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giovedì 19 maggio 2011

Canapa, pianta disinquinante, fonte alimentare e tessile e per la produzione di biomassa.. insomma un toccasana per la natura e per l'uomo!



Ufficialmente non risulta, ma negli accordi fra "vincitori" ed Italia, alla fine della seconda guerra mondiale, l'Italia fu obbligata ad interrompere la produzione di canapa (le sementi furono cedute alla Francia o distrutte), con la scusa
"dichiarata" di attuare il proibizionismo contro le droghe. Ma non risulta nel trattato di pace e non poteva essere espressa in quei termini… Avvenne “di fatto” -in seguito alla visita di Alcide De Gasperi negli Usa ed all’entrata dell’Italia nella Nato- che il governo italiano all’inizio degli anni ’50 proibisse la coltivazione. Altro particolare che fa riflettere è la contemporanea invenzione delle fibre sintetiche (ricavate dal petrolio) che avvenne in quel periodo e che poteva affermarsi solo con l’eliminazione della canapa. Oltre al fatto che i petrolieri USA erano totalmente contrari al possibile uso combustibile di questa pianta miracolosa. Ovviamente la cosa fu ordita in forma mascherata, alla base (ufficiosamente) c’era la pressione politica americana, in chiave proibizionista, contraria alla produzione di elementi vegetali che potessero avere usi narcotici.

In effetti c'è da considerare che la canapa in se stessa è una sola pianta, non vi sono differenze sostanziali fra le piante denominate: sativa, marijuana, ganja, cannabis, etc. La specie è unica e si feconda tranquillamente con qualsiasi consimile di qualsiasi provenienza… La sola differenza sta nella selezione che viene fatta: o in funzione della produzione di fibra tessile o alimentare o in funzione della produzione di cannabinolo.

Il luogo di coltivazione ovviamente a tali fini è importante, più si scende verso l’equatore e maggiore è la quantità di cannabinolo mentre molto minore è nelle zone temperate e fredde. Dal punto di vista del cannabinolo faccio un esempio con gli zuccheri presenti nei grappoli della vite. In Sicilia, Grecia, etc. si produce vino a forte tasso alcolico mentre in Germania, Inghilterra, etc. a malapena si raggiungono i 6/7 gradi, tant’è che in passato la Guerra dei Cent’anni fra Inghilterra e Francia in realtà nascondeva la volontà di accaparrarsi le piane della Bretagna e del Midì in cui si produceva buon vino, che era molto ricercato in Inghilterra… soprattutto da nobili e dalla “corona”, mentre il volgo si accontentava della birra…. Questo, ritornando alla canapa, spiega anche come mai in Germania ci sono forti aiuti per la coltivazione della canapa invece in Italia sono quasi assenti.

Ad esempio nella Tuscia, ritornando al periodo pre-bellico, esistevano paesi che specificatamente vivevano di questa coltivazione (vedi Canepina..), Calcata era uno di questi, i contadini chiamavano la canapa il “tabacco dei poveri” (sino a vent’anni fa in Africa essa veniva chiamata “tabac africaine”). Ovviamente veniva usata anche per fumigagioni oltre che per farci lenzuola, braghe e corde, allo stesso modo in cui si faceva con il tasso barbasso o la vitalba…. anche per ragioni salutistiche e curative (il sistema medicinale europeo era basato sull'uso della canapa come additivo fisso). Dalla fine della guerra, quando subentrò la proibizione della coltivazione, tutte le sementi furono bruciate. Questa è storia, sia pur travestita e manipolata…. ed oscurata (tante di queste notizie mica sono riprese negli annali.. sono tramandate a voce e basta).

Oggi la canapa potrebbe sostituire non solo le fibre sintetiche ma addirittura essere una valente fonte alimentare, energetica e di disinquinamento ecologico, soprattutto per rivitalizzare i campi sfibrati e desertificati dalla coltivazione intensiva del tabacco (questa sì che è una vera droga e nociva al massimo) o da altre coltivazioni intensive, infatti non è un mistero che la canapa (come l’ortica) è capace di riequilibrare le qualità organolettiche dei terreni.

Durante il prossimo incontro annuale della Rete Bioregionale Italiana che si terrà a Ospitaletto di Marano (Modena, dal 18 al 19 giugno 2011, è prevista una discussione sull'alimentazione naturale.. Ovviamente non potremo tralasciare il discorso sulla canapa... Siete invitati a partecipare:
(vedere programma su: http://altracalcata-altromondo.blogspot.com/2011/05/17-incontro-annuale-della-rete.html)

Paolo D’Arpini
Referente P.R. Rete Bioregionale Italiana
http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/

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Lettere ricevute sullo stesso tema:

Nella provincia di Caserta, prima che la coltivazione della canapa venisse vietata, si producevano i migliori semi al mondo oltre che ad un’apprezzabile produzione. Ora che l’Unione Europea non finanzia più la coltivazione del tabacco e sostiene, invece, la reintroduzione della canapa, mi sembra interessante inquadrare, sul piano storico tutta la vicenda. Per cui sarei molto grato a Paolo D’Arpini se mi aiutasse in questa ricerca. Ringrazio per l’attenzione.
Dr. agronomo Giuseppe Messina – Caserta

.......

La canapa è una risorsa naturale fondamentale per i quattro bisogni principali dell'umanità: cibo, carburante, fibra e medicine. E' una delle piante più produttive in massa vegetale di tutta la zona temperata: una coltivazione della durata di tre mesi e mezzo produce una biomassa quattro volte maggiore di quella prodotta dalla stessa superficie di bosco in un anno. La canapa è stata, tra le specie coltivate, una delle poche conosciute fin dall'antichità sia in Oriente che in Occidente. ... (http://www.liberamenteservo.it/modules.php?name=News&file=article&sid=4196)

Danilo Perolio

domenica 13 marzo 2011

Alessandro Curti: "Il Bioregionalismo in Italia, analizzato senza paraocchi..."



Stralcio di una lettera - testamento di Alessandro Curti, scritta il 28 settembre 2009, qualche mese prima delle dimissioni "ideologiche" di alcuni membri "storici" della Rete Bioregionale Italiana

...all’interno della Rete si sono manifestate posizioni diverse: da quelle che rifiutano tutta la tecnologia che l’uomo ha saputo produrre a quelle che ne fanno un utilizzo mirato e consapevole, da quelle che auspicherebbero un abbandono in massa delle città a quelle che si adoperano per un bioregionalismo urbano, da quelle che condannano senza appello tutta la tradizione giudaico-cristiana o monoteista e propugnano un puro e semplice ritorno al paganesimo a quelle che sono più rispettose della storia e del bagaglio di conoscenze spirituali prodotte ‘anche’ dal monoteismo, da quelle che credono che il vegetarianesimo sia una scelta eticamente necessaria per l’equilibrio ecologico a quelle che sostengono che una vera etica bioregionale passa per il riconoscimento della sacralità anche cruenta del ‘mangiarsi a vicenda’, da quelle che ritengono che bisognerebbe arrivare all’autoproduzione e all’autoconsumo totali a quelle che pensano sia più realistico un mercato sì locale ma fatto anche di scambi commerciali; tutto questo è vero, ci sono posizioni diverse e articolate all’interno della Rete, così come ci sono sensibilità diverse sui vari temi, ma a me sembra che tutte quante rimangano comunque schierate all’interno di un atteggiamento ‘conflittuale’, anche se a parole si segue quello che dice Peter Berg, cioè che il bioregionalismo debba essere ‘pro-attivo’.

Il pericolo che percepisco è quello di tutti i fondamentalismi: l’intransigenza, la logica del ‘o con noi o contro di noi’, dei ‘buoni e puri’ contro i ‘cattivi e corrotti’, l’atteggiamento di superiorità che porta a rinchiudersi all’interno della propria ‘tribù’ e a guardare con sospetto se non con odio tutti coloro che ‘ancora’ non si sono convertiti alla Verità, l’atteggiamento dell’auto-ghetizzazione, quindi della marginalità a cui ci si condanna, quasi che gli ‘eletti’ che hanno compreso come stanno le cose siano destinati ad essere i nuovi profeti inascoltati e per questo ancora più rinsaldati nelle proprie convinzioni e nella propria lotta contro tutto e tutti, contro gli ‘infedeli’. In questo atteggiamento ho imparato a vedere, prima di tutto in me, la paura che vi si nasconde dietro, l’attaccamento fideistico ai propri ideali e convinzioni come conferma della propria ‘identità’ e contro il rischio di perderla, la voglia di sentirsi nel ‘giusto’, accettati dai propri simili, in ostilità contro gli ‘altri’. In fondo è una grande rimozione e proiezione sugli ‘altri’ (i non-ancora-bioregionalisti) della propria Ombra, dei propri lati oscuri, in realtà comuni a tutti gli esseri umani, e quindi una comprensione limitata e distorta degli elementi basilari della psicologia e della spiritualità umane così come sono stati indicati da tutti i grandi Maestri dell’umanità, spesso frettolosamente rinnegati a causa delle Chiese violente e ipocrite che si sono costruite sui loro insegnamenti, col rischio però di ‘fare di tutta l’erba un fascio’ e di ‘gettare il bambino insieme all’acqua sporca’.

So, mi rendo conto, vivo sulla mia pelle la difficoltà della condizione umana, attuale e di sempre, e il pericolo che stiamo correndo a causa di una visione parziale e anti-ecologica, non sto a mia volta contrapponendo una Verità ad un’altra, soltanto oggi mi sembra molto più importante capire che oltre alla questione ambientale, alla distruzione del pianeta Terra, all’arroganza ‘antropocentrica’, il problema vero sia l’inaridimento dell’animo Umano, la perdita della comprensione e della ‘carità’ verso i propri simili così come verso tutte le creature e forme di Vita, e questo atrofizzarsi del cuore umano può essere curato solo con l’umiltà e l’Amore incondizionato, non con atteggiamenti di superiorità ed arroganza intellettuale o sbandierando le proprie scelte di vita come le uniche possibili e giuste.

Altrimenti si passa facilmente da una giusta e lodevole esigenza di migliorare il rapporto dell’Umanità con la Vita, ad un atteggiamento di nuovo escludente, parziale, che nega gli stessi sacrosanti presupposti da cui è partito, arroccandosi su posizioni integraliste e anti-umane e in definitiva anti-ecologiche. Se ci si identifica con troppo fervore in una ‘parte’ non si riesce più ad abbracciare il ‘tutto’.

A chi ha avuto la pazienza di leggere fino a qui vorrei dire che so benissimo che ciò che ho scritto è fondamentalmente un’autocritica al mio passato ‘integralismo’. La mia intenzione era quella di spiegare a quanti hanno condiviso con me anni di impegno e ricerca comune come mai abbia intrapreso un cammino meno ‘estremo’, meno sicuro di avere le certezze su cui prima mi illudevo di basare la mia vita, più comprensivo delle debolezze umane e più aperto ai ‘mondi’ che prima rifiutavo con tanta arroganza.

Per quanto mi riguarda (ma sappiamo che le storie individuali riflettono sempre qualcosa di universale) in qualche modo tutto ciò è necessario ed è l’avverarsi di un sogno che feci ormai più di vent’anni fa e che mi ha sempre accompagnato, un sogno vero, fatto di notte, un’indicazione del mio ‘destino’ che evidentemente il mio inconscio conosceva già benissimo: sognai che c’era un conflitto tra professori e studenti perché gli studenti trasgredivano a delle regole (mangiavano il formaggio sbriciolandoselo in bocca con le mani alzate) e i professori rispondevano con la repressione e la punizione a quella che consideravano intollerabile indisciplina, facendo diventare enorme quella che era una sciocchezza; si era però ormai creata una lotta, una contrapposizione insanabile e a quel punto io intervenivo cercando di mediare, di far capire ad entrambi che non aveva nessunissimo senso continuare a lottare per tali inezie, che anzi entrambi, professori e alunni, avrebbero dovuto capire di essere creature fragili e inermi sulla stessa identica barca, ovvero su di un pianeta pieno di vita avvolto nell’oscurità dell’universo infinito, avrebbero dovuto mettere da parte le insignificanti ostilità che portavano avanti con tanto cieco accanimento e assumere invece un atteggiamento reverenziale, meravigliato e umile di fronte al Mistero. Quel mio intervento, nel sogno, fu accolto da urla e fischi da parte degli studenti che lo presero come un tradimento (nel sogni io ero uno di loro) e con fastidio da parte dei professori, solo pochi ne sembrarono colpiti e abbassarono gli occhi.

Ora, ironia della sorte, ‘faccio il professore’ e mi trovo spesso nella stessa situazione rappresentata nel sogno, con la stessa difficoltà di far cessare le ostilità che i ragazzi manifestano verso le Autorità e viceversa, oltre alla difficoltà quotidiana di educare all’amore per la Vita, per la Terra, per l’Umanità in un mondo che sembra aver perso la bussola. Ma non ho più la presunzione di essere io, il Bioregionalista o il militante della Controcultura, ad avere il vero ed unico orientamento, le vere e uniche coordinate per ritrovare la strada. Chi fosse interessato a leggere in modo più approfondito le riflessioni che ho sviluppato negli ultimi anni può richiedermi il libro che ho fatto uscire lo scorso maggio, intitolato ‘Estreme ustioni – romanzo in versi’ per la Aletti editrice, o anche ordinarlo in qualsiasi libreria.

Come dice Castaneda, si può seguire qualsiasi Via, basta che sia una Via con il Cuore.


O come scrive Gary Lawless:

Nel cuore dove

tutte le strade si incrociano,

si incrociano e continuano,

dove tutto ciò che noi

amiamo si unisce dove

il meglio, dentro di noi,

vola

Ciao a tutti, Alessandro Curti

sabato 6 novembre 2010

Treia: "Macrobiotica stagionale e bioregionale. Cosa mangiare nel mese del Cinghiale (Scorpione)?"




Il 7 novembre a Treia (Macerata) si tiene, a cura di Paolo D'Arpini,
la terza sessione di studio sull'I Ching e sullo zodiaco cinese. Occorre dire
che nella medicina cinese, collegata all'I Ching ogni stagione ha il
suo cibo e durante l'incontro verranno descritte le caratteristiche
del cibo adatto al momento presente. Questo mese é il periodo
descritto nell'Esagramma La Frantumazione, relativo anche
all'archetipo del Cinghiale, per noi occidentali é il mese dello
Scorpione.

Una breve premessa è però necessaria, prima di inserire la ricetta
suggerita per questo mese, per spiegare cosa sia la cucina
macrobiotica. Saranno così più chiari i benefici che si possono
ottenere, sguendo questo tipo di alimentazione, per il corpo e per la
mente.

Makros e bios sono due temini che significano letteralmente vita
lunga, vita piena, vita “sana”.
Questa “filosofia alimentare” è stata introdotta nelle cucine
americane ed europee dal medico e filosofo giapponese Nyioti
Sakurazawa. Più noto con il nome di George Ohsawa, ha dedicato molti
anni di studio e svolto molte ricerche scientifiche per dimostrarne i
benefici.

Il modello sul quale ha basato le sue ricerche è il regime alimentare
che seguivano i monaci buddisti. Secondo l’antica filosofia cinese, è
indispensabile l’equilibrio perchè ci sia benessere, quindi le più
frequenti patologie insorgono quando c’è uno squilibrio nel flusso
energetico e la macrobiotica sconsiglia di nutrirsi con alimenti che
presentano un’eccessiva energia yin oppure un’eccessiva energia yang.

Si possono infatti, seguendo questo principio energetico, suddividere
gli alimenti in base all’energia di cui sono portatori. I cibi che
posseggono energia yin sono quelli acidi, come il latte o lo yougurt,
la frutta e le spezie; i cibi alcalini sono invece portatori di
energia yang, come il sale e le uova.

L’equilibrio di un piatto macrobiotico nasce dalla capacità di
bilanciare le energie presenti nel pasto, che sarà così suddiviso: 50%
in cereali integrali, (si suggeriscono il riso, l’orzo, l’avena, il
miglio, il grano saraceno e il mais) 25% in proteine, di cui il 15% di
origine vegetale (le alghe sono comunemente usate perchè contengono
sali minerali e vitamine, come l’Iziki), e il 10% di origine animale,
(al contrario di quello che si potrebbe pensare, la macrobiotica non è
una dieta vegetariana, sebbene sia sconsigliato il consumo della carne
e privilegiato invece il consumo di pesce) e il restante 25% del pasto
in verdure ( sia cotte che crude) e frutta.
I consigli più importanti per seguire una corretta dieta macrobiotica
sono però le seguenti regole, da rispettare scrupolosamente:

1- Consumare frutta e verdura di stagione, evitare dunque il consumo
di verdure surgelate o frutti esotici
2- Non usare il sale comune ma solo quello marino integrale (allo
stato naturale) ed astenersi dal consumo di zucchero, carammelle, e
dolci in eccesso
3- evitare pomodori, patate, melanzane e carne ( eccesso yin per i
primi tre elementi, eccesso yang nella carne)
4- evitare latte e latticini e uova, farne un uso molto moderato
5- eliminare il caffè e sostituirlo con il thè, oppure caffè d’orzo
6- mangiare la frutta lontano dai pasti principali
7- masticare il cibo con molta, molta calma (Ohsawa suggerisce di
masticare ogni boccone almeno 50 volte!)

Un ultimo suggerimento prima di entrare in cucina: bandire le pentole
in alluminio, meglio utilizzare pentole e tegami in accaio
inossidabile e ancora meglio teglie in terracotta e cucchiai di legno!


Di seguito una breve ricetta macrobiotica, in linea dunque con la
natura e la “stagione del momento” ma prima un piccolo promemoria: se
volete, potete fare in casa il gomasio, da usare per insaporire le
pietanze. Si procede così:
fate arrostire semi di sesamo ( circa 15-20 cucchiai) in padella
finchè non scoppiettano. Metterli poi in un mortaio con del sale
marino integrale (1 cucchiaio) e ridurre tutto in polvere. Potete
conservarlo in un barattolo chiuso per 15 giorni e usarlo soprattutto
con il riso bollito, ma va bene anche per le verdure. Il gomasio è
molto energetico, oltre ad avere proprietà fortificanti sul sistema
nervoso.

Risotto di zucca

Gli ingredienti sono: 1 tazza di riso integrale; 2 tazze di zucca
tagliata a dadini; 3 tazze d’acqua; 1 cipolla; 2 cucchiai di tofu; 2
cucchiai di salsa di soia e un pizzico di sale (marino!)

Mettete nel fondo di una padella la cipolla affettata e sopra sdraiate
la zucca tagliata a dadini e in seguito, il riso. Coprite tutto con 3
tazze di acqua fredda e lasciate cuocere tutto ( possibilmente usando
lo spargifiamma) a pentola coperta per circa 45 minuti. Aggiungere il
tofu (precedentemente sbollentato) a metà cottura. Insaporire a fine
cottura con la soia e se piace aggiungere un pò di prezzemolo.

Angelina Braghin