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giovedì 27 ottobre 2011

"Hasta la victoria, siempre!" ... nascita dell'ente Acqua Bene Comune Napoli



Presentazione:
Scrive Vito De Russis: "Ricevo da Alex Zanotelli, il 26 ottobre 2011. E sono lieto di partecipare alla sua divulgazione in questo Paese installato nella graduatoria mondiale sulla libertà di stampa, sempre più solidamente, tra i Paesi "parzialmente liberi".

Napoli: Hasta la victoria, siempre!

E' un momento questo di gioia e di festa per Napoli perché è diventata la
capitale italiana dell'acqua pubblica, la "Parigi d'Italia". Infatti oggi 26
ottobre 2011, il Consiglio Comunale di Napoli , in seduta pubblica e solenne
al Maschio Angioino, vota la ripubblicizzazione del servizio idrico, che
sarà gestito da un Ente di Diritto Pubblico, "Acqua Bene Comune Napoli" in
sostituzione dell'Arin Spa.

Napoli diventa così la prima grande città italiana che decide di 'obbedire' al Referendum sull'acqua (12-13 giugno 2011), ripubblicizzando la propria acqua e ripudiando la formula della Spa.

E' una grande lezione che questa città così bistrattata dona a tutto il
paese. Per questa vittoria siamo grati al nostro sindaco L.De Magistris e al
prof. A. Lucarelli, assessore ai Beni Comuni, ma soprattutto dobbiamo dire
grazie alla tenacia e alla grinta dei Comitati Campani per l'acqua pubblica.
Sono loro i veri artefici di questa straordinaria vittoria: è la
cittadinanza attiva di questa città e regione, che si è impegnata a fondo e
per lunghi anni, per difendere la Madre, l'acqua, la madre di tutta la vita.
Infatti è dal 2004, quando i 150 comuni di Napoli e Caserta avevano votato
la privatizzazione dell'acqua, che i comitati si sono battuti per ottenerne
la ripubblicizzazione. Uno straordinario impegno dei comitati è riuscito, in
meno di due anni, a rovesciare quella decisione. Il 31 gennaio 2006 i
sindaci di Napoli e Caserta ne votarono la ripubblicizzazione. Fu però una
vittoria di Pirro, perché non fu mai tradotta in atto amministrativo per la
netta opposizione di Bassolino-Iervolino. Ma il movimento non si è mai
arreso e, aiutato da notevoli figure come il prof. A. Lucarelli e l'avv. M.
Montalto, è riuscito a contenere le forze privatizzatrici. La svolta è
arrivata con l'elezione di De Magistris a sindaco di Napoli (l'acqua
pubblica era uno degli obiettivi della sua campagna elettorale) e con la
vittoria del Referendum sull'acqua . Infatti il primo atto da sindaco è
stato quello di scegliere il prof. A. Lucarelli come Assessore ai Beni
Comuni (il primo in Italia!) con delega sull'acqua .Ed è Lucarelli che ci ha
portato a questa grande vittoria.

Dobbiamo celebrare, fare festa, sia per la vittoria del Referendum, sia per
questa vittoria tutta napoletana. Invece incomprensioni, sospetti,
intolleranze hanno preso il sopravvento nel movimento. Questo è grave perché
siamo lo straordinario popolo dell'acqua che ha vinto con il referendum, una
vittoria che tutto il mondo ci invidia. Smettiamola di guardarci l'ombelico,
rimbocchiamoci le maniche: il lavoro che ci attende è enorme. E lo faremo se
sapremo stare uniti, lavorare insieme, fare rete. Quando inizieremo a
premere su Milano, Torino, Genova, Roma. perché si ripeta il 'miracolo' di
Napoli? Tocca a noi, ai comitati locali, al Forum nazionale. E' un compito
immenso quello che ci attende:tradurre localmente il Referendum, in barba ai
partiti, in barba ai potentati economico-finanziari.

Per continuare l'impegno sull'acqua, il FORUM nazionale dei comitati
dell'acqua ha indetto una manifestazione nazionale a Roma, il 26 novembre e
in questa occasione, lancerà una campagna di "Obbedienza civile": si
invitano tutti i cittadini/e ad "obbedire" alle decisioni referendarie. Una
di queste è che non si può guadagnare sull'acqua , per cui chiederemo a
tutti i cittadini/e di autoridursi le bollette del 7%.Infatti quel 7% , dato
per la remunerazione del capitale, è stato abolito dal Referendum.
Il lavoro che ci attende è immenso ,e interesserà non solo l'Italia, ma
anche l'Unione Europea.

Per questo, proprio sull'onda della grande vittoria napoletana, il 10-11
dicembre 2011 si terrà a Napoli il primo incontro della Rete Europea dei
comitati per l'acqua pubblica. Questo per portare un milione di firme al
Parlamento Europeo perché dichiari l'acqua un bene comune (A Bruxelles le
multinazionali fanno una pressione enorme sul Parlamento perché dichiari
l'acqua una merce).

Ma il nostro deve essere un impegno mondiale. Dobbiamo prepararci ad andare
a marzo a Marsiglia dove si terrà il Consiglio Mondiale dell'acqua che è
nelle mani della Banca mondiale e delle multinazionali dell'acqua. Noi
dobbiamo forzare l'ONU a convocare il suo Consiglio Mondiale dell'Acqua per
proclamare al mondo che l'acqua è un diritto fondamentale umano,è un bene
comune che deve essere gestito come "patrimonio dell'umanità". Con i
cambiamenti climatici in atto, con gli scioglimenti di ghiacciai e nevai,
con sempre meno acqua potabile disponibile per una crescente popolazione ,
rischiamo di avere ,oltre ai 50 milioni di morti per fame, 100 milioni di
morti per sete all'anno. L'impegno per l'acqua è un impegno per la vita.

"Nel nostro pianeta ogni forma di vita può nascere e svilupparsi solo in
presenza di acqua-ha scritto molto bene Roberto Lessio - che si tratti di un
germoglio di un seme nella terra, dell'incubazione di un uovo,della
fecondazione e dello sviluppo di un embrione in utero. L'acqua è il punto di
congiunzione tra il nulla, la vita e il Creato."

Diamoci da fare perché vinca la Vita!

Alex Zanotelli

martedì 21 giugno 2011

Finanziamento del servizio idrico pubblico.. dopo il Referendum

Simona Savini del comitato '2 Sì per l'Acqua Bene Comune' ha risposto alle nostre domande sulle forme con cui finanziare il servizio idrico una volta esclusi i privati dalla gestione. È questo il primo di una serie di approfondimenti che dedicheremo alle conseguenze dei referendum sull'acqua.

Dopo i referendum, il comitato promotore propone nuove forme di
finanziamento del servizio idrico

La festa è finita. Ammainate le bandiere, svuotate le piazze, si spegne pian
piano l'ebbrezza per uno dei momenti più alti della nostra sgualcita
democrazia. E al pari delle piazze, si svuotano dei contenuti dei referendum
anche i notiziari e le pagine dei giornali, che travolti dall'entusiasmo
contagioso dei cittadini e dei referendari ne avevano cavalcato l'onda, ma d'ora
in avanti - c'è da giurarci - torneranno a ricondurre le tematiche dell'acqua
nell'alveo dei partiti e della politica tradizionale.
E chissà che i partiti, a loro volta, non provino a far loro questa
battaglia e proporre nuove leggi che snaturano quanto affermato dalla
cittadinanza. Noi invece, vogliamo continuare a dar voce a chi da anni
conduce le battaglie sull'acqua - non ai convertiti dell'ultimo minuto - per
capire come propongono di risolvere alcune annose criticità legate alla
gestione del servizio idrico.

In questo primo capitolo - dopo un'introduzione sul ruolo rivendicato dal
comitato nel nuovo percorso legislativo - abbiamo voluto parlare del
finanziamento, uno degli argomenti più dibattuti in campagna referendaria.
Il problema, detto in parole povere, è questo: dove trovare i soldi per
finanziare il rinnovamento delle reti idriche italiane, che perdono fino al
70 per cento della risorsa immessa e necessitano di circa 55 miliardi di
euro di investimenti?

Abbiamo visto come il sistema del full recovery cost (tutti gli investimenti
in bolletta) proposto dai fautori delle privatizzazioni abbia fallito
miseramente. Ci siamo rivolti a Simona Savini del comitato '2 Sì per l'Acqua
Bene Comune' per farci spiegare quali sono le soluzioni proposte dai
referendari.

Cosa si aspetta il comitato per il prossimo futuro e che ruolo rivendica nel
dibattito sul futuro dell'acqua?

Il messaggio che è arrivato da questi referendum è chiaro: l'acqua deve
essere tolta dal mercato e su di essa non si devono fare profitti. Ci
aspettiamo che qualsiasi decisione venga presa da qui in avanti sull'acqua
tenga conto di queste due direttive decise dalle cittadine e dai cittadini
italiani. Il comitato è intenzionato a mantenere alta la mobilitazione e l'attenzione
dell'opinione pubblica sulle tematiche dell'acqua e sul messaggio arrivato
dai referendum, di modo da non permettere che venga approvata una nuova
legge in materia che snatura il significato di questa battaglia e manipola
la volontà popolare.

Che ruolo può avere la legge di iniziativa popolare che fu proposta anni fa
da quello che allora si chiamava 'Forum italiano dei movimenti per l'acqua'?

Bisogna ripartire da lì, da quella legge di iniziativa popolare che fu
presentata nel 2008. Certo andrà aggiornata alla luce delle modifiche
normative che sono occorse in questi ultimi anni, ma il succo valoriale di
quella legge è ancora assolutamente attuale. Già lì, ben prima dell'inizio
del percorso referendario, si parlava di acqua come bene comune e di
gestione pubblica partecipata del servizio idrico.

Simona Savini del comitato '2 Sì per l'Acqua Bene Comune'

Parliamo dei finanziamenti. Ora che i privati sono stati esclusi dalla
gestione dell'acqua quali sono le ipotesi portate avanti dal comitato su
come finanziare il servizio idrico integrato?

In un convegno del 17 giugno il comitato ha esposto una proposta piuttosto
articolata delle modalità di possibile finanziamento del servizio. Del
convegno trovate vari resoconti online [il resoconto stilato dal comitato
promotore '2 Sì per l'Acqua Bene Comune' è scaricabile qui; a questo
indirizzo invece trovate una playlist con il filmato integrale della
conferenza]. Il succo comunque stava nell'annullare lo spazio per il
profitto sulla risorsa idrica e nel ricorso alla sola finanza pubblica per
il finanziamento. Questo vuol dire eliminare il potere delle banche e degli
enti di diritto privato.

E allora chi può finanziare il servizio?

Potranno accedere soltanto enti di finanziamento pubblico, il che significa
che neppure le s.p.a. al 100 per cento pubbliche saranno ammesse, visto che
una società per azioni è comunque un ente di diritto privato. C'è la Cassa
Depositi e Prestiti, ci sono i titoli statali come i bot e i cct. Insomma si
andrebbe a creare un fondo cassa pubblico finanziato dagli investimenti dei
cittadini. Poi ci sono altri strumenti validi come il prestito irredimibile.
Ad ogni modo è prevista una grande assemblea a fine giugno o inizio luglio,
aperta a tutti, in cui discuteremo nel dettaglio, tutti insieme come abbiamo
sempre fatto, gli strumenti più efficaci di finanziamento del nuovo servizio
idrico integrato.

Andrea Degl'Innocenti

domenica 5 giugno 2011

“Votare Sì, con Coscienza, ... senza se e senza ma al referendum sull'acqua pubblica”




In questi giorni caldi che precedono il Referendum appaiono spesso pareri contrastanti soprattutto sulle questioni che riguardano la gestione dell'acqua
(sostanzialmente sul pubblico impedimento e sul nucleare sono tutti d'accordo).

Ad esempio Tom Bosco obietta l'ambiguità del quesito referendario che lascerebbe spazio ad una successiva privatizzazione delle rete idrica, pur che vincesse il sì alla sua abrogazione. Poi abbiamo l'intervento di Primo Mastrantoni, mio buon amico e compagno radicale di vecchia data, che denuncia il malfunzionamento della gestione della cosa pubblica, soprattutto del servizio idrico...

Ma, non possiamo accettare di ricorrere ai privati, pensando che la gestione pubblica è irrimediabilmente marcia, anzi occorre lavare il Pubblico dalle sue evidenti pecche. Per cui nella fase attuale delle cose, secondo me, meglio puntare su un emendamento delle amministrazioni pubbliche piuttosto che lasciar in mano ai privati un bene necessario come l'acqua.

Ritengo perciò che votare "sì" al Referendum sia la cosa migliore.. anche se dobbiamo stare in campana per gli sviluppi ulteriori della faccenda... Tra l'altro faccio presente che il Referendum è l'unico modo rimasto in questa democrazia zoppa per far esprimere un vero parere al popolo, anche considerando la situazione che si è venuta a creare dopo la “porcata Calderoli” della legge Porcellum che consente ai capibastone di nominare i deputati.

Inoltre c'è da dire che “l'affare acqua privata” è assolutamente bipartisan, non dimentichiamo che i primi a spingere ed operare per la privatizzazione dell'acqua sono stati Prodi -a livello nazionale - e Veltroni -a Roma. E pure la Marcegaglia ci aveva già fatto la bocca buona alla proposta... E questo “governo” anche ci vorrebbe intingere il biscotto..

Mantenere l'acqua pubblica, e far funzionare gli acquedotti colabrodo e ripulire le polle inquinate dall'arsenico e vari, sarà dura.. Quindi bisognerà continuare la battaglia.. soprattutto a livello di cambiamento della legge elettorale in modo che i politici e gli amministratori paraculi, che ostacolano il funzionamento della Cosa Pubblica, possano essere mandati più facilmente a casa.... Questo il mio parere, andiamo quindi a votare Sì per l'acqua, senza ripensamenti e non facciamo mancare il quorum al referendum, l'ultimo modo per far sentire la voce popolare in questa Italia delle cricche.

Anche perché -come ha sottolineato il collega Giorgio Vitali- la presenza è sempre meglio dell'assenza.

Infatti il problema della tutela dell'acqua è fondamentale. Che le Multinazionali ci puntino una carta è ovvio. Il controllo dell'acqua porta al dominio totale.
A questo proposito è utile ricordare:
1)In Giappone stanno già sperimentando la vendita dell'aria.
2) Il primo grande progetto sionistico degli anni 20 del passato secolo, è stato quello di sottrarre l'acqua ai palestinesi.
3) Nel 2000 è iniziata la mobilitazione in Bolivia, per riappropriarsi delle risorse idriche svendute dal governo Banzer, in ottemperanza alle imposizioni del FMI e della Banca Mondiale. La cittadina di Cochabamba è stata l'epicentro della rivolta.

Perciò invito i lettori a non dubitare oltre e a recarsi alle urne il 12 e 13 giugno 2011, votando con Coscienza... (e non secondo coscienza come dice il Berlusca)..

Paolo D'Arpini

Referente P. R. Rete Bioregionale Italiana
e portavoce European Consumers Tuscia

venerdì 6 maggio 2011

Acqua elemento indispensabile alla vita - come fare per risparmiarla e mantenerla pulita




Ante scriptum

Nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma! Questa è una verità assoluta ed occorre meditarci sopra. Quando si dice che fra due o tre decennyi non ci sarà più acqua non si intende che l'acqua evapori e scompaia.. La quantità di liquido presente sul pianeta resta costantemente la stessa.. l'unico problema è che non sarà più idonea a soddisfare le esigenze vitali. Infatti sarà sempre più inquinata. Per questa ragione si dice che "verrà a mancare l'acqua" definita ormai universalmente "oro blù". Infatti per vivere tutti gli esseri hanno bisogno di liquido.. ma se tale liquido è avvelenato invece che la vita porterà la morte. L'inquinamento dell'acqua si propaga velocemente, dal mare ai fiumi ed ai laghi e pian piano anche alle acque sotterranee del pianeta... Meditate gente, meditate ed ora leggete questa lettera sul tema ricevuta tramite l'amico Gianni Donaudi.
Paolo D'Arpini

Il rapporto acqua-città, il dramma dei paesi poveri e le buone pratiche nel colabrodo Italia. A meno di tre mesi dal referendum, la giornata mondiale dell'acqua diventa l'occasione per rispondere alle sfide globali rappresentate dalla gestione della risorsa più preziosa

Ci sono due motivi sostanziali per cui la giornata mondiale dell'acqua quest'anno è dedicata al tema Acqua per la città: come rispondere alle sfide dell'urbanizzazione. La metà del genere umano vive in agglomerati urbani, e si calcola che tra vent'anni quasi il 60% della popolazione sarà stipata nelle principali città del mondo: 5 miliardi di persone. Essendo così decisivo il rapporto acqua-città, il problema ormai chiama direttamente in causa la responsabilità politica delle singole amministrazioni, delle aziende e di tutti i cittadini che possono influire direttamente nella gestione dell'acqua in contesti urbani - basti pensare al referendum di giugno. Di questa sfida parla il dossier preparato dal Comitato italiano Contratto Mondiale sull'acqua (www.contrattoacqua.it).

La situazione mondiale

La mancanza di acqua nelle aree più povere del pianeta (Asia e Africa) apre scenari drammatici. Almeno 5 milioni di persone ogni anno abbandonano le campagne per trasferirsi in città, 493 milioni di persone non hanno servizi sanitari, 789 milioni sopravvivono senza accesso all'acqua e il 27% della popolazione urbana nei paesi del sud del mondo non ha la rete idrica in casa. E il futuro non promette niente di buono, se è vero che nei prossimi venti anni in questa area del pianeta la popolazione è destinata a raddoppiare. Ma l'impatto dell'urbanizzazione ormai si fa sentire anche nelle città industrializzate, dove 497 milioni di persone hanno servizi igienici in comune e dove il 38% della crescita della popolazione è concentrato nelle periferie, con accampamenti totalmente sprovvisti di acqua e servizi. Sono i poveri che abitano a «casa nostra».

Acqua e povertà

La sfida più importante sarebbe quella di fornire acqua a quelle 828 milioni di persone che oggi vivono nelle baraccopoli. I poveri, oltretutto, pagano un litro d'acqua fino a 50 volte di più dei loro vicini ricchi, in quanto sono costretti a rifornirsi dai privati. Stime non proprio confortanti dicono che la popolazione dei quartieri poveri è destinata ad aumentare di 27 milioni di persone all'anno. Ma c'è chi muore di sete e chi l'acqua può sprecarla: si passa da una disponibilità media pro-capite di 425 litri al giorno per un cittadino statunitense ai 10 litri per un abitante del Madagascar (237 per un italiano e 20 per una intera famiglia africana). Allora si può ben dire, come ha scritto L'Osservatore Romano, che «l'acqua è un bene troppo prezioso per obbedire solo alle ragioni del mercato e per essere gestita con un criterio esclusivamente economico e privatistico».

Inquinamento, salute e sprechi

Ogni giorno, nelle principali città, 2 milioni di tonnellate di rifiuti umani vengono smaltiti in corsi d'acqua. La mancanza di impianti di depurazione nei paesi poveri, e gli scarichi industriali fuori controllo, provocano gravi problemi di salute (la malaria è ancora una delle principali cause di morte in molte aree urbane). La gestione degli acquedotti fa acqua da tutte le parti: i livelli di perdita delle reti idriche raggiungono anche il 70%, con una disonorevole media italiana del 47%. In totale, la quantità d'acqua potabile che ogni anno viene dispersa nelle principali città è stimata attorno ai 500 milioni di metri cubi.

Città e acque in bottiglia

Gli italiani continuano ad essere i più forti bevitori in Europa di acqua minerale (194 litri a testa, più del doppio della media europea, per un totale di 12,5 miliardi di litri imbottigliati). Le aziende produttrici gestiscono affari colossali (2,3 miliardi di euro all'anno) pagando alle Regioni pochissimi euro all'anno per lo sfruttamento delle fonti di acque minerali: sono 189, per 321 marche commercializzate. A livello di bilancio familiare, significa che una famiglia di quattro persone spende tra 320 e 720 euro all'anno per bere acqua minerale.
L'impatto ambientale di questo consumo scriteriato è presto detto: l'Italia produce 12,4 miliardi di bottiglie l'anno consumando 655 tonnellate di petrolio, scaricando in aria 910 mila tonnellate di CO2 e (nella spazzatura) 200 mila tonnellate di plastiche, il cui smaltimento è a carico degli enti locali, cioè dei cittadini. Inoltre, solo il 18% delle acque minerali imbottigliate viaggia su rotaia: significa che ogni anno 300 mila Tir fanno avanti e indietro per far aumentare i profitti stratosferici delle multinazionali o delle aziende che imbottigliano un bene comune.

Buone pratiche in città

Il Comitato italiano per un Contratto mondiale dell'acqua dieci anni fa ha lanciato l'idea di ricostruire e riattivare nelle città «punti d'acqua pubblica» come momenti di riscoperta e socializzazione del bene più prezioso. Da eventi inizialmente simbolici, oggi hanno preso corpo tre specifiche campagne che danno un prezioso contributo nella costruzione di un nuovo rapporto tra acqua e città.

1) L'etichetta dell'acqua del sindaco: si tratta di una campagna di sensibilizzazione per contrastare la tendenza a denigrare l'acqua del rubinetto, sottoscritta da diverse amministrazioni che hanno «sponsorizzato» la bontà della loro acqua, con il risultato che oggi l'acqua del rubinetto, dopo anni, è riapparsa nelle mense scolastiche di diverse città (Roma, Firenze, Milano, Bologna, Perugia...).

2) Le Case dell'Acqua: diverse amministrazioni hanno reintrodotto punti di ristoro collettivi (in giardini, piazze, scuole e stazioni) per contrastare l'uso di acque minerali.

3) Le fontanelle pubbliche: la proposta di realizzare nuove fontanelle o erogatori di acqua pubblica (anche frizzante) è stata accolta da numerosi comuni italiani, che oggi offrono ai cittadini sorsate di prodotto gratis o a prezzi stracciati. Piccole gocce di saggezza.

Meno minerale e più rubinetto

Gli italiani spendono di più per comprare acqua minerale che per acquistare vino. Dai dati forniti dall'Istat in occasione della Giornata mondiale dell'acqua, Coldiretti ha desunto che l'acquisto di minerale è la prima voce di spesa del bilancio familiare destinata alle bevande (19,71 euro al mese per famiglia). Tra alcolici e analcolici, ogni famiglia italianaspende complessivamente 41,06 euro al mese. La minerale per la prima volta ha superato il vino per il quale le famiglie italiane spendono 12 euro mensili. Negli ultimi 30 anni la spesa per il vino si è dimezzata, il consumo procapite è sceso a 40 litri per persona all'anno, per un totale di 20 milioni di ettolitri circa. L'uso della minerale è in calo mentre cresce il consumo dell'acqua del rubinetto (+1,2% negli ultimi dieci anni). Secondo l'Istat la spesa media per famiglia per il servizio idrico integrato domestico (acquedotto, canone fognatura, canone di depurazione) si aggira intorno ai 270 euro all'anno. Una famiglia su dieci (10,8%) lamenta disservizi nell'erogazione. L'Italia è come sempre divisa in due. Al sud le segnalazioni di inefficenze salgono al 18,7% (Calabria 33,4%, Sicilia 28,3%). Al nord si fermano al 5,8% delle famiglie. Conseguentemente al sud si spende di più per l'acqua minerale (20,34 al mese per famiglia contro 18,75 euro spesi al nord). Il calo di consumo di minerale cresce tanto più aumenta la fiducia nei confronti dell'acqua del rubinetto. Il 32,8% delle famiglie ha almeno un componente che non si fida dell'acqua del rubinetto con punte là dove è peggiore la situazione degli acquedotti (Sicilia, 64,2%, Calabria 52%). Le famiglie che acquistano minerale nel 2009 erano il 63,4%, mentre nel 2000 erano il 64,2%. La fiducia nel rubinetto però crolla quanto più aumentano i costi in bolletta. Rispetto al 2008 i rincari medi si attestano al 6,7% (Viterbo +53,4%, Treviso +44,7%). Dal 2000 ad oggi, 80 capoluoghi su 115 hanno ritoccato la bolletta per un aumento totale del 64,4%.

Fazio Luca

sabato 8 maggio 2010

Sorella Acqua da Parigi a Roma, sino a Cittaducale : "Il ritorno al bene comune... ed alla ragione!"

Sorride sorella Acqua, anche in Italia, ecco due comunicati di buon auspicio:

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Il Comune di Parigi, gemellato con Roma dal 1957, dal 1° gennaio 2010 è ri-tornato alla Gestione pubblica delle risorse idriche e conta di "risparmiare 30 milioni di euro che saranno utilizzati per stabilizzare i costi e migliorare la rete idrica della città".
Seguono la ruota di Parigi, le città francesi di Tolosa-Grenoble-Lione (prossime al ri-torno alla gestione diretta dell'acqua)..
Superiamo la gemella Roma, intenta a pensare, pensare, pensare, ........ e pensare (senza risolverli) ai suoi drammatici problemi di primati di persone morte, ogni giorno, sulle strade e nei cantieri, per raggiungere, nel basso Lazio, i 20mila abitanti di Veroli in provincia di Frosinone. A Veroli la gente è in gioiosa festa per la votazione del Consiglio Comunale (19 SI contro Zero NO e Zero ASTENUTI) sulle modifiche normative che consentiranno la Gestione pubblica delle risorse idriche.
Sono 19 persone, elette dal popolo, che stanno cercando di riprendere, nelle loro mani, la Gestione pubblica delle risorse idriche e la difesa dell'acqua bene comune (che aveva degenerato in merce). Solo così vivrà e sorriderà Sorella Acqua.
Ancora una concreta spinta ad andare a firmare per i referendum sulla pubblicizzazione dell’acqua.

Vito De Russis - 3393484370
(da European Consumers Yahoo Groups)
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European Consumers prende Cittaducale a riferimento Nazionale dell'Acqua come Bene Comune!
Le Sorgenti del Peschiera che dissetano il 90% della capitale sgorgano nel territorio del Comune di Cittaducale e malgrado ciò i cittadini non ne hanno alcun beneficio economico, anzi in bolletta pagano di più degli stessi romani !!
Domenica 9 maggio 2010 in Piazza del Popolo a Cittaducale (dalle ore 9 alle ore 14) European Consumers organizza un banchetto per raccogliere le firme per i 3 questiti referendari contro la Privatizzazione, contro l'Affidamento a Società di Capitali e Contro il Profitto del Servizio Idrico Integrato.
L'Associazione a difesa dei consumatori invita i cittadini a presentarsi al banchetto con un documento di riconoscimento valido, in quanto saranno presenti un assessore e un consigliere comunale che autenticheranno le firme raccolte.
European Consumers (iscritta al CRUC LAZIO COMITATO REGIONALE DEGLI UTENTI E CONSUMATORI) è inserita nel Comitato Promotore Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua che promuove la Campagna Referendaria "Acqua Pubblica": www.acquabenecomune.org

Distinti Saluti, Marco Tiberti
(responsabile Acque di European Consumers)
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Altri articoli sul tema Acqua Bene Comune:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=acqua+bene+comune