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martedì 1 marzo 2011

Spiritualità laica, I Ching e gli stati di mutamento...




“Il senso di separazione tra noi e il resto del mondo...? E' una sensazione frequente e non dipende da niente, è così, come una nube che passa ed oscura il sole, mentre a volte, pur non succedendo niente di particolare, ci sentiamo fare parte del tutto....” (Caterina Regazzi)

Che ci sia un'attinenza indiscutibile fra l'emissione energetica e la materia è un fatto conosciuto da chiunque, prima ancora delle scoperte della fisica quantica. Basti vedere l'azione dell'energia solare e della sua captazione utile ai processi vitali sulla Terra… Energia e materia sono strettamente interconnesse ed a un certo livello indistinguibili l'una dall'altra. Ed alla base del loro apparire in specifiche forme e modi c'è la mutazione costante e continua, una sorta di saliscendi che fra l'una e l'altra polarità che consente l'esistenza dell'universo conosciuto.

Secondo I Ching, o Libro Dei Mutamenti, la creazione avviene costantemente attraverso l'incontro di Cielo e Terra, ovvero Energia e Materia, Coscienza e Forma, ma questa descrizione non è sola prerogativa dell'I Ching, anche altre religioni e filosofie (ed anche la moderna scienza) indicano il movimento, la vibrazione o trasformazione, come fattore primo che crea il mondo. L’energia cinetica sprigionata attraverso il cambiamento sopraggiunto nel “quid” originario statico si è propagata in uno svolgimento, apparentemente infinito, che utilizza i canali conduttori dello spazio e del tempo. Che lo si chiami Verbo, Om, Spirito o Tao ha poca importanza...

Dal punto di vista dell'esperienza empirica, basata sull'osservazione in un continuum spazio temporale ed anche secondo la teoria della creazione graduale dell’universo si immagina un “inizio” chiamato Big Bang (il grande botto) o “Atto Creativo” in cui la concentrazione energetica statica giunge ad una fase critica di incontenibilità e ne consegue un collasso (corrispondente all’inizio dello spazio tempo) che coincide con la proiezione manifestativa in cui l’energia assume forma, gradualmente, divenendo materia. La gradualità e continuità della creazione viene misurata attraverso un “aspetto” che sempre accompagna, potremmo anche dire registra, il processo creativo. Questo aspetto è immanente e trascendente ed è la “coscienza”, la quale è parte integrante, una sorta di sapore o qualità intrinseca, dello svolgimento energetico in corso.

Possiamo quindi tranquillamente affermare che “coscienza, energia e materia” sono la stessa cosa, come il tempo e lo spazio che appaiono e coesistono complementariamente. Senza la durata nel tempo e l’espansione nello spazio nulla potrebbe manifestarsi e senza la coscienza e l’energia nessuna forma od entità avrebbe significato od esistenza. Per questa ragione è impossibile scindere la manifestazione dalla consapevolezza che la sancisce.

Ogni elemento, essendo la trasformazione nell’infinita possibilità dei movimenti energetici nello spazio tempo, conserva una specifica memoria (od intelligenza) che è necessaria alla coesione della sua sostanza (o stato di mutazione energetica se vogliamo usare una terminologia metafisica). Questo procedimento di psicosomatizzazione dell’esistente viene impresso contemporaneamente in una sorta di “negativo” che corrisponde alla formula rispetto al procedimento sperimentale in corso (possiamo definirla anche “memoria”, “ombra” o “antitesi”). Ma non è solo descrizione in negativo è anche substrato, è forza costituente che permette al tutto manifesto di mantenere una forma ed un nome, insomma gli fa assumere una specifica identità.

Ed è per questa ragione che nell'I Ching si individuano delle specifiche forme archetipali, i trigrammi e gli esagrammi, utili al riconoscimento delle aggregazioni energetiche in corso. Insomma possiamo dire che gli eventi si ripetono, pur in in una scala evolutiva, in una sorta di gradiente continuo ma riconducibile ad un processo già conosciuto. Da qui anche il concetto di “psicostoria”, che non è altro che la memoria progettuale costituente i fenomeni, la quale resta impressa nei risultati stessi della fenomenologia attiva: i processi vitali. Perciò la storia non è quella scritta sui libri, quella dei libri è solo una documentazione ingannevole, parziale e soggettiva che descrive gli aspetti percepiti da alcuni testimoni, od ascoltatori dei testimoni. La storia come noi la conosciamo è una traballante pseudo-verità, una descrizione quasi immaginaria, raccontata e corroborata (a fini speculativi) dall'opinione dei suoi redattori. Quella che chiamiamo storia è al meglio la descrizione di un immaginifico realistico condiviso (più o meno) da molti (comunque un numero limitato di persone).

Ma la verità non può essere parziale, come non può essere sminuzzata l’integrità della nostra esistenza corporea. Nel senso che non possiamo dire “questo organo o questa appendice non mi appartiene od è inutile, i capelli le unghie ed i peli non sono importanti perché crescono e vengono eliminati senza eccessivo danno…” o simili facezie. Infatti anche se usiamo quasi sempre la destra per il nostro agire abbiamo bisogno anche della sinistra, se diventiamo calvi lo consideriamo un difetto, se le unghie si spezzano anche le dita ne soffrono, etc. Insomma la verità storica dovrebbe corrispondere ad un’interezza e questa interezza viene data solo da quella memoria sottile che resta impressa nelle forme in continua mutazione fenomenica.

Questo “ricordo”, che a livello vitale viene definito DNA, a livello psichico io lo chiamo “psicostoria”, ovvero la capacità di lettura della memorizzazione automatica, della registrazione contabile non percettibile, presente nell’insieme degli eventi. E non esiste separazione alcuna in qualsivoglia processo vitale, che si manifesti con il nostro diretto coinvolgimento oppure con uno indiretto, insomma ogni elemento, fisico o psichico, viene influenzato dalla mutazione in corso. Ciò logicamente succede anche per gli eventi sulla faccia del pianeta: una bomba atomica in Siberia influisce sulle condizioni ambientali dell’Antartide….

Per cui se vogliamo conoscere la storia, quella vera, è necessario introdursi nel magazzino della funzione mnemonica vitale, che è presente comunque in chiave olografica in ognuno di noi.

In India questo magazzino si chiama Akasha, Jung lo chiamò Inconscio collettivo, gli esoteristi lo chiamano Aura della Terra.

Come fare ad attingere a questo archivio misterioso e sempre presente?

La risposta sta nella domanda stessa… Come fa l’acqua a conoscere l’acqua? Come fa il fuoco a conoscere il fuoco? Come fai a conoscere te stesso?

Essendolo…! Unicamente essendolo… Non come un osservatore che guarda bensì come sostanza costituente dell’andamento energetico in corso. Spogliandosi quindi della separazione che ci impedisce di percepire l’insieme di cui siamo parte integrante. Infatti coloro che sono dotati di preveggenza o medianità possono percepire questa “memoria” totale del grande magma dell’esistenza solo sciogliendosi in quella “coscienza”. Ovvero rinunziando alla piccola identità separativa dell’ego che porta ad identificarci con la singola molecola del processo vitale ed a descrivere l’esistente nello stretto ambito del percettibile, limitato alla presenza circoscritta. Il che è spesso quel che avviene non solo nella nostra mente ma anche nei suoi sottoprodotti: la storia ufficiale, la filosofia o religione e la scienza.


Paolo D’Arpini
http://www.circolovegetarianocalcata.it/veggente-hou/

martedì 1 febbraio 2011

Al Circolo Almo di Piumazzo di Castelfranco Emilia: “Saluto alla Tigre che se ne va con baldanza e benvenuto alla Lepre che con grazia sopraggiunge”



“Ciò che è fuori è anche dentro di te; e ciò che non trovi dentro non lo trovi da nessun’altra parte” (Tiziano Terzani)


Il pubblico italiano ha conosciuto alcuni aspetti del sistema divinatorio cinese, soprattutto quelli correlati allo zodiaco, attraverso gli scritti di Tiziano Terzani che ne parlò estensivamente nel suo libro “Un indovino mi disse”. Eppure già all’inizio del secolo scorso erano disponibili le traduzioni di antichi testi, importati da Giuseppe Tucci, il noto sinologo maceratese, e attraverso l’introduzione di Jung dell’I Ching. Tradotto da Richard Wilhelm Anche presso le masse, a partire dal 1968, anno della rivoluzione culturale, la filosofia cinese aveva iniziato a farsi strada, trovando sempre nuovi adepti. Uno studioso di questi temi è il Veggente Hòu (al secolo Paolo D’Arpini - http://www.circolovegetarianocalcata.it/veggente-hou/) che in parecchi anni di ricerca ha elaborato un originale metodo integrato che comprende l’I Ching, lo zodiaco cinese ed il sistema elementale indiano.

Il 2 febbraio 2011 è il giorno in cui si conclude l’anno della Tigre di Metallo per lasciare il posto, il 3 febbraio, alla Lepre di Metallo. La precedente Lepre di Metallo risale a sessant’anni fa, ovvero al 1951, infatti quest’anno tutti coloro che compiranno i 60 anni si troveranno nelle stesse condizioni di qualità temporale presenti nel momento della loro nascita.

Ma la conoscenza di queste qualità è importante per chiunque altro, al fine di rispondere adeguatamente agli eventi che potranno manifestarsi durante il corso del nuovo anno. Perciò il Circolo Almo di Piumazzo ha invitato il Veggente Hoù, di passaggio in questi giorni in Emilia, ad un incontro informale per parlare comparativamente degli archetipi zodiacali, dell’I Ching e della cultura cinese ed indiana. L’incontro è gratuito. I convitati sono pregati di venire muniti dei dati di nascita necessari per l’individuazione del triangolo archetipale di ognuno: anno, giorno e mese ed ora di nascita (si raccomanda la precisione per l’ora). A tutti i presenti verranno date indicazioni generali di percorso per il veniente anno.

Appuntamento: mercoledì 2 febbraio 2011 – h. 20.30 – Presso la sede del Circolo Almo di Piumazzo

Info e prenotazioni: almo.info@gmail.com

venerdì 3 dicembre 2010

Spilamberto, 1 gennaio 2011- Presentazione del Libro dei Mutamenti (I Ching) e dialogo sul confucianesimo



Care amiche ed amici, per approfondire l'esperienza già avviata quando ci siamo incontrati questa estate con la recita di brani dal libro "Le 101 Storie Zen"... io e Paolo abbiamo pensato di organizzare una serie di incontri a Spilamberto, per studiare assieme i significati e le simbologie del Libro dei Mutamenti (I Ching), un antico testo di cultura e filosofia cinese, basato sulla qualità dello spazio e del tempo, commentato ampiamente dal saggio Confucio. Immagino che abbiate sentito parlare di questo testo, che è anche collegato al sistema zodiacale cinese.

Paolo, che condurrà gli incontri, sarà di a Spilamberto verso il periodo natalizio e ritengo che questo sia anche un buon momento visto che corrisponde al solstizio invernale, perciò mi chiedo e vi chiedo se siete interessati a pertecipare ad un incontro di presentazione di questo corso, che si terrà a cadenza mensile.

Paolo dice: "Con il sistema da me sviluppato, che unisce la conoscenza degli archetipi psichici e degli elementi cinesi con la conoscenza elementale dello zodiaco Indiano, sarà possibile attingere alla simbologia del Libro dei Mutamenti in modo da poter riconoscere, nella vita di ogni giorno, quei segnali che consentono la "divinazione" diretta, senza quindi dover ricorrere alla consultazione oracolare, che secondo me é un modo svilente di usare l'I Ching... "

Anche la psicologia moderna si é interessata allo studio dei modelli e delle immagini evocate nel libro, tant'è che persino Carl Gustav Jung scrisse un'introduzione su questo nobile testo.

Siete perciò invitati a questa presentazione, il giorno 1 gennaio 2011, alle h. 16.30, venite muniti di carta e penna e di pazienza per l'ascolto... (vedere sotto le informazioni relative all’appuntamento)

Ah, in questo modo potremo cominciare il nuovo anno assieme con uno scopo comune e fare brindisi di buon augurio!

Cari saluti, Caterina Regazzi

Qui di seguito inserisco un breve saggio in sintonia precedentemente scritto da Paolo

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Esiste in Cina un libro che rappresenta sinteticamente tutto ciò che sta fra Cielo e Terra, si chiama I Ching, ovvero il Libro dei Mutamenti. Veramente questo libro è un compendio di indicazioni per la vita quotidiana, un prontuario di saggezza attiva. E, come spesso accade, esso affonda le sue radici nell’antichissima tradizione orale cinese.

Esso forse più di altri testi raffigura la filosofia di vita e la cultura della Cina partendo dal periodo matristico sino all’affermazione buddista, integrando Confucianesimo e Taoismo in una unità di pensiero e di tradizione. Trattandosi di un testo proteso a fornire consigli pratici e di comportamento nella vita quotidiana va da sé che Confucio lo ritenesse un libro altamente significativo, tant’è che a questo dedicò molte note e commenti sugli esagrammi.

Con la presa del potere da parte di Mao Tze Dong tale libro, assieme al Confucianesimo stesso, fu salvato e talvolta preso ad esempio di un "comunismo antico" tipicamente cinese. La morale confuciana, come pure quella taoista e buddista, non richiede per la sua affermazione la presenza od il concetto di un dio. La morale secondo Confucio è un metodo per stabilire il benessere sociale delle masse e per mantenere la struttura familiare. L’etica confuciana, in parte somigliante a quella di Francesco Guicciardini, è una esemplificazione ideale basata su norme atte a coagulare la società e renderla prospera, nei suoi vari livelli, mantenendo inoltre una costante sinergia d’intenti fra lo stato ed i sudditi.

Per questa ragione il Confucianesimo non è mai stato sconfessato dal comunismo maoista, anzi Mao ha forse tentato di porsi come un simbolo ininterrotto del buon governo auspicato da Confucio. Che ci sia riuscito e se il popolo lo abbia riconosciuto come tale è un altro discorso.. Sta di fatto che nel solco del pensiero confuciano si può intuire e riconoscere tutto il pragmatismo che contraddistingue anche la Cina moderna.

Se rivolgiamo l’occhio all’insegnamento di Confucio esso ci si presenta libero da ogni collegamento diretto con la divinità, essendo fondato unicamente sulla ragione e sul buon senso. Ed è per questa ragione che da oltre 25 secoli la ragione ed il buon senso sono onorati in Cina come una religione. A questo metodo concreto si son dovute adattare persino altre filosofie più metafisiche come il buddismo, che ha assunto fra le sue regole la pietà filiale ed altre simili norme. E persino le minoranze musulmane e cristiane si sono cinesizzate ad eccezione della componente cattolica romana che presume di dovere obbedienza solo ai dettami del papa di Roma… e questa è la vera causa della cosiddetta "persecuzione" nei suoi confronti, ovvero l’impossibilità da parte del governo cinese di accettare che tale religione sia estranea al contesto interno (si noti che i vescovi e cardinali cattolici vengono nominati dallo stato estero del vaticano)… ma lasciamo da parte queste diatribe che non ci interessano e torniamo al buon Confucio.

La vita di Confucio mostra che egli ha sempre parlato da uomo ad altri uomini e mai come messaggero di una divinità che l’avesse eletto messia o profeta. Egli nacque nella città di Tsan, in Shantung, nel 551 (a.C.) allorché in occidente era da poco deceduto Solone il moralizzatore di Atene ed a Roma Servio Tullio sanciva la costituzione "Tulliana". Egli fu costretto da necessità pratiche a guadagnarsi la vita e non esitò a svolgere umili impieghi, non sentendo in sé la vocazione all’insegnamento come allora veniva praticata in modo formale. La Cina che già vantava una storia millenaria con tre solide dinastie imperiali stava allora attraversando un periodo di instabilità sociale. Perciò in Confucio predominò, oltre al senso di disciplina e di ordinamento sociale, il culto delle tradizioni familiari e della pietà. Egli si fece conseguentemente conservatore e raccoglitore delle memorie e dei testi sacri che trattavano quei temi. Ma nelle sua opera andò incontro ad avversioni e persecuzioni, come avvenne un secolo e mezzo più tardi in Europa al filosofo Platone. Solo all’età di cinquant’anni Confucio assunse una carica pubblica di un certo rilievo a Ciung-tu, ove divenne Ministro di Polizia, mentre la fama della sua saggezza e della sua eccellente amministrazione si diffondeva in altre province.

Confucio fu un riformatore severo ed energico, nel suo animo prevalevano i consigli della giustizia, perciò gli si formò contro una congiura di ignobili potenti, che talvolta attentarono anche alla sua vita e poi ottennero che egli venissi congedato dal suo incarico. I suoi ultimi anni furono tristi… sebbene gli venisse risparmiata la cicuta. Morì a settantre anni nel 479 a.C.

Dai suoi insegnamenti traspare che l’uomo fu creato per vivere secondo ragione, cioè lottando contro le forze avverse e basse dell’istinto, e vivendo in accordo con gli altri uomini, seguendo un codice di principi e doveri conformi alla nobiltà e dignità dell’essere umano. Le cinque virtù cardinali dell’uomo per Confucio sono: la bontà, l’equanimità, la convenienza (cioè il pronto adattamento al tempo e alle circostanze), la saggezza e la sincerità. Ed è soprattutto alla sincerità che egli dedicò le lodi più alte. Egli raccomandò energicamente i doveri verso i parenti, il rispetto e la cura per i più vecchi, la dedizione verso gli amici, la coscienziosità in ogni atto compiuto, l’autocontrollo e la moderazione. "Il bene supremo dell’uomo non è il piacere, né gli onori, né la ricchezza.. ma è la virtù, sorgente di ogni bontà".

Del pensiero antimetafisico di Confucio abbiamo sicuri documenti: il Cielo e la Terra sono i genitori di tutte le creature e questa è anche la sostanza dell’I Ching, ove invece delle preghiere viene indicato il retto comportamento come "bene supremo per l’uomo". Ed al proposito dell’aldilà egli affermava: "Se non si conosce ancora la vita come si potrà conoscere la morte?". Personalmente Confucio preferiva l’attenzione rivolta ai fatti concreti dell’esistenza piuttosto che alle meditazioni trascendentali. Egli stabilì una dottrina puramente laica, come diremmo oggi, basata su principi logici, etici, estetici ed intellettivi. Egli a buona ragione può essere definito un precursore e degno rappresentante della Spiritualità Laica.

Confucio ed i suoi seguaci, ovvero la stragrande maggioranza del popolo cinese, disprezzano perciò quel che non è cogente, che non rappresenta un fondamento e non ha radici nella vita comunitaria. Lo "spirito" di Confucio è il risultato dell’analisi comportamentale, psicologica, archetipale dell’uomo. Egli soleva dire: "Io non voglio fare dell’uomo un mistico, quando ne ho fatto un perfetto onest’uomo ciò mi basta". Assai prima degli stoici greci egli insegnò l’amore per tutto il genere umano e "precorrendo" il cristianesimo disse: "Non fate agli altri ciò che non volete fatto a voi!".

Paolo D’Arpini

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L’incontro è gratuito. Per partecipare occorre prenotare telefonando al 333.6023090
Oppure scrivere a circolo.vegetariano@libero.it


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