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lunedì 20 febbraio 2012

Ma non lo capite?.... (F. Nietzsche - Genealogia della Morale)

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"Ma non lo capite? - Non avete occhi per questa "cosa" che ha avuto bisogno di due millenni, per giungere alla vittoria?.. E non c'è da meravigliarsene: tutte le cose "lunghe" sono difficili da vedere, da afferare nel loro insieme. Questo è però accaduto: dal tronco di quell'albero della vendetta e dell'odio, dell'odio giudaico- dell'odio più "sublime" e perciò stesso creatore d'ideali e sovvertitore di valori, di cui sulla terra non si è mai dato l'eguale- da questo tronco è nato qualcosa di altrettanto incomparabile, un "nuovo amore", un amore più profondo e sublime di tutti gli altri- e da quale tronco sarebbe mai potuto nascere?....

Non si deve credere, però, che esso sia cresciuto come vera e propria negazione di quella sete di vendetta, come l'antitesi dell'odio giudaico! No, è vero piuttosto il contrario!

L'"amore" sbocciò dall'"odio" come sua corona, corona trionfale, che alla luce più pura e chiara e forte del sole, si allargava sempre di più; e, tesa agli stessi fini di quell'odio, cercava nel regno della luce e dell'altezza, la PREDA, la VITTORIA, la seduzione, con lo stesso impeto con cui le radici di quell'odio affondavano sempre più profondamente e avidamente in tutto ciò che era profondo e malvagio.

Questo Gesù di Nazareth, vivente "Vangelo dell'amore", questo "Salvatore",che porta ai poveri, ai malati, ai peccatori, beatitudine e "vittoria"- non ha forse rappresentato la SEDUZIONE nella sua forma più sinistra e irresistibile, la seduzione e la "via tortuosa" proprio verso "quei valori"e quel rinnovamento GIUDAICO dell' ideale?

Israele non ha forse raggiunto proprio per la via traversa di questo "Salvatore", di questo APPARENTE oppositore e dissolvitore d'Israele, il fine supremo della sua inestinguibile SETE DI VENDETTA? Non è forse proprio dalla misteriosa MAGIA NERA di una politica della vendetta realmente GRANDE, di una vendetta lungimirante, sotterranea,che progredisce lentamente secondo calcolati programmi, il fatto che Israele stesso, abbia voluto inchiodare sulla croce e rinnegare di fronte al mondo intero come qualcosa di mortalmente ostile, proprio lo stesso strumento della vendetta, acciocchè il MONDO INTERO, e cioè TUTTI i NEMICI d'Israele, potessero abboccare senza sospetto proprio a questa ESCA? E d'altra parte,chi mai potrebbe pensare, con tutta la massima sottigliezza di spirito, a un'esca più pericolosa di questa?

Qualcosa che per forza di attrazione, per forza ipnotica, inebriante e rovinosa, possa essere simile a quel simbolo della SANTA CROCE, a quel paradosso terrifico di un "Dio in croce", a quel mistero di una crudeltà inconcepibile, estrema, e di una AUTOCROCIFISSIONE di Dio per la "salvezza degli uomini"? Certo è, perlomeno, che "sub hoc signo", Israele ha continuato da allora a trionfare con la sua vendetta e col suo SOVVERTIMENTO di tutti i valori, su tutti gli altri ideali, su tutti gli ideali più NOBILI"....

(F. Nietzsche - Genealogia della Morale)

sabato 26 novembre 2011

Morale ed etica del piangere addosso a un cavallo.. di Nietzsche



"Morale" ed "etica" rimandando a termini (latini e greci) che indicano i costumi, differenti da popolo a popolo e transeunti; insieme, la sovrastruttura ideologica – esattamente nel senso marxiano – che su di essi viene codificata. Di qui la critica, fin troppo semplice, che di questi concetti è stata fatta (per esempio da Nietzsche).

Essi, in realtà, sono inadeguati o del tutto parziali a giudicare il senso della questione.

E, en passant, ribadisco come la dichiarazione stessa di appartenenza al genere Homo sapiens e degli eventuali tabù correlati sia TUTTA CULTURALE, cioè accidentale, empirica, non sostanziale(1). Potremmo rifarci a comunità umane le cui usanze e leggi hanno ritenuto inammissibile l’abuso e la reificazione, da parte dell'uomo, degli animali non umani (così come, più in generale, della natura).

Ciò non "dimostrerebbe" ancora nulla dal punto di vista filosofico, perché ad esse si potrebbero contrapporre quelle di tante altre nel corso della storia (oltre a tutto la maggioranza). Paradossalmente, è la psicologia applicata alla "giustizia", concetto cardine, a tutte le latitudini, di ogni etica, che a mio parere meglio consente di intravedere la soluzione. Qui è forse utile una breve digressione storica sull'idea stessa di "giusto" e "ingiusto". L'esigenza di ristabilire l'equilibrio infranto la ritroviamo fin dalla più remota antichità e l'antichità della giustizia ebbe generalmente una concezione naturalistica.

Dai pitagorici, che consideravano il numero come simbolo dell'armonia cosmica e le azioni umane come riflesso di questa sulla terra e nel numero elevato al quadrato vedevano l'espressione teorica più pura della giustizia (equità e parità: distribuzione e retribuzione "pari per pari"); a Platone che la riteneva, piuttosto che un concetto astratto, un'entità reale, un'ipostasi, la virtù capace, all'interno e fuori dell'individuo, di produrre l'armonica concordanza fra le tre parti (razionale, irascibile, concupiscibile) dell'anima, così come fra le tre classi sociali che nella sua visione ad esse corrispondono; ad Aristotele che si riferiva (per primo) alle idee di uguaglianza e di "giusto mezzo", per cui la virtù consiste nell'armonia e nell'equidistanza che "media" tra l'eccesso e il difetto(2); agli stoici che ritenevano i rapporti umani regolati da una vera e propria "legge naturale", che come Provvidenza guida e governa il mondo; ai romani che questa stessa legge chiamarono "diritto delle genti".

E' solo con il torvo avvento del cristianesimo che si affaccia e impone una concezione "spiritualistica" della giustizia, in base alla quale il suo fondamento non è più la legge naturale, ma la "volontà di Dio", secondo i suoi imperscrutabili disegni.

"Giusto" è ciò che Dio vuole, secondo S. Agostino, giusto è l'uniformarsi a quella volontà senza volto. La "norma" diviene il comandamento di Dio e l'ossequio ad esso il primo, anzi l'unico, dovere. Interpretato e amministrato, come ben sappiamo, dalla nera pretaglia. Ma torniamo alla psicologia.

Chiediamoci cosa muova l'animo e il comportamento di chiunque (di un pigmeo, di un hawaiano, di un boscimane, di un finnico, di noi stessi) alla vista o anche alla semplice considerazione di un'ingiustizia palese; oppure, più specificamente e più in generale, quale sia il motivo vero del nostro prendere partito per la "rivoluzione", per la distruzione e il superamento di quest'ordine sociale.

Perché diavolo, ab ovo, ci appare intollerabile lo sfruttamento di fabbrica, quell'automatico, materialissimo prelievo-"furto" del plusvalore su cui tutta la baracca fantasmagorica del capitale si regge e prospera fino al delirio, fino alla pura astrazione? Non ci sembra forse, innanzi tutto e irrevocabilmente, "ingiusto"?…

Al proposito, nelle nostre reazioni dirette, non conta un bel nulla il pensiero che si tratti di una forma sociale storicamente "superiore"! (sai quanto ce ne può sbattere se il sangue lo succhia un vecchio padrone o un modernissimo "operatore" in camice bianco!... quello che conta è che in un batter d'occhio ti ritrovi carcassa, vuoto a perdere)... E così è PER TUTTO. Anzi, si può dire che le azioni che noi stessi sentiamo come più degne riguardano SEMPRE la lotta contro qualcosa che ci appare iniquo, ancor di più se esse vanno oltre il misero recinto del nostro ego (quello di Stirner, in fondo, è solo un equivoco idiosincratico).

E in tale categoria, rientra perfettamente, a ben vedere, anche tutto ciò che riteniamo falso e laido.

Nietzsche pensava che la molla del "socialista", dell'"anarchico", eredi ed esecutori testamentari, ai suoi occhi, del nichilismo cristiano, fosse il risentimento e l'invidia mortale – nei confronti dei forti, dei ben formati, dei baciati dagli dei. Molto di quel che storicamente gli è seguito parrebbe confermarlo. E tuttavia la necessità di questa rivolta, se egli avesse potuto astrarsi dalla sua stessa condizione sociale (quella di un aristocratico crepuscolare), se fosse uscito all'aperto, nel grande mondo cangiante, penso che anche ai suoi occhi sarebbe apparsa sotto altra luce... Figurarsi!... l'occhio di Nietzsche, il più cristallino, implacabile, sincero, GIUSTO!...

Per quanto mi riguarda, l'ultima sua immagine, quella più veritiera è la, nella piazza di una Torino stupefatta, abbracciato in pianto convulso a un cavallo...

Joe Fallisi



NOTE

(1) A semplice mo' di esempio. Per il cittadino texano un bimbo di una città qualunque della baraccopoli planetaria non "vale" pressocché nulla – se non, eventualmente, come potenziale lavoratore semi-schiavo o futuro consumatore o persino come deposito d’organi – in confronto a un pargolo (della classe medio-alta) di Houston. I due appartengono a "specie" diverse (sempre più nei fatti) e ciò che li apparenta nell'ideologia è puro costrutto mobile culturale.

(2) Per Aristotele la giustizia (da lui distinta in g. distributiva e g. commutativa) è la virtù etica per eccellenza, fra tutte la più elevata e che tutte comprende e coordina. Essa è solo "riferita ad altro", tende cioè a realizzare non tanto il bene del singolo che la esercita, quanto piuttosto il bene di tutti e di ciascuno, e richiede, per essere tale, l'intenzione deliberata e consapevole della volontà. Distinguendosi in ciò dalla mera legalità e dalla consuetudine.

sabato 12 febbraio 2011

Il moralismo peloso dei preti di Adista ed il detto evangelico "Chi è senza peccato scagli la prima pietra.."


"Alla ricerca del sorcio perduto....!

Leggo dai quotidiani di una presa di posizione dei "preti di base" di Adista (che confesso di non conoscere) contraria alla tiepidezza di Bagnasco verso le immoralità di Berlusconi.

Non sono certo berlusconiano (vedi mio sito www.vincenzomannello.it) ma diffido moltissimo dei moralisti unilaterali e dei silenzi di convenienza da qualunque parte si manifestino. Nella vicenda seguo la "guerra tra bande" del tutti contro tutti ma, nel vs. caso, leggo trattarsi di sacerdoti quindi presumo che gli stessi siano davvero "equanimi" nelle richieste di moralizzazione.

Se la qualificazione "di base" non si riferisce alla posizione di supporto ai comunisti, militanti e non, lo verificherò sul sito Adista oggi in manutenzione . Certo il leggere che tra i firmatari ci sia pure un sacerdote medaglia d'argento della resistenza già mi lascia perplesso. Chissà quali atti eroici avrà compiuto come sacerdote! Sarà stato partigiano? Avrà imbracciato il fucile contro i fascisti? Avrà salvato qualcuno dei timorati di Dio che stavano per essere fucilati dai nazifascisti? Non credo abbia avuto la onorificenza per aver salvato qualcuno tra i fascisti e gli italiani assassinati a guerra finita dai compagni timorati del Signore. Ma potrei pure sbagliare.. errare é umano.

E tutti gli altri sacerdoti chi indicano come esempio di moralità politica e religiosa? Ritengo che oltre il nome del peccatore da bruciare occorrerebbe indicare pure i nomi dei modelli da seguire . Forse i padri della patria resistenziale , tutti esempi di fulgide virtù? Oppure il Che? Magari Kennedy o Clinton? Ed in Italia i sacerdoti dell'Adista chi indicano come modello di virtù? Andreotti, Rumor, Colombo, Togliatti, Fanfani, Almirante, Craxi oppure i più recenti Casini, Fini, Bersani, Vendola, Agnoletto, Caruso, Moretti, Eco, Saviano, Santoro, Lerner e tutti i mille altri che illuminano le coscienze dei cattolici e degli italiani con i loro fulgidi esempi?

Spero di riuscire a soddisfare questa mia curiosità. Specie quella che, da uomini di Chiesa, avendo scagliato la pietra, se siano senza peccato.

Grazie, Vincenzo Mannello