martedì 24 aprile 2012

25 aprile 2012 – Verso la vera liberazione dell’Italia, affrancata dalla dominazione straniera e dal pericolo di una imminente guerra

Aspettando l'alba - Dipinto di Franco Farina


Lettere inviate e ricevute

Era un 25 aprile di 65 anni fa.. ma quel giorno non aveva ancora assunto le valenze ed i significati che oggi gli vengono attribuiti… La vicinanza con gli eventi drammatici che portarono alla caduta definitiva del fascismo, avvenuta con l’uccisione di Benito Mussolini “attorno” al 28 aprile 1945, era troppo calda nella coscienza degli italiani ancora divisi psicologicamente dalla sanguinosa guerra civile.

I miei ricordi della guerra sono molto sbiaditi, anche perché quando nacqui era quasi conclusa… ma un qualcosa la ricordo, un dialogo che avvenne tra me e mio padre, una mattina in cui la mia curiosità infantile sulla potenza delle armi fu soddisfatta. Chiedevo a mio padre: “Papà cosa c’è di più potente di un fucile” – “Un cannone” – “E più forte del cannone?” “un bombardamento aereo” – “e più forte del bombardamento?” – “una bomba atomica” – “e più forte della bomba atomica?” – “più forte della bomba atomica.. c’è solo la stupidità dell’uomo”. E con ciò il discorso si concluse e compresi il significato della guerra…

Eppure nella storia umana non sempre gli uomini in armi hanno significato aggressione ed oppressione, a volte è successo che alcune comunità si dovessero difendere da aggressioni esterne. Avvenne ai primordi della civiltà, sin dalla fine del neolitico, momento in cui le pacifiche comunità matristiche furono attaccate da orde di guerrieri patriarcali che pian piano riuscirono a conquistare e dominare il mondo con la forza delle armi. Certo nelle comunità matristiche ci fu opposizione, alcuni componenti di quelle comunità -sia uomini che donne- combatterono in difesa della loro cultura pacifica e contro la prevaricazione maschilista. Probabilmente proprio dal ricordo di questi combattimenti nacque la leggenda delle amazzoni, donne combattenti di una società tutta al femminile. Ma anche successivamente in varie situazioni si poté distinguere fra aggressione e difesa. Da notare, ad esempio la strenua difesa della confederazione greca che si oppose all’invasione persiana. Oppure la difesa dei primi nuclei civili della Cina che si difendevano alle incursioni e dalle razzie dei mongoli, fra l’altro proprio questa pressione esterna contribuì a far nascere una coscienza nazionale cinese.

Ed ancora della Cina antica voglio parlare. In quella civilizzazione c’era l’usanza della coscrizione obbligatoria per la guerra di difesa e quell’antica usanza, di creare una forza nata dal popolo, è ben descritta in uno degli esagrammi del Libro dei Mutamenti, l’I Ching, un testo che si fa risalire ad almeno cinquemila anni fa. Questo esagramma si chiama Shih, che significa “esercito”. E sentite il suo significato: “Nel grembo della terra vi è l’acqua: l’immagine dell’Esercito. Così il nobile magnanimo verso il popolo accresce e nutre le masse”

L’immagine dell’esagramma L’Esercito (Shih n. 7) è molto chiara nell’indicarne il significato. Infatti nell’antichità, in virtù della coscrizione popolare, i soldati erano presenti nella società come l’acqua sotto la terra. Ed avendo cura della prosperità del popolo si otteneva un esercito valoroso. Ed ancora nel commento alla prima linea. “Un esercito deve servire in buon ordine ed armonia e per giusta causa. Se ciò non avviene incombe sciagura”.

E ritorniamo al 25 aprile. In verità la cosiddetta “resistenza” potrebbe essere vista una esemplificazione dell’esagramma Shih. Il popolo, ribellandosi, aveva costituito una forza per opporsi all’invasione tedesca. Ma non tutto è oro quel che luccica… infatti è vero che questa forza popolare combatté contro lo straniero occupante, non rappresentando comunque la maggioranza degli italiani, perché in verità questa forza “partigiana” stava aiutando un’altra invasione, quella angloamericana, che poi si affermò stabilmente ed ancora è presente sul nostro suolo patrio, in forma di nuclei armati della NATO.

Dal punto di vista della “sostanza” l’Italia il 25 aprile del 1945 si liberò da una occupazione, quella nazista pur feroce ed oppressiva, per accollarsi quella americana che comunque ha portato con sé un corollario di gravi sciagure – che non voglio qui menzionare per non fare la lagna. Però una almeno la vorrei menzionare.

Con la sudditanza ai voleri NATO e con l’acquiescenza alle sue volontà guerresche pian piano è venuta a mancare la spinta interna ed anche la “ragione” di un esercito basato sul servizio popolare. Oggi l’esercito è divenuto una forza mercenaria, mandata a combattere qui e lì sul pianeta per soddisfare le esigenze degli alleati atlantici, e che perciò non rappresenta più il “popolo italiano”.

Non sono d’accordo con il sistema corrente di delegare la “difesa della patria” (scusate l’inadatto eufemismo) ad un esercito a tutti gli effetti “privato” di forze prezzolate e di specialisti in aggressione. Credo che eventuale difesa (dico “difesa”…) della nostra terra e dei suoi abitanti non possa essere delegata a “volontari” professionisti. E soprattutto che tale difesa e salvaguardia dell’onore nazionale non possano risultare dalle continue guerre di aggressione sostenute dai nostri governi e che ledono il principio stesso costituzionale di rinuncia alla guerra.

Con le armi atomiche e chimiche di distruzione di massa, che ormai contraddistinguono il sistema militare delle nazioni egemoni, la presenza di un esercito mercenario è solo un invito all’aggressione. E la presenza sul suolo patrio di basi munite di arsenali atomici e di missili (sotto il diretto controllo alieno) non aiuterebbe assolutamente la causa della difesa della nostra patria.

Perciò sento che in occasione di questo 25 aprile 2012 è opportuno chiedere al governo la totale smobilitazione delle forze armate e l’abbandono della partecipazione alla NATO, facendo dell’Italia una nazione neutrale pacifica e permettendo, attraverso il risparmio così effettuato, di affrontare la corrente congiuntura economica.

Paolo D’Arpini
Circolo Vegetariano VV.TT.

lunedì 23 aprile 2012

25 aprile è festa? - John Kleeves e la verità scomoda sulla colonia Italia



(…) l’Italia ho già detto che è di Tipo A (cioè quando gli USA hanno la possibilità di imporre totalmente la propria volontà sul governo del Paese soggetto). Anzi, è il decano e il leader sia morale che politico che economico delle neocolonie USA in Europa. Se c’è un Paese europeo che fu una effettiva, totale e legittima preda di guerra degli USA nella WWII questo fu l’Italia: fu una delle due potenze dell’Asse, fece la sua guerra, la perse e fu occupata, rimanendolo sino adesso (oggi come oggi ci sono un paio di centinaia di basi militari USA sul territorio italiano, qualcuno dice solo 106).

L’Italia non ebbe neanche la fortuna della Germania, di essere in parte occupata dai Russi e di poter rinegoziare a Muro crollato. Logico quindi che l’Italia sia quello che è. Certo, la situazione non venne sbandierata ai quattro venti, anzi ci fu subito un accordo, più che per tenerla nascosta, perché non se ne parlasse. Venne inventata la Resistenza e la sua mistica, venne inventata una Repubblica e una nuova Costituzione, vennero inventati i partiti e le elezioni, con lo scopo di distrarre, ingannare, illudere. Straordinaria la classe politica italiana post 1945, selezionata con criteri assolutamente antimeritocratici, sia dal punto di vista professionale che intellettuale che soprattutto morale: largo ai peggiori fu la parola d’ordine.

Era ovvio, perché i migliori – specie i migliori dal punto di vista morale – non si sarebbero prestati, e difatti tranne le eccezioni di pochi illusi, di pochi ingenui, non si prestarono. Si trattava infatti non di fare politica, ma di fare polverone, di fare sceneggiate, di darla a bere ai connazionali, nel frattempo stornando un bel po’ di soldi pubblici per dirottarli una frazione nelle proprie tasche e il grosso verso la categoria ora dominante, quella dei Kapò.

Infatti anche con l’Italia gli USA adoperarono il loro solito sistema neocoloniale: la spartizione delle risorse locali con l’elite ricca del Paese, che in cambio mantiene il popolo tranquillo, lo addormenta e lo distrae magari con il grande spettacolo della politica parlamentare, delle sue liti, scandali, polemiche, elezioni, referendum eccetera, e all’evenienza lo reprime. In questo modo l’elite ricca del Paese diviene nella sostanza una categoria di Kapò, che in cambio di favori esclusivi controlla e reprime la massa connazionale, che viene sfruttata a piene mani. Naturalmente i kapò allo scopo assumono alle loro dipendenze una numerosa manovalanza di sottokapò, i politici, gli intellettuali, i figuranti generici, e la torma dei vigilantes, mazzieri e tonton macutes variamente addobbati.

La spartizione delle risorse nazionali italiane fra una elite traditrice in patria e gli USA è stata evidente: dopo il 1945, con una certa gradualità imposta dalla discrezione, sono scomparsi interi settori industriali strategici: aeronautica civile e militare, cantieristica navale militare, costruzione di artiglierie fisse e semoventi, industria elettronica e informatica, industria aerospaziale, missilistica, estrazione del petrolio all’estero e anche in patria (Mattei fu addirittura ucciso per ridimensionare l’Agip). Ciò era allo scopo di far importare all’Italia quei prodotti dagli USA, è evidente.

Nel contempo l’Italia era invasa di prodotti “culturali“ USA, come musica, libri e film, contro i quali non veniva posta alcuna restrizione .Clamoroso il caso della cinematografia, dove il neorealismo italiano – un filone troppo di successo anche nel mondo, dove faceva ombra a Hollywood – fu soffocato nel giro di pochi anni privandolo dei crediti cinematografici perché “il genere non andava più“.

Sistemi analoghi venivano usati anche nel settore industriale: il Personal computer fu inventato dall’ing. Perotto della Olivetti, che lo brevettò, ma in breve tempo guarda caso il brevetto finì alla IBM. La ricerca scientifica italiana fu di fatto proibita: fingendo incapacità e dabbenaggine della classe politica e sciocco baronismo della classe universitaria si evitò sempre accuratamente di renderla agibile in Italia, allo scopo di indirizzare i ricercatori italiani all’estero e nell’ambito in grande maggioranza, naturalmente, negli USA.

Attualmente ogni anno circa 10.000 giovani ricercatori italiani vanno a lavorare all’estero, direi negli USA, dove seminano i benefici industriali derivanti dalle loro scoperte, brevetti, invenzioni. E se qualche dirigente italiano si oppone a questa direttiva, a questa politica o, se si preferisce, a questi ordini americani, viene durissimamente punito, e vedasi certamente il caso dell’ex presidente del CNR Felice Ippolito. Il dottor Montezemolo in nome della Confindustria invoca il potenziamento della ricerca e sviluppo in Italia: bene, ma spero che sappia di cosa parla.

E mi piacerebbe ascoltare l’opinione in proposito di qualche ministro dell’Istruzione, di uno di quelli più votati alla“efficienza“: efficienza per chi, per l’Italia o per qualcun altro? E’ per quello che insistono tanto sull’insegnamento della lingua inglese, perché sanno che i giovani talenti scientifici sono destinati agli USA? Per quanto riguarda gli stessi ricercatori italiani all’estero, sono addirittura orgogliosi di lavorare “in America“ e per carità se possono dire “al MIT, M-a-s-s-a-c-h-u-s-e-t-t-s I-n-s-t-i-t-u-t-e of T-e-c-h-n-o-l-o-g-y “: geni forse, ma ingenui sicuramente.

In pratica, come tutte le colonie, l’Italia deve pagare un tributo annuo al padrone, sotto forma di una passività commerciale imposta per importare beni che si potrebbero fare in casa (nutro seri dubbi sulle cifre dell’interscambio Italia-USA che vengono diffuse). E questa non è solo una opinione mia: nel 1995 nel suo libro“La grande scacchiera“ lo ha addirittura ammesso Zbigniew Brezinski, l’eminenza grigia del regime USA. Il flusso di migliaia di ricercatori invece è proprio l’equivalente degli ostaggi della miglior gioventù che nell’antichità i vincitori pretendevano dai vinti.

Tutto ciò per l’Italia ha comportato e comporta la perdita di centinaia di migliaia, forse di milioni di posti di lavoro, e ha comportato certamente la compressione del salario di quelli rimasti occupati, ed è realmente sbalorditivo rilevare come mai nessun sindacalista italiano, come certamente nessun politico, abbia protestato, o almeno mostrato di aver compreso la situazione.

Tutto ciò dal 1945 alla CMB, quando la dominazione USA sull’Italia era soft. Dopo il 1990, in pratica quando si cominciò a parlare guarda caso di un sistema politico bipartitico e maggioritario, questa dominazione è divenuta hard, perché gli USA non hanno più restrizioni né remore e quello che vogliono lo prendono. E si hanno avuto le privatizzazioni, che hanno avuto e stanno avendo (occorre tempo) il classico effetto neocoloniale: sottrazione di risorse al popolo (vendita a “privati“ di aziende di erogazione, utilities, acquedotti, reti elettriche e telefoniche, centrali, rotaie e vagoni, immobili pubblici, assicurazioni, banche ecc; si parla anche di vendere a “privati“ le strade, le coste) e loro ripartizione tra l’elite di Kapò locali e le Multinazionali, Finanziarie e altre Aziende USA.

Al banchetto al momento sono fatte partecipare entità anche di altri Paesi, ma ciò cesserà al momento opportuno. E tutto, ripeto, avviene nel silenzio di politici, giornalisti, scrittori eccetera di ogni e qualsivoglia partito, anche del più marxisticamente o“nostalgicamente“ puro e intransigente: la connivenza dei sottokapò è totale.

Sto forse affermando che c’è un complotto contro il popolo italiano? Certo che sì: l’Italia è un Tipo A e la sostanza della situazione di questi Paesi è proprio l’esistenza di un complotto contro i rispettivi popoli.(…)

CHI HA VINTO LA 2° GUERRA MONDIALE? un ritornello che ha accompagnato molti commenti delle celebrazioni del 25 aprile, afferma insistentemente che il movimento partigiano da un punto di vista militare non fu rilevante che, mai l’Italia sarebbe stata liberata se non vi fosse stato l’intervento dell’esercito anglo-americano, da qui il gesto polemico di chi non a compendio ma “in alternativa” alle manifestazioni del 25 aprile si reca a commemorare i caduti degli eserciti alleati, morti per la nostra libertà.

L’affermazione è una verità banale detta, tuttavia, con intenti faziosi al fine di sminuire il ruolo della Resistenza. Se si vuole affrontare la questione da un punto di vista storico-militare, aspetto che giudico importante ma non l’elemento essenziale, bisogna allora ricordare che l’Asse nazifascista fu sconfitto con grande difficoltà, dopo sei anni di guerra; per sconfiggerlo fu necessaria una grande alleanza che faceva perno attorno a Gran Bretagna, URSS e USA. E’ evidente che il merito fu di tutti, anche se l’apporto alla vittoria da un punto di vista militare fu diverso.

Affrontando il discorso sotto questo aspetto, senza rimozioni, bisogna allora precisare che il peso maggiore della guerra al nazifascismo fu sostenuto dall’URSS, che per prima sconfisse le invitte armate tedesche a Rostov e a Mosca e che con la battaglia di Stalingrado segnò la svolta della guerra, che lo sbarco in Normandia avvenne quando l’Armata Rossa era all’offensiva dal Baltico ai Carpazi e che anche dopo il D-Day più dei due terzi della forze armate del Terzo Reich rimasero a fronteggiare l’Armata Rossa. Anche questa è una verità banale ma pressoché rimossa.


ESTRATTO DEL LIBRO “USA – Un paese pericoloso per la pace mondiale” di John Kleeves

domenica 22 aprile 2012

Messaggi apocalittici captati nello spazio da Giorgio Bongiovanni - Setun Shenar e Ithacar: "2012, questo è l'anno buono! La guerra si farà..."



Che la lettura di questo testo riconduca alla fioritura rigogliosa di quella coscienza che ripudia ogni tipo di violenza e conflitto che sta distruggendo senza ritorno il genere umano.


SETUN SHENAR E ITHACAR, DALL’ASTRONAVE PAX, COMUNICANO:
I NOSTRI SINCRONIZZATORI MAGNETICI PSICHIZZATI (INTELLIGENTI) CON L’ENERGIA-LUCE REGISTRANO, MEMORIZZANO E TRASMETTONO CON AUDIO-IMMAGINI ALLE NOSTRE ASTRONAVI E ALLE NOSTRE COSCIENZE TUTTE LE RIUNIONI PUBBLICHE E OCCULTE CHE VENGONO EFFETTUATE DAI POTENTI DELLA TERRA, SIA IN COMMISSIONE PLENARIA CHE A PICCOLI GRUPPI.
VI ABBIAMO GIÀ DETTO CHE I DUE IMPERI, IL PRIMO VECCHIO, OBSOLETO ED IN FASE DI DECADENZA ECONOMICA MA SUPER-POTENTE DAL PUNTO DI VISTA MILITARE E L’ALTRO NUOVO, IN FASE NASCENTE, FORMATO DALLA CADUTA E DALLA INSTABILITÀ DEI VECCHI PADRONI, MA MOLTO POTENTE DAL PUNTO DI VISTA ECONOMICO-MILITARE E CON NUOVI PADRONI PERSONIFICATI DA ESSERI DEMONIACI E DA IDEALI ANTICRISTICI, STANNO ORGANIZZANDO UNA GUERRA MONDIALE CONVENZIONALE E NUCLEARE.

REPETITA JUVANT DICEVANO ALCUNI STORICI LATINI DELLA TERRA.

A SUO TEMPO VI AVEVAMO AVVERTITI DEL PERICOLO DELLA GUERRA. COME SEMPRE È VOSTRO COSTUME AVETE IGNORATO I NOSTRI CONSIGLI ED INEVITABILMENTE LE NOSTRE PREVISIONI SI SONO RIVELATE ESATTE.

LA SCELTA DEFINITIVA CHE L'ANNO IN CORSO (2012) VI IMPONE VOI, ABITANTI DELLA TERRA, L'AVETE GIÀ FATTA.

A NOI “ALIENI” NON RESTA ALTRO CHE SOSTENERE I NOSTRI MESSAGGERI OPERATORI CHE ANNUNCIANO LA SECONDA VENUTA DI CRISTO, PROTEGGERE LE ANIME RISVEGLIATE DAGLI STESSI INSIEME A TUTTI GLI ESSERI CHE AMANO E METTONO IN PRATICA LA GIUSTIZIA, LA PACE E L'AMORE INDIPENDENTEMENTE DAL LORO CREDO RELIGIOSO E DAI LORO IDEALI POLITICI E LAICI.

SE IL DELIRIO DEI POTENTI DELLA TERRA DOVESSE SCATENARE UNA GUERRA ATOMICA MONDIALE ALLORA SAREMMO COSTRETTI AD INTERVENIRE CON FORZA, PORRE IN SALVO ALCUNE SPECIE ANIMALI E PIANTE, I BAMBINI DEL MONDO E ALCUNI CITTADINI DELLA TERRA. UOMINI E DONNE, CULTURALMENTE E SPIRITUALMENTE PREPARATI PER ORGANIZZARE DALLE CENERI DEL VOSTRO PIANETA UNA NUOVA SOCIETÀ CHE AMA LA VITA, DIO E SE STESSA.

QUESTO PIANO DIVERREBBE OPERATIVO DOPO SOLO OTTO MINUTI DALLO SCOPPIO DELLA PRIMA BOMBA NUCLEARE. VI ABBIAMO ANNUNCIATO SPESSO QUESTO PROGETTO DIVINO E OPERATIVO DA NOI GESTITO.

LA NOSTRA ZELANTERIA CI SPINGE A RIPETERLO PER AMORE! SOLO PER AMORE!
CON LA SPERANZA CHE POSSA SUSCITARE IN VOI IL TIMORE DI DIO ED IL PENTIMENTO DOVUTO.
NELL'ANNO 2011 ABBIAMO IMPEDITO UNA GUERRA ATOMICA. NON POTENDO PIÙ EVITARE LA CATASTROFE IN FASE DI PREPARAZIONE, NEL PROSSIMO FUTURO, I NOSTRI MAESTRI COSMICI DARANNO ORDINE ALLA NOSTRA CONFEDERAZIONE DI PASSARE AL PIANO DI SALVEZZA SOPRA ACCENNATO. PACE!


RACCOMANDANO SERENITÀ E FEDE PER I GIUSTI E I BEATI IN MISSIONE SULLA TERRA

I VOSTRI FRATELLI DELLA LUCE



SETUN SHENAR E ITHACAR
DALL’ASTRONAVE MADRE PAX
TRAMITE GIORGIO BONGIOVANNI
STIGMATIZZATO


Diramato da Elisabetta: elisabetta.gbongiovanni@yahoo.it

sabato 21 aprile 2012

M.E.S. - Pareggio di Bilancio approvato... fine della sovranità italiana



Il Pareggio di Bilancio in Costituzione è stato firmato (il 17 aprile 2012). Senza che i cittadini italiani ne sappiano nulla o quasi, né nulla di fatto hanno saputo di quanto stava accadendo, complici i media di massa che hanno alzato una cortina fumogena davanti alla vera, fondamentale, notizia di questi giorni, adesso la nostra Costituzione prevede che si debba rispettare ogni anno il pareggio dei conti dello Stato. Con questa norma, dal punto di vista pratico, lo Stato non potrà più operare delle scelte, magari volte a soluzioni che possano dare dei frutti più in là di un periodo di tempo limitato, se queste dovessero andare oltre i meri conti. Cioè se dovessero comportare lo sforamento del bilancio annuale.

Beninteso, la cosa in sé, teoricamente - ma solo teoricamente - non è del tutto campata in aria: se non ci sono soldi non si può spendere ulteriormente, se si rischia di superare il pareggio di bilancio, ci si deve fermare e non si può andare oltre. Ma significherà forse che la nostra classe politica sarà più morigerata, nelle spese, per esempio a discapito della propria, e certa, sua propria tendenza a sperperare denaro (vedi la querelle attuale sul finanziamento ai partiti)? Niente affatto, ovviamente: significherà molto semplicemente che per quanto possano fare male i conti, per quanto possano continuare a drenare denaro pubblico per le proprie esigenze, avranno, da adesso, mano libera di fare praticamente qualsiasi intervento, sulle spalle dei cittadini, per far rientrare i conti. Saranno costretti a farlo. Del resto, da oggi, lo dice anche la Costituzione...

Eppure c'è di peggio, di molto peggio, ed è il motivo esatto per il quale, proprio su questo tema così importante, si è evitato del tutto di far arrivare il dibattito alla conoscenza dei cittadini e si è deciso di prendere una decisione del genere all'interno delle Camere senza che i cittadini abbiano potuto esprimersi in tal senso come un cambiamento di Costituzione di questa importanza avrebbe invece imposto.

La decisione presa è infatti diretta discendente degli accordi del M.E.S., ovvero del Meccanismo Europeo di Stabilità imposto dall'Europa delle Banche agli Stati membri, il quale prevede, di fatto, la perdita ulteriore di sovranità da parte di ognun paese. Complice la necessità imposta dalla crisi, il controllo dei conti pubblici di ogni singolo Stato, da adesso, è appannaggio non più della sua sovranità ma di quella europea. O meglio, dei tecnocrati europei.

Di fatto, il regolamento del M.E.S. - ovvero gli obblighi del Fiscal Compact - conferisce a 17 governatori il potere di esigere qualsiasi somma dagli Stati membri che avranno sforato il pareggio di bilancio per evitare che questi vadano incontro in sanzioni di altro tipo. Brutalmente: volete gli aiuti europei, sempre più indispensabili in questi momenti di crisi? Allora, dal punto di vista economico interno, dovete fare quello che diciamo noi. Alzare le tasse, se serve, tagliare i servizi, schiavizzare i lavoratori.

Ora non è più "l'Europa che ce lo chiede"", ma ce lo impone.

Il controllo dei conti pubblici sarà nelle mani di un "organismo indipendente", che in realtà è ultra-dipendente, eccome: è dipendente dai desiderata di chi governa l'Europa, ovvero la tecnofinanza criminale che ci ha portato al punto nel quale siamo.

Non solo: esigendo queste somme di denaro (e di norme) si potrà rendere segreti e inviolabili gli archivi e i documenti. Risultato: noi cittadini non sapremo più nulla. E nulla potremo più decidere. In merito alle attività interne, alla vera e propria gestione dello Stato, che oggi come oggi è principalmente economica, l'Italia, ad esempio, prenderà ordini direttamente dall'Europa dei tecnocrati.

Il nuovo articolo 81 della nostra Costituzione recita che "lo Stato assicura l'equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico". E ancora che "il ricorso all'indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta, al verificarsi di eventi eccezionali". Decidere quali siano gli "eventi eccezionali" che permettono lo sforamento di bilancio, tra cui sono annoverate "gravi recessioni economiche, crisi finanziarie, gravi calamità naturali" sarà compito di una legge ordinaria. In caso di sforamento ci dovrà però essere anche un "piano di rientro". Dunque, se un anno finisce in deficit, poi andrà recuperato e non finirà per accrescere il debito. Per legge. Il che significa che se il deficit supererà tale limite, sarà obbligatorio per il governo in carica fare una manovra, senza temporeggiare o demandare la grana a chi gli succede. Manovra sulle spalle di chi è superfluo indicarlo.

Mario Monti è ovviamente la persona più adatta, tra le altre cose, per dirottarci verso questo nuovo pezzo di perdita della sovranità nei confronti dei banksters, essendo egli stesso della medesima famiglia. E in ogni caso, oltre i due terzi dei nostri Senatori hanno approvato tale cambiamento della Costituzione. Dunque sono complici.

Dal punto di vista pratico, in questo modo, ovvero con l'impossibilità di prendere qualsiasi decisione veramente sovrana sul proprio futuro, su quello della propria economia e su quello della propria moneta, si è conferito, di fatto, il potere ai tecnocrati di tenerci legati come meglio e più gli aggrada alla macina dell debito a usura e dei mercati.

Vale, ancora una volta, la massima storica e imperitura di Ezra Pound: "i politici sono i camerieri dei banchieri".

Ci hanno servito un bel piatto indigesto. E noi cittadini ce lo stiamo mangiando senza averlo ordinato e senza sapere esattamente i suoi ingredienti e perché ci stanno costringendo a ingurgitarlo.

È, in ultima analisi, un ennesimo, e determinante passo, verso la dittatura usuraia dell'Europa delle Banche


Valerio Lo Monaco

(Fonte: il ribelle)

La fine dell'Occidente... nell'opinione di Massimo Fini




"I nostri politici parlano ancora di crescita, ma lo sviluppo occidentale è finito".

Il parere di Massimo Fini sulla sorte dell'Occidente: "Dalla caduta del muro abbiamo fatto otto guerre, però le chiamiamo in un altro modo. Sono vigliacche e totalitariste". Sulle mistificazioni dell'Occidente: "Gli insorti vengono chiamati terroristi. Poi si fa la morale su storie come quelle di Sakineh, che ha ucciso il marito". Il modello di sviluppo occidentale è ancora vivo? "Siamo come una macchina che si trova davanti a un muro ma continua a dare di gas. Prima o poi fonderà, e sarà un disastro planetario. La crisi ci deve servire per mettere in discussione il nostro modello anche quando funziona".


L'INTERVISTA

Una guerra può essere democratica? Beh, le democrazie fanno le guerra. Da quando è caduta l'Unione Sovietica ne hanno inanellate otto di cui forse solo la prima aveva una qualche giustificazione, ovvero il primo conflitto del Golfo. Le altre sono sette guerre di aggressione. Però la caratteristica della guerra democratica è che non la si dichiara, ma la si fa. La si chiama con altri nomi: operazioni di peacekeeping, operazione umanitaria, difesa dei diritti umani. Ma sono guerre a tutti gli effetti.


Negli ultimi vent'anni i popoli occidentali tendono a considerare le guerre siano qualcosa di "esterno" rispetto a loro. Ma è davvero così oppure dovremmo cominciare a pensarci in maniera diversa? Siccome sono guerre che si fanno in altri paesi, chi vive nei paesi democratici non sente queste guerre come pericolo. D'altro canto, dovremmo invece interessarci al fatto che spendiamo moltissimi soldi per le guerre. Prendiamo l'Italia: per l'Afghanistan spendiamo quasi un miliardo di euro all'anno, con il quale non si recupera il debito pubblico ma qualche buco lo si potrebbe tappare. Ma la cosa più importante è che queste guerre sono fortemente sperequate perché le democrazie conducono queste guerre soprattutto con l'aviazione o addirittura con robot e droni senza pilota e senza equipaggio. Questo le rende guerre particolarmente vigliacche.C'è poi anche una sorta di disumanizzazione del nemico... Assolutamente sì. Non essendo formalmente guerre, il nemico non è uno schmittianamente parlando, ma è sempre o un criminale o un terrorista. E quindi dei suoi soldati si può farne carne di porco. Per loro non valgono le regole di guerra, neppure per i prigionieri. Basta vedere quello che è successo a Guantanamo... C'è poi anche un altro aspetto: le democrazie possono colpire i soldati altrui, ma non accettano che succeda l'inverso. Quando viene colpito un soldato occidentale allora si parla subito di "attacco" o di "vile attentato".

Quindi la guerra non è sperequata solo materialmente ma anche concettualmente. Secondo le democrazie occidentali, i popoli che vengono attaccati dovrebbero solo stare fermi e subire in silenzio.Che ruolo gioca la mistificazione del linguaggio?

Quanto è importante una parola per dipingere una realtà diversa da quella che è realmente? E' fondamentale. Recentemente ho richiamato proprio la "neolingua" in Orwell. In 1984 i significati vengono invertiti. Uno degli slogan del partito era: "La guerra è pace". Uno slogan che calza perfettamente con quanto sostengono le democrazie occidentali. Sembra proprio di sentire Bush. Questa mistificazione del linguaggio percorre tutti i giornali occidentali. Dell'Afghanistan, per esempio, si dice sempre con falsa pietas "questo martoriato paese".

Ma in realtà gli afghani non è che sono martoriati per conto loro, siamo noi che li martoriamo. Prima lo hanno fatto i sovietici, ora lo facciamo noi. Per tanto tempo gli afghani erano chiamati automaticamente "terroristi", poi per fortuna a un certo punto hanno smesso tutti di farlo, a parte La Russa e Frattini. Dopo nove anni di resistenza da "terroristi" sono diventati "insorti".Dall'altro lato invece di questi paesi si prendono come esempio storie singole che diventano simbolo di lotte per i diritti umani, come quella di Sakineh. Trovi che in questo ci sia un po' di ipocrisia? C'è un'aggressione continua, soprattutto contro l'Iran, per cui ogni evento viene enfatizzato. Prendiamo appunto Sakineh: sono apparsi subito intellettuali e gruppi che chiedevano di liberarla. Ora, capisco la richiesta che non venisse lapidata, ma questa aveva accoppato il marito.

Sarebbe come dire: "Franzoni subito libera". L'Iran viene minacciato perché potrebbe costruirsi un'atomica. Ma il Paese accetta le ispezioni dell'Aja, che cos'altro bisogna chiedergli? D'altro canto, Israele la bomba ce l'ha. E se qualcuno dice questo, come Gunter Grass, allora immediatamente diventa antisemita.

Trovi giusto che l'Iran possa avere una bomba atomica? E' proterva l'ingerenza, perché gli ispettori dell'Aja non hanno mai trovato un sito dove l'uranio fosse arricchito più del 20%, che è il limite concordato per l'uso civile. E' solo su un'ipotesi e su un processo alle intenzioni che si minaccia l'Iran per una bomba atomica che non è provato stia costruendo. Poi è abbastanza ridicolo che ci siano paesi seduti su arsenali atomici giganteschi facciano delle lezioni di questo genere all'Iran.

Che poi, se vogliamo dirla tutta, l'Iran è circondato da una serie di paesi nucleari: Israele, India, Pakistan e Russia. Io non credo che l'Iran abbia l'intenzione di costruire l'atomica, però si dovrebbe pensare che tutti hanno diritto di difendersi. Poi è particolare che si attacchi con questa veemenza l'Iran e non invece la Corea del Nord, che di atomiche ce ne ha già due.Corea del Nord che oggi è considerata una delle ultime dittature. Ma la democrazia può essere considerata un totalitarismo? All'esterno sicuramente sì.

Democrazie che pretendono che altri paesi con storie e tradizioni diverse dalle nostre diventino come noi non possono essere chiamate tali. Un liberale che pretende che tutti siano liberali non è un liberale, ma un fascista. In questi ultimi venti anni, le democrazie hanno dimostrato di essere molto simili all'esterno ai totalitarismi comunista e nazifascista.Le democrazie occidentali credono ancora nella propria ideologia? Credono non tanto nella democrazia ma nel loro modello di sviluppo.

Pensano che sia il migliore dei mondi possibili e di avere il diritto e il dovere di andare a insegnarlo agli altri popoli. Ma il totalitarismo occidentale è tanto pericoloso perché in certa misura è inconscio. L'ho chiamato "il vizio oscuro dell'Occidente", ovvero il credere di essere democratico ed essere invece totalitario.In occidente però stiamo vivendo una crisi molto profonda. I popoli delle democrazie occidentali credono ancora nei valori di sviluppo e progresso. Pensano ancora di poter migliorare la posizione sociale? Ecco, appunto, invece di andare ad aggredire all'esterno le democrazie dovrebbero fare un esame profondo sul modello di sviluppo che hanno e cercano di esportare.

Questo modello di sviluppo, cominciato nel diciottesimo secolo in Inghilterra con la rivoluzione industriale mostra delle crepe minacciose dopo due secoli e mezzo. E' ovvio che sarebbe successo questo, perché si basa sulle crescite infinite che esistono in matematica ma non in natura. E questo è il fatto vero: le democrazie occidentali non possono più crescere. E' un po' come una potente macchina che arriva di fronte a un muro e continua a dare di gas: alla fine fonde.In venti anni si sono avvicendati politici di destra e di sinistra alla guida dei vari paesi occidentali. Quest'anno si vota in Francia e negli Stati Uniti.

Ma quanto conta la persona alla guida nella determinazione di questo approccio verso gli altri paesi? Poco, molto poco. L'ideologia di Obama è molto diversa da quella di Bush, ma alla fine ha agito nello stesso modo nel quale ha agito lui.

In Afghanistan, per esempio, ha mandato altri 30mila uomini.Facciamo un "totoguerra". Quali saranno secondo te i prossimi fronti? La Siria e poi l'Iran.

Anche se in questo caso diventa più difficile perché ricomparirebbero potenze come la Russia e la Cina e toccare questi Stati diventa molto pericoloso. E' molto diverso che andare in Libia o in Afghanistan. Sarebbe un rischio drammatico, perché noi non siamo più abituati a combattere. Prendiamo l'Afghanistan: lì c'è gente disposta a morire per i propri valori, giusti o sbagliati che siano. Da noi invece non ci sono più valori. E un impero senza valori, per quanto grande e potente, finisce per implodere su se stesso. E' un po' quello che è accaduto all'impero romano, solo che qui l'impero occidentale vuole riguardare tutto il mondo. Quando accadrà sarà un disastro planetario. io spero solo che questa crisi economica induca le persone a ragionare su questo modello anche quando questo modello economicamente più o meno funziona. Questo perché anche se l'economia va bene noi facciamo, secondo me, vite che non sono vite.

Lorenzo Lamperti

(Fonte: Affari Italiani.it)

venerdì 20 aprile 2012

Né Grillo né Scilipoti... Ora è tempo di scendere in piazza!



Ho notato come alcuni amici, molto bene informati e usi a formulare interessanti analisi geopolitiche, si siano poi ridotti a discutere se sia meglio Grillo o Scilipoti e chi dei due potrebbe alfine meritare il voto (sic !). In verità infatti sono convinto che gente come noi dai due non abbia nulla da imparare nè sul piano del metodo nè su quello dei contenuti.

E questo per molteplici ragioni la più importante delle quali è che noi non solo siamo in grado di avanzare critiche più che fondate al sistema liberista e alle sue espressioni politiche di cui Monti è l'attuale massimo rappresentante, ma possediamo anche la ricetta giusta per ricostruire quanto 67 anni di democrazia parlamentare hanno distrutto nel nostro paese. Il nostro programma è noto a tutti ma lo possiamo riassumere in tre punti.

A livello politico interno: costruzione di uno Stato Organico fondato sulla giustizia sociale, strutturato per funzioni e basato sul principio della responsabilità; a livello esterno: costruzione di una Europa dei popoli, fondata sulle radici profonde della nostra civiltà millenaria e cementata da una visione spirituale della vita e del mondo; a livello economico: ritorno ad una economia reale e non finanziaria, fondata su uno sviluppo sostenibile, su una ragionata decrescita, con al centro il problema energetico da risolvere attraverso massicci investimenti nelle energie alternative, ritorno ad una sana autarchia e ad un equlibrato e mirato protezionismo in grado di curare i mali determinati dall'economia di mercato.

Queste cose le diciamo e le possiamo dire solo noi. Gli altri non ci arrivano perchè non hanno nè il nostro retroterra storico, nè la nostra consapolezza dottrinaria. E non le dicono in ultimo perchè nei nostri valori non ci credono.

Ecco dunque perchè a livello mediatico Grillo riesce a imporsi e noi no. Il sistema gli dà spazio e visibilità semplicemente perchè si ferma alla protesta qualunquista senza riuscire a formulare una proposta alternativa precisa. Questo lo capirebbe anche uno scolaro di terza media.

L'altra sera a piazza del Pantheaon a protestare contro Monti, sotto la pioggia, noi eravamo in gran numero dietro lo striscione LEGA DELLA TERRA con lo slogan: La terra noi la vogliamo lavorare, non vogliamo finirci sotto. Siamo stati ripresi da una ventina tra programmi e televisioni pubbliche e private, tra le quali il TG3, Servizio Pubblico, T9, TSnews, La 7, Tg7 (l'approfondimento del Tg1). Abbiamo rilasciato una quindicina di interviste davanti alle telecamere. Abbiamo parlato chiaro e avanzato proposte concrete: investimento nella terra, stop alle delocalizzazioni con riduzione delle imposte alle piccole imprese, abbassamento dei prezzi, protezione dei prodotti italiani, abrogazione del trattato di Maastricht ecc. ecc.

Ovviamente di tutto questo ancora in TV non si è visto niente e non sappiamo se si vedrà. Una cosa è certa, di tutto ciò nè Grillo, nè Scilipoti, nè altri parlano e per questo vanno in onda. In fondo forse sono pericolosi per i partiti ma solo in questo frangente, anche se in realtà oggi i partiti sono impopolari a prescindere. Non sono pericolosi per il sistema del quale invece noi siamo i NEMICI MORTALI. E allora bando alle ciance. Abbandoniamo ogni tanto la tastiera e le disquisizioni teoriche e scendiamo in piazza perchè è lì che si crea il Movimento. Basta con le parole, dunque, passiamo ai fatti.

Nicola Cospito

giovedì 19 aprile 2012

La RAI ai cittadini - Proposta del MoveOn Italia per un vero servizio pubblico




La RAI ai cittadini

Davanti alla discussione sulla RAI di queste ore da parte dei partiti noi cittadini non possiamo più stare solo fermi a guardare. Incredibilmente in Italia si andrà alle prossime elezioni politiche, ancora una volta, con un sistema di informazione da paese semi democratico. L'unica condizione possibile per noi cittadini questa volta deve essere l'inderogabile impegno da prendere da parte della politica nel far approvare in tempi brevi tre leggi basilari in un sistema democratico:

Riforma “La Rai ai Cittadini”

Legge sul Conflitto di Interessi

Antitrust


LIBERIAMO LA RAI DAL TOTALE CONTROLLO DEI PARTITI

"Gli utenti del servizio pubblico, in quanto veri proprietari di un'azienda che finanziano tramite il canone, eleggono direttamente alcuni componenti nel Consiglio per le Comunicazioni audiovisive"

Hanno aderito: Tana De Zulueta, Moni Ovadia, Loris Mazzetti, ("Vieni via con me" - Che tempo che fa"), Sabina Guzzanti, Ugo Mattei ("Beni Comuni"), Corrado Guzzanti, Francesca Fornario, Carlo Freccero, Lidia Ravera, Corradino Mineo, Lorella Zanardo (autrice de "Il corpo delle donne"), Giulia Innocenzi, Roberto Zaccaria, Udo Gumpel, Giovanni Anversa (RaiTre "Racconti di vita"), Michele Gambino, Roberto Natale, Massimo Marnetto, Arturo di Corinto, Santo Della Volpe, Silvia Bencivelli (RadioTre), Nicola D'Angelo, Maria Luisa Busi, Tiziana Ferrario, Wolfgang Achtner, Carmine Fotia, Vittoria Iacovella, Giuseppe De Marzo (A sud), Fabrizio Federici (Ansa), Sergio Bellucci, Gianni Orlandi, Giulietto Chiesa, Simona Coppini, Federico Lunadei, Grazia Di Michele, Simona Sala (Tg1), Giuliana Sgrena, Antonella Martone, Giovanni Mangano, Carlo Verna, Giuseppe Giulietti, Vincenzo Vita, Claudio Fava, Carlo Rognoni, Antonello Falomi, Fabio Granata, Giorgio Merlo, Niccolò Rinaldi, Angelo Bonelli

Sostiene l'iniziativa Stefano Rodotà


I PUNTI SU CUI SI BASA LA PROPOSTA DI RIFORMA

Prendendo ad esempio i modelli di gestione più avanzati in Europa, ma anche le proposte di riforma della Rai tendenti a garantire qualità e autonomia proponiamo in 5 punti una riforma che assicuri non solo la necessaria efficienza aziendale, ma anche l'assoluta indipendenza editoriale del servizio pubblico.

1. Chiediamo il superamento dell'anomalia per la quale l'azionista del servizio pubblico è il Ministero dell'Economia.

2. Al posto della Commissione parlamentare di Vigilanza, chiediamo la costituzione di un Consiglio per le Comunicazioni audiovisive, i cui membri dovrebbero essere in maggioranza nominati dalla società civile (11 su 20). Gli utenti del servizio pubblico, in quanto veri proprietari di un'azienda che finanziano tramite il canone, eleggono direttamente 6 componenti (*). Cinque sono nominati da rappresentanti di settore (sindacati, artisti, autori, accademici, fornitori di contenuti). Dei rimanenti 9 membri, 3 verrebbero eletti dagli enti locali (Regioni-conferenza permanente stati regioni, Province-l'Upi e Comuni-Anci) e 6 nominati dal Parlamento (**).

3. Il Consiglio nomina i vertici della concessionaria del servizio pubblico (il CdA Rai), selezionati mediante concorsi pubblici in base a criteri di professionalità, competenza nel campo radiotelevisivo ed indipendenza. Ad esso sono attribuite competenze di indirizzo e vigilanza.

4. Il Consiglio nomina altresì i componenti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, assicurando, anche in questo caso, i criteri della selezione trasparente, dell'indipendenza e del massimo di qualificazione.

5. Il Consiglio si pone al servizio degli utenti Rai, facilitando modalità interattive di controllo e di valutazione e garantendo ai cittadini un uso consapevole e attivo di tutti i media gestiti dal servizio pubblico.

* (Secondo le modalità proposte da Zaccaria, AC 4559)

** (Ipotesi de Zulueta-Giulietti, AC 1460)



Conflitto di Interessi e Antitrust

Congiuntamente e in continuità con la proposta “La RAI ai cittadini”, MoveOn Italia è impegnata nella definizione delle linee guida per iniziative che incidano su due ulteriori temi di vitale importanza democratica: il conflitto di interessi e l’antitrust. Per garantire la libertà e il pluralismo dell'informazione questa riforma non può infatti prescindere da una netta e chiara separazione, definita per legge, tra l'esercizio del potere politico e la proprietà o la capacità di influenzare i media. E’ altresì necessario fissare limiti di concentrazione che un'unica società dei media sia autorizzata a controllare in uno o più mercati rilevanti.


Adriano Colafrancesco


"Se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone oppresse e amare quelle che opprimono” Malcom X


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Nota commento di Adriano Colafrancesco:

Grazie Paolo della pubblicazione.


Splendida ed efficace l'immagine che spiega in modo rapidissimo la soluzione possibile del,problema (vedrò di utilizzarla.
Avevo intenzione già la volta scorsa di rispondere alle tue considerazioni.
Mi piace il taglio delle tue riflessioni e i temi che tratti che condivido largamente.
A questo punto, però, devo spiegarti meglio il motivo della nostra azione.
La televisione, specialmente la nostra televisione in Italia, ha raggiunto livelli di imbarbarimento, da tutti i punti di vista (pur fatte salve alcune eccezioni) per motivi strumentali, per lo più politici.
Ora è vero che l'essere umano è capace di scegliere e può difendersi, come se ho ben capito fai tu, rimuovendo tout court il problema.
Ma è altrettanto vero che il vissuto passivo e massivo della televisione è fuori discussione e da questo derivano conseguenze gravi di deformazione della cultura e della vita civile del paese.


La televisione, in particolare quella "pubblica" deve rispondere (anche perché pagata dai cittadini attraverso il canone) della propria funzione di servizio (è scritto anche nel codice etico della RAI, come diciamo con Anversa nell'intervista di oggi).
Deve: 1) informare in modo chiaro, corretto e completo per dare elementi sani di valutazione finalizzati spesso a scelte decisive (specie in politica), 2) accompagnare la crescita civile e culturale del paese, assolvendo ad un missione pedagogica che nessun altro mezzo può fare con altrettanta capacità divulgativa.


Qui le ragioni del nostro impegno e qui, però, mi fermo per non rubarti troppo tempo che, se vorrai, ti dedicherò volentieri per approfondire ulteriormente il tema.


Per ora grazie e complimenti per la tua missione che in fondo mi sembra anch'essa, come la nostra, orientata a scopi di bene comune.

Ciao, Adriano

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Mia rispostina:

Caro Adriano, ...sì, percepisco la sinergia dell'azione... tu dall'interno ed io all'esterno. Va bene così, l'intervento è necessario in entrambi i casi...

Un attirare all'interno ed uno spingere dall'esterno rientra nella funzione del risveglio culturale (e spirituale). Ciao Paolo D'Arpini