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domenica 27 febbraio 2011

Cultura universitaria senza baronie... si renda al popolo quel che è del Popolo!



"Università.. significa di tutti!" (Saul Arpino)

E' ben noto a chiunque che nella Funzione Pubblica la corruzione alligna sempre più.
In magna pompa la stessa casta dei magistrati lo ha confermato proprio in questi giorni.

I buoni osservatori della vita sociale sanno però che non esiste la sola corruzione economica, finanziaria, fatta di mazzette di denaro e vari altri indegni emolumenti, di cui si soffermano a parlare i giudici. Esiste pure un'altra corruzione, perfino più dannosa perché ovunque ed in profondità essa sparge i suoi malefici effetti e silenziosamente apre la strada all'altra. Questa corruzione è quella di una cultura che è rimasta ostaggio di un sistema finto pubblico, un'autentica proprietà privata degli statali, degli assunti a vita in ruoli che appartengono però alla collettività, all'intero popolo italiano, del quale antidemocratico sistema le Università in mano a baroni e baronesse sono tassello centrale e fautrici primarie.

Di questa corruzione culturale la congrega dei magistrati non tratta, avendovi essa stessa un ruolo importante. Hanno forse mai evidenziato, tali paludati giudici a vita, che con la loro pompa cercano invano di acquistare quella stima che in ben altro modo modeste e capaci persone si guadagnerebbero, il fatto che la popolazione viene metodicamente addomesticata, controllata, giudicata e repressa, oltre che gabellata, da una minoranza chiusa nei suoi privilegi, da un ordine elitario che sessantatrè anni fa non avrebbe dovuto sopravvivere alla caduta dell'apice della dittatura fascista perché proprio di quel regime esso era l'autoritario corpo burocratico, conservandosi tutt'oggi pressoché immutato nella sua concezione, piglio e struttura?

Hanno forse mai messo in discussione, tali ampollosi personaggi, il fatto che noi comuni, noi semplici, insignificanti cittadini qualsiasi, noi che NON siamo statali, noi che non ci siamo appropriati a vita di un ruolo, di un potere, di un reddito pubblico, veniano giudicati da gente che non conosce, che mai esperisce l'impotente, sconsolata sottomessa vita che invece noi ci tocca massivamente quotidianamente vivere?

Come si può ammettere, signore e signori Giudici, che i cittadini siano ancora oggi osservati, pesati, vagliati, criticati e puniti da una confraternita di persone che, accettando un ruolo pubblico a vita, si sono automaticamente trasformate in despoti, visto che proprio nella periodica restituzione al popolo di ciò che è pubblico si configura il carattere essenziale della Democrazia? Non sarebbe forse giusto, logico e dovuto che noi stessi cittadini selezionassimo tra noi periodicamente dei probiviri incaricati di compiere le loro valutazioni su fatti accaduti a loro simili e terminato che fosse un tempo opportuno di attività se ne tornassero ad altre di diversa natura per non fossilizzarsi, irrigidirsi, corrompersi in un ruolo che andrebbe ricoperto da gente sempre fresca, capace di stupirsi ed indignarsi per l'eventuale schifo che vi si fosse accumulato?

Se invece che alla vostra casta di assunti a vita la giustizia fosse affidata a rotazione a cittadini preparati forse non diminuirebbe l'esorbitante numero di leggi, spesso arzigogolate ed ignote perfino a chi ha la spudorata pretesa di applicarle con una dose zero di tolleranza, cui noi donne ed uomini qualunque dobbiamo sottostare sotto la minaccia delle armi di vostri colleghi assunti anch'essi a vita in ruoli che la definizione stessa di pubblico avrebbe dovuto, fin dal primo vagito della nostra Res Publica, far divenire oggetto di condivisione? Che forse, venendo la giustizia gestita da noi coinvolti cittadini, non scomparirebbe immediatamente l'oceano di scartoffie che invece sommerge voi? Non scaricate responsabilità che son innanzitutto vostre su politici che non vi piacciono. I politici tutti sono figli di quella stessa finzione ed incultura che affliggono le Università ed il loro superficiale operato proprio in esse trova la sua genesi.

Le Università divengano allora fucina catalizzatrice di quella continua maturazione umana e sociale, di quella evoluzione, di quel consapevole mutamento che rappresentano il senso stesso della parola cultura. Per tutto ciò ai baroni, ai giudici, agli statali tutti giunga pacificamente, legalmente, civilmente questo messaggio: gradite uscire ordinatamente fuori dai Pubblici Uffici, dai nostri Uffici, dagli Uffici che appartengono al popolo italiano e per questo da esso e non più da una sua minoranza spocchiosa meritano di essere gestiti.

Uscite dai Pubblici Uffici e cercatevi qualcosa di buono da fare. Ma non cercatelo più nel settore pubblico, di certo non per ora. Chi gli altri ha escluso non può che a sua volta venire escluso. Trovatevi invece finalmente un lavoro produttivo nel modo in cui lo fa la gente comune, in cui lo facciamo tutti noi che mai nulla abbiamo contato. Vivete la nostra vita. Così capirete cosa vuol dire essere sudditi. E se non vi piacerà, così come non è piaciuto a noi, affermate anche voi a gran voce i due sacrosanti principi della Democrazia:

1) quanto di pertinenza e proprietà della Collettività va condiviso,
2) quanto di pertinenza e proprietà della Persona va rispettato.

Gridate anche voi:

MAI PIU' STATALI, MAI PIU' ASSUNTI A VITA IN RUOLI PUBBLICI!
LARGO INVECE A SEMPLICI CITTADINI COMPETENTI A ROTAZIONE!

Solo allora guadagnerete quel diritto che a noi avete tolto per 63 anni.

Danilo D'Antonio

all'ombra del Gran Sasso
il giorno 27/02/42

col cuore preso da coloro
che si trovano prigionieri
di carceri inumane solo per esser nati
in una società mantenuta antipartecipativa
e retrograda dagli statali

Tel. 339 5014947

domenica 22 agosto 2010

“Il gran complotto degli statali.. ovvero genesi e fine della crisi economica..” secondo Danilo D’Antonio

Carissimi Conterranei, come va?Non so per voi, ma a me pare siano brutti tempi questi, in cui la povertà torna a farsi sentire persino nei Paesi più ricchi:>Una famiglia italiana su cinque è povera.

Ma leggiamo queste incoraggianti parole circolate di recente su una lista di persone innamorate della natura:
>se vuoi sognare pensa a terreni che spesso vengono abbandonati e costano>1/2 euro/mq, lontani dalle grandi città ... con una manciata di soldi si potrebbe>vivere sereni in micro casette ...

Già, è proprio così. Una delle strade da percorrere, per eliminare la povertà, è proprio quella della liberazione degli esseri umani dalla dominazione ambientalista. Quello ambientalista si è ormai rivelato a tutti gli effetti un regime totalitario, un regime che impone e reprime non solo sulle aree di proprietà collettiva, sui terreni del demanio, sui beni pubblici, dove è più che giusto si attui una politica decisa collettivamente, ma anche sui modesti campi delle singole persone, della gente comune, dove le libertà individuali dovrebbero essere invece garantite dalla democrazia.Quello ambientalista è un regime che si è ormai diffuso quasi ovunque sul Pianeta, un regime che proibisce all'essere umano, nel modo più assoluto, di vivere sulla terra, in nome di una più che ipocrita difesa del territorio, considerato che poi la terra svuotata degli umani diviene regno di ricchi turisti e visto che per decenni quegli stessi ambientalisti hanno taciuto alle popolazioni il verificarsi di questo imponente fenomeno:http://spg.hyperlinker.org

Ricordiamo, e mai lasciamocelo sfuggire di mente, che ogni dittatura, ogni totalitarismo ha avuto tra le prime sue strategiche mosse quella di privare dei propri beni, in particolare la terra, categorie di persone ritenute inferiori o di ostacolo ai propri ideali. Oggi gli ambientalisti non fanno eccezione, pretendendo ripulire il "loro" paesaggio e territorio dagli esseri umani che secondo loro lo impestano!E' stato un atto criminale privare l'essere umano del diritto di vivere sulla terra. Pensate che in certi Paesi, quelli più innamorati della natura, sussiste ancora ciò che viene chiamato l'"allemansrätt", il "diritto di ogni uomo": quantomeno di accamparsi sulla terra, naturalmente rispettando la natura. In Italia, invece, come in altri Paesi facili all'avvento delle dittature, perfino chi s'accampa sulla sua terra viene trattato come un criminale.Ma ora vediamo un momento come è nata questa crisi economica così come ogni altra dalla fine della guerra. Esistono persone le quali, referenziandosi l'una con l'altra, ottengono un posto per giunta fisso, a vita, nelle Università, che pure dovrebbero essere ad accesso pubblico.

Dall'alto delle loro cattedre, pur non avendo mai lavorato materialmente in vita loro e pur non essendosi mai mischiate con quella gente "qualunque" ch'eppure fornisce loro da mangiare e star più che bene, pretendono dare ordini, per il tramite dei politici che li raccomandano, su come debbano essere condotte le attività economiche.Economisti che non hanno mai piantato un chiodo, messo un mattone sopra un altro, collegato un filo od un tubo, pescato un pesce, allevato un animale o coltivato un vegetale, economisti che non sono mai usciti dalle loro aule magna magna (1) e studi professionali con l'aria condizionata, pretendono decidere come gli esseri umani, i comuni mortali che invece faticano per vivere, si debbano comportare. Sottoposta alle loro forzature, può l'economia non procedere sempre traballante? Ebbene: che siate di destra o di sinistra, signori economisti, gradite uscire tutti fuori dalle Università ed andare a lavorare. Imparate a procurarvi da soli di che vivere: perché non è più tempo per noi gente comune di portarvi in spalla.

Per far terminare questa crisi economica occorre innanzitutto permettere agli esseri umani (non alle imprese ma agli esseri umani, si capisca la differenza perch'è tanta) di svolgere ogni attività ritengano opportuno senza dover portare sulle loro spalle il peso di questi capoccioni che non hanno mai confrontato direttamente una sola delle loro idee con la realtà. Fuori gli statali dalle Scuole ed Università di proprietà collettiva! Scuole ed Università si liberino della cultura campata in aria, e ciònonostante imposta, degli statali e si aprano finalmente ad una cultura reale e realistica, vissuta in prima persona dai cittadini, quindi ben esperita e tutta da vivere.Per liberarci dalla defaillance economica non occorre altro che:1) liberare gli esseri umani (non le imprese ma gli esseri umani e le loro famiglie, si capisca infine la differenza) dall'oppressione ambientalista;2) liberare gli esseri umani (non le grandi imprese ma gli esseri umani e le loro famiglie, si riesca a distinguere le prime dalle seconde) dal peso degli statali;3) aprire la Funzione Pubblica alla partecipazione dei cittadini, in modo che una fresca cultura possa finalmente diffondervisi ed invece di sciuparvi così tante energie con antidemocratici ed inutili controlli e repressioni sulla popolazione questa possa invece indirizzare alla produzione di utili beni e servizi le attività pubbliche, che così potranno in gran parte sostenersi da sole.Dalla fine della seconda guerra mondiale le crisi economiche sono nate principalmente in conseguenza dei dettami di studiosi che non hanno mai emesso una goccia di sudore da fatica.

Per una economia naturale, che sappia reagire spontaneamente e senza artifizi ai cambiamenti attraverso cui si esprime sempre la realtà, fuori gli immobili ed immobilizzanti statali dalla Funzione Pubblica e dentro i cittadini in una dinamica alternanza, com'è tipico della vita biologica. Dall'autoritarismo permesso dagli statali a politici scollati dalla realtà, si passi all'autorevolezza di un governo che viva in simbiosi con la popolazione. Fuori gli statali, perché permanendo essi ad occupare abusivamente a vita la Funzione Pubblica mai verrà spazzata via quella loro visione artefatta del mondo e mai riusciremo a vivere su questo felici.Infine, per la salvaguardia dell'ambiente, si consideri che qualunque donna ed uomo liberi di vivere sulla propria terra ne divengono automaticamente i più fidati e coinvolti conduttori e custodi. Esattamente il contrario di quegli isterici ambientalisti radical chic che pretendono dettar legge su aree che hanno visto solo riportate sulla carta e che mai si degneranno di visitare.

Gli ambientalisti la smettano di distruggere alla radice l'ancora debole pianta della nostra democrazia. Curino anzi quest'ultima perché il miglior metodo di salvaguardia dell'ambiente.

Danilo D'Antonio, Rosal de la Frontera Huelva, España

mercoledì 18 agosto 2010

Sir Ian Gilmore: "Depenalizzare l'uso di stupefacenti il prima possibile..."

*LONDRA - Il consumo di stupefacenti per uso personale va depenalizzato *il prima possibile: questa l'opinione di uno dei medici più in vista della Gran Bretagna. Sir Ian Gilmore, presidente uscente del prestigioso Royal College of Physicians, ha dichiarato che le leggi vanno riviste perché «la criminalizzazione non è stata un successo» ma ha solo incoraggiato la criminalità associata al traffico di droga. «Chiunque abbia studiato la questione con serietà e a lungo arriva alla conclusione che il proibizionismo non è stato un successo, - ha detto Gilmore. -- Bisogna ripensarci. Il Governo deve accettare la realtà e arrivare a una seria revisione delle leggi in materia».

###I governi hanno da imparare ad occuparsi della res publica lasciando in pace la res privata fintantoché non saranno chiari i giusti rapporti che devono intercorrere tra pubblico e privato vi saranno sempre problemii docenti universitari umanisti e gli statali in genere sono responsabili per non aver mai nemmeno affrontato la ricerca di un corretto rapporto tra pubblico e privato perché ciò avrebbe reso chiaro che ciò che è pubblico va condiviso, la funzione pubblica innanzitutto e così non è stato nemmeno affermato l'altro principio della democrazia che dice che la res privata va rispettatafinché vi saranno statali non vi sarà giustizia nè pace sulla Terravia gli statali dalla funzione pubblica, largo ai cittadini a rotazione.

Danilo D'Antonio, della lista European Consumers