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lunedì 27 agosto 2012

"...la falsa dicotomia tra economia ed ecologia..." ed il manifesto per il Bene Comune

Torre Onglavina di Treia, nelle Marche

Gli applausi a scena aperta — quasi con richiesta di bis — non sono tanto usuali quando un compunto professore di storia dell’arte disquisisce di paesaggio e di bellezza. Salvatore Settis non ha i modi, ne’ le fattezze, del tribuno, ed è rimasto sorpreso pure lui quando ha riscosso una lunga ovazione nella piazzetta stracolma di Moresco, un piccolo borgo tra i più pittoreschi delle Marche.

Ospite del pittore Tullio Pericoli e del Forum dei movimenti per la terra e il paesaggio delle Marche in una calda serata di agosto, Salvatore Settis ha parlato delle Marche, “pensando all’Italia”. I suoi temi, la riscossa civile e la battaglia per l’ambiente e contro il degrado, sono quelli del suo ultimo libro, “Paesaggio, Costituzione e Cemento”, che ha riassunto con forza per i suoi ascoltatori, e nei quali il pubblico presente si è chiaramente riconosciuto. Più che la presentazione di un’ opera letteraria, sembrava l’illustrazione di un vero e proprio manifesto politico, quello riassunto nel titolo dell’ultimo capitolo del libro: “Noi, i cittadini”.

I comitati marchigiani organizzatori della serata erano, e sono, tutti impegnati nella promozione di una nuova legge regionale di iniziativa popolare “per la tutela del paesaggio, lo sviluppo ecocompatibile ed il governo partecipato del territorio regionale”, su cui inizieranno a raccogliere le firme tra poco. Questa proposta di legge è fondata su un principio chiave: il paesaggio è un bene comune, e va tutelato come tale. A questi comitati, molti dei quali nati sulla scia di scempi ambientali tentati (l’elettrodotto Fano-Teramo ne è l’ultimo esempio) o anche già compiuti, le parole di Settis sono suonate come musica quando ha dichiarato la sua convinzione che la Costituzione italiana sia: “un manifesto del bene comune”.

Non è un concetto nuovo per Settis, che lo ha già illustrato nelle sue numerose esegesi della storia e del significato dell’articolo 9 della Costituzione, (“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”) ma non lo avevo mai sentito enunciare con tanta forza e chiarezza. Anche se il termine “bene comune” non appare mai, secondo Settis la Costituzione lo definisce con chiarezza attraverso numerosi altri articoli, come l’articolo 41, che enuncia il principio di “utilità sociale”.

La forza del discorso di Settis derivava dal raccordo che ha saputo illustrare con dovizia di esempi, tra la lunga e venerabile storia del concetto della tutela del paesaggio nella storia e nella cultura italiana, con un’altra idea politica forte e anche dirompente nelle sue ultime manifestazioni: quella dei beni comuni e del referendum sull’acqua bene pubblico. E’ un concetto di cui la politica ai tempi dello spread si cura poco – che, anzi, osteggia, con ripetuti tentativi di rovesciare il verdetto del referendum del 2011 – ma che 27 milioni di elettori hanno dimostrato di capire e di avere bene a cuore.

Da una parte, come ha ripetuto Settis, ci sono quelli che vedono l’ambiente e il paesaggio come bene pubblico spettante all’intera comunità, mentre dall’altra ci sono gli “squali”. I primi sono quelli che vorrebbero conservare la terra per le generazioni future, mentre i secondi sono quelli che non riconoscono il paesaggio perché vedono solo “proprietà fondiarie” da sfruttare e monetizzare qui ed oggi, come il senatore nonché principe romano che nel 1909 seppellì la prima legge nazionale di tutela del paesaggio voluta da Benedetto Croce e (già allora!) da numerosi comitati locali – un senatore degno predecessore dell’ex-ministro Tremonti, che tentò addirittura di mettere un prezzo alle Dolomiti. C’è da osservare che anche se il grande economista John Maynard Keynes ridicolizzò simili esercizi come “l’incubo del contabile”, come ricordava Settis, certe cifre sparate da qualche ministro sull’occupazione che dovrebbe derivare dalle grandi opere sognate dell’attuale governo tecnico ci vanno vicino a loro volta.

La falsa dicotomia, secondo Settis, è quella che vede l’economia e l’ecologia in conflitto. Su questa premessa, come ha ricordato, dagli anni ’80 in poi l’Italia è stata devastata da innumerevoli condoni e deroghe ai vincoli ambientali, senza che ne derivi alcun vantaggio economico nazionale documentabile. Siamo sempre qui a parlare di crisi. La risposta del manifesto del professore si riassume in due parole: “legalità” e “moralità”. La prima nel nome della difesa della Costituzione — magari ripristinando l’articolo a difesa della “resistenza” cittadina voluto da Dossetti, che non fu approvato, perché ritenuto implicito, nel testo finale. La seconda onorando i nostri obblighi verso le generazioni future, garantendo il loro diritto ad una terra vivibile.

“I cittadini”, disse Settis, “devono tentare di chiudere il varco tra i principi costituzionali e la loro messa in pratica. Nel nome della legalità”. Questo, aggiunse, “Non è anti-politica. L’antipolitica la fa chi distrugge la democrazia nel nome dei mercati”.

I cittadini presenti a Moresco hanno gradito, e si stanno mobilitando. Al cuore dei loro interventi c’era la rivendicazione di un diritto cronicamente disatteso in Italia: quello alla trasparenza e alla partecipazione alle decisioni che riguardano il territorio. E’ una rivendicazione che risuona in ogni riunione di 20.000 o più comitati attivi dalla Val di Susa fino alle rive devastate del Sarno. A Moresco un coltivatore della Valdaso ricordò che questa partecipazione è raccomandata dalla Convenzione Europea sul paesaggio, sottoscritta da 27 stati europei nel 2000 e ratificata nel 2006 anche dall’Italia. Lui non lo sapeva, ma a Settis quella convenzione non piace, la ritiene un pericoloso strumento di confusione che si sovrappone alla normativa italiana. Ma qui ritengo che Settis sbagli: la convenzione è uno strumento importante perché riconosce, come diceva il coltivatore marchigiano, che soltanto sensibilizzando e tenendo conto della percezione di chi ci vive, si può legittimare una battaglia per la tutela del paesaggio.

Tana de Zuluet - Il Fatto Quotidiano

sabato 25 agosto 2012

Per una lista civica nazionale - Le Marche fanno sul serio....

La parola passi ai semplici cittadini....


Nelle Marche i cittadini fanno sul serio: anche dietro casa tua c’è la Lista Civica Nazionale

Si è costituito anche nelle Marche il coordinamento regionale di Per Una Lista civica Nazionale un progetto politico nato due anni fa per rispondere al bisogno di un radicale cambiamento della classe politica, promosso da numerosi gruppi socialmente impegnati desiderosi di dar vita a percorsi volti a colmare la voragine che si è creata tra la casta e i cittadini e a dare rappresentanza alle migliaia di esperienze solidali, sociali, ambientaliste e civiche.

Ci siamo dati un nome “transitorio e programmatico” e una carta d’intenti che si basa su tre punti fondanti: la distanza dai partiti tradizionali; l’adozione della democrazia diretta all’interno del progetto; la radicale revisione dei metodi di fare politica.

In settembre organizzeremo una assemblea per definire il programma e il nome definitivo e per iniziare a consolidare l’organizzazione territoriale. Nel contempo effettueremo una serie di incontri con le altre costituenti che in Italia si stanno strutturando su principi molto vicini ai nostri se non addirittura coincidenti.

Non abbiamo leaders né politici riciclati: siamo persone comuni che militano in associazioni di base o che, per la prima volta, decidono di prendere il destino politico di questo paese nelle loro mani: perché crediamo nelle persone oneste, intelligenti, solidali, capaci e sensibili di cui è pieno il nostro paese.

Per Una Lista Civica Nazionale ha già proposto: una legge di riforma costituzionale per l’eliminazione del quorum, l’introduzione della revoca del mandato ai politici che non mantengono le promesse e svolto iniziative per il rispetto dell’esito dei referendum su acqua e nucleare, per la difesa della Costituzione, di denuncia dei responsabili della crisi economica, per la riduzione dell’orario di lavoro.

Per entrare in contatto con il coordinamento delle Marche aderisci su: www.perunalistacivicanazionale.it/adesione-al-progetto/ e contatta i nostri referenti.


Gianni Principi Lista Civica Voce alla Città








venerdì 15 aprile 2011

21 aprile 2011: Natale di Roma a Spilamberto... e pure a Roma (Festeggiamenti congiunti)



Tutte le strade portano a Roma... o forse il contrario? Dice l'amica romanissima Noemi Longo... Forse tutte le strada partono da Roma e vanno altrove.. dico io.

E lo dico a ragion veduta, infatti pur essendo nato a Roma ecco che il destino mi ha fatto lasciare irrimediabilmente la patria avita mettendomi sulla strada del pendolarismo in quel territorio che un tempo fu Stato della Chiesa. Faccio avanti ed indrè fra le Marche e l'Emilia Romagna....

Però non dimentico le origini.. e anche quest'anno festeggerò il Natale di Roma, il più semplicemente possibile, nella casa di Spilamberto della mia compagna Caterina Regazzi, anche lei come me nata a Roma e da essa fuggita (o scacciata?) alla ricerca di...

Lo storico latino Varrone riporta la nascita di Roma al 21 aprile del 753 a.C. ma siccome la giornata fu macchiata da un fratricidio, Romolo uccise Remo, o forse per ragioni legate alla qualità del tempo, questo giorno era considerato nell’antico calendario romano “nefasto puro”. Ciò non ostante il 21 aprile da tempo immemorabile era festeggiato con le cerimonie dette “Palilia”, le feste dedicate a Pales antica dea italica protettrice dei pascoli, importanti per l’economia agricola pastorale, in quel giorno la campagna romana veniva benedetta con le ceneri provenienti da un fuoco di paglia per purificare le messi e gli armenti. Mi sembra che questo rito valga la pena di essere ricordato, anche per riportare l’attenzione ai bisogni primari dell’uomo e sul come soddisfarli in modo naturale. Per questa ragione sarei felice se questo Natale di Roma fosse onorato in modo allargato –diffuso, come si dice oggi- in tutto il territorio che un tempo fu romano, senza delineare uno specifico areale ma lasciando alla fantasia di ogni abitante il compito di come e dove svolgere la funzione sacrale commemorativa, dimenticando il fratricidio legato al senso del possesso e del potere e ricordando invece la sacralità dei luoghi che contribuirono al sostentamento dei romani. Ritorniamo al grande magma della vita in cui ogni luogo è sacro e rappresentativo della Terra. Roma sorse con un messaggio di superamento delle etnie e delle appartenenze, riportiamo l’attenzione al calderone magico dei primordi, che è la Terra stessa – come dice Marina Canino, ricercatrice delle origini della romanità – in cui ritrovarsi vivi nella circolazione delle cose e delle persone, un fluire che porta ricchezza, e non nella distribuzione schematica e programmatica di un sistema politico-economico-religioso mal sopportato da tutti, ma in silenzio….

Alla ricerca di un “nuovo respiro” e di "un’altra dignità umana” ci incontriamo a Spilamberto (Modena) il tardo pomeriggio del 21 aprile 2011 nella cave di Caterina dove intoneremo inni sacri e mediteremo sul nostro presente di romani senza radici....

Paolo D'Arpini, Circolo Vegetariano VV.TT.
Info e prenotazioni: Tel. 3336023090 - circolo.vegetariano@libero.it



Invece per chi ha ancora le radici nell'Urbe, consiglio la partecipazione agli eventi organizzati dagli amici dell'Accademia Romana di Studi Italici:


Tutti a Roma a celebrare il 21 Aprile , Natale di Roma nel 150° dell'Unità
d'Italia: Risorgimento e Romanità

Le celebrazioni per il 21 Aprile di quest'anno, MMDCCLXIV a.U.c., si
svolgeranno in diverse giornate, fra cui le più importanti sono:

il 20 Aprile
al Campidoglio al XXI Seminario internazionale di studi storici "Da Roma alla
terza Roma" dalle ore 9,00 alle 13,00 con l'intervento del Prof. Renato Del
Ponte: "L'Imperatore Pontefice Massimo ed il Promagister".

Il 21 Aprile
si svolgeranno 3 eventi organizzati dall'ARSI, Accademia Romana di Studi
Italici;
alle ore 9,30 ingresso dei Fori per visita guidata dai Proff. Renato Del
Ponte, Ernesto Roli, Sandro Consolato;
alle ore 12,00 presso il Tempio di Ercole Olivario, al Foro Boario, di fronte
alla Bocca della Verità, ri-Evocazione con declamazione di passi di autori
classici del Prof. Michele Colonna ed intervento della Dr.ssa Domizia
Lanzetta;
alle ore 17,00 presso il Mausoleo del Gianicolo omaggio ai caduti per la
Repubblica Romana con interventi dei Proff. Federico Gizzi e Franco Tamassia.

Il 22 Aprile alle ore 18,15 a Piazza Venezia, Palazzo delle Generali, 5°
piano, presso la sala Imperatori conferenza "in-Attualità della Ara della
Vittoria, in difesa della Tradizione" dei Proff. Sandro Consolato e Franco
Tamassia, introduzione del Presidente dell'ARSI. Accademia Romana di Studi Italici, Prof. Vittorio de Pedys.

Info. seradilu@libero.it

mercoledì 16 febbraio 2011

Ecologia sociale... quando si chiamava semplicemente "umanità" - Ricordo d'infanzia di Caterina Regazzi



Amore Paolo, oggi, guardando una delle vecchie foto riesumate dagli album che mia madre con tanta premura aveva riempito mi sono "ricordata" dell'atmosfera che si respirava allora.

Era il 1960 o il '61, eravamo a Treia a casa di "zia Augusta", io potevo avere circa due anni, sembro, senza paura di sembrare vanitosa, una bambolina, me ne sto in braccio all'adorante Valeria che mi chiamava "giuggiola".

E in effetti un albero di giuggiole c'era nel loro cortile, in mezzo a un pergolato e qualcuno, quando erano mature, me ne raccoglieva un po' ed io le gustavo con molto piacere. Questo ricordo, tra i primi della mia vita, fece si che una albero di giuggiole venisse poi piantato nella casa dei miei a S. Lazzaro di Savena, in provincia di Bologna, venti anni dopo, e poi nella casa di Bologna, trenta anni dopo.
In quella casa a Treia si stava come se fosse una casa di villeggiatura, un ristorante, una casa in campagna come era in effetti, e ci si stava benissimo grazie anche all'ospitalità calorosa dei proprietari che, una volta presoti nelle loro "grinfie" sembrava non volessero più lasciarti andare.

Guardate le espressioni dei volti..... sorrisi così difficilmente si vedono al giorno d'oggi. Erano sorrisi forse carichi di ingenuità, ma anche di gioia vera, pura per il semplice stare insieme a condividere l'aria buona che si respirava, il sole, del buon cibo e la compagnia di gente che non si vergognava di manifestare amore a tutto tondo. Niente secondi fini, niente da dare in cambio. Si godeva del momento presente, magari si, pensando anche al domani e sperando che sarebbe stato un altro "oggi".

I gatti che mai mancavano in quella casa (servivano per mangiare i topi) mangiavano anche gli avanzi e che pulizia che facevano! Mi ricordo che lì nacque il mio amore per loro e lì, timidamente imparai come si tengono in braccio, delicatamente, senza tirare loro la coda o fare dispetti come spesso i bambini fanno.

Zia Augusta, moglie mansueta e remissiva del burbero Ugo, cucinava e cucinava e faceva la maglia. Ricordo due maglioni che mi fece: erano entrambi lavorati a jaquard, uno sull'arancione ed uno sul rosso. Sembravano dipinti col pennello quei disegni! Mia madre, una persona che almeno da giovane, non si attaccava alle cose, appena fui un po' troppo grande per indossarli, li diede via, così come tutte le altre mie cose di bimba. Si è salvata solo una bambola e qualche pupazzo di peluche.
E' bello pensare di poter in qualche modo vivere ancora quelle atmosfere.

Ciao, Caterina Regazzi