa succederebbe se l’Iran dovesse ribaltare la situazione ed interrompere le esportazioni di petrolio verso l’Europa, concentrandosi sulle sue massicce forniture a India e Cina? Con l’Europa già in subbuglio economico, ciò potrebbe creare un altro shock petrolifero della portata di quelli degli anni ‘70, che depressero l’economia mondiale, innescarono un crollo del mercato azionario, spinsero in alto l’inflazione e portarono a un’ondata di disoccupazione che ha rovesciato interi governi.

Oppure Teheran potrebbe annunciare un embargo petrolifero selettivo contro Gran Bretagna, Francia e Germania – lasciando indenni i suoi maggiori clienti in Europa meridionale. I mercati hanno già anticipato questa possibilità: il petrolio è salito di 2 dollari in un solo giorno dopo l’assalto all’ambasciata britannica, e i futures petroliferi sono cresciuti del 4 per cento in una settimana.

Questa corsa alla follia potrebbe rivelarsi un terribile boomerang in mille modi. Se avessimo una memoria storica lunga come quella degli iraniani ne saremmo consapevoli.

Paul Vallely

Giornalista e saggista britannico; è specializzato in questioni africane e legate allo sviluppo; scrive abitualmente sul quotidiano “The Independent”

(Traduzione di Roberto Iannuzzi)


--------------------------------------------------------------------------------
Fonte - Original Version: War on Iran has begun. And it is madness
http://www.independent.co.uk/opinion/commentators/paul-vallely-war-on-iran-has-begun-and-it-is-madness-6272039.html

Fonte secondaria: http://www.medarabnews.com/2011/12/06/la-guerra-all%e2%80%99iran-e-gia-cominciata-ed-e-una-follia/



.................


Notizia di Cronaca aggiunta:

Zero Hedge Seconda esplosione a Ishafan riportata dal "The Australian"Mentre la notizia non è stata captata da nessuna delle reti principali, la corrispondente dell’Australian a Gerusalemme, Sheera Frankel, ha riportato qualcosa di piuttosto inquietante: “Tutti gli occhi sono su Israele dopo il secondo attacco sull'Iran. Nubi di fumo salivano dalla città di Isfahan – prova del fatto che gli ultimi attacchi contro il presunto programma di armi nucleari iraniano abbiano colpito nel segno.” Riferiremo il resto della notizia in caso venisse confermata da qualsiasi altra agenzia stampa, in quanto se fosse vera significherebbe che ciò che accade dietro le quinte non è più in ombra.

mercoledì 16 giugno 2010

Ecologia profonda e.. l'inciviltà delle macchine... secondo Vandana Shiva

"In Gran Bretagna, durante la stesura degli enclosure acts, Tommaso Moro scrisse: "Le pecore mangiano gli uomini". Si riferiva al passaggio dalla terra coltivata per le necessità e il sostentamento degli uomini a quella destinata all'allevamento per produrre la lana e il materiale grezzo finalizzati al profitto dei proprietari terrieri e delle fabbriche. I contadini furono sradicati e nacque una nuova poverta'. La terra, che fino ad allora aveva nutrito le persone, era ora destinata ad alimentare le fabbriche.

Oggi sono le macchine che mangiano gli uomini. La terra é destinata alla costruzione di parcheggi, di autostrade, di cavalcavia e di fabbriche automobilistiche. L'estrazione del ferro e della bauxite da cui si ricavano l'acciaio e l'alluminio sta distruggendo la terra e l'ecosistema. Le trivellazioni per estrarre il petrolio stanno divorando altra terra. Le macchine mangiano la terra e gli ecosistemi. E le emissioni dei combustibili fossili l'atmosfera...."
Tratto da: Vandana Shiva, Ritorno alla terra, Fazi, Roma 2009, pp. 79-80.

Vandana Shiva, scienziata e filosofa indiana, direttrice di importanti istituti di ricerca e docente nelle istituzioni universitarie delle Nazioni Unite, impegnata non solo come studiosa ma anche come militante nella difesa dell'ambiente e delle culture native, é oggi tra i principali punti di riferimento dei movimenti ecologisti, femministi, di liberazione dei popoli, di opposizione a modelli di sviluppo oppressivi e distruttivi, e di denuncia di operazioni e programmi scientifico-industriali dagli esiti pericolosissimi.
(Da Telegrammi della Nonviolenza)

................

Altri articoli su Vandana Shiva:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=vandana+shiva

sabato 12 giugno 2010

Rubrica d'ascolto scolastico: "I giovani, la libertà espressiva e la Legge Bavaglio"

Ciao Paolo,
oggi ti propongo un articolo da me scritto in merito all'approvazione della "Legge Bavaglio".
............

In questi giorni non si fa altro che parlare della cosi soprannominata "Legge Bavaglio", che ha investito come un uragano la Stampa Italiana. Molti quotidiani quest'oggi hanno paradossalmente manifestato per l'ultima volta la loro libertà di stampa protestando con pagine lasciate in bianco come nel caso de "La Repubblica", mentre altri giornali hanno optato per comunicati stampa scritti in forma di necrologio.

Sì perchè, da questo momento, si sancisce la morte della stampa libera per la quale si è lottato per molti anni nel corso della storia.

La libertà di parola vede le sue origini già nell'Antica Grecia dove con il nome di "parresia" si indicava la libertà di parola nelle assemblee. Secondo gli antichi Greci infatti, per dire la verità occorreva dire tutto quello che si aveva nella mente da qui l'etimologia del termine "parresia " da pan (tutto) e rhesia (ciò che viene detto).
Da oggi in poi invece molte notizie saranno omesse per la tutela della privacy ( di personaggi che per assurdo hanno deciso di essere personaggi pubblici).

Sia chiaro, molto spesso io stessa come molti altri cittadini, sono stata infastidita dall'eccessivo accanimento della stampa sempre a caccia di scoop, foto imbarazzanti e di storie vere o presunte su politici, escorts e chi ne ha più ne metta. In questo caso, il temuto bavaglio sulla bocca logorroica dei giornalisti partenopei sarebbe una sorta di contrappasso come effetto bumerang contro l'abuso eccessivo della libertà di stampa.
Ma come va la situazione nel resto del mondo?

La Gran Bretagna, ad esempio, è una delle nazioni in cui si stampa il più alto numero di quotidiani e settimanali,ma a differenza dell'Italia in cui ad andare per la maggiore sono i grandi quotidiani di informazione come "Repubblica" e "Il Corriere della Sera", gli inglesi preferiscono sollazzarsi con notizie decisamente più "leggere", spesso frivole.
Il pungente"humor" inglese è fin troppo noto e non a caso i giornali più venduti in Gran Bretagna, infatti, sono i così detti TABLOIDS, quotidiani che sostituiscono gossip e cronaca rosa a economia e politica.
Il "Daily Mail" o il "The Sun" sono sempre impegnati in prima linea nella diffusione di foto shock, scandali di ogni genere e rivelazioni esclusive meglio su personaggi famosi, meglio se membri della "Royal Family" (la famiglia reale).

Nella classifica dei paesi con maggior libertà di espressione però, la Gran Bretagna compare al 21° posto, seguita dagli Stati Uniti, mentre l'Italia si trova solo al 49° posto e sembra destinata a scendere ancora più giù in seguito ai recenti sviluppi.

Ovviamente non bisogna pensare alla Gran Bretagna come ad un "paese dei balocchi" dove si può dire e fare ciò che si vuole. Anche qui infatti i giornalisti hanno dovuto fronteggiare negli ultimi tempi la così detta "Libel Law" ossia una legge anti-diffamazione. Che dire.. tutto il mondo è paese!

Denise Severa