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martedì 26 giugno 2012

Diarietto sull'assenza-presenza - Lettera di Caterina Regazzi a Paolo D'Arpini

Caterina Regazzi


Diarietto sull'assenza-presenza

22/6/2012 Oggi sei andato ad Aprilia.
Io ho fatto da sola la nostra passeggiata verso il fiume. Veramente ne ho fatto solo un breve tratto, solo fino al primo muretto, con Magò. Strada facendo abbiamo incontrato quella solita signora con quella simpatica cagna grigia, Penny che ha fatto un pezzo di strada con noi e poi anche quella signora col pastore tedesco giovane e ci siamo fermate insieme al muretto a parlare dei cani e poi anche del fatto che sono veterinaria e quindi conosco l'ex marito della signora n.2. Lei mi ha detto che tempo addietro andava ad aiutare suo marito a fare i cesarei e gli embryo-transfert. Le ho raccontato che io lavoro alla usl e non faccio la libera professione e che a volte vado a controllare la tenuta degli armadietti dei farmaci da parte di colleghi come il suo ex.
La pozza si sta velocemente asciugando, speriamo bene (veramente non so cosa sperare, che piova in questi giorni di caldo estivo mi pare improbabile, bisognerebbe interpellare quelli dell'HAARP e scie chimiche per vedere cosa possono fare........

23/6 Oggi é il tuo compleanno, tanti auguri, Amore caro!
Sono a casa con Viola, abbiamo pranzato ed ora siamo sul lettone tutte e due, io dalla tua parte, lei studia, io ho letto un po' quel libro su alimentazione e salute. Finora é stato molto caldo, ma ora c'è in corso un temporale, ma non sta piovendo forte, si sentono tuoni e si vedono fulmini, fra un po' forse andrò alla Fiera di San Giovanni.
Antonella Pedicelli, Roberto Caivano e Aldo Nardini mi hanno mandato gli auguri di buon compleanno per te.

Oggi, 24 giugno mi sono svegliata prestissimo con l'angoscia del contrattempo del tuo viaggio.... per dove? Ho cominciato a telefonare a tutti, Benito, Luisa, Riccardo Oliva, Franca Chichi, Giuseppe Turrisi... nessuno mi rispondeva, poi ho sentito la tua voce... spero che non ti sia troppo contrariato! Sarà vera 'sta storia che le cose vanno come devono andare ma a volte ci mettiamo pure noi lo zampino! Se... se... se... allora stavolta se va veramente così prenderai il pullman, sono lì vicino a te, davvero sai?

La giornata poi é andata bne, sono stata a casa quasi tutto il giorno, sul letto con Viola che studiava mentre io leggevo quel libro "The China Study" che ho quasi finito ed anche quelli sulle erbe, mi sto appassionando sai? Avevo casualmente raccolto parecchio rosmarino dal giardino, per liberare un po' la salvia, poi leggendo trovo che almeno secondo quel libro, il r. va raccolto di domenica, alle ore del mezzogiorno di una giornata di sole senza vento, in luna crescente.... neanche a farlo apposta, poi leggo che ....è uno dei rimedi più efficaci per rafforzare la memoria, consigliabile sia per gli studenti che per le persone anziane... è indicato in caso di stress, apatia e nervosismo... così ho preparato una bella tisana per me e Viola.

Poi sono andata a fare un giretto in fiera da sola, ho comprato solo un po' di verdure, una zucca e semi di zucca.
Poi ti ho telefonato.

Baci

Tua Caterina

venerdì 30 settembre 2011

Benessere del gatto, ostelli ecologici, libertà di scelta, libertà di vita (per il gatto e per noi umani)




Benessere del gatto, dimensioni delle gabbie, libertà di scelta, libertà di vita (per il gatto e per noi umani)

Come dipendente di un Servizio Veterinario di un'Azienda Usl sto cominciando a ri-occuparmi di animali d'affezione (lo avevo già fatto in passato, ma allora alcune cose erano abbastanza lasciate al buon senso, alla libertà degli individui o al caso).

In un mondo come quello in cui viviamo oggi, in cui, non so perché, è sentita la necessità di regolamentare tutto, lo Stato, sicuramente dietro pressione di organizzazioni animaliste, ha emanato un documento di carattere generale, l'Accordo Stato-Regioni sul benessere degli animali da compagnia e pet-terapy, del 6 febbraio 2003, lasciando (all' art.2) alle Regioni e alle Province autonome il dovere di “prevedere disposizioni specifiche che individuino responsabilità e doveri del detentore dell'animale da compagnia che..... deve provvedere a....a...a.... tenendo conto dei suoi bisogni fisiologici ed etologici...”

La Regione Emilia Romagna ha così emanato la Legge Regionale n.5 del 17/02/2005 “Norme a tutela del benessere animale”e poi la Delibera 394/2006, http://www.anagrafecaninarer.it/vivereconglianimali/normativa/regione/Prot.pdf
con la quale ha approvato le indicazioni tecniche relative alla gestione e detenzione degli animali da compagnia in fase di commercio e allevamento (compresa l'attività di pensione).

Leggendo il capitolo riguardante i gatti sono rimasta alquanto colpita dalla differenza dei requisiti richiesti per le gabbie o gli spazi per i gatti nei negozi (0,4 mq x 90 cm h), nelle pensioni (2mq x 1,80 cm h), negli allevamenti (6 mq x 1,80 h più 2 mq per ogni gatto in più) e nelle esposizioni (parere dell'ANFI e della FIFE che prevede misure minime di 0,65 x 0,65 x 0,65m).

Non capisco come mai i requisiti più “favorevoli” per l'operatore e “meno favorevoli” per l'animale siano relativi alle attività realmente commerciali, cioè dove l'animale è oggetto di commercio (o è in mostra, il che, per un gatto, è anche peggio). Mi si obietterà che il gatto forse, quando non è nel suo ambiente “naturale” o forse sarebbe meglio dire “abituale” sta meglio nel piccolo che nel grande.

In effetti, questo lo rilevo anch'io. Faccio due esempi: porto il mio gatto dal veterinario (ebbene si!) e per farlo entrare nel trasportino ci vogliono due persone, appena sul tavolo dell'ambulatorio cerca solo di rientrarci dentro. Parlando con la titolare di una pensione per gatti (dotata delle gabbie previste per legge) ci descrive l'atteggiamento del gatto: col trasportino messo aperto nel gabbione, l'animale sta tutto il tempo dentro al trasportino ed esce solo per mangiare (se mangia) e fare i bisogni. A cosa serve allora tutto questo spazio? Senza considerare il rischio per l'operatore di entrare in un gabbione con un gatto magari nervoso, che si sente minacciato e che anche solo per paura, può decidere di attaccare, mordere e graffiare (successo realmente).

Inoltre, in un negozio un gatto ci può rimanere anche un tempo indefinito, in esposizione almeno un paio di giorni, in pensione non si sa.... ma perché obbligare a spese esagerate le strutture che servono solo a custodire per pochi giorni animali che non possono essere altrimenti gestiti? Penso che chiunque ne abbia la possibilità preferisce lasciare il proprio gatto (che non soffre particolarmente dell'assenza del proprietario “umano”) nel suo ambiente, con qualcuno che semplicemente rifornisce con regolarità le ciotole del cibo e dell'acqua da bere. Anzi, potrebbero esserci gatti che hanno mantenuto la capacità di procacciarsi il cibo, vivendo all'aperto, con possibilità di ripararsi e quindi di “arrangiarsi” almeno per qualche giorno.
Ma immagino che quel proprietario di gatti che osasse fare una cosa del genere si vedrebbe presto segnalato o denunciato per maltrattamento di animali.

Avanzo un'altra proposta: perché non lasciare la libertà al proprietario del gatto di scegliere la pensione attrezzata come meglio preferisce, con gabbie piccole, medie, grandi, a seconda anche dell'indole dell'animale, pagando in base al servizio ricevuto?

Potrebbero allora anche essere realizzati ostelli per felini, che non abbiamo la struttura di un lager, bensì rispecchino un ambiente naturale, sia pur rispretto,(con piante, terra, sabbia, tronchi d'albero, anfratti) in cui i gatti potrebbero essere tenuti insieme ad altri gatti, anche estranei, in un grande spazio, con la possibilità di nascondersi, se vogliono, o di socializzare, eh si, perché anche il gatto, pur essendo un solitario, se ne ha l'opportunità socializza, stabilisce gerarchie, mette in atto un repertorio comportamentale, dimostra simpatia, indifferenza, antipatia, voglia di giocare, se non fosse così esisterebbero le colonie feline?

Si rieducherebbero forse (si, lo so, ci vuole tempo!) i nostri gatti casalinghi molti dei quali vivono nelle case in condizioni di isolamento e non hanno mai visto un uccellino o cacciato un topo nella loro vita – quello si (un bel topo vero!) che sarebbe arricchimento ambientale, non i pupazzetti di gomma o i tappetini per farsi le unghie!)

Non sono un'etologa né un'animalista ma credo che se dobbiamo ricercare il benessere di un animale (il gatto è solo un esempio, potremmo inserire in questo discorso anche l'animale “umano”), pensiamo a come vive quando è libero in natura e cerchiamo, per le pensioni, i negozi e le altre attività, ma soprattutto nel caso dei nostri gatti di casa di mantenere o di ritornare il più possibile quella condizione........

Caterina Regazzi
Referente della Rete Bioregionale Italiana
Per il rapporto Uomo - Animali

domenica 13 febbraio 2011

Treia: "Quei pannelli solari a terra che buttano a terra il paesaggio..."

Caro Paolo, nel corso dell'ultima visita fatta a Treia nei giorni scorsi, come sempre mi piace fare quando passeggio per il paese, mi sono affacciata dalla balaustra della piazza del Comune, da cui si godeva uno dei più bei panorami che ho visto nella mia vita (ed io un po' ho viaggiato!).

Mi duole dire "si godeva" in quanto l'ho visto orrendamente deturpato da vari impianti fotovoltaici a terra e da uno in particolare che occupa una superficie "esagerata".

Sono d'accordo che andando incontro al picco del petrolio e per contrastare o almeno diminuire l'inquinamento dell'ambiente dobbiamo rivolgersi sempre più alle energie rinnovabili e tra queste il fotovoltaio, per quel che ne so, è uno dei più efficienti, ma questo non può andare a scapito della salvaguardia del valore intrinseco di un paesaggio meraviglioso e non solo per me......: tutte le persone che sono venute invitate nel corso degli anni, da me e dai miei genitori (che purtroppo non ci sono più) sono rimaste incantate dalla bellezza inaspetttata di questo paese ancora così poco conosciuto e da quel panorama, ma cosa dirà il futuro visitatore quando affacciandosi, come me , dalla balaustra, vedrà quell'orrore? Non si poteva realizzare l'impianto in maniera più in sintonia con l'ambiente? Senza poi considerare il problema dello smaltimento una volta che i pannelli sono "esauriti". L'estensione di questi impianti non ha un limite? Una volta si parlava di "impatto ambientale".

Premesso che non so su quali criteri ed in quali regioni si faceva questo tipo di valutazione, ma per questi impianti, oggi così di moda, non si dovrebbe tenere conto anche di questo rovescio della medaglia?

Treia non è forse un paese che oltre a vivere di agricoltura, piccola industria, artigianato e servizi, non potrebbe anche avere come risorsa economica e sociale, il turismo?

Cosa ne pensano gli amministratori locali di questo "scempio"?
Non voglio rassegnarmi al continuo sfruttamento del territorio, anche se mascherato.
Ciao

Caterina Regazzi