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domenica 10 aprile 2011

Bioregionalisti, ecologisti e civici... Biodiversità ed intelligenza per l'unione...



Sabato 9 aprile 2011 (pomeriggio) ho partecipato, finchè ho potuto, ad un incontro a Bologna della Rete Ecologista e Civica, di cui avevo avuto notizia da Paolo D'Arpini.

Si è partiti subito da una constatazione molto vera, a mio parere e cioè che esiste una miriade di gruppi e gruppetti di natura ecologista, verde, o come li vogliamo chiamare e che spesso le divergenze di opinioni su argomenti più o meno importanti è stata la causa di questa frammentazione, oltre ad una visione localistica delle problematiche.

Due esempi di questa situazione, che abbiamo individuato con Maurizio di Fiorigialli: la frattura che c'è stata nel conclave ecologista di poco tempo fa, sempre da loro organizzato, in cui c'è stata una divergenza netta, se ho ben capito, fra chi voleva comunque riappoggiarsi ad un un gruppo politico precostituito, magari cambiandogli il nome, e chi voleva creare un'aggregazione senza alcuna matrice o appartenenza politica (se non ad una generica "sinistra") e la divisione che c'è stata nel 2010 all'interno della Rete Bioregionale Italiana, nella quale, senza neanche un ultimo confronto "de visu" buona parte dei vecchi partecipanti ed alcuni fondatori ha dato le "dimissioni", per incompatibilità di vedute su alcuni temi.

In Europa ed anche in alcuni paesi del resto del mondo i movimenti ecologisti sono molto rappresentati a livello politico, mentre da noi, ormai sono quasi inesistenti, per quanto i temi ecologisti siano sempre più sentiti tra la gente. A questo proposito non dimentichiamo che fra poco saremo chiamati a votare per due referendum che sono l'occasione imperdibile per far sentire la voce di noi cittadini che non possiamo più delegare le scelte a forze politiche che pensano solo a litigare e mettono in ridicolo il nostro bel paese nei confronti del resto del mondo. Le tematiche ambientali sono affrontate dalle forze politiche sia del governo che dell'opposizione unicamente in vista di un rilancio dell'economia e di un reperimento di fonti energetiche più o meno alternative in funzione di mantenere questo sistema economico.

L'incontro faceva parte di una serie che ha preso inizio da tempo proprio per la creazione di un nuovo soggetto politico.

Dato che si vuole "andare avanti" si può partire dall'osservazione che l' evoluzione può partire solo dal confronto delle diverse anime di un movimento, anzi, la ricchezza sta proprio in questo, più sono le idee e i punti di vista e più diversi sono e più c'è possibilità di trovare soluzioni ai problemi. La tendenza può essere verso una certa direzione, ma la base da cui partire dovrebbe essere il più ampia possibile, senza porre come condizione discriminante un diverso approccio. Il rispetto delle opinioni altrui, purchè non prevaricatorie (si dice?) dovrebbe essere una regola di vita in ogni campo. Non possiamo condannare le guerre, e farci noi, delle guerre che portano a separazioni. Mi piace l'immagine della "Rete" da l'idea di legami, di interconnessioni, mentre le fratture, le smagliature non sono funzionali a "tenere".

Si è parlato sabato di "bene comune". Basterebbe allora chiedersi quando si prende una posizione, o si fa una scelta se quella scelta porta o meno al bene comune, il nostro, quello della nostra famiglia quello della nostra famiglia allargata che è l'umanità e con essa di Madre Natura nel suo insieme, compresi gli aspetti sociale, culturale e spirituale

E quindi, quale dovrebbe essere secondo me il fine ultimo, il più ampio possibile, di un ecologista (ma senza l'esasperazione di un -ismo)? Può essere la salvaguardia del pianeta, il riequilibrio della vita in questo mondo che è stato tanto snaturato, sfruttato, sporcato dall'uomo?

E allora prendo come esempio di questo discorso le scelte alimentari: agricoltura e allevamento biologici, vegetarianesimo, veganesimo, riduzione del consumo dei prodotti di origine animale.... A questo fine, come mi diceva anche ieri Maurizio, non è più facile e quindi non avrebbe un maggior effetto positivo per l'ambiente, diffondere l'abitudine ad una riduzione del consumo dei prodotti di origine animale, sia per motivi di salute , che per motivi ecologici (consumo o spreco di risorse come acqua, terra, effetto serra, minore inquinamento in tutte le fasi della catena produttiva), piuttosto che propugnare il veganesimo? Ovviamente ognuno poi ha le sue tendenze e c'è chi ci aggiunge un motivo etico, di rispetto assoluto della vita animale in tutte le sue forme, e può portare la sua visione tranquillamente, ma non devono poter coesistere, nello stesso gruppo, queste diverse visioni?
Forse noi parliamo di certe cose perchè viviamo in un mondo del benessere ed abbiamo di più di quello che ci necessita e, dopo averlo sfruttato all'inverosimile, per emendarci dalle colpe della nostra specie, vorremmo tutelare la natura e le altre specie animali in maniera assoluta.

Ma le forme della vita sono tante! Pensiamo ai popoli che vivono in zone dove la vegetazione è assente per tutta o buona parte dell'anno e la fonte di cibo irrinunciabile è quella animale. Possiamo provare a tornare a vivere tutti nella foresta equatoriale, dove con i frutti che la natura offre potremmo tranquillamente sopravvivere oppure "ADATTARCI". L'evoluzione è adattamento, l'adattamento della specie umana è andato a scapito dell'ambiente che si è impoverito di risorse per la nostra avidità: possesso di tanto oltre il necessario, consumismo, un sistema economico perverso per cui la stessa sinistra parla di far ripartire l'economia!!!

Ma quale ripartire?

Bisogna approfittare di questo momento per portare avanti scelte radicali, che coinvolgono aspetti sociali importantissimi, la riduzione degli orari di lavoro, la cancellazione di lavori inutili, fatti solo per tenere impiegate persone in posti di potere e di lauti guadagni - ma di queste cose nessuno parla, neanche i sindacati.

E se, come specie umana, o come una parte (lo pseudopodo di Paolo?) della specie umana siamo consapevoli di questo progresso malsano a cui siamo giunti, il successivo passo evolutivo, è così difficile da capire? Non sarà forse un passo indietro?

Concludo con una frase del saggio indiano Ramana Maharshi, che riassume un po' quello che dovrebbe essere secondo me lo spirito su cui improntare le nostre vite:
“Una società è l’organismo; i suoi membri costituenti sono gli arti che svolgono le sue funzioni. Un membro prospera quando è leale nel servizio alla società come un organo ben coordinato funziona nell’organismo. Mentre sta fedelmente servendo la comunità, in pensieri, parole ed opere, un membro di essa dovrebbe promuoverne la causa presso gli altri membri della comunità, rendendoli coscienti ed inducendoli ad essere fedeli alla società, come forma di progresso per quest’ultima.” (Ramana Maharshi)

Caterina Regazzi
Rete Bioregionale Italiana

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Altro resoconto:

Cari amici,questo weekend (9 e 10 aprile 2011) a Bologna sono andato ad ascoltare il seminario organizzato da alcuni ambientalisti (dal gruppo delle Cinque Terre soprattutto www.gruppocinqueterre.it) per parlare di politiche ecologiste.
Vi faccio un breve resoconto.

- L'incontro sostanzialmente è stato organizzato (alla Scuderia in p.zza Verdi) da alcuni dei tanti satelliti del mondo ecologista. Loro sono in cerca di un centro di gravità stabile, una via politica italiana all'ambientalismo, dopo le debacle elettorali dei Verdi. Il gruppo era piccoletto (15-20 persone dal nord italia), ma motivato.
- Si è discusso di strtegie politiche, eventi del Mediterraneo, di decrescita, di animalismo. Per quello che ho potuto ascoltare si è parlato in generale della crisi italiana e più in generale del mondo moderno, sia per i "paesi sviluppati" sia per quelli "in via di sviluppo". Più nel dettaglio si è parlato sia dei Verdi (incapaci di un vero percorso ecologista) sia delle modalità con cui si manifesta la pressione ecologica eccessiva dell'uomo. Ho trovato interessante alcuni passaggi sulle possibilità di decrescita misurabile con indici come l'impronta ecologica e l'indice HDI (Indice di sviluppo umano), riportando discorsi di Wakernagel: un'interpretazione pragmatica di altri ragionamenti di Latuche e Pallante.

- Il prossimo weekend sempre a Bologna (al Centro Natura) è previsto un ulteriore incontro di un altro satellite ecologista-ambientalista (Gabriele Volpi i Cittadini ecologisti, www.cittadiniecologisti.it ed altri).
- La mia impressione è che l'ecologismo italiano che emerge dall'incontro bolognese sia molto disperso, non solo politicamente (gli mancano i numeri, sono pochi e dispersi), ma anche sui contenuti. Certamente gli servirebbe una visione comune più "profonda" che ora non hanno.

Mi scuso dello schematismo, ma non mi piace fare email molto lunge. Saluti a tutti.

Paolo Cagnoli - Rete Ecologia Profonda

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Commento aggiunto di un altro bioregionalista:

......se i progetti comunitari non vanno avanti ...è quasi sempre un problema di EGO, di mancanza di consapevolezza e gestione ancora superficiale e primitiva del proprio EGO. Finché non si è in grado di cogliere le infinite variabili in cui l'EGO si manifesta e si mimetizza e si insinua, finché non si raggiungerà l'umiltà e la disponibilità al proprio anonimato, fino a  mettersi in ombra da soli, per lasciar maturare ed avanzare le proprie idee (rinunciando alla paternità e meriti), o le idee di altri (anche se non le condividiamo),  finché non si arriverà a questi minimi traguardi evolutivi, ci sarà sempre e solo divisione e conflitto, anche se ammantato da buone intenzioni, come dicono sia lastricata la strada per l'inferno..

Claudio

martedì 21 dicembre 2010

1 gennaio 2011 a Spilamberto - Strenna aggiunta per la presentazione del Libro dei Mutamenti



Nella foto: Paolo D'Arpini e Caterina Regazzi che ridono dei loro stessi discorsi....

....dove la civiltà dei vivi e dei morti si incontrano!

Il nostro osservare il mondo, sia interiore (delle emozioni) che esteriore (degli oggetti), non è quasi mai “pulito”, privo cioè di interpretazione e concettualizzazione.

Siamo avvezzi a giudicare quel che osserviamo attraverso il filtro della memoria e delle sensazioni collegate alle trascorse esperienze. Anche nel caso di eventi “nuovi” o di idee precedentemente non considerate non facciamo a meno di cercare di “comprendere” e misurare sulla base del nostro conosciuto. Ecco questa “preconoscenza” è la nostra “schiavitù” ma se potessimo lasciarci andare sino al punto di poterci osservare mentre si innesca il meccanismo del “pre-giudizio” e capire il suo funzionamento... potremmo già considerare questa “attenzione” come una prima forma di meditazione e distacco dal processo appropriativo in corso.

Facciamo un'analogia pratica, per esemplificare questo tentativo di spostare l'attenzione dall'io giudicante alla capacità testimoniale della pura coscienza, analizzando il funzionamento del sogno. Quando sogniamo tutto avviene in modo apparentemente costruito e definito mentre allo stesso tempo gli avvenimenti del sogno mantengono il senso dell'imponderabilità. Il personaggio specifico del nostro sogno, nel quale noi ci identifichiamo, è esso stesso una semplice componente inscindibile dalla complessità del sogno, in cui i vari attori, figure, oggetti ed eventi sono un tutt'uno. La “farsa” del sogno mostra un'apparente finalità e significato agli occhi del personaggio di sogno nel quale ci identifichiamo. Vediamo che egli infatti compie gesti deliberati e verosimili sforzi di volontà per raggiungere i suoi fini di sogno, rapportandosi inoltre con gli altri personaggi del sogno come “diversi” da sé.

Può ciò corrispondere a verità?

Tutti gli aspetti del sogno sono prodotti dalla stessa mente e non sono in alcun modo controllabili e gestibili da alcun personaggio o situazione del sogno. Essendo ognuno di questi elementi semplici componenti “passive” immaginate nella mente del sognatore. Dal punto di vista dell'esperienza “empirica” nello stato di veglia si può dire che il processo di “creazione” sia praticamente il medesimo. Tutti gli oggetti ed i soggetti che reciprocamente si percepiscono (essendo ognuno contemporaneamente soggetto ed oggetto nella percezione altrui) scaturiscono dalla stessa “Mente”, o Coscienza, e si dipanano sullo schermo concettuale degli eventi spazio-temporali. In effetti, in questo funzionamento totale, non può esistere alcuna volizione o finalità personale, poiché (come nel sogno) ogni cosa si svolge indipendentemente dall'intenzione di qualsiasi dei personaggi sognati. Pur che apparentemente essi assumono su di sé il senso dell'affermazione o della negazione di una loro “volontà”, ma questo avviene solo conseguentemente alla considerazione effettiva degli eventi già vissuti. Ovvero dopo aver “giudicato” i fatti accaduti ed averli assunti come propri (attraverso il senso di identificazione) e quindi definiti come positivi o negativi (ai fini del personaggio).

Da ciò, per estensione, arriviamo all'identità dello stato di veglia e scopriamo che -come nel sogno- a manifestare la vita e le sue componenti non sono i singoli esseri bensì la Coscienza stessa, impegnata com'è nell'opera di vivificazione delle sue emanazioni e manifestazioni, che sono possibili solo per suo tramite.

Per questa ragione è detto che “quando il me scompare l'Io si manifesta” (Ramakrishna Paramahansa), ovvero quando l'identificazione individuale cessa automaticamente la Coscienza impersonale emerge. Si dice che “emerge” in quanto tale pura Coscienza è già insita nell'individuo stesso (come la mente è presente nel personaggio sognato) che la “sostanza” non appartiene alla sembianza mutevole ma è l'essenza che la anima. Ovviamente in caso di “risveglio” al puro Io il senso di identità individuale “muore” ma questo non implica l'automatica scomparsa della sua “sembianza” apparente, che continuerà a restare nella percezione degli “altri” osservatori, ma svuotata al suo interno di ogni identificazione oggettiva, essendo il risvegliato pura e semplice “soggettività”
(Consapevolezza priva di attributi).

La spontaneità è la caratteristica “comportamentale” del risvegliato, quando spontaneità significa semplice capacità di risposta, adeguata e consona, alle situazioni in cui egli si imbatte. In un tale essere non permane alcuna ombra di intenzionalità o di giudizio, di desiderio o repulsione, la sua “volontà” corrisponde esattamente agli eventi vissuti senza che lui lo ricerchi. Possiamo definire questo stato: Libertà.

Per significare la vera natura dell'essere ed il “ritorno” all'intrinseca consapevolezza che gli è propria, ammettendo che tale natura è la stessa per ognuno di noi, mi piace riportare una frase di Nisargadatta Maharaj, che disse: “Non importa ciò che fai o ciò che non fai se hai realmente percepito quello di cui sto parlando. Diversamente, non importa nemmeno se tu non hai capito quel di cui sto parlando..” Il che significa che in entrambi i casi la realtà intrinseca non cambia... e quel che è destinato ad avvenire avviene per conto suo....

Succede però che questo discorso, pur essendo a volte intellettualmente accettato, necessiti spesso una digestione ed assimilazione, deve insomma essere fatto “nostro”. Ciò può avvenire attraverso la riflessione, la rielaborazione e il riconoscimento al nostro interno di tale verità. Ora in qualche modo ci sembra di aver compreso ma dobbiamo disintossicarci dalla tendenza speculativa e dall'identificazione con il personaggio incarnato. A tal fine, non per ottenere la condizione che è già nella nostra natura ma allo scopo di scongiurare l'imbroglio della mente, consiglio la lettura ripetuta e la ponderazione sulle immagini contenute nel Libro dei Mutamenti (I Ching), un compendio di esempi archetipali psicosomatici, descrivente cioè i diversi modelli comportamentali, basati sulle variegate capacità espressive della mente nello svolgimento degli eventi spazio-temporali. Per mezzo dell'analisi sarà possibile riconoscere le multicolori forme che la mente può assumere in questo mondo di apparenze, essendo le sue trasformazioni semplici risultanze, risonanze e adattamenti alle condizioni che si trova ad affrontare. Questa è una risposta automatica allo svolgimento delle continue mutazioni e mescolamenti degli elementi basilari della vita.

Ovvio che tali mutazioni sono praticamente infinite ma nel Libro dei Mutamenti si esaminano 64 aspetti/madre, in forma di esagrammi in cui ogni linea è una componente costitutiva con propri significati. Essendo questo testo il risultato di un antichissimo e costante studio ed osservazione di fenomeni naturali e sociali, interpretati e visti sia con la ragione che con l'intuizione, esso si presenta come un complesso integrato dei diversi modi espressivi analitici ed analogici della mente.

“Conoscere la mente per non farsi imbrogliare dalla mente..” Affermava Ramana Maharshi.

E nel Libro dei Mutamenti si può dire che vengono fusi sia gli aspetti filosofici speculativi e metafici che quelli analitici ed empirici (Taoismo e Confucianesimo), perciò la prassi è quella di osservarne le immagini senza volerne assumere i concetti, un buon metodo per avvicinarsi alla corrispondente spontaneità comportamentale del saggio, basata sulla capacità di immediata risposta comportamentale nelle varie situazioni incontrate nella vita, anche in considerazione delle peculiari caratteristiche da ognuno incarnate e nella posizione e condizione in cui siamo. Insomma, conoscere il mezzo per affrontare adeguatamente il percorso.

Siccome la lettura del testo non è immediatamente chiara e assimilabile è consigliabile una ripetizione continuata, ma senza sforzi interpretativi, in modo da sospingere pian piano la nostra mente verso quel necessario “distacco” da finalità precostituite, tralasciando quindi il tentativo di comprensione dei significati razionali e lasciando che le immagini evocate trovino corrispondenza nel nostro inconscio.

Paolo D'Arpini

In aggiunta alla presentazione del Libro dei Mutamenti del 1 gennaio 2011 a Spilamberto:
http://paolodarpini.blogspot.com/2010/12/spilamberto-1-gennaio-2011.html
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Commento ricevuto

Devo leggerlo con il filtro delle mie conoscenze? Devo interpretare? Lo sai che mi saturo facilmente! La risposta agli eventi può essere quella immediata e spontanea, oppure quella che deriva da attenta riflessione (in questo caso lettura e rilettura). Fare questa presentazione non può portare ad un pregiudizio? Una volta mi avevi detto che il Libro dei Mutamenti andava letto come un romanzo o come si può guardare un tramonto, dico io, o come si osserva un gatto che si lecca, o come si ascolta una musica dolce, o come si guarda nel profondo degli occhi il proprio amato, senza riserve, senza sotterfugi, senza pre-giudizi, E allora..... tutte queste parole? Forse devo leggere anche queste come si ascolta una musica? Forse erano sufficienti il primo e l'ultimo pezzo, ma tu abbondi di parole.....
Tieni questo tuo scritto, vorrei leggerlo dal vero, sulla carta, con le impronte delle tue dita...

Caterina Regazzi

venerdì 13 agosto 2010

Ecologia mentale: “Restare nel Centro.. con discriminazione e consapevolezza”

"La nostra vita non è separata dalla Vita. La nostra esistenza individuale è parte dell’Esistenza totale, inscindibilmente connesse, inseparabili..." (Saul Arpino)

C’è nell’induismo una bellissima immagine che raffigura il Creatore, Brahma, attaccato con un cordone ombelicale a Vishnu. Vishnu in questo caso raffigura l’Uno da cui tutto procede e non soltanto il Conservatore. Ed anche noi siamo collegati all’ombelico del cosmo, poiché siamo un’espressione vitale dell’interezza della vita, dipendenti dalla Sorgente.

In una forma di meditazione zen ci si concentra sull’ombelico, hara in giapponese, che viene considerato il punto d’incontro dell’energia vitale, ki. Nel Tantra quel punto corrisponde al chakra in cui brucia il fuoco eterno, Manipura (plesso solare). Secondo altre scuole la base di collegamento con l’infinito, di cui siamo la manifestazione, è indicato in altre aree o chakra: nella base della colonna spinale, nel cuore, nella ghiandola pineale o sulla sommità della testa (la fontanella).

Poco importa la sua ipotetica “ubicazione” –che è solo una convenienza descrittiva in quanto come può essere “ubicato” quello che tutto contiene?- ciò che conta è che sicuramente per ognuno di noi esiste un “Centro”, una radice che nutre il nostro essere. Possiamo non esserne consapevoli ma il “Centro” esiste e si esprime in forma di Coscienza.

Secondo Abraham Maslow “l’attuazione di sé” significa divenire consapevoli di questo “Centro”.

Vivere lontano dal proprio “Centro”, che è il ponte che unisce la nostra esistenza individuale con quella Universale, corrisponde al sentirsi separati, “gettati su questo mondo” –usando le parole di Sartre. Ovvero ritenersi estranei e privi di radici con l’esistenza. Da ciò deriva una condizione di perenne inquietudine, che cerchiamo di soddisfare con i desideri e le scelte, ma il risultato é solo frustrazione, paura, incertezza e lotta… ed è una lotta che conosce solo sconfitta! Infatti come ci si può ribellare o tentare di modificare la vita quando noi stessi siamo una sua emanazione?

Perciò, nella spiritualità laica, la realizzazione, l’integrità, la “santità” (se preferite questo termine) consiste nel risiedere nel proprio “Centro”. Nel lasciarsi andare in profondità sino alle radici dell’Io.

E’ difficile? Sembra impossibile?

In verità è la cosa più semplice di questo mondo, poiché –come affermava Ramana Maharshi- non possiamo fare a meno di essere quel che già siamo, basta divenirne consapevoli: “Scendete alle radici stesse dell’io. Sperimentate ciò che siete nel profondo”.

“Qualsiasi cosa è stata oggetto di esperienza, ed accettata, può essere anche trascesa; qualsiasi cosa venga repressa, e non accettata, non potrà mai essere trascesa” (Osho)

“La gioia consapevole nel mondo è la stessa dell’estasi nel Samadhi (assorbimento trascendente nel Sé)” (Shivasutra)

“Io ed il Padre mio siamo Uno…” (Gesù)

Paolo D'Arpini