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giovedì 22 marzo 2012

San Ambrogio (Valsusa) - 24 marzo 2012 - Per il bene comune... ora e sempre!



Sabato 24 marzo, dalle ore 9,30 alle 19, presso la Sala Consiliare del Comune di S. Ambrogio, Val di Susa (TO), il Movimento Politico di Liberazione Per il Bene Comune, in collaborazione con Etinomia, Rete di Imprenditori Etici della Val Susa, ha organizzato il convegno nazionale: Economia e finanza per il benessere dei popoli, patrocinato dallo stesso Comune di Sant'Ambrogio.

La globalizzazione finanziaria, il debito dello stato, le speculazioni e gli attacchi delle agenzie di Rating; il ruolo della BCE; l'uscita dall'Euro; la moneta debito (o signoraggio): questi sono alcuni dei temi che saranno trattati durante l'evento. Ma si discuterà anche dell'opportunità di pubblicizzare Bankitalia, della necessità di una moneta del popolo e dell'utilità di introdurre monete complementari. Inoltre saranno illustrate la Modern Money Theory, la decrescita felice e la Modern Wellbeing Th! eory. Particolare rilievo sarà inoltre attribuito alla funzione sociale dell'imprenditoria privata, alla sovranità nazionale e agli scambi economici internazionali.

Dopo il saluto di apertura di Elvio Arancio, coordinatore piemontese di PBC, si susseguiranno gli interventi di Monia Benini, presidente di PBC; Oronzo Turi presidente della Associazione Azione Territoriale; Daniele Forte presidente di Etinomia; Maurizio Pallante, presidente di MDF; Gennaro Zezza, Levy Institute; Giuseppe Turrisi, Accademia della Libertà; Nino Galloni, economista e Fernando Rossi, responsabile economia PBC.

I giornalisti e i bloggers che intendono accreditarsi possono inviare una mail a info@perilbenecomune.net oppure telefonare al 335 8475749.


L'Ufficio Stampa di Per il Bene Comune

sabato 3 marzo 2012

Ultime notizie sul fronte NO TAV - 3 e 4 marzo 2012

il futuro della Valsusa nei piani di monti mario detto il bancario...


Il governo ha paura e minaccia repressioni dure. La resistenza No Tav non si arresta

Sabato 3 marzo. Ieri, dopo una settimana di blocchi No Tav in Valsusa e
ovunque in Italia, Monti ha convocato d'urgenza una riunione sul Tav. Il
governo ha deciso di andare avanti. Costi quel che costi. La litania è
quella consueta: il collegamento con l’Europa, la piccola Italia
schiacciata dietro le Alpi, il treno che in quattro ore ti porta a Parigi,
i tecnici che hanno lavorato ad una mediazione, il Tav che porta lavoro, i
manifestanti sempre violenti. Nessuna fantasia, nessun guizzo di ingegno
nelle parole di un Primo ministro che rivendica la propria autonomia dai
governi precedenti, ma si limita a fare quello che gli altri non erano
riusciti a fare fino in fondo: gli interessi dei padroni, dei banchieri,
del Fondo Monetario e della Bce.

I No Tav – con la infinita pazienza che deriva da tanti anni di lotta alle
menzogne – ricordano una verità banale, banale. La Torino Lyon c’è già a
funziona molto meno di quanto potrebbe, a Lione e Parigi ci si va, un paio
di volte nella vita, a fare una vacanza. Invece a lavorare o a studiare ci
andiamo tutti i giorni. I tagli alle ferrovie destinate al trasporto dei
lavoratori e degli studenti hanno trasformato i treni dei pendolari in
trasporti bestiame sempre in ritardo, sempre più affollati, scomodi, con i
gabinetti rotti e i sedili sfasciati. In quanto al lavoro, basterebbe
un'occhiata veloce ai dati sul dissesto idrogeologico per capire che
l’unica grande opera che serve è la tutela del territorio; basta pensare
ai nostri ospedali e alle nostre scuole per capire che lì ci sarebbe il
lavoro se ci fosse la volontà politica di stare dalla parte della gente e
non da quella di chi si fa ricco sfruttando il lavoro altrui.
L'idea di sviluppo di quelli come Monti si basa sulla distruzione delle
risorse e sulla devastazione dei territori: l'unica cosa che conta è far
girare le merci, far girare i soldi, fare grandi opere utili solo alla
lobby che sostiene di finanzia un'intera classe politica.

Dalla Val Susa viene un segnale forte e chiaro: noi non ci stiamo. Non ci
stiamo più: il mondo che vogliamo per i nostri figli è fatto di
solidarietà, di cooperazione, di uguaglianza.

Il governo ha paura, ha paura dell'infezione valsusina, ha paura che
l'anomalia No Tav divenga una mutazione genetica durevole e diffusa. Per
questo occorre disciplinare, costi quel che costi, il chi oggi parla la
voce di tutti coloro che, nel nostro paese, si battono contro un'idea di
sviluppo che mira al profitto di pochi contro la vita e la libertà di
tutti.

Ore 21 Polivalente di Bussoleno. È la folla delle grandi occasioni: la
grande sala – stipata all’inverosimile – non basta a contenere la folla di
No Tav.

Su sky tg25 c'è un sunto dell’assemblea:
http://video.sky.it/news/politica/leader_no_tav_monti_eviti_prove_di_forza/v112317.vid

L'assemblea è lunga, partecipata, appassionata. I racconti delle violenze
della polizia – le gambe rotte e le teste sfasciate, i lacrimogeni nelle
case e quelli che aprono le porte per salvarti dalla furia degli uomini
dello Stato – si intrecciano con le idee, le proposte, i progetti.
Sullo sgombero dell’autostrada e le cariche di mercoledì scorso vale la
pena guardare questo video su youtube:
http://tg24.sky.it/tg24/cronaca/2012/03/03/no_tav_proteste_corteo_roma_assemblea_bussoleno_luca_abba_governo_monti_cantiere_val_susa.html

Arrivano buone notizie sulla salute di Luca: lentamente migliora. Ieri lo
hanno operato per ridurre le conseguenze della folgorazione sui muscoli e
la spalla destra.

Federico, il No Tav arrestato mercoledì sera durante le cariche, è ai
domiciliari con la possibilità di uscire per lavorare.
A Tobia invece la magistratura ha negato sia l’uscita per andare al
lavoro, sia di poter comunicare con l'esterno. Tobia ha deciso che la
misura è colma ed è entrato in sciopero della fame.

L'indicazione uscita dall'assemblea è chiara. Non mollare, andare avanti,
incuranti delle minacce di Monti, consapevoli che la forza delle nostre
ragioni è va ben oltre alle ragioni della forza. Entro fine mese –
probabilmente il 23 marzo – si farà lo sciopero generale. Ogni giorno ci
saranno iniziative per mettere i bastoni tra le ruote alle truppe di
occupazione.

Questo il prossimo appuntamento:
Domenica 4 marzo giro in Clarea con polentata cui sono invitati tutti
quanti. Si mangia alle 12, si parte alle 14

Ogni giorno alle 18 incontro di lotta in piazza del mercato a Bussoleno

http://anarresinfo.noblogs.org

martedì 28 febbraio 2012

NO TAV.. quel che sta succedendo in Valsusa all'insaputa del popolo italiano..

Dipinto di Franco Farina


Notizia di cronaca: Durante lo sgombero dei terreni e baita in Val Clarea in atto ora, LUCA ABBA' arrampicato su un traliccio per bloccare l'allargamento, inseguito da rocciatori, probabilmente toccando i fili, cade dal traliccio folgorato.

Le sue condizioni sono gravi, e per il momento non si sa ancora nulla di più,
intanto le ruspe avanzano, e l'ennesimo atto di ingiustizia compiuto.

Anche i presìdi e le azioni di solidarietà crescono,
e il nostro cuore è in quella camera del C.T.O. di Torino, con Luca.

CORAGGIO LUCA!!!!!
insurreale@libero.it



..................

Articolo di Claudio Martinotti Doria:

Sto tornando ad essere fiero di essere italiano, non per motivi nazionalistici, in quanto coerentemente con quanto ho sempre affermato, l'Italia non è mai stata una nazione storicamente e culturalmente, e non lo sono certo per motivi politici ed istituzionali, essendo i nostri politici e le nostre istituzioni tra le peggiori del mondo occidentale, ma lo sono per l'enorme mole di iniziative di resistenza, di idee innovative, di fermento culturale e politico sociale che emerge dalla società civile che si oppone alla repressione del potere, alla rapina istituzionalizzata, alla confisca delle proprie risorse, alla devastazione del territorio, alla distruzione di ogni prospettiva e speranza. Un esempio per tutti è la coesione ed il comportamento perseverante del popolo della Val di Susa e dei No TAV, che sono un modello di riferimento ormai internazionale di come una comunità possa resistere a forze opprimenti preponderanti e violente e possa trovare solidarietà in altre comunità, formando un fronte comune più forte se non invincibile, esempio di autonomismo e libertarismo, nel senso di difesa ad oltranza dei propri diritti di libertà e proprietà che sono stati violati da interessi oligarchici cinici e spietati. Come scrissi già parecchie volte e da alcuni anni, è solo la protervia di chi detiene il potere e non conosce la storia che può convincersi che si possa vincere e dominare la volontà di un popolo di montagna, che in questo caso è simile come motivazioni e potenzialità allo spirito che aveva animato i popoli balcanici nel XVI secolo che guidati da Vlad Ţepeş III detto Dracul Voivoda di Valacchia e a Giorgio Castriota Scanderbeg (che aveva unito i principati dell'Epiro e dell'Albania) con poche migliaia di combattenti (in quanto i regnanti europei, compreso il cristianissimo re di Ungheria, erano troppo occupati a combattersi a vicenda ed a complottare a livello dinastico) fermarono per decenni l'esercito di Maometto II, forte mediamente di oltre 100 mila soldati ...
Forse varrebbe la pena di rileggere quanto scrissi in proposito nel mese di giugno 2011:


Se pensano di imporre la loro volontà in Valsusa sono degli illusi ...

E' risaputo che i nostri partiti politici sono divenuti ormai comitati d'affari, la partitocrazia uno strumento di potere economico e di malaffare, che ha scollato schizofrenicamente la politica dalla società civile, allontanandola dalla gente comune, inaridendola e volgarizzandola, manifestando un'ignoranza abissale ed indifferenza nei confronti delle problematiche reali e soprattutto della storia.

Cito un solo esempio, quello della TAV in Val di Susa.

I politici ed i loro cortigiani della carta stampata e della televisione, i cosiddetti media, sanno poco nulla sulla TAV e non fanno la fatica di documentarsi ed approfondire tecnicamente, altrimenti avrebbero capito da un pezzo che la TAV conviene solo a chi la propone e costruisce, non certo ai cittadini ed utenti che subiranno un enorme danno erariale che graverà sulle generazioni future, ma non è su questo che mi voglio soffermare, ma sull'ignoranza storico culturale dei nostri politici.

La prosopopea e l'autoritarismo cui sono avvezzi da tempo i nostri politici, li ha indotti a sottovalutare la gente di montagna e di confine, non sapendo che sono proprio coloro che ancora conservano importanti tracce storiche culturale ereditarie, dignità e fierezza delle radici e del loro passato, capacità di resistenza e perseveranza, ecc., molto più della media delle popolazioni peninsulari …

Non sanno i nostri politici, che la Val di Susa, la Val Chisone, la Val Varaita, ecc., nel 1343 si sono unite nella Federazione degli Escartons (una sorta di Repubblica democratica antesignana), firmando la prima Carta delle Libertà in Europa?

Era una carta costituzionale che affrancava la cinquantina di comunità aderenti dalle servitù feudali, sanciva il diritto alla libertà di ogni singolo individuo, il diritto inviolabile della proprietà privata e dell'autogestione comunitaria, equa ripartizione delle tasse, ecc. ... La Federazione prosperò sino all'acquisizione definitiva dei Savoia che imposero il loro dominio sull'area in seguito al Trattato di Utrecht che perdurò alcuni anni e si concluse nel 1713

E secondo i nostri politici, ignoranti ed insipienti, si possono imporre a queste popolazioni scelte liberticide con elevato impatto ambientale e sanitario?

Ma studiatevi la storia e ritiratevi a vita privata che è meglio! Oppure provate ad indire un nuovo referendum ...

Claudio Martinotti Doria

giovedì 7 luglio 2011

Movimento Nonviolento: "Dalla Val di Susa al Decennale del G8 di Genova"




Dieci punti per una riflessione sulla nonviolenza nei conflitti sociali proposti dal Movimento Nonviolento

Di contro al pessimismo che soltanto con lo Stato si dominano uomini inguaribilmente e interamente egoisti e violenti facciamo valere il metodo di impostare una adeguata articolazione della prima fase, quella del potere senza governo, premessa e garanzia che l'eventuale seconda fase sia un potere nuovo "conseguente" alla prima fase, di allargamento delle aperture, di addestramento alle tecniche della nonviolenza, di miglioramento della zona in cui si vive, di lavoro educativo, di impostazione di continue solidarietà con altri nella rivoluzione permanente per la democrazia diretta, connessa intimamente con la nonviolenza.

Aldo Capitini (da "Il potere di tutti")

1. Nei dieci anni che ci separano dal G8 di Genova c'è stata un'importante avanzata della nonviolenza in Italia, sotto molti punti di vista: dalla rinuncia alla reazione violenta di fronte al massacro delle persone e della democrazia avvenuto in quei tragici giorni, alla lenta riorganizzare di un movimento dal basso e sui territori capace di esercitare il "potere di tutti"; dalla messa in campo di modalità creative di comunicazione nonviolenta per i referendum, alla importante lotta esemplare e di popolo della Val di Susa. Certo c'è molto altro da fare, ma questo non è poco. Proviamo a vedere.

2. In altre fasi della storia del nostro paese, quanto avvenuto per le strade di Genova nei giorni del G8, fino all'omicidio di Carlo Giuliani, quanto perpretato nella notte "cilena" della scuola Diaz, quanto inflitto agli inermi nelle camere di tortura di Bolzaneto, avrebbe forse avviato una generazione alla lotta armata. Dopo quel battesimo di fuoco e per vendicare il compagno caduto, sarebbe stato possibile. E' già successo. Ma stavolta non è avvenuto: c'è stata una rinuncia generalizzata alla risposta violenta. Anche chi accarezzava l'estetica dello scontro diretto con le zone rosse è stato superato dalla realtà delle cose.

3. La risposta più importante a quello che allora abbiamo definito il potere "liberista-mafioso-fascista" è stata data dalle grandi e pacifiche manifestazioni contro la guerra a Firenze il 9 novembre 2002 e, ancora più imponente, a Roma il 15 febbraio 2003. Quella a proposito della quale, per i milioni di cittadini scesi in piazza in tutto il mondo in quel giorno, Il Time scrisse "L'altra potenza mondiale". Centinaia di migliaia di persone, molte delle quali erano state selvaggiamente pestate a Genova, invadono letteralmente e pacificamente queste città. E sui balconi e le finestre di tutta Italia è un tripudio di bandiere arcobaleno, che poi si trasferiscono per settimane e mesi sulle biciclette di decine di paesi e città...Non si fermeranno con questo le guerre. Ma dopo il G8 è una grande prova di maturità dei movimenti italiani.

4. La Rete Lilliput si fà fortemente portavoce delle istanze nonviolente all'interno del "movimento dei movimenti" ed organizza un Seminario nazionale di tre giorni a Ciampino dal 27 al 29 settembre sul tema "La nonviolenza: attivarsi per un mondo diverso" nel quale consegna ai nodi locali la proposta di creare i Gruppi di Azione Nonviolenta per agire una modalità "lillipuziana, reticolare e nonviolenta" di stare nel conflitto sociale, sviluppando percorsi di formazione all'azione diretta. I GAN non attecchiranno in quanto tali e la stessa Rete Lilliput pian piano perderà il suo slancio iniziale, ma la nonviolenza è la questione sulla quale, in quella fase, ci si confronterà e ci si formerà dappertutto. Oggi, le molte azioni creative messe il campo dai comitati per i referendum per l'acqua pubblica e contro il nuclearehanno richiamato esattamente quella grammatica "lillipuziana, reticolare e nonviolenta". E molti attivisti di oggi sono gli stessi di allora.

5. Il tema della nonviolenza, intanto, interroga anche nuove forze politiche al punto che il più grande partito della sinistra "antagonista", il Partito della Rifondazione Comunista, che era stato protagonista interno al "movimento" in tutte le lotte contro il neoliberismo organizza nel febbraio del 2004 uno straordinario - per l'argomento trattato e per la partecipazione – convegno tematico a Venezia sul tema "Agire la nonviolenza". Saranno tre giorni di serrato confronto che provano a spostare l'asse culturale di quel partito sulla traiettoria della nonviolenza. Non sarà indolore. Anche questo elemento sarà tra le cause della successiva spaccatura tra l'ala più identiraria marxista e quella più libertaria nonviolenta.

6. Nel frattempo - mentre si diffondono a macchia d'olio di Gruppi di Acquisto Solidale che agiscono anch'essi la nonviolenza nella forma del "programma costruttivo", cioè del cambiamento qui ed ora del proprio stile di vita e di consumo - si avviano o si consolidano importantissime lotte nonviolente, apparentemente locali ma con una portata generale: contro la base Dal Molin a Vicenza, contro il Ponte sullo Stretto di Messina, contro le scorie nucleari a Scansano Jonico, contro la mafia e la 'ndrangheta in Sicilia, Calabria e non solo. E contro la TAV in Val di Susa. E poi le lotte degli studenti medi e universitari, dei ricercatori e dei migranti, delle donne, dei precari e licenziati. E' stata, ed è tuttora, una ricerca continua, collettiva e creativa di forme di lotta alternative e nonviolente.

7. Certo, nel frattempo in Italia è stata fatta una legge elettorale liberticida, il monopolio della potente arma di disinformazione di massa della TV è diventato asfissiante, il blocco di potere mafioso, liberista e razzista che governa ancora più prepotente; le spese per gli armamenti sempre crescenti e quelle sociali calanti; militari italiani sono impegnati in fronti di guerra nel ripudio della Costituzione. Il parlamento vede un'opposizione ridimensionata, debole e asfittica, incapace di interpretare le lotte sociali e d'accordo col governo su molti temi importanti, come la guerra e la Tav in Val di Susa. Eppure...

8. Eppure, in questo anno del decennale del G8 di Genova e del cinquantesimo della prima Marcia della Pace, il sistema di potere è stato messo seriamente nell'angolo proprio dal popolo che ha esercitato il proprio "potere di tutti" spiazzando gli stessi apparati dei partiti. Prima con le elezioni amministrative e dopo, sopratutto, con i referendum popolari. Attraverso una mobilitazione dal basso – ancora una volta "lillipuziana, reticolare e nonviolenta" – i comitati per l'acqua pubblica hanno prima raccolto, senza il sostegno dei partiti, un milione e mezzo di firme e poi, contro un regime che ha dispiegato tutti i dispositivi di neutralizzazione leciti e illeciti di cui è capace, hanno avuto (abbiamo avuto!) uno straordinario successo che ha ridato vita ad uno strumento di democrazia diretta, ormai considerato defunto, come il referendum popolare. Hanno dispiegato una tale formidabile capacità di comunicazione creativa, efficace nel coinvolgimento responsabile dei cittadini, da ricordare il movimento popolare per il referendum che ha sancito la fine della dittatura in Cile nel 1988. Una lotta nonviolenta da manuale (il caso è raccontato nel video "Una forza più potente" prodotto dall'Albert Einstein Institution di Gene Sharp, e diffuso in Italia dal Movimento Nonviolento).

9. I colpi di coda di un sistema in agonia sono terribili. Se n'è avuta una prova in Val di Susa domenica scorsa. Quella dei valligiani è una straordinaria lotta nonviolenta in cui una comunità aperta lotta, in maniera esemplare, per il futuro di tutti. Lotta con sacrificio personale, tenacia, passione e intelligenza, da molti anni, contro un'opera inutile, sbagliata, distruttiva dell'ecosistema, simbolo di un modello di sviluppo antiquato e dissipatore. Cara solo alle mafie che ne gestiranno le commesse e a chi ne è complice, consapevolmente o meno. Come a Genova, dieci anni fa, il potere – lo stesso potere - di fronte ad un movimento vero, radicato e di popolo ha dispiegato tutta la violenza di cui è capace. Prima per riprendersi, illegalmente, il territorio occupato dai resistenti, poi per far cadere nella "trappola" della violenza alcuni tra quelli che erano andati a sostenere la lotta dei valsusini. Come a Genova, dieci anni fa, è stato un errore cadere in quella trappola che in un colpo solo ha consentito di dispiegare le armi della disinformazione di massa e annullare vent'anni di seria e consapevole lotta nonviolenta della Val di Susa, con le immagini ripetute fino all'ossessione di scontri e violenze. La follia della Tav in Val di Susa porta oggi il potere a dover presidiare militarmente e massicciamente un cantiere di lavoro – con dei costi superiori alla stessa opera - che è una ferita aperta in un territorio ed in una comunità. Altre lotte andrano organizzate, in Val di Susa e dappertutto, contro questo scempio, con tenacia e creatività, ma non si potrà più ignorare che oltre alla violenza della repressione, bisognerà guardarsi dal sistema violento dei media, che esercita sulle coscienze di tutti una violenza ancora maggiore di quella subita dai partecipanti. E dunque bisognerà guardarsi bene da chi, per rabbia, ingenuità o velleità, potrebbe cadere ancora nella trappola della provocazione. E soprattutto dobbiamo guardarci da chi si infiltra nei movimenti di massa per condurre una personale "guerra allo Stato". Costoro sono dannosi verso di noi tanto quanto verso le forze di polizia. Non fanno parte del movimento, ma sono funzionali alla stabilizzazione del potere. Dobbiamo dirlo chiaramente, non farlo sarebbe un danno grave non solo per la Val Susa, ma per tutti i movimenti di lotta.

10. Come accaduto dopo il G8 di Genova, i movimenti sono chiamati oggi a dare una nuova prova di maturità e contemporaneamente a compiere un altro passo nel processo di nuova Liberazione popolare da questo regime in putrefazione. C'è già un appuntamento per tutti i movimenti di lotta nonviolenti ed è la Marcia per la pace e la riconciliazione tra i popoli, che quest'anno si svolge il 25 settembre, nel 50° anniversario della prima voluta da Aldo Capitini. Allora, per la prima volta dalla Liberazione il popolo della pace mise in marcia, con responsabilità e consapevolezza, entrando come un nuovo soggetto nella nostra storia. Da allora non ne sarebbe più uscito e gli stessi movimenti di lotta di questo decennio, anche nelle biografie di molti attivisti, derivano da quella storia. Oggi al popolo della pace, ancora in marcia da Perugia ad Assisi, tocca ancora il compito di fare sintesi di tutte le lotte nonviolente e di porsi come la vera alternativa, aperta e dal basso, alla violenza culturale, strutturale e repressiva di questo potere.


Movimento Nonviolento

www.nonviolenti.org

mercoledì 29 giugno 2011

Valsusa – Uranio e amianto… o linea merci veloce da 45 miliardi di euro, anticipati dalle banche, a spese dello stato…?

Tempo fa stavo andando in Francia in autostop. Mi diede un passaggio un geologo
che stava lavorando al progetto del tunnel della “TAV”. Mi disse che un’analisi
accurata era importante perché poteva esserci làssotto molto materiale
radioattivo.

Riflettendoci bene formulai l’ipotesi che l’obiettivo del progetto non era una linea TAV perché i conti non tornavano, ma piuttosto lo sfruttamento dei giacimenti di materiale radioattivo.

In questa lettera che vi inoltro si cita proprio la massiccia presenza di uranio.
Allora è a quello che stanno mirando. Si tratta ancora di BUGIE NUCLEARI forse?
Altrimenti non vedo altra spiegazione.

So che i problemi di cui non si sa niente sono tanti, ma se potete fate circolare per informare.

Francesco D’Ingiullo



Scrivo a tutti coloro che mi hanno conosciuto, e che hanno conosciuto l’associazione Materya, e il suo impegno per l’ambiente.
In Val di Susa c’è una guerra. E nessun telegiornale sta dicendo la verità.
Una popolazione locale sta tentando di opporre resistenza alla costruzione di un’opera voluta da lobbies finanziarie, sostanzialmente inutile, destinata al trasporto delle merci (non è alta velocità.. per chi ancora non lo sapesse!), dal costo pari a tre volte il ponte di messina. TRE VOLTE il costo del PONTE DI MESSINA.

Cito inchieste del Politecnico di Torino e Milano, e dati estratti dalla trasmissione Report (Rai tre) e da una bellissima trasmissione andata in onda
alcuni mesi fa su La 7.

Non mi dilungo sull’impatto ambientale, la collina di amianto (una stima di una ASL di Torino parla di 20.000 morti nei prossimi anni per la nube di fibre..) il tunnel di 54 km dentro una montagna già scavata dall’enel perchè ricca di Uranio.. ma vi informo di questo:

i soldi destinati alla costruzione li metteranno le banche, ad un tasso del 6,2 % (interessante eh.. ) ma la fidejussione a garanzia del prestito sapete chi l’ha messa?

Voi!! o se preferite lo Stato italiano! entro 9 anni dovremo restituire 45 miliardi di debito alle banche che hanno finanziato l’opera.

45 miliardi sono quello che dovremo sostenere come costo per ridurre un pochino il nostro debito con l’estero per stare in Europa e il povero Tremonti non sa dove reperirli.

Siete pronti a pagare altri 45 miliardi per far viaggiare più veloce l’acqua minerale di Lecce verso la Norvegia, e far arrivare prima i biscotti inglesi
sullo scaffale del vostro supermercato?

Approposito.. non passeranno dalla Val di Susa le merci.. Un noto docente del
Politecnico dice che il costo del transito per un camion da questo valico non
sarà competitivo con i costi degli altri tunnel che già esistono. Questa sarà
davvero una cattedrale nel deserto.

Volevo solo informare tante persone che ancora non sanno..
Grazie.. a chi di voi volesse aiutarci a fermare questo disastro.

Claudio Guerra

Per chi vuole saperne di più..
http://www.notav.eu


..........

Commento ricevuto da Antonio Pantano

“Caro Paolo D’Arpini, da mercoledì 22 a sabato 25 sono stato nella nostra Verona. Amici, parenti, visita al Cimitero Monumentale (mai saltata, ogni volta che sono nella mia città natale) ai parenti ed agli amici, tra i quali il Grande Umberto Boccioni. Poi anche un salto a Castel San Pietro, abbandonato, che forse diventerà … albergo (Verona è oggi raggiungibile in treno Alta Velocità in meno di tre ore!). Leggo – e sento in tv – delle manifestazioni in Val di Susa. Ennesime, da parte di masse rese cieche dal potere e strumentalizzate dalle fazioni. Non entro nel merito della TAV tra Lione e Torino. E’ però necessario che l’uomo si sposti con celerità a terra, abolendo l’uso delle vetture individuali, alimentate a carburanti nocivi e costosissimi (utili solo ai signori del denaro), e degli aerei nocivi anch’essi (limitandoli solo alle grandi distanze ed ai collegamenti continentali). Circa le varie TAV esiste SOLO una certezza: i loro costi gonfiatissimi, a lucroso vantaggio dei bankieri e dei partiti politici (TUTTI !) da quelli dipendenti.. L’amico dott. Ugo Cecconi fu, a furor di popolo, mandato a fare il deputato alla Camera nel 1994-95. Sentì il dovere di denunciare in aula, al ministro dei trasporti Publio Fiori, del suo stesso gruppo parlamentare, che l’alta velocità ferroviaria in via di realizzazione aveva costi di 170.000 miliardi di lire su progetto FiatEngineering-Lega Cooperative (grande capitalismo e partito comunista), mentre un gruppo straniero aveva proposto spesa assai minore di soli 38.000 miliardi di lire. Ovvio che la procura della repubblica mise poi in gattabuia il Necci direttore generale FFSS, e che alle elezioni successive il solertissimo deputato Cecconi (unico, di tutto il parlamento, mai mancato in aula e commissioni) non sia stato posto in lista nella successiva tornata elettorale dal boss del suo partito, lo stesso che, successivamente, svendette a suo cognato un immobile di Montecarlo ricevuto in eredità dal partito-ribattezzato (con leggittimazione della magistratura). In Val di Susa c’è poco da fare! Chi va in piazza perde tempo! Se volesse fare qualcosa di serio opererebbe a Roma, incidendo sui politicanti d’ogni risma, per RIATTRIBUIRE allo Stato la sovranità monetaria, obbligando l’intero sistema bancario ad emettere fatture per ogni operazione con i clienti, ed a pagare le tasse. su VERI bilanci Dopo di che NESSUN cittadino italiano sarebbe gravato da imposte e tasse di sorta"

lunedì 27 giugno 2011

Lettera aperta di Sindaci e Amministratori delle liste civiche della Comunità montana Valsusa e Valsangone al Ministro degli interni Roberto Maroni


"Vogliamo vivere nei boschi e non ai bordi di una strada ferrata" (Saul Arpino - Notav)

Lettera aperta di Sindaci e Amministratori delle liste civiche della Comunità montana Valsusa e Valsangone al Ministro degli interni Roberto Maroni

Onorevole Ministro degli Interni Roberto Maroni, Le scriviamo in merito alla difficile situazione che da vent?anni a questa parte si è venuta a creare in Valle di Susa a causa del progetto ad alta velocità Torino- Lione meglio conosciuto come TAV.

Fin dagli inizi era parso subito chiaro a tutti la grande contrarietà della popolazione e degli amministratori locali, ma la politica nazionale noncurante di numerosissime pacifiche manifestazioni di piazza con decine di migliaia di partecipanti fin da subito di diversi schieramenti partitici, ha sempre confidato in un addomesticamento che prima o poi avrebbe aggiustato le cose.

Ma è difficile addomesticare un popolo abituato a pensare, avido di conoscere partecipando a centinaia di riunioni pubbliche con tecnici esperti; sensibile durante le veglie di preghiera, i momenti culturali, i concerti e gli spettacoli teatrali no tav; desideroso di partecipare in prima persona in una comunità viva e di autodeterminare il proprio futuro. Un popolo fatto di famiglie, pensionati, studenti, operai, imprenditori,disoccupati, contadini e anche giovani dei centri sociali.

Una sinistra troppo sicura di sé, convinta che il movimento NO TAV stesse comodamente sotto il suo cappello e una destra miope che ha puntualmente avvallato questa tesi hanno portato una valle intera a trovarsi praticamente, o forse per scelta, orfana di rappresentanza politica.

La nascita di molte liste civiche è stato il naturale evolversi di una necessità impellente di trovare uno spazio rappresentativo e di partecipazione più diretta.

In quasi vent'anni il movimento no tav è cresciuto nei numeri e nella consapevolezza di essere nel giusto, grazie alla formazione-partecipazione alla quale la cittadinanza è stata costantemente stimolata. Da parte dei vari governi si è tentato in ogni modo di ridurre il problema a mera questione di ordine pubblico , invocando la volontà di una maggioranza silenziosa nei confronti di qualche centinaio di facinorosi anarco-insurrezionalisti. Pacchi bomba, proiettili, incendi ai presidi e lettere anonime provenienti da quella fogna primordiale fatta di menti malate, deviate (e l'aggettivo non è casuale) o malavitose sono sempre giunti a destinazione con tempismo perfetto a supportare la tesi che vorrebbe il popolo no tav come un movimento eversivo.

Ma i fatti dimostrano che la minoranza di qualche centinaio diventa nei momenti importanti, spontaneamente, senza bisogno di nessuna organizzazione o ordine pre-organizzato, come se fosse la cosa più normale da fare , una massa di decine di migliaia di persone indignate in grado di prendere decisioni collettive e condivise.

Un meccanismo che a distanza di vent?anni stupisce ancora tutti noi.

Viceversa la famosa ?maggioranza silenziosa? invocata dai vertici dei principali partiti di centro- destra e centro-sinistra assieme a Confindustria e unione industriali non ha mai dimostrato ?nonostante la grande copertura mediatica - di riuscire a creare eventi dai numeri importanti a favore del tav. La manifestazione si tav tenutasi al Lingotto di Torino l? anno scorso non è neppure stata capace di accogliere sotto lo stesso tetto tutti i politici torinesi favorevoli all? opera. L? ultima manifestazione a favore dei cantieri e dei ?presunti? posti di lavoro tenutasi a Susa alcune settimane fa ha registrato circa 200 partecipanti di cui poche decine della val di Susa.
A difesa della maggioranza silenziosa si invoca anche la rappresentanza dovuta al mandato elettorale.

Gli ultimi esiti referendari , dimostrano, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che spesso l? elettore è costretto a scegliere il ?meno peggio? e che dare il proprio voto non significa avvallare il programma elettorale in toto.

Il Governo, infatti era convinto che il programma nucleare fosse già stato metabolizzato e accettato al momento del voto, ma evidentemente non è stato così.
Chi aveva appoggiato questo governo quindi aveva digerito obtorto collo molte cose, che poi alla prima occasione tramite i quesiti referendari hanno riportato i nodi al pettine.

La stessa cosa è successa con governi diversi , nazionali, regionali o provinciali.

Il cittadino attivo è quindi costretto a partecipare in modo diretto per far sentire la propria voce a un parlamento che pare blindato e orientato al pensiero unico. In molti si chiedono quanto potrà ancora durare questo scollamento tra la base e i vertici. Ma è sufficientemente chiaro che una gran parte del popolo che si riconosce nel PD, PDL, UDC, Italia dei valori, Lega ecc. nutre dubbi sempre più ampi sulla reale utilità delle grandi opere, sui problemi ambientali e sanitari da essi creati e sulla loro copertura di spesa. Eppure i vertici istituzionali sono ( tranne rarissime eccezioni) favorevoli praticamente all? unanimità; ma come è possibile questo?

Dove sbagliano, Sig. Ministro, i valsusini, i piemontesi, gli italiani tutti a voler difendere la propria terra, i beni comuni e il denaro pubblico dall? assalto delle mafie che notoriamente vivono di movimento terra?

Abbiamo ragione oppure no a difendere ad ogni costo il diritto alla salute dopo che nel progetto della tratta internazionale troviamo scritte le parole testualmente riportate:

Pagina 187 del documento? Sintesi non tecnica? capitolo 11.3.11 in riferimento al particolato (PM10) si legge: Dall'esame della modellizzazione dei dati di concentrazione in fase di cantiere si evince inoltre un incremento.?..Tali incrementi giustificano ipotesi di impatto sulla salute pubblica di significativa rilevanza soprattutto per le fasce di popolazione ipersuscettibili a patologie cardiocircolatorie e respiratorie che indicano incrementi patologici dell? ordine del 10% rispetto ad incrementi della concentrazione di quanto qui ipotizzato?.
Le facciamo notare, che non è un dato allarmistico dei comitati no tav, ma una nota scritta nel progetto da chi il TAV lo sta progettando e quindi lo vuole!!! E dobbiamo comunque ringraziare i tecnici progettisti che hanno riempito il progetto di note di attenzione su centinaia di problemi ambientali, sanitari, idraulici ecc. ecc.

Quanto è vergognoso che in ogni documento favorevole all?opera viene citato ?l?accordo di PraCatinat? come alto esempio di concertazione con il territorio grazie alla mediazione dell? Architetto Virano, quando tutti ( in Val Susa) sanno che il termine accordo è assolutamente falso? Infatti tale documento non è mai stato firmato da nessun Sindaco né deliberato in nessun Consiglio Comunale o Giunta!
La popolazione è sempre più partecipe perché si tiene costantemente informata di questi gravi fatti.

In quanti hanno la percezione reale del costo della Torino-Lione in rapporto ai nuovi posti di lavoro creati ?
Nel progetto della tratta nazionale tale numero è stimato in circa 1200 unità. Negli ultimi 20 anni in valle e cintura si sono persi migliaia di posti di lavoro: la politica quanti euro ha speso per salvarli? Ora si vogliono spendere 20 miliardi di €. per creare 1200 posti di lavoro; ovvero oltre 16 milioni di € per ogni nuovo posto di lavoro creato!! Qualsiasi imprenditore medio della ricca padania sarebbe in grado con la stessa cifra di crearne a centinaia di posti di lavoro!
20 miliardi di €. investiti nell? edilizia residenziale pubblica di ultima generazione ad alto risparmio energetico corrispondono a circa 10 milioni di metri quadrati di appartamenti che sarebbero in grado di ospitare 400.000 persone.
Queste sono le cose a cui si rinuncia per pagare il tav che indebiterà le future generazioni per un? opera inutile.

In alternativa quante migliaia di piccole ? medie opere pubbliche si potrebbero aprire in tutta la valle, in tutto il Piemonte, in tutta l? Italia per mettere in sicurezza le sponde dei fiumi, le frane che incombono sui centri abitati , gli edifici pubblici a rischio amianto e terremoto. Tutto ciò fin da subito, creando posti di lavoro diffusi su tutta la nazione e governabili dagli enti locali al fine di evitare i sub-sub-sub appalti terra fertile per le infiltrazioni mafiose.
Perché si vuole relegare il concetto di Resistenza all? interno dei libri scolastici o peggio sotto le fondamenta di statici monumenti cittadini, quando è possibile farlo rivivere nel quotidiano e praticarlo ( senza più bisogno di armi , per fortuna) a difesa della propria terra, cultura, diritti fondamentali, risorse?
Il 19 dicembre 1943 , alcuni autorevoli esponenti della Resistenza antifascista piemontese firmavano in semi-clandestinità la ?Carta di Chivasso? dove si anticipavano di oltre cinquant?anni alcuni concetti molto cari a Lei ed a una buona parte del suo elettorato.

Ora , sempre più spesso la si sente evocare a proprio uso e consumo a seconda delle necessità purché ?non si disturbi il manovratore?. Sarà un caso che le frasi : ? Resistere, resistere, resistere ? e ?padroni a casa nostra? pur nella loro profonda diversità hanno fatto la loro comparsa quasi contemporaneamente negli striscioni spontanei appesi alla Maddalena di Chiomonte? Ormai è un fatto conclamato che il movimento no tav si arricchisca nella diversità.

Terminiamo questa nostra lunga lettera chiedendole, Sig. Ministro, di non dare l? ordine di sgomberare con la forza gli uomini e le donne della Valle di Susa, del Piemonte e dell? Italia che quotidianamente e con orgoglio difendono i propri ideali e i beni comuni: la terra, la salute,l? acqua,l?aria e ? non ultimo- il denaro pubblico.

Distinti saluti
Valle di Susa, 25 giugno 2011

Sindaci e Amministratori delle liste civiche della Comunità Montana Val Susa e Val Sangone