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sabato 25 agosto 2012

Distruggere l’habitat aggratis… “Chi costruisce non paga l’Iva” – Nuove misure devastatorie del gobierno montales (delle banche)

L'artefice primo...

Business – La defiscalizzazione delle infrastrutture piace a Confindustria, ai costruttori edili e alle banche.

CRESCITA Il governo propone il «fisco buono» per chi realizza e finanzia infrastrutture. Chi costruisce non paga l’Iva....

Qualche legislatura fa, un estroso presidente del Consiglio, per convincere gli italiani (e Confindustria e le banche) che con lui era arrivato il momento della crescita, si faceva invitare in televisione e con un pennarello in mano cominciava a tracciare sgorbi su una lavagna, erano ponti, autostrade, tangenziali, gallerie. Le mitiche infrastrutture. Colate di cemento su uno dei territori più devastati d’Europa. Dava anche i numeri dei nuovi posti di lavoro, nell’ordine dei milioni.

Tanto per anticipare la «ciccia» del piano Monti sulla crescita che va in scena oggi al primo consiglio dei ministri dopo le vacanze, il vice ministro allo Sviluppo Mario Ciaccia – il titolare del ministero è Passera – ha ribadito la sua idea grandiosa: l’esenzione totale dell’Iva sulle nuove opere per raggiungere «l’ambizioso obiettivo di realizzare un considerevole numero di infrastrutture diversamente mai realizzabili» e di conseguenza «innescare uno straordinario motore per la creazione di posti di lavoro, che prudenzialmente indico in diverse centinaia di migliaia di unità». Come sono modesti gli uomini del governo tecnico. La stessa identica idea, peraltro bocciata, era venuta a un certo Tremonti.

Mario Ciaccia – che con il suo annuncio dal meeting di Rimini ha mandato in sollucchero Confindustria, Cisl e costruttori di varia specie – non è entrato nei dettagli delle grandi opere oggi «non bancabili» (non le finanziano, e chissà perché…) che invece dovrebbero essere realizzate grazie al privilegio fiscale studiato dai «tecnici» di Monti, però ha azzardato cifre a dir poco ottimiste sull’impatto che la «sterilizzazione dell’Iva» potrebbe avere sull’economia italiana: «5-6 punti di Pil, circa 80 miliardi di euro» (calcolando che da qui al 2020 il fabbisogno di infrastrutture sarebbe di 300 miliardi di euro). Anche questo far di conto con attitudine faraonica ricorda qualcuno: si parla di aeroporti, porti «strategici» per intercettare merci dall’Asia (che in tempi di crisi globale nessuno compra più), tunnel del Brennero, l’autostrada Orte-Mestre, bretelle come la tangenziale esterna di Milano – pianura padana, una delle zone più trafficate e inquinate d’Europa – e il Tav Torino-Lione – e prima o poi salterà fuori anche il ponte di Messina.

Dice evviva in una sorta di controcanto il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, «puntare in modo deciso sull’utilizzo della fiscalità come leva per favorire gli investimenti in infrastrutture è una scelta che condividiamo pienamente e che abbiamo già sostenuto da tempo insieme alle più importanti fondazioni e istituzioni finanziarie pubbliche e private». E adesso che i finanzieri sono al governo con il sostegno di Pd e Pdl – non per caso Mario Ciaccia era direttore generale di Banca Intesa Infrastrutture – l’ideologia della crescita per cementificare l’Italia potrebbe non conoscere ostacoli insormontabili. A parte eccezioni manganellabili. Raffaele Bonanni, segretario della Cisl, si è già infilato il caschetto per inaugurare chissà quali cantieri, «in Italia non si fa più nulla da 40 anni». Tra gli entusiasti anche Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, e Dino Piacentini, presidente dell’associazione nazionale degli edili. Lupi (Maurizio, Pdl) ha tirato in ballo il Duomo di Milano, «dopotutto la costruzione è stata agevolata anche dall’esenzione del pagamento del dazio su tutto il materiale» (e da alcuni secoli di interminabili lavori).

Le argomentazioni contrarie di quei pochi che entrano nel merito delle cose, come Dario Balotta, presidente dell’Osservatorio nazionale delle liberalizzazioni nelle infrastrutture e nei trasporti (Onlit), sono spietate. «Questa idea sostenuta da alcune lobby politiche ed economiche ci porterebbe al default». Secondo Balotta, l’Italia è il paese dove il project financing è già fallito: «Tra il 1990 e il 2009 in Europa sono stati realizzati 1.340 progetti e di questi il 53% è stato realizzato in Gran Bretagna, il 12% in Spagna, il 5 e 4 in Francia e Germania, mentre in Italia solo il 2%». Considerato l’argomento, cementificare il territorio con opere magari inutili facendo fare affari ai soliti noti in un paese dove attorno a un qualunque appalto si condensano appetiti più o meno leciti, Beppe Grillo ci va a nozze. «La via dell’inferno – scrive sul blog – è lastricata di infrastrutture inutili a carico del contribuente… faranno aumentare il debito pubblico e arretrare l’Italia…

Nella pancia delle imprese che hanno finora sviluppato infrastrutture con il meccanismo parassitario del project financing ci sono 150/200 miliardi di euro che potrebbero essere scaricati sul debito pubblico a breve e medio termine». Segue minaccia. «Ci vediamo in parlamento. Sarà un piacere».

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Fonte: http://www.ilmanifesto.it/

lunedì 2 gennaio 2012

2012 - Gli auguri di Beppe Grillo: "... che sia un anno di decrescita!"

"Riprende il cammino.. a piedi!" (Saul Arpino)


2012 - Un anno di decrescita

Auguri a tutti per l’anno 2012. Che sia un anno povero, ma bello! Quest'anno deve essere l’anno del ricordo. Dobbiamo ricordare ogni viso, ogni tratto dei politici che hanno distrutto l’Italia. Dobbiamo, con un po’ di disgusto, ricordare tutte queste facce di merda che continuano a dare giudizi e consigli in televisione. Lo so, non è bello, dà il vomito, MA A VOLTE RITORNANO e bisogna ricordarsi di loro per impedire che si ripresentino alle elezioni del 2013. Il Paese è ormai devastato: finanza, società, lavoro, impresa, ambiente. Per salvarsi i politici cercano di dividerci.

Tutti contro tutti. Ogni giorno c’è una nuova classe da demonizzare, i pensionati, i dipendenti statali, gli evasori, i corruttori, i negozianti, i tassisti. La classe politica va azzerata e isolata. Per un Casini o un Fassino, un Cicchitto o un Brunetta va previsto l’isolamento sociale. Gli italiani non devono più avere rapporti con questa gentaglia. A Varese un negoziante ha avuto un’idea straordinaria. Ha appeso un cartello fuori dal suo negozio con l’avviso “Vietato l’ingresso ai politici”. Questa azione va replicata nei negozi di tutta Italia e non solo, anche nei taxi, nei cinema, in qualunque esercizio pubblico.

Chi ha cancellato il futuro di almeno due generazioni di giovani e costretto i vecchi a lavorare fino alla morte non va dimenticato, non va lasciato libero di fare altri danni. Il secondo Paese europeo per emigrazione dopo la Romania è l’Italia. Laureati, diplomati, professionisti, quasi tutti giovani hanno lasciato la nostra terra. In compenso abbiamo i parlamentari più vecchi d’Europa. Nel blog e in una pagina Facebook “Vietato l'ingresso ai politici” ho pubblicato una locandina da appendere ovunque vogliate. La faccia è quella tipica del politico italiano, una faccia da culo. Lo riconoscete anche da lontano.

Siamo tutti preoccupati per quello che può succedere. Di sicuro aumenterà la disoccupazione e entreremo in una dura recessione. Ci saranno pochi soldi in giro e se li terranno ben stretti le banche. Ma può essere anche un anno con i suoi lati positivi. Molti giornali di partito chiuderanno dopo aver raccontato balle per decenni con i soldi pubblici. Consumeremo di meno e quindi inquineremo di meno. Il prezzo degli immobili precipiterà come è avvenuto in Spagna e in Inghilterra. La febbre del mattone scenderà e salveremo qualche prato, qualche angolo d’Italia.

Può essere l’Anno del Risveglio, forse un po’ brutale per alcuni, in cui ci renderemo conto che non possiamo delegare le nostre vite con una croce su un simbolo elettorale, ma dobbiamo informarci, partecipare in prima persona alla cosa pubblica, dall’inceneritore sotto casa, alle leggi vergogna come lo Scudo Fiscale. Partecipare o essere schiavi. Capiremo che questa è una scelta, non un destino. E dipende da noi.
Vorrei richiamare alla realtà il professor Monti. Ha la faccia dell’onest’uomo, istruito, onesto. Fa parte di quella cerchia di persone dal tratto nobile che non si è mai esposta contro il Sistema. E ne ha sempre goduto i benefici Lui, come altri, avrebbe potuto mettersi in gioco in questi anni e non lo ha fatto. Per questo lo hanno scelto. Le prime misure che ha preso hanno favorito un solo soggetto: le banche. Il suo vice di fatto è Passera, l’ex amministratore delegato di Banca Intesa. Se due indizi fanno una prova, Monti è lì per salvare il culo alle banche, non all’Italia.

Le imprese non hanno liquidità, i clienti non pagano e il primo a non pagare è lo Stato. Passera ha proposto di pagare le imprese con titoli di Stato. Geniale, il numero di imprenditori suicidi salirà. Lo Stato prima di chiedere alle imprese di pagare le tasse deve rimborsare i suoi debiti nei loro confronti, a iniziare dall’Iva.

Il Paese va rifondato e per farlo bisogna partire dalle fondamenta, dalla Costituzione. Questa Costituzione garantisce i partiti ed esclude i cittadini. Il cittadino non può fare nulla. Non può indire un referendum propositivo. Se propone un referendum abrogativo è necessario raggiungere un quorum, se lo vince, come per la cancellazione del nucleare e dei finanziamenti pubblici ai partiti, la sua volontà è ignorata. Non ha il diritto di vedere discusse le proposte di leggi popolari. Non può neppure scegliere il candidato alle elezioni politiche. Se tutto questo è costituzionale questa Costituzione va cambiata al più presto con il concorso dell’intera Nazione come sta avvenendo In Islanda con votazioni on line. Fuori i partiti dalla democrazia, dentro invece i Movimenti e la partecipazione diretta dei cittadini.

Buon anno da Beppe Grillo