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venerdì 30 settembre 2011

Benessere del gatto, ostelli ecologici, libertà di scelta, libertà di vita (per il gatto e per noi umani)




Benessere del gatto, dimensioni delle gabbie, libertà di scelta, libertà di vita (per il gatto e per noi umani)

Come dipendente di un Servizio Veterinario di un'Azienda Usl sto cominciando a ri-occuparmi di animali d'affezione (lo avevo già fatto in passato, ma allora alcune cose erano abbastanza lasciate al buon senso, alla libertà degli individui o al caso).

In un mondo come quello in cui viviamo oggi, in cui, non so perché, è sentita la necessità di regolamentare tutto, lo Stato, sicuramente dietro pressione di organizzazioni animaliste, ha emanato un documento di carattere generale, l'Accordo Stato-Regioni sul benessere degli animali da compagnia e pet-terapy, del 6 febbraio 2003, lasciando (all' art.2) alle Regioni e alle Province autonome il dovere di “prevedere disposizioni specifiche che individuino responsabilità e doveri del detentore dell'animale da compagnia che..... deve provvedere a....a...a.... tenendo conto dei suoi bisogni fisiologici ed etologici...”

La Regione Emilia Romagna ha così emanato la Legge Regionale n.5 del 17/02/2005 “Norme a tutela del benessere animale”e poi la Delibera 394/2006, http://www.anagrafecaninarer.it/vivereconglianimali/normativa/regione/Prot.pdf
con la quale ha approvato le indicazioni tecniche relative alla gestione e detenzione degli animali da compagnia in fase di commercio e allevamento (compresa l'attività di pensione).

Leggendo il capitolo riguardante i gatti sono rimasta alquanto colpita dalla differenza dei requisiti richiesti per le gabbie o gli spazi per i gatti nei negozi (0,4 mq x 90 cm h), nelle pensioni (2mq x 1,80 cm h), negli allevamenti (6 mq x 1,80 h più 2 mq per ogni gatto in più) e nelle esposizioni (parere dell'ANFI e della FIFE che prevede misure minime di 0,65 x 0,65 x 0,65m).

Non capisco come mai i requisiti più “favorevoli” per l'operatore e “meno favorevoli” per l'animale siano relativi alle attività realmente commerciali, cioè dove l'animale è oggetto di commercio (o è in mostra, il che, per un gatto, è anche peggio). Mi si obietterà che il gatto forse, quando non è nel suo ambiente “naturale” o forse sarebbe meglio dire “abituale” sta meglio nel piccolo che nel grande.

In effetti, questo lo rilevo anch'io. Faccio due esempi: porto il mio gatto dal veterinario (ebbene si!) e per farlo entrare nel trasportino ci vogliono due persone, appena sul tavolo dell'ambulatorio cerca solo di rientrarci dentro. Parlando con la titolare di una pensione per gatti (dotata delle gabbie previste per legge) ci descrive l'atteggiamento del gatto: col trasportino messo aperto nel gabbione, l'animale sta tutto il tempo dentro al trasportino ed esce solo per mangiare (se mangia) e fare i bisogni. A cosa serve allora tutto questo spazio? Senza considerare il rischio per l'operatore di entrare in un gabbione con un gatto magari nervoso, che si sente minacciato e che anche solo per paura, può decidere di attaccare, mordere e graffiare (successo realmente).

Inoltre, in un negozio un gatto ci può rimanere anche un tempo indefinito, in esposizione almeno un paio di giorni, in pensione non si sa.... ma perché obbligare a spese esagerate le strutture che servono solo a custodire per pochi giorni animali che non possono essere altrimenti gestiti? Penso che chiunque ne abbia la possibilità preferisce lasciare il proprio gatto (che non soffre particolarmente dell'assenza del proprietario “umano”) nel suo ambiente, con qualcuno che semplicemente rifornisce con regolarità le ciotole del cibo e dell'acqua da bere. Anzi, potrebbero esserci gatti che hanno mantenuto la capacità di procacciarsi il cibo, vivendo all'aperto, con possibilità di ripararsi e quindi di “arrangiarsi” almeno per qualche giorno.
Ma immagino che quel proprietario di gatti che osasse fare una cosa del genere si vedrebbe presto segnalato o denunciato per maltrattamento di animali.

Avanzo un'altra proposta: perché non lasciare la libertà al proprietario del gatto di scegliere la pensione attrezzata come meglio preferisce, con gabbie piccole, medie, grandi, a seconda anche dell'indole dell'animale, pagando in base al servizio ricevuto?

Potrebbero allora anche essere realizzati ostelli per felini, che non abbiamo la struttura di un lager, bensì rispecchino un ambiente naturale, sia pur rispretto,(con piante, terra, sabbia, tronchi d'albero, anfratti) in cui i gatti potrebbero essere tenuti insieme ad altri gatti, anche estranei, in un grande spazio, con la possibilità di nascondersi, se vogliono, o di socializzare, eh si, perché anche il gatto, pur essendo un solitario, se ne ha l'opportunità socializza, stabilisce gerarchie, mette in atto un repertorio comportamentale, dimostra simpatia, indifferenza, antipatia, voglia di giocare, se non fosse così esisterebbero le colonie feline?

Si rieducherebbero forse (si, lo so, ci vuole tempo!) i nostri gatti casalinghi molti dei quali vivono nelle case in condizioni di isolamento e non hanno mai visto un uccellino o cacciato un topo nella loro vita – quello si (un bel topo vero!) che sarebbe arricchimento ambientale, non i pupazzetti di gomma o i tappetini per farsi le unghie!)

Non sono un'etologa né un'animalista ma credo che se dobbiamo ricercare il benessere di un animale (il gatto è solo un esempio, potremmo inserire in questo discorso anche l'animale “umano”), pensiamo a come vive quando è libero in natura e cerchiamo, per le pensioni, i negozi e le altre attività, ma soprattutto nel caso dei nostri gatti di casa di mantenere o di ritornare il più possibile quella condizione........

Caterina Regazzi
Referente della Rete Bioregionale Italiana
Per il rapporto Uomo - Animali

venerdì 18 marzo 2011

“Alimentazione umana e concreto rapporto simbiotico fra uomini ed animali...” Intervento di Caterina Regazzi



“Alimentazione umana e concreto rapporto simbiotico fra uomini ed animali...” Intervento di Caterina Regazzi

Sono una veterinaria che lavora presso una usl del nord Italia, il mio compito è quello di effettuare controlli sulla produzione degli alimenti di origine animale (la cosiddetta sicurezza alimentare) a partire dalla stalla, compreso il controllo del benessere degli animali allevati.

Per l'occasione della 27a edizione della Festa dei Precursori (che si tiene quest'anno a Treia dal 7 al 15 maggio 201) vorrei portare il mio contributo facendo una breve analisi di quello che è il mondo all'interno del quale, per motivi di lavoro, opero.

Premetto che personalmente mi sento molto poco un precursore. In questo mondo in cui vivo, in cui viviamo, si sono fatti tanti progressi da tanti punti di vista, ma secondo altri aspetti mi pare che siamo andati molto al di fuori delle possibilità di vivere in armonia con la natura e con gli altri esseri viventi, umani compresi. Essere un precursore, in questo ambito, secondo me, vuol dire avere la consapevolezza di quello che c'è dietro all'alimentazione a base di alimenti di origine animale e quindi ridurne il loro consumo. E' quello che cerco di fare, avendone la consapevolezza giorno per giorno.

Non vivendo a Treia conosco poco la situazione della zootecnia nelle Marche mentre conosco abbastanza bene quella dell'Emilia Romagna. Ma in un'epoca come la nostra dobbiamo considerare tutto come interconnesso. Animali che nascono in Francia, vengono allevati e macellati in Italia e una parte del ricavato viene riesportato, ad esempio, fino in Africa.

Intanto l'alimentazione umana in Emilia Romagna è molto basata su alimenti di origine animale, anche per motivi di tradizione, infatti saprete che prodotti come il Parmigiano Reggiano e il Prosciutto di Parma sono tra i prodotti più conosciuti di questa regione, esportati in tutto il mondo.

Questa realtà così semplice, apparentemente, e cioè la produzione di due cibi comuni su molte delle nostre tavole, sottintende implicazioni etiche ed ecologiche veramente, secondo me, molto complesse.

Sono fatti di cui si comincia a sentir parlare spesso, ma per me che ci lavoro dentro, è quotidiano il confronto ed il rimando a questi presupposti. Dietro all'allevamento di milioni di animali negli allevamenti intensivi ci sono dei risvolti che riguardano la morale sotto diversi aspetti: è giusto, quando ci sono milioni di persone che muoiono di fame, utilizzare la maggior parte dei cereali (mais e orzo prevalentemente) che vengono prodotti nel mondo, per l'alimentazione del bestiame? Per produrre 1 chilo di carne ci vogliono 9 chili di cereali. I terreni che sono utilizzati per la produzione di cereali sono terreni sottratti alla coltivazione di alimenti per l'uomo. La produzione di mangimi necessita movimenti mondiali di materie prime, con grosse speculazioni dietro. Immagino navi cariche di mais e di soia (OGM, perché ormai, quasi tutta la soia utilizzata è geneticamente modificata) solcare l'oceano. Penso anche al lavoro degli agricoltori che ci sta dietro e al lavoro da parte degli allevatori.

Quando l'allevamento non era intensivo, cioè quando l'allevamento era commisurato al terreno su cui insisteva, c'era un'armonia ed un reciproco arricchimento, tra l'agricoltura e l'allevamento. Gli animali davano i loro prodotti (latte, carne, uova, lana, setole, etc.) niente veniva sprecato ma uno dei prodotti più importanti era il letame, non esisteva azienda agricola senza animali, in ogni azienda agricola c'era una stalla, non esistevano i concimi chimici. Fino a qualche decina di anni fa il letame era l'unico concime in grado di restituire al campo il suo giusto nutrimento.

Gli animali lattiferi almeno in alcune regioni d'Italia, venivano lasciati pascolare liberamente, tutt'al più quando rientravano la sera in stalla veniva dato loro un piccolo premio in forma di farina, e anche pascolando, concimavano il terreno.
I suini e il pollame venivano allevati in maniera familiare con gli scarti di cucina e qualche pannocchia di granturco, così non si buttava via niente e non c'era la produzione di rifiuti che c'è oggi.

E' vero che abbiamo fatto progressi con la raccolta differenziata, ma l'"organico" è sempre un rifiuto e come tale deve essere trasportato, lavorato, immagazzinato, smaltito e non c'è un utilizzo diretto come avveniva una volta. A me sembra che si parli tanto di progresso. ma come dice un certo detto, il progresso a volte richiede di fare qualche passo indietro.

Gli allevamenti intensivi, che sono nati a partire dagli anni '60, per soddisfare la richiesta sempre maggiore da parte del mercato di prodotti di origine animale, ha comportato la necessità di utilizzare pratiche sempre più distanti da una naturalità di vita degli animali e così, gli animali devono vivere una vita sul cemento, trasportati su autotreni per lunghe distanze, in densità eccessive (ma regolari per legge), alimentati con prodotti sempre più concentrati, per permettere le performance produttive stimolate dalla selezione genetica.

Questo fatto ha conseguenze negative molto importanti sulla salute degli animali stessi. Una bovina lattifera allevata per la produzione di Parmigiano Reggiano ha una vita media di 3 parti in 5 anni di vita, dopo di che o per problemi ginecologici, podali, digestivi o mammari, deve essere scartata e sostituita. Una volta una bovina da latte, superava tranquillamente i 10 anni di età. Per contrastare o prevenire le forme morbose dovute all'eccessiva densità degli animali e l'eccessivo sfruttamento che abbassa le difese immunitarie si fa un uso sempre più massiccio di antibiotici.

Tutto questo è la norma e non vogliamo considerare la possibilità dell'uso illecito di sostanze proibite. Per quella che è la mia esperienza personale, l'allevatore è normalmente una persona, un produttore corretto, ma è il sistema stesso che obbliga a fare uso di molecole di sintesi e a tenere gli animali in condizioni di scarso benessere.

E questo è l'altro aspetto morale della questione: quando mangiamo, teniamo in considerazione questi fatti? La nostra alimentazione può essere basata sulla sofferenza di milioni di animali? E' vero che la percezione della sofferenza negli animali è ben lontana dalla nostra, non dobbiamo antropomorfizzare l'animale d'allevamento, ma se possiamo non parlare di vera e propria sofferenza, almeno dobbiamo considerare la vita dell'animale in un allevamento intensivo come lontana dalla natura.

Non sarebbe possibile ridurre il nostro consumo di alimenti di origine animale, ritornando ad un tipo di allevamento più in armonia con l'ambiente?

“Da aperta che era un tempo, l’umanità si è sempre più rinchiusa in sé stessa. Tale antropocentrismo non riesce più a vedere, al di fuori dell’uomo, altro che oggetti. La natura nel suo complesso ne risulta sminuita. Un tempo, in lei tutto era un segno, la natura stessa aveva un significato che ognuno nel suo intimo percepiva. Avendolo perso, l’uomo di oggi la distrugge e con ciò si condanna” (Claude Lévi-Strauss).

Caterina Regazzi
Referente per il rapporto Uomo/Animali
Rete Bioregionale Italiana

giovedì 24 febbraio 2011

Caterina Regazzi: “La pace interiore è la causa, la pace nel mondo la risposta…”



Come potremo mai vivere in pace, nel mondo, se anche noi, nel nostro piccolo, interiormente, non siamo sereni, in pace con noi stessi e con gli altri?

Si potrebbe fare un gioco: io sono in pace interiormente e ti do un po’ della mia pace, te la trasmetto, te la comunico, te la insegno, e tu fai altrettanto con chi è vicino a te e così il cerchio si allarga, fino a coprire tutto il mondo e si finirà, con l’ultimo “arrabbiato” che si guarderà intorno, circondato e ……. Si arrenderà alla pace.

Di questi tempi pare molto di moda lamentarsi e fare il gioco di accusare tutto e tutti di qualcosa che non va. E invece la vita, la natura, ci danno tutto ed anche di più di quello che ci occorre, ma noi fatichiamo ad accontentarci.
Dovremmo prendere esempio dai nostri fratelli animali, che, anche se noi spesso li teniamo in condizioni di schiavitù, difficilmente si ribellano.

Paolo, leggendo questa frase, ha commentato: " Forse nella frase degli animali dove dici che non si ribellano.. io metterei "non si rivoltano contro di noi perché il loro affetto è più forte della rabbia"

Mia risposta: "Non è vero, secondo me loro non si ribellano semplicemente perchè accettano quello che la vita gli riserva, la loro condizione, non hanno aspettative, si accontentano di quel che hanno. Parlo di animali d'allevamento, non certo dei nostri beniamini che dormono sui letti e hanno un posto riservato nelle nostre vite (meritato se vuoi, perché ti ripagano con un affetto e una dedizione impareggiabile), negli allevamenti intensivi l'animale è solo, se va bene, un numero, che deve produrre molto e costare poco... Perché questi animali ci dovrebbero amare? Sarebbe come dire che un prigioniero potesse amare il suo carceriere...."


Paolo: "Però tieni conto di una cosa...Gli animali d'allevamento non sanno che noi li stiamo sfruttando... l'animale soprattutto se sempre vissuto in cattività riconosce il fatto basilare di essere nutrito e protetto e non è consapevole che noi lo facciamo per "mangiarcelo" o per rubargli il suo latte.... (tra l'altro la mungitura per la vacca è un piacere perché la alleggerisce dalla tensione). Per l'animale -secondo me- è normale "amare" chi gli dimostra attenzione e che è abituato a vivere nella sua presenza costante. Forse "amare" è troppo forte, per questo l'ho virgolettato ed è per questo che avevo usato la parola "affetto"... o se vuoi "affezione" E si può parlare di affezione anche quando non si tratta di cani o gatti... te lo posso assicurare. In passato ho avuto rapporti molto forti con capre, pecore, asini, galline... insomma tutto il bestiario conosciuto a noi europei.. e persino con scimmie, etc. e posso garantirti che non c'è differenza fra queste bestie ed un gatto... solo che il gatto ed il cane sono più furbi ed utilizzano le nostre debolezze per infilarcisi dentro a mo' di riempitivo...."

Rispondo: "Per i ruminanti -bovini e ovini- sarà anche vero quel che dici, ma io penso a certi allevamenti di suini, dove, pur nella legalità di quelle pratiche, le condizioni di quegli animali sono veramente innaturali e fonte di stress, vivono sul cemento, da piccoli i maschi vengono castrati, gli vengono tagliati coda e denti, come fanno ad essere affezionati a chi li tiene in queste condizioni? L'unico lato positivo per loro, è che vivono in gruppo e, purché questi gruppi non siano troppo fitti, almeno si scaldano fra loro quando hanno freddo, quando non litigano.... Stesso discorso per i polli, lo vedi anche tu, anche fra esseri umani, quando comincia ad esserci troppa densità si scatenano le zuffe".

Comunque è certo che l'uomo spontaneamente farebbe solo il bene sia degli altri esseri umani che degli altri esseri viventi...... ad esempio vi racconto una storiella che ha per protagonisti me e una gallina (vedi foto soprastante).
La foto di me che piango fu scattata da mio padre sul balcone della casa di Roma: al ritorno da una vacanza a Treia, i miei, che erano dei buongustai e che a mia memoria non acquistarono mai, dico MAI un pollo in macelleria, ma solo da contadini a Treia quella volta il pollo se lo portarono dietro vivo, ed io ero tutta felice perchè a me gli animali sono sempre piaciuti tanto (come a tutti i bambini)...... ma quando ho saputo la fine che avrebbe dovuto fare....... la disperazione più totale mi colse.
Ma evidentemente quella gallina era destinata a diventare un nostro pranzo.

Ognuno ha il suo destino, ma anche un compito e non possiamo compiere il nostro percorso senza affrontarlo e portarlo avanti.
E, il compito principale di ognuno di noi, non è proprio vivere ed essere felici?
E questa felicità può mai essere raggiunta se oltre a noi non pensiamo, non coinvolgiamo chi ci sta accanto, i nostri familiari, i nostri amici, i nostri colleghi di lavoro, i nostri vicini di casa, i nostri fratelli animali?
Mandiamo pensieri amorevoli alla nostra amata Terra con tutti noi esseri viventi, con tutti noi esseri umani; prendiamoci il tempo di amare e di occuparci di noi stessi e degli altri, abbiamo cura della natura, evitiamo di sfruttarla con consumi eccessivi, che superano i nostri fabbisogni, pensiamo che le risorse naturali non sono infinite e che altri esseri viventi su questa terra hanno bisogno come noi, di nutrirsi, di respirare aria pura e di bere acqua potabile, smettiamo di sporcare l’aria con i nostri motori e le nostre industrie, di sporcare l’acqua con i nostri scarichi.

Sogno una Terra in cui si possa vivere in equilibrio, in cui si consumino solo i prodotti del proprio ambito, in cui non si producano più rifiuti, in cui non si debba lavorare per forza 40 ore alla settimana ma in cui si possa avere più tempo per l’amore, per la convivialità, ma anche semplicemente per il riposo……

La vita è gioia, fatica, speranza, amore, tristezza, i sentimenti ci sono e ci debbono essere tutti, come in un meraviglioso caleidoscopio: non sai mai cosa ti può capitare, ma sappi per certo che tutto quel che ti capita è proprio quello che puoi vivere.

Caterina Regazzi

mercoledì 29 dicembre 2010

Ecologia acustica, animali ed umani, cibo, mortaretti e passeggiate –Appuntamenti in Italia per la Befana degli Animali del Circolo Vegetariano VV.TT.



Ogni volta che si avvicinano le feste di fine anno, ed anche quest’anno che festeggiamo fra l’Emilia, il Lazio e le Marche, eccoci qui pronti ad inviare comunicati di sensibilizzazione per abbassare i consumi di carne e per “informare” le amministrazioni sul rischio “botti di capodanno. Non che le istituzioni non siano consapevoli di questi rischi, tant’è che ogni anno il bollettino di guerra si arricchisce di qualche morto e ferito in seguito agli scoppi.. ma il problema permane soprattutto per i viventi passivi, ossia gli animali. Fortunatamente, a partire dagli anni settanta del secolo scorso, le voci animaliste sono cresciute di tono e di numero, un tempo esistevano solo l’Unione Animalista di Alberto Pontillo (da una cui costola nacquero in seguito la LAV e gli Animalisti Italiani), l’AVI di Alberto D’Elia (da cui sorsero l’AVA e l’UVA), la LAC di Carlo Consiglio ed il solitario naturista Nico Valerio. Ma a dire il vero ad occuparsi di animali selvatici i primi fummo noi del Circolo Vegetariano VV.TT. forse anche per la nostra esistenza all’interno del Parco del Treja (alle porte di Roma). Ed ormai sono parecchi anni che rivolgiamo alle istituzioni la preghiera di interdire lo scoppio di mortaretti e bombe carta per la ricorrenza del capodanno, soprattutto nelle aeree rurali, montane e suburbane, come la nostra. Questo per tutelare le orecchie e la salute dei viventi, costretti a sottostare alla sfuriata selvaggia di botti continuati, che spesso iniziano ben prima della fine di dicembre e terminano ben dopo i primi di gennaio. Ricordo ad esempio che a Calcata il bombardamento selvaggio comincia già con le feste dell’Immacolata e di Santa Lucia, continuando a Natale per concludersi -o meglio rabbonirsi- all’Epifania, talvolta giungendo sino alla festa di Sant’Antonio Abate (eufemisticamente chiamato il protettore degli animali.. sic!).

Ma se l’uomo soffre per i rumori molesti figuriamoci quanto soffrono gli animali, e non solo i cani ed i gatti, soprattutto quelli selvatici.. che riconoscono gli scoppi come segnale delle sparatorie con cui vengono accolti durante quasi tutto l’arco dell’anno (da belluini cacciatori di frodo e non).

Già, inoltre in questo periodo dell’anno fa freddo e la sopravvivenza è dura.. e nei parchi e nelle rare zone protette.. magari le volpe, i tassi, gli istrici, i cinghiali.. sono riusciti a trovare un anfratto ed ecco che gli spari, continuati e in crescendo, li terrorizzano sino a farli fuggire dai ripari… Ma dove possono rifugiarsi?

In un parco come quello del Treja, che è un budello lungo il fiume, vi sono due paesi rinomati per gli schioppi di fine anno e questi sono Calcata e Mazzano. Gli animali selvatici non possono sfuggire al bombardamento, debbono soffrire in silenzio –loro- mentre gli orgiasti si divertono a rintronarli.

Vorrei quindi approfittare degli auguri collettivi di fine anno per incoraggiare le amministrazioni dei parchi, nazionali e regionali, di farsi promotrici di una moratoria sugli spari di mortaretti e fuochi artificiali nelle aree protette.

Rammento -ad esempio- che nelle norme di attuazione del Parco del Treja vi sono strette indicazioni contro le molestie agli animali selvatici e siccome Calcata e Mazzano ricadono nel perimetro del Parco, la Regione Lazio e l’Ente Parco, dovrebbero intimare alle amministrazioni locali di proibire questi innecessari ed anzi nocivi rumori molesti… anche per il rischio di incendi nella boscaglia.

Anche gli animali da cortile o gli armenti da stalla hanno l’udito molto più sviluppato di quello umano e le forti esplosioni li gettano nel panico, inducendoli a reazioni istintive e incontrollate, come gettarsi nel vuoto, scavalcare recinzioni e fuggire in strada mettendo seriamente a repentaglio la loro incolumità e quella degli altri. Sullo stesso tema ho qui anche una dichiarazione contigua: “Per gli animali selvatici la mezzanotte del 31 dicembre è un momento d’inferno - conferma Massimo Vitturi, del settore fauna LAV - il rischio maggiore riguarda gli uccelli che vivono nei pressi delle aree urbanizzate”.

Le improvvise detonazioni, infatti, determinano negli uccelli che riposano sui posatoi notturni, spesso in colonie molto numerose, istintive reazioni di fuga che, unite alla mancanza di visibilità, causano la morte di molti di essi, soprattutto per eventi traumatici, derivanti dallo scontro in volo con edifici od alberi.

Comunque per farci almeno in parte perdonare della crudeltà ed indifferenza umana per i nostri fratelli minori, il Circolo Vegetariano VV.TT. ha lanciato, da una ventina d’anni, la consuetudine della Befana per gli animali, a conclusione dei festeggiamenti del Sole Invitto, in cui invitiamo i nostri associati e simpatizzanti, in qualsiasi parte d’Italia risiedano, di andare a passeggio in campagna e nei parchi il giorno dell’Epifania, il 6 gennaio, portando con sé granaglie, pan secco ed altre vivande residuo delle bisbocce natalizie che potranno essere lasciate in vari angoli e crocicchi, od in prossimità di fiumi e fontane, in modo da nutrire e beneficiare gli animali selvatici, gli uccelli ed anche i pesci. Personalmente io quest’anno mi troverò per quella ricorrenza sotto le rupi di Treia (Macerata), chi volesse accompagnarmi può farlo prendendo appuntamento e contribuendo così all’opera pia.


Buon 2011 a tutti, voi che leggete, Paolo D’Arpini

Per appuntamento: circolo.vegetariano@libero.it – 0733-216293

http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=befana+degli+animali

venerdì 26 novembre 2010

Il cavallo é un compagno dell'uomo e non un oggetto voluttuario


Bioregionalismo ed amici animali: “Cavalli nel 'redditometro' come barche o seconde case... ma un animale non é un oggetto, é un aiuto per la salute mentale”

Proprio in questi giorni sto leggendo l'interessante libro dell'etologa Temple Grandin, La Macchina degli Abbracci, in cui si spiega come un sano rapporto con gli animali sia un elemento indispensabile per il mantenimento di una integrità emozionale. Ciò é vero soprattutto per quegli animali che da tempo immemorabile sono stati vicini all'uomo ed ai quali la nostra civiltà deve buona parte del suo sviluppo. Tra questi esseri c'é il cavallo... senza di esso noi non saremmo quel che oggi siamo. Eppure nella fredda determinazione impositoria degli esattori fiscali e dei burocrati statali ora la nobile bestia, degna di massimo rispetto, affetto ed amicizia, viene equiparata ad un “bene voluttuario” e pertanto chi possiede un cavallo deve pagare allo stato più tasse... come fosse un possessore consumista, pieno di televisori a colori, macchine sportive, elettrodomestici sofisticati, etc. L'alienazione dalla nostra matrice naturale sta assumendo caratteri sempre più parossistici.. e lo stato invece di risparmiare sulle spese folli e sugli errori di considerazione dei suoi amministratori non trova di meglio che “punire” chi resiste negli ambiti naturali, ovvero chi preferisce mantenere un rapporto sano con la natura e con gli animali.....

Burocrati senza cuore pagheranno il fio delle loro colpe per tentare di distinguere quel che la vita ha unito!

Ecco ora il testo della petizione diramata dalla Segreteria di Horse Angels

IL CAVALLO NON E' UN OGGETTO

Il redditometro considera il cavallo alla pari di un oggetto. E in particolare lo annovera tra gli elementi capaci di dimostrare una capacità contributiva superiore, rispetto al reddito dichiarato. Non differenzia tra i cavalli mantenuti in proprio, a casa, e quei cavalli tenuti in maneggio o circolo ippico. E soprattutto non tiene in considerazione la differenza fra il cavallo da reddito e il cavallo da affezione.

Invece, sempre più spesso e per fortuna, capita che una persona abbia il cavallo non tanto per gareggiare, e vincere dunque del denaro, e tanto meno per allevarlo e venderlo, da carne o da sport. Ci sono persone che scelgono di avere un cavallo per amico, e che lo registrano all'anagrafe equina come non destinato alla produzione alimentare.

Il cavallo da compagnia o da passeggiata non produce alcun reddito. E' una spesa. Ma neanche eccessiva quando si sceglie di tenerlo in proprio.
Può darsi che il ministero della finanza sopravvaluti quello che può essere il costo di mantenimento di un cavallo a fine carriera, malato o da passeggiata, tenuto ad esempio a casa propria o presso una pensione. E così facendo di fatto scoraggia la salvaguardia degli equini a fine carriera che hanno dedicato una vita a servire l'essere umano.

Tutto questo per le associazioni animaliste che si battono per ricollocare gli equini, salvandoli dal macello, è assai grave. Se anche tu pensi che il redditometro, per quanto riguarda il cavallo, vada rivisto e corretto, apponi la tua firma attraverso il link qui sotto.
Grazie, Lo Staff Horse Angels

Ed ora vi sottopongo l'indagine svolta sul tema da parte della nostra Caterina Regazzi, medico veterinario e referente della Rete Bioregionale Italiana per il rapporto uomo animali:

Pare che quanto affermato sopra corrisponda al vero e cioè che per chi é proprietario di un cavallo (come per chi é proprietario di una barca, di una seconda casa o abbia alle sue dipendenze una colf o una badante) ci siano dei coefficienti che possono essere applicati per calcolare un reddito minimo e le uniche distinzioni sono "da corsa" o "da sella ".

E' vero comunque che chi possiede un cavallo e che, nonostante tutte le normative sanitarie e di anagrafe che sono state messe in atto negli ultimi anni e che hanno scoraggiato da parte di alcuni alla detenzione di tale animale, ha spese molto diverse a seconda se lo tiene in proprio o a pensione, a seconda dell'utilizzo che ne fa o se lo tiene semplicemente come "animale da compagnia" (ferrature, vaccinazioni, sverminazioni non sono obbligatorie, ma di prassi se l'animale viene tenuto a pensione insieme ad altri animali, magari non dello stesso proprietario) per cui ritengo che sia difficile poter applicare correttamente tali coefficienti.

Inoltre l'amore per gli animali, a volte lo ammetto un po' "distorto" fa si che spesso si preferisca tenere un animale pur costoso come un cavallo piuttosto che fare ad esempio dei viaggi in paesi esotici o acquistare mobili antichi o quadri di valore e che la maniera in cui una persona spende il proprio reddito, purché avvenga in maniera lecita, non dovrebbe interessare il fisco più di tanto. L'evasione fiscale può riguardare persone in tutte le attività, dagli interessi i più svariati.

Inoltre, con l'entrata in vigore della normativa sull'anagrafe equina, il proprietario, all'atto della redazione del "passaporto" del cavallo deve operare una scelta dolorosa ma obbligatoria: l'animale può essere destinato o meno all'uso alimentare umano, e questo comporta doveri diversi, più stringenti nel primo caso (registrazione dei trattamenti farmacologici, divieto di utilizzo di alcuni farmaci).

Gli animalisti potranno inorridire per quello che sto per scrivere, ma proprietari di diversi cavalli, anche semplicemente da "passeggiata", che al momento di fare la scelta hanno scelto di non destinarli all'uso alimentare umano, per non avere obblighi di registrazione ed eventuali controlli da parte della USL, si ritrovano adesso a dover tenere questi animali fino al termine della loro vita....... vi chiederete: e che c'é di strano? Se si decide di tenere un animale bisognerebbe assumersene la responsabilità "a vita" e non trattarlo come un giocattolo, che quando é rotto o non ci piace più, ce ne sbarazziamo.

Sicuramente tutte queste normative potranno contribuire (ma le scappatoie ci sono sempre) a fare in modo che tali scelte siano fatte con maggiore consapevolezza. E' ingiusto quindi punire chi, nonostante tutte le incombenze, l'impegno necessario e le spese che comunque ci sono, decide di tenere questo splendido animale con sé.
Caterina Regazzi


Bene avendo appurato come stanno i fatti nel rapporto fra umani ed equini, vi invito a sottoscrivere la seguente petizione:
http://www.horse-angels.it/petizione-per-togliere-il-cavallo-dal-redditometro/petizione-per-togliere-il-cavallo-dal-redditometro

Grazie per aver letto sin qui, Paolo D'Arpini
Referente della Rete Bioregionale Italiana per la Comunicazione e le Pubbliche Relazioni e portavoce di European Consumers Tuscia

P.S. A proposito di cavalli vi segnalo questo delizioso post:
http://animalia-rockpaintingenonsolo.blogspot.com/2010/11/bill-e-ben.html

domenica 14 novembre 2010

Dal mercatino dei polli di Spilamberto... storie vere raccontate da Caterina Regazzi


Caro Paolo. Sono tornata da poco dal mercatino dei polli, oggi era il mio turno, quindi sveglia alle 6 e un quarto, ma mi sono svegliata da sola 5 minuti prima che suonasse.

Oggi il tempo è particolarmente umido, anche se non troppo freddo così ho tirato fuori la mia giacca più pesante e berretto, perchè non mi piace stare chiusa nell'ufficetto caldo, preferisco stare fuori e girare fra le persone e se capita raccogliere qualche loro storia, anche per farne dono a te.

Senti questa: un signore che vedo lì da sempre ma di cui non ricordo il nome e che aveva avuto problemi di salute, alla mia domanda "come sta?" mi ha risposto che finalmente sta bene. Era stato operato alle corde vocali ed è stato tanto senza voce, poi una ulteriore operazione, fortunatamente, gliel'ha restituita, anche se flebile e un po' gracchiante, anzi, ha parlato tanto che temevo che se la consumasse tutta con me.

Mi ha raccontato che sua moglie, da quando non ha più il ciclo, si é chiusa in sé stessa e non parla più, ironia della sorte e lui le diceva (o le faceva capire) quando lui la voce non ce l'aveva davvero, quanto era fortunata lei ad avere la voce per poter parlare se solo l'avesse voluto! Io ho aggiunto che un po' di tristezza quando si arriva a una certa età, per una donna é normale, anche per consolarlo, allora mi ha raccontato che lui a sua moglie ha sempre voluto bene e ha cercato di trattarla sempre bene. Con le donne ha un debito di amore particolare.

Il 22 agosto del 1944, lui aveva 10 anni e si trovava fuori di casa sua nella bassa modenese, con sua madre. Lei era seduta e lui era sdraiato con la testa sulle sue gambe. Nell'abitazione vicino alla sua c'era una luce accesa, così "Pippo", l'aereo da caccia che volava nel Nord Italia, colpì e colpì sua madre che morì cadendogli sopra e riparandolo anche dai calcinacci che si staccavano dalle pareti della casa.
Spero e mi auguro che finiscano tutte le guerre che insanguinano il nostro bel pianeta.

Caterina Regazzi

Referente della Rete Bioregionale Italiana per il rapporto uomo/animali