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lunedì 23 agosto 2010

Il messaggio di Antoine de Saint Exupery negli occhi di una giovinetta…

"Tutti gli adulti sono stati bambini una volta, ma solo pochi di essi se ne ricordano" , cosi diceva Antoine de Saint Exupery nel preambolo del suo "Piccolo Principe".

Nulla di più vero. Spesso troppo presi dalla nostra vita,la carriera, il tram-tram quotidiano non riusciamo a trovare il tempo di fermarci 5 minuti a pensare a quella piccola e innocente versione di noi stessi, che tanti anni fa costituiva il nostro Io più autentico. I poeti romantici inglesi, consideravano la figura del bambino come la figura più vicina a Dio in quanto puro,innocente e dotato di una vivida immaginazione. Qualità difficili se non impossibili da trovare tutte insieme in un unica persona adulta. Viene a mancare quella spontaneità, derivata dall'assenza di sovrastrutture e di influenze esterne prodotte dalla società.Ci sono poi quei momenti in cui qualche flash richiama alla nostra mente di un tempo passato, che si era ormai dimenticato e cosi tornano alla memoria piccoli frammenti della nostra infanzia.

Spesso ciò accade nei momenti in cui siamo più vulnerabili perchè tutto sembra andare storto e vorremo fuggire verso un posto in cui tutto è più semplice e cosi il nostro "fanciullino" per dirla come Pascoli, corre in nostro soccorso.Da piccoli si pensa sempre che il mondo, abitanti compresi , possa solo migliorare; col tempo, complici piccoli incidenti di percorso che caratterizzano ogni vita, si diventa più pessimisti,per certi versi anche cinici e si tende a vedere solo quanto di negativo ci circonda.

Si diventa più cauti nel fare qualsiasi cosa : dal saltare uno scalino al concedersi troppo alle persone, perchè potrebbe rompersi qualche osso o peggio il nostro cuore.Ci si trasforma cioè in ciò che da bambini si è sempre aborrito : una caricatura di noi stessi.Se ripenso alla mia infanzia, ricordo solo bei momenti in cui la spensieratezza e la spontaneità facevano da padrone. Nonostante nel corso degli anni, a detta di molti, io abbia conservato la dolcezza,la gioia di vivere e la capacità di sognare ad occhi aperti, non credo di essermi sentita più felice ,scanzonata e sicura di me stessa come in quegli anni.
Ricordo (e questo potrà confermarmelo Antonella Pedicelli che fu mia maestra), che durante la ricreazione alla scuola elementare, io ed altre mie compagne di classe esprimevamo tutte noi stesse non solo disegnando, ma anche cantando e ballando al ritmo delle nostre canzoni preferite, imitando i nostri idoli.

L'immagine vera e propria di degli spiriti liberi, questo eravamo senza rendercene nemmeno conto,perchè per noi era normale,ma oggi a nessuno salterebbe in mente di fermarsi in mezzo alla strada e mettersi a cantare a squarciagola per esprimere la propria personalità.Adesso si preferisce aggiornare il proprio profilo di Facebook o di qual si voglia social network per sentirsi realizzati.

Dove è finita quella creatività, quella sicurezza? Per quelli che sentono il bisogno di ritrovare se stessi,consiglio una dose massiccia di introspezione e di riflessione.Il bambino che è in ognuno di noi,anche nei più duri e spavaldi, tornerà alla luce

Denise Severa

lunedì 5 luglio 2010

Dante Alighieri: "…è l'amor che move il Sole e l'altre Stelle"

Ciao Paolo,
ti invio questo mio articolo questa volta incentrato sull'amore.

Dante concludeva la sua Divina Commedia dicendo : "…è l'amor che move il Sole e l'altre Stelle".

Il buon Dante sapeva bene che l'amore è il sentimento più potente che esiste, in grado di smuovere le montagne o in questo caso, gli astri del cielo. A giudicare da quante poesie dedicò alla sua Beatrice, vista come un essere angelicato,perfetto e per questo irraggiungibile,credo fermamente che il poeta fiorentino abbia viaggiato nell'adilà (seppur con la fantasia), per provare alla sua amata che sarebbe stato disposto anche ad attraversare l'inferno per lei.

Emily Brontë ,nel suo capolavoro "Cime Tempestose", è riuscita a provare che l'amore possiede una forza tale, da superare anche la morte. I protagonisti Heathcliff e Catherine infatti, essendo stati ostacolati per tutta la vita dall' amarsi liberamente, si riuniscono una volta morti come fantasmi. Leggendo questo (a mio parere) stupendo romanzo, si resta letteralmente incantati dalle riflessioni sull'amore espresse dall'autrice, tanto che si è facilmente portati a credere che la Brontë abbia vissuto una grande storia d'amore. In realtà, la scrittrice inglese, non ebbe questa fortuna, ma pur non sperimentando mai l'amore, ne sapeva più di qualsiasi altro.

Jane Austen scrisse numerosi romanzi sul tema amoroso come "Orgoglio e Pregiudizio" o "Persuasione" per citarne alcuni, in cui gli innamorati trovano sempre il loro lieto fine vivendo felici e contenti.

E' sorprendente come la Austen sia riuscita a mantenere sempre uno spiccato ottimismo verso l'amore non solo nelle sue opere, ma anche nella sua stessa vita.
L'autrice inglese infatti, credeva fermamente nell'esistenza del "vero amore", quello che consuma e che travolge al pari di un uragano. Promise di sposarsi solo quando lo avesse trovato. Non si sposò mai.

E se non esistesse un "vero amore"? Se non esistesse un lieto fine per tutti, come invece ci hanno voluto far credere sin da piccoli le fiabe che la mamma ci raccontava prima di andare a dormire?

In questo caso l'amore, almeno come è stato descritto nei grandi capolavori della letteratura, sarebbe solamente un falso mito... Da parte mia posso dire di non aver ancora mai visto il vero amore, ma sono convinta della sua esistenza.

Purtroppo molti di noi hanno spesso avuto a che fare con un altro tipo di amore, diciamo pure unilaterale. Shakespeare diceva "L'amore è cieco" ed è verissimo poichè chi è vittima di questo tipo di amore, non decide di chi innamorarsi, ma succede e basta anche se l'altra persona non ci vede e forse non ci vedrà mai. Appunto resta cieca,come la speranza di un lieto fine.
Chissà forse meglio aver amato e perso che non aver amato affatto.

Denise Severa