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martedì 21 agosto 2012

La storia può insegnarci qualcosa.. se non mettiamo la testa sotto la sabbia - Articolo di Filippo Giannini



Credo di non cadere in errore se affermassi che negli ultimi mesi si sono verificati in Italia non meno di una cinquantina di casi di suicidio, la maggior parte dei quali commessi da imprenditori, disperati per l’andamento disastroso del mercato. Prego i lettori di tener presente, nel proseguo del lavoro, questo dato.


Altro dato da tener presente è che molti economisti considerano la crisi – anche questa made in Usa – iniziata nel 1929, forse peggiore di quella attuale.


Desidero qui riportare uno stralcio di uno scritto di Marzio di Belmonte, estrapolato da un suo ottimo lavoro dal titolo: “Il carteggio Mussolini-Churchill nel contesto della Seconda Guerra Mondiale”:
Le grandi strategie internazionali gestite dietro le quinte da determinate forze occulte, sono oggi evidenti e non possono più creare dubbi nella loro finalità.

Da qui ne scaturisce un progetto ed anche una tendenza realizzativi:
un progetto che troviamo già aleggiare negli ideali delle rivoluzioni francese e americana, passando poi per la distruzione dei grandi Imperi Centrali in Europa e il ridimensionamento del potere Cattolico, tutte realtà queste che, in qualche modo, erano di intralcio a quegli ideali mondialisti, quindi la liquidazione degli Stati Fascisti, fino alla creazione ed allo sviluppo di quei grandi Istituti, Organismi e centri di potere mondiale, come la vecchia Società delle Nazioni poi ONU, il CFR (Council on Foreign Relations, 1921), l’IPR (Institute for Pacific Relations, 1925), il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale (1944), l’UNESCO (1945), il il Bildgberg Group (1952), la Trilaterale (1973), e tanti altri organismi, politici e finanziari, compresi quelli europei della UE, tutti atti a predisporre le strutture e/o a preparare i quadri per il dominio planetario, ecc.
(….).

Ed infine una illimitata supremazia della finanza sulla politica, anzi la finanza stessa che si fa politica, e quindi una globalizzazione totale dell’economia e della forza lavoro gestita direttamente dal potere finanziario (…)>.

Per ricapitolare il pensiero di Marzio di Belmonte i fascismi erano di intralcio ai disegni di dominio globale del potere finanziario e, aggiungo, a scudo e a guardia di questo c’è la democrazia, così come oggi ci è stata imposta. Dello stesso parere è un altro noto storico Rutilio Sermonti, che nel suo libro L’Italia nel XX Secolo ha scritto: <(Per le democrazie) La risposta poteva essere una sola: perché esse volevano un generale conflitto europeo quale unica risorsa per liberarsi della Germania – formidabile concorrente economico – e, soprattutto dell’Italia. Questo è necessario comprendere se si aspira alla realtà storica: soprattutto dell’Italia>.
La storia del XX Secolo è molto complessa ed è tutta da scrivere, da questa una realtà risulta incrontovertibile: le tre grandi democrazie, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti, si sono ingegnate a preparare la Seconda Guerra mondiale con l’intento di abbattere i fascismi, grandi barriere per i loro programmi di dominio globale. Le grandi democrazie come sono giunte al loro obiettivo?

Ė noto a tutti che la Gran Bretagna possedeva almeno i tre-quarti del territorio terrestre ed esercitava su di esso ogni mezzo per schiavizzare gli abitanti e sfruttare le ricchezze del sottosuolo. L’opportunità di soppiantare i cugini inglesi e sostituirli nelle loro conquiste, non sfuggì ai grandi finanzieri americani, che nel frattempo si erano sempre più rinforzati grazie alle ricchezze del sottosuolo americano. Possiamo fissare la data di questa politica con l’enunciazione della così detta Dottrina Monroe. James Monroe è personaggio di estrema importanza se si vuol comprendere la storia di oggi. James Monroe nacque in Virginia il 28 aprile 1758, morì a New York il 4 luglio 1831. Partecipò alla guerra d’indipendenza americana, al ritorno riprese gli studi di diritto. Svolse diverse attività politiche e diplomatiche, nel 1816 divenne il quinto presidente degli Stati Uniti. Fu l’autore di una Dottrina che da lui prese il nome, la quale prevedeva una serie di principi di politica estera, presentati al Congresso a dicembre 1823. Fra questi, il più interessante proclamava, in forma autoritaria, che il continente americano (quindi anche il Sud America) non era un territorio destinato alla colonizzazione europea.

Inoltre, per maggior chiarezza, il Congresso statunitense stabiliva che ogni tentativo delle potenze europee per estendere la loro influenza sul continente americano (!) sarebbe stato considerato dagli Stati Uniti come una minaccia per la loro sicurezza e per la pace. Tutto ciò servì per costringere Napoleone III, che aveva tentato una infliltrazione nel Messico, a ritirare le sue truppe (1867). Fu in nome della Dottrina Monroe che gli Stati Uniti poterono esigere e ottenere dall’Inghilterra il controllo esclusivo del Canale di Panama (1901).

Leggiamo da Dizionario Mondiale di Storia Universale: . La Dottrina Monroe continua ancor oggi ad essere invocata per giustificare ogni guerra di aggressione – e sono state centinaia – sempre condotte al di fuori dei propri confini. Prima considerazione: sarebbe azzardato se sostenessi che il sogno americano ha avuto origine nel 1823?

Così siamo giunti ad una nuova tappa del sogno americano, all’ideologia del pensiero unico finanziario. Questo è gestito principalmente dalle seguenti agenzie di rating: Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch Rating, Agenzie che, neanche a dirlo, hanno sede oltre oceano, in grado di gestire a loro piacimento l’economia di ogni Paese, stabilendo quanto siano affidabili le economie dei singoli Paesi. Per avere solo un’idea di quanto potenti siano le Lobby che gestiscono le economie mondiali, riporto uno stralcio, a firma di Toni Liuzza, tratto da Historica Nuova:
Di quella cifra 846 miliardi di dollari sono finiti nei conti della “Goldman Sachs” (…)>. Per capire, ancora meglio il potere di queste Lobby, aggiungo: . Prima di passare oltre, vediamo come la finanza Usa ha imposto l’autodiritto di stampare dollari in misura incontrollata. In merito Antonio Pimpini ha scritto: . L’autore memore della cupidigia della finanza d’Oltre Oceano, così conclude:
La risultante fu l’apertura di tutti i mercati agli Usa, la contestuale commercializzazione, in regime di sostanziale monopolio impositivo, dei propri prodotti e l’indebitamento generalizzato di tutte le economie post belliche, anche quelle in grande espansione e addirittura di quelle che la guerra l’avevano vinta. Il motto era: con i dollari che ti presto potrai fare grandi infrastrutture, ma sarai con me indebitato a vita.


La formula per giungere a questo ci viene fornita dall’allora futuro Presidente degli Usa, Woodrow Wilson: egli nel corso di una lezione tenuta alla Columbia University, già nell’aprile 1907, sfacciatamente così caricò la mentalità predatoria degli studenti americani: .

Per quanto sopra, che poi è solo un estratto del potere che la vittoria militare del 1945, ha permesso che tutto ciò avvenisse, grande è la mia meraviglia quando osservo che, in Europa tutta, ci sono ancora degli idioti che festeggiano la data della “liberazione” del 1945.

Torniamo ora alle osservazioni di Marzio di Belmonte ((…). La distruzione dei grandi Imperi centrali in Europa… (che) erano di intralcio a quegli ideali mondialisti, quindi la liquidazione degli Stati Fascisti(…)>, e a quelle di Rutilio Sermoni (La risposta poteva essere una sola: perché esse (le democrazie, nda) volevano un generale conflitto europeo quale unica risorsa per liberarsi della Germania e soprattutto dell’Italia…>. Cosa avevano commesso di così grave l’Italia e la Germania? Brevemente, vediamo di dare una risposta il più possibile esauriente.

Il così detto Trattato di Versailles aveva posto, in pratica, la Germania in una situazione di estrema disperazione: i disoccupati erano milioni, solo come esempio, per comprare un francobollo erano necessari miliardi di marchi e così di seguito. Essendo stata la Germania spogliata di tutti i suoi beni, dal nostro punto di vista la seconda Guerra Mondiale fu scientemente preparata in quell’occasione. La conquista del potere da parte di Hitler fu salutata dalla stragrande maggioranza dei tedeschi con favore. Il Führer in pochi mesi riuscì a risolvere le situazioni più scabrose, in primo luogo dette un lavoro a tutti i tedeschi. Non dimentichiamo che mentre il Governo tedesco tentava di far uscire la Nazione dal tunnel, le lobby finanziarie guidate da quelle ebraiche, dichiararono guerra alla Germania invitando le popolazioni mondiali a boicottare i prodotti tedeschi.

John Frederick Fuller, storico militare inglese, nella sua Storia militare, riconobbe che la causa che spinse le democrazie a fare la guerra a Hitler fu il suo riuscito tentativo di liberare la Germania dalla schiavitù economica, cosa che determinava un pericolo molto serio per la finanza internazionale. A questo punto riportiamo una osservazione di Francesco Fatica (Lotta del sangue contro l’oro): . Osserva poi Fatica: . La Germania per svincolarsi da questa truffa aveva nazionalizzato le banche. Cosa inaccettabile per la grande finanza internazionale.

E l’Italia?

Ci avvaliamo di nuovo del citato lavoro di Francesco Fatica. . Tutto questo mentre il mondo demoplutocratico era divorato dalla crisi sorta nel 1929. ha scritto lo studioso Boris Borisov . Senza necessità di spiegare oltre, ecco il motivo per cui centinaia di americani si suicidarono spinti dalla disperazione.

Come la Germania superò la crisi congiunturale lo abbiamo già accennato; e l’altro Paese a regime autoritario, cioè l’Italia come l’affrontò? Giorgio De Angelis (L’Economia Italiana fra le due Guerre, pag. 137):
Ma la grande spinta si ebbe a seguito degli importanti lavori messi in atto dal(l’infausto) regime, che proprio in quegli anni concepì, grazie al genio di Arrigo Serpieri, il prosciugamento e la valorizzazione delle paludi – non solo nella penisola, ma anche nelle colonie e in Albania – la nascita in tempi fascisti (cioè in tempi brevissimi e senza ruberie), la nascita di nuove città ecc. ecc.. In pratica il regime (sempre infame, per il gerarchetto infame) operò in senso esattamente opposto a come sta operando l’attuale governo tecnico guidato dall’uomo della Goldman Sachs, Mario Monti, e i risultati si videro (allora) e si vedono (oggi). Ė da ricordare che nel 2005 Monti giunse alla posizione di super consigliere internazionale della Goldman Sachs. Attualmente, nominato senatore dall’ex supercomunista Giorgio Napolitano, e da questi imposto come Capo del Governo. Come dire: sono fischietti nostri.

Ma torniamo a noi.

Anche se la storia (chiamiamola favola, la Storia è una cosa troppo seria) resistenziale non lo confermerà mai, negli anni ’30 le idee innovatrici e rivoluzionarie di Benito Mussolini si stavano espandendo in tutto il mondo: Argentina, Australia, Canada, Giappone, Stati Uniti e così di seguito si assisteva al sorgere di nuovi partiti e movimenti che si ispiravano al Fascismo italiano e alle sue concezioni dello Stato Corporativo. L’avvenimento assunse un aspetto ancor più straordinario in Gran Bretagna, cioè nel regno del capitalismo e della massoneria. In Inghilterra nacquero due movimenti: l’Imperial Fascist League, rappresentato da Doram, che si ispirava al nazionalsocialismo tedesco, e la British Union of Fascists, il cui capo era Oswald Mosley, fedele seguace del fascismo italiano. Il partito poteva contare su 100 mila iscritti. In una intervista al Corriere della Sera Mosley dichiarò:
Prima di concludere desidero ricordare di nuovo il più grande giornalista italiano (tale è riconosciuto da tutti), Giuseppe Prezzolini. Questi nacque per caso (così era solito dire) a Perugia il 27 gennaio 1882, morì, centenario a Lugano nel 1982; tutto ciò è necessario ricordarlo in quanto chiarisce quale fu il periodo della sua vita. Venne giudicato come un anarchico conservatore, dallo stile formidabilmente concreto e asciutto. Non accettò il regime fascista, quindi si trasferì a Parigi e poi, definitivamente, negli Stati Uniti, dove rimase sino agli anni sessanta, pur tornando saltuariamente in Italia.

Facciamo un salto in avanti nel tempo e poi analizziamo il precedente.
Ripetiamo, Giuseppe Prezzolini morì nel 1982, quindi non ebbe modo di assistere all’episodio noto come “mani pulite”, tuttavia ecco quello che ha scritto circa la politica italiana nella seconda metà dello scorso secolo:
Vediamo ora come l’anarchico conservatore, dopo uno dei viaggi in Italia nei primi anni Trenta, cosa scrisse:
Il popolo italiano appare rinnovato. Sta lontano dalle osterie e dalle risse; sale sui monti in folla. Gode, come nessun altro popolo, del paesaggio, dei fiori, dei colori e dell’aria. I discorsi e i commenti che vi senti, lasciano trasparire l’atmosfera di serenità e di salute.

Il popolo italiano ha un aspetto più forte, più dignitoso, più serio, più curato, meglio vestito di un tempo, è ossequiente alle leggi e ai regolamenti, è istruito nella generalità e più aperto perfino agli orizzonti internazionali. Si muove di più, viaggia di più: conosce meglio di una volta il suo paese. Non è ricco come altri popoli, ma non lo è mai stato e in confronto del popolo americano mi pare senza dubbio più contento>. Ricordiamo che Prezzolini scrisse questo pezzo nel pieno della grande depressione che partì, come sempre dalla democraticissima Usa. Sì, più contento, ha scritto Prezzolini, almeno diverso da oggi. E tu, lettore, oggi, in piena democrazia, sei felice come, stando a quanto ha scritto Prezzolini, come lo era tuo padre o tuo nonno nel periodo del male assoluto?

Filippo Giannini

domenica 8 aprile 2012

"Conquiste sociali e diritti dei lavoratori durante il ventennio" - Saggio di Filippo Giannini

L'autore del saggio: arch. Filippo Giannini di Roma


Ante Scriptum

Cari amici, non voglio tediarvi ricordando mio padre, ma è necessario non per altro per introdurre un nuovo articolo che, per la verità completamente nuovo non è. Dunque mio padre, Virgilio, oltre ad essere dotato di determinate caratteristiche come una acutissima intelligenza e una non comune cultura, era di una modestia che rasentava la stupidità. Ma quello che lo caratterizzava in particolare era la sua onestà che andava oltre ogni umana immaginazione. Mio padre ci lasciò circa quarant’anni fa. Qualche lettore si chiederà: ma che centra il padre di Giannini? Un attimo di pazienza e giungo al PERCHE’. Dunque per quanto scritto si evince che il Ragionier Giannini visse gli anni del pre fascismo e il fascismo per intero. Una prima precisazione: mio padre non era, nel corso del Ventennio, mai stato fascista, il suo unico dovere era il lavoro, quindi posso dire che era un a-fascista. Veniamo al punto: caduto il fascismo e subentrata la democrazia, poté notare la differenza di buon governo tra il pre-fascismo e la novella democrazia e confrontando questi periodi con quello del male assoluto (così indicato da l’infame N° 1), ebbene divenne fascista e votò sempre per il MSI.

Mio padre si spense negli anni settanta, quando la classe politica allora al potere non aveva raggiunto il grado di disonestà che oggi la caratterizza. Per quanto ho scritto non posso immaginare mio padre vivo ai tempi di questa repubblica nata dalla resistenza.

Non passa giorno che non si verifichi un furto, una ruberia, una truffa, corruttela di ogni genere da parte dei furbetti vermetti che siedono al parlamento o al senato, cose che al tempo del male assoluto sarebbero state semplicemente impensabili. Proprio questi giorni mi è venuto in mente un fatto poco noto e che ritengo opportuno ricordare. Al Liceo classico di Roma, il Torquato Tasso, erano iscritti due figli di Benito Mussolini: Vitorio e Bruno. È da osservare che quel Liceo in quel periodo era caratterizzato da grande serietà e difficoltà nello studio e gli studenti che superavano l’esame di diploma erano considerati dei piccoli geni. Ebbene accadde che quando Benito Mussolini seppe che alcuni professori riservavano un occhio di riguardo ai propri figli, forse in rispetto del loro cognome, scrisse al preside una lettera con la quale pretendeva che ad essi fosse riservato lo stesso trattamento di severità in uso per qualsiasi altro studente.

Quanto sopra scritto mi ha ispirato l’articolo che segue, iniziando con un grido, alto e forte: ALTRO CHE ARTICOLO 18!

Filippo Giannini



ITALIA REPUBBLICA SOCIALIZZAZIONE CORPORATIVISMO, SOCIALIZZAZIONE. LA MARCIA DEL FASCISMO VERSO LO STATO NAZIONALE DEL LAVORO.

SOCIALIZZAZIONE E STATO CORPORATIVO I passaggi fondamentali per giungere al Manifesto di Verona


di Filippo Giannini


"La Socializzazione non è se non la realizzazione italiana, romana, nostra, effettuabile del socialismo; dico nostra in quanto fa del lavoro il soggetto unico dell'economia, ma respinge la livellazione di tutti e di tutto, livellazione inesistente nella natura umana e impossibile nella storia" (Mussolini - 14 ottobre 1944)

Il teorico e storico della dottrina cattolica, Don Ennio Innocenti, che tanti anni ha dedicato allo studio e all'insegnamento, ha scritto che il problema affrontato da Mussolini nell'ultimo decennio della sua vita "fu quello di far entrare il corporativismo nelle imprese per elevare il lavoratore da collaboratore dell'impresa a partecipante alla gestione e alla proprietà e quindi ai risultati economici della produzione”. E aggiunge: "Durante la RSI ... fu emanato un decreto che prevedeva la socializzazione delle imprese. E' stato questo, sostanzialmente, il messaggio che Mussolini ha affidato al futuro. E' un messaggio in perfetta armonia con la Dottrina Sociale Cattolica, che è e resterà sempre radicalmente avversa sia al capitalismo sia al social-capitalismo. In quest'ultimo messaggio mussoliniano di esaltazione del lavoro noi ravvediamo qualcosa di profetico”.

L'idea di un "socialismo effettuabile" sorse in Mussolini già nel 1914, quando uscì dal Partito Socialista, "organismo" velleitario e ciarliero e la sviluppò nell'immediato primo dopoguerra.

Nel 1919, Mussolini parlando, agli operai della "Dalmine" che avevano occupato le fabbriche e innalzato le bandiere tricolori anziché quelle rosse e continuato a lavorare sotto la guida dei tecnici, fra l'altro dichiarava che "il lavoro doveva essere conquista, vittoria di uomini liberi. Voi non siete più salariati ma compartecipi, corresponsabili nella produzione”.

In questo dopoguerra è stato scritto e detto che l'idea di Mussolini della Socializzazione "fu solo un tardivo espediente per ingannare le masse lavoratrici". E' una delle tante menzogne, fra le mille e mille, di un regime corrotto e inetto terrorizzato di dover affrontare un serio confronto con il Governo che lo ha preceduto.

Tutta l'attività del Governo Mussolini fu un susseguirsi costante di decreti e leggi di chiare finalità sociali all'avanguardia non solo in Italia ma, addirittura, nel mondo.

Quelle leggi, di cui i lavoratori italiani ancora oggi ne godono i privilegi, sono quelle volute da Mussolini nei suoi vent'anni di Governo. Qualsiasi confronto con quanto fatto dai Governi di questo dopoguerra, risulterebbe stridente.

Citerò solo alcune di quelle leggi o decreti, quelle, cioè che ritengo più rappresentative, ricordando che prima del fascismo nello specifico campo legislativo c'era il vuoto più assoluto:

Tutela lavoro donne e fanciulli (R.D. 653 - 26/4/1923);

Assistenza ospedaliera per i poveri (R.D. 2841 30/12/1923);

Assicurazione contro la disoccupazione (R. D. 3158 - 30/12/1923);

Maternità e infanzia (R.D. 2277 - 10/12/1925);

Assicurazione contro la TBC (R.D.2055 -27/10/1927);

Esenzioni tributarie famiglie numerose (R.D.1312 - 14/6/1928);

Opera nazionale orfani di guerra (R.D. 1397 - 26/7/1929);

INAIL (R.D.264 - 23/3/1933);

Istituzione libretto di lavoro (R.D. 112 - 10/1/1935);

INPS (R.D.18274/10/1935);

Riduzione settimana lavorativa a 40 ore (R.D. 1768 - 29/5/1937);

ECA (R.D. 847 - 3/6/1937);

Assegni familiari (R.D. 1048 - 17/6/1937);

Casse rurali e artigiane (R.D.1706 - 26/8/1937);

INAM (R.D. 318 - 11/1/1943);

Da tutto ciò si evince il motivo per cui i governi che seguirono nel dopoguerra, per evitare un democratico confronto, sono stati costretti a creare una cortina di menzogne e varare quelle leggi antidemocratiche e lesive al libero pensiero, quali le “Leggi Scelba”, “Legge Reale" e "Legge Mancino".

Su questo argomento torneremo in un prossimo futuro e rientriamo prontamente in tema ricordando l'enunciazione mussoliniana “andare verso il popolo", trasformata poi nel più sociale "stare con il popolo".



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I principi essenziali dell'ordinamento corporativo sono espressi e ordinati nella "Carta dei Lavoro" che vide la luce il 21 aprile 1927.

"La Carta del Lavoro" trasportava il lavoratore fuori dal buio del medioevo sociale per immetterlo in un contesto di diritti dove i rapporti fra capitale e lavoro erano, per la prima volta nel mondo, previsti e codificati.

In un articolo di fondo apparso alcuni anni or sono su "Il Giornale d'Italia", fra l'altro si legge: "La nascita dello Stato Corporativo rappresentò il tentativo di superare i limiti del cosiddetto Stato Liberale e l'incubo dello Stato Sovietico. Il secondo conflitto mondiale infranse l'esperimento in una fase che era già cruciale a causa dell'isolamento internazionale provocate dalle sanzioni e dall'autarchia".

Il Diritto Corporativo tende a porre l'Uomo al centro della Società postulando dei principii di cui ne cito alcuni ritenendoli i più caratterizzanti e avvalendomi dello studio del Dott. Sebastiano Barolini:



1) ridimensionamento dello strapotere dei padroni attraverso la partecipazione dei lavoratori alla gestione dell'impresa;

2) partecipazione dei lavoratori agli utili dell'impresa;

3) partecipazione dei lavoratori alle scelte decisionali onde evitare chiusure di aziende o licenziamenti improvvisi senza che ne siano informati per tempo i dipendenti, i quali sono interessati a trovare altre soluzioni atte a non perdere il posto di lavoro;

4) intervento dello Stato attraverso suoi funzionari immessi nei Consigli di Amministrazione allorquando le imprese assumono interesse nazionale a maggior difesa dei lavoratori

5) diritto alla proprietà in funzione sociale, cioè lotta alle concentrazioni immobiliari e diritto per ogni cittadino, in quanto lavoratore, alla proprietà della sua abitazione;

6) diritto alla iniziativa privata in quanto molla di ogni progresso sociale di contro all'appiattimento collettivista ed alle concentrazioni capitaliste;

7) edificazione di una giustizia sociale che prelevi il di più del reddito ai ricchi e lo distribuisca fra le classi più povere attraverso la previdenza sociale, l'assistenza gratuita alla maternità e all'infanzia, le colonie marine e montane per bambini poveri, l'assistenza agli anziani, i dopolavoro per i lavoratori, i treni popolari, e via dicendo;

8) eliminazione dei conflitti sociali attraverso la creazione di un apposito Tribunale del Lavoro in base al principio che se un cittadino non può farsi giustizia da se, altrettanto deve valere per i conflitti sociali ed evitare scioperi e serrate che tanti danni provocano alle parti in causa ed alla collettività nazionale;

9) abolizione dei sindacati di classe ormai ridotti a cinghie di trasmissione dei partiti che li controllano e creazione dei sindacati di categoria economica con conseguente modifica del Parlamento in una Assemblea composta da membri eletti attraverso le singole Confederazioni di categoria dei datori di lavoro e dei lavoratori;

10) Attuazione, particolarmente nel Mezzogiorno, della bonifica integrale che toglie ai latifondisti le terre incolte, le rende produttive e le distribuisce in proprietà gratuita ai contadini poveri.

Questi enunciati, che risalgono ai primi anni '30, non sono che il logico sviluppo di quelli formulati nel 1919 e che ritroveremo espressi, ancor più lapidariamente nel "Manifesto di Verona". (1)

Come logica successione di questo processo che, come abbiamo visto, partì nel lontano 1914 e giunse ad approdare alle "Leggi sulla Socializzazione" nella Repubblica Sociale Italiana.

Sin dalla seduta del Consiglio dei Ministri del 27 Settembre 1943 (quindi a pochissimi giorni dalla sua liberazione), Mussolini fra l'altro dichiarava che "la Repubblica avrebbe avuto un pronunciatissimo contenuto sociale" e il 29 settembre ancor più esplicitamente: "(la Repubblica Sociale Italiana avrebbe avuto) un carattere nettamente socialista stabilendo una larga socializzazione delle aziende e l'autogoverno degli operai".

La Socializzazione era uno strumento per una più ampia trasformazione dello Stato così come era nel pensiero fascista: socializzare l'economia per socializzare lo Stato.

Questo pensiero può risultare più chiaro leggendo uno stralcio della Relazione che accompagnò il Decreto Tarchi, Ministro dell'Economia: "(...) la civiltà tende ad un nuovo ciclo, e quel nuovo ciclo nel quale l'uomo riassumerà il ruolo di protagonista della propria storia e del proprio destino in funzione della sua personalità estrinsecantesi in attività concrete sociali, cioè nel lavoro. Sotto tale profilo l'affermazione programmatica che riconosce il lavoro come soggetto dell'economia (...)".

Ecco allora prender forma la dottrina della società come era intravista da Saint Simon, da Owen, da Mazzini, concezioni vilipese dal Bolscevismo ma ben focalizzate dal "socialismo effettuabile" di Mussolini e riportate nel "Manifesto di Verona" e ufficializzate nella dichiarazione programmatica del 13 gennaio 1944 e nel decreto legislativo dell'11 febbraio seguente.

La Borsa di Milano, che era ben vitale nella Repubblica Sociale, il 13 gennaio, all'annuncio dei provvedimenti sulla Socializzazione, determinò il giorno dopo la caduta dell'indice generale da 854 a 727 punti. Dopo un periodo di stasi, quando il 13 febbraio furono emanati i decreti di Socializzazione, l'indice generale scese a 567 punti, poi però, ad iniziare da marzo riprese a salire fino a toccare, il 6 giugno 1944 il ragguardevole livello di 1745 punti (2).

Certamente il Paese che sopportava oltre quattro anni di disastrosa guerra e diversi mesi di lotta intestina, ben difficilmente poteva attuare in tempi rapidi un così ambizioso progetto di trasformazione dello Stato. Progetto, però, che, come disse Mussolini a Milano "qualunque cosa accada, è destinato a germogliare”. Giustamente l'avvocato Manlio Sargenti ha recentemente rilevato: "Purtroppo questo progetto non si è avverato. Gli italiani hanno dimenticato quella che costituiva la più originale, la più innovatrice proposta della loro storia recente. L’hanno dimenticata quelli stessi che si sono considerati gli epigoni dell'idea del Fascismo e della Repubblica Sociale".

Prima di chiudere il lavoro e concludere, ritengo importante citare gli articoli che sono di base della nostra lotta politico-sociale, articoli che, ovviamente a oltre ottanta anni dalla loro promulgazione, possono essere ritoccati lì dove è necessario ma il cui spirito deve rimanere inalterato.

Art. 9) base della Repubblica Sociale Italiana e suo soggetto primario è il lavoro, manuale, tecnico, intellettuale, in ogni sua manifestazione.
Art. 10) La proprietà privata, frutto del lavoro e del risparmio individuale, integrazione della personalità umana, è garantita dallo Stato. Essa però non deve diventare disintegratrice della personalità fisica e morale di altri uomini, attraverso lo sfruttamento del loro lavoro.
Art. 12) In ogni azienda (industriale, privata, parastatale, statale), le rappresentanze dei tecnici e degli operai coopereranno intimamente - attraverso una conoscenza diretta della gestione dell'equa ripartizione degli utili tra il fondo e la riserva, il frutto del capitale azionario e la partecipazione agli utili stessi da parte dei lavoratori (...).
Gli articoli non menzionati sono certamente meritevoli di essere ricordati, ma motivi di spazio mi inducono a citare quelli essenziali che da soli caratterizzano lo spirito di base del "Manifesto di Verona"; e sempre per tirannia di spazio sono costretto a rinunciare ad un dovuto commento anche degli articoli menzionati.

L'attuazione della "Legge sulla Socializzazione" trovò enormi difficoltà causate sia dagli industriali, per ovvi motivi; dai tedeschi timorosi che la resistenza passiva da parte degli industriali avrebbe potuto danneggiare la produzione bellica; da parte dei comunisti, che ormai plagiavano i lavoratori, timorosi che la Socializzazione li scavalcasse a sinistra.

Questa situazione di stallo persistette sino a quando Concetto Pettinato, che Mussolini stesso aveva definito "la nostra più importante mente giornalistica”, creò un caso clamoroso. Un suo articolo, pubblicato su "La Stampa" (di cui era direttore) del 21 giugno 1944, dal titolo: "Se ci sei batti un colpo", diede una sferzata al Capo della RSI e lo costrinse a mettere in atto quelle Leggi sulla Socializzazione che, come abbiamo visto, erano già approvate in sede legislativa ma rimaste inoperanti.

Mussolini ruppe gli indugi e autorizzò il Decreto del giugno '44 e l'entrata in vigore del Decreto del febbraio precedente.

A causa della drammatica crisi che attraversava il Paese, Mussolini ritenne opportuno attuare la Socializzazione per gradi; iniziando dalle imprese editoriali.

La situazione stava precipitando, ma nelle imprese socializzate si riscontrò un notevole incremento della produzione. A dicembre 1944, Nicola Bombacci programmò una serie di comizi e conferenze fra le imprese socializzate e, tra queste, visitò la Mondadori traendone sorpresa ed emozione. A seguito di ciò inviò una lettera a Mussolini nella quale, fra l'altro scrisse: "Ho parlato con gli operai che fanno parte del Consiglio di Gestione, che ho trovato pieni di entusiasmo e compresi di questa loro missione dato che gli utili dopo questi primi mesi è di circa 3 milioni”.

La guerra ormai volgeva alla fine e, come ha scritto Amicucci ne "I 600 giorni di Mussolini": "Mussolini voleva che gli angloamericani e i monarchici trovassero il nord d'Italia socializzato, avviato a mete sociali molto spinte; voleva che gli operai decidessero, nei confronti dei nuovi occupanti e degli antifascisti, le conquiste socialiste raggiunte con la RSI".

Proprio a questo scopo il 22 marzo 1945 il Consiglio dei Ministri decise che si procedesse entro il 21 aprile alla Socializzazione delle imprese con almeno 100 dipendenti e un milione di capitale.

Per ripagare il grande contributo avuto dai grandi industriali, i comunisti che controllavano appieno il CLNAI, come primo atto ufficiale, addirittura il 25 aprile 1945, proprio mentre si continuava a sparare e mentre era iniziato "l'olocausto nero", ripeto, come primo atto ufficiale fu l'abolizione della "Legge sulla Socializzazione". E l’operazione fu condotta proprio dal padre di Enrico Berlinguer. Non lo sapevate? D’altra parte fu legittima difesa, in quanto i Berlinguer erano ricchissimi proprietari terrieri.

Così era iniziata la grande beffa a danno dei lavoratori.



Quanti di voi conoscevano quanto riportato?




1) Questi principi rivoluzionari che avrebbero posto in discussione i "diritti acquisiti" costrinsero tanti "potenti della terra", a coalizzarsi per ostacolare il processo mussoliniano prima imponendo le Sanzioni, obbligandoci poi alla guerra, quindi "inventandosi" il "25 luglio", l'8 settembre ed infine i massacri del secondo dopoguerra allo scopo che di quelle idee non rimanesse più traccia. Paradossale è che di questo diabolico progetto la grossa finanza si avvalse proprio di quella classe che ne sarebbe stata lesa: la classe dei meno abbienti. E l'inganno continua!

2) Solo per conoscenza storica il 6 giugno, alla notizia dello sbarco angloamericano in Francia, si verificò il crollo della Borsa del 30% chiudendo, però, l'anno borsistico il 2 agosto 1944, al buon livello di 1219 Punti.

martedì 16 agosto 2011

Leonardo Da Vinci e la comunicazione interattiva di Andras Kocsis


Nell'immagine: Andras Kocsis



Caro Paolo D'Arpini,

Ho letto: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2011/08/15/filippo-giannini-il-signoraggio-bancario-e-la-piu-colossale-truffa-che-sia-mai-stata-organizzata-nella-storia-e-il-mezzo-usato-da-pochi-uomini-per-ottenere-un-potere-supremo-il-potere-di-governa/

Un bellissimo e nitidissimo e puntuale articolo.
Non c'è niente da criticare.
Ti risponderò questa volta, mandando un catena di filmati (in inglese). Questa è una doppia risposta:

A.) Immagine in movimento:
http://www.youtube.com/user/PirosPirula#p/c/9B7FE92AD20325EA

B.) Ma persino questo ha un colossale difetto! " PARLA " in INGLESE, che sarebbe una "INTERLINGUA" ( ? ), come una volta era lo stupendo e superbo "LATINO". Ergo sotto hanno dovuto sotto titolare per i miei conpaesani in UNGHERESE! Ecco dove casca l'asino! (oppure sepolto il cane come si dice alle nostre parti).

La LINGUA PARLATE è un CODICE CONVEZIONALE! Ovvero LOCALE. Che ha un unico vantaggio e moltissimi difetti:
Vantaggio: è uno STRUMENTO DELLA COMUNICAZIONE (forse unico) REALMENTE "INTERATTIVO "!

Svantaggi:
1.) Lentissimo! (oltre tutto ciò che detto già sopra!) Noi riceviamo 10.000 (diecimila) informazioni del SECONDO(ed elaboriamo) mentre ci esprimiamo 100(cento) parole al MINUTO! Nel 2011 questo puo bastare?
2.) Siamo limitati sempre da BASSO! Con un bambino oppure con un ignorante,Tu devi usare una quantità e qualità di parole,che corrispondono alla SUA capacità di comprendere anziché alla TUA esigenza di esprimerti!
3.) Se poi è scritto (la parola) ancora più ostico. Privato dalla mimica, postura, gesti, la scala raffinata dei suoni, sempre più STERILE! Se non è puntuale, pignolo, fa aumentare la possibilità di fraintendimenti. Non è un caso che nella sua "maturità", il più grande GENIO "MULTI USI", Leonardo da Vinci (che non ha imparato mai bene il latino, lingua dei DOTTI) ha creato un suo INCUNABOLO, asserendo:"unirò le virtu complementari della pittura e filosofia elidendone le deficienze! Una modernità incredibile ancor oggi. Ma il MAESTRO non aveva IMMAGINI IN MOVIMENTO e la nostra hyper soffisticata tecnologia: "ICT" (Information & Communication Tecnology).

L'articolo stupendo di Giannini che mi hai mandato se sarà letto di 1000 persone sarebbe già un successo pazzesco! Vero?

Vedi Amico Mio! E noi dovremmo creare una MASSA CRITICA fra i "NORMALI" per vincere contro L'IMPERO DEL MALE (Con la sede nel democraticissimo U.S.A.).

Auriti è stato TACIUTO sistematicamente! Nei suoi tempi non c'era ancora una così sofisticata RETE DLLE RETI. Anche se ci fosse stata le PAROLE non bastavano per i motivi sopra elencati. Non è per caso Ti ho implorato di trovarmi dei partner che mi aiutino a comunicare in "POLYMEDIA", linguaggi integrati basati sulla LINGUA più internazionale, omnicomprensibile: "L'IMMAGINE IN MOVIMENTO".

Sei molto Caro, quando mi incoraggi da scrivere ancora! Ma per me è una farfallonata egoistica, poichè non resisto stare zitto. Ma non è il mio compito. Va bene, se mi prende la foga scriverò, ma MENO!

Con grande stima,
Andras Kocsis i.t.i. Film Director
(UNESCO)
videomaster.ak@gmail.com


...............

Scrive una lettrice chiedendo alcune cose inerenti l'articolo soprastante ed anche altre:

Prima domanda - Caro Paolo D'Arpini, perché intanto non chiedi ad Andras Kocsis di sottotitolare in italiano questo filmato? -

Risposta di Andras: - Caro Paolo e la Tua LETTRICE, certamente sarebbe utile
"tradurre" questo messaggio "visualizzato" nella parte "parlata" in ITALIANO. Ma! la comunicazione in IMMAGINE IN MOVIMENTO è un "ARTE" (lavoro) in gruppo. Non dovrei essere SOLO! Tu Caro Paolo, mi hai dato nomi ed indirizzi ed io come ho promesso, mi sono attivato subito. Sono anche arrivate le risposte, ma ahimè, il fuoco (fuochino) subito si e spento... TU CARO AMICO, e solo TU hai la fiaccola, con quale il fuoco potrebbe diventare un FARO per illuminare il buio del nostro Paese, fare LUCE sul "SISTEMA MONETARIO" che sempre più gente comincia ad intuire -

Seconda domanda - ...e poi, io non capisco una cosa (lo sai che sono ignorante ma forse la immagino, la risposta): perché lo Stato fa stampare così tanta moneta dalle Banche se sa già che quel debito non potrà essere ripagato? -

Risposta di Andras: Perché da tempo nelle mani delle BANCHE (Centrali-Nazionali?) ed ormai non può fare altro. Famosi presidenti come Jefferson hanno capito antifone ed erano strenui oppositori dell'idea di cedere alle Banche Centrali la sovranità del popolo sulla "MONETA-CARTA"! Lo scopo finale è ciò che prima si chiamava un "MONDO COSMOPOLITA" che ora si è trasmutato un MONDO GLOBALIZZATO, che però significa un unica cosa: CREARE UN MONDO GOVERNATO CON UN UNICO GOVERNO! Lì, dimenticheremo per sempre la parola LIBERTA! Sarà solo ORDINE!

Terza domanda - ...Si, ho capito che siamo nelle mani... ecc. ma perché il debito aumenta? Perché lo Stato ha sempre bisogno di nuova moneta (carta) per pagare le cose dello Stato stesso (stipendi degli statali, ecc.) più gli interessi sul debito precedentemente contratto? E di quanto sono questi interessi (saranno quelli dei BOT, CCT, BPT...). E' per questo che lo Stato fa sempre stampare nuova moneta dalle Banche? Ma non sarebbe lo stesso se se lo stampasse in proprio? Come si fa a stampare denaro (carta moneta) a fronte di nessun bene - valore posseduto? Immagino che la carta moneta sia stata inventata per non portarsi dietro chili di oro o d'argento, no? Come si può stampare denaro a fronte di nulla? Che valore ha questo denaro? Uffa, che casino!

Risposta finale di Andras Kocsis:
Cara Lettrice! Mettiamo cosi. Il problema ha origini, che partono da molto lontano.
Il "COSMO " è un "CAOS NATURALE", nel quale ogni "quasi perfetto" e "quasi imperfetto", in base della legge degli grandi numeri,si completano in un incredibile equilibrio, che fa armonia. Invece l'animale Umano, fa i suoi porci comodi, che scombussolano questo equilibrio. La società è un "CAOS ORGANIZZATO", nel quale negli ultimi secoli si è sviluppato una cosa"denominata "CAPITALISMO"! Questo ultimo, già nel novecento era "MALATO"(definizione di Karl Marx). E il buon uomo aveva ragione (fidati, chi lo dice è un "Anti-Comunista DOC!)Ora il CAPITALISMO non è più malato ma è perfettamente IMPAZZITO, nelle mani di un piccolo manipolo di BANCHIERI, che non hanno più a che fare niente con la realtà (ad esempio, Italia con la sua cultura fantasia, creatività, prodotti e servizi eccelenti, non è povera! Non dovrebbe essere in CRISI).

Ma il "PROGETTO" è come abbiamo già detto, creare un tale disordine, paura e panico,,,che in ogni dove sulla terra, le genti cominciano urlare per unico bene, desiderato piu di qualsiasi altra cosa: ORDINE E SICUREZZA.

Ergo servirà un "GOVERNO MONDIALE", naturalmente eletto dagli soliti BANCHIERI!

Ed allora DIO ci SALVI! Ecco le mia risposta alla Tua domanda logica,, quanto riguar
da degli soldi stampati senza ragione e valore!

lunedì 4 luglio 2011

La guerra Italia - Giappone nella memoria di Filippo Giannini


Sospesi nello spazio di Franco Farina


Ecco, di nuovo, il Signor “X”


Uno dei pochi giornalisti per il quale nutrivo una certa stima era Sergio Romano, tanto che riportai un suo pensiero nella Presentazione di un mio libro, pensiero che riporto qui di seguito:
“Se il fascismo era davvero, come gli alleati avevano sostenuto per meglio vincere la guerra, una sorta di incarnazione satanica, un ‘male’ generato dal male, nessuna potenza vincitrice era tenuta a interrogarsi sulle cause della seconda guerra mondiale e sulle proprie responsabilità dopo la fine della prima. Promuovendo il fascismo al rango di ‘male assoluto’, gli alleati permisero agli italiani di sbarazzarsi del loro passato con una menzogna e di mettere la guerra sulle spalle di un uomo: Mussolini”.

Qualche lettore più paziente e attento degli altri ricorderà che già trattai un argomento sollevato proprio dal Signor “X”, il cui soggetto ebbe, appunto, per titolo: “Mussolini sterminatore di Ebrei?”. Ebbene, il Signor “X” (così citato perché non sono autorizzato ad indicarne il nome) ha proposto una serie di temi, certamente interessanti, ma che, data l’ampiezza degli stessi, non li posso davvero esaminare in un unico intervento. Sono, quindi, costretto a dividerli nel tempo.

PRIMO ARGOMENTO. Lunedì 8 settembre 2011 su Il Corriere della Sera, nella pagina riservata a Sergio Romano apparve: “Caro Romano, leggo in un intervento dello storico mussoliniano Filippo Giannini (“Un Paese senza decoro”) che il nostro governo Parri nel luglio del 1945 dichiarò guerra al Giappone e che da allora non è stata più firmata alcuna pace. Se fosse vero non le sembra il caso di ricordare l’incresciosa dimenticanza e il dovere di rimediare? (firmato “X”)”.

Da queste poche parole ho capito che non si è afferrato il senso reale della mia denuncia: la dichiarazione di guerra al Giappone cosa fu nella sostanza?

Questa mia sensazione è confermata anche – e soprattutto – dalla risposta fornita da Sergio Romano. Questi scrive: “La dichiarazione di guerra al Giappone fu un gesto opportunistico e sostanzialmente inutile, di cui non è certo possibile andare orgogliosi. Non vedo d’altro canto che cosa potrebbero scrivere in un trattato di pace due Paesi egualmente sconfitti, collegati a parecchie migliaia di chilometri l’uno dall’altro e privi di sostanziali divergenze”.

Mi sarei aspettato un attacco violento contro quell’infamia, una dichiarazione di guerra ad un Paese, oltretutto ancora nostro alleato e sfinito da una guerra che il Giappone disperatamente non voleva, ma che gli fu imposta.

Quante volte, tu lettore, hai sentito parole di accorata condanna per la pugnalata alla schiena inflitta da Mussolini ad una povera Francia ormai sul punto di crollare? Hai mai ascoltato le stesse parole, almeno di riprovazione per l’operazione (chiamiamola così) del Governo antifascista Parri?

La pugnalata alla schiena alla Francia non fu tale, perché l’esercito francese alle nostre frontiere era intatto. E cosa dire dell’attacco alla Polonia, nel 1939, da parte dell’Unione Sovietica? Altro che pugnalata! E quella inferta, sempre dall’Unione Sovietica, nell’agosto del 1945, ancora al Giappone, dopo che questo aveva ricevuto il regalo delle due bombe atomiche, cosa fu? Oltre tutto fra Unione Sovietica e Giappone era in vigore un trattato di amicizia. Come considerare l’attacco della super-potenza USA all’Iraq di Saddam? Solo Mussolini fu un infame, per una pugnalata che, oltretutto tale non fu, ma così si vuole che sia.

A scanso di equivoci voglio puntualizzare quanto sopra ho scritto, e cioè che il Giappone fu trascinato alla guerra dall’arroganza degli anglo-americani, per mantenere e sviluppare il predominio commerciale su quelle aree dell’Asia che il Giappone stava facendo proprie. Le diplomazie anglo-americane le guerre non le dichiarano, le provocano, giusto quanto rispose Mussolini a Roosevelt nel 1940: “Ci sono guerre che un Paese provoca e guerre che un Paese subisce”. Così per l’Italia, così per il Giappone.

Sarebbe troppo lungo elencare le provocazioni messe in atto dal Governo americano a danno del Giappone, esattamente come avvenne per l’Italia (argomento che tratterò in uno dei prossimi articoli, sempre in risposta al Sig. X). Per il momento valga qualche esempio: l’embargo del petrolio, il congelamento di tutti i beni giapponesi nel territorio degli Usa, un embargo totale di tutto il commercio esistente fra i due paesi, la chiusura del Canale di Panama alle navi giapponesi e il divieto di rifornirle di carburante. Nell’arte di provocare pazientemente un conflitto internazionale, Roosevelt fu abile quanto lo fu nel celare agli occhi del popolo americano le terribili conseguenze cui andava incontro senza saperlo.

Poi ci fu il capolavoro di Pearl Harbor, solo gli imbecilli possono ancora credere alla versione ufficiale fornita dalla Casa Bianca. Questo è tanto vero che la prima a non credere a Franklin D. Roosevelt fu proprio Clara Boothe Luce (poi ambasciatrice americana in Italia) la quale nel 1942 dirà al congressman Fish che “Roosevelt ha ingannato tutti noi impegnadoci in questa guerra col Giappone che a lui serve per intervenire nel conflitto europeo passando attraverso la porta di servizi”.

Questi sono gli Stati Uniti d’America.

Ritengo che la dichiarazione di guerra del Governo italiano ad un Paese, oltretutto ancora nostro alleato e sul punto di capitolare, sia stato un atto di tale ignominia che difficilmente si può trovare qualcosa di simile negli annali storici. Per questo motivo mi sarei aspettato da Sergio Romano una dichiarazione di ferma condanna e non un semplice calcolo, quasi di dare e avere, o una semplice questione di distanze geografiche. Salvo che il valente giornalista si sia attenuto al principio – sempre valido – del trattare certi argomenti nell’ambito del politicamente corretto.
Inoltre la parte terminale della risposta riguardante i due Paesi, “privi di sostanziali divergenze”, avvalora la carenza di un intervento ancora più incisivo di quanto non sia stato.

Per concludere. Se il Governo Parri era un esecutivo legittimo, cosa della quale dubito fortemente, in quanto sotto tutela straniera ancora nostra nemica, allora allo stato di guerra doveva seguire, una volta capitolato il nostro nemico, un atto di pace. Essendo, questo, mancato, credo di non sbagliare affermando che con il Giappone siamo tutt’ora in stato di guerra.

“Povera Patria mia!” esclamò William Pitt sul letto di morte.

Filippo Giannini